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La grande paura dell’orso FRANCESCO GUERRERA*

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«Esce, inseguito da un orso». Serve la didascalia più famosa ed enigmatica di William Shakespeare, in «Il racconto d’inverno», per spiegare questo momento di panico nella finanza mondiale. Gli investitori sono paralizzati dalla paura di un «bear market», un mercato dell’orso.  

Un mercato dell’orso che sta sbranando diversi mercati allo stesso tempo: dalle azioni alle obbligazioni, dal petrolio ai metalli pregiati, dalla Cina all’America.  

La legge del capitalismo detta che quando un investitore voglia vendere un bene ce ne siano altri disposti a comprarlo a un determinato prezzo. Le crisi accadono quando quasi tutti gli investitori voglio vendere e nessuno vuole comprare. Come nel 2008, quando il crollo di Lehman Brothers provocò il collasso dell’economia mondiale. 

Non siamo ancora ai livelli disperati del dopo-Lehman ma, dopo quasi due mesi di passione, ci sono parecchi mercati che stanno uscendo dalla norma, inseguiti da orsi grandi, aggressivi e affamati di sangue.  

Venerdì mattina, ho chiamato un investitore che non si ferma mai, uno stakanovista dei mercati che di solito vende e compra azioni dalla mattina alla sera. Mi ha risposto dalla macchina, in viaggio verso il Sud dell’Inghilterra con la famiglia. «Mi sono preso un weekend lungo», mi ha detto. «Non c’è niente da fare in questi mercati». 

Siamo nel mezzo del peggiore terremoto finanziario dai tempi della crisi del 2008. Ma a differenza di quel crollo – che fu causato da un’esplosione insostenibile nel debito di consumatori e banche, amplificata da errori di governi e banche centrali – gli scompensi odierni non sono il prodotto di un problema solo. 

«E’ la convergenza di fattori diversi ma tutti pericolosi», mi ha detto un dirigente di uno dei più grandi fondi d’investimento mondiali la settimana scorsa mentre guardava i mercati europei sciogliersi come neve al sole. 

Io citerei cinque ragioni dietro il profondo malessere dei mercati.  

La Cina è vicina. Troppo vicina e troppo importante per gli Usa e l’Europa. L’ascesa stratosferica di Pechino nella galassia dell’economia mondiale fa sì che quando la Cina ha il raffreddore, il resto del mondo si prende l’influenza. Il rallentamento, naturale ed inesorabile dell’economia cinese riduce la crescita globale. Pechino ci ha messo del suo, con errori clamorosi nel controllo dello yuan che hanno fatto scappare investitori e impaurire i governi occidentali. 

La salute del sistema bancario. E’ un paradosso del dopo-crisi: i governi e i regolatori hanno spinto le banche a costruire muri di capitale per evitare i collassi del passato. Ma il costo di quegli edifici sta riducendo gli utili e rendendo difficile la vita di amministratori delegati, impiegati e azionisti.  

Da due settimane, le paure hanno raggiunto livelli altissimi: è possibile – si chiedono gli investitori – che le banche non abbiano soldi per pagare gli interessi sulle proprie obbligazioni? Questa settimana, Deutsche Bank e Société Générale, due colossi europei, sono state costrette a dire esplicitamente che avevano ampi mezzi per saldare i conti. Deutsche ha addirittura deciso di comprare e ritirare 5,4 miliardi di dollari di debito, una mossa disperata, dettata solamente dai patemi del mercato. 

L’impotenza delle banche centrali. Le cose belle durano poco e pure le cose così-così non durano per sempre. Il torrente di stimolo scatenato dalle banche centrali americana, europea e giapponese per tenere i tassi d’interesse bassi è ormai secco.  

Lo ha spiegato bene Michael Harnett, il capo della ricerca di Bank of America Merrill Lynch, in una durissima nota uscita giovedì scorso. Secondo Harnett, «gli investitori si stanno ribellando» allo stimolo delle banche centrali. Dopo 637 tagli ai tassi d’interesse da parte delle banche centrali dai tempi del crollo di Bear Stearns nel marzo del 2008, dopo più di 12 mila miliardi di dollari immessi nei mercati, l’economia mondiale non cresce e gli investitori hanno capito che Mario Draghi, Janet Yellen e compagnia non hanno più munizioni. 

Le politiche monetarie europee e giapponesi fanno male alle banche. I tassi bassi sono la kriptonite delle banche, perché non permettono di guadagnare soldi sulla differenza tra il prezzo del denaro che prendono in prestito e quello che danno in prestito. Ma negli ultimi mesi, la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone (e pure quella svizzera e quella svedese) hanno fatto di peggio: hanno spinto i tassi sotto lo zero. Gli interessi negativi sono una tassa sulle banche. Gli investitori questo lo sanno e stanno scappando dalle azioni delle società finanziarie. 

L’incertezza regna sovrana. In politica, le vecchie certezze non contano più. In America, non è impossibile prevedere una campagna presidenziale tra il populismo aggressivo di Donald Trump e il socialismo impraticabile di Bernie Sanders. In Europa, i prossimi mesi saranno dominati dal referendum britannico sulla permanenza nell’Unione Europea, che potrebbe portare al divorzio di uno dei paesi più importanti del continente. E il Medio Oriente rimane un vulcano attivo e pronto ad eruzioni. 

I mercati odiano l’incertezza e in questo momento sono circondati da un mare magnum d’incertezza. 

Ci sono speranze? Senza dubbio. C’è chi pensa che i mercati delle ultime settimane siano troppo pessimisti. Che si stiano comportando come se il mondo stesse per ricadere nella recessione, ma in realtà le economie-guida continueranno a crescere nel 2016 e nei prossimi anni.  

Ed è anche vero che le banche sono molto più preparate a crisi di questo tipo proprio grazie alle regole create dopo la crisi del 2008. E in politica, lo scenario più probabile è che Hillary Clinton sfiderà non Trump ma un moderato come Marco Rubio o un conservatore di ferro come Ted Cruz nelle presidenziali di novembre. E gli investitori continuano a sperare che la Gran Bretagna voti con la testa e non con il cuore e decida di restare nell’Unione Europea.  

Nessuno sa se Shakespeare abbia utilizzato un orso vero o finto – un attore vestito da orso – nella prima del «Racconto d’Inverno» nel 1611. Nel 2016, non sappiamo se questo sia un mercato dell’orso vero o finto, un malessere passeggero o una malattia cronica. Anche questo è incerto. Ma fino a quando non è chiaro, occhio agli orsi e agli investitori in fuga. 

* Francesco Guerrera è il condirettore e caporedattore finanziario di Politico Europe a Londra  / lastampa

 
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Liberalismo cercasi con urgenza MASSIMILIANO PANARARI*

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Nuove sono le mappe politiche dei nostri anni. E anche se le geografie non si sono stabilizzate, uomini politici e analisti si trovano a fare i conti con temi molto diversi da quelli che avevano contraddistinto la battaglia delle idee e la lotta politica lungo il Novecento. Tematiche, va sottolineato, sempre più spesso trasversali rispetto all’asse sinistra-destra, e capaci di mobilitare singoli e gruppi (cosa che le tradizionali narrazioni ideologiche ammaccatissime, o definitivamente archiviate, non sono più in grado di fare) sulla base di questioni valoriali o delle sensibilità intorno a quella che il sociologo Anthony Giddens ha definito la «politica della vita». Vale per l’aspro dibattito sulle unioni civili in corso in Italia, come per il ritorno sulla scena elettorale degli evangelici pro-life corteggiati dai competitor delle primarie del partito repubblicano americano.  

L’oggetto del contendere si sposta su un terreno che si colloca a metà tra lo stile di vita e il patrimonio di concezioni etico-morali considerate come non negoziabili. Sono nuovi terreni post-ideologici all’insegna di fratture e cleavage (come li chiamano gli scienziati della politica) simbolici inediti. Ma la battaglia torna, proprio come in un certo passato, a essere ultimativa, negli Stati Uniti come nel nostro Paese. In Italia, in particolare, la spiegazione di questo contrasto modello «madre di tutte le battaglie» intorno al ddl sulle unioni civili rimanda a una serie di stratificazioni storiche e culturali di lungo periodo, che si saldano alle varie paure e inquietudini (reali o infondate) di cui si rivela costellata l’attuale epoca liquida.  

La reazione diventa così quella di rifugiarsi all’interno di una trincea identitaria che consola coloro che vi si sono arroccati, ma non fa avanzare la discussione e la convivenza. E, per di più, si presta a non poche strumentalizzazioni che hanno, in genere, gioco facile perché il nostro Paese è meno moderno – in parti rilevanti della sua società, come nell’organizzazione e nel funzionamento generale dello Stato – di molte altre democrazie rappresentative occidentali. La difficoltà di affrontare la materia dei diritti individuali con le categorie del Secolo breve diventa quindi massima (ed estrema) proprio a casa nostra. Il fatto è che l’arretratezza nazionale nel campo dei diritti civili ha a che fare con l’eredità (di nuovo, trasversale) di quelle culture e subculture politiche egemoni nella storia novecentesca del nostro Paese che, dalla centralità delle masse a quella del gruppo, dal primato della classe sociale alla rivendicazione dell’identità (rigorosamente) collettiva, hanno teso a sacrificare l’individuo e le sue libertà. Queste dottrine e pratiche politiche hanno certamente svolto anche una funzione di incivilimento di una società per tanto tempo arcaica e culturalmente depressa, ma sono sostanzialmente rimaste delle «gabbie fordiste», deliberatamente aliene e spesso nemiche delle istanze di soggettività.  

L a diffusione dei valori post-materialisti ha trovato qui da noi una cultura liberale ancora molto «classica» e, per tanti versi, ottocentesca, che non aveva saputo (né voluto) diventare, in termini di mentalità, un patrimonio condiviso da settori ampi della popolazione. La somma di queste fragilità e dello sgretolamento delle antiche culture politiche ci espone così al rischio del dilagare senza freni della retorica di un nuovo «organismo collettivo» (tornato indistinto e generico, com’era prima delle divisioni sociali del XX secolo), il «popolo», vessillo a disposizione di imprenditori elettorali della paura che, a differenza dei partiti di massa italiani del secondo dopoguerra, hanno ben poco rispetto dei limiti e delle regole della Costituzione. Di fronte alle sfide intrecciate del populismo, del fanatismo e dell’integralismo, servirebbe allora una cultura politica di tipo innovativo, un liberalismo capace di svolgere un ruolo civile e «pedagogico» di educazione al valore prezioso della singolarità e della differenza, e in grado di operare la mobilitazione cognitiva e l’accrescimento delle competenze (sotto ogni profilo) degli individui. Cercasi urgentemente, insomma, un liberalismo positivo e postmoderno.  

* @MPanarari  / lastampa

 
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Allacci… Abusivi. (Lo Piano Santarossa)

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ROMA – La Commissione Lavoro alla Camera, nella sua infinita magnanimita’, sta cercando di trovare il sistema di tagliare le pensioni di reversibilita’ collegandole a l’Isee. 

  • Pensioni di reversibilità, la polemica sui tagli: nasce un fronte del no. (Rita Querzé)
Che cosa comporterebbe questo cambiamento? Se il disegno di Legge venisse approvato, per le pensioni di riversibilita’ conterebbe il reddito familiare e non piu’ quello individuale, in parole povere bisognerebbe considerarle come Prestazioni Assistenziali e non piu’ Previdenziali cioe’ legata ai contributi versati. 
 
Questo tipo di collegamento, e’ stato gia’ fatto con il canone Rai, “fuso” con la bolletta della luce.
 
Questi “allacci abusivi”, rendono chiara la posizione di un Governo che per mantenersi ancora in vita, non sa piu’ da chi attingere denaro.
Matteo Renzi, tentera’ di far cassa sulle spalle delle vedove, questo l’allarme lanciato da Ivan Pedretti segretario della Spi Cgil, un Sindacato che conta piu’ di 3 milioni d’iscritti. 
Se fino ad adesso Pedretti era stato troppo rispettoso nei confronti di questo Governo, oggi ha deciso di alzare i toni, in alcuni frangenti, bisogna mantenere alta la testa per non essere calpestati. 
Altro Ritocco :
Matteo Salvini Segretario della Lega Nord, in merito alla vicenda, si e’ spresso in questi termini : 
“Un Governo che tenta di fare cassa sui morti fa schifo”, parole dure che rendono ancora piu’ chiara la posizione dei Leghisti. Per dovere di cronaca bisogna dire che il suo partito da sempre e’ stato vicino agli interessi dei pensionati, basti ricordare continua Salvini, che Bossi, pur essendo nel partito di maggioranza, rifiutò la riforma delle pensioni facendo cadere il Governo. 
 recitare ancora i versi del magnifico Lorenzo
Se questa piattaforma venisse approvata, migliaia di vedove correrebbero il rischio di perdere non solo la pensione, ma anche anni di contributi versati. Di conseguenza il numero di coloro che vi avranno accesso inevitabilmente si ridurrà, saranno tante le persone che non vedranno più garantito un loro sacrosanto diritto.

In Italia, bisognerebbe cantare in coro la canzone di Bacco, scritta da Lorenzo De’ Medici nel lontano 1400, nella speranza che venga ascoltata da milioni di persone :
                    Quant’e’ bella giovinezza, 
                    che si fugge tuttavia, 
                    chi vuol essere lieto, sia, 
                    di doman non v’e’ certezza. 
 
ndr: si segnala un editoriale di Scalfari del 2 marzo 2014 titolato proprio:
 
    • Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia. EUGENIO SCALFARI*
La sua lettura potrebbe ampliare il “quadro” e far risultare tutto più chiaro.

Pensioni di reversibilità, la polemica sui tagli: nasce un fronte del no. (Rita Querzé)

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Dal pd Damiano a Salvini: non toccatele. Il governo: razionalizzazione per evitare sprechi e vale per il futuro.

«Palazzo Chigi vuole tagliare le pensioni di reversibilità. Un governo che fa cassa sui morti mi fa schifo». Sono 140 caratteri sparati ad alzo zero quelli che ieri il leader della Lega Matteo Salvini ha fatto partire via twitter all’indirizzo della presidenza del Consiglio. Materia del contendere: le pensioni di reversibilità.

Il no di Damiano e di Binetti

Pur con toni diversi, ieri anche Cesare Damiano ha posto il suo altolà: «La delega del governo sul sostegno alla povertà prevede la possibilità di tagliare le reversibilità – ha rimarcato il presidente della commissione Lavoro della Camera –. Non è accettabile. La previdenza non può essere una mucca da mungere». A completare la trasversalità dell’allerta Paola Binetti, Area Popolare: «La proposta di legare all’Isee le pensioni di reversibilità va approfondita».

La partita della commissione

Nella serata di ieri palazzo Chigi ha precisato che «se ci saranno interventi di razionalizzazione saranno solo per evitare sprechi e duplicazioni, e riguarderanno solo le prestazioni future, non quelle in essere». Ma facciamo un passo indietro. A far scattare l’«allerta reversibilità» è stato l’arrivo in commissione Lavoro della Camera della delega del governo sul sostegno alla povertà. Il testo prevede di riformare i criteri (di reddito e/o patrimonio) che permettono l’accesso a determinate misure, tra cui anche l’integrazione al minimo oltre alla reversibilità. Una delle ipotesi è quella di legare la reversibilità alla parte dell’Isee che valuta il reddito (eventualmente inserendo anche soglie patrimoniali elevate).

La posizione dell’Isfol

«Sia chiaro, tutto questo non ha l’obiettivo di risparmiare risorse ma di rendere più giusta l’assegnazione dei fondi», sottolinea Stefano Sacchi, commissario dell’Isfol oltre che ex consigliere del ministero del Lavoro su questa partita. E ancora: «Primo: le pensioni già in essere non sono materia di intervento. Secondo: se in futuro ci fosse qualche risparmio con questa misura sarebbe reinvestito nella lotta alla povertà».

Cambio di criteri

Resta il fatto che i criteri per l’assegnazione della reversibilità in futuro cambieranno. Chi con le regole di oggi aveva il diritto potrebbe perderlo o vederlo ridimensionato. Chi non lo aveva potrebbe acquisirlo. A spezzare una lancia a favore di una razionalizzazione attenta è l’esperto di previdenza Alberto Brambilla: «I casi soprattutto di donne che sposano uomini molto più anziani sono più frequenti. Alcune restano vedove giovani, magari senza figli. È giusto pagare loro la reversibilità da subito? O andrebbe valutata la possibilità di versare l’assegno, come in molti Paesi, quando si raggiunge l’età pensionabile?». Da notare: a oggi il 67% di pensionati di reversibilità gode già di un’altra pensione. Una certezza c’è: la questione continuerà a far discutere.

Si riparte, per con-vincere: Gonzalo piangi adesso, ma poi alza lo sguardo, non è tutto da buttare

Quanto può dire un pianto. Quanto fa capire. Gli occhi si inumidiscono, la vista si abbaglia, la testa sbatte, ma il cuore si sente più forte. Ed e lì, in quell’istante, che si creano le cose più belle, ineffabili, che manca davvero il fiato. E’ in quel momento che un artista si rivela tale. Non è sintomo di debolezza, non lo è mai stato. Ma di sensibilità, perché quello che stai facendo è la tua vita e nessuno può dire che non lo sai fare o che non va bene. Non è facile perdere. Non lo è mai. Soprattutto quando sai che forse non te lo saresti nemmeno meritato. Ma il calcio, come del resto la vita, è fatto così. A volte democratico, a volte spietato. Fatti di momenti indimenticabili e momenti in cui dimenticare è l’unica cosa da fare. Higuain ha pianto. Per la terza volta da quando è a Napoli. L’ha fatto perché sa di non aver dato il meglio, perché se fosse stato in lui, davvero, al centro per cento, la partita sarebbe andata diversamente. E’ non si tratta di un gol all’88esimo su deviazione, ma del fatto di non aver mantenuto la parola e di non aver difeso una città. La pressione, di nuovo, s’è fatta sentire. I vecchi fantasmi sono ricomparsi, le gambe faticavano a fare ciò che la testa comandava. Il primo posto della classifica è perso, il gol è mancato. Tutto è distrutto. I bianconeri possono festeggiare. E invece no. Si parte da capo. Ma insieme. Si riparte. Per convincere, non inteso come acquisire certezze su qualcosa, ma nel senso più profondo del termine. Nel con-vincere, ossia nel vincere insieme. Perché, questa volta, Gonzalo non è di certo solo. Hanno pianto in tanti, ieri sera, con lui, per lui. Un San Valentino particolare per i tifosi azzurri, iniziato in un gelido aereoporto. 3 mila persone che si sono asciugate le lacrime e si sono stretta, per farsi calore, ad aspettare la squadra. Ad aspettare Higuain. E ricordagli che è “un giorno all’improvviso” vale sempre. Non solo quando tutto va bene. Non sappiamo se il sorriso è tornato o se piange, ancora. E Se fa male, ancora. Il tempo oggi non è stato dei migliori e non l’ha favorito. La pioggia ha infastidito ed ha nascosto la realtà. Avrà preferito rifugiarsi nei ricordi, ai tempi andati, nel pensiero di non riuscire mai a fare una cosa di grande e di fallirla sempre quella maledetta occasione della vita. La pioggia, però, passa. La realtà ritorna che nemmeno il diluvio universale può nasconderla. Higuain lo sa, è tempo di scacciar via ogni paranoia. Il domani ritorna sempre e la Juve è passata. La ferita rimane aperta, ma il tempo, almeno quello, c’è. 13 partite. 13 finali per convertire quelle lacrime di delusione in gioia. Il treno passa una volta sola, l’hanno perso, per andare a +5: 1170 minuti sono tanti, come i chilometri da percorrere. Quanto può dire un pianto, allora, quanto potrà significare. Quando a piangere è Higuain, poi, tutto si eleva alla ennesima potenza. 

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Unioni civili, Alfano: “Spero cattodem e grillini facciano saltare adozioni”. PIERA MATTEUCCI*

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Il ministro dell’Interno punta sul ‘no’ alla stepchild adoption. Sulle amministrative a Roma: “Ncd orientato a sostenere Marchini”. Poi ribadisce: “Nessun Paese al sicuro dal terrorismo. Anche l’Italia a rischio esattamente come i Paesi che hanno già subito attentati”

ROMA – La stepchild adoption, che spera salti grazie al parere contrario di cattodem e grillini; l’appoggio di Ncd alla candidatira di Alfio Marchini al Campidoglio e l’importanza di mantenere Schengen. Ma anche il rischio terrorismo, che in Italia è alto come in altri Paesi che già hanno subito attentati, anche se non c’è una minaccia precisa. Angelino Alfano, ospite a ‘in Mezz’ora’ suRaiTre, è tornato ad affrontare i temi che riscaldano il clima politico. E sulle unioni civili ha ribadito: “I diritti sì, l’adozione no”.

Unioni civili. Non tifa perché salti tutto, ma non intende cambiare idea in tema di adozioni: il ministro dell’Interno non fa passi indietro sulla legge sulle unioni civili. “Dipende da cosa faranno i grillini e dal coraggio dei cattodem: io sono a favore dei diritti patrimoniali, ma contrario alle adozioni. Mi auguro si riapra la partita”, ha detto, sperando “che i cattodem abbiamo il coraggio di votare no alla stepchild adoption” ha aggiunto Alfano. E ha detto ancora: ” Renzi ha su un piatto d’argento il ‘sì’ della maggioranza se stralcia la stepchild adoption”. Ma, se la norma dovesse passare nel pacchetto sulle unioni civili, Alfano è intenzionato a proporre il referendum, sottolineando che su questo piano, nel promuoverlo, “non c’è una lesione istituzionale” tra il ruolo come ministro e quello come leader dell’Ncd. Il nodo resta duro da sciogliere e crea tensioni sempre più aspre: se la legge dovesse passare, ci potrebbero essere ripercussioni nella maggioranza e nel governo? “Non sono sicuro, ma non faccio minacce”, ha detto il ministro.

IL DDL CIRINNA’ BIS

Nessuna lezione sulla famiglia. Nessuna replica a quanti hanno insinuato che Ncd avrebbe dato l’ok al disegno di legge Cirinnà in cambio di un pugno di poltrone: “Quando si mescolano malafede e imbecilità difficile replicare”, ha detto il ministro che ha spiegato che avrebbe preferito il rimpiazzo del ministro Maurizio Lupi al ministero per gli Affari regionali mesi fa. Su una cosa, però, non intende accettare lezioni: ricordando le sue posizioni in passato contro la trascrizione delle nozze gay e la teoria gender nelle scuole, “sulla famiglia non accetto lezioni da nessuno”, ha proseguito. “Ci sono divorziati che vogliono spiegarmi come funziona ed atei che vogliono spiegarmi il rapporto con Dio”.

Sanremo e i nastrini. Ha guardato il Festival di Sanremo fino a tarda notte e ha apprezzato i vincitori, ma i nastrini arcobaleno non lo interessano: “La canzone degli Stadio è spettacolare, mi è piaciuta un sacco – ha detto il ministro -. Al festival ci sono state canzoni bellissime come quella di Curreri. Io sono stato sveglio fino alle 2 di notte a seguire Sanremo, ma che vuole che mi interessi dei nastrini, servono solo a fare audience”.

Amministrative. In vista delle prossime elezioni comunali, il leader di Ncd ha affermato di aver “sempre visto con favore la candidatura di Alfio Marchini. Ci riuniremo nei prossimi giorni, ma siamo assolutamente orientati a sostenere Marchini, e non lo facciamo in una logica di partito ma in una logica civica”. Per come è stata amministrata Roma in questi anni, ha aggiunto, “è meglio andare su un civico che con il blocco dei partiti”. Se a Roma il Nuovo centro-destra è orientato a sostenere Marchini, e non il candidato di Berlusconi Guido Bertolaso, a Milano Ncd e Forza Italia sosterranno insieme Stefano Parisi: “Una bravissima personalità che conosco da tempo”, ha detto Alfano, che ha sottolineato. Dunque un riavvicinamento a Fi? “Sulle alleanze per le amministrative decidono i territori”.

Terrorismo. “Abbiamo delle analisi che non lasciano prevedere un clima sereno per gli anni a venire” sul fronte terrorismo. “Abbiamo informazioni che ci spiegano che il rischio è altissimo”, ma non “c’è un allarme concreto e specifico”. Così il ministro degli Interni, Angelino Alfano, è tornato a parlare dell’allerta terrorismo. “Nessun paese è a rischio zero. Ho sempre detto che occorre dire la verità”, ha ripetuto ancora una volta, commentando le parole del premier francese Manuel Valls che aveva parlato del pericolo di grandi attacchi terroristici in Europa. “Negli ultimi 15 anni non è stato risparmiato nessun continente. Non c’è un obiettivo fisso da controllare siamo chiamati a un controllo enorme -ha aggiunto -: nel 2015 abbiamo controllato 86mila persone. Le analisi non lasciano prevedere un clima tranquillo per gli anni a venire. La forza dell’Italia è il lavoro di prevenzione che fin qui ci ha fatto essere Paese sicuro”.

Schengen. Non poche preoccupazioni riguardano il futuro dell’Europa, anche se, secondo Alfano, l’Italia non rischia di essere esclusa da Schengen: “Abbiamo fondata preoccupazione che Schengen salti”, ma “noi non abbiamo il problema di rimanere fuori da Schengen, perché l’Europa senza l’Italia non esiste, non sarebbe neanche un’entità geografica. Siamo un Paese fondatore”. Chiudere le frontiere non può essere la soluzione all’emergenza migranti: “Chiudere Schengen non risolve il problema in Italia e complica l’Europa, noi abbiamo la frontiera marina come la chiudiamo? Noi sconsigliamo la chiusura di Schengen, è più un problema per l’Italia, anche perché chi arriva tende a lasciare il nostro Paese”. Le ultime tensioni con la Ue, poi, non fanno bene al nostro Paese: con Matteo Renzi “non condivido pienamente alcune cose”, ha detto il leader del Nuovo centro-destra. “Penso che in Europa ci sia un grande tavolo dove si negozia ciascuno con il suo interesse nazionale, ma dobbiamo evitrare che salti: non ci guadagniamo granché”.

Renzi e le polemiche. Alfano trova assolutamente ingiustificate le polemiche che riguardano il premier Matteo Renzi sulle banche toscane, ma anche quelle sul nuovo aereo. “Si fa danno non al presidente del Consiglio, ma al Paese”. In merito alla riforma degli istituti di credito, “la mia decisione è favorevole al provvedimento”, ma sulla specifica norma controversa “sentiremo le associazioni del credito cooperativo”. Pretestuoso ogni dibattitosul nuovo aereo: “È un discorso specioso perché se siamo un grande Paese un grande Paese deve avere un aereo per arrivare in Argentina”. E ha concluso: “Sull’aereo di Obama o Hollande non fanno nessuna polemica, ci si appunta su un dettaglio. Questo è un Paese che si è messo a fare le riforme e il presidente del Consiglio ha un aereo più grande, ma che ce frega…”.

*larepubblica

Roma, evasione da Rebibbia: due uomini in fuga

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Hanno tagliato le sbarre del magazzino e poi hanno scavalcato il muro di cita. Erano stati condannati per diversi omicidi. La notizia diffusa dalla Cisl Fns.

Evasione dal carcere romano di Rebibbia. Due uomini sono scappati segando le sbarre di un magazzino e fuggendo via poi a piedi. A diffondere la notizia è stato il segretario generale aggiunto della Cisl Fns, Massimo Costantino, che in un comunicato scrive: “Apprendiamo di una evasione avvenuta poco fa presso l’istituto romano di Rebibbia. Al momento non è stato possibile sapere di più. Due detenuti romeni. Aperte le ricerche con varie unità della polizia penitenziaria e altre forze di polizia”.

I due criminali – che sarebbero stati condannati per diversi omicidi – sono ricercati da agenti e carabinieri. Secondo le prime informazioni i due, intorno alle 19, avrebbero tagliato le sbarre del magazzino e poi sarebbero scappati scavalcando la rete e il muro di cinta del penitenziario per poi darsi alla fuga a piedi lungo via Tiburtina.

L’ultimo precedente risale al Ferragosto scorso quando un giovane scappò dal carcere. Una fuga durata due giorni e finita con l’arresto nella stazione di Milano.

Il 12 febbraio del 2014 invece, quasi due anni esatti fa, furono in due a calarsi con le lenzuola dalle loro celle e a scappare dalla cosiddetta “terza casa” di Rebibbia, l’area in cui sono reclusi i tossicodipendenti. Un caso su cui la procura di Roma aveva aperto un’inchiesta oltre all’indagine interna avviata dal penitenziario per le modalità beffa della fuga.

E ancora: al 14 aprile del 2010 risale la fuga di altri due ergastolani, condannati per omicidio, mai rientrati dal permesso premio di dieci giorni concesso loro per Pasqua dal Tribunale di sorveglianza di Roma.

Nel novembre del 1986 nel carcere romano di Rebibbia fu organizzata la clamorosa evasione in elicottero. Il franco-tunisino André Bellaiche e l’estremista nero Gianluigi Esposito, appesi ai pattini di un elicottero della Croce rossa aiutati dai complici appartenenti a una delle organizzazioni più spietate della mala francese, fuggivano senza lasciare tracce.

Il Podio Gialloblù di Casertana – Juve Stabia 1 – 1

Una Juve Stabia coraggiosa riesce a strappare un punto alla Casertana, la quale si fa rimontare da Diop dopo essere passata in vantaggio con Bonifazi.

Campionato Lega Pro, girone C, 14/02/16, Casertana . Juve Stabia 1 – 1

PODIO

Medaglia d’oro: a Stefano Russo, stilisticamente non perfetto ma estremamente efficace. L’estremo difensore che aveva dovuto abbandonare il posto da titolare per molti mesi a causa di un infortunio alla spalla, torna finalmente a vestire la maglia da numero 1 e ripaga la fiducia concessagli dai Zavettieri con un’ottima prestazione. Russo risponde sempre presente a tutte le chiamate degli attaccanti della Casertana, che in più occasioni vanno vicini al gol, ma gli interventi dell’estremo difensore stabiese sono sempre puntuali e precisi. Solo la rete acrobatica di Bonifazi sugli sviluppi di un calcio d’angolo sfugge ai guantoni del portiere ex Salernitana che, però, ha il grande merito di tenere in partita le Vespe durante il forcing con cui la Casertana cerca di raddoppiare e chiudere i conti. Sono almeno 6 gli interventi decisivi di Russo, di cui quello di piede su De Angelis lanciato a rete e la respinta sul colpo di testa, sempre dell’ex attaccante gialloblù, da applausi. Unica nota stonata della prestazione di Russo è forse la ruggine dovuta ai tanti mesi trascorsi fuori dal campo, che non consente all’estremo difensore di intervenire in modo del tutto sicuro, facendogli preferire in più occasioni la respinta anziché la parata vera e propria. Piccoli difetti che, siamo sicuri, verranno limati di partita in partita.

Medaglia d’argento: ad Abou Diop, croce e delizia dell’attacco stabiese. La pantera nera con il suo ingresso in campo, subito dopo il vantaggio casertano, mette in pratica il piano di Zavettieri, che lo aveva tenuto fuori dall’inizio proprio per sfruttarne la freschezza e la cattiveria con il calare fisico degli avversari. L’attaccante senegalese è bravissimo a crearsi praticamente da solo la rete del pareggio: Diop si avventa sul pregevole lancio di Maiorano prima che la palla sia preda dei centrali della Casertana, e dopo averli sovrastati fisicamente, beffa Gragnaniello in uscita con uno scavetto di destro. Poco dopo, però, Diop si divora un gol di una facilità e banalità clamorosa, sparacchiando alto a pochi metri dalla porta un pallone lavorato egregiamente da Del Sante. L’attaccante ex Lecce, sembra ancora una volta, come nei classici cartoni animati, avere sulle sue spalle da una parte un diavoletto e dall’altra un angioletto: quando a prevalere è l’angioletto nascono gol incredibili, quando invece ha la meglio il diavoletto, Diop dimentica come fare gol. Oggi ci sembra di poter dire che è finita in pari anche tra le due “anime” di Diop.

Medaglia di bronzo: a Stefano Maiorano, che si riprende le redini del centrocampo gialloblù. Il centrocampista di Battipaglia, invocato da settimane per la sua importanza tattica, ritrova finalmente il posto da titolare e, pur non essendo al top della forma, cambia subito il volto del mediana stabiese. Insieme ad Obodo, Maiorano forma una diga difficile da superare per gli avversari e mette la sua intelligenza tattica al servizio della squadra. Maiorano si assume anche la responsabilità di impostare il gioco, nonostante la costruzione non sia una delle sue principali peculiarità, tanto da firmare con un lancio millimetrico l’assist per il pareggio di Diop, scattato sul filo del fuorigioco e premiato dal centrocampista ex Catanzaro. Ora che il recupero di Maiorano sembra definitivamente completato, la Juve Stabia ha finalmente un centrocampista di qualità e quantità da affiancare all’instancabile Obodo.

CONTROPODIO

Medaglia d’oro: a Francesco Lisi, ancora deludente e per nulla propositivo. L’esterno arrivato dal Rimini ha la colpa di lasciare costantemente in inferiorità numerica Contessa, spesso preso in messo dalle ripartenze sull’out mancino della Casertana. La scarsa vena in fase di copertura di Lisi non è compensata, però, da vivacità o intraprendenza offensiva, tanto che l’esterno è sempre facilmente stoppato dai difensori rossoblù. Da censurare, inoltre, è un folle colpo di tacco con cui Lisi, una delle rare volte in cui si disimpegna in fase di copertura, restituisce palla agli attaccanti della Casertana, permettendo loro di ritentare l’assalto alla porta di Russo.

Medaglia d’argento: a Sergio Contessa, in affanno per buona parte del match. Se la catena di sinistra funziona poco la colpa non è soltanto di Lisi ma anche di Contessa, probabilmente non ancora ripresosi bene dai fastidi fisici accusati da qualche settimana. Il terzino non riesce quasi mai nelle sue sgroppate che tante volte creano scompiglio agli avversari, rimanendo quasi sempre bloccato e lasciando gli attaccanti privi di rifornimenti dalla fascia sinistra. Il numero 3 si rende poi protagonista di un errore non da lui, sbagliando un controllo, proprio col sinistro, all’altezza del dischetto, dopo essere stato pescato da Cancellotti, bravo a vedere il taglio del compagno in area di rigore. Contessa pecca anche di lucidità quando stende con una trattenuta vistosissima Giannone in area di rigore, costringendo l’arbitro a decretare il penalty per la Casertana; fortunatamente il guardalinee annulla la decisione del direttore di gara segnalando il fuorigioco dell’attaccante casertano. Una disattenzione, quella di Contessa, che poteva costare carissimo alle Vespe.

Medaglia di bronzo: all’ansia da prestazione che assale gli uomini di Zavettieri sotto porta. E’ incredibile come le Vespe sentano la pressione proprio quando il gol è ormai a pochi passi, se non addirittura centimetri, tanto da sbagliare le più facili delle palle gol. Oggi i due centravanti della Juve Stabia, Del Sante e Diop, hanno fatto a gara nel fallire la palla gol più clamorosa tanto che anche a mente fredda risulta difficile dire quale de due attaccanti abbia commesso l’errore più grossolano. A questi vanno aggiunti gli errori di Contessa, le due zuccate di Romeo messe fuori da ottima posizione ed altre palle gol sprecate. Serve più serenità in zona gol per poter portare a casa vittorie e punti pesanti.

Raffaele Izzo

Niente show, è la tattica a far da padrona. (Pasquale Ammora)

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Doveva essere la partita dell’ anno: in campo due delle migliori squadre in questo momento in Europa, gli occhi di tutto il mondo puntati sullo Stadium di Torino, entusiasmo alle stelle e tutte le premesse per assistere ad un grande spettacolo.

Al contrario le premesse non vengono rispettate e il terreno di gioco si trasforma in una sorta di scacchiera e i 22 calciatori in altrettante pedine e nelle mani dei rispettivi tecnici. La vera partita, infatti, l’ hanno giocata gli allenatori e alla fine ha padroneggiato la maestria tattica di entrambi. Un match equilibratissimo dall’ inizio alla fine che la Juventus si aggiudica grazie ad una conclusione deviata a due minuti dal termine.

Quello che sarebbe stato il copione dell’ intera partita lo si è visto fin dalle prime battute: due squadre che si rispettano, entrambe consapevoli dell’ importanza della posta in palio ed entrambe molto ordinate tatticamente. Due formazioni schierate quasi a specchio: possesso palla del Napoli e linee avversarie molto strette con gli attaccanti bianconeri che si abbassano a dar fastidio ai centrocampisti azzurri; possesso Juventus ed esterni offensivi che si sacrificano in copertura rincorrendo gli esterni avversari lungo le intere fasce. Spazi stretti e intasati: molti errori in impostazione, possesso palla sterile e pochissime occasioni da ambo le parti; insomma una partita statica sotto ogni punto di vista che si sblocca solo nel finale complice una piccola sbavatura della difesa azzurra sulla destra che consente a Zaza di battere a rete grazie a una deviazione fortuita che non lascia scampo a Reina. Del resto visto l’ andamento solo un episodio avrebbe potuto cambiare le sorti della gara.

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CASERTANA-JUVE STABIA: le pagelle di vivicentro (Salvatore Sorrentino)

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Finisce in parità il derby del Pinto tra Casertana e Juve Stabia. Passano in vantaggio i padroni di casa con Bonifazi, pareggiano le vespe con Diop.

Ecco le nostre pagelle delle vespe:

RUSSO 7: Chiamato a sorpresa a difendere i pali delle vespe, tiene bene il campo. Nel primo tempo è incerto in alcune occasioni, nella ripresa risulta decisivo con alcuni interventi importanti. ROMEO 5.5: Partita mediocre per lui, in fase offensiva non si vede praticamente mai, in difesa soffre le scorribande di Giannone e Mancosu. POLAK 6.5: Il migliore della difesa. Chiude benissimo tutti gli spazi e in più occasioni risolve situazioni spinose. NAVRATIL 6: Voto di incoraggiamento. Inizia male la partita ma è prevedibile dopo tanti mesi di inattività. Si riprende nella ripresa e gioca discretamente. CONTESSA 6: Spinge tanto nel primo tempo, nel secondo tempo accusa qualche acciacco e cala vistosamente, gara positiva per lui. OBODO 5.5: Le condizioni del manto erboso non lo aiutano affatto, compie alcuni errori in fase di impostazione. Ammonito, salterà il Martina. MAIORANO 6.5: Bravo sia in fase di rottura che di impostazione, è mancato tantissimo nel girone d’andata. Al bacio l’assist per Diop. (FAVASULI 6: Entra e aiuta a gestire il risultato fino alla fine.) LISI 5.5: Si vede pochissimo, bravo in alcune occasioni a ripartire in velocità ma per adesso non ha ancora fatto vedere le sue qualità. (DIOP 6.5: Segna un gol ma se ne divora un altro. Buono il suo impatto sul match, regala il gol del pari.)CANCELLOTTI 6: Spinge tanto e serve tanti palloni invitati al centro, peccato che gli attaccanti non riescano mai a sfruttare i suoi cross. NICASTRO 5.5: In affanno dopo alcune prestazioni positive, oggi è mancata la sua cattiveria sotto porta, ha bisogno di rifiatare. (LIOTTI: SV) DEL SANTE 5.5: Lotta, si sbraccia e cerca di far salire la squadra con sponde intelligenti, sulla sua partita pesa gravemente la rete divorata in apertura di match, da rivedere sotto porta.

Corvino: “Juve Stabia buona squadra. Non abbiamo mentalità vincente.” VIDEO (Salvatore Sorrentino)

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Al termine del derby pareggiato 1-1 al Pinto tra Casertana e Juve Stabia grazie alle reti di Bonifazi e Diop, la Casertana ha annunciato di essere in silenzio stampa. L’unico a parlare è stato il presidente dei falchetti, Pasquale Corvino.

Ecco le sue dichiarazioni raccolte dalla nostra redazione live al Pinto:

“Abbiamo disputato una gara discreta, volevamo vincere ma è andata così. La Juve Stabia ha meritato il pareggio e abbiamo rischiato grosso in alcune occasioni, su tutte quella di Del Sante. Le vespe sono una buona squadra e ci hanno messo in difficoltà, purtroppo stiamo vivendo un momento di appannamento e stiamo calando un po’. Stiamo dimostrando di non avere la mentalità vincente, dobbiamo acquistarla se vogliamo restare fino alla fine nelle posizioni nobili della classifica. Ringrazio sempre i ragazzi perché non eravamo partiti per quegli obiettivi e ora essere qui fa gola. I risultati delle altre non ci stanno aiutando ma lotteremo fino alla fine per un sogno. Romaniello? Non è in discussione, ripeto che dovevamo solo salvarci e ora stiamo vivendo un sogno. Dobbiamo ripartire da subito.”

Abou Diop: Peccato non aver vinto. Dedico il gol a Manniello.. VIDEO (Raffaele Izzo)

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Riportiamo le dichiarazioni di Abou Diop, autore della rete che ha portato al pareggio la Juve Stabia al Pinto di Caserta.

Abbiamo fatto una grande partita contro una squadra veramente forte e siamo contenti per il punto portato a casa.
Sono doppiamente felice perché il buon risultato è arrivato anche grazie bal mio gol; sono stato bravo as approfittare della distrazione della difesa degli avvesari.
Peccato per le altre occasooni da rete mie e di Del Sante non caoitalizzate, ho fatto del mio meglio ma non sono riuscito ad indirizzare la palla verso la porta. 
Sono felice di essere importante per la squadra, dall’inizio o a partita in corso non fa differenza, l’importante è il risultato di squadra.
È stato bellissimo fare gol sotto il settore dello stadio pieno di nostri tifosi. Speriamo che anche in casa si possa vedere uno stadio pieno. Dedico il gol al Patron Manniello che oggi compie gli anni.

Zavettieri: Finalmente ho visto la cattiveria che volevo.. VIDEO (Raffaele Izzo)

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Al termine del match con la Caserta, Mister Zavettieri si è soffermato ai nostri microfoni.

Ecco le parole del tecnico stabiese:

Sono soddisfatto a metà per il risultato, la differenza l’hanno fatta quei dieci minuti iniziali della ripresa, quando non siamo quasi scesi in campo. Abbiamo però dimostrato di essere vivi ed abbiamo reagito alla grande, sfiorando la vittoria in un campo così difficile. 
Dobbiamo essere bravi ad acquisire maggiore continuità e serenità perché serve a poco fare buoni risultati se poi la partita successiva si sbaglia tutto.
Ho deciso di schierare dall’inizio Navratil per testare quanto egli potrà dare, così come Diop è partito dalla panchina perché lo volevo fresco nella ripresa, sapendo quanto potesse far male agli avversari. 
I complimenti vanno fatti anche a Russo, tornato ai suoi livelli dopo il brutto infortunio. Non è stato facile lasciare in panchina Polito, ma Russo sta bene ed ora merita di giocare, come dimostrato oggi.
Sono felice soprattutto per po spirito ed il coraggio messi in campo, era quellp che volevo.

Clemente Filippi “Dobbiamo ripartire dalla reazione del secondo tempo..” – VIDEO (Raffaele Izzo)

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Abbiamo ascoltato il D.G. delle Vespe Clemente Filippi. Ecco il suo commento dopo io pareggio tra Casertana e Juve Stabia:

Ci troviamo a commentare un risultato importante contro una squadra che si gioca il primato e che ha un organico da categoria superiore.
Fa molto piacere la reazione che c’è stata nella squadra dopo il vantaggio della Casertana ed, anzi, con un pò più di precisione sotto porta avremmo portato i tre punti a Castellammare. 
La Casertana è partita fortissimo nella ripresa e abbiamo rischiato seriamente di capitolare ma siamo stati molto bravi a non perdere la calma e a riprendere il risultato. 
Ringrazio i circa 500 tifosi stabiesi arrivati fin qui per sostenere i ragazzi. Questo non mi sorprende perché lo zoccolo duro del tifo è stato, è e sarà sempre con noi. 
Speriamo di dare continuità a questo importante risultato. 

Ecoturismo, una risorsa da sfruttare

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La Legambiente ha premiato le strutture turistiche italiane più green, ovvero più attente all’ambiente, distribuendo i cosiddetti “oscar dell’ecoturismo”.

Sono stati distribuiti 26 oscar, di cui addirittura nove sono finiti in Emilia Romagana che è stata la regione più premiata.

La Toscana con 6 strutture premiate e Abruzzo con 4 sono le regioni che seguono la primatista Emilia.

Per la prima volta sono state premiate anche 9 aree protette: Parco delle Dune Costiere, Parco Nazionale Arcipelago Toscano, Parco Nazionale Gran Paradiso, Parco nazionale Alta Murgia, Area marina protetta Isole Egadi, Parco regionale dell’Adamello Brenta, dell’Appennino Tosco Emiliano, della Maremma, del Conero.


“Questi Oscar rappresentano le eccellenze del panorama nazionale nell’ambito del turismo amico dell’ambiente – afferma Angelo Gentili, responsabile nazionale Legambiente Turismo”.

Si tratta di strutture ricettive che hanno scelto la sostenibilità e il rapporto con il territorio come ingredienti essenziali per differenziare la propria proposta ai clienti, che sembrano sempre più attenti a questo tipologia di turismo.

Come indicato dai dati più recenti, per il turismo ambientale e la green economy il 2016 potrebbe essere l’anno boom per i turisti ecosostenibili. Per Legambiente il 79% dei viaggiatori (61% dei quali stranieri) considera oggi importanti gli accorgimenti eco-friendly quando sceglie una struttura ricettiva.

Non va inoltre dimenticato il cicloturismo, che oggi conta un giro d’affari veramente importante; in Italia è pari a circa 2 miliardi di euro.


Per la nostra Italia quindi la green economy legata al turismo, potrebbe essere una risorsa veramente importante, che deve essere sempre più sostenuta non solo favorendo e incoraggiando gli investimenti privati, ma anche con una concreta partecipazione da parte delle pubbliche autorità.


Francesco Alfano

Casertana-JuveStabia (1-1) – L’incontro minuto per minuto

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Tempo di derby al Pinto di Caserta. Tempo cupo e nuvoloso, tanta pioggia e manto erboso pesante proprio a causa dell’abbondante pioggia caduta sulla Campania e sul Sud Italia. La Casertana, per la ventiduesima giornata del campionato di Lega Pro girone C, affronta fra le mure amiche la Juve Stabia. Nella passata stagione fu una rete di Maurizio Vella al minuto 88’ a regalare i 3 punti alle vespe di Pancaro in terra casertana. I padroni di casa sono in corsa per la promozione in B, le vespe invece devono uscire da un lunghissimo periodo di crisi per raggiungere una fondamentale salvezza. Ecco le formazioni scelte da Romaniello e Zavettieri:

CASERTANA (3-5-2): GRAGNANIELLO, POTENZA, IDDA, BONIFAZI, TITO, AGYEI, MANCOSU, DE MARCO, MANGIACASALE, GIANNONE, DE ANGELIS. A Disposizione: SIGNORIELLO, RAINONE, MUROLO, FINIZIO, SOM, MATUTE, PEZZELLA, GUGLIELMO, JEFFERSON, ALFAGEME, VARSI, DE FILIPPO.

JUVE STABIA (4-4-2): RUSSO, ROMEO, NAVRATIL, POLAK, CONTESSA, CANCELLOTTI, MAIORANO, OBODO, LISI, DEL SANTE, NICASTRO. A Disposizione: POLITO, ROSANIA, LIOTTI, IZZILLO, CARROTTA, FAVASULI, GRIFONI, GATTO, DIOP.

1’: Inizia il match!

10’: Mangiacasale semina il panico sull’out destro, supera Navratil e Contessa ma a tu per tu con Russo si allunga la palla

13’: MIRACOLO DI GRAGNANIELLO! Del Sante tira a colpo sicuro da 1 metro ma Gragnaniello para

14’: Lisi serve Nicastro al limite dell’area, il quale tira ma spara alto

23’: Russo respinge malissimo una punizione di Giannone, Tito spreca e strozza il tiro fuori

27’: CLAMOROSA occasione per la Casertana! Giannone strozza il tiro praticamente sul dischetto del rigore

32’: Giannone salta secco Navratil che lo stende, ammonito

36’: Occasione ghiotta per la Juve Stabia! Bel cross di Cancellotti e Lisi, di testa, per poco non porta in vantaggio le vespe

39’: Lisi riparte in velocità, Mangiacasale lo stende a centrocampo, ammonito

45’: tiro insidioso di Agyei dal limite, Russo respinge in angolo, finisce cosi il primo tempo

46’: inizia la ripresa!

47’: miracolo di Russo! De Angelis, ben imbeccato da Agyei, colpisce bene di testa ma Russo respinge

48’: Solo Casertana in campo, Giannone fa quello che vuole in area ma poi spara fuori

49’: ancora Casertana! De Angelis lancia Giannone in area che a tu per tu con Russo sbaglia lo stop.

50’: Juve Stabia assente, 6 occasioni nitide in 5 minuti per la Casertana, Mangiacasale prima e Agyei poi, per un non nulla non portano in vantaggio i padroni di casa

52’: MERITATO GOL DELLA CASERTANA: Cross di Giannone e gol al volo di Bonifazi.

58’: Tiro a giro di Giannone, palla fuori

60’: Giannone supera Obodo che lo stende, ammonito, salterà il Martina

67’: Cross di Contessa da angolo, Romeo di testa spreca

71’: GOL JUVE STABIA!! Lancio di Maiorano per Diop che si invola verso la porta e pareggia i conti

72’: ingenua ammonizione per Del Sante

73’: Cambio Casertana, entra Alfageme esce De Marco

74’: Cambio Juve Stabia, esce Maiorano entra Favasuli. Nella Casertana esce De Angelis entra Jefferson

75’: bruttissimo fallo di Agyei sull’appena entrato Favasuli, ammonito

78’: CLAMOROSO errore di Diop! Del Sante crossa e Diop a porta vuota spara fuori

80’: CLAMOROSA occasione per la Casertana! Romeo sbaglia il rinvio e Tito tira al volo dal limite dell’area, palla di poco fuori

86’: Cross di Contessa, ancora Romeo di testa spara fuori

87’: Mangiacasale fa quello che vuole sulla destra, serve al centro ma Jefferson tira alto da ottima posizione

88’: occasione Juve Stabia! Cross di Cancellotti, tiro al volo di Del Sante ma Gragnaniello respinge

89’: Ammonito Cancellotti per fallo su Tito

90’: 3 di recupero

92’: cambio Casertana, esce Jefferson entra Varsi

93’: finisce 1-1 al Pinto, decidono Bonifazi e Diop

ISCHIA, IL D.G AIELLO: ”AD AGRIGENTO 11 LEONI!”

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Ieri pomeriggio l’Ischia Isolaverde ha svolto la rifinitura presso il campo “La Pinetina” di Agrigento, messo a disposizione dalla locale società grazie ai buoni uffici del d.s. gialloblù Ciro Femiano. I venti convocati hanno provato e riprovato le situazioni di gioco proposte in settimana dallo staff tecnico, soffermandosi come di consueto sulle situazioni da palla inattiva. I calciatori hanno riposato per un paio d’ore per smaltire la levataccia mattutina. Ricordiamo che gli unici assenti sono il difensore Sirigu (infortunato) e l’esterno De Clemente (ha giocato con la Berretti). La squadra è stata incitata da un gruppetto di tifosi che è giunto in Sicilia con un giorno d’anticipo per sostenere l’Ischia in questa delicata trasferta. “Domani lotteremo come leoni, suderemo la maglia – commenta il d.g. Mario Aiello –. Con la qualità dei nostri giocatori cercheremo di portare a casa la vittoria. Non sarà facile visto l’ottimo momento dell’Akragas ma noi ci crediamo. Per i nostri tifosi e per la nostra isola”.

Dallo spazio l’invito a nuove sfide. MAURIZIO MOLINARI*

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La scoperta delle onde gravitazionali intuite da Albert Einstein lascia intendere che la Scienza bussa alle nostre porte per suggerirci di guardare a questo secolo con un’ottica diversa da crisi finanziarie, populismi politici e conflitti endemici.  

La finestra sul Big Bang da cui si originò l’universo rivoluziona lo studio dell’astronomia, permette di sentirci più a casa nel cosmo, spinge a guardare ai 260 mila robot impiegati nell’economia americana come a possibili compagni di viaggio nell’esplorazione oltre i confini del sistema solare e aumenta le attese per il progetto del lanciatore Nasa per far sbarcare gli esseri umani su Marte. Ma ciò che più conta è quanto Gillian Lester, preside della Scuola di Legge dell’Università di Columbia, suggerisce agli alunni dei nuovi corsi invitandoli a immaginare il proprio lavoro nel futuro sovrapponendo materie e competenze apparentemente inconciliabili. Un esempio viene dalla possibilità di rispettare i diritti di proprietà nello spazio esterno alla Terra.  

Il presidente americano Barack Obama alla fine dello scorso anno ha promulgato la legge «Us Commercial Space Launch Competitiveness Act» che riconosce e promuove i diritti delle aziende Usa – come «Deep Space Industries» e «Planetary Resources» – di esplorare ed estrarre risorse da «asteroidi ed altri corpi celesti» ponendo le basi giuridiche per la creazione di miniere sulla Luna oppure per riuscire a «catturare» ricchezze minerarie contenute dagli oggetti che orbitano attorno al nostro pianeta.  

La Nasa ha allo studio d’altra parte due progetti concorrenti per estrarre acqua dalla superficie lunare. Si tratta di una strada pionieristica, fra giurisprudenza e astronomia, che contrasta con il testo del Trattato internazionale sullo Spazio Esterno, siglato nel 1967 e ratificato da tutte le nazioni con programmi spaziali, che impedisce a qualsiasi azienda privata di appropriarsi di risorse celesti. Ma quella proibizione, risalente a 49 anni fa, stride con le prospettive di coesistenza fra esseri umani ed universo che invece accelerano davanti a noi.  

Da qui la necessità che anche altri Paesi, a cominciare dalle democrazie industriali più avanzate – Unione Europea, Giappone, Canada, Australia – inizino a cimentarsi con la sfida che Barack Obama ha accettato, il Congresso di Washington ha fatto propria a dispetto delle diatribe bipartisan e che Gillian Lester sottopone ai nuovi arrivi sui banchi della Columbia University di New York. Non farlo esporrebbe a gravi rischi, ovvero alla possibilità che la solitudine americana nella protezione legale dei diritti privati di esplorazione celeste possa portare a squilibri giuridici, contrasti politici – se non addirittura conflitti armati – internazionali sulla gestione di risorse che costituiscono il vero obiettivo di investimenti globali, privati e pubblici, nella ricerca spaziale che negli ultimi 10 anni hanno superato il tetto dei 50 miliardi di dollari.  

Per avere un’idea della posta in palio basti pensare che secondo il sito «Asternak», che pubblica una lista aggiornata degli asteroidi presenti nel sistema solare aggiornandone il valore sulla base dei prezzi di mercato delle materie prime, si tratterebbe di risorse minerarie pari ad oltre 100 mila miliardi di dollari. Una cifra stratosferica per gli abitanti del pianeta.  

Da qui la sorpresa per il fatto che nell’Unione Europea, al momento, l’unica nazione che sembra aver compreso l’entità della sfida è il Lussemburgo, dove Jean-Jacques Dordain, ex direttore dell’Agenzia spaziale europea, è al centro di un’iniziativa governativa tesa a sfruttare le tecnologie esistenti per realizzare un progetto futuristico con basi solide. 

*lastampa

Le onde di gravità cambiano da Einstein fino a Renzi. EUGENIO SCALFARI*

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Quella appena conclusa e quella che seguirà sono settimane mai vissute prima d’ora, almeno negli ultimi trent’anni. Credo sia dunque necessario un elenco per ordine di importanza e al primo posto credo si debba mettere la conferma ottenuta nei giorni scorsi da due équipe di ricercatori scienziati americani ed europei per quanto riguarda le onde gravitazionali, immaginate e predette cent’anni fa da Albert Einstein ma fino ad ora mai dimostrate.

I giornali hanno dato ampia notizia dell’avvenuta conferma ed anche hanno tentato di mettere in chiaro il suo significato; secondo me però in questo non sono riusciti. Personalmente ho avuto la fortuna di innamorarmi a diciott’anni dei libri di Einstein. Li ho letti quasi tutti e hanno contribuito alla mia formazione mentale. Perciò tenterò adesso di spiegare con brevità e chiarezza il significato di questa scoperta finalmente dimostrata.

La struttura gravitazionale è un equilibrio che cambia di continuo di attimo in attimo, quando i corpi celesti, ciascuno dei quali ha una sua propria densità, entrano in contatto e il corpo più denso attira quello più leggero fino a modificare le orbite della gravitazione e talvolta addirittura a inghiottirlo.

Questi fenomeni avvengono continuamente in ogni punto dell’universo e modificano la struttura gravitazionale repercuotendone gli effetti sullo spazio che li circonda sia dal punto di vista della macrocosmica che da quello della microcosmica, dagli astri alle particelle elementari che viaggiano in tutto l’universo cambiando di continuo i loro rapporti specifici e quelli con la curvatura spazio-temporale.

Questo è quanto avviene e la conclusione è che l’universo è cangiante. Se vogliamo applicare queste verità scientifiche ai valori che interessano più da vicino la nostra specie, ne deduciamo che il potere domina l’universo intero, le sue densità, le sue gravitazioni, le sue velocità fino a quando quel potere passerà di mano ad altri corpi celesti, ad altri buchi neri, ad altre stelle e galassie. Ma la natura cangiante non avrà nessuna modifica: il cambiamento resta agganciato alle onde gravitazionali. A queste conclusioni Einstein era già arrivato nel 1915. Prima di lui Copernico e Galileo avevano dato inizio alla storia della scienza nuova che sta attualmente continuando.

Il secondo evento di questi giorni è stato l’abbraccio di papa Francesco con Kyril, il patriarca ortodosso di tutte le Russie. Sarà un percorso lungo ma finalmente è cominciato. E porterà prima o poi all’affratellamento di tutte le religioni cristiane all’insegna del Dio unico e del Cristo, sua incarnazione.

Ho già più volte ricordato che il prossimo 31 ottobre Francesco incontrerà i rappresentanti di tutta la Chiesa luterana per siglare la pace dopo mezzo millennio di guerre religiose. Ciò che penso di questo Papa è noto: un profeta, un rivoluzionario, un diplomatico, un politico, un gesuita e un devoto di Francesco d’Assisi. Il suo vero Vangelo è quello che dettò al Santo il “Cantico delle creature”. La fede del santo era quella ed è quella che gli accomuna il Papa che ha preso il suo nome. Ama tutti, a cominciare dai poveri, dai deboli e dagli esclusi. Se c’è una persona che oggi rappresenta il cambiamento è lui. Tuttavia l’obiettivo di comprendere la modernità e avviare la Chiesa missionaria a predicare e incoraggiare la vocazione del bene rispetto a quella del male, accade talvolta che ci sia una retroguardia desiderosa di rallentare se non addirittura di fermare questa visione della Chiesa missionaria. Un segnale di questi problemi è avvenuto pochi giorni fa: la dichiarazione del cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, sulle modalità che il Senato deve adottare a suo avviso per impedire le adozioni alle coppie omosessuali.

Bagnasco ha provocato una reazione molto ferma e veramente giustificata dai rappresentati dello Stato laico italiano, Renzi e i presidenti del Senato e della Camera. Quanto a Francesco, per lui ha parlato l’arcivescovo Galantino, segretario della Cei, il quale ha preso con la necessaria diplomazia le distanze da Bagnasco. Era la voce di Francesco per interposta persona.

Così l’incidente è chiuso. È augurabile che Bagnasco privilegi la preghiera e tenga conto che se la retroguardia non solo cerca di rallentare i processi di cambiamento in corso nella Chiesa ma addirittura si inoltra su un percorso completamente diverso, allora volutamente esce da questa Chiesa missionaria e sinodale.

Il mio ultimo tema riguarda la politica e l’economia in Italia e in Europa. Riguarda soprattutto la lettera che Renzi ci ha inviato e che è uscita su questo giornale giovedì scorso. Nelle prime righe il presidente del Consiglio si rivolge a me e lo fa con gentilezza cortese. Lo ringrazio, ne sono onorato e – fatta questa premessa – vengo ai fatti e alle considerazioni che meritano di essere esposte.

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Primo: la legge sulle Unioni civili, i diritti che vengono riconosciuti, le coppie omossessuali, le adozioni dei figli naturali del partner o di figli contrattati con donne che affittano l’utero in cambio di adeguate ricompense. Questa è la materia sulla quale si discute ma sull’ultimo punto il governo è decisamente contrario e anzi si propone di estendere la nostra posizione proponendone l’approvazione da parte dell’Onu.

A parte il tema dell’utero in affitto, su tutto il resto il governo è fermissimo e vuole ottenere al più presto l’approvazione di entrambe le Camere.

Ho detto il governo, ma debbo modificare: è Renzi che vuole e una parte rilevante del suo partito, con qualche voto in più proveniente da senatori e deputati di altri gruppi. Contro la legge Cirinnà, che è il testo base su cui si discute e su cui si voterà, ci sono invece riserve e contrasti con la componente cattolica del Pd, con la Nuova destra di Alfano e con le opposizioni di destra. Grillo è d’accordo su molte norme ma contrario su altre. E poi ci saranno alcune votazioni segrete che potrebbero capovolgere gli schieramenti emersi dai voti palesi.

Renzi per ora è fermo su tutto (salvo l’utero in affitto) ma ha preso qualche giorno in più di tempo per riflettere. È possibile che la settimana prossima conceda qualcosa che plachi sia Alfano sia i cattolici del Pd.

Personalmente ritengo che stia operando molto bene su questo tema e anche se farà qualche piccola concessione, sarà comprensibile. L’importanza viene dal fatto che con un ritardo di trent’anni da quando il tema delle Unioni civili si pose, ci sarà finalmente un governo che sarà stato capace di realizzare l’obiettivo. È una battaglia di civiltà e di modernità e questo merito a Renzi ed ai suoi collaboratori va riconosciuto.

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Ed ora il secondo tema, che a differenza del primo riguarda l’assetto economico e politico dell’Europa e dell’Italia nell’ambito europeo. Il tema ha preso il via da una proposta di qualche tempo fa, formulata da Mario Draghi nella sua qualità di presidente della Bce e dalla pubblicazione avvenuta pochi giorni fa di un documento firmato dai governatori della Banca centrale tedesca e di quella francese, di cui il nostro giornale ha pubblicato il testo integrale, uscito sulla Süddeutsche Zeitung e su Le Monde.

La proposta di Draghi prevede la creazione di un ministro del Tesoro europeo, incardinato nell’Eurozona. I poteri sarebbero esattamente quelli di un ministro del Tesoro: un bilancio da amministrare, un debito sovrano da gestire, la facoltà di emettere titoli del Tesoro, facilitare l’emissione di azioni da parte delle imprese, il finanziamento di investimenti pubblici, una politica di crescita e di stretto coordinamento tra le economie dei 19 paesi dell’Eurozona. Ed anche d’essere l’interlocutore diretto della Bce che finalmente, come le Banche centrali di tutti gli Stati, avrebbe un solo riferimento e non 19 come finora avviene o addirittura 28 come alcune volte è già avvenuto.

Inutile dire che una riforma del genere è subordinata ad una cessione di sovranità dei 19 paesi dell’Eurozona e forse addirittura dei 28 dell’Ue ed è altrettanto inutile sottolineare che una novità del genere rappresenterebbe un passo della massima importanza per realizzare l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa che fu alla base dell’europeismo di Spinelli, Rossi, Colorni, con un principio d’attuazione che portò alla Comunità del carbone e dell’acciaio e poi ai Trattati di Roma e alla nascita della Comunità europea, poi Unione e infine, nel 2000, alla moneta comune.

Ebbene, a questa proposta, della quale mi ero permesso di incoraggiare Renzi di farla propria e a sostenerla, la risposta del presidente del Consiglio è stata negativa. Non ha escluso che in un lontano futuro possa diventare realizzabile, ma non ora. I problemi di oggi riguardano molti temi, primo tra tutti quelli degli immigrati e del Califfato terrorista. Ma riguardano anche soprattutto la politica di crescita e di flessibilità che ogni paese deve perseguire con i propri criteri, rispettando ma forzando in qualche modo le regole europee e sottolineando l’autonomia di ciascuno Stato nazionale. Di qui il dissenso con Juncker, con la Commissione di Bruxelles, con la Germania e il suo rigore che secondo Renzi può forse giovare alla Germania ma non certo agli altri paesi dell’Unione.

Bene. Anzi male. Personalmente sono rimasto deluso dall’atteggiamento di Renzi. Pensavo che capisse l’importanza politica della proposta Draghi, tanto più che nel frattempo era avvenuto un altro fatto, prevedibile e infatti previsto: i due firmatari del documento in favore della tesi Draghi avevano formulato nel documento suddetto una alternativa: qualora la creazione d’un ministro del Tesoro non fosse stata accettata, si sarebbe dovuti tornare ad una politica più meticolosa delle regole emanate dalla Commissione e approvate dal Parlamento, con un controllo più rigoroso delle politiche nazionali, nella gestione dei rispettivi debiti, nel deficit rispetto al Pil, nella produttività industriale e insomma ad una crescita abbinata al rigore.

Molti ritengono (ed io tra questi) che questa fosse la vera motivazione di quel documento. In realtà il governatore della Bundesbank, con l’aiuto del fraterno suo amico della Banque de France, aveva usato la mossa pro-Draghi perché sapeva che non sarebbe stata approvata proprio per l’opposizione degli Stati nazionali a cedere sovranità su un tema di quell’importanza. Questa mossa rafforzava la loro posizione diventando protagonisti di una politica del rigore.

Questo è il quadro. Che cosa dovrebbe fare Renzi? Forse non mi ero spiegato bene o forse lui non ha capito, perciò brevemente mi ripeterò.

***

Renzi sa che la proposta Draghi per ora non passerà perché i diciannove Stati dell’Eurozona diranno di no. Non solo: con loro ci sarà anche il governo di Gran Bretagna come ha già preannunciato Cameron il quale come condizione per aderire alle proposte di rafforzare i vincoli con l’Europa, chiede che il suo governo possa intervenire anche quando si discute dell’euro. Questa sua richiesta è ritenuta inconcepibile da un gruppo di grande autorevolezza in una denuncia pubblicata ieri da Repubblica e firmata da personaggi come Bini Smaghi, Saccomanni, Toniolo, Tosato, e parecchi altri. È concepibile che il governo inglese amministri la sterlina e la più grande Borsa del mondo insieme a Wall Street, ed abbia anche il potere di dettar legge sulla sorte dell’euro? Il vantaggio di Renzi a sostenere la proposta Draghi è evidente: il Tesoro dell’Eurozona per ora non si farà ma sostenere decisamente quell’ipotesi darebbe all’Italia un ruolo di ben altro livello che quello di rivendicare autonomia: ce la concederanno tutt’al più col contagocce. L’Italia diventerebbe l’alternativa europea e potrebbe rivendicare il ruolo di interlocutore col fascio di luce che le viene dal Manifesto di Ventotene, da un passato di avanzamento sia pur lento verso l’Europa federale, che prima o poi dovrà comunque essere realizzata in una società globale dominata da Stati di dimensioni continentali.

Ricordi, Matteo Renzi, la legge gravitazionale di Einstein e si comporti in conformità. Questo mi auguro e soprattutto gli auguro.

“Sull’orlo del precipizio / giochiamo danzando / sull’orlo del precipizio /
giochiamo sorridendo / e sull’orlo
del precipizio / continua l’orizzonte /
di chi continua a restare”.
Fernando Pessoa, 1927.

*larepubblica

Refugium Peccatorum (Mauro Lo Piano)

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Nel mese di Dicembre, a Messina vi e’ stato un’incontro che per certi versi si puo’ definire storico tra Gianfranco Miccichè commissario di Forza Italia in Sicilia, l’On. Francantonio Genovese,l’On. Franco Rinaldi (PD), e l’On. Maria Tindara Gullo (PD) al suo primo mandato elettorale.
Poter contare anche solo approssimativamente su un numero rilevante di voti (ventimila le preferenze che Genovese aveva portato a casa vestendo la  vecchia casacca) , avranno fatto gola al Partito di Forza Italia, anche se i Deputati Genovese e Rinaldi non potranno correre alla prossime elezioni perche’ “rimandati” a giudizio per una serie di reati di indiscussa rilevanza penale… truffa e peculato. 
Del resto il capostipite di Forza Italia, il Silvio Nazionale, aveva passato in questi ultimi anni, piu’ tempo nelle aule dei Tribunale che negli scanni di Montecitorio e Palazzo Madama. Il partito Forza Italia potrebbe diventare un “Refugium Peccatorum” per molti altri esponenti di partiti politici “toccati all’ala” dalla scure della Giustizia. 
Renzi, maestro e cultore della lingua italiana, studioso di quella inglese, avrebbe usato il termine “Refuge of Sinners”. 
Per non perdere il filo :
Genovese,  indossera’ una maglia nuova fiammante, gli sara’ andato stretto il pigiama a righe fornito dallo Stato Italiano, su ordinazione della Procura di Messina, poi commissionato dal Governo Renzi. 
Nel caso in questione, il Genovese al momento della votazione che gli avrebbe spalancato le porte del carcere di Gazzi ( ME ), e’ stato “abbandonato” dal Partito, le prove della sua colpevolezza in merito ai “Corsi D’Oro” saranno state talmente schiaccianti, che i suoi parrocchiani hanno optato per il suo arresto.. 
Conoscere, per capire e spiegare meglio :
E’ importante, almeno una volta nella vita, per un politico varcare le porte di un carcere, perche’ da un lato offre la possibilita’ ai rappresentanti dei Cittadini di verificare personalmente le condizioni di vita delle persone private della propria Liberta’, dall’altro dovrebbero essere in grado di confortare le persone detenute che oggi piu’ che mai si sentono abbandonate dalle Istituzioni. 
Non sappiamo se questo incidente di percorso sia stato di giovamento al giovane rampollo di una dinastia di politici, alcune volte percorrere la Via Crucis puo’ giovare a capire.

Le Motivazioni che hanno spinto Maria Tindara Gullo che per la prima volta era stata chiamata a svolgere il ruolo di Parlamentare sono state fornite dall’interessata :
“La decisione di aderire a Forza Italia e’ stata da me presa, perche’ e’ un partito di centro, che si sta rinnovando, e guarda con sensibilita’ simili a quelle mie e del mio elettorato, alle problematiche dell’Italia e della Sicilia in particolare”. 
Nulla da eccepire sulla sua scelta e sulle motivazioni, come del resto sia Genovese che Rinaldi avranno avuto le proprie, potranno fare “correre” in politica uomini a loro vicini, cosi Messina potra’ contare ancora sul “peso” della loro dinastia. 
La Politica e’ una brutta bestia, per accaparrarsi voti non si guarda in faccia nessuno, si arriverebbe a rinnegare anche i propri natali pur di avere un posto nel paradiso istituzionale. 
Non esiste ne’ faccia ne’ vergogna, cosi’ mentre e’ ancora in corso il procedimento penale presso il Tribunale di Messina, questo “patto” e’ stato siglato, manca solo il Sigillo Notarile e la Benedizione Apostolica.
Oggi e’ San Valentino auguri a tutti gli innamorati, anche a quelli Politici.