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La sfida di Renzi parte dal Lingotto

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Matteo Renzi è a Torino: dal Lingotto prova a rilanciare la sua azione politica e la corsa alla segreteria del Pd. Presenta in un’intervista con Federico Geremicca la sua visione e passa all’attacco: “Serve più riformismo per battere i populisti, basta autocritiche, c’è un intreccio di poteri contro di me”.

Matteo Renzi: “Basta autocritiche. Contro di me un intreccio di poteri”

L’ex premier: “Noi del Giglio magico lontani dalla Roma politico-burocratica. Sereno su mio padre. Prodi? Aspettiamo a dire con chi sta”

ROMA – L’auto che lo sta già portando a Torino infila una serie di gallerie e la chiacchierata si fa ancor più complicata. Sono le sei del pomeriggio e comunque sia, superando fruscii e interruzioni, la voce di Matteo Renzi finalmente arriva chiara e porta la buona (o cattiva) novella: «Smettiamola con questa idea metafisica di un “nuovo Renzi”… Ho fatto autocritica e sono tre mesi che giro col capo cosparso di cenere. Ora basta, è tempo di ripartire».

Dunque: ammesso che sia mai davvero cominciata, la Quaresima di Matteo Renzi finisce oggi tra i mattoni e l’acciaio del Lingotto. Non sapremmo dire se si è proprio e davvero alla vigilia di una resurrezione: ma il leader ferito che al calar del sole avvierà la sua campagna per le primarie, è un uomo stufo di porgere l’altra guancia. «E se qualcuno pensasse che a fronte del momentaneo indebolimento io abbia perso energia e grinta, commetterebbe un gravissimo errore».

Chiamiamolo un bonario avvertimento: e non sarà l’unico durante questa chiacchierata che avrebbe l’obiettivo di anticipare un po’ dei temi in discussione da oggi a Torino. Ogni tanto – e non potrebbe essere diversamente – fa sentire il suo peso l’inchiesta Consip e i guai giudiziari in cui è avviluppato «babbo» Tiziano: «La mia forza e la mia debolezza – dice – sono state lo star fuori da certi ambienti della Roma politico-burocratica: vogliono farmela pagare per i padrini che non ho e non ho mai avuto».

Presidente, anche lei a caccia di complotti e complottardi?

«Per niente. Però mi viene da ridere – e poi da arrabbiarmi – quando mi accusano di aver messo su un sistema di potere. Ridicolo».

Beh, ridicolo… Il Giglio magico lo ha creato lei non lo abbiamo inventato noi.

«Quattro o cinque toscani quarantenni o giù di lì: questo sarebbe il mio sistema di potere? Non male come accusa: soprattutto in un Paese che ha vissuto per vent’anni il clamoroso conflitto d’interessi di Berlusconi e galleggia tutt’oggi su intrecci tra banche ed editoria, credito e politica capaci di fare il bello e il cattivo tempo».

Che altri abbiano fatto peggio di lei, non è una gran difesa.

«Ma guardi che io non devo difendermi da nulla. Vuole che le rifaccia l’elenco dell’altra sera in tv? Eni, Enel, Ferrovie, Poste, Rai, Finmeccanica… Al vertice non c’è nessun fiorentino: e i vertici li ha nominati un governo da me presieduto. Sono sereno: le bugie hanno le gambe corte».

Sereno anche sull’inchiesta e sul ruolo di suo padre?

«Sereno. Sul suo ruolo e su quello del generale Del Sette e del ministro Lotti. Vede, voglio usare una sua espressione: noi del Giglio magico siamo fuori dai consolidati blocchi di potere. Capisco che possa non piacere, ma dovranno farci l’abitudine».

E sereno anche sull’esito delle primarie che l’attendono? Stavolta potrebbe non essere una passeggiata di salute, no?

«Puntiamo a superare il 50 per cento ovviamente. I sondaggi dicono che dovremmo farcela, anche se non sarà facile. In queste primarie vedremo due film: il voto nei circoli, dove mi dicono che Andrea Orlando sia forte, e quello ai gazebo, dove potrebbe andar bene Michele Emiliano. Vedrete che saranno primarie belle e piene di passione, nonostante la quantità di odio che sento in giro: ma il nostro “assalto al cielo” piace ed emoziona tanti».

E se non superasse il 50 per cento?

«Non cambierebbe niente».

In che senso?

«Non è che se io raggiungo il 48% e gli altri competitor si dividono il restante ci saranno terremoti: chi arriva primo fa il segretario. Vede, non vivo queste primarie come una volata con due avversari sleali, che mi vogliono fregare: tipo gomitate in vista del traguardo. Vogliamo tutti bene al Pd, no?».

Dicevano così anche gli scissionisti… Non teme che si presentino ai gazebo per sostenere Orlando?

«Quel che dovevo dire l’ho detto quando hanno deciso di lasciare il Pd. Non ho nulla da aggiungere: possono fare quel che credono. L’importante è che le regole delle nostre primarie siano rispettate. Insomma, io non vedo complotti, non ci credo: né a quelli dei magistrati né a quelli dei miei avversari politici».

Prodi e Letta, che sembrano intenzionati a sostenere la candidatura di Orlando, sono diventati avversari politici?

«Ma nient’affatto. E però mi ascolti: non tiriamo la giacchetta al Professore. Aspettiamo e poi commenteremo».

E visto che non è all’orizzonte nessun «nuovo Renzi», cosa risponde a Chiamparino e Sala che le hanno invece chiesto un cambio di passo?

«Chiamparino ha ragione: noi dobbiamo fare squadra, molto più di prima. Dobbiamo allargare il gruppo dirigente e io credo che il ticket con Martina sia già un segnale in questo senso. Poi dobbiamo definire la nostra posizione rispetto al governo: cioè le priorità che crediamo debbano essere perseguite. E tornare a occuparci del partito, dei circoli, delle feste, della comunicazione, dell’organizzazione. Ma prima di tutto, ovviamente, della missione e del profilo del Pd che vogliamo».

È di questo che parlerà al Lingotto?

«Sì, vorrei partire da quel che succede nel mondo – da Trump, per dire – per arrivare alla Le Pen ed al nostro Paese. L’interrogativo resta lo stesso: il ruolo e la politica di una grande forza di centrosinistra di fronte ai populismi dilaganti. Non esistono risposte semplici: nei tre anni di governo, però, qualcuna abbiamo provato a darla».

Di nuovo il suo governo…

«Sì, perché vorrei fosse chiara una cosa: noi abbiamo peccato di poco riformismo, non di troppo riformismo. Dagli 80 euro in poi, abbiamo fatto tante cose delle quali andare orgogliosi. Poi è arrivata la botta del referendum, della quale mi prendo tutta la responsabilità. Però le dico una cosa: gli effetti negativi del No li misureremo nel corso di anni. Vediamo divisioni, nuovi partitini, ritorni al proporzionale… E potrebbe essere soltanto l’inizio».

Sulla missione del Pd crede che vi siano molte differenze tra lei, Orlando ed Emiliano?

«Il lungo confronto avviato servirà appunto a capire questo. Ma una cosa voglio dirla subito: non sono d’accordo con la separazione dei ruoli tra segretario e premier. Una simile scelta toglierebbe molta forza proprio al premier. Quando ho combattuto in Europa per ottenere maggiori margini di flessibilità per il nostro Paese, ho vinto non perché ero il presidente del Consiglio italiano, o almeno non solo per quello: ce l’abbiamo fatta perché ero il leader del maggior partito nella famiglia socialista, col 40% ottenuto alle europee».

Sa bene che su questo punto il disaccordo è grande.

«Vedremo, ma l’esperienza della Merkel e di Rajoy racconta questo. E non vorrei che questa discussione si fondasse su un presupposto sbagliato: che il mio temporaneo indebolimento mi abbia tolto grinta ed energia. Vede, io posso accettare critiche e obiezioni al lavoro svolto da premier: ma non una destrutturazione di quel che abbiamo fatto ed un tratto di matita su me ed il mio nome. Si poteva fare meglio, certo. Lo penso anch’io, ma ora è il momento di ripartire: e io sono pronto».

Prima deve vincere le primarie: sono le più difficili tra quelle che ha fatto fino ad ora?

«Le primarie più difficili sono sempre quelle che verranno. So di che parlo, avendo una certa esperienza. Mia figlia mi prende in giro e in questi giorni mi chiede: chi sfidiamo stavolta alle primarie? Pistelli, Ventura, Bersani, Cuperlo, ora Orlando ed Emiliano… Le primarie sono tutte difficili: ma evviva il Pd che ha il coraggio di farle, mentre altri decidono tutto con un clic o nel salotto di Arcore».

A renderle più difficili delle altre è forse la condizione di debolezza nella quale lei si trova, tra referendum perso e vicenda Consip, non crede?

«Ho preso una botta, e non sono contento. Ma sono di quelli che preferisce ferirsi mentre combatte, piuttosto che starsene al sicuro lontano dal campo di battaglia. Ora si ricomincia, con umiltà. Ma sa che le dico? Che un uomo si giudica anche dal modo in cui porta le sue cicatrici».

E Matteo Renzi, se non si fosse capito, è convinto di portare le sue con orgoglio e dignità. Vedremo il 30 aprile se gli elettori Pd la pensano davvero come il loro ex segretario.

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lastampa/Matteo Renzi: “Basta autocritiche. Contro di me un intreccio di poteri” FEDERICO GEREMICCA

L’Orda Azzurra e Le Vespette, appuntamento a venerdì prossimo

L’Orda Azzurra e Le Vespette, appuntamento a venerdì prossimo

Si comunica a tutti che questa sera Le Vespette e L’Orda Azzurra non andranno in onda per motivi di salute e per garantire le 4 dirette radiofoniche, nonchè tutti i servizi che ci saranno nella due giorni, sabato e domenica, di gare. Appuntamento a venerdì prossimo! Ci scusiamo per il disagio.

Ciro Novellino e Mario Vollono

Juve Stabia, il settore giovanile si riunisce alla presenza del presidente De Lucia: doppio appuntamento

Juve Stabia, il settore giovanile si riunisce alla presenza del presidente De Lucia: doppio appuntamento

Una doppia serata di festa, un modo per stare insieme. Il settore giovanile della Juve Stabia si riunisce il 15 marzo al locale Rapsodia di Caserta. Il presidente De Lucia ha organizzato questa serata per compattare sempre più l’ambiente settore in vista degli impegni fondamentali che le Vespette vivranno da qui alla fine della stagione. Si comincia, come detto, il 15 marzo con la Berretti, l’Under 17, l’Under 16 e l’Under 15. La settimana seguente sarà la volta dell’intera attività di base.

a cura di Ciro Novellino

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Ferlaino: “Il ‘razzismo’ verso i meridionali è diverso tra metropoli e province del nord”

Le sue parole

Corrado Ferlaino, ex presidente del Napoli, ha rilasciato un’intervista ai microfoni de Il Mattino: “Una volta, a Udine, un tifoso dei bianconeri mi sputò in testa per tutta la partita. Pensai: ma quanta saliva ha? Lo ignorai e negli spogliatoi parlai con i giornalisti soltanto della prestazione della squadra. Questo è un argomento complesso. Anzitutto, va fatta una distinzione tra le metropoli del Nord e le citta’ di provincia. Il fenomeno e’ molto piu’ forte a Udine, Brescia, Bergamo, Verona. In alcuni luoghi c’e’ uno storico atteggiamento ostile verso i meridionali perche’ arrivarono alla ricerca di lavoro, un po’ come oggi accade nei confronti degli extracomunitari. Io ho vissuto tre anni a Milano e la situazione nella metropoli e’ differente. Sono stato “razzista” al contrario, nel senso che frequentavo solo meridionali come l’ex presidente della Federcalcio Sordillo e giornalisti come Palumbo e Cannavo’: non “accettavamo” milanesi a cena. A volte incontravo un collega come Carraro, allora presidente del Milan. Una volta trovammo posto in un ristorante perché c’ero io, il presidente del Napoli…”

San Paolo a rischio, l’Uefa decide il 23 marzo su quattro punti

San Paolo a rischio, l’Uefa decide il 23 marzo su quattro punti

La Commissione disciplinare dell’Uefa decidera’ giovedì 23 marzo su eventuali provvedimenti da adottare a carico del Napoli, finito sotto inchiesta dopo la partita di Champions League sulla base della segnalazione del delegato, lo svizzero Jacques Antenen.

Il procedimento è basato su 4 punti: uso di laser, lancio di oggetti, accensione di fuochi artificiali e occupazione delle scale sugli spalti. E questo sembra il punto più delicato, quello per cui il Napoli è stato gia’ diffidato dall’Uefa, assolutamente intransigente per motivi di sicurezza sul deflusso.

In altri precedenti casi, il club di De Laurentiis ha ricevuto una sanzione, dai 10mila ai 15mila euro, ed e’ probabile che la Commissione, anche stavolta proceda a una multa. Lo rivela Il Mattino.

“Io non ho parlato male di te”: Sarri-De Laurentiis, patto di ferro

“Io non ho parlato male di te”: Sarri-De Laurentiis, patto di ferro

Dagli applausi con il Real alla voglia di progettare uno sprint da protagonisti, con un occhio al futuro: la corsa al secondo posto, la semifinale di ritorno in Coppa Italia con la Juve e i colpi per una squadra ancora più forte. Si è parlato molto dell’incontro tra l’allenatore del Napoli Maurizio Sarri ed il presidente Aurelio De Laurentiis dopo NapoliRoma, con la cena tra i due grazie alla diplomazia dell’amministratore delegato Andrea Chiavelli e del direttore sportivo Cristiano Giuntoli.

Sul Corriere dello Sport c’è un virgolettato da attribuire allo stesso De Laurentiis nei confronti di Sarri (“Io non ho parlato male di te”), poi scrive: “E’ un dettaglio ciò che succede in quell’incontro, che sia finito a tavola o si siano fermati all’apericena, perché la centralità della stretta di mano di via XXIV Maggio è nel clima conciliante d’un faccia a faccia che entrambi aspettavano”.

Caso De Laurentiis, ora la Procura Figc valuta il deferimento

Caso De Laurentiis, ora la Procura Figc valuta il deferimento

Quanto rumore, dopo le frasi e le accuse del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis nel post-partita di NapoliReal Madrid 1-3. Le accuse alla Gazzetta dello Sport e al suo corrispondente da Napoli, infatti, hanno scatenato non solo la solidarietà della Federcalcio e l’intervento del presidente del CONI Giovanni Malagò, ma anche l’attenzione della Procura federale.

Scrive La Gazzetta dello Sport che nelle prossime ore il procuratore federale Giuseppe Pecoraro “valuterà se nelle esternazioni del presidente del Napoli è ravvisabile la slealtà sportiva e, quindi, la violazione dell’articolo 1 del Codice di giustizia sportiva. Nulla di clamoroso: nel peggiore dei casi, se De Laurentiis fosse deferito e condannato, subirebbe un’ammenda”.

Le prime adozioni gay trascritte dal Tribunale dei minori di Firenze

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L’Italia scrive un’altra pagina storica per i diritti delle coppie gay: il Tribunale dei minori di Firenze trascrive due provvedimenti di adozione emessi all’estero. Secondo il giudice deve prevalere l’interesse dei bambini.

Riconosciute le adozioni da parte di due coppie gay

Il Tribunale dei minori di Firenze: prevale l’interesse dei bambini

ROMA – Il Tribunale dei minori di Firenze ha segnato ieri una pietra miliare nel diritto di famiglia: per la prima volta il nostro Paese riconosce l’adozione da parte di una coppia gay disponendo la trascrizione dei provvedimenti della Corte britannica che nel 2014 aveva regolarizzato la famiglia composta da due papà, italiani ma residenti nel Regno Unito, e dai due fratellini da loro sottratti all’abbandono. Un caso che fa giurisprudenza. E poche ore dopo, a sorpresa, arriva il bis: gli stessi giudici riconoscono la status di figlia e la cittadinanza alla bimba adottata da un nostro connazionale che vive a New York con il suo compagno americano. I paladini liberal celebrano il D-day per i conservatori, da «Scienza e Vita» a Maurizio Gasparri, è l’alba dell’Apocalisse.

«E’ un grande giorno, ma eravamo sicuri che sarebbe finita bene» commenta la coppia italo-britannica dopo aver inviato un enorme mazzo di fiori all’avvocato-ariete Susanna Lollini. Lei invece, legale dell’Avvocatura per i diritti Lgbti-Rete Lenford, ammette di aver temuto fino all’ultimo: «Capivo che il giudice non era contrario ma finora tutti i precedenti erano negativi, una decina di anni fa a Brescia fu bocciata l’adozione da parte di due donne e si spiegò che era ancora presto. Ma soprattutto pesava la sentenza della Cassazione che nel 2011 aveva respinto l’istanza di una donna sola perché la legge sull’adozione prevede come requisito sine qua non che i genitori siano sposati da almeno 3 anni escludendo le coppie omosessuali ma anche i single. Abbiamo vinto perché sono riuscita a smontare questo impianto facendo leva sulla deroga prevista dal comma 4 dell’articolo 36 ».

La deroga impugnata dall’avvocato Lollini ha persuaso la Corte che fosse ammissibile l’adozione da parte di due adulti stabilitisi all’estero da oltre 2 anni (con regolare certificato di residenza in un Paese che nulla osta all’adozione omosessuale) senza trasfigurare né la legge sulle adozioni né quella sulle unioni civili (che esclude la «stepchild adoption», l’adozione del figliastro). «Si tratta di una vera e propria famiglia e di un rapporto di filiazione in piena regola che come tale va tutelato» hanno argomentato i giudici. I due bambini italo-britannici infatti, così come la bambina italo-americana, sono perfettamente inseriti nel proprio Paese di residenza, vanno a scuola, vengono in Italia per le vacanze con gli affettuosissimi nonni (tanto la Gran Bretagna quanto gli Stati Uniti prima di concedere l’adozione ad etero quanto a gay verificano che l’intero contesto familiare sia accogliente per la crescita di un minore).

Per quanto le sentenze di Firenze non tirino in ballo l’adozione da parte di coppie gay o single residenti in Italia (dunque rispettano la legge) e non siano associabili al caso di Trento, dove la Corte d’appello ha riconosciuto a due uomini la paternità dei bimbi nati all’estero con la maternità surrogata, i sostenitori della famiglia tradizionale accusano i tribunali di scavalcare il Parlamento. Mentre i papà di New York brindano («siamo usciti dalla zona d’ombra, ora nostra figlia avrà anche il passaporto italiano») chi non condivide la loro festa, a partire da Salvini, teme la fuga in avanti dei giudici con sentenze che sebbene diverse si rafforzano a vicenda: nel 2014 il Tribunale per i minori di Roma ha riconosciuto a due donne la stepchild adoption di una bimba nata con procreazione assistita in Spagna (la legge Cirinnà non era ancora in discussione), tre mesi dopo la Suprema Corte ha fatto lo stesso sempre «nell’interesse del minore». Ora Firenze.

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lastampa/Riconosciute le adozioni da parte di due coppie gay FRANCESCA PACI

Giustizia A Triplice Velocita’ (Lo Piano Saintred)

Non è la prima volta che in Italia si pretendano giudizi rapidi, come se la Giustizia fosse a triplice velocità : Freccia rossa per i pezzi da novanta politici, expres per gli amici degli amici, locale per i poveri Cristi. 

Ogni qual volta scoppia uno scandalo in cui sono coinvolti Ministri, faccendieri, padri, madri, nipoti, diretti ascendenti o discendenti da purosangue politici, viene reclamato (in particolar modo da alcuni esponenti della classe politica italiana), che i processi debbano iniziare con celerita’ e concludersi nel più breve tempo possibile.

Come se i Giudici dovessero mettersi a disposizione secondo il peso politico del richiedente. In questi ultimi mesi centinaia le persone che sono state coinvolte in scandali senza fine, per alcune di esse si sono gia’ spalancate le porte del carcere, per altre ancora se coinvolte speriamo che si aprano al piu’ presto.

Chi chiede processi rapidi per i propri “cari”, dovrebbe vergognarsi, l’Italia non rimarra’ “orfana”, di personaggi che si sono macchiati di reati penalmente gravi, nessun cittadino ne sentira’  mai la mancanza.

Chi ha truffato e si e’ arricchito a discapito della collettivita’, e’ giusto che abbia un processo temporale uguale a quello a cui vanno incontro migliaia di comuni cittadini, prima che vengano giudicati.

Mediamente i processi in Italia si sa quando iniziano, ma non quando finiscono, quelli civili se non vanno in prescrizione prima, possono avere un decorso trentennale, quelli penali un po’ meno, allora perché fare salire sulle frecce rosse gli amici degli amici politici, se la Legge e’ uguale per tutti? Risposta:  facciamo viaggiare tutti in classe Economy.

Un paese che va a pezzi, e non è una metafora (VIDEO)

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“Siamo un Paese che va a pezzi, e non è una frase fatta”, commenta Alberto Mingardi alla notizia del crollo di un ponte sull’autostrada A14 nelle Marche che ha provocato la morte di due persone che viaggiavano in auto e che sono state colpite dalle macerie.

Ricostruiamo un Paese che va in pezzi

Dopo il cavalcavia crollato ad Annone Brianza nell’ottobre scorso, ieri è stata la volta di un ponte sull’A14

Siamo un Paese che va a pezzi: e non è una frase fatta. Dopo il cavalcavia crollato ad Annone Brianza nell’ottobre scorso, ieri è stata la volta di un ponte sull’A14, fra Loreto e Ancona Sud. Le due tragedie hanno avuto dinamiche diverse e un esito simile: a ottobre era morta una persona e sei erano rimaste ferite, ieri sono morte due persone e tre sono rimaste ferite. Gli imprevisti sono, per l’appunto, imprevisti. Non c’è principio di precauzione che possa garantire una vita senza rischi. E tuttavia questi eventi, a una manciata di mesi l’uno dall’altro, ci consegnano l’immagine di un Paese in cui avvengono cose che non dovrebbero succedere. L’Italia resta l’ottava economia del mondo, la quarta in Europa, è un Paese fondatore dell’Unione Europea. Però è sorprendentemente facile dimenticarselo.

A tre mesi dal crollo, i lavori per la ricostruzione del cavalcavia di Annone non sono ancora incominciati. Siamo in una delle aree più prospere e operose d’Europa, la Brianza. Per chi percorra la superstrada 36, oggi il ponte invisibile è una sorta di monumento all’italianità. Lo sgombero delle macerie, dopo il disastro, è stato eseguito con solerzia. Nell’emergenza, gli italiani si distinguono sempre. Ma col passare dei giorni il senso di solidarietà e la voglia di fare si spengono, l’opinione pubblica è dominata dalla frenesia della caccia al colpevole (che regolarmente non si trova), le istituzioni coinvolte, in questo caso Anas e Provincia, si rimbalzano le responsabilità. Il risultato è che quel andava chiarito resta ancora da chiarire, e la ricostruzione del cavalcavia avverrà in un imprecisato tempo futuro.

Tutto questo non è soltanto la conseguenza del carattere nazionale. E’ il portato di una lenta stratificazione di norme, che servono in primo luogo, come scrivono Francesco Giavazzi e Giorgio Barbieri in un libro intitolato non a caso «I signori del tempo perso» (Longanesi, 2017), a tutelare chi le ha fatte e le deve applicare, e solo in seconda battuta, forse, a ridurre l’incertezza per tutti i cittadini.

Quando discutiamo dell’adeguatezza della nostra rete infrastrutturale, è difficile non ripensare a dibattiti recenti, per esempio alle rodomontate sulla banda ultra-larga. La politica crede che i lavori pubblici servano per offrire Impieghi e salari, presumibilmente per averne in cambio dei voti. Sfugge un aspetto solo all’apparenza banale: cioè che fare una strada dovrebbe servire per l’appunto per avere una strada, e magari la strada «giusta», quella di cui c’è bisogno. Il fatto che un’attività generi occupazione è un effetto collaterale, non la ragione per intraprenderla. Proprio questo fraintendimento fa sì che la discussione sia dominata da immaginifici piani per realizzare opere i cui benefici sono dubbi, mentre la noiosa manutenzione dell’esistente non interessa a nessuno.

I parlamentari Cinquestelle delle Commissioni trasporti e lavori pubblici hanno già chiesto l’audizione di Autostrade per l’Italia, stigmatizzando come l’A14 sia gestita da un concessionario. Si potrebbe rispondere loro che la superstrada 36 è invece gestita dall’Anas: difficile sostenere che il «pubblico» abbia funzionato meglio del «privato».

Una volta tanto sarebbe bello evitare di seguire un canovaccio già scritto. Se il rinnovamento infrastrutturale del Paese è una priorità, non deve diventare il pretesto per spese a pioggia e investimenti politicizzati. Se le norme attuali rendono difficile attestare le responsabilità, vanno esaminate nel merito, prima di proporne di nuove, promosse dall’ennesima commissione d’inchiesta. Queste tragedie esigerebbero dalla nostra classe dirigente una prova migliore del solito «facite ammuina».

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Il crollo del ponte nell’Italia a pezzi: morti Emidio e Antonella Diomede (VIDEO)

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Il crollo di un ponte sull’autostrada A14 nelle Marche provoca la morte di due persone che viaggiavano in auto e sono state colpite dalle macerie. Il cedimento è stato improvviso: fino a pochi attimi prima le automobili scorrevano regolarmente, poi il cemento è sembrato sgretolarsi. A cedere è stato un ponteggio provvisorio per i lavori di ampliamento della terza corsia: il ponte andava chiuso. “Siamo un Paese che va a pezzi, e non è una frase fatta”, commenta Alberto Mingardi.

Crolla il cavalcavia sull’A14, muoiono marito e moglie

Lungo il tratto si stavano eseguendo lavori sul ponte. Feriti tre operai. Il ministro invia gli ispettori. S’indaga per omicidio plurimo colposo

CAMERANO (ANCONA) – La Nissan bianca, lì intrappolata sotto quel che resta del cavalcavia crollato, è un urlo muto di dolore e di rabbia. Dolore perché in questo tragico incidente nel cuore delle Marche ci sono due vite spezzate – Emidio e Antonella Diomede, che viaggiavano a bordo dell’auto – e tre feriti fra gli operai del cantiere. Rabbia perché, come continua a ripetere il sindaco di Castelfidardo, Roberto Ascani, «non si capisce proprio perché il cavalcavia fosse chiuso e l’autostrada sottostante no. Per questioni di sicurezza sarebbe stato meglio bloccare il traffico anche di sotto». Provvedimento ovviamente adottato subito dopo l’incidente, mandando letteralmente in tilt la circolazione con ingorghi e deviazioni obbligatorie.

Il crollo del cavalcavia numero 167 sull’A14 è avvenuto, intorno 13, nella zona vicino a Castelfidardo, tra Loreto e Ancona. Nemmeno a cinque mesi di distanza da quello in provincia di Lecco dove perse la vita un pensionato. Nel caso marchigiano, il cavalcavia era in fase di ristrutturazione, più precisamente si stava provvedendo a innalzarlo per adeguarlo all’ampliamento a tre corsie dell’autostrada.

Un lavoro quasi di routine in questo tratto dell’A14, se si pensa che tra Ancona e Sant’Elpidio, con l’allargamento dell’autostrada, sono già stati sopraelevati altri dieci cavalcavia. Uno è ancora da sistemare, mentre un altro è stato completante sostituito per un problema di cedimento che non ha avuto però alcuna conseguenza.

Crolla un ponte sulla A14, le prime immagini e i soccorsi

C’è forse stato un cedimento anche questa volta, magari a causa di struttura disomogenea de cavalcavia? Secondo Autostrade per l’Italia no, «non si tratta dunque del cedimento strutturale», ma si è trattato di «un tragico incidente non prevedibile, determinato dal cedimento di pile provvisorie su lavori di innalzamento del cavalcavia necessari per ripristinare l’altezza dell’opera rispetto al nuovo livello del piano autostradale».

L’origine è dunque da ricondursi al crollo dei martinetti a sostegno della campagna? Oppure c’era qualche problema nella «spalla», nella muratura?

Il ponte era stato chiuso lo scorso 28 febbraio e il termine dei lavori era previsto per il 15 maggio. Autostrade per l’Italia precisa che ieri le attività di innalzamento «erano state completate alle ore 11,30. Al momento dell’incidente, alle 13 circa, il personale stava realizzando attività accessorie». La società appaltatrice, la Delabech, è peraltro nota a livello internazionale per la sua professionalità ed esperienza. Sul cantiere, infine, era presente l’ingegnere responsabile tecnico dei lavori per la Delabech.

L’auto schiacciata sotto il ponte crollato sulla A14

Che cosa non ha funzionato? E, soprattutto, poteva essere previsto? Autostrade per l’Italia precisa che si sta facendo il possibile per chiarire l’accaduto, compresa l’acquisizione di «tutti gli elementi per ricostruire la dinamica dell’evento, partendo dai documenti progettuali elaborati dalla Delabech stessa».

Intanto il nastro della memoria si riavvolge fino allo scorso 28 ottobre quando ad Annone, in provincia di Lecco, crollò un cavalcavia sulla corsia Nord della superstrada 36. Il cedimento si verificò al passaggio di un Tir da oltre 108 tonnellate che trasportava bobine di acciaio. La struttura piombò sulla strada sottostante e schiacciò l’auto, un’Audi, di Claudio Bertini, 68 anni, che rimase ucciso sul colpo. Altre quattro persone rimasero ferite.

E ora tocca alle Marche. «Gli operai stavano sollevando la campata del ponte con dei martinetti, quando la struttura ha ceduto: evidentemente qualcosa è andato storto» ribadisce il sindaco di Castelfidardo. Mentre i tre operai feriti, di nazionalità romena, sono ancora sotto choc: «Non ci abbiamo capito niente, a un certo punto è crollato tutto, e ci siamo ritrovati per terra». Fortunatamente le loro condizioni non sono gravi e potrebbero essere dimessi dall’ospedale già oggi.

Il ponte crollato visto dall’elicottero dei Vigili del fuoco

Il ponte crollato sulla A14 visto dall’elicottero dei Vigili del fuoco

Nel frattempo il ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Graziano Delrio ha inviato gli ispettori ad Ancona per verificare e analizzare quanto successo. Mentre la Procura del capoluogo marchigiano ha aperto un’inchiesta, affidata al pm Irene Bilotta. Al momento si procede per omicidio colposo plurimo a carico di ignoti.

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lastampa/Crolla il cavalcavia sull’A14, muoiono marito e moglie GRAZIA LONGO – INVIATA A CAMERANO (ANCONA)

Europa League: Lione Roma 4-2. La Roma crolla nella ripresa, rimonta dei francesi

Roma ko a Lione. Ottimo primo tempo dei giallorossi, nella ripresa crollo fisico

Lione Roma. I giallorossi approdano in terra francese per ipotecare la qualificazione ai quarti di finale di Europa League nella gara di andata con il Lione. Dopo un primo tempo di supremazia fisica e tattica, i giallorossi crollano nella ripesa lasciandosi travolgere dagli avversari.

Inizia il primo tempo con un buon controllo dei giallorossi. Sugli sviluppi di un calcio di punizione, il Lione passa in vantaggio all’8’ con Diakhaby,  un gol che però non scalfisce la manifesta supremazia tattica e fisica della squadra di Spalletti. Al 20’ Salah pareggia i conti approfittando proprio di un errore di Diakhaby che scivola e perde la palla: l’egiziano, palla al piede, scatta in area alla velocità della luce e con un destro rasoterra fa passare la palla tra le gambe di Lopes. È il gol del pareggio.

I giallorossi continuano a dominare la prima frazione di gioco e  alla mezz’ora arriva il ribaltone: sugli sviluppo di un calcio d’angolo, Fazio stacca di testa nella mischia e trafigge la rete.

Nella ripresa, dopo 2 minuti, una bella combinazione tra Lacazette e Tolisso portano alla realizzazione del 2-2. Palla imprendibile per Alisson.

Al 49’ occasione per la Roma su una pericolosa ripartenza: Salah viene servito in area ma controlla male la palla e crossa per Strootman che mira alla porta con una conclusione angolata, grande risposta del portiere che respinge in tuffo.

Dopo il quarto d’ora, la Roma appare in difficoltà, gli avversari diventano più aggressivi e riescono a creare più azioni velenose. Chezzal e Valbuena impegnano il primo difensore che spesso si supera per preservare il risultato. Al 65’ Alisson riesce a deviare un tiro di Lacazette che sembrava imprendibile, e un minuto dopo replica l’impresa su una conclusione di Valbuena. Alisson uomo partita in questo frangente di gara.

Al 75’ ribaltone del Lione: Fekir con un tiro a giro mette ko Alisson.

Lione Roma 3 -2

La Roma perde fisicità, la gara cambia volto e arriva anche il crollo psicologico dei giallorossi, Alisson è sotto assedio mentre il resto della squadra è segnato dalla stanchezza. Nel recupero i francesi danno il colpo di grazia agli ospiti e segnano il gol del 4 a 2 con Lacalzette (al 92’).

La gara di ritorno impone un 2 a 0 secco per i giallorossi per passare il turno. Impresa non impossibile, è una questione di volontà, Barcellona docet.

FORMAZIONI

LIONE: Lopes; Rafael (46′ Jallet), Mammana, Diakhaby, Morel; Gonalons, Tousart, Tolisso; Ghezzal, Lacazette, Valbuena.
A disp.: Gorgelin, Yanga-Mbiwa, Jallet, Darder, Ferri, Fekir, Cornet.
All. Genesio.

ROMA: Alisson; Manolas, Fazio, Juan Jesus; Bruno Peres, De Rossi, Strootman, Emerson; Salah, Nainggolan; Dzeko.
A disp.: Szczesny, Vermaelen, Mario Rui, Paredes, Totti, Perotti, El Shaarawy.
All. Spalletti.

Arbitro: Taylor (ENG).

Marcatori: 8′ Diakhaby (L), 20′ Salah (R), 33′ Fazio (R), 47′ Tolisso (L), 75’ Fekir (L), 92’ Lacazette (L).

Maria D’Auria

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Tornei in vista per la Juve Stabia: i dettagli dal settore giovanile

Tornei in vista per la Juve Stabia: i dettagli dal settore giovanile

Tornei in vista per il settore giovanile, almeno per quanto riguarda l’Attività di base. Il mese di aprile vedrà, infatti, dal 10 al 15 i classe 2003 in campo nel III Memorial Michael Il Guerriero, organizzato dall’Assocalcio Salerno;

sempre i 2003 giocheranno martedì 18 aprile il torneo d’Ischia per l’intera giornata;

la categoria 2004 giocherà il III Memorial Michael Il Guerriero, organizzato dall’Assocalcio Salerno dal 10 al 15 aprile;

i classe 2005 giocheranno giovedì 13 aprile il Torneo Zurich per tutta la giornata, organizzato dagli Aquilotti Sarno.

a cura di Ciro Novellino

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Juve Stabia, il programma gare del settore giovanile: segui le 4 dirette su ViViRadioWeb

Juve Stabia, il programma gare del settore giovanile: segui le 4 dirette su ViViRadioWeb

Questo il programma gare del prossimo fine settimana. Segui ben 4 dirette su ViViRadioWeb:

Berretti: J.Stabia-Cosenza sabato 11 marzo ore 14.30 stadio Menti (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 14:15)

Under 17: J.Stabia-Lupa Roma domenica 12 marzo ore 15 Comunale di Casola (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 14:45)

Under 15: J.Stabia-Lupa Roma domenica 12 marzo ore 11 Comunale di Casola (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 10:45)

Under 16: J.Stabia-Comp. Pianura Nello Cutolo sabato 11 marzo ore 16.30 stadio Menti (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 16:15)

2003: S.Nicola-J.Stabia domenica 12 marzo ore 10 comunale di Castello di Cisterna

2004: J.Stabia-Azzurri martedì 14 marzo ore 16.30 campo Leopardi

a cura di Ciro Novellino

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Lady Callejon: “Quando arrivai a Napoli piansi, ma adesso siamo felici”

Lady Callejon: “Quando arrivai a Napoli piansi, ma adesso siamo felici”

Ai microfoni di nerolibynagore.com, lady Callejon, Marta Ponsati Romero, ha rilasciato una lunga ed interessante intervista, dichiarando: “In questo post voglio parlare un po’ della città in cui viviamo, Napoli. E voglio farlo sulla base della mia esperienza e, soprattutto, con molto rispetto per questa città e per la sua gente.

Onestamente, la prima reazione che ho avuto quando sono arrivata con mio marito per la prima volta a Napoli in auto è stata piangere … piangere, perché sapevo che saremmo rimasti qui per molto tempo e, inizialmente, quello che vedevo non mi piaceva molto.

Ricordo quel giorno come se fosse ieri, venivamo da Roma ed entrammo nella zona del porto. Un luogo che a prima vista appare come abbastanza scioccante se non sei di qui o non sei stato prima in città. Credo che la nostra reazione fosse normale essendo giunti da Madrid (dove avevamo vissuto due anni) e avendo già vissuto precedentemente a Barcellona. Sono due città spettacolari, pulite, ordinate, piene di vita e di cose da fare sempre e soprattutto vicine alla nostra gente. Napoli, in un primo momento, ci sembrò il contrario.

Sapevamo che saremmo rimasti alcuni anni qui, quindi decidemmo di vedere le cose positivamente per starci il meglio possibile. I primi mesi sono stati difficili per noi, Napoli è una città complicata … C’è un sacco di traffico, è molto caotica, per strada c’è molta gente e c’è molto disordine! Credo che a tutti quelli che non sono napoletani e vengono qui in vacanza o per vivere succede più o meno la stessa cosa che è accaduta a noi. Napoli è una città che non lascia indifferente nessuno.

Lentamente abbiamo iniziato a conoscere il suo fascino, i suoi angoli e la sua magia. Si tratta di una città piena di segreti, di storia e luoghi meravigliosi da visitare.

I napoletani sono fantastici; ti aprono le porte delle loro case senza chiedere nulla in cambio. Mi ricordo che dopo le prime volte in cui mi sono recata al supermercato, dal parrucchiere, nei negozi e in qualunque altro posto, sono stata sottoposta a un interrogatorio di cinque minuti per scoprire se mi ero persa a Napoli! (Sorrido solo a pensarci) . Oggi, in alcuni posti lo fanno ancora, ma questo fa parte del fascino della città e mi sono abituata!

Abbiamo stretto molte amicizie che continuiamo a mantenere; persone che danno il braccio, la mano e la testa, se necessario, per i loro amici. Le persone qui sono così molto gentili e aperte.

A Napoli c’è un bel clima quasi tutto l’anno. È una città che ha una grande ricchezza storica, artistica e culturale e ciò ha portato l’Unesco a dichiarare il suo centro storico patrimonio dell’umanità. Il Palazzo Reale, il porto di Napoli, il teatro San Carlo e il Castel Nuovo, sono il principale biglietto da visita. Il “Lungomare”, un luogo per rilassarsi, passeggiare, mangiare il gelato e visitare il Castel dell’Ovo, fortezza storica della città, così come le innumerevoli chiese sparse per Napoli come il Duomo di Napoli o il misterioso Museo della Cappella di Sansevero. Possiamo anche fare una passeggiata per i Quartiere Spagnoli e Spaccanapoli, una strada che attraversa la città per tutta la sua lunghezza.

Vicino Napoli ci sono posti spettacolari come la famosa isola di Capri, a soli 35 minuti di traghetto e le meno conosciute isole di Ischia e Procida, altrettanto o più spettacolari di Capri. La favolosa costa di Sorrento e poi Amalfi, un luogo paradisiaco.

Napoli è sovrastata da una catena montuosa che circonda la città in cui si trova il Vesuvio. Un imponente vulcano situato di fronte alla baia di Napoli.

Proprio sotto il Vesuvio possiamo trovare le spettacolari rovine dell’antica città di Pompei, che è scomparsa nel 79 d.C., quando una terribile eruzione del Vesuvio seppellì questa e altre località nei dintorni, come ad esempio Ercolano e Stabia.

Se venite a Napoli e volete mangiare una buona pizza napoletana, dovete passare per la pizzeria “Da Michele” una vera delizia per il palato.

Dopo quattro anni vissuti qui ci siamo pienamente adattati alla città. Siamo particolarmente felici qui, abbiamo due figlie napoletane e porteremo sempre nel cuore questa città. Quindi vi esorto, se state pensando di visitare qualche città italiana, ad avvicinarvi a Napoli, una città meravigliosa che non vi lascerà indifferenti”.

Koulibaly, l’agente: “Napoli all’altezza del Real, non come il Psg. Il mister stravede per Kalidou”

Koulibaly, l’agente: “Napoli all’altezza del Real, non come il Psg. Il mister stravede per Kalidou”

Ai microfoni di Radio Sportiva, è intervenuto l’agente di Koulibaly, difensore azzurro, Bruno Satin, il quale ha dichiarato: “Il giocatore non ha nessun problema con la direzione del club, il ragazzo deve finire la sua stagione e provare a portare questo Napoli ai migliori risultati in campionato e Coppa Italia dal suo punto di vista è tutto tranquillo. Rimarrà al Napoli? E’ un giocatore del club, a cui piace la città di Napoli e che ha un buon rapporto coi tifosi. E’ migliorato molto con Sarri. Fa parte di questo progetto. Clausola? Son cose confidenziali, non si può parlare di queste cose. Riguardano la società e il giocatore. Vale per l’Italia o per l’estero? Nessun commento. Il mister stravede per Koulibaly. Peccato per come sono andate le cose martedì contro il Real. Nel primo tempo il Napoli ha fatto sognare i tifosi poi invece Sergio Ramos ha raffreddato un po’ tutti. Almeno il Napoli si è dimostrato all’altezza del Real, non come il Psg ieri col Barcellona”. 

Incidente a Portici: via Diaz si tinge ancora di rosso

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La zona che collega via Diaz con la stazione ferroviaria di Via Libertà, ultimamente sta diventando un campo minato. Purtroppo ancora una volta dobbiamo registrare un incidente tra una macchina ed uno scooter di grossa cilindrata.

Come detto poc’anzi non è la prima volta che su Vivicentro vi raccontiamo episodi del genere e soprattutto la zona è sempre vittima di questi spiacevoli episodi.

Servirebbe maggior Buon senso e forse anche un nuovo regolamento per tutelare questa oramai zona rossa.

Sul posto sono giunti i soccorsi e vi daremo aggiornamenti sulla vicenda.

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Portici Incidente tra auto e motorino

SUD – CRONACA

Portici Incidente tra auto e motorino: accertamenti in corso

Portici Incidente. Pochi minuti fa nei pressi di Via Diaz a Portici una macchina ed un motorino hanno dato vita ad un incidente stradale. Una precedenza…

VERONA LEGEND CARS 2017 (Diana Marcopulopulos)

Per gli appassionati di auto d’epoca dal 5 al 7 maggio Verona Fiere ospiterà la terza edizione dell’evento VERONA LEGEND CARS 2017. La fiera delle auto storiche. Auto indimenticabili sia per chi ha vissuto quel periodo sia per gli amanti di auto storiche .  Auto uniche che hanno tracciato un periodo di prosperità economica . La novità di quest’anno sarà un evento unico nel suo genere intitolato “La Sfida dei Campioni”.

 Campioni mondiali e nazionali di rally come : Miki Biasion, Juha Kankkunen, Alex Florio, Francois Delecour tornano a sfidarsi a bordo di auto che hanno davvero vissuto quel periodo,come la  Lancia Delta Integrale e Lancia Rally 037le Abarth 695 Rally e Abarth 124 Rally.

Gli spettatori assisteranno a vere e proprie performance da gara come sgommate e testa coda . Otto saranno le auto storiche che prenderanno il via a questa esaltante esibizione . La Sfida dei Campione avrà luogo il 6 ed il 7 maggio all’interno di un circuito di un km su un ‘area di 15000 metri quadri , naturalmente visionata e approvata dall’ACI Verona .

Inoltre si potranno ammirare e fotografare più di 1000 auto del passato . Ci saranno stand di commercianti e ricambisti specializzati da tutta Europa .

 Da non perdere !

        Diana Marcopulopulos

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Questo il comunicato pervenuto alla nostra redazione:

Dal 5 al 7 maggio Verona “capitale” italiana dell’Heritage con Verona Legend Cars

Per la prima volta i 4 Club ASI scaligeri uniti per la passione dell’auto d’epoca: oltre 15.000 iscritti faranno rete per la crescita dell’Heritage veneto ed italiano. Dal 5 al 7 maggio 2017 a Verona Legend Cars, protagonisti in un unico stand di 640 Mq . Parallelamente, Aci Verona collabora all’incontro tra presente e passato nel mondo dei rally: sarà il partner tecnico-sportivo de “La Sfida dei Campioni” supervisionando il circuito di gara dove si incontreranno Lancia Delta integrali e Abarth contemporanee alla guida di piloti “mondiali” come Miki Biasion e Juha Kankkunen.

Il Veneto e Verona si distinguono nel panorama dell’Heritage italiano con un patrimonio di oltre 50.000 mezzi, con centinaia di specialisti, meccanici, carrozzieri, tappezzieri, elettrauto. Una preziosa opportunità occupazionale da difendere e promuovere

Verona, x marzo 2017. La terza edizione di Verona Legend Cars è già un successo ancor prima di cominciare. La Fiera che si terrà dal 5 al 7 maggio 2017 a Verona, presso Verona Fiere, può contare, infatti, su un primato significativo che testimonia la passione tutta scaligera e veneta per il mondo dell’Heritage.

I 4 club veronesi ASI (Benaco Auto Classiche, Historic Car Club Verona, Veteran Car Club Enrico Bernardi e Veteran Car Club Legnago), grazie ad un importante accordo faranno “rete” e condivideranno le proprie conoscenze ed esperienze per una crescita ancora più forte dell’Heritage veneto ed italiano. Per coronare l’iniziativa parteciperanno insieme a Verona Legend Cars in un unico grande stand di 640 metri quadrati celebrando, così, uno nuovo spirito di collaborazione nel mondo delle auto storiche.

Parallelamente anche Aci Verona collabora come partner tecnico-sportivo all’organizzazione del Salone: supervisionerà il circuito dedicato a“La Sfida dei Campioni”, la gara ad inseguimento che, Sabato 6 e Domenica 7 maggio, vedrà per la prima volta riuniti assieme i grandi del Campionato Mondiale Rally come Miki Biasion, Juha Kankkunen, Alex Florio e Francois Delacour. In tutto, saranno 8 i piloti su 8 auto stellari: dalle storiche Lancia Delta Integrale e Lancia Rally 037 alle contemporanee Abarth 695 biposto e Abarth 124 Rally.

“Nasce un nuovo modo di vivere l’Heritage, che vuole essere un forte stimolo per tutti gli appassionati italiani, non solo veneti, afferma Mario Carlo Baccaglini, organizzatore di Verona Legend Cars. Tante partnership a suggellare che il mondo delle auto storiche e del suo indotto è in continua crescita sia nel numero di “tifosi” che delle iniziative. A Verona questa crescita si riflette in un nuovo dinamismo. Da una parte Aci Verona – grazie alla passione del suo presidente ed ex pilota Adriano Baso – ha capito subito l’importanza del salone e ha sposato con una collaborazione importante la sua formula originale. Dall’altra, i club storici avviano una nuova stagione incentrata sul gioco di squadra e sull’organizzazione di raduni ed eventi via via più ambiziosi e complessi”.

A Verona Legend Cars i quattro club ASI esporranno i gioielli del tempo che furono, precursori a volte di tecnologie che hanno ispirato i modelli di oggi: Benaco Auto Classiche unisce acqua e terra in onore dei 70 anni di Ferrari con una 348 spider, una Ferrari California e un motoscafo Riva motorizzato Ferrari.

Historic Car Club Verona dedicherà la rassegna al mondo e al mito dell’Alfa Romeo. 

Veteran Car Club Verona Enrico Bernardi, il primo sorto nella città scaligera proporrà a Verona Legend Cars una mostra tematica dedicata all’Abarth che, proprio a Verona, conquistò importanti successi nella corsa in salita più veloce d’Europa: la Stallavena-Boscochiesanuova. La stessa gara è organizzata ogni anno dal club con un’apprezzata riedizione storica, più volte vincitrice del premio ‘Manovella d’oro’ dell’Asi.  Tra i modelli Abarth 1000 bialbero del 1963, Fiat 131 Abarth (alla fine degli anni ‘70 si impose nel panorama rallystico mondiale), Abarth 850 TC, Abarth 2000 SP e Fiat 124 Abarth. 

Veteran Car Club Legnago celebrerà le otto decadi di Volkswagen con una rassegna dei modelli più rari e particolari: dai primi maggiolini e T1 ai mezzi “all terrain” d’epoca derivati dai veicoli militari: Maggiolino 6 Volt 1960 conservato e mai restaurato, Pulmino T1 9 posti, una Volkswagen Pescaccia, un’Autozodiaco Baja (un Dune buggy su pianale e meccanica maggiolino), Golf GTI prima serie e una Karmann Ghia (versione sportiva sempre sulla meccanica del maggiolino) 

“Alla fiera di Verona, i 4 Club presenteranno la città in maniera compatta ed eclatante, ognuno sviluppando una sfaccettatura della cultura classic secondo la propria filosofia, spiega Alessandro Lonardelli, del Benaco Auto Classiche.

“La passione per l’epoca è sempre più diffusa – racconta Enzo Mainenti, Presidente Historic Car Club Verona, e il futuro è fare rete. Verona Legend Cars è il nostro punto di partenza. L’obiettivo è crescere, coinvolgere i club del Veneto e organizzare eventi assieme”

“Per la prima volta mettiamo in pratica una collaborazione reale partecipando assieme all’organizzazione e dando a tutti i tesserati parità di trattamento nei diversi appuntamenti – annuncia Lorenzo Zambelli del Veteran Legnago. Già l’11 febbraio l’HCC – specialista delle gare di regolarità – ci ha ospitati nel Track Day all’International Raceway di Adria. Viceversa, il X Défilé Città di Legnago (1 e 2 luglio 2017) sarà aperto a tutti i tesserati dei 4 club e lo stesso sarà per il 23° MotoBardolino 2018”.

“Verona e il Veneto hanno una ricchissima tradizione legata all’auto d’epoca che si riflette in una grande vitalità degli appassionati e dei club,conclude Silvia Nicolis, Presidente del Veteran Car Club Bernardi e del Museo Nicolis di Verona. Dare valore a questo patrimonio non significa solo riscoprire le nostre radici – il primo motore a benzina venne realizzato a nell’agosto 1882 dal veronese Enrico Bernardi – ma investire attivamente nello sviluppo culturale e turistico dei nostri territori”.

Boom di sordi tra i giovani: sotto accusa i troppi decibel nelle cuffie e nelle discoteche.

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In tre anni i ragazzi con problemi di udito sono aumentati dal 3% al 4,2%. Sotto accusa i troppi decibel nelle cuffie e nelle discoteche. Anche l’Organizzazione mondiale della Sanità è intervenuta suggerendo le regole per proteggersi.

Boom di sordi tra i giovani per i troppi decibel in cuffia

In tre anni i ragazzi con problemi di udito sono balzati dal 3% al 4,2%. Sotto accusa anche le discoteche. Le regole dell’Oms per proteggersi

ROMA – «Regolando il sonoro ho rotto il ritorno dei bassi e all’improvviso ho sentito l’orecchio esplodere. In ospedale mi hanno detto che lo choc poteva essere fatale se non fossi corso subito da loro»: Franck, 25 anni.

«Quattro giorni dopo il concerto i fischi continuavano a non farmi concentrare. Sono finita in ospedale dove mi hanno diagnosticato una importante perdita dell’udito»: Leila, 16 anni. Sono i ragazzi della generazione «a tutto volume», che avanzano a grandi falcate verso la sordità. L’allarme viene dalla Francia, dalla Jna, società che fa prevenzione e informazione sui danni all’udito, ai quali oltralpe è dedicata oggi una giornata nazionale di sensibilizzazione.

Ma il bombardamento di decibel ai quali si sottopongono i ragazzi tra Mp3, discoteche, concerti e stereo in auto con il volume a tavoletta fanno sempre più danni anche qui da noi. L’ultimo studio «Eurotrack 2015» dice che un italiano sui dieci ha problemi di udito e che tra i giovani il fenomeno è in forte aumento: il 4,2%, quasi uno su quattro dei giovani tra i 15 e i 24 anni non ci sente più bene. Solo tre anni prima erano il 3%. In pratica un aumento del 25% a stretto giro. Se poi si somma anche il 2,2% di adolescenti si arriva a circa mezzo milione di ragazzi che rischiano di girare con l’apparecchietto acustico prima di aver messo i capelli bianchi.

Il problema è universale, anche se poi si manifesta soprattutto nei Paesi dove acquistare una cuffietta o andare in discoteca non è un lusso per pochi. A rischio per sovraesposizione ai decibel sarebbero oltre un miliardo di ragazzi, denuncia l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità. Nei Paesi a medio e alto reddito la metà dei ragazzi tra i 12 e i 35 anni è inseparabile da smartphone e dispositivi musicali vari, che per di più non usa a volume di sicurezza. Un altro 40% è esposto a livelli sonori potenzialmente dannosi in locali notturni, concerti o eventi sportivi.

Per aiutare a prevenire i danni l’Oms ha anche stilato una lista delle soglie temporali massime di esposizione a vari tipi di rumore. Tralasciando l’assordante rumore di un Jet (un secondo) o la vuvuzela simbolo dei Mondiali di calcio in Sudafrica (9 secondi) a guadagnarsi la palma dell’inascoltabilità è la musica dal vivo, che con i suoi 115 decibel non andrebbe tollerata oltre i 28 secondi. Il fatto è che sopra gli 80 decibel le nostre orecchie iniziano ad avere problemi ma la soglia del dolore è a quota 120, per alcuni anche 150, così spesso ci si accorge del danno quando è troppo tardi.

Per risolvere il problema l’Oms consiglia di seguire la regola del 60: musica mai superiore a 60 decibel e per non più di 60 minuti al giorno.

I francesi della Jna, nel loro opuscolo informativo, sono un po’ meno drastici e fissano la soglia di sicurezza entro gli 80 decibel, spiegando anche come regolarsi. State esagerando con il volume quando è difficile sostenere una conversazione senza gridare a un metro dal vostro interlocutore, quando con l’auto in fila e i finestrini chiusi il vicino sente ugualmente il vostro stereo, quando in treno o in metro chi vi è seduto accanto sente il vostro iPod come se fosse lui a indossare le cuffie.

Ma a prestare attenzione dovrebbe essere anche chi la musica la emette. Spesso non è così, denuncia la Jna. Nelle discoteche e nei concerti la normativa europea fissa il limite a 105 decibel di media, 120 nei picchi. «Valori spesso superati, in particolare vicino alle casse». Anche la potenza di uscita di Mp3 e iPod non dovrebbe superare i 100 decibel, quelli più vecchi però non rispettano il limite.

«Ma i giovani non devono rinunciare alla musica o a divertirsi con gli amici, basta qualche piccolo accorgimento», raccomanda Antonio Cesarini, presidente della Società italiana di audiologia. «Ad esempio ridurre l’uso continuativo di Mp3 o di altri riproduttori musicali a non più di due ore al giorno e quando si va in discoteca o a un concerto seguire la regola dell’in&out, prendersi una pausa di un quarto d’ora ogni 90 minuti». Le contromisure ci sono. Basta convincere i ragazzi a voler ascoltare da questo orecchio.

vivicentro.it/sanità
vivicentro/Boom di sordi tra i giovani: sotto accusa i troppi decibel nelle cuffie e nelle discoteche.
lastampa/Boom di sordi tra i giovani per i troppi decibel in cuffia PAOLO RUSSO

Italia nel mirino di Strasburgo: deve correre ai ripari per istituire nuove procedure

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Come scrive Francesco Grignetti il richiamo dell’Ue non fa piacere al governo italiano che adesso deve correre ai ripari per istituire nuove procedure, soprattutto per quanto riguarda i minorenni.

E il Viminale corre ai ripari con nuove procedure

Gentiloni: il problema non lo risolve neanche mago Merlino

ROMA – Trovarsi a fronteggiare un esodo biblico di persone che vengono dal Sud del mondo, e poi sentirsi criticare perché non si fanno abbastanza espulsioni, al ministero dell’Interno non ha fatto piacere. Un fastidio a cui Paolo Gentiloni ha dato voce ironica: «Su questa strada (degli accordi con la Libia, ndr) per quanto impervia e arrischiata, – ha detto – possiamo ottenere gli unici risultati che oggi ci consentano, non di cancellare il tema dell’immigrazione, perché non lo cancella neanche il mago Merlino, ma di regolare i flussi».

Il Consiglio d’Europa ci imputa di non rispedire indietro abbastanza clandestini. È un tema che brucia a tutti i governi europei, e non da oggi. Le espulsioni forzate sono in effetti ben poche. «Il vero buco nero – rispondeva ieri il Capo della polizia, Franco Gabrielli in Senato – è l’identificazione: ci vuole uno Stato sovrano che riconosca che quel cittadino è un suo cittadino». Ma siccome pochi Stati in Africa e Asia collaborano, tante espulsioni non si possono fare. Negli ultimi dieci anni, per dire, soltanto il 45% degli ospiti dei Cie è stato effettivamente riportato indietro.

I minori stranieri non accompagnati sono un problema nel problema. Nel corso del 2016, sono sbarcati sulle coste dell’Italia meridionale in 25.846, ovvero il 14,2% del totale (in tutto, 181.436 migranti sbarcati). Nel 2015 erano stati 12.386 pari alla metà. «Un incremento inverosimile e inimmaginabile», spiega Domenico Manzione, sottosegretario al ministero dell’Interno.

Che l’accoglienza dei minori stranieri sia in affanno, è vero. Il Senato ha approvato alcuni giorni fa una nuova legge, ora all’esame della Camera, proprio per affinare il sistema. «Noi – dice ancora Manzione – vorremmo passare l’accoglienza dei minori a un canale dedicato dello Sprar (il sistema gestito dai Comuni in condominio con il ministero dell’Interno, ndr), ma occorre la sponda degli enti locali. Già oggi, comunque, la legge prescrive che il minore, appena identificato, sia trasferito in un centro specialistico di prima accoglienza». E se è in passato è stato riscontrato qualche caso di minore trasferito in ritardo, «è accaduto sempre per un affollamento imprevisto e risolto in corsa».

Il Consiglio d’Europa ci bacchetta infine per i deficit nel sistema d’accoglienza. Che vi siano stati scandali, ruberie, e anche corruzione lo si sa da diverse inchieste. Non ultima Mafia Capitale che ha rivelato il ruolo opaco di Luca Odevaine con chi operava a Mineo (Catania). Anche qui il Viminale sta correndo ai ripari. È notizia di ieri che il ministro Marco Minniti ha licenziato, dopo esame dell’Autorità anticorruzione, il nuovo schema di capitolato per questi appalti. Minniti si attende «uniformità delle procedure, trasparenza, economicità». Ogni appalto sarà spacchettato per quattro: servizi alla persona; assistenza sanitaria, sociale e psicologica; pasti; pulizia. Al ministero dell’Interno il potere di ispezione.

vivicentro.it/politica
vivicentro/Italia nel mirino di Strasburgo: deve correre ai ripari per istituire nuove procedure
lastampa/E il Viminale corre ai ripari con nuove procedure FRANCESCO GRIGNETTI