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mercoledì, Agosto 17, 2022

L’Italia è in finale di Euro2020, e il giorno dopo ha un sapore diverso

EURO2020 – Un’emozione bellissima. Unica. Di quelle che si provano poche volte nella vita. L’Italia è in finale di Euro2020. È in finale dopo una battaglia all’ultimo tiro contro la Spagna. Una Spagna bellissima, a cui vanno fatti i complimenti. Ma in finale ci siamo noi. Ed è bellissimo.

L’Italia è in finale di Euro2020, e il giorno dopo ha un sapore diverso

7 luglio 2021. Oggi c’è un’aria strana a Milano. Sarà il caldo, penso. Intanto c’è chi lavora, chi va all’università, i bimbi che giocano. Ma tira un’aria strana. Un peso nel chiasso che interrompe la vita di sempre. L’Italia è in finale di Euro2020. Un Paese che fa festa insieme dopo 5 anni di litigi, incomprensioni, delusioni. Ma il giorno dopo si torna comunque a lavorare. Eppure c’è un chiacchiericcio di fondo, un po’ dappertutto. Non è tensione, no. È emozione, estasi, trepidante attesa. Un’attesa che dura dal 1968. Quando Giacinto Facchetti alzava quel trofeo che abbiamo visto quell’unica volta. Erano «notti magiche» anche quelle. Si giocava in Italia, come nel ‘90 e come nella prima fase di quest’anno. Ma l’Italia da casa ha spinto l’Italia a Londra. E l’Italia a Londra ha fatto sognare l’Italia a casa. Ed è tutto bellissimo.

Ora manca ancora una partita: quella decisiva. Poco importa chi sfideremo. Importa che siamo lì. Ancora una notte, anzi, una «notte magica». Dopo un anno e passa di pandemia avevamo bisogno di questo: spensieratezza, gioia, sofferenza (quella positiva), unione. Sì, quell’unione che è mancata – e manca ancora -. Quell’unione che abbiamo visto poche volte e che i più giovani non hanno mai visto. Non l’hanno mai vissuta. Eppure ci resta ancora una notte per sognare, tifare e gioire. Comunque vada.

«Ciò che non ti uccide, ti fortifica»

Abbiamo raschiato il baratro. Anzi, che dico! Ci siamo caduti in pieno, una di quelle botte che non si dimenticano: la mancata qualificazione ai Mondiali. «Ciò che non ti uccide, ti fortifica» dice un detto popolare. Ed è stato proprio così. Ma chi ci credeva? «Solo un folle poteva crederci – ha detto Bernardeschi nel post-partita -. Quel folle è il nostro CT, Mancini». E ce l’abbiamo fatta. Abbiamo vinto contro tutti (non perdiamo dal 2018), ma soprattutto abbiamo vinto contro noi stessi, le nostre paure, i nostri dubbi, i nostri mostri.

Non ci siamo tirati indietro. Mai. Nemmeno quando ci dicevano: «non hanno ancora affrontato una squadra forte. Non andranno lontano». Lo dicevano in molti tra gli ex giocatori. Ma abbiamo battuto l’Austria. Poi il Belgio. E infine la Spagna. Una Spagna che ha giocato meglio, ma noi abbiamo sofferto. «Noi italiani abbiamo un cuore che non ha nessuno», ha detto Bonucci. Soffriamo, ma vinciamo. E non c’è vittoria più bella di quando soffri. Perché ti liberi. La liberazione di un peso. Quando pensi che tutto sia finito, ma poi quando finisce davvero sei lì. Nel punto più alto. Gioia. Estasi. Oggi c’è un’aria strana a Milano, e lungo tutto lo stivale. L’Italia è in finale di Euro2020. Le notti magiche che non abbiamo vissuto, ma che ora viviamo. Uniti. Insieme. Come una volta.

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