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CorSport contro Mazzoleni: “Il rigore su Callejon non esiste e sul Var..”

Il rigore assegnato da Mazzoleni su Callejon è stato molto discusso

Il Napoli batte il Bologna 3-1, ma ci sono tante recriminazioni. Verso la fine del primo tempo Mazzoleni assegna un rigore agli azzurri per una trattenuta di Masina su Callejon, che Mertens trasforma siglando il momentaneo 2-1 partenopeo. La moviola del quotidiano Il Corriere dello Sport ecco cosa scrive: “Molto approssimativo Mazzoleni, anche per lui il VAR (Orsato) sembra un optional, non rivede nulla e si fida, comportamento difficilmente spiegabile (a meno che non ci siano stati problemi; di comunicazione sicuro, visto che sul rigore usa l’auricolare del IV La Penna). Il Bologna protesta per il tocco di mano di Koulibaly: può essere considerato involontario, è parallelo al corpo, non è largo, il difensore non lo muove e non lo allarga quando arriva il pallone calciato da Palacio. Più dubbi sul rigore concesso, generosissimo: Callejon entra dentro l’area, Masina gli poggia una mano sulla spalla, non affonda, ma il tocco c’è e induce l’arbitro a fischiare”.

Napoli, un guasto elettrico ferma la Linea 1 della Metropolitana: disagi ai pendolari

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Si ferma la Linea 1 della Metropolitana di Napoli

Nuovi disagi per i tanti pendolari che ogni giorno viaggiano con la Metropolitana di Napoli. Questa mattina la Linea 1 è rimasta ferma per circa due ore, a causa di un malfunzionamento elettrico. Questo problema ha causato non pochi disagi alle tante persone che per motivi lavorativi o di studio usufruiscono dei servizi della Metro. Gli operai della Anm però si sono messi immediatamente al lavoro e alle 8:30 la situazione è ritornata alla normalità con i treni che hanno iniziato a fare le proprie tratte. Dopo lo sciopero delle ditte di pulizie e altri guasti vari, ci sono stati altri disagi.

FOTO ViViCentro – Castelvetro-Pianese 3-3, rocambolesco pareggio

FOTO ViViCentro – Castelvetro-Pianese 3-3, rocambolesco pareggio
Partita dalle mille emozioni al Braglia con due squadre che si sono affrontate a viso aperto senza esclusioni di colpi. La partita inizia in sordina e nei primi 10’ le due squadre si studiano senza grandi occasioni poi la Pianese prende campo e comincia a macinare occasioni. La Prima occasione è con Golfo che in contropiede impegna dalla distanza Rossini e poi con Capone che sfrutta bene un calcio d’angolo ma Tos salva sulla linea di porta. Il Biancoazzurri rispondono con Cozzolino ma Wrobleswski controlla. Al 32’ la Pianese passa con Giustarini che raccoglie una respinta corta e batte Rossini. La prima frazione si chiude con i toscani in vantaggio. Nel secondo tempo la partita si alza di ritmo e il Castelvetro si fa più deciso e al 60’ trova subito il pareggio con Lessa Locko grazie ad un lancio preciso di Calanca che lo proietta a tu per tu con Wrobleswski e non sbaglia. La gioia dura solo 2’ perché la Pianese torna nuovamente in vantaggio grazie a Ferri che di Testa mette in rete un cross di Giustarini. I ragazzi di Mezzetti non demordono e al 66’ minuto ritrovano il pareggio con un guizzo di Lessa Locko in mezzo all’area. La partita è divertente, le squadre, ormai lunghe lasciano praterie dove gli attaccanti si inseriscono e creano occasioni da entrambi i lati. Al 76’ ancora la Pianese in vantaggio, errore di cozzino in disimpegno permette a Simeoni di trovarsi a tu per tu con Rossini e non sbaglia. Il carattere e la voglia di non perdere dei Biancoazzuri si nota e lo sforzo viene ripagato al 79’ quando Tos su calcio d’angolo svetta più in alto di tutti e batte l’incolpevole Wrobleswski e portando il risultato sul definitivo 3 a 3.

Reti: 32′ Giustarini (P), 60′ e 66′ Lessa Locko, 62′ Ferri (P), 76′ Simeoni (P), 79′ Tos

Castelvetro (4-3-1-2) – Rossini; Davighi (59′ Taviani), Tos, Ristori, Magliozzi; Ghizzardi, Calanca, Zagari; Cozzolino; Lessa Locko, Cheli (80′ Ubaldi). A disposizione: Tabaglio, Pacilli, Saccani, Zouhri, Rondinelli, Asante, Bartorelli. All. Lorenzo Mezzetti

Pianese (4-3-1-2) – Wroblewski; Marghi, Bernardini (88′ Ravanelli), Capone, Gagliardi; Maresi, Simeoni, Bianchi; Giustarini, Ferri, Golfo (64′ Fapperdue). A disposizione: Palumbo, Petroselli, Mannarini, Carissimi, Kthella. All. Marco Masi

Arbitro: Fabio Catani di Fermo (Assistenti: Gilberto Laghezza di Mestre e Milos Djordjevic di Schio)

Ammoniti: Calanca, Cozzolino, Giustarini, Magliozzi

dal nostro inviato, Christian Mastalli

Letta vs Renzi: lotta sulla mutazione genetica del PD

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Da tempo – ricorda Federico Geremicca nell’editoriale – si accusa Renzi di voler trasformare il Pd in un movimento personale. “Dalla scissione subita l’inverno scorso fino alla composizione di queste liste elettorali, è come se il Pd fosse stato sottoposto ad una sorta di profonda mutazione genetica”.

L’ultima sfida per creare il nuovo partito

ROMA – Sono anni – in pratica dal suo avvento alla segreteria del Pd (dicembre 2013) – che Matteo Renzi è inseguito da un velenosissimo sospetto: quello di voler trasformare il Partito democratico in qualcosa di profondamente diverso, addirittura in un «movimento personale», al quale è stato dato – per comodità – il nome di PdR (Partito di Renzi). Il sospetto, diciamolo subito, in questi anni è apparso più un utile strumento di polemica e propaganda che il prodotto di una oggettiva analisi politica. Questo – però – fino a ieri: giorno in cui il Pd ha ufficializzato le proprie liste elettorali.

LEGGI ANCHE – Letta accusa Renzi sulle liste: “il Pd corre verso l’abisso”

Qui non è in questione, naturalmente, né la qualità dei nomi presentati e nemmeno il diritto di un segretario di partito a plasmare i gruppi parlamentari, diciamo così, in modo da garantirne la tenuta sulla linea politica (e di governo) scelta. Quel che può essere oggetto di discussione, invece, è il profilo che avrà il Pd dopo il voto: e dopo un metodo di selezione dei nomi in lista che ha prodotto nuove e profonde ferite sul corpo del Partito democratico.

Una annotazione appare, a questo punto, evidente: nel giro di un anno – e cioè dalla scissione subita l’inverno scorso fino alla composizione di queste liste elettorali – è come se il Pd fosse stato sottoposto ad una sorta di profonda mutazione genetica. «Non è più un partito di sinistra», ha accusato ieri Pietro Grasso, tirando acqua al mulino di Liberi e Uguali. La sentenza è forse azzardata: ma tornare a parlare oggi di PdR, piuttosto che di Pd, non può più esser considerato solo un artificio polemico.

Non è soltanto questione di assenze: il fatto, cioè, che i due ultimi segretari del partito (Bersani ed Epifani) militino altrove, che molti altri co-fondatori li abbiano seguiti o che perfino i due padri nobili del Pd (Prodi e Veltroni) siano in posizione defilata o addirittura critica. È soprattutto il modo in cui si è supplito a queste defezioni a meritare una riflessione: un gruppetto di fedelissimi (nel partito e nelle liste) imposti con la forza dei numeri e senza – di fatto – alcun confronto. Qualcuno ne ha potuto avere purtroppo conferma nelle pesanti notti del Nazareno trascorse a sistemare nomi e cognomi in collegi e listini, durante le quali solo Lotti, Boschi e Bonifazi hanno avuto accesso alle stanze del segretario.

Nemmeno di fronte ad un appuntamento delicato e decisivo come le elezioni, insomma, Matteo Renzi ha cambiato il suo stile di direzione: avanti tutta, costi quel che costi. Era accaduto dopo il referendum del 4 dicembre e dopo le tante sconfitte elettorali subite (dalla Liguria alla Sicilia, fino a Roma e Torino). I fatti e il tempo, dunque, non hanno portato consiglio: il «noi al posto dell’io», l’esaltazione della «squadra a più punte del Pd» e la promessa collegialità, sono rapidamente tornate in soffitta per lasciar spazio al solito stile accentratore.

Ma Renzi può esser, a modo suo, comunque soddisfatto: infatti, controllerà senza problemi il futuro gruppo parlamentare: proprio come era per Bersani all’inizio della tormentata legislatura appena conclusa… Quel che è certo, è che se le elezioni dovessero andar male, lo scontro nel Pd sarà durissimo. E proprio da quella resa dei conti potrebbe nascere – perfino ufficialmente – quel PdR fino a ieri solo sospettato e che oggi – invece – appare in piena e inevitabile gestazione.

vivicentro.it/EDITORIALE
vivicentro/Letta vs Renzi: lotta sulla mutazione genetica del PD
lastampa/L’ultima sfida per creare il nuovo partito FEDERICO GEREMICCA

Assegnati gli Oscar della musica. Bruno Mars fa piazza pulita.

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Bruno Mars fa piazza pulita. E’ lui il re incontrastato della 60/ma edizione dei Grammys, gli Oscar della musica, in un’edizione che verrà ricordata per aver portato sul palco il sostegno alle donne vittime di molestie.
Essendo questa stagione dei premi carica di significati sociali e politici, anche la 60ma edizione dei Grammy è stata caratterizzata dai tanti discorsi e momenti dedicati ai movimenti a difesa delle donne vittime di molestie. Così quasi tutte le star presenti alla serata hanno indossato una rosa bianca, adottata come simbolo della lotta delle donne contro gli abusi. Elton John ha cantato “Tiny Dancer” insieme a Miley Cyrus con una rosa bianca sul pianoforte e la pop star Kesha ha commosso tutti con una performance carica di emozioni.
La cantante si è esibita in “Praying” insieme a Cyndi Lauper, Andra Day, Camila Cabello, che alla fine della canzone si sono abbracciate commosse, cosa che ha fatto emozionare anche il conduttore della serata James Corden.
Kesha è stata particolarmente esplicita nel parlare della recente battaglia femminile contro gli abusi sessuali. D’altronde la battaglia legale contro il produttore Dr. Luke, dalla cantante accusato di violenza sessuale e molestie, è diventata oggetto di titoli nazionali e molti musicisti, si sono offerti di aiutarla e di pagare le spese legali che deve affrontare per portare avanti la sua lotta.
Non sono mancati artisti di fama mondiale come Lady Gaga che ha dedicato “Million Reasons” alla zia scomparsa suonando un pianoforte a coda coperto di piume, gli U2 si sono esibiti su un palco sistemato sull’Hudson River davanti alla statua della Libertà.
Sting, in onore del ritorno dei Grammys a New York ha cantato “An Englishman in New York” e  Luis Fonsi e il rapper Daddy Yankee hanno cantato Despacito, nominata fra le cinque canzoni dell’anno (ma senza vincere nulla).
È andata male anche all’unico italiano candidato, l’armonicista Fabrizio Poggi, nominato nella categoria best traditional blues album, grazie al disco “Sonny & Brownie’s Last Train” registrato con il cantante e chitarrista blues Guy Davis.
Ritornando al vincitore, le sue prime parole dopo il verdetto sono state: “O mio Dio.  Grazie mille a tutti ragazzi. Wow. Voglio dedicare questo premio agli autori“.

Hamsik: “Inizio disastroso, ma abbiamo ribaltato il risultato”

Le sue parole

Marek Hamsik ha rilasciato alcune dichiarazioni al proprio sito: “L’inizio è stato pessimo, ma la nostra risposta è stata veloce. Ci siamo sistemati subito. Abbiamo una buona squadra. Abbiamo girato il punteggio a nostro favore, indicando il nostro carattere e la nostra forza. Siamo felici per il successo, guardiamo avanti”.

Giuntoli chiede informazioni di Han al Cagliari: dispetto alla Juve?

Giuntoli chiede informazioni di Han al Cagliari: dispetto alla Juve?

Come riporta la Gazzetta dello Sport i dispetti di mercato tra Napoli e Juve proseguono sul mercato: “La lotta per lo scudetto, infatti, è solo l’oggi di una rivalità che nel tempo rischia di essere predominante. Non a caso sabato il d.s. campano Cristiano Giuntoli ha preso contatto con il collega sardo Giovanni Rossi per chiedere informazioni sul nordcoreano Han, da settimane nel mirino dei bianconeri. L’ingresso in scena degli uomini di De Laurentiis tende ad alzare i numeri di quest’affare. Ed è un’operazione di disturbo quantomeno simbolica. Già negli ultimi giorni il dialogo tra i campioni d’Italia e la dirigenza sarda era stata difficile, con una differenza di valutazione sostanziale. È facile, dunque, che l’asta per Han si accenda nelle prossime ore. Come che svanisca nel nulla”.

Chievo-Giaccherini, oggi sprint finale: ingaggio spalmato fino al 2020

Chievo-Giaccherini, oggi sprint finale: ingaggio spalmato fino al 2020

Secondo La Gazzetta dello Sport in giornata il Chievo proverà lo sprint per chiudere definitivamente l’affare Emanuele Giaccherini con il Napoli. L’inserimento della Samp non ha portato la cosiddetta fumata bianca. L’ingaggio di 750mila euro dovrebbe essere spalmato fino al 2020, in questo modo l’operazione sul piano economico rientrerà nei parametri fissati dal Chievo.

Baby gang armata, si passa alla ‘trasferta’ per minacciare i passanti

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Baby gang armata, si passa alla ‘trasferta’ per minacciare i passanti

La Polizia Municipale di San Giorgio a Cremano ha denunciato ieri sera una baby gang composta da tre minorenni, due di Ercolano e uno di Portici, che, armati di una pistola a salve e di due coltelli a serramanico, da qualche giorno minacciava i passanti in villa Vannucchi e in piazza Massimo Troisi. I ragazzini sono stati riaffidati alle famiglie. A San Giorgio arrivavano con scooter sui quali viaggiavano privi di patente. La Polizia Municipale è entrata in azione dopo le segnalazioni di alcuni cittadini. La baby gang è stata individuata dopo un monitoraggio durato circa 24 ore.

Gli Arteteca a Castellammare: la data e tutti i dettagli

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Ecco il comunicato dello Stabia Hall

I comici Enzo e Monica del duo Arteteca, saranno presenti al Cinema di Castellammare di Stabia, Stabia Hall per presentare il loro ultimo lavoro cinematografico.

Ecco il comunicato dello Stabia Hall: Mercoledì 31 Gennaio allo spettacolo di FINALMENTE SPOSI delle ore 20:40 gli Arteteca Monica e Enzo saranno presenti in sala per salutare il pubblico e per farsi tante foto con voi!

 

Il Cantiere di Castellammare: in mostra dal passato al presente, i dettagli

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Il Cantiere di Castellammare: in mostra dal passato al presente, i dettagli

Le navi simbolo di ieri, l’Amerigo Vespucci in primis, e le navi di oggi. La cantieristica stabiese protagoniste del convegno alle Antiche Terme, organizzato dall’associazione nazionale Marinai d’Italia (gruppo medaglia d’oro al valor militare Luigi Longobardi) in collaborazione con la Capitaneria di porto, l’Istituto tecnico nautico di Piano di Sorrento, l’Azienda cura soggiorno e turismo e il portale web Liberoricercatore.it con il patrocinio del Comune stabiese, che si è tenuto ieri.

Come riporta Il Mattino: “Il passato, il presente e il futuro a confronto per una delle più antiche “fabbriche delle navi”, con anche una mostra ad hoc(tratte dall’archivio Paradiso Troncone di Napoli sugli storici cantieri navali) dal Cristoforo Colombo, gemella della più famosa “Vespucci” ai traghetti della Tirrenia. Un excursur strorico anche con i fotogrammi dei disastri prodotti dai nazisti nel settembre del 1943 o delle prove in mare del batiscafo Trieste, per raccontare l’attività lavorativa del cantiere navale e delle sue navi-simbolo dal varo alla consegna al committente.

Dal 1783 sino al secondo dopoguerra, senza dimenticare le cicliche crisi che hanno investito il Cantiere nel corso della sua multisecolare attività con un occhio alla sua destinazione futura”.

Higuain: “Napoli per lo scudetto? Devono venire a giocare in casa nostra…”

Le sue parole

Gonzalo Higuain ha rilasciato un’intervista al Corriere di Torino:

Cosa ha in più la Juve del Napoli? «Posso parlare per noi, non per loro. E in più dobbiamo avere la voglia di vincere, che anche loro avranno, e pensare che questo campionato dipenderà da noi: loro sono tornati in testa, ma dovranno venire a giocare qui, in casa nostra».

Che menù consiglia per l’inseguimento? «Dobbiamo restare calmi e cancellare le ultime due partite, in cui non s’è vista la vera Juve. Quella autentica è un’altra, ma penso sia normale dopo undici giorni di stop».

Si avvisterà per la ripresa della Champions? «Speriamo, ma anche in campionato e in Coppa Italia: siamo una delle poche squadre che sta ancora lottando per tutto».

Cosa resta delle ultime due vittorie? «Due vittorie, appunto. Non son state delle belle partite, ma questo è il carattere delle grandi squadre: puoi avere le gambe pesanti ed essere poco brillante, ma vinci lo stesso. E quello, conta».

Tuttosport: “Napoli non è abituato alla vetta, Allegri non ha fretta”

Tuttosport: “Napoli non è abituato alla vetta, Allegri non ha fretta”

“Napoli non abituato alla vetta, Allegri non ha fretta di riprendersi il primato”, così scrive Tuttosport: “C’è da star calmi, direbbe Max per il quale non c’è fretta di riconquistare una vetta sulla quale gli sherpa bianconeri hanno posto la loro bandierina nel 2012 e da quel momento in poi il vessillo non s’è più schiodato. Non si tratta, banalmente, di mettersi a “gufare” l’avversario (ché di gufi in questa stagione non sono mai stati così stracolmi gli ambienti anti bianconeri: non si vede l’ora che il dominio juventino venga interrotto). Si tratta, piuttosto, di far sentire il fiato sul collo della preda da acciuffare, ma nei tempi giusti. E anche se si avvertisse tutta questa impellenza di riprendere il comando, i precedenti premierebbero i campioni d’Italia: negli ultimi sei anni è in questo periodo che hanno cominciato a concretizzare una supremazia indiscussa, oppure coronando un lungo inseguimento come nel 2016 quando a metà febbraio Simone Zaza certificò l’avvenuto passaggio di consegne. Al Napoli bello e divertente il primato effimero e il titolo di campione d’inverno, alla Juventus cinicamente brutale lo scudetto vero. Il piano volto ad agguantare la leggenda è chiarissimo”.

La moviola della Gazzetta: “Rigore su Callejon quasi un regalo, ma che errore su Koulibaly”

La moviola della Gazzetta dello Sport

La moviola della Gazzetta dello Sport per Napoli – Bologna: “Non solo, sulla bilancia finisce pure la gestione «particolare» di Napoli, con Mazzoleni che ha fischiato un rigore molto generoso (eufemismo) su Callejon dopo aver in precedenza giudicato involontario un mani dubbio in area di Koulibaly sul tiro di Palacio. Interpretazione che ci può anche stare, ma non è accettabile aver ignorato una direttiva dello stesso Rizzoli («Vanno rivisti i tocchi sospetti di mani in area») data giusto due settimane fa nella riunione con gli allenatori di Serie A. Indicazione arrivata per mettere fine alle polemiche seguite alle deviazioni col braccio di Mertens e Bernardeschi. E ora scendiamo nei dettagli. 

Passa così in secondo piano la direzione di Mazzoleni, non certa perfetta. Ma stride molto la scelta di non andare a rivedere il mani di Koulibaly in area: può anche essere considerato involontario (braccio appena largo e che schizza all’indietro sul tiro di Palacio, un parametro usato dagli arbitri che fa pendere la bilancia sulla non punibilità), ma la scelta doveva arrivare dopo aver rivisto le immagini come suggerito da Rizzoli, non certo l’ultimo arrivato. E invece Mazzoleni si limita a parlottare con Orsato tramite auricolare. Cosa che ripete poco dopo quando assegna il rigore al Napoli: «carezza» di Masina che poggia una mano su Callejon. Davvero troppo poco per giustificare il rigore, ma qui la Var non può intervenire perché il minimo contatto basta e avanza per metterla fuori causa”.

Letta accusa Renzi sulle liste: “il Pd corre verso l’abisso”

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Le liste dei candidati al Parlamento scelte da Matteo Renzi per il Pd lacerano il partito: l’ex premier Enrico Letta parla di “tragici errori, regali immeritati a Berlusconi e ai Cinque stelle”.Il segretario del partito prova a superare le polemiche e ribadisce il no alla flat tax: la sua prima uscita elettorale è una visita alle due nonne.

Enrico Letta: “Tragici errori sulle liste, il Pd corre verso l’abisso”

L’affondo dell’ex premier contro Renzi: «Sono state giornate terribili per il partito. Un regalo immeritato a Berlusconi e ai Cinquestelle»

ROMA – Enrico Letta tante ne ha viste – e tante ne ha fatte – nella sua vita politica, ma sostiene che in questi giorni dentro al Pd sta accadendo qualcosa di speciale: «Ricevo reazioni indignate da tutta Italia: non mi capitava da tempo…». Sono trascorse poche ore dall’epifania delle liste elettorali, precedute da una “istruttoria” aspra, come sempre avviene in questi casi, ma con un sovrappiù di normalizzazione e di ridimensionamento, talora umiliazione, di tutte le aree del partito diverse da quella di stretta osservanza renziana.

Da quattro anni, da quando ha lasciato Palazzo Chigi, Enrico Letta ha parlato poco, ma sempre in modo chirurgico. Da allora a oggi non ha lesinato critiche («assurdo andare al voto anticipato») e neppure stilettate a Matteo Renzi («Racconta un Paese che non c’è») ma non ha mai strappato da quella che definisce «la comunità democratica», a partire da due scelte dirimenti. La prima, il referendum costituzionale: in quella occasione – proprio come Prodi – Letta annunciò che avrebbe votato sì. E in occasione delle Primarie del Pd, dicendo che il suo voto sarebbe andato ad Andrea Orlando, Letta ha confermato di essere restato nell’orbita del Pd, pur non essendone iscritto.

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Nei giorni scorsi Enrico Letta aveva confidato di guardare con molta curiosità e pessimismo alle liste elettorali, che sono sempre una cartina di tornasole sulla qualità democratica delle leadership. Nel 2102 Pierluigi Bersani dopo aver convocato in fretta e furia «parlamentarie» molto sommarie, presentò liste che non rispecchiavano le percentuali congressuali (61 per cento per lui, 39 per Renzi) e dopo quel precedente poco edificante, l’attuale leader del Pd aveva promesso in una recentissima Direzione che lui sarebbe stato rispettoso dei pesi interni.

Dice Enrico Letta: «Sono attonito per quel che è accaduto. Sia per il merito che per il metodo: durante questo fine settimana si è consumata una vicenda dai contorni tragici». Potrebbe avere conseguenze sulle fortune elettorali del Pd? «Leggo i sondaggi e non soltanto per quelli, sono preoccupato». Ma una vicenda tutta interna, tutta di partito, che impatto può avere sull’opinione pubblica? «Nel rapporto con l’opinione pubblica questa vicenda si traduce in un altro insperato e immeritato regalo a Berlusconi e ai Cinque Stelle. Una incredibile corsa verso l’abisso».

Valutazioni gravi. In vista delle elezioni, già da tempo Letta aveva fatto capire che sarebbe restato fuori della mischia, ma ovviamente ha guardato alla formazione delle liste con un occhio di simpatia per Marco Meloni, unico amico dell’ex premier che abbia continuato a condividere la visione politica del leader, ma anche uno dei deputati più preparati del gruppo Pd. Affiliato alla corrente di Andrea Orlando, nella sua qualità di unico lettiano rimasto su piazza, Meloni aveva due scenari davanti a sé: o il riconoscimento da parte di Renzi di una sorta di diritto di tribuna, ovvero l’accompagnamento alla porta d’uscita.

Un bivio eloquente non soltanto per i personali destini di Meloni, ma sintomatico della concezione del pluralismo interno del Pd. Nel passato, durante la Prima Repubblica, le correnti democristiane si scambiarono innumerevoli colpi bassi senza che questo si traducesse in emarginazione per qualcuno dei notabili. Riccardo Lombardi, leader della sinistra socialista, arrivò a sostenere che Bettino Craxi conduceva il Psi seguendo il «Fuehrerprinzip», ma questo non comportò la sua esclusione dalle liste.

Ma nel Pd di questi giorni non sembrano valere le regole e neppure le usanze di quei partiti che 25 anni fa sono stati accompagnati alla fine dei loro giorni con rampogne e invettive da parte dell’opinione pubblica. E infatti Meloni, sostenuto dall’area di Andrea Orlando per la quale aveva votato, è stato respinto con perdite. Meloni, «colpevole» di essere seguace dell’eretico Letta, la legge così: «In questo Pd evidentemente non c’è spazio per chi, pur criticando e dissociandosi da alcune scelte, distingue tra un segretario pro tempore e la fedeltà a valori che restano comuni. Nella formazione delle liste è stata premiata soltanto la fedeltà e per farlo si è agito con arbitrio e violenza. Premiando quasi ovunque amici e amiche».

vivicentro.it/POLITICA
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lastampa/Enrico Letta: “Tragici errori sulle liste, il Pd corre verso l’abisso” FABIO MARTINI

Ore decisive per Politano: ieri contatti tra Squinzi e De Laurentiis

Ore decisive per Politano: ieri contatti tra Squinzi e De Laurentiis

Mancano pochissimi giorni alla chiusura del mercato ed il Napoli continua ad insistere con il Sassuolo per arrivare a Matteo Politano. Come riporta La Repubblica, la società partenopea attende sviluppi nelle prossime ore: “Si è mosso personalmente De Laurentiis con Squinzi per ottenere la fumata bianca e contatti ci sono stati pure ieri sera. Sul piatto ci sono 20 milioni e il prestito di Adam Ounas per 18 mesi. Le prossime ore saranno decisive. A Sarri farebbe comodo”.

Squinzi accontenta Politano ed ascolta il Napoli, ma la Juve…

Squinzi accontenta Politano ed ascolta il Napoli, ma la Juve…

La Gazzetta dello Sport scrive sulla trattativa per Matteo Politano che piace sia al Napoli ma anche alla Juventus: “Tutti con il fiato sospeso. Innanzitutto il diretto interessato (Matteo Politano), determinato a fare il grande salto entro mercoledì sera. Alla Juve, al Napoli e al Sassuolo tocca, invece, prendere in fretta la decisione giusta. E non è semplice. Mentre Politano e il suo agente Davide Lippi sono in impaziente attesa, oggi i dirigenti interessati si ritroveranno a Roma per le elezioni federali. Si spiega, allora, perché il club emiliano ha chiesto una sorta di time out. Ieri il Napoli ha puntualizzato la sua offerta: 18 milioni di euro più il prestito di Ounas (valutato 1,5 milioni). In aggiunta bonus consistenti. Consideriamolo come un cip al poker perché, in realtà, la questione economica non è ancora d’attualità. Dopo la telefonata del giocatore di giovedì (in cui chiedeva la cessione) il patron Giorgio Squinzi ha autorizzato l’a.d. Giovanni Carnevali ad ascoltare le ambasciate del Napoli, ma con l’input di non indebolire il livello tecnico della rosa di Iachini. Poi, venerdì s’è fatta avanti anche la Juve che attende oggi i riscontri medici su Cuadrado per decidere se formalizzare un’offerta, sinora solo sussurrata. Di sicuro l’a.d. bianconero Beppe Marotta s’è detto disposto a far lievitare il prezzo sino a 30 milioni. E già questa è una mossa che intralcia i lavori dei campani, visto che Politano (a questo punto) deve prendere in considerazione anche la candidatura juventina”

Post Roma-Samp| Mixed Zone. Florenzi: “Siamo in un momento difficile”

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Alessandro Florenzi ai microfoni dei cronisti nel post Roma-Sampdoria (VIDEO)

di Maria D’Auria

Roma- Al termine di Roma Sampdoria, Alessandro Florenzi, ai nostri microfoni, commenta la sconfitta e la situazione difficile che sta vivendo la squadra.

La Roma capitola contro la Sampdoria. La crisi, adesso, è ufficiale. Un primo tempo da dimenticare. Nella ripresa la squadra prova ad imporsi ma non riesce a segnare. Qualche giocatore sembra solo un fantasma che si aggira per il campo.

Ma cosa sta succedendo a questa Roma?

Alessandro Florenzi, che ha anche sbagliato un rigore concesso dal direttore di gara nella prima frazione di gioco, prova a rispondere. “È sotto gli occhi di tutti che dobbiamo migliorare alcuni aspetti- afferma il numero 24 giallorosso–  Come hai detto tu, i primi 25/30 minuti non abbiamo avuto l’approccio giusto per affrontare la partita e i restanti 60 abbiamo giocato più da Roma. Eravamo più pimpanti, eravamo prima su tutte le palle.

… È un risultato che non ci piace, è sotto gli occhi di tutti che siamo in un momento difficile, ma dobbiamo avere la personalità e la lucidità di non farci abbattere da nulla e restare sempre a testa alta”.

Ti sei preso la responsabilità di tirare il rigore, ma lo hai sbagliato…

“La responsabilità è assolutamente la mia, ero io il designato e mi prendo la responsabilità perché poteva essere una partita diversa. Sono consapevole che devo migliorare su tanti aspetti, compreso quello del calcio di rigore  che potevo tirare meglio stasera”.

 Ma è tutta la squadra che stasera non è sembrata compatta come al solito. Cosa succede?

“Secondo me gli ultimi 60 minuti sono stati buoni, abbiamo creato tante occasioni. Ma Viviano ha fatto delle belle parate, una anche di faccia. In quel lampo ci fa capire un po’ il momento che quando va tutto male ci po’ essere qualcosa che può andare peggio. Ma dobbiamo restare un gruppo unito, non dobbiamo farci abbattere, ma lavorare il più possibile per cambiare questa situazione.”

La squadra è stata tempestata di fischi stasera.

“Non siamo andati sotto la curva perché c’è una legge che ha vietato a noi giocatori  di andare sotto la Curva per evitare delle tensioni. Stasera mi sento anch’io come loro- dichiara Alessandro riferendosi ai tifosi– Non li biasimo per i fischi, sono giusti, ma dobbiamo cercare di trasformarli in applausi cercando di fare bene in campo. 

VIDEO: Intervista Alessandro FLORENZI

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Givova Scafati – Virtus Roma, Perdichizzi: “Partite come queste si rischia di perderle”

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Coach Perdichizzi è soddisfatto della reazione della Givova Scafati nel terzo quarto, quando la Virtus Roma è riuscita a recuperare allo svantaggio iniziale e a sorpassare i gialloblè.

Queste sono state le parole di coach Giovanni Perdichizzi raccolte e sintetizzate dalla nostra redazione sportiva al termine della gara: “Partite come queste si rischia di perderle anche dopo averle condotte per lungo tempo. Abbiamo trovato una squadra motivata e galvanizzata dall’innesto di Parente, che ha dettato i tempi dei giochi e organizzazione in attacco, mostrando maggiore fluidità rispetto alle precedenti uscite. La Virtus ha disputato una gara intelligente, limitando il nostro gioco in post basso con Sherrod, raddoppiato e talvolta triplicato in difesa. Il mio più grande rammarico è relativo ai primi due quarti, nei quali abbiamo prodotto 50 punti, eppure non siamo riusciti a chiudere la prima parte di gara oltre i 15 punti, così indirizzando già la partita in una certa direzione. I nostri avversari sono invece entrati in campo dagli spogliatoi motivati dalla voglia di riaprire la sfida. Siamo stati comunque bravi a non perdere la lucidità e a fare il nostro lavoro, mettendo la palla in mano ai giocatori designati e trovando tiri importanti con Santiangeli, Ranuzzi, Spizzichini e Lawrence, nonostante il problema all’anca di quest’ultimo, che lo ha tenuto in dubbio fino alla fine, ed il virus che ha colpito Crow nel corso della scorsa notte. Abbiamo fatto di necessità virtù, abbiamo supplito a queste deficienze e alla non brillante giornata di qualche altro atleta, con un bel lavoro di squadra, così vincendo una partita molto dura e fisica, nella quale siamo stati bravi a credere in quello che facevamo, così cogliendo una vittoria fondamentale”.

La Givova Scafati batte la Virtus Roma e si avvicina alla vetta della classifica

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Quinta vittoria in sei gare, terza consecutiva per la Givova Scafati che vince di 5 punti contro la Virtus Roma.

Grazie a questa vittoria la Givova Scafati conquista il terzo posto in solitario a 4 punti dalla prima in classifica, Casale Monferrato e a 2 punti dalla seconda in classifica, Biella.

Dopo NPC Rieti e Pasta Cellino Cagliari, anche la Virtus Roma ha ceduto il passo al cospetto della truppa gialloblù. Ma quante difficoltà per gli uomini del presidente Alessandro Rossano, che hanno dovuto faticare molto più del previsto per piegare la resistenza di una formazione, quella capitolina, che, sebbene fosse penultima nella graduatoria del girone ovest del campionato di serie A2 ed avesse illustri assenti come Benetti, Vedovato e Filloy (infortunati), ha affrontato la sfida a viso aperto, galvanizzata dall’arrivo in settimana del playmaker Parente.  La Givova Scafati, dal canto suo, nonostante le non perfette condizioni fisiche di Lawrence e Crow (il primo con un problema all’anca, il secondo vittima di un virus influenzale), ha avuto il merito di riuscire a supplire alla sfortuna con una prova corale, che ha strappato gli applausi del pubblico del PalaMangano, sempre più gremito con il trascorrere delle settimane.   Ma veniamo alla cronaca della partita.  Santiangeli e Lawrence dal perimetro, coadiuvati da Sherrod nel pitturato, lanciano subito un segnale chiaro all’avversario (15-3 al 6’). Coach Bechi chiama time-out e prova a dare una scossa ai suoi uomini, che trovano un ottimo impatto dell’ultimo arrivato Parente (18-12 al 8’) e riescono a limitare le distanze a fine  primo quarto (24-19).  Con la difesa a zona a tutto campo, i capitolini provano ad invertire la rotta del match, facendo leva anche sulla lucida regia di Parente e sulla agilità e precisione al tiro di Thomas (28-25 al 13’). Coach Perdichizzi striglia a dovere i suoi uomini, che si affidano alla mano calda e alla gestione dei ritmi di Lawrence, per ritrovare un discreto vantaggio (35-25 al 14’), e alla precisione realizzativa di Santiangeli, Crow, Trapani e Spizzichini per allungare (46-31 al 17’). Nelle azioni che precedono l’intervallo lungo, è brava Roma (bene Baldasso e Landi) a rosicchiare qualcosa, fino al 50-41.  I principali artefici della rimonta giallorossa nei primi minuti della ripresa sono Parente e Landi (5050 al 23’). La Givova va in difficoltà, mentre i viaggianti ne approfittano e, con una tripla di Baldasso, trovano addirittura il vantaggio (54-55 al 25’), incrementato nei minuti successivi (54-57 al 27’), prima che i locali riescano a rimettere di misura il naso avanti al suono della terza sirena (63-62).   L’equilibrio in campo tra i due quintetti si conferma per i primi minuti dell’ultima frazione (67-67 al 34’). Santiangeli da una parte e Maresca dall’altra sono i protagonisti di questa fase del gioco in cui i ritmi calano, si gioca quasi esclusivamente a difesa schierata e l’agonismo prende la scena (69-69 al 35’; 74-74 al 37’). Nell’ultimo giro di lancette, complice qualche errore degli ospiti, qualche palla recuperata dai locali e la maggiore freschezza atletica (generata della panchina più lunga) permettono ai padroni di casa di imporre la legge del PalaMangano, aggiudicandosi i due punti in palio, con il risultato di 83-78.

I TABELLINI

GIVOVA SCAFATI 83  VIRTUS ROMA 78

GIVOVA SCAFATI: Esposito n. e., Lawrence 18, Crow  5, Trapani 2, Spizzichini 14, Romeo, Ranuzzi 12, Ammannato 6, Pipitone, Giordano n. e., Santiangeli 16, Sherrod 10. ALLENATORE: Perdichizzi Giovanni. ASS. ALLENATORE: Marzullo Alessandro.

VIRTUS ROMA: Basile, Maresca 9, Chessa 11, Donadoni n. e., Baldasso 10, Lucarelli n. e., Landi 11, Roberts 7, Thomas 20, Ndzie n. e., Parente 10. ALLENATORE: Bechi Luca. ASS. ALLENATORI: Esposito Massimo Riccardo e Zanchi Umberto.

ARBITRI: Terranova Francesco di Ferrara, Pierantozzi Marco di Ascoli Piceno e Wassermann Stefano di Trieste.

NOTE: Parziali: 24-19; 26-22; 13-21; 20-16. Tiri dal campo: Scafati 29/61 (48%); Roma 26/60 (43%) Tiri da due: Scafati 22/42 (52%); Roma 16/36 (44%). Tiri da tre: Scafati 7/19 (37%); Roma 10/24 (42%). Tiri liberi: Scafati 18/23 (78%); Roma 16/18 (89%). Falli: Scafati 17; Roma 20. Usciti per cinque falli: nessuno. Espulsi: nessuno. Rimbalzi: Scafati 37 (27 dif.; 10 off.); Roma 33 (26 dif.; 7 off.). Palle recuperate: Scafati 7; Roma 8. Palle perse: Scafati 10; Roma 11. Assist: Scafati 19; Roma 16. Stoppate: Scafati 1; Roma 2. Spettatori: 1.500 circa.