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Castellammare, il Palazzo del Fascio è abbandonato a se stesso: LeU denuncia procedure non a norma

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L’inaugurazione del Palazzo del Fascio era prevista per il 2015. La sezione di Castellammare di LeU denuncia: “Troppi ritardi, errori, pesano sul mancato completamento di quest’opera”

Il Palazzo del Fascio, che è stato il nodo cruciale per diverse amministrazioni, non sembra trovare pace. La sezione di Castellammare di Stabia di Liberi e Uguali si inserisce alla serie di denunce ed attacca il Comune: “Va rivista la determina N.25 del 20 marzo, con la quale si è dato l’incarico a Francesco Schettino di collaudatore della biblioteca, ex Palazzo del Fascio”.

“Non ci muove nessuna volontà di sollevare polveroni e di creare problemi – sottolineano gli esponenti di LeU – la biblioteca deve essere restituita ai giovani e alla città. Troppi ritardi, errori, pesano sul mancato completamento di quest’opera che era previsto per il 2015. L’amministrazione Pannullo in due anni non è riuscita a venire a capo di niente».

Secondo Liberi e Uguali, le procedure adottate per la gestione dei lavori presentano alcune criticità. In particolare, sottolineano: “l’affidamento degli incarichi di progettazione e connessi sono disciplinati dall’art. 157 del D. Lgls 18 aprile 2016 n. 50. Il comma 2 del medesimo articolo stabilisce che “gli incarichi di progettazione, di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, di direzione dei lavori, di direzione dell’esecuzione, di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione e di collaudo di importo pari o superiore a 40.000 e inferiore a 100.000 euro possono essere affidati dalle stazioni appaltanti a cura del responsabile del procedimento, nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza, e secondo la procedura prevista dall’articolo 36, comma 2, lettera b); l’invito è rivolto ad almeno cinque soggetti, se sussistono in tale numero aspiranti idonei nel rispetto del criterio di rotazione degli inviti”

Stando alle linee guida di Anac, inoltre, sarebbe opportuno che le stazioni appaltanti inviino copia dell’avviso relativo all’avvio dell’indagine di mercato o di costituzione dell’elenco degli operatori economici agli ordini professionali, nazionali e territoriali, al fine di garantire la partecipazione di più soggetti. Inoltre, per l’Anac, è obbligatorio riportare nella documentazione di gara il procedimento adottato per il calcolo del compenso posto a base di gara, inteso come elenco dettagliato delle prestazioni e dei relativi corrispettivi. Ciò permette ai potenziali concorrenti di verificare la congruità dell’importo fissato, l’assenza di eventuali errori di impostazione o calcolo.

Le stazioni appaltanti dovrebbero attivarsi periodicamente anche per l’aggiornamento degli elenchi, pubblicizzando adeguatamente questa attività, in modo che professionisti in possesso dei requisiti possano iscriversi all’elenco stesso.

“Alla luce di quanto esposto e da quanto emerge dalla lettura del provvedimento dirigenziale non risulterebbe che siano state osservate le direttive normative in materia. Va inoltre evidenziato che quanto affermato dal Dirigente del Settore in ordine alla mancanza di idonee figure professionali all’interno dell’Ente per l’assolvimento dell’incarico,appare non supportato da alcun documento ufficiale” termina Liberi e Uguali.

Napoli, gestiva una piazza di spaccio a Secondigliano: arrestato un 21enne

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A Secondigliano, quartiere della periferia nord di Napoli, un giovanissimo pusher di 21 anni è stato arrestato dalla polizia

Gli agenti del Commissariato di Polizia “Secondigliano” hanno arrestato un 21enne per spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere della periferia nord di Napoli. Il giovane è stato bloccato in via del Cassano dai poliziotti, che lo hanno beccato in flagranza proprio mentre cedeva una dose di hashish ad un acquirente. Dopo un breve appostamento, i poliziotti sono intervenuti e lo hanno arrestato fermando anche alcuni clienti che si erano fermati nelle vicinanze.

 Un vero e proprio “cameriere della droga”: il giovane, dopo aver preso “l’ordine” dal cliente, rientrava nel suo palazzo per prelevare la dose già pronta per la consegna. Nello stabile gli agenti hanno ritrovato nove dosi di marijuana, ben nascoste in una cassetta d’alluminio, bilancieri di precisione, buste ed altro materiale per il confezionamento.  Durante la perquisizione al momento dell’arresto, sono state rinvenute altre tre dosi di marijuana ed hashish addosso allo spacciatore che probabilmente stava per consegnare ai clienti – fermati anche loro dai poliziotti – in cambio di soldi.  Il giovane 21enne è in stato di arresto ed è in attesa di comparire domani dinanzi al giudice del tribunale di Napoli per il processo con rito direttissimo.

 

 

Napoli, torna l’iniziativa “La Salute Scende in Piazza”: medici offrono visite gratuite a Piazza Dante

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A Napoli, a Piazza Dante, torna l’iniziativa promossa dall’Università Luigi Vanvitelli “La Salute Scende in Piazza”: i medici offrono screening e visite gratuite

Dopo il successo dell’anno scorso, torna a Napoli l’iniziativa promossa dal SISM (segretariato italiano studenti in medicina) ed organizzata dall’Università Luigi Vanvitelli: nei giorni 14 e 15 Aprile, medici e professionisti saranno a Piazza Dante per offrire screening e visite gratuite. Il progetto “La Salute Scende in Piazza”, che è stato promosso anche in altre città italiane, prevede stand informativi su importanti tematiche che riguardano la Salute, in modo da sensibilizzare la popolazione cittadina. Negli stand, tra le altre cose, si tratteranno tematiche come le donazioni di sangue ed emoderivati o degli organi, il diabete e i rischi cardiovascolari, il cancro. Sabato 14 aprile dalle 9.00 alle 18.00 e domenica 15 aprile dalle 9.00 alle 14.00, saranno a disposizione dei cittadini, inoltre, Professori, Medici e Specializzandi dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli e del I Policlinico che offriranno visite gratuite di medicina interna, senologia, nefrologia, urologia, medicina dello sport, gastroenterologia ed endocrinologia e controlli a tiroide e seno.

Per la gioia dei più piccoli, in questa speciale occasione, saranno presenti anche i volontari dell’Ospedale dei Pupazzi e i Clown di corsia.

Per tutte le informazioni è stato creato un evento Facebook raggiungibile su questo link https://www.facebook.com/events/208368509751979/

Mezza Europa ha gli occhi puntati su Koulibaly: i dettagli

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Molti top club europei vorrebbero assicurarsi le prestazioni di Kalidou Koulibaly, ma il difensore non vuole lasciare Napoli

Secondo quanto riportato dall’edizione di oggi dal quotidiano sportivo Corriere dello Sport, Kalidou Koulibaly ha saltato solo poche partite e attualmente è fra i più assidui, oltre che fra i più presenti. In campo ha accumulato 3510 minuti. Soltanto una volta a riposo contro il Sassuolo in casa, ma poi sempre impiegato ed a tempo pieno nelle rimanenti 29 uscite. Un centrale sempre più centrato che tutti i club europei e non, senza eccezione alcuna, ingaggerebbero senza pensarci un attimo su. Su Koulibaly ci sarebbe addirittura mezza Premier, e anche dalla Spagna giungono interessi. Chelsea in testa, ma anche Liverpool ed Arsenal, tanto per gradire: voci di offerte choc che si rincorrono, e che rimbalzano sul muro di gomma eretto a “protezione” del franco-senegalese.

Non si tocca e non va via, anzi resta concentrato sullo scoppiettante finale di stagione. Come lo stesso Kalidou ha precisato in più occasioni, facendo intendere d’essere sempre connesso e inserito nella realtà partenopea. Ritenendosi soddisfatto dell’attuale collocazione, ed esprimendo profondo gradimento sull’accoglienza ricevuta e sul costante e rassicurante feeling coi tifosi («Mi vogliono in tante? Vuol dire che le mie qualità sono state notate. Ma io qui mi sento a casa, e Napoli è una città meravigliosa»). Vorrebbe continuare a sognare, farlo sino al termine d’una stagione da incorniciare anche dal punto di vista personale. Un sogno tricolore da tener vivo anche oltre il possibile.

Serena Marotta presenta: “Ciao Ibtisam, Il caso Ilaria Alpi”

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La giornalista Serena Marotta presenta il libro dal titolo “Ciao, Ibtisam! Il caso Ilaria Alpi”

Sarà presentato alla Rai di viale Strasburgo, 19, a Palermo, venerdì 13 aprile alle ore 18.00, il libro dal titolo “Ciao, Ibtisam! Il caso Ilaria Alpi” della giornalista palermitana Serena Marotta. Un’inchiesta quella ricostruita dall’autrice che descrive questi 24 anni di depistaggi sul caso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Ancora oggi non si è arrivati  a punire i responsabili del duplice omicidio, ma si è arrivati a delineare il movente. Quello dell’inviata del Tg3 e del suo operatore Miran Hrovatin è stato un «omicidio su commissione, attuato per impedire che le notizie raccolte da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in ordine ai traffici di armi e rifiuti tossici avvenuti tra l’Italia e la Somalia venissero portati a conoscenza dell’opinione pubblica italiana». Intanto il prossimo 17 aprile si attende la decisione sull’archiviazione del caso. Richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma.

La prefazione del libro è stata realizzata da Mariangela Gritta Grainer (già Presidente dell’Associazione Ilaria Alpi) e la postfazione da Fabio Gagliano (medico e scrittore). «Ibtisam» è la traslitterazione della parola araba che significa sorriso. La scelta del titolo nasce dal desiderio di fare un omaggio a Ilaria Alpi, inviata del Tg3, che amava il mondo arabo. Ilaria che tutti ricordano proprio per quel sorriso che non l’abbandonava mai. Ilaria Alpi era una persona determinata, una «signora giornalista», una persona semplice e generosa. Ha tanto voluto quel viaggio, il settimo, l’ultimo. Con lei il 20 marzo 1994, a Mogadiscio, c’era l’operatore Miran Hrovatin di Videoest di Trieste. Quello è stato il loro ultimo viaggio. Sono passati ventiquattro anni da quell’esecuzione avvenuta per le strade di Mogadiscio. Ventiquattro anni senza conoscere la verità, tra depistaggi, false dichiarazioni, ritrattazioni. Ci sono stati tre processi e una Commissione parlamentare d’inchiesta per tentare di dare un volto e un nome a chi ha voluto questo duplice omicidio. Due tesi opposte si sono fronteggiate in questi anni: quella della sparatoria conseguente a un maldestro tentativo di rapina, nel quale emerge la figura del capro espiatorio Hashi (il somalo che è stato incarcerato ingiustamente per quasi 18 anni e al quale adesso è stato riconosciuto un risarcimento pari a tre milioni di euro) contro quella, ben più consistente, di un attentato premeditato per bloccare le inchieste che Ilaria stava conducendo in terra somala su un coacervo di traffici illeciti di armi e rifiuti, scomode anche per l’Italia. “Ciao, Ibtisam” mette insieme i tasselli di un mosaico. Una storia che ha visto susseguirsi e precedere una serie di morti sospette. Il libro si apre con il racconto di quei momenti: l’agguato a Ilaria e Miran. Dal secondo capitolo, invece, incomincia a tracciare il percorso seguito dagli inquirenti che si sono occupati delle indagini sino ad arrivare al processo di primo grado del 1999 contro il somalo Hashi Omar Hassan. Per passare poi a delineare i fatti di cronaca del periodo in cui viene commesso il duplice omicidio. Quindi si parla dei due processi, quello della Corte d’Appello del 20 ottobre 2000 e d’Appello-bis del 10 maggio 2002, che vedono imputato ancora lui: Hashi, detto “Faudo”. La penultima parte è dedicata invece al lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Alpi-Hrovatin. Infine, l’ultimo capitolo ricostruisce le tappe di Ilaria e Miran nei dieci giorni trascorsi in Somalia: Mogadiscio, Balad, Merca, Johar, Bosaso, Gardo, Bosaso, Mogadiscio. Al libro è allegata la lettera che Giorgio Alpi, padre di Ilaria, ha scritto nel 2008 per ringraziare Serena Marotta per il «grande contributo a non dimenticare» svolto con il lavoro di questo libro, allora pubblicato come tesi di laurea.

Durante la presentazione interverrano:

Salvatore Cusimano direttore sede regionale Rai per la Sicilia

Alberto Samonà giornalista e scrittore

Serena Marotta giornalista e scrittrice

Mariangela Gritta Grainer già Presidente dell’Associazione Ilaria Alpi

Fabio Gagliano editore Informazione libera

Liborio Martorana editore Informazione libera

Mario Tralongo fondatore associazione informazione libera network

Salvatore Ciulla fondatore associazione informazione libera network

Fabrizio Vasile scrittore e ideatore eventi culturali

Il terrore è dentro di noi e arriva da lontano (Alessandro Gazoia)

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Il libro di Alessandro Gazoia, “Giusto Terrore” (Il Saggiatore), indaga le ragioni profonde del sentimento del nostro tempo. Un terrore che arriva da lontano e diventa politica, gesto quotidiano e immaginario collettivo

Dopo la prefazione che segue potrete leggere un estratto dal libro di Alessandro Gazoia Giusto Terrore. Storie dal nostro tempo conteso (Il Saggiatore, 2018) in cui, in quest’epoca di attentati e follie continue che tanti lutti portano alla nostra società, e tanto terrore alimentano (l’ultimo atto di follia ieri, in Germania),  si riflette sulla natura tra realtà e finzione del terrorismo e dell’ossessione di questi nostri tempi.

PREFAZIONE

In Giusto terrore Alessandro Gazoia sfida l’oscurità a rivelare il suo volto: piega le barriere tra fiction e realtà per restituire ogni sfumatura all’abisso e compiere una vertiginosa discesa verso il fondo, guidata dal solo timone della scrittura. Il suo è un assalto al cuore della più grande paura dell’Occidente.

Giusto terrore: il verbo si fa carne, la carne si fa corpi. Alcuni corpi si fanno proiettile, altri si fanno polvere. Un sentiero di morte, comparso dal nulla e nel nulla diretto, che tuttavia da lungo tempo incrocia le nostre strade. Ma come raccontarlo? Come separare i nomi delle vittime da quelli dei carnefici e farne simboli efficaci, farne storie, renderli fruibili, commestibili, assimilabili? E dove tracciare la linea tra presente e passato, tra storia personale e collettiva, per non finire schiacciati dall’ossessione? È quanto si chiede il narratore, diretto a Roma per «un’ipotesi di consulenza a un progetto di documentari sul terrorismo di matrice jihadista». Il suo viaggio attraversa i luoghi dell’anima e della storia, il lessico pubblico e familiare, le immagini finte ma veritiere dei film sulla lotta armata e quelle troppo vere dei video delle esecuzioni diffusi dal web. Un cammino in cui ogni fatto porta con sé l’eco di un altro fatto, ogni incontro la memoria di un altro incontro, ogni volto la traccia di un altro volto: sull’Intercity da Sanremo a Roma, il narratore segue il corso dei pensieri fino all’Italicus, alla strage di Bologna, ai militari che oggi presidiano le stazioni; girovagando di notte per Roma si ritrova in via Caetani, che come una madeleine lo riporta all’amico Stefano, ai discorsi sui retroscena brigatisti mentre giocavano con il Commodore 64, alle chiacchierate sulle più belle donne degli anni di piombo, Adriana Faranda e Nadia Cassini; una visita in ospedale alla cugina lo conduce a Nizza, all’attentato della Promenade des Anglais, a quella volta che suo padre rischiò grosso trasportando oltreconfine «l’amico di un amico».

L’estratto dal libro di Alessandro Gazoia Giusto Terrore.
Storie dal nostro tempo conteso (Il Saggiatore, 2018)

Il giorno dopo alle undici e mezza atterro a Nizza. Matteo ha pagato il viaggio, il nostro accordo economico riservato sta funzionando. Il primo treno comodo per Sanremo, senza un cambio in-felice a Ventimiglia, passa nel pomeriggio dalla stazione in centro, così faccio volentieri un giro in città. L’aeroporto è l’estremo limite ovest della lunghissima Promenade des Anglais, ne percorro quattro chilometri e mezzo in bus, poi risalgo a piedi boulevard Gambetta sino ai giardini Alsace-Lorraine, che portano il nome di un suolo patrio ferocemente difeso. Ci ero già venuto ma non avevo prestato attenzione al monumento dedicato «ai martiri dell’Algeria francese». Un libro di storia consultato di recente mi dice di guardare non solo la parte frontale del piedistallo che celebra i Français d’Afrique du Nord et des terres lointaines qui firent la France d’Outre-Mer ma anche quella posteriore. Lì si omaggia con un’iscrizione Roger Degueldre, tenente dei parà, disertore e poi membro dell’Organisation Armée Secrète, condannato a morte da una corte militare e fucilato in Francia il 6 luglio 1962, il giorno successivo alla proclamazione dell’indipendenza dell’Algeria.

L’OAS fu una struttura paramilitare e anche la prima formazione terroristica moderna di estrema destra; quando divenne chiaro che l’Algeria non sarebbe stata più francese, prese ad ammazzare migliaia di algerini e pure numerosi francesi favorevoli al nuovo stato; tentò persino di assassinare De Gaulle, traditore favorevole all’indipendenza. A Nizza l’alleanza antigollista e revanchista tra il sindaco Jean Médecin e i pieds noirs, i francesi d’Algeria ormai rimpatriati, si spingeva sino a mostrare apprezzamento per i militanti di quell’organizzazione, tanto che il nome di Degueldre poteva essere inciso nella pietra e onorato come symbole de l’Algérie française.

Scatto una foto col cellulare, ridiscendo un poco boulevard Gambetta, poi proseguo dritto sino alla libreria Sorbonne, dove mi fermo a prendere fresco e tento di capire cosa merita l’acquisto nel diluvio di saggistica su terrorismo, islamismo, «suicidio francese» e reazione identitaria. Esco dopo una mezz’ora e vedo che ho ancora tempo per il treno, così decido di portare un saluto veloce alla statua dell’eroe. Lo sventurato Garibaldi, spiegava mio padre, unisce l’Italia e per ricompensa ottiene solo la cessione allo straniero della sua terra natale, il ritornello scemo fu ferito a una gamba e un disgraziato monumento in Costa Azzurra. Il generale è obbligato al gesto volitivo e svetta solitario al secondo piano, sovrastando due donne allegoriche, la Francia e l’Italia, che vegliano su di lui infante al piano inferiore. L’eroe sovrasta pure due leoni ai lati che non significano nulla ma sono forzati a simboleggiare due tra i suoi figli per carità interpretativa e architettonica (il progetto iniziale non li prevedeva, furono aggiunti dopo che per ragioni tecniche si dovette allargare la base). L’opera viene costruita sulla via che sotto i Savoia si chiama Strada Reale e porta sino a Torino attraverso il Col di Tenda: lo sguardo di Garibaldi è rivolto all’antica capitale o almeno così era sino a una decina di anni fa, prima che spostassero il monumento di una ventina di metri per far spazio ai nuovi binari del tram.

Mio padre non lo vide mai nella nuova collocazione. Mi portò lui in place Garibaldi la prima volta, alla fine degli anni ottanta, quando era ancora attiva la linea di bus Sanremo-Nizza. Gli piaceva molto venire in servizio in Francia, tornava a casa contento con le borse della spesa piene di prodotti che qui non si trovavano (soprattutto succhi di pomodoro concentrato, madeleine e formaggi, che detestavo per l’odore forte). Solo nel pieno dell’estate diventava insofferente, al volante gli saliva il nervoso per le code interminabili, l’asfalto arroventato e la mancanza di aria condizionata ma soprattutto per i marocchini che lo bloccavano mezzora a ponte San Luigi. Il razzismo non c’entrava, era fastidio per la poca intelligenza: come potevano credere di passare la frontiera semplicemente salendo su una corriera italiana a Ventimiglia, quando al confine i controlli erano tutti per loro e rigorosissimi?Trasparivano di continuo nei discorsi di mio papà il rispetto timoroso e la riluttante ammirazione per la République salda, severa e sicura, per la Francia che non scherza mica coi clandestini e ai cugini italiani mette il tacco bloccaruote – pure se lasci la macchina solo dieci minuti in divieto di sosta, così non puoi stracciare la multa e fregartene, come fanno loro quando vengono al mercato a Sanremo a comprare il pastis a prezzo più basso e piazzano l’auto in terza fila.

Ma all’inizio degli anni zero i vols à la portière gli offuscavano quest’immagine di fiera e ordinata potenza. I furti alle auto erano diventati troppo frequenti e terrorizzavanogli italiani in gita a Nizza. Ormai la linea diretta del bus non c’era più e in Francia mio padre andava raramente, ma proprio un suo carissimo amico era stato rapinato con una pistola puntata in faccia al semaforo sotto Nizza Est, o almeno così diceva. Papà mi obbligava a promettere che avrei fatto sempre attenzione e per nessun motivo sarei sceso dalla macchina (la sua macchina), neanche se sembrava esserci appena stato un incidente con feriti. Perché i magrebbini dell’Arianna – intendeva l’Ariane, la zona dei palazzoni sopra l’autostrada – inscenavano il tamponamento e il dramma. Poi ti fregavano tutto e ti picchiavano pure. Io tentavo di preoccuparmi, leggevo i numerosi articoli di cronaca locale con l’intervista al sanremese derubato e l’allarme sicurezza ma non riuscivo a temere davvero quel luogo. E quando arrivavo a Nizza Est non incontravo mai nessun malintenzionato dalla pelle scura.

Così il semaforo mi ricorda solo quattro amiche che in attesa del verde scendono dalla Twingo e si mettono a ballare in mezzo alla strada, con le Destiny’s Child a volume altissimo e le gonne cortissime, per farci morire a noi maschi nell’auto dietro e inaugurare da gran fighe la serata d’agosto in Costa Azzurra.

Papà mi obbligava a promettere che avrei fatto sempre attenzione e per nessun motivo sarei sceso dalla macchina (la sua macchina), neanche se sembrava esserci appena stato un incidente con feriti. Perché i magrebbini dell’Arianna – intendeva l’Ariane, la zona dei palazzoni sopra l’autostrada – inscenavano il tamponamento e il dramma. Poi ti fregavano tutto e ti picchiavano pure

Alle dieci e mezza del 14 luglio, nella sera della festa nazionale e dei fuochi d’artificio, un camion lanciato a gran velocità uccide ottantasei persone sulla Promenade des Anglais affollata di nizzardi e turisti. Il guidatore, un cittadino tunisino domiciliato a Nizza, viene ammazzato dagli agenti quando ormai è giunto alla fine della passeggiata e del massacro. Due giorni dopo Amaq, l’agenzia stampa collegata all’ISIS, rivendica su Telegram l’attentato definendo l’uomo un soldato dello Stato Islamico, formula di solito usata per gli attacchi ispirati e non diretti dall’organizzazione.

La mattina dopo la strage Angelino Alfano convoca una conferenza stampa, la minaccia preme sui confini nazionali e il paese va rinfrancato. Guardo in diretta su Rainews il nostro ministro dell’Interno, dice giudiziosamente autoproclamato Califfatosedicente Stato Islamico e per mostrarsi informato alla perfezione cita il discorso del settembre 2014 di al-Adnani, con l’auto in corsa inserita nell’elenco delle armi del terrore («sgozzalo, investilo con la macchina, o buttalo giù da un luogo elevato, soffocalo, avvelenalo»). Alfano legge il brano della propaganda nemica come se s’andasse a stabilire un indubitabile rapporto di causa-effetto tra quello specifico messaggio e l’attacco sulla Promenade e soprattutto come se la connessione veicolo-strage fosse una geniale innovazione del comunicato. Al contrario al-Adnani la indicava proprio perché scagliarsi con un mezzo pesante in accelerazione sui crociati è tra le cose più semplici e di provata efficacia. Il ministro della Propaganda dello Stato Islamico riprendeva un luogo comune jihadista, copiava da molte fonti, anche dai concorrenti di al-Qaida nella Penisola Arabica: già nel 2010 la loro rivista Inspire dedicava un lungo servizio illustrato al jihad urbano con pick-up. «L’idea è quella di utilizzare un camioncino come una falciatrice, ma non per non tagliare l’erba, bensì per falciare i nemici di Allah» scrivevano con la loro idea di umorismo nero.

Il suicidio terrorista islamista invade il nostro immaginario proprio grazie a un’autobomba e a un sorriso. Irrompe nella guerra del Libano, a Beirut, in un giorno festivo, il 23 ottobre 1983, con gli Hezbollah sciiti istruiti dai Pasdaran iraniani e un grande camion giallo che, come racconta Belpoliti nell’Età dell’estremismo, «si avvicina al quartier generale dei Marines statunitensi nella zona meridionale della città. Sono le 6.20 e mancano pochi secondi alla sveglia dei militari. Il sergente Eddie Di Franco, in servizio di guardia, fa appena in tempo a scorgere l’autista mentre si dirige verso l’edificio principale dove esploderà uccidendo 241 uomini dell’esercito americano. Nella sua memoria resta stampata un’immagine. Non ricorda se il guidatore fosse magro o grasso, di carnagione chiara o scura, ma, come ripeterà successivamente, si ricorda benissimo che guarda-va verso di lui e sorrideva». Vent’anni dopo, nell’Iraq occupato, l’insurgency – da altri chiamata: la resistenza – continuava a utilizzare lastessa tecnica suicida dell’autocarro imbottito di esplosivo e lanciato contro i nemici. Anche a Nassiriya, contro la base italiana.

Mohamed Lahouaiej-Bouhlel forse sorride mentre falcia i nemici sulla Promenade des Anglais, forse, come dichiarano alcuni testimoni, grida Allahu Akbar, forse resta serio e muto, concentrato sulla guida omicida. Il suo camion non è un’autobomba, quell’uomo non saprebbe né procurarsi il materiale né preparare un tale mezzo. Ha con sé armi finte e una sola pistola vera, e questa gli basta per sparare sui pochi che invano tentano di fermarlo. Lahouaiej-Bouhlel accelera e all’altezza di boulevard Gambetta sfonda il posto di blocco della polizia, poi a novanta all’ora sulla Promenade ammazza ottantasei persone – un terzo di queste erano d’origine musulmana – e ne ferisce quattrocentocinquanta, senza alcun bisogno d’esplosivo. Durante la sua corsa di quasi due chilometri tenta di restare il più possibile sul larghissimo marciapiede dal lato del mare, per aumentare al massimo il numero dei morti. Come mostrano le immagini delle telecamere piazzate sulla passeggiata, nei giorni immediatamente precedenti passava diverse volte sulla Promenade, saliva e scendeva dal marciapiede, faceva scrupoloso le manovre di prova.

Alle dieci e mezza del 14 luglio, nella sera della festa nazionale e dei fuochi d’artificio, un camion lanciato a gran velocità uccide ottantasei persone sulla Promenade des Anglais affollata di nizzardi e turisti. Il guidatore, un cittadino tunisino domiciliato a Nizza, viene ammazzato dagli agenti quando ormai è giunto alla fine della passeggiata e del massacro. Due giorni dopo Amaq, l’agenzia stampa collegata all’ISIS, rivendica su Telegram l’attentato definendo l’uomo un soldato dello Stato Islamico, formula di solito usata per gli attacchi ispirati e non diretti dall’organizzazione

Nella Battaglia di Algeri, quando l’organizzazione del FLN è sul punto di essere smantellata dai parà di Mathieu e i guerriglieri rinserrati nella Casbah preferiscono la morte alla cattura (ad eccezione dell’accorto Djafar che rinuncia al martirio), viene mostrato un ultimo at-tentato nella città europea. In una serata apparentemente tranquilla una grossa ambulanza sopraggiunge a folle andatura e senza fermar-si scarica in mezzo alla strada un dottore con un coltello conficcato nel petto. Poi il passeggero si sporge dal finestrino e mitraglia con metodo la gente sui marciapiedi, sin quando finisce le munizioni e non può fare altre vittime. Il guidatore intanto si addentra nel campo del nemico. I due sanno di non avere alcuna speranza di fuga. Non sorridono come il fedayn di Beirut e non scelgono neppure la morte con tragica serenità, come Ali e i compagni nel nascondiglio. In loro c’è solo il furore della lotta, e la rabbia per non poter combattere ancora. Ma il tiratore vede un gruppo di persone sotto una grande pensilina di cemento, urla investili al compagno, gli gira il volante, e i due si gettano contro la struttura per uccidere con il proprio sacrificio il maggior numero di francesi.

NOTE sull’autore

ALESSANDRO GAZOIA

Laureato in Filosofia della Scienza, Letteratura Italiana e in Informatica, Alessandro Gazoia scrive di giornalismo, media, informatica soprattutto su proprio blog Jumpinshark. Nel 2013 ha pubblicato per minimum fax l’ebook Il web e l’arte della manutenzione della notizia. Nel 2014 esce il saggio Come finisce il libro, edito sempre da minimum fax.

vivicentro.it/TERZA PAGINA/– ibs/linkiesta

Minaccia di morte e prova a sfregiare la moglie: la vicenda

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Minacciò di morte la moglie, la Procura di Nocera Inferiore chiede il rito immediato per l’uomo.

Lo scorso 20 marzo un uomo minacciò di morte la moglie 34enne. La donna chiamò i Carabinieri che una volta giunti sul posto, scoprirono che la moglie era vittima da tempo di vessazioni e violenze psicologiche.

Durante ultimo episodio accaduto poche ore prima, l’uomo aveva afferrato la moglie per tentare di immergerle il volto nell’acqua bollente. Le urla del figlio di 6 anni hanno fatto impedito che l’uomo compisse tale atto. I militari dell’Arma intervenuti sul posto hanno trovato il bambino in preda ad un forte stato di agitazione.

Nella denuncia la vittima ha parlato di maltrattamenti iniziati nel 2006. I motivi di queste vessazioni e violenze psicologiche erano dovuti problemi economici e dall’uso di sostanze stupefacenti da parte del marito.

In quell’occasione, il giudice decise di stabilire un ordine di allontanamento del marito dalla casa familiare, ma a seguito di questo ennesimo episodio di violenza valuterà le prove raccolte nei suoi confronti

Contro il Chievo Sarri ha una richiesta precisa alla squadra

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Il Napoli contro il Chievo è chiamato a vincere per rispondere alla Juve, Sarri ha una richiesa precisa alla squadra

Nella partita di oggi contro il Chievo, il Napoli si gioca una fetta di campionato importante. Gli azzurri dovranno vincere per tornare a -4 dalla Juventus che nella giornata di ieri ha vinto contro il Benevento imponendosi per 4-2 con tre gol di Dybala. Secondo quanto riportato dell’edizione di oggi del quotidiano sportivo Tuttosport, Sarri non avrebbe chiesto ai suoi solo la vittoria.

Il tecnico, infatti oltre la vittoria, vorrebbe anche un KO agli avversari convincente. Per rimuovere un po’ quell’alone che si è creato attorno alla squadra in seguito alle ultime prestazioni in campionato che sono costate caro agli azzurri.

Campionati del Mondo, doppio argento per l’Italia nel fioretto under 20

Campionati del Mondo di categoria: doppia medaglia d’argento per l’Italia nel fioretto under 20

La settima giornata di gare ai Campionati del Mondo Cadetti e Giovani Verona2018 porta in dote due medaglie d’argento per l’Italia. Nella giornata d’esordio del programma di fioretto al Cattolica Center scaligero, il medagliere azzurro vola a quota 12 contando adesso tre medaglie d’oro, quattro d’argento e cinque di bronzo.

A salire sul podio sono Tommaso Marini e Martina Favaretto, che conquistano la medaglia d’argento rispettivamente al termine delle gare di fioretto maschile Giovani e di fioretto femminile Giovani.

Il sorriso azzurro a fine gara è amaro. Le due medaglie d’argento vengono festeggiate ma il rammarico è tanto.

Nella gara femminile, Martina Favaretto, a soli 16 anni, supera tutte le avversarie di giornata e sale sulla pedana centrale per affrontare dapprima la semifinale contro la statunitense Lauren Scruggs sconfitta 15-11 e poi la finale contro la giapponese Yuka Ueno. L’assalto inizia nel migliore dei modi per l’azzurra che impone il proprio ritmo e si porta sino al 10-3. La giapponese però non ci sta, aggredisce tatticamente l’azzurra che – come ammetterà a fine gara – accusa un passaggio a vuoto sul piano fisico che permette alla campionessa asiatica in carica di rimontare il punteggio.

L’azzurra, forte del titolo europeo under20 conquistato a Sochi ad inizio marzo, stringe i denti e arriva sino al 14-13. Arriva però ancora la rimonta della giapponese che con un uno-due rapido, sigla il 15-14 che porta il titolo iridato in Estremo Oriente.

Martina Favaretto, spinta dal pubblico di casa composto anche da familiari ed amici giunti a Verona dalla vicina Noale, aveva iniziato il suo percorso nel tabellone principale superando dapprima l’austriaca Brugger per 15-5 e poi la portacolori delle Filippine, Maxime Isabel Esteban, col punteggio di 15-1. Nel tabellone delle 16 aveva poi sconfitto per 15-11 la brasiliana Mariana Pistoia, prima del derby azzurro ai quarti di finale contro Marta Ricci vinto per 15-8, con la padovana che si ferma, tra gli appalusi, ai piedi del podio.

Era uscita di scena invece alle porte dei quarti Serena Rossini. L’anconetana, dopo aver sconfitto dapprima l’irlandese Beattie per 15-3, quindi la portacolori di Hong Kong Ko per 9-8 e poi contro la canadese Filby col punteggio di 15-7, è stata fermata dalla cinese Yue Shi per 15-11. Infine, si era fermata nel turno delle 32 Elena Tangherlini, eliminata per mano della francese Lacheray col punteggio di 15-6.

Nella gara di fioretto maschile, invece, Tommaso Marini sale sul secondo gradino del podio, dopo aver superato in semifinale il russo Grigoriy Semenyuk per 15-10 ed essere stato sconfitto 15-11 dal quotato statunitense, già nel giro della Nazionale maggiore a stelle e strisce, Nick Itkin.

Il marchigiano, nel suo percorso verso il podio, avevasconfitto il bulgaro Nikolov per 15-4, poi il portacolori di Taipei, Chen, per 15-5. Nel turno dei 32, avva avuto la meglio sul sudcoreano Seong-Jong Lee per 15-7 mentre agli ottavi ha sconfitto l’egiziano Mohamed Hamza col punteggio di 15-12. Ai quarti era giunto il successo contro il campione europeo in carica, il russo Kirill Borodachev, col punteggio di 15-13.

Stop nel turno dei 16 per Pietro Velluti Franzi. L’azzurro aveva iniziato con la vittoria sul polacco Wojtkowiak per 15-14 ed aveva poi avuto ragione del cinese Huang per 15-7. A fermarlo è stato il russo Grigoriy Semenyuk col punteggio di 15-11. Eliminazione nel turno dei 64 per Davide Filippi, sconfitto 15-14 dal cinese Wu, mentre Matteo Claudio Resegotti è stato superato nel primo assalto del tabellone ad eliminazione diretta dal messicano Marroquin.

Domani protagoniste saranno le gare individuali di fioretto maschile e fioretto femminile under17. Per l’Italia, nella gara maschile, salgono in pedana il campione europeo Filippo Macchi, il bronzo europeo Alessio Di Tommaso e Filippo Quagliotto.

Al femminile, torna in pedana Martina Favaretto, assieme alla vicecampionessa europea Claudia Memoli ed a Lucia Tortelotti.

Napoli-Chievo: si va verso il record presenze spettatori

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Per la sfida Napoli-Chievo, il San Paolo va verso le 50 mila presenze

Secondo l’edizione di oggi del quotidiano sportivo Tuttosport, a sostenere il Napoli impegnato contro il Chievo per la 31esima giornata di Campionato di Serie A, ci saranno circa 50mila spettatori al San Paolo.

Il Napoli dovrà rispondere alla vittoria della Juventus che si è imposta sul Benevento. In questo momento di lotta, gli azzurri non saranno soli, con loro ci sarà una folla oceanica che sosterrà i giocatori e Maurizio Sarri. L’obiettivo di oggi per i partenopei è la vittoria, e tornare a -4 dai bianconeri.

Maddaloni, la Dolce & Salato festeggia vent’anni di attività

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La scuola di formazione professionale di Maddaloni Dolce & Salato il prossimo 11 aprile festeggerà l’anniversario dei Vent’Anni di attività

Maddaloni – Mercoledì 11 Aprile la scuola di formazione professionale Dolce & Salato fondata e diretta dai maestri Giuseppe Daddio e Aniello di Caprio, festeggerà l’anniversario dei Vent’Anni di attività con un grande evento, a cui prenderanno parte gli allievi che hanno terminato il percorso formativo ed importanti ospiti del mondo della gastronomia, scientifico, istituzionale e televisivo. L’appuntamento, dove si racconterà la storia, anni di impegno, passione e sacrifici, si terrà alle 10:30 presso l’Arena del Gusto dell’ente formativo, accreditato alla Regione Campania, che ha sede al civico n. 141 di via Forche Caudine a Maddaloni (CE).

Un compleanno reso possibile grazie alla costante e continua presenza di giovani prodigiosi che scelgono la scuola maddalonese come “tessuto dalle buone trame” per cucire il proprio vestito secondo gli obiettivi prefissati. Vent’anni, un quinto di secolo che consente di garantire ai prossimi avventori l’esperienza didattica condivisa da sempre con docenti di spessore e maestri di fama di alta cucina e pasticceria. La partnership avvenuta in questi lunghi anni non è da tutti, basti considerare i cimentati rapporti che la Dolce & Salato ha istituito con l’università dando spazio alla scienza e alla ricerca nel cibo e nei laboratori. È una scuola che punta all’operatività al coinvolgimento in campo della didattica teorico-pratica dando opportunità a tutti gli alunni per la loro crescita professionale. Accanto ai percorsi professionali qualificanti quali cucina, pasticceria, arte bianca (pizza e panificati), bartending, sala e servizio, troviamo anche l’inglese enogastronomico, materia che mette l’accento sulla visione di addetto ai lavori in chiave contemporanea preparando i formati secondo le linee guida Europee. I percorsi formativi dalla durata di 600 ore, sono seminari in cui si studia e si lavora in ampi spazi e con le tecnologie più avanzate, dove ognuno può esprimersi in postazioni individuali, seguiti dal docente in cattedra e da assistenti che migliorano la qualità formativa.
“ Alla Dolce & Salato si è legati prima, durante e dopo – afferma lo chef Giuseppe Daddio direttore dell’istituto formativo – da vent’anni insieme al mio amico maestro pasticciere Aniello di Caprio, entrambi promotori del progetto scuola, accogliamo e formiamo in modo reale e non illusorio i nostri corsisti accompagnando loro per mano verso il mondo del lavoro. Questo grazie alle convenzioni stage, pratiche indispensabili per compiere l’attività di placement in strutture importanti di elevato rango, dove la crescita professionale del singolo, diventa palestra propedeutica”.
“Tante sono state le soddisfazioni ricevute da parte dei nostri allievi – continua Daddio – tra queste,  una è il sorriso dei vincitori, ovvero di quelli  che trionfano raggiungendo il loro obiettivo; l’altra è vedere in giro per il mondo i figli della scuola, sia per  aggiornamenti che per l’inizio della carriera lavorativa”.
Mercoledì, alla cerimonia dei Vent’Anni della scuola Dolce & Salato, a dare il loro contributo grandi ospiti: Veronica Maya, conduttrice televisiva; Giorgio Calabrese, medico nutrizionista; Domenico Raimondo, presidente Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop;  Matteo Lorito,  direttore Dipartimento Agraria e Gastronomia Università Federico II° di Napoli;  Alberto Ritieni, docente Facoltà di Farmacia Università Federico II° di Napoli; Annamaria Colao, ricercatrice medico Dipartimento di  Medicina Università Federico II° di Napoli; Chiara Marciani, assessore Formazione e Pari Opportunità Regione Campania. A coordinare l’evento, la giornalista Manuela Piancastelli.

In questa sessione, gli allievi che hanno mostrato più creatività e autentica ricerca nell’elaborazione di ricette dettate con il principio del metodo della tecnica e della coerenza, beneficeranno della Borsa di Studio elargita per l’occasione dall’azienda Chirico.

I laboratori, l’11 aprile saranno aperti a tutti per dare voce ed ascolto ai promettenti uscenti che al termine offriranno dei piccoli assaggi preparati per l’evento per farsi ricordare.

 

Marek Hamsik l’uomo dei record: 388 gare con il Napoli

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Marek Hamsik raggiunge un nuovo record con il Napoli

Oggi alle ore 15 contro il Chievo per il capitano del Napoli Marek Hamasik giocherà la sua gara numero 388 con la maglia azzurra, staccato ormai Beppe Bruscolotti. Il centrocampista slovacco riparte dalla sfida con i gialloblu per allungare la sua striscia ma soprattutto per cercare di rispondere alla Juventus che a Benevento ha staccato gli azzurri portandosi a +7 con il 4-2 rifilato ieri al Benevento.

La Gazzetta dello Sport annuncia una standing ovation dei 45mila che saranno presenti allo stadio San Paolo per Napoli-Chievo Verona per la 31esima giornata di serie A. I punti ormai pesano come macigni e gli uomini di Maurizio Sarri non possono permettersi di toppare ancora.

Castellammare, incendio alla Madonna della Libera

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Un incendio di natura doloso ha colpito la città di Castellammare di Stabia, precisamente la zona della Madonna della Libera

Momenti di paura questa notte alla Madonna della Libera dove è scoppiato un incendio di natura dolosa tra la vegetazione. Il rogo è stato prontamente spento dagli uomini del Ross di Castellammare di Stabia e dai Vigili del Fuoco, accorsi sul posto per evitare il peggio. Sul luogo dell’incendo anche Carabinieri Forestali e la Polizia Municipale. L’allerta è massimi livelli dopo che gli incendi hanno danneggiato lo scorso anno l’area del monte Faito.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’Ente Parco dei Monti Lattari Tristano Dello Joio: “Ancora una volta un incendio boschivo di natura dolosa turba la quiete delle nostre montagne. Brucia la vegetazione qui a Castellammare di Stabia, zona Madonna della Libera, dove ci siamo recati noi Ente Parco e i Ross in servizio per verificare la situazione e valutare gli interventi al fine di porre rimedio all’ennesimo scempio perpetrato dal dissennato di turno, che spero possa essere presto consegnato alla giustizia”. Il presidente conclude ringraziando le autorità intervenute e lancia un monito ai piromani: “Ringrazio i ROSS per l’intervento solerte, oltre ai vigili del fuoco, ai carabinieri della forestale e alla polizia municipale, che hanno contribuito a circoscrivere l’incendio e poi a spegnere le fiamme. La tutela dell’ambiente è la nostra priorità e i piromani non la passeranno liscia!”.

“Non pensiamo alla classifica!”: il messaggio chiaro di Sarri

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San Paolo gremito oggi per supportare Sarri e la squadra durante Napoli-Chievo, un messaggio chiaro dei tifosi azzurri

La partita di oggi che vedrà sfidarsi Napoli-Chievo alle ore 15:00 al San Paolo rischia di diventare lo spartiacque della stagione azzurra. Dopo la vittoria di ieri ottenuta dalla Juve contro il Benevento, gli azzurri ora sono a -7 dalla capolista. Contro il Chievo i ragazzi di Maurizio Sarri devono vincere se vogliono restare a distanza di sicurezza dai bianconeri e giocarsi poi il tutto per tutto il 22 aprile prossimo nello scontro diretto dello Stadium. Il San Paolo oggi sarà invaso dai tifosi azzurri nonostante la serie negativa di gare disputate: una sola vittoria nelle ultime quattro partite.

Un segnale questo, come riportato dall’edizione di oggi del Corriere della Sera, che appunto i tifosi intendono dare soprattutto a Sarri, indeciso se continuare o meno l’avventura sulla panchina azzurra. Il tecnico sostiene di non lasciarsi condizionare dagli eventi, ma è evidente che il finale di stagione condizionerà pesantemente la sua permanenza. “Non pensiamo alla classifica!”: lo ha detto al suo solito tridente, senza lasciarsi accarezzare dall’idea Milik. Sarri ha caricato gli animi di Insigne e Mertens, apparsi a corto di ossigeno e di idee nelle ultime sfide. Napoli-Chievo di oggi diventa come una finale da dentro o fuori.

Under 17, Juve Stabia-Fondi, i convocati di Macone: segui la diretta su ViViRadioWeb

Under 17, Juve Stabia-Fondi, i convocati di Macone

Si torna al Menti, l’Under 17 delle Juve Stabia affronta i pari età del Racing Fondi e si gioca la possibilità di accedere ai playoff con alcune giornate di anticipo. Segui la diretta su ViViRadioWeb. Questi i convocati di Macone:

1 TODISCO
2 DI BIASE
3 BOCCIA
4 IZZO
5 TARTAGLIONE
6 OLANDO
7 DE CICCO
8 ELEFANTE
9 PROVVISIERO
10 MARRONE
11 DANIELE
12 FONTANELLA
13 SCALERA
14 LICCARDO
15 GRIMALDI
16 CALISE
17 LA MONICA
18 RUOCCO
19 STOECKLIN
20 MASSARO

Per ascoltare ViViRadioWEB è possibile farlo in diversi modi:

collegandosi al sito https://vivicentro.it/viviradioweb/
scaricando l’app gratuita Tune In Radio

da pc: https://37.187.93.104/start/viviradioweb/

Android ( https://play.google.com/store/apps/details?id=tunein.player&hl=it )

IPhone ( https://itunes.apple.com/it/app/tunein-radio/id418987775?mt=8 )

cercando poi ViViRadioWEB tra le radio disponibili

Sulla nostra pagina facebook @vivicentroradio  ( https://www.facebook.com/ViViCentroRadio ) cliccando sul tab di sinistra Ascolta ViViRadioWEB (non funziona dai dispositivi mobili)

a cura di Ciro Novellino

Under 15, Juve Stabia-Fondi, i convocati di Belmonte: segui il match su ViViRadioWeb2

Under 15, Juve Stabia-Fondi, i convocati di Belmonte

Si torna al Menti, l’Under 15 delle Juve Stabia affronta i pari età del Racing Fondi. Segui la diretta su ViViRadioWeb. Questi i convocati di Belmonte:

Spina, Borrelli, Campagnuolo, Di Pasquale, Esposito, Vinciguerra, Noviello, Errico, Abissinia, Gambale, De Lucia, Affinito, Roma, Caputo, Sannino, Aquino, Romilli, Iengo, Damiano, Marino.

Avvisiamo i nostri affezionati radioascoltatori che la radiocronaca, a differenza delle altre gare, sarà trasmessa sul Canale 2 di ViViRadioWEB per fare spazio alla diretta integrale della gara della Givova Scafati che verrà trasmessa sul Canale 1

a cura di Ciro Novellino

FOTO ViViCentro – Berretti, Juve Stabia-Monopoli 1-2: gli scatti del match

Berretti Juve Stabia-Monopoli 1-2: il racconto in scatti del match

Arriva una sconfitta per la Berretti della Juve Stabia. Le Vespe cadono nell’ultima gara di campionato contro il Monopoli al Menti con il risultato di 2-1 ma raggiungono lo stesso i playoff grazie alle sconfitte di Bisceglie e Francavilla contro Lecce e Paganese. Apre il match su rigore Mariano al 27esimo, ma 11 minuti dopo è La Monica a trovare il gol del 2-1. Nella ripresa fissa il punteggio finale Monteduro. Vespette ai playoff.

Guarda le foto di Juve Stabia – Monopoli realizzate dal fotografo Antonio Gargiulo che ci racconta così la partita: delle vespette allenate mister Nunzio Di Somma.

Pomeriggi della Medicina: incontri con la cittadinanza (Diana Marcopulopulos)

I pomeriggi della medicina , sono incontri aperti alla cittadinanza e organizzati dall’Ordine  dei Medici e Chirurghi e Odontoiatri della  provincia di Brescia con il Patrocinio del Comune di Brescia .

Alzheimer: a che punto è la notte? Le aspettative dei malati, le sfide della ricerca in primo piano ai Pomeriggi della Medicina

Giunti alla quinta edizione, i pomeriggi della medicina propongono argomenti di sicuro interesse che riguardano la nostra Salute .Sono tenuti da esperti e professionisti  di alto profilo scientifico ma al tempo stesso le relazioni da loro sottoposte alla cittadinanza sono comprensive da parte di tutti .

“L’Arte della Cura”, così chiamato questo ciclo di incontri si propone di  approfondire argomenti interessanti e attuali  come: l’incremento della depressione , questo male oscuro della modernità , l’Alzheimer altra patologia in crescita, un Viaggio nel sistema immunitario fra microbi e Vaccini, nuove strategie contro il cancro,ma anche temi come : La sostenibilità del servizio sanitario,la difesa del Pianeta e della nostra Salute .

Il primo incontro si è tenuto giovedì 1marzo, dal titolo “Sull’Orlo della Storia “ , racconto ragionato della medicina lungo i secoli. Relatore il Prof. Gilberto Corbellini ordinario di storia della medicina e docente di bioetica presso l’Universita La Sapienza di Roma .

Giovedì 12 aprile ci sarà il penultimo incontro dal titolo “Alzheimer , a che punto è la notte” , relazione che verrà tenuta dal Prof. Orazio Zanetti e dal Prof. Giovanni Frisoni.

Chiuderà questa edizione 2018 “Qualcosa di travolgente”, dialogo sopra l’amore e il desiderio , ad ogni età, relatori :

  • Dr.ssa Alessandra Graziottin, Vito Mancuso teologo.

Al termine di ogni incontro ci sarà la possibilità da parte del pubblico intervenuto di porre domande ai relatori .

Gli incontri si terranno pressò Auditorium San Barnaba, Corso Magenta 44/A  Brescia  inizio ore 17,30 ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

(Diana Marcopulopulos)  vivicentro.it/SALUTE E SCIENZE

Per informazioni:

ufficiostampa@ordinedeimedici.brescia.it

www.ordinemedici.brescia.it

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Torre del Greco, baby gang nuovamente in azione

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Vittima di baby gang ancora Torre del Greco, questa volta davanti agli occhi di tutti, in piazza.

Torre del Greco ancora protagonista della vicenda baby gang. Questa volta è accaduto agli occhi di tutti, verso le ore 19:00. I ragazzini aggrediti si trovavano in villa comunale quando, un gruppetto di 10 ragazzi, ha iniziato ad insultarli. I ‘bersagli’ hanno evitato la discussione facendo finta di nulla anche perchè erano meno della loro metà ma, appena arrivati presso Via Vittorio Veneto, li hanno aggrediti spingendoli all’ interno di un bar. La cosa raccapricciante è che nessuno, oltre ad un anziano, è intervenuto in difesa delle vittime. Solamente dopo le ‘ urla ‘ dell’ anziano la baby gang si è data alla fuga. Per fortuna, i 4 ragazzi aggrediti non hanno riportato ferite, ma solo qualche botta che è stata curata con del ghiaccio stesso nel luogo dell’ aggressione.

Continua la battaglia dei Giudici onorari di pace (G.o.p.)

Con l’entrata in vigore della legge delega n. 57/2016 e del d.lgs. n. 116/2017 le figure dei giudici di pace e dei giudici onorari di Tribunale sono stati sostituiti dall’unica figura dei giudici onorari di pace (cosiddetti G.o.p.). Permane, nel settore requirente, la figura dei Vice procuratori onorari. La Giustizia Italiana si regge infatti sul lavoro quasi gratuito di circa 5500 Giudici onorari di pace.

Il citato decreto legislativo n. 116/2017 realizza uno statuto unico della magistratura onoraria. Più precisamente, l’art. 1 dello schema individua due figure di magistrato onorario, l’una di natura giudicante e l’altra di natura requirente: il giudice onorario di pace ed il vice procuratore onorario. Possono essere avvocati, notai, insegnanti di materie giudiridiche all’università, direttore amministrativo presso cancellerie e segreterie giudiziarie, aventi dottorato di ricerca in materie giuridiche, avere insegnato materie giuridiche negli istituti superiori statali.

Tra l’altro il medesimo comma 3 dell’art. 1 del d.lgs sopra menzionato, precisa che, “al fine di assicurare tale compatibilità, a ciascun magistrato onorario non può essere richiesto un impegno superiore a due giorni a settimana”. Cioè come se per analizzare e trattare un procedimento, un processo o un giudizio, non occorra un tempo umano e non significhi pure acquisire atti, dichiarazioni, prove, dimostrazioni, perizie, repliche e soprattutto doversi leggere i faldoni, gli atti, i documenti ecc. con indispensabile oggettività e serenità, dovendo decidere dell’esistenza, dei diritti, dei doveri, della verità o menzogne altrui.

Il d.lgs. in questione, in attuazione ai criteri direttivi contenuti nell’art. 2, comma 13, della legge delega prevede tra l’altro, come remunerazione per i giudici onorari di pace, la corresponsione, con cadenza trimestrale, di “un’indennità annuale lorda in misura fissa, pari ad euro 16.140,00, comprensiva degli oneri previdenziali ed assistenziali” (art. 23, comma 2). In aggiunta a tale indennità fissa vi è poi una quota variabile, che “può essere riconosciuta in misura non inferiore al quindici per cento e non superiore al trenta per cento dell’indennità fissa”.

Sia per i giudici onorari sia per i vice procuratori onorari si prevede anche un costante aggiornamento professionale, che si sostanzia nella partecipazione obbligatoria tanto alle riunioni periodiche indette dall’ufficio di appartenenza, con la presenza anche dei giudici professionali, quanto nella frequentazione, “con cadenza almeno semestrale”, ai corsi di formazione organizzati, anche a livello decentrato, dalla Scuola superiore della magistratura.

Insomma, sembra che lo Stato italiano nella Giustizia abbia rivestito i panni del caporalato per assoldare dei braccianti della Giustizia. Tanto che di recente c’è stato in merito un eloquente servizio di Report in cui non solo sono stati intervistati diversi magistrati onorari, ma anche un Consigliere del Consiglio di Stato, il Presidente dell’VIII Commissione del CSM, il Procuratore della Repubblica Dr. Armando Spataro, il Presidente del Comitato europeo dei diritti e delle uguaglianze sociali e tutti “hanno ribadito l’importanza della magistratura onoraria e di pace e l’opportunità di un mantenimento in servizio” alla stregua della Legge 18 maggio 1974, n. 217 (sistemazione giuridico-economica dei vice pretori onorari incaricati di funzioni giudiziarie ai sensi del secondo comma dell’articolo 32 dell’ordinamento giudiziario).

Senza entrare troppo in argomenti tecnici che necessiterebbero dell’indispensabile conoscenza giuridica, si rammenta tuttavia che  la Corte Costituzionale con sentenza n. 186/2017 applicandolo la sentenza “Mascolo” della Corte di Giustizia europea del 26 novembre 2014 sui precari della scuola come “ius superveniens” (successione delle leggi nel tempo, per indicare una norma nuova, cioè “sopravvenuta” dopo l’instaurazione di un dato rapporto giuridico) ha precisato che l’unica misura idonea a rimuovere definitivamente le conseguenze illecite dell’abusivo ricorso ai contratti a tempo determinato nel pubblico impiego è la stabilizzazione a tempo indeterminato dei rapporti precari. La norma dovrebbe valere per tutti i lavoratori senza discriminazione.

Eppure mentre i giudici onorari di pace e i vice procuratori onorari sono costantemente sottoposti da oltre venti anni alle valutazioni periodiche di professionalità, continua loro a spettare soltanto la conservazione del posto di lavoro “volontario”, senza assistenza e previdenza, modalità confermata dalla dalla Corte di Cassazione a SS.UU. con sentenza del 31 maggio 2017 n. 13721in cui ha definito il magistrato di pace un “volontario” e, quindi, non meritevole di tutele costituzionali.

Sennonché un’altra sentenza della Suprema Corte n. 28937/2017 ha anche statuito che i giudici onorari e i magistrati togati hanno uguali poteri. Perciò i primi possono decidere ogni processo e pronunciare qualsiasi sentenza, a meno che non vi sia un espresso divieto di legge in tal senso. Così si è pronunciata la Cassazione sancendo l’uguaglianza tra i giudici onorari e i magistrati togati.

E lo lo Stato italiano ha talmente bisogno di questi professionisti “volontari” che di recente ha indetto un bando per la nomina presso le 26 Corti d’Appello di 400 posti nella magistratura onoraria – di cui 300 per giudice di pace e 100 per vice procuratore onorario – pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del 13 febbraio 2018.

Per chi passerà la selezione per titoli è previsto un tirocinio di 6 mesi e un corso formativo non inferiore alle 30 ore.

L’emolumento mensile è fissato in circa 700 euro netti, per due udienze settimanali. Ciò per evitare che il magistrato onorario sia una professione a titolo “esclusivo” ma temporanea e compatibile con lo svolgimento di altre attività lavorative.

Tali magistrati onorari possono infatti contemporaneamente svolgere altre attività professionali, come ora chiarito dal comma 3 dell’art. 1 del d.lgs. n. 116 del 13 luglio 2017, che, in attuazione della legge delega n. 57 del 28 aprile 2016, ha completamente ridefinito e modellato lo statuto della magistratura onoraria

Pertanto nessuna indennità è quindi prevista in caso di malattia o maternità. Lo stesso dicasi per i contributi pensionistici, a carico dell’interessato. Per chi verrà ammesso, nelle intenzioni del legislatore, la possibilità però di un accrescimento professionale derivante dall’esercizio della giurisdizione per almeno quattro anni a fianco dei magistrati ‘ veri’.

C’è dunque oggettivamente da chiedersi quale serenità e anche indipendenza possano avere queste, innanzitutto persone e poi professionisti e quindi magistrati onorari, nello svolgimento di un lavoro che di certo è tra i più difficili quando eseguito con onestà intellettuale e dedizione sociale, poiché non si dimentichi che le decisioni dei giudici sono efficaci ed esecutive e possono anche stravolgere l’esistenza di chi è soccombente o condannato.

Peraltro nella pagina del Consiglio Superiore della Magistratura si legge: “I magistrati onorari, ai sensi dell’art. 4 r.d. n. 12 del 1941, appartengono all’ordine giudiziario, al pari dei magistrati professionali (c.d. “togati”). Per tale ultima ragione, è necessario che anche ai magistrati onorari siano garantite autonomia, indipendenza interna ed esterna nonché imparzialità nell’esercizio delle funzioni. Ne discende che la competenza per i provvedimenti inerenti tali figure (nomine, trasferimenti, conferme, sanzioni disciplinari) è del Consiglio superiore della magistratura, cui la Costituzione assegna il compito di assicurare il rispetto delle essenziali garanzie dei magistrati”.

Salvo poi richiamare i diversificanti concreti effetti della legge sopracitata n. 57 del 28 aprile 2016 del Ministro della Giustizia Orlando e successive modificazioni e integrazioni di cui sopra si è redatta una sintesi.

Mortificare così una categoria di professionisti e soprattutto nella Giustizia, non può che giovare solo a chi o coloro che nel “crepuscolo” usano quest’ultima, avendone il diritto o la disponibilità, come una forzosa “lupara” per imperare sullo Stato e sulla società, asservendo la democrazia ai propri interessi e potere.

Il prossimo Governo dovrà di certo occuparsi di questa annosa condizione precaria dei Giudici onorari di Pace e dei Vice Procuratori onorari. E avrei al riguardo un suggerimento per il nuovo Primo Ministro allorquando nominerà il Ministro della Giustizia. Di cercarlo tra gli avvocati (uomo o donna) che abbiano una riconosciuta preparazione giuridica e indipendenza intellettuale, nonché esperienza decennale in trincea giudiziaria. La Giustizia è infatti il nucleo di una società evoluta, civile, occidentale e moderna, la cui mal funzionalità compromette tutto il resto del sistema pubblico, privato e dell’intera società, favorendo infiltrazioni di arroganza, dispotismo, faccendieri, intermediari, corruzione, criminalità, mafie, degenerazione etica e regressione culturale.

Adduso Sebastiano