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Salutequità, ‘rilancio Ssn passa da approvazione Piano sanitario nazionale’ 

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(Adnkronos) – “Delle dieci leve che presentiamo oggi la più importante è la necessità di rilanciare il ruolo del livello centrale su tre grandi azioni: finanziamento del Ssn, programmazione della sanità, misurazione e valutazione delle performance delle regioni.Questo vuol dire che dobbiamo rivedere e innovare il modello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale facendolo passare da una quota uguale per ogni cittadino, il criterio standard attuale, alla più ampia e più corretta ripartizione di risorse guardando anche i determinanti sociali della salute, scolarizzazione, disoccupazione e povertà.

Oggi il determinante sociale pesa soltanto per lo 0,75% del riparto del fondo”.Così all’Adnkronos Salute Tonino Aceti, presidente di Salutequità, in occasione del primo summit ‘Equità e Salute in Italia2023’, giornata di dibattito promossa oggi a Roma da Sautequità con il patrocinio di Federsanità e Conferenza delle Regioni.  Per Aceti rilanciare la programmazione sanitaria “vuol dire innanzitutto dotarsi di un Piano sanitario nazionale che non abbiamo da 15 anni – sottolinea – ed è un adempimento normativo previsto da tutte le leggi dalla riforma sanitaria del 1978 in poi.

Non solo, abbiamo anche un Patto per la salute in proroga per legge, cosa che non è mai accaduta sinora e in più dobbiamo rilanciare fortemente il tema della misurazione: oggi abbiamo 134 miliardi di euro dati alle Regioni, le cui performance sanitarie sono misurate soltanto rispetto ai soli 22 indicatori Lea nei quali le liste d’attesa ne rappresentano soltanto uno.Quindi, il principale problema che i cittadini incontrano – ovvero i tempi sempre più lunghi per le prestazioni – è misurato soltanto con un indicatore anche molto debole all’interno di un sistema di misurazione che oggi è inadeguato rispetto alla responsabilità che le regioni si trovano a gestire”.  “Mancano all’appello della valutazione – rimarca Aceti – anche indicatori come la telemedicina, il Pronto soccorso che non sono mappati.

Infine, un’altra leva è anche rileggere il principio ideale della collaborazione tra Stato e Regioni: noi oggi abbiamo bisogno che il principio ideale della collaborazione sia funzionale e di aiuto ai bisogni dei cittadini, i provvedimenti devono essere presi velocemente in modo condiviso e poi soprattutto messi a terra.Invece, abbiamo un procedimento lungo con degli stop and go incompatibili con i bisogni di salute delle persone e con una messa a terra che fa fatica se pensiamo soltanto al Piano nazionale della cronicità: l’ultima regione che lo ha recepito è stata la Sardegna ben 5 anni dopo la sua approvazione”.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Salutequità, ‘risorse e programmazione azioni urgenti per rilancio Ssn’

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(Adnkronos) – “Rilanciare e ammodernare il Ssn è possibile sin d’ora, attivando dieci leve e mettendo in campo una serie di azioni urgenti che per troppo tempo sono state rinviate.La leva del finanziamento, della programmazione e della valutazione, per esempio, potrebbero essere usate molto meglio da parte del livello nazionale, come pure il livello regionale dovrebbe impegnarsi di più per convergere sui grandi obiettivi strategici nazionali.

Va riletto il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, per garantire quell’equità di accesso che serve alle persone e quindi arrivare a processi decisionali non solo partecipati, ma anche tempestivi e soprattutto che siano poi realmente messi a terra per produrre i cambiamenti necessari.Per questo Salutequità, nel suo primo Summit ha voluto contribuire a mettere in fila, a fronte delle maggiori criticità del sistema, le leve per il cambiamento e la loro soluzione”.

Così Tonino Aceti, presidente di Salutequità nel suo intervento in occasione del primo summit ‘Equità e Salute in Italia’, giornata di dibattito promossa oggi a Roma da Salutequità con il patrocinio di Federsanità e Conferenza delle Regioni.  Il Servizio sanitario nazionale si basa su tre principi – si legge in una nota – universalità dell’ assistenza, equità d’accesso ai servizi, solidarietà anche di carattere fiscale per finanziare il sistema.Ma le cose ancora non vanno come dovrebbero e Salutequità, laboratorio italiano per l’analisi, l’innovazione e il cambiamento delle politiche sanitarie e sociali, lo ha sottolineato dalla sua nascita in piena pandemia, evidenziando più volte, nei suoi Report, le criticità del sistema e le possibili soluzioni.

Ad esempio se per il prossimo anno potremo contare su 134 miliardi di finanziamento per il Ssn – dettaglia la nota – l’Ufficio Parlamentare di Bilancio però, nell’analisi della legge di Bilancio in corso di approvazione, ha già avvertito che “per il 2024 non si può escludere che l’insieme delle misure implichi una maggiore spesa superiore all’incremento del finanziamento”.Esistono inoltre differenze regionali di finanziamento della sanità.  Nel 2021 il finanziamento effettivo pro-capite medio è stato pari a 2.072,8 euro.

Agli estremi l’Emilia-Romagna con 2.227,6 euro e la Regione Calabria con 1.925,7 euro (Fonte: 18° Rapporto Sanità, Crea Sanità).E i determinanti sociali della Salute come livello di istruzione, reddito e occupazione pesano nel riparto del Fondo sanitario nazionale solo per lo 0,75%.

A fronte di 134 miliardi di euro di finanziamento del Ssn per il 2024, il monitoraggio e la valutazione della garanzia dei Lea da parte delle Regioni viene effettuato con soli 22 indicatori “core” previsti dal Nuovo sistema di garanzia (Nsg) dei Lea.  Anche la capacità di spesa per investimenti è molto differenziata: gli investimenti pro capite degli enti sanitari – riferisce la nota – nel 2021 passa dai 72 euro del Trentino-Alto Adige, ai 18 euro della Campania, ai 13 della Calabria.Nonostante ciò, sono 10,4 miliardi di euro le risorse non ancora utilizzate per la sottoscrizione degli accordi previsti dall’art. 20 della L. 67/1988, anche in questo caso con profonde differenze tra le Regioni.  E mancano all’appello circa 20-30.000 medici (soprattutto medici di medicina generale e alcuni specialisti in determinate specialità) e 65.000 infermieri, tra cui gran parte anche dei 20.000 infermieri di famiglia e comunità per l’attuazione della riforma del territorio (DM 77/2022) prevista dal Pnrr, come dichiarato dalla Corte dei conti a fine 2022.

Molto diversa, comunque, la distribuzione degli organici nelle Regioni italiane.Per i medici si va dai 2,64 della Valle d’Aosta per mille abitanti, 2,56 della Sardegna, 2,34 della Toscana e della Liguria agli 1,50 del Lazio, 1,51 della Lombardia, 1,63 del Veneto e 1,64 del Molise.

Per gli infermieri si va dai 6,94 per mille abitanti del Friuli-Venezia Giulia, 6,70 della Liguria, 6,34 dell’Emilia-Romagna e di Bolzano ai 3,33 della Campania, 3,65 della Sicilia, 3,83 della Calabria e 3.93 del Lazio.  Il risultato è che nel 2022 è saltata circa 1 prestazione di specialistica ambulatoriale su 10 rispetto al 2019 – conclude la nota – Quasi 3,4 milioni di prime visite in meno (-15,5%) e oltre 5,5 milioni di visite di controllo in meno (17%).Inoltre, nel 2021 persi 1 milione e 200 mila ricoveri rispetto al 2019.

Anche la rinuncia alle cure ha visto un’impennata negli anni della pandemia arrivando all’11% del 2021, quasi il doppio rispetto al 2019.Nel 2022 la rinuncia alle cure si attesta a circa il 7%, con una diffusione lungo tutta la penisola e per tutte le fasce di popolazione più e meno ricche. Anche l’accesso all’innovazione diventa un percorso ad ostacoli.

Secondo i dati prodotti da Iqvia – emerge dal report di Salutequità – l’Italia impiega 429 giorni per garantire la disponibilità dei farmaci ai pazienti dal momento l’autorizzazione europea.Se la media europea è pari a 511 giorni, alcuni Paesi come Svizzera, Danimarca e Germania hanno tempi diaccesso più ridotti rispetto all’Italia: 191 giorni, 176 e 133.

Nel 2022 il tempo medio della sola procedura italiana di autorizzazione e rimborso è stato pari a 206 giorni per le nuove entità chimiche (non generiche) e 49,6 giorni per i farmaci generici.A questa tempistica vanno aggiunti oltre 60 giorni per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Non è tutto: in 7 Regioni i pazienti devono aspettare anche i tempi di inserimento nei Prontuari Terapeutici vincolanti che ritardano ulteriormente l’accesso ai farmaci.  Anche la telemedicina è ancora a macchia di leopardo.Nel periodo 2019-2021 – secondo Salutequità – il Ministero della Salute ha mappato la presenza di 369 esperienze di telemedicina, con differenze regionali che vanno dalle 66 esperienze della Lombardia alle 3 del Friuli-Venezia Giulia.

Il Pnrr stanzia diverse risorse per la digitalizzazione della sanità, a partire dal miliardo di euro previsto per la telemedicina.Nonostante la sua importanza, la telemedicina non è ancora inserita formalmente nel Lea e questo potrebbe creare un problema di sostenibilità.  Il 1° Summit Equità e Salute in Italia è realizzato con il contributo non condizionato di Ucb Pharma, Bristol Myers Squibb, Beigene, Merck Serono Spa, Grunenthal e Sanofi.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Morto a 61 anni Andre Braugher, il capitano Raymond Holt in ‘Brooklyn Nine-Nine’

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(Adnkronos) – E’ morto a 61 anni, dopo una breve malattia, Andre Braugher.L’attore statunitense è noto per i ruoli del detective Frank Pembleton nella serie tv ‘Homicide’ (1993-98) e del capitano Raymond Holt nella sitcom poliziesca ‘Brooklyn Nine-Nine’ (2013-21).

L’annuncio della scomparsa, avvenuta lunedì 11 dicembre. è stata data con una dichiarazione dadalla sua agente Jennifer Allen.  Braugher ha vinto il suo primo Emmy Award nel 1998 come miglior attore protagonista in una serie drammatica per ‘Homicide’, dopo una stagione caratterizzata da uno degli episodi più memorabili, ‘Subway’.Si tratta dell’episodio in cui Pembleton cerca di scoprire se un uomo (Vincent D’Onofrio) bloccato tra un treno della metropolitana di Baltimora e la banchina fosse stato spinto sui binari, cercando al contempo di confortarlo in punto di morte. Il secondo Emmy Award è arrivato per la sua interpretazione del capo di una banda che pianifica una rapina ad alto rischio nella miniserie tv ‘Thief – Il professionista’ del 2006.

Si è distinto nel ruolo di Owen Thoreau Jr.accanto a Ray Romano e Scott Bakula nella dramedy ‘Men of a Certain Age’ (2009-11).

Ha inoltre ottenuto due nomination agli Emmy per questo ruolo e quattro per ‘Brooklyn Nine-Nine’, serie vincitrice di due Golden Globes. Braugher si era fatto conoscere in tv con il ruolo del detective Winston Blake nella serie di telefilm ‘Kojak’ con Telly Savalas, andati in onda nel 1989-90, ed è stato un altro poliziotto nella serie ‘Hack’ del 2002-04, con David Morse.Nel frattempo aveva interpretato un personaggio basato su un medico realmente esistito nella serie Abc del 2000-01 ‘Gideon’s Crossing’ di Paul Attanasio, creatore anche di ‘Homicide’. Nello scorso febbraio era stato scelto come protagonista maschile del dramma ‘The Residence’, su un misterioso omicidio alla Casa Bianca, che aveva iniziato la produzione prima di essere interrotto a causa degli scioperi di Hollywood. Nato a Chicago il 1º luglio 1962, Andre Keith Braugher studiò all’Università di Stanford e in seguito alla Juilliard School di New York.

Debuttò nel 1989 con il ruolo del detective Winston Blake nel telefilm ‘Kojak’ e nello stesso anno recitò per la prima volta sul grande schermo in ‘Glory – Uomini di gloria’. Ha preso parte a molti film, come “Schegge di paura”, “Bus in viaggio”, “City of Angels – La città degli angeli”, “Frequency – Il futuro è in ascolto”, “Poseidon”, “I Fantastici 4 e Silver Surfer” e “The Mist”.Al cinema il suo ultimo film è stato “Anche io (She Said)” di Maria Schrader (2022): Braugher ha interpretato il direttore esecutivo del “New York Times” Dean Baquet che sostiene due giornalisti la cui denuncia ha portato all’incriminazione di Harvey Weinstein e ha scatenato il movimento #MeToo. (di Paolo Martini) —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cop28, nuova bozza: “Non uscita ma ‘transizione’ fuori dai fossili”

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(Adnkronos) – Il vertice sul clima di Dubai Cop28 ha presentato una nuova bozza in cui propone ai Paesi una “transizione” per abbandonare i combustibili fossili entro il 2050, dopo che più di cento Stati ne hanno chiesto l’eliminazione completa.Dopo lunghi negoziati, la presidenza della Cop28 degli Emirati ha proposto un nuovo testo perfezionato che, se approvato, metterebbe la prima volta i combustibili fossili al centro delle conferenze internazionali sul clima. Il documento di 21 pagine prevede anche l’obiettivo di triplicare la capacità delle energie rinnovabili entro il 2030 e di raddoppiare il tasso di efficienza energetica durante questo periodo, sebbene i paesi del G20 si fossero già impegnati in questo.

Nel testo si chiede inoltre di accelerare gli sforzi per ridurre progressivamente l’uso dell’energia prodotta dal carbone e di spostarsi verso sistemi energetici con emissioni nette pari a zero.  Le emissioni globali di biossido di carbonio, comprese le emissioni di metano, dovranno essere ridotto entro il 2030; dovranno essere eliminati gradualmente i sussidi ai combustibili fossili e dovrà essere accelerata la riduzione delle emissioni derivanti dal trasporto stradale. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina-Russia, missili su Kiev: 53 feriti

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(Adnkronos) – Almeno 53 persone sono rimaste ferite nell’attacco missilistico russo sferrato la notte scorsa contro la capitale ucraina Kiev.A riferirne è stato il sindaco Vitali Klitschko parlando di danni ad un ospedale pediatrico.

Venti feriti sono stati ricoverati in ospedale, tra cui due bambini, ha scritto il sindaco di Kiev Vitali Klitschko su Telegram. I sistemi di difesa ucraini sono riusciti a intercettare ed abbattere i dieci missili lanciati contro la capitale, ma cadendo a terra i detriti hanno causato feriti e danni in quattro zone della città che costeggiano il fiume Dnipro.Un edificio residenziale è stato danneggiato così come un ospedale pediatrico.  “Per effetto dell’abbattimento di bersagli aerei nemici – ha riferito l’amministrazione militare della città – molti detriti sono caduti sui distretti di Dniprovsky e Desnyansky”.

Alcuni residenti sono stati evacuati da un edificio nel distretto di Dniprovsky, dove si è sviluppato un incendio.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sciopero 15 dicembre 2023, Salvini firma ordinanza e lo riduce a 4 ore

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(Adnkronos) – Siopero dei trasporti venerdì 15 dicembre 2023, sarà di 4 ore e non di 24: Matteo Salvini ha firmato la precettazione. “Il diritto a chiedere salari più adeguati è sacrosanto, ma questo non può paralizzare l’Italia per un giorno intero, a ridosso del Natale – spiega con un video via social – Da ministro dei Trasporti devo garantire la mobilità ai 20 milioni di italiani che quotidianamente prendono un mezzo pubblico: è mio diritto ma anche mio dovere”.La firma è arrivata ieri in serata ma già da alcune ore circolava l’indiscrezione che Salvini era pronto a precettare per ridurre lo sciopero. Dopo l’incontro avuto ieri con il ministro Salvini, l’USB aveva confermato lo stop di 24 ore rispettando le fasce di garanzia per i servizi essenziali.

Inoltre i sindacati si rivolgeranno al Tar per sospendere l’ordinanza e chiederanno un incontro urgente alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “per capire se l’aggressione al diritto di sciopero è volontà comune di tutto il governo”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Israele-Gaza, Biden attacca Netanyahu: prime crepe tra Usa e Stato ebraico

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(Adnkronos) – Non solo i noti contrasti sul futuro di Gaza, ma ora anche la richiesta di un deciso cambiamento nel governo israeliano, esecutivo “che sta iniziando a perdere” il sostegno internazionale a causa “dei bombardamenti indiscriminati” nella Striscia.Emergono così nelle parole del presidente americano Joe Biden rivolte al “caro amico” Benjamin Netanyahu – le più dure mai pronunciate nei confronti del premier israeliano dall’inizio del conflitto con Hamas – le prime, importanti crepe tra Usa e Stato Ebraico a poco più di due mesi dall’inizio della guerra.

Parole che suonano come un avvertimento dello storico alleato, nel giorno in cui l’Onu approva a stragrande maggioranza una nuova risoluzione per il cessate il fuoco e mentre il leader israeliano continua a ribadire la linea dura sull’enclave palestinese. A parlare per primo ieri di “divergenze” tra i due su come gestire il periodo post bellico nella Striscia era stato lo stesso Netanyahu, sottolineando che Israele ha il sostegno degli Stati Uniti per quanto riguarda la sua intenzione di distruggere Hamas e liberare gli ostaggi tenuti nella Striscia di Gaza ma, allo stesso tempo, però, con gli Usa non c’è unità di vedute sul dopoguerra.La Striscia di Gaza “non sarà né Hamas-stan né ‘Fatah-stan'”, le parole di Netanyahu, ribadendo la sua contrarietà a far sì che l’enclave palestinese possa essere governata dall’Anp sotto la guida di Mahmoud Abbas dopo che Hamas sarà sconfitto. Poi, però, è arrivato forte e chiaro l’avvertimento di Biden, secondo il quale Netanyahu “deve prendere delle decisioni difficili: questo è il governo più di destra della storia di Israele”, un governo che “non vuole la soluzione dei due Stati”, ha spiegato durante un evento di raccolta di fondi per i democratici a Washington.

Biden ha poi detto che Israele sta iniziando a perdere sostegno nel mondo e che Netanyahu “deve rafforzarsi e cambiare” il governo israeliano per trovare una soluzione a lungo termine del conflitto israelo-palestinese. Secondo Biden, quindi, Netanyahu deve cambiare gli elementi più estremisti del suo governo che stanno rendendo difficile il sostegno ad Israele anche a causa dei “bombardamenti indiscriminati” a Gaza. “Netanyahu è un buon amico ma credo che debba cambiare”, ha detto ancora il presidente americano durante l’evento ospitato da Less Rosenberg, ex presidente dell’Aipac.  “Una delle cose che Bibi capisce è che la sicurezza di Israele è affidata agli Stati Uniti – ha poi continuato – ma ora, ha più degli Stati Uniti: ha l’Unione Europea, l’Europa, ha gran parte del mondo che li sostiene.Ma stanno iniziando a perdere questo sostegno a causa dei bombardamenti indiscriminati in corso”.  “Israele deve prendere delle decisioni difficili – ha aggiunto Biden -, Bibi deve prendere delle decisioni difficili”.

Già lunedì sera, in un altro intervento, Biden aveva ripetuto che Netanyahu è un “caro amico”, affermando però di non essere d’accordo con la sua politica.Il premier israeliano, aveva detto il presidente Usa, “non può escludere la creazione di uno Stato palestinese nel futuro”. A rispondere al presidente Usa, almeno finora, ci ha pensato intanto l’esercito israeliano. “Noi manteniamo una stretta relazione con gli Stati Uniti.

Abbiamo colloqui quasi quotidiani con il comandante del Central Command e con il capo degli Stati Maggiori Riuniti” ha detto il portavoce delle Idf, l’ammiraglio Daniel Hagari, rispondendo ad una domanda riguardo alle dichiarazioni del presidente.  “Noi sappiamo come spiegare esattamente come operiamo, in un modo preciso e basato sulle informazioni di intelligence – ha continuato -, operiamo per mantenere la sicurezza delle nostre forze, ma noi sappiamo come agire contro i centri di gravità di Hamas”. “Operiamo in modo di fare il nostro meglio per separare i civili che non sono coinvolti dai terroristi – ha detto ancora -.L’Idf sta facendo questo dall’inizio dei combattimenti e certamente ora negli ultimi giorni.

Noi sapremo come mostrarlo e presentarlo, certamente, ai nostri alleati”. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tunnel di Hamas, “Israele inizia ad allagare la rete sotterranea di Gaza”

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(Adnkronos) – L’esercito israeliano ha iniziato a pompare acqua di mare nella vasta rete di tunnel di Hamas a Gaza.Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti Usa che sono state informate delle operazioni militari israeliane, che fanno parte di un intenso sforzo per distruggere le infrastrutture sotterranee del gruppo.

L’allagamento dei tunnel con l’acqua di mare, che è nelle fasi iniziali, è solo una delle diverse tattiche che Israele sta usando per svuotare e distruggere i tunnel di Hamas, aggiunge il giornale. A riferire dell’ultima strategia adottata dallo Stato Ebraico per rendere inutilizzabile la rete sotterranea, era stato lo stesso Wall Street Journal il 5 dicembre scorso.La dimensione sotterranea dell’enclave palestinese, spiegava il quotidiano, è un labirinto di cunicoli che sarebbe più lungo della metropolitana di Londra. Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti Usa, i militari israeliani avrebbero installato a metà novembre cinque pompe idriche a nord di Gaza City.

La Bbc ha chiesto loro un commento, ma per ora si limitano ad affermare di verificare le indiscrezioni, e la rete britannica precisa di non poter confermare le ultime notizie in modo indipendente. Eppure, ricordano i media internazionali, nel 2015 l’Egitto utilizzò l’acqua del Mediterraneo per allagare una rete di centinaia di tunnel lungo il confine con Gaza.Il contrabbando è il ‘problema’ rappresentato da sempre da quel labirinto sotterraneo.

E nel 2015 l’operazione egiziana scatenò le ire a Rafah dove denunciarono danni per le coltivazioni.Nel 2021, prosegue la Bbc, le Idf affermarono di aver distrutto con raid aerei più di 100 chilometri di tunnel a Gaza.

Hamas parlava di una rete di gallerie sotterranee di 500 chilometri (402 la metropolitana di Londra). Adesso a complicare lo scenario ci sono gli ostaggi, rapiti il 7 ottobre in Israele e da allora trattenuti nella Striscia.Hamas afferma che si trovano in “luoghi sicuri e nei tunnel”.

E c’è anche la questione dell’impatto ambientale.Pompare acqua salata potrebbe comportare anche danni per la falda acquifera sotterranea.

L’operazione potrebbe rendere estremamente difficile coltivare la terra di Gaza e, inoltre, quello che è stato immagazzinato negli anni nei tunnel potrebbe contaminare il terreno.Non solo.

L’operazione che secondo il Wall Street Journal avrebbero in mente i militari israeliani potrebbe richiedere settimane e quindi consentire ai combattenti di Hamas di spostarsi, portando potenzialmente con loro gli ostaggi. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Covid, Usa raccomandano le mascherine. E in Italia? Ecco cosa dicono gli esperti

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(Adnkronos) – I Cdc americani sono tornati a raccomandare l’uso delle mascherine a causa del Covid, che continua ad aumentare, ma anche per i contagi elevati da virus respiratorio sinciziale e per la crescita delle polmoniti.E in Italia?

Qual è la situazione e cosa raccomandano gli esperti soprattutto in vista del Natale? “La mascherina e il lavaggio delle mani sono elementi di sanità pubblica e di intelligenza che non riguardano solo il Covid: sono strumenti che ci aiutano a non trasmettere le malattie infettive respiratorie – dice all’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) – E’ una questione di civiltà e di convivenza all’interno della comunità.Demonizzarla, come sempre più spesso accade oggi, è davvero insensato ma ogni volta che lo dico ricevo insulti da chi ne fa una questione ideologica”. “Purtroppo la mascherina sembra essere diventata un problema nazionale.

Se qualcuno la consiglia sembra che chieda alle persone di sottoporsi a chissà quale tortura.Ma il vivere in una comunità dovrebbe comportare il rispetto delle persone più fragili.

Questo significa cercare di non essere vettori di malattia e aiutarle a proteggersi.Mi sembra di dire una banalità ma purtroppo va ribadito.

Ricordo che per contrastare l’abitudine a sputare per terra in passato sono state fatte delle leggi che non erano ideologiche ma di buona sanità.Piccole precauzioni non possono essere tabù.

In un momento di grande circolazione di virus respiratori come accade oggi – sottolinea – cercare per esempio di mettere il nonno a tavola lontano dai bambini è una cosa di intelligenza, non può essere argomento di contrapposizione”.  “Per quanto riguarda la mascherina, come Simit continuiamo a dire che negli ospedali il personale sanitario e tutte le persone che stanno in ambienti ospedalieri ristretti debbono usarla.Non è una ‘punizione’ ma un fatto di assoluta normalità e buonsenso che in alcuni Paesi è indiscusso.

E non c’è tanta difficoltà a spiegarlo perché è talmente logico: l’ospedale è pieno di fragilità e servono precauzioni.Proteggere le persone fragili dovrebbe essere normale ma – afferma Andreoni – dirlo oggi è diventato complicato, basterebbe leggere le mail che ricevo: ogni volta che ribadisco il concetto vengo insultato”.  “Evitare baci e abbracci a Natale è il vero gesto d’amore verso i nonni, gli anziani e le persone più fragili – sottolinea ancora – Questo significa, nella realtà, ridurre i contatti troppo ravvicinati quando ci sono persone vulnerabili: una affettuosa attenzione di buonsenso durante una fase di circolazione virale elevata, non solo Covid ma anche influenza e altre malattie a trasmissione respiratoria che possono essere molto rischiose per alcune persone”.  “I lavori più recenti pubblicati in letteratura ci dicono che l’uso obbligatorio della mascherina come arma di prevenzione non è attualmente supportato da nessuna evidenza scientifica – dice all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive ospedale policlinico San Martino di Genova – Sul fatto di ripensare ad introdurre l’obbligo dei dispositivi per tutti non ha senso e non ci pensiamo proprio, può deciderlo la politica ma senza nessuno riscontro della scienza.

Dopo di che gli americani non fanno altro che quello che stiamo dicendo anche noi: la mascherina in ospedale per gli operatori e per i visitatori”. “Non abbiamo bisogno di fare quello che si fa in Usa – prosegue – Le prossime settimane, è inutile dire di non baciarsi o di usare la mascherina; la strategia unica è quella di mettere in sicurezza gli anziani e i fragili con il vaccino.Non serve agire su tutta la popolazione ma chi con il Covid e l’influenza può correre i rischi maggiori.

Sono – conclude – gli ultra ottantenni senza vaccino a finire in ospedale e su loro dobbiamo far presto con le immunizzazioni”.  
Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico, riguardo alla raccomandazione dei Cdc Usa commenta: “Negli Stati Uniti fanno sempre un po’ di allarmismo, però sulle mascherine hanno ragione.Sono l’unico presidio che evita il contagio.

Per difenderci abbiamo due armi: una è la prevenzione, quindi il vaccino, che evita i sintomi gravi di malattia, l’altra arma è la mascherina.Dunque, raccomando la mascherina negli ospedali, Rsa, treni, metropolitane, aerei e negli altri luoghi dove si ritiene che ci possa essere motivo di contagio.

Qui, secondo me, è essenziale.Non siamo nel 2020, oggi serve buon senso: ovvero se andiamo a trovare dei parenti 90enni, anche in casa mettiamocela quella mezz’ora”.  
Claudio Mastroianni, past president della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), spiega che “oggi indossare una mascherina”, per proteggersi da contagi Covid o da altre malattie infettive “viene percepito negativamente.

Per alcuni è persino diventato un tabù che però deve essere assolutamente sfatato a tutela dei più fragili, gli immuno compromessi che hanno scarse difese immunitarie, in una situazione in cui i virus respiratori circolano notevolmente”.  In quest’ambito, continua Mastroianni, “ci vuole una grossa responsabilità da parte dei cittadini.Non servono gli obblighi.

Uno degli aspetti più importanti è educare, sin dalle scuole elementari, alla prevenzione e al valore dei vaccini.L’educazione civica deve essere anche educazione alla salute e alla comprensione della necessità di comportamenti responsabili per proteggere chi rischia di più”.

La mascherina deve essere sempre usata dalle “persone che hanno sintomi respiratori.Così come vanno sempre usate in ospedale.

Vediamo però, purtroppo ancora oggi, troppe persone che accedono nei reparti senza”. Il Covid, ricorda Mastroianni, “sta circolando in maniera importante.Nei nostri ospedali abbiamo diversi ricoverati e nessuno di questi è vaccinato.

Certo oggi la malattia è più gestibile ma contrarre un’infezione per un paziente fragile che ha già diverse malattie significa andare incontro a scompensi.Quell’equilibrio fragile di un ottantenne o novantenne crolla a causa del virus”. Il virologo Mauro Pistello, direttore dell’Unità di virologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa e vicepresidente della Società italiana di microbiologia osserva che “c’è un aumento dei casi Covid, probabilmente dovuto anche ad una alternanza di varianti che si fanno largo.

Ma non vedo oggi il beneficio di indossare le mascherine, soprattutto se non è fatto con lo spirito del 2020 che, giustamente e grazie alle campagne vaccinali degli anni precedenti, non c’è più.All’epoca bisognava essere molto ligi nel rispetto delle regole che riguardano le mascherine, indossarle bene e a lungo, oppure cambiarle ogni 4-5 ore.

Mi pare difficile oggi che tutta la popolazione possa seguire di nuove quelle norme.Dobbiamo fare molto di più per le vaccinazioni soprattutto negli anziani, questa è l’unica arma per limitare la diffusione e i danni del virus”.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Papa Francesco: “Ho preparato la mia tomba a Santa Maria Maggiore. Dimissioni? Sarà il Signore a dire basta”

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(Adnkronos) – In un’intervista esclusiva all’emittente messicana N+, Papa Francesco ha rivelato di aver già “preparato la sua tomba nella Basilica di Santa Maria Maggiore per la grande devozione che ha verso la Vergine Salus Popoli Romani” e che sta inoltre “semplificando il rito dei funerali papali”.A scriverlo su X in una serie di tweet è la giornalista Valentina Alazraki, corrispondente in Vaticano per la testata, che ha intervistato il Pontefice in occasione delle celebrazioni per la Vergine di Guadalupe. Papa Francesco, spiega ancora la vaticanista sul social, “ha detto che nonostante i problemi di salute avuti quest’anno, non ha mai pensato di dimettersi”. “L’esempio di Benedetto mi fa bene, ma chiedo al Signore di poter dire basta, in ogni momento, ma quando Lui vorrà”, le parole del Santo Padre riportate da Alazraki. Il Pontefice, aggiunge la corrispondente in un altro tweet, “ha affermato che quando arrivano la vecchiaia e i limiti bisogna prepararsi”, e che “per questo ha incontrato il cerimonere per semplificare i funerali papali, che saranno molto più semplici. ‘Lancerò il nuovo rituale’, ha detto con senso dell’umorismo”. A quasi un anno dalla morte del Papa emerito Benedetto XVI, “Francesco ha dichiarato di avere con lui un rapporto molto stretto. ‘Benedetto era un uomo grande e umile che, quando si è reso conto dei suoi limiti, ha avuto il coraggio di dire basta.

Lo ammiro'”. Il Papa ha quindi precisato che per il 2024 “è confermato solo un viaggio in Belgio e che dovrà ripensare ai due lunghi viaggi in Argentina e Polinesia.Ha confermato di aver ricevuto l’invito del presidente Milei e ha detto che ‘quello che si dice in campagna elettorale, cade da solo'”, scrive ancora la giornalista di N+.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Morto Leone, il Gatto Scuoiato Vivo: Triste Epilogo a 4 Giorni di Agonia

Morto Leone, il gatto ritrovato scuoiato vivo ad Angri, Salerno.

Morto Leone: il gatto scuoiato vivo ad Angri ha perso la sua battaglia per la vita dopo essere stato soccorso in condizioni estreme. Il Canile di Cava dei Tirreni aveva lanciato una raccolta fondi per le cure, ma purtroppo, dopo giorni di agonia, Leone ci ha lasciati.

È morto Leone, il gatto scuoiato vivo ad Angri, dopo 4 giorni di agonia

Il 7 dicembre, a Angri (Salerno), soccorrevano un gatto in condizioni disperate. Scuoiato vivo e abbandonato in strada, Leone lottava tra la vita e la morte. Purtroppo, dopo 4 giorni di agonia, il Canile di Cava dei Tirreni ha annunciato il suo decesso.

Il dottor Luigi Torio aveva recuperato Leone ad Angri, portandolo all’ambulatorio Veterinario Asl di Cava dei Tirreni, affidandolo ai dottori Gerardo Perrotta e Grazia Siciliano. Il Canile, tramite i social, aveva lanciato una raccolta fondi per le cure, suscitando indignazione per la crudele vicenda. Il canile ha denunciato l’abuso e ha segnalato falsi appelli di raccolta fondi sfruttando le immagini del gatto.

I volontari, nominando il gatto “Leone”, avevano visto crescere speranze, nonostante le ferite profonde. Tuttavia, l’ultima notte ha portato la triste notizia del decesso. I fondi raccolti saranno destinati all’Ambulatorio Asl Veterinario di Cava dei Tirreni per altri animali feriti.

Leone, il nome dato con affetto dai volontari, lascia un vuoto nel cuore di coloro che speravano nella sua guarigione. Che la Terra ti sia lieve, Leone.

Bruxelles, Draghi, Conte: scintille alla Camera per Meloni in vista del Consiglio Ue

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(Adnkronos) – Ne ha per tutti, anche per il suo predecessore Mario Draghi, in barba a un passaggio di consegne che tutti ricordano all’insegna di sorrisi e consigli preziosi.La premier Giorgia Meloni è un fiume in piena nella replica alla Camera, dopo le comunicazioni sul Consiglio europeo in agenda domani e venerdì.

Un appuntamento complicato quello di Bruxelles, perché all’orizzonte si prospetta una trattativa “serrata e difficilissima”, ammette la stessa presidente del Consiglio, sul nuovo Patto di stabilità e crescita.  “Non svenderò l’Italia”, assicura, vedendo spiragli e rivendicando il peso che ora l’Italia ha sul tavolo di gioco.Pungono le opposizioni, la dem Lia Quartapelle invita la premier a scegliere tra Zelensky e Orban, puntando il dito contro le contraddizioni del governo Meloni in politica estera.

Affonda il M5S, con Riccardo Ricciardi che la invita a dire ciò che pensa veramente sulla guerra in Ucraina, tirando nuovamente fuori dal cilindro la telefonata del duo comico russo Vovan&Lexus. La misura è colma per Meloni.Invita le opposizioni alla calma, “non siate nervosi” ripete più volte, ma non la tocca piano.

A farne le spese anche Mario Draghi. “Mi ha molto colpito – dice – che si sia fatto riferimento al grande gesto da statista del mio predecessore Mario Draghi e la foto in treno verso Kiev con Macron e Scholz.Per alcuni la politica estera è stata farsi foto con Francia e Germania quando non si portava a casa niente.

L’Europa non è a tre ma a 27, bisogna parlare con tutti: io parlo con la Germania, la Francia e pure con l’Ungheria, questo è fare bene il mio mestiere”.Touché: anche tra i banchi del governo c’è chi scambia sguardi sorpresi per l’affondo appena perpetrato. Poco dopo, a margine di un dibattito rovente, Meloni aggiusta il tiro, spiegando con fermezza che il suo non era affatto un attacco all’ex numero uno della Bce, ma al Pd “che come al solito pensa che tutto il lavoro che il presidente del Consiglio Draghi ha fatto si riassuma nella fotografia con Francia e Germania.

Non è la foto con Macron e Scholz che determina il lavoro di Draghi.Lui non c’entra niente, anzi – puntualizza – ho rispettato la sua fermezza di fronte alle difficoltà che aveva nella sua maggioranza.

Il suo lavoro non si può risolvere in una fotografia accanto ai leader di Parigi e Berlino”. Il suo, ribadisce con convinzione, “era un attacco al Pd, secondo il quale la politica estera è solo farsi le foto con Francia e Germania, quando invece questo Governo rivendica l’abilità di riuscire a dialogare con tutti in Europa e anche a livello internazionale.L’intenzione non era certo quella di attaccare Draghi e ancora di meno di attaccare l’impulso che Draghi è riuscito a dare nel sostegno europeo all’Ucraina”.

Per Meloni l’incidente si chiude qui.Con Draghi, perché con le opposizioni la polemica non si arresta, anzi: è destinata a farsi più rovente con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale delle europee. Nella replica, il colpo di fioretto più spietato è infatti per un altro predecessore, Giuseppe Conte.

E arriva su uno dei temi più sensibili di queste settimane, la ratifica del Meccanismo europeo di stabilità. “Chi ha dato il consenso alla ratifica” del Mes “che oggi impegna anche noi?Lo ha fatto il governo Conte, senza mandato parlamentare e lo ha fatto un giorno dopo essersi dimesso, quando era in carica solo per gli affari correnti, dando mandato a un ambasciatore con un mandato firmato dal ministro Di Maio, senza mandato parlamentare, senza averne potere, senza averlo detto agli italiani, con il favore delle tenebre”.

A se stessa e al suo governo Meloni riconosce trasparenza e coerenza: “Meglio essere isolati che svendere l’Italia”. Un altro affondo per i grillini è sul superbonus, già descritto come un “macigno” nel corso delle sue comunicazioni in Aula.Nella replica quel macigno il premier lo scaglia dritto contro il M5S. “Più del 30% delle decine di miliardi di euro spesi per il superbonus – dice – sono finiti a banche e intermediari finanziari, che anche per questo hanno realizzato profitti record” e anche per questo “gli italiani hanno deciso di non votarvi nuovamente”. “Per non parlare delle frodi clamorose: solo nelle ultime settimane ne sono state scoperte per quasi un miliardo, risorse tolte a sanità, trasporti, famiglie e tutto quello che poteva essere più utile – aggiunge -.

Qualcuno prima o poi, più che dare consigli agli altri, dovrebbe fare i conti con la propria coscienza.Chissà se prima o poi si vorrà fare luce su questa questione”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

ACCADDE OGGI 13 Dicembre: Santi, ricorrenze e cenni storici

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ACCADDE OGGI 13 Dicembre. Scoprite cosa è accaduto il 13 Dicembre.

ACCADDE OGGI 13 Dicembre: Oggi, celebriamo i santi, ricordiamo eventi storici, e festeggiamo compleanni illustri.

L’aforisma del 13 Dicembre
La vecchiaia è sempre insonne, come se, da quanto più tempo un uomo è legato alla vita, tanto meno abbia alcunché da spartire con cose che somiglino alla morte.
Herman Melville

Nati il 13 dicembre …
Enrico IV di Francia (1553)
Heinrich Heine (1797)
Diego Rivera (1886)

e morti …
Papa Callisto II (1124)
Mosè Maimonide (1204)
Vasilij Vasil’evič Kandinskij (1944)

ACCADDE OGGI 13 Dicembre …

1545 – Inizia il Concilio di Trento.
1939 – Inizia la Battaglia del Rio de la Plata, il primo grande scontro navale della Seconda guerra mondiale.
1949 – La Knesset vota lo spostamento della capitale di Israele a Gerusalemme.
1974 – Malta diventa una repubblica.
2003 – L’ex presidente iracheno Saddam Hussein viene catturato nei pressi della sua città natale, Tikrit.
2008 – Viene inaugurata la nuova linea ad alta velocità Bologna-Milano alla presenza delle più alte cariche dello stato italiano.

Ricorre oggi: la Chiesa cattolica celebra la memoria di santa Lucia e di santa Ottilia.

Feste e ricorrenze

Nazionali
Stato di Saint Lucia festa della patrona nazionale Santa Lucia

Religiose
Cristianesimo:
Sant’Antioco di Sulcis, martire
Sant’Aristone, martire
Sant’Arsenio, monaco e taumaturgo
Sant’Autberto, vescovo
Santi Eustrazio, Aussenzio, Eugenio, Mardario ed Oreste, martiri
San Giudoco di Piccardia, eremita
Santa Lucia, vergine e martire. Nella tradizione di alcune regioni italiane (specialmente Sicilia, Veneto, Trentino e Lombardia) la Santa porta doni ai bambini nella notte tra il 12 e il 13.
Santa Odilia di Hohenbourg, badessa
San Pietro Cho Hwa-so e cinque compagni martiri
Beati sette Cavalieri Mercedari
Beato Antonio Grassi
Beato Giovanni Marinoni
Beato Martino de Pomar Mercedario

Religione romana antica e moderna:
Idi (Feriae Iovi)
Natale di Tellus alle Carine
Lettisternio per Cerere alle Carine
Ludi Lancionici, secondo giorno

Eventi

115 – Il terremoto di Antiochia, con una magnitudo di 7,5 MS, colpisce la regione levantina, causando danni materiali e un numero imprecisato di vittime
1250 – Federico II, che fu duca di Svevia, re di Sicilia e re di Germania, muore a Fiorentino di Puglia
1294 – Papa Celestino V abdica, compiendo il dantesco Gran Rifiuto
1545 – Inizia il Concilio di Trento, 19° della Chiesa Cattolica, nella cattedrale di San Vigilio di Trento, feudo imperiale
1577 – Sir Francis Drake salpa da Plymouth, per il suo giro attorno al mondo
1642 – Abel Tasman raggiunge la Nuova Zelanda
1643 – Guerra civile inglese: Battaglia di Alton
1836 – Il Teatro La Fenice di Venezia viene distrutto da un incendio
1862 – Guerra di secessione americana: I Confederati vincono la Battaglia di Fredericksburg
1935 – Un quotidiano francese rende noto il patto Hoare-Laval per la spartizione dell’Etiopia favorendo l’Italia fascista
1937 – Seconda guerra sino-giapponese: subito dopo Shanghai, caduta della città/capitale di Nanchino e successivo terribile massacro, protratto per lungo tempo, da parte dell’esercito giapponese (Massacro di Nanchino)
1938 – 100 deportati da Sachsenhausen costruiscono il campo di concentramento di Neuengamme, nei pressi di Amburgo
1939 – Inizia la Battaglia del Rio de la Plata, il primo grande scontro navale della Seconda guerra mondiale
1941 – Seconda guerra mondiale, Ungheria e Romania dichiarano guerra agli Stati Uniti.
1949 – La Knesset vota lo spostamento della capitale di Israele a Gerusalemme
1959 – L’Arcivescovo Makarios diventa il primo presidente di Cipro
1972 – Due astronauti del programma Apollo 17 (Eugene Cernan e Harrison Schmitt) cominciano la sesta e ultima attività extraveicolare sulla Luna, l’ultima missione umana sulla Luna del XX secolo, conclusasi il 14 dicembre alle 05:40 UTC.
1974 – Malta diventa una repubblica
1981 – Il Generale Wojciech Jaruzelski dichiara la legge marziale in Polonia
1996 – Kofi Annan viene eletto come Segretario Generale delle Nazioni Unite
2001 – Il Parlamento indiano viene attaccato da militanti armati. L’assalto fallisce
2002 – A Copenaghen l’Unione europea annuncia l’ingresso di dieci nuovi paesi membri: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. L’ingresso nell’UE diventerà ufficiale il 1º maggio 2004
2003 – L’ex Presidente iracheno Saddam Hussein viene catturato nei pressi della sua città natale, Tikrit
2004 – L’ex dittatore cileno Augusto Pinochet viene messo agli arresti domiciliari.
2011 – Strage di Liegi
2017 – Al Castello di Saint-Cloud, nei pressi di Parigi, si riunisce il G5 Sahel (vertice politico internazionale tra Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger) con i governi di Francia, Italia e Germania. I tre paesi europei decidono di sostenere il Force G5 Sahel, la coalizione militare dei cinque paesi africani.

Cop28, case auto al contrattacco: “Sui carburanti fossili siamo noi le vittime”

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(Adnkronos) – Nel dibattito sul futuro dei combustibili fossili che lacera la Cop28 il mondo dell’auto non ci sta a sedere al tavolo degli accusati: “Il fatto è che il nostro è un settore facilmente identificabile, ma in tutto questo noi siamo le vittime non certo i colpevoli”.Lo sottolinea all’Adnkronos Giuseppe Bitti, ad di Kia Italia, a margine di un evento Unrae a Roma sul futuro della mobilità: “Il nostro settore ha fatto tantissimo in questi anni per ridurre il suo impatto, non c’è n’è un altro cui siano stati richiesti investimenti così forti”. Quando nel 1995 a Berlino si tenne la prima Cop – gli fa eco Michele Crisci, presidente Unrae e Volvo Cars Italia – nell’Ue circolavano vetture che rispondevano alle normative Euro2: “rispetto ad allora le vetture Euro6 di oggi hanno abbattuto del 90% le emissioni climalteranti e inquinanti”.

Per Crisci, basta questo dato per indicare i progressi e la sensibilità del settore automotive “che è sempre stato particolarmente attento al suo impatto ambientale e gestito in modo da andare verso la decarbonizzazione”.Per questo alla Cop28 – spiega – “non ci stiamo a fare le vittime ma non vogliamo neppure passare per una lobby”. “Alcuni paesi hanno bisogno di più protezione sociale – riconosce – noi in Europa l’abbiamo raggiunta, anche aumentando i costi, ma oggi sta a noi indicare la strada.

Certo, ci sono ulteriori passi che fanno fatti, considerando gli equilibri globali: dobbiamo dare agli altri il tempo di imitarci ma – ricorda il presidente Unrae – qualcuno deve cominciare” e le case automobilistiche europee hanno già iniziato a farlo. “Le case automobilistiche – spiega Marco Toro, presidente e ad di Nissan Italia – non chiedono affatto di fare marcia indietro: Luca de Meo , nella veste di numero uno di Acea, ha ricordato come al momento sia più difficile tornare indietro che andare avanti sull’elettrificazione, sulla quale abbiamo già messo anni di ricerca e sviluppo e miliardi di euro di investimenti”.  “Dobbiamo fare come costruttori e istituzioni uno sforzo comune per guidare una transizione che va accompagnata con incentivi: oggi ci sono fondi non stanziati, è evidente che vanno fatte modifiche.Ad esempio, ricorda Toro, mercati come la Spagna non hanno un limite di 35 mila euro per incentivare i modelli elettrici: come Nissan noi ci mettiamo 3500 euro che si sommano agli incentivi pubblici”.  Bitti ricorda invece come la differenza di legislazioni e di approccio dei mercati renda difficile alle case lavorare su un’unica strategia: “Come Kia c’è un forte impulso all’elettrificazione ma anche una visione da produttore globale.

Il nostro piano, essendo un marchio che vende in 150 mercati, è quello di avere nel 2030 circa un 50% di produzione di auto termiche e per il restante 50% di elettrificate.Ma verranno presentati nel frattempo 14 modelli elettrici nuovi e ci siamo dati un target di carbon neutrality al 2045″. “Insomma, ci è stato chiesto di ridurre non solo le emissioni ma il nostro processo industriale, che ha una fortissima attenzione all’impatto dell’automobile, dal ciclo produttivo all’utilizzo e infine allo smaltimento: abbiamo obiettivi di decarbonizzazione che sono concreti e doverosi.

Ma che hanno costi pesanti: come industry stiamo pagando il nostro prezzo e non sono certo che ad altri settori sia stato richiesto di fare altrettanto” osserva Bitti. Per Toro il fattore costi è cruciale nelle scelte dei consumatori: “Oggi le auto elettriche sono care e non hanno abbastanza punti di ricarica.Noi lavoriamo per far sì che nel 2030 una vettura elettrica costi al consumatore esattamente come una a motore a combustione.

E questo non si raggiunge solo con un volume di produzione maggiore ma sviluppando tecnologie come le batterie allo stato solido che costano fino al 70% il meno rispetto alle attuali: lanceremo un impianto di produzione pilota nel 2024 e assieme ai miglioramenti nel ciclo produttivo fra qualche anno i costi di acquisto di una vettura elettrica e una auto a combustione si equivarranno”. “A quel punto l’elettrico potrà contare su costi assai inferiori fra manutenzione e carburante” ovvero le ricariche e la scelta sarà assai più facile, probabilmente chiudendo la fase dei carburanti fossili e aprendo una nuova stagione nella mobilità.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Napoli-Braga 2-0, azzurri agli ottavi di Champions League

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(Adnkronos) – Il Napoli avanza agli ottavi di finale di Champions League.Al Maradona gli azzurri sconfiggono 2-0 lo Sporting Braga in un match della sesta e ultima giornata del gruppo D.

A decidere l’incontro l’autogol di Serdar al 9′ e la rete di Osimhen al 33′.Nell’altra partita del girone vittoria del Real Madrid a Berlino con l’Union per 3-2.

Gli spagnoli chiudono in vetta a punteggio pieno con 18 punti, segue il Napoli a 10, poi il Braga a 4 che viene ripescato al playoff di Europa League, eliminato l’Union con 2 punti.  Missione compiuta per il Napoli che avanza agli ottavi di Champions League da seconda del gruppo C alle spalle del Real Madrid.Al Maradona gli azzurri, a cui bastava anche una sconfitta di misura per entrare tra le prime 16 squadre d’Europa, sconfiggono 2-0 lo Sporting Braga grazie all’autogol di Serdar dopo 9 minuti e al raddoppio di Osimhen al 33′.

Bella prova da parte dei partenopei che tornano a vincere dopo 3 ko di fila.I portoghesi si consolano con il ripescaggio al playoff di Europa League.  In avvio di match dopo soli 4 minuti rischia grosso la squadra di Mazzarri.

Pizzi arriva in area servito dalla destra e può calciare con buona libertà: tiro murato.Sul proseguo dell’azione ha un’altra chance Bruma dal centro sinistra, in posizione ancora più invitante.

L’esterno del Braga però calcia male e manda largo.Sospiro di sollievo del Maradona.

Al 9′ gli azzurri sbloccano la partita grazie a un goffo autogol.Politano scappa via sulla destra lanciato da Di Lorenzo direttamente con una rimessa laterale.

Cross basso e teso, col Serdar che impatta male finendo per scavalcare il proprio portiere: la palla colpisce la traversa e poi supera la linea.Inutile il tentativo disperato dello stesso portiere Matheus.  Al 25′ portoghesi vicini al pareggio: Horta porta palla sul centro destra del campo e spara col destro dai 25 metri, incrociando verso il secondo palo.

Meret vola in tuffo e salva con un intervento tanto spettacolare quanto decisivo.Alla mezz’ora partenopei pericolosi.

Politano, dal limite, riesce a smarcare Zielinski in verticale sul centro sinistra dell’area.Il polacco ha spazio per calciare ma la sua conclusione è parata da Matheus.

Il raddoppio è rimandato di tre minuti: bella combinazione sulla fascia sinistra con Kvaratskhelia che innesca Natan.Il brasiliano entra in area e poi serve in orizzontale Osimhen, tutto solo.

Il nigeriano colpisce male ma beffa comunque il portiere avversario.  Gli azzurri partono forte in avvio di ripresa.Al 3′ botta di Politano dal limite, ben smarcato da Di Lorenzo.

Tiro forte e sotto la traversa, Matheus è bravo ad alzare in corner.Dopo 5 minuti ancora Politano al tiro con un sinistro a giro che termina di poco largo.

Al 16′ Mazzarri opera i primi cambi: dentro Elmas e Cajuste per Politano e Zielinski. Al 20′ Napoli a un passo dal tris.Osimhen riesce a trovare Anguissa in area, libero di calciare tutto solo dall’altezza del dischetto.

Brutto tiro: centrale e poco potente.Anche Osimhen ci prova sulla ribattuta ma liscia la volée.

Al 25′ altro doppio cambio per il Napoli: applausi per Osimhen che lascia spazio a Raspadori.Entra anche Gaetano per Lobotka.

Poco dopo torna a farsi vedere il Braga: Bruma, lanciato in area sulla sinistra, prova ad aprire il destro sul secondo palo, ma il recupero di Di Lorenzo salva la situazione.Al 28′ Kvaratskhelia entra in area da sinistra ma viene chiuso al momento del tiro.  Al 35′ palo del Braga: gran tiro di prima di Horta su cross basso dalla destra, appena dentro l’area.

Meret, alla propria sinistra, ringrazia il legno.E’ l’ultimo brivido del match che termina senza altre emozioni dopo 4 minuti di recupero.   —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Inter-Real Sociedad 0-0, nerazzurri secondi nel gruppo D di Champions League

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(Adnkronos) – Termina sul punteggio di 0-0 il match tra l’Inter e la Real Sociedad, valido per il gruppo D di Champions League disputato allo stadio ‘Meazza’ di Milano.Le due squadre chiudono il girone appaiate a quota 12 ma gli spagnoli sono primi per una miglior differenza reti.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Napoli-Braga 2-0, gli azzurri volano agli ottavi di finale

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Serviva rispondere alle due sconfitte di fila maturate in campionato, e così è stato. Il Napoli batte il Braga per 2-0 e vola agli ottavi di Champions League. Un successo importantissimo per Mazzarri e per l’ambiente, in vista di catapultarsi di nuovo sul campionato.

Napoli-Braga 2-0, il racconto del primo tempo

Nonostante l’inizio poco brillante, con il Braga che comincia la sfida del Maradona facendo la partita, a sbloccarla sono gli azzurri al minuto 8: cross da parte di Politano con Serdar Saatçi che tocca il pallone spedendolo alle spalle di Matheus. La squadra ospite non molla, anzi, prova a costruire e a trovare la rete del pari: al 25esimo ci prova Horta che, dalla distanza, calcia chiamando un super intervento di Meret che spedisce la palla in corner. Un intervento che serviva al portiere del Napoli per cercare di scacciare via tutte le critiche ricevute nell’ultimo periodo, nel quale l’ex Udinese non ha di erto passato una fase facile.

Il raddoppio di Osimhen

Da un portiere all’altro: cinque minuti dopo il super intervento di Meret, arriva l’ottima risposta di Matheus su Zielinski che riceve in area – ancora una volta – da Politano. Il polacco calcia di sinistro, trovando però la risposta del numero 1 del Braga che nulla ha potuto, invece, sulla rete del 2-0. Fa tutto Natan che entra in area di rigore dopo aver scambiato con Kvaratskhelia, mette in mezzo per Osimhen che tocca prima col sinistro, poi col destro, creando una piccola carambola permettendo alla sfera di alzarsi e di realizzare il gol del 2-0 che chiude i primi 45 minuti.

https://twitter.com/sscnapoli/status/1734655753724608851

Il secondo tempo soporifero

Nella ripresa la musica non cambia: gli azzurri partono forte e provano a realizzare la rete del 3-0 con Politano che ci prova al limite dell’area di rigore, ma Matheus risponde presente. La partita non regala enormi spunti, il Braga stacca completamente la spina, salvo Bruma che si conferma essere uno degli uomini più pericolosi scheggiando il palo verso l’80esimo. Nel secondo tempo sono tanti anche i cambi che effettua Mazzari, sfruttando il doppio vantaggio: entrano Raspadori, Elmas, Cajuste, Gaetano e Ostigard. Il Napoli vince, batte il Braga 2-0 e si qualifica per gli ottavi di finale di Champions League.

Incidente stradale nel Tarantino, un morto e 6 feriti

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(Adnkronos) – E’ di un morto e sei feriti il bilancio di un incidente stradale avvenuto questa sera sulla strada tra Manduria, in provincia di Taranto, e San Pancrazio salentino, in provincia di Brindisi.La vittima è morta sul colpo.

I feriti sono ricoverati all’ospedale ‘Santissima Annunziata’ di Taranto.Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118.

Sarebbero diverse le auto coinvolte.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina, Biden accoglie Zelensky: “Putin non può vincere, Congresso approvi fondi”

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(Adnkronos) – “Siamo ad un punto di svolta della storia, il Congresso deve approvare i fondi aggiuntivi” per l’Ucraina.E’ quanto ha detto Joe Biden accogliendo oggi Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale, sottolineando che Vladimir Putin ha intenzione di bombardare ancora la rete elettrica ucraina quest’inverno. “Non possiamo fargli avere successo”, ha aggiunto.

Il presidente ha inoltre detto di aver firmato un ordine per mettere a disposizione dell’Ucraina “altri 200 milioni” di materiale già approvato.I repubblicani stanno bloccando al Congresso l’approvazione di fondi aggiuntivi per Kiev per un valore di 61 miliardi di dollari.  “L’Ucraina può vincere”, le parole di Zelensky, al fianco di Biden prima del loro colloquio alla Casa Bianca, ricordando che “abbiamo specificatamente sconfitto la Russia nel Mar Nero”. Ringraziando Biden per il sostegno degli Stati Uniti, Zelensky ha ricordato di aver avuto incontro con Fmi e Banca Mondiale che sono rimasti “impressionati dalla crescita economica dell’Ucraina, quasi il 5%”.

Infine ha detto che bisogna anche “procedere più velocemente con i beni russi congelati, oltre 300 miliardi di beni congelati di terroristi che dovremmo usate per proteggerci dalla guerra dei russi”.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Atletico-Lazio, Sarri sbotta: “Vinciamo 3 partite e c’è un’aria da funerale”

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(Adnkronos) – Critiche all’ambiente che circonda la Lazio e una frecciata alla Roma.Maurizio Sarri prende la parola alla vigilia del match di Champions League che i biancocelesti disputano domani sul campo dell’Atletico Madrid, con la qualificazione agli ottavi di finale già conquistati. “L’ambiente Lazio è devastante, non il club, ma come è contornato.

Vengono create aspettative inarrivabili che creano poi frustrazione.A me non tange, ho un età diversa, ma quelli di 20-25 anni fanno più fatica”, dice Sarri analizzando il contesto in cui la Lazio ‘vive’. “C’è un senso di insoddisfazione perenne.

Veniamo da 3 vittorie e un pareggio sembra un funerale.Mentre se accadesse nella sponda opposta farebbero i fuochi d’artificio in piazza”, dice Sarri chiamando in causa la Roma. “Questo ambiente deve calmarsi, deve diventare logico e anche più ottimista -dice-.

Finché è illogico è difficile rimanere positivi, mentre il nostro pubblico risponde sempre presente.A Verona”, dove la Lazio ha pareggiato 1-1, “la rabbia è legata al rammarico per i tifosi, che ci hanno seguito in massa e hanno cantato fino alla fine”. Dopo la sfida con l’Atletico Madrid, la Lazio in campionato è attesa dal big match con l’Inter capolista. “Affrontiamo due squadre che hanno un organico nettamente superiore, ma vogliamo giocarci bene le possibilità”, dice. “Nello stadio dell’Atletico vincono in pochi -aggiunge Sarri-.

Quando ero alla Juventus vincevamo 2-0, ci hanno pareggiato e per fortuna l’arbitro ha fischiato la fine, sennò perdevamo.L’Atletico mi piace molto, se avessi dovuto scegliere 10 anni fa una squadra da allenare direi l’Atletico Madrid.

Simeone?Spero rimanga qui altri 10 anni”.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)