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Sanguineti (Il Secolo XIX): “Le porte chiuse penalizzano tutti. L’Entella è solida dietro, ma sterile avanti”

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Danilo Sanguineti, giornalista de Il Secolo XIX, è intervenuto a Juve Stabia Talk Show per analizzare il delicato scontro tra Juve Stabia e Virtus Entella, offrendo un punto di vista critico sia sulla gestione dell’ordine pubblico in Italia, sia sugli aspetti puramente tecnici della gara.

Il Paradosso delle Sanzioni e il “Caso Italia”
Sanguineti ha espresso una forte critica verso la decisione di giocare il match a porte chiuse, definendola una soluzione tipicamente italiana che colpisce “nel mucchio” invece di individuare i singoli colpevoli. Secondo il giornalista, le autorità tendono a trovare soluzioni semplici per situazioni complesse, penalizzando l’intera tifoseria nonostante esistano i mezzi tecnici per perseguire solo i responsabili degli scontri. Questa modalità di intervento, a suo avviso, finisce per causare più danni di quelli che vorrebbe evitare.

Il Vantaggio Tattico per l’Entella
Dal punto di vista sportivo, Sanguineti non ha nascosto che la decisione favorisca la squadra ligure. La Virtus Entella, infatti:
• Non è abituata ai grandi palcoscenici: Con una media di 2.000 spettatori, giocare in un “Menti” infuocato sarebbe stato un ostacolo psicologico notevole.
• Soffre il fattore campo: La squadra ha dimostrato un rendimento esterno deficitario, con zero vittorie fuori casa (10 partite giocate con 7 sconfitte e 3 pareggi) rispetto ai 17 punti conquistati tra le mura amiche.
• Difficoltà negli stadi “inglesi”: I liguri hanno storicamente sofferto in campi dove il pubblico è molto vicino al rettangolo di gioco, come Carrara o Venezia; pertanto, il silenzio del Menti rappresenta per loro un vantaggio oggettivo.

Il Modello Virtus Entella: Bilanci e Difesa
Sanguineti ha descritto la società del patron Gozzi come un modello di calcio sostenibile e organizzato. Gestita “cum grano salis”, l’Entella brilla per la puntualità dei pagamenti e per un progetto basato sui giovani e su calciatori che hanno fame di riscatto.
Tecnicamente, il giornalista ha evidenziato una squadra a “trazione posteriore”:
1. Difesa solida: Composta da elementi come Tiritiello, Parodi e Marconi, che costituiscono il nucleo forte della squadra.
2. Attacco sterile: Sanguineti ha sottolineato come la squadra faccia un’enorme fatica a segnare (“non vedono la porta nemmeno col cannocchiale”), tanto che il capocannoniere è il difensore Tiritiello con sei reti.
3. Probabile formazione: Ha previsto un modulo 3-5-2, con il possibile inserimento della novità Cuppone dal primo minuto.

L’Arbitraggio e l’Assenza di Pressione
Un’ultima riflessione interessante ha riguardato l’impatto del silenzio sulla terna arbitrale. Secondo Sanguineti, senza la pressione dei 5.000 spettatori di Castellammare, gli arbitri si sentono “autorizzati” a prendere decisioni che in uno stadio pieno potrebbero essere condizionate dal clima ambientale, facendo scomparire del tutto il fattore casalingo. Per la Juve Stabia, ha ricordato con stima l’esterno Cacciamani (riferendosi probabilmente a Fortini, citato nelle schede tecniche), definendolo un giocatore di grande valore che all’andata fece la differenza.

Juve Stabia, calciomercato: Matteo Lovisa chiude un’altra trattativa, preso Emanuele Torrasi

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Un altro tassello di qualità va ad arricchire lo scacchiere della Juve Stabia. Il Direttore Sportivo Matteo Lovisa ha definito in queste ore il tesseramento di Emanuele Torrasi, centrocampista in arrivo dal Perugia. Un’operazione chirurgica, favorita dalla situazione contrattuale del giocatore con gli umbri (in scadenza al 30 giugno 2026), che permette alle Vespe di assicurarsi un profilo di spessore per la categoria.

I dettagli dell’accordo e il “valzer” di centrocampo

L’operazione è stata chiusa con una formula intelligente che soddisfa tutte le parti in causa. Torrasi arriva a Castellammare di Stabia a costo zero, firmando un contratto di un anno e mezzo che lo legherà ai colori gialloblù fino al 30 giugno 2027. Al Perugia, che perde una pedina tecnica importante ma risparmia sull’ingaggio, resta una percentuale sulla futura rivendita del calciatore.

L’arrivo di Torrasi non è casuale, ma risponde a una precisa esigenza tattica e numerica: il classe ’99 andrà infatti a colmare il vuoto lasciato dalla partenza di Duca, trasferitosi al Lecco. Per Torrasi si tratta di un ritorno su palcoscenici che gli competono, pronto a riassaporare il clima della Serie B dopo la parentesi in Lega Pro.

Il fattore “conoscenza”: Abate e Lovisa garanzie tecniche

A spingere fortemente per il buon esito della trattativa è stato il doppio legame che unisce Torrasi alle figure chiave della Juve Stabia:

  1. Mister Ignazio Abate: Lo conosce dai tempi del prestigioso vivaio del Milan, dove Torrasi era considerato uno dei prospetti più cristallini.

  2. Il DS Matteo Lovisa: Lo ha già avuto alle sue dipendenze a Pordenone, apprezzandone da vicino le doti umane e tecniche.

Torrasi porta in dote visione di gioco, capacità di fare filtro e una maturità calcistica ormai consolidata. Un innesto che garantisce intelligenza tattica alla linea mediana, ideale per il gioco propositivo richiesto dal tecnico.

Scheda Tecnica: Chi è Emanuele Torrasi

Ecco il profilo completo del nuovo acquisto delle Vespe.

Emanuele Torrasi nato a Milano, 16 marzo 1999 è un centrocampista centrale / Regista, il suo piede preferito è il destro e la sua altezza è di 1,80 m

La Carriera

Cresciuto con il rossonero cucito addosso (nel vivaio del Milan dal 2009), Torrasi vive il suo momento magico nel maggio 2018, quando Gennaro Gattuso lo fa esordire in Serie A in un Milan-Fiorentina terminato 5-1. La sua ascesa viene frenata da un grave infortunio ai legamenti, che lo costringe a ripartire con umiltà dalla Primavera e poi dalla Serie C. Passa poi all’Imolese (2020-2022) provando a rilanciarsi in Serie C con 44 presenze e 2 gol. Poi nel Gennaio del 2022 si strasferisce in Serie B al Pordenone (2022-2023) per il salto di qualità. Con i “ramarri” gioca tra B e C, collezionando 53 presenze totali (1 gol, 3 assist). In particolare in Serie B ha disputato 16 gare (13 da titolare). In ultima passa al Perugia (2023-2026) diventando un perno del centrocampo umbro, mettendo a referto ben 85 presenze, 3 reti e 6 assist, confermandosi giocatore di grande affidabilità.

Caratteristiche Tecniche

Centrocampista moderno, dotato di grande dinamismo. La sua principale dote è l’intelligenza tattica: sa leggere le linee di passaggio avversarie facendo filtro, ma possiede la qualità necessaria per impostare la manovra. Può ricoprire più ruoli nella zona nevralgica del campo.

Curiosità: Il Bomber che non ti aspetti

Se oggi Torrasi è un maestro nel gestire i ritmi di gioco, da bambino il suo unico obiettivo era il gol. A 6 anni, con la maglia del Corsico, giocava attaccante contro bambini più grandi e realizzò la bellezza di oltre 170 gol prima di essere arretrato in mediana. Un altra curiosità della sua carriera riguarda l’Atalanta: da piccolo svolse un provino con la Dea, ma il destino lo portò a legarsi indissolubilmente al Milan.

Juve Stabia – Virtus Entella, il ricordo dell’ultima volta al Menti

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Il destino, a volte, possiede un senso dell’ironia crudele. Juve Stabia e Virtus Entella si ritrovano di fronte al “Romeo Menti”, e ancora una volta lo faranno nel silenzio assordante di uno stadio vuoto.

Se però nel 2020 a chiudere i cancelli fu una pandemia globale che aveva messo in ginocchio il mondo, oggi lo scenario “spettrale” è frutto di una ferita autoinflitta. La decisione del Prefetto di Napoli, Michele di Bari, di disputare il match a porte chiuse arriva come una punizione severa, scaturita dal comportamento di pochi sconsiderati membri della tifoseria stabiese dopo la gara contro il Pescara. Un conto salato che paga l’intera città e la squadra, costretta a rinunciare al calore della sua gente proprio contro l’avversario che evoca un altro precedente a porte chiuse in serie B.

Per capire il peso specifico di questo vuoto, bisogna riavvolgere il nastro a quel 10 luglio 2020.

10 Luglio 2020: Il pomeriggio delle lacrime

Quel pomeriggio, valido per la giornata n.33 di Serie B, il “Romeo Menti” si presentò svuotato dal lockdown e dalle restrizioni sanitarie. Ma il vuoto sugli spalti era colmato da un’emozione densa, quasi tangibile. Il calcio giocato passò inevitabilmente in secondo piano: Castellammare e la squadra si strinsero in un abbraccio virtuale ma straziante per la scomparsa di Giuseppe Rizza.

L’ex difensore gialloblù, mancato tragicamente pochi giorni prima a soli 33 anni, era stato un eroe locale, protagonista indimenticato della promozione e della vittoria della Coppa Italia di categoria.

Il clima fu surreale. Senza il boato della Curva San Marco a spingere le “Vespe”, il ricordo di “Peppe” Rizza aleggiò in ogni angolo del campo.

I calciatori della Juve Stabia, guidati allora da Fabio Caserta, scesero sul terreno di gioco con il cuore pesante e il lutto al braccio, con l’obiettivo non solo di fare punti, ma di onorare la memoria di un ragazzo che al Menti aveva lasciato un segno indelebile.

La partita: Orgoglio e Reazione

La gara fu ruvida e tesa, specchio fedele di una stagione complicata per entrambe le formazioni. L’Entella si dimostrò squadra quadrata, difficile da scardinare, e al 40′ sembrò dare il colpo di grazia alle speranze stabiesi: Luca Mazzitelli trovò la coordinazione giusta per battere il portiere di casa Provedel, siglando uno 0-1 che risuonò come una sentenza nel silenzio dell’impianto.

Ma nella ripresa, la Juve Stabia reagì con la forza dei nervi e, forse, con un aiuto “dall’alto”. Al 66′, fu il solito Francesco Forte, lo “Squalo”, a azzannare la partita e ristabilire la parità. Il match si trascinò verso il finale senza ulteriori scossoni, sigillando un 1-1 che fu considerato il risultato più giusto.

Due silenzi a confronto

Al fischio finale di quel luglio 2020, non ci furono né vincitori né vinti, ma solo un lungo pensiero rivolto verso il cielo. Quel punto servì a poco per una classifica che si faceva sempre più drammatica (la stagione si concluse poi con l’amara retrocessione), ma servì moltissimo per onorare un uomo, Giuseppe Rizza, che del Menti era stato l’anima e il polmone.

Oggi, il Menti torna a tacere. Ma se il silenzio del 2020 era carico di dignità e dolore condiviso, quello odierno porta con sé l’amarezza di un’occasione persa e di una festa rovinata da pochi. La speranza è che, almeno in campo, le Vespe sappiano trovare quella stessa rabbia agonistica mostrata sei anni fa, per trasformare un pomeriggio spettrale in una giornata da ricordare.

Juve Stabia – Entella a porte chiuse, l’ennesima sconfitta per lo Sport

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Purtroppo è arrivata l’ufficialità, quella che nessuno avrebbe voluto leggere: la sfida di sabato contro la Virtus Entella si giocherà nel silenzio assordante di uno stadio vuoto. La decisione di disputare la gara a porte chiuse cala come una mannaia sul popolo delle Vespe, segnando quella che è, senza mezzi termini, una pesante sconfitta per lo sport.

Il calcio senza tifosi non è calcio

Vedere i gradoni del “Romeo Menti” deserti non mortifica solo l’occhio, abituato ai colori e al calore della torcida gialloblù, ma uccide l’essenza stessa del gioco: il gusto del “live”. Il calcio è emozione condivisa, è l’urlo liberatorio dopo un gol, è il brusio di attesa prima di un calcio d’angolo. Sabato, tutto questo mancherà. I tifosi saranno costretti, ancora una volta, a soffrire davanti a un freddo schermo televisivo, privati del diritto di essere lì, a pochi metri dai propri beniamini.

Pagano i giusti per i peccatori

Sui social network la rabbia è palpabile, un fiume in piena di commenti indignati. Ma il sentimento prevalente, ancor più della rabbia, è la mortificazione. È la triste, vecchia storia che si ripete: per colpa di qualcuno — o meglio, di pochissimi — a pagare sono tutti.

Pagano gli abbonati, che hanno investito fiducia e denaro a scatola chiusa. Pagano le famiglie, i bambini e la gente comune che vede nello stadio un momento di aggregazione e identità. Questa decisione collettiva suona come un’ingiustizia profonda verso la stragrande maggioranza del pubblico stabiese, “colpevole” solo di voler sostenere la propria squadra.

Una stagione travagliata

C’è da dire che questa stagione a Castellammare di Stabia sembra non voler concedere tregua. Tra le difficoltà legate all’amministrazione controllata e i fatti di cronaca sportiva recenti, la città continua a incassare colpi. Questa chiusura arriva come una seconda stangata dolorosa, seguendo la scia delle polemiche post-Padova e delle restrizioni sulle trasferte. È l’ennesimo schiaffo alla città e a chi vive di sport, costretto a sentirsi esiliato dalla propria casa calcistica.

Le Vespe di Abate sole contro tutto

In questo scenario surreale, la Juve Stabia di Ignazio Abate si trova davanti a una montagna da scalare. Il tecnico e i suoi ragazzi dovranno stringere i denti, cercando dentro di sé quelle motivazioni che solitamente arrivano dagli spalti. Dovranno giocare senza la “spinta” del pubblico amico, senza quel dodicesimo uomo che al Menti ha spesso fatto la differenza.

Sarà una partita giocata con la malinconia nel cuore, perché — e va ribadito — uno stadio vuoto è sempre, inevitabilmente, una sconfitta per il calcio.

Juve Stabia – Virtus Entella, stadio Menti a porte chiuse: L’amarezza del sindaco Vicinanza contro i violenti

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Cala il silenzio sul “Romeo Menti”. La decisione del Prefetto di Napoli, Michele di Bari, è arrivata come una doccia fredda ma inevitabile: la sfida tra Juve Stabia e Virtus Entella, valida per la 21ª giornata del campionato di Serie BKT 2025-2026, si disputerà rigorosamente a porte chiuse.

Il provvedimento scaturisce dai gravi disordini registrati al termine del match contro il Pescara, culminati con un’aggressione alle forze dell’ordine. Una misura drastica che ha scatenato la dura reazione del sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Vicinanza, il quale non ha usato mezzi termini per condannare i responsabili di tali gesti, definendoli senza appello “criminali”.

“Non sono tifosi, ma teppisti”

In una nota ufficiale, il Primo Cittadino ha tracciato una linea netta tra la passione sportiva e la delinquenza.

“Chi si rende protagonista di episodi di violenza non può essere definito tifoso, ma rappresenta quanto di più lontano esista dal calcio sano” ha tuonato Vicinanza.

Il sindaco ha espresso piena solidarietà agli agenti aggrediti nel post-partita contro il Pescara, sottolineando come l’azione “violenta e ingiustificata” di un gruppo ristretto di facinorosi abbia gettato “un’ombra ingiusta sull’intera Castellammare di Stabia”.

Un danno duplice: sportivo ed economico

L’aspetto più amaro della vicenda, secondo il sindaco, è la punizione collettiva che ne deriva. La chiusura dello stadio colpisce, infatti, la stragrande maggioranza del pubblico stabiese, costretto a pagare per le colpe di pochi.

“La decisione di disputare Juve Stabia – Virtus Entella a porte chiuse rappresenta una sconfitta per migliaia di tifosi” ha spiegato Vicinanza. Il danno non è solo emotivo, ma concreto: Per i sostenitori privati della possibilità di spingere la squadra in un momento cruciale e per la società che perde un incasso fondamentale in una fase in cui le “Vespe” stanno “dimostrando carattere e qualità, disputando un campionato di alto livello”.

L’appello: “Isolare i violenti”

La chiosa del sindaco è un appello alla responsabilità collettiva per il futuro. Non basta condannare, bisogna agire per estirpare la violenza dal contesto sportivo cittadino. “Dobbiamo continuare a impegnarci tutti insieme per tenere lontani questi criminali dagli stadi e isolarli”, ha concluso Vicinanza, ribadendo la necessità di tutelare “il tifo sano, la società e l’immagine della città”.

Sabato, dunque, il calcio d’inizio fischierà in uno stadio vuoto, monito pesante di come la violenza resti l’unico vero avversario capace di sconfiggere la passione di un’intera città.

Juve Stabia: E’ ufficiale la chiusura dello stadio Romeo Menti per la gara con la Virtus Entella

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Come preannunciato arriva il pugno duro delle istituzioni nei confronti dei tifosi della Juve Stabia che nel giro di poche colpisce anche le mura amiche del Menti.

Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha ufficialmente disposto che la gara Juve Stabia – Virtus Entella, valevole per il campionato di Serie B e in programma sabato 24 gennaio allo stadio “Romeo Menti”, venga disputata in assenza di spettatori.

Una stadio chiuso

La decisione arriva come conseguenza del clima di tensione che si respira attorno agli eventi sportivi recenti. Il provvedimento è stato adottato in seguito alle determinazioni del Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive (CASMS) dello scorso 20 gennaio e sulla base di una conforme proposta della Questura di Napoli.

Le motivazioni sono nette e non lasciano spazio a interpretazioni: le autorità hanno evidenziato “profili di alto rischio per l’ordine e la sicurezza pubblica” dopo i fatti avvenuti al termine della gara del 10 gennaio 2026 contro il Pescara. Una valutazione che ha portato alla scelta più drastica: chiudere i cancelli dell’impianto di Via Cosenza.

Il doppio colpo alla tifoseria

Per i sostenitori gialloblù si tratta di un vero e proprio accerchiamento. Solo pochi ore fa, infatti, era arrivata la notizia del divieto di trasferta per tre mesi, una misura punitiva scaturita dagli episodi di violenza registrati dopo la gara con il Pescara.

La chiusura del “Menti” per la sfida contro l’Entella rappresenta quindi il secondo atto di una strategia di “tolleranza zero”. La squadra, impegnata in un campionato di Serie B che richiede ogni energia possibile, si ritroverà sabato a giocare in un surreale silenzio, privata della spinta del suo “dodicesimo uomo” proprio nel proprio fortino e durante una gara importantissima per l’ottenimento della permanenza in categoria.

Le conseguenze sportive

Se dal punto di vista dell’ordine pubblico la linea è quella della massima prudenza, dal punto di vista sportivo la Juve Stabia subisce un handicap non indifferente. Affrontare la Virtus Entella in uno stadio vuoto toglie il fattore campo, trasformando una gara casalinga in un match in campo neutro de facto.

Resta ora da capire se questo provvedimento resterà un caso isolato legato alla specifica criticità della giornata o se rappresenti un campanello d’allarme per la gestione delle future gare interne delle Vespe. Per ora, l’unica certezza è che sabato al “Menti” rimbomberanno solo le voci dei ventidue in campo.

Juve Stabia, stangata per i tifosi gialloblù: Prorogato il divieto di trasferta per altri 3 Mesi

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Arriva come una doccia fredda, seppur temuta, la decisione del Ministero dell’Interno che gela l’entusiasmo della piazza gialloblù. Il divieto di trasferta per i sostenitori della Juve Stabia, che sarebbe dovuto scadere naturalmente il prossimo 5 febbraio 2026, è stato ufficialmente prorogato per ulteriori tre mesi.

I Fatti del 10 Gennaio

Alla base del provvedimento drastico adottato dalle autorità competenti ci sono i gravi episodi registrati lo scorso 10 gennaio 2026. Durante la serata, in occasione del match valevole per la 19ª giornata del campionato di Serie BKT tra Juve Stabia e Pescara, si sono verificati disordini giudicati di estrema gravità e direttamente addebitabili, secondo il rapporto del Viminale, alle condotte di una frangia della tifoseria stabiese.

Il Decreto: Porte Chiuse in Trasferta fino a Maggio

Nello specifico, il decreto prevede:

  • Chiusura del settore ospiti: Per la durata di tre mesi a decorrere dal 6 febbraio 2026, i settori dedicati ai tifosi in trasferta resteranno chiusi in tutti gli stadi dove le Vespe disputeranno i propri incontri.

  • Divieto di vendita: È stato disposto il divieto assoluto di vendita dei tagliandi per le medesime gare a tutti i residenti nella Provincia di Napoli.

Di fatto, la squadra dovrà affrontare tutto il girone di ritorno senza il supporto del proprio pubblico lontano dalle mura amiche.

Ansia per le Gare Interne a partire dalla Virtus Entella

Se la situazione trasferte è ormai definita, resta un alone di incertezza sulle gare casalinghe. La nota della società lascia intendere che l’attenzione delle autorità è massima anche per le partite al “Romeo Menti”.

Si attende, infatti, l’ufficialità delle decisioni in merito alla prossima gara interna contro la Virtus Entella ed eventualmente per le sfide successive. Il timore della piazza è che le sanzioni possano estendersi, in forme diverse, anche alla fruizione dello stadio di casa, complicando ulteriormente il cammino della squadra in un campionato di Serie B sempre più competitivo. Si attendono aggiornamenti in merito.

Programmi VIP e livelli di status: Come utilizzarli in modo efficace

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Juve Stabia – Virtus Entella: Fischietto affidato a Giuseppe Mucera della sezione AIA di Palermo

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La Juve Stabia scalda i motori per il ritorno tra le mura amiche. Sabato 24 gennaio 2026, con fischio d’inizio alle ore 15:00, lo stadio “Romeo Menti” di Castellammare sarà il teatro della sfida contro la Virtus Entella, valida per la giornata n.21 del campionato di Serie BKT 2025-2026.

In vista del match, l’AIA ha sciolto le riserve sulle designazioni: a dirigere l’incontro sarà il Signor Giuseppe Mucera della sezione di Palermo. Una scelta che riporta sulla strada delle Vespe un direttore di gara già noto in questa annata sportiva.

I precedenti stagionali: tra Coppa e Derby

Non è la prima volta che le strade di Mucera e della Juve Stabia si incrociano in questa stagione 2025/26. Il fischietto siciliano ha infatti diretto i gialloblù in due occasioni distinte, con esiti opposti: In Coppa Italia ha diretto la sfortunata trasferta al “Via del Mare”, dove le Vespe sono uscite sconfitte per 2-0 contro il Lecce mentre in Campionato il ricordo è stato decisamente più dolce con Mucera che ha arbitrato le Vespe in una preziosa vittoria nel derby, quella con l’Avellino, un risultato che ha lasciato un segno positivo nel cammino della squadra.

L’ascesa dalla C alla B

Giuseppe Mucera rappresenta la “nuova guardia” della classe arbitrale italiana. Al termine della stagione 2024-25, la Commissione Arbitri Nazionale (CAN) A-B lo ha promosso tra i “grandi” dopo un’annata di altissimo livello in Lega Pro. Insieme a colleghi come Claudio Allegretta, Andrea Calzavara, Niccolò Turrini e Andrea Zanotti, il palermitano ha fatto il salto di categoria forte di un curriculum che contava già 59 presenze tra i professionisti.

Il fiore all’occhiello della sua esperienza in Serie C è stata senza dubbio la direzione della finale di ritorno di Coppa Italia di categoria tra Rimini e Giana Erminio (terminata 0-0), match che ha assegnato il trofeo ai romagnoli e consacrato l’affidabilità del fischietto siciliano nelle gare da “dentro o fuori”.

L’arbitro manager: leadership e problem solving

Ma chi è Giuseppe Mucera fuori dal rettangolo verde? Uno sguardo al suo profilo professionale su Linkedin rivela una personalità poliedrica, capace di portare in campo competenze maturate nel mondo del lavoro.

Con un background in formazione didattica e pubbliche relazioni, Mucera ha sviluppato una spiccata attitudine all’ascolto e alla gestione dei rapporti interpersonali. La sua carriera lavorativa è stata una vera e propria gavetta: da segretario informatico ad addetto al check-out per una compagnia di autonoleggio, fino a ricoprire ruoli di responsabilità. È stato infatti coordinatore in un’azienda di logistica e traslochi, un’esperienza che gli ha permesso di affinare doti fondamentali per un arbitro moderno.

Il suo obiettivo dichiarato è sempre stato quello di assumere responsabilità in contesti solidi, una mentalità che ora applica ogni weekend sui campi della Serie B.

Sulle orme di Rosario Abisso

L’approdo di Mucera in CAN A-B è motivo di orgoglio per la sezione AIA di Palermo, che vede in lui l’erede naturale di Rosario Abisso. Abisso, professionista dal 2015 e primo arbitro palermitano a diventare internazionale, rappresenta il modello da seguire. Con oltre 113 presenze in Serie A, ha tracciato un solco che Mucera spera di percorrere. La sfida è impegnativa, ma il tempo è dalla parte del giovane direttore di gara: sabato al “Menti”, un altro tassello per dimostrare di meritare i palcoscenici più prestigiosi.

I dati statistici

Giuseppe Mucera è iscritto alla sezione AIA di Palermo.  E’ al suo 1° anno in C.A.N.

Ha diretto tra i professionisti 150 partite con 59 rigori e 73 espulsioni

Quest’anno ha diretto 11 partite (2 Coppa Italia, 1 in serie A e 8 in serie B) con questo score: 6 vittorie interne, 2 pareggi e 3 vittorie esterne con 4 rigori e 4 espulsioni

Conta 3 precedenti con la Juve Stabia: 1 vittoria, 1 pareggio, 1 sconfitta

25/26    Serie BKT  18.10.2025 Juve Stabia 2:0 Avellino (Mosti, Bellich)

25/26    Coppa Italia 15.08.2025 Lecce 2:0 Juve Stabia

22/23    Serie C – Girone C Juve Stabia 0:0 Potenza

Ha 5 precedenti con la Virtus Entella: 2 vittorie, 3 pareggi, 0 sconfitte

Assistenti:

1° Assistente sig. Paolo Bitonti della sezione AIA di Bologna

2° Assistente sig. Andrea Zezza della sezione AIA di Ostia Lido

IV° ufficiale sig. Alberto Ruben Arena della sezione AIA di Torre del Greco

VAR sig. Matteo Gualtieri della sezione AIA di Asti

AVAR sig. Stefano Del Giovane della sezione AIA di Albano Laziale

Juve Stabia – Virtus Entella: Bellich contro Tiritiello, quando la difesa diventa il miglior attacco

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C’è un filo sottile, quasi invisibile, che unisce la costa frastagliata della Liguria al golfo di Castellammare di Stabia. Sabato 24 gennaio 2026, alle ore 15:00, quel filo si tenderà fino a spezzarsi allo stadio Romeo Menti, trasformandosi in un duello fisico e tecnico tra due dei difensori più impattanti del campionato di Serie B: Marco Bellich e Andrea Tiritiello.

Non chiamateli solo difensori. Sarebbe riduttivo per due atleti che, sebbene abbiano come mandato primario quello di blindare la propria porta, interpretano il ruolo in chiave moderna e letale. I numeri di questa stagione raccontano una storia diversa: quella di due attaccanti aggiunti, due “torri” capaci di scardinare le difese avversarie quando le punte di ruolo sbattono contro il muro.

Tiritiello: Il bomber inatteso della Liguria

In questa stagione 2025/2026, i dati della Virtus Entella hanno un’anomalia statistica che fa rumore. Andrea Tiritiello è attualmente il miglior marcatore della squadra ligure con ben 6 reti all’attivo. Un bottino impressionante, che farebbe invidia a molti centravanti di categoria e che certifica lo stato di grazia del calciatore biancoceleste.

La sua capacità di lettura sui calci piazzati è diventata un fattore tattico imprescindibile: Tiritiello non salta solo per anticipare, salta per segnare. La freddezza sotto porta dimostrata in questi mesi lo rende il pericolo pubblico numero uno per la retroguardia stabiese. Sabato, ogni calcio d’angolo a favore dell’Entella sarà un allarme rosso per la difesa di casa.

Bellich: L’arma in più di Ignazio Abate

Sull’altro fronte risponde il muro di Castellammare. Marco Bellich non è solo il pilone difensivo della Juve Stabia; è un idolo della tifoseria, un giocatore che ha saputo trasportare il suo vizio del gol dalla cavalcata trionfale in Lega Pro fino alla complessità del torneo cadetto.

Già arma letale sotto la gestione Pagliuca, Bellich si è confermato fondamentale anche nello scacchiere tattico di Ignazio Abate. La sua presenza nell’area avversaria crea scompiglio, libera spazi per i compagni e, spesso, si conclude con la palla in rete. La sua abilità nel gioco aereo è abbinata a un senso della posizione che gli permette di trovarsi spesso al posto giusto su palle sporche e rimpalli.

Una partita a scacchi sui 16 metri

Il match di sabato si preannuncia come una partita a scacchi giocata sui centimetri e sui nervi. Sarà affascinante osservare le marcature sui calci piazzati con Bellich che avrà l’arduo compito di guidare il reparto arretrato delle “Vespe” per arginare lo strapotere fisico di Tiritiello, allo stesso tempo, il centrale dell’Entella dovrà guardarsi le spalle dalle proiezioni offensive del difensore novarese, pronto a colpire alla prima disattenzione.

In un campionato equilibrato come la Serie B, dove i dettagli fanno la differenza, Juve Stabia – Virtus Entella potrebbe non essere decisa da un numero 9 o da un fantasista. In partite così bloccate, il colpo di testa di un difensore vale quanto un rigore al 90°. Sabato al Menti non si sfidano solo due squadre, ma due filosofie che vedono nel difensore il primo, vero attaccante.

L’AZZURRO PENSIERO. Il Napoli spreca a Copenaghen. McTominay illude: è solo 1-1

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Un’occasione d’oro gettata al vento. Il Napoli torna dalla trasferta di Copenaghen con un 1-1 che lascia l’amaro in bocca e rimanda ogni discorso qualificazione all’ultima, decisiva giornata contro il Chelsea. Nonostante il vantaggio iniziale e il controllo del match, gli azzurri si fanno riprendere nel secondo tempo, mancando il colpo del KO che avrebbe garantito l’accesso ai play-off.

La cronaca: McTominay svetta, poi il blackout

Il primo tempo è un monologo azzurro. La squadra di Conte gestisce i ritmi e cerca con pazienza il varco giusto, che arriva proprio sul finire della prima frazione: Scott McTominay si conferma uomo ovunque e, con uno stacco imperioso, firma lo 0-1 che sembra spianare la strada ai partenopei.

Nella ripresa, però, il copione cambia. Il Napoli abbassa il baricentro e perde di lucidità, permettendo ai danesi di restare in partita. L’episodio chiave arriva nell’area azzurra: un contatto ingenuo regala il calcio di rigore al Copenaghen. Dal dischetto, Larsson non sbaglia dopo la respinta di Vanja, fissando il risultato sul definitivo 1-1.


La furia di Conte: “Nessuna attenuante”

Nel post-partita, il tecnico leccese non ha usato giri di parole per nascondere l’insoddisfazione. Il suo è un richiamo alla maturità che sembra ancora mancare in campo internazionale.

“C’è delusione perché la partita era nelle migliori condizioni per fare uno step decisivo. Oggi non ci sono attenuanti: queste gare vanno vinte, erano nel nostro totale controllo. Dobbiamo fare un grandissimo mea culpa.” — Antonio Conte

Le voci dal campo: Delusione e voglia di riscatto

Anche i protagonisti in campo riflettono sulla gestione del vantaggio. Scott McTominay, autore del gol, sottolinea la mancanza di cinismo: “Non è comprensibile non essere riusciti a segnare ancora dopo aver avuto la gara in pugno”.

Il capitano Giovanni Di Lorenzo punta invece il dito sull’atteggiamento mentale: “Abbiamo fatto la cosa più difficile, segnare per primi, poi però abbiamo sbagliato l’approccio nel secondo tempo. Ci dispiace molto, ora dobbiamo analizzare bene cosa non è andato”.


Il verdetto finale si decide contro il Chelsea

Con questo pareggio, il Napoli spreca il primo “match point” per la qualificazione diretta ai play-off. La classifica ora obbliga gli azzurri a una prestazione monumentale nell’ultimo turno contro il Chelsea al Maradona. Nonostante l’emergenza infortuni che sta colpendo la rosa, l’imperativo è uno solo: vincere per non rovinare quanto di buono costruito finora nel cammino europeo.

Juve Stabia, incubo porte chiuse al Menti: Con la Virtus Entella si rischia di giorcare nel silenzio totale

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Sembrava che il peggio fosse ormai stato metabolizzato, con quella stangata storica che ha vietato le trasferte ai tifosi della Juve Stabia fino al 5 febbraio 2026 in seguito ai gravi scontri di Padova. E invece, a Castellammare di Stabia, si riaccende prepotentemente l’allarme rosso. L’incubo di uno stadio vuoto, deserto e silenzioso sta per diventare una concreta realtà: la prossima sfida casalinga contro la Virtus Entella rischia seriamente di essere disputata a porte chiuse.

La miccia: l’agguato sul raccordo

A far precipitare una situazione già compromessa è quanto accaduto — secondo i referti delle forze dell’ordine — dopo la gara interna contro il Pescara dello scorso 10 gennaio, terminata sul 2-2. Nonostante il risultato sul campo, il “terzo tempo” si è consumato lontano dal rettangolo verde, sul raccordo autostradale, dove gruppi di tifosi di casa avrebbero teso un agguato ai sostenitori ospiti.

Questo episodio di violenza non è passato inosservato agli occhi di chi gestisce l’ordine pubblico e la sicurezza, rappresentando la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Dalla diffida alla squalifica: il peso del passato

La Juve Stabia giocava, tecnicamente, “sotto osservazione”. Sullo stadio Romeo Menti pendeva infatti una diffida ereditata dalla passata stagione, scaturita dalle intemperanze registrate durante la gara casalinga dei playoff contro il Palermo.

Il meccanismo della recidiva è implacabile: l’episodio del raccordo post-Pescara va a riattivare quella sospensione condizionale. La trasformazione è quasi automatica: la diffida diventa squalifica del campo. La conseguenza diretta è che i cancelli del Menti potrebbero rimanere serrati per la sfida contro la Virtus Entella (si attende solo la triste ufficialità). Niente cori, niente bandiere, nessun sostegno: solo il rumore sordo del pallone calciato in un impianto spettrale.

Il “Pugno di Ferro” e il rischio per il futuro

Se la chiusura dello stadio per una giornata rappresenta un danno immediato (anche economico per il club), lo scenario a lungo termine è ancora più inquietante. Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è stato chiaro: tolleranza zero. La linea del governo è quella del “pugno di ferro” contro le tifoserie che si rendono protagoniste di tafferugli e violenze.

Alla luce dei nuovi eventi, il divieto di trasferta — già pesantissimo per i fatti di Padova — rischia ora di essere inasprito o esteso in modalità ancora più restrittive fino al termine del campionato in corso.

L’autogol della piazza

In questo scenario, la vera vittima rischia di essere la squadra. La Juve Stabia sta lottando su più fronti in un campionato complesso, e lo sta facendo in una condizione paradossale: senza il sostegno della propria gente.

Mentre la squadra cerca punti preziosi, una frangia della tifoseria sembra remare contro, creando un danno d’immagine e sportivo incalcolabile. Invece di essere il dodicesimo uomo in campo, parte della piazza sta diventando involontariamente il principale ostacolo alla serenità del club. Il silenzio del Menti contro l’Entella non sarà solo un provvedimento disciplinare, ma il simbolo di un cortocircuito tra passione e violenza che rischia di costare molto caro alle Vespe.

Juve Stabia – Entella, ricordi di Supercoppa: L’incrocio di sabato evoca la storia di gare recenti

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Oltre alle sfide del presente in Serie B, esiste un capitolo speciale nel libro dei ricordi tra Juve Stabia e Virtus Entella: la Supercoppa di Lega Pro del 2019. Non è una data qualunque sul calendario, ma un frame indelebile nella memoria collettiva di Castellammare.

Era un tardo pomeriggio al “Romeo Menti”, l’ultimo atto di una stagione semplicemente leggendaria. La squadra guidata da Fabio Caserta aveva letteralmente dominato il campionato, macinando record e lasciandosi alle spalle corazzate del calibro di Trapani, Catanzaro e Catania, costrette ad inchinarsi allo strapotere delle Vespe.

Una Festa, più che una Finale

Quella partita contro l’Entella non sembrò una fredda finale di coppa, calata dall’alto a fine stagione, ma un vero e proprio tributo d’amore della città verso i suoi eroi. Il campo restituì uno spettacolo degno della cornice: un 2-2 scoppiettante, ricco di emozioni, capovolgimenti di fronte e colpi di scena, che servì a confermare anche l’assoluta caratura tecnica dei liguri.

Sebbene il trofeo prese poi la strada di Pordenone, quella gara rimase impressa come il compimento di un ciclo perfetto, una sorta di “grande ballo” finale che sancì diverse consacrazioni: Fu l’ultimo, grande acuto della gestione di Franco Manniello e, contestualmente, il primo passo importante dell’era di Andrea Langella, un passaggio di consegne storico tra passato e futuro. Quella stagione rappresentò la definitiva consacrazione di Ciro Polito come Direttore Sportivo di spessore, capace di costruire una macchina perfetta. Fu la vetrina per l’ascesa di talenti cristallini come Giacomo Calò (oggi protagonista indiscusso al Frosinone) e la conferma dell’immortalità sportiva di Adriano Mezavilla, divenuto ormai icona assoluta del calcio stabiese. Senza dimenticare Fabio Caserta, che da lì spiccò il volo diventando un allenatore affermato nel torneo cadetto.

Il Tabù della Supercoppa

Nonostante le grandi imprese, la Supercoppa resta un curioso tabù per i colori gialloblù. La storia ci racconta di tre grandi Juve Stabia — quella di Rastelli, quella di Caserta e la più recente guidata da Pagliuca — capaci di dominare i rispettivi gironi ma mai riuscite a sollevare questo trofeo al cielo.

Resta, però, il ricordo indelebile di un calcio che faceva sognare Castellammare ad occhi aperti. Un calcio spumeggiante, offensivo e vincente.

Il Passaggio di Testimone: Ora tocca ad Abate

Oggi la musica è diversa, ma l’avversario evoca quegli stessi brividi. Il testimone passa ora nelle mani di Ignazio Abate e dei suoi ragazzi. In palio non c’è un trofeo da mettere subito in bacheca, ma qualcosa di altrettanto vitale, se non di più: punti pesanti per la salvezza.

È il momento di scrivere una nuova pagina di storia. Non serve la nostalgia fine a sé stessa, ma serve trasformare il ricordo di quella magnifica stagione del 2019 nell’energia necessaria per difendere la categoria oggi. L’Entella riporta alla mente la grandezza, ma il campo richiede sudore e pragmatismo. Onorare la maglia delle Vespe, oggi, significa combattere su ogni pallone con lo stesso spirito di quel pomeriggio al Menti.

Il Napoli spreca e pareggia 1-1 con il Copenaghen

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Non il miglior modo per ritornare a giocare la Champions League per il Napoli, che alla prima uscita in Europa del 2026 pareggia 1-1 contro il Copenaghen. Una partita che gli azzurri hanno tenuto in pugno per gran parte del match, sfruttando soprattutto l’inferiorità numerica per l’espulsione (netta) di Delaney per via dell’intervento in ritardo su Lobotka. Poco dopo il cartellino rosso, arrivato al 35′, il Napoli passa in vantaggio: su un cross da calcio d’angolo battuto da sinistra, McTominay stacca di testa tutto solo e mette la palla all’incrocio per l’1-0 degli azzurri.

Nella ripresa la squadra di Conte di base gestisce e non si rende mai realmente pericolosa. Ed ecco che arriva la beffa, a seguito di una spallata in area di rigore di Buongiorno su Elyounoussi. L’arbitro non ci pensa due volte e fischia calcio di rigore per i padroni di casa. Dal dischetto si presenta Larsson che prima si fa respingere il tiro da Milinkovic-Savic, poi fa 1-1 sulla ribattuta. Quanto basta al Copenaghen per conquistare un punto che, in vista dell’ultima giornata di Champions League contro il Chelsea, complica davvero tanto il cammino del Napoli in Europa.

Juve Stabia, Marco Meli non ha convinto l’Arezzo e potrebbe essere girato al Carpi

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Il calciomercato invernale continuerà fino al 2 febbraio. Si scalda l’asse tra Arezzo, Carpi e Juve Stabia. Al centro di un complesso intreccio di mercato c’è Marco Meli, centrocampista classe 2000 attualmente in forza agli amaranto ma di proprietà delle Vespe, il cui futuro sembra ormai lontano dalla Toscana.

L’esperienza ad Arezzo: feeling mai sbocciato

Arrivato ad Arezzo in estate con la formula del prestito con diritto di riscatto, Meli non è riuscito a lasciare il segno come sperato. I numeri dell’attuale stagione fotografano un impiego limitato e un impatto ridotto sulle dinamiche di squadra: appena 10 presenze totali (7 in campionato e 3 in Coppa Italia) per un minutaggio complessivo di soli 313 minuti.

Prestazioni che non hanno convinto la dirigenza aretina, ora decisa a interrompere anticipatamente il prestito. Tuttavia, l’addio di Meli potrebbe trasformarsi per gli amaranto in un’opportunità strategica per sbloccare un altro obiettivo di mercato.

Il nodo Cortesi e la contropartita tecnica

L’Arezzo ha messo nel mirino Matteo Cortesi, attaccante in forza al Carpi. La trattativa, però, si presenta tutt’altro che semplice. Cortesi è considerato un elemento centrale per il club emiliano, che lo ha recentemente “blindato” con un rinnovo di contratto fino al 2028.

Il Carpi non ha intenzione di privarsi del suo gioiello senza ottenere un adeguato indennizzo o contropartite tecniche di valore. È qui che rientrerebbe in gioco Marco Meli che ricordiamo è in scadenza di contratto con la Juve Stabia (al 30 giugno 2026): l’idea sarebbe quella di “girare” il centrocampista al Carpi come pedina di scambio per ammorbidire la posizione degli emiliani e portare Cortesi in amaranto. Sebbene l’affare sia complesso e richieda l’incastro di diverse volontà (con la Juve Stabia, proprietaria del cartellino di Meli che non si opporrebbe), i contatti tra le parti sono attivi e la pista resta calda.

Il passato alla Juve Stabia: protagonista della promozione

Se l’avventura ad Arezzo è stata in chiaroscuro, il curriculum recente di Meli racconta di un giocatore capace di essere decisivo. Arrivato a Castellammare di Stabia nel mercato estivo 2023/24, il centrocampista è stato uno dei protagonisti della cavalcata trionfale delle Vespe verso la Serie B.

Nella stagione della promozione (Serie C – Girone C), Meli ha collezionato 25 presenze (1.106 minuti giocati) con 4 reti e 1 assist. Presenze importanti anche nelle coppe (2 gare in Coppa Italia Serie C e 2 in Supercoppa).

Anche nella stagione successiva, in Serie BKT, Meli ha dato il suo contributo scendendo in campo in 30 occasioni (444 minuti complessivi) e partecipando a 3 gare dei Play Off.

Ora la palla passa al calciomercato: riuscirà l’inserimento di Meli nella trattativa a convincere il Carpi a liberare Cortesi? I prossimi giorni saranno decisivi.

Juve Stabia – Virtus Entella, punti che valgono doppio: L’obiettivo principale per ora resta la salvezza

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La Juve Stabia scalda i motori. Sabato prossimo il “Romeo Menti” sarà teatro di una sfida che, calendario alla mano, può definire il prosieguo della stagione. Arriva la Virtus Entella e, nonostante la classifica sorrida alle Vespe, la parola d’ordine resta: “piedi per terra”. È una gara che mette in palio punti che valgono doppio, un vero e proprio scontro diretto verso l’obiettivo primario: la salvezza.

Vietato cambiare i piani (per ora)

In questo periodo storico della stagione, l’euforia non deve offuscare la realtà. L’obiettivo stagionale principale non deve essere messo in dubbio e i piani, almeno per il momento, non cambiano: prima si raggiunge la quota tranquillità, poi si potrà guardare altrove. Questa gara chiuderà il mese di gennaio, facendo da preludio a un febbraio che si annuncia già “rovente” e intenso, ma per approfondire il calendario futuro ci sarà tempo e modo. Ora il focus è tutto sull’Entella. Proprio contro i liguri, che furono il secondo banco di prova importante per la squadra di Ignazio Abate dopo la sfida col Lecce, si era già intravista la qualità del lavoro svolto: era chiaro fin da subito che la stoffa per cucire il vestito delle Vespe era di ottima scelta.

Addio a un Signore della Panchina

Ma nel mezzo del calcio giocato, il cuore di Castellammare si è fermato per un attimo di profonda commozione. Il pensiero corre doveroso a Mister Piero Cucchi, un allenatore che ha fatto sognare un’intera generazione di tifosi, un vero signore in panchina e nella vita. La sua scomparsa è la classica notizia che nessun cronista vorrebbe mai raccontare, ma che per onor di cronaca e di affetto va riportata. La Juve Stabia, così come molte altre squadre che hanno avuto l’onore di averlo al timone, lo ha ricordato con un toccante comunicato stampa.

Il ricordo al “Pungiglione Stabiese”

L’ondata di affetto è stata tangibile anche durante la nostra trasmissione “Il Pungiglione Stabiese” (andata in onda lunedì sera alle 20:30 sulla pagina facebook Juve Stabia Live e sul nostro canale Youtube ViViCentro Network).

Tantissimi i messaggi di cordoglio arrivati dai tifosi, un mix di tristezza e ricordi indelebili legati a un calcio d’altri tempi. Particolarmente significativo, nel corso della puntata, è stato il messaggio del ex portiere gialloblù Fabio Fabbri, che ha voluto onorare la memoria dell’allenatore di quel pezzo importante di storia gialloblù. Cucchi ha saputo regalare emozioni a raffica, scrivendo pagine che restano scolpite nella memoria collettiva.

Un futuro da scrivere

Un passato che non si potrà mai cancellare si intreccia ora con un futuro tutto da scrivere. E un pezzo di questo futuro passa proprio dalla gara di sabato contro la Virtus Entella. Onorare la memoria con una prestazione di carattere sarebbe il modo migliore per salutare chi, da lassù, continuerà a guardare le Vespe.

L’ex Affatigato: “Ricordo con orgoglio la salvezza a Castellammare. I tifosi sostengano sempre la squadra”

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Angelo Affatigato, ex calciatore che ha vestito la maglia gialloblù in un’annata particolarmente complessa, è intervenuto nella trasmissione Il pungiglione stabiese per condividere i suoi ricordi e un’analisi sull’attuale momento della Juve Stabia.

Un passato di lotta e la storica impresa di Perugia
Affatigato conserva un ricordo estremamente positivo della sua esperienza a Castellammare, nonostante si sia trattato di un campionato “tribolato”. L’ex calciatore ha ricordato con orgoglio la salvezza conquistata ai playout, raggiunta con un organico giovanissimo e in una situazione di totale abbandono da parte della dirigenza dell’epoca. Un momento chiave di quella stagione fu la vittoria a Perugia, dove un suo gol divenne il simbolo di una rimonta che diede alla squadra la consapevolezza necessaria per evitare la retrocessione. In quel frangente, Affatigato ha sottolineato il ruolo fondamentale dei tifosi, i quali, pur consapevoli delle difficoltà societarie, non misero pressione negativa sui giovani, sostenendoli fino al passaggio di proprietà nelle mani di Manniello e Giglio.

La Juve Stabia moderna: programmazione e successi
Analizzando la situazione attuale, Affatigato ha espresso grande compiacimento per i risultati ottenuti negli ultimi anni. Pur non seguendo tecnicamente tutte le gare, ha individuato nella programmazione e nel lavoro costante le basi del successo che ha portato la squadra a ridosso delle “big” del campionato. Riguardo alla recente vittoria contro il Bari al San Nicola, l’ha definita un successo di valore superiore ai tre punti, capace di far scattare nei giocatori quella stessa scintilla di consapevolezza che lui visse dopo il blitz di Perugia.

Il nuovo ruolo di osservatore e lo scouting
Oggi Affatigato ha intrapreso una brillante carriera professionale lontano dal campo giocato: da sei anni lavora come osservatore, dopo un triennio al Cesena e gli ultimi tre anni trascorsi nello scouting del settore giovanile del Bologna. Grazie a questa esperienza, ha lodato la politica della Juve Stabia e del DS Lovisa nell’aprirsi ai migliori profili dei giovani italiani, citando gli innesti di talenti come Fortini e Zeroli.

Un messaggio alla tifoseria
In chiusura del suo intervento nelle fonti, Affatigato ha voluto lanciare un appello al pubblico di Castellammare, esortandolo a restare sempre vicino alla squadra, specialmente nei momenti di difficoltà, e a manifestare eventuali critiche solo dopo il triplice fischio finale. Ha ribadito che il calore umano ricevuto dalla città gli ha lasciato un segno indelebile, augurando le migliori fortune sportive ai colori gialloblù.

10 cose che non sai sui semi di canapa – I segreti dei “diamanti verdi”

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Per molti, i semi di canapa sono solo un oggetto da collezione o un elemento di una dieta sana. Tuttavia, dietro queste piccole e dure palline si nasconde una storia millenaria, una biologia affascinante e un’ingegneria genetica che sta cambiando il volto dell’agricoltura moderna.

Sai perché alcuni semi hanno le venature? O quanto a lungo possono sopravvivere in condizioni estreme? Abbiamo preparato una lista di 10 fatti che sorprenderanno anche i grower e i collezionisti più esperti.

1. I semi non contengono THC

Questo è il mito più comune. Sebbene i semi provengano da piante ricche di cannabinoidi, di per sé non possiedono sostanze psicoattive. Il THC, il CBD e altri composti si formano nei tricomi, ovvero i peli resinosi sulle infiorescenze. Grazie a ciò, i semi di canapa (anche quelli di marijuana) sono legali nella maggior parte dei paesi del mondo come articoli da collezione o prodotti alimentari.

2. Le “striature tigrate” non sono solo decorazione

I caratteristici motivi scuri sul guscio del seme, simili a strisce di tigre, sono in realtà uno strato protettivo chiamato perisperma. Curiosamente, queste strisce non fanno parte della genetica dell’embrione: vengono “impresse” dalla pianta madre. Possono essere rimosse con un dito e la loro intensità spesso (ma non sempre) indica la piena maturità del seme.

3. Il sesso programmato dall’uomo

In natura, i semi di canapa hanno circa il 50% di probabilità di dare origine a una pianta maschio e il 50% a una femmina. Tuttavia, grazie a tecniche avanzate (come il trattamento delle piante con argento colloidale), gli specialisti hanno creato i semi femminizzati. Questi garantiscono quasi al 100% la nascita di una pianta femmina, rivoluzionando il mercato collezionistico e commerciale.

4. I semi di canapa sono nella “Banca del Giorno del Giudizio”

Nell’arcipelago norvegese delle Svalbard si trova il Global Seed Vault (Banca Mondiale dei Semi). Nel permafrost, nel cuore di una montagna, sono conservate migliaia di varietà di canapa provenienti da tutto il mondo. L’umanità le considera una risorsa biologica chiave da salvare in caso di catastrofe globale.

5. La dimensione del seme non influisce sulla potenza della pianta

Esiste l’idea errata che i semi grandi producano piante più potenti. Niente di più falso! La dimensione dipende dalla varietà (genetica) e dalle condizioni in cui è maturata la pianta madre. Piccoli semi scuri di una varietà Indica possono produrre effetti molto più intensi rispetto ai chicchi enormi di alcune varietà industriali.

6. Possono sopravvivere per decenni

In condizioni adeguate – bassa temperatura, assenza di umidità e buio totale – i semi di canapa possono mantenere la loro capacità di germinazione (potenziale biologico) per 10 o più anni. Eccezionali ritrovamenti archeologici suggeriscono che semi rinvenuti in tombe di migliaia di anni fa conservassero ancora la loro struttura cellulare!

7. Confronto tra i tipi di semi

Caratteristica

Regolari

Femminizzati

Autofiorenti

Sesso

50% M / 50% F

99% Femmina

99% Femmina

Dipendenza dalla luce

Sì (fotoperiodo)

Sì (fotoperiodo)

No (fioriscono da soli)

Per chi?

Breeder (creazione di incroci)

Maggior parte dei collezionisti

Chi cerca rapidità e semplicità

8. Le varietà autofiorenti sono merito della gelida Siberia

La straordinaria caratteristica dei semi “automatici” (che fioriscono indipendentemente dal ciclo di luce) deriva dalla varietà selvatica Cannabis Ruderalis. Questa pianta, vivendo nel clima rigido di Russia e Canada, ha dovuto imparare a fiorire velocemente per completare il ciclo prima del breve inverno. Oggi questi geni sono la base delle varietà più popolari sul mercato.

9. I semi sono “intelligenti”

I semi di canapa possiedono un meccanismo chiamato dormienza. Sono in grado di “sentire” quando le condizioni ambientali (umidità e calore) sono ottimali per la sopravvivenza. Finché queste condizioni non vengono soddisfatte, l’embrione rimane in stato di ibernazione, protetto dal guscio duro.

10. Sono tra le fonti proteiche più complete

Anche se raramente ci pensiamo nel contesto della marijuana, i semi di canapa sono l’unica fonte vegetale a contenere tutti gli amminoacidi essenziali e le proporzioni ideali di acidi grassi Omega-3 e Omega-6. Nelle culture antiche erano un alimento base che salvava le popolazioni durante i periodi di carestia.

Conclusione

I semi di canapa sono un miracolo della natura che unisce una resistenza incredibile, una genetica complessa e un enorme valore pratico. Che tu sia interessato alla loro storia, agli aspetti biologici o che stia semplicemente arricchendo la tua collezione con geni unici, vale la pena ricordare la loro straordinaria origine.

Juve Stabia, il dominio tattico al San Nicola per continuare la corsa salvezza aspettando la Virtus Entella

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È una Juve Stabia formato trasferta quella che espugna il San Nicola, ottenendo la prima vittoria esterna del nuovo anno solare, la seconda complessiva lontano dal “Romeo Menti” in questo campionato. Una prova di maturità, di nervi saldi e di eccellente condizione fisica che lancia i gialloblù a quota 30 punti, un bottino che inizia a farsi decisamente interessante.

La Partita: Organizzazione contro “Fumo”

Le Vespe si trovavano di fronte un Bari che, sulla carta, viveva un momento di crescita in termini di idee. Eppure, in campo, la differenza l’ha fatta la solidità. La squadra della famiglia De Laurentiis ha prodotto il classico “tanto fumo e poco arrosto”, sbattendo contro il muro eretto dai ragazzi di Ignazio Abate.

La Juve Stabia è stata impeccabile: difesa tosta, che non ha rischiato praticamente nulla, e un centrocampo aggressivo capace di pressare alto e ripartire. L’approccio è stato corretto dal primo all’ultimo minuto, e va sottolineato l’apporto fondamentale di chi è subentrato dalla panchina, dimostrando che il gruppo rema tutto nella stessa direzione.

Candellone Decisivo, ma che brividi

La cronaca del match si decide dagli undici metri: è Candellone a trasformare con freddezza il calcio di rigore che vale tre punti d’oro. Se c’è una critica da muovere a questa bella Juve Stabia, è solo quella di non aver sferrato il colpo del KO quando l’avversario era alle corde.

Tra l’imprecisione di Maistro in un contropiede che gridava vendetta e la sfortuna dello stesso Candellone che ha stampato il pallone sul legno, le Vespe hanno tenuto il sipario aperto per tutti i novanta minuti più recupero, in una gara che, per quanto prodotto, poteva essere chiusa con largo anticipo.

Il Terremoto Bari: Via Vivarini

La vittoria delle Vespe è stata la classica punta dell’iceberg per i padroni di casa. La sconfitta interna ha fatto traboccare il vaso in casa Bari, portando all’esonero di Vivarini per poi richiamare Longo. È il secondo tecnico a saltare in questa stagione per i pugliesi dopo Caserta, segno della crisi profonda in cui la Juve Stabia ha saputo infilare il dito con astuzia tattica.

Obiettivo Salvezza (e forse qualcosa in più)

Questa vittoria è ossigeno puro. Non solo per la classifica, che ora sorride con 30 punti, ma soprattutto per il morale. Il calendario ora propone sfide cruciali contro Virtus Entella e Reggiana.

L’obiettivo stagionale resta, con realismo, la salvezza. Tuttavia, guardando ai prossimi 180 minuti e calcolando anche la futura sfida contro il Padova, c’è la concreta possibilità di mettere una seria ipoteca sull’obiettivo principale con grande anticipo.

“Testa bassa e cuore caldo”: è questo il motto. La Juve Stabia è pronta a stringere i denti in questo momento delicato che potrebbe, di fatto, valere un’intera stagione.

Juve Stabia, addio a Mister Piero Cucchi: Il calcio italiano piange il “Gentiluomo” che fece grandi le Vespe

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Il calcio campano e nazionale perde oggi un vero signore della panchina. Si è spento all’età di 86 anni Piero Cucchi, allenatore che ha saputo legare il suo nome a piazze storiche in tutta Italia, ma che a Castellammare di Stabia ha lasciato un solco indelebile, diventando il simbolo eterno di una rinascita sportiva e sociale.

L’Architetto della Juve Stabia di Roberto Fiore

Quando si riavvolge il nastro dei ricordi fino agli inizi degli anni ’90, è impossibile scindere il nome di Piero Cucchi da quello del compianto presidente Roberto Fiore. Insieme, formarono il tandem che riportò le “Vespe” nel calcio che conta.

Arrivato nella città delle acque in un momento di delicata transizione, Cucchi non fu solo un allenatore, ma l’anima tecnica di una scalata entusiasmante. Fu lui l’artefice della promozione dalla Serie C2 alla Serie C1, ponendo le basi per quel sogno chiamato Serie B, sfiorato drammaticamente e con orgoglio nel 1994.

Non era solo una questione di schemi o tattiche; Cucchi aveva saputo compattare un ambiente passionale, creando un legame simbiotico tra la squadra e la tifoseria.

Il “Menti” come Fortino e la Saggezza del Padre

Sotto la sua guida, lo stadio “Romeo Menti” tornò a ruggire, trasformandosi in un fortino quasi inespugnabile per gli avversari. La sua Juve Stabia esprimeva un calcio concreto e solido, perfetto specchio della sua personalità: poche parole, molti fatti.

Piero Cucchi era un tecnico vincente, ma soprattutto un uomo di grande carisma. I tifosi più esperti ricordano ancora con commozione la cavalcata del 1993 e la sua capacità unica di gestire lo spogliatoio. Sapeva trattare campioni affermati e giovani promesse con la stessa misura, esercitando quella saggezza tipica del “buon padre di famiglia” che oggi sembra sempre più rara.

L’Ultimo Saluto a un Calcio Romantico

Con la scomparsa di Piero Cucchi, se ne va un pezzo importante di storia del calcio romantico. Un calcio fatto di polvere, sudore, grandi presidenti e stadi pieni di passione autentica.

Castellammare non dimenticherà il suo condottiero gentile. Le “Vespe” e tutto il popolo gialloblù salutano oggi l’uomo che, più di tanti altri, ha insegnato loro a volare alto.