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Insigne, l’agente: “Il Milan su Lorenzo, abbiamo avuto un incontro con il ds rossonero”

Insigne, l’agente: “Il Milan su Lorenzo, abbiamo avuto un incontro con il ds rossonero”

Ai microfoni di Premium Sport, è intervenuto l’agente di Lorenzo Insigne, Fabio Andreotti, il quale ha dichiarato:  “Avere rinnovato con il Napoli è qualcosa di importante per il club, la città e soprattutto per Lorenzo. Ha sempre detto che continuare con la sua squadra del cuore era il suo sogno. E’ stata proprio una scelta di cuore: c’erano opportunità economiche più vantaggiose all’estero e anche in Italia: diverse squadre lo seguivano.  De Laurentiis ha sempre sviluppato progetti tecnici con un’ossatura di giocatori esperti contornata da giovani interessanti in ottica presente e futura. Il presidente è anche attento ai bilanci e fino a questo momento è riuscito a ottenere l’equilibrio tra esigenze di bilancio e competitività della rosa. Insigne ha manifestato la passione per un club per il quale ha fatto il tifo fin da bambino riempiendo la sua stanza dei poster del Napoli. Tutto fa pensare a una storia davvero significativa anche con Sarri. Non credo ci siano dubbi sulla permanenza del tecnico”.

IL MILAN SU LORENZO- “Sì, prima del closing abbiamo avuto un incontro con Mirabelli perché Insigne era un giocatore che a Montella interessava tanto. Come studio abbiamo dovuto sondare il mercato e di questo Giuntoli era stato informato.”

 

Turi a Il Pungiglione: “Il gol di Capasso? Emozione unica. Gli attestati di stima sono l’energia in più: ora i playoff”

L’intervento del direttore Alberico Turi al Pungiglione Stabiese

Nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese”, ci siamo collegati telefonicamente con il direttore del settore giovanile della Juve Stabia, Alberico Turi. Con lui, abbiamo discusso dei risultati del settore giovanile della Juve Stabia: “Obiettivo raggiunto da tutta la Juve Stabia. Comprende Naclerio, ma anche la proprietà e tutti gli addetti ai lavori della Juve Stabia”.

Il gol di Capasso?

“Indescrivibile quello che ho provato. La partita era stata caricata negli ambienti paganesi, non so per quale motivo, forse per cercare di provarci e raggiungere i playoff. Era qualcosa di difficile per i nostri avverarsi e non capisco perchè, ma fa piacere così la soddisfazione è doppia. Nessuno può dire di averci fatto un favore. Noi non vogliamo regali da nessuno, conquistiamo le cose sul campo e con una società alle spalle. Negli ultimi tempi si è aggiunta la sinergia con il gruppo De Lucia ed è arrivato questo risultto storico, eclatante per tutti gli addetti i lavori”.

Under 15, tanti 2003 hanno debuttato

“Abbiamo optato per determinate cose e non abbiamo voluto fare calcoli. Quando si accede ai playoff, le 16 contendenti sono tutte alla pari. Per noi era importante verificare come i nostri 2003 si confrontavano in questo campionato e contro la Paganese che era seconda. Va fatto un plauso a questi ragazzi. Otto ragazzi hanno debuttato e ottenuto un risultato importante. Soddisfazione doppia che ci fa capire quanto lavoro c’è alla base di questo settore giovanile. Da stabiese sono orgoglioso del nostro gruppo lavoro: dai tecnici agli staff che vengono anche da fuori Castellammare. Vanno tutti ringraziati perchè tutti lottano per i nostri colori”.

Sicuro degli obiettivi o avevi qualche dubbio?

“Ho sempre detto che il nostro settore faceva invidia a tutta Italia. Bruno Conti, Andrissi, mi hanno fatto attestati di stima per ciò che abbiamo fatto. Andrissi, un dirigente che ha ereditato un Como in difficoltà e ha fatto plusvalenze risollevando le sorti del club. Anche il Como ha tre squadre nelle finali nazionali. Questi attestati di stima che arrivano da tutta Italia, inorgogliscono me come persona, ma anche tutta la città. Solo il Prato hanno fatto meglio di noi, portando tre squadre a vincere i tre gironi: noi purtroppo ne abbiamo portate soltanto due. Tutto viene da lontano. La fortuna è quella di aver portato avanti per dieci anni il settore giovanile e questo mi fa ringraziare il duo Giglio-Manniello. Ora nel settore c’è l’era De Lucia che ha galvanizzato l’ambiente mentre noi ci stavamo adagiando sui successi passati. E’ una persona che ha senso di gruppo e motivazionale. E’ arrivato nel settore in punta di piedi tre anni fa. Si è innamorato di noi e questa stagione ha profuso un grande sforzo economico nella collaborazione con Manniello”.

Riposo?

“Non ci fermeremo. Stiamo programmando allenamenti e amichevoli. Aspettiamo l’ufficialità per gli under 17 e under 15 e così capiremo quale saranno le nostre avversarie”.

“Un saluto va fatto a Ciro Novellino che in questi due anni ha profuso tante energie nell’affiancarci ed esaltare i nostri colori con una grossa collaborazione. Ringrazio Umberto Naclerio che ha sempre avuto tanto equilibrio nonostante diverse difficoltà. Molti dirigenti l’hanno trascurato, il settore viene visto come il figlio povero, ma lui ha sempre dimostrato stima nei miei riguardi, anche quando meno me lo aspettavo. Il lunedì mattina, il mio primo pensiero va sempre alla prima squadra. I playoff sono una lotteria che si può anche vincere. Bisogna essere tutti attenti e dare un contributo di calore: lo dico agli stabiesi veri”.

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L’Angolo di Samuelmania – Peccato, ma ora a Milano per vincere!

L’Angolo di Samuelmania – Peccato, ma ora a Milano per vincere!

Sassuolo-Napoli è stata una partita che ha visto gli azzurri provare a vincerla fino alla fine. Peccato per qualche errore di distrazione abbiamo subito goal, ma può capitare. Bisogna sempre dare coraggio ed incitare la squadra! Il Napoli ha fatto una grande partita e fatto due gol con Mertens e Milik! Adesso tutti a Milano in un campo difficile, ma sono molto fiducioso: si porteranno a casa i 3 punti. Forza Napoli!

a cura di Samuele Esposito

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Robigalia: il 25 Aprile degli antichi romani

Mentre nell’Italia di oggi, il 25 Aprile, si festeggia la liberazione dei partigiani dai nazifascisti, nell’antica Roma si festeggiavano i Robigalia. Feste che avvenivano quando il grano iniziava a crescere.

Le festività romana prendeva il nome dal dio Robigus, nei quale si prevedevano sacrifici per proteggere il campo di grano dal fungo che attaccava le spighe.

Nell’antico rituale, chiamato “Ruggine del Grano”, il Flamen Quirinalis (Flamine quirinale: sacerdote, flamine, dell’antica Roma preposto al culto di Quirino che celebrava oltre ad altri riti anche quello dei Robigalia), si recava in un bosco sacro dove offriva al dio Robigus libagioni e sacrifici.  Il sommo sacerdote era seguito da una processione di persone interamente ammantate di bianco.

Tra i sacrifici l’animale che desta stupore per l’uomo moderno è il cane, ma all’epoca greca e romana era una vittima presente in molti riti magici e privati. Oltre ai cani, venivano sacrificati dei montoni.

La tradizione vuole come fautore di queste festività il secondo re di Roma, Numa Pompilio, nell’undicesimo anno del suo regno. Il legame dei Robigali con il re, con il sommo sacerdote del Quirino (dio romano delle curie, cioè le varie tribù che formavano la società romana, il cui nome è legato al dio Sabino Quiris) fa pensare un’origine sabina di queste festività.

Dubbi innumerevoli vi sono per il dio Robigus che rappresentava in realtà la personificazione della malattia che intaccava i chicchi di grano.

Durante l’epoca imperiale, la divinità è stata percepita da alcuni autori (come: Ovidio e Columella e in epoca cristiana da Tertulliano, Lattanzio e Agostino) come una divinità femminile. Questo portò un cambiamento nei sacrifici: cagne e pecore di due anni al posto di cani e montoni.

Il nome Robigo, Robigine, cambiò probabilmente perché Robigo in latino è femminile ed indica la ruggine.

In questa festività il colore principale era il rosso; era infatti il colore della ruggine e del fungo che attacca il grano. Inoltre i cuccioli sacrificati dovevano avere un manto rosso per essere considerati idonei per l’offerta alla divinità.

Oltre al rituale religioso avvenivano diversi giochi tra cui: gare con bighe e quadrighe.

In epoca cristiana tale festa fu sostituita dalle Rogazioni, il periodo di penitenza e preghiera per la buona riuscita delle coltivazioni. Il cristianesimo infatti cercò di non creare un netto distacco con il passato e molte feste odierne sono collegate strettamente a quelle del passato.

Credit:ph it.pinterest.com

Novellino a Il Pungiglione: “Un plauso al settore giovanile. Tutti ai playoff: ora bisogna lavorare sodo”

L’intervento del Caporedattore Ciro Novellino al Pungiglione Stabiese

Nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese”, ci siamo collegati telefonicamente con il nostro Caporedattore Ciro Novellino. Con lui, abbiamo discusso dei risultati del settore giovanile della Juve Stabia.

Raccontaci questo weekend del settore giovanile. Sabato la Berretti, già sicura del primo posto e di disputare i play-off, vince 7-0 contro la Vibonese. Sottolineamo subito, una conduzione arbitrale a dir poco scandalosa, il portiere stabiese non andava espulso come si evince anche dalle nostre immagini. In particolare poi, domenica è stata soprattutto la giornata più attesa per noi che seguiamo questi ragazzi, è pervenuto il pareggio dell’Under 17 che significa play-off anche per loro. Raccontaci un pò la giornata, le emozioni e soprattutto quali saranno adesso i traguardi per questo settore giovanile: “Partiamo innanzitutto dalla Berretti, squadra che sabato ha vinto per 7-0 contro la Vibonese. Presente anche mister Carboni, come testimoniato dalle nostre foto, lo abbiamo visto sugli spalti del Menti, una presenza importante che dimostra l’ottimo lavoro di mister Domenico Panico. La Juve Stabia ha vinto il campionato con 46 gol all’attivo e 12 gol subiti con 50 punti totalizzati sui 60 a disposizione, staccando di ben 5 punti il Catania, squadra che ricordiamo l’anno scorso arrivò al primo posto perdendo soltanto la finale dei play-off. Una squadra ben costruita dal direttore Alberico Turi che ha ottenuto in casa 10 vittorie, due pareggi contro Catania e Catanzaro e sappiamo come, e due sconfitte, proprio all’andata contro la Vibonese e al ritorno con il Catania, tutte e due in trasferta. Questo a testimonianza che il Romeo Menti e il Comunale di Casola dove si gioca, sono “fortini” importanti, che portano con se imbattibilita’ da parte di questa squadra fatta di grandi individualità, di calciatori, a mio avviso già pronti per il salto in prima squadra. Sicuramente la società e la prima squadra tiene d’occhio questi ragazzi, evitiamo di fare nomi, ma andrebbero citati tutti senza nessuno escluso. Si comincia il 6 maggio con i play-off, già si conosce il terzetto che comporrà il Girone F: Juve Stabia con Fidelis Andria e Fondi per giocarsi l’accesso alla fase successiva che si terrà il 27 maggio, gara di andata e il 2 giugno, il ritorno. Per quanto riguarda gli Under17, è stata la partita più importante, perché si giocava l’accesso ai play-off, e quel terzo posto, che adesso di fatto è automatico per la Juve Stabia. La gara si è giocata al Solaro di Ercolano, derby contro la Paganese, il risultato finale è stato di 1-1. Under 17 che è riuscita ad agguantare il pari a pochi minuti dal termine del match, grazie al gol di “Tarantella” Gianluca Capasso che ha fatto si che i suoi compagni potessero festeggiare il raggiungimento del traguardo. Questa è una squadra che al di là dei pronostici iniziali, ha un pò sofferto nel girone d’andata, si è ripresa nel girone di ritorno e ha ritrovato poi i play-off nell’ultima giornata di campionato. Una squadra che ha divertito e che nell’ultima uscita ha visto adirittura debuttare ben 7 classe 2003, è stata sicuramente l’Under 15 di mister Alfonso Belmonte che ha chiuso il campionato anch’essa con 50 punti in classifica, frutto di 22 partite con 15 vittorie, 5 pareggi e soltanto 2 sconfitte, 43 gol fatti, e il dato più significativo riguarda i gol subiti, soltanto 10 che rendono la difesa di mister Belmonte la migliore in assoluto dei cinque gironi degli Under 15. Miglior difesa anche per la Berretti, che però è al pari del Lecce con 12 gol subiti. Importante il debutto di ben 7 classe 2003, a dimostrazione che il lavoro della società è stato egregio e sempre attento nello scoprire nuovi talenti. Anche in questa squadra, come per gli Under 17, non abbiamo la certezza di chi andremo ad affrontare nel doppio incontro di play-off che si giocheranno il 7 e 14 maggio in gara di andata e ritorno. È una Juve Stabia che, con soltanto altre 9 società, è riuscita a portare all’interno dei play-off tutte e tre le squadre nazionali. Parliamo di altre 9 società che hanno disputato anche campionati di Serie A. Noi di Vivicentro siamo stati fortunati nel poter seguire questi ragazzi dall’inizio della stagione, ci hanno fatto davvero divertire, ma adesso ci sarà da lavorare duramente. Testa sul manubrio, adesso incomincia un nuovo campionato, i play-off”.

In chiusura, non dimentichiamo che anche gli Under 16 stanno disputando un ottimo campionato, guidati da mister Macone. Anche loro meritano una menzione, seppur non fanno classifica, in quanto la loro categoria non è stata creata per mancanza di altre squadre professionistiche interessate a disputare questo campionato: “In questa squadra, anche qui troviamo importanti individualità, ci sono due ragazzi che già da diverse settiamane si sono aggregati agli Under 17, su tutti Dario Pistola che ha realizzato ben 25 gol in 25 partite, oltre che Massaro. Una Juve Stabia Under 16 che è fuori classifica, ma attualmente in testa alla classifica. Anche questa è una squadra forte con una guida sapiente qual è quella di mister Gianluca Macone”.

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Rischio preliminare più vicino: troppi errori con le piccole

Rischio preliminare più vicino: troppi errori con le piccole

Quanti punti persi con le piccole che stanno condizionando la qualificazione diretta alla Champions League senza passare dai preliminari. Come scrive l’edizione odierna de Il Corriere del Mezzogiorno: “È riemersa, invece, l’atavica incapacità di gestire il risultato una volta in vantaggio. Il non riuscire ad «ammazzare» la partita. Ballano fior di milioni e la società non sarà certo contenta di quest’ennesimo pareggio contro una squadra che non aveva più nulla da dire al campionato. I mancati introiti della Champions diretta potrebbero condizionare la prossima stagione. Gli azzurri vantano il miglior rendimento della storia del Napoli con i 71 punti (21 successi, 8 pari e 4 ko) superati i 70 punti delle prime 33 giornate dello scorso anno con 21 vittorie, 7 pareggi e 5 sconfitte. Ma non basta e il pericolo terzo posto è dietro l’angolo. De Laurentiis, come ha già ribadito, non si straccerà le vesti. «Ce ne faremo una ragione» ha detto il produttore cinematografico”.

Gazzetta contro il Napoli: “Per l’ufficio stampa Cannavaro non si doveva impegnare”

Gazzetta contro il Napoli: “Per l’ufficio stampa Cannavaro non si doveva impegnare”

Come riferisce La Gazzetta dello Sport, domenica pomeriggio, al termine della partita contro il Sassuolo, sul sito del calcio Napoli è stata pubblicata una breve analisi della partita all’interno della quale Paolo Cannavaro è stato definito «core n’grato». Dopo Altafini e Higuain, dunque, è toccato anche all’ex capitano del Napoli e attualmente del Sassuolo, quest’appellativo che racchiude il concetto di tradimento. Si, perché per l’ufficio comunicazione del Napoli, Cannavaro è stato un traditore, non si sarebbe dovuto impegnare, così come ha fatto da serio professionista e persona perbene qual è. Una pretesa assurda, criticata dalla maggior parte dei sostenitori napoletani, che hanno espresso ammirazione per il comportamento del difensore, il cui amore per Napoli e il Napoli è sempre andato al di là di ogni vincolo di appartenenza. Proprio Cannavaro, nei secondi finali della partita, sul 2-2, si è reso protagonista di un salvataggio su Mertens, allungando il pallone di testa in angolo. Una decisione, quella dell’arbitro Damato, contestata dai giocatori napoletani e dalla panchina che, invece, avrebbero voluto il calcio di rigore per un presunto fallo di mano del difensore. Eventualità smentita, oltre che dal provvedimento dell’arbitro, anche dalle immagini televisive che hanno dimostrato, chiaramente, che Cannavaro ha colpito il pallone con la fronte.

Szczesny-Napoli, tre contatti in dieci giorni: il portiere è in pole

Szczesny-Napoli, tre contatti in dieci giorni: il portiere è in pole

Il Napoli deve concentrarsi soprattutto sul portiere da acquistare la prossima stagione. Szczesny è sempre la priorità: i colloqui con l’intermediario che segue la trattativa sono frequenti (ce ne sono stati tre negli ultimi dieci giorni), ma tutto dipenderà dall’Arsenal. Piace anche Skorupski dell’Empoli che però è di proprietà della Roma. Szczesny è l’obiettivo principale, e il club dei polacchi, con Milik e Zielinski, lo aspetta a Castel Volturno. Lo riporta La Repubblica.

Sarri non cambierà il suo 4-3-3, ma così non valorizza Milik

Sarri non cambierà il suo 4-3-3, ma così non valorizza Milik

La Gazzetta dello Sport, la delusione di Reggio Emilia è stata in parte compensata dal ritorno al gol di Arkadiusz Milik, dopo l’infortunio che l’ha tenuto fuori gioco per quattro mesi. Nel dopo partita, l’attaccante polacco è stato molto chiaro, dichiarando che gli farebbe piacere se giocasse di più. Nessuna polemica, in ogni modo, si è trattato di un semplice desiderio espresso ad alta voce. D’altra parte, senza l’infortunio, Milik sarebbe stato uno dei punti fermi del progetto tecnico e Mertens sarebbe stato l’alternativa a Lorenzo Insigne. In questo finale di stagione, difficilmente Sarri modificherà qualcosa, nel senso che non abbandonerà il suo schema preferito, il 4-3-3, che ha esaltato fin qui le doti degli attaccanti. Basti pensare che in tre hanno realizzato 46 reti (Mertens 22, Insigne 14, Callejon 10) alle quali vanno sommate anche le 5 realizzate da Milik. Un giocatore di cui non si potrà fare a meno per il prossimo futuro. E allora, per non rinunciare alle qualità di questo ragazzo, l’allenatore potrebbe anche ragionare diversamente, magari prendendo in considerazione un cambiamento tattico, passando dall’attuale 4-3-3 ad un 4-2-3-1, per non sprecare nulla del potenziale offensivo di cui dispone. Anche perché Milik è un capitale della società e in qualche modo va salvaguardato: per averlo, nella passata estate, De Laurentiis ha dovuto versare 32 milioni di euro all’Ajax e tenerlo in panchina anche il prossimo anno potrebbe essere un lusso.

Rinnovo Mertens, il Napoli è vicino al si: 4 mln e nuovo modulo

Rinnovo Mertens, il Napoli è vicino al si: 4 mln e nuovo modulo

Mertens o Milik, il dualismo ha un valore addirittura concettuale: lo spettacolo degli scambi stretti rigorosamente rasoterra oppure la variante del centravanti di ruolo. Il polacco, però, sa arretrare e dettare gli inserimenti ai compagni. Il ballottaggio può diventare tranquillamente una convivenza quando Mertens torna all’antico: il 4-2-3-1, invece, è la soluzione in corso d’opera e bisogna utilizzarla con maggiore determinazione quando si deve osare. Sarri dovrà perfezionarla soprattutto se il rinnovo di Mertens dovesse concretizzarsi: il Napoli è pronto ad accontentare le richieste del belga (ingaggio di 4 milioni di euro) che però dovrà risolvere le sue questioni personali prima di decidere. Lo riporta La Repubblica.

Gentiloni in difficoltà per la vicenda Alitalia

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Analizzando il ”NO” al piano per il futuro dell’Alitalia, Mario Deaglio, nel suo editoriale odierno su La Stampa, scrive: questo risultato è un serio ostacolo per il premier Gentiloni perché “mette in crisi il sistema italiano di relazioni sindacali, l’equilibrio del bilancio dello Stato e la capacità del governo di varare una politica industriale”.

L’ostacolo più alto per Gentiloni

Fino a pochi giorni fa, era sembrato che l’Italia del governo Gentiloni, con il suo stile «non gridato», con l’uso attento delle piccole misure e dei pochi spiccioli disponibili alla finanza pubblica, potesse riuscire a far diminuire le tensioni e a preparare un clima più sereno e un dibattito che uscisse dalle piccolezze del giorno per giorno.

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Questa speranza è posta in forte dubbio dai risultati del referendum tra i dipendenti dell’Alitalia sul possibile accordo lavoratori-società siglato dai sindacati. Il «no» all’accordo mette in forse in un colpo solo il sistema italiano di relazioni sindacali, l’equilibrio del bilancio dello Stato, la capacità del governo di varare una politica industriale.

Il pilastro maggiormente colpito da questo terremoto è il sistema delle relazioni sindacali: dopo Almaviva – impresa italiana operante a livello globale nel settore dei servizi informatici, a cominciare dai call center – in cui i dipendenti della sede di Roma rifiutarono un accordo negoziato dal sindacato, questa è la seconda volta in pochi mesi che la base dei lavoratori sconfessa i propri rappresentanti. C’è da augurarsi che, a differenza del caso precedente, il «no» dei lavoratori Alitalia apra un dibattito nazionale sul ruolo della rappresentanza sindacale in un mondo del lavoro in profondissima trasformazione globale.

Una trasformazione dalla quale sarebbe pressoché impossibile per l’Italia tirarsi fuori. Finora, imprenditori e sindacati hanno fatto finta di non vedere ma il sistema andrebbe rapidamente modificato senza che se ne intraveda la volontà politica di farlo.

Mentre si incrina l’equilibrio delle relazioni sindacali, si incrina anche un altro, ancor più difficile, equilibrio, quello del bilancio pubblico. Sarebbe semplicistico parlare di nazionalizzazione dell’Alitalia, spendendo una quantità di denaro pubblico che l’Italia non può permettersi, solo per consentire, come è già successo ripetute volte, per un totale di 7,4 miliardi di fondi pubblici, all’Alitalia di continuare a perdere soldi come prima, quando queste stesse risorse vengono negate ai Comuni, al sistema sanitario, alla ricerca scientifica e quant’altro.

Un semplicistico salvataggio dell’Alitalia potrebbe bloccare il faticosissimo tentativo di rilancio dell’economia italiana in corso da diversi anni anche perché sarebbe facile attendersi, dopo il risultato del referendum, un passo indietro dei principali soci esteri, e forse anche di quelli italiani. È ugualmente chiaro che non si può chiudere l’Alitalia a cuor leggero. Quale strada si può seguire per venir fuori da questo pasticcio?

Per abbozzare una risposta, occorre considerare il sistema aeroportuale italiano nel suo insieme; è allora facile individuare uno dei problemi principali di Alitalia nelle attuali normative che permettono alle autorità locali di sussidiare i voli a basso prezzo delle compagnie «low cost» che fanno scalo agli aeroporti piccoli e medi della loro zona (in totale 112 in Italia contro 46 in Francia e 53 in Germania) e che inevitabilmente sottraggono passeggeri e incassi all’ex compagnia di bandiera. Non si può risolvere la crisi Alitalia senza prima metter mano alla situazione aeroportuale italiana.

Va anche aggiunto che le compagnie «low cost» – quasi tutte straniere – molto frequentemente assumono i loro dipendenti (anche italiani) con contratti di lavoro che in Italia non sarebbero ammessi. Eppure una gran parte del personale di volo che in questo momento sta solcando i cieli italiani lavora in condizioni inconcepibili per un dipendente Alitalia.

È chiaro a questo punto che non è credibile l’ipotesi di un manager-taumaturgo che, con pochi e indolori cambiamenti, rimetta Alitalia sul sentiero dorato della crescita. L’impegno governativo non deve essere sul piano delle risorse – che questo governo non ha – ma sul piano delle regole, che questo governo dovrebbe provare a cambiare rapidamente. Solo allora sarebbe possibile aprire il discorso delle alleanze: la compagnia aerea italiana dovrebbe essere assai più presente sui voli di lungo percorso che hanno in Italia il loro luogo di partenza e di arrivo. Solo con queste premesse, è possibile pensare a un risanamento, in ogni caso lungo, duro e dall’esito incerto.

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lastampa/L’ostacolo più alto per Gentiloni MARIO DEAGLIO

Respinto il piano per il futuro di Alitalia ora i lavoratori attendono l’aiuto di Stato

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Dopo che i dipendenti hanno respinto con una valanga di “no” il piano per il futuro di Alitalia, Grazia Longo ha parlato con i lavoratori che ora attendono una risposta dallo Stato: “Ci deve salvare come ha fatto con banche e Ilva”.

“Adesso lo Stato deve salvare Alitalia come ha fatto con le banche e con l’Ilva”

Nella trincea del No: “Questo piano aziendale è una morte a rate”

FIUMICINO – La processione dei dipendenti Alitalia con le scatole-urna elettorale richiama alla memoria i bancari della Lehman Brothers con gli scatoloni sulle braccia, dopo il licenziamento nel 2008, sulla 6th Avenue a New York.

Un senso di sconfitta che, nel caso italiano, è percepibile già durante le ultime ore del referendum, quando è evidente che dei vecchi fasti dell’Alitalia che fu non è rimasto più niente. La desolazione regna sovrana, a partire dalla sala spoglia, al piano terreno della mensa a Fiumicino, dov’è allestito il seggio elettorale. Tristi poster dei monumenti della capitale vengono guardati distrattamente da chi, come Antonella, 39 anni, addetta al check-in, sbraita contro «i fallimenti di una classe dirigente e politica che negli ultimi venti anni ci ha ridotto in mutande. È tutto inutile, meglio rischiare l’ennesimo fallimento invece di accettare tagli che sono solo una morte rateizzata camuffata da salvataggio».

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Delusione, ansia, disincanto, ma soprattutto tanta rabbia alimentano l’esercito di chi è venuto fin qui – un’affluenza record, oltre il 90 per cento – a sancire nero su bianco il proprio «No» all’accordo azienda-sindacati con il placet del governo. E di nuovo si impone un’immagine che evoca scenari di disfatta, anche per chi non crede alle coincidenze. È la pubblicità di una mostra multimediale contro le armi nucleari, sulla parete esterna della cabina elettorale, che ha il sapore amaro di una débâcle. «Il disarmo parte da me» recita lo slogan e mai profezia fu più azzeccata. «Ha pure un tono iettatorio – commenta Giuseppe, 45 anni, pilota da 18, di origini napoletane, un figlio e una moglie libera professionista -. Il “No” è l’unica strada percorribile, anche se può sembrare controproducente. I tagli e il rilancio proposti dalla società non ci porteranno a niente di buono. La strada è tutta in salita, e deve prenderne atto anche il governo che non può assistere inerte alla liquidazione dell’azienda. Anzi deve intervenire direttamente con la nazionalizzazione».

Nazionalizzazione. Eccola la parola magica, bandiera del popolo del «No» al referendum. E poco importa se alla vigilia della consultazione, dal governo sia arrivata chiara e tonda l’indisponibilità a procedere in questa direzione. La speranza inconfessata è che alla fine scatti un piano B per mano dello Stato. «La verità è che non ne possiamo più, che non crediamo al rinnovamento proposto da questo management – afferma Laura, 52 anni, impiegata nell’ufficio tasse aeroportuali, due figli studenti di 18 e 20 anni – Ci sentiamo presi in giro. E poi perché il governo non ci dovrebbe aiutare? Ha salvato le banche, ha salvato l’Ilva, perché noi no?».

Concetto ampiamente ripreso e condiviso dal segretario nazionale del sindacato Cub trasporti, Antonio Amoroso, rappresentante del Comitato per il No: «Voglio proprio vedere come farà il governo a non sostenerci. In ballo non ci sono solo i 12 mila dipendenti Alitalia, ma oltre 50 mila lavoratori, se si pensa che per ogni nostro dipendente ce ne sono altri quattro dell’indotto. Il piano dell’accordo non poteva essere condiviso perché in realtà era solo il trampolino di lancio per la dismissione dell’Alitalia al miglior offerente straniero. Siamo al terzo fallimento dal 2008: all’epoca gli aeromobili erano 220 ora 120 e l’intesa prevedeva di lasciarne a terra altri 20».

La posizione di Amoroso, che nei giorni scorsi ha ricevuto l’appoggio del M5S, insiste sull’esigenza di un piano alternativo «tanto più che il nostro governo non ci ha mai difeso come ha invece fatto quello francese con l’Air France. Loro hanno 8 vettori concorrenti, noi 22. Lo Stato non può abbandonarci: ha trovato 20 miliardi per le banche? Bene, adesso si ingegni a trovare il miliardo che occorre per mettere in salvo noi».

Parole che spazzano via, con un colpo di spugna, le considerazioni del segretario regionale Cgil-Filt Massimo Celletti che era sceso in campo per il «Sì». «L’accordo con l’azienda non era il massimo – ammette -, ma avrebbe potuto metterci in sicurezza per due anni e garantire un rilancio effettivo. Ora invece siamo finiti in mezzo alla tempesta del commissariamento, preludio del fallimento».

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lastampa/“Adesso lo Stato deve salvare Alitalia come ha fatto con le banche e con l’Ilva” TIZIANA LONGO

Alitalia: la Waterloo dei sindacati, Etihad vuole vendere a Lufthansa

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Alitalia, dopo la non accettazione del piano di recupero da parte dei lavoratori,  va verso l’amministrazione straordinaria, con Etihad che punterebbe a vendere a Lufthansa.

Alitalia verso il commissariamento, Etihad vuole vendere a Lufthansa

Laghi in pole per la guida, nel futuro un destino simile a Swiss

ROMA – Più che per la nota ricorrenza, il 25 aprile 2017 passerà alla storia come la Waterloo dei sindacati. Il no al referendum sul piano Alitalia segna la fine di quel che restava della compagnia di bandiera. Oggi il consiglio di amministrazione prenderà atto del risultato e chiederà al governo la nomina di un commissario straordinario che accompagni l’azienda verso il suo approdo più probabile: la vendita – o meglio la svendita – ai tedeschi di Lufthansa. Questa volta però le troppe sigle Alitalia non potranno porre i veti che nella primavera del 2008 fecero scappare da Roma l’allora amministratore delegato di Air France-Klm Jean Cyril Spinetta, disgustato dall’arroganza con cui i leader tentarono di imporgli un piano di salvataggio diverso da quello immaginato.

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Ammette una fonte di governo sotto la richiesta di stretto anonimato: «Se oggi dicessimo agli italiani che Alitalia deve fallire riceveremmo più applausi che fischi». Se ciò non avverrà, è solo perché in ballo ci sono dodicimila posti di lavoro, un pezzo di traffico aereo italiano e conseguenze politicamente più gravi dei soldi pubblici che in ogni caso lo Stato dovrà sborsare per gestire i nuovi licenziamenti. A Fiumicino c’è già il nome di colui che dovrebbe occuparsi della delicatissima faccenda: si tratta del commercialista romano Enrico Laghi, già commissario all’Ilva.

Era possibile evitare tutto questo? Fra Tesoro e Palazzo Chigi c’è la convinzione che da parte delle sigle ci sia stata ambiguità. Sulla carta le più importanti – confederali ed Anpac – erano a favore del sì, salvo perdersi fra imbarazzate richieste di libertà di coscienza (i piloti della Uil) e silenzi sospetti. Chi ha detto no sin dall’inizio – i sindacati di base – sono divisi in due scuole: quella di chi crede nella nazionalizzazione, e quella di chi preferisce il peggio al taglio dell’8 per cento agli stipendi di chi vola. Ammette Marco Veneziani, già leader Uil e ora presidente dell’Associazione nazionale piloti: «Tutte le compagnie americane sono passate da fallimenti controllati e rinate più sane e forti di prima. Non vedo perché questo non possa accadere anche ad Alitalia». Più facile a dirsi che a farsi. Del resto in ogni compagnia convivono due mondi non sempre conciliabili: quello dei piloti – ben pagati e con un forte potere contrattuale – e tutti gli altri, assistenti di volo e personale di terra.

Quando nel 2008 fallì la trattativa con i francesi tutti ottennero sette anni di ammortizzatori sociali, pagati con soldi pubblici e da una sovrattassa sui biglietti. «Le condizioni per concedere quel tipo di privilegi non esistono più», sottolinea la fonte di governo. La gestione dell’ennesima crisi Alitalia – per la quale la manovra di primavera stanzia già 300 milioni – dovrà essere molto più rapida delle precedenti. L’azionista di maggioranza – gli arabi di Etihad – non ha voglia di perdere tempo ed è pronta a firmare con i tedeschi un accordo simile a quello con cui lo scorso autunno venne ceduto ad Eurowings – marchio low cost di Lufthansa – un terzo di Air Berlin. Né ha voglia di perdere un minuto di più Unicredit, che insieme ad Intesa si è finora fatta carico di sostenere un aumento di capitale che a questo punto è affossato dal no dei dipendenti al referendum. Fra gli esperti del settore c’è chi ha già in mente il futuro di Alitalia: una piccola compagnia regionale con quattromila dipendenti in meno che farebbe di Roma l’hub più a sud del potente network Lufthansa. Un vettore con pochi voli domestici, un po’ di collegamenti europei, quelli intercontinentali capaci di generare reddito. Un destino simile a Swiss, solo con la coda tricolore.

Twitter @alexbarbera

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vivicentro/Alitalia: i dipendenti scelgono la via verso il fallimento
lastampa/Alitalia verso il commissariamento, Etihad vuole vendere a Lufthansa ALESSANDRO BARBERA

Bocciato il piano per il futuro di Alitalia, aperta la via al fallimento

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I dipendenti respingono con una valanga di “no” il piano per il futuro di Alitalia che ora va verso l’amministrazione straordinaria, con Etihad che punterebbe a vendere a Lufthansa.

Referendum Alitalia, valanga di “no”: i lavoratori bocciano il piano industriale

Oggi il cda chiederà l’amministrazione straordinaria. I sindacati: riaprire la trattativa. I costi della messa in liquidazione graveranno sulla collettività: oltre 1 miliardo di euro

ROMA – La maggioranza dei lavoratori di Alitalia ha bocciato l’intesa per il salvataggio della compagnia. Il futuro «orribile» che ora spetta al vettore non è più una semplice suggestione, ma è diventata pura realtà. La gran parte dei dipendenti della compagnia ha infatti detto No all’intesa sul taglio al costo del lavoro e ieri in tarda serata è emersa una vittoria schiacciante. Oltre due terzi dei dipendenti, secondo alcune stime a scrutinio ancora in corso, ha rigettato il pre-accordo firmato tra sindacati e azienda e ora per Alitalia si aprono le porte dell’amministrazione controllata e della liquidazione, con costi per la collettività stimati in un miliardo di euro.

Ieri durante l’attesa il premier Paolo Gentiloni ha incontrato a palazzo Chigi i ministri Calenda, Delrio e Poletti per esaminare la critica situazione della compagnia. Al governo infatti si rivolgerà oggi il consiglio di amministrazione dell’azienda, in programma a Fiumicino per avviare la richiesta di amministrazione straordinaria. Con l’esito di questo voto gli azionisti della compagnia fanno un passo indietro e lasciano le chiavi dell’azienda in mano all’esecutivo per la nomina di un commissario. Con la vittoria del Sì infatti i soci avevano garantito un impegno finanziario da due miliardi di euro, di cui 900 milioni di nuova finanza. Un intervento consistente, che però adesso Etihad, il socio di peso di Abu Dhabi, e le banche azioniste e creditrici Intesa Sanpaolo e Unicredit non vorranno più sostenere.

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Nei giorni del voto si è presentato alle urne l’87% dei lavoratori, 10.101 sugli 11.602 aventi diritto. Una partecipazione molto alta, soprattutto per un’azienda i cui dipendenti non sono abituati a esprimere preferenze su accordi sindacali. Gli inviti al «senso di responsabilità» arrivati dal premier Gentiloni, dai ministri Calenda e Delrio, dai sindacati confederali e dal presidente in pectore Luigi Gubitosi non hanno toccato i dipendenti. Neppure la prospettiva che non esista un piano B ha impensierito più di tanto. Tra i lavoratori serpeggiano tristezza e rabbia per la situazione dell’azienda, che da mesi perde oltre un milione di euro al giorno.

I piloti e gli assistenti di volo, categoria che sarebbe stata più colpita dall’accordo con un taglio dello stipendio dell’8% e dei riposi annuali, hanno votato compatti per il No, oltre il 90% secondo alcune fonti. Nel personale di terra invece, per cui erano previsti 980 esuberi, c’è stata una frattura: un terzo avrebbe rigettato l’intesa. I sindacati di categoria Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl auspicano di «cercare sino all’ultimo ogni soluzione possibile per evitare decisioni che sarebbero traumatiche e non più modificabili». C’è chi invece spinge per la liquidazione, come Stefano Parisi, leader di Energie per l’Italia.

Il No è stato più che altro un voto di protesta contro la gestione voluta da Etihad, entrata in Alitalia nel 2014. Ma i problemi nella compagnia sono nati già a cavallo del 2000 con l’agguerrita concorrenza delle neonate «low cost» e si sono aggravati nel 2008 quando saltò la trattativa per la vendita di Alitalia ad Air France. Scherzi del destino, accadeva esattamente nove anni fa, il 24 aprile del 2008. Da lì è iniziata la storia di un’Alitalia totalmente privata che ha superato due crisi e la terza, quella che oggi sta vivendo, potrà ora definitivamente affossarla.

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lastampa/Referendum Alitalia, valanga di “no”: i lavoratori bocciano il piano industriale NICOLA LILLO

Venticinque aprile: festeggiare la libertà

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Il 22 aprile 1946, su proposta del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il principe Umberto II, luogotenente del Regno d’Italia, emanò una disposizione in materia di ricorrenze festive che dichiarò il 25 aprile festa nazionale a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, ma dal 27 maggio 1949 è stata istituzionalizzata.

Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, con sede a Milano e presieduto tra gli altri da Sandro Pertini, il 25 aprile 1945 alle ore 8 proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti.

Fu indicato a tutte le forze partigiane del Corpo Volontari della Libertà, attive nel Nord Italia, di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa; parallelamente il Comitato di Liberazione emanò dei decreti stabilendo la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti e lo stesso Benito Mussolini dopo tre giorni venne raggiunto e fucilato.

E così nel giro di pochi giorni tutta l’Italia settentrionale fu liberata da vent’anni di dittatura fascista e a cinque di guerra.

Un evento epocale, una “rivoluzione”.

Il 25 aprile fu il culmine della fase militare della Resistenza, definitiva solo il 3 maggio, e l’avvio della fase di governo che porterà al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica.

Una giornata fondamentale per la storia della nostra Nazione.

Una giornata simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale a partire dall’8 settembre 1943 contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista.

Questa è la storia.

Appunto, la storia, una di quelle discipline ostiche per molti giovani, un elenco di date, nomi e luoghi.

Questa del 25 aprile è però da tenere bene in mente.

Giovani e meno giovani, fatevi coinvolgere dalle tante iniziative ed eventi che molti comuni d’Italia organizzeranno per rendere omaggio a tutti coloro che si sono sacrificati per il bene e la libertà dell’Italia.

Sì, la libertà, conquistata con il sangue.

Quella libertà che oggi ci sembra tanto scontata e quasi secondaria alla luce delle problematiche scaturite dalla crisi economica e politica.

Ha avuto un prezzo assai caro.

È stata conquistata soltanto con il sacrificio di molte vite e le battaglie di tante persone coraggiose.

Insomma, prima di pensare ad organizzare una gita, giovani e meno giovani, sfogliate, per la prima o l’ennesima volta, quella pagina del libro di storia.

Leggetela, soprattutto perché è solo imparando la storia che comprenderete il presente, imparerete a stare al mondo.

Solo la conoscenza della storia può aiutare a capire il senso di ciò che ci circonda.

Aiuta a capire chi siamo.

L’identità di ognuno dipende dal contesto culturale nel quale è cresciuto.

Capire il contesto nel quale ci si è formati vuol dire capire se stessi e il contesto è frutto di un percorso storico, di avvenimenti che si sono susseguiti e di conseguenze che si sono intrecciate tra di loro.

Solo studiando la storia si comprende il contesto, e se solo studiando il contesto si prende consapevolezza della propria identità.

Aiuta a costruire il futuro, a qualsiasi livello.

È il teatro in cui le vicende dell’uomo si sono sviluppate attraverso la forza degli ideali, spesso negativi, e delle passioni.

Ma, soprattutto, attraverso il caso.

È imprevedibile.

Ovviamente dipende da come la si racconta, ma è innegabile che il migliore autore di romanzi della storia sia proprio la storia.

Oggi, come ieri e come domani, c’è bisogno di questa festa, perché è altissimo il rischio delle derive nazionaliste, ancora troppo il rancore e l’arroganza del rifiuto di questa memoria, di chi vuol far regredire la storia e rovesciarla, insomma una furia revisionista.

“Arrendersi o perire!”.

Buona festa a tutti.

Vincenzo Vanacore

Torre del Greco, ragazza sfregiata in volto con una lametta in un noto pub della città

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Torre del Greco – Pochi minuti fa una cameriera di un noto pub della città è stata sfregiata al volto con una lametta da una cliente, perché aveva tardato nel servirle la birra che aveva ordinato.

Panico nel locale, i titolari hanno subito chiamato le forze dell’ordine. Sul posto sono accorsi sia i poliziotti che i carabinieri, oltre l’ambulanza.

La ragazza aggredita è stata subito condotta al pronto soccorso più vicino, mentre l’altra è stata portata in caserma.

Luciano Spalletti nel post Pescara-Roma: “Una vittoria importante, eccezionale”

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Luciano Spalletti in diretta nel post Pescara Roma, spiega la sostituzione di Dzeko e l’importanza di questa vittoria 

Roma- Luciano Spalletti nel post Pescara-Roma, in collegamento con i cronisti di Premium Sport dichiara: “È stata una delle vittorie più importanti del campionato. Era una partita da portare a casa, penso sia stata una vittoria eccezionale che ha dato una grande autostima ai calciatori”.

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Cosa può fare di più questa Roma per essere sicura del secondo posto?

Per il tecnico di Certaldo, il secondo posto è “un traguardo che i calciatori meritano ma ci sono ancora 5 patite e il Napoli dimostra di essere un avversario temibilissimo, abbiamo dimostrato comunque di avere i mezzi per arrivare a questi risultati”.

Domenica prossima la Roma sarà di nuovo protagonista del derby capitolino. In vista di Roma-Lazio, Spalletti afferma che i suoi ragazzi riusciranno a trovare delle motivazioni da soli per affrontare questa partita importantissima.

Inevitabile la domanda dallo studio sulla sostituzione di Dzeko sul 4 a 1, sostituzione che l’attaccante bosniaco non sembra aver preso bene. Leggendo il labiale, Dzeko avrebbe detto a Spalletti: “Fai il furbo ancora?”.

Luciano Spalletti risponde di non essersi accorto di questa risposta, riferisce che quando è andato negli spogliatoi si sono salutati cordialmente come con tutti gli altri giocatori. Solo riguardando le immagini si accorge che Edin era un po’ arrabbiato.

Christian Panucci, ospite in studio, accusa Spalletti di non essere stato corretto a sostituirlo sul 4 a 1, sapendo che Dzeko sta lottando per la classifica cannonieri. Di diverso avviso è Mister Spalletti che spiega la sua scelta: domenica c’è il derby, poi bisogna affrontare il Milan, poi c’è la Juventus all’Olimpico. Insomma, tutte gare non proprio semplici da gestire. E in vista di tutto questo, toglierlo è stata una scelta tattica per non privarsi di un attaccante per le prossime prestazioni.

Ripensamenti sulla decisione di andare via dopo questa vittoria e un secondo posto sempre più certo? Monchi, il nuovo direttore sportivo dell’As Roma, intenderebbe “tenerlo” visto che “sta facendo molto bene” (dichiarazioni di ieri).

Sibillina la risposta di Spalletti: “Bisogna vedere di volta in volta, non si può avere la certezza con la freschezza di certe squadre…”.

Maria D’Auria

Pescara – Roma 1 – 4: abruzzesi matematicamente in B con 5 giornate di anticipo

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Dopo appena una stagione, e con cinque giornate di anticipo rispetto alla fine del campionato, il Pescara torna in serie B, dopo la sconfitta maturata in casa contro la Roma, con i giallorossi vittoriosi con il risultato di 4 – 1. Partita ricca di emozioni e di goal, che avrebbe potuto assumere contorni più netti per la formazione di Spalletti, che ora si trova con quattro punti di vantaggio in classifica sul Napoli, terzo in classifica. Per il Pescara, la stagione degli orrori, almeno per quello che riguarda l’aritmetica, è finita. Ci saranno, tuttavia, ancora cinque lunghissime partite da disputare, con l’amara consapevolezza di essere già retrocessi, in un campionato che di fatto, non è mai cominciato per la squadra abruzzese, che dovrà molto riflettere sul suo operato, a livello societario, e non solo. Chissà se il recente viaggio in Cina avrà portato in dote qualche buon consiglio a Sebastiani e al suo entourage…

Partita senza storia, con la formazione ospite che ha dominato in largo e in lungo un Pescara sceso in campo con i suoi soliti buoni propositi, ma che non è riuscito praticamente, come troppo spesso è accaduto in questa sventurata stagione, a mettere in difficoltà il suo avversario. Nonostante la supremazia territoriale della Roma, evidenziata per tutto il primo parziale, i giallorossi sono riusciti ad andare in vantaggio solo al 44′ con Strootman. Dopo appena un solo minuto, è arrivato il raddoppio griffato Nainggollan. Il primo tempo si è chiuso con i capitolini in vantaggio per 2 – 0.

L’inizio di ripresa, ha portato in dote alla squadra di Spalletti subito il tris, con Salah che al 48′ ha battuto Fiorillo. Gli adriatici, tramortiti, hanno subìto anche il poker, dopo che lo stesso giocatore egiziano ha firmato la sua doppietta personale. Sul 4 – 0 la partita è calata di tono, e di fatto c’è stato solo il tempo per assistere alla rete della bandiera siglata da Benali, che ha fissato lo score definitivo sul 4 – 1 per i giallorossi, che hanno colto un prezioso successo in ottica secondo posto, mentre per il Pescara, al fischio finale dell’arbitro Irrati, ci sono stati solo i fischi da parte dei propri tifosi, la cui delusione e amarezza, è assolutamente comprensibile, dopo una stagione completamente da dimenticare.

CHRISTIAN BARISANI

 

PESCARA ROMA 1-4| Super Roma, gol di Strootman, Nainggolan e doppietta di Salah

Pescara Roma 1-4. La Roma chiude in vantaggio il primo tempo, nella ripresa doppietta di Salah. Orgoglio Pescara, in gol all’82’

La Roma, ospite all’Adriatico, affronta il Pescara di Zeman, penultima in classifica. Dopo la frenata del Napoli, che ieri in anticipo pareggiò con il Sassuolo, la squadra di Spalletti ha l’occasione di allungarsi sull’avversaria e blindare il secondo posto. Non delude le aspettative andando in gol per ben quattro volte. Gol della bandiera degli abruzzesi che segnano all’82’ con Benali, Spalletti arrabbiato: non voleva subire gol. 

Primo tempo

Un minuto di silenzio per la scomparsa di Michele Scarponi, ciclista professionista travolto due giorni fa da un furgone mentre si allenava nella sua città, a Filottrano.

Ha inizio il match. Al minuto 1,47’’ arriva l’illusione del vantaggio giallorosso: Salah crossa per El Shaarawy, il faraone piazza la palla alle spalle del portiere ma il gol, dopo essere stato convalidato, viene poi annullato per un fuorigioco millimetrico.

Al 6’ minuto ancora un’occasione alla portata di El Shaarawy che scarica centrale sul portiere, tiro debole, facile presa per Fiorillo.

Le opportunità per i giallorossi si moltiplicano, anche Dzeko fallisce l’obiettivo: al 18’, approfittando di una distrazione della difesa, prova una bellissima conclusione dalla trequarti, ma il portiere si oppone.

Al 20’ clamorosa traversa di Nainggolan! Servito da Paredes, stoppa di petto e scarica il suo potente tiro che trova il legno!

Alla mezz’ora, il Pescara sfiora il vantaggio: Szczesny fuori dai pali, Bahebeck con un tiro che esce fuori di poco.

Prima ammonizione al 37’ per Biraghi, due minuti dopo tocca a Muntari.

Al 44’ VANTAGGIO della Roma. El Shaarawy in area, palla al piede, vede l’inserimento di Strootman e passa la palla all’indietro, l’olandese non sbaglia e batte Fiorillo.

Pescara 0- Roma 1

Al 45’ RADDOPPIO di Radja Nainggolan! Fotocopia del gol precedente ma cambiano gli attori: Dzeko in area passa con precisione la palla indietro per Nainggolan che da posizione centrale, fa partire il suo siluro e trafigge il portiere!

Pescara 0- Roma 2.

Si conclude così la prima frazione du gioco, tutti negli spogliatoi.

Per ora il Pescara è matematicamente retrocesso in B.

SECONDO TEMPO

Inizia il secondo tempo. Nella ripresa nessun cambio nelle due squadre.

Al 48’ arriva il terzo gol della Roma che gonfia la rete: Salah, servito da El Shaarawy, trova il suo gol personale con un bellissimo tiro dal limite!

Pescara 0- Roma 3 

Al 51’ Salah e Djeko soli in area, l’egiziano crossa per il bosniaco che ancora una volta non centra il bersaglio, arriva Bovo che salva in scivolata.

Al 56’ tiro a giro di Dzeko sul secondo palo, palla fuori di poco. Tutta la squadra cerca di favorire l’inserimento di Dzeko per offrirgli il passaggio vincente, ma non è proprio serata per il bosniaco.

Al 58’ emerge l’orgoglio del Pescara con Biraghi che tenta di battere Szczesny con una duplice occasione, niente da fare per i padroni di casa, la Roma riprende in mano le redini.

Al 60’ Salah piega il Pescara con il gol del 4 a 0.

Pescara 0- Roma 4.

I biancoazzurri sono in evidente difficoltà, non riescono a segnare. Intanto Spalletti chiede alla squadra un ulteriore sforzo per non subire gol.

Al 71’ fuori Dzeko, incapace di trovare il tiro vincente, dentro Grenier. Il bosniaco non sembra averla presa bene.

Al 79’ Juan Jesus entra al posto di Emerson che accusa qualche problema, doveva uscire Manolas.

All’82’ ultimo cambio disponibile per Spalletti, esce Paredes, dentro Perotti.

All’83’ Benali pericoloso in area, piazza il suo sinistro in rete sotto gli occhi di un distratto Manolas. Gol della bandiera e sesto gol per Benali.

Pescara 1- Roma 4.

All’87’ ancora pericolo per la Roma, Biraghi su calcio di punizione sfiora il 4 a 2, la sua conclusione finisce fuori di pochissimo. 

Due i minuti di recupero ma l’arbitro fischia con qualche secondo di anticipo la chiusura della gara. Zeman fallisce l’obiettivo, il Pescara torna in B.

FORMAZIONI

PESCARA: Fiorillo; Zampano, Bovo, Coda, Biraghi; Coulibaly, Muntari, Memushaj; Benali, Bahebeck, Caprari.
A disp.: Bizzarri, Aldegani, Fornasier, Crescenzi, Bruno, Verre, Milicevic, Kastanos, Mitrita, Cerri, Brugman, Muric.
Allenatore: Zeman.

ROMA: Szczesny; Rudiger, Manolas, Fazio, Emerson, Paredes, Strootman; Salah, Nainggolan, El Shaarawy; Dzeko.
A disp.: Lobont, Alisson, Peres, Jesus, Mario Rui, Vermaelen, De Rossi, Grenier, Gerson, Perotti.
Allenatore: Spalletti.

Arbitro: Irrati di Pistoia.

Cronaca di Maria D’Auria

 

 

Avellino, arrestato 14enne dopo aver ridotto in coma un suo coetaneo

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Arrestato il 14enne di Avellino che sabato sera ha ridotto in coma un suo coetaneo a colpi di calci e pugni.

Una lite cominciata per futili motivi davanti ad un pub di Mirabella Eclano, e poi l’incubo: il ragazzo aggredito, dopo essere stato percosso ripetutamente,  ha sbattuto la testa sul selciato perdendo i sensi. Ora è ricoverato all’ospedale Moscati di Avellino in prognosi riservata.

L’aggressore, invece, è stato accusato di tentato omicidio e trasferito in una struttura a disposizione della Procura del Tribunale per i minorenni di Napoli.