Al Bookstore Mondadori di Castellammare di Stabia, lo scorso 13 aprile, c’è stato un incontro con l’autore che ha particolarmente coinvolto il pubblico, coinvolgendolo in maniera istintiva: quello con Simone Rausi per la presentazione del suo romanzo “Il colore delle cose non dette”.
L’evento, organizzato dall’”Associazione Achille Basile – Le Ali della Lettura” è stato moderato con grande sensibilità dalla Presidente dell’associazione Carmen Matarazzo e dalla giornalista Annamaria Cafaro, che hanno sollecitato l’autore a svelare il dietro le quinte della scrittura, rendendo il pubblico partecipe del processo creativo.
L’incontro è stato un momento di arricchimento reciproco, non solo per le parole dell’autore, ma per quella scintilla che brillava nei suoi occhi, per la sintonia col Gruppo Lettura dell’Associazione “Achille Basile”, un’affinità elettiva emersa in tutta la sua forza.
Quello che ha colpito i lettori è stata la capacità dell’autore di toccare corde emotive universali, trasformando la serata in un momento di autentica condivisione sui temi della rinascita e della forza delle parole non dette.
La cornice del Mondadori Bookstore di Castellammare ha favorito un clima di vicinanza tra autore e lettori, rendendo il dibattito molto partecipato e caloroso.
“Il colore delle cose non dette”, l’esordio narrativo di Simone Rausi, pubblicato da Rizzoli nel 2023, si è distinto nel panorama letterario per la sua capacità di affrontare il tema delicato dell’elaborazione del lutto attraverso un intreccio che mescola psicologia e mistero.
La protagonista è Nina, una giovane grafica di vent’anni che vive in un isolamento quasi totale dopo la tragica perdita del fratello Samuele. La sua vita, un tempo colorata dal desiderio di inventare nuove tonalità, è diventata una scala di grigi.
La svolta avviene quando Nina riceve un messaggio anonimo da qualcuno, che sostiene di vivere nel suo stesso condominio e di conoscere segreti su suo fratello. Lo sconosciuto le propone un esperimento basato sulle famose 36 domande del test di Arthur Aron (pensate originariamente per far innamorare due persone), trasformandole in uno strumento per abbattere le barriere del dolore e riscoprire la verità su Samuele.
Il romanzo è interessante per l’uso “narrativo” del colore, che diventa il codice per esplorare l’animo umano.
Come evidenziato dall’autore stesso, il colore non è solo un titolo, ma un elemento strutturale: Nina associa i vicini di casa a codici Photoshop e tonalità specifiche per dare ordine al suo mondo.
Proprio come in una tavolozza, ogni emozione ha la sua intensità. Un segreto può essere grigio e pesante, mentre un desiderio inespresso può brillare di un colore acceso che però resta invisibile agli altri.
La protagonista si trova a dover decifrare questi colori invisibili nelle vite degli altri e nella propria, imparando che a volte dare un nome (o un colore) a ciò che tacciamo è l’unico modo per liberarsene.
La storia ruota attorno a ciò che teniamo per noi (segreti, rimpianti, amori mai confessati) e come queste parole soffocate finiscano per influenzare la nostra percezione del mondo.
L’elemento più intrigante è il mistero dell’identità dello sconosciuto, che procede come un vero e proprio puzzle psicologico, dove Nina smette di essere una spettatrice passiva della sua vita e diventa quasi una detective.
Lo sconosciuto (che si firma con l’iniziale del suo colore preferito) vive nel condominio di Nina, ma i due concordano di non incontrarsi mai di persona. Questo crea una tensione costante: Nina inizia a osservare i suoi vicini — dal ragazzo della porta accanto all’anziano del piano di sopra — cercando di capire chi si celi dietro quei messaggi.
Egli sostiene di aver conosciuto Samuele, il fratello defunto di Nina. Questo è il legame che spinge la protagonista a fidarsi e a partecipare al gioco delle domande, sperando di scoprire segreti o frammenti di vita del fratello che lei non conosceva.
“Nina scopre attraverso lui (o lei) che il fratello era completamente diverso da come lo immaginava. – Ha sottolineato l’autore – Noi pensiamo di conoscere perfettamente quelli che ci sono intorno, soprattutto in famiglia, ma non è così perché io non so nulla di mio padre da ragazzo, non so nulla di mia madre da ragazza e di tantissime cose. Queste domande l’aiutano ad aprire una finestra sull’altro in un modo imprevedibile.”
Attraverso le domande, Nina è costretta a uscire dal suo guscio. Il libro segue il suo passaggio dal “grigio” (l’isolamento totale nel suo appartamento) alla riscoperta dei colori, man mano che le risposte diventano più intime e personali.
La ricerca dell’identità dell’interlocutore porta a una serie di fraintendimenti e scoperte che cambieranno radicalmente la percezione che Nina ha del suo condominio e, soprattutto, del suo passato. La bellezza dell’evoluzione sta nel fatto che, mentre Nina cerca di scoprire chi sia lo sconosciuto, finisce per riscoprire chi è lei.
Lo stile di Simone Rausi in questo romanzo è stato spesso definito “sensoriale” ed evocativo. La narrazione è molto focalizzata sull’interiorità. Il ritmo non è frenetico, ma segue i tempi lenti della guarigione e del pensiero. Usa una prosa pulita, moderna e quotidiana, che riesce a toccare corde profonde.
l racconto alterna la narrazione classica in terza persona a scambi di messaggi e dialoghi serrati (quelli delle 36 domande). Questo rende la lettura molto dinamica e “digitale”, rispecchiando il modo in cui comunichiamo oggi.
Simone Rausi riesce a far immedesimare il lettore nel senso di isolamento di Nina, trasformando il condominio (un luogo spesso anonimo) in un microcosmo vivo e pulsante. In sintesi, è una scrittura che punta a “colorare le emozioni” più che a descriverle semplicemente.
Se ti piacciono le storie che scavano nell’animo umano senza essere pesanti, “Il colore delle cose non dette” di Simone Rausi, pubblicato da Rizzoli (2023) è una lettura che ti consigliamo. È il libro perfetto se cerchi una storia contemporanea, intima e capace di far riflettere sul peso delle parole che spesso teniamo per noi.






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