C’è un legame indissolubile che unisce Washington, la Nuova Zelanda e l’area vesuviana. È il legame di Heddi Goodrich, la scrittrice che ha scelto di fare di Castellammare di Stabia la sua patria elettiva e dell’italiano la sua lingua del cuore.
Ieri, nella suggestiva cornice del Museo Diocesano (MuDiSS), l’autrice è tornata ad abbracciare il suo pubblico per presentare il suo terzo romanzo, “L’anno delle mille vite”, un’opera che ci riporta indietro nel tempo fino ad Ercolano, nel 69 d.C.
L’incontro, patrocinato dal Comune, è stato un appuntamento culturale di grande rilievo, grazie alla suggestiva cornice del Museo Diocesano (MuDiSS) e al talento narrativo di Heddi Goodrich e ha visto un dialogo appassionato tra l’autrice, il Sindaco Luigi Vicinanza, l’Assessora alla Cultura Annalisa Di Nuzzo e Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione “Achille Basile- – Le Ali della Lettura”.
Al centro del dibattito, non solo la trama del libro, ma il legame identitario di un’autrice che, pur vivendo oggi dall’altra parte del mondo, in Nuova Zelanda, continua a farsi ambasciatrice della nostra storia e della nostra lingua.
Come ha evidenziato l’Assessora Annalisa Di Nuzzo, questo legame identitario è nato dalle sue esperienze giovanili nella nostra città e a Napoli, da cui prende vita “un attraversamento continuo di culture diverse e la sua esperienza di scrittrice.”
L’incontro ha ribadito come la storia antica non sia “passato”, ma radice viva per la comunità stabiese.
La storia di Heddi Goodrich è una dichiarazione d’amore al nostro territorio. Arrivata giovanissima in Italia con il progetto Intercultura, ha vissuto prima a Castellammare e poi a Napoli, dove si è laureata all’Orientale. Un legame così profondo da spingerla a scrivere tutti i suoi romanzi direttamente in italiano – una sfida stilistica rara che riflette la necessità di “sentire” la narrazione con la musicalità delle nostre parole.
Se il suo celebre esordio, L’Americana, era un omaggio totale a Castellammare, questo nuovo capitolo esplora le radici classiche del territorio, ambientando la vicenda ad Ercolano pochi anni prima della storica eruzione.
“Quando ero ragazzina, venendo qua il percorso della mia vita è cambiato per sempre, creando un legame con Castellammare e questi luoghi che non si è mai spezzato e che non si spezzerà mai”, ha dichiarato l’autrice nel corso della serata.
Nel cuore pulsante di una Castellammare con la sua vocazione letteraria, “L’anno delle mille vite” è apparso subito molto più di un romanzo storico. Come sottolineato durante l’incontro, l’opera di Goodrich ci riporta alla vigilia della catastrofe del 79 d.C. non per raccontare la fine, ma per celebrare la resistenza della vita. Al centro della narrazione c’è un mondo femminile che cerca la sua affermazione. Goodrich, con la sua scrittura empatica ed emozionale, dipinge un affresco dove il destino individuale si intreccia con quello ineluttabile della terra vesuviana.
La forza del libro risiede nella capacità di Heddi Goodrich — americana di nascita ma napoletana d’adozione — di maneggiare la lingua italiana e i suoi ritmi con una sensibilità rara. Durante la presentazione, è emerso come l’autrice riesca a rendere “vive” le pagine, trasformando un dato storico in un’esperienza sensoriale ed emotiva.
Dalla discussione tra Heddi Goodrich, Carmen Matarazzo, il Sindaco Luigi Vicinanza e l’Assessora Annalisa Di Nuzzo, sono emersi alcuni pilastri narrativi che definiscono l’anima del romanzo:
Il dibattito si è soffermato sulla scelta dell’arco temporale in cui è ambientata la vicenda, il 69 d.C., un anno di caos e transizione, un’epoca definita dal Sindaco. È stato evidenziato dall’autrice come non ci sia solo l’attesa della catastrofe del Vesuvio, ma la capacità dei protagonisti di vivere “mille vite” nell’urgenza del presente, ignorando l’imminente fine.
“I primi due romanzi che ho scritto hanno degli elementi autobiografici romanzati, ha affermato Heddy Goodrich – Questo sembra un libro più di fantasia, ma è quello più vicino al mio essere. Ho scritto delle cose così vicine al mio mondo interiore, da sentirmi vulnerabile, poi ho capito di aver scritto qualcosa di universale per tutte le donne.
“L’anno delle mille vite” è ancora più vecchio dell’’Americana”, perché la prima volta che venni in Italia avevo 14 anni e i miei genitori mi portarono a Ercolano. Ricordo di aver visto anche i mobili carbonizzati, ebbi l’impressione di essere un’intrusa, entrando nelle case di persone vive senza permesso.
“Questa impressione è rimasta in me da allora. Sono quarant’anni che ho Ercolano in un angolo del mio cuore e non riesco a toglierlo. Però parlare della morte di Ercolano non mi piaceva, mi faceva soffrire. A un certo punto mi è venuta l’ispirazione di ricreare Ercolano “viva”, la vita di tutti i giorni. Il 69 l’ho scelto perché c’è la guerra civile, un periodo storico molto turbolento perché fa da specchio a questo tumulto interiore della protagonista.”
Carmen Matarazzo, nel suo intervento, ha messo in evidenza la narrazione multidimensionale e l’architettura narrativa complessa del romanzo, per cui:
“Attraverso Turia (la protagonista) abbiamo un mondo personale, un mondo sentimentale, una visione storica, una visione sociale. Abbiamo un altro elemento che collega poi Turia a quello dei sogni, al mondo onirico. Questi sogni che lei fa e che sono delle vere e proprie premonizioni che poi accadranno.”
La prof.ssa Matarazzo ha posto l’accento anche sulla modernità dei personaggi femminili. Le donne del romanzo non sono semplici comparse storiche, ma figure che lottano per l’autodeterminazione in una società patriarcale. Il loro riscatto passa attraverso la solidarietà e la ricerca di una voce propria.
La prof.ssa ha giustamente evidenziato come il testo sia una riflessione profonda sulla condizione della donna nell’antichità, specchio di dinamiche di potere ancora tristemente attuali.
“In questo romanzo, ambientato tanti secoli fa nella Roma imperiale ma di straordinaria e affascinante attualità, viene sdoganata quella che è la pulsione anche erotica delle donne. – ha affermato la prof.ssa – Le donne dell’antichità sono donne molto moderne, come aspirazioni, modi di fare, capacità moderne. Questo aspetto del libro di Heddy mi è piaciuto molto.”
Un altro punto chiave del dibattito è stato il rapporto della Goodrich con l’italiano.
Durante la presentazione è emerso con forza il motivo della scelta di scrivere i suoi romanzi nella nostra lingua. Per la Goodrich, l’italiano non è solo un mezzo di comunicazione, ma una “casa” emotiva.
Il Sindaco Luigi Vicinanza, che aveva già Incontrato l’autrice quando scrisse l’’Americana” ed era rimasto colpito da una sua frase: ‘l’italiano mi rende più libera nel raccontare i sentimenti’, ha definito la scrittura della Goodrich “potente e altissima”.
Ha poi chiesto all’autrice: “Il romanzo è un libro di sentimenti forti. Perché scrivi in italiano? È questa la cosa che mi affascina”.
Per Heddy Goodrich:” È difficile rispondere a questa domanda. Anni fa un critico letterario di Roma voleva un articolo in inglese sul perché scrivessi romanzi in italiano. Questo articolo sono riuscita a scriverlo, ma non sono riuscita a spiegare il legame, che per me è spirituale, con l’italiano. In inglese non mi viene l’ispirazione, non mi vengono le frasi e nemmeno le idee. Non sono riuscita a spiegare questa cosa.
“La cosa strana è che un’americana scrive in italiano e poi viene tradotta in inglese. – ha aggiunto Carmen Matarazzo – Tu hai detto poco fa che venire in Italia ti ha cambiato la vita, quindi, possiamo dire che l’italiano è diventato quasi la tua lingua madre? Certamente, dato che scrivi benissimo in italiano.”
L’autrice ha risposto: “non lo parlavo più, dopo tutti quegli anni all’università lo stavo dimenticando, il mio italiano si stava arrugginendo. Poi ho iniziato a parlarlo in casa con i miei figli ed è rinato con ancora più forza e tenerezza.”
È emerso come la sua scrittura sia “evocativa”: le parole sembrano calarci nella vita quotidiana dell’antica Ercolano, rendendo i suoni, gli odori e le paure di allora quasi tangibili per il lettore moderno.
L’incontro con Heddi Goodrich ha lasciato nel pubblico qualcosa di più di una semplice trama romanzesca: ha regalato una nuova consapevolezza. Le sue risposte, cariche di una sensibilità rara, hanno emozionato la platea, spingendo tutti i presenti a riflettere su quanto la lingua e la cultura italiana siano profondamente amate e studiate nel resto del mondo.
Vedere la nostra identità riflessa negli occhi di chi l’ha scelta con tanta dedizione è stato un monito potente: la nostra storia e le nostre parole sono un patrimonio inestimabile che abbiamo il dovere di difendere, valorizzare e, soprattutto, narrare con orgoglio. Castellammare, con la sua millenaria vocazione culturale, si conferma il palcoscenico ideale per queste connessioni dell’anima che superano ogni confine geografico.
L’incontro al MuDiSS non è stato solo una presentazione, ma una vera lezione di amore per il territorio e la parola scritta. Un evento che lascia al pubblico il desiderio di immergersi nelle atmosfere di una Ercolano perduta e ritrovata.
Il nuovo romanzo “L’anno delle mille vite” di Heddi Goodrich Edizioni Bompiani è un acquisto imprescindibile per chiunque voglia riscoprire le radici della nostra terra attraverso una voce internazionale e profondamente autentica: una lettura che promette di emozionare e far riflettere ben oltre l’ultima pagina.






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