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Visite ed esami anche il sabato e la domenica, arriva il Dl anti-liste d’attesa: la bozza

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(Adnkronos) – Visite diagnostiche e specialistiche possibili anche di sabato e domenica, con l’estensione della fascia oraria per l’erogazione di queste prestazioni.Sistema unico di prenotazione regionale o infra-regionale, con le strutture private accreditate ospedaliere e ambulatoriali che dovranno afferire al Centro unico di prenotazione (Cup), pena la nullità degli accordi contrattuali per l’accreditamento con il Ssn.

Un sistema di ‘Recall’, attivato dal Cup, per ricordare all’assistito la data di erogazione della prestazione, per richiedere la conferma o per la cancellazione delle prenotazioni: in caso di mancata presentazione e visita non annullata, l’assistito può essere tenuto a pagare lo stesso.Queste alcune delle misure previste dalla bozza del decreto legge del ministro della Salute Orazio Schillaci per la riduzione delle liste di attesa, circa 25 articoli, atteso in Consiglio dei ministri il 3 giugno.  Questa, in sintesi, l’architetttura del provvedimento. “Per implementare l’efficacia del coordinamento di livello nazionale per la riduzione e il superamento delle liste di attesa, con particolare riguardo alla risoluzione delle diseguaglianze regionali e del fenomeno della mobilità attiva e passiva – si sottolinea nella bozza del decreto visionato dall’Adnkronos Salute – presso il ministero della Salute è istituito il ‘Sistema nazionale di governo delle liste di attesa’ (Singla), “quale insieme delle strutture, degli strumenti e delle competenze” necessarie.

Sarà governato da una Cabina di Regia, istituita sempre presso il ministero della Salute e presieduta dallo stesso ministro, che “sovraintende all’elaborazione del Piano nazionale di governo delle liste di attesa e vigila sull’attuazione delle misure” stabilite dal Dl.  Con il Piano nazionale di governo delle liste di attesa, il ministero della Salute definisce apposite Linee di indirizzo rivolte alle regioni e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, “dirette all’allineamento della domanda di assistenza sanitaria, definendo standard nazionali di natura organizzativa, tecnologica e infrastrutturale, rilevanti anche per la revisione e l’aggiornamento degli standard assistenziali relativi all’assistenza ospedaliera e territoriale”.Sarà l’Agenas ad effettuare il monitoraggio nazionale sul rispetto dei tempi massimi di attesa per classi di priorità delle prestazioni prenotate in regime istituzionale e in regime di libera professione intramoenia. E sempre all’Agenas è istituita la Piattaforma nazionale delle liste di attesa “finalizzata a realizzare l’interoperabilità con le piattaforme per le liste di attesa relative a ciascuna regione e provincia autonoma”.

Infine, è istituito nel sito internet istituzionale del ministero della Salute il registro delle segnalazioni per il mancato rispetto dei diritti dei cittadini.  La bozza del decreto prevede anche una carta dei diritti dei cittadini per l’erogazione delle prestazioni che rientrano nei Livelli essenziali di assistenza senza il grosso imbuto delle liste d’attesa, fissando i tempi massimi da rispettare. “Ai fini dell’erogazione delle prestazioni sanitarie rientranti nei livelli essenziali di assistenza – si legge nell’articolo 1 del testo, che l’Adnkronos Salute ha visionato – i cittadini hanno diritto ad accedere alle liste di attesa per l’erogazione delle prestazioni sanitarie, senza incorrere nella sospensione delle prenotazioni; all’effettiva erogazione delle prestazioni sanitarie nell’ambito delle strutture pubbliche e private accreditate; al rispetto dei tempi massimi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie; a una comunicazione chiara, trasparente e aggiornata sui tempi di attesa massimi previsti e sulla tipologia dei percorsi di tutela per la presa in carico delle richieste per le quali il Servizio sanitario non sia in grado al momento della prenotazione di offrire la prestazione nei tempi garantiti, unitamente alla definizione delle modalità di erogazione delle predette prestazioni”.  Le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano garantiscono ai propri assistiti il rispetto di questi diritti, sia attraverso gli strumenti definiti dal Dl, sia attuando “ogni utile iniziativa per assicurare ai propri assistiti l’effettiva erogazione delle prestazioni sanitarie nell’ambito delle strutture pubbliche e private accreditate, per garantire il rispetto dei tempi di attesa, per monitorare e vigilare sui risultati raggiunti, prevedendo, in caso contrario, idonee misure da adottare nei confronti dei direttori generali delle aziende sanitarie”.In caso di ‘liste bloccate’, con la sospensione delle attività di prenotazione delle prestazioni, vengono aumentate le sanzioni previste. Per l’abbattimento delle liste d’attesa, il tetto di spesa per il personale delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale è incrementato a livello regionale, per l’anno 2024.

L’aumento è “pari al 25% dell’incremento del fondo sanitario regionale rispetto all’esercizio precedente – si legge nell’articolo 11 della bozza visionata dall’Adnkronos Salute – A decorrere dal 2025, la spesa per il personale delle aziende e degli enti del Ssn, nell’ambito del livello del finanziamento del fabbisogno sanitario standard cui concorre lo Stato, è determinata sulla base della metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale del Ssn”. Per “contrastare il fenomeno dei cosiddetti ‘gettonisti’ e di reinternalizzare i servizi sanitari affidati a cooperative, fino al 31 dicembre 2026, le regioni, le Province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti del Servizio sanitario nazionale possono reclutare il personale del comparto e della dirigenza medica e sanitaria nonché delle professioni sanitarie attraverso forme di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, in deroga”. 
Per aumentare il numero di visite ed esami effettuabili, vengono ritoccati i limiti di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati.Rispetto a quanto previsto dalla legge di bilancio, si aumentano le percentuali di spesa, da +1% a +2% per il 2024, da +3% a +4% per il 2025, da +4% a +5% dal 2026.

Le prestazioni salvavita effettuate dai pronto soccorso delle strutture ospedaliere private accreditate non sono soggette ad alcun limite di spesa. “Credo che il governo debba far sì, e lo faremo, con il provvedimento sulle liste di attesa, che i cittadini riescano finalmente a fare gli esami e le terapie di cui hanno bisogno nei tempi previsti” e “che nessuno rimanga indietro, soprattutto a Napoli, al Sud”, ha affermato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a margine dell’evento Lilt a Napoli.Alla domanda dei cronisti se siano in programma delle misure particolari, ha riferito: “Stiamo ancora lavorando”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Covid, Oms: “Ha cancellato 10 anni di progressi nell’aspettativa di vita”

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(Adnkronos) – In soli 2 anni la pandemia di Covid-19 ha cancellato un decennio di progressi nell’aspettativa di vita della popolazione del pianeta.E’ il dato shock che emerge dal Rapporto World Health Statistics 2024 dell’Organizzazione mondiale della sanità: “Tra il 2019 e il 2021 – si legge nel report – l’attesa di vita globale si è ridotta di 1,8 anni, scendendo a 71,4 anni” ossia “ai livelli del 2012.

L’aspettativa di vita sana è diminuita di 1,5 anni passando a 61,9 anni”, sempre “il livello del 2012”.  L’emergenza Sars-CoV-2 “ha invertito la tendenza al costante aumento dell’attesa di vita alla nascita e dell’aspettativa di vita in buona salute”, rileva l’Oms.Un effetto che si è abbattuto in modo ancora più grave in 2 delle 6 regioni in cui l’agenzia ginevrina suddivide il mappamondo: “Americhe e Sudest asiatico sono state le più colpite, con un calo dell’aspettativa di vita di circa 3 anni tra il 2019 e il 2021” e un’erosione “dell’aspettativa di vita sana di 2,5 anni”.

All’opposto, “la regione del Pacifico occidentale è stata colpita in misura minima durante i primi 2 anni della pandemia, con perdite inferiori a 0,1 anni nell’aspettativa di vita e 0,2 anni nell’aspettativa di vita sana”.  La malattia da Sars-CoV-2 si è classificata come “la terza causa di morte nel 2020 e la seconda nel 2021.Durante questo periodo”, sul pianeta “sono state perse quasi 13 milioni di vite umane”, scrive l’Oms.

E il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, di rilanciare un appello in vista dell’Assemblea mondiale della sanità (27 maggio-1 giugno): varare l’Accordo pandemico.  “Le ultime stime – si legge nel report – indicano che, ad eccezione delle regioni” Oms “dell’Africa e del Pacifico occidentale, Covid-19 è stato fra le prime 5 cause di morte, diventando in entrambi gli anni” 2020 e 2021 “la principale causa di morte nelle Americhe”.  “Continuano a verificarsi importanti progressi nella sanità globale, con miliardi di persone che godono di una salute migliore, di un migliore accesso ai servizi e di una migliore protezione dalle emergenze sanitarie”, dichiara il Dg Tedros. “Ma dobbiamo ricordare quanto fragile possa essere questo progresso”, avverte.In soli 2 anni”, dal 2019 al 2021, “la pandemia di Covid ha cancellato un decennio di miglioramenti nell’aspettativa di vita.

Ecco perché il nuovo Accordo pandemico è così importante: non solo per rafforzare la sicurezza sanitaria globale – sottolinea il vertice dell’agenzia Onu per la salute – ma per proteggere gli investimenti a lungo termine nella sanità e promuovere l’equità tra i Paesi e al loro interno”.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Eurispes, risorse idriche in calo in Europa

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(Adnkronos) – “La domanda di acqua in Europa è aumentata costantemente negli ultimi 50 anni, in parte a causa della crescita demografica che ha comportato una diminuzione complessiva delle risorse idriche rinnovabili pro capite del 24% in tutta l’Europa.Questa diminuzione è particolarmente evidente nell’Europa meridionale, causata principalmente dalla diminuzione delle precipitazioni.

L’Eea stima che circa un terzo del territorio dell’Europa sia esposto a condizioni di stress idrico, in modo permanente o temporaneo”.A fare il punto su ‘Crisi idriche e disponibilità di acqua in Italia ed in Europa’ è l’Eurispes nel Rapporto Italia 2024, giunto quest’anno alla 36esima edizione. In questo quadro, si legge, “l’Italia resta al primo posto tra i paesi Ue per la quantità, in valore assoluto, di acqua dolce prelevata per uso potabile da corpi idrici superficiali o sotterranei (dati Istat).

A livello europeo, in termini di prelievi pro capite, l’Italia con 155 metri cubi annui per abitante si colloca in seconda posizione.Anche per i consumi individuali di acqua dal rubinetto gli italiani sono meno virtuosi con stime che variano tra i 220 litri pro capite consumati giornalmente ai 243 litri pro capite, contro una media europea che oscilla tra 123 e i 144 litri di acqua per abitante al giorno”.

Sul fronte delle imprese, “a partire dal 2012 si è assistito nel nostro Paese ad un costante aumento degli investimenti attuati dai gestori dei servizi idrici, passati dai 32 euro per abitante del 2012 a 49 euro per abitante nel 2019.Per il biennio 2022-2023 si stima un livello d’investimenti pari a 63 euro per abitante (Blue Book 2023), mentre nel 2021 erano 56 euro/abitante.

Il livello di investimenti nel nostro Paese continua però ad essere ampiamente al di sotto della media europea.A livello europeo, infatti, i fornitori di servizi idrici investono all’incirca 45 miliardi di euro in infrastrutture (in media circa 82 euro per abitante all’anno)”.  Allo stesso tempo, “l’Italia nel 2014 era il paese europeo con le tariffe idriche più basse in percentuale al reddito (circa l’1%).

Più nello specifico, andando ad analizzare i dati relativi al biennio 2017-2109, emerge come la spesa media sostenuta da una famiglia italiana fosse di circa 320 euro l’anno, equivalenti a meno di un euro al giorno; cifre decisamente più basse dei 500 euro a famiglia pagati in Francia e Gran Bretagna o degli oltre 900 euro annui pagati da un nucleo familiare norvegese”. “Nonostante il quadro descritto, il nostro paese avrebbe tutte le risorse, idriche, conoscitive, finanziarie e tecnologiche per affrontare e risolvere il problema dell’attuale crisi idrica.Ma è chiaro che occorre avviare una profonda riforma dell’intero sistema”, avverte Eurispes. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Clima, Eurispes: le proteste degli attivisti, le azioni più eclatanti

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(Adnkronos) – “La crisi climatica, il dissipamento delle risorse naturali, l’inquinamento, e la perdita di biodiversità sono questioni di grande preoccupazione per le giovani generazioni”.Così si legge nel Rapporto Italia 2024 di Eurispes, giunto quest’anno alla 36esima edizione, che dedica un capitolo agli attivisti per il clima e alle loro proteste. “L’ansia climatica colpisce una vasta fetta di giovani tra i 16 e i 25 anni.

la preoccupazione per lo stato di salute del Pianeta è aumentata tra i giovani italiani, con il 73% dei giovani di 20-24 anni preoccupati (Istat, 2023)”, spiega Eurispes. In questo contesto, “imbrattare opere d’arte e monumenti è diventata una strategia adottata da alcuni movimenti ambientalisti per attirare l’attenzione sulla crisi climatica – si legge nel Rapporto – Tra i capolavori presi di mira ci sono opere di Monet, Van Gogh, Goya, Leonardo e Boccioni.La protesta è iniziata a maggio 2022 al Louvre di Parigi, con il lancio di una torta sulla Gioconda, successivamente vari musei in Inghilterra e Germania hanno subito attacchi simili, come la National Gallery di Londra e il Museo Barberini di Potsdam.

In Italia, le proteste hanno colpito opere agli Uffizi di Firenze, al Museo del ‘900 di Milano, la Barcaccia del Bernini a Roma e altri dipinti e monumenti in numerose città”. “Le eclatanti proteste dei gruppi di mobilitazione per l’ambiente hanno ottenuto il risultato di provocare un acceso dibattito sulle loro azioni.Questa è anche la principale critica rivolta loro: le modalità non convenzionali delle loro proteste spostano l’attenzione dalla causa, ritenuta giusta, agli effetti che potrebbero provocare, come il danneggiamento di opere di inestimabile valore”, evidenzia Eurispes.

Come conseguenza, “le azioni degli attivisti hanno portato a un inasprimento delle pene per il deturpamento dei beni culturali.La legge 9 marzo 2022 n.22 e la successiva legge 22 gennaio 2024 n.6 hanno introdotto modifiche significative al Codice penale, aumentando le sanzioni per chi danneggia il patrimonio culturale” —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Rafah, Corte Aja ordina a Israele di fermare l’offensiva

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(Adnkronos) – La Corte internazionale di giustizia dell’Aja ha ordinato a Israele di fermare l’offensiva militare di terra a Rafah, dove 1,5 milioni di sfollati palestinesi hanno trovato rifugio, e di aprire il valico tra l’Egitto e la Striscia di Gaza per permettere l’ingresso di aiuti umanitari e consentire agli investigatori di entrare nell’enclave palestinese.Lo ha dichiarato il presidente della Corte internazionale di giustizia dell’Aia Nawaf Salam, definendo ”disastrosa” la situazione umanitaria a Rafah. ”La Corte non è convinta che gli sforzi di evacuazione e le relative misure che Israele afferma di aver intrapreso per rafforzare la sicurezza dei civili nella Striscia di Gaza, e in particolare di quelli recentemente sfollati dal governatorato di Rafah, siano sufficienti ad alleviare l’immenso rischio che cui è esposta la popolazione palestinese a causa dell’offensiva militare a Rafah”, ha dichiarato Salam. ”Israele – ha aggiunto – deve adottare misure efficaci per garantire il libero accesso alla Striscia di Gaza a qualsiasi commissione d’inchiesta o organo investigativo incaricato dagli organi competenti delle Nazioni Unite di indagare sulle accuse di genocidio”. La Corte ha ordinato alle autorità israeliane di presentarsi entro un mese in tribunale per riferire sui progressi compiuti rispetto alle misure indicate oggi.

Finora, ha sottolineato il giudice, le misure provvisorie adottate da Israele dopo il precedente verdetto della Cig su Gaza non hanno affrontato pienamente le conseguenze della situazione. Esprimendo “profonda preoccupazione per le sorti degli ostaggi” trattenuti dall’attacco del 7 ottobre in Israele Salam ha quindi chiesto “il loro rilascio immediato e senza condizioni”. “Troviamo particolarmente preoccupante che molti siano ancora prigionieri”, ha aggiunto.   Il pronunciamento della Corte internazionale di giustizia arriva dopo che il Sudafrica aveva chiesto di ordinare a Israele di attuare un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.Pretoria ha definito “rivoluzionaria” la sentenza della Corte. ”Questo ordine è vincolante e Israele deve rispettarlo”, si legge in una nota del Dipartimento per le relazioni internazionali del Sudafrica. “Credo che sia una richiesta molto chiara e più forte, in termini di formulazione, per la cessazione” delle ostilità nella Striscia di Gaza, ha detto la ministra degli Esteri sudafricana Naledi Pandor all’emittente pubblica Sabc. Le sentenze della Corte internazionale di giustizia, che giudica le controversie tra gli Stati, sono vincolanti, ma l’istanza giuridica non ha il potere di garantirne l’attuazione.

Tuttavia la sentenza contro Israele aumenta la pressione legale internazionale, anche dopo che il procuratore capo della Corte penale internazionale (Cpi) Karim Khan ha dichiarato lunedì di voler richiedere mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ministro della Difesa Yoav Gallant oltre che per i leader di Hamas.  
“La decisione della Corte internazionale di giustizia” su Rafah “non è sufficiente”, afferma Hamas in un comunicato in cui chiede lo stop alla “guerra in tutta la Striscia di Gaza”. L’Autorità palestinese, dal canto suo, ha accolto con favore l’ordinanza, sottolineando che si ratta dell’espressione di un “consenso internazionale” per “porre fine” alla “guerra nella sua totalità contro il popolo palestinese”, ha detto il portavoce Nabil Abu Rudeineh, citato da Sky News Arabia.  Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha chiesto un consulto con alcuni ministri dopo l’ordinanza.Secondo Canale 12, al colloquio partecipano tra gli altri il ministro degli Esteri, Israel Katz, il ministro degli Affari strategici, Ron Dermer, il ministro della Giustizia, Yariv Levin ed il ministro della Difesa, Yoav Galant. “La risposta alla decisione del tribunale antisemita deve essere di occupare Rafah e aumentare la pressione militare su Hamas finché non saremo vincitori”, ha dichiarato il ministro per la Sicurezza nazionale di Israele, Itamar Ben Gvir, commentando l’ordine della Corte. Per il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid, ”il fatto che nella sua sentenza l’Alta Corte dell’Aia non abbia collegato la cessazione dei combattimenti a Rafah con il ritorno degli ostaggi e il diritto di Israele a difendersi dal terrorismo è un collasso morale”. ”E’ Israele che è stato brutalmente attaccato da Gaza e ha dovuto difendersi da un’orribile organizzazione terroristica che ha ucciso bambini, violentato donne e tuttora lancia razzi contro civili innocenti”, ha sottolineato su X. ”Non esiste paese al mondo che non reagirebbe con la forza a un simile attacco.

Questa sentenza poteva e doveva essere evitata”, ha aggiunto.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Fisco, Eurispes: 55% autonomi dichiara -68,5% redditi rispetto a contribuenti affidabili

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(Adnkronos) – Ci sono pericoli legati all’adozione del concordato preventivo biennale.Secondo quanto spiega l’Eurispes nel suo 36esimo Rapporto Italia, nella radiografia delle dichiarazioni 2022 sui redditi 2021, su 2,42 milioni di autonomi censiti erano ben 1,34 milioni a fermarsi sotto la sufficienza rappresentata dall’8, con il 55,4% che non ha quindi raggiunto la sufficienza Isa (Indice di Affidabilità Fiscale).

In questo gruppo il reddito medio dichiarato si ferma a 23.530 euro all’anno, vale a dire il 68,5% in meno dei 74.698 euro dichiarati dai contribuenti ‘affidabili’.Circa il 68,8% delle imposte dovute (68,8 euro ogni 100) sfugge alle casse dello Stato, con una sottrazione media al bilancio pubblico, negli ultimi tre anni, pari a 31,2 miliardi l’anno. Come ricorda poi l’Eurispes, sono invece 111 i soggetti di grandi dimensioni che hanno aderito alla cooperative compliance.

Nel 2023, l’Agenzia delle Entrate italiana ha inviato alle controparti straniere ben 273 accordi, rispetto ai 224 dell’anno precedente, a fronte della Germania, che ne ha inviati solo 10, della Francia, che ne ha inviati 16, degli Usa che ne hanno inviati 26 (Ocse).Nel caso di accordo tra Fisco e contribuente, anche dopo post accertamento, non si parla più di compliance ma di istituti deflativi del contenzioso attraverso uno dei molteplici istituti che il nostro Ordinamento giuridico prevede (adesione, conciliazione, etc.).

Negli ultimi anni sono stati conclusi con multinazionali estere accordi in adesione (post accertamento) per le seguenti cifre: Apple (318 milioni di euro); Amazon (100 milioni di euro); Gucci/Kering (1,2 miliardi di euro); Google (306 milioni di euro); Facebook (oltre 100 milioni di euro); Netflix (oltre 55 milioni di euro); Airbnb (576 milioni di euro).  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Eurispes, ‘quasi 7 fumatori su 10 non hanno mai provato a smettere’

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(Adnkronos) – Resta difficile, per i fumatori tradizionali, “arrivare all’obiettivo della cessazione: ben il 68% non ha mai provato a smettere di fumare, solo il 31,4% afferma di averci provato” e appena “il 12,2% si propone di smettere di fumare entro 6 mesi.Ben il 15,5% afferma di non voler assolutamente smettere”.

E’ l’istantanea scattata dal 36.esimo Rapporto Italia dell’Eurispes, pubblicato oggi, nella scheda dedicata ai Centri Antifumo e alla Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori, le principali strutture sul territorio che portano avanti la lotta al fumo fornendo importanti strumenti a sostegno della disassuefazione da fumo. Sul ruolo dello Stato, il report evidenzia che “qualora fosse scientificamente provato che esistono prodotti senza combustione meno dannosi, rispetto a quelli tradizionali, l’82% dei vaper” ritiene che dovrebbe “essere permesso ai cittadini di essere informati.Secondo il 62,7%, inoltre, lo Stato dovrebbe considerare l’utilizzo della sigaretta elettronica tra i fumatori che, altrimenti, continuerebbero a fumare in ogni caso”.

Inoltre, per “il 91,9% dei fruitori di tabacco riscaldato, lo Stato”, se nel caso fosse scientificamente provata l’esistenza di prodotti senza combustione meno dannosi rispetto a quelli tradizionali, “avrebbe il dovere di promuovere campagne di informazione ed è altrettanto alta la percentuale di quanti vorrebbero una riduzione della tassazione su tali prodotti (90,1%)”.  Il 71,6% degli intervistati sostiene che “sarebbe giusto anche incentivare tali prodotti sottoponendoli a meno divieti e limitazioni rispetto a quelli tradizionali e, solo una minoranza, preferirebbe un atteggiamento neutrale attraverso l’applicazione delle stesse norme vigenti per i prodotti tradizionali (39,4%)”.E ancora, secondo il report, “l’85% dei consumatori di prodotti a tabacco riscaldato” sostiene che i fumatori, che continuerebbero a fumare, dovrebbero essere “incoraggiati dallo Stato e dalle Istituzioni sanitarie a considerare il passaggio a prodotti a tabacco riscaldato (45,9% ‘probabilmente sì’ e 39,1% assolutamente sì’).

In aggiunta, “ solo l’1,5% non utilizzava alcun prodotto prima di utilizzare tali prodotti e il 79,5% afferma di aver abbandonato le sigarette tradizionali dopo essere passati ai prodotti senza combustione”.  Attualmente sono attivi nel nostro paese 244 centri antifumo; accanto ad essi c’è la Lilt, articolata in 106 associazioni provinciali e circa 400 ambulatori.L’Eurispes — si legge nel documento – ha voluto fornire in uno studio dedicato una fotografia aggiornata di quella che è la realtà concreta dell’offerta di queste strutture, la maggioranza delle quali (64% del totale) hanno un numero di assistiti che non supera i 50 pazienti.  Quasi tutti i centri antifumo e le Lilt che hanno risposto al questionario adottano delle terapie farmacologiche a contrasto della dipendenza.

Spesso non si prevede un contatto duraturo nel tempo con il paziente, per cui il dato – precisano gli autori – non risulta rilevabile una volta completato il percorso presso la struttura.In alcuni casi, infatti, manca un follow up che accompagni il fumatore anche dopo gli incontri iniziali e, di conseguenza, il paziente interrompe la terapia o ricomincia a fumare.  “Solo 2 strutture parlano di trattamenti efficaci fra l’80% e il 100% dei pazienti – conclude la scheda – Per quel che riguarda l’opinione dei responsabili delle strutture riguardo il potenziale dei prodotti alternativi nel ridurre il rischio rispetto ai prodotti tradizionali del tabacco, meno della metà è contrario, mentre la maggioranza si divide tra coloro che sono favorevoli, coloro che sono favorevoli ma, in concreto, non consigliano l’utilizzo di tali prodotti e, infine, coloro che sono possibilisti”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Redditometro, Meloni: “Sospeso perché voglio vedere meglio norma”

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(Adnkronos) – ”Ho sospeso la norma sul redditometro perché la voglio vedere meglio” la norma.Lo ha detto la premier Giorgia Meloni parlando al Festival del’economia a Trento. “Bisogna ragionare nel merito della norma migliore che sia efficace sulla grande evasione, sui fatti intollerabili, e per garantire il cittadino” aggiunge.

Sul redditometro ”io non ho cambiato idea: eravamo contrari e siamo contrari.C’è stata molta confusione, la norma dell’accertamento sintetico esiste da molti anni”.  “Oggi l’Autorità può muoversi nell’ambito dell’accertamento sintetico con eccessiva discrezionalità, da questo parte il lavoro del viceministro Leo che dice: occorre fare una norma che, a garanzia dei contribuenti, non dia dei poteri illimitati rispetto a questo tipo di accertamenti”. “Ho sospeso” la norma “perché la voglio vedere meglio”, ha spiegato la presidente del Consiglio: “Una cosa è colpire i casi oggettivamente intollerabili, cioè gente che gira col Ferrari e si dichiara nullatenente; altra cosa è infilare nell’ordinamento un’altra norma che vessa il cittadino comune, alla quale sono contraria”. “C’è anche chi, nella maggioranza, propone di togliere l’accertamento sintetico: io posso temere che togliendolo, sia difficile occuparsi dei casi eclatanti e intollerabili”, ha osservato Meloni, secondo la quale “ci vuole un attimo più di tempo per ragionare sulla norma migliore”. “Abbiamo avviato una riforma fiscale attesa da 50 anni e stiamo procedendo, sempre per il lavoro del viceministro Leo – che voglio ringraziare perché sta lavorando tanto e molto bene -, con i decreti attuativi di quella delega fiscale per disegnare un rapporto diverso tra il fisco e il contribuente”, ha affermato la premier Meloni.

Il fisco “deve riuscire a venire incontro al cittadino in difficoltà e saper dialogare, vedere ogni singolo caso perché ogni singola storia è diversa”, ha aggiunto Meloni. “Vengo accusata di essere amica degli evasori.E va bene, purtroppo i numeri non dicono questo.

I numeri dicono che il 2023 è stato l’anno record nel recupero dell’evasione fiscale in Italia, con 25 miliardi di euro che arrivano a 31 con i proventi recuperati dall’Agenzia delle Entrate per conto di altri enti. 4 miliardi e mezzo in più rispetto all’anno precedente”. ”Un fisco giusto è un fisco che ti chiede di pagare il giusto e di farlo in tempi ragionevoli.Se lo Stato è percepito come giusto, allora non è giusto raggirarlo, è ingiusto aggirarlo.

Se lo percepisci come giusto, farai la tua parte.Su questo ho scommesso”.  Palazzo Chigi, nella consueta nota che segue il Cdm, ha annunciato il blocco del provvedimento che avrebbe introdotto il redditometro. ”Il Consiglio dei ministri, udita un’informativa del viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, sul decreto ministeriale 7 maggio 2024, pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 20 maggio 2024, ha confermato la non applicazione, allo stato, del decreto ministeriale in questione”.  “Noi abbiamo, solo sul Superbonus e sui bonus edilizi, 17 miliardi di truffe, che sono l’intero valore prodotto da tutto il nostro settore del vino in un anno: se n’è andato con le truffe” denuncia Meloni. “Io sono una persona seria, non mi assumo la responsabilità di mandare avanti una cosa del genere”. A proposito del premierato la presidente del Consiglio dice: “Qui ci sono due modelli: io propongo l’elezione diretta del capo del governo e l’abolizione dei senatori a vita.

Il Pd propone ostruzionismo contro l’elezione diretta del capo del governo e raddoppio dei senatori a vita.Sono due modelli”. “Si tratta di ”una riforma necessaria in Italia” aggiunge.

E a chi le fa notare che anche la segretaria del Pd Elly Schlein sarà ospite del Festival di Trento, la premier replica: “Mi potrà rispondere e mi risponderà”. “Abbiamo fatto una riforma che, modificando 7 articoli della Costituzione, in questa Nazione fa una piccola grande rivoluzione che è rimettere il boccino delle decisioni in mano ai cittadini” sottolinea la premier Meloni spiegando che “un governo, scelto dal popolo, è un governo che al popolo risponde”. Il governo, spiega, ”è arrivato con un racconto delle piaghe d’Egitto, è chiaro che se vieni presentato come Attila l’Unno e, invece, sei Giorgia Meloni, è possibile che tranquillizzi per il fatto stesso di essere Meloni”.La premier spiega perché, nonostante i conti pubblici in affanno, le agenzie di rating non hanno declassato l’Italia: “Io penso che un elemento molto importante sia la stabilità e la solidità della maggioranza per varie ragioni, la prima delle quali è che nessuno vuole investire in una Nazione nella quale tutto cambia ogni anno”. “La seconda è che quando tu hai tempo, puoi anche costruire una strategia”. “Un altro elemento importante è stato la serietà con cui abbiamo affrontato le materie economiche, serietà che significa fare attenzione alla spesa pubblica e al bilancio senza rinunciare a fare delle manovre espansive”, ha aggiunto la presidente del Consiglio. “Ricordo che quando noi abbiamo abolito il reddito di cittadinanza per chi era in condizione di lavorare, si diceva che ci sarebbe stata una rivoluzione” fa notare la premier. “Quella rivoluzione non c’è stata per la verità.

Buona parte degli ex percettori che erano in condizione di lavorare ha banalmente trovato un posto di lavoro e credo che oggi siano più contenti di quando prendevano il reddito”.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Eurispes, conflitti internazionali preoccupano italiani, divisi su leva obbligatoria

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(Adnkronos) – La precarietà lavorativa (13,8%, sentita come problema soprattutto tra i giovani con il 36,9% delle indicazioni), i conflitti internazionali (12,8%), la possibilità che si ammalino le persone care (12,5%), l’aumento di luce, gas e affini (12,3% contro il 16,3% del 2023), il possibile coinvolgimento dell’Italia nei conflitti internazionali (10,2%), sono le maggiori preoccupazioni degli italiani.Divisi invece sulla possibilità di ripristinare il servizio militare obbligatorio.Lo rileva il Rapporto Italia 2024 dell’Eurispes, giunto alla 36/edizione.  Il 39,1% degli italiani pensa che non sia ancora il caso di parlare di Terza Guerra Mondiale, espressione coniata da Papa Francesco, ma che comunque ci sia un rischio concreto.

Il 26,2% è invece d’accordo, mentre il 13,6% non è d’accordo e non pensa che sia un pericolo reale.Infine, il 21,1% non ha un’opinione precisa.

Restando nello stesso ambito, il tema delle risorse destinate alla difesa risulta essere divisivo per gli italiani.Se il 36,2% ritiene infatti che in questo momento storico esse rappresentino un costo, il 30,5% le vede invece come un investimento.

Non ha un’opinione in merito, invece, un italiano su 3 (33,3%).  Ancora sui temi della sicurezza e della difesa, gli italiani sono divisi sulla possibilità di ripristinare il servizio militare di leva per i giovani: si dichiara infatti favorevole il 50,2%, contrario il 49,8%.Una percentuale più alta (54,4%) è invece favorevole ad addestrare volontari che, in caso di necessità, possano essere attivati per affiancare le Forze Armate, mentre la maggioranza degli italiani (61,9%) è contraria al reclutamento obbligatorio al servizio militare tramite normativa o disposizione straordinaria, in vista della possibilità di difendere il Paese.

Inoltre gli intervistati si dichiarano contrari (59,3% contro il 40,7%) anche all’incremento della spesa militare per garantire dotazione adeguata alla difesa del Paese.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Governo, Eurispes: meno sfiducia ma italiani ancora scettici

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(Adnkronos) – Gli italiani sono meno sfiduciati ma continuano ad essere scettici sulla capacità del Governo di risolvere i principali problemi del Paese. È quanto rileva il Rapporto Italia 2024 dell’Eurispes, giunto alla 36/edizione.Il 72,6% degli interpellati, infatti, crede “poco” o “per niente” che questo Governo sarà in grado di risanare i contri pubblici (erano il 77,2% nel 2023); ritiene che sia poco o per niente in grado di tutelare il Paese dal terrorismo internazionale (59,1% gli sfiduciati erano il 65,8% nel 2023), di contrastare la microcriminalità (61,8% contro il precedente il 65%) o la criminalità organizzata (62,1% rispetto al 66,4% dell’anno passato).

La maggioranza degli italiani (ovvero il 64,9%; -3,5% rispetto alla rilevazione precedente) non crede che questo Governo sarà in grado di rilanciare i consumi o di gestire la crisi immigrazione (68,3%; -2,6%).In linea con quanto emerso dalla precedente indagine, il 68,6% crede poco o per niente che questo Esecutivo saprà combattere la disoccupazione, o dare prospettive ai giovani (70,7%; -2,4%), né sostenere la natalità nelle famiglie italiane (63,4%).

Il 70,2% degli italiani non crede che il Governo sarà in grado di aumentare i diritti e una fetta ancora più ampia del campione (74,7%) non crede nella possibilità di costruire un rapporto collaborativo tra maggioranza e opposizione.  Il 70,2% degli italiani inoltre non pensa che l’Esecutivo riesca ad abbassare la pressione fiscale o a indirizzare il Paese verso una maggiore autonomia energetica (64,5%), né ad utilizzare adeguatamente i fondi europei a disposizione (63,4%, contro il 66,3% dello scorso anno).Per quanto riguarda il fronte internazionale, 6 italiani su 10 (60,7%) pensano che il Governo sia poco o per niente in grado di affermare il ruolo dell’Italia nella politica internazionale, mentre il 53,3% esprime sfiducia verso la possibilità di sostenere il Made in Italy nel mondo.

Infine, una quota maggioritaria esprime sfiducia anche nella possibilità che la maggioranza riesca a realizzare una buona riforma elettorale (69%).  Il consenso o la sfiducia nell’operato dell’Esecutivo hanno una forte connotazione politica.Al risanamento dei conti pubblici credono poco o per niente soprattutto gli elettori di sinistra (88,8%) e di centrosinistra (88,1%), insieme a chi non si sente rappresentato politicamente (87%) e agli elettori del Movimento 5 Stelle (84,7%).

Di contro, il 65,2% degli elettori di destra è molto o abbastanza convinto che l’attuale Governo possa risanare i conti pubblici, insieme al 55,5% degli elettori di centrodestra.L’81% degli elettori di sinistra esprime sfiducia verso la possibilità che il Governo possa tutelare il Paese dal terrorismo internazionale, mentre attestano la propria fiducia la maggioranza degli elettori di destra (71,4%) e di centrodestra (65,7%).

Ancora, il Governo non è in grado di contrastare la microcriminalità secondo l’81,3% degli elettori di sinistra e il 78,7% di chi non si sente politicamente rappresentato, mentre destra (75,1%) e centrodestra (64,4%) esprimono in quota maggioritaria fiducia nell’Esecutivo.  Per quanto riguarda il contrasto alla criminalità organizzata, esprimono sfiducia soprattutto gli elettori di sinistra (83,5%) e gli intervistati che non si identificano in nessun partito (77,2%), mentre per il 72,4% degli elettori di destra e il 68,3% di centrodestra, l’attuale Governo sarà abbastanza o molto in grado di combattere le mafie.Infine, il 90,4% degli elettori di sinistra e l’82,4% di chi non è rappresentato da nessun partito esprimono le quote più alte di sfiducia sulla possibilità di gestire la crisi immigrazione, al contrario, nuovamente, della fiducia espressa, invece, dalla maggioranza degli elettori di destra (65,9%) e di centrodestra (58,5%).

Sul fronte economia, l’Esecutivo non sarà in grado di rilanciare i consumi soprattutto secondo gli elettori, ancora una volta, di sinistra (87,9%) e centrosinistra (80%), in contrapposizione alla maggioranza degli elettori di destra (70,3%) e di centrodestra (65,7%) che credono invece nel raggiungimento dell’obiettivo.  Esprimono sfiducia nella possibilità di combattere la disoccupazione il 90,1% degli elettori di sinistra e l’83,8% di chi non si sente politicamente rappresentato, mentre destra (65,5%) e centrodestra (62,4%) sono più saldi nella fiducia espressa al Governo anche sul fronte occupazione.Credono in un abbassamento della pressione fiscale il 66,9% degli interpellati che si dichiarano di destra e il 56,6% di quelli che si definiscono di centrodestra, mentre la sfiducia prevale soprattutto tra gli intervistati di sinistra (90,8%).

Così come l’Esecutivo non sarà in grado di dare prospettive future ai giovani secondo chi si definisce di sinistra (87,5%) e chi si dichiara senza una chiara appartenenza politica (85,3%), contro i fiduciosi più numerosi nel blocco di destra (65,2%) e centrodestra (53,6%).  Sul futuro demografico italiano, invece, la maggioranza degli elettori di sinistra (82,2%) esprime sfiducia verso questo Governo; fiducia invece dal 63,8% degli schierati a destra e dal 61,4% di quelli di centrodestra.L’attuale Esecutivo sarà in grado di aumentare i diritti dei cittadini nell’opinione di chi si dichiara di destra (64,8%) e di centrodestra (56,5%), mentre gli interpellati di sinistra (86,8%), centrosinistra (83,8%) e non politicamente rappresentati (85,1%) esprimono le percentuali più alte di sfiducia in merito ai diritti.

Costruire un rapporto collaborativo tra maggioranza e opposizione non sarà possibile secondo l’88,2% degli intervistati di sinistra, l’86,5% dei non rappresentati politicamente e l’82,9% di centrosinistra.Esprime sfiducia su questo punto anche la maggioranza di chi è di centrodestra (55,6%), mentre chi si definisce di destra esprime fiducia anche su questo punto (52,5%).

Secondo la maggioranza degli elettori di destra (79,3%), centrodestra (71,2%) e di centro (51,1%) questo Governo sarà in grado di affermare il ruolo dell’Italia nella politica internazionale. La maggioranza degli elettori di destra (77,9%), centrodestra (78,1%), centro (62,8%) e del Movimento 5 Stelle (57,9%) esprimono fiducia nel sostegno del Made in Italy nel mondo da parte di questo Governo; la quota maggiore di sfiducia è espressa da coloro che si collocano politicamente a sinistra (79,6%).  Il Governo non riuscirà a portare a termine una buona riforma elettorale soprattutto secondo gli intervistati di sinistra (87,9%), centrosinistra (82,4%) e i non rappresentati politicamente (83,7%); mentre il 64,4% di destra e il 59,5% di centrodestra esprimono, al contrario, fiducia.  Gli interpellati di destra (75,5%) e di centrodestra (69,6%) manifestano fiducia nell’adeguato utilizzo dei fondi europei da parte del Governo; quelli di sinistra esprimono la percentuale più alta di sfiducia (87,8%).Il Governo saprà indirizzare il Paese verso una maggiore autonomia energetica poco o per niente secondo chi si definisce di sinistra (86,9%) e i non politicamente rappresentati (80,9%); abbastanza e molto, secondo la maggioranza di chi si dichiara di destra (71,4%) e di centrodestra (67,3%).  No infine al Ponte sullo stretto di Messina (60,4%) alla reintroduzione del Reddito di cittadinanza (61,2%) e al prolungamento del Superbonus per l’edilizia (58,5%).

Il 52,7% del campione degli intervistati è poi contrario all’ipotesi di fissare il limite di velocità di 30 Km/h all’interno dei centri urbani, mentre il 64,6% si dichiara favorevole all’introduzione dell’educazione finanziaria a scuola, un insegnamento finalizzato a proteggere e rendere consapevoli sul funzionamento dei mercati finanziari i risparmiatori, i consumatori e gli investitori. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Webinar ‘Parliamo di Hiv oggi Per guardare al domani’, lunedì nuova puntata

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(Adnkronos) – Un ciclo di webinar per indagare e raccontare i bisogni, le paure e le speranze delle persone con Hiv. È ‘Parliamo di Hiv oggi.Per guardare al domani’, l’iniziativa promossa da Adnkronos in collaborazione con ViiV Healthcare.

Giunta alla seconda stagione, la nuova puntata andrà in onda lunedì 27 maggio alle ore 11, sui canali web e social del gruppo Adnkronos. Condotto dalla giornalista Maddalena Guiotto, il webinar si concentrerà sul tema ‘Come aumentare oggi la qualità della vita della persona con Hiv?’.L’avvento di terapie efficaci contro l’Hiv ha da tempo cambiato il volto di questa patologia in Italia.

Oggi, le persone con Hiv sono più longeve, invecchiano, incontrano dunque i bisogni delle persone Hiv negative di pari età, con spesso alcune vulnerabilità in più non solo ‘nel corpo’, se così possiamo dire, ma spesso anche ‘nella mento’ o ‘nello spirito’.E da qui la domanda che dà il titolo all’incontro di oggi: Come aumentare la qualità della vita della persona con Hiv? A discuterne saranno: Miriam Lichtner, professore ordinario di Malattie infettive, dipartimento di Neuroscienze, Salute mentale e organi di senso (Nesmos), Università Sapienza di Roma; Silvia Nozza, medico infettivologo dell’Unità di Malattie Infettive dell’Irccs Ospedale San Raffaele e Maurizio Amato, amministratore delegato di ViiV Italia. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Pietro Genovese a processo per evasione da domiciliari: “Dormivo, non ho sentito nulla”

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(Adnkronos) – “Mi sono addormentato, non ho sentito nulla e sono stato poi svegliato dai miei genitori”.Così Pietro Genovese, accusato di evasione dai domiciliari davanti al giudice monocratico di Roma.

Condannato a 5 anni e 4 mesi per la morte di Gaia von Freymann e Camilla Romagnoli, le due 16enni investite e uccise dal giovane la sera del 22 dicembre del 2019 a corso Francia, è ora a processo per evasione: secondo l’accusa il 16 gennaio 2021, mentre si trovava agli arresti domiciliari, i carabinieri durante un controllo di rito avrebbero citofonato senza ottenere risposta. “Ricordo che quel giorno ho pranzato con mio fratello e la sua fidanzata.Ho firmato il primo controllo delle forze dell’ordine e sono andato in camera mia.

A quel tempo prendevo alcune medicine che mi davano sonnolenza.Su questo aspetto ero sempre molto attento perché so bene dell’importanza dei controlli delle forze dell’ordine ma mi sono addormentato, non ho sentito nulla e sono stato poi svegliato dai miei genitori”, ha affermato.

Nell’udienza di oggi è stato fatto vedere il video della telecamera interna del palazzo ed è stato ascoltato il portiere dello stabile. “Dalla visione del filmato non ho visto nessuna sagoma che riconduca a Pietro Genovese”, ha detto il testimone.L’udienza è stata rinviata al prossimo 7 giugno quando è attesa la sentenza. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Eurispes, nel 2041 ultra 80enni saranno più di 6 mln, ultra 90enni 1,4 mln

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(Adnkronos) – L’invecchiamento della popolazione nel nostro paese è il risultato di diversi fattori, tra cui l’aumento dell’aspettativa di vita, la diminuzione del tasso di fertilità e l’emigrazione dei giovani all’estero.Con un numero maggiore di anziani che vivono più a lungo e spesso in solitudine, si assiste a una crescente domanda di servizi a supporto per gli anziani.

E’ quanto emerge dal 36esimo rapporto Italia dell’Eurispes. Secondo l’Istat, la quota degli ultraottantenni in Italia è quasi raddoppiata tra il 2001 e il 2020: passando dal 3,4% al 6% nel 2020.Il numero stimato di ultracentenari raggiunge il suo più alto livello storico, sfiorando la soglia delle 22mila unità nel 2023.  Nel 2041 la popolazione ultraottantenne supererà i 6 milioni; quella degli ultranovantenni arriverà addirittura a 1,4 milioni.

Le rappresentazioni sociali degli anziani nella società italiana sono influenzate da una complessa interazione di fattori culturali, sociali e storici.In sintesi, gli anziani possono rappresentare un elemento cruciale nell’interconnessione dei temi della memoria collettiva, dell’immaginario e della cultura.

La loro presenza e le loro esperienze contribuiscono a preservare e trasmettere la memoria collettiva, a modellare l’immaginario sociale e ad arricchire la cultura di una società. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ambiente, Romizi (Isde): “Prossima Commissione Ue dovrà riprendere Green Deal”

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(Adnkronos) – “Come Associazione italiana medici per l’ambiente (Isde) crediamo che la prossima Commissione europea debba andare in controtendenza rispetto agli ultimi 6 mesi della presidenza von der Leyen e riprendere in mano gran parte del Green Deal, impostato in maniera intelligente per l’ambiente, e quindi per la salute dell’uomo.Stiamo lavorando perché molte delle direttive e dei regolamenti, affossati dopo le proteste degli agricoltori, vengano ripresi: in particolar modo quello sull’uso sostenibile dei pesticidi, che non è un danno per gli agricoltori perché usare in maniera sostenibile i pesticidi significa prima di tutto tutelare la salute di chi li utilizza, cioè gli agricoltori”.

Così Francesco Romizi, responsabile relazioni esterne dell’Associazione italiana medici per l’ambiente (Isde), intervendo all’evento promosso oggi da Isde Italia in occasione della 23.esima edizione delle Giornate italiane mediche dell’ambiente, presso l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia a Roma. Per Romizi è necessario anche “riprendere in mano la direttiva Ue Nature Restoration Law che mira a proteggere la biodiversità, oltre che puntare sulle politiche per l’elettrificazione dei mezzi di trasporto.Non possiamo lavorare per una giustizia climatica senza preoccuparsi delle ricadute che soprattutto sui più poveri queste politiche possono avere.

Quindi, sì alla transizione ecologica, ma accompagnata da ingenti investimenti economici.Perché la diseguaglianza sociale è strettamente legata alla diseguaglianza ambientale, quindi se non si fanno politiche favore dell’ambiente – conclude – si colpiscono prima di tutto i più poveri”.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Roland Garros, Sinner in campo lunedì contro Eubanks

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(Adnkronos) – Jannik Sinner debutta lunedì 27 maggio al Roland Garros 2024.E’ tutto pronto al Bois de Boulogne di Parigi, dove domenica prossima inizierà il secondo Slam del 2024.

Secondo il programma del torneo le giornate del 26 e 27 maggio saranno dedicate alle sfide della parte alta del draw femminile e della parte bassa di quello maschile.Sempre lunedì e poi martedì spazio ai match della parte bassa femminile e della parte alta maschile. In accordo con questa suddivisione e visto l’elenco dei match programmati nel day 1 (con i qualificati ancora da piazzare) il numero uno azzurro Jannik Sinner debutterà lunedì contro lo statunitense Eubanks.

La numero uno azzurra Jasmine Paolini, invece, giocherà o lunedì o martedì.Questi gli italiani in campo domenica, qualificati esclusi: Luca Nardi c.

Alexandre Muller; Lorenzo Sonego c.Ugo Humbert. Nel main draw maschile Fognini, Musetti, Darderi e Cobolli sono inseriti nella parte alta: Nardi, Arnaldi, Sonego e Sinner nella parte bassa.

Queste le italiane in campo il 26 maggio, qualificate escluse: Lucia Bronzetti c.Naomi Osaka; Martina Trevisan c.

qualificata.Nel main draw femminile Bronzetti, Trevisan e Cocciaretto sono inserite nella parte alta: Paolini è invece nella parte bassa. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Meloni intervistata da Foa lunedì su Radio1

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(Adnkronos) – Giorgia Meloni ospite a ‘Giù la maschera.Persone, fatti, notizie alla ricerca della verità’, il programma condotto da Marcello Foa su Radio1, lunedì 27 maggio alle ore 9:00.

Nell’ampia intervista di Foa al Presidente del Consiglio si farà il punto della situazione sull’operato del Governo, a un anno e mezzo dall’inizio del suo mandato, in vista anche delle prossime elezioni europee.   —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mak P 100 alla Scuola Militare Nunziatella: celebrazione del 234° Corso

La Scuola Militare “Nunziatella” ha celebrato il Mak P 100 per gli allievi del 234° Corso, segnando l’avvicinarsi della fine del loro percorso formativo con una cerimonia solenne.

Alla Scuola Militare “Nunziatella” è stato celebrato il Mak P 100 per gli allievi del 234° Corso!

Nunziatella 2024, Generale di Corpo d’Armata Carlo LamannaLa Scuola Militare “Nunziatella” ha recentemente celebrato il Mak P 100 per gli allievi del 234° Corso, segnando i 100 giorni dalla fine del loro percorso formativo.La cerimonia, tenutasi presso il prestigioso “Rosso Maniero”, è stata presieduta dal Generale di Corpo d’Armata Carlo Lamanna, Comandante per la formazione, specializzazione e dottrina dell’Esercito.

Alla manifestazione hanno partecipato autorità militari e civili della Regione Campania e della città metropolitana di Napoli.Durante il suo discorso, il Generale Lamanna ha sottolineato l’importanza dei valori e dell’impegno che gli allievi porteranno con sé, indipendentemente dal percorso futuro che sceglieranno.

Consegna della drappella al 235° CorsoUn momento significativo della cerimonia è stato il passaggio della drappella al 235° Corso, consegnata dalla madrina dell’evento, la Signora Daniela Licciardello, moglie del Colonnello Giuseppe Stellato, l’82° Comandante della Scuola.

La drappella, ricamata con il numero e il simbolo del corso, ornerà la tromba della “Guardia d’onore” e della batteria tamburi per il prossimo anno accademico, fino al successivo Mak P 100.Durante la cerimonia, sono state anche assegnate borse di studio a allievi ed ex allievi che si sono distinti per il loro rendimento scolastico e militare nell’anno precedente.

Successivamente, nel corridoio stecca della Scuola, il Tenente Colonnello Paglia e il Generale Lamanna hanno inaugurato la mostra fotografica “Somalia 1993 – Check Point Pasta”, che sarà visitabile fino al 9 giugno.La giornata si è conclusa con il “Ballo delle Debuttanti” presso il Palazzo Reale in Piazza Plebiscito, una serata di gala che ha segnato l’ingresso in società di ragazze di età compresa tra i 16 e i 19 anni.

All’evento hanno partecipato 34 coppie, formate da allievi, allieve e debuttanti provenienti dal mondo civile, creando una cornice elegante e festosa per la conclusione della cerimonia.

Ambiente, Bianchi (Isde): “Ue cambi passo su rifiuti, in Italia 35mila siti da bonificare”

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(Adnkronos) – “La nuova Ue dovrà cambiare passo: bonifiche e rifiuti sono uno dei grandi temi prioritari per ambiente e salute per l’Oms, le agenzie Ue e nazionali e quindi anche per Isde.Circa 35mila i siti da bonificare in Italia, da Marghera a Livorno, da Gela a Priolo, da Taranto a Manfredonia, per fare qualche esempio, oltre 340mila in Europa.

Ma le stime sono da aggiornare, per la maggior parte ancora da caratterizzare o con bonifiche da progettare, solo in piccola parte bonificati; in Italia coprono oltre 300mila ettari (2 volte la provincia di Milano).Milioni di persone sono quindi esposte a rischi chimico-fisici vari che hanno prodotto danni, alcuni noti e altri da studiare”.

A lanciare l’allarme è Fabrizio Bianchi, epidemiologo ambientale del Comitato scientifico nazionale dell’Associazione italiana medici per l’ambiente (Isde), nel suo intervento durante l’evento promosso oggi da Isde Italia, in occasione della 23.esima edizione delle Giornate italiane mediche dell’ambiente, presso l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia a Roma. I rifiuti rappresentano “un problema anziché una risorsa a causa del non rispetto delle 5R, ovvero riduzione, riutilizzo, riciclo, recupero, raccolta differenziata – sottolinea Bianchi, già dirigente di ricerca Istituto di Fisiologia clinica del Cnr, docente incaricato Sant’Anna Pisa e UniPisa – e della piramide Ue sul trattamento (discariche vietate ma ancora molto utilizzate, incenerimento spinto)”.  Su bonifiche e rifiuti “prosperano attività criminali e malavitose di pericolosità crescente, che non è di sola pertinenza giudiziaria – fa notare l’esperto – Nuovi impianti di trattamento vengono proposti e costruiti nonostante non siano in grado di chiudere il ciclo dell’economia circolare, ma sostenendo il contrario solo perché non si considerano i costi degli impatti su ambiente e salute, o si trattano come esternalità negative e nonostante in molte aree di localizzazione di impianti industriali lo stato ambientale e socio-sanitario sia già critico”.  “Il sistema normativo europeo è evoluto – ricorda Bianchi – Lo scorso 20 maggio è entrata in vigore la direttiva Ue sul traffico di rifiuti, sebbene migliorabile, ma è sul controllo del suo rispetto da parte degli Stati membri e sulle politiche attive che occorre maggiore sforzo.Leggi, regolamenti, raccomandazioni trovano insufficiente adesione e applicazione per motivi di interessi che, quando nascosti, vanno fatti emergere, e di distorsioni di governo, piegate da valutazioni rischio-beneficio effettuate non appropriatamente e su tempi sbagliati, oltre che da debole cultura della pianificazione: le bonifiche costano troppo, la crisi dei rifiuti la devo risolvere adesso”.  Gli “stretti legami tra bonifiche e rifiuti” con “la crisi climatica sono sottovalutati – prosegue l’esperto – e c’è bisogno di farli emergere.

Gli impatti ambientali e sanitari vanno valutati considerando scenari diversi, anche alternativi a quelli pre-decisi: c’è un attacco alle valutazioni di impatto (Via/Vis, Vas) che richiede la massima attenzione”.  E sui costi delle bonifiche, Bianchi non ha dubbi: “Bonificare costa molto, però questa storia dei costi bisognerebbe affrontarla in un altro modo.Occorre investire come contro il dissesto idrologico, pensando di ottenere risultati sul lungo periodo, anche in termini economici”.

Infine l’appello ai candidati alle prossime elezioni europee: “Chiediamo loro un cambio di passo sulle bonifiche, vanno fatte e quindi vanno trovati i finanziamenti europei”.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Crescono laureati Stem, ma solo per 14 donne su mille indirizzi scientifici e tecnologici

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(Adnkronos) – Se tra i laureati italiani crescono le donne (76,8 ogni mille contro 40,9 uomini ogni mille nel 2021), nelle discipline stem le differenze di genere continuano a restare evidenti con un quadro che posiziona l’Italia ancora indietro rispetto alla media europea.I dati sono contenuti nell’ultimo ‘Rapporto Bes 2023’ di Istat, e saranno presentati insieme ai dati sulle discipline Stem sul palco dello Stem Women Congress, al Base di Milano il 28 maggio, costituiscono terreno fertile su cui innestare il dibattito attorno agli stereotipi di genere che ancora esistono nel mondo scientifico. Mentre il rapporto presenta un quadro in generale positivo, con un miglioramento significativo della percentuale di giovani che scelgono percorsi di studi nelle materie scientifiche – 17,8 giovani ogni mille tra i 20 e i 29 anni, rispetto ai 16,5 nel 2020 e i 16,1 nel 2019 – persistono le differenze di genere nelle scelte educative.

Nell’insieme dell’Unione europea (UE27), nel 2021 circa 4 milioni e 300 mila persone hanno conseguito un diploma di laurea, di cui 459 mila in Italia, con una crescita di 65 mila persone rispetto al 2020).  Tuttavia, mentre 86 giovani ogni mille nella fascia d’età 20-29 anni nell’UE27 ottengono un titolo terziario, in Italia questo valore si attesta a 76,4 ogni mille.Se entriamo nel particolare delle discipline Stem, 18,3 giovani ogni mille in Italia conseguono una laurea, contro i 58,1 ogni mille che ottengono un titolo in discipline non Stem, con marcate differenze di genere.

Infatti, ogni 1000 ragazze, di età compresa tra i 20 e i 29 anni, nel nostro Paese, solo 14,3 portano a termine gli studi nei percorsi scientifici e tecnologici, contro 21 ragazzi. Dati che mettono in luce la necessità e l’urgenza di iniziative volte a incentivare l’incremento delle “quote rosa” nelle discipline scientifiche, promuovendo un’equità di genere che possa contribuire a eliminare qualsiasi barriera possa impedire la piena realizzazione formativa e professionale in queste aree. “La fotografia presentata da Istat impone un momento di riflessione: è giunto il momento di avviare proposte concrete per superare gli stereotipi di genere nelle discipline scientifiche e costruire un futuro in cui uomini e donne abbiano pari opportunità di contribuire allo sviluppo tecnologico e scientifico del nostro Paese.In questa direzione lo Stem women congress rappresenta un’opportunità cruciale, un megafono per raggiungere quante più persone possibile”, commenta Laura Basili, presidente dello Stem women congress e co-founder di Women at Business insieme a Ilaria Cecchini. Ed è proprio con questi obiettivi che il 28 maggio si alterneranno interventi delle istituzioni, delle aziende e delle voci ispiratrici di donne che hanno perseguito i propri sogni, ma anche progetti e opportunità concrete portate ai tavoli di lavoro dalle community di donne oltre che confronti di carriera tra alcune delle aziende presenti e le ragazze durante gli “speed date”.

L’intero programma e il form di registrazione è disponibile qui: https://www.womenatbusiness.com/stem.php —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Reali (Isde): “Nuova Ue tuteli bambini, più vulnerabili a inquinamento”

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(Adnkronos) – Cambiamento climatico, inquinamento ambientale, inquinamento da plastica.Tutti e tre questi fenomeni possono essere risolti riducendo “fino a sospendere l’uso dei combustibili fossili, perché questi sono la causa di tutti” questi problemi. “Quello che chiediamo ai politici, rendendoci conto che è una richiesta impegnativa, è di orientare tutte le politiche, mettendo al centro la salute dei più vulnerabili, che sono soprattutto i bambini e le donne in gravidanza.

I bambini in particolare perché sono esposti fin dal concepimento, durante tutto il decorso della gravidanza e poi per tutta la loro vita.A causa del particolato e della crisi climatica aumenta il rischio di nascite pretermine, di bambini di basso peso con maggior rischio di problemi polmonari e cerebrali”.

Lo ha detto Laura Reali, pediatra di famiglia di Roma, dell’Associazione italiana medici per l’ambiente (Isde) e presidente della Società europea dei pediatri e delle cure primarie, partecipando all’evento promosso oggi da Isde Italia, in occasione della 23.esima edizione delle Giornate italiane mediche dell’ambiente, presso l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia a Roma. “Porre le politiche per risolvere” questa situazione “sarebbe una soluzione che creerebbe molti meno problemi a donne e bambini che poi avranno tutta una vita condizionata da questo tipo di esposizione – spiega Reali – Mettere al centro la loro salute significa favorire una mobilità verde, migliorare l’efficientamento di tutti gli edifici, scuole e ospedali, perché sia fatto con attenzione, con energie rinnovabili e non con combustibili fossili.Ridurre il traffico veicolare e favorire il traffico con biciclette e a piedi e avere trasporti pubblici con elettricità”.

Servono “anche politiche, questo è un punto importante – sottolinea l’esperta – che favoriscano una dieta e una mobilità nel verde per tutti, perché questi sono co-benefici di poco prezzo, ma di grande efficacia.Avere aree verdi urbane che siano a bassa temperatura, dove bambini e famiglie possano andare, li rende più sani, più felici e, se poi a casa mangiano più vegetali e meno proteine, questo fa bene a loro e fa bene al pianeta”.

Questo vale in particolare per “i più disagiati, più poveri, migranti o economicamente svantaggiati, perché sono quelli che hanno anche meno possibilità di sapersi difendere dagli effetti del clima”. Le ondate di calore, oltre ad essere la causa di milioni di morti, illustra Reali, favoriscono i “casi di malattie trasmesse da vettori come le zanzare della serie Aedes” che si sono spostate in Italia ‘trasportando’ “malattie come la Chikungunya, la Dengue, la malattia di Lyme, di cui sono in aumento i casi e di cui abbiamo un sistema di sorveglianza ormai stabile.Sempre per il caldo”, si ha “il prolungamento delle stagioni di pollini in fioritura, quindi la possibilità di respirarli più a lungo e, per gli allergici, di avere asma e allergie per più tempo.

Il caldo, poi – elenca l’esperta Isde – esaspera non solo la fioritura, ma anche la diffusione dei pollini nell’aria, perché aumentano i venti e le polveri, e il particolato si somma a tutto questo favorendo la distribuzione”. A livello mondiale, negli ultimi 10 anni l’asma è aumentata del 400% in età pediatrica. “In Italia i dati in età pediatrica sono molto più difficili da raccogliere – osserva la pediatra – perché vengono raccolti in ‘cassette’ separate: adolescenti, neonati, bambini, quindi fare la somma non è semplice, ma gli accessi in ospedale per questo problema sono assolutamente aumentati in maniera esponenziale e le punture attuali, inoltre, sono diventate veramente disastrose per i bambini”.E ancora, “le acque, a causa dell’aumento delle temperature – aggiunge – sono più ricche sia di alghe, che in parte possono essere tossiche, irritanti, urticanti e che favoriscono sneeze”, cioè starnuti “e asma, sia di batteri di origine fognaria, che con temperature più elevate crescono più velocemente e aumentano le infezioni sia cutanee, sia oculari, sia auricolari”. A questo si aggiungono “problemi per l’accesso al cibo” a causa “della povertà che, in Italia, è in crescita.

Le famiglie più povere e meno agiate – prosegue Reali – hanno meno accesso al cibo sicuro perché il cambiamento climatico aumenta i periodi di siccità e si orientano sul cibo che costa meno, che però purtroppo è anche il cibo meno sano.Parlo di cibi o conservati o ultra processati o comunque industriali.

Questo favorisce una cattiva alimentazione dei bambini e non fa bene alla loro crescita.Infine, il troppo caldo – conclude – favorisce l’opportunità di stare in casa, quindi uno stile di vita sedentario, ma lo stile di vita sedentario non fa bene al futuro dei bambini perché aumenta il rischio di malattie degenerative come obesità, diabete”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)