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Chiodi (Unimib): “Ruolo radio importante nella storia del nostro paese”

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(Adnkronos) – “La radio ha voluto dire molto nel nostro Paese e non soltanto.Ha avuto una funzione di formazione anche di una coscienza critica, di una coscienza addirittura politica.

Non è solo un mezzo di intrattenimento perché attraverso l’intrattenimento possono passare dei messaggi molto importanti”.Lo ha detto Giovanni Chiodi, professore di Storia del diritto medievale e moderno dell’Università Bicocca, intervenendo all’inaugurazione della mostra “Scrivere nel vento.

Cento anni di radio tra società, industria, tecnologia.Che storie!”, promossa da Fnm, FerrovieNord e Museo delle Industrie e del Lavoro del Saronnese (Mils) – in collaborazione con l’università degli studi di Milano-Bicocca.

Un’esposizione, aperta al pubblico dal 27 maggio al 28 giugno, che gode del patrocinio del Senato della Repubblica e del patronato di Regione Lombardia.  La mostra è stata organizzata in occasione del Bicocca Music Festival 2024: “Non è facile tecnicamente organizzare eventi musicali, oltretutto concentrati nell’arco di una settimana, ma in questa università si è potuto fare – spiega il professore – C’è molto entusiasmo, abbiamo il supporto di un ufficio di comunicazione straordinario e dei tecnici che si sono fatti in quattro.Cerchiamo di metterci delle idee nuove e soprattutto di cercare di intersecare i gusti di un pubblico che comprende diverse fasce d’età.

Speriamo che questa terza edizione sia ancora meglio di quella dell’anno scorso e già stiamo progettando quella dell’anno prossimo. È una bella esperienza, è un’esperienza piuttosto unica e ne siamo particolarmente orgogliosi. È una delle innovazioni di questa università”, ha concluso. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mantovani (Unimib): “Durante il covid abbiamo riscoperto le sue possibilità”

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(Adnkronos) – “Abbiamo vissuto una rivoluzione tecnologica che ci ha spinti a cambiare il nostro modo di fare lezione.Il Covid ha imposto però un’accelerazione fortissima, drammatica per alcuni versi, facendoci scoprire tante opportunità e soprattutto facendoci cogliere il valore della non contrapposizione tra l’online e l’offline.

Mentre facevo lezione in quel periodo, ho comprato addirittura un microfono e devo dire che mi sono ispirata tanto alla radio, al modo di fare radio, al modo di narrare che c’è in radio, perché effettivamente ha un grande potere”. È il racconto di Fabrizia Mantovani, professoressa del Corso di Psicologia della Comunicazione dell’università degli studi di Milano Bicocca, intervenuta all’inaugurazione della mostra “Scrivere nel vento.Cento anni di radio tra società, industria, tecnologia.

Che storie!”. Promossa da Fnm, FerrovieNord e Museo delle Industrie e del Lavoro del Saronnese (Mils) – in collaborazione con l’università degli studi di Milano-Bicocca – l’esposizione è stata organizzata in occasione del Bicocca Music Festival 2024 ed è aperta al pubblico fino al 28 giugno.Ospitata nello Spazio Agorà dell’ateneo milanese, la mostra gode del patrocinio del Senato della Repubblica e del patronato di Regione Lombardia.

Presenti all’evento inaugurale, tra gli altri, Franco Lucente, assessore ai Trasporti e Mobilità sostenibile di Regione Lombardia, Andrea Gibelli, presidente di Fnm, Fulvio Caradonna, presidente di FerrovieNord e Linus, direttore artistico di Radio Deejay.  “C’è un docente che ha implorato in tutti i modi per poter essere qui oggi a fianco a Linus – confessa la professoressa – Sono un’ascoltatrice e una fan ultradecennale. È un’emozione grandissima, i miei studenti lo sanno”, ha ammesso. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Roma, abbandona la figlia sul Raccordo per un 5 in latino

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(Adnkronos) – Ha abbandonato la figlia sul Gra perché aveva preso 5 in latino.E’ accaduto a Roma e, secondo quanto riporta La Repubblica, la madre 40enne, che vive nella zona della Pisana, è stata denunciata per maltrattamento di minore.

A soccorrere la ragazzina, che camminava terrorizzata sul Grande raccordo anulare vicino alla galleria Appia, sono stati gli agenti della Polizia Locale, gruppo Spe a cui ha raccontato di aver litigato con la madre per l’insufficienza e di essere stata lasciata sola sull’autostrada. “La ragazza ha detto agli agenti di essere stata fatta scendere dall’auto della madre dopo un litigio ed è stata portata negli uffici di Ponte di Nona dai caschi bianchi.Dell’ episodio è stato tempestivamente informato il Tribunale per i Minorenni di Roma” racconta Marco Milani, sindacalista del Sulpl.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Rottamazione quater 2024, prossima rata in scadenza a maggio: la data

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(Adnkronos) –
Nuova scadenza in arrivo per la Rottamazione-quater.Per i contribuenti in regola con i pagamenti precedenti, il 31 maggio 2024 è il termine entro il quale deve essere versata la quarta rata della Definizione agevolata delle cartelle.

Anche se la legge prevede la possibilità di avvalersi di ulteriori 5 giorni di tolleranza rispetto al termine previsto.  Per pagare vanno utilizzati i moduli allegati alla comunicazione delle somme dovute, già inviata da Agenzia delle entrate-Riscossione e disponibile in copia anche sul sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it.La scadenza, si legge in una nota, riguarda anche i soggetti colpiti dagli eventi alluvionali di maggio 2023, residenti nei territori indicati nell’allegato 1 al Decreto Legge n. 61/2023, cosiddetto decreto Alluvione (convertito con modificazioni dalla Legge n. 100/2023), che devono effettuare il versamento della terza rata, in base allo specifico calendario definito per le zone interessate. Per ciascuna rata la legge prevede la possibilità di avvalersi di ulteriori 5 giorni di tolleranza rispetto al termine previsto.

Pertanto, il pagamento della rata in scadenza il 31 maggio sarà considerato tempestivo anche se effettuato entro il 5 giugno 2024.Si ricorda che in caso di pagamento non effettuato, eseguito oltre il termine ultimo oppure di ammontare inferiore rispetto all’importo previsto, verranno meno i benefici della Definizione agevolata e quanto già corrisposto sarà considerato a titolo di acconto sul debito residuo. La Rottamazione-quater dei carichi affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023, consente ai contribuenti di versare solo l’importo del debito residuo senza corrispondere le sanzioni, gli interessi, compresi quelli di mora, e l’aggio, mentre le multe stradali possono essere definite senza il pagamento degli interessi, comunque denominati, e dell’aggio. È possibile pagare in banca, agli sportelli bancomat (Atm) abilitati ai servizi di pagamento Cbill, con l’internet banking, agli uffici postali, dai tabaccai e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it oppure con l’App Equiclick tramite la piattaforma pagoPa.

Si può pagare anche direttamente agli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione prenotando un appuntamento. I contribuenti che hanno necessità di recuperare la Comunicazione delle somme dovute e i moduli di pagamento, possono sempre scaricarne una copia direttamente nell’area riservata del sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it oppure riceverla via e-mail inviando una richiesta dall’area pubblica, senza necessità quindi di pin e password, allegando un documento di riconoscimento. Nell’area pubblica del sito di Agenzia delle entrate-Riscossione è disponibile anche ContiTu, il servizio che consente di scegliere di pagare in via agevolata soltanto alcuni degli avvisi/cartelle contenuti nella Comunicazione delle somme dovute.Per farlo è necessario accedere alla voce ContiTu tra le pagine del sito dedicate alla Definizione agevolata e compilare la richiesta.

Al termine della procedura il contribuente riceve via e-mail il prospetto di sintesi con le cartelle/avvisi che ha scelto di pagare e i relativi moduli di pagamento.Per i restanti debiti riportati nella Comunicazione la Definizione agevolata non produrrà effetti. La Definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022), consente di versare solo l’importo dovuto a titolo di capitale e quello dovuto a titolo di rimborso spese per le eventuali procedure esecutive e per i diritti di notifica.

Non sono invece da corrispondere le somme dovute a titolo di sanzioni, interessi iscritti a ruolo, interessi di mora e aggio.  Per quanto riguarda i debiti relativi alle multe stradali o ad altre sanzioni amministrative (diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi contributivi), non sono da corrispondere le somme dovute a titolo di interessi (comunque denominati, comprese pertanto le cosiddette“maggiorazioni”), nonché quelle dovute a titolo di aggio.In base alla legge, i contribuenti hanno potuto presentare la domanda di adesione entro il 30 giugno 2023, scegliendo se effettuare il pagamento in un’unica soluzione o in un massimo di 18 rate in cinque anni.

Successivamente, l’Agenzia delle entrate-Riscossione ha inviato agli interessati la Comunicazione delle somme dovute, cioè la lettera di risposta con l’esito della richiesta, l’elenco dei debiti “rottamati”, l’importo dovuto e i moduli di pagamento. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina, Borrell: “Legittimo colpire in Russia con armi Ue”

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(Adnkronos) –
L’Ucraina ha il “diritto di difendersi” colpendo la Russia anche nel suo territorio, con le armi fornite dai Paesi europei, perché il “rischio di escalation” nella guerra deve essere “bilanciato” con quella alla difesa.Lo dice l’Alto Rappresentante dell’Ue Josep Borrell, oggi a margine del Consiglio Difesa a Bruxelles, cui partecipa anche il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è oggi in visita a Bruxelles, mentre l’Ungheria continua a bloccare l’approvazione di un pacchetto di aiuti militare da quasi 7 miliardi di euro destinato a Kiev.  “C’è il problema – afferma Borrell – di autorizzare l’uso delle armi fornite all’Ucraina in territorio russo, come ha proposto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.Alcuni Stati membri hanno deciso di rimuovere questo vincolo: è un’altra cosa importante da discutere oggi”.

Lei ritiene che sia opportuno rimuovere i vincoli all’uso delle armi? “Secondo il diritto di guerra – risponde – è perfettamente possibile e non ci sono controindicazioni nel rispondere” a qualcuno che ti attacca a partire dal suo territorio “colpendolo lì”.  “Di sicuro – continua – alcuni Paesi metteranno sul tavolo il rischio di una escalation.Ma occorre bilanciare il rischio di escalation con il diritto dell’Ucraina di difendersi.

Se non puoi colpire il luogo da cui provengono gli attacchi, allora sei in una situazione completamente asimmetrica.E diventa sempre più cruciale, perché gli attacchi contro Kiev arriveranno dal territorio russo”, conclude.   
Le parole di Borrell provocano immediate reazioni in Italia. “Noi diciamo no, anziché concentrare tutti i nostri sforzi per queste escalation militare, se li avessimo invece diretti da subito, in direzione di sforzi diplomatici, ridando sostanza e linfa alla politica, avremmo ora un negoziato di pace, sicuramente una soluzione sul tavolo, mentre adesso c’è soltanto un’escalation dagli esiti imprevedibili, con la prospettiva della terza guerra mondiale”, dice Giuseppe Conte, leader del M5S.
 “C’è una dichiarazione di Borrell in piena linea con quelle del segretario Della Nato Stoltenberg e ovviamente fanno eco anche alla posizione di Macron, vogliono inviare truppe” visto che “mancano i combattenti in Ucraina, e vogliono che le armi della Nato, dei nostri paesi siano utilizzate in territorio russo, siamo ormai sull’orlo della terza guerra mondiale, soltanto che adesso si vota e non vogliono che si dica questo, un attimo dopo vedrete che ci stanno portando a quello”.  “Le parole di Borrell non fanno che confermare l’anima di questa Europa bellicista.

La Lega crede nella via della pace.No assoluto all’uso di armi per offendere e non per difesa.

Per noi la linea è chiara: nessun soldato italiano deve andare a combattere in Ucraina”, dice il vicesegretario della Lega Andrea Crippa. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Europee, Commissione Antimafia: sette i candidati ‘impresentabili’

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(Adnkronos) – Sono sette i candidati alle prossime elezioni europee risultati ‘impresentabili’, dalle verifiche svolte dalla Commissione parlamentare Antimafia, in violazione del codice di autoregolamentazione.Lo ha comunicato la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo nell’ambito della seduta plenaria della Commissione riferendo l’esito dei tradizionali controlli sui cosiddetti ‘impresentabili’.  Dalle verifiche della Commissione, ha riferito Colosimo, risultano “in violazione del codice di autoregolamentazione sette candidature” aggiungendo che si tratta delle candidature di: Angelo Antonio D’Agostino candidato Fi-Noi moderati-Ppe nella circoscrizione Italia Meridionale, Marco Falcone candidato Fi-Noi Moderati-Ppe per la circoscrizione Italia insulare, Alberico Gambino candidato Fdi nella circoscrizione Italia Meridionale, Filomena Greco candidata per Stati Uniti d’Europa nella circoscrizione Italia meridionale, Luigi Grillo candidato per Fi-Noi moderati-Ppe nella circoscrizione Italia Nord occidentale, Antonio Mazzeo candidato Pd nella circoscrizione Italia centrale e Giuseppe Milazzo candidato FdI nella circoscrizione Italia insulare.   Colosimo ha poi spiegato per quali motivi le sette candidature risultano in violazione del codice di autoregolamentazione.

Come ha riferito la presidente, nei confronti di Angelo Antonio D’Agostino, candidato al parlamento europeo per la lista ‘Forza Italia Noi Moderati Ppe’ Circoscrizione Italia meridionale “risulta emesso in data 25 marzo 2016 il decreto del gup presso il Tribunale di Roma che dispone il giudizio per il reato di cui agli articoli 319 e 321 del codice penale (corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio), e la prossima udienza dibattimentale innanzi alla II sezione penale del Tribunale di Roma è fissata al 26 giugno 2024”.  Nei confronti di Marco Falcone, candidato per la lista ‘Forza Italia Noi Moderati Ppe’ Circoscrizione Italia insulare, “nel luglio 2023, è stato disposto il rinvio a giudizio per il reato di cui all’articolo 81, 110, 117, 319-quater del codice penale (induzione indebita a dare e promettere utilità) – ha spiegato Colosimo – È in corso il giudizio di primo grado, davanti al Tribunale di Palermo, con prossima udienza fissata al 26 settembre 2024”.Per lo stesso candidato “in data 22 dicembre 2020, è stato inoltre disposto il rinvio a giudizio per il reato di cui agli articoli 56, 81, 110, 317 del codice penale (tentata concussione). È in corso il giudizio di primo grado, davanti al Tribunale di Catania, con prossima udienza fissata al 28 maggio 2024”, ha sottolineato Colosimo.  Quanto ad Alberico Gambino, candidato per FdI nella Circoscrizione Italia meridionale, “con ordinanza dell’1 ottobre 2019 il Tribunale di Nocera Inferiore – ha spiegato Colosimo – ha dichiarato la decadenza del predetto candidato dalla carica di sindaco del comune di Pagani, essendo divenuta definitiva la sentenza con la quale era stata dichiarata la temporanea incandidabilità di Gambino, quale amministratore che ha dato causa allo scioglimento del consiglio comunale di Pagani, disposto con dpr del 26 luglio 2011, ex articolo 143 comma 1, Tuel”, ha spiegato Colosimo, risultando “in violazione dell’articolo 1, comma 2, lettera c) del codice di autoregolamentazione”. Nei confronti della candidata “Filomena Greco, per la lista ‘Stati Uniti di Europa’ nella circoscrizione Italia meridionale”, ha sottolineato Colosimo, “in data 9 gennaio 2024, è stato disposto il rinvio a giudizio per i reati di cui agli articoli 81, 110, 353-bis del codice penale (turbata libertà del procedimento di scelta del contraente) ed è in corso il giudizio di primo grado, davanti al Tribunale di Castrovillari, con prossima udienza fissata al 21 giugno 2024”.  Riguardo alla candidatura di “Luigi Grillo, candidato al parlamento europeo per la lista ‘Forza Italia Noi Moderati Ppe’ Circoscrizione Italia nord-occidentale”, ha aggiunto Colosimo, “dal certificato del casellario giudiziale risulta emessa dal gip del Tribunale di Milano sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti del 27 novembre 2014, irrevocabile il 19 dicembre 2014, con condanna alla pena di 2 anni e mesi 8 di reclusione, e con la pena accessoria dell’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per 5 anni, per i reati di cui agli articoli: 416, commi 1, 2 e 3, codice penale, (associazione per delinquere), commesso dal settembre al 2012 e fino al maggio 2014; 110, 353, 353-bis, codice penale, (turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente), commesso fino al marzo 2014; 110, 319, 321, 353-bis codice penale (corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente), commesso dall’ottobre 2013 e fino al marzo 2014; 110, 81, comma 2, 353, commi 1 e 2, 353-bis codice penale (turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente), commesso dal settembre 2012 e fino al febbraio 2014; 110, 319, 321 codice penale (corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio), commesso dall’ottobre 2012 e fino al marzo 2014; 110, 81, comma 2, 326, commi 1 e 3, codice penale (utilizzazione di segreti d’ufficio), commesso dall’ottobre 2012 e fino al marzo 2014”. In violazione del codice di autoregolamentazione risulta anche, ha sottolineato Colosimo, “la candidatura di Antonio Mazzeo, candidato per la lista Partito Democratico nella circoscrizione Italia centrale”.

Nei suoi confronti, ha spiegato, “in data 5 settembre 2022, risulta emesso dal gup presso il Tribunale di Roma il decreto che dispone il giudizio per il reato di cui agli articoli 216, 219, 223 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (bancarotta fraudolenta) e la prossima udienza dibattimentale innanzi alla II sezione penale del Tribunale di Roma è fissata al 4 luglio 2024”.  C’è poi, ha concluso Colosimo, la “candidatura di Giuseppe Milazzo, candidato al Parlamento europeo per la lista ‘Fratelli d’Italia’ Circoscrizione Italia insulare” e nei suoi confronti, ha sottolineato, “in data 22 dicembre 2020, è stato disposto il rinvio a giudizio per il reato di cui agli articoli 56, 81, 110, 317 del codice penale (tentata concussione) ed è in corso il giudizio di primo grado, davanti al Tribunale di Palermo, con prossima udienza fissata al 26 settembre 2024”.      —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia in lutto per la morte della moglie di Gianni Improta

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La Juve Stabia in tutte le sue componenti esprime il suo cordoglio per il gravissimo lutto che ha colpito Gianni Improta per la scomparsa della sua cara moglie Maria Marino con cui ha condiviso 50 anni della propria vita.I funerali si sono svolti stamane alle ore 11:30 presso la Chiesa del Casale di Posillipo.

Da sempre interessato alle sorti della squadra stabiese, Gianni Improta, ex calciatore del Napoli tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, è stato l’artefice dei tanti traguardi sportivi raggiunti nel corso degli anni, durante i quali ha ricoperto vari incarichi importanti, ultimo per ordine cronologico il ruolo di Club Manager.Fu lui a favorire l’avvento di Roberto Fiore come presidente della società nel corso degli anni ’90 ed è stato sempre lui a ricoprire praticamente tutti i ruoli della società: da allenatore a direttore sportivo, fino ad essere anche presidente onorario della società per tre anni, poi successivamente amministratore unico e Club Manager nella stagione 2019-2020.

In seguito Improta è stato anche Direttore Tecnico della Sambenedettese per poi collaborare al settore giovanile della Turris.

Il comunicato ufficiale della Juve Stabia con il cordoglio espresso per la scomparsa della moglie di Gianni Improta.

“Il Presidente Andrea Langella e tutta la S.S.Juve Stabia 1907 si stringe nel dolore che ha colpito Giovanni Improta per la scomparsa della cara moglie Maria, porgendo le più sentite condoglianze.
S.S.

Juve Stabia”. 

A Gianni Improta alla sua famiglia e in particolare alla figlia Titti Improta, collega giornalista di Canale 21, vanno le più sentite condoglianze da parte di tutta la redazione di ViViCentro.it.

Fuggito ai nazisti a 10 anni vivendo da solo nel bosco, la storia di Maxwell

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(Adnkronos) –
Due anni nascosto in una foresta per sfuggire ai nazisti.E’ la storia di Maxwell Smart, oggi 93enne, sopravvissuto all’Olocausto aspettando la fine dell’occupazione nazista della Polonia.

In una intervista al britannico ‘The Guardian’ l’uomo, che oggi vive a Montreal, in Canada, ha raccontato quella terribile esperienza. “Uccidere un ebreo era uno sport -spiega-.Quando pioveva mi sentivo al sicuro: i cacciatori con l’acqua e il fango non vanno in giro per i boschi.

Essere individuato avrebbe significato la morte”.  Aveva appena nove anni quando i nazisti gli portarono via i genitori e la sorella minore, lasciandolo completamente solo.Una pagina dolorosa della sua vita tenuta nascosta per 70 anni, tanto da fargli cambiare il suo nome da Oziac Fromm a Maxwell Smart. “L’Olocausto non esisteva – racconta -.

A casa mia era un tabù.I miei figli non sapevano nulla.

Dopo la guerra non potevo permettermi di pensare alle ferite del mio passato.L’ho cancellato”.

Il dolore provato lo ha trasferito su tela: i rami di abete che usava per costruire il suo rifugio nella foresta, gli alberi che guardava. Nato nel 1930 da madre ceca e padre polacco, quando era bambino la famiglia si trasferì dalla Cecoslovacchia a Buczacz, una piccola città che allora faceva parte della Polonia, oggi Ucraina, dove metà della popolazione era di religione ebraica.Il padre aveva un negozio di abbigliamento.

Nel luglio 1941, i nazisti arrivarono a Buczacz.Un giorno l’avviso a tutti gli uomini ebrei di età compresa tra i 18 ei 50 anni di registrarsi per il lavoro, circa 350 uomini: il padre fu portato su una vicina collina e fucilato.

Smart lo scoprì solo anni dopo: alle famiglie infatti dissero che i loro uomini sarebbero stati rilasciati se avessero rinunciato ai loro beni.  Durante un viaggio di ritorno a casa dopo aver spalato il grano, Smart e dozzine di altri ebrei furono portati via su camion da guardie armate.Furono spogliati e imprigionati per tre giorni. “Ricordo di essere stato in cella senza cibo, senza acqua.

Ero fantasioso: mi sono tolto una scarpa, l’ho spinta fuori dalla finestra per raccogliere la neve e berla”.In un’irruzione della Gestapo nell’appartamento che la sua famiglia condivideva con altri nel ghetto, suo nonno fu colpito alla testa proprio di fronte a lui. “Sapevo che gli anziani morivano, ma non pensavo nemmeno che fosse possibile uccidere.

Solo quando l’ho visto davanti ai miei occhi ho capito che erano degli assassini”, ricorda.  
La famiglia fu imprigionata e il giorno successivo fu caricata su camion.Sua madre gli disse di scappare. “Ero arrabbiato -spiega Smart-.

Ho detto: ‘Cosa vuol dire che non vuoi portarmi?Tu sei mia madre’.

La seguii finché lei non mi spinse via e salì sul camion.Questo mi ha salvato la vita”. La zia e lo zio di Smart hanno pagato un contadino vicino, Jasko Rudnicki, per nascondere il ragazzo.

L’uomo era povero, viveva in una capanna di fango in una foresta isolata con sua moglie Kasia e i loro due figli.Denunciato da un vicino l’uomo dovette allontanare il ragazzo: prima di lasciarlo gli insegnò qualche regola di sopravvivenza: cosa mangiare, cosa non mangiare, come intrappolare un coniglio, come accendere un fuoco.  
La foresta poneva due grandi sfide: il rischio di esser scoperto e la fame.

Smart aveva incontrato altri ebrei nascosti nei boschi e il 99% di loro veniva catturato per fame quando si allontanavano in cerca di cibo.Bacche, funghi e carcasse avanzate dai predatori non potevano bastare.

Ciò che spaventava di più Smart non era il freddo, il dolore, i nazisti o la fame. “Era solitudine.Per passare il tempo dipingevo la foresta nella mente.

Penso di aver inventato l’espressionismo astratto molto prima che diventasse popolare.Nella mia immaginazione ero libero”. Una notte, Smart si svegliò e vide un ragazzino, Janek, non più di 10 anni, che vagava tra i cespugli, affamato e tremante.

Janek e Smart hanno trascorso sei mesi nello stesso rifugio fatto di foglie.A loro si aggiunse per qualche tempo un bimbetto da loro salvato.

Janek morì per la febbre e il freddo.Nonostante tutto quello che Smart ha passato nella foresta, non si è mai arreso. “Mia madre mi ha detto di salvarmi.

Lei mi disse: ‘Se non salvi te stesso, non avrai più famiglia’.Vivevo come un topo.

Ho mangiato la corteccia.Ho mangiato vermi.

Ho mangiato mezzi conigli tagliati e abbandonati nel bosco.Ma non ho mai rinunciato alla vita”. Pochi mesi dopo la morte di Janek, Smart riuscì a far visita a Rudnicki, il quale gli disse che era libero, che l’occupazione nazista era finita.

Grazie al War Orphans Project, che reinsediò circa 1.000 ebrei sotto i 18 anni, Smart raggiunse il Canada.  “Ero un totale rifiuto della società -ricorda l’uomo-. ‘Sopravvissuto all’Olocausto’ sembrava qualcosa di sporco.Quando mi sono sposato avevo 20 anni.

Non potevo più sopportare la solitudine.Ho sposato la figlia di un’altra sopravvissuta all’Olocausto, nessun altro voleva toccarmi”.

Diventato uomo d’affari di successo, Smart ha riscoperto la pittura, culminando con l’apertura della sua galleria a Montreal nel 2006.Smart ha taciuto la sua storia fino a pochi anni quando ha deciso di scrivere un libro di memorie.

La sua storia è diventata un film ‘The Boy in the Woods’. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lavoro, Cfi: “Sempre più investitore istituzionale a sostegno imprese cooperative e sociali”

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(Adnkronos) – Generare impresa, contribuire alla crescita dell’occupazione, assistere le aziende nell’avvio dell’attività e nella prevenzione e risoluzione dei rischi d’impresa. È la missione di Cooperazione finanza e impresa (Cif), ente istituito nel 1986 dalla Legge Marcora, che dal 2019 è il solo mezzo di attuazione del testo normativo promulgato l’anno precedente.Partecipata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Cif conta 393 imprese cooperative.

Nel suo capitale anche i fondi mutualistici di Agci, Confcooperative e Legacoop.Missione del Cif è oltremodo quella di supportare il modello cooperativo quale strumento più efficace per coniugare responsabilità individuale ed efficacia imprenditoriale. Si è riunita oggi martedì 28 maggio a Roma l’assemblea dei soci della cooperazione per l’approvazione del bilancio 2023.

Questo il commento presidente in Cfi Mauro Frangi: “Il bilancio- si chiude con un risultato positivo, ma soprattutto che segna un ulteriore rafforzamento del ruolo di Cfi e della sua capacità di contribuire alla nascita e allo sviluppo di imprese cooperative e sociali.Cresce il numero delle società partecipate e gli impieghi.

Cresce, anche grazie alla collaborazione con il Fondo Europeo per gli Investimenti, la protezione del capitale pubblico conferito”. Progetto centrale dell’esercizio 2023, ‘Small2Big’.Iniziativa inedita nella scena imprenditoriale italiana, concepita della Commissione Ue e programmata da Cfi per introdurre anche le imprese di dimensioni minori a percorsi di capitalizzazione e consolidamento patrimoniale.

Una rampa di lancio dunque per sostenere la crescita delle realtà cooperative con investimenti per almeno 8 milioni di euro a mezzo di attraverso interventi in equity, o quasi-equity, ciascuno dal taglio inferiore a 200mila euro, a sostegno di almeno 50 imprese sociali Pmi in forma cooperativa, per favorire percorsi di crescita in termini di capitalizzazione, dimensione e competenze. Nel 2023, Cfi ha così previsto 14 interventi, dei quali 6 in Lombardia, 4 in Sicilia, 2 in Veneto e 1 ciascuno in Piemonte e Sardegna.A beneficiarne sono state realtà operative in settori diversi come quello sanitario, del lavoro agricolo per la valorizzazione di imprese confiscate alla criminalità organizzata, reinserimento sociale e lavorativo di detenuti, riqualificazione urbana ed efficientamento energetico, realizzazione di contenuti digitali educativi per le scuole e sostegno alla disabilità.

Nello specifico, Cfi ha stanziato a 14 imprese beneficiarie fondi per 1,9 milioni di euro a titolo di capitale sociale, 0,49 milioni di euro a titolo di prestiti agevolati e di 1,7 milioni di euro a titolo di finanziamenti a lungo termine a tasso zero, per un investimento complessivo di risorse pari a 3,6 milioni di euro. Il quadro restituito dal bilancio riporta inoltre il lancio dei progetti di Workers Buyout (WBO), sviluppati insieme a fondi mutualistici delle associazioni cooperative, sindacati, partner finanziari come Banca Popolare Etica e Cooperfidi Italia, istituzioni e gli enti pubblici nazionali e regionali.Questi i dati riportati da Frangi: “Una crescita testimoniata dal valore complessivo degli impieghi netti in essere che raggiunge i 69,1 milioni di euro, di cui 45,5 milioni con fondi propri della società e 23,6 milioni con fondi pubblici in gestione.

Ma l’aspetto più importante è la crescita delle imprese cooperative partecipate da Cfi.Ben 200 imprese partecipate, due terzi delle quali ha chiuso il proprio bilancio con risultati economici positivi.

Un sistema che sviluppa una patrimonializzazione complessiva di 338 milioni di euro, realizza un volume della produzione di 1.084 milioni di euro, con una crescita rispetto all’anno precedente di ben il 22,9% e garantisce lavoro a ben 10.618 occupati”. Il CdA di Cfi ha così deliberato 36 nuovi interventi (36 interventi anche nel 2022 e 30 interventi nel 2021) in favore di 32 imprese cooperative (come nel 2022), per un valore complessivo di euro 12.560.000 (contro euro 20.520.000 del 2022 ed euro 14.079.000 del 2021).Nel 2023, i Wbo hanno rappresentato il 43% del totale degli interventi deliberati (effettuati su 10 interventi per complessivi 304 addetti), a fronte del 22% investito in altre cooperative di lavoro (6 interventi per complessivi 115 addetti) e del 35% investito in cooperative sociali (20 interventi per complessivi 1.047 addetti).  Quanto agli investimenti, il destinatario è stato un parco di imprese attive nelle regioni del Nord per il 55% (75% nel 2022), del Centro per il 28% (14% nel 2022) e del Sud per il 17% (11% nel 2022).

La distribuzione regionale degli interventi deliberati riflette inoltre la presenza del movimento cooperativo nelle differenti regioni del Paese.In Umbria si contano così 5 interventi per il 27% delle risorse, in Emilia Romagna 6 interventi per il 24% delle risorse complessive deliberate e in Veneto con interventi per il 16% delle risorse.

I finanziamenti erogati hanno infine raggiunto cooperative Wbo per il 58% del totale dell’erogato (13 interventi), a fronte del 12% erogato ad altre cooperative di lavoro (7 interventi) e del 30% erogato a cooperative sociali (15 interventi).La distribuzione regionale degli interventi erogati vede prevalere l’Emilia-Romagna con 8 interventi per il 30% delle risorse complessive erogate, seguita dall’Umbria con 5 interventi per il 16% delle risorse e dalla Lombardia con 10 interventi per il 15% delle risorse.

Al Sud spiccano i risultati conseguiti in Sicilia: 4 interventi per il 6% delle risorse erogate. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Morbillo, in Europa oltre 56mila casi in 3 mesi. Bassetti: “Allarme ignorato in Italia”

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(Adnkronos) –
In tutta Europa i casi di morbillo – una delle malattie “più contagiose al mondo”, ricordano gli esperti – continuano ad aumentare e i dati del 2024 presto supereranno il bilancio del 2023.E’ il monito lanciato oggi dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Unicef in un’analisi congiunta della situazione, che – avvertono le due agenzie Onu – mette “a rischio milioni di bambini”.

Secondo gli ultimi dati disponibili, durante i primi 3 mesi del 2024 sono stati segnalati ufficialmente 56.634 casi di morbillo e 4 morti in 45 dei 53 Paesi della Regione europea dell’Oms.Nel corso del 2023 i contagi censiti erano stati poco di più, 61.070, e 13 i decessi, segnalati da 41 Paesi.  Il morbillo – spiegano gli esperti – può avere un effetto serio sulla salute dei bambini, essendo i più piccoli a rischio di gravi complicazioni.

Gli alti tassi di ospedalizzazione e l’indebolimento di lunga durata del sistema immunitario li rendono anche più vulnerabili ad altre malattie infettive.Più della metà delle persone che hanno contratto il morbillo nella Regione europea Oms nel 2023 sono state ricoverate in ospedale, a dimostrazione del grave carico che pesa sui pazienti, sulle famiglie e sui sistemi sanitari. “Anche un solo caso di morbillo dovrebbe costituire un urgente invito all’azione”, ammonisce Hans Kluge, direttore regionale dell’Oms per l’Europa. “Nessuno dovrebbe subire le conseguenze di questa malattia devastante, ma facilmente prevenibile.

Mi congratulo con ogni Paese che ha accelerato i propri sforzi per interrompere la trasmissione attraverso la vaccinazione di recupero.Esorto tutti i Paesi ad agire immediatamente, anche laddove la copertura vaccinale complessiva è elevata, per vaccinare i vulnerabili, colmare le lacune immunitarie e quindi impedire che il virus si diffonda in qualsiasi comunità”.

Quasi la metà dei casi segnalati nel 2023 si è verificata tra i bambini sotto i 5 anni di età.Il che riflette, segnala l’Oms, “l’accumularsi di bambini che non hanno ricevuto vaccinazioni di routine contro il morbillo e altre malattie prevenibili durante la pandemia di Covid, a cui è seguita una ripresa lenta delle coperture nel 2021 e 2022”. “L’aumento dei casi di morbillo è un chiaro segno di un crollo della copertura immunitaria – aggiunge Regina De Dominicis, direttrice regionale dell’Unicef per l’Europa e l’Asia centrale – Poiché i casi di morbillo continuano ad aumentare, abbiamo bisogno di un’azione urgente da parte dei governi per rafforzare i sistemi sanitari e implementare misure di salute pubblica efficaci per garantire la protezione di tutti i bambini da questa malattia pericolosa ma prevenibile”.

Tra gli under 5 che hanno contratto il morbillo nel 2023, più di 3 quarti non aveva ricevuto alcuna dose di vaccinazione contro la patologia, emerge dai dati diffusi dalle due agenzie Onu.Circa il 99% di questi bambini non aveva ricevuto entrambe le 2 dosi di vaccino contro il morbillo. I contagi stanno crescendo a livello globale.

Nel 2023 ci sono stati oltre 300mila casi di morbillo nel mondo e il numero segnalato finora nel 2024 indica che il totale per quest’anno sarà uguale o supererà il totale del 2023 anche a livello globale.Le importazioni del virus tra Paesi e continenti avvengono regolarmente e i focolai di questa malattia altamente infettiva si verificheranno ovunque il virus trovi sacche di persone non vaccinate o poco vaccinate, avvertono gli esperti Oms e Unicef.

I Paesi che attualmente non presentano casi o focolai di morbillo – è l’invito – dovrebbero essere proattivi nel pianificare e prepararsi a qualsiasi importazione, per evitare che il virus si diffonda all’interno e all’esterno del Paese.I Paesi che hanno focolai in corso devono continuare a impegnarsi per vaccinare tutti i vulnerabili, intensificare la ricerca di casi e il tracciamento dei contatti e utilizzare i dati epidemiologici per identificare eventuali gap nella copertura vaccinale, in modo che i programmi possano garantire la protezione delle comunità colpite e prevenire futuri focolai. “Da gennaio parlo di un allarme sul morbillo: 30mila nel 2023 a livello europeo e credo che chiuderemo il 2024 ben oltre questa cifre.

Non parlarne fa male a tutti.Una recrudescenza del morbillo vuol dire un impatto sul sistema ospedaliero: se hai la malattia da adulto, c’è il 25% di possibilità di avere un ricovero con complicanze.

Il tema della prevenzione va affrontato in tutta la sua complessità, dal morbillo alla pertosse fino all’Herpes zoster, altrimenti non si va lontano.E’ un argomento che deve tornare al centro dell’agenda della politica sanitaria e del futuro del nostro Paese, invece non se ne parla”.

Così all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive ospedale policlinico San Martino di Genova. “Ogni volta che arrivano queste ‘bruciature’ che fanno male al servizio sanitario, sulla prevenzione si dovrebbe avere un’idea di lungo respiro.Il morbillo ha bisogno di un approccio consolidato – esorta lo specialista – che non si tentenni e che si arrivi al 95% di copertura vaccinale, che per l’Italia è diventata un miraggio”. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Operaio muore a 33 anni schiacciato da macchinario nel pesarese

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(Adnkronos) – Tragedia sul lavoro ieri sera a Gallo di Petriano in provincia di Pesaro Urbino.Un operaio di 33 anni, mentre stava lavorando, è morto schiacciato da un macchinario per la bordatura di pannelli alla Fab, azienda che produce componenti per mobili.

L’incidente è avvenuto intorno alle 22, l’operaio ha riportato una profonda ferita al torace.Vano l’intervento dei sanitari, immediatamente arrivati sul posto.

Sul luogo anche i carabinieri e il personale del Servizio prevenzione e protezione dell’Ast di Pesaro e Urbino che indagano per ricostruire la dinamica dell’incidente.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Alimentazione, l’indagine: quasi 7 consumatori su 10 sono flexitariani

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(Adnkronos) – Flexitariano, ovvero ‘vegetariano flessibile’, cioè chi vuole ridurre l’assunzione di carne e proteine animali ma senza rinunciarvi del tutto.Non si tratta di una dieta che ha un inizio e una fine piuttosto di una revisione della propria alimentazione che porta a una riduzione graduale delle proteine animali.

Una scelta, anche se non sempre consapevole, adottata dal 68% della popolazione di Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Russia, Usa, UK.E’ quanto emerge dai risultati preliminari di una ricerca condotta da Ipsos per Bonduelle Group in questi 8 Paesi su un campione rappresentativo di 12mila persone (1.500 intervistati in ogni Paese), compreso tra i 16 e i 70 anni. Secondo l’indagine, il 20% degli intervistati ha ridotto il consumo di carne ma non si considera flexitariano, contrariamente a chi si ritiene flexitariano consapevole e continuativo (18%) o consapevole ma saltuario (26%).

A questi si aggiungono vegani, vegetariani e pescetariani.Solo il 32% non ha intenzione di cambiare le proprie abitudini e di ridurre il consumo di alimenti di origine animale. Nello specifico, per quanto riguarda l’Italia, i flexitariani consapevoli e continuativi (ovvero chi sostiene di adottare un’alimentazione flexitariana tutto l’anno) sono il 12% del totale, il 30% sono flexitariani consapevoli ma saltuari, mentre il 23% dichiara di aver ridotto il consumo di carne.

Insieme a vegani, vegetariani e pescetariani, è il 69% dei consumatori italiani ad aver ridotto il consumo di proteine animali.Solo il 31%, infatti, non vuole cambiare la propria alimentazione.  Quali sono le motivazioni che guidano questo cambiamento?

Certamente influiscono l’inflazione e l’aumento dei prezzi, ma non sono il driver principale.Gli intervistati seguono l’alimentazione flexitariana prevalentemente per prendersi cura di sé in modo preventivo (38%), per perdere peso (16%) o su indicazione del medico (14%).

Le ragioni economiche sono citate dal 32%, mentre il 21% è spinto dalla tutela dell’ambiente e dalla diversificazione della propria dieta.  In Italia i consumatori scelgono il flexitarianesimo prevalentemente per ragioni etiche e di sostenibilità ambientale, per l’impatto positivo sulla salute e per la pressione generata dalla società, che spinge le persone a cambiare qualcosa nei propri comportamenti.  Infine, i prodotti che sostituiscono la proteina animale sono oggi in grado di offrire un’esperienza di gusto piacevole ed esperienziale.Chi desidera diventare flexitariano può sostituire alimenti di origine animale con prodotti simili per aspetto o consistenza, può compensare destrutturando i piatti e scegliendo solo cibi vegetali, e può ri-strutturare la propria alimentazione introducendo nuovi usi per prodotti vegetali: la carne rossa viene sostituita in prevalenza da verdure (57%), da altre proteine animali (48%) e dai legumi (42%). —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Paolo Brosio: “Papa Francesco ha ragione, scandalizza perché non è politically correct”

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(Adnkronos) – Le parole di Papa Bergoglio sugli omosessuali nei seminari hanno scandalizzato l’opinione pubblica perché “il Pontefice ha usato un termine che fa sobbalzare sulle sedie il politically correct, ma io non mi spavento.Evidentemente non si conosce bene quello che è il codice deontologico e comportamentale ed etico dei seminari.

Ci sono delle direttive molto chiare di anni precedenti”.A dirlo all’Adnkronos è Paolo Brosio, che commenta così le discusse parole di Papa Francesco sui gay nei seminari, pronunciate in un incontro a porte chiuse e riportate dai media. In queste direttive della Chiesa, spiega Brosio, “si stabilisce che data la castità richiesta all’interno della consacrazione sacerdotale servano dei codici in base alle direttive del Vangelo di Gesù.

E’ chiaro che se l’atteggiamento è quello di orientare i ragazzi alla castità, nei seminari essendo tutti uomini c’è il rischio molto più forte che se ci sono degli omosessuali si creino delle relazioni all’interno del collegio”.Per il giornalista, profondamente credente e seguace della dottrina cattolica, “a parte il termine che non è politically correct in base alla cultura dominante, il Pontefice è andato al sodo dicendo che c’è questo pericolo nei seminari”.  Non si tratta, sottolinea Brosio, “di avere un atteggiamento negativo nei confronti degli omosessuali, ci mancherebbe, ho tanti carissimi amici che lo sono, ma devi essere chiaro.

Quando si parla di argomenti di Chiesa Gesù è molto chiaro.Il sacerdote deve essere santo e puro”.

Lo stesso “potrebbe accadere -dice il cronista e conduttore- per gli eterosessuali, perché sono cose che nascono dalla passione umana.Ma dato che nei collegi non ci sono donne, c’è meno tentazione in questo senso.

Il Papa semplicemente dice che queste situazioni vanno evitate”.Se in seminario “entrassero una serie di suore una più piacente dell’altra, sarebbe difficile resistere alla tentazione, io sarei scomunicato subito -chiosa infine Brosio- E’ una lotta, ma se ti metti la volpe nel pollaio succede un caos.

Ecco, io direi di non mettere volpi nel pollaio”.   —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Caivano, Meloni a inaugurazione del centro sportivo al Parco Verde

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(Adnkronos) – Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata a Caivano per l’inaugurazione del centro sportivo Delphinia, teatro delle violenze sui minori e dello stupro delle due cuginette del Parco Verde.Per i due minorenni del branco, la Procura di Napoli ha chiesto 12 anni e 11 anni e quattro mesi di reclusione.

Meloni ha stretto la mano al parroco anti- camorra di Caivano, don Patriciello, al vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, per poi iniziare la visita al centro sportivo ristrutturato.   “Le persone perbene sono contente, i delinquenti sono dispiaciuti.Da quando è arrivata la compagnia dei carabinieri al Parco Verde tanta droga non se ne vende più” ha commentato il parroco anti-camorra. “E’un inno alla vita e grande gioia, oggi lasciateci gioire”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Iias, surgelati economicamente più convenienti dei prodotti freschi

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(Adnkronos) – I prodotti surgelati ‘costano’ di più rispetto ai freschi?Falso.

A dimostrarlo sono i dati di un’indagine condotta da AstraRicerche per Iias, che ha analizzato per la prima volta, l’effettivo ‘value for money’ dei frozen food rispetto agli analoghi freschi, prendendo in esame 5 prodotti specifici rappresentativi delle principali categorie iconiche del comparto dei surgelati (fagiolini, patate fritte, filetti di merluzzo, pizza margherita, paella) e calcolandone il ‘costo totale’, ottenuto dalla somma del tempo e del cibo risparmiato nonché dei costi per l’acquisto e la preparazione dei prodotti.I risultati del test non lasciano dubbi: l’erronea convinzione che i prodotti surgelati siano meno convenienti dei freschi non trova riscontro nella realtà.

Nella totalità dei casi esaminati, i prodotti surgelati si sono dimostrati migliori in termini di costi economici sostenuti, tempo risparmiato e lotta allo spreco alimentare.  I fagiolini surgelati ‘costano’ meno degli analoghi freschi: per acquistare 450gr di fagiolini in versione frozen, il costo è in media di 2,11 euro vs.i 2,44 euro dei freschi, che arriva a 2,64 euro tenendo conto del valore dello spreco alimentare (che il surgelato non genera).

Se poi si aggiunge il fattore tempo, dato dal fatto che i fagiolini freschi vanno puliti e tagliati alle estremità, e il costo energetico (molto simile), il divario si amplia ulteriormente: il fresco arriva a costare il 53% in più del surgelato. Per i filetti di merluzzo, il tempo di preparazione è sostanzialmente identico tra prodotto fresco e surgelato (e l’impegno personale trascurabile), ma a fare la differenza sono i costi d’acquisto: per 360 grammi di merluzzo, tenendo conto anche del costo energetico per la cottura, si registrano in media 5,61 euro per il surgelato e 8,34 euro per il fresco, che costa dunque il 49% in più del surgelato.Percentuale che arriva al 60%, se si considera anche il valore economico del prodotto fresco che in genere viene sprecato. Meno di un terzo il tempo di preparazione impiegato per le patate surgelate pre-fritte vs.

quelle fresche (16 minuti contro 52).Se è vero che il prodotto surgelato ha un ‘costo di acquisto’ maggiore vs.

il fresco (si registrano in media 2,01 euro per 1000 grammi di patate fresche rispetto ai 3,45 euro di quelle surgelate), è altrettanto vero che ha un tempo di cottura minore e richiede quindi meno energia elettrica, ma soprattutto non necessita di alcun impegno (dato che il prodotto è pronto per essere cucinato), a differenza delle patate fresche, che devono essere lavate, pelate e tagliate a spicchi.In sintesi, a conti fatti, per 1 kg di patatine fritte, il fresco costa l’8% in più del surgelato; percentuale che arriva al 12%, se consideriamo la voce dello spreco alimentare, che nel caso delle patate è piuttosto comune. Per la pizza Margherita, è stato fatto un raffronto non solo tra la versione surgelata e quella ‘fatta in casa’, ma anche con il delivery, simulando l’acquisto con consegna a casa in più di 100 pizzerie in 8 città italiane.

E il risultato ottenuto è davvero sorprendente: la pizza surgelata totalizza un pareggio con quella ‘fatta in casa’ e risulta nettamente più conveniente rispetto al delivery.Fare la pizza a casa è divertente, ma quanto ci costa?

Gli ingredienti e l’energia elettrica hanno un peso non preponderante: 1,67 euro a pizza.Quello che conta di più sono quei 20 minuti di impegno (considerando modalità di preparazione semplici): il costo per pizza sale a 2,72 euro e, se teniamo conto dello spreco, a 2,84 euro vs.

il prezzo medio unitario della pizza surgelata, pari a 2,89 euro.Per il delivery, invece, si spendono mediamente 7,18 euro a pizza, che diventano 7,47 euro considerando anche il tempo-uomo (5 minuti per eseguire l’ordine dal log-in alla conferma di pagamento).  Per preparazioni più complesse, come una paella di pesce e verdure, la convenienza del surgelato vs.

il fresco è indubbia.Il prodotto in versione frozen parte già avvantaggiato con un costo d’acquisto molto inferiore rispetto al fresco: per due persone, gli ingredienti necessari per una paella ‘fresca’ costano infatti mediamente 10,54 euro, mentre il prodotto surgelato è venduto in media a 4,47 euro.

Non solo: per il fresco, c’è molto impegno richiesto: pulire il pesce, preparare il brodo, colarlo, preparare le verdure, unire ingredienti in più fasi, oltre a un tempo di attivazione dei fornelli più di 4 volte superiore (65 minuti vs 13 minuti).Tenuto conto di tutti questi elementi, il prodotto fresco arriva a costare il 246% in più del surgelato. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Iias, al palato metà italiani preferisce i prodotti surgelati ai freschi

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(Adnkronos) – I prodotti surgelati sono gustosi come gli analoghi freschi?No, oggi – secondo oltre la metà degli italiani – lo sono anche di più e vengono preferiti per qualità complessiva, gusto, percezione di freschezza e consistenza.

E’ quanto emerge da un test di assaggio ‘blind’, condotto per IIas-Istituto italiano alimenti surgelati dall’istituto di ricerca AstraRicerche, che ha coinvolto nell’indagine 180 comuni consumatori, ai quali è stato chiesto di esprimere un voto a seguito dell’assaggio ‘al buio’ di un minestrone, filetti di merluzzo e fagiolini preparati in modo identico nella versione surgelata e fresca, al punto da renderli non distinguibili a livello visivo e presentati anche in ordine casuale bilanciato, per non condizionarne il giudizio. I risultati del test non lasciano dubbi all’interpretazione, sfatando un vecchio tabù che attribuiva ai prodotti surgelati un sapore meno gustoso rispetto a quello degli analoghi freschi. Per il minestrone, i voti molto positivi (nel range compreso tra 8 e 10) attribuiti dai consumatori intervistati in termini di qualità complessiva percepita, vedono il surgelato preferito al fresco: 48% vs. 27%, con uno stacco del +21%.Per il merluzzo, il giudizio è analogo: 61% per surgelato vs. 34% del fresco (+27% di differenza).

Anche le valutazioni sui fagiolini confermano questa impressione degli intervistati, con il surgelato al 52% vs.il fresco al 24%. Anche al palato, i consumatori intervistati dichiarano di preferire i surgelati.

Il minestrone in versione frozen ottiene il 57% di voti molto positivi vs.il 36% del fresco.

Per il merluzzo, la forbice delle valutazioni molto positive si conferma con una grande differenza a favore del surgelato, analoga a quella espressa per il minestrone (57% vs. 36%).Per i fagiolini, il gusto del frozen è decisamente molto più convincente del fresco: 56% vs. 22%.  Il falso mito del prodotto fresco che risulta migliore del surgelato proprio per la ‘freschezza percepita’ cade per tutti i tre prodotti oggetto del test.

Per il minestrone, la freschezza valutata vede il surgelato ottenere il 59% di voti molto positivi rispetto al 37% del fresco; per il merluzzo, le preferenze si attestano sempre sul 59% vs.il 35% del fresco; infine, per i fagiolini le percentuali del surgelato vs.

il fresco raggiungono rispettivamente il 55% e il 26%.Anche in termini di consistenza, i voti intensamente positivi espressi dai consumatori coinvolti vedono il minestrone surgelato a +16% vs.

il fresco, il merluzzo a +21%, i fagiolini a +26%. “In generale, tra il 48% e il 68% degli intervistati ha indicato un voto superiore per il surgelato rispetto al fresco, per ognuna delle voci analizzate nel test.A testimonianza del fatto che, non sapendo cosa stessero consumando, tra metà e due terzi del campione ha preferito il surgelato per qualità, gusto, freschezza o consistenza.

Se ci focalizziamo nello specifico sulla piacevolezza al palato, facendo una media dei voti espressi, il 61% degli intervistati ha preferito il minestrone surgelato vs.il fresco; il 64% ha trovato più gustoso il merluzzo surgelato del fresco e il 66% ha ritenuto i fagiolini in versione frozen migliori dei freschi”, conclude AstraRicerche. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mirabilandia, sceglie i talenti di Thesign academy per i social

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(Adnkronos) –
L’occhio giovane della Generazione Z entra nei contenuti social del parco divertimenti più grande d’Italia.E’ questo l’obiettivo della collaborazione tra Mirabilandia e Thesign academy di Firenze, la prima Accademia di arti visive ad aver dato vita ad una agenzia di creativi in formazione.

Il progetto 500 Factory, coordinato dall’art director Francesco Carlucci, vuole creare mondi visivi per Aziende, Enti, Associazioni interessate ad un osservatorio privilegiato sulle nuove tendenze.Una carica di 500 giovani creativi che forti dell’eccellenza formativa nelle discipline visive, unite allo studio del marketing, in particolare sui temi della Video Photo Sound, creeranno contenuti utili per le piattaforme di Instagram e TikTok. Mirabilandia ospita per due giorni una squadra di 7 giovani per realizzare del materiale audio video utile alla creazione di 15 output differenti, in linea con i gusti dei ventenni di oggi, da utilizzare sui canali social del parco divertimenti ravennate.

Una grande opportunità per gli studenti che potranno mettere in pratica tutti gli insegnamenti ricevuti durante la loro formazione. “La Generazione Z – dichiara Sabrina Mangia, direttore sales and marketing di Mirabilandia – è al centro di trend molto interessanti per il nostro parco divertimenti.La loro visione nuova delle cose è un utile punto di riferimento per raggiungere parte del nostro target.

I contenuti realizzati dalla squadra che sarà presente a Mirabilandia per realizzare gli output finali saranno utilizzati sui nostri social, diventando quindi un momento pratico del loro percorso di studi.Siamo convinti che un parco divertimenti abbia sempre bisogno di nuove idee e nuovi approcci per proporsi con contenuti sempre di tendenza, per questo siamo particolarmente contenti della collaborazione con la The Sign academy”. “Diciamo spesso – spiega Laura Vaioli, direttrice di TheSign – che l’arte è uno strumento potentissimo per creare mondi e nel dare vita a infiniti pianeti possibili non manca mai l’amore per il gioco.

Mirabilandia è un universo narrativo dove trionfa il divertimento, il luogo dove si vive l’adrenalina che azzera lo stress.Un control+alt+canc che andrebbe consigliato a chi non stacca mai!

Per questo siamo davvero felici di collaborare con un parco divertimenti così vivo nell’immaginario dei nostri studenti, con l’augurio che questa partecipazione ci porti a unire metaversi apparentemente distanti ma in realtà, come sempre accade per i metaversi, prossemicamente adiacenti”. Alla realizzazione del progetto ha collaborato quest’anno TheSIGN Comics & Arts Academy di Firenze.I video reel prodotti per i canali social di Mirabilandia sono stati interamente realizzati dalla classe di Video Photo Sound 3 coordinata dal docente Luca Boni e da Eleonora Garcia. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Migranti, nuovi sbarchi a Lampedusa: morta neonata di 5 mesi

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(Adnkronos) – Sono ripresi gli sbarchi di migranti a Lampedusa.In poco più di 24 ore, infatti, complici le condizioni meteo favorevoli, sono 393 i migranti approdati sulla più grande delle Pelagie.

Il corpo senza vita di una neonata di appena 5 mesi è stato trovato su un barchino soccorso nel Mediterraneo centrale dall’equipaggio di Humanity 1.  “Siamo purtroppo arrivati troppo tardi”, dicono dall’ong, che ha tratto in salvo altre 45 persone.Insieme alla piccola viaggiava anche la mamma e il fratellino, evacuati dalla nave umanitaria – diretta a Livorno per lo sbarco di 185 migranti – dagli uomini della Guardia costiera e condotti a Lampedusa.

Sul molo Favaloro lo strazio della giovane mamma. “Non ha potuto allattare la piccola, da tre giorni non avevamo acqua a bordo”, si dispera.L’ipotesi è che la piccola sia morta a causa della disidratazione.

A chiarire qualcosa in più sarà l’ispezione cadaverica che sarà eseguita sul corpo della neonata, la cui salma sarà condotta nella camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana. Sono stati 7 gli approdi di ieri con 231 persone soccorse dai militari della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza.Tre i barchini intercettati già stamani con 58, 52 e 52 persone a bordo.

Arrivano soprattutto da Siria, Egitto, Bangladesh ma anche da Marocco, Sudan e Tunisia.Nella maggior parte dei casi, secondo quanto hanno riferito ai soccorritori, le traversate del Mediterraneo sono partite dalle coste della Libia.

Due gruppi, invece, hanno raccontato di essere partiti dalla Tunisia. Dopo un primo triage sanitario è stato disposto il trasferimento nell’hotspot di contrada Imbriacola, dove le presenze sono salite a quota 393.La Prefettura di Agrigento, d’intesa con il Viminale, lavora senza sosta al piano dei trasferimenti per alleggerire le presenze nella struttura: in 250 dovrebbero lasciare l’isola già domani mattina. Sono circa 290 i migranti presenti nell’hotspot di Lampedusa.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Iias, oltre 9 italiani su 10 portano surgelati in tavola

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(Adnkronos) – Che gli italiani amino i prodotti surgelati è un dato di fatto: il 99% dichiara di consumarli e il 53% lo fa addirittura abitualmente.I frozen food dimostrano di essere apprezzati su tutto il territorio nazionale, con percentuali leggermente più elevate al Nord-ovest (55%) e tra la Generazione X (57%).

Positivo anche il trend di consumo dei surgelati negli ultimi 5 anni: è aumentato per 4 italiani su 10 (39,3%), in particolare uomini (43%), giovani (50% GenZ e 45% Millennials) e famiglie con figli piccoli (48%). Un consumo consapevole, avvalorato dall’elevato livello qualitativo riconosciuto oggi ai frozen food: al palato, oltre la metà degli italiani apprezza i prodotti surgelati per bontà, consistenza e percezione di freschezza.E i dati confermano anche la loro convenienza economica: se si considera il costo totale – che comprende prezzo del prodotto, tempi e costi di preparazione e valore del cibo sprecato – i surgelati consentono rispetto ai freschi un risparmio notevole (dal 12% delle patate fritte al 246% di differenza per preparazioni più complesse come la paella).

Nonostante tutto, persistono ancora alcuni ‘falsi miti’ sui frozen food, da sfatare. Sono gli highlights dell’indagine condotta da AstraRicerche per Iias (Istituto italiano alimenti surgelati), che ha fotografato il rapporto tra italiani e surgelati, analizzando anche la reale percezione di questi prodotti in termini di gusto e calcolando per la prima volta il loro effettivo “valore economico”, non solo in termini di costi ma anche di tempo risparmiato e lotta allo spreco alimentare. “Le indagini che abbiamo condotto quest’anno – sostiene Giorgio Donegani, presidente Iias – da un lato hanno confermato la predilezione degli italiani per gli alimenti surgelati, anche dopo il picco di consumi registrato durante la pandemia (ricordiamo che, nel canale retail, le vendite hanno registrato +10% negli ultimi 5 anni); dall’altro, ci hanno fornito risultati nuovi e per qualcuno forse inaspettati.Oggi i dati mai analizzati prima testimoniano il valore dei frozen food sia per gusto che per convenienza economica, e ne giustificano talvolta la preferenza anche rispetto ai freschi”. Secondo i dati AstraRicerche, il 39,3% degli intervistati ha incrementato negli ultimi 5 anni l’acquisto di frozen food.

Ma perché ne consumiamo sempre più?Per la loro comodità (lo dichiarano quasi 8 italiani su 10, soprattutto donne e Baby Boomers), cioè perché pratici da conservare (66,4%) o sempre disponibili in freezer (49,7%); ma anche per variare l’alimentazione (34%) e per la forte valenza antispreco (27,3%). Sono i prodotti ittici la tipologia di surgelati che gli italiani dichiarano di acquistare più spesso (30,2%), scelti soprattutto al Sud e seguiti dai vegetali (27,4%), apprezzati dalle donne Baby Boomers; poi pizze e snack (15,4%) con un picco tra i giovani Gen Z, e patate (13,6%).

I pasti a casa, nella quotidianità familiare di pranzi e cene, restano la principale occasione di consumo di surgelati per la maggioranza degli italiani (68,7%), ma c’è chi li sceglie anche nel weekend o per il ‘pranzo della domenica’, per portare in tavola qualcosa di buono e diverso in poco tempo (14,7%).  Sfatata anche una vecchia credenza che attribuiva ai surgelati un sapore meno gustoso rispetto a quello degli analoghi prodotti freschi: oggi, pure in termini di gusto, consistenza e percezione di freschezza, oltre la metà degli intervistati preferisce gli alimenti surgelati ai freschi.E’ quanto emerso dal ‘Blind taste test’, condotto per Iias da AstraRicerche su un campione di 180 comuni consumatori, ai quali è stato sottoposto l’assaggio ‘al buio’ di tre prodotti: minestrone, filetti di merluzzo e fagiolini, nelle due versioni (fresco e surgelato), preparate in modo identico per renderle non distinguibili a livello visivo, e presentate in ordine casuale bilanciato, per non condizionarne il giudizio. In termini di gusto e piacevolezza al palato, il 61% degli intervistati ha preferito il minestrone surgelato rispetto al fresco; il 64% ha trovato più gustoso il merluzzo surgelato del fresco e il 66% ha ritenuto i fagiolini in versione frozen migliori dei freschi.

In generale, tra il 48% e il 68% del campione ha espresso voti superiori per il surgelato rispetto all’analogo prodotto fresco assaggiato.A testimonianza del fatto che quasi due terzi degli intervistati – non sapendo cosa stessero consumando – hanno preferito il surgelato per qualità, gusto, freschezza o consistenza.  “Gli ottimi risultati emersi dal blind test a favore dei frozen food – sottolinea Giorgio Donegani, presidente Iias – stridono in modo eclatante anche con l’immotivata persistenza, nella legislazione italiana, dell’obbligo di apporre un asterisco accanto agli alimenti surgelati nei menù dei ristoranti.

L’asterisco è di fatto un’informazione retaggio di un mondo passato che non esiste più, che poggiava sull’implicita convinzione che un alimento surgelato fosse un prodotto di qualità inferiore rispetto al fresco.Una concezione ormai palesemente superata e anacronistica che finisce solo per penalizzare questi prodotti, che invece i consumatori prediligono”. AstraRicerche ha analizzato per Iias , per la prima volta, anche l’effettivo ‘value for money’ dei surgelati rispetto agli analoghi freschi, prendendo in esame 5 prodotti specifici rappresentativi delle principali categorie iconiche del comparto dei surgelati: i fagiolini, le patate fritte, i filetti di merluzzo, la pizza margherita e la paella.

Sorprendenti i risultati emersi che confermano, in linea generale, la convenienza dei prodotti surgelati, considerata la somma del tempo e del cibo risparmiato nonché i costi per l’acquisto e la preparazione dei prodotti. I dati AstraRicerche mostrano che i filetti di merluzzo freschi ‘costano’ il 49% in più dei surgelati, percentuale che tocca il 60% se si considera anche il valore dello spreco alimentare.Analogamente, i fagiolini – che nella versione fresca, necessitano di essere puliti e tagliati alle estremità – superano del 53% il ‘valore economico’ del surgelato (se non tenessimo conto dello spreco, sarebbe comunque +44%). Per quanto riguarda le patate fritte, se è vero che il prodotto fresco ha un prezzo più basso di acquisto rispetto al surgelato, è altrettanto sicuro che richiede impegno e tempo per la pelatura e il taglio e un maggiore dispendio di energia per la cottura; ne deriva, a conti fatti, che il fresco costa l’8% in più del surgelato, che arriva al 12% se si considera lo spreco alimentare, piuttosto comune nel caso delle patate.

Per la pizza margherita, si ottiene un sostanziale pareggio tra surgelata e ‘fatta in casa’, considerando tempi e costi complessivi di entrambe; il vantaggio è invece netto rispetto alla versione delivery.Infine, per preparazioni più complesse come la paella di pesce e verdure, la convenienza del surgelato vs.

fresco è inequivocabile: tenuto conto del costo degli ingredienti e dell’impegno e del tempo richiesto per la preparazione, il fresco costa il 246% in più del surgelato (se non considerassimo il valore dello spreco, sarebbe comunque +229%). Cresce, dunque, la consapevolezza dei consumatori sull’elevato valore qualitativo dei frozen food e sulla loro ‘convenience’ anche economica, ma permangono ancora alcune credenze erronee sul comparto, su cui è necessario fare corretta informazione.Oggi, la maggioranza degli italiani (68,4%) ha imparato che ‘congelato’ e ‘surgelato’ indicano due prodotti differenti, ma circa 2 italiani su 10 li considerano ancora la stessa cosa, in particolare i più giovani (26% GenZ e 28% Millennials).

Circa 1 italiano su 2 non sa che non è possibile acquistare prodotti surgelati sfusi, perché devono sempre essere pre-confezionati e il 35,5% non sa che è a casa è possibile solo congelare, non surgelare. Quanto ai metodi migliori di scongelamento, circa 1 italiano su 3 – a torto – considera corretto lasciare scongelare il prodotto a temperatura ambiente e solo il 15% degli italiani sa che un prodotto scongelato può essere ricongelato solo a patto che prima venga cotto.Sul pesce surgelato ci sono più certezze: il 36% del campione sa che i prodotti ittici surgelati mantengono inalterate le caratteristiche nutrizionali dei freschi e sono addirittura più sicuri, perché accuratamente controllati; a questi si aggiunge un ulteriore 26,3% che sostiene non ci siano differenze tra pesce fresco e frozen in termini nutrizionali.

Parlando, invece, di verdure surgelate, il 56,3% sa che hanno caratteristiche analoghe a quelle fresche; ma solo il 40,1% afferma che non contengono conservanti. “In realtà – precisa il presidente Iias, Giorgio Donegani – in nessun alimento surgelato, per legge, è possibile aggiungere conservanti allo scopo di prolungarne la vita.E’ proprio il freddo a garantire la lunga conservazione di questi prodotti.

Parlando di additivi aggiunti, altra fake news da sfatare riguarda la credenza per la quale le verdure surgelate avrebbero un colore brillante grazie all’uso di coloranti.Questo avviene solo perché, prima della surgelazione, gli ortaggi vengono sottoposti ad un adeguato trattamento termico (blanching) necessario per disattivare gli enzimi che ne potrebbero causare il deterioramento ed è così che si fissa il colore naturale, che risulta ancora più brillante.

Su questo tema, registriamo un dato davvero positivo: finalmente, oggi circa la metà del campione che abbiamo intervistato dimostra di esserne a conoscenza”.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bonduelle presenta la nuova Brand Image attraverso un nuovo logo

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(Adnkronos) – La B iniziale con una foglia rivolta verso l’alto al suo interno, a simboleggiare il futuro, l’innovazione e gli obiettivi di crescita; le foglie e il seme che sottolineano la componente vegetale dell’offerta e l’approccio sostenibile; infine l’arco che evoca un raggio di sole, simbolo dell’impatto positivo dell’azienda nel promuovere la transizione verso un’alimentazione a base vegetale.Bonduelle, azienda attiva nel mondo vegetale, svela la sua nuova Brand Image attraverso un nuovo logo: un passo che rinnova e consolida la direzione dell’azienda, perseguendo la sua missione a promuovere la transizione verso un’alimentazione ricca di vegetali, per il benessere delle persone e del Pianeta.  Fondata nel 1853 nel nord della Francia da Louis Bonduelle, da sette generazioni, Bonduelle tramanda un impegno per offrire cibo plant based di qualità e sostenibile, favorendo un’alimentazione sana ed equilibrata che rispetti il territorio e le persone. È in quest’ottica che l’azienda propone 4 categorie di prodotti a base vegetale (surgelati, freschi, ambient, piatti pronti), per includere soluzioni a base vegetale nella propria dieta, in qualsiasi ricetta e in qualsiasi momento.

Proprio grazie a un approccio trasversale al mondo vegetale – spiega l’azienda in una nota – il brand viene scelto cross categoria dal 10,2% dei consumatori, raggiungendo una penetrazione tra le famiglie italiane del 56,3%: nell’intero settore food, Bonduelle è il 12° brand per penetrazione.  Oggi Bonduelle consolida la direzione dell’azienda attraverso un nuovo logo moderno che unisce tutti i suoi prodotti sotto un’unica identità, più riconoscibile e centrata sul consumatore: l’iconica B di Bonduelle contiene al suo interno una foglia rivolta verso l’alto, che simboleggia il futuro, l’innovazione e la crescita costante cui l’azienda mira.Le foglie e il seme, rappresentati con un effetto dinamico, sottolineano la componente vegetale della sua offerta e l’approccio sostenibile.

Infine l’arco, ripensato in una chiave più moderna, evoca un raggio di sole, simbolo dell’impatto positivo dell’azienda nel promuovere la transizione verso un’alimentazione a base vegetale. “Da sempre Bonduelle è impegnata nella ricerca di soluzioni innovative per incontrare le esigenze dei consumatori: questo nuovo logo rappresenta l’attenzione che Bonduelle riserva per le persone e per il Pianeta, contribuendo alla creazione del ‘mondo che ci piace’.L’anima di Bonduelle viene così rispecchiata attraverso una nuova immagine evocativa di ciò che siamo e facciamo e immediatamente riconoscibile, riprendendo i colori della terra e del sole: mantenendo vive le nostre radici e fondando le nostre azioni nei valori portanti dell’azienda, ci impegniamo per offrire cibo di qualità plant based attraverso un’agricoltura sostenibile, una promessa a lungo termine verso uno stile di vita sano nel rispetto della Terra”, dichiara Laura Bettazzoli, Marketing Director di Bonduelle Italia. Bonduelle Italia ha ottenuto la certificazione B Corp nel 2023, diventando così la prima realtà europea del Gruppo Bonduelle a ottenerla a conferma del percorso intrapreso verso i più alti standard di performance sociale, economica e ambientale per il benessere delle persone e del pianeta.

Sono tre i pilastri su cui Bonduelle concentra il proprio impegno – Pianeta, Alimentazione e Persone – e per ciascuno di essi sono stati definiti obiettivi chiari e misurabili, da raggiungere nel medio-lungo periodo e monitorati su base annuale grazie allo strumento di misurazione delle B Corp. Sul fronte dell’alimentazione, attraverso la Fondazione Louis Bonduelle, l’azienda ha l’obiettivo di cambiare i comportamenti alimentari in modo sostenibile, salvaguardando le persone e il Pianeta, e di accelerare la transizione alimentare.A tal fine, vengono promosse attività di sensibilizzazione per rendere l’alimentazione sostenibile più accessibile, disponibile e condivisibile: in Italia, la Fondazione Louis Bonduelle organizza da anni progetti rivolti a bambini e ragazzi per sensibilizzare sull’importanza di una corretta nutrizione e contrastare lo spreco alimentare. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)