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E’ morta la scrittrice Alice Munro, nel 2013 premio Nobel per la letteratura

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(Adnkronos) – E’ morta Alice Munro.La scrittrice canadese, premio Nobel per la letteratura nel 2013, aveva 92 anni.

La scrittrice è deceduta in una casa di cura in Ontario.Soffriva di demenza da oltre un decennio. Nel 2013 era stata insignita del Premio Nobel per la letteratura come “maestra del racconto breve contemporaneo” e subito dopo annunciò il suo ritiro dalla scrittura.

Munro non si recò a ritirare il prestigioso riconoscimento dell’Accademia Svedese a Stoccolma perchè già malata.Era nata a Wingham, nell’Ontario, il 10 luglio 1931. Definita “la Cechov canadese”, Munro ha sviluppato un’opera basata su forme e argomenti tradizionalmente ignorati dal mainstream letterario.

Solo in tarda età la reputazione della scrittrice ha cominciato a crescere: le sue storie sobrie di gente apparentemente semplice in un Canada non drammatico e di provincia hanno accumulato una serie di riconoscimenti importanti: per tre volte il Governor General’s Literary Award, il National Book Critics Circle Award, l’O.Henry Award e il Man Booker International Prize.

Tanti riconoscimenti culminati nel Nobel letterario, prima canadese a conquistarlo.  Acclamata per i suoi racconti sull’oscurità e il desiderio che si trovano nella vita di tutti i giorni, ha pubblicato numerose raccolte di storie brevi e un romanzo.In Italia Munro è stata ha pubblicata da Einaudi: “Il sogno di mia madre “(2001), “Nemico, amico, amante…” (2003), “In fuga” (2004), “Il percorso dell’amore” (2005), “La vista da Castle Rock” (2007), “Segreti svelati” (2008), “Le lune di Giove” (2008), “Troppa felicità” (2011), “Chi ti credi di essere?” (2012), “Scherzi del destino” (2013), “Danza delle ombre felici” (2013), “Uscirne vivi” (2014), “Lasciarsi andare” (2014), “Amica della mia giovinezza” (2015), “”Mobili di famiglia” (2016), “Una cosa che volevo dirti da un po’” (2016) e “La vita delle ragazze e delle donne” (2018). (di Paolo Martini) —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lavoro, Riccò (Fondaz. Gi Group): “Tre leve per sostenere occupazione e fecondità”

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(Adnkronos) – “Gli studi ci dicono che per sostenere occupazione e fecondità occorre agire su tre macro-leve: garantire un’occupazione, sostenere la cura dei figli con la conciliazione e condivisione dei tempi di vita e di lavoro e cambiare a livello culturale”, favorendo la parità di genere.Così Rossella Riccò, responsabile Area studi e ricerche Fondazione Gi Group, illustrando, oggi, nel corso di un evento a Milano, i risultati dello studio ‘Donne, lavoro e sfide demografiche.

Modelli e strategie a sostegno dell’occupazione femminile e della genitorialità’, di Fondazione Gi Group e Gi Group Holding, realizzato in collaborazione con Valore D. “Garantire occupazione – continua Riccò – significa che a livello statale occorre lavorare e investire per creare un mercato del lavoro che sia innanzitutto regolare, uscire dal mercato nero, che già lo studio fatto l’anno scorso mostrava livelli spaventosamente alti.Fare un mercato del lavoro dinamico e aperto, flessibile nei tempi e nei modi, attento alle esigenze di conciliazione – che preveda smart working, part time reversibile – ma anche redditizio, in cui gli stipendi siano medio-alti per garantire alle persone di fare scelte di garanzia di sicurezza verso il futuro guardato con speranza e generare vita”. Per sostenere la cura, “servono i servizi garantiti e distribuiti sul territorio, di qualità, a costi accessibili e diversificati, non solo asili nido – spiega l’esperta – In paesi come Germania e Svezia c’è tutto il tema delle ‘tagesmutter’, cioè di servizi privati che, in gruppi più piccoli si occupano dell’educazione dei bambini.

Quindi, finanziare i servizi di cura in capo alle famiglie, dare economicamente un sostegno per coprire i costi connessi ai servizi di cura.L’utilizzo effettivo del congedo parenterale di dieci giorni è al 60-64%.

Noi oggi abbiamo un mese pagato all’80% e il resto è il 30%.Con un pagamento al 30% visto che prenderei troppo poco, chi ha lo stipendio più basso tende a stare a casa e, statisticamente questo succede soprattutto per le donne”. Il nostro Paese “vede un investimento in spesa pubblica per famiglie con bambini dell’1,2% rispetto al dato europeo di 2,4% e un 3,6% della Germania di 3,6% – illustra Riccò – Gli investimenti per le famiglie, nel nostro paese è pari al 15% mentre ci sono paesi come la Spagna e la Svezia che hanno un valore superiore al 50% della spesa diretta ai servizi e la Germania ha il 49%”.

Come è noto “le soluzioni che portano maggiori effetti nel lungo periodo su fecondità e occupazioni, sia sulla partecipazione al lavoro che sulla fecondità, sono gli investimenti fatti in servizi, cioè nel dare alle donne e alle famiglie, o delle coppie italiane, la possibilità di scegliere se stare a casa e poter gestire in autonomia i figli o coinvolgere i nonni o poter avvalersi di un servizio che è educativo.In Italia abbiamo meno servizi e più costosi degli altri paesi”. In Italia “la combinazione di congedi ben pagati, vuol dire pagati almeno al 65%, con la garanzia di posti nei nidi o nella prima infanzia, quindi che coprono il bambino da quando nasce a quando entra nella scuola obbligatoria, è la più bassa in assoluto – sottolinea l’esperta – Siamo l’unico Stato in Europa, oltre a Malta, Irlanda e Islanda, a non garantire il servizio educativo e sociale per i bambini nell’età 0-6 anni.

Cosa fanno invece Germania e Svezia?La combinazione di congedi maternità e parentali ben pagati, la copertura e la garanzia dei servizi.

Questo va a rendere pari al zero la necessità di scelta da parte delle famiglie, dall’età di zero anni all’ingresso nella scuola dell’obbligo.La Germania rende obbligatorio per i bambini l’entrata in una scuola dell’infanzia dai 3 anni ed è gratuito”. Come terzo elemento, “serve l’investimento in un cambiamento culturale – afferma Riccò – con un percorso educativo che faccia proprio il tema della parità di genere, della condivisione dei carichi di cura, di lavoro, di domestico, fin dalle scuole, lavorare per favorire l’empowerment femminile, investire per la condivisione più paritaria fra uomo e donna, quindi sul congedo di paternità, su incentivi a quelle aziende che si impegnano, nel rendere possibile e sviluppare la parità.

La certificazione di parità di genere è un intervento che va in questa direzione.Ovviamente questo non basta, non spetta solo allo Stato, tutti hanno un ruolo.

Le aziende – conclude – possono sicuramente fare tanto, così come le singole persone nelle proprie scelte di equilibrio interno alla coppia”. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Fabbrica Europa, le proposte di Confindustria a candidati europee del Nordest

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(Adnkronos) – Si è tenuto oggi, presso il Four Point by Sheraton di Padova, l’incontro degli imprenditori nordestini con i candidati al Parlamento Europeo della circoscrizione nord-orientale (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto).All’evento hanno partecipato circa 100 imprenditori e i rappresentati dei diversi schieramenti politici, tra cui: Alessandra Basso (Lega), Sergio Berlato (FdI), Lara Bisin (Azione), Silvia Bolla (FdI), Paolo Borchia (Lega), Gabriella Chiellino (Stati Uniti d’Europa), Elena Donazzan (FdI), Alessandra Moretti (PD), Carlo Pasqualetto (Azione), Sabrina Pignedoli (M5S), Federica Sabbati (Azione), Flavio Tosi (FI), Robert Watson (Stati Uniti d’Europa). Obiettivo di questo appuntamento è stato quello di aprire un confronto diretto sulle proposte del position paper “Fabbrica Europa”, il documento di Confindustria che raccoglie il risultato di un capillare esercizio di consultazione tra gli imprenditori associati di tutti i settori e i territori italiani finalizzato a costruire una forte politica industriale europea, basata sulle tre sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) e supportata da un adeguato livello di investimenti. “Il senso di ‘Fabbrica Europa’ e dell’incontro di oggi – ha dichiarato Enrico Carraro, Presidente Confindustria Veneto – è quello di non limitarsi a denunciare i freni e le strozzature che rallentano le imprese, ma indicare la strada da percorrere proponendo azioni concrete e principi che devono, a nostro giudizio, costituire la bussola alla quale guardare per prendere le future decisioni in Europa.

Il prossimo Parlamento europeo sarà chiamato a prendere decisioni vitali che avranno impatto diretto anche per le aziende del nostro territorio: è importante che si riappropri del suo ruolo politico che a volte è stato limitato dalle Commissioni.Dobbiamo essere tutti consapevoli che senza industria non c’è Europa, per questo i dossier cruciali per il futuro non possono essere affrontati con una posizione solo ideologica o con scarsa conoscenza dei temi”. “L’industria europea – ha aggiunto Stefan Pan, Delegato del Presidente di Confindustria per l’Europa – sta soffrendo di un gap di competitività sempre più grave, come dimostra il confronto con gli Stati Uniti: nel 2013 il Pil aggregato dei Paesi europei si avvicinava molto a quello americano, arrivando al 90% del Pil Usa.

Dieci anni dopo, il Pil dell’UE è solo il 65% di quello statunitense e, nel 2023, è cresciuto solo dello 0,5% contro il 3,1% degli Stati Uniti.Per questo serve una politica industriale europea ambiziosa, che consenta alle imprese di restare al passo con il resto del mondo.

In particolare, vanno sostenuti gli investimenti in tutte le tecnologie necessarie per raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici, affinché la transizione ambientale diventi un’opportunità di sviluppo per tutti”. “Gli shock degli ultimi anni hanno avuto effetti significativi sulla competitività, la crescita di imprese e lo sviluppo dei territori – ha concluso Vito Grassi, Vice Presidente di Confindustria e Presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali e per le Politiche di Coesione Territoriale di Confindustria – Per questo è necessaria un’Europa unita in grado di mettere in campo adeguate ed efficaci politiche proprio per la competitività.In tal senso, la Politica di coesione è uno strumento insostituibile e, insieme al PNRR, una delle principali fonti di investimenti dell’Ue.

Coesione e PNRR, fermo restando i rispettivi obiettivi iniziali, dovranno essere implementati in maniera coordinata, valorizzati e convogliati su strumenti appropriati.Questo tema sarà centrale per il prossimo Parlamento Europeo perché le politiche di investimento Ue saranno fondamentali nei prossimi anni.

Europa significa convergenza e sviluppo.Questo deve essere chiaro a Bruxelles, dove è necessario un chiaro indirizzo politico in tal senso”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lavoro, Rosina (UniCatt): “In Italia occupazione femminile 15 punti sotto media Ue”

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(Adnkronos) – “Nel report, se noi guardiamo l’occupazione maschile, siamo poco sotto rispetto alla media europea mentre per la popolazione femminile, nella fascia 25-49 anni, siamo 15 punti sotto la media.E i dati Istat mostrano che nel 2023, rispetto al 2022, non c’è stato alcun miglioramento nel divario di occupazione tra le donne con figli e senza figli.

Significa che l’Italia si trova con un doppio svantaggio competitivo rispetto ai paesi con cui ci confrontiamo in Europa.Il primo è il rapporto squilibrato tra vecchie e giovani generazioni, con l’indebolimento della forza lavoro che rischia di frenare la crescita economica e di rendere più complicata la sostenibilità sociale.

L’altro svantaggio è il forte sottoutilizzo dei giovani e delle donne che, da un lato ci priva di valorizzazione di queste competenze e, dall’altro, va ad alimentare ulteriormente la bassa natalità”.Lo ha detto Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e statistica sociale nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano, Dirigente del “Center for Applied Statistics in Business and Economics”, intervenendo questa mattina, a Milano, all’evento di presentazione dello studio ‘Donne, lavoro e sfide demografiche.

Modelli e strategie a sostegno dell’occupazione femminile e della genitorialità’, di Fondazione Gi Group e Gi Group Holding, realizzato in collaborazione con Valore D. “In tutto il mondo Occidentale, anche in Cina, le nuove generazioni – spiega Rosina – sono sistematicamente di meno rispetto alle generazioni precedenti.Ma in Europa possiamo riconoscere tre gruppi di paesi.

Il primo, a cui appartengono anche Francia e Svezia, grazie a politiche solide, lungimiranti, ha fatto in modo che il numero medio di figli non scendesse troppo sotto la media dei 2 per donna.Nel secondo gruppo, dove c’è la Germania, ci sono paesi che, dopo essere scesi su valori sotto la soglia 1,5 hanno corso ai ripari e invertito la tendenza investendo in politiche per la famiglia.

Poi c’è un terzo gruppo di paesi, in cui c’è l’Italia, con un crollo verticale della natalità da cui non sono più risaliti.L’Italia è da 40 anni sotto 1,5 figli per donna, l’Europa è adesso a 1,5 e si sta preoccupando.

Ma nel nostro Paese le dinamiche degli ultimi anni sono andate ulteriormente peggiorando: da 1,24 adesso è 1,2”.  A questo si aggiunge il fatto che l’Italia ha la maggior percentuale di giovani Neet (Not in Education, Employment or Training): “Ci batte solo la Romania – sottolinea il demografo – E se un giovane è nella condizione di Neet, come fa a formare una propria famiglia avere dei figli, diventare autonomo?Continuerà a rinviare continuamente questa scelta.

Abbiamo quindi un doppio problema: pochi giovani, li sottoutilizziamo perché non investiamo su di loro e, di conseguenza, si produce ulteriore denatalità che va a indebolire la forza lavoro futuro, oltre che a penalizzare l’occupazione femminile”. Così “ci perdono tutti – chiarisce Rosina – I giovani e le donne perché non trovano un contesto dove poter essere pienamente valorizzati e realizzarsi dal punto di vista professionale dei propri progetti di vita.Ci perdono le famiglie perché se hai un figlio a carico fino ai 30 anni diventa un costo e, se non c’è la conciliazione tra lavoro e famiglia, ed entra un solo reddito, se hai dei figli avrai un solo reddito, condizione che espone al rischio di povertà.

Ci perde poi il sistema del paese perché questi squilibri demografici producono minor crescita, dinamismo economico e difficoltà di sostenibilità sociale.E ci perdono le aziende perché possono far meno leva sul capitale umano delle nuove generazioni e delle donne”.  L’Italia ha “bisogno di mettere in relazione positiva economia e demografia – osserva il demografo – Dobbiamo consentire alle persone di mettere assieme il proprio lavoro con i tempi dei progetti e delle scelte di vita.

Su questo mancano gli strumenti e le politiche di cui gli altri paesi si sono dotati per tempo.Altrove si è fatto in modo che i servizi per l’infanzia e i nidi fossero un diritto.

Noi arriviamo al 30% di copertura nella fascia 0-2 anni. È una percentuale che è migliorata perché sono diminuiti i bambini a parità di posti disponibili, eprchè nascono meno figli.L’obiettivo europeo adesso è il 45%.

Paesi come la Svezia e la Francia, sono sopra il 50%”.  Poi c’è il tema dei congedi di paternità. “Noi abbiamo 10 giorni di congedo di paternità: come possiamo pensare di sbloccare i freni culturali di questo paese di riequilibrare anche le opportunità femminili e di genere se c’è questo squilibrio che continua a permanere tra congelo di maternità di 5 mesi e congelo di paternità di 10 giorni?- domanda Rosina – Altri paesi stanno equiparandoli e questo migliora anche lo sviluppo dei codici di cura paterni nei confronti dei figli e costituire un contesto relazionale più positivo anche di coppia, oltre che favorire poi l’occupazione femminile”.Infine, le aziende, possono “sicuramente puntare sul part time.

I dati mostrano che in Italia oltre la metà del part time è imposto.Abbiamo bisogno di sbloccare un paese – conclude – che ha grandi potenzialità”. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lavoro, Riccò (Fondazione Gi group): “Tasso occupazione femminile più basso in Europa”

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(Adnkronos) – “Come fondazione partiamo sempre dall’analisi della realtà.Ci siamo accorti, dopo gli studi che abbiamo fatto negli scorsi anni, di come esista un problema di mancata valorizzazione di metà delle risorse del paese, che è la popolazione femminile, che troppo spesso resta fuori dal mercato del lavoro.

Abbiamo il tasso di occupazione più basso in assoluto in Europa e che, con la nascita di un figlio, si abbassa ulteriormente.Abbiamo anche un elevato tasso di inattività femminile – vuol dire mancata partecipazione in assoluto, neanche ricerca di un lavoro – e il più alto tasso di part time, un 51% di part time involontario fra le donne”.

Così Rossella Riccò, responsabile Area studi e ricerche Fondazione Gi Group, oggi nel corso di un evento a Milano, commenta i risultati dello studio ‘Donne, lavoro e sfide demografiche.Modelli e strategie a sostegno dell’occupazione femminile e della genitorialità’, di Fondazione Gi Group e Gi Group Holding, realizzato in collaborazione con Valore D. Il non partecipare al mondo del lavoro non corrisponde a una realizzazione in altro contesto, come quello familiare, ma “ci siamo trovati ad essere il Paese con i valori di fecondità più bassi in Europa”.

Proprio guardando al nostro Continente, “gli studi ci mostrano – continua Riccò – come nei paesi sviluppati di cui l’Italia dovrebbe essere parte, laddove c’è un investimento, da parte dello Stato, in sostegno alla genitorialità, sia di madri che di padri rispetto appunto al proprio contesto, occupazione femminile e fecondità vanno di pari passo”. Perché da noi questo non succede? “Per poter capirne le cause – spiega Riccò – occorre andare ad approfondire lo studio in un modo appunto multidisciplinare, avere uno sguardo olistico, capire che cosa ci dicono gli studi di genere, demografici, occupazionali, sui dati del mercato del lavoro.Abbiamo voluto coinvolgere le persone più esperte in ambito italiano di queste tematiche, ma non ci siamo voluti fermare al contesto italiano” che è stato paragonato ad altri 5 paesi europei che rappresentano la maggior parte del Pil europeo e i Paesi con cui ci interfacciamo maggiormente: Francia, Germania, Spagna, Svezia e l’Olanda.

Nel confrontarci – continua l’esperta – abbiamo voluto andare a guardare non solo i dati, le caratteristiche culturali, ma anche le politiche familiari e occupazionali messe in campo e abbiamo guardato alla questione con uno sguardo che coinvolgesse che cosa fa lo Stato, e quindi le istituzioni, cosa fanno le organizzazioni, cosa dicono le persone”. Come Paese, partiamo da uno “ svantaggio: a livello culturale siamo molto arretrati.Siamo l’unico Paese in cui più del 50% sostiene che se una madre lavora, il bambino in età dell’infanzia soffre – chiarisce Riccò -Siamo il Paese in cui per un quarto della popolazione, se c’è poco lavoro, è giusto che quel lavoro venga dato all’uomo”.

In Italia c’è uno sbilanciamento di carico di cura e di lavoro domestico in capo alle donne, con 4,9 ore al giorno versus 2 ore dell’uomo, che vuol dire 20 ore in più alla settimana, che nell’anno sono più di un mese e mezzo di lavoro preso in carico dalle donne, considerato come affare loro, laddove – conclude l’esperta – al di là dell’allattamento al seno, abbiamo tutti 2 mani, 2 gambe”. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cesena Juve Stabia biglietti in vendita da stamattina

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Cesena-Juve Stabia sarà l’ultimo atto ufficiale della stagione 2023-2024 per le Vespe che hanno concluso in modo trionfale il campionato con il ritorno storico in Serie B dopo 4 anni.Meno bene in Supercoppa ma era anche prevedibile che ci fosse un periodo di rilassamento fisiologico dopo aver fatto un campionato strepitoso dominando tutte le avversarie dalla prima all’ultima giornata del torneo.

La Juve Stabia per aggiudicarsi il trofeo della Supercoppa dovrebbe vincere addirittura con 5 gol di scarto ma poco importa per una gara comunque di prestigio che si giocherà al Manuzzi di Cesena domenica sera alle 17:45.Il comunicato ufficiale della Juve Stabia con le indicazioni sulla vendita dei biglietti e sulle modalità di acquisto.

“Si comunica che a partire dalle ore 10 di questa mattina e fino alle ore 19:00 di sabato 18 maggio 2024, saranno in vendita i tagliandi per il settore ospiti dell’Orogel Stadium-Dino Manuzzi di Cesena per la gara Cesena-Juve Stabia, valevole per la 3° giornata della Supercoppa di Serie C.

Il costo del tagliando è di 14 euro + prevendita (intero); ridotti 11 euro + prevendita; under 18 8 euro + prevendita; under 14 5 euro + prevendita.Si potranno acquistare attraverso il circuito VIVATICKET e nei punti vendita (Tabaccheria Muratori, via Napoli, 229, Castellammare di Stabia-Bar Dolci Momenti, Via G.

Cosenza, 192, Castellammare di Stabia).

S.S.Juve Stabia”. 

Lavoro, D’Avenia: “E’ luogo del mettere al mondo il mondo”

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(Adnkronos) – “I vostri figli fanno 13 anni di scuola e ne escono con una perplessità persino sul se fare o meno un’università e quale università fare.Il punto è proprio questo, li abbiamo trattati da assenti.

Immaginatevi se a partire dai sei anni noi chiedessimo a questi bambini, e poi ragazzi, di giustificare la loro presenza nel mondo.Se la domanda fosse perché sei venuto al mondo, che è la domanda fondamentale, a cui se non sappiamo rispondere non possiamo dare vita a nessun altro perché non provoca vocazioni, non provoca vita a chi non ha vita in sé e ha vita in sé solo chi occupa il suo posto nel mondo, a proposito di lavoro.

Ed è bello che la parola lavoro, nella mia terra, Terronia, si dica travagliu, travaglio, che è il termine che utilizziamo per il parto, cioè quindi c’è un’idea che se tu fai bene il tuo lavoro, ma soprattutto se il lavoro fa del bene a te, tu nasci e fai nascere attorno a te il mondo.Il lavoro è il luogo del mettere al mondo il mondo”.

Così lo scrittore Alessandro D’Avenia, intervenendo all’evento intervenendo all’evento ‘Donne, lavoro e sfide demografiche’ di Fondazione Gi Group e Gi Group Holding in collaborazione con Valore D. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lavoro, Violini (Fondaz.Gi Group): “Affrontare occupazione femminile e natalità insieme”

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(Adnkronos) – “Questo studio e questo evento rappresentano una tappa di sviluppo nel nostro lavoro di Fondazione Gi Group e Gi Group Holding nella linea di impegno per il lavoro sostenibile che è la nostra definizione di fondazione.Parlare di sostenibilità riferita al lavoro è qualcosa per noi di molto concreto, il nostro Manifesto dice che il lavoro sostenibile è sicurezza e legalità nell’ambito del lavoro, occupabilità delle persone lungo il corso di tutta la vita, superare il più possibile gli ostacoli che tengono le persone fragili fuori dal mercato del lavoro.

E tutto ciò nella salvaguardia delle risorse per le generazioni future.Per me questo in sintesi significa lavorare bene è un grande bene, è molto più grande del valore economico del lavoro.

Per questo esserci dedicati al lavoro sostenibile è stato un passo naturale”.Così Chiara Violini, presidente Fondazione Gi Group, intervenendo all’evento ‘Donne, lavoro e sfide demografiche’ di Fondazione Gi Group e Gi Group Holding in collaborazione con Valore D, con la presentazione dell’omonimo studio.  “Quello di oggi -ha spiegato- è il secondo grande studio che abbiamo avviato.

Il primo lo abbiamo fatto a settembre scorso sui giovani, l’altro grande tema del nostro Paese.Abbiamo quindi cercato di leggere il tema dell’occupazione femminile con la natalità perchè non possiamo permetterci di affrontare questa problemi in modo separato.

Le correlazioni non sono banali, lo studio ce lo fa capire e aiuta a individuare le best practice per potere arrivare a un cambiamento.Anche questo studio applica un visione allargata, ad altri Paesi europei, e con oggi possiamo avere un ulteriore passo di quella trasformazione che è dentro la nostra missioni di fondazione”, conclude.     —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Harry e Meghan nella bufera, la fondazione Archewell dichiarata ‘inadempiente’

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(Adnkronos) – La Archewell, la fondazione di beneficenza di Harry e Maghan, è stata dichiarata inadempiente in California a causa del mancato invio dei registri annuali, obbligatori per legge, e il pagamento delle tasse per l’attività svolta.La fondazione non può, a questo punto, “richiedere o erogare fondi di beneficenza” e la sua registrazione può essere “sospesa o revocata”, è scritto nella notifica del Registry of Charities and Fundraisers della California. La Archewell avrebbe spedito un assegno con il pagamento delle tasse via posta tradizionale, ma non sarebbe mai arrivato a destinazione, hanno riferito al New York Times fonti vicine ai Sussex.

Adesso ne avrebbero emesso uno nuovo e la posizione della fondazione verra regolarizzata entro i prossimi sette giorni lavorativi.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lavoro, Falcomer (Valore D): “Collaborazione pubblico-privato per occupazione femminile”

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(Adnkronos) – “Il tema del lavoro, dello sviluppo demografico e dell’occupazione femminile lo portiamo avanti da 15 anni, dalla nostra fondazione.In questo studio noi abbiamo portato esperienze, pratiche, e si prendono in considerazione tante variabili, fa vedere che tutto è collegato.

Sul tema dell’occupazione, del calo demografico il nostro compito è quello di tenere alta l’attenzione sempre, tutti i giorni di ogni singolo anno, perché è un tema di sostenibilità sociale e di sostenibilità economica per il nostro Paese”.Così Barbara Falcomer, direttrice generale Valore D, intervenendo all’evento ‘Donne, lavoro e sfide demografiche’ di Fondazione Gi Group e Gi Group Holding in collaborazione con Valore D.  “Attualmente le aziende -continua- fanno molto, fanno quello che possono, soprattutto quelle medio grandi e le multinazionali, per le quali il tema della valorizzazione del capitale umano, il tema del divario di genere, non sono temi di oggi.

Quindi sono partite prima.Cosa fanno?

Fanno tantissime iniziative, dall’allungamento dei congedi alla possibilità di lavoro flessibile”, spiega ancora.  “Ma le aziende da sole non ce la possono fare, serve una collaborazione sempre più stretta tra pubblico e privato.Questo studio però può rappresentare una road map, una bussola”, conclude.  —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Inchiesta Liguria, Meloni: “Toti? Aspettiamo sue risposte”

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(Adnkronos) – “Giovanni Toti ha detto che avrebbe letto le carte e che avrebbe dato le risposte.Aspettare quelle risposte e valutare penso sia il minimo indispensabile per un uomo che ha sta governando molto bene quella Regione”.

Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, arrivando a Milano per l’intervista a ‘Il giorno de La Verità’ replicando a chi le chiedeva se fosse preoccupata per l’inchiesta ligure che coinvolge il governatore.  Meloni spiega poi che per le nomine dei commissario europeo “vorrei spuntare una delle più importanti, che ci aiuti a difendere meglio gli interessi italiani, anche se si sa che i commissari non lavorano per la loro nazione”, una nomina di peso dunque come “sull’economia, non indebolita come accaduto l’ultima volta, piena, o la competitività, il mercato interno la coesione, ce ne sono diverse e significative, credo anche la delega al green deal sia molto importante, possiamo dire che qualcosa che non ha funzionato”.Sul green deal bisogna “correggere il tiro” o il “Timmermans…come di fatto già si sta correggendo”, ha scherzato poi raccogliendo una battuta di Belpietro. Sulle polemiche innescate dal confronto tv con la segreteria dem Elly Schlein, Meloni ha sottolineato che “il confronto mi piace, penso sia il sale della democrazia, in particolare in campagna elettorale.

Mi fa molto sorridere il dibattito che sta generando l’aver dato disponibilità al confronto” con “denunce, lamentele…Io penso il confronto sia normale, particolarmente in una campagna elettorale come quella in cui siamo, in rapporto all’Unione europea, per raccontare agli italiani che ci sono due modelli: la proposta socialista e quella dei conservatori.

Mettere a confronto ricette e visioni è un modo di aiutare cittadini nella scelta, è la cosa più naturale del mondo”. “Mi aspetto di fare il confronto ma vedo molti movimenti contro questa iniziativa, vedo molta critica – aggiunge – ci sono cose che si stanno muovendo, magari con l’idea che questo confronto non si facesse.Penso che sarebbe un errore, è una cosa utile per tutti il fatto che non ci siano precedenti perché altri erano meno disponibili di me”.   —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Imprese: dallo studio di Fondazione Gi Group e Valore D i tre pilastri per sostenere la genitorialità

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(Adnkronos) – Mentre tra le aziende di maggior dimensione domina una visione positiva della maternità, nelle aziende di piccole e medie dimensioni (pmi) ancora oggi prevale una visione della maternità come un valore che tuttavia crea complessità organizzative (ciò segnala il 30,9% delle pmi vs. 10,9% nelle grandi aziende).Nonostante questo, il mondo dell’impresa oggi – trainato soprattutto dalle grandi aziende ma rappresentato da un numero elevato di pmi – può rivestire un ruolo di primo piano nel promuovere un cambiamento nel paese e sostenere attivamente la genitorialità: lo evidenzia lo studio ‘Donne, lavoro e sfide demografiche.

Modelli e strategie a sostegno dell’occupazione femminile e della genitorialità’, realizzato da Fondazione Gi Group e Gi Group Holding in collaborazione con Valore D e presentato questa mattina a Milano nel corso del convegno che si è tenuto all’Auditorium del Palazzo del Lavoro. Lo studio – che rappresenta un unicum nel suo genere in quanto combina un approccio multidisciplinare e multistakeholder, l’analisi della letteratura internazionale e uno sguardo comparato su sei Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna e Svezia) nonché l’ascolto della voce delle imprese, sia pmi che aziende multinazionali – è stato presentato oggi ad alcuni esponenti istituzionali di spicco con i contributi dello scrittore Alessandro D’Avenia e degli esperti Alessandro Rosina e Francesco Seghezzi. In generale, iniziative per promuovere la condivisione dei carichi di cura risultano presenti sia nelle pmi sia nelle imprese di grandi dimensioni.Due grandi aziende su tre (60,3%), ad esempio, sono impegnate in attività di informazione sull’esistenza del congedo di paternità obbligatorio, rispetto al 46,7% delle pmi.

A sorpresa sono proprie le pmi che si sono maggiormente impegnate a estendere la durata del congedo di paternità (29,8%) rispetto a quelle di grandi dimensioni (26,0%).Per quanto riguarda il welfare aziendale, la prima misura messa a disposizione da pmi e grandi aziende è l’assistenza sanitaria integrativa con copertura anche per i figli, che vede impegnato rispettivamente il 37,1% e il 46,6%.

Di rilievo, il fatto che il 31,1% delle pmi e il 32,9% delle grandi aziende intenda implementare nidi aziendali o convenzioni con asili nido sul territorio. Passando ad analizzare il contesto del nostro Paese, lo studio evidenzia come in Italia persistono diversi stereotipi culturali sulla maternità ancora fortemente radicati.Secondo i risultati della World Values Survey (WVS), un’ampia indagine condotta ogni 5 anni su 100 nazioni, il nostro è l’unico Paese in cui più della metà dei rispondenti (54,1%) si dice d’accordo con l’affermazione che una madre che lavora “danneggia” i figli in età prescolare (contro una media Ue del 30%).

Non solo: siamo anche il Paese con la più alta percentuale di accordo con l’affermazione per cui se c’è poco lavoro è giusto vada data priorità agli uomini (25,4%, rispetto a una media UE dell’11,4%).I modelli culturali più virtuosi si riscontrano invece nei Paesi Bassi e in Svezia, dove il disaccordo con queste visioni è sempre nell’ordine degli 80-90 punti percentuali. Stereotipi come questi si riflettono nell’assetto dei nuclei famigliari e nel conseguente sbilanciamento dei carichi di cura sulle donne e madri: dati alla mano, l’Italia è l’ultimo Paese per numero di coppie con figli 0-14 anni dove lavorano entrambi i partner (51,1%).

All’estero questo avviene nel 63,2% dei casi in Spagna, nel 69% in Germania, nel 69,2% in Francia, nel 78% in Olanda e nel 78,9% in Svezia.Donne: un vero e proprio ammortizzatore sociale In questo quadro, non stupisce che l’Italia presenti il più alto tasso di inattività femminile in Europa (31%, rispetto a una media UE del 18,2%) e la più ampia quota di donne che lavora in part-time involontario: il 51,7%, oltre 30 punti percentuali sopra la media europea del 19,6%.  A sottolineare gli “effetti” della genitorialità sulle carriere femminili sono anche i dati relativi alle dimissioni: su 71.727 richieste avanzate nel 2022, ben il 75,4% è stato presentato dalle lavoratrici e solo il 24,6% da uomini.

E mentre per questi ultimi la ragione prevalente è stato il passaggio ad altra azienda (78,9%), per le donne il motivo numero uno è risultata la difficoltà di conciliazione a causa della mancanza di servizi per la cura dei figli (41,7%).  La difficoltà per le donne di conciliare lavoro e genitorialità è connessa al calo demografico in corso nei Paesi dell’Unione Europea.Se tra il 2009 e il 2021 il numero di nascite in EU è passato da una media di oltre 4,6 milioni a poco più di 4 milioni l’anno (-11,5%), è ancora una volta in Italia che il fenomeno assume le proporzioni più drastiche, con una discesa del 30%.

Peggio di noi la Spagna con un -32%.Al tempo stesso, cresce l’età delle madri al primo figlio, salita da una media UE di 28,8 anni nel 2009 a 29,7 anni nel 2021, con l’Italia a 31,7 anni.

Le eccezioni tuttavia ci sono, guidate in primis dalla Germania, dove, anche grazie a un’attenta gestione dei flussi migratori, i nuovi nati sono cresciuti del 20% su base annua tra il 2011 e il 2021.  “L’Italia si trova di fronte a una sfida cruciale, da cui dipende la sostenibilità stessa del sistema Paese”, afferma Chiara Violini, presidente di Fondazione Gi Group. “Un mercato del lavoro -spiega- che non è in grado di sostenere l’occupazione femminile e agevolare le scelte di genitorialità è un mercato destinato a collassare.Le soluzioni però ci sono, come evidenzia lo studio che abbiamo realizzato insieme a Valore D, e per attuarle è fondamentale intervenire in modo strutturato e con una visione di lungo periodo su tre grandi ambiti.

Innanzitutto, occorre valorizzare i giovani, favorendone un’opportuna transizione al mercato del lavoro, sostenendo il raggiungimento della loro autonomia economica”.  “In secondo luogo, serve un forte cambiamento culturale, capace di rimuovere gli stereotipi che penalizzano ancora fortemente le donne e le madri.Terzo, è necessario potenziare le misure per la conciliazione e la condivisione dei tempi di vita con quelli di lavoro, in particolare nella componente dei servizi per l’infanzia e dei congedi”, aggiunge ancora.  “Il nostro studio mostra come all’estero ci siano best practices molto virtuose ed efficaci in questo senso, penso in particolare alla Germania e alla Svezia.

In questo percorso di cambiamento l’intervento pubblico può essere determinante, ma anche le aziende possono avere un impatto decisivo, agendo da apripista e sperimentatrici di progetti e sinergie che rispondano alle sfide occupazionali e demografiche, proponendosi come guide di un cambiamento sia culturale che organizzativo.Creare le condizioni affinché lavorare e avere figli sia per le donne, e per le famiglie italiane, una ‘reale scelta’ richiede l’impegno e l’assunzione di responsabilità di tutti: istituzioni, aziende, associazioni datoriali, associazioni sindacali, terzo settore, donne e uomini”, conclude.  Secondo Barbara Falcomer, direttrice generale Valore D, “è necessario diffondere una cultura che sposti l’asse dalla maternità come costo e complessità a maternità come valore aggiunto per il singolo e per l’intera organizzazione e per farlo bisogna lavorare a più livelli”. “Ancora oggi la questione più importante da affrontare per un reale cambiamento è quella contro gli stereotipi che vedono nella donna la principale caregiver.

Le donne si fanno carico del 70% del totale delle ore di lavoro non retribuito di assistenza e cura”, sottolinea.  “E’ partendo da queste considerazioni che molte delle aziende associate a Valore D hanno messo in atto politiche che si rivolgono e coinvolgono entrambi i genitori.Tra queste, l’estensione della durata del congedo di paternità (fino a 4 mesi), lo smart-working, la creazione di asili aziendali o le convenzioni con strutture territoriali che promuovono attività di sostegno concreto e coaching alle famiglie, e iniziative di accoglienza e reskilling delle donne al rientro dal congedo di maternità.

Queste politiche di supporto alla genitorialità sono più diffuse nelle grandi imprese, meno nelle pmi, che spesso hanno meno risorse e talvolta sono più legate ad una visione tradizionale dei ruoli.C’è bisogno di scardinare cultura e sistema con politiche di incentivazione più forti al welfare, e anche agire sul piano legislativo per equiparare i congedi genitoriali”, conclude.  —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Così la Cina invaderà Taiwan nel 2028”. Gli scenari di Alperovitch per Europa e Italia

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(Adnkronos) –
Il 13 novembre 2028 è il giorno in cui la Cina invade Taiwan.A Washington sono le 5 di mattina, e il presidente-eletto sta dormendo in un hotel del Wisconsin.

Inizia così “World on the Brink”, il mondo sull’orlo (del baratro), libro di Dmitri Alperovitch.Che in un colloquio con l’Adnkronos spiega le ragioni di questo scenario, che effetti avrebbe una guerra tra Cina e Stati Uniti su Italia ed Europa, e perché l’Occidente, nonostante tutto, può vincere anche questa Seconda Guerra Fredda.  
Alperovitch ha poco più di 40 anni ed è conosciuto per essere stato uno dei pochi ad aver previsto, a fine 2021, l’invasione russa in Ucraina.

Ma la sua era già una biografia da romanzo: nato in Unione Sovietica, a 13 anni si trasferisce con la famiglia prima in Canada e poi a Chattanooga, cittadina del Tennessee, profondo Sud degli Stati Uniti.Temendo una brutta reazione per le origini russe – erano gli anni Novanta ed era appena finita la (Prima) Guerra Fredda – ai suoi compagni diceva di venire dal Canada.

Loro non sapevano neanche dove fosse, il Canada.Mentre è ancora al liceo, con il padre (fisico nucleare) apre una società di crittografia.

Si laurea e specializza in informatica e sicurezza, e lavora per varie start-up del settore, per poi assumere un ruolo importante in McAfee nel 2008.In quegli anni scopre e fa scoprire il livello di penetrazione del cyber-spionaggio cinese ai danni dei settori strategici americani.  Nel 2011 è uno dei fondatori di Crowstrike, società di cybersecurity, di cui diventa direttore tecnico e si occupa dei maggiori casi del decennio, tra cui l’attacco della Nord Corea a Sony Pictures come vendetta per il film-parodia su Kim Jong-un, e il furto delle email del Partito Democratico da parte di hacker sostenuti dal governo russo prima del voto che porterà Donald Trump alla Casa Bianca.

Durante la quotazione in borsa, nel 2019, Crowdstrike raddoppia la capitalizzazione in 24 ore, da 5 a 11 miliardi di dollari (oggi vale 78 miliardi).L’anno seguente, Alperovitch lascia l’azienda per creare Silverado, un “policy accelerator” che ha l’obiettivo di risolvere sfide geopolitiche.

Nel frattempo è diventato consulente per varie istituzioni americane.  
Perché proprio il 13 novembre 2028?Le ragioni sono tante, ma Alperovitch fornisce quelle essenziali: “A cavallo tra 2027 e 2028 Xi Jinping sarà rieletto presidente in un quarto e forse ultimo mandato (oltre gli 80 anni in Cina è difficile non essere pensionati dalla politica), e sarà alla ricerca della mossa che lo consegnerà alla storia; nel gennaio 2028 a Taiwan vincerà di nuovo il partito che vuole mantenere l’indipendenza dell’isola, facendo capire a Pechino che minacce, bullismo e propaganda non bastano a far capitolare la ‘provincia ribelle’; il 7 novembre 2028, giorno delle elezioni presidenziali americane, la Casa Bianca sarà praticamente semi-deserta: il presidente uscente – che sia Biden o Trump – non si sarà potuto ricandidare avendo esaurito il secondo mandato”, e dunque capi ed esperti di sicurezza nel suo entourage saranno usciti dalle porte girevoli che precedono ogni cambio della guardia. Il presidente-eletto, chiunque sia, in quel momento avrà un “transition team” messo in piedi nel suo comitato elettorale, non certo il controllo della situazione globale.

Dunque i giorni che seguiranno il voto sarebbero perfetti per cogliere impreparati gli Stati Uniti.  Che si troverebbero davanti alla scelta se entrare in guerra con la Cina o meno. “Biden ha ribadito in quattro occasioni che accorrerebbe in difesa di Taiwan”, ricorda Alperovitch, che alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco 2023 ha organizzato un ‘war game’ in cui simulava la reazione internazionale alla conquista dell’isola da parte di Pechino. “I partecipanti erano diplomatici, politici ed esperti di sicurezza nazionale da tutto il mondo.Quasi tutti mi hanno detto che un simile scenario avrebbe effetti cataclismici e sarebbe il segnale del declino permanente degli Stati Uniti come potenza del Pacifico.

La Cina proietterebbe un potere mai esercitato su tutto quel quadrante”. 
India, Giappone, Vietnam, Filippine, Corea del Sud, oggi sono partner americani “non perché ci amino o perché non abbiamo fatto errori, anzi ne abbiamo fatti molti, ma odiano e temono più Xi Jinping, le sue aggressioni nel Mar Cinese Meridionale, la sua coercizione economica, le sue campagne di influenza.E questo ci basta”. Se invece l’invasione di Taiwan filasse liscia, questi paesi avrebbero la prova che gli Stati Uniti non sono in grado di proteggerli, e finirebbero schiacciati dall’assertività cinese.

Pechino conquisterebbe il controllo totale di rotte commerciali, mercato dei semiconduttori, e accesso marittimo alla regione più produttiva al mondo, e comincerebbe a regolare le sue tante dispute territoriali con la forza, convinta di non essere contrastata.  
Cosa farebbe l’Europa (e dunque l’Italia) in caso di attacco cinese alle basi americane nel Pacifico, mossa inevitabile se Washington dovesse intervenire a difesa di Taiwan?Alperovitch è netto: “A livello militare poco e niente.

Non ci sono paesi europei con capacità navali significative in quell’area.Anche se scattasse l’Articolo 5 del Trattato Nato, che prevede la difesa collettiva, gli Stati Uniti al massimo chiederebbero agli alleati di occuparsi in via esclusiva delle questioni militari europee, se per allora dovessero esserci ancora conflitti con la Russia.

Certo, una guerra Cina-Usa vorrebbe dire la morte, in poche settimane, di un numero di soldati americani mai visto dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.Davanti a ciò, l’Europa non potrebbe che far scattare un decoupling immediato dalla Cina sul piano commerciale”.

Con conseguenze apocalittiche per le economie di tutto il mondo.  
Le conclusioni del libro non sono fosche come l’inizio: il conflitto, pur probabile, non è inevitabile.La Seconda Guerra Fredda può avere la stessa parabola della Prima.

Basta aspettare.E nel frattempo continuare a camminare sul bordo del precipizio, senza passi falsi, abbassando i toni della retorica ma tenendo alta la deterrenza. “I regimi autoritari nel breve periodo sembrano forti e capaci, ma nel lungo tendono a declinare, non avendo processi di ricambio durante le crisi, al contrario delle democrazie.

La Cina è ormai condannata a non raggiungere mai gli Stati Uniti in termini economici: la bolla immobiliare, il debito pubblico, la disoccupazione giovanile, la crisi demografica, sono fattori che possono solo peggiorare visto che non cambieranno le linee politiche.L’Occidente resta il luogo, fisico e ideale, più ambito per i migranti di tutto il mondo ed è ancora nettamente in vantaggio in termini di innovazione, capitali, qualità della vita”. C’è un precedente significativo, raccontato nel volume: Berlino Ovest.

Nel 1961 gli Stati Uniti stavano per lanciare un attacco nucleare sulle installazioni militari dell’Unione Sovietica, convinti che Mosca stesse per conquistare quell’avamposto di democrazia liberale in mezzo al mare comunista.Invece Krusciov da un giorno all’altro si mise a costruire il muro.

Kennedy tirò un sospiro di sollievo: meglio il muro della guerra.I sovietici avevano capito che la finestra per conquistare Berlino si era chiusa per sempre.

Lo stesso potrà succedere, prima o poi, per Taiwan. (di Giorgio Rutelli)
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Estate 2023 la più calda in 2mila anni. Spoiler: quella 2024 sarà peggio

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(Adnkronos) – Ce la ricordiamo tutti come un’estate rovente, caratterizzata da un susseguirsi di lunghe ondate di calore.E infatti, secondo gli scienziati, l’estate 2023 è stata la più calda degli ultimi duemila anni nell’emisfero settentrionale.

Quasi quattro gradi in più dell’estate più fresca dello stesso periodo.A fare il calcolo, utilizzando le informazioni sul clima del passato custodite negli anelli degli alberi anno dopo anno nel corso di due millenni, sono riusciti gli scienziati dell’Università di Cambridge e dell’Università Johannes Gutenberg di Magonza, dimostrando l’eccezionalità dell’estate scorsa.

Il 2023 era già stato segnalato come l’anno più bollente mai registrato, ma le prove strumentali risalgono nella migliore delle ipotesi solo al 1850.Ora i ricercatori sono andati molto più indietro, concludendo che, anche tenendo conto delle variazioni climatiche naturali nel corso di centinaia di anni, l’estate scorsa è la più calda dai tempi dell’Impero Romano, superando di mezzo grado Celsius gli estremi della variabilità climatica naturale. “Quando si guarda a un arco di storia così lungo, si può vedere quanto sia drammatico il recente riscaldamento globale – sottolinea il coautore del lavoro, Ulf Büntgen, del Dipartimento di geografia di Cambridge – Il 2023 è stato un anno eccezionalmente caldo e questa tendenza continuerà a meno che non riduciamo drasticamente le emissioni di gas serra”. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature, dimostrano anche che nell’emisfero settentrionale l’accordo di Parigi del 2015 per limitare il riscaldamento a 1,5° C rispetto ai livelli preindustriali è già stato violato.  I dati disponibili sugli anelli degli alberi, incrociati con le prime registrazioni strumentali della temperatura, rivelano che la maggior parte dei periodi più freddi degli ultimi 2.000 anni, come la ‘piccola era glaciale’ nel VI secolo e quella all’inizio del XIX secolo, sono seguiti a grandi eruzioni vulcaniche ricche di zolfo.

Queste eruzioni emettono enormi quantità di aerosol nella stratosfera, innescando un rapido raffreddamento della superficie.L’estate più fredda degli ultimi duemila anni risale al 536 d.C., dopo una di queste eruzioni, con una temperatura di quasi 4 gradi C in meno rispetto allo scorso anno.  La maggior parte dei periodi più ‘hot’ in questi 2mila anni possono essere attribuite all’influenza di El Niño, ma negli ultimi 60 anni il riscaldamento globale causato dalle emissioni di gas serra ha causato un aumento di questi eventi, con mesi estivi sempre più caldi.

Si prevede che l’attuale evento di El Niño continui fino all’inizio dell’estate 2024, che con tutta probabilità batterà nuovi record di temperature. “E’ vero che il clima cambia continuamente, ma il riscaldamento nel 2023, causato dai gas serra, è ulteriormente amplificato dalle condizioni di El Niño, quindi ci ritroviamo con ondate di calore più lunghe e severe e periodi prolungati di siccità”, ha affermato Jan Esper, autore principale dello studio e professore dell’Università Gutenberg di Magonza in Germania. “Se si guarda al quadro generale, si vede quanto sia urgente ridurre immediatamente le emissioni di gas serra”, rimarca.La ricerca è stata in parte sostenuta dal Consiglio europeo della ricerca.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia in visita agli alunni della SSIG Bonito Cosenza

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Juve Stabia, continuano le visite dei calciatori presso i principali Istituti scolastici della città di Castellammare di Stabia dove trovano tanti alunni festanti ed emozionati per poter trascorrere qualche ora con i campioni delle Vespe che quest’anno hanno compiuto una cavalcata trionfale nel campionato di Serie C Girone C riconquistando dopo 4 anni l’agognata Serie B.Stamattina è stato il turno degli alunni della SSIG Bonito Cosenza di poter ospitare e trascorrere qualche ora insieme ai campioni della Juve Stabia.

Infatti una delegazione della S.S.Juve Stabia 1907, composta da Daniele Mignanelli, Christian Andreoni, Michele Picardi, il segretario Vincenzo Esposito e il collaboratore dell’ufficio stampa Mattia Molinari, ha fatto visita agli alunni della SSIG “Bonito-Cosenza”.

La delegazione ha risposto ad alcune domande degli alunni del corso di giornalismo e quelli dell’indirizzo sportivo.Michele Picardi si è intrattenuto in una gara di rigori con gli alunni del gruppo sportivo.

Il comunicato ufficiale della Juve Stabia sulla visita alla Scuola Media Bonito-Cosenza.

“Questa mattina, una delegazione della S.S.Juve Stabia 1907, composta da Daniele Mignanelli, Christian Andreoni, Michele Picardi, il segretario Vincenzo Esposito e il collaboratore dell’ufficio stampa Mattia Molinari, ha fatto visita agli alunni della SSIG “Bonito-Cosenza”.

La delegazione ha risposto ad alcune domande degli alunni del corso di giornalismo e quelli dell’indirizzo sportivo.Michele Picardi si è intrattenuto in una gara di rigori con gli alunni del gruppo sportivo.

S.S.

Juve Stabia”. 

La Gioconda, lite fra esperti sul paesaggio: è Lago di Como o Toscana?

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(Adnkronos) –
Il paesaggio dietro la Gioconda di Leonardo da Vinci continua a dividere gli esperti di storia dell’arte.Secondo Ann Pizzorusso, geologa e storica dell’arte rinascimentale che vive e lavora tra l’Italia e New York, il capolavoro custodito al Louvre di Parigi raffigurerebbe una zona di Lecco, sulle rive del lago di Como.

Pizzorusso ha accostato il ponte disegnato da Leonardo, la catena montuosa e il lago della Monna Lisa al ponte Azzone Visconti di Lecco del XIV secolo, alle Alpi sud-occidentali che sovrastano la zona e al lago di Garlate, situato a sud del lago di Como, che Leonardo avrebbe visitato 500 anni fa.  Il ricercatore storico e scrittore Silvano Vinceti, presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali, demolisce la nuova ipotesi: “Poggia sulle sabbie mobili”.Nel 2023 Vincetti è stato al centro di un caso internazionale perché ha identificato il paesaggio che fa da sfondo alla Gioconda in un tratto del fiume Arno attraversato dall’antico ponte Romito, a Laterina, in provincia di Arezzo.  “Se Leonardo riproduceva fedelmente quel che vedeva – dichiara Vinceti all’Adnkronos – allora avrebbe dovuto riprodurre un ponte a nove arcate, con archi irregolari, di struttura medievale e poggiante su un terreno pianeggiante.

Per quanto concerne gli aspetti geologici del paesaggio, abbinata alla nostra scoperta che quello della Gioconda è il ponte Romito di Laterina, abbiamo probabilmente individuato le caratteristiche geologiche e la morfologia del paesaggio che si trova nella parte bassa a sinistra della nobildonna ritratta da Leonardo”. Ann Pizzorusso per la sua ipotesi, illustrata con un’intervista al quotidiano inglese “The Guardian”, si è basata su dirette esperienze dei luoghi visitati da Leonardo e illuminanti particolari riportati nei suoi dipinti. “Se si accetta questa interpretazione realistica e non fantastica della composizione del paesaggio, tesi che noi condividiamo, allora non si spiega come Leonardo non abbia raffigurato il ponte della Gioconda e alcune aspetti olografici e morfologici tipici del ponte Azzone Visconti, realizzato nel XIV secolo, con otto arcate irregolari e due aggiunte dopo, con connesse torri di difesa – controreplica Vinceti – Se così fosse, allora Leonardo nel suo famoso dipinto avrebbe dovuto riprodurre un ponte uguale a quello Visconti collocato sull’Adda, cosa che non è.Al contrario, Leonardo realizza un ponte altamente simile al ponte Romito in provincia di Arezzo, di epoca etrusca-romana, a quattro arcate regolari (oggi ne resta solo una), di tipica ingegneria romana, poggiante su due faraglioni e con un andamento sinuoso.

E ci sono documenti storici che attestano la presenza di Leonardo in quel territorio fra il 1501 e il 1503″. Un anno fa Vinceti, al termine di una lunga ricerca, ha individuato il ponte Romito come quello raffigurato nella Gioconda e le strutture geologiche, le cosiddette Balze o piramidi di terra, presenti solo in Valdarno, come quelle dipinte nella parte bassa del paesaggio a sinistra della nobildonna. “La Pizzorusso – afferma Vinceti – sostiene di avere sicuramente individuato il paesaggio della Gioconda, il ponte annesso e le montagne sovrastanti il lago di Lecco, portando come prova regina i colori usati da Leonardo che rinvierebbero alla natura calcarea di tali rocce.Allora non si spiega minimamente l’anomalia del ponte riprodotto da Leonardo nel dipinto, che rinvia a quello Romito, non si spiega l’anomalia delle piramidi di terra del Valdarno, riprodotte in disegni di Leonardo presenti in alcuni suoi codici.

Non si spiega il ritrovamento alle spalle della Gioconda della torre di Caprona, collocata nelle vicinanze dell’Arno, in territorio pisano, fatto circa due anni fa dal grande ricercatore francese Pascal Cotte (ingegnere ottico, inventore della prima camera multispettrale ad alta definizione).Né si spiegano vari scritti di famosi storici Leonardeschi sui viaggi fatti da Leonardo sul Monte Bianco e catene montuose contigue”. “C’è, infine, da chiedersi come la geologa possa ritenere sicure prove della validità del suo ritrovamento il lago riprodotto nella parte alta del paesaggio di destra e sinistra della Gioconda, posto che si tratti di un lago, e il colore bianco con cui Leonardo ha dipinto le vette delle montagne che compongono il paesaggio”, conclude Vinceti, che annuncia a breve la presentazione dei risultati di due ulteriore ricerche realizzate sull’ultimo viaggio di Leonardo e un particolare del paesaggio della Gioconda collocato nella parte alta a sinistra della nobildonna. —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Salvini: “Sviluppo e lavoro dal porto commerciale di Fiumicino”

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(Adnkronos) – Un’attesa lunga più di vent’anni è terminata oggi con la simbolica posa della prima pietra di quello che sarà il nuovo porto commerciale di Fiumicino alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Pino Musolino e del Sindaco di Fiumicino, Mario Baccini, oltre che della vice-presidente della Regione Lazio Roberta Angelilli.  Una prima pietra – con tanto di contratto firmato tra le parti e benedizione religiosa – posata con delicatezza sul fondale alla destra del molo nord e dell’imboccatura del porto canale, da un’imbarcazione con la promessa collettiva di risolvere tanti dei problemi di quest’area con un primo investimento finanziato dal Ministero di 55 milioni.Il progetto prevede la realizzazione di una diga di sopraflutto per garantire la sicurezza del porto proteggendolo dalle mareggiate sempre più frequenti.

I lavori dovrebbero concludersi da contratto entro fine febbraio del 2026 e prevedono anche il completamento dell’opera con una darsena servizi per la flotta pescherecci.A terra invece, è prevista un’area di oltre 3 ettari per le infrastrutture dei pescherecci, oltre alla delocalizzazione di alcuni importati cantieri nautici ora allocati dentro Fiumicino con le immaginabili problematiche logistiche «È un altro esempio dell’Italia del fare – spiega il Ministro Salvini – dopo decenni e decenni, anche se parlando con qualche anziano locale dicono che l’attesa durava da un secolo, sono orgoglioso della posa di questa prima pietra di un porto importante.

Che sarà capace di generare lavoro, bellezza, ricchezza, turismo.Perché Fiumicino non è solo l’aeroporto ma una comunità di imprenditori, ristoratori e pescatori e sono orgoglioso di aver contribuito col Ministero all’inizio di un percorso perché poi bisognerà preparare altri progetti.

Per me sbloccare cantieri è una ragione di vita e spero che nessuno abbia intenzione di bloccare i cantieri con qualcuna delle inchieste in atto in qualche altro posto.Inchieste che legittimamente devono andare avanti ma senza frenare lo sviluppo di località come Bari, Genova e anche Fiumicino.

Sviluppo che serve a tutti marinai, cittadini, pescatori.Perché l’Italia ha bisogno di porti, strade, ferrovie e anche ponti”. “Solo da noi – ha aggiunto – si litiga per un ponte che non ha colore politico, è utile a tutti.

Un ponte unisce.Poi a Civitavecchia stiamo contribuendo con altri investimenti allo sviluppo del porto.

E poi penso alle strade.Perché al mare bisogna arrivarci e quindi va sistemata la Roma Latina, la Pontina anche quella ferma da decenni”. Per il Sindaco di Fiumicino, Baccini, il nuovo porto rappresenta “la crescita costante di Fiumicino come città.

Eravamo considerati come una dependance di Fiumicino ma stiamo dimostrando di essere molto di più tra BluEconomy e Green Economy.Grazie all’impegno del Ministero e dell’Autorità portuale, con questa opera metteremo in sicurezza tutta la nostra flotta pescherecci e parte della cantieristica”.  A chiudere gli interventi le parole del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Pino Musolino: «Intanto passiamo dalle parole ai fatti.

Poi, questo è il primo porto commerciale che parte da zero in Italia negli ultimi 40 anni. È un orgoglio non solo nostro ma di tutto il paese —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Carlo III consegna onorificenze, prima volta dalla diagnosi di cancro

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(Adnkronos) – Un re Carlo sorridente ha preso parte alla prima cerimonia di concessione delle onorificenze in cinque mesi.Circa 50 persone – ma sempre meno, per non affaticare il sovrano, delle 60-70 normalmente presenti – hanno partecipato all’evento al Castello di Windsor, tra cui l’arcivescovo di Canterbury e la scrittrice Jilly Cooper.

Da quando al re è stato diagnosticato il cancro all’inizio dell’anno, le onorificenze sono state in gran parte consegnate dal principe William.  L’arcivescovo di Canterbury, reverendo Justin Welby, è stato nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Reale Vittoriano per il suo servizio personale alla Corona durante l’incoronazione presso l’Abbazia di Westminster un anno fa.Le onorificenze dell’Ordine Reale Vittoriano sono un dono del Re e vengono conferite indipendentemente da Downing Street a persone che hanno servito il monarca o la famiglia reale in modo personale.

Dopo aver ricevuto l’onoreficenza, Welby ha ricordato come “profondamente commovente” il momento dell’incoronazione di Carlo.  Amica di lunga data della regina Camilla, Jilly Cooper, che ha ricevuto il titolo di dama per i servizi resi alla letteratura e alla beneficenza, è nota per i suoi romanzi piccanti incentrati sullo scandalo e sull’adulterio nella società dell’alta borghesia.Altre persone che hanno ricevuto le onorificenze per il loro ruolo nell’incoronazione includono il decano dell’Abbazia di Westminster, reverendo David Hoyle, che è stato nominato Cavaliere Comandante dell’Ordine Reale Vittoriano, e il tenente colonnello James Shaw, maggiore della brigata della divisione domestica, che è diventato Luogotenente dell’Ordine Reale Vittoriano.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

European youth event a Forlì dal 17 al 19 maggio

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(Adnkronos) – Il Parlamento europeo e Punto Europa dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna organizzano a Forlì uno dei quattro European Youth Event (EYE) del 2024.Un’iniziativa a cui potranno partecipare tutti i giovani, italiani ed europei, tra i 16 e i 30 anni.

Il fine settimana dell’evento coinciderà con il primo anniversario dell’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna.Sarà quindi l’occasione per i partecipanti di commemorare, assieme alle istituzioni italiane ed europee, chi ha perso la vita e riflettere sul rapporto con l’ambiente circostante, sulla lotta ai cambiamenti climatici, sull’attivismo giovanile: temi cruciali in vista delle prossime elezioni europee dell’8 e 9 giugno 2024. L’Ufficio in Italia del Parlamento europeo sarà presente con diverse iniziative.

Il direttore Carlo Corazza interverrà alla cerimonia di apertura di venerdì 17 maggio e ricorderà, tra l’altro, l’importanza dell’appuntamento elettorale.Sabato 18 maggio si terrà, nell’Aula 1 TH piano terra corpo A, un incontro con l’esploratoreAlex Bellini seguito dal workshop “Giovani idee per il futuro” in presenza della presidente del Consiglio nazionale giovani Maria Cristina Pisani e del commissario straordinario dell’Agenzia italiana per la gioventù Federica Celestini Campanari.

Entrambi gli eventi sono realizzati in collaborazione con l’Agenzia e il CNG. Lo stesso giorno ci saranno anche diversi eventi realizzati con Il Post.Tra le 11:30 e le 13:00 nell’Aula 3 piano terra corpo B Luca Misculin ed Eugenio Cau, giornalisti della redazione esteri, realizzeranno “Morning Weekend Live”, una rassegna stampa di notizie dal mondo, con un approfondimento specifico sui temi europei.

Alessandra Pellegrini De Luca, giornalista della redazione cultura ed esteri, curerà invece il workshop “Le elezioni europee, spiegate bene” che si terrà tra le 17:00 e 18.30 nell’Aula 4 piano terra corpo C.Il worskhop “Come si racconta, bene, l’Europa”, realizzato da Laura Loguercio, giornalista del Post, si terrà invece domenica 19 maggio tra le 11:00 e le 12:30 nell’Aula 4 piano terra corpo C.

Infine, sempre lo stesso giorno, durante la cerimonia di chiusura, fissata per le 17.30, si esibiranno i componenti del Teatro Raizes.Gli Eye offrono ai giovani di tutto il continente l’opportunità di incontrare altri giovani, ispirarsi a vicenda e scambiare idee con esperti, attivisti e decisori.

Oltre Forlì, le altre città europee selezionate quest’anno sono: Berlino (Germania), Vilnius (Lituania) e Brežice (Slovenia). —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Morta Galassia, cane dei Vigili del Fuoco in azione a Rigopiano e ponte Morandi

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(Adnkronos) – Morta Galassia, cane eroe dei Vigili del Fuoco in azione anche a Rigopiano e nella tragedia del Ponte Morandi.L’animale, una femmina di border collie di 14 anni, apparteneva alle unità cinofile della Direzione Regionale dei vigili del fuoco delle Marche e ha prestato servizio da maggio 2013 fino a ottobre 2020.

Ha onorato il suo speciale percorso con quasi 150 ricerche all’attivo nell’ambito di diverse calamità fra cui il terremoto di Modena, la valanga di Rigopiano, il crollo del ponte Morandi, l’incidente dei due arei Tornado ad Ascoli Piceno.Nel suo curriculum vanta il ritrovamento di quattro persone. La caserma dei vigili del fuoco di Fermo rivolge un sentito ringraziamento a Galassia ed al suo conduttore, Franco Alessandrini, che “grazie al lavoro svolto insieme con passione e senso del dovere, hanno costituito un valido riferimento operativo per tutti i colleghi”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)