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Ischia,confermato Porta fino al termine della stagione

Antonio Porta ISCHIA

“La S.S. Ischia Isolaverde nel comunicare di aver confermato la fiducia al tecnico Antonio Porta, che dunque chiuderà la stagione sportiva alla guida della prima squadra, sottolinea che la decisione è stata adottata dal club in maniera univoca dopo attenta valutazione e dopo un confronto avuto con la squadra. La Società ribadisce che la conferma di Porta è consequenziale al programma tecnico che prevede la disputa dei play-out nelle migliori condizioni possibili”. Con questa nota emessa,la società ha posto fine al possibile cambio della guida tecnica sulla panchina della squadra gialloblu. Dopo la sconfitta del Catanzaro si pensava,che la dirigenza potesse sollevare dall’incarico Antonio Porta,per richiamare in panchina Dino Bitetto,il quale era stata contatto in settimana proprio dal presidente Rapullino. L’ex trainer del Melfi,aveva accettato il nuovo incarico con un nuovo contratto,ma quando tutto sembrava essere messo nero su bianco,ci fu il dietrofront da parte della società,che ha preferito rimandare il discorso dopo l’impegno casalingo al Mazzella contro il Catanzaro. Passate le 24 ore,dopo la sconfitta proprio contro i calabresi,la società si è riunita a Napoli e salvo diverse clamorosi ripensamenti,Antonio Porta sarà l’allenatore della squadra isolana fino al termine della stagione,nella speranza di poter raggiungere l’obiettivo della salvezza ai play-out. C’è da dire che l’Ischia è vero ha incassato la settima sconfitta consecutiva sotto la gestione Porta,però in campo si è vista tutta un altra squadra,con grinta e voglia di dare il 100% in campo in vista degli spareggi. La squadra gialloblu,nelle scorse partite aveva palesato diverse difficoltà sotto l’aspetto tecnico-tattico e sul piano fisico. Nelle partite perse in casa come quella contro la Paganese,Monopoli e Juve Stabia i gialloblu,dopo aver subito il gol dello svantaggio,non sono mai riusciti ad avere quella minima reazione per cercare di creare occasioni per mettere in difficoltà l’avversario. Porta come ha dichiarato in sala stampa,dopo la partita proprio contro i calabresi,la squadra dovrà ripartire proprio dal secondo tempo,e cercare di lavorare sotto l’aspetto fisico e mentale,per cercare di affrontare al meglio i play-out,anche se la salvezza oggi come oggi sembra un miraggio.

Tim Cup, ecco le combinazioni che favorirebbero la Juve Stabia

Le combinazioni che favorirebbero la Juve Stabia alla qualificazione in Tim Cup.  

L’ultimo obiettivo raggiungibile per la Juve Stabia, ad una gara dal termine di questa stagione agonistica, è l’approdo al primo turno della Tim Cup 2016-2017 il prossimo agosto.

Le vespe sono attualmente al decimo posto in classifica a quarantadue punti, gli stessi della Paganese che occupa il nono posto in classifica alla luce degli scontri diretti contro gli stabiesi a proprio favore. L’1-1 al Menti dello scorso settembre per effetto delle reti di Migliorini e Gurma e il pirotecnico 4-3 del Torre regalano questo vantaggio agli azzurrostellati in vista dell’ultima gara.

Secondo la regola, approdano in Tim Cup le squadre che si classificano entro e non oltre l’ottavo posto in classifica ma, siccome nel girone C c’è il Foggia vincitore della Coppa Italia Lega Pro e dunque automaticamente qualificata alla Tim Cup, le squadre qualificate dal girone meridionale saranno nove anziché otto.

Per raggiungere la qualificazione la Juve Stabia deve battere proprio il Foggia al Menti e sperare nei passi falsi di Messina (al Tursi di Martina) della Paganese (al Pinto di Caserta) o dell’Andria (al Massimino di Catania).

  • La vittoria sui satanelli darebbe sicuramente maggiori possibilità alle vespe alla luce degli scontri complicati di Messina, Paganese e Andria.
  • In caso di pareggio contro il Foggia, la Juve Stabia dovrà rifare per forza di cose Casertana. Con il pareggio contro i pugliesi, solo la contemporanea vittoria dei falchetti sulla Paganese regalerebbe la qualificazione.
  • Ma, paradossalmente, le vespe potrebbero qualificarsi anche in caso di sconfitta.

Ciò non è legato al risultato delle altre candidate, bensì alla possibile promozione in B di una tra Lecce e Casertana. Se i salentini o i falchetti dovessero vincere i play off allora sarebbero automaticamente qualificati alla Tim Cup e la lista di squadre qualificate dalla Lega Pro scalerebbe fino al decimo posto in classifica, attualmente occupato dalle vespe.

ESCLUSIVA – Ecco come potrebbero essere le maglie della prossima stagione

I dettagli

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha parlato ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, rivelando che: “Farò indossare la maglia dell’anno prossimo nell’ultima partita contro il Frosinone”. Ci sono grandi novità, quindi, per la prossima stagione. Come riferito in questa giornata da Cronache di Napoli, la SSC Napoli per la stagione 2016-2017 porterà all’introduzione del terzo sponsor. Sul retro delle casacche dei calciatori azzurri, infatti, ci sarà anche il logo della Kimbo oltre a quelli davanti della Lete e della Pasta Garofalo. Secondo quando raccolto, in esclusiva da Vivicentro, però il tessuto delle magliette della Kappa dovrebbe essere ancora più aderente al corpo del calciatore. La terza maglia sarà di colore nero con risvolti e personalizzazione dorate. La prima maglia dovrebbe essere di un azzurro ancora più forte di quello apparso in questa stagione e la seconda maglia dovrebbe essere bianca con una barra verticale azzurra. La linea da passaggio potrebbe, come è stato per la linea ‘jeansata’, ripercorrere lo stile della maglia nera e oro.

a cura di Ciro Novellino

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Guccini di Albano Laziale fischia Juve Stabia-Foggia

Come già avvenuto lo scorso anno a Benevento, l’arbitro laziale fischia l’ultima gara di campionato della Juve Stabia

Per l’ultima giornata di campionato di Lega Pro girone C che si disputerà sabato 7 alle ore 16 al “Menti” di Castellammare di Stabia è stato designato Francesco GUCCINI della sezione di Albano Laziale a dirigere la gara tra Juve Stabia e Foggia.

Francesco GUCCINI di Albano LazialeGuccini, nato a Recanati in provincia di Macerata il 27 ottobre 1983 è al suo quarto campionato in Lega Pro, nelle stagioni passate ha diretto due volte la Juve Stabia, una nel campionato primavera ed una nel campionato di Lega Pro:

16 marzo 2014, le vespette vinsero per quattro a due in casa contro il Trapani; le reti gialloblù portarono la firma di Salvatore ELEFANTE che fu autore di una tripletta e Alfonso GARGIULO, per i siciliani segnarono Rizzo e Daidone;

9 maggio 2015, i gialloblù impattarono uno ad uno al “Vigorito” di Benevento contro le streghe, al vantaggio stabiese di Sergio CONTESSA del primo tempo, seguì il pari dei sanniti a meno di quindici dalla fine con Pezzi.

L’assistente numero uno è Riccardo FABBRO della sezione di Roma 2 mentre il numero due Tommaso DIOMIAIUTA di Albano Laziale.

Giovanni MATRONE

Callejon-Napoli, c’è la volontà di prolungare

La Gazzetta dello Sport scrive sul futuro di Callejon e Hamsik

“Il futuro di Josè è dunque roseo, ma si preannuncia pure azzurro. Il suo agente Quillon è atteso nei prossimi giorni a Napoli per parlare di rinnovo (ma anche di alcune offerte che gli sono arrivate per Albiol). La volontà di Callejon e del club è di andare avanti insieme prolungando dunque la scadenza di contratto che ad oggi recita 2018. Hamsik, invece, si è legato praticamente a vita al Napoli come dimostrano le 401 presenze per le quali è stato appena premiato da altre due bandiere quali Vinicio e Bruscolotti. Piuttosto, i due scudieri di Higuain non sanno ancora se potranno continuare ad assistere il Pipita. Il secondo posto, in tal senso, può aiutare la permanenza a Napoli del principe azzurro con la maglia numero nove”.

San Paolo, nel fine settimana l’ultima firma

I dettagli

Nella giornata di ieri è arrivata la firma dell’assessore allo sport del Comune di Napoli Ciro Borriello sulla delibera che prevede interventi di carattere straordinario per lo stadio San Paolo. Il Mattino scrive: “Arriveranno quindi i 25 milioni dal Credito Sportivo che serviranno materialmente per i lavori di messa in sicurezza dello stadio: interventi all’impianto di illuminazione, ai bagni, agli spogliatoi, alla tribuna stampa, all’impianto antincendio, alle palestre interne. Sarà effettuata l’impermeabilizzazione delle gradinate e poi verranno apposti nuovi seggiolini”.

Il trionfo de Leicester smonta la teoria di Sarri sui fatturati

Tuttosport chiama in causa il Napoli sul trionfo del Leicester in Premier League

“Consapevoli, peraltro, che retorica e poesia partono in vantaggio così come le letture utilitaristiche di un evento: di chi vorrà convincervi che i fatturati non contino nulla nelle vittorie (per smontare, magari, le argomentazioni di Sarri o di chi per lui sull’argomento); o di chi userà le “volpi” per appuntire l’ormai patetica filastrocca del campionato non condizionato dagli arbitri, e quindi più competitivo. Ovviamente non sono vera nè l’una nè l’altra. Vediamo perché. Intanto togliamo di mezzo la falsa convinzione secondo cui quello del Leicester sia il trionfo dei poveri contro i ricchi. Scaldano il cuore, in questi tempi di finanza aggressiva, i riferimenti a Robin Hood, ma sono appunto una leggenda. In termini assoluti, perché il Leicester fattura 135 milioni di euro, vale a dire poco meno del Napoli (143 milioni). Ma anche in termini relativi, perché il fatturato del Leicester è “solo” un quinto di quello del Manchester United (che arriva a fantasmagorici 550 milioni pur non essendo stato in Cahampions…) mentre in Italia il rapporto tra Juventus e Carpi è di uno a trenta”

Immobile e Obi in forte dubbio per il Napoli

Tuttosport scrive sul Torino, prossimo avversario del Napoli

“Precauzione. Precauzione è la parola che ha tenuto banco ieri mattina alla Sisport e ha consigliato lo staff sanitario, di concerto con quello tecnico, a far proseguire Ciro Immobile e Joel Obi a lavorare non in gruppo ma con carichi differenziati. Entrambi alle prese con convalescenze per problemi muscolari, oggi saranno nuovamente valutati per verificare quando potranno tornare ai normali ritmi di lavoro. Per quanto riguarda la formazione che Ventura sceglierà, sarà molto simile a quella di Udine con buone possibilità che tutti gli undici vengano confermati dopo lo strepitoso successo per 5-1 che ha spinto il Torino al 10° posto della classifica”.

Auriemma: “Dal 2-1 di Napoli-Atalanta emergono alcune esigenze”

Raffaele Auriemma scrive per il Corriere dello Sport:

“Dal 2-1 di Napoli-Atalanta emergono un avvertimento e un’esigenza. L’avvertimento prende forma nel gol segnato da Freuler a cinque minuti dal termine della sfida di lunedì sera al San Paolo, l’esigenza è di evitare certi cali di concentrazione ora che restano solo 180 minuti per chiudere felicemente la stagione con un secondo posto che vale tanto oro quanto pesa. Come mai succede, ormai sta diventando materia di studio nelle facoltà universitarie di antropologia. Perché il Napoli muta così improvvisamente, come mai con il trascorrere dei minuti gli fa difetto la concentrazione, è riflessione che confluisce in un’osservazione dai più condivisa: “a questa squadra manca il carattere”. Detta così, vuol dire veramente poco, anche perché bisognerebbe analizzare il motivo per il quale in certi momenti il “carattere” è presente, fino a sparire quasi del tutto negli istanti finali di certe sfide giudicate “cruciali” ai fini degli obiettivi da raggiungere. La memoria riporta direttamente ai gol subiti all’88’ di Juventus-Napoli e all’89’ di Roma-Napoli, un doppio 1-0 firmato dalla coppia Zaza-Nainggolan che ha messo a nudo la personalità indecifrabile di questa squadra. D’accordo, il Napoli ha bisogno di sviluppare il “carattere”, qualcosa che sta a metà strada tra l’aggressività e la determinazione. Doti e qualità che talvolta nascono con il soggetto, mentre in altri casi si sviluppano nell’ambiente in cui si vive o si lavora. Se questo secondo caso lo rapportiamo ai calciatori del Napoli, chi dovrebbe insegnare loro ad avere in campo una personalità forte e protratta fino al termine di una partita? Forse se stessi, l’amor proprio ed il desiderio di giocare l’anno prossimo in Champions League. E certe volte bastano 180 minuti per imparare a crescere da soli”. 

Faccia a faccia De Laurentiis-Sarri dopo Napoli-Frosinone

I dettagli

La Gazzetta dello Sport scrive su De Laurentiis e Sarri: “Nel faccia a faccia previsto dopo Napoli-Frosinone (azzurri forse in campo con le maglie della prossima stagione), Sarri dirà chiaramente che non vuole più un contratto «condizionato» da clausole unilaterali a favore del club, poi affronterà il nodo ingaggio ed infine ribadirà a De Laurentiis che bisogna crescere sia dal punto di vista tecnico che dell’organizzazione”

Higuain-Napoli, incontro a fine stagione: resterà?

I dettagli

A fine stagione ci sarà un incontro tra il presidente partenopeo Aurelio De Laurentiis e i manager di Gonzalo Higuain. Il Mattino riferisce che “si ragionerà sull’ipotesi di un rinnovo per altri due anni con cifre più alte”: certamente sarà fondamentale la volontà del calciatore argentino. La stagione non è passata sottotraccia in Europa, perciò ci saranno da valutare “eventuali offerte che arriveranno anche se il club azzurro è stato chiaro sul fatto che l’unica strada possibile per poter portare via il Pipita sarà quella di versare per intero la clausola rescissoria”.

Sarri, se resta la clausola si rischia la rottura

I dettagli

Il 16 maggio, l’allenatore del Napoli Maurizio Sarri ed il presidente Aurelio De Laurentiis si guarderanno in faccia e decideranno cosa fare con il contratto. Esiste la clausola che permette al presidente di allungare unilateralmente l’accordo per un altro anno, ma Il Mattino riferisce che “il punto di partenza, sul quale si rischia la rottura, è proprio questa opzione che secondo il tecnico andrebbe eliminata: il tecnico si aspettava già alla fine del girone di andata un nuovo contratto e se De Laurentiis dovesse insistere nel voler conservare la clausola del rinnovo unilaterale, la sensazione è che Sarri andrà via”.

Lapadula e Denis Suarez ma occhio ad un nome a sorpresa

I dettagli

L’attacco del Napoli è il fiore all’occhiello della rosa azzurra, ma secondo il Corriere dello Sport, piace molto il 26enne del Pescara Gianluca Lapadula oltre che, gradito al presidente De Laurentiis, il 22enne del Villareal Denis Suarez. Spunta un altro nome: Iker Muniain, 24enne dell’Athletic Bilbao. Un esterno dal talento puro, che nel 4-3-3 di Maurizio Sarri andrebbe alla perfezione.

Gargano: “I napoletani sono maleducati. Lavezzi? Voleva picchiare Mazzarri”

Le sue parole

Walter Gargano, ex centrocampista del Napoli attualmente ai Rayados di Monterrey, ha parlato a Rg 690 La Deportiva:

Quale fu la tua prima impressione quando arrivasti a Napoli?

“Ho due figli napoletani, Napoli è una città folle e molto caotica, unica nel suo essere. Ammiro il modo in cui vivono il calcio, anche se non condivido la loro cultura. Sono insolenti, maleducati. Hanno degli atteggiamenti che qui sono al contrario. Qui la gente è molto educata, ti chiede le cose dicendo per favore, se stai cenando o pranzando aspetta il momento giusto. A Napoli, invece, in ogni momento ti assalivano gridando in dialetto “Uè, Gargà, vieni qua”, senza mai chiedere per favore”.

Com’è stato il tuo rapporto con Benitez?

“Non ho niente di male da dirgli, gli sono grato perché sono tornato a Napoli grazie a lui. L’Inter voleva comprarmi, ma arrivò Mazzarri e con lui non c’erano dei problemi, ma delle divergenze d’opinione. Mazzarri ha avuto problemi anche con Lavezzi. Ricordo che ci fu un giorno in cui il Pocho voleva picchiarlo e fui io a fermarlo”.

Come mai voleva picchiarlo?

“Perché Mazzarri voleva avere sempre l’ultima parola, aveva un carattere particolare e noi eravamo giovani e un po’ ribelli”.

Riapre la Funivia del Faito, De Luca “Un’opera simbolica per il turismo” (VIDEO)

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Torna a scendere sul Golfo di Napoli la funivia che collega la stazione ferroviaria della Circumvesuviana a Castellammare di Stabia. Chiuso dal 2012, l’impianto riprende le corse dopo gli interventi di manutenzione straordinaria e di adeguamento sismico e funzionale delle stazioni realizzati dall’Eav e dalla Regione Campania. Al taglio del nastro, il presidente della Regione Vincenzo De Luca, il presidente dell’ente gestore, Eav, Umberto De Gregorio, il commissario prefettizio del Comune di Castellammare di Stabia, Claudio Vaccaro, e il sindaco di Vico Equense, Benedetto Migliaccio. Presente anche il consigliere regionale Pasquale Sommese, assessore nella passata amministrazione.

Il presidente della Regione alla ripresa delle corse dello storico impianto che collega Castellammare di Stabia con la cima del monte che domina la costiera sorrentina

“Un’opera simbolica”. La definisce così Vincenzo De Luca, mentre sul piazzale di Monte Faito, a 1100 metri di altezza, incontra cittadini e operatori turistici che sono qui a partecipare alla riapertura della funiva del Faito, chiusa dal 2012. “Un’opera che avrà ricadute economiche sul territorio – insiste il governatore – un’opera importante che ci offre un panorama mozzafiato davanti al quale uno si chiede: ma come si fa a non fare turismo qui?”. Già, anche se allargando lo sguardo verso i tornanti della strada (chiusa) che sale da Castellammare di Stabia, la risposta la trovi già: abbandono, incuria, dissesto idrogeologico, criminalità. Ma oggi è giorno di festa, un nuovo inizio dopo l’inaugurazione dell’impianto che risale al lontano 24 agosto del 1952, 64 anni fa. Altra epoca, altri sogni, l’Italia del boom che rialzava la testa.

Il presidente è nella stazione di monte Faito, appena sceso dalla cabina della corsa inaugurale delle 11 che, dopo 4 anni, riapre la funivia . E annuncia un piano di sviluppo della mobilità sostenibile per la costiera amalfitana e sorrentina. “Penso a funivie, funicolari e a sistemi compatibili per allentare la morsa del traffico sulle strade del turismo. D’estate , sull’amalfitana, non passa neanche un’ambulanza”.
Insomma, per il governatore, la riattivazione della funivia del Faito è “un messaggio di fiducia per tutta la Regione. Mai come ora c’è attenzione sulla Campania, per Pompei, Paestum, Reggia di Caserta. È mancata l’organizzazione, il turismo è un’industria seria e serve perciò un marchio Campania”.

E mentre il presidente dell’Eav Umberto de Gregorio sottolinea “l’importanza della riapertura che ha valore simbolico perché sottolinea le potenzialità del territorio servito da Eav”, De Luca spiega che intende spendere i fondi UE proprio per potenziare i trasporti in chiave turistica, a partire da costiera sorrentina e amalfitana. Il viaggio in funivia, per la verità, sorprende de Luca che non riesce a nascondere un po’ di vertigini e, sebbene invitato ad affacciarsi durante la corsa in cabina, preferisce restare a centro vettura e parlare con i giornalisti, ai quali confida: “Meglio, così mi aiutate a far passare i minuti del viaggio” ammette tra il serio e il faceto.

Contemporaneamente alla riapertura della funivia, l’Eav ha presentato cinque nuovi pullman arrivati per gli spostamenti nell’area stabiese e sorrentina

vivicentro.it-sud-cronaca / Riapre la Funivia del Faito, De Luca “Un’opera simbolica per il turismo” ANTONIO FERRARA

Sindaco di Lodi arrestato, l’interrogatorio a San Vittore: “Ho agito per il bene della città”

Il sindaco di Lodi, Simone Uggetti (agf)

Il gip nel carcere di Milano dove è rinchiuso il sindaco di Lodi, Simone Uggetti. La versione dell’ex primo cittadino: “Sempre fatto l’interesse del Comune”

Simone Uggetti sindaco di Lodi (agf)E’ cominciato nel carcere milanese di San Vittore l’interrogatorio di Simone Uggetti, il sindaco Pd di Lodi, arrestato con l’accusa di turbativa nell’inchiesta sulla concessione delle piscine scoperte del Comune di Lodi. “Ho agito per il bene della città, come ho sempre fatto”, aveva detto Uggetti al suo legale, Pietro Gabriele Roveda, che lo assiste nell’atto istruttorio davanti al gip Isabella Ciriaco che ha disposto l’arresto. Insieme con Uggetti è finito in carcere anche l’avvocato Cristiano Marini della Sporting Lodi, società per la quale sarebbe stato confezionato un bando su misura per la gestione di due piscine estive.

Sulla vicenda giudiziaria – il terzo scandalo politico in casa Pd, dopo il caso Campania e quello a Siracusa – oggi è intervenuto anche il premier Matteo Renzi. Il premier sgombera subito il campo dalla dietrologia. “Non c’è alcun complotto”, dice. E aggiunge: “Fa male, uno fa di tutto per far vedere le cose positive dell’Italia, c’è sempre un problema ma serve grande chiarezza nei confronti dei magistrati. Piena fiducia nei loro confronti, se gli indagati saranno colpevoli è giusto che paghino, ma nessun tipo di strumentalizzazione”.

 

Le accuse nei confronti di Uggetti sono molto gravi. Mentre l’indagato, infatti, dice di aver agito nell’interesse del Comune, il gip gli contesta di aver voluto”ottenere vantaggi per sé in termini di consenso politico elettorale e per la società aggiudicataria”. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Isabella Ciriaco esprime su di lui, nell’ordinanza di custodia, un giudizio molto severo: Uggetti viene descritto come “un soggetto autoritario che riesce a imporsi” ed è in grado “di intimidire i testimoni”. Non solo: “Il ruolo pubblico gli ha consentito di intessere rapporti privilegiati con vertici politici e anche delle forze dell’ordine”. E ancora: “Ha tradito l’alta funzione e l’incarico attribuitogli dai cittadini gestendo la cosa pubblica in maniera arbitraria e prepotente”.

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Esclusiva – Alessandro Romei: “Amo la Juve Stabia e i suoi tifosi. Il presidente Fiore..”

Alessandro Romei è intervenuto al Pungiglione Stabiese

Nel corso della trasmissione di ViViRadioWeb, Il Pungiglione Stabiese, abbiamo ascoltato in collegamento telefonico l’ex calciatore della Juve Stabia, Alessandro Romei

Di seguito le sue dichiarazioni.

Cinque anni di militanza nella prima Juve Stabia targata Fiore, nel ’92 arrivò una risicata salvezza, poi l’anno seguente la vittoria del campionato di C2: Si, il primo anno fu di transizione, il presidente Fiore si insediò a Gennaio, si programmarono le basi per l’anno successivo. La squadra poi fu rinforzata, arrivò Nino Musella, Talevi, Onorato, Veronici, furono sicuramente anni indimenticabili, senza dimenticare che il primo anno di serie C1 sfiorammo la serie B in finale contro la Salernitana. Sono stati anni molto belli e intensi vissuti con grande partecipazione, c’era trasporto da parte di tutti per cercare di raggiungere gli obiettivi che si era prefissata la società, in particolar modo il Presidente Fiore che ci stimolava. Giocavo per divertimento senza avere una necessità economica? È una di quelle storie che mi ha sempre accompagnato nella mia carriera, e che mi ha creato danni ed equivoci. La serie C di allora era un campionato già abbastanza duro, e lo era ancor di più per giocatori tecnici, come nel mio caso, all’epoca ero molto giovane e avevo grandi ambizioni in tal senso.

Otto gol in maglia gialloblu, qual’è stato il più bello: I gol per principio sono tutti belli. Ogni rete ha un significato speciale anche a seconda della circostanza e del match in questione. In particolar modo ricordo la rete messa a segno al Flaminio contro la Lodigiani allenata da mister Specchia che poi successivamente fu nostro allenatore. Loro erano primi in classifica, mentre noi invece lottavamo per non retrocedere. Ricordo la marcatura che alla fine ci permise di espugnare il Flaminio e l’azione da cui nacque fu ben orchestrata a centrocampo.

Se ti dico Mariano De Francesco, tu cosa ricordi e ci puoi raccontare: Lo ricordo con piacere visto che lo portai io dal Napoli alla Juve Stabia. Un ragazzo perbene, ci incontrammo a Capri e sua madre mi spiegò la sua problematica visto che aveva avuto problemi con la Berretti del Napoli. Lo accompagnai da mister Chiancone per un provino, lui aveva talento e subito fu promosso in prima squadra, ritagliandosi un ruolo da protagonista. Mariano fu determinante soprattutto nell’annata 93-94 laddove per un soffio sfiorammo la promozione in serie B.

Nell’anno della cavalcata che ci portò alla finale contro la Salernitana, quale partita ricordi con più affetto tra due gare sofferte. La vittoria a Caserta contro la Sambenedettese decisiva per la qualificazione ai play-off, o la sconfitta a Reggio Calabria, preziosa comunque per l’approdo in finale: Furono due tappe entrambe decisive in quanto nelle due circostanze si giocava in maniera diretta. A Reggio fu molto più sentito perché perdemmo 3-2 ai supplementari e dopo 120 minuti di sofferenza ci qualificammo per la finale. Purtroppo tutti sono a conoscenza di quell’epilogo. In quel di Reggio perdemmo molti elementi della difesa, furono ammoniti diversi diffidati e in finale giocammo con una difesa improvvisata. Va anche detto che la Salernitana era una squadra molto forte, allenata da Delio Rossi, aveva calciatori del calibro di Pisano, Fresi, Chimenti, Breda. Ricordo i volti tesi dei calciatori granata al sottopassaggio, ci temevano e avevano paura di noi. Credo che se fossimo stati al completo, avremmo vinto sicuramente. Vi dirò di più, la Salernitana perse l’ultima di campionato per evitare proprio la Juve Stabia nel doppio confronto in semifinale. Scelsero la Lodigiani, visto che noi eravamo superiori e a loro conveniva giocare contro i capitolini.

Hai lasciato il calcio giocato abbastanza presto per quale motivo?: Bella domanda. Fare delle valutazioni a posteriori non è mai facile, si rischia di essere di parte. Per mia filosofia di vita, reputo che la vita calcistica di un calciatore abbia un percorso di crescita, nel quale il calciatore può riuscire a fare il salto di qualità. Le mie caratteristiche erano abbastanza specifiche, e forse proprio per questo non sono riuscito ad andare oltre la serie C dopo aver varcato la soglia dei 25 anni. È stata una decisione dolorosa, visto che per le mie caratteristiche mi sarebbe risultato sempre più difficile poter ambire poi al salto di categoria.

Il tuo ricordo di Roberto Fiore: Spesso ci vediamo, vado da lui ben volentieri. Abitiamo vicino, ho grande stima e affetto nei suoi confronti. Mi dispiace non aver centrato la promozione e di esaudire i suoi buoni propositi che aveva nei miei riguardi. In realtà non ho una grande colpa, in quegli anni le vicende si alternavano abbastanza velocemente, i programmi venivano ribaltati, si cambiava spesso idea e le ambizioni di inizio stagione venivano disattese.

Il tuo ricordo dei tifosi: Sono legatissimo ai tifosi e alla piazza. Saluto i tifosi con affetto, la Juve Stabia mi è sempre rimasta nel cuore. Seguo tutt’ora la squadra, ho avuto modo di festeggiare da tifoso la promozione in serie B e da affezionato nutro un grande amore per la maglia ed eterna riconoscenza verso la città di Castellammare.

Riforme, l’ostilità è sull’autore non sul contenuto

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RIFORME – Al battagliero Renato Brunetta (capogruppo di Forza Italia alla Camera) capita talvolta di sconfinare nella temerarietà. Ieri su Twitter ha ricordato il giudizio dato nel 2006 dal premier Matteo Renzi sulla riforma costituzionale del centrodestra: «Un No a una riforma che stravolge la Costituzione riscrivendo ben 53 articoli (…) un No per fermare il progetto che conferisce al premier poteri che nessuno Stato…». Bel colpo. Cioè, Renzi contestava a Silvio Berlusconi propositi autoritari.

Dunque, secondo una mezza dozzina di regole matematiche, se farfallone è Renzi, farfallone è anche Brunetta che quei propositi autoritari allora non li vedeva e adesso sì. È soltanto un piccolo caso, ma rafforza l’impressione che buona parte delle ostilità alle riforme costituzionali non dipenda da quello che c’è scritto ma da chi le ha scritte. Vale sempre. Chi lo sa meglio di tutti è proprio Berlusconi che in coda alla legislatura 2001-2006 fece approvare il lavoro dei cosiddetti saggi di Lorenzago (fra cui Roberto Calderoli e Francesco D’Onofrio), riuniti in baita ad ammodernare la Carta. A sinistra erano scocciati anche perché «le riforme si fanno insieme», come diceva Massimo D’Alema, sebbene il peccato originale fosse proprio del suo partito che nel 2001 aveva risistemato il celebre titolo V (autonomie locali) snobbando le opposizioni.

«Non accetteremo una farsa di Costituzione scritta fra una polenta e un fiasco di vino», diceva Gavino Angius, capogruppo dei Ds non proprio immerso nel merito della questione. Ma non è che gli altri stessero lì ad affinare il comma bis: l’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro andò in tournée con la Costituzione in mano nel senso già espresso da D’Alema: «Ora non basta mandare a casa Berlusconi, ma dobbiamo mandare a casa la costituzione di Calderoli. Rivogliamo la Costituzione di Terracini, Calamandrei, De Gasperi, Togliatti».

Il contrasto fra il nome del leghista e quello dei padri della Patria era offerto come sintetico ed efficace giudizio a priori. Pure Romano Prodi, non così spesso incline agli effetti speciali, si regalò un 25 Aprile nostalgico del «senso del lavoro della Costituente del 1947», «stravolto» dal lavoro del centrodestra. Inutile insistere con le incriminazioni di neofascismo e ducismo indirizzate a Berlusconi, ripetutamente dichiarato inadatto all’impresa oltretutto per motivi penali e più variamente estetici.

È meglio non infilarsi nel labirinto della bicamerale di D’Alema e Berlusconi (1998); si ricorda giusto il fallimento anche perché era «figlia del ricatto», e dunque di per sé illegittima, secondo una celebre analisi del pm milanese Gherardo Colombo. Ma quell’aria lì si sente ancora. Proprio Brunetta, al pari di Antonio Di Pietro dieci anni fa, ha stabilito e replicato un parallelo fra i due presidenti del Consiglio più giovani della storia d’Italia: Renzi e Benito Mussolini. Una tesi condivisa, ma poi progressivamente annacquata, dai costituzionalisti per il no. Francesco Paolo Sisto, deputato forzista, in quanto avvocato l’ha buttata sulla cronaca nera: «Omicidio della Costituzione!».

Sono buone basi d’intesa col Movimento cinque stelle. Danilo Toninelli, portabandiera dei grillini sugli affari costituzionali, ha illustrato il rischio: «L’Italia cadrà nelle mani del partito unico, quello che fa le leggi per le banche e le lobby». L’ultimo passo, quello della differenza antropologica, l’hanno già compiuto quelli della sinistra del Pd, Miguel Gotor e Alfredo D’Attore (nel frattempo passato coi vendoliani), inorriditi all’idea di «fare le riforme con Denis Verdini». Dove la parola che conta non è riforme, è Verdini.

vivicentro.it-editoriale / lastampa / Riforme, l’ostilità è sull’autore non sul contenuto MATTIA FELTRI

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Pd, un’ emergenza da affrontare senza ritardi

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Emergenza da affrontare senza ritardi. Ieri è stato il turno del sindaco di Lodi, l’arrestato del giorno, il successore, in quanto già suo braccio destro, dell’ex primo cittadino Lorenzo Guerini, oggi alla guida della macchina del Pd come vicesegretario, per sua fortuna completamente fuori dall’inchiesta che ha portato a tre, nel giro di una settimana, gli scandali che dalla periferia risalgono fino al vertice di Largo del Nazareno.

Cosa possa fare Renzi di fronte a questa escalation della corruzione e dell’illegalità nel centrosinistra, è difficile dire, ma certo qualcosa deve fare. L’idea che la bandiera del «Daspo» per i corrotti, dal nome delle misure di sicurezza che si adoperano negli stadi di calcio contro i violenti, sia passata dalle mani del premier, che genialmente l’aveva lanciata quasi due anni fa, a quelle del Movimento 5 stelle, dovrebbe risultargli inaccettabile.

L’ipotesi che si tratti di una forma persecutoria dei magistrati che non gli hanno perdonato il taglio delle ferie e l’accusa, ormai passata, di non essere dei gran lavoratori, semplicemente non sta in piedi. Anzi, guardati da vicino, questi Uggetti, questi Bonafede, questi Graziano, per chiamarli con i loro nomi insignificanti, somigliano tragicamente al ritratto, che pareva esagerato e invece non sembra più tale, fatto da Pier Camillo Davigo, il magistrato di Mani pulite assurto al vertice dell’Anm, quando ha detto che neppure si vergognano di quel che fanno.

Uggetti, per dire, alle prime avvisaglie dell’inchiesta su una piscina comunale che voleva edificare insieme a un avvocato del Comune, referente di una società sportiva per il quale era stato apparecchiato un appalto su misura, aveva convocato, per blandirlo e insieme per avvertirlo, il colonnello della Finanza che poi ha dovuto arrestarlo, tanto che il magistrato lo ha definito «soggetto autoritario» e lo ha mandato in carcere nel timore che potesse tentare di intimidire chi investigava su di lui.

Quanto a Bonafede, consigliere comunale di Pozzallo, paese di immigrazione clandestina vicino a Ragusa, lo hanno beccato con venti chili di hashish e marijuana mentre si imbarcava su un traghetto per Malta, e ha avuto la faccia tosta di sostenere che gli serviva per uso personale. Di Graziano poi, presidente regionale del partito in Campania, e della storia del palazzo garibaldino di Santa Maria Capua Vetere, da restaurare con un appalto tangentizio, si sa. Il complice, anche in questo caso, era un sindaco arrestato, in rapporti con la camorra.

Si dirà che non bisogna generalizzare, ogni famiglia ha la sua pecora nera, e sarà pure così, ma qui è diventato un gregge che s’ingegna e ne combina di ogni tipo. E quando si passa da uno scandalo al mese a quasi uno al giorno, quando i sintomi si manifestano in tutto il corpo e non solo in una sua parte, quando i metodi sono gli stessi, da Napoli a Lodi, che bisogna pensare? Che partito è quello in cui in una settimana saltano fuori un oliatore di fondi pubblici in combutta con un sindaco corrotto, uno spacciatore di droga che sta in consiglio comunale come secondo mestiere e un cucitore di appalti prêt-à-porter? Renzi forse non ha fatto in tempo a conoscere, né poteva immaginare, proiettato com’è stato, in poche settimane, dalla segreteria al governo, in che modo è ridotta la periferia del partito, di che pasta sono fatti i quadri a cui è affidata l’amministrazione degli enti locali. È da questo insieme ormai irriconoscibile, senza più quasi nulla delle vecchie matrici democristiana e comunista da cui il Pd ebbe origine, che emerge, ormai tutti i giorni, alla vigilia delle elezioni amministrative, una questione morale grande come una casa: con la quale Renzi deve necessariamente, subito, fare i conti.

vivicentro.it-politica / Pd, una emergenza da affrontare senza ritardi MARCELLO SORGI

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La prossima riga della favola

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Favola – Caro Leicester, non deluderci anche tu.

La prossima riga della favola. Gli uomini sono assetati di storie di riscatto che oggi la tecnologia trasmette in un battito di ciglia al mondo intero, suscitando passioni collettive travolgenti e altrettanto travolgenti delusioni. Abbiamo visto aziende, che erano nate per scardinare le regole del gioco, costringere i dipendenti a orari infami per paghe da schiavi. E abbiamo visto movimenti politici che erano sorti per opporsi al sistema dominante andare a cena coi banchieri alla velocità della luce.

Ci siamo riempiti gli orecchi e il cuore di «Yes we can» e rottamazioni assortite per poi accorgerci che a comandare erano più o meno gli stessi di prima. E di troppe cenerentole abbiamo festeggiato il matrimonio col principe azzurro, salvo scoprire che proprio nell’ultima riga della favola – «e vissero felici e contenti» – si nascondeva la trappola della normalizzazione che sempre infrange le illusioni sugli scogli della realtà.

Ora sull’onda ci sei tu, Leicester caro. Persino chi non sa nulla di pallone ti ha caricato sulle spalle il peso dei suoi sogni di rivincita. La riscossa dei falliti, degli incompresi e degli esclusi che insieme trovano l’alchimia per sovvertire ogni schema prestabilito. Chissà se ti lascerai corrompere dalle seduzioni del potere come tanti prima di te. I soldi degli sponsor, i riflettori dei media, la popolarità planetaria che titillerebbe anche l’ego di un santo sono trappole che quel vecchio saggio del tuo allenatore cercherà di disinnescare. Ci riuscirà? Riuscirà a farti restare forte senza farti dimenticare i valori che ti hanno reso diverso?

vivicentro.it-opinioni / La prossima riga della favola MASSIMO GRAMELLINI

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