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Castellammare di Stabia
Cultura

Giusto per ricordare due perle stabiesi: il Cantiere Navale e le Terme

Ritrovato, a marzo di quest’anno, 9 marzo 2019, il relitto di un “figlio” dell’antico e glorioso Cantiere navale stabiese: l’incrociatore leggero Giovanni Delle Bande Nere così battezzato in onore del capitano di ventura del XVI secolo.

Giusto per ricordare due perle stabiesi: il Cantiere Navale e le Terme

L’incrociatore leggero Giovanni Delle Bande Nere fu impostato nei cantieri navali di Castellammare di Stabia nel 1928, fu varato il 27 aprile 1930 e completato nel 1931.L’apparato di propulsione era composto da 6 caldaie Ansaldo, che alimentavano 2 turbine, per una potenza totale di 95000 cavalli vapore. L’armamento era composto da 8 cannoni da 152/53, 6 cannoni da 100/47 per la difesa anti aerea e anti silurante e 2 mitragliere da 40/39.

L’equipaggio era composto da 507 uomini. Il 21 marzo 1942 prese parte alla seconda battaglia della Sirte riuscendo a colpire l’incrociatore britannico Cleopatra pur senza causare gravi danni. Le condizioni meteorologiche proibitive incontrate durante la battaglia, costrinsero la nave a rientrare a Messina per tamponare alcuni danni subiti dal mare. Il 1 aprile 1942 il Giovanni Delle Bande Nere salpò dalla base di Messina diretto al La Spezia, scortato dal cacciatorpediniere Aviere e dalla torpediniera Libra.

Alle 9 del mattino venne intercettato dal sommergibile britannico Urge che lo silurò. La nave si spezzò affondando rapidamente e portando con se circa 400 uomini dell’equipaggio.

Ma l’incrociatore leggero Giovanni Delle Bande Nere non è l’unica nave storica, e nemmeno la più gloriosa, costruita nel nostro cantiere che, è bene non dimenticare, è un’antichissima fabbrica di navi che venne fondata nel 1783 da Giovanni Edoardo Acton, primo ministro del re Ferdinando IV il che ci porta al tempo dei Borboni di Napoli, poi sovrani del Regno delle Due Sicilie. Poi ci fu la razzia nordica portata avanti dal Generale per conto dei sabaudi ma, per l’elevata capacità delle sue maestranze, fu quasi l’unica attività a sopravvivere, diventò Regio Arsenale, e continuò a produrre navi di elevato prestigio e contenuti tecnici.

Senza dubbio la nave maggiormente rappresentativa di questo cantiere è stato l’Amerigo Vespucci, varato nel 1931, l’unica nave al cui incrocio qualsiasi altra nave, in qualsiasi mare od oceano, cede il passo ed omaggia con suoni di sirena.

Ma lunga è la storia del cantiere e l’elenco delle “gemme” qui prodotte e che ancora oggi, sebbene tra ansie continue, continua a produrre: l’ultima il Trieste (L9890)  varato lo scorso 25 maggio. 

Ma il Cantiere Navale non è l’unica perla stabiese.

Sarà bene ricordarsi che è (o meglio, era) conosciuta, e riconosciuta, anche come “Regina delle acque”, e in effetti tale è o potrebbe tornare ad essere visto che la natura, con essa, è stata più che generosa. A quanto sembra e ad ora, però, il risultato è stato come dare perle ai porci o, quantomeno, darle a degli inetti, se non anche a dei ladroni, che hanno fatto di una miniera d’oro un debito e basta facendo morire una gemma nota ed apprezzata sin dai tempi dei romani.

Una gemma con una innumerevole quantità di acque minerali (più di 17, lisce, fredde, calde, acidule, ferrate ecc ecc) che si sarebbero potute porre a frutto come e più di quanto altre Città hanno saputo fare sfruttando una sola semplice e striminzita fonte di un’unica acqua riuscendo a farne ricchezza e medaglia anche per la città.

Ma questa, purtoppo, è ancora Castellammare.

Una Regina (non a caso definita Regina delle Acque e Perla del Golfo di Napoli) ridotta a vasciaiola nell’indifferenza se non di tutti, di sicuro di tanti. Incontestabilmente di chi doveva e poteva averne cura e in questo, chiedo scusa, pongo anche quella parte miope del personale con in testa alcuni amministratori – politici e non – che in esse hanno sempre visto NON un bene della Città ed una benedizione della natura ma, sic et simplicite, una mucca da mungere a più non posso e, preferibilmente, senza nemmeno andare a farlo sul posto ma standosene a casa o altrove.

Finirà? Nonostante tante delusioni sparse lungo più di un lustro ci spero ancora. Ma forse è solo perché sono testardo, sognatore e incapace di arrendermi o piegarmi di fronte a chicchessia, foss’anche l’evidenza di lottare contro i mulini a vento, perché sono e resto fermamente convinto che non esista mulino al mondo che non si possa radere al suolo se macina contro i cittadini. Basterà volerlo veramente.

Ma lo si vorrà? Me lo chiedo, come già detto, da più di un lustro, ed aspetto ancora la risposta.

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Stanislao Barretta

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