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Cavani: “Fischi San Paolo? Fu terribile, io amo Napoli!”

Le sue parole

Edinson Cavani ha parlato dei fischi al San Paolo a Il Corriere della Sera: “Fu terribile, ero io a sentirmi tradito. Ho amato e amo Napoli, i miei figli vivono ancora lì. Non riuscivo a spiegarmi il perché di quell’ostilità così forte. Certo, non aspettavo fiori e applausi ma ricordo che salendo le scale per andare in campo ero emozionato. Fu una doccia gelata. In cuor mio però ho sempre saputo che erano fischi d’amore, sentivo che erano in tanti a volermi ancora bene. Credo che anche a Higuain dispiacerà ascoltare i fischi, ma la situazione è diversa. È passato alla Juventus, per Napoli è uno smacco. Lui lo sa e a differenza mia sarà preparato”.

La cellula jihadista di Venezia voleva fare esplodere il ponte di Rialto

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Volevano fare esplodere il ponte di Rialto «per guadagnarsi il Paradiso»: quattro kosovari – tre ventenni e un minorenne – sono stati arrestati ieri a Venezia. La cellula jihadista, cresciuta nel cuore di San Marco, era attivissima su Internet e progettava una serie di attentati in Italia.

“Facciamo esplodere Rialto e ci guadagniamo il Paradiso”. La cellula jihadista di Venezia

In manette quattro kosovari, c’è anche un minorenne. Attivissimi su Internet, progettavano attentati in Italia

MILANO – L’attentato a Westminster nel cuore di Londra era stato lo stimolo a fare meglio: «Dobbiamo fare qualcosa di simile anche a Venezia». Al telefonino non si trattenevano nemmeno più: «A Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua. Metti una bomba a Rialto». Si era radicata ed era cresciuta nel cuore della città, attorno a San Marco dove i suoi uomini lavoravano e vivevano, la cellula di jihadisti di origine kosovara colpita ieri mattina con un blitz dei reparti speciali di polizia e carabinieri. Quattro le persone arrestate, uno è un minorenne di 17 anni, M.A., tutte sono di origine kosovara. Bekaj Fisnik, 25 anni, rientrato nel 2016 dalla Siria dove aveva combattuto nelle file del Califfato si era ritagliato il ruolo di guida politica. Babaj Arjan, 28 anni, era l’ideologo e guida religiosa. Hazjrai Dake di 26 anni era l’altro pilastro della cellula ramificata a anche a Mestre e Treviso dove sono state compiute una dozzina di perquisizioni.

Il procuratore capo reggente di Venezia Adelchi d’Ippolito è convinto di aver smantellato una cellula pronta a essere operativa entro poche settimane, al massimo qualche mese: «Abbiamo colpito gente davvero pericolosa, che stava progettando una serie di attentati in Italia e all’estero». L’attività di intelligence per capire la portata della cellula andava avanti da settembre 2015, quando Bekaj Fisnik, cameriere in uno dei lussuosi bar che si affacciano su piazza San Marco, aveva minacciato il suo datore di lavoro con cui aveva avuto un diverbio. Dalle parole pesanti con cui aveva condito la minaccia, gli investigatori si sono convinti che l’uomo potesse detenere delle armi.

 

Armi nel blitz non ne sono state trovate. Solo alcune pistole giocattolo che ora verranno esaminate per vedere se potevano essere modificate. Di esplosivi invece ce n’è presenza solo a livello virtuale. Nel corso di alcune intercettazioni ambientali si vede il gruppetto di kosovari che davanti a un tutorial video prodotto nel Califfato simula la costruzione di ordigni. Un ordigno che uno di loro avrebbe dovuto infilare in uno zaino prima di farsi esplodere sul ponte di Rialto affollato di turisti. L’obiettivo era quello di fare decine di morti. Il metodo dello zaino per nascondere l’ordigno, facilmente occultabile in una città sempre piena di turisti, lo avevano trovato in rete in uno dei tanti video con le immagini di uomini bomba. Babaj Arjan ne era addirittura entusiasta: «È un grande, aveva messo la bomba dentro lo zaino».

Sequestrati anche computer, smartphone e telefonini. Le vere armi delle cellule jihadiste ai tempi del Califfato. Il gruppo aveva una rete che via WhatsApp, Telegram e Instagram postava messaggi agli affiliati per rinsaldare le convinzioni sulla necessità di fare la Guerra Santa. Le parole su quelle che erano le loro reali intenzioni non lasciano dubbi. «Se domani faccio il giuramento… Se domani faccio il giuramento e mi danno l’ordine, sono obbligato a ucciderli tutti. Allah ha detto “nello stesso modo”». «Dobbiamo morire. Perché non possiamo prendere questa terra, se domani abbiamo questa possibilità perché non sfruttarla!». «Sì noi comunque dobbiamo morire!».

Nell’ordinanza firmata dal giudice Alberto Scaramuzza che ha contestato l’associazione a delinquere con finalità di terrorismo anche internazionale ci sono le prove della loro intensa attività sul web. A fine estate 2016 il profilo Instagram di Haziraj Dake, aperto con altri nickname come gurhaba92 o abdu rahman, ha 18 mila follower. Alcuni link riportano direttamente a siti del Califfato dove gli jihadisti si alimentavano ideologicamente, religiosamente ma pure nel porre le basi tecnico operative degli attentati. Bekaj Fisnik posta messaggi per assicurare che la guerra all’Occidente passa anche per la Rete: «Io consiglio di lavorare continuamente in Internet perché anche questa è jihad e non è niente di meno di quello che fanno altri (credenti) nei campi di battaglia (faccia a faccia) con il permesso di Allah».

Ma le parole da sole non bastano. A volte usa un’inedita ironia: «Lo Stato islamico si fa con gli uomini non con i cetrioli». Altre rivela qual è il suo vero obiettivo: «Chi combatte sulla strada di Allah e viene ucciso è martire e trionfa».

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vivicentro/La cellula jihadista di Venezia voleva fare esplodere il ponte di Rialto
lastampa/“Facciamo esplodere Rialto e ci guadagniamo il Paradiso”. La cellula jihadista di Venezia FABIO POLETTI

Sulle interferenze russe il governo evita lo scontro con Mosca

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Sulle interferenze russe – scrive Francesco Bei – «il governo evita lo scontro con Mosca». Intanto nel Partito popolare europeo scatta l’allarme per il tentativo di Putin di condizionare la politica e le elezioni in Europa. Il ministro Angelino Alfano: il caso è già aperto. Ma il M5S insiste: sui russi c’è disinformazione, bisogna stare attenti alle condanne facili.

Ma il governo evita lo scontro con Mosca

Il popolo italiano ama la Russia. La sua letteratura immensa, i suoi paesaggi, la sua storia, i musei, la musica, la gente. E i russi amano giustamente il nostro Paese, l’estate popolano le nostre spiagge, visitano le nostre città d’arte, vestono la nostra moda, adorano il nostro cibo. Un amore ricambiato, dunque. E’ del tutto legittimo che il governo italiano e le principali forze politiche – su questo punto c’è una sorta di unanimità – si battano da tempo nelle sedi opportune per un ripensamento delle sanzioni contro Mosca. Tra le nazioni europee siamo politicamente i più vicini alla Russia.

Ma questo non può giustificare quello che potrebbe accadere o sta già accadendo riguardo a una possibile interferenza nelle elezioni in Italia e negli altri Paesi che andranno al voto quest’anno nell’Unione Europea. Non sappiamo se l’avvertimento che gli Stati Uniti hanno trasmesso al nostro e ad altri governi occidentali, di cui ha scritto ieri Paolo Mastrolilli, sia fondato su fatti concreti oppure no. A noi è sufficiente per giudicare quello che è squadernato sotto gli occhi di tutti: la posizione di acritico sostegno a tutto ciò che viene dal Cremlino da parte della Lega e del M5S. Quando un importante esponente dei cinque stelle, di fronte all’ondata di arresti degli oppositori di Putin, ribatte con un «e allora Guantanamo?», come se i diritti umani e civili in Russia avessero la stessa protezione rispetto agli standard occidentali, il problema non è la Stampa o il presunto accanimento nei confronti dei grillini. La trave che il M5S si rifiuta di vedere è la possibilità che una grande potenza straniera stia cercando di influenzare direttamente i risultati delle elezioni a casa nostra. Come forse ha fatto negli Stati Uniti. Abbiamo già avuto in Occidente per oltre quarant’anni dei partiti comunisti che erano la longa manus di Mosca: coordinati dal Cremlino venivano usati come quinte colonne dal patto di Varsavia per indebolire la capacità di risposta della Nato. E di nuovo, curiosamente, è oggi proprio il M5S a proporre l’uscita dell’Italia dall’Alleanza Atlantica. Che è cosa diversa, caro Alessandro Di Battista, dalla legittima difesa dell’export italiano in Russia colpito dalle sanzioni.

L’altra anomalia, certamente meno grave ma da segnalare, è il silenzio del governo italiano su queste presunte interferenze russe. In tutti i Paesi europei e anche a Bruxelles si studiano contromisure o quanto meno si prende atto del problema. Da noi, al contrario, tutto tace.

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vivicentro/Sulle interferenze russe il governo evita lo scontro con Mosca
lastampa/Ma il governo evita lo scontro con Mosca FRANCESCO BEI

Il Ppe: la Russia minaccia le democrazie

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Nel Partito popolare europeo scatta l’allarme per il tentativo di Putin di condizionare la politica e le elezioni in Europa. Il ministro Angelino Alfano: il caso è già aperto. Ma il M5S insiste: sui russi c’è disinformazione, bisogna stare attenti alle condanne facili. Ma sulle interferenze russe – scrive Francesco Bei – «il governo evita lo scontro con Mosca».

“La Russia minaccia le nostre democrazie”

Documento del Ppe: supporto continuo a forze anti-europee. Alfano: dibattito aperto. Interrogazione del Pd al ministro degli Esteri sui timori Usa sui rapporti Mosca-M5S

LA VALLETTA (MALTA) – È grande l’allarme nel Partito Popolare europeo per il tentativo di Putin di condizionare la politica e le elezioni nel Vecchio Continente. E ha voluto metterlo nero su bianco in una delle risoluzioni votate mercoledì dal congresso del Ppe. Il capitolo si intitola «la disinformazione della Russia mina la democrazia occidentale». Un atto d’accusa violentissimo. «Gli Stati membri dell’Ue si trovano attualmente dinanzi ad una minaccia senza precedenti. Propaganda, campagne di disinformazione e supporto continuo a forze politiche anti-europee da parte della Russia minano il progetto europeo, la cooperazione transatlantica e le democrazie occidentali. Questa crisi – si legge nella risoluzione – ha raggiunto un livello allarmante». Il Ppe considera inaccettabili «la cyber-minaccia rappresentata dalla Russia che supera di gran lunga quella cinese». Viene ricordata l’annessione della Crimea, «la guerra ibrida contro l’Ucraina, l’invasione della Georgia e le campagne russe contro i Paesi baltici».

Sono quasi tre pagine fitte di accuse a Putin e in cui viene sottolineata la necessità di un lavoro di controinformazione che deve coinvolgere i media europei e la stessa Nato. Non vengono citati i partiti sostenuti da Mosca e non viene neppure scritto che sono finanziati, piuttosto è dato per scontato. Ma quando vai a chiedere ad alcuni congressisti del Ppe e a certi leader un commento svicolano. Come ha fatto il premier ungherese Orban. «Russia? Non ho letto la risoluzione, sorry». Per non parlare di Berlusconi che non sapeva come aveva votato la delegazione di Forza Italia. Forse contro, forse astenuta, sicuramente contro le sanzioni alla Russia. Quello che invece è successo è che gli azzurri qui al congresso Ppe non hanno nemmeno partecipato alle votazioni per lavarsene le mani. Sembra che Tajani, presidente del parlamento europeo, l’abbia presa male.

E Berlusconi che ne pensa del sostegno dell’amico Vladimir ai 5 Stelle? «Conosco personalmente Putin ed escludo che interferisca e sostenga populisti. Escludo che sia questa la realtà». Berlusconi non tradisce imbarazzo di fronte alla domanda sulle manovre di Mosca per destabilizzare alcuni paesi europei. Difende lo zar del Cremlino e si rammarica che sia tornato il clima di un’altra epoca. «Io ho l’orgoglio di avere posto termine alla guerra fredda nel 2002, facendo stringere la mano a Putin e Bush a Pratica di Mare. Sarebbe assurdo ricominciare».

Intanto in Italia la capogruppo Pd in commissione Esteri, Lia Quartapelle, presenta un’interrogazione ai ministri degli Esteri e dell’Interno chiedendo lumi sul piano di destabilizzazione da parte russa e chiede che le prossime elezioni si svolgano in maniera serena. «Esiste il forte sospetto – scrive Quartapelle – che alcune campagne elettorali siano state finanziate con soldi russi. Nel 2014, la vittoria di Marine Le Pen fu accompagnata, come denunciato dal premier Valls, da un prestito di 9 milioni di euro da parte della First Czech Russian Bank, a cui sarebbero dovuti seguire altri 27 milioni per le presidenziali». Un altro deputato del Pd Andrea Romano è convinto che Mosca finanzi i 5 Stelle: «Bisognerebbe indagare, ma sono certi i rapporti tra hacker russi e attivisti grillini».

Una risposta c’è l’ha data il ministro degli Esteri Angelino Alfano presente anche lui a Malta. «Si tratta di vicende sulle quali anche il Parlamento europeo ha acceso i fari con atti parlamentari. Ma al momento non ci sono riscontri e prove. È chiaro però che è una vicenda sulla quale si è aperto già un dibattito».

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lastampa/“La Russia minaccia le nostre democrazie” AMEDEO LA MATTINA – INVIATO A LA VALLETTA (MALTA)

La sfida dei dazi Usa-Ue

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Alta tensione tra Europa e Stati Uniti La Casa Bianca pensa di introdurre dazi su una serie di beni icona importati dal Vecchio Continente: dalla Vespa all’acqua San Pellegrino, al foie gras. Si parla di supertariffe che farebbero raddoppiare i prezzi per i consumatori americani. Il premier Gentiloni: «Sarebbe un errore».

I super-dazi degli Usa riaccendono lo scontro sul commercio con l’Ue

Barriere all’export già decise da Obama, Trump deve dare l’ok. Gentiloni: sono un grave errore. Torna il contenzioso sulla carne

NEW YORK – «Docket No. Ustr-2016-0025». E’ il nome in codice del documento con cui l’ufficio del rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr) chiede l’adozione di superdazi su alcuni prodotti europei, tra cui la Vespa della Piaggio e l’acqua minerale S. Pellegrino. Un documento depositato il 28 dicembre 2016, ovvero prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Tradotto in termini, l’iniziativa di imporre a Vespa, S. Pellegrino, Perrier e Roquefort (ad essere minacciati sono in realtà anche produttori di cioccolata, mostarda, paprika, tosatrici) tariffe pari al 100% del prezzo nasce dalla volontà dell’amministrazione Obama.

O è il caso di dire che l’ex presidente ha rispolverato quanto i suoi predecessori avevano già proposto. Per capire occorre fare un passo indietro al 1998, quando l’Unione europea impose un blocco all’importazione della carne Usa trattata con ormoni. Gli allevatori americani scesero sul piede di guerra e l’amministrazione di Bill Clinton minacciò l’imposizione di una tassazione del 100% su prodotti «premium» importati dall’Europa. Fra gli altri acque minerali, formaggi, paté de foie gras, e veicoli motorizzati di cilindrata compresa tra 50 e 500 cc. Un provvedimento selettivo che oltre la Piaggio interessava anche Husqvarna, Bmw, Ducati e Ktm.

 

A quel punto la Ue aprì su alcune carni di prima scelta «made in Usa». Dieci anni dopo, col boom della bistecche sudamericane e la perdita di ulteriori quote europee da parte di quelle Usa, è l’amministrazione di George W. Bush a minacciare di nuovo misure dazi selettivi 100%. Il caso finisce anche davanti all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e nel 2009 si torna al negoziato e al congelamento delle misure. Sino al 2016 quando Obama riparte alla carica dopo il presunto mancato adempimento dell’Europa all’apertura di certe carni Usa decisa da Bruxelles, avviando un dibattito che ha visto un rappresentante del Gruppo Piaggio (comprensivo dei brand Piaggio, Vespa, Moto Guzzi e Aprilia), partecipare assieme al Ceo dell’Ama (American Motorcyclist Association) e ai responsabili di Bmw, Ducati, Ktm, Husqvarna all’audizione fissata per il 15 febbraio proprio dal documento depositato a fine dicembre.

Al fine di discutere le ricadute su economia e occupazione locali qualora la proposta dovesse veder la luce. Secondo fonti vicine alla società di Pontedera tuttavia, «la situazione non è preoccupante». anche perché i veicoli presi di mira sono il 2% del fatturato a fronte di una crescita del titolo registrata nell’ultimo mese del 20%. L’impatto limitato è figlio di una politica dinamica del gruppo sul piano internazionale come conferma ad esempio che la sua produzione in India è già conforme da mesi alla stringente normativa sulle emissioni Bharat Stage IV. Da parte sua invece Nestlé Usa, rivenditore di Perrier e San Pellegrino, sentita dal Wall Street Journal hanno preferito non commentare. «In questo momento, di tutto abbiamo bisogno tranne che tensioni commerciali che non trovano giustificazione nel contenuto, né, tantomeno, nel contesto del fondamentale rapporto strategico tra i due più importanti partner commerciali e di investimento al mondo», avverte il ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Anche per il premier Paolo Gentiloni i superdazi Usa «sono un errore».

«Stiamo seguendo la situazione», afferma un portavoce della Commissione Ue, la stessa che lo scorso dicembre aveva denunciato lo «sventurato passo indietro» di Obama. Il giro di vite Usa trova in Trump un acceleratore per colpire prodotti-simbolo dei Paesi Ue con l’obiettivo di fare pressioni su Bruxelles. Il valore delle importazioni prese di mira è basso però: secondo il Wto, gli Usa possono imporre misure punitive su import per 100 milioni di dollari. La palla passa ora a Robert Lighthizer, il rappresentante Usa per il commercio estero nominato da Trump, colui che, in caso di via libera di Casa Bianca e Senato, dovrà attuare e misure passando alla storia come lo «zar dei superdazi».

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lastampa/I super-dazi degli Usa riaccendono lo scontro sul commercio con l’Ue FRANCESCO SEMPRINI

Pattinaggio artistico, Campionati Mondiali di pattinaggio di figura 2017: programma e azzurri

Pattinaggio artistico, Mondiali 2017: programma, orari e tv di venerdì 31 marzo. Tutti gli azzurri in gara

Terza giornata di competizioni alla Hartwall Arena di Helsinki, dove questa settimana sono di scena i Campionati Mondiali di pattinaggio di figura 2017. Sul ghiaccio finlandese effettueranno il proprio esordio le coppie di danza, impegnate nella short dance, con l’Italia che schiererà i campioni iridati del 2014, Anna Cappellini / Luca Lanotte, e Charlène Guignard / Marco Fabbri. Nel pomeriggio avrà invece luogo il programma libero femminile, con Carolina Kostner che parte dall’ottava posizione del corto.

Le gare saranno trasmesse in diretta dalle reti di Raisport ed Eurosport.

Venerdì 31 Marzo

10:00 DANZA – Short dance (Anna Cappellini / Luca Lanotte, Charlène Guignard / Marco Fabbri)

START LIST

N.B.: sottrarre un’ora per conoscere gli orari italiani

11:00:00 – 11:06:00 Warm-up Group 1
11:06:30 – 11:13:10 1 Anastasia GALYETA / Avidan BROWN AZE
11:13:10 – 2 11:19:50 Lilah FEAR / Lewis GIBSON GBR
11:19:50 – 11:26:30 3 Cecilia TÖRN / Jussiville PARTANEN FIN
11:26:30 – 4 11:33:10 Tatiana KOZMAVA / Alexei SHUMSKI GEO

11:33:10 – 11:39:10 Warm-up Group 2
11:39:40 – 11:46:20 5 Olivia SMART / Adria DIAZ ESP
11:46:20 – 6 11:53:00 Kavita LORENZ / Joti POLIZOAKIS GER
11:53:00 – 11:59:40 7 Taylor TRAN / Saulius AMBRULEVICIUS LTU
11:59:40 – 8 12:06:20 Marie-Jade LAURIAULT / Romain LE GAC FRA

12:06:20 – 12:21:20 Ice Resurfacing

12:21:20 – 12:27:20 Warm-up Group 3
12:27:50 – 9 12:34:30 Kana MURAMOTO / Chris REED JPN
12:34:30 – 10 12:41:10 Nicole KUZMICHOVA / Alexandr SINICYN CZE
12:41:10 – 12:47:50 11 Yura MIN / Alexander GAMELIN KOR
12:47:50 – 12 12:54:30 Tina GARABEDIAN / Simon PROULX-SENECAL ARM

12:54:30 – 13:00:30 Warm-up Group 4
13:01:00 – 13 13:07:40 Viktoria KAVALIOVA / Yurii BIELIAIEV BLR
13:07:40 – 13:14:20 14 Olga JAKUSHINA / Andrey NEVSKIY LAT
13:14:20 – 15 13:21:00 Lorenza ALESSANDRINI / Pierre SOUQUET FRA
13:21:00 – 16 13:27:40 Alisa AGAFONOVA / Alper UCAR TUR
13:27:40 – 13:34:20 17 Natalia KALISZEK / Maksym SPODYRIEV POL

13:34:20 – 13:49:20 Ice Resurfacing

13:49:20 – 13:55:20 Warm-up Group 5
13:55:50 – 14:02:30 18 Shiyue WANG / Xinyu LIU CHN
14:02:30 – 19 14:09:10 Laurence FOURNIER BEAUDRY / Nikolaj SORENSEN DEN
14:09:10 – 14:15:50 20 Tessa VIRTUE / Scott MOIR CAN
14:15:50 – 21 14:22:30 Alexandra NAZAROVA / Maxim NIKITIN UKR
14:22:30 – 22 14:29:10 Isabella TOBIAS / Ilia TKACHENKO ISR

14:29:10 – 14:35:10 Warm-up Group 6
14:35:40 – 23 14:42:20 Alexandra STEPANOVA / Ivan BUKIN RUS
14:42:20 – 14:49:00 24 Charlene GUIGNARD / Marco FABBRI ITA (ore 13:42 italiane)
14:49:00 – 14:55:40 25 Ekaterina BOBROVA / Dmitri SOLOVIEV RUS
14:55:40 – 15:02:20 26 Piper GILLES / Paul POIRIER CAN
15:02:20 – 15:09:00 27 Anna CAPPELLINI / Luca LANOTTE ITA (ore 14:02 italiane)

15:09:00 – 15:24:00 Ice Resurfacing

15:24:00 – 15:30:00 Warm-up Group 7
15:30:30 – 15:37:10 28 Maia SHIBUTANI / Alex SHIBUTANI USA
15:37:10 – 15:43:50 29 Kaitlyn WEAVER / Andrew POJE CAN
15:43:50 – 15:50:30 30 30 Gabriella PAPADAKIS / Guillaume CIZERON FRA
15:50:30 – 15:57:10 31 Madison HUBBELL / Zachary DONOHUE USA
15:57:10 – 16:03:50 32 Madison CHOCK / Evan BATES USA

17:00 DONNE – Free Program (Carolina Kostner)

START LIST

N.B.: sottrarre un’ora per conoscere gli orari italiani

18:00:00 – 18:07:00 Warm-up Group 1
18:07:30 – 18:15:20 1 Zijun LI CHN
18:15:20 – 18:23:10 2 Laurine LECAVELIER FRA
18:23:10 – 18:31:00 3 Kailani CRAINE AUS
18:31:00 – 18:38:50 4 Angelina KUCHVALSKA LAT
18:38:50 – 18:46:40 5 Nicole SCHOTT GER
18:46:40 – 18:54:30 6 Anastasia GALUSTYAN ARM

18:54:30 – 19:01:30 Warm-up Group 2
19:02:00 – 19:09:50 7 Nicole RAJICOVA SVK
19:09:50 – 19:17:40 8 Loena HENDRICKX BEL
19:17:40 – 19:25:30 9 Xiangning LI CHN
19:25:30 – 19:33:20 10 Ivett TOTH HUN
19:33:20 – 19:41:10 11 Mariah BELL USA
19:41:10 – 19:49:00 12 Mai MIHARA JPN

19:49:00 – 20:04:00 Ice Resurfacing

20:04:00 – 20:11:00 Warm-up Group 3
20:11:30 – 20:19:20 13 Dabin CHOI KOR
20:19:20 – 20:27:10 14 Rika HONGO JPN
20:27:10 – 20:35:00 15 Elizabet TURSYNBAEVA KAZ
20:35:00 – 20:42:50 16 Ashley WAGNER USA
20:42:50 – 20:50:40 17 Carolina KOSTNER ITA (ore 19:42 italiane)
20:50:40 – 20:58:30 18 Wakaba HIGUCHI JPN

20:58:30 – 21:05:30 Warm-up Group 4
21:06:00 – 21:14:10 19 Maria SOTSKOVA RUS
21:14:10 – 21:22:20 20 Karen CHEN USA
21:22:20 – 21:30:30 21 Anna POGORILAYA RUS
21:30:30 – 21:38:40 22 Evgenia MEDVEDEVA RUS
21:38:40 – 21:46:50 23 Gabrielle DALEMAN CAN
21:46:50 – 21:55:00 24 Kaetlyn OSMOND CAN

giulio.chinappi@oasport.it

La Juve Stabia a sostegno dell’iniziativa MiColoroDiBlu

S.S. Juve Stabia rende noto che domenica 2 aprile, in occasione dell’incontro di calcio Juve Stabia-Casertana, valido per la 32a giornata del Campionato di Lega Pro Unica – Girone C, le vespe scenderanno in campo con una maglia per celebrare la decima giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo: MiColoroDiBlu. Inoltre in tutto il mondo verranno illuminati di blu i monumenti e le località turistiche più importanti, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui disturbi dello spettro autistico. Sull’argomento e’ intervenuto il Direttore Generale, Clemente Filippi :

“Abbiamo subito aderito all’iniziativa – evidenzia il Dirigente – come propostaci dalla Dott.ssa Auricchio del Centro di Riabilitazione Neapolisanit di Ottaviano, in collaborazione con IRFID (Istituto per la ricerca, la formazione e l’informazione sulla disabilità), Centro Medico Moscati e AIAS (Associazione italiana assistenza spastici) sezione di Nola-Cicciano. Siamo onorati – aggiunge il Direttore – di poter esprimere sostegno e supporto alle associazioni di genitori di bambini, adolescenti e adulti affetti da autismo, alle prese con l’insostenibile situazione delle lunghissime liste di attesa”.

Proprio domenica 2 aprile, presso il Centro di Riabilitazione Neapolisanit di Ottaviano, si terrà un’intera giornata sul tema, con incontri, stand espositivi, giochi, momenti di preghiera. L’hashtag ufficiale dell’evento è #micolorodiblu.

S.S. Juve Stabia

ESCLUSIVA – Torto al Capua dalla Procura Federale: Juve Stabia, ancora una volta vince lo stile del settore giovanile

Torto al Capua dalla Procura Federale: Juve Stabia, ancora una volta vince lo stile del settore giovanile

La società ASD SSC Capua proponeva, come si legge dalla carte in nostro possesso del tribunale nazionale federale, nei confronti della SS Juve Stabia ricorso per il mancato ricevimento del premio per il tesseramento del giovane David Bravaccini. Tale ricorso è stato respinto dalla commissione premi di Preparazione. Il giovane già tesserato dalla SS Ischia Isola Verde nell’anno precedente al raggiungimento del 14° anno di età, veniva poi tesserato come giovane di serie professionistica e successivamente svincolato e tesserato dalla SS Juve Stabia nella stessa stagione. A questo punto, il Capua, come si legge dalle carte, ‘ben pensava’ di fare ricorso contro la società stabiese e di lasciare fuori l’Ischia, società che avrebbe dovuto emettere il premio. Dopo aver notato l’errore commesso, il Capua ha deciso di tirare in ballo anche l’Ischia, commettendo errore su errore e non riuscendo a ricavare nulla. La Juve Stabia, nello stile classico di società che punta, con il suo settore giovanile alla crescita dei propri ragazzi, ha deciso di non depositare le controdeduzioni. Il tutto non poteva che avere epilogo differente.

Come ci ha riferito il responsabile del settore giovanile della Juve Stabia, Saby Mainolfi: “Voglio evidenziare ancora una volta il nostro stile. Premettendo che evito di entrare nello specifico, invito tutti a seguire le norme. Pensare che una società e i suoi dirigenti non conoscano le carte federali e le rispettive norme è fuori dal comune. Noi come Juve Stabia abbiamo mantenuto uno stile di puro settore giovanile, non abbiamo proprio opposto resistenza e fatto si che il giudice facesse il suo corso e traesse le proprie conclusioni. Manteniamo il nostro stile anche adesso, evitando di agire legalmente verso questa società. Questa è la differenza: i professionisti non possono sbagliare. Spero che queste situazioni siano di insegnamento anche per i genitori: che possano scegliere il meglio per i propri figli. Non si deve scegliere per vincere, ma in base alla formazione: il calcio va conosciuto”.

a cura di Ciro Novellino

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Juve Stabia-Casertana arbitra Andrea Zingarelli di Siena

Nessun precedente per l’arbitro senese con la Juve Stabia

Per la tredicesima giornata di ritorno del campionato di Lega Pro girone C che si disputerà domenica 2 aprile alle ore 14 e 30 al “Romeo Menti” di Castellammare è stato designato Andrea ZINGARELLI della sezione di Siena a dirigere la gara tra tra Juve Stabia e Casertana.

Zingarelli, al suo secondo anno in Lega Pro, non ha alcun precedente con le vespe di Castellammare.

L’assistente numero uno sarà Agostino MAIORANO della sezione di Rossano;

l’assistente numero due: Matteo BENEDETTINO della sezione di Bologna.

Giovanni MATRONE

Cragno, l’agente: “Giuntoli lo stima ma andare subito a Napoli potrebbe essere un azzardo”

A Radio Crc, nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’, è intervenuto Graziano Battistini, agente del portiere del Benevento Alessio Cragno. Ecco quanto evidenziato:

 

Ieri ho incontrato Giuntoli a Milano, così come altri dirigenti. Il fatto che ci siamo salutati  non è che abbia cambiato le cose per quanto riguarda Cragno. Cristiano lo stima come portiere e professionista. E’ una cosa risaputa, così come stima anche altri calciatori. Da qui a dire che ci sono trattative è un po’ prematuro. C’è da rispettare anche la priorità del portiere e del Benevento, sono tutti concentrati per raggiungere l’ obbiettivo play-off. Lui è di proprietà del Cagliari, una società che punta molto su di lui. Più avanti però farà le sue valutazioni. Non c’è solo il Napoli, il ragazzo ha tanti altri estimatori. E’ un discorso un po’ prematuro. Napoli è di sicuro una grande piazza ma Alessio deve seguire il suo percorso di crescita. Potrebbe essere un azzardo andare subito al Napoli, rischierebbe di restare a guardare”.

Kiss Kiss – Hysaj verso il completo recupero, ha preso parte regolarmente alla seduta di allenamento

A ‘Radio Gol‘, in onda su Radio Kiss Kiss Napoli, è intervenuto il direttore Valter De Maggio con importanti novità sulle condizioni di Hysaj:

 

“Ha preso parte alla prima seduta di allenamento dedicata ai difensori. L’ esterno va verso il completo recupero. Ha smaltito la botta alla caviglia rimediata con l’Albania. L’ attenzione è grande, oggi è una giornata determinante”.

UFFICIALE – Napoli-Juventus affidata a Orsato, Rocchi e Damato gli addizionali

Si rendono noti i nominativi degli Arbitri, degli Assistenti, dei IV Ufficiali e degli Arbitri Addizionali d’area che dirigeranno le gare valide per la undicesima giornata di ritorno del Campionato di Serie A 2016/17 in programma domenica 2 aprile alle ore 15.00.

NAPOLI – JUVENTUS h.20.45
ORSATO
DI FIORE – MANGANELLI
IV: CARIOLATO
ADD1: ROCCHI
ADD2: DAMATO

Da aia-figc.it

Zielinski: “Battere la Juve per avvicinarci alla vetta. A Napoli sto benissimo, non mi muovo”

Piotr Zielinski ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, emittente ufficiale della società partenopea:

“Stiamo vivendo questa settimana con tranquillità, preparando bene questo doppio incontro di campionato e Coppa Italia. Sappiamo che per il nostro pubblico è molto importante vincere. Vogliamo regalare una gioia alla nostra gente”.

Sul secondo posto: “Vogliamo vincere contro la Juventus per avvicinarci alla vetta. Il campionato non è finito e si può sicuramente riaprire. Vogliamo arrivare il più alto possibile”.

Sulla Coppa Italia: “Crediamo alla finale, siamo una grande squadra e possiamo recuperare i due gol di svantaggio. Per il momento testa al match di campionato”.

Futuro? “Sto benissimo a Napoli, non ho nessuna voglia di muovermi. Siamo un grande gruppo e il pubblico è fantastico”.
Panchina d’Oro a Sarri? “Premio meritato, sono felice che abbia vinto lui. Speriamo possa vincerlo anche il prossimo anno. C’è il potenziale per diventare un centrocampista tra i più importanti in Europa, ma devo lavorare ancora tanto”.

Su Boniek: “Non abbiamo parlato tanto, ma mi ha detto che mi chiamerà dopo la partita contro la Juve”.

Un bilancio sulla stagione: “Mi sto trovando davvero bene, lavoriamo tanto e va bene così. Spero che da qui alla fine io possa ancora dare tanto al Napoli”.

Real Madrid? “Al San Paolo nella gara di ritorno non ha visto la palla. C’è rammarico perché potevamo evitare di subire quei gol”.

Come si batte la Juventus? “Se giochiamo il nostro calcio possiamo batterla. Con il supporto dei tifosi possiamo farcela”.

Su Milik: “Sono contento che stia tornando disponibile, è un grandissimo giocatore. In Nazionale l’ho visto bello carico, sarà utile per il finale di stagione”.

Totò, una comicità senza tempo (e due sue poesie)

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A 50 anni dalla morte Totò fa sempre ridere e rappresenta una salutare medicina per lo spirito. Sotto la superficie delle sue gag, che divertono immediatamente, c’è uno strato più sotterraneo che lascia tracce profonde e lavora nel tempo. Ad aprile per ricordare il grande comico ci saranno feste da Lecce a Napoli.

Totò genio dinamitardo

A 50 anni dalla morte, il grande comico continua a parlarci. Tra Leopardi, Bergson e Pirandello, il potere liberante del riso

Oggi l’Italia non è certamente più quella povera e per tanti versi ancora arcaica uscita dalla guerra, che Totò ha raccontato nel suo periodo migliore. È un Paese «diversamente povero», ma insomma non è più quella cosa lì. Eppure, a mezzo secolo dalla morte, perché il Genio Comico può continuare a parlarci, perché rappresenta ancora una salutare medicina per lo spirito, anche se i suoi film non passano più a tutte le ore su tutte le tv grandi e piccole, come accadeva fino a una decina di anni fa?

Una possibile risposta l’aveva data in anticipo Henri Bergson, come molti filosofi interessato al fenomeno del riso: «Il rigido, il bell’e fatto, il meccanismo in opposizione all’agile, a ciò che è perennemente mutevole, al vivente, l’automatismo in opposizione all’attività libera, ecco ciò che il riso vorrebbe correggere» (dal saggio Le rire, pubblicato nel 1900). Totò, il cui genio comico si può fruire a più livelli, faceva (fa) precisamente questo. Sotto la superficie dei calembour, delle gag che divertono immediatamente, c’è uno strato più sotterraneo che lascia le sue tracce profonde e lavora nel tempo.

A caratterizzarlo non è soltanto l’oscillare continuo tra i registri del comico e del tragico, tra l’incombere della morte e la sfrenatezza della vita. È la fluidificazione di tutte le rigidità (fattuali, mentali), lo scardinamento delle convenzioni, la messa in discussione di ogni aspetto della realtà che ci circonda, a partire dal linguaggio e dai suoi luoghi comuni, che nella ripetizione ossessiva e nella ricercata storpiatura perdono ogni potenzialità significante (se mai l’avessero) riducendosi a puri suoni: «Io sono un uomo di mondo!», «Parli come badi!», «Desto o son sogno?», «Abbundantis abbundandum», «Moët & Chandon? Mo’ esce Antonio», «Chicche e sia», «Una mano lava l’altra», «A prescindere», «Eziandio»…

Da questo punto di vista – con la sua comicità istintiva figlia dei vicoli napoletani e della scuola dell’avanspettacolo, ma con radici nella tradizione etrusco-latina dell’atellana e dei fliaci – Totò rivela una latente parentela con Pirandello, al di là della memorabile interpretazione dello iettatore Chiàrchiaro nell’episodio che Luigi Magni trasse dalla commedia La patente in un film a episodi del 1954, o di quella nell’Uomo, la bestia e la virtù diretto nel ’53 da Steno. Anche Pirandello, come Bergson, aveva orrore delle forme che irrigidiscono la vita, che vincolano per sempre a determinati ruoli, perlopiù dettati dalle convenzioni sociali. E che non corrispondono alla sostanza più vera (dove c’è) dei personaggi: «il comico è avvertimento del contrario», spiegava nel saggio L’umorismo (1904). Citando come grande umorista inconsapevole il Copernico di Leopardi, che capovolge la presunzione umana di stare al centro dell’universo.

E Totò, come Pirandello – restando uguale a sé stesso in tutte le sue storie, sempre uno pur facendosi centomila -, sapeva che dietro ogni apparenza c’è sempre qualcos’altro, quel che si mostra è sempre una maschera, e basta mettersi di sopra di sotto di lato per veder sgorgare aspetti inattesi, per denudare le persone e le situazioni nella loro assurdità (Maschere nude è il titolo che lo scrittore di Girgenti volle dare all’insieme della sua opera teatrale). «Perfido e insinuante come una mosca cavallina», si fustigò il comico ricordando le angherie inflitte al povero Mario Castellani, spalla nell’irresistibile sketch del vagone letto.

La scena (nata a teatro e via via dilatata, prima di essere infilata in un paio di film) è quella dove un sussiegoso onorevole Trombetta ha la sventura di imbattersi sul treno con l’implacabile Totò-Scannagatti, che subito ne aggredisce la ridicola supponenza, lo dissemina di piccole cariche esplosive che tosto fa brillare, una dopo l’altra, fino a dissolvere non solo la dignità politica e la rispettabilità sociale del malcapitato, ma (letteralmente) lo denuda fino privarlo della sua stessa identità («Onorevole? Ma mi faccia il piacere!») e farlo portare via dalla polizia ferroviaria. Geniale. La mosca cavallina (o tarlo rumoroso) individua il punto critico, scava dall’interno la sua vittima e quando ha finito di scavare non resta che un guscio vuoto, da schiacciare nel pugno e soffiare via.

È anche per questa carica eversiva dinamitarda che Totò e i suoi tormentoni vennero adottati negli Anni Settanta dagli intellettuali engagé e dai giovani contestatori dell’ala più creativa del Movimento, sull’onda della riscoperta critica (il grande pubblico in verità non lo aveva mai abbandonato) patrocinata da Goffredo Fofi e Franca Faldini nel fondamentale Totò: l’uomo e la maschera, pubblicato nel ’77. Erano gli anni del pensiero debole e di Nietzsche e Marx che si davano la mano (come cantava Venditti), della distruzione delle vecchie certezze, o anche di ogni certezza. E in tutto questo anche il Genio Comico aveva la sua parte. «Terribile è la potenza del riso», ha scritto Leopardi, «chi ha il coraggio di ridere è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire».

Totò fu anche un grande poeta e a noi piace ricordarlo anche con alcune sue composizioni:

Totò
CULTURA

RICUNUSCENZA: poesia di TOTO’ tratta dal libro ‘A Livella (mp3)

RICUNUSCENZA / RICONOSCENZA: poesia dell’indimenticabile Totò, maestro di vita, conoscitore della stessa e degli uomini, inviata dal Dott. Giuseppe…

vivicentro.it/cultura
vivicentro/Totò, una comicità senza tempo
lastampa/Totò genio dinamitardo MAURIZIO ASSALTO

La Brexit è un minaccioso segnale di populismo

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Secondo Charles A. Kupchan «l’Occidente sembra giunto a un punto critico. Il populismo potrebbe continuare a guadagnare forza. E qualunque sia l’esito, la Brexit è un minaccioso segnale di avvertimento».
Il capo del Desk Esteri de La Stampa, Alberto Simoni, nel suo reportage racconta le reazioni degli inglesi al divorzioIl Regno Unito vuole mantenere con l’Unione europea «una partnership profonda». Theresa May lo ha scritto sette volte nella lettera che ha dato il via ufficiale alla Brexit. Ma la strada per i negoziati è in salita: non c’è intesa sui tempi, i commerci e la difesa comune.

L’Occidente nella trappola populista

Il governo britannico ieri ha formalmente notificato all’Ue la sua intenzione di uscire dall’Unione in seguito al mandato ricevuto dall’esito del referendum dello scorso giugno nel Regno Unito.

Inizia così la trattativa che porterà Londra fuori dal mercato unico dell’Ue, così come dalle sue istituzioni, leggi e regolamenti.

La notifica di Londra a Bruxelles è arrivata solo pochi giorni dopo l’incontro dei leader europei (mancava il primo ministro del Regno Unito Theresa May) che si sono riuniti lo scorso fine settimana in Italia per celebrare il 60° anniversario del Trattato di Roma, che nel 1957 fu l’atto fondativo del progetto di integrazione europea. Ed è significativo che a far da contorno a questo traguardo siano la prima uscita di uno Stato membro – e una crescente ondata di populismo che mette in discussione la sopravvivenza stessa del progetto europeo.

Ma la data più significativa per mettere la Brexit nella giusta prospettiva storica è il 1815, non il 1957. Il 1815 ha segnato la fine delle guerre napoleoniche e l’inizio del Concerto Europeo – un’iniziativa guidata dai britannici per espandere il governo liberale e preservare la pace in Europa attraverso un ordine basato su regole internazionali. Mentre aiutava a preservare la stabilità in Europa, Londra era impegnata nella costruzione di un vasto e redditizio impero d’oltremare, ponendo così le basi per la globalizzazione del commercio e degli investimenti.

Il sistema globale emerso come pax britannica sanciva pratiche liberali, inclusa la libertà di commercio, lo Stato di diritto con appositi controlli sul potere assoluto, e i diritti politici – ponendo così le basi per la pax americana. Dopo il passaggio della leadership dell’Occidente da Londra a Washington, con la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno eliminato l’impero precedente e modificato in altri modi i progetti britannici, ma in gran parte hanno costruito sull’edificio eretto da Londra. Infatti, durante la Prima e la Seconda guerra mondiale, e la Guerra fredda, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno fatto fronte comune contro i nemici Da questo punto di vista, il Regno Unito e gli Stati Uniti sono i principali artefici dell’odierno sistema internazionale.

La Brexit, insieme alla crescente ondata di populismo da questa parte dell’Atlantico, solleva quindi interrogativi profondamente preoccupanti sul fatto che l’epoca aperta circa 200 anni fa potrebbe essere al tramonto. A dire il vero, i fondatori anglosassoni di un mondo globalizzato basato su regole ora condividono la leadership internazionale con molti altri Paesi. La Gran Bretagna per ora si sta separando solo dall’Ue, non dall’Occidente nel suo complesso. E l’amministrazione Trump, la cui politica estera è ancora in divenire, potrebbe virare verso una posizione centrista e riscoprire i meriti delle norme internazionali, del libero scambio, e gli alleati democratici.

Ciò nonostante, la Brexit e la più ampia onda populista che sta spazzando tutto l’Occidente rivelano disfunzioni preoccupanti nelle nostre società democratiche. La Gran Bretagna è pronta a infliggersi una grave ferita; la sua influenza internazionale subirà un contraccolpo significativo dall’uscita dalle istituzioni europee e la sua economia ne soffrirà in quanto lascia il più grande mercato del mondo. Di certo le preoccupazioni economiche derivanti dalla de-industrializzazione stanno alimentando un giustificato malcontento sociale nel Regno Unito come negli Stati Uniti. Ma dato che quasi il 50 per cento delle esportazioni di beni e servizi del Regno Unito è diretto agli altri membri dell’Unione Europea, il distacco dall’Unione servirà solo a peggiorare le cose.

Il Regno Unito si sta preparando ad andarsene nonostante questi costi. Gli attivisti per la Brexit hanno vinto facendo appello alle emozioni e all’identità, non ai manuali; il nazionalismo duro e puro e il disagio per l’immigrazione stanno vincendo sopra ogni altra preoccupazione. Ed è in gioco anche l’unità della Gran Bretagna, non solo la sua salute economica. Gli elettori in Irlanda del Nord e la Scozia si sono espressi con margini decisivi per rimanere nell’Ue. Il Regno Unito lascia l’Unione europea, ma non è affatto chiaro se Irlanda del Nord e Scozia vorranno restare nel Regno Unito.

A breve, i sostenitori della Brexit potrebbero presto trovarsi di fronte un minor numero di immigrati e godersi la soddisfazione emotiva della «piena» sovranità. Ma molti di loro farebbero meglio a prepararsi a vedere il declino dell’influenza del loro Paese, a essere più poveri, e a vedere messa a dura prova l’unità del Paese. L’emozione e l’identità sono costantemente parte della vita politica – ma non capita spesso di vederle affermarsi in così evidente contrasto con l’interesse nazionale. La Brexit è il risultato di una scelta democratica, eppure rivela le attuali tribolazioni della democrazia, non i suoi punti di forza.

La globalizzazione ha certo bisogno di una migliore gestione e di una più ampia condivisione dei suoi benefici. Le democrazie occidentali hanno necessità di capire come potranno guadagnarsi il salario le classi lavoratrici a fronte della crescente automazione e del commercio internazionale. E dobbiamo anche migliorare gli approcci nazionali ed internazionali alla gestione delle migrazioni.

Ma smantellare o rifiutare un ordine globalizzato, basato su regole, non è la risposta. La storia indica chiaramente le conseguenze cui va incontro un mondo frammentato dove ognuno pensa per sé.

L’Occidente sembra giunto a un punto critico. Il populismo potrebbe continuare a guadagnare forza, fino a minare il sistema internazionale che ha preso forma sotto la pax britannica e la pax americana. O il centro politico potrebbe recuperare e rivalutare le istituzioni create sotto la guida dell’Occidente. Avremo un senso più chiaro di quello che ci aspetta dopo le prossime elezioni in Francia e Germania.

Qualunque sia l’esito, la Brexit è un minaccioso segnale di avvertimento.

Traduzione di Carla Reschia

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lastampa/L’Occidente nella trappola populista CHARLES A. KUPCHAN

Juve Stabia vs Casertana decretata la fine di un’amicizia

Domenica allo stadio Menti di Castellamare di Stabia ci sarà il derby Juve Stabia vs Casertana. Da tanti anni questo è stato il derby dell’amicizia e tutti si auguravano che questo rapporto continuasse a lungo anche perché di distensione e amicizia nel mondo del calcio ce ne sarebbe davvero bisogno. Oggi leggiamo con rammarico il comunicato ufficiale degli ultras della Casertana che mettono fine a questo rapporto amichevole a seguito di episodi non piacevoli da parte di entrambe le fazioni, alcuni accaduti anche durante la gara di andata. Oggi con la fine di questa amicizia, durata tantissimi anni e che si era rafforzata anche nel momento della morte di Catello Mari stabiese doc che ha indossato la maglia della Casertana, si chiude un altro capitolo bello del calcio della nostra regione.

Pubblichiamo il comunicato dei Fedayn Bronx: 

Ci ritroviamo a discutere di un rapporto ormai incrinato e non più ricucibile. Dopo svariati episodi e non per un piccolo screzio giungiamo a conclusione che tra Caserta e Castellammare di Stabia non c è più nessun tipo di rapporto di amicizia in quanto tanti sono gli episodi in cui è venuta a mancare quella forma di rispetto che è alla base dell essere ultras. Non andiamo nello specifico perché chi ha vissuto questo rapporto sa bene dove ha sbagliato. Con questo non intendiamo dichiarare guerra agli stabiesi perché se avessimo voluto non ci sarebbe stato bisogno di un comunicato ma questo serve a chiarire definitivamente le nostre posizioni. Logicamente ognuno è libero di tenersi le proprie amicizie personali ma la curva casertana ha preso la propria decisione. RISPETTO SOLO PER CHI CI RISPETTA. FEDAYN BRONX 1981

M5S stabiese: mozione per impedire l’ accesso libero all’ arenile

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Riceviamo e pubblichiamo

” Facendo seguito alla denuncia presentata alla Procura di Torre Annunziata in data 24/07/2015, e protocollata il 25/08/2015 n° 34307 al Comune di Castellammare di Stabia, abbiamo presentato una mozione in cui chiediamo di impedire l’accesso libero all’arenile del lungomare.

La nostra considerazione è scaturita dal fatto che uno studio dell’università Federico II di Napoli, e i dati ARPAC hanno evidenziato inquinamento chimico, fisico e batteriologico anche e soprattutto nel tratto in questione.

Ci appare completamente sconsiderato il fatto che questa amministrazione abbia lasciato libero accesso all’ arenile senza prima procedere ad una opportuna bonifica, mettendo così a rischio la salute di cittadini stabiesi e turisti”.

Vincenzo Amato Capogruppo Movimento 5 Stelle al Consiglio Comunale di Castellammare di Stabia

Nostro ARCHIVIO VIDEO STABIESE

ESCLUSIVA – Andrea Raimondi: Alla Juve Stabia anni indimenticabili. Futuro musicale? Chissà..

Pubblichiamo l’intervista esclusiva realizzata alla vigilia della gara con il Catanzaro all’ex attaccante della Juve Stabia, Andrea Raimondi. Con noi la punta ha ripercorso i suoi anni alle Vespe

Ciao Andrea, innanzitutto come stai? Ciao! Sto finalmente bene e sto recuperando dopo i tanti problemi fisici. Anche se su molti siti viene riportato che sono alla Vigontina, in realtà non ho più firmato. Mi sto allenando da solo cercando di recuperare la forma migliore; subentrare a stagione in corso non è mai facile quindi punto a presentarmi fisicamente bene a luglio così da trovare una squadra.

Dopo gli anni alle Vespe sei stato vittima appunto di tanta sfortuna e problemi fisici. C’è un po’ di rammarico visto che avevi ed hai qualità che ti avrebbero potuto far fare una carriera ancor più importante? Sicuramente un po’ di rammarico c’è. Il calcio è una professione bellissima ma spesso ti mette di fronte ad infortuni e problemi come in effetti è capitato a me. Avrei potuto avere meno sfortuna ma probabilmente anche io in alcune circostanze avrei potuto fare di più. Spero comunque di rimettermi in carreggiata quanto prima, fortunatamente ho ancora l’età per poterlo fare.

Tu hai vissuto probabilmente le due stagioni più esaltanti dell’era Braglia. Vista la tua passione per la musica, che colonna sonora assegneresti a quegli anni? Quelli che ho vissuto alla Juve Stabia sono stati anni talmente belli ed emozionanti che è difficile abbinarci una sola canzone. Probabilmente la canzone che più mi torna nella mente è il remix che partiva allo stadio quando facevamo gol, arricchito dalla parola “Juve Stabia”. (n.d.r. Duck Sauce – Barbra Streisand).

A Castellammare hai fatto vedere giocate, assist e gol davvero spettacolari. C’è un gol al quale sei più affezionato? Sì, fortunatamente alla Juve Stabia ho sempre fatto bene. Inevitabilmente ricordo soprattutto i gol. Quello che più mi porto dentro è il gol a Reggio Calabria nella prima stagione di Serie B; venivamo dalla vittoria con il Pescara al Menti e la mia rete, quasi allo scadere, ci regalò la prima vittoria in trasferta. Fu il mio primo gol in Serie B, oltre a essere importante per la squadra, quindi lo ricordo con emozione.

In quell’ormai leggendario 19 giugno 2011 ti scatenasti sia in campo al Faminio che nei festeggiamenti al Menti. Hai una istantanea particolare di quella giornata? Di quella partita ricordo l’attesa e la nostra convinzione. Già il giorno precedente alla partita eravamo convinti di vincere, non per presunzione, ma per la sicurezza nei nostri mezzi. La mia immagine della partita è il gol nel finale di Corona; in quel momento capii che avevamo vinto. Tra l’altro io vidi il gol dalla panchina e poco dopo fui espulso: un “tifoso” dell’Atletico Roma aveva lanciato una bottiglietta nell’occhio di Fabbro e io gliela rilanciai contro, colpendolo anche! L’arbitro mi vide e mi espulse, ma questo non rovinò la festa.

Alla Juve Stabia hai avuto modo di conoscere Simone Zaza, con cui se non erro nacque una forte amicizia. Ti aspettavi potesse arrivare così in alto? Sì, con Simone ho vissuto sei mesi proprio in centro a Castellammare. Che fosse fortissimo, ai miei occhi, era evidente infatti non capivo perché non giocasse. Conosciamo Mister Braglia, sappiamo che guarda anche piccoli dettagli cui magari, un calciatore, soprattutto se giovane, non dà importanza: la corsa in più non fatta in allenamento, il sacrificio anche in difesa ecc. Probabilmente questi aspetti hanno un po’ condizionato l’immagine che il Mister aveva di Simone; del resto anche io non sempre sono andato d’amore e d’accordo con Braglia. Ad ogni modo i traguardi di Zaza non possono che farmi piacere.

Dopo l’esperienza alla Juve Stabia hai giocato a Padova, Trapani, Venezia, Benevento, Cosenza..insomma da nord a sud. Che differenze ci sono in termini di tifo tra una piazza del nord ed una del sud? Differenze ci sono, ma come in ogni cosa, ci sono pro e contro. Al nord, a meno che tu non sia in una squadra di Serie B importante, è raro trovare nelle serie minori un tifo caldo come quello che invece c’è al sud. L’aspetto positivo è che al sud, quando le cose vanno bene, davvero i tifosi hanno il potere di farti sentire un calciatore di Serie A, come in effetti avvenuto a Castellammare. Allo stesso modo i tifosi si fanno sentire anche quando le cose vanno male; a Cosenza ad esempio, un po’ per sfortuna ed un po’ perché avevo solo compiti difensivi, segnavo poco ed i tifosi mi hanno martellato davvero tanto, piovevano critiche da ogni dove. Questa è forse la differenza principale tra nord e sud: la pressione, positiva e negativa, che le tifoserie meridionali sanno darti.

Tornando alla tua passione per la musica, ti vedi al termine della carriera seguire le orme di Daniel Osvaldo, attaccante ex Roma, che ha appeso le scarpette al chiodo per inseguire il suo sogno musicale? Questa è una bella domanda! In questi mesi in cui sono stato fermo ho avuto modo di notare come nel mondo del calcio non ci sia riconoscenza e di come tutti si dimentichino facilmente di te; ho approfittato di questo periodo proprio per dedicarmi alla musica. Ho iniziato a collaborare con un produttore musicale veneto che mi sta aiutando a chiudere dei brani musicali esclusivamente miei; ho messo su anche una studio di registrazione così da migliorarmi e proseguire in questo percorso. Non so se resterà un hobby o diventerà qualcosa di più..magari se non dovessi tornare a Castellammare da calciatore, lo farò da cantante! (ride n.d.r.)

Un tuo saluto ai tifosi della Juve Stabia: Saluto tutti i tifosi con affetto; a Castellammare ho vissuto anni indimenticabili che porterò sempre con me. A presto!

Raffaele Izzo

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Le reazioni degli inglesi al divorzio con la UE

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 Il capo del Desk Esteri de La Stampa, Alberto Simoni, nel suo reportage racconta le reazioni degli inglesi al divorzio. Il Regno Unito vuole mantenere con l’Unione europea «una partnership profonda». Theresa May lo ha scritto sette volte nella lettera che ha dato il via ufficiale alla Brexit. Ma la strada per i negoziati è in salita: non c’è intesa sui tempi, i commerci e la difesa comune.
Secondo Charles A. Kupchan «l’Occidente sembra giunto a un punto critico. Il populismo potrebbe continuare a guadagnare forza. E qualunque sia l’esito, la Brexit è un minaccioso segnale di avvertimento».

Nei pub tra fischi e applausi: “Italiani, seguite il nostro esempio”

La premier britannica in diretta da Westminster: “Non torneremo indietro”. Non tutti però sono convinti: “Un disastro, dividersi è una cosa inutile”

LONDRA – Quando il premier Theresa May inizia a parlare alla Camera dei Comuni, nei pub lungo Whitehall scende un insolito silenzio.

I turisti affollano le strade, il naso all’insù in cerca del Big Ben, forse ignari che in quel momento, le 12,35 sul meridiano di Greenwich, la Storia si è messa in moto.

Nessuno sa dove andrà a parare. La premier britannica ha le idee chiare e vuole spiegarle ai sudditi di Sua Maestà dopo averle messe nero su bianco nella lettera inviata al «caro Donald Tusk». Ma anche a Bruxelles hanno le idee altrettanto chiare. E le due narrazioni, quella dei fuggitivi dalla Ue e quella dei custodi delle regole comunitarie, divergono. «Oggi è un giorno storico, indietro non si torna», esordisce May.

Al Red Lion fra hamburger, patatine e birre, gli occhi sono puntati sul televisore, c’è la diretta da Westminster. Dopo qualche minuto in cui scorrono i sottotitoli sullo schermo, la cameriera afferra il telecomando, toglie il «mute», e la voce ferma ma tutt’altro che calda della premier, irrompe. John, 68 anni, sta al bancone con una mezza pinta di birra. May ha appena detto che «Londra riprenderà il controllo dell’immigrazione», lui annuisce. È il motivo per cui ha votato Leave. Troppi stranieri, «soprattutto dall’Est Europa». Ripete gli slogan della campagna culminata 280 giorni fa nella clamorosa vittoria degli anti-Ue. È convinto che l’Europa avrà problemi nell’esportare prodotti nel Regno Unito. Si scorda che anche la rotta inversa non sarà agevole, basta chiedere ad agricoltori e pescatori. Nessuno gli farà mai cambiare idea, nemmeno l’apertura di Theresa May che batte il tasto del «trade» (ripete la parola 6 volte) e a ripetere che «vuole una profonda e speciale partnership» con gli europei.

 

La premier è arrivata alle 11 a Westminster dopo aver riunito alle 8 il governo. Camicia bianca e giacca blu, subisce qualche «buuu» dal banco dell’opposizione quando accenna ai valori «liberali e democratici» da condividere con la Ue. Il pub osserva, muto. Ma nessuno si aspetta lo scontro, il referendum è il passato, meglio guardare avanti. May ricorda che «il Regno Unito esce dalla Ue non dall’Europa». Al Red Lion gli occhi sono tutti per lei. Non che qualcuno aspetti chissà quale annuncio, in fondo il suo speech è una riedizione aggiornata di ciò che disse il 17 gennaio alla Lancaster House. Oggi è «solo» il Triggering Day, il giorno dell’Articolo 50. La premier smussa qualche spigolo, ammette che Londra deve uscire dal mercato unico perché non può fare cherry picking, scegliere quel che conviene e scartare i frutti aspri. Steve scuote la testa, ha una quarantina di anni, fa il funzionario in una società di consulenza e per lui quel che sta succedendo è semplicemente un «disastro». Per l’economia in primis ma anche perché «dividersi è semplicemente una cosa inutile». Ascolta e commenta, è un fiume in piena. Si sfoga con un vicino: «It’s a disaster», ripete ossessivamente. Keith, manager in pensione, 70 anni, almeno è ottimista. «Abbiamo bisogno noi della Ue e loro di noi, un accordo lo troveremo anche se sarà difficile, mica possono farci regali», esplode in una fragorosa risata.

A Parliament Squadre, fuori Westminster, c’è qualche nostalgico della protesta, due ragazzi con le bandiere europee e una piccola orchestrina che intona il leit motive che accompagnò oltre 100 anni fa l’ingloriosa attraversata del Titanic. Questa è la Brexit per loro, suonano il requiem della Nazione, altro che la «Global Britain» di Theresa May. Che spiega urbi et orbi che non chiuderà agli stranieri e che lavorerà per un buon accordo con la Ue anche per chi ha messo, da migrante, negli ultimi anni radici a Londra. Boris Johnson annuisce, due ore più tardi darà garanzie al nostro ministro Alfano sullo status degli italiani.

Un attivista dello Ukip, spilla ben in vista sul bavero, brinda felice. «Siamo liberi, indipendenti, perché anche voi italiani non ci seguite?», scherza ma non troppo. La May prova a tenere insieme il Regno Unito promettendo ai recalcitranti scozzesi e a gallesi e nordirlandesi che quando i poteri da Bruxelles torneranno a Westminster, «discuteremo quali cedere alle nazioni che compongono la Gran Bretagna». Il finale è un inno allo «stay together», all’unirsi nel periglioso e incerto cammino che però darà, promessa del premier, frutti e risultati ottimi. È il culmine, la telecamera stacca. C’è la replica di Jeremy Corbyn, il leader laburista. Ma cala il sipario anche al Red Lion, la Storia ha imboccato la sua strada. «Due birre», ordina John. In nome della Brexit.

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lastampa/Nei pub tra fischi e applausi: “Italiani, seguite il nostro esempio” ALBERTO SIMONI – INVIATO A LONDRA

Allarme Hysaj per la Juve, nuovi accertamenti nei prossimi giorni

Allarme Hysaj per la Juve, nuovi accertamenti nei prossimi giorni

Occhi puntati alla doppia sfida tra Napoli e Juventus al San Paolo. La prima in campionato e la seconda in coppa Italia. Maurizio Sarri fa la conta degli uomini a disposizione. Il terzino albanese, Elseid Hysaj ha rimediato una botta con la sua Nazionale e ieri ha ricevuto solo dei massaggi alla caviglia malconcia. La Repubblica parla di allarme, il giocatore vuole farcela ovviamente ma c’è solo un cauto ottimismo. La prognosi è al momento da definire, verrà sciolta sono nei prossimi giorni. Ma nel frattempo c’è Maggio in pre allarme.