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Lo Spezia Calcio, prossimo avversario della Juve Stabia, è stata una fucina di talenti. Scopriamo quali sono.

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Continuiamo il racconto della storia dello Spezia Calcio, avversario della Juve Stabia, che nel corso degli anni ha accolto calciatori che poi si sono affermati nei campionati successivi o hanno terminato la loro carriera in Liguria.La storia recente recita di Francesco Acerbi nei primi anni della sua carriera, Jeff Chabot, Mário Rui, M’Bala Nzola, Ivan Provedel oppure Raffaele Palladino attuale allenatore del Monza o Daniel Maldini sono nomi importanti della serie A.

Nella storia dello Spezia ci sono tantissimi personaggi che hanno indossato la maglia degli Aquilotti.Ci sono tanti calciatori importanti che sono passati da queste parti come ad esempio il portiere Enrico Albertosi, una leggenda con le maglie di Cagliari e Milan.

Renato Buso ex di Juventus e Napoli ha giocato con questa maglia dal 2001 al 2004 andando a concludere la sua carriera importante da calciatore.

Emanuele Calaiò fu il bomber protagonista con questa maglia nella stagione 2015-2016.

Ciro De Cesare il “Toro di Mariconda”, storico bomber della Salernitana è stato protagonista con questi colori nel 2002.

Felice Evacuo anche lui attaccante che ha concluso la sua carriera da calciatore con la Juve Stabia ha giocato qui nel 2011-2012 conquistando il triplete (vittoria del campionato, coppa Italia di C e Supercoppa Italiana di C).

Il bravissimo portiere Fabrizio Lorieri ha vissuto una delle sue ultime stagioni da calciatore nel 2002-2003.Altro giro ed altro bomber con Salvatore Mastronunzio una vita per il gol.

Michele Menolascina calciatore importante della storia della Juve Stabia ha giocato con lo Spezia dopo gli anni di Castellammare Di Stabia.

Il nostro viaggio continua con Luca Mondini portiere con un passato nel Napoli e nell’Inter oppure Stefano Okaka che ha realizzato un goal allo Stadio Menti nella vittoria delle vespe per 2-1.

Goran Pandev prima di arrivare ad indossare le maglie di Lazio, Inter e Napoli ha giocato nello Spezia nel campionato 2002-2003.Chi ha indossato questa maglia sono due allenatori importanti come Nedo Sonetti e Luciano Spalletti. Ighli Vannucchi e Jorge Vargas sono altre due figure importanti che hanno contribuito ad arricchire la storia di questo club.

Napoli, Conte: “Inter la più forte, dobbiamo aiutare Lukaku”

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(Adnkronos) – Il Napoli si prepara ad affrontare un altro big match.Dopo la brutta sconfitta interna contro l'Atalanta, gli azzurri volano a San Siro per sfidare l'Inter, distante soltanto un punto in classifica: "Andiamo ad affrontare una squadra che oggi è la più forte.

Gli va riconosciuto e dato merito, si mettono in una posizione un po' più alta rispetto alle altre pretendenti per il titolo", sono state le parole di Antonio Conte in conferenza stampa. "Hanno fatto un grandissimo lavoro, sono cresciuti tutti, dirigenti, allenatore, giocatori", ha continuato, "non andiamo a San Siro per sventolare bandiera bianca prima della partita, ma convinti di giocarci le nostre carte.Il nostro obiettivo è di restare in testa alla classifica".  
Partita speciale per Conte, che con l'Inter ha vinto lo scudetto 2020/21: "Fa sempre un certo effetto tornare dove si è lavorato duramente. È un carico di emozioni, torni indietro nel tempo, è inevitabile che ti riaffiorano nella mente tanti ricordi, tante situazioni ed episodi.

Per me è un bell'effetto tornare dove ho lavorato.Sono stati due anni felici, nel primo siamo arrivati secondi, abbiamo perso la finale di Europa League, nel secondo invece abbiamo vinto lo scudetto. È stata una bellissima esperienza, che porto dentro di me come tutte le esperienze passate perché le ho sempre vissute al massimo", ha concluso. Conte ha parlato anche di un altro grande ex dell'incontro, ma ricordato con molto meno affetto dagli interisti, Romelu Lukaku: "Ogni conferenza c'è una domanda su di lui.

La sua crescita dipende dalla squadra, in tutto e per tutto.Non solo per lui, ma per tutti i singoli.

Il singolo non può mai spostare così tanto i valori. È un connubio di varie cose.Io sono molto fiducioso su come sta lavorando la squadra".  Poi su Lobotka: "Le sue qualità e il suo valore lo conosciamo tutti.

Noi, però, dobbiamo essere bravi a creare qualcosa che possa sopperire a una o più assenze.Credo che Gilmour abbia fatto molto bene in queste partite.

Io ho grande fiducia in tutti i calciatori della rosa.Lobo, comunque, a metà settimana ha ripreso gli allenamenti con noi, sta bene, è recuperato ed è a disposizione.

Poi che possa partire da titolare o dalla panchina, è ancora da stabilire". —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Italia, i convocati di Spalletti: torna Barella, esordio per Savona e Rovella

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(Adnkronos) – Per gli ultimi due impegni nel girone di Nations League della Nazionale italiana di calcio, giovedì 14 novembre allo Stadio ‘Re Baldovino’ di Bruxelles contro il Belgio e domenica 17 novembre contro la Francia allo Stadio ‘Giuseppe Meazza’ di Milano, il ct Luciano Spalletti ha convocato 23 giocatori.L'Italia è in testa alla classifica del Gruppo 2 della Lega A con una lunghezza di vantaggio sui Bleus e sei sui Diavoli Rossi, agli azzurri basterà raccogliere un punto in due gare per qualificarsi ai quarti di finale del torneo. Il Ct Luciano Spalletti, che lunedì pomeriggio sarà tra i premiati della ‘Hall of Fame del Calcio Italiano’, ha convocato 23 calciatori: prima chiamata in Nazionale maggiore per il difensore della Fiorentina Pietro Comuzzo, per il difensore della Juventus Nicolò Savona e per il centrocampista della Lazio Nicolò Rovella.

Convocati anche gli 'inglesi' Okoli e Udogie oltre ai giovani Maldini e Pisilli.Torna a vestire la maglia azzurra Nicolò Barella, assente dall’Europeo.

La Nazionale si radunerà nella serata di domenica 10 novembre a Coverciano, dove si allenerà fino alla mattinata di mercoledì 13 per raggiungere nel pomeriggio Bruxelles.All’indomani dell’incontro con il Belgio, gli Azzurri si trasferiranno a Milano e prepareranno la sfida con la Francia ad Appiano Gentile, presso il Centro Sportivo Angelo Moratti.

Questo l'elenco completo dei convocati:  
Portieri: Gianluigi Donnarumma (Paris Saint-Germain), Alex Meret (Napoli), Guglielmo Vicario (Tottenham);  
Difensori: Alessandro Bastoni (Inter), Alessandro Buongiorno (Napoli), Andrea Cambiaso (Juventus), Pietro Comuzzo (Fiorentina), Giovanni Di Lorenzo (Napoli), Federico Dimarco (Inter), Federico Gatti (Juventus), Caleb Okoli (Leicester), Nicolò Savona (Juventus), Destiny Udogie (Tottenham); 
Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Davide Frattesi (Inter), Niccolò Pisilli (Roma), Samuele Ricci (Torino), Nicolò Rovella (Lazio), Sandro Tonali (Newcastle);  
Attaccanti: Moise Kean (Fiorentina), Daniel Maldini (Monza), Giacomo Raspadori (Napoli), Mateo Retegui (Atalanta). —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“L’esercito è fatto per prepararsi alla guerra”. Il discorso del generale Masiello che scuote i militari

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(Adnkronos) – In questi giorni circola nelle chat dei militari italiani il discorso del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il generale di Corpo d'Armata Carmine Masiello, in cui sferza i suoi commilitoni: "L'esercito è fatto per prepararsi alla guerra.I nostri uomini in Libano non vogliono la guerra.

Sono nei bunker, sono i primi a volere la pace.Ma sono pronti a fare la guerra.

E per questo motivo, sto valutando il ritornare a chiamare il corso di Stato Maggiore con il nome che aveva una volta: scuola di guerra.La tecnologia rappresenta la proattività e la trasformazione continua ed è la nostra arma per sopravvivere vittoriosi sul campo di battaglia.

Oggi vince chi è più tecnologico.Tutto il resto sono chiacchiere, mi dispiace”. E poi spiega come stanno cambiando i conflitti: “Qualche anno fa in Afghanistan – qualcuno di voi ci era sicuramente – camminavamo guardando a terra, con il terrore per ogni minimo avvallamento.

Tremavamo quando dovevamo attraversare un canale di scolo, avevamo paura degli IED (Improvised Explosive Device – ordigni esplosivi improvvisati, ndr), che tanti morti hanno fatto.Il soldato, in Ucraina, oggi non guarda a terra, guarda in aria.

Oggi la morte arriva dall'aria: il drone è l'IED odierno e sarà l'IED del futuro". L'Adnkronos lo ha trascritto integralmente. Gen.Carmine Masiello: “La nostra missione non è creare burocrazia, non è vivere nella burocrazia, non è vivere per la burocrazia.

L'esercito è fatto per prepararsi alla guerra.Punto.

Quindi questo deve essere un messaggio molto chiaro che dovete avere tutti in testa: fino a qualche anno fa, era una parola che non potevamo utilizzare.Oggi la realtà ci ha chiamato a confrontarci con la guerra, questo non vuol dire che l'esercito vuole la guerra ma vuol dire che noi ci dobbiamo preparare e più saremo preparati per la guerra e maggiori probabilità ci saranno che ci sia la pace.

Non penso che i nostri uomini in Libano vogliano la guerra.Sono nei bunker, sono i primi a volere la pace.

Ma sono pronti a fare la guerra.E per questo motivo, sto valutando il ritornare a chiamare il corso di Stato Maggiore con il nome che aveva una volta: scuola di guerra.

Perché è quello alla quale ci preparavamo.   Vorrei fare una riflessione, l'ho accennato, una rivoluzione militare.Qualche giorno fa leggevo Il Corriere della Sera:56 guerre oggi nel mondo.

Accendete un telegiornale, aprite un giornale: l'Ucraina e il Medio Oriente sono su tutti i giornali, se ne parla continuamente.Questi conflitti hanno mutato radicalmente il modo di combattere.

Se guardiamo l'Ucraina, che prendo come esempio, vi è un mix di guerra antica – le trincee che avevamo completamente dimenticato, i campi minati, i rotoli di filo spinato, il fango – e poi c'è il futuro, la guerra cibernetica, la guerra spaziale: ci sono i droni e tutte le loro varianti, c'è la disinformazione, la guerra delle menti.La mente nostra, dei militari e dei civili, è diventata ormai parte del campo di battaglia. Qualche anno fa in Afghanistan – qualcuno di voi ci era sicuramente – camminavamo guardando a terra, con il terrore per ogni minimo avvallamento.

Tremavamo quando dovevamo attraversare un canale di scolo, avevamo paura degli IED (Improvised Explosive Device – ordigni esplosivi improvvisati, ndr), che tanti morti hanno fatto.Il soldato, in Ucraina, oggi non guarda a terra, guarda in aria.

Oggi la morte arriva dall'aria: il drone è l'IED odierno e sarà l'IED del futuro, per un po' di tempo.Siamo in sintesi davanti a un condensato di passato, che il conflitto convenzionale, e futuro: i domini emergenti, la tecnologia digitale, l'intelligenza artificiale, che detta le linee di sviluppo e pone allo strumento militare terrestre sfide complesse – non complicate: complesse – per fronteggiare le quali l'esercito deve essere portato al livello tecnologico delle altre forze armate, L'ho già detto, lo ripeto: l'output operativo della Difesa è il prodotto dei fattori delle diverse Forze Armate.

E se uno dei fattori tende a 0, il prodotto tende a 0, quindi tutti devono essere tecnologici.E l'esercito deve esserlo come le altre Forze Armate.

Dobbiamo quindi attrezzarci e dobbiamo farlo presto.E lo dico – e riprendo le parole di un ex capo di stato maggiore della difesa statunitense, a conferma che non è soltanto il nostro problema – l'ammiraglio Michael Mullen, il quale recentemente intervenendo a un board sull'innovazione della Difesa statunitense, ha detto – e cito testualmente – “non c'è più tempo per la mediocrità, non c'è più tempo per la burocrazia”, e io aggiungo: non c'è più tempo per le rendite di posizione, che sto combattendo dal giorno in cui ho assunto l'incarico di Capo di Stato Maggiore. Purtroppo viviamo in un mondo burocratico, un mondo che ha paura di cambiare perché il cambiamento è visto come personale.

Però non si può fermare l'evoluzione positiva di un'organizzazione per il rischio personale, non mi interessa il destino di ognuno, non mi interessa la carriera del singolo, mi interessa l'organizzazione che deve cambiare.Lo dico per il bene dell'Esercito lo dico per il bene dei nostri soldati e delle loro famiglie.

Lo dico all'industria della Difesa, quando ravviso ritardi nelle consegne e tengo il punto sui requisiti tecnici che pretendo vengano rispettati.Qualcuno mi ha fatto notare qualche giorno fa che la guerra è una cosa troppo seria per farla fare ai militari, citando un adagio.

Io dico: bene, facciamo sì che se ne occupino politica e diplomazia.Il problema è che mentre la politica e la diplomazia fanno il loro lavoro, i soldati soffrono e muoiono.

E non è una differenza da poco. Dobbiamo avere il coraggio – abbiate il coraggio – di mettere a nudo le storture, le inefficienze.Dobbiamo trovare procedure reattive.

Dobbiamo superare gli schemi che la storia ormai ha consegnato all'oblio, anche a costo di apparire impopolare nelle tesi e di rendersi invisi a qualcuno nelle soluzioni.Scelte alternative, dobbiamo essere coscienti: l'esercito deve cambiare.

L'esercito deve innovarsi e deve farlo presto.La locomotiva del cambiamento. è partita. È stata la mia prima priorità da quando ha assunto il mandato di capo di stato maggiore dell'esercito.

Abbiamo reagito.Abbiamo reagito al modo di fare una guerra.

Non fatevi criticare, che l'esercito italiano non è pronto per questi scenari.Nessun esercito è pronto per questi scenari!

tutti si erano concentrati su queste famose operazioni di sostegno alla pace, tutti guardavano a quegli scenari, nessuno ha avuto la visione di capire quello che stava succedendo.Era comodo fare operazioni di sostegno alla pace, in primis perché costano di meno. Quindi è più comodo prepararsi per una cosa del genere.

Invece bisogna prepararsi per le cose più difficili, perché se si sanno fare le cose più difficili si sanno fare anche quelle più facili.Anche se questo costa di più.

Ma questa è la reazione che tutti stiamo avendo in questo momento: stiamo cercando di correre per far fronte a quello che sta succedendo in Ucraina e Medio Oriente.Però non è questo a cui dobbiamo soltanto tendere, perché alle reattività si deve affiancare la proattività.

Perché se ci limitiamo a reagire, fra 15-20 anni qualcuno di voi che sarà il mio posto avrà gli stessi problemi che io ho adesso, perché sarà cambiato lo scenario e non lo avremo previsto, perché ci saremo concentrati sulla reazione a quello che sta succedendo.Se voglio esemplificare, per far comprendere ciò a cui mi riferisco: si reagisce all'Ucraina, ma si è proattivi per l'Africa che sarà il problema dei prossimi 20-30 anni. La tecnologia rappresenta la proattività e la trasformazione continua ed è la nostra arma per sopravvivere vittoriosi sul campo di battaglia.

Oggi vince chi è più tecnologico.Tutto il resto sono chiacchiere, mi dispiace.

In un confronto con l'asimmetria tecnologica esce sconfitto chi non ha abbastanza tecnologia per competere.Vince chi ha la società tecnologica.

E l'esercito, l'ho detto, o è tecnologico o non è.Poche settimane fa abbiamo fatto un'esercitazione di sperimentazione, abbiamo testato l'impiego di nuove tecnologie, armi e mezzi di cui stiamo iniziando equipaggiare l'esercito, ponendoci all'altezza – in alcuni settori anche all'avanguardia – dei più moderni eserciti occidentali.

L'addestramento è l'essenza della nostra missione: chi sceglie di mettere stellette, sceglie di addestrarsi.Si cresce a pane e addestramento, è la nostra polizza assicurativa, e la polizza assicurativa per il nostro Paese è la polizza assicurativa per ognuno di noi. Più sarete addestrati e maggiori probabilità avrete di sopravvivere sul campo di battaglia.

Voi e chi è a fianco a voi.E penso che ognuno voglia a fianco a sé qualcuno che sia addestrato.

Quindi addestratevi, e pretendete dai vostri uomini che siano addestrati.Qualche parola in più la spendo sui valori che considero il fondamento dell'istituzione militare.

I valori rappresentano le nostre regole di vita, rappresentano l'impegno che ognuno di noi ha assunto un giorno giurando davanti al tricolore.Queste regole, questi valori sono sulle nostre stellette.

Le portiamo sul bavero, e sono quelli che ci rendono uniti, sono la nostra forza, sono quelli che fanno la differenza fra la nostra istituzione e un organizzazione.Sono quelli per i quali quando si è in una crisi quando il paese è in difficoltà, sentite dire “chiamate l'esercito”, non dimenticatelo mai. Non tollerate che vengano messe in discussione le nostre regole, sono la garanzia della nostra essenza e della nostra sopravvivenza.

L'esercito, è noto, riflette l'intero spaccato della società.Tutto deve cambiare velocemente perché bisogna adeguarsi ai tempi, a partire dalla mentalità.

Non dobbiamo soltanto riappropriarci della capacità di condurre campagne o battaglie ad alta intensità in chiave interforze multi-dominio.Riguarda anche Il dimensionamento quantitativo e qualitativo dell'esercito, il reclutamento, la rigenerazione delle forze, le riserve, la mobilitazione con le connesse capacità, gli stock di materiali e le munizioni, la maniera in cui ci addestriamo, ci formiamo, la dottrina, il modo in cui ci organizziamo per i programmi di sostegno e benessere per il nostro personale.

E non dimentico la capacità e i tempi di produzione e di consegna dell'industria della difesa abituata, come lo siamo stati noi, a non aderire agli ordini del tempo. È quindi sostanzialmente necessario un salto culturale che è diventato indispensabile: cultura organizzativa, capacità, possibilità, attitudine a pensare fuori dagli schemi.Superare l'autoreferenzialità, esplorare nuovi approcci, saper rischiare, e stare al passo con i tempi.

Giovani: aprire gli occhi!E guardare quello che succede nel mondo civile.

Lo stiamo facendo, continuate a farlo.Le idee sono tante, dobbiamo assorbirle, prenderle, provarle velocemente. È finito il tempo degli Yes-men, abbiate il coraggio di parlare nonché del pensiero laterale.

Dal contrasto alla repressione dell'errore, che invece deve essere accettato.Tutti hanno paura di sbagliare, chissà cosa succede se non fate errori?

Solo sbagliando si cresce, e noi abbiamo bisogno di crescere, abbiamo bisogno di innovarci.Non abbiate timore. L'errore va incoraggiato se è frutto di iniziativa, se hai voglia di fare, voglia di non arrenderti e di rialzarti.

Abbiamo bisogno di persone che pensino fuori dagli schemi, non è con la paura di pensare o la paura di cambiare che facciamo il bene del nostro esercito, dei nostri soldati e delle loro famiglie.Servono leader e comandanti che siano in grado di dare l'esempio, che siano in grado di prendersi cura dei propri uomini e delle proprie donne, non dobbiamo mai perdere di vista che la vera forza dei nostri esercito sono i nostri soldati, i loro standard professionali, fisici, di disciplina, di soddisfazione.

Dobbiamo creare per loro le migliori condizioni di vita e di sicurezza.Sempre.

Non servono leader e comandanti che si servono dei propri uomini.Servono leader e comandanti che servono i propri uomini.

Una formazione adeguata all'evoluzione dei tempi dovrà consegnarci comandanti e leader pronti a mettersi in gioco, che non smettano mai di chiedersi cosa può essere fatto meglio.In grado di superare la fissità rassicurante da “si è sempre fatto così”.

Non si può continuare a dire “si è sempre fatto così”. Superare ogni forma di burocrazia che ci impedisce di andare alla velocità che vogliamo, che è indispensabile.E mi soffermo un attimo su questo, qualora dovesse essere sfuggito a qualcuno, che siamo già al lavoro per quanto riguarda la battaglia al cosiddetto “sesto dominio” il dominio della burocrazia.

Abbiamo attivato da mesi un programma dedicato, una casella di posta elettronica nel mio ufficio all'indirizzo menoburocrazia@esercito.difesa.it Tutti possono scrivere, tutti possono contribuire per darci delle idee per abbattere la burocrazia dell'esercito.Chiunque, dall'ultimo volontario appena entrato, può scrivere a questa casella e mandare le proprie idee.

Le idee nell'esercito che ho il privilegio di dirigere non hanno gradi, e lo ripeto se qualcuno dei dubbi. Se qualcuno non sa, può chiedere.Anche lì abbiamo un altro indirizzo, abbiamo un numero WhatsApp, anche lì c'è una risposta che verrà data.

Abbiamo sviluppato un programma su Radio esercito per rispondere ai quesiti.Stiamo facendo di tutto per raccordare la periferia al centro.

Abbiamo bisogno che le idee, le idee dei giovani, le idee vostre arrivino al vertice e arrivino subito, senza valutazioni gerarchiche che le rallentino o le devino”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Di Maio, “Con prevenzione terziaria chi ha cancro riduce rischi recidiva”

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(Adnkronos) – "Un concetto molto importante che bisogna stressare è l'importanza della prevenzione in ambito oncologico: non soltanto primaria, cioè di raccomandare alle persone sane comportamenti e stili di vita che evitino la diagnosi di un tumore, e non soltanto in termini di prevenzione secondaria, cioè di raccomandare gli screening di efficacia provata in ambito oncologico come quello della mammella, del colon retto e della cervice uterina, ma anche in termini di prevenzione terziaria, cioè ricordare a chi si è già ammalato che può ancora fare molto anche in termini di prevenzione.E' noto che nelle persone operate per un tumore della mammella o del colon, ma anche per altri tumori, i rischi di una recidiva di malattia possono essere ridotti se il paziente fa un'attività fisica regolare".

Così all'Adnkronos Salute Massimo Di Maio, presidente eletto Aiom, in occasione dell'apertura del 26esimo Congresso nazionale dell'Associazione italiana oncologia medica a Roma.  "Questo è molto importante raccomandarlo nelle nostre visite di follow-up, perché non è soltanto importante prestare attenzione al trattamento farmacologico, alle chemioterapie adiuvanti – spiega Di Maio – ma anche ricordare a queste persone che in parte sono arbitri del loro destino, perché i rischi di recidiva possono essere ridotti, oltre ad avere benefici sulla qualità di vita".  Per i pazienti in trattamento "l'attività fisica può essere importante per sopportare meglio le terapie, per ridurre l'ansia, ridurre la fatigue – sottolinea l'oncologo – Un altro aspetto importante su cui bisogna insistere è ricordare a tutti i pazienti che si sono ammalati che è importante smettere di fumare.Il fumo non è soltanto un fattore di rischio e poi, dopo la diagnosi, non conta più.

E' dimostrato, infatti – precisa Di Maio – che tra i pazienti che si ammalano di un tumore del polmone, chi smette di fumare tempestivamente al momento della diagnosi ha un'aspettativa di vita che è migliore rispetto a chi invece continua a fumare". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Schillaci, aumento costo sigarette per finanziare Ssn? “Ci rifletteremo”

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(Adnkronos) – La proposta degli oncologi di aumentare il prezzo dei pacchetti delle sigarette di 5 euro ciascuno, per promuovere la prevenzione soprattutto tra i più giovani e dare più risorse al Servizio sanitario nazionale, "è un'idea con la quale adesso faremo una riflessione insieme.Vedremo.

Io credo che il sistema sanitario nazionale vada finanziato.Poi, come dico sempre, oltre a essere finanziato, i soldi del Fondo sanitario nazionale devono essere spesi bene, soprattutto per i malati e per i cittadini, in un momento in cui l'oncologia ha tanti nuovi prodotti che per fortuna riescono a guarire malattie che fino a poco tempo fa erano giudicate inguaribili.

Quindi bisogna far sì che tutti i cittadini italiani abbiano a disposizione nuove molecole, nuove terapie, anche e soprattutto per sconfiggere il cancro".Così il ministro della Salute Orazio Schillaci, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine dell'apertura del 26esimo Congresso nazionale dell'Associazione italiana oncologia medica (Aiom) a Roma.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Malattie emorragiche, Grandone (UniFg) ‘associazioni strategiche per intercettare bisogni pazienti’

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(Adnkronos) – "Le associazioni dei pazienti sono partner molto importanti per noi: dialogando con i pazienti siamo in grado di intercettarne meglio i bisogni, sia per quanto riguarda l'aspetto trombotico che per l'aspetto emorragico.Poi c'è anche l'aspetto sociale, perché molte di queste patologie prevedono trattamenti prolungati o follow-up, cioè monitoraggi continui.

Questi pazienti talvolta hanno difficoltà a individuare centri di riferimento e interlocutori attenti alle varie fasi della loro vita, come, per esempio, il rimborso di alcune prestazioni e il follow-up delle condizioni croniche.Oggi c'è molto bisogno di concentrarsi sul territorio e sviluppare le strutture per un’adeguata presa in carico di questi pazienti.

E' necessario formare reti che richiedono l'interazione di tutti: amministratori, società scientifiche e associazioni pazienti".Lo ha detto Elvira Grandone, associata di Ginecologia dell'Università di Foggia, al XXVIII Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi (Siset) a Roma. "La commissione Ceet (Commissione esperto in emostasi e trombosi ), una neonata commissione della Siset, vuole promuovere la conoscenza e l'importanza degli esperti in emostasi e trombosi – spiega Grandone – Una delle principali mission è appunto la collaborazione stretta con i pazienti.

Inoltre mira a un dialogo con gli amministratori e vuole attrarre l'attenzione degli stessi amministratori alla necessità di istituire in maniera formale, presso alcuni ospedali e anche sul territorio, centri di riferimento per tutti i pazienti con condizioni patologiche relative sia alla trombosi che all'emorragia". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Malattie emorragiche, Gresele (UniPg): “Quella di base fondamentale per nostri pazienti”

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(Adnkronos) – "La ricerca di base è un aspetto estremamente importante per migliorare le condizioni dei nostri pazienti.La Società italiana per lo studio dell'emostasi e della trombosi ha sempre dedicato uno spazio rilevante alla ricerca di base e la ricerca italiana ha dato contributi molto importanti a questo settore.

Tramite la ricerca di base sono stati compresi dei meccanismi di malattia relativi alle malattie emorragiche.Pensiamo ai progressi che sono stati fatti negli ultimi anni nel campo dell'emofilia con lo sviluppo di terapie alternative, come la terapia sostitutiva.

La ricerca di base ha identificato esattamente i target molecolari sui quali agire permettendo di sviluppare, ad esempio, degli anticorpi bispecifici monoclonali che permettono di mettere insieme artificialmente alcune molecole mancanti nel paziente emofilico che viene vicariato da questa capacità di queste molecole bispecifiche di unire dei fattori coagulativi che altrimenti non sarebbero capaci di interagire".Così Paolo Gresele, ordinario di Medicina interna del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Perugia, durante il XXVIII Congresso nazionale Siset a Roma. "Pensiamo alla ricerca nel campo dei nuovi antitrombotici.

Gli inibitori del fattore 11 – ha detto Gresele – derivano da osservazioni di ricerca di base che hanno permesso di comprendere esattamente quale è il ruolo di questo fattore, il cui significato fisiologico era fino a poco tempo fa abbastanza elusivo e quindi di sviluppare nuovi farmaci che, probabilmente, saranno il futuro della terapia antitrombotica in alcuni campi di malattia".  "Il simposio di apertura del Congresso Siset – ha sotttolineato lo specialista – è stato dedicato all'intelligenza artificiale, che oggi è già una realtà nell'analisi delle grandi masse di dati.Le tecniche omiche e le tecniche multi-omiche, che permettono attualmente di studiare nel dettaglio i meccanismi di malattia e di capire perché esiste un'eterogeneità tra paziente e paziente all'interno di una stessa malattia, sono rese possibili solo ed esclusivamente attraverso l'utilizzo di tecniche di intelligenza artificiale e, in un futuro non lontano, queste tecniche permetteranno di compiere in maniera molto più agevole studi clinici, di acquisire informazioni sulla valenza prognostica di alcune osservazioni, di alcuni marcatori per i pazienti e, in ultima analisi, di giungere a diagnosi di precisione che, al momento attuale, sono molto più complesse.

Nel campo dell'emostasi e della trombosi sono attesi degli sviluppi molto importanti grazie all'intelligenza artificiale".  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Patologie emorragiche, Castaman (Careggi): “Nuovi farmaci e tecnologie per identificare fattori rischio e modalità intervento”

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(Adnkronos) – "In occasione del congresso sono stati presentati i risultati sui progressi della terapia genica per l'emofilia A e per l'emofilia B.Inoltre in Italia, da pochi mesi, è stato approvato la prima terapia genica per l'emofilia A, quindi questo è un momento fondamentale per i risultati attuali dei trial clinici internazionali.

Nuovi farmaci si stanno affacciando sempre per il trattamento di pazienti con patologie emorragiche".Queste le parole di Giancarlo Castaman, direttore della Sod Malattie emorragiche e della coagulazione dell'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, intervenuto al XXVIII Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell'emostasi e della trombosi (Siset) a Roma. "Dal punto di vista del versante trombotico, ci sono sempre più nuove acquisizioni grazie alle nuove tecnologie di ricerca – le proteomiche, le genomiche e via dicendo – che identificano in maniera più accurata i fattori di rischio e le modalità possibili di intervento, soprattutto di prevenzione.

I nuovi farmaci tendono, sempre di più, ad essere efficaci, ma soprattutto sicuri dal punto di vista degli effetti collaterali, penso soprattutto al rischio emorragico legato alle terapie anticoagulanti".  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Medicina, De Stefano (Siset): “Fondamentale capire come applicare trattamenti anticoagulanti”

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(Adnkronos) – "Oggi è importante capire come i trattamenti anticoagulanti, sia in profilassi primaria che in profilassi secondaria, debbano essere applicati.Nel simposio presidenziale abbiamo fatto ad esempio una importante messa a punto sulle problematiche legate al rischio emorragico di anticoagulazione orale degli anziani, quindi con uno spostamento del bilancio rischio-beneficio in questi soggetti.

Abbiamo avuto un ricercatore americano, il professor Stephan Moll, dall'Università del North Carolina negli Stati Uniti, che ha fatto un overview sulle problematiche della ricerca della trombofilia congenita, in seguito ad un evento tromboembolico venoso con una sistematizzazione delle problematiche relative alle ricerche, sia nei soggetti affetti da trombosi e sia nei loro consanguinei in caso di riscontro di trombosi, di trombofilia congenita".  Lo ha dichiarato Valerio De Stefano, presidente Siset, durante il XXVIII Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell'emostasi e della trombosi, sulle ultime novità della ricerca e sui nuovi protocolli clinici nel trattamento delle malattie tromboemboliche ed emorragiche, che si è tenuto a Roma. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Long covid nascosto, lo scopre l’intelligenza artificiale: oltre 1 su 4 ha sintomi

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(Adnkronos) – L'intelligenza artificiale in soccorso della medicina per un''operazione verità' sul Long Covid, quel mix di sintomi in parte ancora misteriosi che molte persone contagiate da Sars-CoV-2 continuano a lamentare anche quando l'infezione vera e propria è ormai un lontano ricordo.Tosse cronica, affaticamento, mente annebbiata sono solo alcune delle facce con cui si presenta la sindrome post-virus, una condizione ben più diffusa di quanto oggi si riesca a comprendere. A confermarlo sono i ricercatori americani del Mass General Brigham, che hanno messo a punto un algoritmo Ai capace di 'stanare' nelle cartelle cliniche i casi di Long Covid sommerso.

Il nuovo approccio, basato sulla cosiddetta fenotipizzazione di precisione e descritto su 'Med', suggerisce che "il 22,8% manifesta i sintomi del Long Covid": quasi 1 persona su 4, contro meno di 1 su 10 come indicavano ricerche precedenti. "Una cifra che potrebbe dipingere un quadro più realistico del tributo a lungo termine che paghiamo alla pandemia", affermano gli autori dello studio, finanziato dagli Usa attraverso gli Nih e da istituzioni/enti in Germania.  "Il nostro strumento di Ai potrebbe trasformare un processo diagnostico nebuloso in qualcosa di nitido e mirato, dando ai medici la possibilità di dare un nome a una condizione difficile" da inquadrare e riconoscere, spiega l'autore senior Hossein Estiri, responsabile della ricerca sull'intelligenza artificiale presso il Center for Ai and Biomedical Informatics of the Learning Healthcare System (Caibils) del Mass General Brigham e professore associato di medicina alla Harvard Medical School. "Con questo lavoro potremmo finalmente essere in grado di vedere il Long Covid per quello che è veramente e, cosa ancora più importante, capire come trattarlo".Lo studio indica infatti che "la prevalenza del Long Covid potrebbe essere notevolmente sottovalutata", e grazie all'algoritmo Ai potrebbe contribuire a "una strategia di assistenza personalizzata" e a "ridurre le disuguaglianze e i pregiudizi" che 'viziano' il processo diagnostico della sindrome post-Covid. Estiri e colleghi sono partiti determinando un criterio per la diagnosi di Long Covid: il quadro patologico non poteva essere spiegato altrimenti, si associava a una precedente infezione da Sars-CoV-2 e persisteva per almeno 2 mesi nell'ambito di un follow-up di 12 mesi.

L'algoritmo di intelligenza artificiale è stato sviluppato estraendo dati anonimizzati dalle cartelle cliniche di quasi 300mila pazienti in 14 ospedali e 20 centri sanitari comunitari del network Mass General Brigham.Per individuare il Long Covid l'Ai ha utilizzato un metodo elaborato e fornitole dagli stessi ricercatori, detto appunto fenotipizzazione di precisione: esaminava le singole cartelle per identificare sintomi collegati a Covid-19, quindi li monitorava nel tempo per distinguerli da altre malattie.

La mancanza di respiro, ad esempio, può derivare da patologie preesistenti come insufficienza cardiaca o asma: solo quando ogni altra possibile opzione era stata scartata, l'Ai segnalava il paziente come affetto da Long Covid.  Ed ecco i risultati: "Mentre altri studi diagnostici hanno suggerito che circa il 7% della popolazione soffre di Long Covid, il nuovo approccio indica una stima molto più alta", che sfiora il 23% e "appare più in linea con i trend nazionali", riferiscono gli scienziati.  I ricercatori hanno calcolato che il loro strumento era "circa il 3% più accurato" rispetto al codice diagnostico ufficiale Icd-10.Codice, quest'ultimo, che fra l'altro tende intercettare il Long Covid soprattutto nei gruppi di popolazione con un miglior accesso all'assistenza sanitaria, rischiando di discriminare le persone più svantaggiate.

Quelle "spesso emarginate negli studi clinici", evidenzia Estiri, mente l'Ai potrebbe contribuire a far sì che "non siano più invisibili".E per "i medici, che sono sottoposti a carichi di lavoro intensi e si trovano spesso a doversi districare fra sintomi e anamnesi, incerti su quali fili tirare dentro una rete contorta – osserva Alaleh Azhir, co-autore principale dello studio, internista al Brigham Women's Hospital e membro fondatore del Mass General Brigham – avere uno strumento basato sull'intelligenza artificiale, che può fare questo lavoro per loro e con metodo, potrebbe cambiare le carte in tavola". Gli autori precisano che il loro studio ha dei limiti, uno fra tutti quello di essere stato condotto solo su pazienti del Massachusetts.

Tuttavia intendono mettere a disposizione il loro algoritmo di Ai a medici e sistemi sanitari a livello globale.Studi futuri potrebbero esplorarne l'applicazione anche in coorti di pazienti con condizioni specifiche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva Bpco o il diabete. "Oltre ad aprire le porte a una migliore assistenza clinica, questo lavoro potrebbe gettare le basi per future ricerche sui fattori genetici e biochimici alla base dei vari sottotipi di Long Covid", prospettano gli scienziati. "Le domande sul vero impatto di questa sindrome, finora eluse, adesso sembrano avere risposte più a portata di mano", chiosa Estiri. —salute/medicinawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mostro di Firenze, arriva il gioco da tavolo choc: a Natale diventa Pacciani con ‘Merendopoli’

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(Adnkronos) –
Da Pacciani al Vanni, da Lotti a Pucci.Non più solo Risiko e Monopoly: in occasione delle prossime feste natalizie, gli appassionati di giochi da tavolo (e di dark humour) avranno un passatempo in più.

Sul web arriva infatti Merendopoli, il gioco in scatola ispirato ai processi dei "compagni di merende" e ai delitti del Mostro di Firenze, acquistabile – per ora – solo sulla pagina Instagram omonima.L'iniziativa goliardica sta riscuotendo un certo successo tra i cultori del caso di cronaca che ha sconvolto la Toscana e l'Italia dal 1968 al 1985, ma non è piaciuta a Vieri Adriani, avvocato di parte civile per i parenti di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, la coppia francese uccisa nel settembre del 1985 a Scopeti di San Casciano: ovvero, le ultime vittime del Mostro.  "E' una trovata deplorevole – commenta Adriani all'Adnkronos – siamo caduti veramente in basso.

Sono morte persone in circostanze orrende, giovani che avevano tutta la vita davanti a sé.Creare un gioco da tavolo sul Mostro è come fare un gioco sulla strage di Bologna: si tratta di una vera e propria strage che ha visto morire 16 persone.

Vedo una mancanza completa di educazione e buon gusto".  Sulla scatola di Merendopoli – che prevede un tetto massimo di sei giocatori ed è sconsigliato a una platea di under 14 – sulle banconote e sulle carte 'imprevisto' sono impressi i volti di alcuni dei principali protagonisti della vicenda processuale dei cosiddetti 'compagni di merende': Pietro Pacciani, Mario Vanni, Giancarlo Lotti, Fernando Pucci.Ma non mancano altri personaggi come il pubblico ministero Paolo Canessa (grande accusatore di Pacciani) o l'avvocato Nino Filastò, difensore del Vanni. "Rivivete insieme ai vostri amici la vicenda giudiziaria che ha sconvolto l'Italia per quasi 20 anni e mai del tutto risolta.

Aggiudicatevi le piazzole, sistemate i vostri appostamenti, evitate di pagare troppe spese legali e danni morali, ma soprattutto state lontani dal carcere di Sollicciano", il claim del gioco che si legge sulla confezione. "Non credo – prosegue l'avvocato Adriani – che ci possano essere iniziative di carattere legale su questo gioco, considerato anche che ormai le famiglie delle vittime si sono quasi del tutto 'estinte'.I parenti rimasti sono disinteressati a questo caso e le persone che hanno subito un dolore così grande vogliono solo dimenticare".

L'avvocato delle famiglie delle vittime di Scopeti punta il dito anche contro il "dark tourism" che da anni si starebbe sviluppando attorno al fenomeno del Mostro di Firenze: "Ci sono gruppi di persone che vanno in gita sui luoghi del delitto, addirittura c'è chi fa servizi di accompagnamento, strutture convenzionate, ristoranti che sono al corrente e vengono contattati per le rimpatriate di gruppi dediti alla discussione.Di recente c'è stata una reunion che ha riguardato i cosiddetti 'sardisti', ovvero coloro che ritengono che il colpevole dei delitti del Mostro vada ricercato all'interno del cosiddetto 'clan dei sardi'". Per Vieri Adriani, la verità su quella lunga scia di sangue ormai è irraggiungibile: "Non la conosceremo mai.

I parenti delle vittime sono rimasti sconcertati dal modo in cui si sono svolte le ultime due udienze.La magistratura fiorentina non è stata in grado di rintracciare i 17 fotogrammi conservati nella Nikon delle due vittime francesi e neppure di recuperare il testo di una relazione che i Ris di Roma avevano inviato in risposta ai quesiti formulati dallo stesso Pm sulla cartuccia rinvenuta nell'orto di Pacciani.

Tutto perso".I magistrati "hanno avuto un'opportunità grandissima nel 2013: hanno indagato e lasciato a se stesso Giampiero Vigilanti, finché non è morto.

Devo dare atto al Pm Canessa che ci ha messo anima e corpo fino a che non è andato in pensione: ma dopo il suo pensionamento è finito tutto.La verità non la sapremo mai, possiamo dirlo senz'altro". (di Antonio Atte) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Covid Italia, casi ancora in calo: giù anche Rt e ricoveri

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(Adnkronos) –
Si conferma il trend in calo dei numeri di Covid in Italia.Nel periodo 31 ottobre-7 novembre l'incidenza è pari a 7 casi per 100.000 abitanti, in diminuzione rispetto alla settimana precedente (10 casi/100.000).

L'indice di trasmissibilità Rt, calcolato con dati aggiornati al 6 novembre e basato sui casi con ricovero ospedaliero, al 29 ottobre è di 0,62 (0,57-0,68), in lieve riduzione rispetto al valore di 0,71 (0,66-0,77) al 22 ottobre.E' quanto indica il monitoraggio Istituto superiore di sanità-ministero della Salute, pubblicato sul sito dell'Iss.

Numeri positivi anche sul fronte ricoveri.Al 6 novembre l'occupazione dei posti letto in area medica è pari a 2,7% (1.644 ricoverati), in diminuzione rispetto alla settimana precedente (3,2% al 30 ottobre).

Stabile l'occupazione dei posti letto in terapia intensiva, pari a 0,8% (74 ricoverati). L'incidenza settimanale dei casi diagnosticati – si precisa nel report – è in lieve diminuzione in quasi tutte le regioni/province autonome rispetto alla settimana precedente, eccetto nella regione Veneto che riporta il valore di incidenza più alto (16 casi per 100.000 abitanti).In Umbria l'incidenza più bassa (0,23 casi/100.000).  Xec in crescita a ottobre (Adnkronos Salute) "Dati preliminari relativi al mese di ottobre 2024, al 3 novembre – riporta il monitoraggio – evidenziano la co-circolazione di differenti sotto-varianti di JN.1 attenzionate a livello internazionale, con una predominanza di KP.3.1.1.

In crescita, inoltre, la proporzione di sequenziamenti attribuibili al lignaggio ricombinante XEC".  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Moby: “Collegamenti con Isola Elba rappresentano perdita milionaria per azienda”

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(Adnkronos) – Sono 60 anni che, Navarma prima, e ora Moby collega l’Isola d’Elba con il continente.Insieme a Toremar diamo lavoro a centinaia di persone dell’Elba, senza considerare l’indotto. "Un residente per il passaggio paga a Toremar 3,88 euro e a Moby 4,10 euro, poco più della metro a Milano.

Eppure – sottolinea Moby in una nota – è opinione diffusa che il costo del traghetto inibisce la continuità territoriale per i residenti.Se facciamo una media tra le due compagnie, circa 4 euro a residente, sono necessari 500 residenti a partenza per pagare le spese per una sola corsa da Piombino o da Portoferraio e viceversa.

Infatti una sola corsa conta, al minimo della media, 2.000 euro di costi operativi".  D’inverno, rileva Moby, "tra le due compagnie, 500 residenti non li trasportiamo in un giorno intero, non in un’unica partenza.Per Moby i collegamenti per l’isola d’Elba rappresentano una perdita milionaria l’anno, coperte dai ricavi delle altre linee Moby al di fuori del perimetro Elba.

Certamente non si può chiedere ad una Compagnia privata di esercire una linea in perdita economica". La Toremar, considerata la sovvenzione, "chiude i bilanci con utili risicati.Esiste in materia di collegamenti marittimi una diffusa ignoranza.

L’Elba è certamente l’isola italiana che ha la maggior frequenza di collegamenti con il continente nel nostro Paese, anche oggi, a regime invernale, ridotto a 13 partenze al giorno da Piombino a Portoferraio, e viceversa, fra tutte le compagnie". —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Perrone: “In Italia 1.000 nuove diagnosi al giorno ma diminuiscono posti letto e oncologi”

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(Adnkronos) – "In Italia si stimano circa 1.000 nuove diagnosi di cancro al giorno e questo numero tende ad aumentare di anno in anno dell'1%.Ma la crescita della domanda di assistenza si scontra con una realtà critica: in 10 anni, infatti, sono stati tagliati 1.103 posti letto pubblici nei reparti di Oncologia (nel 2012 erano 5.262, ridotti a 4.159 nel 2022) e il numero degli oncologi sta iniziando a diminuire a livello nazionale, così come quello degli infermieri".

Questa la fotografia scattata dal presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Francesco Perrone, in occasione dell'apertura del 26esimo Congresso nazionale in corso a Roma.Per Perrone "cresce la domanda di assistenza, ma la risposta del nostro Ssn non è adeguata".  C'è una "velocità con cui aumenta la domanda assistenziale grazie al progresso delle cure e la velocità con cui il servizio sanitario si adegua o tenta di adeguarsi a questa crescente domanda", rileva Perrone.

La "differenza di velocità – spiega – significa che la domanda aumenta molto di più dell'offerta, il che chiaramente mette sotto stress gli operatori che cercano di rispondere ai bisogni di cura dei pazienti e mette sotto stress le strutture all'interno delle quali gli operatori lavorano.Un problema che viene da lontano e che non si risolve dall'oggi al domani.

A chi mi chiede che cosa chiediamo alle istituzioni, rispondo 'non c'è una richiesta precisa' da fare alle istituzioni perché so per primo che nessuno ha la bacchetta magica".  A preoccupare il numero uno degli oncologi medici italiani "è la carenza terrificante di specializzanti in radioterapia, fondamentali nel percorso terapeutico di alcuni pazienti oncologici".Inoltre, "si cominciano a registrare posti vuoti nelle scuole di specializzazione in Oncologia e in Anatomia patologica, tutte professionalità che assolutamente servono per poter rispondere alla domanda assistenziale crescente.

Un fenomeno che ha origini lontane, risale a 20-30 anni fa, conseguenza di politiche della formazione universitaria che non hanno sufficientemente tenuto conto dei possibili scenari di necessità del Ssn ma fare polemica e cercare colpevoli ora è pratica sterile.Quello che vogliamo fare come Aiom è collaborare con le istituzioni per cercare di trovare delle soluzioni", sottolinea Perrone. "Sicuramente il finanziamento del Ssn non è sufficiente a riorganizzare il sistema, ma insistiamo nel dire che deve essere commisurato al bisogno che il Ssn ha per fare uno scatto in avanti da un punto di vista organizzativo per rispondere ai bisogni assistenziali che i pazienti oncologici giustamente chiedono", conclude.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Neymar, giallo in Arabia: un tifoso gli sfila un anello e lo rivende. Ma lui smentisce

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(Adnkronos) –
Giallo in Arabia Saudita.Nelle scorse ore è diventato virale un video che ritrae Neymar, attaccante brasiliano oggi all'Al Hilal, perplesso dopo che uno spettatore gli avrebbe sfilato un anello dalla mano.

Il tutto è accaduto a margine dell'ultima partita di Champions League asiatica, vinta dalla squadra saudita per 3-0 contro gli iraniani dell'Esteghlal.Mentre si preparava a entrare in campo per il riscaldamento Neymar alza la mano per dare il cinque ad alcuni tifosi sulle tribune, con uno di loro che sembra sfilargli dal dito un anello.

Neymar si guarda la mano e si volta verso gli spalti piuttosto perplesso.  Indiscrezioni arrivate dal Brasile riportavano come il tifoso avesse poi rivenduto lo stesso anello ricavandone circa 15 mila euro.La notizia è stata però smentita dall'ex giocatore di Barcellona e Psg, che ha attaccato i media brasiliani: "Stanno impazzendo!

Ci sono state tre notizie false questa settimana.Diffondono bugie.

Questo rende le cose difficili… è una vergogna che il Brasile mi tratti così", è stato il messaggio, piuttosto piccato, condiviso sui propri profili social. La presunta disavventura va ad aggiungersi a un periodo non certo fortunato per Neymar in Arabia Saudita.Nonostante l'ingaggio dorato, da circa 320 milioni in due anni, il brasiliano si è visto pochissimo in campo e proprio nell'ultima partita è caduto nell'ennesimo infortunio. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Vigile travolto a Roma, decorso regolare ma condizioni rimangono gravi

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(Adnkronos) – Rimangono gravi le condizioni di Daniele Virgili, il 25enne agente della polizia locale di Roma Capitale travolto nella serata di mercoledì da un'auto guidata da un carabiniere del Ros risultato positivo all'alcol test.Nonostante il decorso sia regolare, la prognosi riservata, ma soprattutto, il ragazzo non sarebbe ancora fuori pericolo.  I medici dell'ospedale San Camillo, dove il giovane è ricoverato nel reparto di terapia intensiva, hanno sospeso questa mattina la sedazione e la ventilazione meccanica.

Il ragazzo, che nell'incidente ha perso la gamba sinistra, è in contatto con l'ambiente e in grado di relazionarsi con i familiari.Regolare anche il decorso post operatorio dell'altra gamba, la destra, operata e salvata dai medici. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Da Ai a nuove tecnologie e approccio One health, i temi di Welfair 2024

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(Adnkronos) – Si è chiusa ieri sera 7 novembre la quinta edizione di Welfair 2024, la Fiera del fare Sanità tenutasi a Fiera Roma, che ha visto in 3 giorni e in oltre 10.000 mq di exhibition la presenza di oltre 500 relatori e protagonisti del mondo della sanità italiana e internazionale che hanno animato circa 70 tavoli di lavoro, oltre 50 tra società scientifiche, associazioni e federazioni di categoria, oltre 50 direttori delle aziende sanitarie e più di una decina di vertici dei ministeri e agenzie nazionali.  Tra i principali temi e novità dell'ultima giornata di Welfair 2024, Phoenix 5.0 per prevenire il rischio e il nuovo ruolo delle assicurazioni in sanità.La sicurezza delle cure non è solo un obbligo di legge, è il crocevia delle grandi sfide della sanità: la sostenibilità finanziaria; la fiducia delle persone; l'introduzione sicura delle nuove tecnologie. "Oggi – ha detto Andrea Minarini, presidente della Società italiana gestori del rischio in Sanità (Sigeris) – presentiamo Phoenix 5.0: il prodotto di 25 anni di sperimentazioni e ricerca in 168 ospedali e 3 Rsa; un metodo che unisce la gestione del rischio clinico e del rischio organizzativo, ormai inseparabili.

L'anima del modello Phoenix è la capacità di poter prevenire, mitigare e gestire il rischio attraverso passaggi ben codificati che analizzano sia i processi sanitari che gli eventi avversi per imparare come migliorare ogni passaggio nell'erogazione delle cure".  "E' un sistema unico in Italia – ha spiegato il vicepresidente Sigeris Stefano Mezzopera – che si occupa non solo degli ospedali, ma si occupa anche della sicurezza delle cure nelle Rsa e tutto un nuovo sistema che è dedicato alla sanità militare.Oggi annunciamo la collaborazione con l'Iss nella realizzazione delle buone pratiche".

Altra partnership importante ed esclusiva è quella con EY, il network mondiale di servizi professionali di consulenza direzionale. "Chi gestisce il rischio in un'azienda sanitaria – ha detto il senior business advisor di EY Stefano Michelini – affronta una crescente complessità.E' il perimetro del rischio ad essersi allargato: alla responsabilità del clinical risk management si affiancano i rischi legati ai processi gestionali, informatici e finanziari, nonché alle dotazioni strutturali e alla reputazione.

Tutto questo complessivamente ricade nell'Enterprise risk management.Per governare processi così complessi c'è bisogno di supporto.

Riteniamo che un'organizzazione come EY e una società scientifica come Sigeris possano collaborare per creare una struttura forte, capace di offrire valore aggiunto e sicurezza alla sanità italiana".E' un tema che emerge prepotentemente, in particolare nella gestione della responsabilità civile in sanità. La legge 24/2017 e il decreto attuativo recentemente pubblicato "richiedono alle aziende sanitarie di mutuare competenze e strumenti specialistici dall'ambito assicurativo, sia nel caso sottoscrivano polizze sia nel caso decidano di adottare cosiddette analoghe misure, ovvero operino in ambito di autoassicurazione – ha spiegato la direttrice Risk Manager Anna Guerrieri del Gruppo Relyens – In questo scenario, la sanità ha maturato, nel corso degli ultimi 15 anni, un unicum nell'orizzonte del mercato assicurativo: la convergenza degli interessi tra assicurato e assicuratore, uniti dalla necessità di misurare con precisione e mitigare il rischio".

Entrambi, inoltre, si trovano davanti alla necessità di stimarne l'entità finanziaria, ha precisato Roberto Esitini, Head of Healthcare Industry Mag: "Il rischio clinico – ha detto – oggi viene analizzato in modo qualitativo, non utilizzabile a fini attuariali.Dobbiamo partire dall'analisi qualitativa del rischio per sviluppare per ogni scenario di danno una quantificazione finanziaria.

Questo è il nuovo ruolo del Financial risk advisory in sanità".  "Un altro tema di attualità – ha aggiunto Vincenzo Murolo, director Specialty Health & Care Howden Group – è l'entrata in vigore del decreto attuativo della legge Gelli che introduce l'obbligatorietà di stipula della polizza assicurativa della responsabilità civile e l'implementazione di misure organizzative e finanziarie per la corretta gestione del rischio clinico.In questo nuovo contesto si rende possibile il ritorno delle aziende sanitarie nel mercato assicurativo attraverso una corretta ed approfondita analisi dei sinistri pregressi e del modello di governance adottato.

Anche il ruolo delle assicurazioni dovrà cambiare trasformandosi da quello di semplice fornitore di servizi a quello di partner coinvolto nella gestione operativa e finanziaria del rischio". Un'altra relazione stretta evidenziata a Welfair 2024 è quella tra salute umana e salute degli animali. "Quando persone e animali stanno insieme la vita si arricchisce, dall'alimentazione alla salute, all'educazione", ha sottolineato Sara Faravelli, direttrice della comunicazione per Purina Southern Europe, raccontando "l'esperienza di Purina con l'Ospedale Fatebenefratelli di Milano in cui la pet therapy ha offerto un supporto ai bambini ospedalizzati aiutandoli nel loro percorso in ospedale attraverso la relazione con gli animali da compagnia".Federico Eichberg, Capo di Gabinetto del ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha descritto la One health come principio su cui basare anche l'azione politica: "La salute è un concetto molto ampio.

Va vista come un'unica grande salute inserita in una crescita che non deve essere inquadrata solo in termini di Pil.One health è un concetto che abbiamo a cuore, e innerva l'azione del Mimit attraverso strumenti finalizzati alla sostenibilità: in particolare la transizione 5.0 che, a partire dalla digitalizzazione delle imprese italiane, arriva ad includere non solo l'aspetto prettamente sanitario ma l'alimentazione, l'equilibrio tra lavoro e svago, fra indoor e outdoor". E poi l'intelligenza artificiale, che sta rivoluzionando il settore sanitario, migliorando l'efficacia delle terapie, la precisione delle diagnosi e la prevenzione delle malattie attraverso modelli predittivi.

Questo è stato il tema del tavolo 'AI per la Salute', durante il quale massimi esperti internazionali hanno illustrato le applicazioni di questo strumento, che spaziano dalla scoperta di nuovi farmaci al supporto decisionale clinico, fino alla diagnosi tramite radiomica e l'analisi dei big data per anticipare rischi e tendenze patologiche.Un'area particolarmente promettente è la scoperta di nuovi farmaci, ambito nel quale l'Ai analizza enormi quantità di dati per identificare candidati e accelerare lo sviluppo, superando i metodi tradizionali complessi e costosi.

In campo diagnostico, l'Ai migliora la precisione attraverso l'analisi delle immagini mediche, come Tac e risonanze magnetiche, estraendo caratteristiche invisibili all'occhio umano e supportando i medici nella diagnosi di malattie complesse.L'uso dei big data in sanità consente all'Ai di creare modelli predittivi per prevenire l'insorgenza di malattie e ottimizzare le terapie, trasformando l'assistenza sanitaria da reattiva a preventiva.  "Per cogliere appieno le enormi potenzialità dello strumento – ha commentato Gianluca Testa, primario di Medicina al Cardarelli di Campobasso e docente di Malattie dell'apparato cardiovascolare alla Facoltà di Medicina dell'Unimol – i segnali che addestrano gli algoritmi di intelligenza artificiale devono essere chiari e gli algoritmi devono essere governati in base a obiettivi.

L'esempio dello smart watch Huawey è eloquente.Ha generato un terzo di falsi positivi se indossato con l'obiettivo di intercettare la diagnosi, è invece molto utile alla sanità se utilizzato con l'obiettivo di caratterizzare i comportamenti per qualificare e quantificare le popolazioni, nell'ottica del supporto al medico".  Altro tema, il cambio di orizzonte dell'accreditamento e del privato autorizzato in sanità. "Da trent'anni i criteri sono sempre più rigidi e ci aspettiamo dal Decreto concorrenza uno spartiacque: ci sarà più lavoro per le strutture che raggiungono le performance di eccellenza, mentre le meno performanti perderanno terreno – ha prospettato Fulvio Basili, Ad del Gruppo Eco Safety, che affianca nel solo Lazio il 60% delle strutture sanitarie convenzionate – Nel nuovo scenario ci sono grandi possibilità di crescita e miglioramento della sicurezza e della qualità e si rafforza il ruolo dei Consulenti superspecializzati per affiancare la sanità in questo percorso". Altro tema, come sarà il pediatra del futuro? "Ci vuole un nuovo modello per formare i 4. 500 giovani medici in formazione – ha spiegato Gianluigi Marseglia, direttore della Scuola di specializzazione in Pediatria di Pavia e coordinatore di tutte le scuole di specializzazione delle università italiane presente a Welfari 2024 – Il pediatra è il medico della crescita, segue la persona dagli 0 ai 18 anni.

Alle competenze cliniche devono aggiungersi empatia, capacità di capire le emozioni ma anche di gestire con disinvoltura la tecnologia".Formare alla governance: le competenze per scegliere l'innovazione.  Ad affrontare il capitolo formazione è stata Marinella D'Innocenzo, presidente dell'associazione L'Altra Sanità: "La formazione – ha osservato – è sicuramente una leva strategica per il cambiamento, non c'è cambiamento se non c'è innovazione e innovare significa avere le competenze per poter guidare il cambiamento.

Ad oggi si discute su quelle che sono le competenze necessarie per guidare le grandi trasformazioni che porteranno all'innovazione e al cambiamento.Le transizioni a cui dobbiamo tendere sono sicuramente quella demografica, la digitale, quella organizzativa, e per fare tutto questo e per vincere la sfida della trasformazione abbiamo bisogno di alcune skills.

La prima è sicuramente la formazione necessaria per la governance delle aziende.Poi ci sono le competenze per portare avanti la programmazione, per gestire e per guidare i processi di trasformazione interni alle aziende sanitarie.

Esiste un problema non soltanto di alfabetizzazione dei cittadini, ma anche quella di poter contare su degli operatori in grado di usufruire della grande opportunità della digitalizzazione.Non basta saper utilizzare il computer, noi oggi abbiamo bisogno di utilizzare tutti gli strumenti che la digitalizzazione fornisce". Un altro argomento trattato è stato il lipedema, una patologia del tessuto connettivo caratterizzata da un eccessivo accumulo di tessuto adiposo fibrotico intorno a glutei, fianchi e arti, che colpisce principalmente le donne e si manifesta in periodi di cambiamenti ormonali come pubertà, gravidanza e menopausa.

A differenza dell'obesità, il lipedema è associato a dolore e non risponde facilmente alla perdita di peso con metodi convenzionali, influenzando negativamente la qualità della vita dei pazienti.Nonostante sia stata descritta decenni fa, questa patologia è ancora sottostimata e sotto-diagnosticata, con stime di prevalenza che variano tra il 7 e il 18% delle donne.

La ricerca è scarsa, con solo circa 500 studi disponibili, la metà rispetto a quelli sull'unghia incarnita, ha denunciato Sandro Michelini, angiologo e presidente dell'Associazione internazionale Lwa – Lipedema world alliance.Negli ultimi anni, approcci poco basati sull'evidenza hanno proliferato, alimentati da fonti non scientifiche.

Tuttavia, la sfida della medicina moderna è identificare le cause delle malattie per eradicarle.Poiché le malattie, compreso il lipedema, sono multifattoriali, non esiste una soluzione unica.

I ricercatori hanno quindi sviluppato il concetto di 'hallmark' per identificare i tratti distintivi delle malattie.Il tavolo tecnico 'Verso gli 'hallmark' del lipedema' è stato organizzato con l'obiettivo di delineare il profilo del lipedema e sviluppare future linee di ricerca, favorendo un approccio integrato e multidisciplinare, basato sull'evidenza per la prevenzione e la cura di questa patologia.  Infine gli appuntamenti del teatro della salute.

Riscoprire le basi biofisiche del benessere a partire dalla luce, dai gas e dall'acqua è stato il focus del tavolo 'Luce, gas e acqua.La biofisica del benessere', coordinato dal medico e scienziato Eugenio Luigi Iorio, fondatore dell'Università Popolare di Medicina degli Stili di vita.

Se è noto a tutti che l'acqua è essenziale per il benessere, è stato ribadito come i gas siano altrettanto cruciali.I gas biologici, come l'ossido nitrico, il monossido di carbonio e l'idrogeno solforato, giocano per esempio ruoli vitali nella segnalazione cellulare.

Del tutto fondamentale nel mantenimento o recupero del benessere è anche la luce, anche attraverso specifici nutraceutici, i fotoceutici.Studi recenti rivelano che esistono recettori per la luce non solo nella retina, ma anche nella pelle e che componenti cellulari possono emettere fotoni per finalità di segnale.

Dai raggi luminosi per curare il lupus vulgaris alla produzione di vitamina D, la fotobiologia esplora come i fotoni luminosi interagiscono con le molecole organiche, modulando specifici bersagli biologici. 'La medicina del futuro: dallo spazio alla terra'.Il tavolo ha indagato le ricadute sulla Terra delle ricerche per spazio e difesa, illustrandone le grandi opportunità, a cominciare dal dato economico: un euro investito nello spazio ne frutta nove sulla Terra.

Molteplici sono i benefici per quanto riguarda la ricerca: per adattarsi allo spazio – che è un ambiente estremo, in primis per l'assenza di gravità – bisogna spingere all'estremo anche la ricerca e questo sforzo ha ricadute sulla Terra. "Lo spazio – ha commentato Mariano Bizzarri, professore associato del Dipartimento di Medicina sperimentale dell'Università Sapienza e responsabile del Laboratorio di biomedicina – permette di fare sperimentazioni e sviluppare tecnologie avanzate che possono avere applicazioni importanti sulla Terra, per l'uomo, che torna al centro, in un sistema universale dalla vastità immensa".  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Stupro di gruppo a Palermo, condannati i sei imputati maggiorenni

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(Adnkronos) – Condannati tutti i sei imputati maggiorenni per lo stupro di Palermo dal tribunale della città.La violenza sulla 19enne nella notte tra il 6 il 7 luglio 2023 al Foro Italico.

Per l'accusa non ci sono mai stati dubbi: quello che è avvenuto quella notte d'estate, in un cantiere abbandonato del Foro italico, è stato uno stupro di gruppo.Diametralmente opposta la linea tenuta dalla difesa: la ragazza era consenziente.

Il collegio, presieduto da Roberto Murgia, ha condannato a 7 anni di carcere Angelo Flores, Christian Maronia, Gabriele Di Trapani e Elio Arnao; 6 anni e 4 mesi per Christian Barone e 4 anni per Samuele La Grassa.  La procura aveva chiesto la condanna a 12 anni per tutti gli imputati a eccezione di Samuele La Grassa, l'unico che non avrebbe preso parte alla violenza, per cui la richiesta era stata di 10 anni e 8 mesi.Il processo si è svolto con il rito abbreviato.

I sei ragazzi sono stati condannati a risarcire alla parte civile 40mila euro di provvisionale, rimettendo al giudice civile la quantificazione del risarcimento.Liquidate alle associazioni che ne hanno fatto richiesta mille euro di provvisionale, rimettendo anche in questo caso al giudice civile la quantificazione del danno.  Per lo stupro era già stato condannato dal tribunale dei minori, con sentenza confermata in appello, l'unico ragazzo che al momento della violenza era minorenne: per R.P.

la condanna è stata di 8 anni e 8 mesi.Nel processo di primo grado, svoltosi con rito abbreviato, la procura aveva chiesto una condanna a 8 anni.

Il gup l'ha portata a 8 anni e 8 mesi: "La consapevolezza della sopraffazione fisica conseguita dal gruppo – ha scritto nella motivazione della sentenza – l’accanimento dimostrato pur a fronte della tragica condizione della giovane, stremata tanto da perdere ripetutamente i sensi, il compiacimento per l’azione compiuta, risaltano con evidenza tale da non esigere esplicazione alcuna né commento e danno compiuta e allarmante contezza della materialità del fatto e della intensità del dolo dell’imputato".  Anche per R.P.la linea della difesa era stata quella di sostenere che il rapporto sessuale era stato consenziente.

Subito dopo l'arresto, avvenuto ad agosto 2023, il minorenne aveva confessato e raccontato di essere stato però l'unico ad aiutare la vittima.Il gip aveva così deciso di affidarlo a una comunità ma nei giorni successivi il giovane, in chat e con alcuni post sui social, aveva rivendicato lo stupro, arrivando anche a vantarsene.

Il giudice ha così accolto la richiesta della procura e disposto nuovamente il carcere. E' la notte del 7 luglio del 2023 quando il gruppo incontra la vittima, allora 19enne, nei locali della movida della Vucciria.Lei è insieme ad un'amica che però andrà via presto.

Il punto di contatto è Angelo Flores: lui e la vittima si conoscono, hanno già avuto rapporti e lei – racconterà dopo – ha persino pensato di lasciare il suo fidanzato per lui.Sarà sempre Flores che con il telefonino filmerà lo stupro e lo invierà ad altri amici, motivo per cui per il 23enne è stato chiesto un altro rinvio a giudizio per il reato di revenge porn. Il gruppo e la vittima bevono qualche cocktail, chiacchierano.

Poi le immagini delle telecamere di videosorveglianza riprendono il branco camminare sorreggendo la ragazza, barcollante a causa dell'alcol, fino a un cantiere abbandonato del Foro Italico.In sei la violentano a turno.

La Grassa è l'unico a non prendere parte attivamente alla violenza.Lei si accascia per il dolore, grida 'basta', ma la prendono a schiaffi e calci per farla rialzare e continuano.

Flores, il ragazzo che conosceva, filma tutto con il telefonino.Poi la rivestono.

Lei chiede di chiamare un'ambulanza ma loro ridono e la lasciano su una panchina del Foro Italico.A soccorrerla saranno due passanti. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gabriel Garko rivela: “Non volevo fare coming out, sono stato costretto”

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(Adnkronos) – "Fosse stato per me, per come ragiono io e per quanto sono riservato, il famoso coming out, non l'avrei mai fatto".Gabriel Garko si apre con Nunzia De Girolamo, durante la puntata di 'Ciao Maschio' in onda sabato 9 Novembre, in seconda serata su Rai 1, e ammette di essere stato costretto a rivelare la propria omosessualità nel 2020.  "C'era qualcuno che mi impediva di essere me stesso, sotto tanti punti di vista, – ha rivelato – perché dal momento in cui blocchi l’aspetto della sessualità, vuol dire che blocchi tutto, è come una piccola palla di neve che rotolando diventa immensa.

Fosse stato per me, per come ragiono io e per quanto sono riservato, il famoso coming out, non l'avrei mai fatto.Perché io sono dell'opinione che fino a quando esisterà il coming out, significa che non si è realmente liberi.

Se qualcuno deve sempre denunciare quali sono le proprie preferenze.Io ho sempre detto, per quale motivo un etero non deve denunciarsi come tale, o per quale motivo un etero non deve denunciare quello che gli piace fare.

Ognuno è quello che vuole essere.Però purtroppo io mi sono trovato in un momento particolare della mia vita, dove o lo facevo io stesso il coming out o veniva fatto da terzi in maniera brutta".  "Ho cercato di farlo nel modo più naturale possibile, – ha continuato l'attore – nel modo più sincero possibile.

Però l'ho fatto e devo dire mi sono liberato di un grandissimo peso.Forse da tanti è stato visto spettacolarizzato o cose del genere, ma non è stato questo l'intento. È stato proprio un intento di corsa verso qualcosa a cui volevo sfuggire e farlo in un modo per me dignitoso, per poi poter tornare a rilavorare come se nulla fosse successo.

Questo era il mio più grande obiettivo". —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)