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Ultima tappa di Cilento Experience: Francesco Taskayali chiude la rassegna

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Ultima tappa della rassegna Cilento Experience: tocca al maestro Francesco Taskayali

Si chiude l’esperienza della rassegna del Cilento Experience con il concerto del maestro Francesco Taskayali, un giovanissimo compositore che ha già ottenuto un successo grandioso tra Londa a Los Angeles. E’ già noto per aver scritto diverse colonne sonore per il cinema e la televisione. Uno dei suoi modelli ispiratori è il musicista italiano Ludovico Einaudi:

“L’ultima tappa della rassegna “Cilento Expereince – Un Territorio da Vivere” ospiterà il concerto di piano solo del compositore italo-turco Francesco Taskayali, che si esibirà al Cineteatro “Tempio del Popolo” intitolato a “Giovanni di Benedetto” e presenterà il live che attinge a piene mani da “Wayfaring”, suo ultimo disco uscito nel maggio scorso per l’etichetta INRI Classic. Il concerto, completamente gratuito (consigliata la prenotazione), si terrà sabato 3 febbraio 2018 a partire dalle ore 21.

Il giovanissimo compositore e pianista italo-turco Francesco Taskayali (classe 1991), ha già raccolto consensi tra il pubblico dei quattro angoli del globo: da Londra a Los Angeles, passando per Nairobi e Jakarta, la sua musica eclettica ha messo tutti d’accordo. Autore di colonne sonore per il cinema e la televisione, il pianista dall’animo mediterraneo e dal cuore cosmopolita, ha alle sue spalle una produzione che si ispira parimenti al minimalismo di Ludovico Einaudi e al jazz di Keith Jarrett: complice una spiccata capacità alla sperimentazione, la sua è un’opera che si libera dai rigidi stilemi classici e si veste di contemporaneità. Sold out, tra l’altro, la prima data del concerto, il 7 dicembre 2017, all’Auditorium Parco della Musica, sebbene a Roma Francesco sia di casa. D’altronde, anche i numeri confermano quanto fruibile posso essere la musica di “Wayfaring”, entra nella classifica dei 100 dischi più venduti in Italia ad una settimana dalla pubblicazione, registra due milioni di streaming su Spotify, che inserisce “Taksim” tra gli 80 brani più belli della storia.  Nonostante la giovane età Francesco Taskayali, può vantare ad oggi ben quattro produzioni discografiche e numerosissimi concerti in tutto il mondo. Emre (2010), Le Vent (2011) e Flying (2014), sono i titoli dei primi tre lavori che lo hanno portato all’attenzione del grande pubblico, attirando l’interesse della Warner Music Italy e dell’etichetta indipendente INRI sino alla produzione del nuovissimo album Wayfaring (INRI CLASSIC 2017)”.

Tutti gli eventi inclusi nel programma di CILENTO EXPERIENCE mirano da un lato, a celebrare le valenze ambientali e gli aspetti culturali dei comuni partecipanti, dall’altro a caratterizzare il prodotto turistico locale offrendo al visitatore la possibilità di conoscere varie sfaccettature della comunità che li ospita. L’impegno va dunque nella direzione di un turismo culturale consapevole e meno votato al consumo dei luoghi. La destagionalizzazione della programmazione è mirata a creare un momento di attenzione culturale in periodi di bassa stagione dove, grazie ad un efficace programmazione artistica, si punta ad aumenti rilevanti delle presenze turistiche.

Fonte: Ufficio Stampa Cilento Experience

Più investimenti per la sicurezza dei pendolari: ma di quali?

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Dopo il drammatico incidente ferroviario di Pioltello, tutti reclamano più investimenti per la sicurezza dei pendolari sui treni. Giusto. Ma nell’allocare i finanziamenti non si può dimenticare che è sulla strada che si contano 2.400 morti in incidenti all’anno (contro 5 sui binari).

Sicurezza prima di tutto, ma di quali pendolari?

È davvero difficile sostenere che i trasferimenti pubblici per la manutenzione nelle ferrovie siano scarsi, data la loro entità. Semmai vanno aumentate le risorse destinate alla sicurezza delle strade. Perché la maggior parte dei pendolari usa l’auto.

Incidenti e mezzi di trasporto

Nelle ore immediatamente successive all’incidente ferroviario avvenuto il 25 gennaio in Lombardia, e costato la vita a tre persone, da più parti si sono levate voci per denunciare la scarsità di risorse destinate al settore del trasporto pubblico locale e la inaccettabilità delle condizioni di sicurezza sulla rete ferroviaria: “Non è accettabile che delle persone muoiano in questo modo, mentre vanno a lavorare o studiare” (Laura Boldrini); “Morire così, nel 2018, in una nazione che fa parte del G8 è francamente inaccettabile” (Giorgia Meloni); “È inaccettabile morire mentre si va al lavoro” (Graziano Delrio); “Episodi del genere non devono più accadere” (M5s). Giornali e telegiornali hanno dedicato alla notizia lo spazio di apertura. Le stesse reazioni si erano già avute in passato in circostanze analoghe. Eppure, se si prova a superare la comprensibilissima emozione legata all’accaduto, qualcosa non torna. Proviamo a dire perché.

Ogni giorno sono poco più di diciotto milioni gli italiani che si recano nel luogo di lavoro o di studio. Di questi, una minima parte, 870 mila, si spostano in treno (1,2 milioni sommando quelli della metropolitana e non cinque da portare a dieci come propalato ad arte da Legambiente con l’endorsement del Ministro dei trasporti). La stragrande maggioranza si serve dell’auto o della moto. Costoro corrono un rischio che è di gran lunga maggiore rispetto a quello che interessa i viaggiatori in treno. In ferrovia il numero medio di passeggeri deceduti nell’ultimo lustro è cinque; sulle strade perdono la vita ogni anno 2.400 conducenti di veicoli. È come se ogni giorno accadessero due incidenti come quello del 25 gennaio. Ma questa notizia rimane confinata, in qualche modo inevitabilmente, in ambito locale e non assume rilevanza nell’informazione nazionale.

 

Chi paga

Quanto alle risorse, vi è una radicale disparità di trattamento tra pendolari che utilizzano l’auto e quelli che si servono del treno. I primi, infatti, si fanno carico interamente dei costi del proprio spostamento: pagano, per via fiscale e di pedaggio, i costi correlati alla costruzione e alla manutenzione della rete stradale e tutti quelli connessi all’utilizzo del veicolo. Non solo: ogni anno entrano nelle casse dello stato all’incirca 40 miliardi di euro al netto delle spese sostenute da tutte le amministrazioni pubbliche.

La condizione della ferrovia è opposta. Chi si serve di un treno non contribuisce neppure in minima parte ai costi di costruzione delle linee. E sopporta solo una parte minoritaria, intorno a un terzo, di quelli relativi alla circolazione dei convogli. Nel caso degli abbonati la percentuale è ancora più contenuta: approssimativamente solo un quinto, tutto il resto è a carico dei contribuenti attuali o futuri.

La diversità di trattamento appare di assai dubbia giustificazione dal punto di vista dell’equità. La parte largamente prevalente dei pendolari che usano il treno sono impiegati e studenti che si dirigono verso le aree centrali delle maggiori città, mentre per categorie con redditi del tutto paragonabili, come operai e artigiani, e più in generale chi effettua spostamenti in aree periferiche, spesso non c’è alternativa all’uso dell’auto. E appare fortemente discutibile sia sotto il profilo ambientale (l’impatto delle politiche di sussidio delle ferrovie – in Italia intorno ai 200 miliardi negli ultimi trenta anni – e dei trasporti pubblici più in generale è quasi trascurabile nel lungo periodo e sempre meno efficace, al contrario di quanto continuano ostinatamente a ripetere i fautori della “cura del ferro”) sia dell’efficiente uso dello scarso spazio stradale. I mezzi pubblici aumentano l’accessibilità ma, di per sé, non riducono la congestione: nel centro di Londra, con una dotazione senza pari di ferrovie e metropolitane, prima della introduzione della congestion charge, la velocità media dei veicoli era pari a 14 km/h.

Dove investire in sicurezza

Ma torniamo agli incidenti. Nelle attuali condizioni non vi è dubbio che il migliore utilizzo delle risorse pubbliche da destinare alla sicurezza degli spostamenti sia quello che ne preveda l’impiego pressoché esclusivo a favore della strada.

Il contributo più rilevante per la sicurezza dei trasporti che potrebbe oggi venire dalla ferrovia è quello, indiretto, che si conseguirebbe con un miglioramento dell’efficienza produttiva e la riduzione dei sussidi pubblici: se anche una modesta quota delle risorse che attualmente l’Italia e gli stati europei destinano al trasporto su ferro (quasi 50 miliardi di euro all’anno) venisse dirottata alla sicurezza stradale, la riduzione del numero di vittime di incidenti sarebbe dell’ordine di qualche centinaio di unità per anno. Si dovrebbe trattare di un rafforzamento dell’attività di controllo e repressione dei comportamenti non conformi al codice della strada e, laddove giustificati in base all’analisi costi-benefici, di interventi di adeguamento delle infrastrutture tramite, ad esempio, la separazione dei flussi di traffico contrapposti (un’autostrada è indicativamente cinque volte meno pericolosa di una strada ordinaria). In ambito urbano è poi verosimile che la riduzione della incidentalità che si potrebbe ottenere grazie alla riduzione del flusso automobilistico in superficie con la realizzazione di infrastrutture sotterranee stradali sarebbe superiore a quella derivante dalla costruzione di nuove linee di metropolitana la cui domanda è rappresentata solo in minima parte da ex automobilisti (con la non trascurabile differenza che una metrostrada, a differenza di una metropolitana, non richiede sussidi per l’esercizio, non comporta una riduzione delle entrate fiscali ed è in grado di ripagarsi almeno una parte dei costi di investimento).

Per quanto riguarda la sicurezza della rete ferroviaria, sembra davvero difficile ipotizzare alla luce della loro entità che gli attuali trasferimenti pubblici per la manutenzione non siano adeguati. In ogni caso, qualora in specifici ambiti si evidenziasse una carenza di finanziamenti, le risorse integrative dovrebbero essere reperite attraverso la cancellazione o, quantomeno, il ridimensionamento di grandi progetti i cui benefici risultano essere di gran lunga inferiori ai costi, oppure con l’aumento del prezzo di biglietti e abbonamenti.

Da ultimo, occorrerebbe non dimenticare che impegnare eccessive risorse per ridurre un rischio molto ridotto non è saggio: le stesse risorse sono sottratte ad altri impieghi, pubblici o privati e possono portare indirettamente ad accrescere altri rischi. Se questi ultimi sono di entità superiore a quelli evitati, la maggior sicurezza in uno specifico settore può risultare complessivamente controproducente.

FRANCESCO RAMELLA – Si è laureato in ingegneria meccanica ed ha ottenuto un Dottorato di ricerca in Trasporti presso il Politecnico di Torino. Libero professionista. Insegna “Trasporti e Logistica” all’Università di Torino. E’ Fellow dell’Istituto Bruno Leoni.

vivicentro.it/OPINIONE – L’ESPERTO
vivicentro/Più investimenti per la sicurezza dei pendolari: ma di quali?
lastampa/Sicurezza prima di tutto, ma di quali pendolari? (Francesco Ramella)

Bari, bidello seduce e violenta bambine di 10 e 12 anni: arrestato

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Molesta di nascosto le alunne della scuola, arrestato a Bari bidello 58enne per violenza sessuale ai danni di minori.

Un bidello di 58 anni è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di violenza sessuale ai danni di 4 ragazzine minorenni tra i 10 ed i 12 anni in provincia di Bari. Stando alle indagini della sezione di Pg dei carabinieri e dei militari di Bitetto, coordinate dal pm Simona Filoni e secondo le ricostruzioni proposte dalle ragazzine, l’uomo avrebbe abusato delle vittime approfittando della loro condizione fisica d’inferiorità e per il ruolo che ricopriva nella scuola. In seguito sono partite le molestie:  quando le alunne si recavano in bagno, le intimava di sedersi sulle sue gambe ed iniziava a toccarle e baciarle sul collo:” in una occasione, con la scusa di voler aiutare una ragazzina ad asciugarsi le mani dopo essere andata in bagno, l’avrebbe costretta a sedersi sulle sue gambe per poi toccarle il petto e baciarla sul collo” (Fonte: Metropolis). I fatti raccontati risalirebbero al novembre 2017 ma secondo le ricostruzioni, le violenze si sarebbero manifestate sin dall’inizio dell’anno. Tutto è venuto a galla quando una delle bambine si è confidata con i genitori di ciò che accadeva all’interno della scuola e così sarebbe scattato l’allarme.  Il bidello avrebbe tentato di carpire la fiducia delle quattro minori “mostrandosi loro quale amico e confidente – spiega la Procura in una nota – lusingandole con complimenti e facendo si’ che le giovani, almeno in un primo momento, scambiassero tali sue perverse manifestazioni lascive ed erotiche, con ingenue manifestazioni di affetto”.

Abusi sessuali su bambine nel ripostiglio della scuola: arrestato il bidello

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Abusi sessuali su bambine nel ripostiglio della scuola: arrestato il bidello

Agli arresti domiciliari il bidello che avrebbe abusato sessualmente di quattro alunne di età compresa fra i 10 e i 12 anni. Si tratta di Pietro Rutignano, 58enne di Bitetto (BA), collaboratore scolastico di un istituto scolastico comprensivo di Bari, accusato di violenza sessuale aggravata.

Secondo le prime indagini l’uomo avrebbe abusato della sua posizione nella scuola per avvicinarsi alle bambine. In più occasioni le avrebbe sottoposte alle sue perversioni: baci sulle labbra e sul collo, abbracci e palpeggiamenti.

Approfittando dell’ingenuità e della inferiorità fisica delle quattro alunne, le costringeva ad entrare con lui nel ripostiglio buio della scuola. A denunciare per primo la faccenda è stato il genitore di una 12enne. La figlia ha raccontato che mentre era in bagno, con la scusa di aiutarla ad asciugarsi le mani, il bidello l’ha obbligata a sedersi sulle sue gambe e poi avrebbe iniziato a toccarle il seno e a riempirla di baci sul collo.

Da queste dichiarazioni sono iniziate le indagini della sezione di Pg dei carabinieri e dei militari di Bitetto, coordinate dal pm Simona Filoni.

Gli episodi condannati risalgano al novembre 2017, ma le bambine hanno dichiarato che gli abusi sono cominciati già dall’inizio dell’anno scolastico.

In una nota della procura si legge che il 58enne avrebbe cercato di conquistare la fiducia delle alunne “mostrandosi loro quale amico e confidente, lusingandole con complimenti e facendo sì che le giovani, almeno in un primo momento, scambiassero tali sue perverse manifestazioni lascive ed erotiche, con ingenue manifestazioni di affetto”.

Vomero, via Luca Giordano: piovono calcinacci all’angolo con via Scarlatti, interviene il Pres. Capodanno

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Situazione critica per via Luca Giordano al Vomero, Capodanno: “Subito una task force per monitorare il patrimonio edilizio”

Il presidente del Comitato Valori Collinari l’Ing. Gennaro Capodanno si sofferma sulla criticità di alcune strade napoletane della zona Vomero, caratterizzate da situazioni di criticità per quanto concerne la caduta di massi o il cedimento improvviso delle facciate. Nessun danno a persone o cose ma sarebbe opportuno, secondo l’Ingegnere, un monitoraggio del patrimonio edilizio immediato:

“Oramai nel capoluogo partenopeo a distanza di poco tempo l’uno dall’altro si è costretti a registrare le frequenti cadute sulla strada di calcinacci derivanti dal cedimento improvviso d’intonaci dalle facciate degli edifici, per lo più da cornicioni o da balconi – afferma Gennaro Capodanno, ingegnere, presidente del Comitato Valori collinari -. Per fortuna la maggior parte di questi crolli avvengono senza danni a persone o cose, ma, come testimoniano anche alcuni fatti di cronaca, in qualche caso si è dovuto registrare anche la perdita di vite umane “.

“ Il Vomero è un quartiere particolarmente colpito da questi episodi, pure per la presenza di numerosi edifici datati, in qualche caso afflitti da carenze manutentive, a partire proprio dalle facciate prospicienti sulla pubblica via – continua Capodanno – Purtroppo a Napoli si manifesta una diffusa quanto inaccettabile superficialità nella cura costante e continua delle parti comuni dei fabbricati, con il risultato che, quando s’interviene, anche perché costretti dai provvedimenti emessi delle autorità competenti, ai fini della sicurezza, sovente si eseguono solo opere provvisionali, tese ad eliminare nell’immediato il pericolo, rimandando poi, sine die, gli interventi definitivi necessari “.

“ L’ultimo episodio che si registra, in ordine di tempo, e che purtroppo potrebbe rischiare di rimanere tale solo per poco, se non s’interviene con misure immediate e risolutive, si è verificato in via Luca Giordano, nei pressi dell’incrocio con via Scarlatti – puntualizza Capodanno -. Nella mattinata un tratto di cornicione si è all’improvviso staccato precipitando rovinosamente sulla strada, dove si è frantumato in mille pezzi, creando momenti di panico ma, per fortuna, senza conseguenze o danni a persone. Sul posto sono intervenuti, nell’immediato, i carabinieri che hanno  provveduto a far transennare l’area interessata. Successivamente sono arrivati anche i vigili del fuoco che  hanno  proceduto con un’autoscala a tutte le verifiche e agli interventi del caso, con le attività consequenziali “.

“ Per risolvere il problema in maniera organica e definitiva – ripropone con l’occasione Capodanno – occorrerebbe organizzare, presso ciascuna delle dieci municipalità cittadine, una vera e propria task force di tecnici con il compito di monitorare tutto il patrimonio edilizio pubblico e privato che si affaccia lungo le strade, descrivendo, attraverso apposite schede, lo stato nel quale si trovano i singoli edifici esaminati, e segnalando, immediatamente, quelle situazioni dove si manifestino problematiche che potrebbero incidere sulla sicurezza “.

Capodanno rivolge dunque un nuovo appello all’amministrazione comunale affinché vengano messi in campo, in immediato, interventi mirati riguardanti il patrimonio edilizio cittadino, atti a garantire la sicurezza, scongiurando così anche possibili danni alle persone.

Fonte: Il presidente del Comitato Valori Collinari Gennaro Capodanno

M5s e Di Maio continuano con le Fake News: ora è il turno degli 80 euro

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Preso nella foga della campagna elettorale, il candidato premier del M5s Di Maio accusa Renzi di aver “ritirato” il bonus da 80 euro a 1 milione e mezzo di lavoratori dopo averglielo erogato. Non è esattamente così, come risulta dal fact-checking de lavoce.info.

Se Di Maio immagina l’esproprio degli 80 euro

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca a una dichiarazione di Luigi Di Maio sul bonus da 80 euro.

Come funziona il bonus

Mentre gli elettori cercano di destreggiarsi tra le proposte fiscali dei candidati, la campagna elettorale del 2018 sembra guardare anche al passato. Si parla spesso infatti del bonus 80 euro, che tutti criticano ma nessuno pare voler abolire del tutto.

In un’intervista all’Huffington Post il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio ha affermato:

Renzi […] ha erogato un bonus selettivo ai lavoratori dipendenti, escludendo i più deboli e ritirandolo dopo un anno a un milione e mezzo di persone”.

Su questa vicenda Matteo Renzi e il Movimento 5 Stelle si erano già scontrati. Cerchiamo dunque di approfondire il motivo del contendere.

Gli 80 euro al mese, introdotti con il decreto n. 66 del 2014, più che un bonus sono tecnicamente un credito di imposta sull’Irpef per lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi.

Ne hanno diritto i contribuenti la cui imposta lorda sia superiore alla detrazione per lavoro dipendente e il cui reddito sia inferiore a 26.600 euro. Per esempio, nel caso di un dipendente occupato per tutto l’anno con solo reddito da lavoro e senza familiari a carico, la soglia dalla quale è percepito il bonus è 8.145 euro. Al di sotto dei 24.600 euro gli 80 euro sono versati integralmente ogni mese; al di sopra invece si riducono progressivamente fino ad azzerarsi per i redditi superiori a 26.600 euro. Le soglie minime e massime sono state alzate con l’ultima legge di bilancio, per non intralciare l’aumento contrattuale dei dipendenti pubblici.

Per come è congeniata, la misura individua una platea ben precisa. I problemi possono però sorgere al momento della dichiarazione dei redditi. Il lavoratore può trovarsi a dichiarare un reddito più elevato rispetto a quanto calcolato dal datore di lavoro e può quindi non rientrare più nella fascia idonea per l’ottenimento del bonus. Oppure può non raggiungere la soglia minima, per esempio, a causa di un licenziamento. Ecco il caso a cui Di Maio si riferisce: chi ha beneficiato del bonus senza rientrare nelle fattispecie stabilite dalla legge deve restituirlo.

Gli 80 euro restituiti?

Non si tratta tuttavia di un “ritiro” della somma erogata, come sostiene il vicepresidente della Camera, che avrebbe richiesto un’azione attiva da parte del governo e del parlamento. Si tratta del naturale confronto che avviene con la dichiarazione Irpef, tra reddito, ritenute e acconti da una parte e l’imposta netta dall’altra. Per quanto il meccanismo possa risultare farraginoso, i termini utilizzati da un candidato premier sono importanti.

Non vi è dubbio, comunque, che la richiesta di restituzione può essere dolorosa per il contribuente. Immaginiamo un lavoratore che – per diversi motivi, come un licenziamento improvviso – non arrivi a raggiungere gli 8.145 euro di reddito, ma che nel frattempo abbia ricevuto il bonus 80 euro in busta paga. Dovrà restituirlo integralmente, con la possibilità di richiedere il pagamento rateale. Anche per questo motivo, su lavoce.info si è riflettuto sull’ambiguità dello strumento, che si propone di ridurre il costo del lavoro e allo stesso tempo di integrare il reddito dei lavoratori più poveri. Nella maggior parte dei casi di restituzione, il contribuente sembra avere un reddito annuale maggiore di quanto previsto, ma quasi un quarto di coloro che hanno dovuto rimborsare il bonus (nel 2014 il 23,4 per cento e nel 2015 il 25,3 per cento) ne hanno uno lordo inferiore ai 7.500 euro: per loro la restituzione può essere assai complicata.

Compensazioni e restituzioni

Nei due anni fiscali di applicazione del bonus 80 euro di cui sono pubblici i dati – 2014, parzialmente, e 2015 – i numeri sono stati altalenanti. Nel 2014, secondo i dati del ministero dell’Economia, i beneficiari sono stati 11,3 milioni. Tra coloro che hanno ricevuto gli 80 euro in dichiarazione, i soggetti a cui è stato accreditato per intero sono stati 509mila, mentre 1 milione e 112mila sono coloro che l’hanno ricevuto parzialmente. Le restituzioni sono state invece 798mila integrali e 651mila parziali. Nel 2015 invece i rapporti di forza tra compensazioni e restituzioni si sono invertiti: 1 milione e mezzo ha ricevuto il bonus (il 34 per cento integralmente), mentre 1 milione e 730mila hanno dovuto restituirlo (integralmente per il 56 per cento).

La dichiarazione di Di Maio non tiene dunque conto del risultato netto tra compensazioni e restituzioni, positiva nel 2014 (+172mila contribuenti) e negativa nel 2015 (-208mila contribuenti). Vedremo a partire dai dati sul 2016 se è possibile osservare una certa tendenza: per ora i dati in nostro possesso non lo permettono, essendo il caso del 2014 solo parziale (il bonus è stato introdotto da maggio).

Il verdetto

La dichiarazione del leader del Movimento 5 Stelle prende dunque in considerazione solo un dato, le restituzioni del 2015 (altro esempio di cherry-picking), senza tener conto delle compensazioni di segno opposto.

Le sue parole appaiono anche fuorvianti, perché – prive di ogni contestualizzazione e spiegazione – fanno intendere che il governo Renzi avrebbe ridotto la platea complessiva dei beneficiari di un milione e mezzo (non è avvenuto, la platea si è sempre assestata sugli 11 milioni di contribuenti). Pertanto, la sua dichiarazione non può che essere PARZIALMENTE FALSA.

Ecco come facciamo il fact-checking.

vivicentro.it/POLITICA
vivicentro/M5s e Di Maio continuano con le Fake News: ora è il turno degli 80 euro
lavoce.info/Se Di Maio immagina l’esproprio degli 80 euro (Lorenzo Borga e Mariasole Lisciandro)

In Consiglio comunale iniziato il dibattito sulla verifica programmatica

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Continua il Consiglio Comunale, al centro dell’ attenzione la verifica programmatica.

In Consiglio comunale è iniziato il dibattito sulla verifica programmatica (le relazioni degli assessori si erano svolte nella seduta dell’8 gennaio, la relazione del Sindaco nella seduta del 26 gennaio).

Prima dell’inizio del dibattito, è stata discussa la questione procedurale sulla validità della seduta, confermata da un voto dell’Aula come suggerito dal vicesegretario generale Maida:

“Sulla questione del numero dei presenti all’appello iniziale che, per un errore materiale, aveva visto una comunicazione di 20 presenti, corretto poi in 22, si è sviluppata una discussione con diversi interventi. Moretto (Prima Napoli) ha dichiarato di abbandonare l’aula, riservandosi di verificare successivamente la regolarità degli atti del Consiglio odierno avendo il presidente già annunciato in apertura che la seduta non poteva avere validamente inizio. Dopo gli interventi di Rinaldi (Dema), Santoro (Misto- Fratelli d’Italia) e Brambilla (Movimento 5 Stelle), Palmieri (Napoli Popolare) è intervenuto, su richiesta del presidente Fucito, il vicesegretario generale Maida, per chiarire l’esistenza di una discrasia tra la realtà di fatto e quella comunicata attraverso l’esito dell’appello, pertanto l’Aula, nella sua sovranità, può sanare questa difformità attraverso un voto, anche a maggioranza. E’ intervenuto quindi il Sindaco che si è espresso nel senso di trovare un accordo ed evitare divisioni iniziando il dibattito sulla verifica programmatica.

L’Aula ha quindi votato a maggioranza (contrari Santoro, Palmieri e PD) per la prosecuzione della seduta. Sull’ordine dei lavori sono quindi intervenuti Santoro, Coccia (Sinistra Napoli in Comune a Sinistra) e Gaudini (Verdi – Sfasteriati) per esprimersi sulla opportunità di svolgere il dibattito sulla verifica del programma o se rinviarlo in considerazione della campagna elettorale in corso. Il consigliere Santoro ha quindi chiesto la verifica del numero legale, constatato in 26 presenti, e i lavori sono quindi proseguiti con il dibattito sulla verifica programmatica, nel quale sono intervenuti diversi consiglieri.

 

Federico Arienzo (Partito Democratico) ha esordito valutando che sarebbe stato interessante capire di più su come si intende incrementare la vendita del patrimonio; ci saremmo aspettati, ha proseguito, che aveste detto cosa non ha funzionato rispetto a ciò che ci si attendeva, non ciò che si intende fare da ora in poi; ha quindi elencato una serie di esempi negativi, come Vico Trone, la strada chiusa da tre anni per un palazzo pericolante che confina con la scuola Onorato Fava, la palestra della scuola è inagibile e per questo le iscrizioni sono calate, le mamme non hanno più fiducia: la gara è stata fermata e, dopo i saggi sul palazzo pericolante confinante, la ditta ha rinunciato, con la conseguenza che la gara è da rifare; occorre un impegno forte, perché riaprire la strada significa restituire un territorio alla socialità e l’esempio dimostra che, quando si fanno degli errori procedurali, la fiducia dei cittadini viene meno.

Matteo Brambilla (Movimento 5 Stelle) ha toccato una serie di temi e obiettivi mancati, a partire dal bilancio partecipativo, da Napoli Est e la delocalizzazione delle imprese inquinanti, gli impianti fotovoltaici, gli accorpamenti delle partecipate, l’accesso facilitato a parchi e giardini, la creazione di un ufficio garante dei diversamente abili, iniziative a favore dei crocieristi, la balneazione in via Caracciolo, i mancati incassi dei tributi. Altre iniziative anticipate dalle relazioni degli assessori non si sono realizzate, ad esempio gli sconti per chi differenzia i rifiuti; non è vero che il servizio di raccolta è tutto pubblico e il contratto di servizio Asia non viene rispettato, con il rischio di contenziosi; mancano le risorse per la difesa del territorio, il bilancio di previsione è sempre in ritardo e i debiti fuori bilancio sono ancora senza copertura; si riscontra inoltre incongruità tra gli annunci e azioni relative alle aree mercatali, Napoli Holding, all’aggiornamento del regolamento di contabilità; la mancanza nel rendiconto dell’allegato sullo stato patrimoniale dell’ente dimostra che non si ha contezza della consistenza del patrimonio, fatto che rende impossibile ogni programmazione, così come manca un aggiornamento sui fitti passivi; sul turismo, non è stato attuato il programma relativo alle azioni da intraprendere grazie alle risorse provenienti dall’imposta di soggiorno; sulle politiche urbane, infine, ci sono punti del programma, per esempio sul co-housing, che non sono stati chiariti; in conclusione, del programma poco è stato realizzato.

Francesca Menna (Movimento 5 Stelle) ha sottolineato l’importanza di un dibattito sullo stato dell’arte e di uno sguardo intellettualmente onesto; si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un sistema chiuso, privo della necessaria connettività tra chi governa e i cittadini; ciò è dimostrato dalla poca attenzione per il Consiglio comunale, che rappresenta la città in tutte le sue articolazioni; sarebbe stato utile e interessante svolgere un confronto sulle relazioni degli assessori, anche nelle commissioni consiliari, per favorire un confronto autentico tra l’amministrazione e chi rappresenta la città, e anche sulle proposte fatte in questi anni: ad esempio, nelle relazioni è stata è stato assente ogni riferimento alla mobilitazione ancora viva in città sulla movida; analogamente, manca il confronto sulla la crisi dell’azienda di trasporto e sui piani industriali di Anm e ABC, che i consiglieri non hanno ancora avuto modo di leggere, sulle conseguenze dei roghi sulla salute dei cittadini, sulle pari opportunità negate che riguardano anche i disabili, sulla scarsa manutenzione degli edifici scolastici senza ricorrere a prelievi dai fondi di riserva, sulla chiusura di tanti parchi verdi, sull’accoglienza degli studenti Erasmus, tema sul quale la commissione Giovani aveva presentato un progetto, di fatto ignorato dall’amministrazione.

Marco Nonno (Misto – Fratelli d’Italia) ha esordito ricordando le promesse mancate di questa amministrazione, in particolare riguardo alle periferie, e di aver avuto un atteggiamento non pregiudiziale, ad esempio di aver appoggiato l’internalizzazione della gestione del patrimonio, nella convinzione che tutti i servizi, compresi i servizi sociali, debbano essere gestiti dal pubblico, e la scelta coraggiosa dell’assunzione delle maestre; purtroppo, da parte dell’amministrazione, si devono registrare posizioni sbagliate, come nel caso della condanna degli operai della Samir che, ad oggi, non hanno avuto lo stipendio, della mancata costruzione di una scuola superiore a Pianura, per la quale nel bilancio della Città Metropolitana non ci sono i fondi che erano stati stanziati dall’ex Provincia.

Salvatore Pace (Dema) è partito da alcuni punti specifici, innanzitutto le periferie, in particolare la periferia est, dove i Piani Urbanistici Attuativi stanno contribuendo ad una importante riqualificazione e rigenerazione urbana e sono il segno tangibile di un ripensamento strategico della città; ricordati anche il progetto per Scampia, l’ esecutività della demolizione delle vele e la riqualificazione lotto “M”; il porto, dove il  completamento del terminal passeggeri contribuirà a creare un’area degna dei volumi turistici che realizza la città; il programma di  riqualificazione dei magazzini generali; importanti risultati si sono raggiunti con il Grande Progetto Centro Storico – sito Unesco, che vede impegnati attualmente tutti i fondi per la riqualificazione di aree importantissime; tra gli altri punti programmatici ricordati: i progetti per la  città verticale nell’ambito del patto per Napoli, la riqualificazione del Monte Echia; i trasporti, ricordando la ricapitalizzazione effettuata dall’amministrazione, un rischio assunto pur di salvare l’azienda e tutelare i napoletani; sul tema del lavoro, ha ricordato che nessun dipendente delle partecipate è stato licenziato e che questa amministrazione si è adoperata per la tutela del lavoro anche al di là delle sue strette competenze, ad esempio per i lavoratori licenziati della ex fabbrica Peroni; sull’attuazione del programma, ha concluso, ricordando che tutto è stato realizzato, fin dal 2011, nel contesto della crisi di forti tagli ai trasferimenti statali e regionali”.

Prima della conclusione del discorso del consigliere Pace, il pres. Fucito chiede una pausa per il sindaco:

“Al termine dell’intervento del consigliere Pace, il presidente Fucito ha proposto una sospensione della seduta – fino alle 14.30 – per consentire al Sindaco, intenzionato a seguire l’intero dibattito, di recarsi in Corte d’Appello per un concomitante impegno”.

Fonte: Ufficio Stampa del Consiglio Comunale

 

Scafati, i primi giorni del carcere dell’ex sindaco: Aliberti sottoposto ad esame cardiologico

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Visita cardiologica per l’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti finito in manette per il reato di scambio politico-mafioso.

Non si sa ancora di per certo se la vita è stata causata da un malore dovuto allo stress accumulato a causa della bufera mediatica che l’ha coinvolto dopo la sentenza definitiva che l’ha visto condannato al carcere, oppure si è trattato di un normale e quotidiano controllo di routine. L’ex sindaco Aliberti, che ha anche intenzione di partecipare alle funzioni religiose, nei giorni dopo la notizia è stato oggetto di forti critiche da parte dei suoi concittadini che hanno espresso il loro pensiero attraverso frasi discriminatorie nei confronti del soggetto in questione trascrivendole con le bombolette spray su Palazzo Mayer, simbolo comunale della città. Momenti difficili quindi che hanno visto anche la mobilitazione degli avvocati della difesa nelle ultime ore in quanto sono scaduti i giorni a disposizione, 5 per l’esattezza, per l’interrogazione di garanzia. Infatti, come riportato da sei.tv :I legali dell’ex sindaco, Silverio Sica ed Agostino De Caro, in mattinata avrebbero presentato istanza al Gip Giovanna Pacifico proprio per quel “diritto negato” al proprio assistito. La richiesta è l’annullamento della misura cautelare emessa mercoledì”.

Ex Juve Stabia, Kanoute lascia il Benevento. Questa la sua nuova squadra

Yaye Kanoute passa alla Pro Vercelli

Nuova avventura per Yaye Kanoute, forte esterno offensivo lo scorso anno alla Juve Stabia. Il senegalese si è trasferito dal Benevento alla Pro Vercelli, in Serie B, con la formula del prestito secco.

Per Kanoute poco spazio con gli stregoni nella massima serie, nonostante l’esordio in Serie A nel corso della prima parte di stagione. Da ricordare che Kanoute, nel campionato scorso, con la maglia della Juve Stabia ha fatto registrare 31 presenze e ben 7 reti.

Questo il comunicato della Pro Vercelli:

La società comunica di aver acquisito – a titolo temporaneo – dal Benevento Calcio il diritto alle prestazioni sportive del calciatore MAMADOU KANOUTE. L’esterno senegalese classe 1993 oggi (ieri n.d.r.) pomeriggio sarà già a disposizione di Mister Gianluca Grassadonia.

Sabato 3 febbraio al Pan Marilù presenta “Avesseme Fortuna”

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Marilù il 3 febbraio presenta “Avesseme Fortuna” progetto nato in collaborazione con Antonio di Francia

Sabato 3 febbraio al Pan di Napoli Marilù presenta “Avesseme Fortuna” un lavoro fatto come composizione sospesa tra sacro e profano, amore ed odio. Il progetto è di Marilù Poledro ed Antonio di Francia, mentre la produzione artistica, arrangiamenti e composizioni originali sono curati dal  M° Antonio Di Francia già autore ed arrangiatore per il Solis String Quartet (di cui è membro fondatore), Noa ed Eugenio Bennato:

“Quando passeggi nel cuore di Napoli, può capitare di smarrirti in quei vicoli un po’ bui ma assai variopinti, da cui il sole fugge ma il calore resta prepotente, così come l’odore di salsedine e ragù! Lì, nascono storie intense, intrise di pathos, che sciolgono il cuore in gola. Non si sa’ né chi né dove, perché il fatto di per sé, rotolando giù p’ ‘o vico, è rimasto impigliato tra le ciglia di quella anziana “fore ‘o vascio” che per sulitudine t’ ‘o vo’ cuntà, mentre inconsapevole, sovrappensiero , arravoglia ‘a curona vicino ‘o curniciell, pregandoli cu ‘a stessa intensità.

E’ così che in “Avesseme Furtuna” si mescolano sacro e profano, amore e odio, dolore e gioia. Attraverso un sapiente lavoro di arrangiamenti e di composizione, si dipanano musiche che ognuno di noi porta già sedimentate nell’anima e che attendevano solo d’esser liberate.
Parole scelte con sapienza istintiva si avvolgono come edera sulle note ed è così che vengono narrate le policromie dell’animo umano, attraverso la voce di Marilù, definita da Peppe Servillo come “..ricca di sfumature e dal timbro pieno e armonioso, che dialoga teatralmente con i piani sonori delle orchestrazioni, fornendo così un senso della prospettiva che avvolge l’ascolto e favorisce la narrazione..”
Fonte: Ufficio stampa “Music Press Office”

Del Genio: “Il Napoli ora vince anche con le giocate dei singoli. Chiriches…”

“Chiriches ha sofferto Palacio, ma la colpa non è sua”

Il giornalista Paolo Del Genio è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli durante la trasmissione radiofonica Radio Goal parlando del momento del Napoli.

Ecco le sue parole:
“Il Napoli vince sempre, è sotto gli occhi di tutti, col collettivo. Qualche volta non ne ha bisogno, avendo a disposizione dei calciatori molto forti che ti risolvono la gara con una giocata. Si era sofferto il Bologna, difesa alta e quindi loro hanno potuto fare delle cose, però c’era Reina e Mario Rui, salvataggi importanti. La base resta, come detto da Sarri, sempre il giocar bene”.

Poi il discorso si sposta su Chiriches:
“Albiol è uno dei giocatori più importanti del Napoli, fa funzionare bene tutto. Il rumeno ieri ha sofferto Palacio, ma non è stato fortunato perchè si è trovato nella fase in cui la squadra si è allungata, è stato bravo a riprendersi. Buona qualità nel giocare il pallone, bravo nel possesso. Non erano sue le responsabilità della situazione che si era creata ieri”.

Caso shock a Nola, abusava della figlia 13enne: arrestato grazie a Facebook

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Caso shock a Nola: violenta la figlia 13enne da mesi, scoperto tramite chat di Facebook

C’è chi dice che i social siano un’invenzione negativa e logorante per i giovani, ma molte volte, come in questo caso, possono salvare la vita! I primi segnali della violenza sono emersi proprio su una chat Facebook dedicata ad una pagina del suo cantante preferito: così si è scoperto che una ragazzina di Nola, paese nel napoletano, di appena 13 anni era vittima di violenza. Le indagini hanno trasformato i sospetti di un sovrintendente della Polizia di Stato in servizio alla Questura di Milano in fatti certi: la ragazzina subiva dal luglio 2017 le violenze sessuali continue del padre nel silenzio e nella sofferenza, ma poi i segnali velati sono iniziati ad arrivare e fortunatamente ad essere captati. Tempestivo l’intervento delle forze dell’ordine che ha provveduto ad arrestare il 41enne di Nola, ennesimo orco, attore di un teatro di violenza ai danni della figlia minorenne. I militari della Compagnia di Nola hanno fermato l’accusato ammanettandolo per violenza sessuale su minore aggravata e continuata. Tutte le prove raccolte sono frutto di studi, indagini fatte dagli esperti con intercettazioni ambientali, pedinamenti e conversazioni di chat che hanno portato ad annoverare la tesi che si trattasse di abuso su una minorenne aggravato anche dalla parentela. 

Napoli, Koulibaly alle catacombe. I tifosi gli strappano una promessa

Ritornerà in caso di vittoria tricolore

Lo aveva rivelato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport e i fatti lo dimostrano: Kalidou Koulibaly ama visitare la città di Napoli nei suoi meandri ed in particolare il rione Sanità che ha visto la nascità del grande Totò.

Il difensore senegalese si è recato questa mattina, prima degli allenamenti pomeridiani in vista di Benevento, alle catacombe della città accolto dai ragazzi della cooperativa sociale “La Paranza” che da anni hanno rivitalizzato un sito archeologico tra i più affascinanti, e visitati, della città partenopea.

Accompagnato dalla compagna Charline, Koulibaly è rimasto impressionato dalle tombe dei primi cristiani e degli esuli africani accolti a Napoli nei primi secoli. Si è soffermato in particolare sul mosaico del vescovo africano di Cartagine che nella prima metà del IV secolo approdò sulle coste napoletane. L’abbattimento delle barriere architettoniche e i percorsi per non vedenti, hanno colpito la sensibilità di Koulibaly che ha deciso di intrattenersi a lungo con i ragazzi scambiando con loro impressioni ed esperienze. La promessa che gli è stata strappata è stata di tornare dopo il 20 maggio, ovviamente con il tricolore cucito sul petto. Kalidou ha sorriso, si è fatto raccontare da amici napoletani cosa accadrebbe in caso di scudetto e di sicuro festeggerebbe in strada, tra i ragazzi di Napoli, come piace a lui.

Via al Consiglio Comunale: aperto con la commemorazione dell’ex sindaco di Nablus Ghassan Al Shakaa

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Via al Consiglio Comunale iniziato con la commemorazione dell’ex sindaco di Nablus Ghassan Al Shakaa scomparso da poco.

Il Consiglio comunale iniziato con la commemorazione dell’ex sindaco di Nablus Ghassan Al Shakaa recentemente scomparso, ricordato in Aula dal presidente del Consiglio Alessandro Fucito e dal sindaco Luigi de Magistris. Sul valido inizio della seduta si è svolto subito dopo un dibattito che ha visto alcune contestazioni e l’intervento del vice Segretario generale Maida:

“La seduta è iniziata con la commemorazione di di Ghassan Al Shakaa, ex sindaco di Nablus, morto all’età di 74 anni lo scorso 25 gennaio 2018, alla presenza di esponenti della comunità palestinese di Napoli e del rappresentante del CIELM (Coordinamento Internazionale degli Enti Locali del Mediterraneo).

Per comprendere questa perdita, ha detto il presidente del Consiglio Fucito, basta pensare alle parole del New York Times di qualche giorno fa che gli ha riconosciuto il ruolo di comunicatore di pace, di diritti, capace di stabilire legami internazionali importanti per promuovere la causa palestinense; avvocato, Ghassan Al Shakaa si è sempre battuto per i diritti – fu anche  imprigionato nel 1981 a causa delle sue battaglie politiche – ed ha avuto una vita intensa di partecipazione politica: è stato il primo sindaco di Nablus, una delle città più grandi della Cisgiordania, dal 1994 al 2004, e dal 2012 al 2015. In questi anni ha spesso visitato Napoli, portando avanti molti progetti e dibattiti insieme ad altri sindaci dell’area del Mediterraneo. Suo obiettivo è sempre stato la costruzione di un rapporto di pace per il dialogo tra gli enti locali del mediterraneo, anche con le città israeliane. Fucito ha anche ricordato momenti personali di condivisione con Ghassan Al Shakaa, che ha sempre chiesto il dialogo con la comunità palestinese. Ha sempre rassicurato, mostrato tranquillità fierezza, candore, energia, capaci di superare momenti di tensione e difficoltà.

Il sindaco de Magistris ha ricordato l’intenso rapporto di amicizia e solidarietà con Ghassan, un rapporto vissuto intensamente nelle fasi di preparazione della cittadinanza onoraria di Napoli ad Abu Mazen, sottolinenando il ruolo delle città per la costruzione di ponti di pace e per due Stati autonomi che possano convivere nel rispetto reciproco. Ghassan Al Shakaa aveva un grande carisma, era benvoluto dalla gente di Nablus, un combattente per il riscatto del popolo palestinese. Con lui si è costruita una rete di città per un Mediterraneo mare di pace e non di morte; è importante che tutti gli riconoscessero un ruolo di mediazione, con autorevolezza, che ha provato a rivendicare la dignità del popolo palestinese nel mondo. Mi ha colpito il suo amore per la città di Napoli, ha concluso il Sindaco che ha voluto ricordare anche la solidarietà espressagli al momento della sospensione dalla carica di Sindaco. Portare gli ideali del popolo palestinese verso il riconoscimento dei diritti di un popolo, questo il messaggio di un grande combattente, per cui la città di Napoli si stringe intorno alla comunità palestinese in questo momento”.

In seguito alla commemorazione polemiche per il numero insufficiente presente per iniziare la seduta stessa:

“Dopo la commemorazione, si è sviluppato un dibattito sulla validità della prosecuzione della seduta dopo che, all’appello iniziale, era stato erroneamente comunicato un numero insufficiente (20) a iniziare la seduta stessa, con numerose contestazioni e interventi dei consiglieri, nonché del vice Segretario generale Maida”.

Fonte: Stampa del Consiglio Comunale

Napoli, Carabiniere tenta il sucidio al Tribunale del Centro Direzionale

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Tenta il suicidio sparandosi alla nuca con la sua pistola d’ordinanza: maresciallo grave al Cardarelli di Napoli.

Un maresciallo dei Carabinieri questa mattina ,durante il suo turno di lavoro svolto come ogni giorno nel suo ufficio, ha tentato il suicidio sparandosi un colpo di pistola, la sua personale d’ordinanza, al 29° piano del Tribunale di Napoli sito al Centro Direzionale, nel reparto dei “servizi di magistratura”. Subito, dopo il folle gesto, sono tempestivamente intervenuti i soccorsi che hanno provveduto con l’elisoccorso della croce rossa  al trasporto dell’uomo all’Ospedale Cardarelli (Na), trasportandolo in codice rosso.  Ancora sconosciute le motivazioni del tentato suicidio, molto probabilmente sono da imputarsi a problemi  di natura personale, resta che le sue condizioni di salute, da quanto si fa sapere, non sono delle buone: è grave.

Napoli-Lazio: oggi pomeriggio parte la prevendita

Il match si terrà sabato 10 febbraio ore 20:45
I  biglietti per la gara di Campionato Napoli-Lazio che si disputerà sabato 10 febbraio 2018 alle ore 20,45 presso lo Stadio San Paolo di Napoli saranno posti in vendita a partire dalle ore 15,00.

Nella more di ricevere indicazioni dalle Autorità competenti, le vendite inizieranno nella sola Regione Campania e per i soli residenti campani.
I tagliandi potranno essere acquistati presso tutti i punti vendita Listicket abilitati.
Per tale evento non è consentito il cambio utilizzatore.
Questi i prezzi :
Tribuna Posillipo  € 80,00
Tribuna Nisida     € 55,00
Tribuna Family € 15,00 / € 5,00 (tariffa ridotta)
Distinti € 40,00
Curve  € 25,00
La SSC Napoli ricorda che per i possessori di tessera del tifoso Club Azzurro Card e di Fidelity Card (Fan Away e Fan Stadium Card) e’ possibile acquistare anche on line.
Per effettuare l’acquisto online è sufficiente collegarsi al sito web ufficiale della SSC Napoli www.sscnapoli.it e cliccare nelle sezioni “biglietti” o “insieme allo stadio”, oppure accedere direttamente dal banner “ ticket on line” presente nella home page del sito ufficiale SSC Napoli.
Gli utenti saranno indirizzati al sito Listicket.com gruppo TicketOne, nel quale, dopo essersi registrati, potranno acquistare il biglietto caricandolo elettronicamente sulla Club Azzurro Card, Fan- Away o Fan Stadium Card.
 Alla transazione potranno essere aggiunte, da Listicket, commissioni di pagamento.
Questa modalità di vendita prevede che il titolo di accesso venga associato alla Club Azzurro Card,  Fan-Away e/o Fan Stadium Card che, quindi, dovrà essere utilizzata sia per inserire il numero identificativo al momento dell’acquisto, sia per l’accesso ai tornelli dello stadio tramite la lettura del codice a barre.
Il posto assegnato allo stadio sarà indicato sul documento segnaposto la cui stampa, è disponibile all’indirizzo internet:
inserendo le informazioni richieste sulla pagina e procedendo, nella pagina successiva, attraverso il link Stampa Segnaposto.
Il documento segnaposto deve essere obbligatoriamente stampato e presentato ad ogni richiesta del personale di controllo presente allo stadio, ma il documento segnaposto, da solo, non rappresenta titolo d’accesso valido per l’ingresso.
Infatti per accedere allo stadio, è indispensabile portare con sé la propria Club Azzurro Card o la Fan Away o la Fan Stadium Card , il documento segnaposto ed un documento di riconoscimento.
Da questa stagione sportiva i possessori di tessera del tifoso Club Azzurro Card e di Fidelity Card (Fan Away e Fan Stadium Card)  avranno l’opportunità di acquistare i tagliandi attraverso il Call Center https://www.ticketone.it/biglietti.html?affiliate=ITT&doc=campaign&campaign=call_center_892101
fonte sscnapoli.it

Oggi avvenne: nel 2011 Cavani stende la Samp con una tripletta

Nel 2005 Calaiò realizzo la prima rete con la maglia del Napoli

Il giorno 30 gennaio il Napoli ha giocato dodici partite, nove in serie A, due in serie B ed una in serie C1, ottenendo quattro vittorie, sette pareggi e una sola sconfitta.

Nel 2005 il primo gol di Emanuele Calaiò in maglia azzurra nel 4-1 al Lanciano.

Ricordiamo il 4-0 alla Sampdoria nella terza di ritorno della serie A 2010/11

Questa è la formazione schierata da Walter Mazzarri:

De Sanctis, Santacroce, Cannavaro (70′ Cribari), Campagnaro, Zuniga, Gargano, Yebda, Dossena, Hamsik (58′ Sosa), Lavezzi, Cavani, Lucarelli

I gol: 16′ e 45′ (rig) Cavani, 48′ Hamsik, 57′ Cavani

Dopo ventuno giornate il Napoli era secondo in classifica con 40 punti alle spalle dei 44 del Milan. Gli azzurri hanno chiuso il torneo al terzo posto  alle spalle delle due milanesi.

Nel poker alla Sampdoria una tripletta di Cavani, una delle sette che l’uruguayano ha segnato in serie A con la maglia del Napoli. Cavani è nettamente in testa alla classifica dei triplettisti azzurri davanti a Mertens, secondo a quota quattro, ad Higuain, terzo a tre, e ad Altafini, Barbieri, Canè, Vinicio e Vojak quarti a quota due.

Napoli, Auriemma: “Younes si è smarrito! Non si trova…”

“Il suo entourage non riesce a contattarlo”

Raffaele Auriemma ha parlato ai microfoni di Radio CRC durante la trasmissione Si Gonfia la Rete a proposito del trasferimento di Younes al Napoli.

Ecco le sue parole:

“So che ci sono due affari sicuri: l’arrivo di Machach che è stato tesserato dal Napoli e deve girarlo in prestito e la cessione in prestito di Maksimovic. Younes? Lasciami capire che cosa sta succedendo. Questa è la ragione secondo me per la quale il Napoli non abbia ancora ceduto Machach. Giaccherini andrà via, comunque non fa parte del progetto del Napoli. Sto incontrando delle difficoltà, non ha scambiato una parola e rilasciato nessuna dichiarazione. Non ha parlato con nessuno, ora non si riesce a contattare Younes dopo che se n’è andato via da Napoli ed è tornato ad Amsterdam. Il Napoli ha sottoscritto l’accordo con l’Ajax, non riusciamo a contattare l’agente del calciatore. E anche l’avvocato De Rossi dice che il ragazzo è entusiasta. Non si troverà perchè ha smarrito il cellulare, verificheremo se ci dovessero essere momenti di difficoltà. Il suo entourage non riesce a contattarlo, non so se intorno a questo smarrimento possa esserci dell’altro, questo lo andremo a capire di qui a poco. Questa è una nostra impressione, nel momento in cui stavamo aspettando il tweet di De Laurentiis. Politano? Molto difficile che arrivi a Napoli, anche perchè alcune testate hanno dichiarato che il Sassuolo non lo cederà a gennaio, ma a giugno”.

Castellammare, risse in villa tra minorenni: è allarme baby gang

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Allarme violenza a Castellammare: due giovani ragazzi vittime di baby gang, gli stabiesi indignati sui social per gli scarsi controlli.

La tregua, che sembrava aver placato qualche minorenne troppo violento, coinvolto all’interno di episodi che hanno fatto da terribile scenario alla città di Castellammare di Stabia(NA), sembra esser finita: sabato notte una banda di ragazzini, tra i 10 ed i 13 anni, ha iniziato a provocare due coetanei, sotto gli occhi di tutti mentre passeggiavano in villa comunale. I bulli, infastiditi dalla passività dei ragazzi, indifferenti alle offese ricevute, hanno tentato un aggressione passando alle botte vere e proprie, ma l’intervento tempestivo dei genitori delle due vittime ha placato la spirale di violenza che stava ancora una volta inghiottendo i minorenni. La presenza dei genitori ha sedato la rissa, ma la vicenda sui social ha indignato non poco gli stabiesi che lamentano sempre di più la mancanza di un controllo rigido contro chi, come la gang di ragazzi, si aggira di sera alla ricerca di qualcuno con cui litigare, garantendo il rischio di provocare qualche danno grave senza nemmeno poi avere la certezza di una legge che possa riconoscere la gravità dei reati, in quanto in questo caso, si è imputati  per la giovane età: è allarme violenza a Castellammare!

Fatta la legge ….. : ancora poltrone garantite con le “candidature plurime”

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Con le elezioni, alla Camera troveremo 232 collegi uninominali e 386 posti assegnati col proporzionale a candidati di liste brevi e bloccate; al Senato stesso sistema ma con metà dei posti Spicca la possibilità di candidature plurime nelle quali lo stesso candidato figura nell’uninominale e nelle liste proporzionali. Per proteggere candidati da tutelare dal rischio di non entrare in Parlamento, tra cui alcuni politici “eccellenti”.

Il vecchio vizio di garantirsi il seggio in Parlamento

Anche la nuova legge elettorale permette le candidature plurime ovvero, la possibilità di candidarsi in più collegi diversi. Rispetto al passato, ci sono più vincoli alla discrezionalità, ma resta il fatto che un candidato bocciato all’uninominale dagli elettori può essere ripescato nel proporzionale.

Come funziona la candidatura plurima

I partiti hanno definitivamente presentato i simboli, i programmi e le liste elettorali che si sfideranno il 4 marzo. Può finalmente cominciare ufficialmente la campagna elettorale, che vedrà sfidarsi i candidati in 232 collegi uninominali alla Camera e in 116 al Senato. Tolti i seggi spettanti alla circoscrizione estero (12 alla Camera e 6 al Senato), i posti restanti – 386 alla Camera e 193 al Senato – saranno assegnati con metodo proporzionale a candidati raccolti in liste circoscrizionali brevi, bloccate, che rispettano le quote di genere e caratterizzate dalla possibilità di candidature plurime.

La candidatura plurima è un istituto che permette a un candidato di correre contemporaneamente in più collegi elettorali. Si tratta di una caratteristica tipica dei sistemi proporzionali o perlomeno misti. Nei collegi uninominali e con metodo di voto maggioritario, la rinuncia di un candidato eletto non porterebbe alla sua sostituzione con il secondo arrivato (significherebbe annullare la volontà della maggioranza relativa di quel collegio) bensì all’indizione di elezioni suppletive (come avviene nei casi di dimissioni o decesso di un eletto). È un metodo di sostituzione costoso (ci vogliono soldi e tempo per indire nuove elezioni in un seggio che altrimenti rimarrebbe vacante), ma senza alternative. Nel sistema proporzionale, invece, i seggi della circoscrizione sono assegnati a liste di partito, di fatto indipendentemente dall’identità di chi ne fa parte. È quindi del tutto possibile che un eletto venga sostituito da chi lo segue nella posizione in lista (o nel numero di preferenze, se fossero possibili). Quando però un candidato si presenta in più collegi plurinominali, la possibilità che sia effettivamente eletto in più luoghi non è affatto remota. La nuova legge elettorale (legge 165/2017) dà la possibilità a ogni candidato di essere incluso fino a un massimo di cinque volte in liste plurinominali, anche se risulta candidato all’uninominale.

Non si tratta certo di una novità: in Italia – e non solo – le pluricandidature sono sempre esistite (e sono possibili, per esempio, per le elezioni europee). L’intento è almeno triplice. Innanzitutto, offre al candidato maggiori possibilità di elezione: è quindi una norma che mette al riparo i leader – o talune personalità rilevanti – da eventuali bocciature ed è naturalmente molto apprezzata dai partiti più piccoli. Permette poi a eventuali leader acchiappavoti di aumentare i consensi per la propria lista in tutti i collegi in cui è presente (celebre il caso di Silvio Berlusconi capolista in tutte le circoscrizioni per le elezioni europee del 2009). Infine, permette allo stesso leader di decidere strategicamente chi far entrare in parlamento, imponendo la scelta del collegio di elezione al candidato e determinando quindi quali “secondi” far passare al suo posto e quale no.

Tutto come prima?

Di riforma in riforma, quindi, il vizio di permettere le pluricandidature non sembra abbandonare il legislatore italiano. Da un lato, la norma può avere aspetti positivi, perché consente appunto di tutelare alcune candidature, considerate meritorie (per ragioni più o meno legittime); dall’altro, tuttavia, interferisce con il meccanismo democratico perché rende ripescabile, cioè eleggibile, chi invece non è stato eletto in un determinato collegio.

A differenza del passato, però, la nuova legge elettorale contiene un elemento che vincola la discrezionalità dell’eletto: prevede infatti che il parlamentare eletto in più collegi plurinominali sia proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore cifra percentuale di collegio plurinominale, così come determinata ai sensi della legge. Inoltre, il parlamentare eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende ovviamente eletto in quello uninominale.

Si tratta di un passo in avanti? Forse, ma solo se si accetta come naturale la presenza della candidatura plurima: diminuendo la discrezionalità dell’eletto, si rende la sua proclamazione “neutrale” rispetto alla composizione del parlamento. Tuttavia, resta il dubbio che la norma continui a essere usata per tutelare la longevità del ceto politico più che per promuovere l’elezione di outsider senza un bacino elettorale. È ancor più grave che la pluricandidatura permetta a un candidato non eletto all’uninominale di essere ripescato: se il voto proporzionale è più un voto di lista, quello maggioritario nel collegio uninominale è più personale. Il candidato bocciato nel collegio uninominale è un candidato rifiutato dal suo elettorato. Ritrovarselo comunque in parlamento, per gli elettori di quel territorio, non deve essere particolarmente gradito. Non è certo un buon metodo per aumentare il rapporto di fiducia tra elettore ed eletto.

Perché dunque non basare la propria preferenza elettorale anche su questo elemento? Come si comportano cioè i diversi partiti in questo caso? Una volta che le liste elettorali saranno ufficiali e disponibili, sarà interessante capire quale partito ha sfruttato di più la norma e per quale motivo.

PAOLO BALDUZZI – Si laurea all’Università Cattolica di Milano e consegue M.Sc. e Ph.D. in Economics presso la University of Edinburgh. Dopo una breve esperienza presso l’Università di Milano-Bicocca, diventa ricercatore in Università Cattolica, dove insegna Scienza delle finanze ai corsi diurni e serali, triennali e magistrali. Ha insegnato anche al Dottorato in Economia e Finanza delle Amministrazioni Pubbliche dell’Università Cattolica, all’Università di Milano-Bicocca e alla Scuola Superiore di Economia e Finanza. I principali interessi di ricerca riguardano la political economy, con particolare riferimento al ruolo delle leggi elettorali, il federalismo fiscale, la finanza pubblica, le pensioni e la disuguaglianza intergenerazionale. Ha contribuito a libri e pubblicato articoli su riviste internazionali. E’ membro e Segretario generale dell’associazione ITalents. E’ stato membro della Commissione tecnica per la revisione della spesa guidata da Carlo Cottarelli per i capitoli di spesa sui costi della politica. Attualmente è Consulente tecnico per la Presidenza del Consiglio al tavolo delle trattative con le Regioni per la concessione di maggiore autonomia ex art 116 comma 3 della Costituzione. Da novembre 2017 è editorialista presso “Il Messaggero” 

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