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Il rischio della “zona grigia” MAURIZIO MOLINARI*

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C’è un’Italia dove si gioisce per la morte dei migranti, ci si augura l’espulsione di tutti i profughi, si considera il multiculturalismo una iattura al pari dell’Unione Europea. Si tratta di una minoranza di individui, ma sono portatori di una mole di intolleranza contro il prossimo talmente velenosa e aggressiva da costituire un campanello d’allarme per tutti. Tanto più che un simile odio contro gli stranieri serpeggia in più Paesi europei, dall’Ungheria alla Germania.  

Si tratta della reazione più estrema all’emergenza dell’immigrazione extraeuropea e non può avere alcuna giustificazione né legittimazione. Abbiamo scelto di descriverla sul giornale di oggi perché è un seme dell’odio che indebolisce l’identità italiana ed europea rendendoci più vulnerabili ad ogni tipo di estremismo, interno ed esterno. La lezione di Primo Levi è nell’allertare sui rischi della «zona grigia» ovvero la tendenza della maggioranza a voltarsi dall’altra parte quando il vicino di casa commette azioni orrende, diffonde l’odio per il prossimo con azioni, o parole, quotidiane non eclatanti.  

Il nostro Niccolò Zancan ha percorso un sentiero di questa oscurità, descrivendone i volti, facendone emergere la sua apparente, agghiacciante, normalità

Ne esce una fotografia della banalità del Male che si cela dietro il rifiuto del prossimo solo perché straniero. Chiudere gli occhi, ignorare o sottovalutare la presenza di una simile intolleranza sarebbe l’errore più grave anche perché viene da parte di singoli individui nati e cresciuti nel nostro Paese dove studiano, lavorano, hanno delle famiglie, degli amici.  

La genesi di tale rifiuto del prossimo è in un’idea di Italia che appartiene all’archeologia della Storia: la convinzione che possiamo continuare ad essere un Paese con tutti gli abitanti bianchi, cresciuti in maniera simile, portatori di una cultura identica, estranea ad ogni tipo di diversità culturale, religiosa, etnica.  

Viviamo invece in una nazione dove si può essere italiani per origine o per scelta, dove si prega in maniera diversa e si possono avere genitori nati in Continenti distanti. Ciò è possibile perché i movimenti di popolazioni iniziati sin dalla fine del XX secolo hanno portato nelle nostre città quasi 5 milioni di stranieri con cui conviviamo sui posti di lavoro, nei luoghi di culto, sui campi sportivi, nelle scuole e strade. Le legittime differenze di opinione, dentro e fuori il Parlamento, su leggi e norme per regolare l’immigrazione non devono aprire spazi o creare alibi all’odio che si affaccia fra noi.  

 

*lastampa

VIDEO ViViCentro – Callejon: “Lavoriamo per vincere ogni gara. Il gol? Era ora…”

Il Napoli batte il Sassuolo al San Paolo in un sabato di festa e mantiene salda la testa della classifica. Nel post partita, in mixed zone, arriva Jose Maria Callejon, raggiante per il gol messo a segno che finalmente cancella quello zero in camionato. Gli azzurri ci credono, parola dello stesso calciatore azzurro che ascoltiamo:

dai nostri inviati al San Paolo, Ciro Novellino e Vincenzo Pellegrino

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Una ventata nazionalista nel conflitto tra l’Italia e l’Europa. EUGENIO SCALFARI*

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Il tema dominante della settimana appena trascorsa è il contrasto tra il governo italiano e la Commissione europea che governa il nostro continente sotto lo sguardo vigile dei 28 Paesi che compongono l’Europa confederata. Il contrasto di cui parliamo avviene spesso tra un singolo Paese e l’Ue quando qualcuno di essi vìola le regole, ma qui il caso è diverso perché sono due politiche che si contrappongono sull’economia, sull’equità sociale, sull’immigrazione, sulla flessibilità, insomma su tutto. Renzi e Juncker hanno addirittura valicato il linguaggio diplomatico e allusivo che si usa in questi casi adottando frasi dirette e crude. “Siamo stati insultati da un governo che abbiamo sempre favorito. Dunque è l’ora di fare i conti”: questo ha detto infuriato Juncker, che verrà a Roma a fine febbraio. “Non siamo di quelli che vanno a Bruxelles con il cappello in mano a impetrare favori e non ci faremo dettare ciò che dobbiamo fare per il bene del nostro Paese”: ha detto Renzi.

Le ragioni del contrasto, che ormai è un vero e proprio conflitto, sono come abbiamo già detto numerose ma non è chiara la ragione della sua vera e propria esplosione. Qualcosa di altrettanto esplosivo era avvenuto tra Bruxelles e la Polonia, affiancata dall’Ungheria e da altri Paesi del nordest europeo, ma in quel caso il tema era uno soltanto: l’immigrazione. Tema enorme, che durerà a dir poco per cinquant’anni e forse più e richiede inevitabilmente una gestione europea poiché riguarda il continente intero.

Se l’Europa non riuscirà a gestirlo unitariamente, il patto di Schengen che ha abolito i confini intraeuropei salterà e l’Ue cesserà di esistere. Il conflitto Italia-Bruxelles non è tale da mettere in discussione l’Europa confederata. Impedisce però che progredisca dalla Confederazione alla Federazione. Renzi non vuole la Federazione, non vuole che i governi nazionali siano declassati, non vuole gli Stati Uniti d’Europa. E questa è la natura profonda del conflitto in corso a Bruxelles. Il governatore d’uno qualunque degli Stati americani non potrebbe dire la frase: “Non andrò a Washington con il cappello in mano”, per la semplice ragione che quel cappello, che sia in mano o in testa, non esiste. Il governo degli Stati Uniti d’America sta a Washington e non altrove e il suo interlocutore politico è il Congresso, composto da una Camera di rappresentanti e da un Senato. I governi dei cinquanta Stati americani governano i loro territori come in Italia i presidenti regionali governano le Regioni e i sindaci i Comuni. La bandiera americana è unica, unico è l’Esercito, unica l’Aviazione e unica la Marina. Qui in Europa ogni Stato ha la sua bandiera, le sue Forze armate, le sue capitali, la sua lingua. Di comune c’è soltanto la moneta, l’euro, che però non è condivisa da tutti i 28 Stati dell’Ue ma solo da 19 e non c’è un ministro del Tesoro europeo che sia l’interlocutore della Banca centrale.

Perciò lo ripeto: se a causa dell’immigrazione saranno ripristinati i confini tra gli Stati membri dell’Ue, l’Ue cesserà di esistere; se i singoli Stati rivendicheranno la loro autonomia e la rafforzeranno mettendosi in contrasto con Bruxelles su questioni molto importanti, non si farà alcun passo verso gli Stati Uniti d’Europa ed anzi questa prospettiva salterà per sempre.  Sembrerebbe che Renzi sia il più verace cultore di questa politica. Ma perché?

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Ci sono ragioni specifiche ma il problema non è quello. Il nostro presidente del Consiglio, il cui interesse sarebbe quello di rivendicare l’autonomia del nostro governo ma di farlo sottovoce e nei modi appropriati, ha adottato il tono quasi del comizio elettorale. E infatti è questa la vera ragione: colpire con una ventata di nazionalismo l’opinione pubblica italiana.

Le ragioni di questa ventata sono evidenti: l’Italia, come praticamente tutta l’Europa, registra una crescente indifferenza o addirittura disprezzo della politica; il partito degli astenuti, che rappresenta il 40 per cento, continua a crescere e tra i partiti che andranno a votare alcuni sono programmaticamente contrari all’Europa e all’euro: i 5Stelle, la Lega, i Fratelli d’Italia. Stando ai sondaggi la somma di questi tre partiti arriva al 45 per cento dei votanti (27 per cento del corpo elettorale). La somma tra chi non vota e chi, votando, denuncia l’Europa e la moneta unica, arriva quindi al 67 per cento del corpo elettorale. Chi vota entro il quadro dell’Ue e dell’euro non rappresenta più del 33 per cento del corpo elettorale. Questa è la situazione italiana ma lo stesso fenomeno di astensione e di voti contro l’Ue è presente in molti altri Paesi europei anche se le percentuali sono diverse, alcune addirittura maggiori delle nostre, altre minori. Esistono e tendono a crescere in Polonia, Ungheria, Romania, Slovacchia, Bulgaria, Macedonia, Grecia, Spagna, Francia, Olanda, Gran Bretagna, Germania, Lituania, Estonia, Lettonia. Insomma ovunque.

Questa essendo la situazione europea e italiana, che cosa ha pensato Renzi? Il suo partito, il Pd e il governo da lui presieduto sono in linea di principio europeisti, come europeisti sono i partiti di centrodestra e tali intendono rimanere, ma la ventata di nazionalismo è comunque una novità, un cambiamento per usare una parola che a Renzi piace molto. Sembra una parola vecchia il nazionalismo, non si usa più dai tempi di Mussolini e dell’Msi del dopoguerra. Renzi l’ha rispolverata con l’obiettivo di scuotere gli indifferenti e di togliere voti ai partiti e movimenti che voteranno contro l’Ue e contro l’euro. Ci riuscirà? Lui pensa di sì, anch’io penso di sì o almeno riuscirà a non perder voti su quel terreno. Altri pensano invece il contrario: perderà i voti di quanti sono decisamente contrari al nazionalismo. Nel Pd ce ne sono molti, direi la maggioranza. Ma non credo che avvertirebbero quella ventata. Guarderanno semmai al merito economico del conflitto Italia-Europa e quel merito lo condivideranno perché è uno strumento in favore d’una politica economica di crescita, di post-keynesismo, di flessibilità tale da favorire sia gli imprenditori sia i lavoratori.

La ventata di nazionalismo va bene per i comizi, ma non toglie voti al Pd e forse gliene procura qualcun altro dal populismo anti-europeo. Esiste il rischio che il populismo inquini anche il Pd? Questo sì, quel rischio esiste, anzi se vogliamo dire tutta la verità quel rischio si è già in parte verificato, la Leopolda renziana è pieno populismo. Quando si dice che il Pd renziano è più un partito di centro che di sinistra, non si dice tutto, il partito democratico renziano è certamente di centro ma è anche populista perché Renzi ha l’intonazione populista. Non è un insulto ma una constatazione.

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Questo fenomeno renziano-leopoldista lo vedremo dalla fine di gennaio all’opera fino ad ottobre, la data in cui dovrebbe svolgersi il referendum costituzionale-confermativo sulla legge che modifica la Costituzione a cominciare dall’abolizione del Senato, trasformato in organo di competenza territoriale.

Sono mesi che segnaliamo le storture del referendum confermativo che, a norma della Costituzione, è privo di un quorum. Chi va a votare e ne ha i requisiti, determina l’esito: che vinca il sì legalizzando in tal modo la legge di riforma, o che vinca il no con la conseguente cancellazione della suddetta legge, l’esito non dipende dal numero dei votanti; fosse pure un solo votante, è lui che sceglie per tutti gli italiani. Naturalmente non sarà uno solo, anche se il numero degli astenuti sarà molto alto. Renzi ha trasformato il referendum in un plebiscito perché ha detto e più volte ripetuto che se i no sopravanzano i sì lui abbandonerà la politica. Quindi, in realtà, non si vota soltanto per la legge di modifica della Costituzione ma si vota soprattutto pro o contro Renzi.

Questa posizione poteva anche esser passata sotto silenzio e poi decisa da Renzi ad esito avvenuto; invece è il tasto più battuto ed è questo che fa diventare il referendum un plebiscito. Aumenterà il numero dei votanti? Io credo di sì, lo aumenterà. Questo rende inutile o comunque accantona il problema del quorum? Sì, lo accantona ma non lo elimina. Se ne potrà, anzi se ne dovrà discutere a tempo debito. Per quanto mi riguarda continuo a dire che il quorum è necessario ma, ripeto, per questa volta trascuriamolo.

Il risultato per Renzi è scontato: vincerà, i no saranno assai meno dei sì. I primi sondaggi danno infatti i sì a oltre il doppio dei no. Se, come è probabile, andranno a votare una quarantina di milioni degli aventi diritto, i sondaggi ne danno trenta ai sì e dieci ai no con tendenza a lieve crescita dei no.

È tuttavia possibile che i no aumentino in modo più sostanziale, fino a diventare competitivi per la ragione che se un Renzi sconfitto abbandona non soltanto il governo ma la politica, allora il tema non è soltanto la legge in questione ma si estende anche al partito Pd e alla sua guida che in quel caso sarebbe probabilmente non renziana.

Comunque l’uscita di scena di Renzi non interessa solo il Pd e la sinistra ma anche il centro e anche la destra. Interessa tutte le forze politiche. Da questo punto di vista il comitato di sinistra che sta raccogliendo firme non ha molto peso. Non si tratta di raccogliere firme per chi propugna il no, ma per contrapporre ai sì che saranno certamente molti, un sostanziale numero di voti contrari. Personalmente voterò no perché sono contrario alla riforma del Senato, ma se si trattasse solo di Renzi, dovrei pensarci prima di decidere. Quel che è importante è che il referendum senza quorum dimostri l’esistenza di una vera democrazia e quindi di una contrapposizione tra chi approva e chi è contrario con dimensioni in qualche modo equivalenti. Una vera democrazia esiste perché ci sono idee contrapposte che si misurano e poi vinca il migliore.

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Poche parole su un tema importante e scottante: la legge sulle unioni civili. Qui si tratta di diritti e i diritti che si riescono ad ottenere valgono in eguale misura per tutti i cittadini indipendentemente dall’età e dal sesso. Le unioni civili che danno diritto alla convivenza, all’assistenza reciproca, ai lasciti testamentari, alle pensioni reversibili, valgono per tutti. Qualche dubbio può sorgere per il cosiddetto utero in affitto, ma se l’embrione conservato in deposito e usabile su richiesta è accettato, allora anche l’utero in affitto è accettabile, sono due forme equivalenti di procreazione assistita.
Il tema controverso è quello dell’adozione di figli da parte di coppie del medesimo sesso. Per quel che vale dico il mio parere: per un bambino è meglio due madri o due padri piuttosto che un orfanotrofio. Meglio soli che male accompagnati vale per gli adulti ma non per i bambini.

*larepubblica

Napoli-Sassuolo, i voti di Vivicentro: Callejon-Higuain!

Il Napoli batte il Sassuolo in rimonta e continua a tenere salda la testa della classifica, allungando sull’Inter che ha pareggiato a Bergamo. Questi i voti di Vivicentro.it:

Reina 6, Hysaj 6.5, Albiol 6, Chiriches 6.5, Ghoulam 6.5, Allan 6.5, Jorginho 6.5, Hamsik 6.5, Callejon 7.5, Higuain 7.5, Insigne 6.5. A disp. Gabriel, Rafael, Strinic, Valdifiori, Maggio, Mertens 6, David Lopez 6, Dezi, Koulibaly 6, Gabbiadini, El Kaddouri, Luperto. All. Sarri 7

dal nostro inviato al San Paolo, Ciro Novellino

Alessandra Amoroso e il suo nuovo disco Vivere a Colori

A due anni e mezzo dall’uscita di Amore Puro, Alessandra Amoroso ritorna con un nuovo lavoro: Vivere a Colori. Un passo indietro, lontano alquanto dal precedente disco che aveva in Tiziano Ferro il perno centrale.

Nell’ultimo disco di Alessandra Amoroso, Tiziano Ferro questa volta c’è ma non si sente: come è giusto che sia. L’Amoroso che non ti aspetti riparte da zero e si mette a nudo: canta l’amore, ma fa ballare e ridere. Si affida ai fedelissimi Camba e Coro e, forse, è meglio così. La cantante ritorna alle origini, un po’ Immobile, un po’ Stupida, riabbraccia la propria big family e canta: canta e si diverte. Sì, perché la differenza dai lavori precedenti, è che questo ti dà anche la possibilità di staccare e di non pensare necessariamente ad una storia finita male. L’Amoroso, dunque, si riscopre, dandoci l’opportunità di conoscere anche una parte più leggera, con pezzi come Vivere a Colori o il Mio Stato di Felicità, emblematici della evoluzione della cantante salentina.

Vivere a Colori contiene, inoltre, numerosissime collaborazioni, tra conferme e sorprese. Oltre al già citato Ferro, autore di La vita in un anno, insieme al poco conosciuto- ma talentuso- Michael Tenisci, l’album presenta anche la firma di Elisa, in due pezzi: Vivere a Colori e Comunque andare. E qui la mano della Toffoli si sente, e parecchio. Una canzone diversa dal solito mood amorosiano, ma non per questo meno adatta alla sua voce. Comunque andare è uno di quei pezzi che devi sentire più volte e in momenti diversi della giornata: ti capita di sorridere sentendola, ma anche di versare lacrime. Perché la voce e il testo sono la vera forza della canzone che al primo ascolto si nasconde, come contenesse un segreto. Leggere tra le righe per capirne il messaggio: Elisa e l’Amoroso l’avranno pensata sicuramente così. E poi, quando meno te l’aspetti, esce uno di quei brani pesantissimi, dal gusto estremamente retrò, che riportano in mente Battisti o Mina. Nel tuo disordine è una di quelle perle rare, non facile da capire. E che forse non si capiranno mai abbastanza. Una perla dicevamo, destinata probabilmente a rimanere tale, nel disco, lontano dalle radio e dalle responsabilità di un singolo.  Da sottolineare, inoltre, anche il grande lavoro del giovane autore Daniele Magro che, con Avrò cura di tutto e Fidati di Me, aggiunge qualcosa in più al disco.

Insomma, Vivere a Colori è un album dalle mille sfumature, il cui nome non sarà stato scelto poi a caso. Alessandra Amoroso si dimostra ancora una delle cantante più forti sul panorama italiano: per la voce, per l’intensità e la verità nelle parole e nei gesti. Verità fedele che si rispecchia anche nel lavoro. Perché quando ci metti il cuore, il tutto poi scorre più fluidamente. Alessandra Amoroso rimane Alessandra Amoroso, quindi, ma va un po’ più in là, che poi è la cosa che alla lunga fa la differenza. Un disco che fa sentire capiti, un po’ meno soli, che ti scalda: adatto per questo lungo inverno, di certo non facile, ma anche per la prossima primavara, che risveglia la natura e noi stessi. Un po’ così.

Il Podio Gialloblù di Juve Stabia – Melfi 1 – 1

Il Romeo Menti resta tabù per la Juve Stabia, che nemmeno nel primo match del girone di ritorno riesce a centrare i tre punti nello stadio di casa.

Campionato Lega Pro, Girone C, 16/01/2016, Juve Stabia – Melfi 1 – 1

PODIO

Medaglia d’oro: a Pietro Arcidiacono, che centra il quarto gol in campionato. L’esterno siciliano si conferma fondamentale per le sorti delle Vespe, anche in un momento dove la brillantezza non è ai massimi livelli. Biccio infatti, insieme a Nicastro, con i suoi gol sta sopperendo, per quanto possibile, alla mancanza di un attaccante di livello e tenta come può di tirare fuori la Juve Stabia dalla zona pericolosa della classifica. E’ proprio il numero 7 a sbloccare il match con un bel piatto destro sotto misura che beffa Santurro e che sembra far presagire finalmente una vittoria casalinga. Purtroppo la sfortuna e le amnesie difensive si abbattono ancora una volta sulla squadra di Zavettieri, che comincia con un misero 1 a 1 un girone di ritorno che deve segnare un ritmo diverso rispetto a quello appena terminato. A prescindere dai risultati, le prestazioni di Arcidiacono sono sempre fatte di corsa, sacrificio, cuore e, sempre più spesso, assist e gol, rappresentando una delle poche certezze da cui ripartire.

Medaglia d’argento: a Luigi Carillo, autore di un ottimo esordio in campionato. Il difensore classe 1996, chiamato a sorpresa da Zavettieri a sostituire Migliorini, dimostra personalità e sicurezza nell’affiancare Polak come centrale di difesa. Raccogliere l’eredita di un predestinato come Migliorini non è certo facile, ma Carillo non accusa la pressione e si disimpegna bene tutte le volte in cui è chiamato in causa. Nonostante le lunghe leve, il giovane difensore dimostra tempismo e grinta nell’andare a chiudere più volte in scivolata i suoi avversari, scegliendo sempre il tempo giusto per l’intervento. Al contrario, Carillo sbaglia qualche lancio di troppo in fase di costruzione, ma considerando la giovane età e i margini di miglioramento, i suoi sono errori assolutamente giustificabili. Ovviamente la partenza di Migliorini impone l’arrivo di un difensore di livello, ma la partita di oggi ha dimostrato che dietro i titolari c’è un giovane centrale che potrà dire la sua e dare una grossa mano alla squadra.

Medaglia di bronzo: a Tommaso Cancellotti, nonostante l’espulsione del finale. Il cartellino rosso rimediato a partita ormai terminata potrebbe, ma non deve, andare ad intaccare la positiva valutazioni della prestazione del terzino, che si è ben disimpegnato sia in fase di spinta che di copertura. Nel primo tempo sono le sgroppate tambureggianti proprio di Cancellotti che mettono maggiormente in difficoltà i lucani; il numero 2 rifornisce di cross e passaggi i compagni d’area di rigore che solo per pochi centimetri non riescono a capitalizzare gli assist del terzino. Dal punto di vista difensivo Cancellotti tiene testa bene ad un cliente difficile come Soumarè e dimostra intelligenza nella visione del match. Nella prima frazione Cancellotti spende bene l’ammonizione che gli costa la squalifica contro il Lecce, fermando proprio l’esterno del Melfi lanciato a rete. Allo stesso modo, nel finale, è sempre il terzino umbro a bloccare con un fallo tattico l’ultimo contropiede degli ospiti innescato da una punizione battuta male da Arcidiacono. Nel complesso la partita di Cancellotti risulta positiva, anche al netto dell’espulsione ottenuta nell’interesse della squadra.

CONTROPODIO

Medaglia d’oro: alle troppe occasioni sciupate nel primo tempo. Le Vespe oggi hanno avuto forse il miglior approccio al match della stagione, schiacciando subito il Melfi nella propria area di rigore e creando tante palle gol. Dopo il vantaggio di Arcidiacono le possibilità di raddoppiare subito sono state molte, ma l’imprecisione, la sfortuna e le parate del portiere ospite, hanno impedito alla Juve Stabia di mettere la partita in discesa. Prima Contessa con un colpo di testa finito alto, poi Nicastro anticipato sul più bello e ancora Obodo e sempre Nicastro, nella seconda occasione dalla distanza, non sono riusciti a tramutare in gol le tante occasioni create. Anche nella ripresa le Vespe non hanno capitalizzato le occasioni create (una clamorosa sui piedi di Favasuli), rischiando di subire il gol beffa nel finale. Purtroppo la Juve Stabia ha creato così tanto solo oggi, proprio quando il nuovo acquisto Stefano Del Sante è stato messo K.O da una forte influenza prima del match. Probabilmente con l’attaccante ex Pavia in campo almeno una delle tante palle gol create sarebbe finita in rete.

Medaglia d’argento: alla paura che ha assalito la squadra di Zavettieri dopo il pareggio di Herrera. Subita la rete che ha portato il Melfi all’1 a 1, i ragazzi di Zavettieri hanno intravisto i fantasmi di una stagione tribolata e sfortunata, lasciandosi prendere dal panico e smettendo quasi di giocare. Uno stadio semivuoto e non più trascinatore, una classifica al di sotto delle aspettative, tanti uomini chiave fuori, hanno fatto il resto, mandando la squadra in confusione e facendole rischiare in più occasioni di passare in svantaggio. Per almeno 15 minuti il Melfi è arrivato palla al piede fin nell’area stabiese, prima di essere fermato o di concludere fuori misura. Proprio per arginare momenti e situazioni così difficili, diventa fondamentale il recupero di Maiorano che, se perfettamente ristabilito dall’infortunio che lo ha tenuto fuori a lungo, deve assolutamente trovare più spazio, già dalla prossima, difficilissima, gara contro il Lecce di Braglia.

Medaglia di bronzo: al duo Gatto – Gomez, del tutto inconsistente quando è stato chiamato in causa. Sia chiaro, la mancata vittoria non è imputabile ai due giovani attaccanti, ma il loro spezzone di gara è stato francamente, e per l’ennesima volta, deludente. Gomez ci fa dire sempre le stesse cose: la punta nativa di Vico non riesce mai a prendere posizione sull’avversario, facendosi sopraffare fisicamente ed in velocità. L’italoargentino non mostra mai una giocata che abbia malizia, grinta, corsa, restando invece fermo ad attendere il passaggio illuminante dal resto dei compagni. Considerazioni diverse ma stesse conclusioni per Gatto. La punta ex Hellas, al contrario di Gomez, gioca sì con malizia e determinazione, ma solo fini a se stesse. L’impegno viene messo più a battibeccare con avversari e arbitro che a portare avanti la squadra. L’atteggiamento errato è emblematico quando Gatto, nel tentativo di rincorrere un avversario in contropiede, rallenta e addirittura si ferma per calciare fuori un secondo pallone che era in campo, lasciando così campo libero all’avversario. Non ci saremmo certo aspettati la doppia cifra dalle giovani punte a disposizione di Zavettieri, ma almeno un maggiore senso di responsabilità in una situazione così difficile, sì.

Raffaele Izzo

Le foto di Juve Stabia 1 – Melfi 1

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Guarda le foto realizzate dal nostro fotografo Raffaele Verdoliva, che ci racconta così il pareggio della Juve Stabia con il Melfi.

Juve Stabia Melfi 

Davanti a circa 700 spettatori presenti allo stadio “Menti” di Castellammare di Stabia la Juve Stabia non riesce a conquistare i tre punti nella prima gara tra le mure amiche del girone di ritorno. Continua quindi la sindrome del pareggio per la Juve Stabia che non va oltre l’1 a 1 nella partita disputata quest’oggi tra le mura amiche con il Melfi di Mister Ugolotti. Le Vespe in stagione hanno vinto solo una partita in casa con il Catania dell’ex Pancaro. Juve Stabia oggi ha dovuto fare a meno di Del Sante, Ripa e Celin per problemi fisici e di De Risio, Vella e Migliorini per le trattative del calciomercato.

Oltre alle azioni del match abbiamo fotografato il pubblico sugli spalti, cerca la tua foto e richiedici l’originale per e-mail:redazione.sportiva@vivicentro.it

Clicca qui per vedere le foto

V. Lanciano-Pro Vercelli 1-0: i frentani non mollano

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Nonostante la situazione in casa frentana sia da allarme rosso (problemi societari, esodo di calciatori, tensioni nella piazza, ecc…), la squadra in campo, oggi, ha dato un segnale forte. La formazione di D’Aversa, infatti, è riuscita a battere di misura la Pro Vercelli con il risultato di 1-0, al termine di una gara tutto cuore  e grinta da parte della squadre abruzzese, che ha giocato con un uomo in più per l’espulsione di Scavone, avvenuta a fine primo tempo . Match winner dell’incontro è stato Di Francesco, che all’86’ ha regalato la gemma che ha permesso al sodalizio frentano di avvicinarsi alla zona play-out, che ora dista solo due punti. Sabato, “”drammatico” scontro salvezza in casa dell’Ascoli, che precede gli abruzzesi di appena 2 lunghezze. I marchigiani, tuttavia, dovranno disputare il proprio turno di campionato lunedì a Chiavari, contro la Virtus Entella. La sfida in terra marchigiana si prevede molto attesa e combattuta. La Virtus Lanciano è ancora viva. Gli avversari dei frentani sono avvisati.

VIRTUS LANCIANO: (3-5-2) Casadei, Aquilanti, Amenta, Boldor; Salviato (28′ st Di Matteo), Di Francesco, Bacinovic (1′ st Zè Eduardo), Vitale (37′ st Ferrari), Mammarella; Padovan, Marilungo. All. D’Aversa

PRO VERCELLI: (4-2-3-1) Pigliacelli; Bani, Coly, Legati, Filippini; Scavone, Castiglia, Germano, Di Roberto; Rossi (35′ st Ardizzone); Marchi (22′ Beretta). All. Foscarini

Arbitro: Marini di Roma (Tolfo di Pordenone-Rocca Di V.Valentia- Proietti di Terni)
Reti: 41′ st Federico Di Francesco
Note: Espulso: 45′ Scavone per doppia ammonizione; Ammoniti: Bacinovic,Filippini; Recupero: 1’pt

LE PAGELLE delle vespe al termine di JuveStabia-Melfi (1-1)

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Ennesimo pareggio per la Juve Stabia, la quale al Romeo Menti non va oltre l’1-1 nel match contro il Melfi di Ugolotti, capace di pareggiare con Herrera l’iniziale vantaggio di Arcidiacono.

Ecco le nostre pagelle delle vespe:

  • POLITO 6: Non è chiamato a grandi interventi quest’oggi, sopratutto a causa della scarsa mira degli avanti lucani.
  • CANCELLOTTI 5: Partita discreta la sua, sul voto grava l’espulsione nel finale.
  • POLAK 6: Partita ordinata la sua, pochissime sbavature.
  • CARILLO 6.5: Tanta personalità per il giovanissimo difensore, all’esordio quest’oggi.
  • LIOTTI 5.5: Soffre le scorribande di Herrera e soci.
  • (GOMEZ 5.5: Ci prova a dar fastidio alla difesa avversaria, ma i risultati non sono quelli sperati.)  
  • OBODO 6: Qualche imprecisione di troppo quando si è trovato a ridosso dell’area avversaria, meno sradica palloni del solito a centrocampo.
  • FAVASULI 5: Fuori tempo in tante occasioni, ha bisogno di rifiatare.
  • CONTESSA 5.5: Nervoso sin dall’inizio, prova qualche percussione fine a se stessa, lontano dagli standard della passata stagione.
  • (GATTO 5: ABULICO!)
  • BOMBAGI 5.5: Lontano dalla condizione fisica migliore, prova qualche tiro dalla distanza ma niente di trascendentale.
  • (ROMEO: SV).
  • ARCIDIACONO 6.5: Autore del gol del vantaggio, porta brio in attacco anche se spesso s’intestardisce con il pallone.
  • NICASTRO 6: Gioca come terminale offensivo nel primo tempo e cerca il gol in varie occasioni, nella ripresa passa a destra e si eclissa. 

Melfi – Guido Ugolotti: Sono soddisfatto del match dei miei ragazzi. (VIDEO)

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Al termine del match tra Juve Stabia e Melfi (1-1), abbiamo intervistato l’allenatore del Melfi, Ugolotti.

Ecco le parole 

Ugolotti (allenatore Melfi): Sono soddisfatto del match dei miei ragazzi.  Certo all’inizio siamo rimasti sorpresi dal modulo della Juve Stabia, ma poi abbiamo preso le misure e abbiamo anche creato non pochi problemi agli avversari. Fa piacere sia il punto portato a casa, importante per la nostra classifica, e sia per il morale, che sicuramente salirà dopo un gara così ben giocata. 
Herrera e Sumarè sono stati certamente tra i migliori in campo ma preferisco elogiare tutta la squadra perché questo risultato è frutto del lavoro di tutti noi. 
Per ciò che riguarda l’espulsione di Di Nunzio, preferisco non commentarla; dico solo che a mio avviso pochi minuti prima era avvenuto un episodio simile, ma a nostro vantaggio, non sanzionato dall’arbitro.

 

Pescara-Livorno 2-1: Oddo raggiante, Mutti si lamenta dell’arbitraggio

Raggiante a fine gara, il mister del Pescara, Massimo Oddo, che con il suo Pescara è riuscito ad acciuffare un successo all’ultimo minuto: “Si tratta di un risultato molto importante che ci permette di salire al terzo posto. Guai – ammonisce il tecnico abruzzese – adagiarsi sugli allori. Il campionato è difficile e pieno di insidie. Ci siamo messi alle spalle squadre che hanno tutti i numeri per vincere il campionato.”

Riguardo la gara odierna, continua: “La partita, dopo la nostra superiorità numerica, si era incanalata su binari difficili, dal momento che il Livorno ha chiuso tutti gli spazi. Per fortuna ho allargato il gioco, ed anche se Lapadula non ha disputata la migliore partita della sua stagione, sono saliti sugli scudi i brevilinei come i vari Mitrita, Verre, Benali e Caprari. Sono soddisfatto sia della prestazione che del risultato. Ora a Perugia ci attende una trasferta difficile. Cercheremo di prepararci al meglio.”

Bortolo Mutti, tecnico dei toscani, si presenta in sala stampa scuro in volto: “Ci siamo preparati per due settimane per giocare con questo modulo, per, poi, rimanere in dieci dopo appena 3′. Non lo so cosa dire… Gli episodi arbitrali ci penalizzano da diverse giornate. A Lanciano ci hanno dato contro un rigore incredibile, oggi l’espulsione ritengo sia molto dubbia, come il primo rigore. Sono contento della prestazione, perchè ci stavamo difendendo con ordine. La nostra situazione di classifica è difficile, ma sono convinto che ne usciremo. Oggi ho visto tante buone cose da parte della mia squadra. Mi auguro in futuro di avere arbitraggi piu equi. C’è una sorta di accanimento degli arbitri contro di noi.”

IL TEMPO VOLA, MA ADESSO E’ SPALLETTI IL PILOTA

Che maledetta circostanza, lo scorrere inesorabile delle lancette. Romano Battaglia direbbe che “Il tempo è come un fiocco di neve, scompare mentre cerchiamo di decidere che cosa farne”. C’è pure un celebre proverbio che recita: “Il tempo è denaro”. E allora tocca risparmiarlo, specialmente se è il proprio. Vuole partire direttamente con la quinta marcia Luciano Spalletti in questa sua seconda avventura romanista, perché “Bisogna trovare la strada più breve” ha detto oggi in conferenza stampa. “I giocatori non devono avere alibi, abbiamo una sola strada: vincere subito. Le persone che mi hanno salutato all’aeroporto, se così non fosse, mi prenderebbero per le orecchie e mi farebbero fare il giro della città. Certo, ho indubbiamente il vantaggio di conoscere già Roma, ma me lo farebbero fare lo stesso”. Si è presentato così il tecnico di Certaldo, quasi a dire che la pacchia è finita e toccherà lavorare sodo perché “siamo in ritardo! Le altre vanno fortissimo”. Non è cambiato per niente. Stakanovista lo abbiamo lasciato ormai quattro anni e mezzo fa, instancabile lavoratore lo ritroviamo oggi, con qualche ruga in più e la barba forse più canuta. La voglia, però, è rimasta immutata. “Quel 4-2-3-1 vecchie maniere sarà riproponibile, facemmo cose meravigliose con quel modulo, devo dire che alle volte mi sono anche eccitato a vederli andare così forte, ma ora si farà anche qualcosa di diverso. Per una squadra forte occorre un centrocampo forte ed il nostro è fantastico”. C’è spazio anche per una provocazione ai tifosi: “uno stadio con poche migliaia di persone dentro, soprattutto ripensando a quel periodo che facemmo in Champions con il po-po-po-po-po è un quadro desolante. Se non ci sarà questa componente il danno per noi sarà enorme. Visto che mi hanno mandato segnali di affetto, ora i tifosi dovranno sostenermi per questa risalita. Per me domani la Sud sarà piena”. Difficile pronosticare un richiamo della foresta tanto forte da riempire lo stadio, perciò presumibilmente domani non si andrà oltre i 30 mila spettatori ma la scossa che serviva come il pane c’è stata ed ora toccherà anche al pubblico farsi trovare presente per un “Ricominciamo” in grande stile, chè quello urlato in Roma Genoa era solo un antipasto.

Capitolo formazione: la Roma è un cantiere aperto ma possiamo pensare ad un 4-2-3-1 con Szczesny tra i pali, linea difensiva composta da Torosidis, Manolas, Castan (novità rispetto alla precedente gestione tecnica, preannunciata oggi in conferenza) e Digne, la linea di centrocampo possiamo immaginarla composta da De Rossi e Nainngolan con Pjanic alto a dare manforte a Salah e Florenzi e davanti ci sarà Dzeko unica punta (il mister ha detto espressamente che il centravanti bosniaco è adattissimo a giocare sia sul primo che sul secondo palo, in modo da poter sfruttare le cosidette palle filtranti).

Claudia Demenica

Juve Stabia – Pietro Arcidiacono: “Lavoriamo bene ma non gestiamo bene il vantaggio.” (VIDEO)

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Al termine del match pareggiato per 1-1 tra Juve Stabia e Melfi, si è presentato il centrocampista delle vespe Biccio Arcidiacono.

Ecco le parole dell’autore del gol del momentaneo vantaggio:

“Lavoriamo tanto e bene, oggi se avessimo fatto la seconda rete probabilmente ora parleremmo di un’altra partita, purtroppo non gestiamo bene le partite e dopo passare in vantaggio ci facciamo recuperare, dobbiamo lavorare su questo. In occasione del gol ho fatto quello che mi chiede sempre il mister e ho tirato al volo segnando un gol purtroppo inutile. Andare a Lecce ora non è proprio il massimo, purtroppo dobbiamo andare lì in un ambiente difficile e dobbiamo essere uniti per fare bene. I fischi dei tifosi? Comprensibili, Castellammare è una piazza importante e qui si cresce come uomo e come calciatore, mi auguro che la prossima volta siano applausi e non fischi.”

 

Juve Stabia – Luigi Carillo: “Felice per l’esordio, i tifosi devono aiutarci.” (VIDEO)

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Al termine del match pareggiato per 1-1 tra Juve Stabia e Melfi, si è presentato il difensore delle vespe Luigi Carillo, all’esordio stagionale.

Ecco le parole del giovane difensore ex Catania:

“Siamo rammaricati per la gara di oggi, volevamo vincere per tantissimi motivi ma non ci siamo riusciti. I tifosi non devono fischiarci ma starci vicini, la delusione è tantissima e comprensibile ma abbiamo bisogno di loro. L’esordio? Me l’aspettavo, l’ho aspettato tanto e sono felice di questo momento. Migliorini? È un campione e ho imparato tanto da lui e Polak, merita la serie B. Spero il mister mi darà altre occasioni per giocare, io sono pronto a dare una mano alla squadra già da Lecce, dove affronteremo uno squadrone che in casa fa sempre molto bene.”

 

Juve Stabia – Nunzio Zavettieri: “Partita equilibrata. Mi aspetto qualcosa dal mercato” (VIDEO)

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Al termine del match pareggiato per 1-1 tra Juve Stabia e Melfi, si è presentato il tecnico delle vespe Nunzio Zavettieri.

Ecco le parole del tecnico:

“Siamo dispiaciuti per il risultato, nel primo tempo abbiamo giocato una discreta partita, nel secondo tempo c’è stato equilibrio e abbiamo creato poco, anche se credo che ai punti avremmo meritato la vittoria noi. Inizia il ritorno che sarà una battaglia, oggi i miei hanno dato tutto, volevamo vincere ma ancora una volta è arrivato un pareggio frutto di una partita equilibrata. Oggi c’erano tante defezioni che ci hanno frenato, ma fa parte del gioco e bisogna ripartire subito e già a Lecce vogliamo fare punti. Il mercato? Logiudice sa cosa deve fare, mi aspetto qualche innesto perché ora siamo limitati. Carillo? Ottima prova per lui, tanta personalità, può fare bene e dare una mano alla squadra. Ripa? Dovrà operarsi e probabilmente sarà out per mesi, gli faccio un grosso in bocca al lupo.”

 

Pescara-Livorno 2-1: sofferta vittoria di rigore per gli abruzzesi

Con due calci di rigore, e con l’uomo in più per tutta la partita, il Pescara riesce a battere in rimonta il Livorno per 2-1. Gara condizionata dell’espulsione di Emerson al 3′, e da alcune decisioni (leggasi il primo rigore e l’espulsione patita dai toscani), assolutamente discutibili. Quinto successo di fila per gli abruzzesi, che guadagnano la terza posizione in classifica. Il Livorno, invece, precipa sempre di più in classifica, e perde una gara condizionata dal mediocre arbitraggio.

LA CRONACA – Pescara e Livorno si sfidano nella gara valida per la prima giornata di andata del campionato cadetto. Abruzzesi reduci da 4 successi di fila, mentre i labronici non stanno vivendo un momento felice, e sono reduci dal ko di Lanciano, patito prima della sosta invernale. Pescara che si schiera con il modulo 4-3-1-2: Benali agirà alle spalle della coppia offensiva formata da Lapadula-Caprari. Risponde il Livorno con il modulo 5-3-2, con la coppia offensiva formata da Gianmarco Comi, ex Lanciano, e Vantaggiato, ex Pescara. Arbitra Serra di Torino, in un pomeriggio dal freddo pungente.

Al 2′ la partita si mette subito in discesa per il Pescara: Lapadula lanciato a rete viene atterrato al limite dell’area di rigore da Emerson, il quale viene espulso tra le vibranti proteste labroniche. Ne scaturisce una punizione con non sortisce effetto. Al 3′ shot dalla distanza di Zampano, Pinsoglio salva in corner. Ancora il Pescara al 5′ con Lapadula, ma si salva Pinsoglio.

Si tratta del Pescara che fa la partita, mentre il Livorno si difende abbastanza ordinatamente, dopo l’inizio abbastanza al fulmicotone degli abruzzesi. Al 28′ azione insistita del Pescara in area, ma Cocco non riesce a concludere da posizione favorevole.

il Pescara soffre l’ottima organizzazione difensiva dei toscani. Le azioni offensive degli abruzzesi, infatti, risultano essere perlopiù delle situazioni estemporanee, più che delle vere sortite d’attacco. Al 37′ cross di Crescenzi in area per Lapadula, ma l’intervento di un difensore labronico è provvidenziale.

Al 40′ Pescara vicinissimo al vantaggio: terzo tempo che sembra essere vincente di Benali, ma Pinsoglio si supera, deviando in corner la pericolosissima conclusione. Il primo tempo finisce con una punizione di Lapadula, parata sempre dall’attento Pinsoglio. 0-0 al termine di una prima frazione condizionata dall’espulsione di Emerson, e con un Pescara che non è riuscito, almeno fino ad ora, ad approfittare della superiorità numerica.

Nella seconda frazione, il leit-motiv della gara non cambia: Pescara in attacco, alla ricerca della rete del vantaggio e Livorno che si difende. Al 55′, però, Livorno inaspettatamente in vantaggio: cross di Vantaggiato per Moscati, il cui colpo di testa batte Fiorillo, forse troppo fuori dai pali nella circostanza, per il vantaggio labronico. Al 65′ il Pescara raggiunge il pari con un calcio di rigore, molto dubbio, assegnato per un fallo su Lapadula, il quale, prima di subirlo, ne aveva commesso uno a sua volta. Cocco dal dischetto pareggia i conti. Prima rete stagionale per l’attaccante di origine sarda. 

Al 70′ si vede il Livorno con una punizione dalla distanza di Vantaggiato dalla distanza, che termina completamente fuori target. La rete del pari ha dato coraggio agli abruzzesi, che sono tornato ad attaccare a testa bassa. Al 76′ guizzo in verticale di Lapadula, ma la conclusione dell’attaccante scuola Juventus, viene bloccata dal sempre attento Pinsoglio.

All’82’ shot dalla distanza di Caprari, ma senza esito alcuno. All’84’ è Mitrita a provarci dalla distanza, ma la sua conclusione è centrale, facilmente parata da Pinsoglio. All’88’ buona occasione per il Pescara con Mitrita, il cui tiro dalla distanza viene parato da Pinsoglio. Nei minuti di recupero Lambrughi atterra Caprari, e secondo calcio di rigore per il Pescara: Caprari sigla la rete del 2-1, risultato con il quale si conclude la gara.

 

 

 

 

 

PESCARA – 4-3-1-2 Fiorillo, Fornasier, Zampano, Campagnaro, Crescenzi, Verre, Benali, Caprari, Cocco (dall’82’ Cappelluzzo), Mandragora (dal 55′ Mitrita), Lapadula (dal 90′ Bruno). All. M. Oddo.

LIVORNO – 5-3-2 Pinsoglio, Ramos Borges Emerson, Regoli, Ceccherini, Vergara, Moscati, Lambrughi, Luci, Comi (dal 10′ Jelenic), Vantaggiato, Palazzi (dal 71′ Biagianti). All. B. Mutti.

ARBITRO: Serra di Torino

RETI: 55′ Moscati, 65′ Cocco (R), Caprari (R)

AMMONITI: Mandragora, Lambrughi

ESPULSI: Emerson

CHRISTIAN BARISANI

Rafael rifiuta il Carpi: la classifica inibisce il brasiliano

Non ci sarà il Carpi nel futuro di Rafael. Secondo quanto riporta TuttoNapoli, infatti, il brasiliano non sarebbe convinto della destinazione. Non per il progetto tecnico o la società, piuttosto per la posizione in classifica, che costringerebbe il portiere ad inseguire e non a rilanciarsi, nella massima tranquillità. Per questa ragione, il ragazzo e Giuntoli si starebbero guardando intorno, per una soluzione che accontenti entrambe le parti. 

Serie A in campo a Santo Stefano, Aurelio De Laurentiis contro la proposta avanzata in lega

Rivoluzione in seria A. Ieri il consiglio di lega si è riunito a Milano per decidere l’inizio e la fine del prossimo campionato e per discutere sulla nazionale, ma non solo. S’è parlato, infatti, anche della possibilità di far giocare il massimo campionato italiano il 26 dicembre, a Santo Stefano, così come la Premier League e la serie B. Molti i club favorevoli al cambio- Inter, Milan, Juventus in primis- altri contro. In particolare il Napoli, con Aurelio De Luarentiis che non vorrebbe giocare durante le vacanze natalizie onde evitare un intreccio col suo cintepanettone che, generalmente, esce nelle sale proprio in quei giorni.  

Juve Stabia – Melfi: la cronaca testuale

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Le Vespe cominciano il girone di ritorno al Menti contro la squadra di Ugolotti. Per la squadra di Zavettieri da registrare l’assenza di Del Sante causa febbre e la scelta del baby Carillo per sostituire Migliorini, ceduto all’Avellino.

Juve Stabia (4-2-3-1): Polito, Cancellotti, Liotti, Obodo, Polak, Carillo, Arcidiacono, Favasuli, Nicastro, Bombagi, Contessa. A disposizione di Mister Zavettieri: Russo, Romeo, Maiorano, Carrotta, Del Prete, Gatto, Gomez, Caserta, Ripa, Mascolo.

Melfi (4-3-3): Santurro, Annoni, Amelio, Maimone, Colella, Di Nunzio, Soumarè, Finazzi, Masini, Herrera, Londo. A disposizione di Mister Ugolotti: Gagliardini, Scognamiglio, De Montis, Zane, Prezioso, Annese, Tortolano, Canotto.

Ammoniti: Cancellotti (JS), Carillo (JS), Favasuli (JS), Nicastro (JS)

Espulsi: Di Nunzio (M), Cancellotti (JS)

Spettatori: 697

PRIMO TEMPO

Minuto 1: Striscione di saluto della Curva Sud per lo storico tifoso delle Vespe Lelar, scomparso nelle scorse settimane.

Minuto 4: Piatto destro di Obodo su sponda di Arcidiacono; parata senza affanni per Santurro.

Minuto 9: GOOOOOL JUVE STABIA!!! Cross velenoso di Contessa dall’out mancino, indecisione di Santurro e tap-in sotto misura di Biccio Arcidiacono che porta in vantaggio le Vespe.

Minuto 12: Occasione per il raddoppio delle Vespe. Stavolta il cross e di Cancellotti per l’incornata di Contesa che finisce di poco sopra la traversa.

Minuto 14: Ancora Juve Stabia tambureggiante. Grande azione di Cancellotti che va la cross basso ma Nicastro è anticipato sul più bello da Di Nunzio.

Minuto 18: Melfi pericoloso. Su corner degli ospiti l’ex Di Nunzio stacca di testa, palla di poco a lato.

Minuto 19: Gran sinistro dai 25 metri di Nicastro e grande intervento di Santurro.

Minuto 30: GOL MELFI. Pareggio dei lucani con Herrera che beffa Polito con un rasoterra velenoso e deviato da Carillo.

Minuto 40: Bel destro a giro di Bombagi che costringe Santurro alla deviazione in corner.

Minuto 42: Palla sanguinosa persa da Bomagi che innesca il contropiede di Herrera; il destro dell’attaccante del Melfi fa la barba al palo alla sinistra di Polito.

SECONDO TEMPO

Minuto 6: Destro dal limite dell’area di Bombagi; palla che sfiora il palo alla sinistra di Santurro.

Minuto 8: Occasione per Favasuli che fallisce un vero e proprio rigore in movimento facendosi ribattere la conclusione da un difensore del Melfi.

Minuto 11: Zavettieri spinge per arrivare al gol inserendo la punta Gomez per Liotti.

Minuto 25: Pressing delle Vespe. Palla di Arcidiacono per Bombagi che viene agganciato in area mentre carica il tiro. Per l’arbitro è solo corner.

Minuto 27: Proprio Bombagi esce per far posto a Gatto.

Minuto 32: Contropiede pericolo del Melfi vanificato da Herrera che tenta la soluzione personale anziché

servire il compagno libero.

Minuto 37: Ci prova Polak di testa su corner di Arcidiaco, palla oltre la traversa.

Minuto 48: Espulsione per Di Nunzio, reo di aver rifilato una gomitata a Gomez

Minuto 49: Punizione da horror battuta da Arcidiacono che innesca il contropiede del Melfi, Cancellotti costretto al fallo da ultimo uomo ed alla seconda ammonizione per fermare la ripartenza ospite.

Finisce 1 a 1 tra Juve Stabia e Melfi. Le Vespe non rompono il tabù della vittoria al menti, arrivata solo una volta in stagione.

 

Dall’Olanda- Napoli, forte su Bazoer: l’agente invitato al San Paolo

Nuovo nome per il centrocampo azzurro. Secondo quanto riporta il Telegraaf, il Napoli sarebbe sulle tracce di Riechedly Bazoer, centrocampista dell’Ajax, che tanto sta facendo bene in Eredivise. La valutazione del ragazzo si aggirerebbe intorno ai 25 milioni euro: tanti, forse troppi, per Giuntoli&Co. Intanto, però, la società partenopea avrebbe invitato l’agente del calciatore questa sera al San Paolo. ADL ne approfitterà per stringere ancor di più i rapporti con l’entourage e il calciatore, in vista, poi, del prossimo giugno.