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Corriere dello Sport – Verdi, l’infortunio è più grave del previsto: ecco la possibile data per il rientro

La sosta del 18 novembre gioverà all’ex Bologna

Due minuti circa, questa è la durata della partita giocata da Simone Verdi contro l’Udinese. L’attaccante del Napoli, infatti, si è accasciato al suolo dopo aver rimediato una distrazione di primo grado alla coscia sinistra, come spiegato dalla società attraverso un comunicato ufficiale.

Salta dunque cinque partite tra campionato e Champions League e sarà positiva la sosta del 18 novembre in tal senso. Ecco perchè l’edizione odierna del Corriere dello Sport riferisce che Simone Verdi potrebbe tornare dopo la pausa delle Nazionali in vista del match contro il Chievo Verona del 25 novembre al San Paolo.

Napoli, presa la ‘banda del buco’ dopo rapine a banche e gioiellerie: c’era anche un dipendente del Comune

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Sono sei i colpi accertati

Arrestata nella notte dai carabinieri della compagnia di Napoli centro una “banda del buco” composta da 12 complici; dopo indagini coordinate dalla procura di Napoli il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere, detenzione e porto illegali di armi, rapina, furto aggravato e ricettazione, reati di cui i soggetti rispondono a vario titolo.

L’associazione a delinquere si dedicava a rapine e furti in banche e gioiellerie. Sei i colpi accertati tra Napoli e provincia (tutti sventati dai carabinieri) che avrebbero potuto fruttare centinaia di migliaia di euro. L’indagine partì proprio da una tentata rapina alla gioielleria Bulgari in via dei Mille nel gennaio 2017 e ha portato i carabinieri a identificare i malviventi ed a chiarirne le mansioni. Erano, infatti, tutti specializzati: prima studiavano a tavolino le difese passive degli obiettivi, poi gli specialisti dei sopralluoghi entravano negli obiettivi e li ‘mappavano’ per individuare le via d’accesso e di fuga e prendere le misure dei buchi da realizzare; era quindi il turno degli “scavatori”, conoscitori della rete fognaria di Napoli, che si occupavano della realizzazione del buco mentre i ‘pali’, radiotrasmittente alla mano, li facevano lavorare tranquilli controllando i movimenti in superficie.
Alla fine, dopo attività di scavo durate anche mesi, i malfattori uscivano dalle fogne con tute integrali e stivaloni di gomma quindi, con volto travisato e armati di pistole, assalivano gli impiegati di banca o i commessi delle gioiellerie costringendoli ad aprire caveau e cassette di sicurezza. Per muoversi meglio, inoltre, si sono avvalsi di una guardia giurata e di un dipendente del servizio fognature del Comune di Napoli che avevano messo le loro competenze a disposizione.
Nove arrestati sono finiti in carcere, 3 ai domiciliari. Tre erano stati già arrestati in flagranza durante l’indagine: furono sorpresi a Quarto, uno dopo aver tentato un furto in una gioielleria e due con addosso una semiautomatica. Sequestrati, nel corso dell’attività, trapani, un martello pneumatico, lampade da minatore, divise di istituti di vigilanza privata e delle Poste italiane.

Gazzetta – contro il PSG sarà un Napoli d’attacco: Ancelotti ha deciso la coppia d’attacco

A Parigi sarà Milik a sedere in panchina

Carlo Ancelotti, allenatore del Napoli, non andrà a Parigi per subire i colpi del PSG. Il tecnico ex Milan ha intenzione di fare una gara propositiva e non attendista: la sua squadra non dovrà temere di giocare a calcio nemmeno davanti a calciatori come Neymar o Mbappè e non dovrà dare punti di riferimento in attacco.

E allora, in attacco Ancelotti dovrebbe affidarsi alla coppia Insigne-Mertens: il belga verrà preferito a Milik perché l’allenatore
lì davanti vuole maggiore movimento e rapidità. Non sarà un Napoli remissivo, pare di capire. Dopo aver battuto il Liverpool al
San Paolo, l’ambiente è fiducioso. Un altro colpo grosso si potrebbe pure fare.

Scandalo rapporti Ultras Juventus-‘Ndrangheta, le rivelazioni di Report

Scandalo rapporti Ultras Juventus-‘Ndrangheta, le rivelazioni di Report

Dopo ben due settimane dall’annuncio, l’inchiesta di Report sui rapporti tra Società, Ultras juventini ed esponenti dell’ndrangheta è andata in onda questa sera, 22 ottobre su Rai Tre. Il servizio della trasmissione presentata da Sigfrido Ranucci ha ripercorso la vicenda del suicidio di Raffaello Bucci, il mediatore tra società ed ultras bianconeri che due anni fa – Il 7 luglio 2016 –  si sarebbe buttato giù da un viadotto dell’autostrada Torino-Savona.  Un suicidio sul quale però sono sorti dubbi e domande ancora prive di risposte.
Bucci, detto “Ciccio”, poco prima era stato ascoltato dai magistrati in merito ai presunti rapporti tra la Società Juventus e l’ndragheta. L’inchiesta, firmata dal giornalista Federico Ruffo, parte proprio dai punti ancora oscuri emersi dall’indagine sulla sua morte.

Il primo mistero verte sulle foto inspiegabilmente sparite dai documenti dell’esame autoptico effettuato sul cadavere di Bucci che hanno confermato l’ipotesi del suicidio. Da una perizia effettuata sulle foto scattate nella camera mortuaria dalla sua ex compagna, Gabriella Bernardis, sarebbero invece emerse alcune ferite non compatibili alla caduta dal cavalcavia. In particolare un taglio sul sopracciglio, tumefazioni e un graffio da “montatura” sul naso che lascerebbero pensare ad un pestaggio ricevuto poco prima della morte.
Il secondo punto oscuro riguarda la scomparsa dei suoi effetti personali, ricomparsi giorni dopo, riconsegnati all’ex compagna di Bucci da due dipendenti della Juventus all’interno dell’Ospedale di Cuneo. Sempre in Ospedale, Stefano Merulla, responsabile del ticketing, Alessandro D’Angelo, il Capo della Sicurezza, e il legale della Juventus, Maria Turco, avrebbero richiesto la consegna del cellulare di Raffaello Bucci. Una richiesta inspiegabile alla quale – incalzata dai microfoni di Report – il legale Turco non ha voluto rispondere. Ma a destare ulteriori sospetti è un’intecettazione tra D’Angelo e l’ex direttore commerciale Francesco Calvo nella quale il Security Manager in lacrime riferisce che Bucci o è stato ammazzato o avrebbe scelto di togliersi la vita per proteggere il figlio dalle minacce di morte.
Minacce che sarebbero giunte da un ‘ndraghetista infiltrato nel gruppo ultras dei Drughi, Rocco Dominiello, che da tempo (da Juventus-Milan del 21 aprile 2013 riferiscono gli inquirenti) era entrato nel business del bagarinaggio gestito dai gruppi organizzati di tifosi. Un giro d’affari da oltre un milione e mezzo di euro all’anno che con le sue dichiarazioni Bucci avrebbe fatto saltare.
Nelle intercettazioni, D’Angelo racconta lo stato d’animo del mediatore: “Era terrorizzato, non doveva avere paura. Sembrava che lo dovessero ammazzare da un momento all’altro”. Su queste dichiarazioni nè il Security Manager, nè Calvo sono stati ascoltati dalla Procura di Cuneo.
  Dalle indagini sarebbe emerso che da tempo era divenuto informatore di un agente dei servizi (AISE) noto con il nome in codice “Il Gestore”. Nello stesso periodo sarebbe divenuto informatore anche della Digos, in particolare per una vicenda riguardante la richiesta di un gruppo di No Tav per l’acquisto di materiale esplosivo in possesso di gruppi ultras della Juventus. Poco prima di morire, parlando con “il Gestore”, Bucci gli avrebbe confidato che la sua posizione era ormai compromessa. Il telefono di Bucci era da due anni sotto controllo, ma i server a causa di uno “sbalzo di corrente” non avrebbero registrato nessuna attività nelle tre ore precedenti al suicidio.
L’inchiesta di Report continua con l’analisi della scatola di affetti personali di Bucci, consegnata alla trasmissione dall’ex compagna, dalla quale sarebbe emerso il sistema attraverso il quale lavava il denaro proveniente dalle attività illecite: centinaia di Gratta&Vinci e biglietti del Lotto, acquistati da una ricevitoria compiacente, tutti vincenti. Un sistema spesso adottato dagli ‘ndranghetisti per ripulire denaro sporco. In quattro anni Bucci avrebbe “vinto” 200 mila euro. Solo nei due giorni antecedenti alla sua deposizione, sul suo conto sono stati versati con questo metodo ben 25mila euro. Non solo, da foto scattate da uno dei suoi cellulari (ben quattro rivenuti tra i suoi effetti personali) è stato possibile ricostruire il conteggio degli incassi grazie al business del bagarinaggio per ogni singola partita.
Il Capo Ultras dei “Bravi Ragazzi”, Andrea Puntorno, ha raccontato il metodo con il quale i gruppi di tifosi organizzati si dividono gli affari: secondo Puntorno, i biglietti arrivano direttamente dalla Juventus, la quale li cede per evitare scioperi o “dispetti” come fumogeni o petardi in campo che comporterebbero alla società il pagamento di una multa salata o la squalifica del campo. Grazie a questo ricatto i gruppi Ultras riescono a ricavare dai 25mila ai 50mila euro a partita, a seconda dell’importanza del match.
Il presidente Andrea Agnelli dinanzi ai magistrati dapprima negò i rapporti con Rocco Dominiello, poi disse di non ricordare per poi ammettere di aver avuto contatti con l’ndranghetista senza però sapere chi egli fosse. In realtà secondo diverse fonti Dominiello avrebbe avuto accesso per diverso tempo persino agli uffici privati della società. A lui si sarebbero rivolti anche giocatori come Bonucci e Cannavaro. Quest’ultimo chiese ai Drughi, dopo il suo ritorno dal Real Madrid di influenzare l’opinione dei tifosi affinchè, anche attraverso striscioni pilotati, le polemiche nei suoi confronti giungessero a termine. Ma le conoscenze di Dominiello non finirebbero qui: da alcune intercettazioni sarebbe emerso che prima della finale di Champions tra Juventus e Real Madrid, Beppe Marotta in persona gli avrebbe consegnato cinque biglietti, chiedendogli la massima riservatezza.

E ancora, Dominiello era considerato così influente che Lapo Elkan, intenzionato a scalare i vertici della società juventina avrebbe chiesto a lui di imbastire una “campagna” positiva nei suoi confronti, chiedendo di esporre sotto compenso striscioni con la dicitura “Lapo Presidente”. In una conversazione con un suo collaboratore Dominiello avrebbe ammesso questa trattativa, spiegando di attendere di sapere “quanto Lapo ci tenesse”. Le condizioni furono però considerate insufficienti e gli striscioni non furono esposti. Un’altra vicenda oscura che sottolinea i rapporti anomali tra Juventus e Ultras riguarda proprio un altro striscione: quello del derby di Torino del Febbraio 2014. Allo stadio compare uno striscione privo di ogni gusto inneggiante alla strage di Superga. La società condanna il gesto, ma dalle intercettazioni emergerebbe un’altra verità: per far entrare lo striscione allo stadio ci fu l’intercessione del Security Manager D’Angelo, il quale si dichiarò disposto persino a pagare una multa “fino a 50mila euro” per permettere ai tifosi di esporre il vergognoso striscione. Ma dal Capo della Sicurezza non ci fu solo l’approvazione: fu lo stesso D’Angelo a fornire a Bucci il cavallo di troia per far entrare il materiale illegale allo Stadio. Il cartellone venne infatti fatto entrare attraverso due zaini consegnati da alcuni addetti al catering. Anche in quel caso il presidente Agnelli era a conoscenza della vicenda, ma non sporse denuncia. Si limitò a convocare il suo security manager spiegandogli che era stato beccato dalle telecamere mentre faceva entrare lo striscione. Tempo dopo, l’altro autore di questa triste vicenda, ovvero Bucci, venne addirittura assunto in società.
Secondo quanto emerge dalla commissione parlamentare, i rapporti tra criminalità organizzata e mondo del calcio purtroppo riguardano diverse società e non solo la Juventus. Nel dossier sono inclusi rapporti tra tifosi ed estremisti di destra, rapporti tra società e ultras per la consegna di tagliandi da rivendere illecitamente e diversi casi di giocatori coinvolti in scandali sulle scommesse sportive. Attorno agli stadi si è generato un terreno fertile per la proliferazione di attività illegali che nulla centrano con lo sport più amato dagli italiani. Forse è tempo che la politica, anche inimicandosi parte del proprio elettorato, intervenga duramente affinchè questo stupendo sport non venga macchiato da criminali senza scrupoli.
(Clicca qui per rivedere il servizio di Report)

Tria: scelte difficili ma necessarie. Oggi il primo verdetto. Lo spread si ferma a 303

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Oggi è il giorno della verità nei rapporti con l’Europa. Il collegio dei commissari discuterà infatti come procedere nei confronti dell’Italia, vale a dire se bocciare le linee di indirizzo economico, cosa mai accaduta, o chiedere invece modifiche.

Ieri il ministro ha inviato il suo appello e a parlare è stato anche il premier Conte.

La manovra non cambia. Il ministro dell’economia Giovanni Tria ha inviato a Bruxelles la lettera di chiarimenti chiesta dai commissari e non ha modificato il deficit che è fissato al 2,4% del PIL. Neanche un piccolo decimale di previsioni di variazione nella spesa, quindi, cosa che avrebbe potuto calmare il dibattito dentro la commissione che avverrà in giornata a Strasburgo, dove si riunirà l’esecutivo europeo per esaminare la situazione Italiana e dare le prime indicazioni sul se la manovra verrà bocciata, o se verrà ancora dato un po’ di tempo, due settimane al massimo, per modificarla.

Il testo inviato dal ministro Tria intanto non lascia dubbi.

La manovra, sostiene Tria, non espone a rischi di stabilità finanziaria nè l’Italia nè gli altri paesi dell’Unione. Il governo, aggiunge, è consapevole che la politica di bilancio non è linea con le regole europee; una decisione questa difficile ma resa necessaria perché il PIL non ha ancora recuperato i livelli pre-crisi. Poi il ministro promette che almeno l’Italia non supererà gli obiettivi fissati, e che il nostro paese vuole restare saldamente dentro l’euro e l’Unione Europea.

Gli fa eco il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte dicendo che il governo vuole dialogare con la commissione ed è pronto a sedersi a un tavolo di confronto:

“siamo assolutamente in Europa. Vogliamo dialogare con le istituzioni europee. Non mettiamo assolutamente in discussione il ruolo della commissione europea, ne gli organi comunitari”

appoggiato anche da Di Maio che ha affermato: : “Pronti a ribadire all’Ue le ragioni della manovra”

ma Confindustria, da giorni, esprime già dubbi sulla capacità della nostra economia di rispettare l’1,5% previsto dal governo per l’anno prossimo mentre il commissario Moscovici non demorde e invita gli italiani a fare una politica di bilancio entro le regole europee anche perché, avverte, c’è il rischio che la manovra non rilanci la crescita, e il debito lo pagheranno le generazioni future.

La commissione, dice Moscovici, non vuole aprire la crisi con Roma, ma un invito a bocciare la manovra italiana arriva dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz perché, afferma, l’Europa deve dimostrare di aver imparato dalla crisi della Grecia.

POLITICA

Raimondi: “La promozione in B è indimenticabile. Auguro ogni bene alle vespe”

Castellammare di Stabia– Durante la puntata de “Il Pungiglione stabiese” programma a cura della nostra redazione e in onda sulla pagina Facebook “Stabiesi al 100%”, abbiamo avuto il piacere di presentare la sfida tra Reggina e Juve Stabia con un grande ex delle vespe, tra gli eroi della promozione in B, Andrea Raimondi. Queste le sue parole:

Ho ricordi estremamente positivi dell’esperienza a Castellammare. Sono stati gli anni migliori della mia carriera e ricordo ancora con piacere la promozione in B.  Eravamo una squadra molto forte, alla base c’era un gruppo unito diretto da un condottiero come mister Piero Braglia. In corso d’opera pensammo di riuscire a conquistare la promozione e cosi fu, tramite i play off. Le vespe, sabato prossimo, affronteranno la Reggina e la mente mi torna al mio primo gol in cadetteria con la maglia delle vespe, che valse l’1-2 al Granillo proprio con la Reggina. Ricordo bene quel gol, venivamo da un momento estremamente difficile tra sconfitte e penalizzazione e ricordo che quel gol ci regalò la prima vittoria fuori casa in Serie B dopo la vittoria interna con il Pescara. Fu un bellissimo gol, un bolide che si infilò all’incrocio dei pali.

Ho qualche rimorso per la mia carriera. Ricordo che Braglia sacrificò Zaza per tenermi. Ho giocato con tanti ragazzi che ora militano tra A e B con costanza e buoni risultati. Mi spiace per gli infortuni che ho subìto, avrei potuto intraprendere una carriera di livello anch’io. C’è un po’ di amaro in bocca ma ormai è andata cosi.

Sto seguendo le vespe, sono felice per le sei vittorie in sei gare. Hanno iniziato bene e mi auguro che continui ancora meglio. Nell’anno della promozione in B si diceva “Non succede, ma se succede…” mi auguro possa tornare di moda anche ora e che, soprattutto, possa portare fortuna alla Juve Stabia. Castellammare merita ogni bene.

Caserta? Faccio un grandissimo in bocca al lupo a lui. Abbiamo giocato insieme e gli auguro tutto il bene possibile per la carriera da allenatore.

La gara con la Reggina? Sarà difficile come tutte le altre. Il Girone C è molto complicato, ci sono squadre fortissime come Trapani e Catania e bisogna essere sempre al 100% della condizione.

La mia passione principale, dopo il calcio, è la musica. E’ una passione che coltivo da tanto tempo e che continuerò a coltivare.”

Napoli, a Forcella saranno riprodotti 15 murales: il primo ispirato all’Ercole Farnese

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Il museo di street art progettato da Agorà, soprintendenza, Comune e Mann

La street art invade le strade e i vicoli del rione Forcella grazie a NeapolisRestArt, progetto a cura dell’associazione culturale “Agorà” in collaborazione con il Museo archeologico, la Soprintendenza e il Comune di Napoli. Quindici gli interventi che consisteranno nella realizzazione di murales che rileggono e reinterpretano alcune tra le opere più famose custodite nella sale del Mann e alla cui base “c’è la necessità – come evidenziato da Paola Filardi, presidente di Agorà – di fornire a Forcella, ai suoi abitanti e soprattutto ai suoi giovani, miti positivi su cui fondare la rinascita e il riscatto sociale e culturale”.

Il primo intervento sarà la riproposizione dell’Ercole Farnese di Glicone di Atene su una facciata in via Pietro Colletta a cui seguirà la riproposizione della Medusa su un edificio in vico Zuroli. Ma il progetto oltre che a voler generare un rinnovato senso di coscienza civica e di identificazione con la millenaria storia di Forcella punta anche a creare un percorso artistico da piazza Calenda fino al Mann attraverso l’installazione e la realizzazione di opere artistiche oltre che a migliorare l’attività turistica dell’area trasformando Forcella in un museo a cielo aperto.
“E’ un progetto altamente innovativo – ha evidenziato il direttore del Mann, Paolo Giulieriniinnanzitutto perché parte dal basso, perché mette in rete un’antica forma d’arte quale la street art che nasce già nell’antica Pompei e perché ha il merito di rendere un collegamento definitivo tra la stazione Garibaldi, il Museo Archeologico e Forcella attraverso gigantografie che interpretano alcune delle opere principali del museo creando un percorso permanente. Le opere – ha aggiunto – sono interpretate con un taglio contemporaneo traducendo così in immagini la nostra convinzione secondo cui il mondo antico serve per essere ottimi cittadini del presente”.
Il progetto si è svolto in due fasi: la prima ha visto il coinvolgimento dei giovani di Forcella per introdurli a un percorso di conoscenza e di rilettura delle opere per giungere alla scelta delle opere da riprodurre in murale e la seconda denominata ‘Art dint’ è quella legata alla realizzazione da parte di artisti internazionali e writers napoletani sempre in collaborazione con gli abitanti del rione.
“Questa iniziativa – ha concluso il sindaco Luigi de Magistrisesprime la voglia di prendersi cura della città ed ha lo scopo di portare i ragazzi di Forcella al Mann e riempire il rione di opere d’arte e inoltre mette insieme diverse istituzioni e associazioni che nel tavolo interassessorile sulla creatività urbana lavorano insieme per prendersi cura di Napoli, città che punta sempre di più sulla cultura che diventa strumento di rinascita”.
Alla presentazione ha partecipato anche l’assessore alle Politiche urbane, Carmine Piscopo.

Castellammare, clan infiltrati in politica: Pannullo è il testimone chiave

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“Ho fatto il mio dovere”

Federico Conte, parlamentare di Leu, ha scritto al ministro dell’Interno Matteo Salvini affinchè si indaghi sulle presunte infiltrazioni dei clan camorristici a Palazzo Farnese e, quindi, nella politica di Castellammare di Stabia. In una nota, diffusa dallo stesso partito, si sottolinea: “Più volte, come partito e come gruppo consiliare, avevamo chiesto di fare chiarezza sulla grave vicenda che ha visto il sindaco Pannullo riferire in commissione antimafia”.

Lo stesso Pannullo, ex sindaco della città delle acque, ha dichiarato a Stylo24: “Il testo dell’interrogazione fa riferimento soltanto alla prima parte delle denunce. Altre sono state da me presentate davanti alla Dda dopo la conclusione prematura della mia amministrazione. Ritengo che sia doveroso far luce fino in fondo sui rapporti tra politica e criminalità organizzata nella nostra città, anche alla luce della interrogazione dell’onorevole Conte che ha ripreso le mie denunce e dichiarazioni alla Dda ed in Commissione Antimafia. Spesso tutto si è ridotto a qualche titolo di stampa, grazie a giornalisti coraggiosi, senza poi che ci fosse un prosieguo. Le attenzioni dell’Antimafia risalgono ad interrogazioni del 2005, si sono succeduti diversi scioglimenti alcuni dei quali hanno la stessa matrice, ed oggi coprire tutto con un nulla di fatto e con il lento trascorrere del tempo, penso sia profondamente immorale. Le mie denunce sono lì, con nomi, cognomi, fatti e circostanze. Che si faccia al più presto luce. Io la mia parte l’ho fatta senza paracadute, senza pensare alle conseguenze che avrebbe poi comportato anche la prematura fine del mio mandato. Agli autorevoli appelli di chi ci ha sollecitato a denunciare senza se e senza ma abbiamo risposto, adesso è ora che anche chi ha il dovere, non solo di ufficio, di indagare, dia le sue risposte non certo ad un ex sindaco ma ad una comunità che da anni attende di conoscere la verità”.

Napoli, imprenditore debitore si suicida: arrestati gli usurai

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Uno dei due è un ex delle forze dell’ordine

Nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, personale del commissariato di Giugliano-Villaricca ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli Nord, nei confronti di due persone (di anni 58 e 55, entrambi residenti in Villaricca) per i reati di usura ed estorsione aggravata.

Le indagini hanno avuto inizio sul finire del mese di luglio 2018 a seguito del ritrovamento del cadavere di un imprenditore di Giugliano, con indosso una lettera nella quale rappresentava di avere compiuto il gesto estremo del suicidio perché non più in grado di reggere il peso del debito usurario contratto unitamente al proprio fratello.
L’attività investigativa, condotta attraverso accertamenti bancari, perquisizioni, dalle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti nonché acquisizione di tabulati telefonici e di immagini riprese da telecamere di video sorveglianza, ha consentito di ricostruire la vicenda delle vittime che, trovandosi in difficoltà economiche per il cattivo andamento della loro attività imprenditoriale, si erano rivolte ad una delle due persone oggi raggiunte dal provvedimento cautelare ricevendo in prestito, nel corso del tempo, una somma complessiva pari a circa 50 mila  euro con interessi mensili nella misura del 5% circa del capitale prestato, sino a quando gli imprenditori non fossero stati in grado di restituire, in un’unica soluzione, l’intero capitale ricevuto. In tal modo, nel periodo compreso tra l’anno 2014 ed il luglio 2018, le vittime avevano già corrisposto, a solo titolo di interessi, una somma di circa 100 mila euro.
L’altra persona destinataria della odierna misura cautelare, già appartenente alle forze dell’ordine e attualmente in congedo, partecipava, secondo l’ipotesi accusatoria avvalorata dal gip, a tutti gli incontri con le vittime dalle quali riceveva, periodicamente presso la propria abitazione, le somme a titolo di interesse, minacciandole, in caso di ritardo nei pagamenti, di gravi azioni ritorsive. Nei confronti della persona che materialmente concedeva il prestito usurario, legata alla moglie dell’imprenditore deceduto da vincolo di parentela, il gip emetteva, in riferimento all’evento, ordinanza di custodia cautelare in carcere anche per il reato di morte come conseguenza di altro delitto.

Napoli, lanciano meloni da autovettura contro podisti: atleta si frattura le costole

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La vettura è una Opel Meriva nera

Podisti feriti a colpi di meloni. I fatti si sono verificati ieri, all’altezza della piscina Acquachiara, tra Marianella e Miano. Da un’autovettura, una Opel Meriva nera, sono stati lanciati in corsa meloni che hanno centrato almeno due podisti.

Uno degli atleti è stato costretto a ricorrere alle cure dei sanitari dell’ospedale San Giuliano di Giuliano. L’uomo ha riportato fratture alle costole e ne avrà per una decina di giorni. Il podista, un 40 enne residente a Marano, ha poi denunciato l’accaduto ai carabinieri. L’auto, con a bordo almeno due vandali e di cui non si conosce il numero di targa, si è poi diretta verso la stazione metro di Chiaiano, dove un altro podista sarebbe stato centrato da pesanti meloni.

Sorrento, violenza sessuale e lesioni a una donna: marocchino assolto

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Il ribaltone arriva dopo 5 anni

Violenza sessuale, lesioni e ingiurie ai danni di una donna di Sorrento: ecco le accuse dalle quali la quarta sezione della Corte d’appello di Napoli ha assolto il marocchino Abdul Ghafar Naurozi, ex dipendente di un ristorante nella zona collinare della città.

L’uomo, secondo il pubblico ministero, avrebbe afferrato con la forza la titolare del locale presso il quale era stato assunto, toccandole le parti intime e procurandole lividi a un braccio, per poi insultarla. Per questi fatti, a gennaio 2013, Naurozi era stato prima denunciato, poi rinviato a giudizio e infine condannato a un anno e otto mesi di carcere (con pena sospesa) dal Tribunale di Torre Annunziata. Ora, a distanza di cinque anni, arriva il ribaltone: la Corte d’appello ha assolto il marocchino, assistito dall’avvocato Luigi Alfano, dalle accuse di violenza sessuale e lesioni perché il fatto non sussiste; l’uomo non dovrà rispondere nemmeno di ingiurie, reato abrogato a inizio 2016.

Epopea gialloverde: non è (ancora), ma potrebbe essere (ancora)

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In questo particolare periodo storico dell’epopea politica italiana dominata dai gialloverde ma, ancor prima, da un crescente rigurgito di pensieri e comportamenti che riportano il pensiero a vecchia ma indimenticabile memoria, riceviamo, dal Prof. Giuseppe Vollono, una bella lettera con uno scritto di Paolo Longarini che volentieri pubblichiamo pur se ci ha ricordato una analoga (?) lezione segnalata da Laura Montanari su Repubblica del 28 gennaio 2011: “Classi solo per i fiorentini…” La prof simula le leggi razziali che, altrettanto volentieri, richiamiamo.

Ve lo dico subito, è lungo.
Altrettanto subito, chissene frega.
Scusate la franchezza, ma in un momento in cui il ministro dell’orrore si esprime e vomita odio con i contati caratteri di un tweet, io ho la necessità di raccontare, con tutto lo spazio necessario, il suo fallimento.
Sparare è un attimo, un secondo, quello necessario per l’esplosione ed è tutto finito. Il danno, sicuramente maggiore ed evidente, fatto con l’immediatezza della brutalità. No, io voglio parlare, ho bisogno di immagini come il pugno chiuso di Pertini, il sorriso di Rosa Parks, il viso sereno di Peter Norman mentre cambia la storia, ho bisogno di sentire fino in fondo il racconto del sogno di Martin Luther King, quello di Nonno Titta mentre cucinava il cane del comandante tedesco, le voci metalliche degli ufficiali nazisti secondo Liliana Segre.
Serve tempo per la memoria.
Servono persone.

Come Gregorio Cortez, nome di fantasia, professore di Geostoria nel liceo linguistico frequentato da Irene, la mia figlia più piccola. Non ho la possibilità di chiedergli il permesso per raccontare questa vicenda, preferisco quindi, almeno per il momento, rispettare la sua privacy. Magari in seguito.

Chiamata mentre sono a lavoro.
Irene Cell.
Ovviamente mi preoccupo, rispondo senza badare alle persone davanti a me.
“Tesoro, che succede?”
“Nulla, ma devo raccontarti una storia. Quello che oggi è successo in classe”.
E inizia.
Parla lei.

Ero seduta al banco e aspettavo, come tutti gli altri. Le solite chiacchiere, chi parla di ragazzi, chi di musica sempre più assurda, chi dei problemi con i propri genitori, quando ecco che entra il professore. Aveva una faccia diversa dal solito, non riuscivo a capire perché, sembrava felice e preoccupato insieme, nervoso ma deciso. Si siede alla cattedra, strano anche questo, visto che preferisce fare lezione in piedi.
“Ragazzi, devo leggervi una circolare, fate silenzio”
Non è stata certo la frase, ne ha lette tante altre da quando è iniziato l’anno, ma stavolta tutti hanno capito che c’era qualcosa di diverso. E avevamo ragione. 
Si sistema gli occhiali, schiarisce la voce.
“Con effetto immediato, da oggi, 16 ottobre 2018, in tutte le scuole italiane…”
E si ferma.
Lo vediamo nervoso, si passa più volte la mano tra i capelli e sul viso, non capiamo e vogliamo saperne di più: salta il campo scuola? Si è allagata la palestra? Che diamine succede, parli!
Lui invece si alza, si poggia contro la scrivania nella sua consueta posizione, butta ancora l’occhio sul foglio da cui stava leggendo e lo posa.
Prende aria, e finalmente parla.
“Tutti quelli che hanno i genitori stranieri, o anche un solo genitore straniero, alzino la mano”.
Ci guardiamo in faccia, le teste si girano velocemente nel cercare impossibili risposte nei visi dei compagni, chiaramente, nessuno sa e nessuno può sapere.
“Alzate le mani!” stavolta alza la voce, questo serve allo scopo.
14 braccia alzate.
Su 26 persone che compongono la prima E.
Mi giro e vedo le mani alzate di Margherita, africana, e Lu, cinese: si guardano intorno senza capire, spaventate ancora no ma certamente intimorite. Nella sorpresa generale c’è in alto anche la mano di Ludovica.
“Mamma è moldava…”
In classe ci sono solo quattro ragazzi. Uno di loro alza la mano e Sandro, vicino di banco con cui ha una bromance meravigliosa, trattiene il respiro.
“Polonia, la mia famiglia viene da lì, sono tanti anni ormai che siamo qui in Italia, io sono nato al San Filippo Neri…”
Quando tutte le mani sono alzate, il professore torna a parlare.
“Raccogliete le vostre cose, fate gli zaini e andate al terzo piano, lì troverete la vostra nuova classe, dove resterete per tutta la durata del liceo”
Immediatamente ci sono state due reazioni: lacrime e rabbia. La situazione non era chiara ma è come se vedi qualcuno a terra e cinque persone che lo prendono a calci, ti fai un’idea di chi abbia ragione e chi no. Quindi chiediamo spiegazioni, subito, vogliamo capire, dobbiamo capire cosa diamine sta succedendo, la rabbia aumenta per le lacrime dei nostri compagni, sia di chi deve andare via, sia di chi non vuole che l’altro o l’altra se ne vada.
“Silenzio! Fate silenzio! È fatto obbligo per chi non ha alzato la mano di non interferire e ASSOLUTAMENTE – e qui ha alzato la voce, ho sentito il maiuscolo – non devono più esserci contatti di nessun tipo tra voi e LORO, da ora e per tutti i prossimi anni scolastici. Così è stato deciso, avanti, sbrigatevi”

Apriti cielo.
La classe si divide tra chi abbraccia e chi resta impietrito, il professore non dice nulla.
Io mi alzo e vedo tanti altri che lo fanno, abbiamo la faccia da guerra e, cazzo, tutta l’intenzione di usarla. 
Facciamo un passo verso di lui, quando il professore alza le mani, sorride e invita alla calma.
“Calma ragazzi, calma”
La voce è totalmente diversa, il colpo non è passato e tanti ancora piangono ma nella sua voce c’è qualcosa, qualcosa che ci calma.
“Sapete che giorno è oggi?”
Ci guardiamo attorno, nessuno vuole essere il primo a rispondere banalmente “martedì”.
“Settantacinque anni fa, qui a Roma, c’è stato il rastrellamento del ghetto. Voi avete provato solo una minima parte di quello che sentirono centinaia di persone, molte di queste non furono solo trasferite in un altro piano, ma portate nei campi di concentramento e uccise barbaramente”
La tensione si allenta, alcuni compagni cadono letteralmente sulla sedia, gli abbracci sono più forti, Mario e Claudio ridono, piangono, si abbracciano, sputano a terra e ruttano, tutto il repertorio maschile, insomma.
“Ecco, voi avete reagito consolando i vostri compagni, chiedendo spiegazioni, stavate venendo qui da me belli carichi. Beh, tutto questo è bellissimo. E siete solo una prima. Ho fatto lo stesso in una quinta poco fa, e lì li ho fatti arrivare fino alla porta prima di fermarli. Due ragazzi hanno alzato la mano anche se prima non lo avevano fatto, mentendo sulla nazionalità dei genitori, la sorella di Franca – indica una ragazza che sta sempre sulle sue e parla pochissimo – mi è letteralmente saltata addosso e ha voluto leggere per filo e per segno la circolare, strappandola. Giorgio, un ragazzo della Sierra Leone stava preparando lo zaino quando si è alzata la sua ragazza e gli ha detto che se andava via lui sarebbe andata via anche lei. Tutti urlavano e i ragazzi rimasti indifferenti erano una risibile minoranza. Sapete cosa significa questo?”
“Che prima o poi se becca du’ pizze, professò?”, Lucia, come al solito, risponde da par suo.
“No. Che siete migliori di come vi raccontano. Che possono avere il consenso delle vecchie generazioni ma non il vostro. Non sapevate che giorno fosse oggi ma ne avevate comunque dentro di voi il significato, avete sentito l’ingiustizia nonostante tutto intorno a voi gridi di allontanare chi è straniero, chi è diverso secondo parametri tutti da stabilire, che l’integrazione è sbagliata. Nessuno di voi ha visto uno straniero: avete visto un amico o un compagno, e questo è bellissimo”
“Significa che c’è speranza, professore”
“Esatto, Mauro”
“Significa che se la pijano n’der culo e che nessuno ce deve da rompe er cazzo, professò, semo come er cavaliere nero!” 
“Lucia, anche meno”

La lezione è continuata sulle leggi razziali e raccontando l’olocausto, i campi, evocando nomi duri come Auschwitz.

Ecco, io vorrei ringraziare il professore di Geostoria di mia figlia. Vorrei ringraziarlo per essere così nonostante le migliaia di difficoltà che incontra, lui e tutti i suoi colleghi, nell’insegnare, nel formare, nel far crescere i nostri ragazzi nonostante tutti i paletti e le difficoltà messi da chi considera i professori un peso, da chi dice che fanno tre mesi di vacanza e lavorano mezza giornata. 
Lo ringrazio per il suo non arrendersi ed essere riuscito a far sentire la bellezza dell’amore, dell’unità.

Questa è la scuola che voglio per mia figlia.
Non mense separate, nessun noi contro loro.

Prof. Al primo consiglio di classe sarò quello con la maglietta “sei il mio eroe”.
Grazie. Davvero.

Ora e sempre, resistenza.

Paolo Longarini

Lavori finiti al sentiero: riapre il Gran Cono del Vesuvio

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Il cratere era interdetto dallo scorso 7 ottobre

Riapre il Gran Cono del Vesuvio: sono terminati i lavori di sistemazione del manto stradale. Dopo due settimane di chiusura del sentiero numero 5, quello del cratere, interdetto al pubblico dallo scorso 7 ottobre a causa degli smottamenti causati dal nubifragio del giorni prima, il presidente dell’Ente Parco annuncia la riapertura per domani.

Naturalmente, salvo condizioni meteo avverse, anche perché con l’allerta meteo diramata dalla Protezione Civile regionale ed estesa fino a domani, con il passaggio dal livello arancione a giallo, potrebbero verificarsi altri problemi all’orlo craterico. Nel corso dei lavori, terminati in tempi record, si ricorda lo spiacevole episodio dell’operaio di Caserta colpito da infarto proprio mentre assisteva ai cantieri per il ripristino dell’area interessata.
“Finiti i lavori di sistemazione del sentiero n.5, Il Gran Cono, del Parco Nazionale del Vesuvio – fa sapere il presidente Agostino Casilloresi necessari in seguito ai danni arrecati dalle forti piogge della settimana scorsa. Salvo condizioni meteo avverse da domani saranno di nuovo operativi i servizi di biglietteria e visite guidate.
Grazie all’ impegno del Reparto Carabinieri Forestali per la Biodiversità guidato dal Col. Michele Capasso, con il quale lavoriamo in stretta sinergia, è stato possibile in tempi rapidissimi, ristabilire la percorribilità del sentiero. Dispiace per i turisti che non hanno potuto godere della bellezza del Cratere per una settimana ma erano lavori necessari al fine di garantire la fruizione in sicurezza”.

Di Maio: “Pronti a ribadire all’Ue le ragioni della manovra”

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“Manderemo la lettera alla Commissione Ue in cui ribadiremo le ragioni della manovra e spiegheremo che siamo disponibili a sedere al tavolo e riconoscere come interlocutori le istituzioni europee”.

Queste le parole d Luigi Di Maio a Rtl 102.5.

“Sembra scontato, ma c’è la percezione di un governo che non vuole interloquire, che vuole farsi i fatti suoi. Ma noi siamo nell’Euro e nell’Europa e ci vogliamo stare. Continueremo a spiegare che non c’è nessuna volontà di uscire dall’Euro. Io sono diventato capo politico del Movimento per uscire da questa idea”.

“Nel contratto c’è il fatto che noi vogliamo cambiare l’Euiropa e il M5s si farà promotore di un nuovo gruppo parlamentare in Europa per portare avanti una Europa diversa. C’è già una interlocuzione con alcune forze politiche che entreranno per la prima volta nel Parlamento europeo, che hanno già un discreto seguito”, ha spiegato Di Maio aggiungendo: “A gennaio-febbraio presenteremo un manifesto per una Europa diversa che non ha nulla a che vedere con la destra sovranista e la sinistra”.

“Non c’è nessun piano ‘B’, c’è un piano ‘A’ che è far passare questa Legge di bilancio e poi ci sono le elezioni europee che avranno una sola certezza: chi sta facendo ora il commissario non ci sarà più. Come c’è stato un terremoto positivo in Italia, i popoli europei creeranno un altro terremoto politico positivo che cambierà gli equilibri del Parlamento e delle istituzioni europee, poi potremmo mettere mano a indici e regole e mettere al centro i diritti dei cittadini”, ha detto Di Maio.

Siracusa-Potenza: 0-1. Il match nelle immagini

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8ª Giornata di Campionato Serie C Girone C – Stagione 2018/2019

Stadio Nicola De Simone 21 ottobre ore 14:30

Siracusa-Potenza: 0-1

L’ottava giornata di campionato si chiude con un’ulteriore sconfitta da parte del Siracusa. Su sei partite giocate, gli aretusei conquistano la terza disfatta consecutiva e la quinta della stagione.

Il Potenza batte per 0-1 gli aretusei con un goal al 19′ di Genchi. Il match viene raccontato attraverso le immagini di Gabriele Midolo.

Manifestazione pugilato: Memorial Boxe e Muai Tay in ricordo di Davide Cecoro (Diana Marcopulopulos)

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Grande successo la manifestazione di pugilato di Sabato 20 Ottobre, tenutasi presso la palestra popolare di via Francesco Nullo a Brescia . Con soddisfazione prosegue la collaborazione fra le Palestre di Pugilato della provincia di Brescia , che dopo gli eventi pugilistici di Paratico e Pisogne dello scorso Luglio, nuovamente i propri atleti hanno combattuto nel VI° Memorial Davide Cecoro, grazie all’impegno del vulcanico Maestro Francesco Cecoro della Thudor Boxe di Brescia, che si avvale della collaborazione degli instancabili ragazzi della Palestra Popolare Antirazzista di Brescia che ospita, tra l’altro, la società Thudor team boxe dove gli agonisti si possono allenare  quotidianamente.

Gli incontri in programma sono stati nove , con ben 15 pugili bresciani e, più precisamente: lo Youth Luca Fusto al peso kg 57 ha incrociato i guanti con Antonio Latino della boxe Sir di Gallarate, allenato dal tecnico Quagliarella , pur essendo stato un incontro equilibrato senza evidente supremazia da nessuna delle parti , il nostro Fusco è stato penalizzato da un verdetto non del tutto giusto, a seguire l’alfiere della Thudor , Rached Hemmadi al peso kg 62, il quale ha incontrato l’esperto Andrea Losicco categoria senior della Francis , anche per questo match i giudici sono stati ingiusti perché hanno dato un pari ad un Rached combattivo a distanza ravvicinata per tutte e tre le riprese, incontro spettacolare. Avvincente , bello, entusiasmante l’incontro tra Gianluca Saviello kg 58 della THUDOR team Cecoro vittorioso ai punti e Majid el Muoadine della società Boxe rally auto Crema capitanata dal Maestro Lucio Vailati , i due si erano incontrati a gennaio terminando il match sul nulla di fatto.
Chiude la squadra della THUDOR Ruslan Chistol kg 68 , che ha saputo contrastare Morgan Morrica della società Fit Square Buccinasco allenato dall’ex élite Pappalardo Antonio , da sottolineare il rientro dopo due anni di inattività di Ruslan Chistol .

Anche in questa occasione, lo sforzo degli organizzatori è stato ricompensato dalla presenza di numerosi spettatori. I confronti continuano ,vedono all’angolo rosso Lorenzo Bongiovanni dell’accademia pugilistica cremasca di Paratico contro Federico Medda della Boxe Lumezzane , nonostante la prima ripresa fosse stata vinta dal pugile di Lumezzane, l’incontro viene sospeso dall’arbitro alla seconda ripresa per RSC, a seguito di due conteggi per Medda, a favore di Bongiovanni.

Terzo incontro, ennesimo scontro tra pugili bresciani, vede vincere per RSCI alla seconda ripresa LUCA MARINI dell’accademica pugilistica cremasca ai danni di DAVIDE PEROTTI della Boxe Lumezzane. Match che vede prevalere la maggior esperienza e fisicità del pugile paraticense.

Quinto incontro DANIELE VICINI dell’APC di Paratico perde alla seconda ripresa per RSC contro MATTIA BOIOCCHI della Boxe Montichiari per uno sfortunato taglio all’arcata sopracciliare costringendo l’arbitro a sospendere il contrasto prima del termine.

Settimo incontro, forse il più combattivo e intenso della manifestazione, vede fronteggiarsi CARLO MARINI dell’APC di Paratico e ROSATI NICOLA della Boxe Team Ruzze del maestro Rauseo. Il pugile di paratico sfruttando il maggior allungo riesce a mettere a segno colpi puliti,l’avversario, nonostante i colpi incassati dimostra caparbietà nell’andare avanti. Ai cartellini vince ROSATI NICOLA nonostante il pubblico si aspettasse un risultato assai diverso.

Ottavo incontro ELIA ESTEBAN PASQUATO pugile della Boxe&Boxe dell’ex professionista Christian Donzanelli vince prima del limite alla terza ripresa, a seguito di due conteggi , contro SUFJA ASHRAF della Boxe Montichiari.

Rimozione relitto Motonave “SASSARI Primo”, dalla rada del porto di Baia (VIDEO)

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Il relitto della motonave Sassari primo, incagliata nella rada del Porto di Baia da oltre 33 anni, è stato finalmente rimosso.

Il porto di Baia è stato interessato fino al 2005 dalla presenza di altri quattro relitti di navi abbandonate, oltre a quello del “Sassari Primo”, che costituivano un serio pericolo, sia per la sicurezza della navigazione portuale, sia per l’ambiente marino. Peraltro, l’intero specchio acqueo del porto di Baia, nonché la prospiciente rada sono caratterizzati dalla presenza di un sito archeologico sommerso, costituito dai resti di una città romana risalente al I sec. Per la tutela del sito archeologico fu istituito il “Parco Archeologico sommerso di Baia” (con Decreto Interministeriale del 7.8.2002) e successivamente, in considerazione della necessità di tutelare il sito sia sotto il profilo della sicurezza che sotto quello della conservazione dei reperti archeologici, nel 2005 la Presidenza del Consiglio dei Ministri emanò un’Ordinanza con cui il Comandante della Capitaneria di porto di Napoli veniva nominato “Commissario delegato” per la realizzazione di interventi finalizzati al compimento delle attività di caratterizzazione, bonifica e ripristino ambientale dei fondali del porto.

Mentre la rimozione degli altri quattro relitti (i cui nomi erano “Lisert”, “Candora”, “Molpa” e “Vesuvio”) si concludeva senza problemi, quella del “Sassari Primo” non si concretizzò per una serie di motivi che fermarono l’iter già avviato.

Nel 2016 il Contrammiraglio Arturo Faraone, in qualità di Commissario delegato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha voluto dare avvio ad una nuova procedura finalizzata all’emanazione di un bando di gara. A tale scopo, sono stati definiti preventivamente i requisiti da porre a base del futuro contratto di affidamento dei lavori di rimozione, demolizione e smaltimento del relitto, in modo da evitare che l’insorgere di impreviste problematiche di natura tecnica o di incrementi non preventivati di costi potessero nuovamente inficiare la procedura di gara ed è stato redatto un “Disciplinare tecnico” che potesse costituire la base della procedura amministrativa di gara, prima di dare avvio alla stessa.

Il documento è stato costruito grazie alla preziosa collaborazione tecnico-scientifica dell’Università degli Studi “Parthenope”, nonché di un tavolo tecnico istituzionale cui hanno partecipato la Soprintendenza per i Beni Culturali (considerata l’alta valenza dei fondali del porto di Baia sotto il profilo archeologico), la Regione Campania, il Comune di Bacoli, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale ed il Comando Provinciale dei VVFF di Napoli per il necessario supporto tecnico.

Nella redazione del documento sono stati considerati i fattori suscettibili di condizionare le operazioni di rimozione, quali la tutela dell’ambiente marino, quella dei beni archeologici sommersi, nonché la limitata disponibilità economica e la conseguente necessità di contenimento dei costi.

In tale ambito, su proposta della Capitaneria di porto di Napoli, la Regione Campania ha formalizzato apposita richiesta all’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPAC) per la redazione di un apposito “Piano di monitoraggio” delle matrici ambientali potenzialmente interessate da possibili contaminazioni durante le operazioni di rimozione, finalizzato al controllo dello stato delle stesse prima, durante e dopo i lavori. Il Piano è stato prontamente redatto dall’ARPAC e approvato dalla stessa Regione Campania.

I lavori, iniziati il giorno 01.10.2018, si sono svolti sotto la diretta supervisione degli uomini della Capitaneria di porto, presenti sia in mare che a terra in ogni fase delle operazioni, ed hanno permesso ad oggi di smantellare tutte le sovrastrutture della nave, già avviate allo smaltimento, e di rimuovere il relitto dal punto in cui era incagliato. Esso si trova attualmente ormeggiato presso la banchina dei Cantieri navali di Baia, ridotto ad un guscio galleggiante, la cui demolizione verrà terminata presso la stessa struttura portuale.

Siracusa-Potenza: 0-1. Il gioco della palla avvelenata – Editoriale

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8ª Giornata di Campionato Serie C Girone C – Stagione 2018/2019

Stadio Nicola De Simone 21 ottobre ore 14:30

Siracusa-Potenza: 0-1

L’ottava giornata di campionato si chiude con un’ulteriore sconfitta da parte del Siracusa. Su sei partite giocate, gli aretusei conquistano la terza disfatta consecutiva e la quinta della stagione.

Sembra lontana la squadra che, malgrado la sconfitta,  riuscì a tenere testa in modo egregio al Trapani.

Il gioco intavolato in campo nel match di ieri dal Siracusa sembrava quasi quello della palla avvelenata. Appena la sfera giungeva a toccare un giocatore azzurro veniva rimbalzata al compagno per poi essere rispedita più volte al portiere che la rimetteva in campo.

Psicologicamente la squadra sembra risentire del clima che si è creato attorno o forse si cerca un pretesto per spiegare il perché del fallimento anche di questa giornata.

Il Siracusa appare come un leone dormiente in attesa della preda giusta che lo faccia destare dal torpore in cui è scivolato.

La delusione è chiara sui volti dei giocatori, ma è ancor più chiara sulle speranze dei tifosi che nella giornata di ieri speravano di avere un riscatto dalle sconfitte precedenti.

In campo spesso vige l’anarchia e lo smarrimento, come una nave in balia di una tempesta. Durante la partita si tenta di salvare il salvabile, ma gli sforzi fatti dai ragazzi sembrano vani.

Si chiede la testa di Pagana, altri di alcuni giocatori, la verità si può presumibilmente trovare in un percorso interiore di ogni membro della squadra. È necessario prendere coscienza che il Siracusa calcio è fatto da 11 leoni che combattono giornata dopo giornata, partita dopo partita.

Il Siracusa ha forse dimenticato che nell’animo di quella maglia vi è la forza di una città che è sempre stata al fianco dei ragazzi che hanno indossato la maglia. Il Siracusa ha forse anche  scordato la frase guida di questa nuova annata: “Hic sunt leones”.

Juve Stabia, lo chiamano ‘Flash’: Masotta si conferma a suon di gol nell’Under 17

Paolo Masotta si conferma nell’Under 17 stabiese

E’ l’attaccante del momento, a suon di gol si è ripreso la scena. Paolo Masotta, ‘Flash’ è andato a segno per 5 volte nelle ultime due gare di campionato: 4 contro il Bisceglie e 1 contro il Potenza.

Paolo è arrivato nel settore giovanile stabiese nel novembre del 2015 quando i 2002 erano allenati da mister Santaniello, portato dal responsabile Saby Mainolfi. Proveniente dalla scuola calcio Valle Telesina, è rimasto lì dai 6 anni fino al suo trasferimento a Castellammare di Stabia. Lo chiamavano Boateng per la sua grande capacità aerobica. Una stagione importante con Belmonte negli Under 15 Nazionali arrivati ai playoff e sconfitti solo dal Parma. Poi l’anno scorso è stato aggregato alla Berretti con 3 anni in meno, mettendo insieme una decina di presenze.

Ora si riprende la maglia da titolare, dopo un problema fisico che ne ha condizionato l’avvio di stagione. Tornato in forma, mister Sacco non ha esitato a rilanciarlo con la maglia numero 9 sulle spalle e al centro dell’attacco degli Under 17, sfruttandone le sue qualità: una velocità incredibile, in grado di saltare ogni avversario e lasciarlo sul posto. Detto fatto, due gare da incorniciare: poker contro il Bisceglie e gol contro il Potenza per una squadra che vola in classifica e punge gli avversari.

Frequenta il liceo economico sociale, mamma insegnante e papà sottufficiale della Finanza. Ha anche una sorella più grande che studia giurisprudenza a Bologna. Una piccola curiosità, la mamma era incinta, il primario la visitò in quanto si temeva non proprio qualcosa di positivo e, invece, ciò che si sentivano erano calci: Paolo nasce con il pallone tra i piedi. Imparò a camminare a 9 mesi e mezzo e calciare sin da subito. Gusti semplici, ama mangiare in compagnia, soprattutto con amici. Ama la carne. Ma da sportivo mangia anche pesce. Gli piace la musica, in particolar modo Vasco Rossi e segue il calcio ovunque. Messi è l’idolo, anche per correttezza sportiva. Adora anche Johan Cruijff e la sua tesina alle scuole medie era intitolata ‘La testa nel pallone’. Ha giocato a tennis per 3 anni, ma alla fine ha scelto il calcio. Caratterialmente ha una scorza dura ma ha una sensibilità sconvolgente. Gli piacciono le persone vere e oneste. Ha una forte predisposizione alla scrittura. Il suo stile asciutto, profondo ed intimista è molto apprezzato anche tra i banchi di scuola.

Una foto che meglio rappresenta l’amore indissolubile per il gioco del calcio (VEDI ALLEGATO), è stata scattata quando era ancora allievo della Scuola Calcio Valle Telesina. Stava palleggiando indisturbato alla fine di un allenamento. Questo è ‘Flash’, il giovane attaccante del momento!

Ciro Novellino, ufficio stampa settore giovanile Juve Stabia

Castellammare, l’Amerigo Vespucci riceve il premio ‘Stabiesi Illustri’

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Amerigo Vespucci riceve il premio ‘Stabiesi Illustri’

Il capitano di vascello Stefano Costantino, comandante della nave scuola Amerigo Vespucci della Marina Militare, riceve dal presidente del Rotary club di Castellammare di Stabia il premio “Stabiesi illustri”, conferito alla nave più bella del mondo durante la recente sosta nel porto campano con la motivazione: “Onore e vanto dei cantieri navali della Città che dal 1931 dà il lustro al nome di Stabia su tutti mari del mondo”.

Calore e vicinanza da parte della popolazione di Castellammare di Stabia confermata anche dall’afflusso record di 5.260 visitatori che hanno voluto salutare il Vespucci prima della ripartenza verso La Spezia. Lo riporta informatorenavale.it