Quando si dice atterrare su un tappeto rosso, proprio lì dove fino a pochi giorni fa si respirava aria di tempesta. Se il calcio fosse un film, la sceneggiatura scritta da Aurelio De Laurentiis avrebbe fatto storcere il naso anche al più fantasioso degli autori: Massimiliano Allegri è il nuovo allenatore del Napoli?
Dalla delusione cocente della mancata Champions col Milan – con tanto di esonero e una stagione finita tra le macerie di un sesto posto che puzza di fallimento – a un contratto firmato sotto l’ombra del Vesuvio. Il ribaltone è servito.
La scelta di ADL: il pragmatismo dopo l’era Conte
La decisione è arrivata dopo un lungo ballottaggio con Vincenzo Italiano, ma il presidente ha deciso di virare dritto sull’usato garantito, sul “cortomusismo” fatto persona. Dopo i due anni di Antonio Conte, che hanno riportato la gioia tricolore in città, De Laurentiis ha scelto di puntare su un profilo che, in quanto a bacheca, non ha nulla da invidiare a nessuno.
E diciamocelo: il Napoli che eredita Max è una Ferrari parcheggiata in garage. Una rosa di prim’ordine, che quest’anno – al netto di un’ecatombe di infortuni che ha falcidiato la stagione – avrebbe potuto guardare l’Inter dritta negli occhi per il titolo. Ora però, il toscano si ritrova tra le mani ciò che a Milano gli è scivolato via dalle dita: la Champions League.
La beffa di Milano
Mentre a Napoli si discute, a Milano ci si mangia le mani. Per i rossoneri, la situazione è da brividi: mentre loro saranno costretti a fare i conti con l’Europa League – un palcoscenico che, diciamocelo, per storia e fatturato sta stretto al Diavolo – Allegri si siederà al tavolo dei grandi d’Europa col Napoli. Una beffa doppia, un’umiliazione sportiva che ha scatenato una rivoluzione totale in casa Milan, con una dirigenza azzerata e Zlatan Ibrahimovic rimasto solo a cercare di ricostruire il mosaico.
Sfida al popolo: Allegri dovrà farsi amare
Ma attenzione, perché se a Milano è notte fonda, a Napoli non è che sia spuntato il sole. Il “popolo” azzurro, da giorni, è in fermento. Sui social, le tastiere sono roventi: la tifoseria napoletana, abituata a certi standard di gioco e a una passione viscerale, storce il naso di fronte a un tecnico che ha fatto del pragmatismo estremo e di uno stile “poco moderno” il suo marchio di fabbrica.
Allegri dovrà compiere il vero miracolo: non solo vincere, ma convincere. Dovrà far cambiare idea a una piazza che ancora ha negli occhi il dinamismo di Sarri o la verve di Conte, e che fatica a digerire l’idea di vedere sulla panchina azzurra l’uomo che per anni è stato l’antagonista per eccellenza, l’ex nemico giurato sulla panchina della Juve.
Il peso del passato
Certo, il curriculum di Allegri in Europa è tutto da decifrare, specialmente dopo la disastrosa campagna 2022-2023 con la Juventus. Quell’anno, nel vecchio formato Champions, fu un calvario: una sola vittoria contro il Maccabi Haifa, una retrocessione in Europa League e il sogno infranto in semifinale contro il Siviglia.
Oggi, a 58 anni, Max Allegri riparte da Napoli. Ha tra le mani una squadra che ha fame e una città che non sa stare nel mezzo: qui o diventi un eroe o finisci nel tritacarne. Il “portone” si è aperto, ora sta a lui dimostrare che il destino non gli ha solo sorriso, ma che ha ancora qualcosa da dire nel calcio che conta.




