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Settore Giovanile Juve Stabia, 4 calciatori inseriti nell’ottava edizione de la ‘Giovane Italia’

Calciatori inseriti nell’ottava edizione de la ‘Giovane Italia’

Da oggi disponibile in prelazione l’ottava edizione de la Giovane Italia, gli under 19 in cui crediamo. 452 Schede (le 70 iniziali a cura di Nicole Peressotti) dei migliori talenti calcistici italiani, maschili e femminili, nati tra il 1999 e il 2004. Tra questi anche le Vespette Giuseppe La Monica (2001), Matteo Esposito (2002), Francesco Di Pasquale (2003) e Gennaro Noviello (2004).
Un’autentica “bibbia “ del calcio di casa nostra, con profili che passano dalla serie A alla Lnd non trascurando evidentemente il meglio del calcio Under. Prefazioni del presidente della Figc Gravina, del credito sportivo Abodi, di Andrea Pinamonti, attaccante del Frosinone e di Rita Guarino, Arianna Caruso, Benedetta Glionna e Sofia Cantore (Juventus)

Ciro Novellino, ufficio stampa settore giovanile Juve Stabia

 

Torre Annunziata, l’amministrazione presente all’iniziativa “Walk of Life Telethon”

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L’amministrazione di Torre Annunziata ha partecipato all’iniziativa “Walk of Life Telethon”

Sabato 30 e domenica 31 marzo si è svolta a Napoli “Walk of Life 2019”, la due giorni di iniziative che hanno l’obiettivo di raccogliere fondi da destinare all’Istituto Telethon di Genetica e Medicina di Pozzuoli che da anni effettua la ricerca sulle malattie genetiche rare.

L’evento ha avuto inizio sabato 30 con l’apertura in piazza del Plebiscito del Villaggio Telethon, animato da esibizioni sportive, concerti e giochi per i più piccoli. L’Amministrazione Comunale oplontina era presente, insieme al Forum dei Giovani, con uno stand rappresentativo del proprio patrimonio culturale e storico, al quale ha fatto visita, tra gli altri, il Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca.

Il culmine dell’evento si è avuto ieri, con la maratona di 15 km (XIX Caracciolo Gold Run) e la passeggiata non competitiva di 3 km.

A rappresentare il l’Amministrazione oplontina c’erano gli assessori Luigi Ammendola, Emanuela Cirillo, Stefano Mariano e Martina Nastri; i consiglieri comunali Giovannina Cirillo e Luigi Cirillo e il dirigente Nicola Anaclerio.

Stupefacenti tra Abania, Italia e Sicilia, con l’Operazione “Sfizio” la GdF smantella un’organizzazione

Un vasto traffico di stupefacenti tra l’Albania, l’Emilia Romagna, l’Abruzzo, la Calabria e Messina è stato scoperto dalla Guardia di Finanza (video).

I finanzieri del Comando provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 italiani ed 2 albanesi, emessa dal Gip Maria Militello. La Guardia di Finanza ha così sgominato una organizzazione criminale che gestiva un vasto traffico di stupefacenti tra l’Albania, l’Emilia Romagna, l’Abruzzo, la Calabria e Messina.

L’operazione “Sfizio” è stata avviata controllando i movimenti dei membri di una famiglia messinese radicata nel quartiere Contesse. Le successive attività investigative, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della locale Procura della Repubblica, hanno permesso al Nucleo Mobile del Gruppo di Messina di individuare una pluralità di viaggi illeciti finalizzati all’acquisto dei carichi di droga, di chiarire il modus operandi dei trafficanti e di individuare una consorteria criminale capeggiata dai membri di una famiglia messinese (padre, M.A., e due figli, M.M.A. e M.F.).

Il gruppo criminale pianificava l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti con i fornitori abruzzesi ed albanesi, grazie all’ausilio di “fedeli” corrieri, che trasportavano i carichi di droga nel Capoluogo Peloritano. La droga, una volta giunta a Messina, veniva consegnata a pusher locali che avevano il compito di curarne la cessione ai consumatori.

Contestualmente all’esecuzione delle ordinanze, i finanzieri del Gruppo di Messina hanno effettuato numerose perquisizioni in tutta Italia. Durante le indagini, sono stati eseguiti, a riscontro delle tesi investigative, sequestri di alcuni carichi di sostanze stupefacente del tipo marijuana di circa 55 chili ciascuno, e sono stati tratti in arresto due corrieri (R.G. e B.M.), colti alla guida degli autoveicoli che trasportavano la droga.

I reati contestati sono quelli previsti e puniti dagli artt. 73 (traffico di stupefacenti) e 74 (associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti) del D.P.R. 309/90.

Adduso Sebastiano

Castellammare, questione TARI Di Martino: “L’amministrazione ha approvato una manovra che succhia il sangue agli stabiesi”

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Il consigliere di opposizione Andrea Di Martino attacca l’amministrazione Cimmino sulla questione dell’aumento della TARI

Lenitmotiv della giornata a Castellammare di Stabia è la questione TARI. “Apprendiamo, all’esito dell’approvazione del bilancio di previsione e delle tariffe per le imposte nei Comuni della Città di Metropolitana di Napoli, che in quasi tutti i Comuni la tassa sui rifiuti risulta aumentata rispetto allo scorso anno, in ragione dell’incremento del 30% imposto dalla Sapna, società provinciale che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti, in merito al costo per il conferimento dei rifiuti indifferenziati da parte dei Comuni. Ebbene, noi siamo riusciti a scongiurare l’aumento della Tari, confermando le aliquote dello scorso anno”. Queste sono state le dichiarazioni di Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare di Stabia.

Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere di opposizione Andrea Di Martino che attacca l’amministrazione affermando: “Cimmino ha approvato una manovra che succhia il sangue agli stabiesi che pagano le tasse, il paradosso è che se ne vanta. Hanno confermato le tasse più alte della Campania in tutti i settori, confermando le aliquote del dissesto. Portano a loro vanto l’avere mantenuto invariate le aliquote per la Tassa sui rifiuti, questo è stato possibile solo grazie alla lotta alla evasione fatta durante l’amministrazione di cui ero vicesindaco. Loro hanno interrotto anche la lotta alla evasione e se ne vantano. Lo slogan di Cimmino è facciamo pagare tanto ai poveri e facciamo evadere i ricchi. A che serviranno questi soldi che i cittadini pagano? a finanziare 250.000 euro di feste e a elargire incarichi a destra e a manca. Il sindaco ha bocciato emendamenti delle opposizioni che toglievano qualche soldo sprecato sugli spettacoli per fare interventi a favore dei diversamente abili e della mobilità ciclistica. È troppo un vanto per questa amministrazione ripetere il disastro combinato a Natale appena trascorso, per poter rinunciare anche a poche decine di migliaia di euro, e fare politiche che guardano alla sostanza e non alla propaganda, che ormai sembra essere l’unica attività di questo sindaco”.

Controlli in costiera, pioggia di multe e patenti ritirate

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Controlli dei carabinieri tra Piano di Sorrento e Positano, numerose multe e patenti ritirate

Fine settimana di controlli effettuati dai Carabinieri delle Compagnia di Sorrento e Amalfi tra Piano di Sorrento e Positano.

I militari dell’arma hanno sottoposto a controllo oltre cento mezzi tra auto e motoveicoli. Nel dettaglio i carabinieri hanno posto sotto sequestro un veicolo per mancanza di copertura assicurativa, fermate tre moto per collocazione di targa in posizione non conforme. Inoltre, sono state ritirate 10 carte di circolazione e 5 patenti di guida. Infine, due individui sono stati segnalati al Prefetto per il possesso, per uso personale, di 2 grammi circa di marijuana.

Givova Scafati, coach Lardo: “Orgoglioso della squadra, non ha mollato mai”

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Arriva una sconfitta per la Givova Scafati in trasferta al PalaFerraris contro la Novipiù Casale Monferrato, le parole di coach Lardo

Senza i due statunitensi Thomas e Goodwin e con il capitano Ammannato e l’esterno Rossato a referto solo per onore di firma, la Givova Scafati non riesce a bissare il successo casalingo di sette giorni prima contro la 2B Control Trapani e cade 102-84 al PalaFerraris, sotto i colpi della Novipiù Casale Monferrato. Ce l’hanno messa tutta gli uomini di coach Lino Lardo, ma era complicato riuscire a fare di meglio in queste condizioni, su un campo notoriamente ostico e soprattutto contro una diretta concorrente per la qualificazione ai play-off, che, oltre ai due punti, è riuscita anche a ribaltare il passivo della gara di andata al PalaMangano.

E’ stata partita vera fino all’intervallo lungo, poi i padroni di casa sono riusciti a guadagnare quel vantaggio che ha permesso loro di gestire il risultato fino alla fine, sebbene i campani abbiano provato in ogni modo a riaccendere la sfida e a rientrare vanamente in partita. Ma, al di là del punteggio finale, sono comunque usciti dal rettangolo di gioco a testa alta.

Queste le parole di coach Lino Lardo al termine del match: «Sono orgoglioso di quanto hanno fatto i ragazzi in campo, perché contro una squadra al completo e su un campo così ostico non era semplice bissare la prestazione della precedente sfida casalinga contro Trapani. Stavolta, a differenza di sette giorni fa, oltre ai due americani, non abbiamo potuto disporre né di Ammannato, né di Rossato. Ho anche provato a schierarli in campo, ma si è subito notato che non erano in condizione di restarci. Ci siamo inventati un po’ di ruoli inediti per giocatori non abituati a giocarci, come ha fatto ottimamente Tommasini, tra i migliori in campo insieme a Pavicevic. Abbiamo fatto quello che potevamo e dispiace non averla potuta giocare con la rosa al completo. Abbiamo concesso troppi rimbalzi e secondi tiri. Ci restano ancora tre partite da disputare di stagione regolare e proveremo a fare bottino pieno, per conquistare un posto nella griglia play-off, sperando di recuperare i vari infortunati, alle prese con lavoro differenziato. Ho visto in campo una squadra che, nonostante le avversità, non ha mollato mai ed ha giocato per la maglia fino alla fine».

Napoli, Città della Scienza e Comicon insieme per un concorso sui Supereroi della Scienza

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Città della Scienza e Comicon insieme per un concorso sui Supereroi della Scienza

In occasione dell’edizione 2019 del Concorso di Fumetto e Grafica IMAGO, nasce la collaborazione tra Città della Scienza i COMICON: la scienza si allea con i supereroi per liberare il mondo dalle tenebre dell’ignoranza!

Città della Scienza ha scelto di affidare l’ideazione della sua nuova campagna di comunicazione ad un illustratore selezionato attraverso il Concorso Imago,  ideato  dallo scrittore Maurizio Ponticello,  la cui XXI edizione sarà proprio dedicata al tema Supereroi della Scienza.
Giovani fumettisti, disegnatori, appassionati ma anche professionisti potranno partecipare alle diverse categorie del concorso Imago, disponibili sul bando,  oltre che concorrere per il  Premio Speciale di Città della Scienza, disegnando il loro supereroe della scienza. I disegni dovranno essere inviati entro le ore 20.00 di sabato 13 aprile 2019.

Accanto alla giuria popolare, una giuria nominata da Città della Scienza, selezionerà e premierà il progetto vincitore domenica 28 aprile in occasione della giornata conclusiva di COMICON 2019 presso la Mostra d’Oltremare.
Al vincitore del Premio Speciale, Città della Scienza corrisponderà anche un premio speciale in danaro di 1.550,00 €. Tra i premi in palio per le varie categorie è previsto anche l’ingresso omaggio per un anno a Città della Scienza compresivo di ingresso a tutte le mostre, agli eventi e al Planetario, così come deciso ed accordato dalla Fondazione Cds che concederà detti ingressi.

Tutti i disegni realizzati e selezionati saranno utilizzati da Città della Scienza per una Mostra speciale presso la sede di Città della Scienza.
Per maggiori dettagli sul concorso si possono consulatare i siti www.cittadellascienza.it e www.comicon.it

Trasferta amara per la Givova Scafati contro Novipiù Casale Monferrato

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Arriva una sconfitta per la Givova Scafati in trasferta al PalaFerraris contro la Novipiù Casale Monferrato

Senza i due statunitensi Thomas e Goodwin e con il capitano Ammannato e l’esterno Rossato a referto solo per onore di firma, la Givova Scafati non riesce a bissare il successo casalingo di sette giorni prima contro la 2B Control Trapani e cade 102-84 al PalaFerraris, sotto i colpi della Novipiù Casale Monferrato. Ce l’hanno messa tutta gli uomini di coach Lino Lardo, ma era complicato riuscire a fare di meglio in queste condizioni, su un campo notoriamente ostico e soprattutto contro una diretta concorrente per la qualificazione ai play-off, che, oltre ai due punti, è riuscita anche a ribaltare il passivo della gara di andata al PalaMangano.

E’ stata partita vera fino all’intervallo lungo, poi i padroni di casa sono riusciti a guadagnare quel vantaggio che ha permesso loro di gestire il risultato fino alla fine, sebbene i campani abbiano provato in ogni modo a riaccendere la sfida e a rientrare vanamente in partita. Ma, al di là del punteggio finale, sono comunque usciti dal rettangolo di gioco a testa alta.

Le difese hanno ragione dei rispettivi attacchi nella prima parte di gara. Equilibrati i primi minuti, con Tavernari, Contento e Rossato da una parte e Cesana e Denegri dall’altra a crivellare le due retine (6-7 al 5’). Nella seconda metà del periodo, però, non appena sale in cattedra lo statunitense Pinkins, i padroni di casa (complice qualche palla persa di troppo dei viaggianti) riescono ad allungare, prendendo un buon margine di vantaggio (17-9 al 9’) e chiudendo avanti 19-14 la prima frazione.

La sfida viene spezzata in due dopo pochi minuti del secondo quarto, quando Musso e Pepper alzano la voce, vanno a segno dalla lunga distanza e spingono avanti 33-19 al 13’ la truppa rossoblù. Affidandosi alle iniziative personali, la Givova smarrisce la via del canestro e in attacco fa molta fatica senza i due statunitensi. Ne approfittano i locali, che, invece, hanno la mano calda dall’arco dei 6 metri e 75 centimetri e ampliano la forbice del divario (40-23 al 16’). Sale allora in cattedra Contento, che cerca di riaccendere la sfida, firmando da solo un mini parziale di 0-7 (40-30 al 18’). La sfida cresce di intensità e spettacolarità, con l’intervallo che arriva sul punteggio di 54-42.

Capitan Martinoni suona la carica e la Novipiù allunga 60-44 al 23’. L’ennesimo strattone non abbatte però la Givova, che nel frattempo si dispone a zona in difesa e trova in Pavicevic un inedito protagonista (60-48 al 25’). Ma è un fuoco di paglia, perché nei minuti successivi in campo ci sono solo i padroni di casa, che, con Pinkins, Denegri e ancora capitan Martinoni, volano sul +21 (69-48 al 26’). Ce la mette tutta la formazione ospite per cercare di riaprire la sfida (bene Romeo), ma al termine del terzo periodo i piemontesi hanno una seria ipoteca sulla vittoria (84-61).

Nonostante lo svantaggio, la compagine dell’Agro non si lascia sopraffare e resta viva. E’ buono l’impatto con la sfida di Tommasini (88-67 al 33’), ma, nonostante la collaborazione di Passera e Pavicevic, Scafati continua sempre ad inseguire da lontano (92-76 al 35’). I ragazzi di coach Ferrari si limitano ad amministrare il vantaggio e giungono senza problemi alla sirena conclusiva, che sigla il successo della Novipiù Casale Monferrato con il punteggio finale di 102-84.

I TABELLINI

NOVIPIU’ CASALE MONFERRATO 102 GIVOVA SCAFATI 84 (19-14; 35-28; 30-19; 18-23)

NOVIPIU’ CASALE MONFERRATO: Banchero, Musso 14, Valentini 9, Cesana 9, Pepper 15, Denegri 16, Battistini 7, Martinoni 11, Pinkins 21, Cattapan, Giovara, Lazzeri. ALLENATORE: Ferrari Mattia. ASS. ALLENATORI: Valentini Andrea e Fabrizi Andrea.

GIVOVA SCAFATI: Tommasini 10, Passera 10, Romeo 12, Contento 18, Ammannato 2, Pavicevic 19, Rossato 2, Solazzi, Thomas n. e., Tavernari 11. ALLENATORE: Lardo Lino. ASS. ALLENATORE: Luise Sergio.

ARBITRI: Cappello Calogero di Porto Empedocle (Ag), Catani Marco di Pescara e Tarascio Sebastiano di Priolo Gargallo (Sr).

NOTE: Tiri dal campo: Casale Monferrato 31/65 (48%); Scafati 26/60 (43%). Tiri da due: Casale Monferrato 18/28 (64%); Scafati 19/40 (48%). Tiri da tre: Casale Monferrato 13/37 (35%); Scafati 7/20 (35%). Tiri liberi: Casale Monferrato 27/31 (87%); Scafati 25/28 (89%). Falli: Casale Monferrato 23; Scafati 22. Usciti per cinque falli: nessuno. Rimbalzi: Casale Monferrato 46 (33 dif.; 13 off.); Scafati 24 (22 dif.; 2 off.). Palle recuperate: Casale Monferrato 8; Scafati 7. Palle perse: Casale Monferrato 13; Scafati 9. Assist: Casale Monferrato 30; Scafati 16. Stoppate: Casale Monferrato 2; Scafati 0. Spettatori: 1.750 circa.

Castellammare, sostegno ai disabili: “Nessuna proposta dalle associazioni”

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Al Comune di Castellammare di Stabia per il bando relativo al progetto “Dopo di Noi” sono pervenute dodici domane: “Neanche un progetto da parte delle associazioni operanti sul territorio”

“Sono pervenute 12 domande alla scadenza del bando relativo al progetto ‘Dopo di Noi’, destinato ai disabili che, ad un certo punto della loro vita, non potranno più contare su un supporto familiare. Siamo decisamente soddisfatti perché, grazie all’impegno dell’assessorato e del settore politiche sociali, siamo riusciti a cogliere un’importante opportunità per le fasce più deboli della popolazione”. Queste le parole del primo cittadino di Castellammare di Stabia Gaetano Cimmino,

Ci siamo impegnati in prima persona, – continua Antonella Esposito, assessore alle politiche sociali del Comune di Castellammare di Stabia – con gli assistenti sociali dell’ente, con gli uffici dell’Ambito e con l’assessorato alle politiche sociali, a fornire un contributo concreto alla redazione dei progetti individualizzati per i diversamente abili che disponevano dei requisiti per aderire all’iniziativa. Ma a preoccuparci è l’abbandono dei diversamente abili stabiesi da parte delle associazioni che operano sul territorio. Noi abbiamo svolto il nostro compito, altri sono venuti meno”.

Abbiamo raccolto le varie istanze, provvedendo a stilare, seguire e calibrare i progetti su ogni singolo beneficiario e contribuendo anche ad agevolare la consegna delle stesse. – prosegue l’assessore Esposito – Neanche un progetto è pervenuto, invece, dalle associazioni che si ergono a difesa dei diritti dei disabili e che poi, dinanzi all’opportunità di fornire un contributo concreto, hanno fatto mancare la propria rappresentanza”.

Under 15, Gubbio-Juve Stabia 1-1 [FOTO ViViCentro]

Il racconto in scatti della partita degli under 15 Gubbio-Juve Stabia

Termina in parità il match del campionato Under 15 tra Gubbio e Juve Stabia. In gol Di Serio, su calcio di rigore, mentre il pareggio arriva quasi alla fine del match con Giannattasio

Guarda le foto di Gubbio – Juve Stabia realizzate dal fotografo Lino Minasi che ci racconta così il pareggio: delle vespette allenate da mister Vincenzo Franzese.

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L’Aquila, dieci anni dal terremoto del 2009 (Luigi Fiammata)

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Riceviamo, da Goffredo Palmerini, un’ampia nota di Luigi Fiammata su L’Aquila, riassuntiva dei 10 anni dal terremoto del 6 aprile 2009, con particolare riguardo ai problemi e alle criticità della ricostruzione. E’ il primo dei contributi commemorativi nel Decennale del sisma dell’Aquila, cui ne seguiranno altri nei prossimi giorni che saremo parimeti lieti di pubblicare.

L’AQUILA – Il terremoto segna una scissione nel senso comune dei cittadini. A L’Aquila, tutto si definisce indicandone le condizioni, prima e dopo il terremoto. Eppure, non è possibile comprendere i processi attivati dal post sisma, e le attuali condizioni della città, se non si tiene conto della permanenza, e degli effetti, delle dinamiche che caratterizzavano la città, prima del 6 aprile 2009. La Destra ha governato L’Aquila dal 1998 al 2007, minandone in profondità l’impianto urbano, attraverso il ricorso ad una pluralità di forme di edilizia contrattata e condividendo, con il Centrosinistra, l’attenzione alla preminenza degli interessi degli imprenditori edili locali. La Cassa di Risparmio locale ha sostenuto questo intreccio tra impresa edile e politica, anche oltre il legittimo, e, anche per questo, entrata in sofferenza, è stata poi acquisita, dopo il sisma, da una azienda di dimensione nazionale, che ha presto spostato altrove i centri decisionali e che molto debolmente sostiene oggi le imprese del territorio.

Prima del sisma, L’Aquila si identificava col suo Centro Storico, che era area direzionale, e di pregio monumentale, luogo principe della socialità cittadina e luogo d’elezione della rendita immobiliare che approfittava della vasta presenza di studenti universitari fuori sede, cui era affittato, spesso fuori regola, un costruito privo di condizioni di sicurezza. Le periferie erano preda di assalti selvaggi al paesaggio da parte di una edilizia senza pregio, e senza spazi pubblici, che in molti luoghi sommava, e somma ancora oggi, la presenza contemporanea di insediamenti abitativi disorganici, con capannoni industriali, vuoti, costruiti perché una Legge Regionale ne favoriva l’edificazione senza vincoli, privilegiandone la sola rendita fondiaria e disinteressandosi di un vero impiego produttivo o di servizio. Le frazioni della città, che prima del fascismo avevano dimensione comunale autonoma, erano rimaste un sistema distante e disorganico rispetto all’area urbana, avviato a trasformarsi lentamente in periferia senza più anima.

A luglio del 2008, venne arrestato il Presidente della Giunta Regionale Ottaviano Del Turco, insieme ad alcuni dei suoi Assessori. E furono indette nuove elezioni, che, a dicembre, videro la Destra riprendere il controllo della Regione.

L’intervento della Magistratura aprì l’ennesima crisi della legalità, e della credibilità della classe politica in Abruzzo, sul terreno della Sanità, che sarebbe stato decisivo per definire una stagione di nuovo, universale, efficiente ed efficace welfare in un una regione caratterizzata da un territorio difficile, in larga parte montuoso, e dalla viabilità disagevole; soggetto a forti processi di invecchiamento della popolazione e di spopolamento delle aree interne. La Sanità pubblica invece, è stata oggetto di un continuo ed indiscriminato taglio delle risorse e dei servizi, senza neppure ridefinirne correttamente il rapporto con la Sanità privata o convenzionata, ma anzi, perpetuando ed accrescendo sprechi e dinamiche clientelari e baronali.

Buona parte della classe dirigente locale, e regionale, è composta da medici, in tutti gli schieramenti politici. Gruppi di potere, spesso trasversali e perfettamente adattati alla prevalenza ormai ideologicamente acquisita delle ragioni del mercato, sul bisogno di Salute, si disputano il capitolo “Sanità”, quello più ricco in assoluto dell’intero bilancio regionale.

L’intreccio tra costi della Sanità e irresponsabilità della politica e dell’amministrazione, ha toccato il suo culmine subito dopo il sisma del 2009, quando la Giunta Regionale di Destra ha sottratto alla ASL aquilana 47 milioni di euro – erogati dall’assicurazione sottoscritta contro il danno per il terremoto, e che avrebbero dovuto essere utilizzati per ricostruire gli immobili danneggiati dal sisma – per allentare le sofferenze del bilancio regionale al limite del dissesto; l’Ospedale aquilano, così, a dieci anni dal sisma, ancora non è stato del tutto ricostruito e una parte strategica della città, l’intera collina prospiciente la Basilica di Collemaggio, con i suoi numerosi edifici dell’ex manicomio, della Direzione Sanitaria e dei Distretti sanitari territoriali, è in totale abbandono, mentre la ASL, proprietaria dei luoghi, paga fior di affitti ai costruttori locali per le sue sedi “provvisorie”.

A settembre del 2008 iniziarono ad avvertirsi i primi segnali, a livello nazionale, della terribile crisi economica, che, iniziata con la bancarotta della finanza statunitense, è, ancora oggi, non riassorbita dall’economia mondiale. A L’Aquila la crisi impatta su un territorio che, nel 1994, con il primo governo Berlusconi, è stato espulso, prima della naturale scadenza, dal sistema di sostegno straordinario dell’Europa per il Mezzogiorno e che ha appena subito colpi terribili dalla riorganizzazione del sistema delle imprese a Partecipazione Statale, un tempo nerbo di una presenza industriale importante, nella produzione e nei servizi per le Telecomunicazioni, anche spaziali e per la Difesa, oltre che nelle industrie elettroniche specificamente vocate ai sistemi d’arma. Un intero settore industriale, con migliaia di occupati di cui oltre il 50% donne, con le sue competenze e professionalità pregiate, viene totalmente cancellato dai processi di privatizzazione insensati e gestiti solo nell’ottica del rientro dal debito pubblico in previsione dell’ingresso dell’Italia nell’area dell’euro. Per la prima volta nella storia repubblicana della città, è impossibile alla politica locale intervenire nei processi economici, la cui portata, e la cui origine, è troppo lontana e ampia, perché possa essere condizionata. La mancata percezione di questa debolezza strutturale del sistema locale, da parte delle maestranze interessate, della politica locale, della città complessivamente e di larga parte del Sindacato territoriale, lascia sul terreno la sensazione di una violenta e inspiegabile ingiustizia subita, che non consente di organizzare risposte e alternative credibili, ma solo la ricerca di capri espiatori.

La città quindi, alla vigilia del sisma, vive una situazione di forti disequilibri, tra Centro e Periferia, tra Occupati e Espulsi dai luoghi di lavoro; tra poteri locali indeboliti, frammentati nelle competenze e messi in competizione tra loro dalla improvvida riforma “federalista” di Bassanini e poteri nazionali e globali. Vive una profonda crisi di prospettiva, avendo investito molto di sé stessa nella formazione e nell’alta formazione, ma ritrovandosi improvvisamente quasi del tutto priva di sbocchi credibili per i giovani che contribuiva ad istruire. L’Aquila è segnata dai processi di marginalizzazione delle aree interne del Paese e vede accentuare la propria passivizzazione, poiché la fonte preponderante di sostentamento è il flusso di risorse pubbliche verso la città, con gli stipendi alla diffusa classe di lavoratori pubblici di un capoluogo di Regione – ivi comprese le scuole d’ogni ordine e grado e una Università che contava oltre ventimila iscritti – con le pensioni erogate ad una popolazione che invecchia e che ha visto, prima del tempo, porre in quiescenza migliaia di persone prima impegnate nell’industria, con il sostegno generalizzato alle numerose, ricche di storia preziosa e qualificate Istituzioni culturali cittadine.

E poi arriva il trauma.

Il terremoto dell’Aquila, da subito, diviene innanzitutto una rappresentazione mediatica. La città è raccontata dai mezzi di comunicazione di massa, dalla televisione in special modo, con una capacità di drammatizzazione enorme e secondo una precisa e attenta scansione sceneggiata. Mentre i cittadini vengono obbligati, in massa, ad abbandonare la città, è messo in atto, subito, un percorso che non deve ripetere le scansioni temporali che hanno caratterizzato altre tragedie nazionali. La tripartizione di “gestione dell’emergenza – transizione – ricostruzione”, è abolita. Il Presidente del Consiglio non può permettersi che L’Aquila sia esposta allo stesso modo in cui le sue televisioni hanno mostrato, puntualmente e per ragioni di opportunità politica, il terremoto in Umbria: la presenza nei telegiornali, delle immagini, ad ogni ricorrenza, degli stenti delle “Festività nei container”, per i terremotati, non può essere consentita. La fase di transizione è perciò cancellata e con essa anche la possibilità di sedimentare un racconto condiviso della tragedia nella popolazione. E di costruire una riflessione seria e capace di traguardare il futuro, sui caratteri e la qualità della ricostruzione di un Capoluogo di Regione, la cui distruzione e recisione di tutti i gangli sociali, economici, relazionali, direzionali e di elaborazione, è subitanea e totalmente inedita nella storia del Paese. La volontà di “dare un tetto” in tempi rapidissimi a decine di migliaia di persone è assolutamente lodevole e innovativa. La proposta del “Progetto C.A.S.E.” tramortisce l’intero Centrosinistra al governo della città, e le forze sociali, e ne sancisce l’afasia anche col prolungamento strumentale dei poteri commissariali, in varie forme, fino al dicembre del 2012.

Il terremoto si trasforma in un grimaldello utile a cambiare i rapporti di potere, e l’equilibrio dei rapporti tra poteri, in Italia.

La gestione dell’emergenza nella città è caratterizzata dalla sospensione di ogni regola di democrazia. Sin dalla prima Ordinanza post sisma viene sospesa la validità, per il territorio colpito dal sisma, di decine e decine di leggi di indirizzo e controllo dell’intervento pubblico: ad esempio, tutto il codice degli Appalti; tutto il magistero di controllo della Corte dei Conti; tutta la normativa sul trasporto dei rifiuti, anche tossici, speciali e pericolosi; persino la legge sulla trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione è abolita, a L’Aquila, tra l’altro. E’ qui che si innesta il tentativo di trasformare la Protezione Civile in una Società per Azioni cui affidare la realizzazione di tutte le Grandi Opere Pubbliche, in regime di emergenza, anche sotto il profilo della gestione dell’ordine pubblico, e che è bloccato solo quando emergono gli scandali delle “cene galanti” nella residenza del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Un fiume di risorse finanziarie, un mare di persone mobilitate per L’Aquila, un oceano di solidarietà vera, nazionale, e internazionale, talora raccontati e amplificati dai canali televisivi e dalla carta stampata, non ancora sottoposta all’attacco dei Social Media, rendono indicibile il dissenso. Nessuna discussione fu possibile, e neppure oggi lo è, in realtà, riguardo l’impatto del Progetto C.A.S.E. sulla realtà cittadina. Da ottobre del 2009, il Progetto C.A.S.E. ospita confortevolmente e dignitosamente, fatto salvo qualche crollo negli ultimi anni, migliaia di aquilani spossati dal sisma e da mesi di lontananza fisica dalla città. Ma oggi tende a trasformarsi in residenza riservata a fasce marginali della popolazione: il rischio di doversi confrontare con dei ghetti è altissimo, già ora. I veri costi del Progetto C.A.S.E. sono un mistero, mentre non lo sono le fonti che ne finanziarono la realizzazione: il Fondo Europeo di Solidarietà per le calamità naturali fu praticamente impiegato per intero, e, pertanto, il “merito” della realizzazione del Progetto C.A.S.E., andrebbe almeno diviso con l’Unione Europea e non essere oggetto di vanto esclusivo del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’epoca.

Il ricorso alle risorse dell’Unione, inoltre, vincola il destino futuro dei diciannove “quartieri” sparsi per il territorio comunale: essi devono restare strutture “temporanee”, ma i cui costi, in realtà, per l’abbattimento e il ripristino del territorio, nessuno sosterrà mai. E quelle “strutture temporanee” non possono generare “utili” per il Comune, divenutone nel frattempo il proprietario, che pertanto non può alienarli a soggetti utilizzatori che avrebbero tutto l’interesse a mantenerne intatta ogni funzionalità. Si è taciuto per anni che la quantità di risorse necessaria ad una vera manutenzione di quei complessi residenziali, non è realisticamente sostenibile dal solo bilancio del Comune di L’Aquila, che, peraltro, soffre fino al limite del collasso finanziario per i mancati introiti derivanti dall’evasione del pagamento delle bollette per le utenze (tutte formalmente in capo al Comune proprietario), che tantissimi inquilini del Progetto C.A.S.E.hanno praticato e praticano, talvolta per vero bisogno, molto più spesso per intollerabile cinismo, tutt’oggi; spesso irresponsabilmente spalleggiati da quasi tutte le formazioni politiche che hanno cavalcato, secondo le convenienze elettorali del momento, una demagogica idea di “assistenza totale”. La città militarizzata e quasi interamente svuotata, nel luglio 2009, quando la riunione del G8, con un colpo di teatro, fu spostata dalla Sardegna a L’Aquila, racconta un potere che, purché non sia disturbato ma ubbidito, elargisce con assoluta generosità assistenza e sostegno, e persino una intera estate aquilana di spettacoli d’intrattenimento dal vivo di grande qualità, mobilitando il meglio degli artisti italiani, gratuitamente.

Il territorio comunale, coi suoi nuovi nuclei abitati costruiti in quei mesi, si estende ora lungo l’asse Est-Ovest per oltre trenta chilometri, senza che vi siano le risorse per i corrispondenti necessari servizi pubblici, dal trasporto alla raccolta dei rifiuti, ad esempio, o una dotazione infrastrutturale adeguata, e senza che l’edificazione di questo patrimonio residenziale aggiuntivo abbia contribuito a eliminare l’abusivismo edilizio, che, al contrario, è esploso, usando come cavallo di Troia una sciagurata Delibera comunale della Giunta di Centrosinistra. Quell’atto autorizzava la realizzazione di manufatti provvisori in legno nella fase d’emergenza, i cui oneri di urbanizzazione sono stati a totale carico delle risorse pubbliche, e che ha generato poi migliaia di “casette di legno” (censite, peraltro), abusive persino per i criteri previsti dalla Delibera, ma anch’esse urbanizzate e oggetto oggi dell’attesa di una sanatoria generalizzata, nel cui nome sono stati eletti alcuni consiglieri della Destra vincente alle ultime elezioni comunali. Il patrimonio edilizio abitativo di L’Aquila, senza contare gli insediamenti del Progetto C.A.S.E. capaci di ospitare oltre tredicimila persone, è sovradimensionato di circa il 30%, rispetto ai residenti attuali (poco meno di settantamila), anche per le previsioni del Piano Regolatore della città, risalente ai primi anni ’70, e da allora mai cambiato, se non con interventi in deroga, che immaginava una città di centoquarantamila abitanti, e estendeva le aree edificabili a quella dimensione demografica. A questa inflazione di appartamenti vuoti s’aggiungono i “premi di cubatura”, che le Leggi varate dai vari Governi, hanno nel frattempo consentito nella ricostruzione e che hanno generato, anche per questa via, nuova edificazione.

Il Centrosinistra ha governato la città dal 2007 al 2017. Nessuno, obiettivamente, può immaginare che vi fosse una classe dirigente locale preparata alla tragedia e all’incredibile sconquasso che ha colpito la città. Ma quella Amministrazione è, culturalmente prima che politicamente, corresponsabile dell’attuale conformazione urbana e sociale della città. Quando il Governo del Presidente del Consiglio Berlusconi iniziò a discutere la Legge che avrebbe dovuto presiedere alla ricostruzione della città, fu subito chiaro che la quantità di risorse economiche che sarebbe stata posta a disposizione dei cittadini avrebbe reso materialmente impossibile ricostruire L’Aquila, talmente sottodimensionate erano le cifre. Il Centrosinistra, locale e nazionale, guidò l’opposizione alle scelte del Governo. La parola d’ordine, che mobilitò la città, chiedeva che il danno fosse risarcito al 100%, richiesta assolutamente legittima, e che tutto fosse ricostruito come era e dove era. Come se la ricostruzione di ogni singola abitazione privata, ricostruisse una città.

Una città è fatta di storia, e di storie. Di relazioni. Di interessi economici e conflitti. Di dinamiche culturali e produttive. Di servizi e di formazione e istruzione. Di luoghi pubblici e d’incontro, di commerci, di attività amministrative e direzionali. Di emergenze artistiche e ambientali, di luoghi di culto. E tutto è unito in uno spazio fisico, ed immateriale, le cui funzioni sono talvolta gerarchizzate, talaltra capaci di convivenza paritaria, ma sempre mutevoli e bisognose d’interpretazione e governo. Non può essere ridotta una città alla somma del suo patrimonio immobiliare. Ed invece quelle parole d’ordine hanno reso la ricostruzione un processo eminentemente individuale, familiare, al più; e che si esaurisce nella riparazione della propria abitazione, o delle proprie abitazioni. Il futuro, nelle aspettative degli aquilani, sarebbe stato caratterizzato, semplicemente, dal ritorno allo splendore di un passato idealizzato.

L’Aquila oggi non ha una identità; è un vasto spazio disperso, disordinato ed affastellato, congestionato, nel quale si sono formati nuovi poli di attrazione, dopo la perdita di rilevanza del Centro Storico, senza che ne sia stata strutturata, urbanisticamente, l’importanza; che, anzi, grava su infrastrutture assolutamente inadeguate, in aree del tutto prive di spazio pubblico. Tutto l’asse della Strada Statale 17, ad ovest e ad est della città, per esempio. L’Aquila è percorsa, di fatto, solo in automobile, anche per brevi distanze; le relazioni sociali vivono quasi solo se strutturate, in orari, in luoghi.

La gran parte della città, e delle sue frazioni, è vissuta solo per il ritorno alle abitazioni individuali, chiuse, e separate tra loro, dentro un contesto urbano disseminato di recinzioni. L’incontro tra persone avviene in aree interstiziali, o come derivato della frequentazione di luoghi del consumo. L’intero Centro Storico è oggi quasi un deserto di presenze stabili; smozzicato e ancora semidistrutto. Privo di una qualsivoglia fisionomia urbana, con la sua alternanza di zone parzialmente ricostruite, anche con immobili ed edifici di pregio storico-architettonico magnificamente rivitalizzati, pur se spesso privi di funzione, e di vastissime aree ancora totalmente ferme al 7 aprile 2009. Nel Centro Storico si concentravano, prima del terremoto, oltre mille attività di commercio, artigianali e professionali. Ne sono aperte ad oggi, dopo dieci anni dal sisma, un’ottantina circa. Quasi nessuna chiesa ha visto riparati i danni, talora gravissimi, subiti dal terremoto, per il contenzioso aperta dalla Curia, che chiede di essere stazione appaltante unica, e col diritto di affidare i lavori a trattativa privata, in contrapposizione alle scelte del Ministero dei Beni Culturali e alla necessità di gare ad evidenza pubblica. Lo svuotamento del Centro Storico ha generato un imponente processo di ridislocazione delle attività nelle periferie e nei Nuclei Industriali di Sviluppo, e nessuno, ad oggi, immagina un riuso delle strutture che, probabilmente, nel giro di una decina d’anni, saranno abbandonate per un ritorno nelle aree centrali, prefigurando, in questo modo ulteriori alterazioni e ferite del tessuto urbano.

I diversi schieramenti politici hanno usato e usano il terremoto per le loro contrapposizioni, fatte anche di strumentalizzazione delle difficoltà oggettive e di spregiudicato utilizzo dell’emergenza. La Legge per la ricostruzione della città, del giugno 2009, contiene, ad esempio, la totale liberalizzazione del gioco d’azzardo, anche on line, in Italia, con tutto il suo coinvolgimento potenziale della criminalità organizzata, utilizzando il pretesto che una parte degli introiti derivanti dalla tassazione dell’azzardo – peraltro questa previsione di Legge non è mai stata effettivamente verificata – sarebbero stati destinati ai processi di ricostruzione della città. Non è stato possibile mai, in alcun momento della gestione post sisma, un terreno comune di riflessione, dibattito e decisione tra le varie forze politiche, pur nel permanere delle diverse identità. Tra i cittadini che non abbiano subito lutti, l’uso strumentale e propagandistico del terremoto ha alimentato una divisione profonda, fondata in realtà, più sulle conseguenze materiali soggettive che la furia della natura e l’indifferenza delle Leggi ha riverberato su ciascuno, che su diverse prospettive progettuali o di senso.

Ha pesato, enormemente, sui tempi della ricostruzione, la lotta defatigante perché fossero disponibili risorse davvero sufficienti, coronata da sostanziale successo solo nel 2013, col Governo Monti e il Ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca. Così come ha pesato enormemente, rendendo la ricostruzione impossibile, la normativa per la gestione dell’emergenza che ha spossessato, in quella fase, la città delle sue reali possibilità d’intervento. E pesa ancor oggi la normativa che ha stabilizzato le modalità di ricostruzione, comunque estremamente farraginosa, densa di insidie e lacunosa in alcuni punti decisivi; tale da rendere possibili forti disparità di trattamento e arbitrii generalizzati. La ricostruzione dei palazzi di proprietà privata danneggiati dal sisma, ad esempio, è stata strutturata a partire dalla libera determinazione delle Assemblee condominiali, che hanno il compito di affidare i lavori a tecnici e imprese, sulla base di progetti, posti poi all’attenzione di una speciale struttura pubblica che ne certifica la congruità e assegna le risorse necessarie agli interventi. Le Assemblee condominiali, però, non avevano, e non hanno in genere, le competenze tecniche e scientifiche per scegliere una tipologia ricostruttiva piuttosto che un’altra, rispetto alla sicurezza antisismica ad esempio, o per valutare la congruità economica e tecnica di un’offerta, o la solidità finanziaria, la professionalità e competenza di un’impresa piuttosto che di un’altra, producendo per questa via ritardi nei tempi di ricostruzione – per il fallimento di imprese affidatarie ad esempio – contenzioso e indeterminatezze. Inoltre, le Assemblee condominiali possono essere state artatamente, ed impunemente, condizionate da relazioni inconfessabili tra progettisti, amministratori di condominio e imprese; non esiste nel nostro Paese, infatti, il reato di corruzione tra privati, e questo può aver reso possibili innumerevoli malversazioni nell’affidamento di lavori, che talvolta ammontano a milioni di euro anche per un singolo edificio.

L’alternativa sarebbe stata affidare la ricostruzione privata alla normativa in vigore per gli appalti pubblici, e qualcuno ci aveva anche pensato. Ma questo avrebbe reso totalmente impossibile la ricostruzione della città: prova ne sia che tutti gli edifici di proprietà pubblica, comprese le scuole di ogni ordine e grado, danneggiati dal sisma, non sono stati ancora ricostruiti (salvo due o tre importanti eccezioni). Sulle scuole, in particolare, ad agosto del 2009, si consumava una beffa tragica per mano di una circolare interpretativa del Ministero delle Opere Pubbliche, retto allora dal ministro Altero Matteoli, riguardante la Legge sulla ricostruzione di L’Aquila del giugno 2009. Quella Circolare stabilisce, di fatto, che per tutte le scuole della città, che non siano crollate col sisma, ma abbiano resistito sia pur danneggiate, sia sufficiente, perché siano agibili, l’adeguamento alla vecchia normativa antisismica e non invece necessario il massimo tecnologicamente installabile degli accorgimenti costruttivi per resistere a futuri possibili terremoti. Il terremoto di L’Aquila lascia aperto quindi, per lo Stato italiano, il problema di avere una normativa quadro che risolva il nodo di risorse pubbliche gestite liberamente da soggetti privati: che tuteli certo la finanza pubblica da sperperi inaccettabili, ma dia anche certezze di diritto alle popolazioni colpite, sul piano dell’assistenza dovuta e sulle misure del ristoro, e che preveda un certo grado di adattabilità a specifiche condizioni territoriali, soprattutto in merito all’intreccio tra disposizioni urbanistiche vigenti al momento dell’evento e interventi di risposta, per impedire speculazioni o occasione di violazione dei vincoli ambientali e storico-architettonici di un luogo.

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L’assenza di uno strumento simile, a L’Aquila, ha comportato tra l’altro, uno scontro durissimo sulla figura del Commissario per l’Emergenza che coincideva con il capo del Dipartimento della Protezione Civile. Percepito da una parte della popolazione come il salvatore messianico (e per tutta una lunga fase l’intera classe politica del territorio, senza distinzioni di colore, lo ha omaggiato come se fosse il sovrano benevolo delle azioni di intervento sull’emergenza), e da un’altra parte della popolazione come il prevaricatore tirannico, responsabile peraltro, almeno moralmente, dell’inganno mediatico dalle conseguenze tragiche della riunione della Commissione Grandi Rischi tenutasi a L’Aquila il 31 marzo 2009, che aveva rassicurato la popolazione in merito ai possibili sviluppi dello sciame sismico iniziato a dicembre 2008 e crescente in intensità, oggetto di tre gradi di processo, che hanno infine assolto tutti gli imputati, tranne uno. Il terremoto di L’Aquila, anche per questa via, evidenzia la deformazione preoccupante, avvenuta in questi anni, del senso dello Stato; come se essere responsabile nazionale della Protezione Civile non imponesse, di per sé, il massimo dell’impegno e dell’azione positiva a tutela e salvamento delle popolazioni interessate da calamità naturali, ma consentisse invece, per come il ruolo è stato materialmente esercitato, arbitrio graziosamente elargito; le caratteristiche soggettive del titolare di una carica, sostituiscono totalmente e annullano le sue prerogative, e doveri, d’istituzione.

Per una breve stagione, la città ha vissuto un importante protagonismo civico che ha combattuto le storture della gestione emergenziale e le ingiustizie che si profilavano a danno della comunità, in alcuni momenti con un vasto consenso di popolo, e che ha posto, in alcune sue parti, rilevanti questioni di prospettiva; sul piano del disegno urbano e della qualità dei processi di ricostruzione e sul piano della necessità di coniugare alla ricostruzione fisica un’idea di sviluppo materiale e immateriale del territorio. Tale protagonismo civico, inedito per la città prima del sisma, quasi da subito è stato caratterizzato più dalla capacità di trovare volta per volta un avversario che dalla solidità di una strutturazione della rappresentanza, capace di dialogare da pari a pari, e autonomamente, con le Istituzioni e con le singole forze politiche. A quella stagione ne è seguita una di ripiegamento, in parte per ragioni connaturate anche ai diversi interessi materiali, incarnati nelle diverse anime del movimento, ed in parte per il conflitto scatenato dalla politica che s’è sentita espropriata da queste forme di democrazia diretta e partecipata, e le ha combattute, con la repressione da un lato, e attraverso processi sotterranei o espliciti di cooptazione, dall’altro. La città, oggi, non ha più alcuna eredità visibile e influente di quella stagione, salvo una individuale presenza in Consiglio Comunale attraverso una Lista Civica che esplicitamente si è richiamata a quella esperienza, ed un presidio occupato, in un’area dell’ex Ospedale Psichiatrico di Collemaggio.

Gran parte del futuro della città si gioca sulle prospettive per i suoi giovani. Forse, molte occasioni sono già state irrimediabilmente perdute. Ma non si dovrebbe rinunciare all’idea, ancor oggi, che la massa di risorse che la città sta ricevendo dalla comunità nazionale, per ricostruirsi, sia spesa anche per far germogliare nuove opportunità stabili, strutturali, magari anche inattese, che connotino la città in un quadro europeo almeno. L’Aquila, non dovrebbe restar chiusa tra le sue montagne: dovrebbe essere capace di scalarle, per liberare lo sguardo verso l’Adriatico e il Tirreno, e oltre le Alpi, mantenendo il suo tratto antico di rapporto con il Mezzogiorno, segnato dal passo dei tratturi della Transumanza. Per questo resta decisivo rompere l’isolamento della città, dotandola di un reale attraversamento autostradale Tirreno-Adriatico, concludendo l’autostrada che parte da Roma, con l’allaccio alla A14, non lasciandola interrotta a Teramo come è oggi. Così come sarebbe necessario puntare ad un collegamento veloce su rotaia con Roma, ma anche con Napoli attraverso Sulmona, e alla strutturazione di forme di governo comune del territorio, in tutta l’area dell’Appennino Centrale, che vive problematiche comuni e che potrebbe avere opportunità positive scegliendo soluzioni condivise.

Sindacato e Imprese, invece, hanno inseguito, nella fase immediata del post sisma, una fantomatica Zona Franca Urbana che, secondo la Legge per la Ricostruzione della città del 2009, avrebbe dovuto rilanciare l’economia e l’occupazione a L’Aquila, senza neppure accorgersi della totale inadeguatezza e sfasatura dimensionale della misura (che era stata pensata dall’Europa per quartieri di aree urbane ad elevato disagio sociale), che infatti non ha dato risultati. Non vi è stata alcuna attività vertenziale specifica, significativa, da parte delle Organizzazioni Sindacali, e capace di mobilitare e rappresentare la popolazione, per affrontare il complesso delle questioni legate alla ricostruzione, se si eccettua il tentativo di declinare, in termini locali, le mobilitazioni nazionali o la riproposizione, sul cratere del sisma, di Protocolli d’Intesa, sperimentati altrove, per il rispetto della Legalità e dei Contratti, nel settore dell’Edilizia. In questo senso, vi sono risultati contraddittori; positivi sino ad ora sul piano della prevenzione degli infortuni, quando invece i cantieri sono caratterizzati da forme generalizzate di elusione dagli obblighi contrattuali; partendo dall’inquadramento dei Lavoratori, quasi tutti classificati come manovali edili nei livelli più bassi dei contratti, passando per i falsi part-time e finendo con un sistema diffuso di neo partite IVA, che nascondono subappalti oltre i limiti di Legge, e lavoro a cottimo.

Nonostante gli innumerevoli convegni e i documenti sottoscritti e le Piattaforme rivendicative scritte, nella realtà è totalmente mancata, e manca, una idea condivisa di futuro per la città, capace di veicolare azioni strategiche, coordinate ad ogni livello, per inserire L’Aquila in un circuito europeo di città, di media dimensione, innovative e sostenibili. Per porre a fattor comune le tanti iniziative lodevoli, ma isolate, che in ogni campo si sono affacciate in città in questi anni. Il vero “capitale fisso”, da impegnare per la competitività di L’Aquila, che non ha mai avuto massa critica in alcun settore, è il suo intero sistema territoriale, col suo ambiente che non dovrebbe essere degradato ma caratterizzato dall’uso di tecnologie a risparmio energetico e intelligenti in ogni campo; capace di coniugare bellezza e storia con la ricerca e di sviluppare e mettere in relazione positiva e dinamica tra loro le intelligenze e i saperi diffusamente presenti, anche sul piano artistico e culturale. Una città “connessa”, dentro un nodo di reti materiali e immateriali sulla frontiera delle tecnologie. Sarebbe doverosa un’azione mirata a consolidare il patrimonio di pratiche e progettualità e tecnologie poste in essere nell’intervento sul patrimonio edilizio storico e di rilievo artistico, perché sia esportato dalle imprese del territorio in interventi di prevenzione auspicabili e oggetto magari di specifici programmi di finanziamento nazionale ed europeo, per l’intero Appennino almeno, e per il suo fragile edificato, patrimonio identitario dell’intero Paese, ma a forte rischio sismico ed idrogeologico. Ma l’Assessorato alla Cultura del Comune di L’Aquila, con la sua attuale Giunta di Destra, s’occupa di carri di Carnevale, ad esempio, o di luminarie natalizie, a sottolineare la passione provinciale per tutto quanto non abbia a che fare con il progresso della Città. Le massime espressioni sportive della città che, nel calcio e soprattutto nel rugby, avevano raggiunto traguardi di assoluto rilievo in campo nazionale, militano mestamente nelle serie minori, senza reali supporti finanziari, senza nessuna relazione di rilievo col sistema delle imprese intervenute per la ricostruzione della città e senza vere prospettive di futuro. Mentre la città è stata disseminata di palazzetti dello sport, e di impianti sportivi, oggetto di donazione anche da paesi stranieri, senza che per nessuno di essi possa essere data una forma di gestione, pubblica o privata, economicamente sostenibile.

La misura di sostegno all’economia, individuata infine dal Governo di Centrosinistra, dopo un percorso di concertazione che ha tenuto insieme Parti Sociali, Enti Locali, Associazioni Professionali, Università, è stata quella di destinare, tramite delibere CIPE, a specifici progetti d’intervento, sull’intero cratere colpito dal sisma, e sull’economia regionale, il 4% del totale dei fondi erogati per la ricostruzione. Una misura che il Territorio ha però interpretato come una nuova forma deresponsabilizzante d’intervento straordinario a fondo perduto; andando a ripianare i debiti dell’Azienda municipalizzata locale che si occupa delle funivie del Gran Sasso, tra l’altro. Sono stati sostenuti progetti di Grandi Imprese, che comunque sarebbero stati posti in essere, e che non hanno prodotto incrementi occupazionali (forse qualche stabilizzazione di rapporti precari già esistenti), ed è stato varato uno specifico programma di incentivazione al reinsediamento di attività nel Centro Storico di L’Aquila, che ha avuto, quale sostanziale risultato, il sostegno alla rendita improduttiva dei proprietari di abitazioni ed edifici, che hanno potuto mantenere, per questa via, innaturalmente alti gli affitti degli immobili.

E’ emerso in città il settore dei call center in outsourcing che occupa oggi stabilmente oltre il migliaio di persone (e quasi altrettante in forma precaria), anche grazie alla dinamica innescata dalla positiva soluzione industriale e occupazionale che il Sindacato è stato capace di dare alla chiusura, decisa a causa del terremoto, dell’unica azienda allora presente a L’Aquila. Pare, oggi, quasi capace di sostituire in termini sociali e dimensionali quello che rappresentava l’industria, anche per la massiccia presenza di occupazione femminile, generando però inedite contraddizioni, date dai salari, bassi in genere, anche per l’uso diffuso del part-time e dalla sottoutilizzazione delle risorse di conoscenza del territorio, per l’esplosivo contrasto tra professionalità richieste, tutto sommato non alte, e titoli di studio degli occupati, che sono come minimo diplomati, con una larga presenza di laureati. Il settore è in sé strutturalmente fragile, per la scarsa propensione delle imprese all’innovazione tecnologica e per l’esposizione di ogni singola azienda ad una concorrenza, anche internazionale, tutta giocata sul costo del lavoro, senza che vi siano regole davvero cogenti di tutela dei diritti e dell’occupazione, nel susseguirsi di appalti e subappalti che lo caratterizzano. Restano un presidio forte le aziende del settore Chimico-Farmaceutico e quelle dell’elettronica per lo Spazio e per le Telecomunicazioni della Difesa, che hanno superato i processi di riorganizzazione degli anni passati. Così come, insieme all’Università, al Conservatorio, resta l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso e il Gran Sasso Science Institute, costituito dopo il sisma, ancora grazie all’impegno del Ministro Barca, a sottolineare la vocazione cittadina a scommettere sulla conoscenza, che meriterebbe molto più che il sostegno spesso proclamato, solo a parole, da politica ed istituzioni. Così come un punto di forza del Territorio appare essere, nonostante la grande difficoltà del vivere quotidiano, la volontà dei cittadini a non abbandonare L’Aquila, a non andar via, che non è inerzia ma scelta identitaria.

La città non riesce, però, a costruire una relazione positiva di integrazione con le sue frazioni e col suo bacino vasto di comuni minori, la cui crescita armonica, invece, sarebbe garanzia di progresso proprio per il capoluogo di regione. Né sono cessate tensioni tra il sistema imponente di Aree Protette e Parchi naturali che caratterizza la città di L’Aquila, oltre che la sua Provincia, in relazione diretta con le province vicine anche del Lazio e del Molise, e nuclei di interessi diversi che scaricano la frustrazione della crisi economica, e ricorrenti tentazioni speculative, sui vincoli di tutela del territorio, che non si trasformano mai in occasioni di crescita. Forse, la dinamica che ha investito la città col sisma può essere letta anche evidenziando i dati raccolti dal Centro per l’Impiego di L’Aquila, che serve l’area che va, più o meno, da Montereale a Capestrano, dove vivono circa 106.000 persone (Censimento Istat 2011), e che coincide sostanzialmente con il cratere del sisma del 6 aprile 2009. Occorre precisare, però, che il dato del 2018 è raccolto con criteri diversi da quello del 2009, poiché, ad esempio, nel 2009 era considerato disoccupato chi avesse meno di otto mesi di lavoro nell’anno ed entro una certa soglia di reddito; mentre nel 2018 occorre restare sotto la soglia dei sei mesi di lavoro, nell’anno, per essere considerato disoccupato. Questo implica che, se si raccogliessero i dati oggi con gli stessi criteri del 2009, essi vedrebbero numeri ancora più alti di quelli che già appaiono. Nel 2009 gli Iscritti al Centro per l’Impiego erano 16330, di essi 782 erano stranieri comunitari e 1264 erano stranieri extracomunitari: gli stranieri complessivamente, erano il 12,52% degli Iscritti totali. Nel 2018, gli Iscritti al Centro per l’Impiego di L’Aquila sono divenuti 23650, di essi 2271 sono stranieri comunitari e 2394 gli stranieri extracomunitari; complessivamente, gli stranieri Iscritti, rappresentano oggi il 19,72% degli Iscritti totali. Tra il 2009 e il 2018 il numero complessivo degli iscritti al Centro per l’Impiego è cresciuto di 7320 unità; una crescita di oltre il 44%, rispetto al dato di partenza (pur se le basi di riferimento sono diverse), che non può essere imputata integralmente a ragioni demografiche, ma che sconta invece una marcata tendenza migratoria alla quale gli stranieri concorrono con un incremento percentuale delle presenze di circa il 128% (per gli italiani l’incremento è del 33% circa), rispetto al dato di partenza. Il 50% circa degli Iscritti al Centro per l’Impiego è donna; nel 2009, lo era il 55% degli Iscritti.

I movimenti nel mercato del lavoro, per grandi agglomerati, consentono un confronto più omogeneo dei dati: nel 2009, all’inizio della crisi economica, gli avviamenti al lavoro, erano stati 17126; nel 2018 sono stati 25921, con un incremento percentuale del 51% circa, e mentre nel 2009 gli avviamenti al lavoro con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato erano 5022 (il 29 % circa del totale), nel 2018 sono stati di nuovo 5022 (che però ora rappresenta il 19 % del totale). E se si tiene conto del fatto che in edilizia, normalmente, si viene avviati al lavoro con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, che non impedisce i licenziamenti per fine cantiere o quando a dicembre il maltempo rende quasi impossibile lavorare all’aperto, e se si considera la dimensione certo preponderante a L’Aquila del particolare mercato del lavoro edile, si può supporre che l’area della precarietà lavorativa interessi ormai quasi totalmente ogni assunzione che viene fatta. Nel 2009, le cessazioni dei rapporti di lavoro, ad ogni titolo, erano state 9775, segnando un saldo positivo per gli avviamenti, di 7351 unità; nel 2018 le cessazioni sono state 26154, segnando un saldo negativo di 233 unità (vale la pena qui, sottolineare che nel 2017 gli avviamenti al lavoro erano stati 35753, e le cessazioni 30778, con un saldo positivo a favore degli avviamenti, di 4975 unità).

Sembrerebbe quindi che, a L’Aquila, in un quadro grandemente accresciuto di disponibilità, e quindi di concorrenza tra soggetti deboli, i movimenti sul mercato del lavoro siano estremamente veloci; pronti a registrare quasi in tempo reale l’efficienza e l’efficacia, e la quantità, della spesa per la ricostruzione e sottolineando così, anche per questa via, l’avvenuta trasformazione del lavoro, e dei Lavoratori, in una merce al pari delle altre, della quale ci si approvvigiona quando serve e che si dismette, senza alcun problema, appena un attimo prima che rischi di generare qualche appesantimento nei conti aziendali. In questi dieci anni la peculiare declinazione italiana della “flessibilità”, a L’Aquila, mostra sia una pressione migratoria, di italiani e di stranieri, che col compiersi dei processi di ricostruzione si allenterà in larga parte, generando nuove problematiche a cui oggi non ci si prepara (dal decremento del numero degli alunni, allo svuotarsi di strutture ricettive per il vitto e per l’alloggio, ad esempio), che un’inedita impossibilità a pensare le proprie vite in termini di progetto, travolti come si è dall’alternarsi di contratti a termine, in varie forme, e periodi di disoccupazione, in una città dai marcati tratti di alienazione urbana.

Avrei voluto che L’Aquila fosse riuscita ad individuare un luogo, nel suo territorio comunale, dove piantare 309 alberi, perché fosse possibile un ricordo vivente delle vittime del sisma del 6 aprile 2009. E’ in corso invece una procedura che individui un possibile “monumento ai caduti”: perché ancora L’Aquila non ha trovato il modo di dare una strutturazione degna al lutto e alla memoria; ma io non penso che un cippo di cemento possa essere il modo migliore per ricordarci che la vita deve convivere con una natura che ha i suoi ritmi, e le sue scosse; per stimolarci ad essere migliori, quando vogliamo provare a prevenire disastri naturali, che sono probabili anche nel futuro, e che ci permetta di sognare che la vita delle vittime possa essere condotta oltre i limiti del tempo. Forse, per ricordare e onorare davvero le vittime del terremoto aquilano, che erano italiane e straniere, giovani e adulte, bambine e anziane, sarebbe importante provare ad essere migliori, come comunità. Ma per davvero!

Juve Stabia, le Vespe chiamano lo sciame: prezzi stracciati per la gara col Trapani

Juve Stabia, parte la prevendita per la gara col Trapani: prezzi stracciati

Il risultato del match tra Juve Stabia e Trapani, domenica, avrà un peso specifico notevole sull’esito del campionato. Per questo la Società gialloblù punta a contare sul pubblico delle grande occasioni; comunicati, in questo senso, i prezzi irrisori dei tagliandi.

S.S. Juve Stabia rende noto che saranno disponibili in prevendita, da domani, 2 aprile, e fino a domenica 7 aprile alle ore 14.30, i tagliandi per la gara Juve Stabia – Trapani, match valevole per la quindicesima giornata di ritorno del campionato di serie C, in programma domenica 7 aprile alle ore 14.30, allo Stadio “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia.

Di seguito i prezzi dei tagliandi:

Curva San Marco € 3 comprensivo dei diritti di prevendita

Tribuna Varano € 4 comprensivo dei diritti di prevendita

Tribuna Quisisana (scoperta) € 5 comprensivo dei diritti di prevendita

Tribuna Monte Faito (coperta) € 5 comprensivo dei diritti di prevendita

Donne e bambini fino a 10 anni €2

I tagliandi potranno essere acquistati esclusivamente presso i punti vendita abilitati che qui di seguito riepiloghiamo:

Bar Dolci Momenti – Via Cosenza

Bar Gialloblù – Viale Europa

Centro Ricreativo Juve Stabia – Via Bonito

Scommesse Intralot – Viale Europa 31

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S.S. Juve Stabia

Aumentano gli attriti tra Lega e 5 Stelle: ora anche su famiglia, crescita ed altre

Negli ultimi giorni, alimentate anche dal raduno di Verona, c’è stato un crescere ed un’accelerazione di tensione tra il Capitano ed il suo “aiutante” che comincia a scalpitare e a sempre meno rendersi disponibile a fargli da palafreniere.

I motivi di attrito trovano alimento sui temi della famiglia, della crescita e su tante altre questioni definite minori ma che minori non sono quali:

  • il recente accordo con la Cina;
  • il Reddito di cittadinanza per M5s;
  • le grandi opere a cominciare dalla Tav;
  • la flat tax per il Carroccio;
  • l’Autonomia differenziata

Attriti ben visibili anche scorrendo le Prime Pagine dei principali quotidiani nazionali che, chi su un versante, chi su un altro, giungono comunque ad un punto di vista unanime che, mostrando una maggioranza scricchiolante, porta a chiedersi, ancora: Schermaglie da campagna elettorale? Può darsi ma….., ma ora l’impressione è che ormai, semmai lo sia mai stato, non è più così.

Ora, oggi, alla luce degli ultimi fatti e parole, emerge che – più realisticamente – entrambe le parti si sentono costantemente attaccate, l’una dall’altra, il che fa sentire sempre più sinistri scricchiolii e da lo spunto, a Libero, di titolare: “M5s e Lega non si tollerano più”.

Tra i DUE, comunque, è soprattutto il Comandante a mostrarsi sempre più intollerante ed infastidito visto che si era abituato all’ignavia dei co-gevernanti che ha alimentato la sua vanagloria fino a fargli ritenere di essere lui, e solo lui, a comandare (come sintetizza nel titolo La Repubblica: “Salvini, qui comando io”), e quindi anche a poter governare per cui, questi arbori del Di Maio punteggiare, molto lo allarmano e, soprattutto, lo infastidiscono.

Altri punti di allarme e di scricchiolio li evidenziano:
  • il Corriere della Sera che sposta l’attenzione sul premier titolando:“Richiamo di Conte ai ministri”  litigiosi, chiedendo “più sobrietà e generosità”.

Prima pagina de Il Corriere della Sera 010419

  • Il Fatto Quotidiano che resta sul tema della famiglia titolando:“Adozioni. Il nulla della Lega”.
  • Il Giornale che punta il titolo sull’economia e scrive: “Fine delle illusioni. Non c’è più un euro”.

Passando dai titoli di giornali ai “protagonisti” del nostro destino prossimo venturo, troviamo Di Maio che parlando di famiglia, afferma che nel documento di Economia e Finanza saranno inserite misure di aiuto sul modello di quanto si fa in Francia e dice che: “La famiglia è sacra, ma anche la libertà della donna è sacra”.

In merito alla famiglia poi, afferma anche che è ora di darle risposte concrete.

E’ il momento, afferma Di Maio, di prevedere, nel prossimo Dl, provvedimenti per un modello di aiuti alle famiglie sul modello francese:

  • 50% di sconto sui pannolini,
  • 50% sulle spese per la baby-sitter,
  • un coefficiente familiare calibrato in funzione di quanti figli si hanno.

Queste affermazioni hanno alimentato ancor più i dissapori all’interno della maggioranza e quindi, sul tema, è immediatamente intervenuto l’altro vice premier, il Comandante Salvini, che a modo suo e con la sua solita grazia, ha tuonato contro M5S e stampa bollando, tra l’altro, come stupidaggini le ricostruzioni dei giornali affermando:

“dicono che siamo litigiosi, fascisti, razzisti ma […] il governo va avanti. Figurarsi se mollo”

il che fa amaramente sorridere visto che, al solito, si lamenta dell’essere collegato ai fascisti ma poi ne usa, ancora una volta, uno slogan. Quest’ultima affermazione, infatti, ricorda tanto il ”Boia chi molla!”, espressione divenuta cara proprio ai fasciti anche se, di fatto, è un’espressione RUBATA a Eleonora Pimentel Fonseca che ebbe a pronunciarla durante le barricate della Repubblica Partenopea nel 1799 e utilizzata poi anche nelle Cinque giornate di Milano del 1848.

Ma questo è altro pur se, essendoci di mezzo il Comandante e Lega, quindi dei sinonimi di Duce e fascisti, è un inciso che comunque è bene ricordare visto che, una volta in più, evidenzia il vizietto del NORD, da Garibaldi incluso in poi, di adocchiare cose al Sud e rubarle per proprio comodo (e questo unicamente per ristabilire almeno un pezzo di realtà storica).

Ad ogni modo, proprio oggi, in una delle sue fuoriuscite sul suo FB, il Comandante Salvini ha postato questa foto:

Salvini con i polli sul suo FB 010419

Un messaggio per qualcuno? Per i suoi alleati? Per i suoi accoliti? Insomma, visto che nulla è casuale nelle sue azioni, a chi da “del pollo” o chi identifica come “polli”?

Nocera, abusi su minore: bimba di 10 anni violentata dai genitori e dal fratellastro

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Nocera, abusi su minore: bimba di 10 anni violentata dai genitori e dal fratellastro

Una storia davvero terribile di abusi sessuali e maltrattamenti in famiglia sta sconvolgendo la città di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. Una bimba di soli 10 anni sarebbe stata costretta per mesi a subire ogni genere di abuso sessuale dalla madre, dal padre, dal fratellastro e dalla moglie di quest’ultimo. Un giro di abusi in cui erano tutti coinvolti e che nessuno, quindi, è riuscito a mettere immediata fine.
La minore, riferisce il Metropolis ha confermato le violenze subite durante l’incidente probatorio per la formulazione delle accuse contro padre (in carcere), madre e fratellastro. L’incontro, come vuole la procedura in questi casi, è avvenuto in un luogo protetto e alla presenza di un esperto nominato dal giudice che ha permesso di filtrare le domande fatte alla minore.
Il suo racconto ha fornito ai magistrati informazioni sugli orari, sui luoghi, e sulle persone che erano coinvolte in quei terribili “giochi” con il suo corpo. Ore di racconti che avrebbero delineato un quadro terribile: la piccola sarebbe infatti stata costretta a subire violenze sessuali di ogni tipo a cui partecipavano anche più membri della famiglia. Spetterà ora il giudice confermare le accuse e decidere se rinviare a giudizio le persone accusate dalla procura.

Castellammare, Cimmino conferma l’incremento della TARI: “Proveremo a ridurla per il prossimo anno”

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Castellammare, Cimmino conferma l’incremento della TARI: “Proveremo a ridurla per il prossimo anno”

“Apprendiamo, all’esito dell’approvazione del bilancio di previsione e delle tariffe per le imposte nei Comuni della Città di Metropolitana di Napoli, che in quasi tutti i Comuni la tassa sui rifiuti risulta aumentata rispetto allo scorso anno, in ragione dell’incremento del 30% imposto dalla Sapna, società provinciale che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti, in merito al costo per il conferimento dei rifiuti indifferenziati da parte dei Comuni. Ebbene, noi siamo riusciti a scongiurare l’aumento della Tari, confermando le aliquote dello scorso anno”. Così Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare di Stabia.

Secondo un’inchiesta del Sole 24 Ore, inoltre, l’aumento delle imposte comunali sarebbe decisamente rilevante anche su scala nazionale. L’addizionale Irpef aumenta nel 7,3% dei casi e i maggiori rincari riguardano Tosap e imposta della pubblicità, che noi invece non abbiamo ritoccato. – spiega Stefania Amato, assessore al bilancio del Comune di Castellammare di Stabia – Avevamo previsto un’importante riduzione grazie al recupero di circa 700mila euro nell’ambito dell’attività di contrasto all’evasione fiscale, prima che la Sapna ci comunicasse l’incremento dei costi con la conseguente necessità di rivedere i nostri piani.

Certo, avremmo preferito ridurre le tariffe per abbassare la pressione fiscale sui cittadini, ma gli aumenti della Tari negli altri Comuni della Provincia ci rincuorano in merito all’impegno da noi profuso e alla qualità del lavoro svolto nell’ambito della redazione del bilancio. Una risposta a qualche precedente amministratore che si è arrogato meriti, poi rivelatisi infondati, screditando l’operato dell’attuale amministrazione comunale”.

“I nostri sforzi – conclude il sindaco Cimmino – saranno indirizzati in prospettiva verso l’esigenza di ridurre le tariffe il prossimo anno. Ma intanto, a fronte della conferma delle tariffe per il 2019, assicureremo ai cittadini una serie di benefici in termini di servizi offerti sul territorio. La manutenzione ordinaria delle strade, del verde pubblico e delle scuole e la pulizia del centro cittadino e dei quartieri saranno garantiti come e più di prima su tutto il territorio comunale”. –

Luongo, un pendolino col vizio del gol: qualità al servizio del settore giovanile della Juve Stabia

Il personaggio della settimana, Luigi Luongo

Luigi Luongo, un nome e una garanzia. Classe 2003, arrivato alla Juve Stabia in questa stagione, l’estate scorsa per l’esattezza, e diventato punto fermo e imprescindibile dell’Under 17 Nazionale allenata da mister Michele Sacco. Quanta ‘garra’, ma anche qualità al servizio dei compagni. Stagione cominciata in punta di piedi, piano piano è riuscito a diventare un riferimento per tutti: compagni e mister, caricandosi il peso sulle spalle del ruolo delicato che copre. Fase difensiva importante, ma allo stesso tempo anche spinta e che spinta, fatta di assist per i compagni, ma anche gol: 6 in questa stagione, l’ultimo ieri a Gubbio.

Un’altra intuizione, neanche a dirlo, di Saby Mainolfi. Luigi Luongo, seguito dalla passata stagione, quando indossava la maglia della scuola calcio Micri di Volla, è stato aggregato più volte, durante gli allenamenti e le partite amichevoli, per poi, grazie alla sua stessa società, passare definitivamente nelle rosa Under 17 Nazionale della Juve Stabia.

Frutto di una segnalazione, contornata dall’intermediazione del lungimirante direttore sportivo di prima squadra Ciro Polito che vide delle grosse qualità nel ragazzo. Piano piano si è adattato, per esigenze stabiesi, al ruolo di terzino sinistro, dove giornata dopo giornata è diventato un punto fermo, garantendo qualità, quantità e, come detto, anche gol: con la Sambenedettese e il Potenza al Menti oltre che a Bisceglie in trasferta e la doppietta a Teramo (importante sigillo per il raggiungimento dei playoff), senza dimenticare il sesto a Gubbio, che sono un biglietto da visita niente male per un esterno basso di sinistra, ruolo che sappiamo essere sempre complicato da coprire per i non tanti calciatori, e soprattutto all’interno di un campionato, quello Nazionale, dove le difficoltà sono molteplici e, dove, un ragazzo proveniente da una scuola calcio, può tranquillamente soffrire. Invece no, almeno per lui…

Il responsabile del settore, Mainolfi, ci crede molto e la speranza è che Luongo arrivi il più in alto possibile: ‘Perchè alla lunga i risultati arrivano sempre e non si fanno attendere molto’. Ora la fine della stagione, ancora qualche gara della regular season prima dei playoff, per il raggiungimento di un obiettivo comune, per un sogno da far diventare realtà.

Sacco non può fare a meno di lui, Mainolfi ci crede e punta tanto. Un patrimonio per la Juve Stabia, Luigi Luongo: crediamoci!

a cura di Ciro Novellino

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Eboli, bimba di 2 anni investita dalla mamma: trasportata in gravi condizioni al Santobono

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Eboli, bimba di 2 anni investita dalla mamma: trasportata in gravi condizioni al Santobono

Un attimo di distrazione, uno di quelli che possono stravolgere per sempre una famiglia. Questa mattina ad Eboli, in provincia di Salerno, una bimba di 2 anni è finita in ospedale, in prognosi riservata, investita accidentalmente dalla madre che stava effettuando una manovra in retromarcia. La donna non l’aveva vista negli specchietti e non è riuscita ad arrestare il motore in tempo. La piccola è stata immediatamente soccorsa e trasportata all’ospedale Santa Maria della Speranza di Battipaglia, le sue condizioni sono subito parse gravi. Qui, dopo gli accertamenti del caso, i medici le hanno riscontrato un trauma cranico, condizione medica che li ha spinti a optare per un trasferimento d’urgenza a Napoli, presso l’ospedale Santobono, specializzato nella Pediatria. Ora la bimba si trova nell’ospedale partenopeo in condizioni gravi. Per lei è stato disposto il ricovero in prognosi riservata. Nelle prossime ore si valuterà se procedere eventualmente con un’operazione chirurgica. Sul posto dell’incidente sono arrivati anche i Carabinieri che sono ora all’opera per confermare la versione della madre. Alcune telecamere di sorveglianza potrebbero aver ripreso l’incidente. Le immagini sono state sequestrate e verranno messe a confronto con il racconto fornito dalla madre per accertare la dinamica di questa tragedia sfiorata.

IL PUNGIGLIONE STABIESE: Trapani? O la va o la spacca!

Il Pungiglione Stabiese: La Juve Stabia non riesce a ritornare alla vittoria. Fatale l’errore dal dischetto di Max Carlini. Nel finale saltano i nervi con Vitiello, Mezavilla e Caserta espulsi a pochi secondi dalla fine.

Questa sera ritorna il  consueto appuntamento con ” Il Pungiglione Stabiese “, programma sportivo che parla di Juve Stabia a 360° gradi.

Anche per questa puntata alla conduzione ci sarà Mario Vollono che insieme agli ospiti e a voi telespettatori commenterà il campionato della Juve Stabia.

Collegatevi oggi 01 aprile 2019 dalle ore 20:00 per avere notizie in esclusiva sul mondo gialloblè.

Per seguire questa puntata del Pungiglione Stabiese basta collegarsi su facebook, questi i link:

  • La diretta facebook sarà trasmessa sulla pagina Stabiesi al 100%  e condivisa sul profilo personale di Mario Vollono e sulle pagine ViViCentro.it e ViViRadioWEB
  • La puntata sarà poi inserita il giorno dopo nella galleria video della pagina ViViCentro.it dove potrete trovare l’archivio di tutte le puntate andate in onda questa stagione sportiva

In questa puntata del Pungiglione Stabiese  in studio ci saranno Mario Di Capua e Giovanni Donnarumma.

Commenteremo insieme il campionato della Juve Stabia: il pareggio con il Bisceglie e il prossimo match, decisivo, con il Trapani di domenica 07 aprile alle ore 14:30.

Come sempre durante le puntata del Pungiglione Stabiese ci collegheremo ex calciatori della Juve Stabia:

Questa sera avremo in collegamento telefonico l’ex Juve Stabia, Renato Mancini per parlare del campionato disputato finora dalle Vespe e del prossimo impegno con il Trapani, squadra in cui ha militato l’ex difensore delle Vespe.

Per analizzare il prossimo avversario ci collegheremo telefonicamente con il collega di Trapani:

Avremo in collegamento telefonico Baldo Daidone (MagazinePragma) per avere informazioni preziose sulla squadra siciliana.

Avvisiamo i telespettatori che è possibile intervenire in diretta telefonica chiamando il numero 081.010.29.29.

Gli ascoltatori possono inoltre scrivere, nel corso del programma, sulla pagina facebook Stabiesi al 100% per lasciare i loro messaggi e le loro domande.

“Il Pungiglione Stabiese” è la vostra casa. Ci raccomandiamo, intervenite in tanti sulla chat facebook!

Vi ringraziamo per l’affetto e la stima che ci avete mostrato nei precedenti campionati.

Ci adoperiamo per offrirvi una trasmissione sempre più bella e ricca di notizie.

Katia Ancelotti: “A Napoli entusiasmo unico, mio padre è rimasto colpito! Arsenal? E’ il mio compleanno!”

Katia Ancelotti: “A Napoli entusiasmo unico, mio padre è rimasto colpito! Arsenal? E’ il mio compleanno!”

Katia Ancelotti, figlia dell’allenatore del Napoli, è intervenuta in diretta su Radio Kiss Kiss svelando alcuni retroscena dell’avventura del padre sulla panchina azzurra:
Contro la Roma le cose sono andate benissimo, è stato un bel Napoli: nel primo tempo siamo stati un po’ leziosi, il rigore di Perotti mi ha messo un po’ ansia ma nella ripresa non c’è stata più partita.

Napoli macchina da gol? Ultimamente c’è stato un periodo un po’ difficile, ma è positivo il fatto che siano andati in gol tanti giocatori diversi.

Mio fratello Davide? Ha maturato già una certa esperienza sin dal Paris Saint-Germain anche se è giovanissimo: ha studiato tanto, secondo me merita tutto il successo che sta avendo.

La città di Napoli? Abbiamo avuto la fortuna di girare tante capitali europee e città di calcio.
Ci avevano messo in allarme prima di arrivare a Napoli, ma io sono rimasta rapita, così come la mia famiglia. La città è meravigliosa, il calore e l’umanità dei napoletani non l’ho mai trovata da nessuna parte.
Mi sento un po’ napoletana.

Contro l’Arsenal? Compirò gli anni nel giorno del match di ritorno, ho chiesto un regalo a papà: tre anni fa non andò bene un Real Madrid-Bayern Monaco perché uscimmo dalla Champions League. Gli ho chiesto di non intossicarmelo per la seconda volta (ride, ndr).

Stimoli per papà nel venire a Napoli? E’qui perché è una sfida diversa, è una bellissima piazza dove c’è un entusiasmo unico in Italia. E poi c’è una squadra che non vince da tanto, ci arriva vicino negli ultimi anni e manca sempre l’ultimo passo. Io credo che arrivare qui e provare a vincere, che non è semplice, potesse essere qualcosa che gli mancava. Vive il calcio con grande passione: quando si perdeva di due gol col Milan all’andata, lo vidi emozionato quasi con le lacrime agli occhi perché era rimasto colpito dall’atmosfera del San Paolo.

Vorrei fare un appello ai tifosi: venite al San Paolo, la passione e l’entusiasmo ci vuole.

Rapporto con mio padre? Per le figlie femmine c’è un rapporto speciale, ma il mio lo è di più: abbiamo un rapporto unico, siamo molto legati nonostante sia stato spesso lontano per via del lavoro.

Dialetto napoletano? Faccio un po’ fatica, è più un napoletano vicino alla mia cara amica Barbara Petrillo”

Ischia, Salvi Monti: “Dispiaciuti per quest’anno, faremo tesoro di questa esperienza”

L’INTERVISTA – L’addetto stampa della squadra gialloblu ci ha raccontato  dell’infortunio di Invernini,della stagione conclusa e delle prospettive future

“Io a nome della società voglio dire grazie a quei tifosi che  sono venuti al campo, e che purtroppo non abbiamo potuto regalargli una vittoria. Li ringrazio,perché penso che abbiano compreso il momento particolare che sta attraversando la squadra”

Simone Vicidomini– L’Ischia sabato pomeriggio al “Mazzella” ha giocato l’ultima gara casalinga del campionato di Promozione. Purtroppo la squadra isolana non è riuscita a regalare l’ultima vittoria davanti ai pochi tifosi presenti sulle gradinate dell’impianto di Fondo Bosso. D’altronde c’era da aspettarselo che non c’era il pubblico delle grandi occasioni,anche perché le motivazioni ormai erano pari allo zero. Discorso diverso per la Puteolana 1909, squadra giovane ma arrivata sull’isola dove ha lottato con il coltello tra i denti per portare a casa l’intera posta in palio. La sconfitta arrivata contro i flegrei,racchiude e forse mette davvero fine a tutto quello che è successo negli ultimi mesi tra incomprensioni,litigi e decisioni societarie a volte fin troppo sorprendenti. Una stagione che doveva andare diversamente, e forse oggi si poteva festeggiare qualcosa di diverso,non la vittoria del campionato, anche se c’è stato un momento della stagione in cui si poteva e si doveva osare per centrare il primato. Sfumata la possibile vittoria del campionato, non è stato raggiunto nemmeno l’obiettivo dei play-off. Nel match giocato contro la squadra flegrea, il giovane calciatore Invernini ha avuto la peggio in uno scontro di gioco,accusando un malore dove è stato necessario l’intervento dell’ambulanza. Per capire meglio cosa è successo al classe 2001, ed analizzare la stagione giunta al termine, abbiamo intervistato ai nostri microfoni,Salvi Monti, addetto stampa dell’Ischia. Ecco le sue parole.

Innanzitutto le chiedo, quali sono le condizioni di Inverini, perché a fine partita l’abbiamo visto uscire in ambulanza in barella…

“Il ragazzo ha accusato un malore,dopo che probabilmente in uno scontro di gioco ha ricevuto un colpo alla tempia destra. Non si è ripreso del tutto. Aveva dei riscontri strumentali regolari,però era ancora un po’ confuso. Abbiamo chiamato l’ambulanza ed in questi minuti lo stanno ricoverando presso l’Ospedale Angelo Rizzoli. Noi crediamo che non ci sia nulla di particolarmente grave,ma, era importante fare i giusti accertamenti tramite i medici e non semplicemente il senso comune. Ugo oltre ad essere un nostro calciatore è anche un beniamino dei tifosi. E’ un ragazzo giovane di grandissimo talento. Colgo l’occasione di pronta guarigione non soltanto ad Invernini ma anche ad Accuso,che oggi è stato costretto ad uscire dal campo per uno stiramento muscolare. Speriamo di poter recuperare almeno lui,per la prossima partita. La decisione spetta poi ai medici dell’ospedale che ci daranno l’esito dei due calciatori.

Cosa si sente di dirci riguardo la sconfitta contro la Puteolana ?

“Innanzitutto voglio dire che siamo particolarmente amareggiati per quello che è successo oggi. Io a nome della società voglio dire grazie a quei tifosi che  sono venuti al campo, e che purtroppo non abbiamo potuto regalargli una vittoria. Li ringrazio,perché penso che abbiano compreso il momento particolare che sta attraversando la squadra. Probabilmente abbiamo perso l’ultima occasione per poter sperare, almeno dal punto di vista matematico per i play-off. E’ stato un anno lungo,difficile e di esperienza. Mi auguro che dalla prossima stagione sapremo fare di meglio. Sabato abbiamo offerto una prestazione chiaramente al di sotto delle nostre potenzialità e delle nostre aspettative. A questo punto non ci resta che iniziare a lavorare per la prossima stagione,sperando di poter aver al nostro fianco i tifosi. Anche perché penso che siano amareggiati,delusi e soprattutto arrabbiati. Quello che posso dire a nome della società e che faremo tesoro di questa esperienza e che ci servirà per crescere. D’altronde il nostro Presidente D’Abundo in fase di presentazione del progetto era stato particolarmente chiaro. Ci vorrà del tempo,perché deve crescere la squadra, il settore tecnico e anche la società. Grazie a tutti quelli che fino ad oggi ci hanno dato il loro supporto, il loro tifo,la loro comprensione e i consigli. Io credo che alla fine di quest’anno avremo le idee più chiare per poter fare meglio per l’Ischia Calcio e per i suoi tifosi”.