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EDITORIALE Napoli, passo falso che sa di (grosso) passo indietro: la Fiorentina vince con merito al Maradona per 3-1

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In questo nostro editoriale vi raccontiamo della sconfitta del Napoli, quella con la Fiorentina, che ha evidenziato un passo indietro degli uomini di Garcia che si fanno infilare dagli avversari senza opporre un adeguata resistenza.

La cosa più bella tra le cose viste domenica sera al Maradona è stata la Fiorentina di Vincenzo Italiano, che espugna lo stadio dei Campioni d’Italia in carica e lo fa strameritando di portare a casa i 3 punti.

Peccato per il Napoli, perché le recenti uscite ( da Bologna in poi, per intenderci) avevano fatto intendere che qualcosa stava per riaggiustarsi, che la magia stava per ritornare. Sensazione che s’era avuta pur nella sconfitta di martedì scorso contro il Real Madrid. Invece, con la Viola, un altro ko. E più del risultato finale, ancora una volta, brucia la prestazione.

Che ci restituisce il Napoli visto più o meno fino a Braga e soprattutto ci risputa in faccia le cervellotiche scelte di un Rudy Garcia che pareva voler rinsavire sulla via di Damasco e che invece è di nuovo sprofondato nell’oblio.

Il collega Italiano, ormai appurata bestia nera del Napoli, lo ha portato a spasso col guinzaglio.

Fiorentina corta, aggressiva, compatta e tremendamente feroce quanto spavalda nello stare alta ad immediata aggressione del primo possesso avversario.

Il tutto condito da uno stato di forma stratosferico, che dopo l’intera prima frazione a tutto gas non ha comune ceduto neppure nella ripresa, pur con delle fisiologiche pause.

Editoriale Napoli – Fiorentina: Il racconto della gara

Il Napoli, nel primo tempo, non la vede mai. Va sotto in un’azione dove c’è tanto di brutto: dall’errato posizionamento della linea difensiva a un errore ( stavolta evidente) di Alex Meret. Tenta di risalire la china ma l’iniziativa è sempre frutto del genio dei propri singoli migliori, mai di una coralità ben architettata.

I Viola Boys, dal canto loro, sanno invece esattamente cosa fare e lo fanno di squadra, con convinzione, personalità e tanto coraggio.

Quasi che a sembrare i campioni d’Italia in carica, per come stanno in campo, sembrino loro e non quelli che portano lo scudetto cucito sul petto.

Alla fine, gli azzurri ( stavolta in maglia nera) la riprendono, ma almeno il 50% del “merito” va ascritto all’enorme ingenuità di Fabiano Parisi ( unica macchia di una partita che ne riconferma tutto il talento).

Osihmen se lo conquista, Osihmen lo calcia, Osihmen lo trasforma, proprio sul gong della lunetta.

Il secondo tempo

Ma chi s’aspetta un Napoli con un piglio diverso, nella ripresa, rimarrà fortemente deluso.

Perché la Viola c’entra un palo piano, crea situazioni potenzialmente pericolose e fa capire che ha tutta la voglia di portarla a casa.

Il Napoli Campione arranca, sorretto ancora una volta più dall’estro dei propri uomini di punta che da un assetto tecnico degno della loro altezza.

Dai e dai, su una palla vagante, il sempreverde Jack Bonaventura trova il 2-1.

E’ strano, perché infondo il Napoli è sì di nuovo sotto, ma di un solo goal.

E’ strano, ma si ha da subito dopo la sensazione che stavolta la partita, gli uomini di Garcia, non la riprenderanno più.

Nico infatti finirà per fare 3-1 nel finale e colonna sonora dello stadio Maradona saranno i meritatissimi fischi finali.

Sembra di rivedere il Napoli grigio e mesto di Braga, di Genova o contro la Lazio in casa.

Lungo, sfilacciato, confuso, disordinato.

E Rudy Garcia, ahinoi, è tornato a non capirci più nulla.

I cambi in corsa di Rudi Garcia

Perso Anguissa nel primo tempo, lo sostituisce con Raspadori rinunciando contemporaneamente all’ingresso di uno tra Cajuste, Gaetano ed Elmas.

Una mossa che definire incomprensibile forse non renderebbe tutta l’idea e che riesce a fare due cose letali nella stessa azione. La prima: riporta il buon Giacomino in quella zona ibrida di mezzo che proprio non gli appartiene e dove proprio non sa dove andarsi a costruire lo spazio vitale, finendo per diventare innocuo nella maggior parte delle circostanze, se non addirittura nocivo in altre. La seconda: allunga ancora di più una squadra già martellata dal pressing asfissiante della Fiorentina e fa andare a nozze Arthur e Bonaventura lì in mezzo.

Cajuste poi entrerà, ma per un Politano che – incazzato al momento del cambio – dava l’idea di avere ancora birra in corpo.

Poi, l’opera è completata nel finale: ancora Simeone per Osihmen, ancora la rinuncia alle due punte, per poi gettare in una mischia furibonda Gaetano e Lindstrom per due leader tecnici come Lobotka e Zielinski.

Le conclusioni

Il Napoli perde, perde male e sta in campo probabilmente anche peggio.

Lecito chiedersi, pure, che fine abbiano fatto Mario Rui ed Elmas e per quale ragione stiano gradualmente finendo sempre più ai margini di un progetto tecnico su cui sono ripiombate nubi nere come la pece.

Che sia forse la conferma che lo scudetto tanto agognato si stia già sgretolando dal petto?

Riconfermarsi era difficile, lo si sapeva. Smarrirsi e depauperare no, sono uno schiaffo alla miseria.

A conclusione del nostro editoriale sul Napoli non possiamo che fare i complimenti alla Fiorentina e al suo allenatore.

Se Rudy Garcia fosse uno studente universitario, a questo punto le parole del professore di turno non sarebbero potute essere che: “si presenti alla prossima sessione”.

Sperando che, in attesa del corso di aggiornamento, non sia il Napoli a perdere l’anno.


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