Opinioni Politica

Abbattere la corruzione sarebbe già metà della ripresa nazionale sociale ed economica

La corruzione è risaputamente una decennale prassi mascherata. La forzosa manciugghia e opacità nei nostri comuni. L’agente provocatore.

L’Italia è notoriamente corrotta (senza con questo volere generalizzare): nella politica, nelle istituzioni, nella giustizia, nella burocrazia, negli ordini vari, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni, nella cosiddetta società civile, ecc. In una classifica del 2017 inerente le Nazioni più corrotte nel mondol’Italia è al 54° posto, dopo Namibia, Grenada, Saint Lucia, Rwanda, ecc.

Ci siamo già occupati della corruzione (La Sicilia stagna, regredisce (ma se fanno leggi nazionali pro-corruzione politica) – Dall’antimafia ad associazione a delinquere e corruzione con rappresentanti dello Stato – Al Sud la disoccupazione giovanile è oltre il 50%. Però … – Una commissione Regionale Antimafia che controlli la Pubblica AmministrazioneLa CORRUZIONE).

Ci si trova quindi a parlarne con qualche conterraneo, magari in affanno lavorativo (e quanti non lo siamo oggi !) e l’argomento è di solito analogo pure con altri concittadini del Centro e Nord Italia: la manciugghia e opacità dei nostri amministratori.

Si discute sulla incomprensibile disponibilità economica  o anche immobiliare di questi ultimi, a fronte di incoerenti e persino assenti redditi; del loro sperperare risorse pubbliche facendosi gli affari propri e quello dei rispettivi cortigiani attraverso clientelismo e voto di scambio, con la conseguenza che per trovare i soldi si estorcono fiscalmente i cittadini con il massimo delle aliquote, deliberando in comunella anche crediti (prestiti) con le tesorerie comunali (banche) e accendendo mutui, quali ad esempio con la CDP (Cassa Depositi e Prestiti), che poi pagheremo i contribuenti e i nostri figli  mediante tributi per decenni.

Tutto ciò genera anche smodati codazzi in attesa di avere gli avanzi; rappresentanti delle Forze dell’Ordine che sono troppo attigui alla politica locale; una conformata Polizia Municipale; una risaputa fila di imprenditori, professionisti, artisti, organizzatori, ecc. Più complessivamente causa l’arroganza di rimanere impuniti grazie ad annose e contorte leggi fatte da altrettanti interiormente deviati Parlamentari nazionali e regionali.

La corruzione, infatti, non è più ormai neanche occasionale, né solo politica. È proprio divenuta una cultura sociale generalizzata. Anzi, viene ritenuto un diverso, se non persino “malato”, chi non si corrompe o corrompe altri (come dicono di solito gli iscariota e le lucciole della politica e della pubblica amministrazione quando snobbando quelli che si rifiutano di entrare nel giro della corruzione).

Ed è talmente diffusa la corruzione che, praticamente, con qualche decina di euro c’è chi (specialmente compari benestanti o imprenditori) per conto degli amministratori comprano voti; ma si cancellano anche multe; oppure con qualche centinaio o migliaio di euro si evitano le cartelle esattoriali o si evade il fisco dichiarandosi persino nullatenenti; e con alcune decine di migliaia di euro anche diluite mensilmente si hanno concessioni, manutenzioni, gestioni, acquisti, piccoli appalti; ecc.

Ma la causa primaria di tutto questo rimangono le imprecise, confuse e lacunose norme che lo consentono. Ad esempio, il decreto legislativo 50/2016 prevede che fino a quarantamila euro nei comuni si possano assegnare i lavori o acquisti mediante l’affidamento diretto e senza pubblicazione di bando (anche se l’ANAC, l’Autorità Anticorruzione, nelle sue recenti Linee guida n. 4, ribadisce il principio della rotazione e motivazione, solo che nessuno controlla e fa rispettare queste direttive). Insomma, tranne per chi non vuole o può capire, lo Stato e le Regioni da decenni hanno operato come per favorire corruzione e mafia.

Dunque l’altro grave aspetto: ma chi controlla ? E il cittadino onesto che non ne può più di questa generalizzata annosa manciugghia locale pubblico-politica a chi si può rivolgere ?

Teoricamente o come declamano i nobili giuristi, intellettuali, moralisti, propagandisti, ecc. ci si deve rivolgere allo Stato. Nella realtà invece non c’è nessuno (almeno fino adesso). Si è soli. Anzi si rischia pure di essere isolati come un appestato, se non persino avere conseguenze giudiziarie, ritrovarsi annichiliti economicamente se non anche senza lavoro o perdendo l’attività, nonché subire ritorsioni varie e anche delinquenziali inaspettate, per sé e la propria famiglia. Su quest’ultimo aspetto dovrò fare un articolo apposito su come funziona il sistema dei cosiddetti mandanti occulti o indiretti.

Prendiamo ad esempio la legge 97/2015 sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione, che in buona parte è una discreta norma, ma di tutta evidenza deliberatamente incompleta. Mancano infatti le immediate conseguenti sanzioni a carico dell’amministrazione opaca se non anche omertosa. Il comune cittadino, dopo che ha messo in luce le locali irregolarità, non può esporsi con costosi ricorsi e spese legali. Tra l’altro, con il d.l. 28/2015 sulla tenuità dei reati, che prevede la non procedurabilità per i reati fino a cinque anni di reclusione, quindi per giurisprudenza l’archiviazione, espone il comune cittadino denunciante ad ogni genere di pericolo.

Insomma, al solito le leggi italiane sono di tutta evidenza un inno alla corruzione e alla criminalità e contro il civile cittadino, il quale legittimamente protesta di fronte a questo Stato, Regioni e Comuni eticamente deragliati (per usare un eufemismo).

Si dovrebbero pertanto, almeno per i Comuni, ripristinare gli organi di controllo (come il CO.RE.Co, Comitato regionale di controllo e la Commissione Provinciale di controllo), ma con criteri inoppugnabili di rotazione e composti con anche nuove figure, quali Magistrati e Finanzieri, però quanto meno provenienti da regioni diverse e neppure limitrofe a quella in cui opererebbero.

Occorre anche riattivare il timore della pena, già solo in presenza di carente trasparenza.

Va poi abolito il limite dei 15 mila abitanti previsto dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016 per cui i rispettivi amministratori non devono rendere noti i loro redditi e quelli dei propri parenti diretti (una norma che favorisce anche la mafia).

Iniziare anche un lavoro culturale perpetuo nella scuola dell’obbligo, coinvolgendo le famiglie e insegnando agli alunni e studenti i “diritti e doveri” (ma tramite un laureato in legge) al pari di qualsiasi materia fondamentale.

Avviare un’insistente campagna mediatica promozionale sulla legalità, quanto meno nelle tv pubbliche.

Infine, raddoppiare le pene se non triplicarle per chiunque si corrompa nella P.A., nessuno esente, giudici compresi.

Sono del parere che si daranno tutti una calmata, compresi molti cittadini che sembrano smaniare per poter entrare nel giro della corruzione. C’è la fila. Questo neo Governo potrebbe, dovrebbe farlo, subito.

Concludo esprimendo un suggerimento circa “l’agente provocatore”. Una buona iniziativa, ma non basta.

Per “agente provocatore” s’intende una persona impiegata dalla polizia o altro soggetto per incitare o provocare altre persone, e spingerle a commettere atti illegali, agendo sotto copertura.

Tuttavia, i trasversali corrotti che ci sono in politica e nelle istituzioni, specialmente i veterani, s’informano prima con i loro “fratelli” (nelle logge o confraternite, ecc.) degli Ordini Professionali, Sindacati, Imprenditoria, Università, Avvocatura, Polizia Municipale, Forze dell’Ordine, Magistratura, Polizia di Stato, ecc. E in quegli ambienti pubblico-politici, regna la diffidenza e l’omertà verso chi non è della combriccola (“a cumacca” come si dice in Sicilia).

Inoltre, certi organizzati corrotti hanno già le loro annose conoscenze referenziate all’interno dello Stato, Regioni, Enti, Partecipate, Comuni, ecc. Non si fideranno del primo arrivato. La mafia criminale nel tempo ha fatto scuola a questi mimetizzati interiormente corrotti. Ci vorrebbero anni per un agente provocatore prima di farsi accettare.

Se il Ministro della Giustizia, il Ministro degli Interni, il Ministro della Pubblica Amministrazione e nella formazione scolastica anche il Ministro dell’Istruzione, non avviano una guerra totale alla corruzione, specialmente nello Stato, Regioni, Enti, Comuni, ecc. rivedendo tutte le norme che consentono di deviare dalla trasparenza e legalità, nonché triplicando le pene per i corrotti nella P.A. nessuno escluso, gli annosi deviati ma spesso anche competenti, nella politica e pubblica amministrazione, potrebbero nuovamente riavere la meglio, poiché nella nostra società, molti cittadini siamo talmente contagiati che ammiriamo i corrotti e, anzi, più lo sono e più li corteggiamo e votiamo.

Inaudita la patinata regressione sociale in cui da anni siamo precipitati.

Ci vuole quindi un lavoro complessivo: revisione normativa chiara e completa che dia anche poco spazio all’ermeneutica; inasprimento delle pene triplicate per chi opera nel pubblico; istituire nella scuola dell’obbligo lo studio basilare del vivere civile; diffondere ma con continue promozioni televisive, su internet e social, la cultura della trasparenza e legalità; infiltrare agenti provocatori.

Adduso Sebastiano

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