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Sanremo 2024, il caso La Sad e gli altri: scandali e veleni al Festival

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(Adnkronos) –
Il ‘caso’ La Sad, con la band punk rock scelta tra i big di Sanremo 2024 accusata di aver prodotto brani violenti e sessisti, riporta alla memoria un precedente simile, che il festival dovette affrontare nel primo anno della direzione di Amadeus, nel 2020: quello di Junior Cally.Anche allora dal mondo politico e dell’associazionismo si levarono proteste e si chiese l’esclusione dal festival del rapper che, prima di presentarsi al festival con il brano ‘No grazie’, aveva pubblicato diversi brani con contenuti sessisti, volgari e violenti, come ‘Streghe’, ‘Si chiama Gioia’ e ‘Magicabula’.

Oggi, con le stesse accuse, c’è chi invoca l’esclusione dalla gara dei La Sad, per brani pubblicati in passato, come ‘Mayday’ (“E il coglione che ti baci nella storia/spero te lo metta dentro senza mai provare amore”), ‘Psycho Girl’ (“Mi fai stare bene mentre mi fai male/Come la cocaine”) e ‘Sto nella sad’ (“Ma tu sei peggio della coca, sei una tro..”). Nel 2020, le grandi polemiche si chiusero come erano nate anche perché allora, come oggi, il direttore artistico del Festival e la commissione musicale erano chiamati a valutare il brano presentato per l’edizione in questione e ad assicurarsi che esistessero tutti i requisiti richiesti nel regolamento e non il repertorio degli artisti.  Ma qualcuno arrivò anche ad invocare un cambio al regolamento del Festival che implicasse un andare a ritroso nelle carriere dei cantanti in gara, per procedere ad una ‘valutazione etica’ dei repertori degli artisti in gara e non più del solo brano presentato per l’edizione corrente.Naturalmente una simile norma presterebbe il fianco ad altre polemiche.

Così come difficilmente si potrebbe procedere all’esclusione di un artista sulla base di brani del suo passato, dopo che lo stesso artista è stato scelto sulla base di un brano nuovo e inedito che si presume non conterrà nulla di preoccupante.Tanto che Amadeus sabato, in un video pubblicato sui social, ha chiesto di evitare “pregiudizi” sui cantanti in gara a Sanremo, invitando ad ascoltare prima i brani “e poi ad esprimere un parere o un’opinione”.  Ma da che Sanremo è Sanremo, un Festival senza polemiche non lo si è ancora visto.

L’anno scorso, dallo show di Fedez con la foto del ministro Bignami strappata in diretta all’esibizione di Rosa Chemical che mimò una scena di sesso sul palco con lo stesso Fedez, scandali e polemiche abbondarono. L’anno prima, nel 2022, non andò meglio: i no vax contro Fiorello e la gag sul vaccino e il grafene, i cattolici contro Achille Lauro, la destra contro l’arrivo di Saviano, i proibizionisti contro la collanina ‘alla cannabis’ di Ornella Muti.Nel 2020, oltre al caso Junior Cally, ci fu polemica su Rula Jebreal bacchettata dai sovranisti, sulle donne del Pd che si scagliarono contro la frase di Amadeus sul ‘passo indietro’ della compagna di Valentino Rossi.  In ogni anno della sua storia ultrasettantennale, il Festival ha conosciuto veleni di ogni tipo.

E’ accaduto fin dalla seconda edizione, nel 1952, quando la Democrazia Cristiana si sentì offesa dal testo di ‘Papaveri e Papere’ di Nilla Pizzi che, secondo un’interpretazione, era una presa in giro proprio dei politici di maggioranza dell’epoca.Nel 1957 fu il missino Bruno Spampanato a presentare un’interrogazione al ministro delle Poste e Telecomunicazioni, la prima di una lunghissima serie di segnalazioni parlamentari ‘sanremesi’, per chiedere conto del comportamento di Claudio Villa a Sanremo che, dopo aver steccato, si lasciò andare a una dichiarazione in stile ‘reuccio’ piena di orgoglio e superbia che non andò giù all’onorevole. Interventi di politici ‘a gamba tesa’ sul Festival si sono ripetuti negli anni: ce ne fu uno, del democristiano Giovanni D’Antonio, anche nell’anno della tragica morte di Luigi Tenco, con annessa richiesta di abolire il Festival di Sanremo non tanto perché responsabile indirettamente della morte del cantautore quanto per aver ospitato un artista presentato nell’esposto come ‘drogato’ e ‘dedito agli stupefacenti’.

Nel 1975 il grande passo, con un politico che esordisce al Festival: sempre un democristiano, il deputato Francesco Turnaturi, scrisse un brano ‘Ci son cose più in alto di te’, interpretato da Nico dei Gabbiani: una canzone che, malgrado sia entrata in finale, non è finita negli annali della storia della musica leggera. Nel 1989 alcuni deputati del Msi-Dn presentarono un’interrogazione mettendo sotto accusa l’organizzazione e il metodo di selezione dei cantanti mentre la Fgci, la Federazione giovani comunisti italiani, alimentò sospetti di irregolarità nelle votazioni e insinuò raccomandazioni dei politici.I giovani comunisti non si fermarono qui e sindacarono anche sulla scelta dei conduttori accusandoli di essere impreparati e, pure, di aver riempito di sponsor le serate.

Il caso Gregoraci di due anni fa (con la conduttrice che disse di essere stata esclusa da ‘L’altro Festival’ per ragioni politiche) ricordava invece quello del 1994 in cui il Msi-Dn invitò il presidente della Commissione di vigilanza Rai a chiarire per quale motivo non fosse entrato nel cast il cantante Franco Simone. Le canzoni, poi, sono sempre state oggetto di attenzioni dei politici con attacchi ai testi, che estrapolati dal contesto risultano facilmente opinabili: così la levata di scudi contro la produzione precedente al brano sanremese del 29enne Junior Cally servì due anni fa a ricordare che la storia di Sanremo è piena di testi controversi che sono stati criticati dai politici.Da Vasco Rossi in gara a Eminem ospite ma anche, anni prima, gli strali su Adriano Celentano per il testo di ‘Chi non lavora non fa l’amore’ definito inaccettabile perché qualunquista e antisindacale.

Un classico delle critiche dei politici al Festival è poi l’attacco agli stipendi: di solito nessuna edizione esce indenne dal tormentone delle proteste per i soldi spesi per presentatori e ospiti. Nel 1995 sembrò che i politici fossero riusciti finalmente a conquistare il palco quando alcuni deputati, tra cui il verde Pecoraro Scanio e il liberale Enrico Ferri, annunciarono di voler cantare un brano, da ospiti, il cui ricavato sarebbe stato devoluto in beneficenza: peccato che la stessa politica, contraria all’iniziativa, bloccò l’esibizione e costrinse Pippo Baudo a far esibire l’allegro coro solo al Dopofestival. L’ingerenza della politica su Sanremo è diventata poi sempre più ingombrante dopo l’edizione 2000 quando Fabio Fazio decise di dedicare ampio spazio alla causa Jubilee, per l’abolizione del debito nei Paesi poveri: questo significò l’arrivo di ospiti che facevano appelli al Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, primo tra tutti Jovanotti, che compose un rap in cui citava espressamente l’allora presidente diessino scatenando l’ira furiosa del centrodestra. Nel 2003 fu addirittura il senatore a vita Francesco Cossiga a rischiare di diventare uno dei protagonisti del Dopofestival quando venne chiamato come ospite fisso da Pippo Baudo: il progetto fallì per l’opposizione di altri politici.Negli anni recenti il livello dell’intervento (almeno a parole) del Parlamento nei confronti del Festival si è alzato ancora di più. Nel 2020, sulla scia delle polemiche sul sessismo, si è incendiò sui social l’attenzione sull’hashtag #boicottaSanremo, proprio come due anni fa dopo lo sberleffo ai no vax portato sul palco da Fiorello.

Ma anche in questo caso niente di nuovo: 20 anni fa, quando gli hashtag ancora non c’erano, contro la partecipazione di Roberto Benigni fu lanciato il comitato BoBe (Boicotta Benigni), creato da Giuliano Ferrara che minacciò di tirare le uova al premio Oscar durante la sua esibizione all’Ariston.  Dieci anni dopo, nel 2012, ci furono polemiche furiose contro l’ospite Adriano Celentano, con dichiarazioni quotidiane dei politici di diversi partiti, e parlamentari della Commissione di vigilanza Rai schierati addirittura in prima fila alle prove del Molleggiato per controllare i testi che sarebbero poi andati in onda.Per non parlare, l’anno successivo, del caso ‘Italia, amore mio’ che monopolizzò l’attenzione politica per l’intera settimana a causa della partecipazione del principe Emanuele Filiberto di Savoia. Anche Claudio Baglioni, nel 2019, prima dell’inizio della kermesse, aveva portato a casa già un bel gruzzolo di attacchi politici: quello sul conflitto di interessi, particolarmente astioso, che durò per l’intero Festival, ma anche quello sulla battuta, pronunciata in conferenza stampa, sui migranti che provocò un durissimo scontro con i leghisti, poi ricucito con il presentatore e Salvini che arrivarono addirittura a comunicare pubblicamente di aver fatto pace durante una telefonata.

Durante il Festival 2019 scoppiò anche quello che fu il primo caso Achille Lauro al festival, con il testo di ‘Rolls Royce’ accusato di essere un’incitazione al consumo di droga, e l’endorsement di Salvini in favore di Ultimo e contro Mahmood, vincitore a sorpresa del Festival.E questo solo per citare alcuni esempi.

Al festival 2024 mancano poco meno di due mesi ma, ci si può giurare, anche diverse altre polemiche. (di Antonella Nesi) —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ex Ilva, ultimatum dei sindacati: ora governo decida e ne assuma il controllo

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(Adnkronos) – Il governo decida di assumere il controllo di Acciaierie d’Italia, estrometta Mittal e affidi ad un altro partner industriale il futuro della gestione dell’ex gruppo Ilva.E’ questo l’ultimatum che Fim Fiom e Uilm hanno inviato oggi al governo in una conferenza stampa tenuta in piazza, di fronte a palazzo Chigi in attesa del nuovo confronto convocato dalla presidenza del Consiglio per il 20 dicembre prossimo, alla vigilia di quella che dovrebbe essere, dopo 3 rinvii consecutivi, l’assemblea risolutiva per Acciaierie d’Italia e il futuro, oltre che della produzione del gruppo anche di circa 20 mila lavoratori, tra diretti e indiretti.  Un finale di partita non facile per l’esecutivo e ancora tutto da scrivere ma il cui epilogo per i metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil non ha più alternative.

E in caso di mancate risposte o di risposte che perpetuino la situazione attuale in cui ArcelorMittal resterebbe socio di maggioranza i sindacati avvertono: “Non staremo fermi, rimarremo qua”, lasciando intendere forme di proteste simboliche davanti alla sede del governo.  “Il 20 dicembre il governo ci deve dire qual è la proposta che hanno messo in piedi per salvaguardare 20mila posti di lavoro, l’ambiente e la produzione di acciaio.Non può continuare a prendere tempo.

La verità è che ogni governo ha pensato che la questione sarebbe stata risolta dal governo successivo: e siamo arrivati ad oggi, ma i lavoratori non sono cerini, sono persone con una grande dignità e chi fa politica deve assumersi la responsabilità delle decisioni e fare proposte”, ammonisce il leader della Uilm, Rocco Palombella, ricordando come il bilancio dei 4 anni di affidamento al socio di maggioranza ArcelorMittal sia sotto gli occhi di tutti. “Non c’è stato un anno senza l’utilizzo della cig o con un livello produttivo minimo.Non hanno speso un euro e ora chiedono il conto”, elenca. E’ contro ogni tentazione del governo di rinviare ulteriormente la decisione su Adi anche la Fiom: “Se la risposta definitiva non arriva?

Rimaniamo qua a palazzo Chigi, così magari il dossier sarà affrontato considerato che la situazione non è più procrastinabile”, avverte il leader Fiom, Michele De Palma che per il 20 dicembre si attende al tavolo una compagine di governo al completo. “I tempi dei confronti tecnici sono finiti.Sarebbe un atto di irresponsabilità non presentarsi al tavolo con uno schieramento adeguato e senza proposte.

Ora la decisione è solo politica e il governo ha la responsabilità politica di prenderla”, aggiunge chiedendo per quella data “risposte definitive” che per le tute blu della Cgil si potrebbero tradurre solo in “una gestione da parte dello Stato con interventi di garanzia degli impianti”. La situazione dell’impianto di Taranto, d’altra parte è allo stremo, spiega senza mezzi termini il leader Fim, Roberto Benaglia. “Siamo di fronte ad una sola grande necessità: salvare Acciaierie D’Italia.Ormai è fermo anche il penultimo altoforno, Afo2, e gli impianti sono al minimo storico.  Di fatto non si lavora più e nelle prossime settimane si potrebbero fermare definitivamente le attività”, elenca dettagliando l’unica strada che resta al governo: “lo Stato prenda il controllo della società, poi metta manager che sappiano investire sul futuro di questa azienda, metta risorse per rilanciare gl’impianti e per far ripartire gli altiforni e l’attività produttive e, infine, trovi nuovi soggetti privati con cui in futuro costruire la nuova gestione dell’ex gruppo Ilva”.

Decisioni delicate ma che vanno prese per le tute blu della Cisl, “tutte assieme”. “E’ il momento della responsabilità perché l’Ilva è un grande banco di prova della capacità industriali di questo Paese e della capacità del governo di fare politica industriale”, ammonisce ancora.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mes, Tajani: “Ratifica prima delle elezioni europee? Vedremo” – Video

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(Adnkronos) – Non è affatto detto che il Parlamento ratifichi la riforma del Mes prima delle prossime elezioni europee, previste nella prima decade di giugno. “Vedremo – risponde a Bruxelles, a margine del Consiglio Affari Esteri, il segretario nazionale di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani – non dobbiamo perdere troppo tempo, ma fare ciò che è giusto.Vedremo cosa deciderà il Parlamento: per me si può ratificare prime delle europee”.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Russia, che fine ha fatto Navalny?

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(Adnkronos) – Aleksei Navalny non risulta più nell’elenco dei detenuti della colonia penale Ik-6 di Melekhovo, nella regione di Vladimir, in cui fino alla scorsa settimana scontava la sua condanna.E’ stato trasferito altrove, ma non si sa ancora dove, anche se le autorità carcerarie non lo hanno ammesso, denunciano gli avvocati che si sono recati personalmente alla colonia penale, e a Ik-7, sempre nella stessa regione, come rende noto la portavoce Kira Yarmish in un tweet.

Da sei giorni non si hanno notizie dell’oppositore.  Neanche stamattina Navalny era comparso in video collegamento a una udienza di un ennesimo procedimento a suo carico, aveva reso noto la sua portavoce in esilio Kira Yarmish.E l’ansia per le sue sorti è cresciuta.

Sono sei giorni che familiari, avvocati e collaboratori non hanno sue notizie.La dirigenza del carcere ha attribuito la mancata presenza di Navalny all’udienza di oggi a black out in corso dalla scorsa settimana.  “Ci stanno solo prendendo in giro”, aveva denunciato Yarmish.

Dallo scorso sei dicembre, i suoi avvocati non hanno avuto il permesso di accedere al carcere e incontrare il loro assistito.L’8 uno dei legali è rimasto fuori dal carcere tutto il giorno, ma senza risultati.

Due settimane fa, Navalny, che è sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento con il Novichok nel 2020, aveva accusato un malore durante una udienza.Si era dovuto sedere per terra.   —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

La sezione AIA di Castellammare festeggia i suoi primi 90 anni

La nascita della sezione arbitri

La sezione arbitri di calcio a Castellammare di Stabia nasce nel 1933.

Tra i primi arbitri da menzionare, vi fu Lorenzo MASTROIANNI.

Dopo poco, trasferitosi a Napoli, Mastroianni lasciò il ruolo di fiduciario degli arbitri stabiesi e la carica fu ricoperta prima da Giuseppe D’AMORA e poi da Raffele CINELLA, nel 1935.

Da quel periodo in poi iniziò a costituirsi la sezione arbitri di calcio a Castellammare.

Oltre a Raffaele CINELLA (26 febbraio 1908 – 29 luglio 1990) che diventerà presidente, vanno ricordati tra i primi arbitri anche Enrico ROMANO, Umberto GAGLIARDI e Giuseppe PAUZANO (2 marzo 1890 – 27 novembre 1955) quest’ultimo, aveva intrapreso il suo percorso arbitrale nel 1923.

Pauzano, affettuosamente ricordato come Don Peppino, fondò la sezione nella sua sartoria a via Mazzini nel centro di Castellammare.

Il 19 gennaio 1956, il consiglio sezionale protempore deliberò all’unanimità di intitolare la sede arbitrale di Castellammare di Stabia alla memoria di Giuseppe PAUZANO.

Nel 1983 nel salone dei congressi delle Terme di Stabia, alla presenza del presidente dell’Aia Giulio Campanati e del suo vice Gennaro Marchese e degli arbitri Pietro D’Elia, Arcangelo Pezzella, Liberato Esposito e Paolo Bergamo, la sezione festeggiò i suoi primi cinquanta anni di attività.

Nel 2008 nella sala convegni dell’hotel dei Congressi, alla presenza del vice presidente dell’Aia Bruno Di Cola, del presidente del regionale Alberto Ramaglia, il vice presidente della lega nazionale dilettanti Vincenzo Pastore, furono festeggiati i suoi settantacinque anni di attività.

Nel 2023 nella sala convegni della reggia di Quisisana, la sezione festeggerà i suoi novanta anni di storia.

Il comunicato stampa

La sezione arbitri di Castellammare di Stabia “Giuseppe Pauzano” in occasione della celebrazione del traguardo dei 90 anni di storia (1933 – 2023), festeggerà l’atteso evento mercoledì 13 dicembre 2023 alle ore 18,00 presso la splendida location della sala congressi della reggia di Quisisana di Castellammare in viale Ippocastani.

Interverranno il presidente dell’associazione italiana arbitri Carlo PACIFICI, il suo vice Alberto ZAROLI, i componenti del comitato nazionale Michele AFFINITO e Stefano ARCHINA’, gli arbitri e gli assistenti campani inseriti negli organici nazionali ed internazionali oltre alle autorità cittadine e del comprensorio di competenza della sezione stabiese.

“Essere il presidente della Sezione arbitri di Castellammare è per me un onore ed un onere.

La storia gloriosa ha lasciato un solco che è stato seguito negli anni da tanti ragazzi che con orgoglio ogni fine settimana portano in giro il nome di questa sezione.

Il mio augurio è che questa sezione sia sempre di più un riferimento sul territorio, per le giovani leve ma anche per gli associati più anziani, un presidio di legalità, sport e amicizia racchiuso in un solo unico posto, la casa degli arbitri stabiesi”, ha dichiarato il presidente della sezione stabiese Giuseppe SCARICA.

Golden Globes 2024, ‘Io Capitano’ di Matteo Garrone in corsa per il Miglior film straniero

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(Adnkronos) – ‘Io Capitano’ di Matteo Garrone tra i film nominati nella categoria Miglior film straniero ai Golden Globe 2024.Le nomination per l’81esima edizione dei prestigiosi riconoscimenti, in programma il prossimo 7 gennaio sulla Cbs, sono state ufficializzate oggi.  Il film che ha ricevuto più candidature, 9, è stato Barbie di Greta Gerwig, mentre ‘Oppenheimer’, del regista Christopher Nolan, ne ha ottenute otto, seguito da ‘Killers of the Flower Moon’ e ‘Povere Creature’ entrambi con 7.

Il film di Garrone se la dovrà vedere con ‘Anatomia di una caduta’, ‘Vite passate’, La società della neve’, ‘La zona di interesse’.  I Golden Globes 2024 si terranno domenica 7 gennaio su CBS e Paramount+.La nuova edizione, la prima sotto la nuova direzione di Dick Clark Prods.

and Eldridge Industries, prevede 27 categorie tra cinema e tv e le novità del 2024 includono l’aumento da cinque a sei dei candidati per ciascuna categoria e due nuovi riconoscimenti: Miglior blockbuster e Miglior stand-up comedy.Ad annunciare le nomination sono stati Cedric the Entertainer e Wilmer Valderrama. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Napoli-Braga, Mazzarri e il dubbio Osimhen: gioca in Champions?

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(Adnkronos) – Napoli con il ‘mistero Osimhen’ nella sfida decisiva di Champions League.Gli azzurri domani ricevono il Braga nell’ultimo match della prima fase: la squadra di Walter Mazzarri può conquistare il secondo posto nel girone e la qualificazione agli ottavi di finale anche con una sconfitta di misura.

Alla vigilia, aleggia un dubbio: Osimhen ci sarà?L’attaccante nigeriano è volato in Marocco per la cerimonia di consegna del Pallone d’oro africano in una vigilia ‘sui generis’. “Quella di oggi era una giornata di scarico, ha fatto ciò che doveva.

Domani ci parlerò e capirò se è in condizione di partire dall’inizio.Oltretutto tra poco c’è anche la Coppa d’Africa, sappiamo che bisognerà farne a meno per un po’ ma abbiamo due giocatori bravi come Raspadori e Simeone”, dice Mazzarri a Sky Sport. “Bisogna disputare una bella partita.

Domani servirà maggiore attenzione sulla fase difensiva, la squadra ora è corta e si sono viste diverse cose che mi sono piaciute, ma serve un po’ di attenzione in più.Su questo ci stiamo concentrando”, aggiunge. “Noi siamo una squadra che non può fare calcoli, dobbiamo fare il nostro gioco e avere un po’ più di equilibrio.

Se pensiamo a qualcosa di diverso andiamo incontro a una brutta partita”, aggiunge il tecnico toscano prima di parlare dell’eventuale deficit a livello fisico della sua squadra. “Queste valutazioni per serietà nei confronti di chi mi ha preceduto non voglio farle pubblicamente, cerchiamo di far migliorare la squadra e qualcosa secondo me s’è già visto.Cerchiamo di migliorare ancora”.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sarà abbattuto Palazzo Mangeruca a Melissa, giù l’ecomostro sulla Ss106

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(Adnkronos) – Dopo decenni Palazzo Mangeruca, l’ecomostro calabrese che si trova sulla statale 106 a Torre Melissa nel comune di Melissa nel Crotonese, sarà abbattuto.La demolizione è fissata per domenica 17 dicembre e l’intervento sarà eseguito dall’impresa Lavori Stradali Srl, affiancata nelle fasi di coordinamento dalle società Deam Ingegneria Srl, Deton Srl e Misiano Ingegneria Srl.

Quattrocento kg di esplosivo saranno impiegati per radere al suolo, attraverso un’implosione, lo stabile di sei piani confiscato alla criminalità organizzata, che si erge nel bel mezzo del paesaggio costiero e dei vigneti.  L’ecomostro sarà distrutto attraverso micro-cariche e ciò consentirà meno disagi: per motivi di sicurezza il traffico verrà deviato per circa 30 ore, dalle ore 8 di sabato alle ore 15 del giorno successivo.Sabato si svolgeranno tutte le attività propedeutiche, mentre nella giornata di domenica avverranno lo scoppio e la rimozione dei detriti.

Previste una zona rossa per i soli addetti allo sparo, una zona arancione per gli addetti ai lavori e le autorità oltre a punti per forze dell’ordine, vigili del fuoco e ambulanze.Al posto di Palazzo Mangeruca è prevista la realizzazione di un’area per la sosta dei camper. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mourinho cita Cicerone: “Il silenzio è una delle grandi arti della conversazione”

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(Adnkronos) – José Mourinho rompe il silenzio all’indomani della decisione di non parlare al termine della partita all’Olimpico tra Roma e Fiorentina. “Il silenzio è una delle grandi arti della conversazione secondo Marco Tullio Cicerone, vecchia saggezza romana”, ha scritto il tecnico giallorosso su Instagram, il giorno dopo il match che i capitolini hanno chiuso in 9 per le espulsioni di Zalewski e Lukaku e dopo la conseguente diserzione della dirigenza romanista dalla conferenza stampa di fine partita. 
Il post è corredato da quattro foto, ognuna con didascalia: la frase di Cicerone è a commento di quella dell’intervento di Kayode su Zalewski.Nella prima il mister dice a Burdisso “i fratelli sono sempre i fratelli”; nella seconda ringrazia la curva sud per lo striscione “Mourinho romanista a vita”; l’ultima contiene il bigliettino consegnato al raccattapalle e da consegnare a Rui Patricio commentando “questo ero io 50 anni fa.

Ben fatto, ragazzo”. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Uefa, Ceferin vuole cambiare le regole per rimanere presidente

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(Adnkronos) –
Il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, ha intenzione di modificare lo statuto dell’organo dirigente del calcio europeo per avere la chance di rimanere in carica per altri quattro anni.Ceferin dovrebbe lasciare l’organismo nel 2027, ma la proposta di modifica del regolamento sarà presentata al congresso Uefa di Parigi l’8 febbraio 2024, quando sarà necessaria una maggioranza di due terzi dei 55 membri dell’organizzazione.

Se la proposta verrà approvata, il dirigente sloveno, che non ha incontrato alcuna opposizione quando è stato rieletto quest’anno, potrebbe candidarsi nuovamente nel 2027 e arrivare fino al 2031.Ceferin è stato eletto per la prima volta nel 2016, in sostituzione di Michel Platini, e una delle riforme da lui attuate prevedeva un limite di tre mandati per tutte le nomine esecutive. La Uefa ha poi confermato i piani: “Il comitato legale ha proposto una serie di modifiche allo statuto che chiariscono alcune disposizioni esistenti per garantire che nessuna sia applicabile retroattivamente – in linea con un principio legale fondamentale -.

Sia il comitato di governance che il comitato esecutivo hanno approvato i piani dei cambiamenti che saranno ora esaminati dal congresso di febbraio”, ha spiegato l’Uefa, mentre la Bbc ha riferito che la questione è stata sollevata durante una riunione del comitato esecutivo Uefa la scorsa settimana, quando il membro del comitato ed ex amministratore delegato del Manchester United David Gill “si ritiene abbia reagito con rabbia, sostenendo che il piano fosse antidemocratico”. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Case popolari, la proposta di Santanchè: “Aprire anche a infermieri e tassisti”

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(Adnkronos) – Bisogna far accedere alla case popolari “altre categorie, non soltanto le forze dell’ordine che è giusto e va bene, ma anche infermieri e tassisti, in modo che riusciamo ad aiutare quelle persone che lavorano a Milano a poter vivere in città”.Questa la proposta del ministro del Turismo, Daniela Santanchè, che questa mattina ha partecipato a un convegno sulla casa in Regione Lombardia, dove – ha ricordato – “abbiamo messo a disposizione oltre 1,5 miliardi di euro per il piano abitativo”.  “Sugli affitti brevi – ha assicurato il ministro del Turismo – abbiamo messo mano e tra poco sarà regolamentato quello che è sempre stato un far west, non criminalizzando la proprietà privata ma cercando di fare emergere il sommerso e di tutelare chi fa impresa.

Tra poco sarà una legge dello Stato”.Rispetto all’ipotesi di prevedere un tetto alle giornate per gli affitti brevi ai turisti, il ministro ha ribadito: “Non è nella nostra intenzione.

Non sarà quello che passerà nell’emendamento perché la proprietà privata è sacra.Noi dobbiamo tutelare che ci siano certi requisiti, che ci sia un certo standard e che emerga il sommerso, ma non possiamo decidere noi se un proprietario di casa la può affittare una settimana o cento giorni.

Questa non è la nostra visione”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Crosetto: “No a ritorno leva obbligatoria ma ragionare su periodi volontari e forze riserva”

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(Adnkronos) – “I tempi che viviamo e che vivremo ci chiederanno sempre di più forze armate professionali, formate, che sappiano che la vita militare non è una scelta facile e mette in conto anche di perdere la vita.Non è una cosa da leva obbligatoria”.

Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervenuto al Forum Adnkronos al Palazzo dell’Informazione. “Ripristinare la leva avrebbe poi un costo enorme.Non è stato mai quantificato ma sarebbe di diversi miliardi, e in un bilancio come il nostro dove li trovi?”.  Crosetto ha ricordato invece che quella relativa a un periodo di servizio “su base volontaria è un’ipotesi su cui Camera e Senato stanno lavorando con diverse proposte su cui si potrebbe fare un ragionamento.

E su cui innestare un altro ragionamento che va fatto, che è quello della riserva.Paesi come la Svizzera, ad esempio, hanno una riserva di forze armate che hanno fatto un percorso e che si attivano in caso di necessità.

Come è successo in Israele di recente.Pensando a una riserva – ha aggiunto Crosetto – credo che si possa attingere a qualcuno che ha già una predisposizione, la prima riserva potrebbe essere quella di pensare a chi è già formato come le forze di polizia, anche lì su base volontaria.

E’ un processo in corso: la Difesa, dopo quello che è successo in Ucraina e in Medio Oriente, evolve”.  Quanto all’Ue, “per parlare di esercito comune europeo bisognerebbe parlare di qualcosa di diverso dalle forze armate nazionali.Per costruirlo ci vogliono 25-30 anni.

Qual è il modo più semplice per avere forze armate europee?E’ usare il sistema della Nato: tu hai forze italiane, spagnole, francesi, inglesi e le rendi interoperabili, cioè insegni loro a lavorare insieme come se fossero la stessa cosa.

Con lo stesso modo con cui hai costruito la Nato costruisci le forze armate europee, che alla fine avendo un unico centro di comando e controllo sono in grado di muoversi come se fossero una cosa sola”. “Non è un esercito europeo, è la somma degli eserciti nazionali per fare un pilastro di difesa europea che poi si integra in quello della Nato.E’ molto più veloce, non hai bisogno di cambiare completamente l’organizzazione anche perché i tempi non ti concedono 20 anni”, ha aggiunto il ministro. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mps, giudici appello ribaltano sentenza: assolti Profumo e Viola

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(Adnkronos) – I giudici della seconda corte d’appello di Milano hanno assolto “perché il fatto non sussiste”, in uno dei filoni milanesi del processo Mps, Alessandro Profumo, ex presidente della banca senese, l’ex amministratore delegato di Rocca Salimbeni Fabrizio Viola e Paolo Salvadori, ex presidente del collegio sindacale dell’istituto.Il collegio ribalta così la sentenza di primo grado della condanna, inflitta in primo grado lo scorso il 15 ottobre 2020, a 6 anni di carcere per Profumo e Viola accusati di aggiotaggio e per false comunicazioni rispetto alla semestrale 2015 e a 3 anni e 6 mesi, invece, per Salvadori.  Nel processo di secondo grado il pg Massimo Gaballo aveva chiesto la nullità della condanna di Salvadori per incompetenza territoriale: a doversene occupare doveva essere Siena.

I giudici d’appello hanno annullato anche la richiesta delle sanzioni che per quanto riguardano Mps, responsabile per la 231 sulla responsabilità degli enti (pari a 800mila euro di multa più il pagamento delle spese legali).Il processo riguarda la presunta rappresentazione non corretta nei conti della banca dei derivati Alexandria e Santorini nei bilanci dal 2012 alla prima semestrale 2015.

Per la pubblica accusa, i derivati furono sottoscritti per coprire una perdita di 2 miliardi di euro derivante dall’operazione di acquisto di Antonveneta. “Sono emozionato, dopo 8 anni di sofferenza.Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e sono anche molto contento per la banca perché si chiude questa triste vicenda”, ha detto Alessandro Profumo con la voce rotta dall’emozione.

In primo grado l’ex banchiere era stato condannato a 6 anni.  Il ribaltamento della sentenza ha spinto immediatamente il titolo in Borsa che ha raggiunto quota +2,78% a 3,362 euro per azione. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Natale, dal pesce alla frutta secca: le ricette dell’oncologo per feste anti-cancro

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(Adnkronos) – Il cancro, si sa, si combatte anche tavola.E quella di Natale, soprattutto, propone diversi cibi amici della lotta ai tumori. “Dalle lenticchie al pesce, dai finocchi alla frutta secca, sono molteplici gli ingredienti della tradizione natalizia italiana che possono rivelarsi preziosi alleati sia per prevenire, sia per migliorare la risposta all’immunoterapia e per contrastare gli effetti collaterali dei trattamenti”.  A suggerire alcuni dei piatti anti-cancro da inserire nel menù delle prossime feste è Paolo Ascierto, direttore del Dipartimento di Oncologia melanoma, Immunoterapia oncologica e Terapie innovative dell’Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli, in occasione dei convegni Immunotherapy Bridge e Melanoma Bridge che si sono svolti nel capoluogo campano. “Pasta e fagioli, lenticchie in umido, zuppa di cereali integrali proprio come li facevano le nostre nonne – spiega Ascierto che ha presieduto i due eventi – possono migliorare la risposta al trattamento immunoterapico nei pazienti affetti da melanoma.

Così come i funghi, i finocchi, il salmone, l’aringa marinata e finanche la liquirizia possono prevenire il rischio di sviluppare il tumore della pelle, oltre che contrastare gli effetti collaterali delle terapie”. “Negli ultimi anni i tumori della pelle sono diventati sempre più comuni tra i giovani: oggi in Italia rappresentano la terza tipologia di tumore più riscontrata al di sotto dei 50 anni”, sottolinea l’esperto.Ed “è opinione ormai comune – conferma – che la prevenzione inizia anche a tavola.

Relativamente al melanoma e ai carcinomi cutanei, alcuni componenti della dieta come gli antiossidanti, le vitamine e i minerali hanno mostrato effetti protettivi, aiutando a combattere i radicali liberi e a prevenire i danni alla base dello sviluppo del tumore.In particolare, le vitamine C, E e A, lo zinco, il selenio, i carotenoidi, gli acidi grassi omega-3, il licopene, i polifenoli e i sulforafani sono tra gli antiossidanti che molti specialisti consigliano di includere nella dieta per ridurre il rischio di tumori cutanei”.

Prevenzione, ma non solo: “Avere abitudini alimentari corrette – precisa Ascierto – è importante anche durante il percorso terapeutico per mantenere più forte il sistema immunitario, migliorare l’efficacia del trattamento stesso, ridurre gli effetti collaterali e quindi poter continuare il percorso, prevenire le recidive”. In particolare – ricorda una nota – è stato dimostrato che i pazienti con diagnosi di melanoma sottoposti a immunoterapia hanno una risposta migliore al trattamento se consumano un piatto a base di proteine sane (pesce, pollame, formaggi magri, legumi e frutta secca), se evitano i salumi e le carni trasformate, se come condimento usano oli vegetali sani (meglio l’olio extravergine); come bevande, acqua e caffè: meglio rinunciare alle bevande molto zuccherate.E se il colon improvvisamente dà problemi per le cure farmacologiche, Ascierto e il suo team consigliano di affidarsi alle tisane: malva, melissa, finocchio e camomilla.

Ancora: un risotto al limone può aiutare a contrastare i disturbi gastrointestinali, mentre lo zenzero può combattere i problemi di anoressia e nausea associati all’immunoterapia. Ecco perché il gruppo di oncologi, dermatologi e dietisti diretto da Ascierto sviluppa costantemente progetti per anticipare le mosse della malattia e diffondere i principi di una sana e corretta alimentazione, basati fondamentalmente sulla dieta mediterranea e i suoi fitonutrienti: il licopene dei pomodori, il resveratrolo della buccia dell’uva, l’acido ellagico della frutta secca o il sulforafano dei broccoli agiscono come ‘spazzini’ dei radicali liberi e proteggono le cellule dai danni al Dna.  A questi progetti partecipano anche chef stellati, come nel libro ‘Prevenzione à la carte – anticipare le mosse dei tumori della pelle’, scritto a 6 mani da Ascierto, dalla dietista del Pascale Anna Licia Mozzillo e dallo chef Gennaro Esposito, che ‘firmano’ 16 piatti sani, ma anche buoni da gustare.  “Non a caso – chiosa Ascierto – il primo ad affermare che il cibo è la prima medicina fu Ippocrate, padre delle scienze mediche.Oggi, a conferma, sappiamo che la dieta può incidere realmente sul rischio di ammalarsi di cancro e sulle probabilità di guarigione”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Covid può cambiare il cervello, studio su pazienti con sintomi persistenti

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(Adnkronos) –
Covid-19 può modificare il cervello.E un team di ricercatori ha voluto capire esattamente cosa succede a livello cerebrale in quel gruppo di pazienti che hanno sintomi persistenti.

Utilizzando una versione avanzata di risonanza magnetica di diffusione, gli esperti hanno identificato delle differenze nella struttura del tessuto cerebrale dei pazienti con sintomi post Covid rispetto a persone sane.Sotto la lente è finita in particolare la materia bianca del cervello.

A condurre il lavoro sono stari ricercatori dell’università di Linköping, in Svezia, che hanno esaminato il cervello di 16 pazienti precedentemente ricoverati in ospedale per Covid e con sintomi persistenti.I risultati, pubblicati sulla rivista ‘Brain Communications’, possono fornire informazioni sui meccanismi alla base dei problemi neurologici persistenti post virus, spiegano gli scienziati. Diversi studi precedenti hanno affrontato questo problema, molto sentito dai medici. “Può essere frustrante capire che i pazienti hanno dei problemi, ma non riuscire a trovare una spiegazione perché non c’è nulla nella risonanza magnetica che possa spiegarlo”, osserva Ida Blystad, ricercatrice e neuroradiologa del Dipartimento di radiologia del Linköping University Hospital. “Per me, questo sottolinea l’importanza di provare altre tecnologie di esame per capire cosa sta succedendo nel cervello nei pazienti con sintomi persistenti post Covid”.

I ricercatori hanno quindi aggiunto un nuovo tipo di imaging e hanno puntato l’obiettivo sulla sostanza bianca del cervello, perché è costituita principalmente da assoni ed è molto importante per il trasporto dei segnali tra le diverse parti del cervello e il resto del corpo. “La risonanza magnetica di diffusione – illustra Deneb Boito, dottorando del Dipartimento di ingegneria biomedica dell’università di Linköping – è una tecnologia molto sensibile che consente di rilevare cambiamenti nel modo in cui sono organizzati gli assoni delle cellule nervose.Questo è uno dei motivi per cui abbiamo voluto utilizzarla per studiare quegli effetti del Covid-19 sul cervello che altre tecnologie di imaging potrebbero non rilevare”.  Per avere un’idea di cosa sia questa tecnica, si può immaginare una città di notte, con i fari e le luci posteriori delle auto che brillano come fili di perle rosse e bianche sulle strade più trafficate.

Non si può vedere la strada in sé, ma si capisce che è lì perché le macchine possono circolare facilmente proprio lì.Allo stesso modo, medici e ricercatori possono ottenere informazioni su come è costruito il cervello a livello microscopico attraverso la risonanza magnetica di diffusione, che si basa sul fatto che ovunque nel cervello c’è acqua che si muove nei tessuti, ma le molecole d’acqua si muovono più facilmente lungo le vie neurali.

Misurandone il movimento, i ricercatori possono dedurre indirettamente la struttura di questi percorsi. Questa tecnica di imaging viene utilizzata ad esempio per la diagnosi di ictus o per la pianificazione di un intervento chirurgico al cervello.I ricercatori vi hanno fatto ricorso per esplorare appunto il cervello dei 16 protagonisti del lavoro: pazienti che stanno partecipando al Linköping Covid-19 Study (LinCos) nel Dipartimento di medicina riabilitativa e che avevano ancora sintomi persistenti dopo 7 mesi.

Questo gruppo è stato confrontato con un gruppo di persone sane senza sintomi post Covid che non erano state ricoverate in ospedale per il virus.Il cervello dei partecipanti è stato esaminato sia con la risonanza magnetica convenzionale che con la risonanza magnetica di diffusione. Risultato: “I due gruppi hanno differenze per quanto riguarda la struttura della sostanza bianca del cervello.

E questa può essere una delle cause dei problemi neurologici vissuti dal gruppo che aveva sofferto di Covid grave”, evidenzia Blystad.Quanto osservato è “in linea con altri studi che hanno mostrato cambiamenti nella materia bianca del cervello.

Tuttavia, avendo esaminato solo un piccolo gruppo di pazienti, siamo cauti nel trarre conclusioni importanti.Con questa tecnologia non misuriamo la funzione del cervello, ma la sua microstruttura”.

I risultati ottenuti, conclude, “sono un segno che dobbiamo studiare gli effetti a lungo termine di Covid nel cervello utilizzando una tecnologia Mri più avanzata rispetto alla risonanza magnetica convenzionale”.  Ci sono diverse questioni che i ricercatori vogliono ulteriormente approfondire.Sembra, ad esempio, che la materia bianca nelle diverse parti del cervello sia influenzata in modi diversi.

Un prossimo lavoro esaminerà se i cambiamenti rilevati sono in qualche modo collegati all’attività cerebrale e in che modo le diverse parti del cervello comunicano tra loro attraverso la sostanza bianca cerebrale nei pazienti che soffrono di affaticamento post Covid.Un’altra domanda è cosa succede nel tempo.

La risonanza magnetica fornisce un’immagine del cervello in quel particolare momento.Poiché i partecipanti sono stati esaminati una sola volta, non è possibile sapere se le differenze tra i due gruppi scompariranno nel tempo o se saranno permanenti. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Crosetto: “Opposizione giudiziaria? Battuta sul destino dei governi di centrodestra”

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(Adnkronos) – La frase sull’opposizione giudiziaria, nell’intervista al Corriere della Sera che ha generato un terremoto nel governo, “era una battuta, un modo di dire riferito al destino che hanno avuto i governi di centrodestra negli ultimi 20 anni”.Lo precisa il ministro della Difesa Guido Crosetto, ospite del Forum Adnkronos al Palazzo dell’Informazione.  La frase in questione “era riferita solo a quello”, al fatto che “sembra che ci sia più l’organizzazione di una opposizione da parte di chi ha invece altri compiti” – dice il responsabile della Difesa precisando che “non stiamo parlando della magistratura ma di alcuni esponenti della magistratura”- “piuttosto che una opposizione che, mi pare evidente, non rappresenta in questo momento un pericolo particolare per il governo.

I governi reggono fin quando non esiste un’alternativa politica, alternativa politica fin qui non ne hanno messe in piedi – dice Crosetto pungendo il centrosinistra – dunque la vita del governo resta, da questo punto di vista, abbastanza tranquilla”. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Torna MasterChef Italia: quando inizia, giudici e concorrenti

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(Adnkronos) – Sta per tornare MasterChef Italia.L’edizione 2023 del programma andrà in onda da giovedì 14 dicembre alle 21.15 su Sky e in streaming su Now (sempre disponibile on demand).

Giudici ancora una volta gli chef stellati Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli che giudicheranno le creazioni dei cuochi, ascolteranno le loro storie, li seguiranno sfida dopo sfida, daranno loro consigli preziosi e critiche costruttive, in un percorso appassionante che porterà fino alla proclamazione del miglior chef amatoriale d’Italia, titolo che al termine della scorsa edizione è andato a Edoardo Franco, l’originale ed esuberante ex rider di Varese.In palio, per il vincitore, 100.000 euro in gettoni d’oro, la possibilità di pubblicare il proprio primo libro di ricette grazie alla casa editrice Baldini+Castoldi e l’accesso a un prestigioso corso di alta formazione presso ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. Quella che sta iniziando sarà una stagione ricca di novità.

Ma anche una stagione speciale: il cooking show Sky Original prodotto da Endemol Shine Italy festeggerà infatti un traguardo storico, quello dei 300 episodi della versione italiana (nel mondo sono state prodotte più di 500 edizioni dal reboot nel 2005, in 67 versioni locali – che diventeranno 70 nel 2024 con il debutto in 3 nuovi Paesi).Questo traguardo sarà celebrato in un episodio speciale, atteso per fine gennaio, in cui la sfida della Masterclass scorrerà in parallelo con il festeggiamento per questo straordinario compleanno. Le novità di stagione si inseriscono nel meccanismo della gara di quest’anno.

Come da tradizione, si partirà con i Live Cooking, al centro dei primi due episodi attesi per giovedì 14 dicembre.Per gli aspiranti componenti della classe sarà questa la prima occasione per far conoscere se stessi e la loro idea di cucina ai giudici: un piatto ideato da loro, ultimato e impiattato in totale autonomia e in pochi minuti davanti al trio, che sia il manifesto della propria idea di cucina e soprattutto capace di conquistare i palati dei tre.

In caso di unanimità a favore del piatto, il cuoco amatoriale sarà già ufficialmente nella Masterclass; con due sì, invece, dovrà indossare un grembiule grigio col quale affrontare il limbo di uno Stress Test, una nuova prova a tempo senza possibilità di appello nella quale solo i migliori conquisteranno il grembiule bianco con su scritto il proprio nome. Novità di quest’anno è che di fatto i giudici non saranno da soli a fare le valutazioni durante i Live Cooking e lo Stress Test: da qualche parte in studio, nascosto dalla vista dei concorrenti, ci sarà un “giudice ombra”, una persona misteriosa che avrà il compito, in un secondo momento, di aiutare Barbieri, Cannavacciuolo e Locatelli nella selezione.Una persona la cui identità rimarrà segreta per un po’: durante le prove rimarrà sempre in silenzio ma potrà osservare da vicino, senza essere visto, l’operato dei cuochi e sondare le loro lacune, e il suo parere potrebbe essere preziosissimo per Bruno, Antonino e Giorgio quando saranno chiamati a dare il proprio indiscutibile responso. Una volta assegnati tutti e 20 i grembiuli bianchi, i tre chef apriranno ufficialmente la sfida della Masterclass.

Avrà inizio in quel momento un percorso appassionante che si svilupperà secondo il classico e rodatissimo meccanismo, nel quale quest’anno però saranno inserite alcune novità che renderanno tutto più elettrizzante.In particolare, occorrerà prestare molta attenzione alle sempre più enigmatiche Mystery Box che, a seconda delle idee dei giudici e dei meccanismi creati da loro, potranno essere preziosissime o rischiosissime, ma anche rivelarsi dei clamorosi bluff: tutto dipenderà anche dal loro colore… In diverse occasioni, nel corso della stagione, si ripresenterà lo Stress Test, la prova durante la quale i concorrenti dovranno controllare con cura e precisione sia il proprio piatto sia le lancette dell’orologio; torneranno quindi gli Invention Test che metteranno alla prova la loro fantasia riservando loro grandi sorprese, i Pressure Test che alzeranno la pressione sui cuochi a rischio eliminazione, e gli Skill Test con cui Barbieri, Cannavacciuolo e Locatelli potranno valutare le competenze tecniche della Masterclass.  Tornano, inoltre, anche le prove in esterna per mettere alla prova i cuochi amatoriali – divisi in brigate – su ingredienti e ricette del territorio, ma anche per vederli alle prese con la linea di veri ristoranti (e in situazioni originali e particolari).

Tra le località e i contesti che, quest’anno, hanno fatto da scenario alle preparazioni dei concorrenti: Messina con le sue piazze e il suo Stretto, la caserma dei vigili del fuoco di Capannelle (Roma) per un tributo alla cucina romana, un esclusivo torneo di padel pieno di sportivi famosi e non, Val di Chiana (tra i comuni di Castiglion Fiorentino, Foiano della Chiana e Marciano, tutti in provincia di Arezzo) alla scoperta della cucina alla brace ma in versione gourmet, lo stupendo Museo del Cinema di Torino proprio all’interno della Mole Antonelliana.  E ancora, anche quest’anno tanti i guest – tra chef stellati e ospiti nazionali e internazionali esperti di food – che porteranno le loro esperienze e i loro insegnamenti al cospetto dei colleghi chef e dei cuochi amatoriali, prima di sottoporre questi ultimi alle prove più insidiose.Per cominciare, il ritorno di due ospiti che a MasterChef Italia sono di casa: tornerà uno dei giudici storici, Joe Bastianich, in giuria per ben 8 edizioni, e non potrà mancare il Maestro dei Maestri Pasticceri italiani, Iginio Massari, sempre attesissimo da tutti gli appassionati del cooking show ma non dai concorrenti, costantemente spaventatissimi dalla sua leggendaria prova di pasticceria; in questa occasione, sarà con lui sua figlia Debora.  E poi, tra gli altri:  – Alex Atala, fucina di creatività in arrivo da San Paolo del Brasile dove ha sede il suo D.o.m., due stelle Michelin, ristorante definito “una finestra aperta sulla gastronomia del terzo millennio” grazie a ingredienti tipicamente brasiliani trattati con tecniche altamente professionali, per far incontrare multiculturalismo e biodiversità;  – Chiara Pavan, al timone del Venissa di Mazzorbo Venezia, sostenitrice di una nuova idea di cucina chiamata “ambientale” (inteso come legata sia all’ambiente, all’isola e alla laguna, sia alla sostenibilità: si punta sul biologico a km 0, si propone in carta un solo piatto di carne, si ripone grande attenzione a sprechi e riduzione della plastica): classe 1985, veronese, è stata nominata Migliore Chef donna italiana per le Guide de L’Espresso 2019;  – Riccardo Gaspari, originario di Cortina d’Ampezzo e dunque montanaro vero: taciturno, concreto e grande appassionato di natura; allievo di Massimo Bottura, al suo SanBrite (dall’unione di San, che sta per “sano”, e Brite, come la malga dove si lavora il latte, ristorante che ha ricevuto una stella Michelin e una stella verde) prende forma l’”agricucina”, che interpreta la tradizione della cucina di montagna proiettandola verso una raffinata contemporaneità, combinando le lavorazioni antiche e le tecniche moderne; – Assaf Granit, chef da una stella Michelin originario di Gerusalemme che ha portato la sua passione per la cucina mediorientale – con i suoi ingredienti e i suoi metodi ma anche la sua essenza fatta di una commistione tra culture, cibi e persone – tra Parigi e Londra, nei suoi ristoranti noti per lo stile israeliano di accoglienza, tra rumori, confusione ma grande divertimento; – Mory Sacko, astro nascente della cucina francese – nato in Senegal da genitori maliani e senegalesi – che ha già conquistato una stella Michelin col suo ristorante MoSuke (delicata combinazione di spirito e forza, Mo richiama il suo nome e Suke è un omaggio all’unico samurai di origine africana conosciuto in Giappone), aperto solo nel 2020 dopo la partecipazione a un talent show televisivo, dove miscela un’ispirazione africana, nutrizione giapponese e le basi delle tecniche francesi; – Andreas Caminada, vero genio della cucina mondiale, che ha basato tutta la sua attività in Svizzera, nel paesino di Fürstenau, una delle città più piccole al mondo (meno di dieci residenti tutto l’anno): nel 2003 ha aperto il suo ristorante Schloss Schauenstein grazie al quale è riuscito a influenzare un’intera generazione di giovani chef, tanto che appunto ora è ormai consuetudine parlare di “generazione Caminada”, e che negli anni ha conquistato 3 stelle Michelin, 19 punti Gault Millau e, dal 2010, un posto nella classifica World’s 50 Best Restaurants. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Harry, possibile faccia a faccia con papà Carlo?

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(Adnkronos) – Il principe Harry intende tornare in Gran Bretagna per incontrare re Carlo.Secondo la rivista Woman’s Day, il figlio minore di king Charles intenderebbe avere “un faccia a faccia con suo padre per cercare di disinnescare la situazione” venutasi a creare con le rivelazioni – nell’edizione olandese del libro bomba di Omid Scobie, ‘Endgame’ – dei nomi dei cosiddetti ‘reali razzisti’, che, com’è noto, chiesero a Harry di che colore avrebbe avuto la pelle, una volta nato, suo figlio.  “Tutto questo incubo è stato un enorme campanello d’allarme per Harry e lui sa che ha bisogno di tornare a casa e parlare con la sua famiglia”, scrive il settimanale australiano, aggiungendo che il duca di Sussex “ha la sensazione che le cose siano andate troppo oltre” e vuole rientrare nel Regno Unito per fare ammenda con la sua famiglia reale, in particolare con suo padre.  Dopo l’assist di Meghan Markle, che esattamente una settimana fa ha indossato in pubblico il braccialetto che le regalò il re per il suo fidanzamento con il figlio – e che per gli esperti reali sarebbe un chiara offerta di pace al sovrano – si fanno dunque sempre più insistenti le voci che vogliono il duca di Sussex desideroso di “chiarimenti” e di riconciliarsi con il sovrano britannico.

Intanto si apprende che, dopo i colpi di avvertimento giunti da Buckingham Palace e successivamente al ritiro delle copie incriminate di ‘Endgame’ dagli scaffali, il libro è stato ripubblicato nei Paesi Bassi con centinaia di modifiche.   —internazionale/royalfamilynewswebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ibrahimovic torna al Milan, è ufficiale: ecco il suo ruolo

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(Adnkronos) – ” Zlatan Ibrahimovic torna all’Ac Milan come membro del consiglio!Lavorerà a stretto contatto con Gerry Cardinale nei prossimi mesi e anni”.

Così su Instagram l’annuncio di Redbird.Ibra sarà Senior Managment del club rossonero.  “RedBird Capital Partners (‘RedBird’) ha annunciato oggi la nomina di Zlatan Ibrahimović (‘Ibra’) come Partner Operativo per il suo portafoglio di investimenti nei settori Sport, Media e Intrattenimento.

In questa veste, ricoprirà anche il ruolo di Senior Advisor della Proprietà e del Senior Management di AC Milan”, ha poi spiegato in un comunicato RedBird.  “Ibra è uno dei giocatori di calcio più iconici di questo sport a livello mondiale.Ha lasciato il segno in ogni squadra in cui ha giocato, vincendo 34 trofei tra Malmö, Ajax, Juventus, Inter, Barcelona FC, AC Milan, Paris Saint-Germain, Manchester United e Los Angeles Galaxy.

Nel corso della sua carriera, Ibra ha segnato oltre 570 gol, inclusi più di 500 nei club, e lo ha fatto in ciascuno degli ultimi quattro decenni.Ibra è stato nominato per tre volte (2008, 2009, 2011) miglior giocatore della Serie A italiana e tre volte (2012, 2013, 2015) miglior giocatore della Ligue 1 francese. È stato anche capocannoniere della Serie A nel 2009 e 2012, capocannoniere della Ligue 1 nel 2012, 2013 e 2015 e capocannoniere di tutti i tempi della nazionale svedese”.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giulia Cecchettin, la sorella Elena: “Un mese senza te, mi manchi”

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(Adnkronos) – “Un mese senza te, mi manchi”.Sono le parole con cui Elena Cecchettin, sorella di Giulia uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, ricorda la 22enne a un mese dalla morte.

Era l’11 novembre quando Giulia uscì per trascorrere una serata con Filippo, poi la doppia aggressione armato di coltello, la fuga e l’abbandono del corpo senza vita a più di 100 chilometri da casa a Vigonovo (Venezia).La frase è stata postata da Elena su Instagram e accompagnata da una foto in bianco e nero della sorella minore.  “Ora ti vedo in mezzo alle stelle, che fai a metà gelato con la mamma.

Continuerai a essere il mio angelo custode perché in fin dei conti lo sei sempre stata”, le parole della ragazza al funerale privato per la sorella a Saonara, seconda cerimonia dopo quella a Padova. “Era buona, era la persona migliore che abbia mai conosciuto”, diceva Elena, che tratteneva a fatica le lacrime mentre la ricordava. “Me la porterò per sempre dentro”, diceva ancora prima di iniziare a elencare le passioni e le ‘stranezze’ della 22enne.Perché Giulia amava “collezionare scatole di latta, non buttava via niente”, oppure fare “lunghe passeggiate ascoltando musica” e in tutto questo “dimenticava sempre le chiavi”. Giulia “era la mia sorellina e anche la mia sorella maggiore, era onesta e dava ottimi consigli.

Aveva tanti peluche con nomi stranissimi, a Giulia piacevano tanto le macchine vecchie”.Ora Giulia, l’addio di Elena, “è in mezzo alle stelle”. “Ho iniziato a piangere per Giulia già da domenica perché un padre certe le cose le sente, e ti viene quasi normale provare rabbia e odio”.

Così Gino Cecchettin, padre di Giulia, intervistato ieri da Fabio Fazio a ‘Che Tempo che fa’. “Io ho detto ‘voglio essere come Giulia’, ho concentrato tutto il mio cuore e la mia forza su di lei, sono riuscito ad azzerare l’odio e la rabbia”, ha quindi aggiunto ammettendo di aver capito subito cosa era successo. “Mi sono chiesto come…Però ancora oggi vedo con questo ragionamento che può sembrare troppo razionale.

ma alla fine è molto umano, io voglio amare, non voglio odiare, comunque l’odio ti porta via l’energia”, ha sottolineato Gino Cecchettin che sta pensando di fondare una fondazione: “Mi impegnerò ancora in questa battaglia.Ora devo riprendere un po’ di forza”. “Mi impegnerò ancora su questa battaglia, adesso devo cercare chiaramente di raccogliere un po’ le forze perché è stato un mese molto pesante ma l’idea è di fondare un’associazione o una fondazione così come mi hanno consigliato.

E’ una cosa che sta nei nostri piani”, ha sottolineato. “Giulia e Monica”, la moglie di Gino Cecchettin morta un anno fa, “sono la mia luce che accompagneranno me, Davide ed Elena per il resto della nostra vita.E faremo di tutto per poter danzare sotto la pioggia per i giorni che ci restano in onore di Giulia”, ha spiegato aggiungendo che “Davide ed Elena stanno abbastanza bene.

Chiaramente sono molto provati da queste settimane.Piangono una sorella che non hanno più ma sono forti”. “Adesso mi trovo senza una moglie, senza una figlia e con una possibilità, quella di gridare che dobbiamo fare tutti qualcosa”, ha aggiunto affermando che la violenza sulle donne “è un problema molto serio” che va risolto. “Il patriarcato significa che c’è un concetto di possesso e forse è quello il cuore della faccenda: la donna vista come proprietà di qualcuno.

Utilizziamo oggi espressioni come ‘la mia donna’.Sembra innocua, ma non è così.

Anche nel quotidiano dobbiamo iniziare a cambiare il modo di intraprendere una visione della società”, ha affermato quindi. “Vorrei dire una cosa ai maschi: in questo momento vorrei invitarvi a dire ti amo alle compagne e alle moglie, non ti voglio bene.Ti amo: ditelo, ditelo spesso.

Dovete dirlo, sempre, ogni volta.Fatelo in questo momento”, ha detto Gino Cecchettin.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)