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Napoli, all’Arpac lo studio della qualità dell’aria del porto

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Lo studio durerà due anni

L’Autorità di Sistema del Mar Tirreno Centrale e l’Arpac, l’agenzia regionale campana per l’ambiente, hanno firmato un protocollo di intesa per una campagna di monitoraggio sulla qualità dell’aria nelle aree demaniali del porto di Napoli, mirata a migliorare la sostenibilità dello scalo.

Il monitoraggio di Arpac durerà due anni e riguarderà le aree dello scalo partenopeo maggiormente sottoposte a rischio inquinamento da parte delle navi ormeggiate. I rilevamenti avverranno tramite un laboratorio mobile e con campionamento di polveri sottili, per le successive analisi.
Al termine dei due anni l’Arpac presenterà i risultati, oltre che all’AdSP, alla Giunta Regionale della Campania e alla Città Metropolitana. Al termine del primo anno di indagini l’Arpac trasmetterà una relazione intermedia. “Ritengo importante aver firmato oggi il protocollo – ha detto il presidente dell’Autorità portuale Pietro Spirito – perché il nostro impegno è, nelle more dell’attuazione degli interventi già previsti per rendere il nostro scalo più ambientalmente compatibile, verificare in quali zone si concentra, e con che grado di intensità, l’inquinamento da polveri sottili. Èun passo importante, perché il porto è parte integrante della città e per noi è prioritario contribuire alla qualità della vita dei napoletani”.
Il Commissario Arpac, Luigi Stefano Sorvino, ha affermato che: “L’Arpac contribuisce con l’attività di monitoraggio della qualità dell’aria nel porto di Napoli alla tutela della salute in un’area con importanti flussi turistici. La sinergia tra Enti consentirà di migliorare la conoscenza dello stato ambientale in un’ottica di gestione sostenibile delle grandi infrastrutture. I dati via via acquisiti saranno resi disponibili sui siti istituzionali dell’Agenzia e dell’Autorità”.

Promozione-Ischia: ufficiale tesserato Pietro Ferrari

L’Ischia Calcio ufficializza il primo colpo di mercato: arriva l’ex capitano del Barano Pietro Ferrari per Rubino in attacco si attende l’ok della Puteolana 

Tutto come era previsto. I gialloblu hanno ufficializzato nel pomeriggio di ieri il primo acquisto attraverso un comunicato stampa: ” La SSD Ischia Calcio comunica di aver tesserato il calciatore Pietro Ferrari,proveniente dal Barano Calcio. Ferrari,centrocampista classe 1987,ha già militato nell’Ischia oltre che nelle giovanili del Campagnano e nel Forio ed è stato aggregato alla prima squadra, a disposizione di mister Ciro Bilardi “.

Per quanto riguarda la situazione in attacco,Gerardo Rubino non ha avuto ancora la lista di trasferimento dalla Puteolana 1902, e quindi al momento continuerà a svolgere gli allenamenti con i gialloblu,dove nei prossimi giorni dovrebbe arrivare la fumata bianca per il suo passaggio con la maglia degli isolani.

A cura di Simone Vicidomini

Castellammare, al via i lavori per la posa delle giostrine in villa [FOTO]

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Al via i lavori per riportare le giostrine sul lungomare di Castellammare di Stabia

E’ stato dato il via al cantiere che prevede il ritorno delle giostrine sul lungomare di Castellammare di Stabia.

Un’iniziativa che rende la Villa comunale a misura di bambini: le giostre saranno posizionate all’interno di una struttura recintata a breve distanza dalla Cassa Armonica. Il loro ritorno rappresenta un’occasione di divertimento e svago per tanti bambini stabiesi, che potranno nuovamente avere accesso ad un esclusivo parco giochi totalmente gratuito, che regala una splendida vista sul golfo di Napoli.

Juve Stabia, relax sul lungomare prima di partire verso Trapani

La Juve Stabia è pronta all’ennesima prova del nove della sua stagione

La Juve Stabia domani affronterà al Provinciale il Trapani, avversario che nelle ultime stagioni ha spesso sottratto punti ai gialloblù.

Settimana di lavoro e concentrazione per i ragazzi di Caserta, che attualmente si stano godendo le ultime ore stabiesi prima della partenza per la Sicilia.

La Juve Stabia ha infatti pranzato al Ristorante “Mamma Mia”, ormai tappa fissa in settimana e non dei gialloblè. Dopo il pranzo, ovviamente leggero, la Juve Stabia si è goduta la villa comunale, con una lunga passeggiata sul lungomare stabiese.

Poche, per il momento le indiscrezioni in vista del match di Trapani; si può notare però Luigi Canotto in abiti “non sportivi”: se l’assenza della tuta ufficiale è un indizio, il recupero dell’esterno calabrese ancora non è ultimato. Canotto quindi non dovrebbe essere disponibile.

In serata la squadra partirà da Capodichino ed atterrerà a Palermo. Da lì in pullman il trasferimento a Trapani. Stesso tragitto, a mete invertite, subito dopo la gara di domani, magari dopo aver messo in campo lo stesso fuoco dei falò che stasera abbelliranno il lungomare di Castellammare.

Foto Lungomare: Mariano Russo – Stabiesi al 100%

Napoli, fabbricavano sigarette di contrabbando: in 12 finiscono in manette

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La Guardia di Finanza ha arrestato i responsabili

Una fabbrica abusiva per la produzione illecita di sigarette di contrabbando è stata scoperta dai militari del comando provinciale della guardia di finanza di Napoli che hanno arrestato 12 persone. Le fiamme gialle della compagnia di Nola hanno individuato, ad Acerra, un capannone ad uso industriale, esteso circa mille metri quadri, adibito alla produzione delle sigarette di contrabbando.

I finanzieri hanno trovato all’interno circa 30 tonnellate di tabacco lavorato estero, altre materie prime (filtri, cartine e materiale da confezionamento), altri prodotti necessari per la lavorazione e costosi macchinari per la fabbricazione.
I soggetti responsabili, che si stavano occupando del confezionamento di sigarette di contrabbando, sono stati arrestati e trasferiti a Poggioreale e Santa Maria Capua Vetere, mentre le attrezzature e le materie prime utilizzate per la fabbricazione illecita sono state sottoposte a sequestro.
Contestualmente, è stato scoperto a Cervino un ulteriore deposito di stoccaggio nel quale è stata trovata un’enorme quantità di prodotti da confezionamento riportanti il marchio delle sigarette «Regina» contraffatto.

Trapani, Italiano: Juve Stabia straordinaria ma possiamo metterla in difficoltà

Domani a Trapani la Juve Stabia affronterà la compagine siciliana. Una sfida di alta classifica che testerà ancora una volta le ambizioni delle Vespe. Queste le parole del tecnico del Trapani, Vincenzo Italiano, raccolte dai colleghi di Magazine Pragma.

Di seguito le dichiarazioni del trainer siciliano:

La Juve Stabia ha un ruolino di marcia straordinario, ha il miglior attacco e la miglior difesa ma il Trapani ha tutte le possibilità di mettere in difficoltà le Vespe. Inoltre i gialloblù non giocano con un modulo costante, sono bravi a cambiare: quello tattico è un aspetto su cui abbiamo lavorato molto in settimana.

Dovremo fare una grande partita, in primis sul piano collettivo e poi individuale. E’ il match più difficile tra quelli in casa ma ci teniamo a fare bene. Non ci saranno Girasole, Ramos, Garufo e Scrugli.” 

A cura di Antonino Gargiulo

Givova Scafati, Tavernari: “La vittoria è l’unica cosa che conta in questo momento”

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La Givova Scafati di si prepara alla prossima trasferta in terra sicula, avversari di turno la 2B Control Trapani

Scherzi del destino e del calendario. Dopo M Rinnovabili Agrigento e Benfapp Capo D’Orlando, la terza ed ultima società siciliana del campionato di serie A2 è pronta ad affrontare e ad ospitare la Givova Scafati nell’undicesima giornata, ovvero la 2B Control Trapani. La palla a due al PalaIlio è prevista per le ore 18:00 di domenica prossima, 9 dicembre.

Un altro scomodo cliente per i ragazzi del presidente Rossano, attesi dalla seconda trasferta di fila, su un campo ostico e contro un avversario di prima fascia, dotato di un organico in grado sicuramente di puntare ai play-off. Sono senza dubbio tre gli atleti più pericolosi e rappresentativi della compagine granata: il playmaker statunitense Clarke (21,3 punti e 4,8 assist di media), il centro Renzi (19,5 punti e 6,2 rimbalzi di media) e la guardia a stelle e strisce Ayers (13,5 punti di media). Di buona caratura e grande pericolosità sono poi l’ala grande italo albanese Pullazi, la giovane guardia Miaschi, il play di scorta Marulli, l’ala grande Mollura ed il centro italo nigeriano Nwohuocha, senza omettere l’ala grande Artioli e l’esterno italo rumeno Czumbel. In panchina siede Daniele Parente, esordiente nel ruolo di capo allenatore, che sta dimostrando a suon di risultati di meritare la fiducia che il club ha avuto in lui sin dalla scorsa estate, promuovendolo dal precedente ruolo di assistente.

La Givova Scafati, reduce da tre sconfitte di fila, è in cerca di una prestazione convincente e soprattutto di una vittoria che metta nel dimenticatoio la prestazione di domenica scorsa sul parquet messinese, per iniziare un nuovo e rinnovato cammino verso le zone che contano della classifica del girone ovest. Con Tavernari ancora più integrato nei giochi e negli schemi di coach Lardo e con il punto interrogativo di Tommasini, ancora non in perfetta condizione fisica, la compagine campana si prepara ad affrontare con il coltello tra i denti questa insidiosa trasferta.

A parlarci del match è proprio Jonathan Tavernari: «Domenica scorsa abbiamo fatto una pessima figura, sotto tutti i punti di vista. Abbiamo fatto dei video, per rivedere i nostri errori e capire cos’è che non ha funzionato a Capo D’Orlando, dove anche il mio esordio è stato ben al di sotto delle aspettative. Ora ci troviamo spalle al muro, ci stiamo allenando bene, perché sappiamo che in questo momento abbiamo bisogno solo di vincere. Dobbiamo avere la giusta mentalità a Trapani, dove affronteremo una squadra dotata di atleti di grande affidabilità ed esperienza, come Renzi. Dovremo essere forti mentalmente per superare questo periodo buio, nel rispetto dei tifosi che anche a Capo D’Orlando sono venuti a sostenerci e della società che non ci fa mai mancare niente. La mentalità e l’intensità da sfoderare in campo deve essere la stessa che abbiamo messo in allenamento nel corso dell’intera settimana, perché la vittoria è l’unica cosa che conta in questo momento».

Napoli, subisce una rapina e viene stroncato da un infarto

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Gli investigatori sono al lavoro per risalire al rapinatore

Le immagini delle telecamere di sorveglianza della ferrovia Cumana, in piazza Montesanto, a Napoli, potranno fornire un contributo alle indagini della Polizia dopo la morte, ieri sera, di un salumiere, Antonio Ferraro, di 64 anni, morto per un infarto dopo un tentativo di rapina nel suo esercizio.

L’uomo ha avvertito un malore nella colluttazione con un bandito, che impugnava un’arma. È stato trasportato al vicino ospedale Vecchio Pellegrini ma per lui non c’è stato nulla da fare.
Le telecamere potrebbero aver ripreso l’ingresso del negozio. Le telecamere potrebbero aver ripreso l’ingresso del negozio e quindi consentire agli investigatori di risalire all’identità del rapinatore, che aveva il volto parzialmente coperto da grossi occhiali.

Givova Scafati, assistant coach Luise: “Siamo pronti per questa insidiosa trasferta a Trapani”

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La Givova Scafati di si prepara alla prossima trasferta in terra sicula, avversari di turno la 2B Control Trapani, l’assistant coach Luise: “Siamo pronti per questa insidiosa trasferta”

Scherzi del destino e del calendario. Dopo M Rinnovabili Agrigento e Benfapp Capo D’Orlando, la terza ed ultima società siciliana del campionato di serie A2 è pronta ad affrontare e ad ospitare la Givova Scafati nell’undicesima giornata, ovvero la 2B Control Trapani. La palla a due al PalaIlio è prevista per le ore 18:00 di domenica prossima, 9 dicembre.

Un altro scomodo cliente per i ragazzi del presidente Rossano, attesi dalla seconda trasferta di fila, su un campo ostico e contro un avversario di prima fascia, dotato di un organico in grado sicuramente di puntare ai play-off. Sono senza dubbio tre gli atleti più pericolosi e rappresentativi della compagine granata: il playmaker statunitense Clarke (21,3 punti e 4,8 assist di media), il centro Renzi (19,5 punti e 6,2 rimbalzi di media) e la guardia a stelle e strisce Ayers (13,5 punti di media). Di buona caratura e grande pericolosità sono poi l’ala grande italo albanese Pullazi, la giovane guardia Miaschi, il play di scorta Marulli, l’ala grande Mollura ed il centro italo nigeriano Nwohuocha, senza omettere l’ala grande Artioli e l’esterno italo rumeno Czumbel. In panchina siede Daniele Parente, esordiente nel ruolo di capo allenatore, che sta dimostrando a suon di risultati di meritare la fiducia che il club ha avuto in lui sin dalla scorsa estate, promuovendolo dal precedente ruolo di assistente.

La Givova Scafati, reduce da tre sconfitte di fila, è in cerca di una prestazione convincente e soprattutto di una vittoria che metta nel dimenticatoio la prestazione di domenica scorsa sul parquet messinese, per iniziare un nuovo e rinnovato cammino verso le zone che contano della classifica del girone ovest. Con Tavernari ancora più integrato nei giochi e negli schemi di coach Lardo e con il punto interrogativo di Tommasini, ancora non in perfetta condizione fisica, la compagine campana si prepara ad affrontare con il coltello tra i denti questa insidiosa trasferta.

Dichiarazione dell’assistente allenatore Sergio Luise: «In un momento delicato come questo che stiamo affrontando, la forza deve arrivare dal gruppo. Il basket è uno sport di squadra e le difficoltà si possono facilmente superare con l’aiuto dei compagni, dello staff, del club, restando concentrati sul lavoro, soprattutto quello svolto in settimana durante gli allenamenti. Siamo pronti per questa insidiosa trasferta a Trapani, consapevoli che molto dipenderà da noi. Mi attendo una forte reazione dalla squadra, rispetto alla sfida di Capo D’Orlando. Ci troveremo di fronte uno dei migliori collettivi del campionato da punto di vista offensivo, dotato di buone individualità, come quelle dei due statunitensi, dell’esperto Renzi e di diversi giovani, che sono stati messi finora nelle migliori condizioni possibili per rendere al meglio. Abbiamo apprezzato molto i sacrifici che i nostri tifosi hanno fatto finora, seguendoci ad esempio fino a Capo D’Orlando domenica scorsa, ed ora vogliamo ripagarli del sostegno che non ci hanno mai fatto mancare. Nonostante le difficoltà, non è mai mancato l’impegno e l’attaccamento alla maglia, che domenica sicuramente rivedremo con ancora maggiore vigore».

Arbitreranno l’incontro i signori D’Amato Alex di Roma, Foti Daniele Alfio di Vittuone e Morassutti Alberto di Sassari.

La partita sarà trasmessa in diretta video streaming dal sito internet della Lega Nazionale Pallacanestro, tramite il servizio in abbonamento prepagato “LNP TV Pass” al seguente link: https://tvpass.legapallacanestro.com/. Sarà inoltre trasmessa in diretta radiofonica streaming su ViviRadioWeb (media partner della Givova Scafati) dal sito internet https://vivicentro.it/viviradioweb/ e dalla pagina Facebook https://www.facebook.com/ViViCentroRadio/. Inoltre, sarà possibile assistere alla visione della gara in differita su TV Oggi (tasto 71 del digitale terrestre) nei giorni di martedì (ore 20:45) e mercoledì (ore 15:00).

Napoli, baby gang in azione: rubato l’albero di Natale alla Galleria Umberto I

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A recuperarlo sono stati i carabinieri

È durato solo pochi giorni l’albero di natale in Galleria Umberto I. Come ogni anno infatti le babygang non si sono fatte attendere e nella notte sono entrate in azione. Questa mattina i residenti e i cittadini hanno trovato solo il vaso vuoto ed i desideri attaccati ai rami sparsi sul pavimento in marmo.

L’albero è stato ritrovato dopo poche ore dal furto. A recuperarlo una pattuglia dei carabinieri: era in via Santa Maria Ognibene, nella zona della cosiddetta parrocchiella, ai Quartieri Spagnoli. L’albero, che era stato tagliato alla base, era stato trascinato con delle corde da un motorino e posizionato momentaneamente in strada. Le corde, peraltro, erano legate ad un paletto di ferro, come se i ladri dell’albero avessero voluto evitare che qualcuno lo portasse via. Sull’albero c’erano ancora diversi dei biglietti che vengono collocati da napoletani e turisti e sui quali ci sono le richieste per Babbo Natale.

Givova Ladies, coach Ottaviano: “Contro Capri sarà importate giocare bene in difesa”

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La Givova Ladies si prepara alla prima del girone di ritorno contro Capri, coach Ottaviano: “Il morale è buono e le ragazze non ci deludono, ci faremo trovare pronti”

Si apre con la suggestiva trasferta sull’isola azzurra, il girone di ritorno della regular season, delle Givova Ladies dirette dal G.M. Maurizio Prete, che sul parquet della tendostruttura San Costanzo di Capri affrontano la forte ed ostica Olimpia Polisportiva Costanzo Pecoraro, quarta in classifica con 8 punti.

Quattro successi, di cui due interni contro Stabia (79-59) e Battipaglia (70-56), e tre sconfitte, una sola in casa contro Ariano Irpino (64-73), sabato scorso, il confronto del Pala San Costanzo ce lo presenta coach Nicola Ottaviano: “Sabato affrontiamo una formazione decisamente in forma, che ha messo sotto Battipaglia, la più quotata in questo campionato, avendo giocatrici di esperienza come Ermito e Gallo. La chiave della gara sarà in difesa dove dobbiamo unirci e aiutarci senza troppe sbavature se vogliamo provare a portare i 2 punti a casa. Il morale è buono e le ragazze non ci deludono durante gli allenamenti, questo è già un buon segno. Ci faremo trovare pronte”.

La palla a due ci sarà alle ore 17,00 di domani, sabato 8 dicembre, il match sarà diretto dai signori Giulio Mattera e Alberto Arciello di Napoli. Curiosità sul signor Arciello che ha arbitrato l’ultimo incontro sia delle capresi, martedì contro Battipaglia, sia delle nero arancio, sabato scorso a Castellammare di Stabia.

Il roster dell’Olimpia Capri è composto dal forte asse play-pivot composto dalle esperte Gallo ed Ermito, a queste si aggiungono le ex Carcaterra e De Michele, oltre alla forza ed esplosività di Seskute, Rizzati e Markovic. A completare il roster a disposizione di coach Falbo ci sono Vuotto, Zanichelli, Bellucci e Pastena.

Napoli, orrore a piazza Plebiscito: di notte il via alla lotta tra pitbull

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Il colonnato risulta abbandonato

“Il Plebiscito così com’è non ha senso”, sospira Arturo Sergio, titolare del bar Gambrinus. E come lui la pensano anche passanti e commercianti nel portico simbolo di Napoli. L’abbandono e il degrado sono ospiti fissi sotto il colonnato ben più dei turisti che a stento ci arrivano.

Mentre le istituzioni litigano per grate e lavori, il Plebiscito è ormai casa di clochard, imbrattato dai murales, pieno immondizia e con i ragazzi che giocano a pallone anche di notte. Per non dire dell’erba cresciuta così fitta tra i sanpietrini da fare invidia al San Paolo. Ma c’è di più: “Tutti i pomeriggi, qua davanti al portone di San Francesco di Paola, corrono i pitbull senza guinzaglio”, allarga le braccia Antonio Lepre, custode della chiesa. “I clienti si spaventano” – confessa Sergio Capolongo dell’unica pizzeria sotto il portico – siamo abbandonati dalle istituzioni”.

Givova Ladies, Codispoti: “Capri avversaria ostica, siamo pronte a giocarcela”

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La Givova Ladies si prepara alla prima del girone di ritorno, Codisposti: “Ai tifosi direi grazie, non li deluderemo”

Si apre con la suggestiva trasferta sull’isola azzurra, il girone di ritorno della regular season, delle Givova Ladies dirette dal G.M. Maurizio Prete, che sul parquet della tendostruttura San Costanzo di Capri affrontano la forte ed ostica Olimpia Polisportiva Costanzo Pecoraro, quarta in classifica con 8 punti, e fresca di successo sulla Polisportiva Battipagliese nella gara di recupero della seconda giornata disputatasi martedì.

Sarà una partita molto difficile come dimostra la sfida di andata, terminata 58-55 per le nero arancio al PalaFusco di Angri, e a presentarci la trasferta ci pensa l’ala classe 2000 Giorgia Codispoti che afferma:

Facendo un bilancio della prima parte di campionato, possiamo ritenerci soddisfatte, siamo una squadra di carattere e la voglia di fare e migliorare non ci manca. Stiamo lavorando giorno dopo giorno per poter limitare quegli errori di poca concentrazione che a volte ci costringono a vedere il bicchiere mezzo vuoto. Abbiamo chiuso il girone di andata con una sconfitta pesante a Castellammare e c’è sicuramente tanto rammarico, ma parlando della prossima partita, Capri è una squadra che già conosciamo, contano su una buona fisicità, un buon gioco di squadra e un pericoloso tiro dall’arco. Dovremmo essere brave a mettere in pratica, anche su un campo difficile come quello di Capri, tutto il lavoro della settimana e cercare di rimanere concentrate per 40’. Personalmente cerco di dare sempre il 100%, sono contenta dei risultati ottenuti fino ad oggi, ma sono convinta che possiamo fare molto di più, bisogna crederci e continuare a lavorare proprio sugli aspetti dove come squadra pecchiamo un po’. Ai tifosi direi grazie perché so in quanti ci seguono, nonostante i nostri alti e bassi, non li deluderemo”.

Castellammare come New York: dopo gli arresti, sui tetti spunta…Spider-man! [VIDEO ViViCentro]

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Castellammare come New York: dopo gli arresti con tanto di elicottero, sui tetti spunta…Spider-man!

Gli elicotteri che la sorvolano di notte, boss della malavita in manette…In questi giorni Castellammare sembra essere in una vignetta disegnata da Stan Lee Steve Ditko ambientata a New York. E ovviamente non poteva mancare un vigilante che la osserva dall’alto! Un amichevole Spider-Man di quartiere (o in questo caso del Rione Cicerone), è apparso su un palazzo tra via Cosenza e Via Simmaco. Tanti gli scatti e le segnalazioni, ma – come ogni eroe mascherato che si rispetti – nessuno o quasi è riuscito a chiedergli chi fosse. E sul web si interrogano: solo un folle? potrebbe essere. Un contestatore? è già accaduto in passato. Una promo di un film? Fuochino! Secondo quanto raccolto dalla redazione di ViViCentro.it, su indicazione del suo direttore J. Jonah Jameson, l’apparizione dell’Uomo Ragno stabiese non sarebbe altro che un teaser trailer di un evento in cosplay (in costume, per chi non conoscesse il gergo) che si svolgerà il prossimo 5 gennaio, organizzato dai ragazzi di StabiaComics Ville, la fiera fumettistica di Castellammare di Stabia. Una promozione non convenzionale, ma che è riuscita ad attirare l’attenzione anche dei nostalgici degli anni ’80/’90 e a strappare sorrisi a chi ha regalato già da tempo i suoi vecchi fumetti ai nipoti.

A cura di Mario Calabrese
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Palermo, al via lo spettacolo del circo Greca Orfei

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Tutto pronto  a Palermo per lo spettacolo del del circo Greca Orfei: oggi il primo spettacolo

È stato presentato nel pomeriggio di ieri presso il cinema Rouge et Noir di Palermo lo spettacolo del circo Greca Orfei che andrà in scena oggi, venerdì 7 dicembre, con due spettacoli: quello delle 17.30 e quello delle 21, in viale dell’Olimpo a Palermo. Presente a Palermo il direttore artistico del circo, Greca Orfei: «Penso che il circo sia lo spettacolo più sano, morale, bello per i bambini – racconta Greca – dove viene mostrata la fatica degli artisti, dell’essere umano in diretta, senza ripetizioni. Per questo motivo il circo, composto dalle famiglie Mavilla e Martini sotto la direzione artistica di Greca Orfei, che nasce come simbolo di spettacolo e divertimento per tutta la famiglia, ma per i bimbi in particolare, ha deciso di donare parte dell’incasso di uno spettacolo ai bambini, pazienti oncologici. In più, una delegazione di artisti si recherà in ospedale per donare un sorriso ai bimbi. Insomma lo spettacolo si trasforma anche in solidarietà per i bimbi del reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Civico di Palermo per realizzare dei progetti attraverso l’associazione ASLTI Onlus “Liberi di crescere”, associazione dei genitori di piccoli affetti da leucemia e tumore, nata nel 1982 a Palermo, certificata dall’Istituto Italiano della Donazione. Nel corso della conferenza è intervenuta anche la dottoressa  Ilde Vulpetti, direttrice area operativa dell’associazione siciliana ASLTI Onlus “Liberi di crescere”, che ha ringraziato Greca Orfei per l’iniziativa e ha spiegato come sia importante l’attività dei volontari che vengono formati in ospedale» e come «in ospedale si cerchi di far sentire i bambini e i familiari come a casa». Insieme all’artista, anche il mago George di Siracusa, Egle Mavilla che cura le pubbliche relazioni del circo Orfei, la figlia di Greca, Sinai Orfei Torregrossa, e i clown musicali che hanno concluso la conferenza con un piccolo spettacolo per i giornalisti.

Greca Orfei durante l’incontro con i giornalisti ha anche parlato degli animali dello zoo del circo: «per noi, prima vengono loro, gli animali, poi veniamo noi artisti. Gli animali sono i nostri artisti, i nostri compagni». Intanto dietro le esibizioni tanto allenamento, professionalità e talento degli artisti, accomunati tutti dalla passione, che anima la voglia di fare, raccontare, esprimersi con l’arte del circo. Perché il circo è arte.

Insomma la grande famiglia Orfei è sinonimo di bello spettacolo, divertimento e bella gente. Inutile i tentativi di imitarlo, sfruttandone il nome, perché Orfei è solo Orfei e si distingue, sempre.

L’Italia preda di un sovranismo psichico, così nel 52° Rapporto Censis (DIRETTA)

Diffuso il 52esimo rapporto del Censis sfiducia nella politica e nell’Europa: gli italiani passano dal rancore alla cattiveria perché incattiviti dalle difficoltà.

Dopo il rancore, la cattiveria: per il 75% degli italiani gli immigrati fanno aumentare la criminalità, per il 63% sono un peso per il nostro sistema di welfare. Solo il 23% degli italiani ritiene di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori. E il 67% ora guarda il futuro con paura o incertezza. Il potere d’acquisto delle famiglie ancora giù del 6,3% rispetto al 2008. Emergenza lavoro: scompaiono i giovani laureati occupati (nel 2007 erano 249 ogni 100 lavoratori anziani, oggi sono appena 143)
Roma, 7 dicembre 2018 – Le radici sociali di un sovranismo psichico: dopo il rancore, la cattiveria. La delusione per lo sfiorire della ripresa e per l’atteso cambiamento miracoloso ha incattivito gli italiani. Ecco perché si sono mostrati pronti ad alzare l’asticella. Si sono resi disponibili a compiere un salto rischioso e dall’esito incerto, un funambolico camminare sul ciglio di un fossato che mai prima d’ora si era visto da così vicino, se la scommessa era poi quella di spiccare il volo. E non importa se si rendeva necessario forzare gli schemi politico-istituzionali e spezzare la continuità nella gestione delle finanze pubbliche. È stata quasi una ricerca programmatica del trauma, nel silenzio arrendevole delle élite, purché l’altrove vincesse sull’attuale. È una reazione pre-politica con profonde radici sociali, che alimentano una sorta di sovranismo psichico, prima ancora che politico. Che talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria ‒ dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare. Il processo strutturale chiave dell’attuale situazione è l’assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive. L’Italia è ormai il Paese dell’Unione europea con la più bassa quota di cittadini che affermano di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori: il 23%, contro una media Ue del 30%, il 43% in Danimarca, il 41% in Svezia, il 33% in Germania. Il 96% delle persone con un basso titolo di studio e l’89% di quelle a basso reddito sono convinte che resteranno nella loro condizione attuale, ritenendo irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita. E il 56,3% degli italiani dichiara che non è vero che le cose nel nostro Paese hanno iniziato a cambiare veramente. Il 63,6% è convinto che nessuno ne difende interessi e identità, devono pensarci da soli (e la quota sale al 72% tra chi possiede un basso titolo di studio e al 71,3% tra chi può contare solo su redditi bassi). La insopportazione degli altri sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili. Le diversità dagli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi: il 69,7% degli italiani non vorrebbe come vicini di casa i rom, il 69,4% persone con dipendenze da droga o alcol. Il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani, quota che raggiunge il 57% tra le persone con redditi bassi. Sono i dati di un cattivismo diffuso che erige muri invisibili, ma spessi. Rispetto al futuro, il 35,6% degli italiani è pessimista perché scruta l’orizzonte con delusione e paura, il 31,3% è incerto e solo il 33,1% è ottimista.

Quel bisogno radicale di sicurezza che minaccia la società aperta. Il 63% degli italiani vede in modo negativo l’immigrazione da Paesi non comunitari (contro una media Ue del 52%) e il 45% anche da quelli comunitari (rispetto al 29% medio). I più ostili verso gli extracomunitari sono gli italiani più fragili: il 71% di chi ha più di 55 anni e il 78% dei disoccupati, mentre il dato scende al 23% tra gli imprenditori. Il 58% degli italiani pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai nostri connazionali, il 63% che rappresentano un peso per il nostro sistema di welfare e solo il 37% sottolinea il loro impatto favorevole sull’economia. Per il 75% l’immigrazione aumenta il rischio di criminalità. Cosa attendersi per il futuro? Il 59,3% degli italiani è convinto che tra dieci anni nel nostro Paese non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse.

La raziocinante ricerca di un egolatrico compiacimento nei consumi. Il potere d’acquisto delle famiglie italiane è ancora inferiore del 6,3% in termini reali rispetto a quello del 2008. E i soldi restano fermi, preferibilmente in contanti: nel 2017 si è registrato un +12,5% in termini reali del valore della liquidità rispetto al 2008, a fronte di un più ridotto incremento (+4,4%) riferito al portafoglio totale delle attività finanziarie delle famiglie. La forbice nei consumi tra i diversi gruppi sociali si è visibilmente allargata. Nel periodo 2014-2017 le famiglie operaie hanno registrato un -1,8% in termini reali della spesa per consumi, mentre quelle degli imprenditori un +6,6%. Fatta 100 la spesa media delle famiglie italiane, quelle operaie si posizionano oggi a 72 (erano a 76 nel 2014), quelle degli imprenditori a 123 (erano a 120 nel 2014). Molto difficilmente beni e servizi che non accendono desideri specifici dei singoli consumatori – divenuti ferocemente intelligenti nell’adottare una logica selettiva di egolatrico compiacimento – avranno una potenza attrattiva sufficiente per vincere la tendenza a tenere i soldi fermi, preferibilmente in forma cash.

Uno vale un divo: una società senza più miti, né eroi. I dispositivi della disintermediazione digitale continuano la loro corsa inarrestabile, battendo anno dopo anno nuovi record in termini di diffusione e di moltiplicazione degli impieghi. Oggi il 78,4% degli italiani utilizza internet, il 73,8% gli smartphone con connessioni mobili e il 72,5% i social network. Nel caso dei giovani (14-29 anni) le percentuali salgono rispettivamente al 90,2%, all’86,3% e all’85,1%. I consumi complessivi delle famiglie non sono ancora tornati ai livelli pre-crisi (-2,7% in termini reali nel 2017 rispetto al 2007), ma la spesa per i telefoni è più che triplicata nel decennio (+221,6%): nell’ultimo anno si sono spesi 23,7 miliardi di euro per cellulari, servizi di telefonia e traffico dati. E abbiamo finito per sacrificare ogni mito, divo ed eroe sull’altare del soggettivismo, potenziato nei nostri anni dalla celebrazione digitale dell’io. Nell’era biomediatica, in cui uno vale un divo, siamo tutti divi. O nessuno, in realtà, lo è più. La metà della popolazione (il 49,5%) è convinta che oggi chiunque possa diventare famoso (il dato sale al 53,3% tra i giovani di 18-34 anni). Un terzo (il 30,2%) ritiene che la popolarità sui social network sia un ingrediente «fondamentale» per poter essere una celebrità, come se si trattasse di talento o di competenze acquisite con lo studio (il dato sale al 41,6% tra i giovani). Ma, allo stesso tempo, un quarto degli italiani (il 24,6%) afferma che oggi i divi semplicemente non esistono più. E comunque appena uno su 10 dichiara di ispirarsi ad essi come miti da prendere a modello nella propria vita (il 9,9%). In più, il 41,8% crede di poter trovare su internet le risposte a tutte le domande (il 52,3% tra i giovani).

Dall’assalto al cielo alla difesa delle trincee: il salto d’epoca nella missione della politica. L’area del non voto in Italia si compone di 13,7 milioni di persone alla Camera e 12,6 milioni al Senato: sono gli astenuti e i votanti scheda bianca o nulla alle ultime elezioni politiche. La percentuale dell’area del non voto sul totale degli aventi diritto è salita dall’11,3% del 1968 al 23,5% del 1996, fino al 29,4% del 2018. Il 49,5% degli italiani ritiene che gli attuali politici siano tutti uguali, e la quota sale al 52,2% tra chi ha un titolo di studio basso e al 54,8% tra le persone a basso reddito. La funzione dei social network nella comunicazione politica è definita «inutile» o addirittura «dannosa» dal 52,9% degli italiani, mentre il 47,1% li giudica al contrario «utili» o «preziosi» perché eliminano ogni filtro nel rapporto tra cittadini e leader politici. L’abilità nel muoversi nella post-verità è la cifra del successo politico, se il 68,3% degli italiani ritiene che le fake news hanno un impatto «molto» o «abbastanza» importante nell’orientare l’opinione pubblica. Oggi sembra finito quel gioco combinatorio di identità e interessi che si proiettava nella domanda politica, anche perché i profili identitari dei diversi gruppi sociali sono sempre più sfumati e le relative constituency degli interessi sono sempre più disomogenee.

La leadership perduta dell’Unione europea. Nell’Unione europea vive il 6% della popolazione mondiale, si produce il 22% del Pil e l’euro è il secondo mezzo di pagamento negli scambi planetari. Tra l’area dell’euro e l’Ue a 28 Paesi i tassi di crescita nel 2017 risultano allineati intorno al 2,4% e il rapporto debito/Pil è in media al di sotto del 90%. Al più alto Pil pro-capite dell’area dell’euro (quasi 33.000 euro annui, contro i 30.000 dell’intera Ue) si affianca un tasso di disoccupazione di un punto e mezzo in più tra chi non aderisce alla moneta unica. La quota di popolazione esposta al rischio di povertà o esclusione sociale si aggira per le due aree intorno al 22%. Ma emerge il fallimento dei processi di convergenza. Tra i 19 Paesi aderenti all’euro, solo 7 hanno un rapporto debito/Pil inferiore al 60% come stabilito negli accordi di Maastricht, e degli altri 12 sono in 4 a presentare una quota superiore al 100%.

Le ragioni economiche dello stare insieme. Rispetto al 2010, in Italia gli investimenti sono ancora all’89,4% del valore di allora, i consumi delle famiglie al 97,4%, la spesa delle amministrazioni pubbliche al 99,1%, il Pil al 99,7% (a fronte di un dato medio europeo in questo caso del 110,6%). Solo l’export è cresciuto (+26,2%). Nel 2017 le esportazioni di merci hanno superato i 448 miliardi di euro (+7,4% rispetto al 2016), con un saldo commerciale positivo di 47,5 miliardi. Siamo il 9° Paese esportatore al mondo, con una quota di mercato del 2,9% (il 3,5% se si considera solo il manifatturiero). Le imprese esportatrici sono oggi 217.431 (8.431 in più dal 2012). E tutto ciò si svolge per la gran parte dentro l’Europa (il 55,6% del valore dell’export). Su 90,6 milioni di viaggiatori stranieri entrati in Italia nel 2017, ben 63,3 milioni (il 69,9% del totale) provenivano da Paesi europei. Dei 39,2 miliardi di euro spesi in Italia dai turisti stranieri, 22,8 miliardi sono attribuibili ai turisti europei (il 58,2% del totale). Ma oggi solo il 43% degli italiani pensa che l’appartenenza all’Ue abbia giovato all’Italia, contro una media europea del 68%: siamo all’ultimo posto in Europa, addirittura dietro la Grecia della troika e il Regno Unito della Brexit. Eppure, finora gli italiani hanno sempre partecipato alle elezioni europee con percentuali di affluenza di gran lunga superiori alla media dell’Ue: nel 2014 il 72,2% contro il 42,6%.

Crescere nell’innovazione: il traino comunitario. La spesa pubblica destinata in Italia alla ricerca è scesa da poco meno di 10 miliardi di euro nel 2008 a poco più di 8,5 miliardi nel 2017. Nel periodo è passata da 157,5 euro per abitante a 119,3 euro. Per poter competere nella dimensione dell’innovazione, l’unica chance per l’Italia è una maggiore integrazione nei processi che si realizzano a livello comunitario. Per beneficiare del traino che l’Ue esercita attraverso programmi e fondi destinati ai singoli Paesi, come Horizon 2020. Dei quasi 77 miliardi di euro previsti nel budget del programma 2014-2020 ne sono già stati assegnati oltre 33 miliardi, di cui 2,8 all’Italia. Il nostro Paese è il 5° per finanziamenti ricevuti, dopo Germania, Regno Unito, Francia e Spagna. E il 4° per numero di progetti finanziati: il 9,5% dei quasi 92.000 progetti che hanno ricevuto il contributo.

Le quattro Europe: identità plurime e punti di rottura. Alla vigilia delle elezioni europee del 2014, nel mezzo della crisi, i cittadini dei 28 Stati che dichiaravano di avere fiducia nell’Ue erano il 31%, ovvero 11 punti in meno del valore registrato nella primavera di quest’anno (42%). Nei Paesi in cui è elevata la fiducia nell’Ue e contemporaneamente è positivo il giudizio sulla situazione del proprio Paese si è registrata una forte risalita post-crisi, con una variazione del Pil nel periodo 2012-2017 che oscilla tra il +55,3% in termini reali dell’Irlanda e il +4% della Finlandia. Al contrario, nel gruppo di Paesi in cui la fiducia nell’Europa è bassa, anche il giudizio sulla situazione interna è negativo: tra questi figura l’Italia, insieme a Francia, Regno Unito, Spagna e Grecia. In questo gruppo il timore di rimanere senza un’occupazione è espresso dall’83% dei cittadini in Grecia e dal 69% in Italia, contro una media europea solo del 44%.

I giovani europeisti e le diversità culturali come destino. Le giovani generazioni in Europa sono una minoranza. La quota di cittadini europei di età compresa tra 15 e 34 anni è pari al 23,7%, quella dei giovanissimi (15-24 anni) ha un’incidenza di poco superiore al 10%. In dieci anni, dal 2007 al 2017, la coorte dei 15-34enni si è contratta dell’8%. L’Italia, con la sua quota del 20,8% di giovani di 15-34 anni sulla popolazione complessiva, di tutti i 28 Paesi membri dell’Ue è quello con la più bassa percentuale di giovani, diminuita nel decennio del 9,3%. Libera circolazione, euro e diversità culturali come valori positivi rappresentano però le tre principali accezioni attribuite all’Europa dai giovani europei.

Gli snodi da cui ripartire: l’ipoteca sul lavoro. Tra il 2000 e il 2017 nel nostro Paese il salario medio annuo è aumentato solo dell’1,4% in termini reali. La differenza è pari a poco più di 400 euro annui, 32 euro in più se considerati su 13 mensilità. Nello stesso periodo in Germania l’incremento è stato del 13,6%, quasi 5.000 euro annui in più, e in Francia di oltre 6.000 euro, cioè 20,4 punti percentuali in più. Se nel 2000 il salario medio italiano rappresentava l’83% di quello tedesco, nel 2017 è sceso al 74% e la forbice si è allargata di 9 punti. Tra il 2007 e il 2017 gli occupati con età compresa tra 25 e 34 anni si sono ridotti del 27,3%, cioè oltre un milione e mezzo di giovani lavoratori in meno. Nello stesso tempo gli occupati di 55-64 anni sono aumentati del 72,8%. In dieci anni siamo passati da un rapporto di 236 giovani occupati ogni 100 anziani a 99. Mentre nel segmento più istruito i 249 giovani laureati occupati ogni 100 lavoratori anziani del 2007 sono diventati appena 143. A rendere ancora più critica la situazione è la presenza di giovani in condizione di sottoccupazione, che nel 2017 ha caratterizzato il lavoro di 237.000 persone di 15-34 anni: un valore raddoppiato nell’arco di soli sei anni. Così come è aumentato sensibilmente il numero di giovani costretti a lavorare part time pur non avendolo scelto: 650.000 nel 2017, ovvero 150.000 in più rispetto al 2011.

I persistenti squilibri nella formazione del capitale umano. L’Italia investe in istruzione e formazione il 3,9% del Pil, contro una media europea del 4,7%. Investono meno di noi solo Slovacchia (3,8%), Romania (3,7%), Bulgaria (3,4%) e Irlanda (3,3%). Tra il 2014 e il 2017 i laureati italiani di 30-34 anni sono passati dal 23,9% al 26,9%, ma nello stesso periodo la media Ue è salita dal 37,9% al 39,9%: ben 13 punti percentuali in più. Gli abbandoni precoci dei percorsi di istruzione nel 2017 riguardano il 14% dei giovani 18-24enni, contro una media Ue del 10,6%. A parità di potere d’acquisto, la spesa per allievo risulta inferiore alla media europea di 230 dollari nella scuola primaria, di 917 dollari nella secondaria di I grado, di 1.261 dollari nella scuola secondaria di II grado. Il divario più ampio è relativo all’educazione terziaria: in Italia si spendono 11.257 dollari per studente (7.352 dollari se si escludono le spese per ricerca e sviluppo), mentre la media europea è pari a 15.998 dollari (11.132 dollari senza la R&S), con una differenza dunque di ben 4.741 dollari (il 42% in più).

La crescita diseguale dei territori: l’Italia che va e quella che resta indietro. A fine 2017 il Paese era ancora 4 punti sotto il valore del Pil del 2008, ma con regioni in pieno recupero (-1,3% la Lombardia e -1,5% l’Emilia Romagna) e altre in forte arretramento: -5,0% il Lazio, -6,2% il Piemonte, -7,9% la Campania, -10,3% la Sicilia, -10,7% la Liguria.

Una società che si lascia: la rottura delle relazioni affettive stabili. Ci si sposa sempre di meno e ci si lascia sempre di più. Dal 2006 al 2016 i matrimoni sono diminuiti del 17,4%, passando da 245.992 a 203.258. A diminuire sono soprattutto gli sposalizi religiosi (-33,6%), mentre quelli civili sono aumentati del 14,1%, fino a rappresentare il 46,9% del totale. Le separazioni sono aumentate dalle 80.407 del 2006 alle 91.706 del 2015 (+14%), mentre i divorzi, anche per impulso della legge sul «divorzio breve», raddoppiano letteralmente, passando dai 49.534 del 2006 ai 99.071 del 2016 (+100%). E cresce la «singletudine»: le persone sole non vedove sono aumentate de 50,3% dal 2007 al 2017 e oggi sono poco più di 5 milioni.

52° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2018 (DIRETTA)

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52° Rapporto sulla situazione sociale del Paese-2018: italiani incattiviti (DIRETTA)

52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese-2018: sistema welfare DIRETTA

Il Rapporto Censis, proseguendo nell’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici del Paese, si sofferma anche sul «Sistema di welfare» del paese.

Diversi e soli: gli italiani di fronte alla sanità. È una convinzione diffusa che il rapporto dei cittadini con il Servizio sanitario sia fortemente differenziato a causa dell’incidenza di una serie di variabili: dalla territorialità dell’offerta alla condizione socio-economica, all’età delle persone. Il difficile accesso alla sanità genera costi aggiuntivi, con la conseguente corsa a comportamenti opportunistici e una crescente sensazione di disuguaglianze e ingiustizie, con la convinzione che ognuno deve pensare a se stesso. Più della metà degli italiani (54,7%) pensa che in Italia le persone non abbiano le stesse opportunità di diagnosi e cure. Lo pensa il 58,3% dei residenti al Nord-Est, il 53,9% al Sud, il 54,1% al Centro e il 53,3% al Nord-Ovest. Addirittura ci sono oltre 39 punti percentuali di differenza nelle quote di soddisfatti tra il Sud e le isole e il Nord-Est, che registra il più alto livello di soddisfazione tra le macroaree territoriali. Emblematici sono i dati sul grado di soddisfazione rispetto al Servizio sanitario della propria Regione: il valore medio nazionale del 62,3% oscilla tra il 77% al Nord-Ovest, il 79,4% al Nord-Est, il 61,8% al Centro e il 40,6% al Sud e nelle isole.

Autoregolazione della salute sì, «fai da te» deregolato no. Nella tutela della salute e nel rapporto con la sanità è sempre più diffuso il principio dell’autoregolazione della salute, nel solco del sapere esperto. Sono 49,4 milioni le persone che soffrono di piccoli disturbi (mal di schiena, mal di testa, ecc.) che condizionano la funzionalità e la qualità della loro vita quotidiana. Il 73,4% degli italiani si è detto convinto che sia possibile curarsi da solo in tali casi (con un incremento del 9,3% rispetto al 2007). Il 56,5% ritiene che sia possibile curarsi autonomamente perché ognuno conosce i propri piccoli disturbi e le risposte adeguate, il 16,9% perché è il modo più rapido. Decisivo è il rapporto con i saperi esperti nell’autoregolazione della salute: nonostante la crescita del web (28%), i principali canali informativi degli italiani rimangono il medico di medicina generale (53,5%), il farmacista (32,2%) e il medico specialista (17,7%). Uno dei terreni su cui maggiormente si esprime l’autoregolazione della salute è quello del ricorso a farmaci da automedicazione: infatti, è la quasi totalità degli italiani a curarsi utilizzando farmaci senza obbligo di ricetta, acquistati liberamente in farmacia. Le conseguenze per la qualità della vita delle persone e per la funzionalità dei lavoratori sono rilevanti. Sono 17,6 milioni gli italiani che l’ultima volta che hanno avuto un piccolo disturbo hanno preso un farmaco da banco: una scelta che si è rivelata decisiva perché hanno potuto continuare a svolgere le attività che altrimenti avrebbero dovuto lasciare. Sono 15,4 milioni i lavoratori che hanno continuato a lavorare grazie all’effetto del farmaci di banco in presenza di piccoli disturbi.

Il valore di coaching e orientamento per l’accesso al welfare. La domanda di coaching nel rapporto con il welfare trova oggi soluzioni nel «fai da te» delle reti di relazione familiare oppure sul mercato. Non basta aumentare il numero e la tipologia di servizi e prestazioni nel welfare, se poi non si creano le condizioni affinché le persone che ne hanno bisogno e diritto li utilizzino realmente. Il 52,7% degli italiani non sa a chi rivolgersi in caso di un problema di welfare. Il 44,9% si è rivolto a familiari e amici che già avevano affrontato il problema, il 27,1% ha fatto ricorso all’aiuto pagato di società specializzate, il 24,8% ha rinunciato a risolvere un problema perché non è riuscito a capire a chi rivolgersi. A fronte del 51,5% di italiani convinti di poter affrontare i problemi da soli, il 48,5% invece non è in grado di affrontare autonomamente le difficoltà.

I territori con poco lavoro e quelli che non lo creano: i rischi per i sistemi di welfare locali. La risposta migliore al disagio resta la creazione di nuovo lavoro vero, sostenibile, con retribuzioni appropriate. In alcune aree territoriali il disagio è più marcato: tra le province il cui tasso di occupazione presenta un divario rilevante rispetto al tasso di occupazione nazionale ci sono Reggio Calabria (-20,4%), Foggia (-19,8%) e Agrigento (-18,2%). Mostrano invece performance positive in termini di crescita dell’occupazione nel periodo 2013-2017 le province di Barletta-Andria-Trani (+4,7%) Siracusa (+2,5%), Enna (+4%), Caltanissetta (+3,4%), Palermo (+2,6%) e Napoli (+1,0%). Sul fronte dell’occupazione giovanile sono presenti dinamiche di restrizione nel periodo 2013-2017 che interessano le province di Bolzano (-2,2%), Sondrio (-2,8%), Cuneo (-2,1%), Brescia (-2,7%) e Verbano-Cusio-Ossola (-1,1%). Di fronte ad una geografia così specifica della creazione o meno di occupazione, anche le risposte di welfare non possono che modularsi sulle peculiarità locali.

L’importanza delle pensioni per il benessere quotidiano delle famiglie. Le pensioni assolvano oggi a funzioni sociali più rilevanti rispetto a quella di pura tutela per la vecchiaia per cui erano storicamente nate. Sarebbe un limite grave non cogliere questa dimensione che si collega strettamente con la vita quotidiana delle famiglie. Sono oltre 16 milioni le persone che percepiscono pensioni in Italia. Il numero è diminuito nell’ultimo anno, visto che le persone che hanno smesso di percepire pensioni sono di più dei nuovi pensionati. Anche i redditi pensionistici sono in contrazione, perché quelli dei nuovi pensionati sono inferiori a quelli dei cessati: 15.000 euro contro 16.700 euro annui. Circa il 50% delle famiglie italiane è formato o ha al suo interno un pensionato, per un totale di 12 milioni di nuclei. I pensionati che vivono soli sono il 27,8%, il 36,2% vive in coppia senza figli, il 18% in coppia con figli, l’8% è un genitore solo. Per il 63,3% delle famiglie i trasferimenti pensionistici sono pari ad oltre tre quarti del proprio reddito, per il 26,4% la pensione costituisce il totale del reddito familiare. Fondamentale è l’apporto delle pensioni nella riduzione del rischio di povertà per le famiglie più vulnerabili: la pensione riduce il rischio di povertà del 12,4% per le famiglie monogenitoriali, del 9,6% per le coppie con figli, del 6,8% per le persone sole, del 2,8% per le coppie senza figli.

52° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2018

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Ancelotti super innamorato di Napoli: “Mi piace tutto, anche la parte stravagante”

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Ancelotti super innamorato di Napoli: “Mi piace tutto, anche la parte stravagante”

Ieri Carlo Ancelotti agli studi Rai di Napoli ha dichiarato: “Di Napoli mi piace tutto. Anche quello che sembra strano o stravagante”. Come scrive l’edizione odierna de Il Mattino, ad accogliere il mister, accompagnato dal direttore della comunicazione Nicola Lombardo, c’erano il direttore del Centro produzione tv Francesco Pinto e il vicecaporedattore Gianfranco Coppola.

52° Rapporto sulla situazione sociale del Paese-2018: italiani incattiviti (DIRETTA)

Diffuso il 52esimo rapporto Censis. Sfiducia nella politica e nell’Europa: gli italiani non credono al cambiamento e sembrano incattiviti dalle difficoltà.

Giunto alla 52ª edizione, il Rapporto Censis prosegue l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici del Paese, individuando i reali processi di trasformazione della società italiana. Su questi temi si soffermano le «Considerazioni generali» che introducono il Rapporto.

La sfiducia nella politica e la fiducia nell’Europa sono due temi dominanti del cinquantaduesimo rapporto Censis. L’area del non voto in Italia è passata dalle 11,03% del 1968 al 29,4% del 2018. Cresciuti anche gli italiani che ritengono che i politici siano tutti uguali. Più di uno su due poi dichiara che non è vero che le cose nel nostro paese abbiamo iniziato a cambiare veramente. Una sfiducia che raggiunge il suo Apice nelle fake news considerate dal 91% degli italiani determinanti nell’orientare politicamente l’opinione pubblica.

C’è poi il capitolo Europa e la sua leadership e perduta, come la chiama il Censis oggi. Solo il 43% degli italiani pensa che l’appartenenza all’Unione ci abbia giovato, valutazione che ci colloca all’ultimo posto in Europa addirittura dietro la Grecia delle sanzioni e dietro il Regno Unito della Brexit. Una sfiducia che, secondo il Censis, non è che l’esito del giudizio negativo sulla situazione interna, infatti meno rassicuranti sono le agende interne più si diffonde il mal d’Europa.

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Nella seconda parte, «La società italiana al 2018», vengono affrontati i processi di maggiore interesse emersi nel corso dell’anno. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, la sicurezza e la cittadinanza.

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Rapporto Censis, L’Italia preda di un sovranismo psichico

L’Italia preda di un sovranismo psichico, così nel 52° Rapporto Censis (DIRETTA)

Repubblica – Meret titolare nella partita Napoli – Frosinone

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La decisione è stata presa ieri durante l’ allenamento

Domani, durante la partita Napoli – Frosinone, Alex Meret è pronto per esordire dal primo minuto. L’ex portiere della SPAL è ormai completamente guarito dal problema avuto al callo osseo dopo l’infortunio rimediato in ritiro a Dimaro.

Il suo debutto, già programmato da tempo, si è concretizzato al termine dell’allenamento di ieri mattina, riferisce l’edizione odierna di Repubblica.