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L’Ars costa 137 milioni all’anno

L’Ars costa mille euro al minuto, più della Casa Bianca e durante tutti i 12 mesi del 2018 il Consiglio regionale ha lavorato solo 87 giorni.

L’Assemblea regionale siciliana è più cara della Casa Bianca con ben 137 milioni di euro a fronte di 136 milioni. Un Parlamento costoso e poco produttivo che nel 2018 ha lavorato solo 87 giorni con una media di 7,25 giorni al mese. A fornire questo responso è il M5S della medesima Ars (Assemblea Regionale Siciliana) che durante una conferenza stampa convocata a Palazzo dei Normanni ha puntato il dito anche sulla scarsa produttività.

Il rapporto è stato presentato dai consiglieri regionali pentastellati in conferenza stampa a Palazzo dei Normanni ed è frutto di due mesi di lavoro. Su 394 disegni di legge presentati l’anno scorso, solo 21 sono stati approvati in aula, quindi trasformati in legge. “Non vogliamo denigrare la nostra istituzione. Purtroppo il governo Musumeci stoppa le iniziative del Parlamento per fare valere le proprie ma poi non fa approvare nemmeno quelle. L’Assemblea è lo specchio di questo governo”. Per il M5s “la responsabilità” per i numeri impietosi “è tanto del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè quanto del governatore Nello Musumeci. Il governo non esercita il suo potere di iniziativa così determina l’inconcludenza dell’Ars”, ha spiegato il capogruppo del M5s Francesco Cappello.

Una fotografia sostanziale del contesto attuale all’interno dei corridoi di Palazzo dei Normanni. Si lavora poco e male e la media di ore trascorse all’interno dell’aula è di appena 20 ore e 32 minuti al mese, circa cinque ore a settimana. E se aggiungiamo le vacanze, i ponti e i periodi di stop forzato si rischia di far abbassare ancora di più la media.

Mantenere l’Ars e il costo di tutto il personale che lavora a palazzo dei Normanni nonché quello di tutti i parlamentari costa ogni anno ai contribuenti mille euro al minuto che sono calcolati in relazione alle ore lavorate in aula (246 ore e 33 minuti) e ai 15 milioni di euro pagati per le indennità dei parlamentari. “A parte il momento della Finanziaria la sensazione è che nel resto dei mesi all’Ars non si lavorasse tanto. Il record negativo è stato registrato a maggio, con appena 4 ore e 34 minuti, peggio fa solo agosto con 4 ore e 1 minuto di lavoro. Ad eccezione dei mesi in cui in Aula sono stati analizzati i documenti finanziari, nel resto dell’anno ci sono stati mesi in cui abbiamo lavorato appena 10 ore”, afferma l’onorevole Stefano Zito che ha presentato il dossier sui fannulloni all’Ars chiedendone una modifica al regolamento interno dell’Assemblea. Nel dettaglio a gennaio 2018 i deputati hanno lavorato 14 ore, a febbraio 7, a marzo 15, ad aprile il record con 66 ore all’attivo. A maggio appena 4 ore, a giugno (15), a luglio (11). Ad agosto – considerando la chiusura dei lavori per tre settimane – l’Ars si è riunita per 4 ore e un minuto. A settembre alla ripresa dei lavori appena 10 ore, ad ottobre (23 ore), a novembre (22). Infine lo scorso dicembre 29 ore.

L’opinione.

La domanda da rivolgere ad un pool di psicologi, psichiatri, neuroscienziati, sociologi, filosofi, storici, primatologi e giuristi, sarebbe: Perché i siciliani, ma anche molti italiani, continuano da decenni a votare per il medesimo, trasversale, arrogante e razziatore, “costituzionale” sistema ? Clientelismo ? Mercimonio ? Voto di scambio ? Puttaneria ? Cacofonia ? – oppure – Bisogno ? Disoccupazione ? Sottosviluppo ? – o ancora – Assuefazione ? Assoggettamento ? Timore ? Ma probabilmente un dibattito del genere non lo si farebbe mai in Italia e soprattutto in Sicilia. Si correrebbe il rischio di dovere ammettere di essere una Nazione e specialmente un’Isola, culturalmente simulatrici e dissimulatrici, di tutta evidenza, in forma e sostanza, retoriche e ipocrite. Si continuerà quindi così, ingannando, manierando e arraffando, almeno fino a quando il sistema e le rispettive pletore di codazzi, avranno cittadini da vessare e soprattutto contribuenti da estorcere.

Adduso Sebastiano

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