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Associazione Marchi Storici d’Italia, +127% di affiliati negli ultimi 12 mesi

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(Adnkronos) – L’Associazione Marchi Storici d’Italia, di cui l’Adnkronos fa parte, rappresenta i Marchi Storici Italiani iscritti al Registro Nazionale e cresce con un +127% di affiliati negli ultimi 12 mesi.Un successo, questo, coronato oggi dalla cerimonia di emissione e annullo filatelico del francobollo dedicato all’Associazione, tenutasi alla presenza del Ministro Adolfo Urso. “I Marchi Storici valorizzano la nostra identità imprenditoriale e questo francobollo, dedicato all’Associazione che li rappresenta, è un importante tassello della nostra memoria che si inserisce perfettamente nella strategia che stiamo portando avanti per la tutela e la promozione dell’eccellenza del Made in Italy”, ha commentato il ministro Adolfo Urso. “La nostra visione è ben precisa e si basa su tre indirizzi: identità, innovazione e internazionalizzazione.

Ne è un esempio la Legge quadro del Made in Italy: un provvedimento storico che segna una svolta nella politica industriale del Paese che punta a salvaguardare l’identità produttiva delle nostre filiere e scoraggiando la delocalizzazione.Interveniamo a 360 gradi stimolando e proteggendo la crescita delle filiere strategiche nazionali, contrastando la contraffazione e formando nuove competenze in vista delle sfide globali che abbiamo davanti.

Portiamo avanti una seria politica per fare più forte l’impresa Italia”, ha concluso. “Tra le dieci imprese storiche ancora attive a livello mondiale, ben sei sono italiane e vantano dai sette ai dieci secoli di storia”, ha commentato Massimo Caputi, Presidente dell’Associazione Marchi Storici. “I Marchi Storici sono custodi della cultura industriale italiana nel mondo: costituiscono un patrimonio d’eccellenza per il nostro Paese, che va tutelato, valorizzato e promosso.Siamo orgogliosi di essere qui oggi, perché questo francobollo, dedicato all’Associazione Marchi Storici, è un’ulteriore testimonianza della validità del lavoro che stiamo svolgendo a favore delle Imprese e del Paese”. L’Associazione infatti, rappresenta molte aziende che sono iscritte al Registro Speciale dei Marchi storici di interesse nazionale, istituito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con l’obiettivo di tracciare e valorizzare le imprese e i marchi attivi da più di 50 anni in Italia, e i cui iscritti sono cresciuti di oltre il 30% in un anno, passando da circa 500 marchi a oltre 660, per un totale di 480 imprese registranti. Delle 50 affiliate all’Associazione, il 21% sono basate in Lombardia, il 15% in Emilia Romagna e il 13% in Toscana.

Prevale nettamente il comparto agroalimentare, che costituisce il 40% delle imprese associate, seguito subito dopo dal settore tessile, 20%, e dell’ospitalità, 15%. L’Associazione sta spingendo per il varo di nuove norme a favore dei Marchi Storici che favoriscano il consolidamento dei brand italiani nel mondo, la concessione di agevolazioni fiscali per la valorizzazione dei Marchi Storici, l’ottimizzazione dell’utilizzo del Fondo per la Salvaguardia dei Marchi Storici gestito da Invitalia.Tra i progetti significati dell’Associazione c’è la messa in circuito dei Musei d’Impresa dei Marchi Storici, un patrimonio immenso al servizio delle nuove generazioni.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Belgio, sparatoria a Charleroi: un poliziotto ucciso e uno grave

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(Adnkronos) – Drammatica sparatoria oggi in Belgio, dove un poliziotto e un sospetto sono rimasti uccisi durante la perquisizione di una casa a Charleroi nell’ambito di una indagine per traffico di stupefacenti.Altri due poliziotti sono rimasti feriti, uno dei quali è stato ricoverato in condizioni critiche.  Tutto è cominciato alle 06:30 di questa mattina, quando una squadra speciale delle forze di polizia si è presentata in una casa della cittadina a sud di Bruxelles, ha riferito poi la procura in conferenza stampa.

Ad aprire è stata una donna, ma subito dopo una persona nascosta dietro una porta ha sporto una pistola e vuotato il caricatore sui poliziotti.La squadra ha chiamato i rinforzi, mentre l’uomo si barricava dietro la porta.

Gli agenti sopraggiunti sono riusciti ad entrare dal retro e a catturare lo sparatore, che era ferito.L’uomo è poi morto in ospedale.  La perquisizione era stata ordinata dal giudice nell’ambito di una inchiesta per associazione a delinquere, traffico di stupefacenti, di veicoli e armi.

Il primo ministro Alexander De Croo ha espresso le sue condoglianze alla famiglia dell’agente ucciso e vicinanza ai feriti. “Il lavoro delle forze dell’ordine a servizio della popolazione merita rispetto.Trasformarle in bersagli è ignobile e non rimarrà mai impunito”, ha scritto su X.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Putin, lo scenario di Savino: “Per ora non cambierà i vertici altrimenti darebbe forza agli elettori”

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(Adnkronos) – Lo storico della Russia Giovanni Savino all’Adnkronos fa un bilancio delle elezioni (stra)vinte da Putin, tra voto elettronico impossibile da monitorare, accuse di tradimento e una comunità di emigrati, anche in Italia, che ha provato a mandare un messaggio a Mosca.Ma sul futuro della guerra in Ucraina peserà più il voto americano che quello russo.  
“Con un risultato così, come farà Putin a dire che c’è un nemico interno?”.

Per un commento sulle elezioni l’Adnkronos ha contattato lo storico della Russia Giovanni Savino, docente all’Università Federico II di Napoli, curatore su Telegram (Russia e altre sciocchezze) e Instagram (Russia.onivas) di due profili utilissimi per capire la Russia contemporanea.  Putin ha vinto con le percentuali più alte di sempre (oltre l’87%), in elezioni che il ministro degli Esteri Tajani ha definito “né libere né regolari, con Navalny che ne è stato escluso con un omicidio”.Savino mette in guardia dal considerare questo un punto di forza per il presidente russo, al vertice dal 1999: “Per raggiungere questi risultati di consenso e affluenza il governo russo ha lavorato molto, con un approccio manageriale e zero trasparenza.

Basti pensare all’uso massiccio del voto elettronico, impossibile da monitorare”.  “C’è un precedente, quello delle elezioni per la Duma del 2021”, ricorda il docente, “quando a Mosca la maggioranza sembrava aver votato per i candidati non di Russia Unita, e poi alla fine il voto elettronico aveva capovolto il risultato.Già allora ci furono proteste perché era impossibile capire chi e per cosa avesse votato”.  Nel discorso alla chiusura delle urne, Putin ha parlato di una nuova élite che uscirà dalle trincee, e dall’altra parte dei ‘traditori’ che rischiano se non la pena di morte, il trattamento riservato a chi sgarra in tempo di guerra.

Savino spiega che un discorso così polarizzante non si era mai visto. “Dopo le elezioni del 2012, precedute dalle ultime grandi manifestazioni di piazza che si siano viste in Russia, Putin che aveva ottenuto il 63% aveva fatto un discorso, diciamo così, di riappacificazione nazionale.Oggi punta tutto sulla contrapposizione.

Ma con chi la fai se hai l’87% e gli altri partiti che hanno partecipato al voto fanno tutti parte del sistema di potere putiniano?”  Cosa ne sarà di chi ha protestato durante il voto? “Anche queste sono scene che non si erano mai viste, temo che la risposta agli atti di vandalismo ai seggi sarà durissima”, continua lo storico. “Dimitri Medvedev, sostenuto da Ella Pamfilova, presidente della Commissione elettorale centrale, ha parlato del reato di alto tradimento, con pene dai 12 ai 25 anni.Il che è inquietante: in Russia le urne sono trasparenti e ci sono state persone arrestate per aver scritto ‘Putin assassino’ o frasi contro la guerra su schede magari piegate male e leggibili da fuori dell’urna”.  Sul suo profilo Telegram, Giovanni Savino ha raccolto le testimonianze dai seggi nei consolati e nelle ambasciate di tutto il mondo, e all’Adnkronos traccia un quadro inedito: “Nelle città che sono diventate la base per la nuova emigrazione russa, come Belgrado, Buenos Aires, Erevan, Almaty, c’è stato un risultato davvero notevole: Putin fermo su percentuali molto basse e l’exploit del candidato Vladislav Davankov (ad esempio, ha ottenuto il 76% a Belgrado).

Parliamo del vicepresidente della Duma, dunque una figura pienamente integrata nel sistema, ma questi numeri enormi confermano che esiste una comunità di expat che vuole mandare un segnale a Mosca”.E tra i russi in Italia? “Qui esistono due fronti, i russi arrivati negli anni ‘90 e 2000 (in maggioranza donne) che sono orientati a favore di Putin; e la nuova emigrazione fatta di ragazzi usciti dal Paese negli anni ‘10 e in particolare dall’invasione dell’Ucraina, che è sicuramente di parere diverso.

Lo abbiamo visto anche con le baruffe ai seggi di Roma e Milano”, spiega Savino.  Infine, chiediamo al docente quale impatto potranno avere queste elezioni sulla guerra in Ucraina. “Temo che le elezioni che più saranno determinanti siano quelle negli Stati Uniti, a novembre.Certo, con il voto che si è concluso ieri Putin ha avuto il suo momento di (auto)legittimazione.

Non credo che farà grandi rivoluzioni, pur avendo la possibilità di cambiare primo ministro o il governatore della Banca Centrale, mi sembra che l’atteggiamento sia quello di dire che tutti i vertici hanno agito per il meglio.In Russia i cambi ai vertici non arrivano subito prima o subito dopo le elezioni, perché Putin non può lasciar intendere che siano gli elettori, e non lui, a dettare l’agenda”.  Tornando alle elezioni Usa, l’obiettivo del presidente russo “è quello di tirare avanti lentamente ma inesorabilmente fino a novembre sperando in un riassetto alla Casa Bianca”, precisa il docente della Federico II. “Già la congiuntura della guerra a Gaza si è dimostrata favorevole per Mosca, con l’attenzione di Washington riorientata verso il Medio Oriente.

Putin continua ad avere il vantaggio del tempo e del ‘capitale umano’: nella carneficina quotidiana, l’Ucraina può contare su un numero inferiore di persone arruolabili.La controffensiva di Zelensky non è riuscita a riconquistare il territorio sperato.

Ma non dobbiamo esagerare nel descrivere questi vantaggi russi come qualcosa di insormontabile.La guerra è fatta da forze vive ed è molto difficile capire quando e come può cambiare la situazione sul terreno”, conclude Savino —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Salvini su vittoria Putin: “Quando popolo vota ha sempre ragione”. Bufera social

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(Adnkronos) – Sui social network si registra un sentiment negativo dell’84% da parte degli italiani in merito alle dichiarazioni di Matteo Salvini sulle elezioni in Russia, che hanno consegnato un nuovo mandato al presidente Vladimir Putin.E’ quanto emerge da una ricerca realizzata in esclusiva per Adnkronos da Vis Factor, società leader a livello nazionale nel posizionamento strategico, attraverso Human, la propria piattaforma di web e social listening realizzata interamente con algoritmo a base semantica italiana. Le emozioni più associate alle dichiarazioni del leader della Lega sono rabbia al 52%, indignazione 20% e tristezza 10%.

C’è da segnalare anche un ‘hate speech’, ovvero un linguaggio offensivo, molto alto sulle pagine social di Salvini, associabile al 32% dei commenti, anche qui una percentuale record.La Lega è oggi il partito più citato nelle menzioni social, con il 22% e Salvini è il secondo politico più citato dopo la premier Giorgia Meloni.

Tra le parole e i concetti più digitati dagli italiani online, a sottolineare il mood negativo verso Salvini e le sue dichiarazioni troviamo: ‘vergogna’, ‘stop guerra’, ‘inaccettabile’. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Putin e Trump, l’asse Cremlino-Casa Bianca spaventa i servizi Usa

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(Adnkronos) – “Credo che Trump e Putin siano naturali compagni di letto, si completano l’un l’altro, hanno obiettivi e aspirazioni comuni”.Così Douglas London, agente della Cia in pensione, spiega al Guardian il ben noto “bromance” che unisce l’appena rieletto presidente russo all’ex presidente americano, che spera di tornare alla Casa Bianca con le elezioni del prossimo novembre.

Un possibile ritorno che preoccupa non pochi all’interno dell’intelligence community americana, considerato appunto il feeling del tycoon con il leader russo.  “Trump vede Putin come un uomo forte – afferma Fiona Hill, che ha lavorato nel Consiglio di Sicurezza Nazionale di Trump, ed ora è un’analista della Brooking Institution – ed in certo senso lavorano in parallelo perché entrambi cercando di indebolire gli Usa, anche se per ragioni diverse”. E’ indubbio prosegue Hill, che Putin “preferisca alla Casa Bianca un agente del caos come Trump perché mina gli Usa, non è preoccupato della sicurezza nazionale ma solo di se stesso, nominando solo persone a lui fedeli e cacciando quelle esperte di sicurezza”.  “Trump è ignorante in modo sconvolgente” di politica estera, ricorda l’ex funzionaria della Casa Bianca: “legge raramente il materiale che gli viene consegnato, è sicuramente una minaccia minore per la Russia di quanto lo sia per gli Stati Uniti”.  Non bisogna dimenticare poi che sin dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, nel febbraio 2022, Trump ha più volte definito Putin “un genio” lodandone l’intelligenza, ed affermando con lui di nuovo alla Casa Bianca la guerra finirebbe in un paio di giorni.Per avere un’indicazione sul modo in cui intenda risolvere le cose, bisogna ricordare che recentemente Trump ha detto che per lui la Russia può fare “quel diavolo che vuole” con i membri Nato che non sono a posto con le spese militari.  In occasione della morte di Alexei Navalny, invece di condannare il Cremlino, ha fatto poi uno spericolato paragone tra l’oppositore russo morto in una colonia penale artica e i suoi guai giudiziari.

Senza contare che Viktor Orban, grande amico di Putin, dopo l’incontro con Trump a Mar a Lago ha chiaramente detto che una volta rieletto il tycoon non “darà un penny all’Ucraina” così metterà fine alla guerra.  Ma a preoccupare ex agenti segreti Usa sono le trasformazioni che Trump potrà fare delle agenzie di intelligence – “usando la Cia come una sua guardia pretoriana”, afferma London – diminuendo la loro collaborazione con gli alleati Nato, beneficiando gli interessi russi.  “Trump quasi certamente politicizzerà l’intelligence community mantenendo la promessa di nominare personaggi dell’estrema destra come Michael Flynn Kash Patel” dichiara Marc Polymeropoulos, ex funzionario intelligence, riferendosi all’ex consigliere di Sicurezza di Trump condannato per il Russsiagate e l’ex funzionario del Pentagono che Trump vuole mettere alla guida della Cia se ritorna alla Casa Bianca.  Intervistato da Steve Bannon, Patel ha interpretato così la sua possibile nomina: “andremo a caccia dei cospiratori, non solo nel governo ma anche nei media, che hanno permesso a Joe Biden di truccare le elezioni”.Nomine del genere, prosegue Polymeropoulos, “danneggerebbero le relazioni con gli alleati, vedremo vecchi alleati che non condivideranno con noi informazioni cruciale, ed a ragione.

Lo faranno gradualmente, per non provocare l’ira di Trump, la protezione delle loro fonti sarà la principale preoccupazione”.  “Se Trump vince, scordatevi che i britannici o francesi, due dei nostri migliori partner di intelligence in Europa, condividano con noi qualcosa di importante sulla Russia, per esempio”, conclude.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Covid, 4 anni fa le bare di Bergamo: la ‘lezione’ degli esperti

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(Adnkronos) – Era la notte del 18 marzo 2020 e a Bergamo, nel silenzio attonito di una città divenuta epicentro della prima, tragica ondata di Covid, una fila interminabile di camion militari carichi di bare usciva dal Cimitero Monumentale.Sfilando nel deserto spettrale delle strade svuotate dal lockdown, il convoglio imboccava la circonvallazione direzione autostrada, per raggiungere le città italiane che in quei giorni drammatici accettarono di accogliere i defunti destinati alla cremazione.

Gli impianti orobici non bastavano più, i morti erano troppi.Quattro anni dopo quelle immagini che hanno sconvolto il Paese, l’Italia celebra la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus.

Con gli esperti, da Bassetti a Gismodo, fino a Pregliasco, che invitano non dimenticare la ‘lezione’.   “Le bare di Bergamo”, dei morti di Covid che viaggiavano nel buio dentro i camion militari, “sono un’immagine che rimarrà indelebile nella nostra memoria”.Nitida più che mai in quella della microbiologa Maria Rita Gismondo, tra i camici bianchi ‘in trincea’ nelle prime fasi dell’emergenza coronavirus, quando “in laboratorio si stava chiusi giorno e notte a processare campioni”.

Ora, “a distanza di 4 anni” da quella tragica notte, “dobbiamo superare quel momento di dolore e dobbiamo far sì di non dimenticarlo mai, perché si possa guardare oltre e non avvenga più”.Perché “non si ripetano certi errori”, dichiara l’esperta all’Adnkronos Salute.

In migliaia di famiglie c’è stato “chi andava in ospedale con i propri piedi e veniva restituito dentro una teca, incenerito – ricorda la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e dia gnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano – senza neanche un ultimo saluto, senza che i loro cari avessero la possibilità di elaborare il lutto.Un passaggio estremamente importante”, tanto che chi non l’ha vissuto mostra “ancora oggi sindromi ansioso-depressive.

Nessuno dovrà mai più sperimentare quella terribile esperienza, non dovranno mai più esserci lutti non elaborabili”, è il monito di Gismondo. “Non dimentichiamo – ripete – e non facciamo più alcuni errori che sono stati commessi”.  “Ricordiamo oggi le vittime del Covid che sono state quasi 200mila in Italia, dal 2020 ad oggi.Il Covid ci ha fulminati perché ci ha colpiti alle spalle.

Ha fatto irruzione in un mondo dove nessuno parlava di malattie infettive.I professionisti della salute hanno compiuto qualcosa di straordinario, alzando giorno dopo giorno l’asticella dei loro limiti.

Ma lo straordinario non deve diventare la regola”, ammonisce l’infettivologo Matteo Bassetti, in un post sui social. “Solo così”, lavorando affinché mai più ci si debba trovare impreparati, sottolinea il primario del Policlinico San Martino di Genova, “si potrà dare il giusto riscontro alle nostre rinunce e alle nostre fatiche.E la giusta commemorazione a chi ci ha lasciato, a chi è morto in questa guerra che ci ha levato troppo.

Oggi il pensiero di tutti, nessuno escluso – avverte Bassetti – deve essere per quelli che non ce l’hanno fatta.Noi non vi dimenticheremo mai”.  A quattro anni dai giorni più drammatici della pandemia “purtroppo l’effetto ‘memoria corta’ ha prevalso.

Al momento, a tutti i livelli, non sono state messe in atto azioni efficaci che possano evitare che in futuro una simile tragedia si ripeta”.Così all’Adnkronos Salute, dell’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università del Salento. “Dovesse arrivare una nuova pandemia – e non sappiamo quando ma sicuramente arriverà – la risposta del Paese sarà la stessa con appena un po’ di organizzazione e di esperienza in più.

Non un euro è stato fino ad oggi dedicato ai servizi di prevenzione”, conclude Lopalco.   “Ricordare i numeri, quasi 200mila morti Covid in Italia dal 2020 ad oggi.Un numero impattante, come tre grandi stadi di calcio spazzati via in 4 anni.

Certamente hanno pagato di gran lunga gli anziani e i fragili, ma all’inizio dell’emergenza anche i giovani hanno perso la vita.Secondo elemento da considerare sono i grandi passi avanti nel contrasto della malattia, si è riusciti a mettere insieme tutte le forze: la ricerca scientifica, le aziende, le istituzioni.

La lotta al Covid è stato un esempio unico, neanche l’Aids è mai riuscito così in breve tempo ad avere una risposta con i vaccini e i farmaci”, afferma all’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali. “Il ricordo – sottolinea – va anche alla difficoltà di gestire nei primi mesi la situazione: dalla mancanza di posti letto in rianimazione ai dispositivi che non si trovavano.E poi, come non può non tornare alla mente il grande sacrificio del personale sanitario.

Vedo che già ci siamo dimenticati tutto però”, osserva Andreoni.Invece “in medicina alcune cose devono servire da lezione, altrimenti rischiamo di sperperare le conoscenze.

La rete italiana di malattie infettive deve rimanere sempre attiva – ammonisce – è patrimonio da non sperperare: una nuova pandemia arriverà, queste patologie sono un problema di sanità pubblica e gestirle in reparti in esperti è l’arma vincente”.   “Mi preoccupa molto il revisionismo e a volte un negazionismo su Covid, rispetto a una situazione che abbiamo tutti vissuto.Ma ricordiamoci della paura di quei giorni, ricordiamo i morti”.

Sono le parole del virologo dell’università Statale di Milano Fabrizio Pregliasco.Il giorno delle bare di Bergamo, che 4 anni fa venivano portate via sui camion militari. “Per certi versi – osserva Pregliasco all’Adnkronos Salute – è giusto che la resilienza, quella capacità dell’uomo di resistere alle avversità, porti a mettere in secondo piano le sofferenze patite, perché bisogna andare avanti.

Credo però che ci si sia eccessivamente spostati verso una disattenzione alle problematiche di patologie infettive e anche che ci sia una sordida polemica, purtroppo, con dei coinvolgimenti non corretti della politica, e a evidenziare in modo negativo ciò che si è fatto”. “Di sicuro – ragiona – a posteriori, come in tutte le nostre cose della vita, si può dire che questa o quella scelta avremmo dovuto farla diversamente.Il concetto del senno del poi è un classico.

Ma ricordiamoci della paura di quei giorni – ripete – la paura che aveva ognuno di noi, operatore sanitario, medico, o quant’altro.Anche perché, poi, va ricordato che gran parte dei sanitari stessi avevano informazioni come quelle dei cittadini, attraverso i media.

E sui media talvolta, nelle emergenze come su altri versanti, si inserisce una tifoseria, le informazioni sono spesso frammentarie, incomplete”.  L’invito di Pregliasco è a non dimenticare. “Nell’emergenza, nella sanità pubblica, facciamo tesoro di quello che è successo.Ricordiamo i morti.

Ieri – riferisce – ho partecipato a una commemorazione vicino a Rho, dove abito in provincia di Milano, a Pogliano Milanese.Qui una statua ricorda i caduti del Covid nella cittadina, sono stati 41″.

E ricordando quello che è successo “dobbiamo considerare anche che il Covid c’è – ammonisce – c’è ancora su piccoli numeri, rimarrà con noi con andamenti probabilmente ondulanti, come dico sempre.Ma non c’è solo questo.

Ci sono tutta una serie di patologie di cui il nostro mondo in qualche modo deve far tesoro, per evitare che ritornino”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Foggia – Juve Stabia (2-1): Il podio e il contropodio gialloblè

L’analisi espressa nel nostro podio e contropodio su Foggia – Juve Stabia racconta della terza sconfitta stagionale subita dalle Vespe in quel dello Zaccheria.
La Juve Stabia cade a Foggia dopo una gara ben giocata, nella quale non sono mancate occasioni da gol per i campani, passati in vantaggio con Leone ma poi rimontati dai padroni di casa.Accorcia sulle Vespe il Benevento, ora distante sei punti dal primato stabiese.
PODIO DI FOGGIA – JUVE STABIA (2-1)

Medaglia d’oro

A Giuseppe Leone, autore del vantaggio della Juve Stabia.

Gara al solito di spessore per il 55 ed Siena, impreziosita dalla rasoiata che pareva aver messo in discesa la gara della squadra di Tarantino.Leone smista palloni con efficacia e, soprattutto nella ripresa, i suoi filtranti nello stretto impreziosiscono le trame di gioco stabiesi, che avrebbero meritato sorte diversa.

Medaglia d’argento

Andrea Adorante, in cui anche in una serata storta è mancato solo il gol.

L’ariete della Juve Stabia tiene in affanno la difesa del Foggia tanto che solo un grande Perina gli nega quello che sarebbe stato il gol della giornata: la sua rovesciata stilisticamente perfetta, trova infatti la grande risposta del portiere pugliese.Nella ripresa poi Adorante offre di testa un pallone ghiotto a Candellone, che il 27 spara alto da ottima posizione.

Medaglia di bronzo

a Cristian Andreoni, che prosegue nelle sue ottime prestazioni sulla fascia destra.

Mix di spinta e copertura, parimenti precise, per l’ex Pordenone, che dal suo lato soffre pochissimo ed anzi si propone con costanza al cross.Mai in ritardo e sempre pulito tatticamente e tecnicamente, il 28 è bravo anche a stringersi con Bachini e Bellich formando difesa consentendo una maggiore spinta a Mignanelli sull’out opposto.

CONTROPODIO DI FOGGIA – JUVE STABIA

Medaglia d’oro

A Demba Thiam, spaesato nell’uscita che porta al vantaggio foggiano.

Era comprensibile che non potesse toccare le continue prestazioni da Super Man del girone di andata, ma l’insicurezza che di tanto in tanto sta comparendo nel girone di ritorno sorprende.Se nelle precedenti gare il pericolo era stato scampato, non succede nuovamente a Foggia, dove il portiere sbaglia il tempo dell’uscita sulla punizione dei rossoneri, ben insaccata in rete da Ercolani.

Medaglia d’argento

Federico Romeo, che non trova la posizione giusta per pungere il Foggia.

Tra le linee il 7 non incide, cercando spesso il contatto con gli avversari per guadagnare calci piazzati; la “tattica” non piace al direttore di gara che raramente fischia a suo favore e anzi, da una dinamica simile (dove il braccio largo subìto da Romeo è però evidente) nasce la punizione che regala la vittoria al Foggia.

Medaglia di bronzo

a Marco Bellich, con qualche sbavatura che sorprende se paragonata ai suoi standard.Qualche fallo di troppo, anche in zone di campo “tranquille”, e un po’ di imprecisione non fanno brillare la prova del centrale difensivo, che non commette errori da matita blu pur non brillando.

Il pareggio immediato di certo non ha aiutato concentrazione e tenuta di campo nel prosieguo di gara.

Banksy, nuovo murales a Londra: il messaggio ‘ecologista’ dello street artist

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(Adnkronos) – Un murales di Banksy realizzato con una colata di colore verde dietro albero spoglio è apparso durante la notte su un edificio residenziale a nord di Londra.A rivendicare la paternità dell’opera, dopo una mattina di speculazioni, è stato lo stesso street artist su Instagram. In un post,l’anonimo artista ha infatti pubblicato una foto di com’era il muro dietro l’albero prima del suo intervento.

L’opera, realizzata a Hornsey Road, Finsbury Park, rappresenta una donna a grandezza naturale con uno spruzzatore di vernice a pressione che guarda verso l’alto l’albero, come per sincerarsi dell’effetto del suo lavoro.Visto con l’albero in primo piano e centrato sul muro, la vernice verde imita il fogliame della pianta, che è stata potata ed è completamente spoglia. Prima della conferma ufficiale, James Peak aveva riferito al programma Today della BBC Radio 4 che il lavoro portava tutti i segni distintivi” di Banksy. “Ha le tecniche giuste.

Ha un messaggio interessante e facile da capire, una posizione molto intelligente.E risuona davvero nel momento in cui lo vedi.

E, con Banksy, il contesto è tutto”, ha detto. I colori verde brillante rappresentano la municipalità di Islington, dove si trova l’opera, e anche, naturalmente, il giorno di San Patrizio, che è bello e festoso. “Il messaggio è chiaro”, ha aggiunto. “La natura è in difficoltà e spetta a noi aiutarla a rinascere”.    —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Fedez e Muschio Selvaggio, Luis Sal torna con un podcast?

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(Adnkronos) – Luis Sal sembra pronto a fare il suo ritorno nel mondo dei podcast.L’indiscrezione sul futuro dello youtuber bolognese, ex socio di Fedez nell’avventura di Muschio Selvaggio, è stata data da Selvaggia Lucarelli attraverso il suo profilo Instagram. “Luis Sal, da quel che mi risulta, a breve torna con un podcast”, ha fatto sapere la Lucarelli, svelando che Luis Sal sarebbe pronto a tornare in video e che “quel podcast potrebbe anche essere proprio Muschio Selvaggio”. Un anno fa, il sodalizio tra Luis Sal e Fedez giungeva al termine ed è della settimana la scorsa l’annuncio del rapper relativo allo stop del podcast in attesa che il contenzioso legale con l’ex socio si risolva. Oggi arriva l’indiscrezione su Luis Sal pronto a tornare sulla scena dopo mesi di silenzio.

Se così fosse, lo youtuber non avrebbe accettato la proposta fatta da Fedez di rilevare la sua quota anche ad un prezzo di mercato superiore.Intanto, oggi è andato in onda il penultimo episodio registrato da Fedez e Mr Marra, dedicata al caso del serial killer Zodiac.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Insulto razzista a Juan Jesus, Acerbi escluso da Nazionale

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(Adnkronos) – Francesco Acerbi escluso dalla Nazionale dopo il caso dell’insulto razzista denunciato da Juan Jesus, difensore del Napoli, durante il match giocato ieri in casa dell’Inter e terminato 1-1.  Juan Jesus, al 58′, si è rivolto all’arbitro La Penna denunciando l’insulto che sarebbe stato pronunciato da Acerbi: “Mi ha detto ‘negro'”, le parole di Juan Jesus catturate dalle telecamere.A fine partita il difensore brasiliano, autore del gol dell’1-1, ai microfoni di Dazn ha ridimensionato l’episodio.  “Il calciatore Francesco Acerbi, arrivato questa mattina nel ritiro della Nazionale a Roma, ha spiegato al Ct Luciano Spalletti e ai compagni di squadra, come previsto dalla policy interna del Club Italia, la propria versione sulla presunta espressione razzista segnalata dal calciatore Juan Jesus nel corso della gara Inter-Napoli”, rende noto la Figc.  “Dal resoconto del difensore nerazzurro, in attesa che venga ricostruito quanto avvenuto nel rispetto dell’autonomia della giustizia sportiva, è emerso che non vi è stato da parte sua alcun intento diffamatorio, denigratorio o razzista.

Si è comunque convenuto – continua la nota – di escludere Acerbi dalla lista dei convocati per le prossime due amichevoli in programma negli Stati Uniti, per garantire la necessaria serenità alla Nazionale e allo stesso calciatore, che oggi farà ritorno al club di appartenenza.Di conseguenza, è stato convocato il difensore della Roma Gianluca Mancini, che faceva già parte della lista dei pre convocati”.   “La lotta al razzismo deve essere condotta senza se e senza ma.

Sono episodi da condannare.Si tratta di uno dei ragazzi (Acerbi, ndr) più sereni, più buoni e che più si spende per gli altri nel nostro mondo.

Non voglio banalizzare l’accaduto, ma dobbiamo stare attenti a non strumentalizzare.Abbiamo maggiori responsabilità, ma dobbiamo ricordarci che i calciatori sono vittime e non certo da compagni di squadra o avversari.

I calciatori sono coloro che subiscono di più questi insulti e di certo non dalla nostra categoria”.Così ai microfoni di Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1 Umberto Calcagno, presidente dell’Assocalciatori.  Acerbi si dovrebbe scusare pubblicamente? “Non credo, perché le parole di Juan Jesus sono indicative.

Acerbi si è scusato subito e le scuse sono state accettate.Le cose che succedono dentro al campo non devono avere giustificazioni, ma il riconoscimento dell’errore è stato fatto da una persona che tutti riconosciamo essere un punto di riferimento nei comportamenti”. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Roma, Totti e il giudizio su De Rossi: “Non me l’aspettavo”

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(Adnkronos) – “Non mi aspettavo che Daniele facesse così bene da subito ma lo speravo”.Così l’ex capitano della Roma Francesco Totti parlando del ct della Roma Daniele De Rossi a margine dell’evento di lancio del progetto Betsson.sport. “Sta dimostrando di essere un grande allenatore e io, come tutti i tifosi giallorossi, spero continui su questi livelli.

La Roma è una piazza difficile e sta dimostrando il suo valore”.  Totti ha parlato anche di capitano Lorenzo Pellegrini: “Dopo De Rossi era difficile trovare un altro capitano, io avevo già detto che Lorenzo è un capitano vero, da Roma.Ora sta anche bene fisicamente e gli riesce tutto”. “Milan ai quarti di Europa League?

I rossoneri stanno bene, hanno ritrovato 3-4 giocatori di qualità e quantità.Sarà una sfida bellissima, mi auguro che la Roma passi il turno”, ha detto Totti. “Il dna europeo del Milan?

Sarà un fattore in più per loro ma non è più il Milan di una volta…”, ha concluso l’ex campione. Quanto al futuro della Roma e a quelli che Totti definisce “‘spifferi’ su una cessione in Arabia” della squadra, “non è vero niente – assicura -.Se vedo una Roma araba?

No, non è vero niente, mi sono informato”, conclude. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Russia, Putin pensa a ‘zona cuscinetto’ con Ucraina: il piano

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(Adnkronos) –
Una zona cuscinetto, tra la Russia e l’Ucraina, è l’unico modo per proteggere il territorio controllato da Mosca dagli attacchi provenienti da quello ucraino.E’ lo scenario che Vladimir Putin, a urne chiuse dopo le elezioni in Russia, ha delineato nel primo discorso da presidente rieletto.

Il quadro è stato ribadito dal suo portavoce Dmitry Peskov nel briefing quotidiano.Perché mentre la comunità internazionale continua a esprimere preoccupazione e invia sostegno all’Ucraina perché possa difendersi dall’aggressione russa ormai al terzo anno, il Cremlino si concentra sugli attacchi a Belgorod e parte dalla regione al confine per ampliare lo sguardo sulla sicurezza dell’intera Russia.  ”E’ possibile che, visti i tragici eventi in corso, prima o poi saremo costretti a creare una ‘zona cuscinetto’, una zona di sicurezza che sarà abbastanza difficile da superare con i mezzi di distruzione utilizzati dal nemico” ucraino, ha affermato Putin.

Senza entrare nei dettagli, il presidente russo rieletto ha auspicato un’area talmente grande da impedire alle armi di fabbricazione straniera fornite a Kiev di poter raggiungere la Russia. Il progetto è stato rilanciato da Peskov proprio dopo i nuovi attacchi lanciati anche oggi dalle forze armate ucraine contro Belgorod e che, secondo il governatore Vyacheslav Gladkov, hanno causato la morte di due persone e il ferimento di quattro. “Devono essere adottate misure per proteggere questi territori dagli attacchi condotti con droni ucraini e dai bombardamenti sul nostro territorio” dove vengono colpiti ”strutture pubbliche ed edifici residenziali”, ha detto il portavoce del Cremlino.  Questi territori, ha specificato, ”possono essere messi in sicurezza solo creando una sorta di zona cuscinetto in modo che siano fuori dalla portata di qualsiasi mezzo utilizzato dal nemico per colpirci”. Non è chiaro quanto si estenderebbe la zona cuscinetto immaginata dal Crenlino, né se coinvolgerebbe la regione ucraina di Kharkiv che confina con quella di Belgorod.Nel febbraio del 2022, proprio dopo l’inizio dell’aggressione voluta da Putin, le forze armate russe tentarono di conquistare l’oblast di Kharkiv, ma furono respinte in una controffensiva ucraina andata avanti fino a settembre di due anni fa.

Ora, Kharkiv potrebbe tornare nel mirino di Mosca che, secondo esperti e analisti, in estate potrebbe tentare una nuova spallata. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia, i risultati del settore giovanile nel weekend

Juve Stabia, i risultati del settore giovanile nelle varie categorie.

Juve Stabia, i risultati e le gare del settore giovanile gialloblè nel weekend: vincono sia l’Under 15 che l’under 17 nei rispettivi campionati contro il Catania.Perde l’Under 16 mentre c’era la sosta del campionato per la Primavera 3.

Juve Stabia, il tabellino dell’Under 15.

Allo stadio “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia si è disputata la gara valida per la ventunesima giornata del campionato Under 15 Nazionale tra Juve Stabia e Catania che è terminato con il punteggio di 2-0 a favore delle vespette.

Così in campo:

Juve Stabia – Cappa, Cammarota, Muoio, Cirillo, Picardi, Iadanza (63′ Iuorio), Filosa (46′ Kalynovych), Sapio (81′ Di Maio), Castellano, Mauro (86′ Tricarico), Bottone (81′ Luongo).A disposizione: Sparavigna A., Sparavigna F., Tricarico, De Vita, Silvestri, Di Maio, Iuorio, Kalynovych, Luongo.

Allenatore: F.Criscuoli

Catania – Sterrantino, Raiti, Dugo, Sciuto, Fuselli, Zinna, Maurici, Egitto (56′ Zocco), Ursino (70′ Accolla), Castorina (70′ Bonina), Vaccaro (56′ Todaro) .

A disposizione: Rizzo, Scaminaci, Todaro, Bonina, Voscarelli, Accolla, Zocco.Marcatori: 16′ Cirillo (JS), 42′ Iurio (JS)

Ammoniti: Picardi (JS), Sapio (JS), Mauro (JS), Fuselli (C)

Espulsi: Mauro (JS)

Arbitro: sig.

Paolo Maisto della sezione AIA di Frattamaggiore

Assistenti: sig.Luigi Scovotto e sig.

Walter De Rosa della sezione AIA di Salerno.

Juve Stabia-Catania Under 17, 1-0.

Allo stadio “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia si disputata la gara valida per la ventunesima giornata del campionato Under 17 tra Juve Stabia e Catania che è terminata con il punteggio di 1-0 in favore delle vespette.Così in campo:

Juve Stabia – Piccolo, Perseo (75′ Di Maiolo), Malafronte (83′ Poerio), Esposito S. (60′ Potenza), Graziano (83′ Capasso), Avolio, Stanco (60′ Trotta), D’Angelo, Coppola (75′ Trascente), Ferraro, Palermo (46′ Acosta).

A disposizione: Di Sarno, Poerio, Trascente, Trotta, Potenza, Di Maiolo, Capasso, Acosta, Valentino.Allenatore: Michele Sacco

Catania – D’Agata, Pennisi, Ciniero (70′ Nania), Parco (58′ Papisarda), Sechi, Rizzotti, Fascetta (58′ Costanzo), Nastasi (70′ Merola), Mannino, Catania, Capuana (65′ Manganaro).

A disposizione: Raciti, Ursino, Nania, Merola, Papisarda, Manganaro, Costanzo.Allenatore: Giovanni Costanzo

Marcatori: 64′ D’Angelo (JS)

Ammoniti: Piccolo (JS), Persico (JS), Malafronte (JS)

Espulsi: -/.

Il tabellino della gara dell’Under 16 sconfitta dal Perugia.

Allo stadio “Antistadio Renato Curi 1” di Perugia si è disputata la gara valida per il diciannovesimo turno del campionato Under 16 tra Perugia e Juve Stabia terminata con il punteggio di 2-0 in favore dei padroni di casa.

Così in campo:

Perugia – Vinti, Cesarini, Bartolini (88′ D’Ovidio), Perugini, Brunori (88′ Bevanati), Cantalino, Merico (46′ Fiorentini), Dottori, Ciani (46′ Agnissan), Vanni (88′ Mechelli), Bellali (80′ Tomassini).A disposizione: Galletti, D’Ovidio, Bevanati, Tomassini, Condac, Agnissan, Mechelli, Pepe, Fiorentini.

Allenatore: Pierpaolo Anelli.Juve Stabia – Ardolino, De Simone, Torino (57′ Minucci), Petrlic, Amelio, Cepollaro, Calabrese (57′ Sedile), Primicerio, Iasevoli (79′ Calizio), Ponte (67′ Paolini), Di Domenico (57′ Russo).

A disposizione: De Gennaro, Paolini, Malafronte, Minucci, Chiaccio, Scognamiglio, Sedile, Russo, Calizio.Allenatore: Eugenio Romano

Marcatori: 4′ Merico (P), 75′ Agnissan (P)

Ammoniti: Vinti (P), De Simone (JS), Primicerio (JS)

Espulsi -/.

 

Caso Regeni, pm: “Ecco i 10 punti che inchiodano gli 007 egiziani”

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(Adnkronos) – Sono dieci i punti che ‘inchiodano’ i quattro 007 egiziani accusati del sequestro, tortura ed omicidio di Giulio Regeni.A illustrarli oggi in aula è stato il Procuratore aggiunto, Sergio Colaiocco, davanti ai giudici della Corte d’Assise nel processo per la morte del ricercatore friulano nel 2016, chiedendo anche di acquisire gli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta. Tra i dieci elementi probatori definiti “decisivi” a carico degli imputati ci sono i video di sorveglianza della fermata della metropolitana del Cairo dove Giulio venne rapito, in cui mancano proprio i dieci minuti in cui il ricercatore friulano fu prelevato; il computer portatile di Regeni, con all’interno una “miniera di dati’” che hanno fornito elementi utili sul movente, così come i tabulati telefonici.

Infine ci sono i tentativi di depistaggio da parte delle autorità egiziane, dal movente sessuale, alla rapina e quello “più grave”, il ritrovamento dei documenti del giovane in una abitazione collegata ad una banda di criminali poi uccisa dalle forze dell’ordine egiziane. “Il quadro complessivo che è emerso è quello di una ragnatela che piano piano, tra il settembre del 2015 ed il 25 gennaio del 2016, si è stretta attorno a Regeni da parte degli imputati.Ragnatela creata sia attraverso l’acquisizione del passaporto a sua insaputa, perquisizioni in casa in sua assenza, pedinamenti, fotografie e video, sia attraverso le persone ‘amiche’ che Regeni frequentava le quali riferivano, in tempo reale, agli imputati dei loro incontri con l’italiano”, ha detto in aula il procuratore aggiunto di Roma, illustrando la lista dei testimoni da ascoltare nel procedimento che vede imputati quattro 007 egiziani. “A seguito di questa attività gli imputati si sono erroneamente conviti che Regeni fosse una spia inglese, mandata per fornire finanziamenti i sindacati vicini ai Fratelli musulmani”, ha aggiunto Colaiocco.

Fra la lista dei testimoni depositata compaiono tra gli altri i nomi del presidente della Repubblica egiziana, Abdel Fattah al-Sisi, l’ex premier Matteo Renzi e l’ex ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, Marco Minniti, ex responsabile della autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, tre capi dei servizi segreti che si sono succeduti nel tempo e l’allora segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni. “Lo diciamo sin da ora: servirà un proficuo lavoro del Ministero degli Esteri che dovrà suscitare la collaborazione delle autorità egiziane.Solo la polizia egiziana, infatti, può notificare gli atti e dare il via libera per ascoltare a processo i 27 testimoni inseriti nella nostra lista e che vivono in Egitto.

Questa collaborazione sarà fondamentale per una compiuta ed esaustiva ricostruzione dei fatti”, ha detto in aula Colaiocco.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Metalcoop, tra più longeve esperienze di impresa rigenerata da lavoratori in forma cooperativa

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(Adnkronos) – Trent’anni di attività.Una lunga storia di successo e una delle più longeve esperienze italiane di impresa rigenerata dai lavoratori in forma cooperativa (Workers buy out-Wbo).

Un’impresa competitiva e una ricchezza per la comunità in cui opera.Una storia che inizia nel 1994: la ScatMetal viene travolta dalla crisi del gruppo finanziario che la controlla e un gruppo di lavoratori decide di non arrendersi e diventare protagonista del proprio futuro.

Si costituisce la cooperativa che – con il sostegno della Legge Marcora – rileva l’azienda, salva decine di posti di lavoro e riprende la produzione di scaffalature industriali.Sino a diventare uno dei punti di riferimento del settore, attivo non solo in Italia ma anche all’estero.  Una storia di lavoratori capaci di rigenerare impresa e creare occupazione, reddito, sviluppo che Metalcoop ha festeggiato oggi a Certaldo (Firenze) incontrando la comunità, amministratori locali, clienti e i partner che, in questi anni, ne hanno supportato la crescita. “Metalcoop – commenta la presidente Gabriella Barsottini – è un caso riuscito di cooperativa di lavoratori che ha avuto un rilevante impatto positivo sul territorio: ha salvato molti di posti di lavoro e ha saputo produrre e distribuire ricchezza, perfino negli anni del Covid.

Nei suoi trent’anni, grazie anche al sostegno del socio Cfi, Metalcoop ha sempre investito, rinnovato i suoi impianti, realizzato nuovi prodotti e ampliato i mercati, fino a rendere il fatturato realizzato all’estero ampiamente superiore rispetto a quello derivante dal mercato interno.Oggi Metalcoop è dotata di un codice etico, è impegnata nella sostenibilità, produce e distribuisce ricchezza per soci, dipendenti e il territorio ed è un esempio virtuoso di come si possa utilizzare il sostegno pubblico in modo proficuo per restituirlo moltiplicato alla collettività”. Un’impresa cooperativa di proprietà dei suoi soci lavoratori, accompagnata sin dalla sua nascita dagli strumenti finanziari previsti dalla Legge Marcora e gestiti da Cfi-Cooperazione finanza impresa l’investitore istituzionale, partecipato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, deputato al sostegno finanziario delle cooperative di lavoro e, in particolare, dei Wbo. “Oggi – commenta il presidente di Cfi-Cooperazione finanza impresa, Mauro Frangi – festeggiamo anzitutto il lavoro e il successo dei soci di Metalcoop, persone che si sono unite in una cooperativa per cambiare il corso delle cose, per riemergere dalle difficoltà e costruire in prima persona il futuro.

Un’esperienza che ha saputo durare a lungo, innovarsi, conquistare nuovi mercati e risultati positivi perché costruita sulla valorizzazione delle persone, della loro identità, del loro protagonismo e della loro professionalità.Su un modello di impresa cooperativo, partecipativo e responsabilizzante.

E, insieme, costatiamo – una volta di più – i buoni risultati che produce la Legge Marcora e gli strumenti finanziari che mette a disposizione dei lavoratori che scelgono, di fronte alla crisi della loro impresa, di ripartire con impegno, collaborazione, fiducia e condivisione di obiettivi comuni.Un modello di intervento capace di mostrare come, attraverso la generazione di un’impresa cooperativa, si possa costruire bene comune e generare valore condiviso”. Cfi-Cooperazione finanza impresa ha sostenuto e finanziato, grazie alla Legge Marcora, dal 1986 ad oggi, ben 333 imprese rigenerate dai lavoratori in forma cooperativa (Wbo) che hanno saputo garantire occupazione e continuità di reddito a 11.000 persone. Dal 2011 ad oggi – Cfi ha sostenuto 94 imprese cooperative rigenerate (Wbo), deliberando investimenti complessivi per 49,9 milioni di euro e contribuendo alla continuità dell’occupazione di poco meno di 3.000 persone e realizzano un volume della produzione complessivo superiore ai 500 milioni di euro.

Imprese in larga prevalenza manifatturiere ed industriali, distribuite in tutte le regioni del Paese.Pur essendo imprese nate da crisi, talvolta molto profonde, solo 20 di esse (il 21%) ha interrotto l’attività.

Una percentuale, cresciuta significativamente a seguito della pandemia Covid19, che rimane, in ogni caso molto più bassa rispetto ai tassi ordinari di mortalità delle piccole e medie imprese italiane.A non superare la sfida del mercato sono state soprattutto le imprese più piccole e, quindi, meno patrimonializzate. D’altro canto, i bilanci delle 74 imprese rigenerate che hanno sin qui avuto successo attestano che, rispetto al momento del loro avvio, hanno incrementato il numero dei loro occupati di ben il 37% e più che raddoppiato il loro valore della produzione.

Le risorse finanziarie derivanti dalla Legge Marcora non costituiscono contributi a fondo perduto ma sono rimborsati dalle cooperative beneficiarie entro un periodo massimo di 10 anni.  L’investimento delle risorse pubbliche ha generato – oltre all’occupazione e al reddito prodotto dalle imprese e la conservazione di attività e know-how che altrimenti sarebbe andato disperso – un rilevante ritorno per la collettività: il gettito fiscale e i versamenti contributivi assicurati dalle.Imprese beneficiarie è pari a 8 volte le risorse investite. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Metalcoop, De Santis (Forum Wbo): “Nostro obiettivo è diffondere buone pratiche”

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(Adnkronos) – “Il Forum Wbo è una organizzazione no profit costituita da Cfi e da 30 imprese cooperative nate attraverso percorsi di Workers by out e di recupero di aziende fallite da parte dei lavoratori.Si propone di diffondere queste buone pratiche, la conoscenza di queste esperienze e anche i meccanismi che potrebbero consentire ai lavoratori di recuperare le loro aziende in presenza di condizioni particolarmente favorevoli e fare operazioni di salvataggio delle imprese, quindi recuperando i posti di lavoro anche sulla base delle esperienze che altre imprese e altri lavoratori hanno realizzato in Italia in questi anni”. Sono le parole di Maurizio De Santis, presidente del Forum dell’impresa rigenerata, il forum dei workers buy out intervenuto nella sede di Metalcoop la Cooperativa che oggi festeggia i 30 anni dalla sua nascita.  “Nell’ultimo ventennio del secolo scorso quindi dal 1985 al 2000 – ha continuato De Santis – si sono costituiti numerosi workers by out.

Io ne ho contati almeno una cinquantina Poi molti si sono conclusi attraverso anche la conclusione del ciclo societario, del ciclo lavorativo, ma si sono conclusi dopo 15 anni, dopo 20 anni, portando comunque alla pensione due generazioni di lavoratori.Altri invece hanno continuato la loro esperienza come Metalcoop che ha iniziato a lavorare nel 94 e che nel 2024 continua a lavorare.

Sono esperienze di salvataggio di molti posti di lavoro.Esperienza e ruolo molto positivo, da raccontare”. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Metalcoop, Gamberini (Legacoop): “Esempio di successo del quale essere orgogliosi”

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(Adnkronos) – “Un grande risultato perché per un’impresa recuperata arrivare a 30 anni di attività è un traguardo importante, ancora di più se pensiamo che questa cooperativa è il frutto di un percorso nel quale i lavoratori si sono uniti su un obiettivo che era quello di ricostituire, ridare vita a un’impresa che era purtroppo arrivata al fallimento”.Sono le parole di Simone Gamberini, presidente nazionale di Legacoop, intervenuto ai festeggiamenti per i 30 anni di Metalcoop la cooperativa di Certaldo (Firenze).  “E’ un risultato importante – spiega – perché è il frutto di un lavoro di squadra, i lavoratori hanno investito con le loro competenze, le loro risorse, i loro Naspi.

Il movimento cooperativo ha investito, mettendo a disposizione le reti di relazioni con le altre cooperative che hanno fornito all’inizio il fatturato necessario per iniziare l’attività.Cfi ha messo a disposizione le risorse economiche, con il capitale che ha consentito anche di patrimonializzare la cooperativa e oggi penso, dopo 30 anni, che si possa fare un bilancio positivo di questo percorso”.  “L’impresa – avverte – non solo è rinata, è cresciuta, ha saputo imporsi anche sui mercati esteri, ha restituito una parte rilevante del capitale che era stato investito dai soci, in particolare da Cfi, e oggi guarda al futuro pensando a nuovi soci, nuovi mercati, alla possibilità di crescere.

Una storia di successo che può essere penso di esempio per molti lavoratori oggi di aziende in crisi che stanno pensando, devono riflettere anche sul loro futuro e su come prendere in mano il loro futuro.Sicuramente MetalCoop è un esempio che possiamo dire è una storia di successo che va raccontata e del quale i soci devono essere assolutamente orgogliosi”.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Incidente mortale Casilina, trovato senza vita il quarto uomo a bordo auto rubata

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(Adnkronos) – E’ stato trovato senza vita, a 300 metri dal luogo dell’incidente avvenuto sabato sera in via Casilina, il quarto uomo a bordo della Bmw rubata che si è ribaltata all’altezza del comune di Segni, al km 52.500, in direzione Anagni-Colleferro, prendendo fuoco subito dopo.  Si tratta di un 33enne albanese, connazionale degli altri tre che si trovavano con lui, dei quali solo uno è sopravvissuto, ricoverato all’ospedale di Colleferro.Il suo corpo è stato trovato grazie alla denuncia presentata da una donna che ha detto ai carabinieri di non avere più notizie del compagno, in compagnia delle vittime dell’incidente.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Metalcoop, Frangi (Cfi): “I suoi 30 anni esempio che dimostra che la legge Marcora funziona”

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(Adnkronos) – “I due terzi delle imprese che si costituiscono in Italia non arriva al terzo anno.Dovete essere orgogliosi dei vostri 30 anni, oggi festeggiamo anzitutto il lavoro e il successo dei soci di Metalcoop, persone che si sono unite in una cooperativa per cambiare il corso delle cose, per riemergere dalle difficoltà e costruire in prima persona il futuro”.

Così il presidente di Cfi-Cooperazione finanza impresa, Mauro Frangi, intervenendo oggi alle celebrazioni dei primi 30 anni di attività di Metalcoop, un’impresa cooperativa di proprietà dei suoi soci lavoratori, accompagnata sin dalla sua nascita dagli strumenti finanziari previsti dalla Legge Marcora e gestiti da Cfi-Cooperazione finanza impresa – l’investitore istituzionale, partecipato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, deputato al sostegno finanziario delle cooperative di lavoro e, in particolare, dei Wbo. “Un’esperienza – spiega – che ha saputo durare a lungo, innovarsi, conquistare nuovi mercati e risultati positivi perché costruita sulla valorizzazione delle persone, della loro identità, del loro protagonismo e della loro professionalità.Su un modello di impresa cooperativo, partecipativo e responsabilizzante.

E, insieme, costatiamo – una volta di più – i buoni risultati che produce la Legge Marcora e gli strumenti finanziari che mette a disposizione dei lavoratori che scelgono, di fronte alla crisi della loro impresa, di ripartire con impegno, collaborazione, fiducia e condivisione di obiettivi comuni”.  “Un modello di intervento – sottolinea – capace di mostrare come, attraverso la generazione di un’impresa cooperativa, si possa costruire bene comune e generare valore condiviso.Cfi-Cooperazione finanza impresa ha sostenuto e finanziato, grazie alla Legge Marcora, dal 1986 ad oggi, ben 333 imprese rigenerate dai lavoratori in forma cooperativa (Wbo) che hanno saputo garantire occupazione e continuità di reddito a 11.000 persone”. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Joe Barone resta in terapia intensiva, le sue condizioni

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(Adnkronos) – Il direttore generale della Fiorentina Joe Barone resta in terapia intensiva all’ospedale San Raffaele di Milano dopo il malore accusato domenica mentre era in ritiro con la squadra.Lo fa sapere il club dal suo sito in un aggiornamento sulle sue condizioni di salute.  “Acf Fiorentina comunica che il dg Joe Barone rimane ricoverato presso la terapia intensiva cardio-chirurgica dell’ospedale San Raffaele di Milano in condizioni cliniche critiche in conseguenza di un arresto cardiaco extra ospedaliero.

Le funzioni vitali sono sostenute da tecniche di supporto meccanico artificiale.Ogni previsione prognostica è attualmente fuori luogo.

La famiglia Barone, la famiglia Commisso e tutta la Fiorentina ringraziano il San Raffaele e tutta l’equipe del Professor Zangrillo per l’operato che è stato messo in atto fin dal primo momento”, si legge.  Barone ha accusato il malore ieri, a poche ore dal match Atalanta-Fiorentina che è stato rinviato a data da destinarsi.Il dirigente è stato soccorso in hotel, portato in ospedale e poi trasferito al San Raffaele. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)