Economia

Italia nel mirino dei falchi Ue

Italia nel mirino dei falchi Ue

Nei giorni in cui il governo mette a punto la manovra per il 2018, l’Ecofin (il Consiglio europeo dei ministri delle Finanze) mette in guardia la Commissione Ue: “ Sono stati fatti troppi sconti all’ Italia ”. Ora scatterà la richiesta di maggior rigore. Un monito per l’esecutivo che nel frattempo ha deciso di inserire nella finanziaria la “Web tax”: una quota dell’8% sui ricavi per i colossi della Rete. Franco Bruni ragiona sull’efficacia degli interventi economici a livello comunitario e sostiene che, “a conti fatti il localismo non paga”

I falchi contro la Commissione: “Fate troppi sconti all’Italia”

Domani all’Ecofin ci sarà la richiesta di più rigore sui conti pubblici. Scontro sulla successione di Dijsselbloem alla guida dei ministri Ue

BRUXELLES – La Commissione Europea finisce sul banco degli imputati dei ministri economici. E a pagarne le conseguenze potrebbe essere l’Italia, che con l’esecutivo Ue ha siglato un patto di ferro per blindare la prossima manovra. Il rischio è che l’accordo (informale) si indebolisca sotto i colpi dei ministri fedeli al rigore dei conti pubblici, che oggi e domani si riuniranno in Lussemburgo per l’Eurogruppo/Ecofin. Nel Granducato inizieranno anche le discussioni per la successione di Jeroen Dijsselbloem, oggi alla guida dei ministri dell’Eurozona.

All’inizio dell’estate Bruxelles aveva assicurato a Pier Carlo Padoan nuova flessibilità: in deroga ai parametri fissati dal Patto di Stabilità, l’aggiustamento strutturale richiesto non sarà dello 0,6% del Pil (poco più di 10 miliardi), ma circa la metà. Uno sconto giustificato dalla necessità di non ostacolare la crescita. Su questi numeri, il governo sta preparando la manovra per il 2018. C’è però un problema: non tutte le capitali sono d’accordo con l’«ccesso di autonomia decisionale» che la Commissione si è presa.

Il processo è fissato per domattina a colazione. Il capo d’accusa lo dettaglia un funzionario nordeuropeo: «La Commissione ha deciso di far saltare tutti i parametri del Patto prendendosi l’autonomia di deciderli di volta in volta, caso per caso». Aggiunge una fonte diplomatica belga: «Sappiamo bene che questa decisione serve per dare più flessibilità all’Italia. Ma non possiamo accettare disparità di trattamento, le regole devono essere uguali per tutti».

I falchi chiedono «maggiore trasparenza» alla Commissione. Nella sua raccomandazione di giugno destinata all’Italia, l’esecutivo aveva scritto che per valutare la prossima manovra – e stabilire l’aggiustamento strutturale richiesto – avrebbe usato un «margine di discrezionalità». Nel testo approvato dall’Ecofin, il «margine di discrezionalità» è stato sostituto da «valutazione complessiva». Sfumature lessicali che però secondo i falchi sono un chiaro segnale.

Resta da capire quanto questa discussione peserà sulla valutazione della manovra italiana, che sarà consegnata a Bruxelles entro il 15 ottobre. Secondo uno sherpa, i ministri non usciranno con una decisione: «Ognuno resterà sulle sue posizioni». Resterà la spaccatura Nord-Sud. Ma il dibattito servirà a mettere un po’ di fiato sul collo dei commissari, che a novembre dovranno valutare i progetti di bilancio: a dicembre il loro giudizio finirà sul tavolo dei ministri. Fonti italiane assicurano che «il patto con la Commissione reggerà». E anche se nella risposta a Padoan i commissari Moscovici e Dombrovskis non avevano indicato cifre, lo 0,3% viene ormai dato per assodato. «Sarà un problema loro giustificare ai ministri come si è arrivati a quella cifra» prosegue la fonte italiana.

Oggi ci sarà un antipasto con la discussione sul futuro dell’Esm, il Fondo Salva-Stati che si vuole trasformare in un Fondo Monetario Europeo. Il punto è: con quali compiti? Berlino vorrebbe affidargli il controllo dei bilanci statali, strappandolo alla Commissione. Oggi sarà l’ultimo Eurogruppo di Wolfgang Schaeuble, «che nei suoi interventi – spiega una fonte francese – ha sempre rifiutato il concetto di Commissione politica». Ma per l’Italia il rischio è che il suo successore sia ancora più inflessibile.

A Lussemburgo si tornerà a parlare della presidenza dell’Eurogruppo. In Olanda entro fine mese ci sarà un nuovo governo. Jeroen Dijsselbloem non ne farà parte, ma vuole rimanere a capo dell’Eurogruppo fino alla fine del suo mandato, all’inizio del 2018. Alcuni governi sostengono che debba decadere dal momento in cui non sarà più ministro. È questa la linea di Pier Carlo Padoan, che una decina di giorni fa ha contattato i colleghi socialisti per cercare una strategia. Stasera si rivedranno a cena: il Pse vuole mantenere l’unica presidenza rimasta dopo che i popolari si sono presi Commissione, Consiglio ed Europarlamento.

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lastampa/I falchi contro la Commissione: “Fate troppi sconti all’ Italia” MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

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