Non ci sono più posti all’Ospedale di Palermo. A Messina il Policlinico si è trovato in difficoltà

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A Palermo i soccorritori del 118 ieri sera non sono riusciti a lasciare i pazienti positivi al Pronto soccorso per mancanza di barelle e posti letto. La rampa d’accesso all’area di emergenza era occupata dai mezzi di soccorso, quattordici ambulanze, bloccati da ore.

L’ospedale di via Trabucco era quasi al completo tanto da disporre la riconversione immediata del reparto di Ginecologia e Ostetricia per far spazio ai positivi. Da oggi stop alle nascite e chiusura del Pronto soccorso ostetrico.

Scene simili – ha osservato il personale medico – non si vedevano dalla prima ondata di contagi, riferisce il personale medico. Con l’aumento esponenziale di casi di positività c’è il rischio che i tempi di attesa si allunghino ancora. La maggior parte dei ricoveri, in Sicilia come nel resto d’Italia, risulta di pazienti che non sono stati immunizzati.

A Messina l’Azienda Ospedaliera Policlinico Universitario “G. Martino” si sarebbe trovata impreparata all’impennata della cosiddetta “quarta ondata”.

In merito è stata inviata una lettera direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale ad indirizzo oncologico, il prof. Giuseppe Navarra, al commissario straordinario del Policlinico, Giampiero Bonaccorsi.

«… nulla è stato fatto dall’azienda da marzo 2020 ad oggi in termini di implementazione di posti letto di rianimazione – scrive il direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale ad indirizzo oncologico – eccezion fatta per l’apertura della Terapia intensiva post-operatoria del padiglione F, che pur essendo avvenuta nell’agosto 2020, è figlia di decisioni, finanziamenti ed esecuzione dei lavori di molto precedenti …».

L’OPINIONE

Più volte si è scritto – esprimendo una soggettiva considerazione maturata in trincea e per esperienza, che in ogni settore del sistema pubblico-politico, sia esso italiano che maggiormente siciliano, il malfunzionamento, e non solo della Sanità, è dovuto al caotico, incontrollato e incontrollabile “Decentramento” (ovverosia costituzionali poteri decisionali, economici e fiscali, delle Regioni, Enti, Partecipate e Comuni) che, per rimanere in tema di salute, oggi si può definire “malato grave”, poiché di tutta evidenza (salvo continuare a dissimulare come si fa da anni) il fine non è più quello sulla carta, partecipativo e sociale dei territori, ovverosia il bene e l’interesse comune, bensì in modo notorio e velato: l’arricchimento, l’appropriazione, l’assoggettamento, il baronismo, il nepotismo, il clientelismo, la spartizione, il voto di scambio sociale, il mercimonio e la corruzione legalizzata.

Tuttavia, nonostante siamo una Nazione Repubblicana, Democratica, Civile e Occidentale, anche solo accennare a tali condizioni di chiara inciviltà, sprezzo e mascherata “mafiosità” mentale, guarda caso inalbera le trasversali forze politiche, istituzionali, burocratiche, professionali, sindacali, imprenditoriali, associative, nonché gli innumerevoli codazzi (uomini e donne) specialmente di nominati, incaricati, mantenuti, menestrelli, opportunisti, mediatori, profittatori, galoppini e anche “picciotti”.

Significativo ciò della grande “mangiucchia” costituzionalizzatasi che è divenuto il bene pubblico nella Penisola e soprattutto nell’Isola.

Ma chi dovrebbe più guidare un riscatto etico in questa Italia e Sicilia ? I cittadini li abbiamo provati tutti.

Adduso Sebastiano

(le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)


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