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Mastalli, l’importanza di essere leader…

Mastalli, l’importanza di essere leader…

Mastalli? È una domanda difficile: non spetta a me consigliare ad Alessandro cosa fare. È un ragazzo maturo ben oltre la sua età; so per certo che lui, finché sarà alla Juve Stabia, sarà concentrato al massimo solo ed esclusivamente sui colori gialloblù. Lui è il professionista per eccellenza, e me lo dimostra ogni giorno: in tal senso sono sicuro che l’aspetto familiare e l’essere cresciuto in una società come il Milan lo abbiano aiutato tanto. Non so se e quando Mastalli andrà via: posso dire che chi lo acquista fa un affare ma non mi preoccupo delle voci che lo riguardano perché so che è concentrato solo sulla Juve Stabia”, sono le parole di Fabio Caserta alla vigilia del match contro il Catanzaro.

Un giovane lo è soltanto per l’età, ma nel caso di Mastalli, questo aspetto diventa di secondo piano. Leader in campo e fuori, riferimento per i compagni, voce grossa in campo, esperienza che ancora manca del tutto ma arriverà, vista la giovane età appunto, ma anche consigli, quelli da vendere, anche allo stesso tecnico se serve. Alla Juve Stabia la sua consacrazione, gli occhi di tutti gli addetti ai lavori pronti a portarlo via, ma per un’offerta che sia corrispondente al valore reale di un giovane calciatore, dalle mille risorse, e che, da classe ’96, il 7 febbraio il suo compleanno, ha margini incredibili di miglioramento. Un ragazzo dalla faccia pulita, un professionista pronto anche al salto dalla serie C alla B e alla A. Sarà stata la scuola Milan? Può darsi. Ora a goderselo è la piazza stabiese, domani non si sa, vedremo…

a cura di Ciro Novellino

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Takagi e Ketra lanciano il nuovo singolo “Da sola In the night”

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Takagi e Ketra già nelle hit delle classifiche con il nuovo singolo “Da Sola in the night”

Dopo “l’esercito del selfie” con Lorenzo Fragola ed Arisa, il duo italiano Takagi  e Ketra ci propongono una nuova hit: “Da sola in the night” con Tommaso Paradiso ed Elisa.
Ma chi sono Takagi e Ketra? Takagi è Alessandro Merli membro dei Gemelli Diversi e Ketra è Fabio Clemente beat maker dei Boom da Bash. I due, oramai produttori discografici, hanno già firmato molti successi tra i quali “Nu juorno buono” di Rocco Hunt (2014), “Roma Bangkok” di Giusy Ferreri e Baby K (2015), e “Vorrei ma non posto” con J-Ax e Fedez (2017).
I due si sono conosciuti nell’estate del 2012 e dopo una piccola collaborazione con i rispettivi gruppi musicali, hanno deciso di mettersi in proprio con lo scopo di “svecchiare” il suono del pop italiano.
Ma cosa significa “svecchiare il suono del pop italiano”? Ce lo spiega Takagi in un’intervista: “Per molto tempo la musica italiana si è presa troppo sul serio ed è rimasta immobile a fare l’imitazione di se stessa. Un brano italiano non destava interesse all’estero da anni: bisognava varcare i confini per  essere in linea con i tempi”.
Con “L’esercito del selfie” canzone che a cominciare dal titolo guarda indietro, a quell’esercito del surf cantato da Catherine Spaak. Sonorità anni ‘60, ma con un testo che ironizza su chi si abbronza con l’iPhone. Un mix di passato e presente che si riflette anche nel video, in cui compaiono Pippo Baudo e Francesco Mandelli.
“Da sola in the night” scritta insieme a Tommaso Paradiso , il leader dei Thegiornalisti, che la canta insieme ad Elisa, è un brano che sembra arrivare direttamente dagli anni ’80, con un ritornello che si appiccica addosso come nelle migliori hit di quegli anni.
Nella canzone troviamo tantissime citazioni e omaggi a quegli anni dove Elisa si trova in un salone da parrucchiera per farsi fare quel “supertaglio di capelli” esaltato nel primo verso della traccia dal leader dei Thegiornalisti, che invece si vede in tenuta sportiva con racchetta sul campo da tennis stile Bjorn Borg.
Quindi un brano ironico che ci accompagnerà nella lunga corsa verso l’estate 2018.

ESCLUSIVA – Buffon e Pepito Rossi, lo scopritore: “Due giocatori da 10, poi l’evoluzione: vi spiego i segreti e su Calaiò…”

Le sue parole a ViVicentro

La redazione di ViViCentro.it ha raggiunto, in esclusiva, Carlo Gardani, scopritore anche di Buffon, Calaiò, Giuseppe Rossi e Rosina, tra gli altri:

Lei è stato scopritore di grandi talenti, vorrei partire con Buffon…

Buffon era un giocatore col numero 10. Aveva il numero di Rivera, Platini e Sivori. E’ nato come mezzala. In una gara del campionato toscano, se la memoria non mi inganna, nella Don Bosco Carrara, mancava il portiere e si propose lui. E’ stato un fulmine a ciel sereno ed è diventato portiere. Ha fatto la trafila, è stato a Parma, ha fatto le scuole lì, cresceva ed ha esordito giovanissimo. Da lì la sua fortuna”.

Su Rosina, invece, aveva 9 anni soltanto e la famiglia aveva un po’ di difficoltà…

Un suggerimento arrivato da una persona di Benevento che aveva una scuola calcio. Andò in vacanza in Calabria e me lo segnalò. Non ci si poteva permettere di venire al nord e scendemmo noi giù per fare un provino, su un campo nei pressi di Maratea. Un ragazzino di 9 anni che giocava con calciatori di 12 anni. Noi facemmo un po’ i furbetti, dicendo che avesse 12 anni, ma lo sapevamo. Tra piccolo tra i grandi faceva la differenza. Ci impressionò, sulla sinistra, tre uomini a terra e un calcio di sinistro dall’altra parte. Una cosa impressionante. Il papà lavorava in ferrovia e lo portammo via in maniera regolare senza infrangere le regole”.

Pepito Rossi, anche lui, ma un calciatore sfortunato…

Rossi, essendo italo-americano, veniva a fare una scuola estiva insieme all’allenatore della primavera del Parma. Veniva dal New Jersey e aveva questi periodi di apprendimento tecnico. Lo abbiamo seguito, visto in Italia, ma peccato per gli infortuni che lo hanno messo sempre in difficoltà e non fatto esplodere del tutto. A parte Buffon, tutti gli altri era bassi”.

Infine, un calciatore che ha legato le sue fortune anche al Napoli, Emanuele Calaiò. Cosa la colpì di lui?

Calaiò veniva da una società a 5km da Capaci, Palermo. Stravedevo per lui. Ho lottato con le unghie per farlo arrivare a Parma, ed è arrivato a Parma quando però io non c’ero più. Un po’ come Bonazzoli”.

a cura di Ciro Novellino

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Top 20 per la qualità della vita: l’Italia sparisce dalla classifica

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Top 20 per la qualità della vita: l’Italia sparisce dalla classifica

L’Italia fuori dalla top 20 per la qualità della vita: non è capace di attirare gli investimenti e di garantire la trasparenza dell’amministrazione pubblica. A dirlo è il rapporto realizzato da U.S. News &amp World Report Best Countries in occasione del World Economic Forum. A detenere il titolo mondiale del paese in cui si vive meglio è la vicina Svizzera, secondo classificato il Canada, seguito da Germania, Regno Unito e Giappone. La Francia si posiziona al nono posto.

Il Belpaese, però, detiene il primato mondiale per l’influenza culturale e patrimonio storico, seguito da Francia e Stati Uniti. Si posiziona anche al secondo posto nella classifica dei migliori paesi da visitare, in questo caso il vincitore è il Brasile, terza la Spagna. Saliamo al secondo gradino del podio anche per quanto riguarda “il miglior paese per viaggiara da soli”, sopra di noi la Spagna.

Insomma, l’Italia resta sempre una nazione bella da visitare, ma un po’ meno da viverci. Perchè? Per i parametri presi in considerazione dall’U.S. News & World Report Best Countries al momento di stilare la classifica: imprenditorialità, trasparenza, riuscita degli investimenti. Qui l’Italia sparisce dai radar. Viene, però, ritrovata al decimo posto tra “i migliori Paesi per un pensionamento confortevole”.

Il codice etico del M5s confligge con la Costituzione

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Rinunciano alla loro autonomia i candidati del M5s per essere, una volta eletti, strumenti operativi del movimento. Ma questo impegno non è giuridicamente valido: in realtà non gli si può imporre un mandato e devono unicamente servire quelli che ritengono essere gli interessi del paese

Ma la Costituzione annulla il codice etico del M5s

Il codice etico del Movimento 5 stelle considera i parlamentari eletti nelle sue liste come meri strumenti operativi, ai quali non viene riconosciuta alcuna autonomia. Ma è in contrasto con la Costituzione e con il richiamo all’interesse del paese.

Il codice e il vincolo di mandato

L’assenza di controlli esterni in ordine al “metodo democratico” attraverso cui i partiti politici concorrono a determinare la politica nazionale è stata sempre oggetto di approfondimenti e polemiche, vista l’indiscussa importanza che la Costituzione attribuisce a queste associazioni private non riconosciute. Se è però evidente il disinteresse fin qui manifestato dai partiti tradizionali per l’introduzione di regole statutarie che finirebbero per limitare l’autonomia decisionale dei propri dirigenti, con l’avvento del “non partito” di Beppe Grillo si assiste a una inversione di tendenza.

La partecipazione degli associati al Movimento 5 stelle è sottoposta infatti a un numero spropositato di regole, limiti e vincoli che superano anche i confini privatistici della giurisdizione domestica, come accade con il recente codice di comportamento che i candidati M5s alle elezioni per il rinnovo del parlamento sono chiamati a sottoscrivere.

Nel codice non si fa alcun mistero nel considerare i parlamentari eletti come meri strumenti operativi del Movimento, ai quali non viene riconosciuta alcuna autonomia, se non quella di promuovere iniziative per l’attuazione del programma del Movimento. La conferma arriva dallo stesso Grillo che in un post riportato l’11/1/2018 sul sito web istituzionale del Movimento così scrive “L’unico modo per eliminare l’effetto cadrega è il vincolo di mandato. Chi tradisce gli elettori e non è più d’accordo con il programma per il quale è stato eletto, se ne torna a casa e lascia spazio al primo dei non eletti”.

Ora, sembra evidente e costante l’interferenza di questioni interne al Movimento nell’esercizio di funzioni pubbliche derivanti dal mandato elettivo dei futuri parlamentari che tanto ricorda il mandato imperativo e revocabile caldeggiato sia da Marx che da Lenin e introdotto poi nella Costituzione sovietica e delle Repubbliche popolari.

L’interesse esclusivo della nazione

Agli ideologi del codice etico sembra infatti sfuggire la differenza tra il cittadino appartenente a un’associazione partitica in forza di un’adesione ideale e il cittadino a cui sono state affidate importanti funzioni pubbliche in forza di un mandato elettivo (articoli 49, 51 e 54 della Costituzione). Se i cittadini che esercitano funzioni pubbliche, oltre a essere ancora più fedeli alla Repubblica e ancora più rispettosi della Costituzione e delle sue leggi, sono chiamati a farlo con diligenza e onore, coloro che nel contesto delle stesse funzioni pubbliche sono chiamati a esercitare anche funzioni legislative devono farlo a tutela dei soli interessi pubblici e, comunque, nell’esclusivo interesse della nazione. Peraltro, per la Corte costituzionale “(…) ammesso il rapporto, che il legislatore può stabilire, tra partiti e liste elettorali, dando alle formazioni politiche la facoltà di presentare proprie liste di candidati, non ne segue l’identificazione tra liste elettorali e partiti” (sentenza della Corte costituzionale n. 15/2008). Indossata quindi la veste istituzionale, la carica elettiva è pienamente parte integrante della più ampia articolazione istituzionale ed esercita la propria funzione pubblica per tutta la durata del mandato, senza vincolo di mandato come prescrive l’articolo 67 della Costituzione. Nulla di privatistico emerge nell’esercizio della funzione pubblica. Al contrario, l’esercizio della funzione parlamentare s’incasella nella più pregnante funzione pubblicistica che la Costituzione affida al parlamento, nel contesto di un pluralistico e democratico confronto dialettico all’interno delle rispettive camere.

L’emancipazione dell’eletto dal partito politico di riferimento si ripercuote inevitabilmente anche sulla natura istituzionale del gruppo politico. Infatti, se per i giudici di Pazza Spada “(…) in via generale il gruppo consiliare non è un’appendice del partito politico di cui è esponenziale ma ha una specifica configurazione istituzionale come articolazione del consiglio regionale, i cui componenti esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato dai partiti e dagli elettori (…)” (sentenza del Consiglio di Stato n. 8145/2010), a maggior ragione non potranno essere considerati un appendice del M5s i futuri parlamentari eletti in quelle liste. E ciò a prescindere, e indipendentemente, dalla sottoscrizione del codice di comportamento, la cui violazione, semmai, può rilevare ai soli fini delle regole interne al Movimento e non certo per piegare a esigenze di parte interessi che devono continuare a essere considerati pubblici e riferiti esclusivamente alla nazione.

MASSIMO GRECO: Nato a Enna il 29 marzo 1968 ed ivi residente in Enna in Contrada San Calogero snc. Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l’Università di Palermo nel 2001 con il voto di 110/110 e lode. Corso di perfezionamento in Polizia Giudiziaria e Master di II° liv. in Politiche del Terzo Settore conseguiti negli anni 2004/2007. Cultore di politiche Pubbliche e di Diritto Pubblico Italiano e Comparato. Dottorato di ricerca in Sociologia dell’Innovazione conseguito presso l’Università Kore di Enna nel 2016. Giornalista pubblicista. Collaboratore dei quotidiani online LeggiOggi.it, ViviSicilia.it, Madonie.info e Liberamente-enna.it. Saggista ed autore di articoli di diritto costituzionale, di diritto amministrativo, di diritto tributario, di diritto dei servizi pubblici di diritto delle autonomie locali pubblicati in riviste specializzate. Funzionario direttivo dell’Amministrazione Regionale Siciliana dal 1991 ed attualmente in servizio presso la Soprintendenza BB.CC.AA di Enna. Formatore interno dell’Amministrazione regionale dal 2012. Consigliere Provinciale e Presidente del Consiglio Provinciale di Enna dal 1994 al 2013. 

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ESCLUSIVA – Gardani: “Mainolfi, una scoperta fulminea: grandi qualità e futuro assicurato. La Juve Stabia ha fatto bene…”

Le sue parole in esclusiva

Accordo firmato, Saby Mainolfi rinnova come responsabile del settore giovanile, alla Juve Stabia per due anni, fino al giugno del 2020. Non potevamo non festeggiare con lui, chiamando chi Mainolfi lo conosce, ovvero il suo scopritore, colui che l’ha lanciato in questo mondo. La redazione di ViViCentro.it ha raggiunto, in esclusiva, Carlo Gardani, scopritore anche di Buffon, Calaiò, Giuseppe Rossi e Rosina, tra gli altri.

Se le dico Saby Mainolfi, cosa le viene in mente?

Un ragazzo giovane, vivace, preparato, umile e l’unico che sapeva entrare nel contraddittorio positivo. Quando si prospettava qualcosa, a livello tecnico, verso i nostri giovani, non era tutto chiaro solo perchè si portava il nome del Parma. Bisogna avere la capacità di dare un input diverso e preparare al cambiamento, anche se il mercato degli stranieri bloccò un po’ tutto quello che si stava facendo allora coi giovani. Saby è stata una scoperta fulminea proprio, un colpo di fulmine, nel senso sportivo, tra tanti che dicevano sempre si, tanto andava bene, mentre lui ebbe il coraggio di contraddire, pensando ad una gestione differente”.

Eppure fu una scoperta quasi casuale la sua, era il 2001/02 in una riunione con tecnici di scuole calcio affiliate Parma in Campania. Fu nominato istruttore dei tecnici delle 42 affiliate…

Esatto. Era una potenza, una persona che come uomo e sportivo da 110 e lode. Una scoperta entusiasmante e positiva. Ebbe il coraggio di affrontare questi marpioni del calcio e di imporre un cambiamento”.

Le è sempre piaciuta la sua voglia di guardare alla perfezione tecnica, al di là della struttura fisica…

E’ un po’ come me. L’ho sempre pensata anche io così. Sono un po’ Robin Hood, difendo i gracilini che hanno, però, caratteristiche enormi. Vanno solo accompagnati nella crescita”.

Perugia, poi Parma…

La parte peggiore della mia vita sportiva. Ho passato a Parma 12 anni stupendi, poi il Perugia, il Messina, la Lazio, collaborazioni con Moggi, ma non mi sono piaciuto. Non era più il mio calcio. Tanti che credevano di essere arrivati, ma tra gli uomini migliori avevo Saby!”

Le qualità erano grandi, so che gli ripeteva che ‘se avesse messo la freccia non lo si prendeva più…”

E’ proprio così! Lui aveva un motore di una Ferrari dentro una 500, andava cambiata la carrozzeria. Una delle sorprese migliori, una delle poche persone, nel mondo professionistico, anche se settore giovanile, che faceva ciò che pensava. Non era il solito tontolone!”

Oggi è riferimento del settore giovanile della Juve Stabia, con talenti scovati in ogni dove

La Juve Stabia ha vinto un terno al lotto con Saby. E’ un talento naturale, ma soprattutto una persona umile che continua ad aggiornarsi. Va avanti, si è rifatto, se mantiene questo standard, può raggiungere altri traguardi”.

Nelle ultime settimane, poi, Brignola con il suo gol ha dato un’ulteriore spinta

Ho letto qualcosa e sono contento per lui. Anche se non vedo più il calcio come prima, è questo un calcio che non mi appartiene più. Io avuto le mie sensazioni migliori al sud, ostacoli ma anche gioie. E’ giusto far andare avanti ciò che sempre è giusto. Gente come Saby deve continuare a seminare, la Juve Stabia ha fatto la scelta buono. Spero che il mio fiore possa sbocciare ancora tante primavere”.

a cura di Ciro Novellino

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Castellammare da ‘Far West’: Le critiche alle Istituzioni

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Polemica sulle istituzioni, il messaggio dell’ex vice sindaco ed il costante impegno delle forze dell’ordine.

Dopo gli episodi di cronaca che hanno interessato la città di Castellammare di Stabia, qualcuno storce il naso sul presunto silenzio delle istituzioni dinanzi alle sparatorie e da qualche partito esterno alla maggioranza arriva un richiamo per l’assenza di coloro che dovrebbero farsi sentire, come per il il coordinamento della Lega di Castellammare di Stabia. L’ex vice Sindaco Andrea Di Martino però non ha esitato a spendere qualche parola in merito alla questione tramite i social: «Sabato notte alle 2 il mio cellulare squilla. E’ mio figlio. Panico, quando a quell’ora ti chiama un figlio, la prima cosa che ti assale è una estrema preoccupazione. Ha chiamato per dirmi che un suo coetaneo è stato sparato, in un luogo tra i più affollato di Castellammare. Frequentato da giovani e giovanissimi. Al centro della Città tra la nuova e bella villa comunale ed il corso principale, dove ci sono i bar più gettonati. Il Sabato all’una sono tanti i giovani ancora in giro. Io stesso da poco avevo lasciato quei luoghi. Uno colpo di pistola ha scandito le ore notturne di un fine settimana di fine gennaio. Un colpo di pistola sparato per uccidere, con fredda e professionale determinazione. Non è il primo, una lunga sequenza di spari tra giovanissimi hanno scandito il tempo di questi ultimi anni. Con sempre più preoccupante frequenza, la maggior parte sta coinvolgendo minorenni e neo maggiorenni. Una generazione che regola i suoi conti con il piombo. Non amo la parola emergenza, ma si tratta dei nostri figli, potrebbe accadere in ogni istante ad ognuno di loro, per sbaglio, o per aver incrociato lo sguardo di un coetaneo senza scrupoli. Mi sembra che ci siano tutti gli ingredienti per essere allarmati. Le forze dell’ordine stanno facendo tantissimo. Ognuno di questi episodi ha trovato un nome ed un cognome. Un responsabile e anche la ricostruzione del clima da branco in cui questi eventi delittuosi son maturati. Ma le forze dell’ordine non bastano, esse intervengono quando è tardi, quando la vita di un giovane già è stata messa in pericolo. La vita dei giovani è sacra, la loro crescita segna il senso che assumerà il futuro della nostra comunità. Non sono solo i coltelli di Napoli, innanzi ai quali si sta sollevando, giustamente la mobilitazione di una intera comunità. Qui si tratta di pistole e spari in una terra di Camorra. Innanzi alle quali non basta dire “accade anche altrove”, “si tratta solo di pochi episodi”. Gli episodi non sono pochi e nell’ultimo ci stava per scappare il morto. La testa sotto la sabbia non serve. Serve mobilitarsi e fare il proprio dovere. A partire dalla costruzione di un esercito di assistenti sociali che a Castellammare non c’è. Una sola assistente sociale stanca e sola, innanzi a ciò che sta accadendo in città è di certo una grave emergenza».

Insieme a lui, le forze dell’ordine tutte in prima linea per garantire la sicurezza per i cittadini stabiesi.

Fonte: Notizie sera.it

Salvini, anche sugli immigrati, diffonde le Fake News della Lega

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Per documentare “l’invasione dei clandestini”, Matteo Salvini usa dati scelti con furbizia chirurgica (i primi 15 giorni dell’anno). Ma guardare agli arrivi su periodi troppo brevi porta conclusioni affrettate. Come mostra il fact-checking de lavoce.info, il dato solido è che in un anno gli sbarchi sono diminuiti del 34 per cento. E non è neanche vero che ci sono oltre 183 mila stranieri ospitati in albergo. Un approccio serio al problema dell’accoglienza è invece investire in politiche d’integrazione, come prevede il piano del ministero dell’Interno per insegnare a chi arriva lingua italiana, diritti e doveri.

I numeri di Salvini sugli immigrati? Falsi

l fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca a un tweet di Matteo Salvini sugli arrivi di migranti.

Il tweet di Salvini

Il tema dell’immigrazione rimane uno tra i più sentiti dall’elettorato, benché nelle ultime settimane se ne sia parlato di meno.
Chi prova a riportare il tema al centro della scena politica è Matteo Salvini, che più ne beneficerebbe in quanto segretario del partito con le posizioni più forti su sicurezza e immigrazione.
È probabilmente con questo obiettivo che il leader della Lega ha pubblicato il tweet che riportiamo:

Record di sbarchi di clandestini in gennaio: già 841 da inizio anno (+15% rispetto all’anno scorso).
E negli alberghi ne stiamo mantenendo 183.681.
Non vedo l’ora che mi diate la possibilità di fermare questa INVASIONE, organizzata e finanziata per cancellare la nostra cultura.

Più 15 per cento, un dato in apparente controtendenza con quelli degli ultimi mesi, che certificano una riduzione degli sbarchi. Secondo il Viminale, il confronto tra 2016 e l’anno appena terminato è quello rappresentato nella figura 1.

Figura 1 – Comparazione mensile tra 2016 e 2017 degli sbarchi di migranti

Nel 2017 si è verificato un crollo degli arrivi via mare: – 34 per cento

Comparazione mensile tra 2016 e 2017 degli sbarchi di migranti

Fonte: cruscotto statistico giornaliero del Ministero dell’interno

Un po’ di (in)sano cherry picking

Come vanno d’accordo dunque i due dati? Matteo Salvini riporta cifre poco significative, in quanto relative a soli 15 giorni su 365. La brevità della serie temporale, unita al fatto che gli sbarchi sono eventi imprevedibili e legati a una serie di variabili logistiche e meteorologiche non sistematiche, fa sì che il confronto sia quasi insignificante per l’individuazione di un trend annuale o quanto meno mensile. Per comprenderlo appieno è sufficiente osservare la dinamica degli arrivi. Oggi, una settimana dopo il tweet di Salvini, la variazione sul 2017 è ancora positiva per il 15 per cento (2.749 sbarchi versus 2.393): nel frattempo, però, ci sono state (figura 2) fluttuazioni positive e negative, fino al meno 58 per cento del 15 gennaio.

Figura 2 – Sbarchi giornalieri nel 2017 e nel 2018

In soli 20 giorni le variazioni anno su anno sono poco significative
Sbarchi giornalieri nel 2017 e nel 2018

Fonte: cruscotto statistico giornaliero del Ministero dell’interno

In appena ventidue giorni (e solo nella metà si sono verificati sbarchi), basta infatti anche un solo approdo per modificare la tendenza e quindi il confronto annuale. Spiegazione che è stata correttamente riportata dalle principali testate giornalistiche, ma non da Salvini. Si tratta dunque del classico esempio di cherry picking: il leader della Lega ha selezionato unicamente i dati a sostegno della sua tesi, ignorando quelli che invece la smentiscono.

Il segretario leghista ha riportato dunque un dato selezionato appositamente e poco significativo, dandone peraltro una contestualizzazione fuori dalla realtà. In questo modo i suoi 625 mila follower hanno ricevuto l’informazione che l’ondata migratoria avrebbe ricominciato a premere sulle coste italiane. Un contesto distorto rispetto ai fatti: in un anno gli sbarchi sono diminuiti del 34 per cento, da 181mila e 436 a 119mila e 310 migranti giunti sulle coste italiane. Una flessione cominciata a luglio, da quando Minniti ha cambiato le politiche migratorie, stringendo accordi con le comunità e la guarda costiera libiche.

Tutti negli hotel?

Salvini non si ferma qui: aggiunge che sarebbero 183.681 i migranti mantenuti negli alberghi. La stessa cifra la riporta il Viminale per quantificare il “totale degli immigrati presenti sul territorio” al 31 dicembre 2017; ciò tuttavia non significa che si trovino in strutture alberghiere. Il sistema di accoglienza italiano è complesso e basato sul decreto legislativo n. 142 del 2015, come spiegano la Camera dei deputati e pure LeNius e ValigiaBlu nei loro approfonditi dossier.

Vi è in principio l’assistenza, svolta nelle aree hotspot (a ottobre erano 4, con capienza complessiva di 1.600 persone). Al termine delle procedure di prima assistenza, screening sanitario e identificazione, il migrante può procedere con la presentazione della richiesta di asilo.

Qui avviene la prima divisione: chi non ha presentato la richiesta viene trasferito nei centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), mentre i richiedenti asilo vengono smistati negli hub regionali di prima accoglienza (che a luglio 2017 ospitavano il 7,3 per cento dei migranti), o nei centri di accoglienza straordinaria (Cas) nel caso di grande afflusso di migranti (che ne ospitavano il 77 per cento). È proprio tra i Cas, assegnati dalla prefettura, che si possono trovare anche strutture alberghiere quali soluzioni temporanee.

Vi è infine il secondo livello dell’accoglienza, cioè lo Sprar (sistema di protezione per richiedenti e rifugiati), che ospita i richiedenti e coloro che si sono già visti riconoscere la domanda ma che non dispongono di mezzi economici sufficienti. A novembre 2017 erano 31.270 gli individui ospitati dal programma, tra cui 3.110 minori non accompagnati.

Non esistono dati pubblici sul numero di migranti e richiedenti asilo ospitati negli alberghi, né è stato possibile ottenerli dal ministero dell’Interno. Tuttavia, i dati ci mostrano come sia impossibile che l’intera platea di ospiti – 183.681 persone – sia oggi negli hotel: probabilmente, lì si trova una minoranza. Di certo è che lo sarebbero in un numero ben minore se tutti i comuni italiani (e non meno del 15 per cento) partecipassero al progetto Sprar, che prevede un’integrazione più diffusa e distribuita, rispetto ai Cas. Eppure, Salvini incita i sindaci della Lega a non partecipare.

Il verdetto

Matteo Salvini cerca di riportare in auge il tema degli sbarchi e della sicurezza, inventandosi un esodo esponenziale che i numeri smentiscono da ormai diversi mesi. Non è neppure vero che quasi 200mila migranti si trovano negli alberghi italiani: anche se non è disponibile una cifra precisa degli immigrati ospitati nelle strutture alberghiere, si tratta certamente di un numero minore – visti i dati nelle varie fasi dell’accoglienza.

Nonostante quello dell’“invasione” sia un tema caro nella Lega, come dimostra anche il difensore della “razza bianca” Attilio Fontana, il tweet di Salvini è FALSO.

D’altronde eccola, l’“invasione”:

Figura 3 – Proporzione degli stranieri presenti sul territorio italiano

La stima degli stranieri raggiunge il 10%%
Proporzione degli stranieri presenti sul territorio italiano

Fonti: IstatUnhcrEurostatFondazione Ismu;

Elaborazioni e stima sui dati di stranieri residenti, stranieri non residenti, rifugiati, richiedenti asilo, stranieri irregolari tra il 2016 e il 2017.

LORENZO BORGA: Studente di Economia, Mercati e Istituzioni presso l’Università di Bologna. Collaboratore de Il Foglio e fact-checker de lavoce.info. Vive a Trento e su Twitter è @borga_lor

vivicentro.it/POLITICA
vivicentro/La Fake News di Salvini sugli immigrati
lavoce.info/I numeri di Salvini sugli immigrati? Falsi (Lorenzo Borga)

Castellammare- Maxi sequestro della GdF, sotto i riflettori Rossano Apicella

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Scoperto il bottino di Apicella: con i prestanome ha costruito un impero di 680.000 euro

Questa mattina, le Fiamme Gialle di Castellammare con l’aiuto di alcune pattuglie hanno sequestrato un patrimonio illecito appartenente a Rossano Apicella, nel mirino delle forze dell’Ordine per aver essere uno dei personaggi di spicco della criminalità, attualmente detenuto in carcere per i reati di spaccio di sostanze stupefacente, rapina, ricettazione, furto, lesioni personali, porto illegale di armi .

I Finanzieri di Castellammare grazie al lavoro compiuto negli anni precedenti, sono riusciti a ricostruire un impero patrimoniale illecito elargito tra i parenti del soggetto principale e a terzi che fungevano da “prestanome” accumulato durante gli anni (ammonta a 680.000 euro) , riconducibile sempre al soggetto detenuto oggi a Poggioreale Apicella.

Tra i beni soggetti a provvedimento di sequestro per la confisca, vi erano 4 conti correnti, 6 libretti di deposito di risparmio, due unità immobiliari net centro di Gragnano, 6 motoveicoli  ed una  imbarcazione  da  diporto lunga circa 10 metri

Samp-Roma, Di Francesco: “Partita insidiosa e quello che c’è intorno non aiuta a prepararla. Ora come ora Dzeko gioca dal 1′”

NOTIZIE AS ROMA – È finalmente giunto il momento di recuperare la gara contro la Sampdoria in trasferta non giocata il 9 settembre scorso causa maltempo. Fondamentale per gli uomini di Di Francesco accaparrarsi l’intera posta in palio per restare attaccati al treno del quarto posto dopo il segno X maturato al Meazza, gara in cui la Roma stava vincendo fino a 10 minuti dalla fine del match.

Nel frattempo, però, le voci di mercato impazzano e Dzeko ed Emerson sembrano sempre più vicini al trasferimento al Chelsea.

Tra 36 ore ci sarà una partita per noi importantissima. Devo cercare di preparare al meglio anche i giocatori più chiacchierati e attualmente tutti i calciatori che sono a disposizione sono della Roma e basta. Poi si ascolta tutto, come ha detto il direttore“. Queste le prime parole dell’allenatore abruzzese nella conferenza stampa della vigilia di Sampdoria-Roma appena conclusasi.

Con l’Inter?
“È stata esaltata la prova del nostro portiere ma in altre occasioni non è mai stato impensierito al contrario di Handanovic. Felicissimo di poter avere Alisson che è il portiere del futuro”.

La Sampdoria?
“Dite ‘in forma’ valutando solo le ultime partite. Vanno spesso in verticale, non so se ci sarà Quagliarella, che trasforma in oro tutto quello che tocca. È una partita insidiosa e tutto quello che c’è intorno non ti aiuta a prepararla”.

Dzeko?
“Oggi come oggi parte titolare ma non ho ancora parlato con lui, ho voluto lasciarlo tranquillo perché gli arrivano tante voci, vere o no non lo so. Se è un giocatore della Roma deve giocare, ma valuterò assieme al ragazzo”.

De Rossi?
“Difficilmente lo recupereremo per la gara di mercoledì, ci abbiamo provato ma è in forte dubbio”.

Cosa perderebbe la Roma senza Dzeko?
“Parliamo di un quualcosa che non esiste in questo momento. Schick e Defrel possono rivestire il ruolo di centravanti ma al momento è Dzeko. La scelta potrebbe ricader sull’esterno o su un altro centravanti puro”.

I calciatori che sono in una fase transitoria, come si stimolano? El Shaarawy e Gerson come stanno?
“Non siamo in un momento ottimale, specialmente in mezzo al campo ho obiettivamente delle difficoltà e questo potrebbe un po’ modificare l’assetto. Dal punto di vista psicologico devo far leva sulla grande professionalità di alcuni calciatori, la situazione va affrontata a testa alta con grande serietà e personalità da parte di tutti”.

In che senso la società determina?
“Si scegli un percorso, se ci sono delle situazioni da limare non posso andare a fare i conti in casa di nessuno. Io sono uno che non scappa mai, affronto le cose e basta. Non è questione di essere d’accordo o no, ho scelto di essere allenatore della Roma e lo farò fino in fondo, qualsiasi cosa accada”.

Perché sono tremate le gambe contro l’Inter?
“Quando non riesci ad uscire anche una palla buttata ti permette di essere aggressivo. È l’atteggiamento dei calciatori ad accorciare sulla palla che conta. Negli ultimi 10 minuti eravamo troppo distanti dalla palla, abbiamo mollato un pochino. Non avere avuto la possibilità di avere un centrocampista di ruolo in panchina non mi ha permesso di fare il mio gioco”.

Ha parlato con Schick che forse sarà il titolare in campionato e in Champions?
“Patrick deve migliorare nel fare le cose con cattiveria e detrminazione. Il gol che ha fatto ieri in allenamento gli può dar fiducia per il futuro”.

Le hanno mai chiesto di non far giocare un calciatore per questioni di mercato?
“Ho sempre scelto in grandissima autonomia la formazione, sceglierò solamente io se far giocare o meno Dzeko”.

Ancora Strootman regista?
“Non è stata la prima volta, con la Spal e anche in allenamento è successo spesso. Devo dire che lo ha interpretato coem piace a me, per la posizione e la continuità che ha avuto in partita mi è piaciuto molto e potrà essere riproposto non soltanto domani ma anche in altre occasioni”.

Diretta testuale di Claudia Demenica Copyright vivicentro common

 

Napoli – Via la rassegna Torre di Note con Giovanni Block

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 Palazzo Vialdo apre le porte alla musica live con una rassegna a cadenza quindicinale.

Il Palazzo Vialdo apre le porte alla rassegna Torre di note dedicata ad un’esperienza di musica live, con il fine di valorizzare, preservare ed esaltare la grandiosità del patrimonio artistico partenopeo:

“L’elegante Palazzo Vialdo, che vanta dodici anni di esperienza e successi nell’ambito enogastronomico a Torre del Greco (via Nazionale, 981), inaugurerà venerdì 26 gennaio, alle ore 20, la rassegna “Torre di note” dedicata alla musica live con l’intento di custodire quanto di più prezioso esiste nel tessuto tradizionale e culturale del territorio. In collaborazione con la Polosud Records & Be Quiet, la famiglia Di Prisco, capitanata da Vincenzo, patron della struttura, inizierà il nuovo anno aprendo le porte a un appuntamento fisso quindicinale con la musica di qualità e offrendo un’ulteriore attrattiva per i suoi clienti. Tra i tanti spazi del palazzo d’epoca che ha da sempre coniugato, nel suo arredo e nelle sue attività, raffinatezza e dinamismo, sarà la sala Pa’Nino, riproduzione di un’antica casa napoletana, a ospitare gli artisti della rassegna”.

 

Ospite della rassegna il cantante e compositore Giovanni Block:

“Il cantante nonché compositore partenopeo Giovanni Block farà da apripista esibendosi in quartetto (ingresso 15 euro con consumazione). Lo accompagneranno sul palco Dario Maiello (basso), Augusto Bortoloni (batteria) e Francesco Lettieri (pianoforte). L’artista pluripremiato, dalla personalità irrequieta e imprevedibile, fondatore del collettivo Be Quiet e attualmente direttore artistico del teatro Bellini e dell’Ugo Calise Festival di Oratino (il festival nazionale per la giovane canzone d’autore), è anche produttore e arrangiatore di dischi. Porterà in scena alcuni tra i suoi brani di successo tratti dai due lavori “Un posto ideale” e “S.p.o.t.” senza tralasciare inediti e altre sorprese.

La rassegna proseguirà il 9 febbraio con il pianista Mariano Bellopede, il 23 febbraio con il cantante, musicista e attore Attilio Fontana e il 9 marzo con il cantautore napoletano Ciro Sciallo“.

Fonte: Music Press Office

CATANIA: Mostra da Giotto a De Chirico a cura di Vittorio Sgarbi

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Continua ad avere un lusinghiero successo di pubblico, catanese e non, la  Mostra da Giotto a De Chirico , allestita nella suggestiva cornice del vetusto mastio di Castello Ursino. L’evento è curato da Vittorio Sgarbi, nella sua veste di raffinato critico d’arte e non di assessore regionale.

Si tratta di una doviziosa rassegna di opere di scultura e di pittura poco conosciute, che appartengono a collezionisti privati, fondazioni o enti che ne detengono la proprietà e la fruizione. Il trovarli tutti riuniti in un’unica esposizione è una occasione più unica che rara. Non sono opere esposte in musei aperti al pubblico. Per cui, se mai capitasse di rincontrarne qualcuna, tutte le altre sarà oltremodo difficile rivederle. E qui, invece, vengono sciorinate tutte  insieme, a bella posta ed in bella mostra!

Castello Ursino è un contenitore espositivo particolare con le sue sale austere, illuminate da lunghissime finestre bifore e ricoperte da volte a crociera, che creano spazi di ampio respiro quasi come un ambiente basilicale che predispone l’animo al bello ed al mistico, quasi. Sistemate con sapiente illuminazione e corredate di puntuali pannelli didascalici si possono ammirare una nutritissima teoria di opere d’arte che spaziano dalla scuola giottesca, passando per opere rinascimentali, tele di fattura caravaggesca, arrivando ad opere di impressionisti e  contemporanei. Una carrellata ininterrotta, che conduce man mano il visitatore attraverso lo sviluppo dell’arte italiana nel corso del suo evolversi dal Medio Evo ai nostri giorni.

Pregevolissima, nella sua drammaticità, una “Maddalena Addolorata” di sicura attribuzione al Merisi, detto il Caravaggio, da lui dipinta verso il 1605. È una Maddalena ripiegata su se stessa con la fronte raccolta tra le mani, che è una copia della figura in primissimo piano che colpisce chi ammira al Louvre la “Morte della Vergine” dello stesso Caravaggio. Qualcuno afferma che il quadro della “nostra” mostra sia una prova preliminare che il pittore realizzò in preparazione della grande tela del Louvre. Comunque ci sentiamo di affermare che questo quadro è tra quelli,
se non il primo, che ti colpiscono l’animo visitando la rassegna.

Pregevoli, inoltre, la serie di sculture esposte che rappresentano, anche esse, tutto lo svolgersi della parabola artistica nostrana: sculture di facciate di chiese romaniche e gotiche; sculture di autori del romanticismo e di contemporanei. Ognuna con il suo fascino e con un messaggio per il nostro animo. Giuseppe Renda (1859-1939) ci ha lasciato il busto di una donna in atteggiamento più che trasognato dal titolo emblematico “Estasi o voluttà”, che colpisce e rapisce l’attenzione del visitatore. È opera di molto pregio ed è un vero peccato che in futuro non la si possa rivedere
in qualche museo. Ne sarebbe valsa la pena, secondo il nostro giudizio.

Molto efficace l’apparato esplicativo di cartelli e pannelli sinottici. Servizio di audio-guida buono e gratuito. Personale di sorveglianza scarso e poco presente nelle sale. Sicuramente si supplisce con un efficace e discreto servizio di vigilanza tramite videosorveglianza con telecamere opportunamente dislocate.

La mostra ha aperto i battenti a fine ottobre e resterà aperta fino al 20 maggio di quest’anno. Il periodo primaverile potrebbe essere propizio per una visita alla città etnea ed alla esposizione di Castello Ursino.

Carmelo Toscano

Vomero, arrestati i ladri degli scooter: adesso è caccia ai due in fuga

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Arrestata la banda degli scooter: facevano razzie di motoveicoli, la ps sulle tracce dei due fuggitivi.

Sono stati identificati i ladri degli scooter che nel Vomero facevano razzie di motorini: ad identificarli un poliziotto in borghese che si trovava di passaggio sul proprio scooter e si è accorto della presenza di due uomini sospetti. Come riportato dal Mattino: “Uno di questi era a bordo di un Kimko nero e spingeva col piede un altro uomo, che si trovava a bordo di un secondo motociclo, sempre Kimko di colore bianco. Quando il poliziotto li ha avvicinati chiedendo loro di fermarsi e presentandosi, i due si sono dati alla fuga, gettando a terra lo scooter che stavano spingendo e cercando di far perdere le loro tracce”.

L’inseguimento è giunto al suo termine in via San Giacomo dei Capri: qui il poliziotto è riuscito a bloccare i due ladri ed immediatamente ad allertare gli agenti dei Commissariato Arenella che subito si sono precipitati sul posto. Della banda, soltanto due sono riusciti a fuggire, mentre il restante della banda è stato identificato e condotto in carcere. La polizia intanto si dedica alla ricerca degli altri due fuggitivi.

Hamsik al MANN: “La maglia dei 116 gol poi me la riprendo”

Le sue parole

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI – Hamsik si fa immortalare con la maglia dei 116 gol appena esposta in bacheca al museo: “Ancora non mi sono reso conto di aver superato Maradona. Me lo dicono tutti, è una cosa bellissima essere nella storia del Napoli. Ho lasciato la maglia, ma sarà qui fino a fine febbraio, poi me la riprendo (ride ndr). C’è spazio per altre coppe in bacheca? Certo, per quelle c’è sempre spazio. Non so cosa farà la società, la rosa è ampia e quelli che sono stati chiamati in causa hanno fatto davvero molto bene. Non vediamo l’ora di scendere in campo per ribadire il nostro primo posto. Hamsik nella leggenda dopo 10 anni, come sono cambiato e che effetto fa questa maglia? Fa molto effetto esporla qui, ho passato 10 anni qui e sono contento di essere riuscito a fare tanti gol da centrocampista. E’ molto bello, sono contento di far parte della storia del Napoli e di questa mostra. Superare Maradona? Ancora non me ne rendo conto del tutto, la gente me lo ricorda ma io nella mia testa ancora non me ne rendo conto! Ci penserò quando finirò la carriera, adesso ci sono troppe partite e impegni per noi: non posso distrarmi, penso al Bologna e alla gara di domenica. Scudetto? Il pensiero c’è tantissimo, perchè ormai dopo più di 20 giornate siamo là a combattere per arrivare fino alla fine. Ci dobbiamo credere, ce l’ha in testa tutto il gruppo. Ci aspettano gare sulla carta facili, ma su campi difficili: dobbiamo lottare con la testa bassa e vincere quanto più possibile“.

FONTE CalcioNapoli24

 

Corbo: “In quattordici anni di De Laurentiis i migliori colpi li mise a segno Benitez”

Antonio Corbo su La Repubblica

Che il Napoli non compri a gennaio, è possibile. Che vinca a maggio lo scudetto, è probabile.
Ma dopo mesi di trattative, dopo quintali di nomi, dopo offerte a Simone Verdi più alte di lui e del suo valore, una domanda esplode. Il Napoli non sa o non vuol comprare? La seconda ipotesi è difficile da dimostrare, la prima è nei fatti. Nell’era De Laurentiis, quattordici anni di ottimo calcio, il Napoli ha piazzato i colpi migliori grazie a Benitez. Il professore che al telefono aveva il mondo in linea ha montato la squadra sei sogni.
Questo Napoli che Sarri guida con bravura al primo posto. Rare e lodevoli le eccezioni: Lavezzi e Hamsik ma c’era un altro manager, Cavani perché fu Zamparini ad offrirlo con comode rate, peccato che il Napoli non abbia ascoltato il presidente del Palermo anche quando propose Dybala.
Con Benitez il Napoli rimediò in poche ore alla fuga di Cavani.
Con i primi squilli, arrivano Reina, Callejòn, Albiol, con l’ultimo ecco Higuain, 41 milioni tradotti dalla Juve in 94 due anni dopo. Senza dimenticare la telefonata di Benitez a Koulibaly, pescato nella serie B belga: Kalidou pensava fosse uno scherzo. La bottega del procuratore Manuel Garcia Quillon era sempre aperta per il Napoli. Finché c’è stato Benitez. Scudetto possibile anche senza acquisti, con un Napoli così forte. Ma il tema resta. Perché al Napoli chiudono le porte in faccia, perché un calciatore di incerto passato come il ventiseienne Simone Verdi rifiuta di trasferirsi al Napoli, allenato da Sarri, suo vecchio maestro? Qualcuno può pensare che si aprano trattative solo per creare festosa attesa in piazza.
Esagerato. Molti osservano però il Napoli incontri troppe difficoltà al mercato. Verosimile. Forse perché Sarri chiama Verdi solo per dirgli di decidere come gli pare, senza invito pressante; forse perché Cristiano Giuntoli ha competenza ma nessun potere, aspetta da Andrea Chiavelli l’ok anche per comprare il suo dopobarba; forse perché il presidente perde tempo a chiedere in giro troppi pareri. È certo che le trattative, condotte sotto i fari del mercato, siano subito note a tutti, ma non si concludano quasi mai.
L’ultimo nome: Politano. Bella idea, ma interviene la Juve per dire la sua… A Sarri sembra una interferenza, ma reagisce con ironia: «Abbiamo saputo dal dg Marotta che non verrà» .
La sfida scudetto si svolge anche fuori campo. Il Napoli che fa: si attrezza, chiede davvero aiuto al potente procuratore Jorge Mendes dopo il rinnovo di Ghoulam, o gli sta bene così?
A maggio capiremo qual è la scelta giusta.

Made in Italy: Ligabue torna al cinema con il suo terzo film.

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Mancano solo due giorni all’uscita del nuovo film di Luciano Ligabue con una storia tratta dal suo ultimo album dal titolo “Made in Italy”.
Il film narra le vicende del protagonista Riko (Stefano Accorsi), un onesto lavoratore con grandi capacità ma allo stesso tempo sfortunato, che a stento riesce a portare avanti la famiglia ed ad un certo punto della sua vita si ritrova a dover combattere con la sua nuova condizione di precario, oltre a salvare il matrimonio con la moglie Sara (Kasia Smutniak) che ama tantissimo.
Quindi Riko, vedendo le sue uniche certezze sgretolarsi, apre gli occhi reagendo riprendendo in mano la sua vita e ricominciare.
La storia di Riko (diminutivo di Riccardo che è il secondo nome di Ligabue), rispecchia un pochino la paura del cantante romagnolo quando all’apertura del tour “Made in Italy” 2017 è stato costretto a sospendere tutte le date a causa di un edema alle corde vocali.  Come lui stesso dice in un’intervista “Ho cercato di capire se questo Riko facesse parte della vita che avrei vissuto nel caso non avessi fatto questo mestiere oppure se si trattasse di un alter ego o di una parte di me“.
Ancora in un’altra intervista Ligabue afferma che “fare film è un mestiere faticosissimo. Vuol dire ‘progettare’ le emozioni, fare in modo che una serie di pezzettini di pochi secondi riesca a produrre qualcosa. Mi sono riavvicinato alla regia perché stavolta avevo una storia da raccontare”  (la malattia che lo ha colpito e poi superata n.d.r.).
La carriera di regista di Luciano Ligabue comincia nel 1998 con “Radiofreccia” e, dopo “Da zero a dieci” , uscito 2002, Ligabue torna al cinema con la sua terza fatica, che lui stesso ha definito un film sentimentale.
Ecco le sue dichiarazioni riguardo a Made in Italy: “È un film sentimentale, perché mi interessava raccontare soprattutto gli stati d’animo di un gruppo di persone per bene, persone che di solito non hanno alcuna voce i n capitolo. Ho un sacco di amici che dicono che spesso essere brave persone in questo Paese non aiuta».
L’artista ha poi continuato con alcune riflessioni, allargandosi all’Italia e ai tempi duri che molti di noi sono costretti a vivere, e spiegando come sia nel cinema che nella musica abbia sempre cercato di raccontare in maniera sincera il suo amato Paese: “L’Italia la vedo in una fase di incertezza importante. Ho cominciato a raccontare questo paese dieci anni fa con “Buonanotte all’Italia”, poi ho fatto canzoni come “Il sale della terra” e “Il muro del suono”, che avevano l’intenzione di raccontare il mio amore per questo paese. Stavolta, però, volevo raccontare questo sentimento con gli occhi di uno che ha meno privilegi di me. Riko vive una vita normale e ha un rapporto molto forte con le radici e con l’Italia. Fa le vacanze a Roma, fa la luna di miele in Italia. Ecco, mi piaceva dare voce a questa categoria non sempre rappresentata».

Bruno Giordano: “Finalmente il Napoli ha imparato a soffrire”

Le sue parole

Bruno Giordano ha rilasciato un’intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport:

Il paragone tra lei e Mertens le piace o la infastidisce?

«Sinceramente qualche affinità c’è. Quando Mertens a Madrid ha fallito un gol facile, mi è venuto in mente che era capitata anche a me una occasione molto simile in casa del Real e così non appena ha battuto il portiere dell’Atalanta ho pensato che sarebbe finita come nel 1987. Speriamo che tutto si concluda come allora».

Può essere stata una tappa decisiva per lo scudetto?

«È presto per dirlo, di sicuro il Napoli ha dato a se stesso e alla Juventus una dimostrazione di forza. La squadra mi sembra convinta delle proprie potenzialità e di poter centrare un obiettivo prestigioso».

Questo Napoli le ricorda un po’ il suo?

«Oggi come allora vestono la maglia azzurra calciatori di grande tecnica. Finalmente, come capitava talvolta anche a noi, pure questi ragazzi hanno imparato a soffrire. Prima si specchiavano troppo nelle loro qualità, adesso vincono spesso con il minimo scarto e così si possono conquistare gli scudetti».

Parla ancora Genny Savastano: «I giovani sanno riconoscere il bene dal male al di là di ciò che vedono in tv»

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Alla bufera di accuse risponde con dei post sui social ‘l’ultimo Savastano’:« i giovani sanno riconoscere il bene dal male aldilà di ciò che vedono in tv».

Ancora polemiche legate alla storia delle babygang a Napoli e la fiction Gomorra. L’attore protagonista Salvatore Esposito, risponde alle accuse mosse nei confronti della serie e le presunte connessioni che ci sarebbero tra l’aumento delle violenze da parte degli adolescenti e la trasmissione televisiva della serie Gomorra3:

«Quando i giovani sono sostenuti da due basi solide ossia una famiglia sana e istituzioni presenti – che dovrebbero sempre tutelare, istruire e proteggere i giovani – sanno riconoscere il bene dal male aldilà di ciò che vedono in tv»

Inoltre, continua: «Se invece anche solo una di queste basi manca (come purtroppo accade da qualche anno) allora il problema non é una serie tv e diffidate di chi vi dice il contrario».

Esposito, rivolgendosi alle vittime della violenza palesa la sua vicinanza, sempre attraverso un post sui social, in seguito all’attenzione mediatica per le risse che si sono avvicendate nei diversi centri di Napoli e che gli ha visti attori di uno spettacolo della banalità del male,  condannando gli atteggiamenti dei vigliacchi. 

UFFICIALE – Juve Stabia, il responsabile del settore giovanile Mainolfi prolunga il suo contratto

UFFICIALE – Settore Giovanile Juve Stabia, il responsabile Mainolfi prolunga il suo contratto

Annuncio ufficiale in casa Juve Stabia, con il responsabile del settore giovanile Saby Mainolfi che rinnova e allunga il suo rapporto con le Vespe:

“Saby Mainolfi, responsabile del settore giovanile della Juve Stabia, prolunga il suo rapporto con la famiglia gialloblè per ulteriori due anni, firmando fino al 2020”.

Ciro Novellino, ufficio stampa settore giovanile Juve Stabia

Operazione antidroga, blitz nel Salernitano: 14 arresti

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Super blitz nel Salernitano antidroga: 14 arresti con l’accusa di spaccio.

Da questa mattina è in corso una vasta operazione antidroga da parte dei Carabinieri della Compagnia di Agropoli (Salerno). Sono state emesse ben 14 misure cautelari nei confronti di persone ritenute coinvolte nei giri di spaccio di droga. La misura cautelare, presa dal Gip del Tribunale di Salerno, è accompagnata anche ad una serie di perquisizioni che stanno avvenendo nel territorio salernitano, rastrellando le zone di Agropoli Capaccio e Paestum, oltre che in Calabria e a Roma. In merito alla questione, è prevista una conferenza stampa nella sede della Procura della Repubblica di Salerno.