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Attualità Editoriali

Salvini a Di Maio come l’imbonitore al ragazzo: “fatti in là e lasciami lavorare”

Si suol dire: “chi di spada ferisce, di spada perisce” e a Salvini, che di spade ne usa in abbondanza, la cosa è ben nota per cui, lui che è aduso a mettere mani, piedi e bocca in qualsiasi ministero tanto che, sin da subito, l’ho identificato come “ministro prezzemolino”, si adombra e richiama all’ordine l’indisciplinato Di Maio che, a sua copia, osa mettere bocca nel “SUO” ministero criticandone disposizioni ed azioni sulla sicurezza.

“Sono sorpreso e stupito, stia al suo posto, […] su questa materia comando solo io” sbotta Salvini e a me basta questo per riportarmi alla memoria (merce molto rara in Italia) suoni di gioventù che eccheggiavano alle fiere paesane con gli imbonitori a riprendere qualche ragazzino invadente dicendogli: “fatti in là, sta zitto e lasciami lavorare” e poi a gridare: «“Venghino siore e siori, venghino”, e giù ciascuno a decantare le proprie “meraviglie”» e ricordi scolastici con un aforisma di Fedro: “Quando i potenti litigano, ai poveri toccano i guai”.

Di Maio e Salvini, il Gatto e la Volpe

Ecco, questo è il quadro che va delineandosi in questi giorni e sempre più concretezza prende la non mai abbastanza lodata ed apprezzata opera di Battiato: Povera Italia

e quindi, in parallelo, diventa sempre più impellente e necessario andare con il pensiero a quello che ho assunto come mio mantra: “io speriamo che me la cavo”

E questo anche perché, spostato in là il ragazzo e messolo a tacere, tutto riprende con il solito consolidato copione del Gatto (Di Maio) e la Volpe (Salvini) che subito passano, tornano, a dar mostra di azzuffarsi (senza mai prendersi per davvero come nella più classica delle sceneggiate: “lasciatemi, lasciatemi …. se ti prendo …. lasciatemi” – confidando, ovviamente, sul fatto che nessuno li lascia, come da copione anche questo) su tanti altri campi tra i quali primeggia sempre il TAV con l’aggiunta, ora, della “Via della Seta” con il coinvolgimento di Pinocchio (Conte) al quale, come da “copione” (contratto) viene sempre più spesso detto: “va avanti tu che a noi vien da ridere”!

E Conte va.

Va e ci mette faccia e spalle come ha dovuto fare in Francia all’incontro con Macron dove, al termine, questo gli ha battuto la mano sulla spalla come si fà per dire, senza più parlare, va, va, va …..

Le parole c’erano state prima, nelle ore precedenti, quando il presidente francese e il presidente del Consiglio si erano parlati e si era udito Macron concludere con un chiaro:

“Non ho tempo da perdere sulla Tav, è un problema italiano”.

Parole che, come hanno fatto sapere fonti di governo, non sono affatto piaciute ai TRE ed hanno fatto vergognare una volta in più gli italiani (come me, ovviamente) dato che, praticamente, è stato un ennesimo ed ulteriore “prendi, incarta e porta a casa” che ci prendiamo dalla Francia, e non solo, con anche nessuna replica (e come farla?) da parte del capo del governo italiano ed anzi Conte scrive a Macron su Whatsapp per darsi ancora appuntamento “alla prima occasione utile”.

Occasione utile che poi c’è stata e questa volta, sul tavolo, sono stati affrontati diversi dossier: dalla necessità di uscire dalla ‘dottrina Mitterand’ sui latitanti residenti in Francia al dossier sulla Libia (necessaria – questa la posizione – una conferenza di pace per trovare una ‘road map’ che porti al voto) e sul salario minimo ma, alla fine, resta la sensazione che, per Roma, sia solo un prendere tempo visto che, alla fin fine, Italia e Francia mantengono le distanze. Con Macron che anche oggi ha negato l’esistenza di un negoziato, rimarcando come ci siano degli impegni da ottemperare e degli accordi tra governi e con la Ue.

Conte, ha detto Macron durante la sua conferenza stampa al termine del Consiglio europeo nel pomeriggio di ieri a Bruxelles,

“mi ha messo al corrente degli interrogativi italiani e del rapporto che è stato elaborato su costi e benefici della Tav Torino-Lione. Io gli ho ricordato che noi abbiamo prima di tutto un accordo intergovernativo, che ci sono dei testi internazionali e degli impegni che legano noi e l’Ue. E dunque non possiamo non tenerne conto, […] ho detto al presidente Conte che la nostra ministra dei Trasporti è stata del tutto disponibile ad avere scambi con il suo omologo per conoscere il rapporto italiano, e gli interrogativi che sono stati posti”

ed ha concluso annotando che “ci sarà uno scambio tra i ministri” (ndr: la francese Elisabeth Borne ed il nostro Danilo Toninelli).

Cambiando fronte e tanto per arricchire il cannovaccio della settimana, tocca annotare,

1) a margine della scampata strage di Milano, Di Maio è intervenuto nel chiacchiericcio in merito alla concessione della cittadinanza al ragazzo che ha dato per primo l’allarme, e alla domanda che in tanti si sono posti sul fatto che, essendo il ragazzo nato in Italia, non sia già in possesso della stessa.

Ed il suo intervento è stato eccelso, come sempre: “Lo ius soli non c’è nel contratto di Governo” ha detto aggiungendo poi anche una delle sue (false) perle: “il tema della cittadinanza va affrontato a livello europeo”

2) E’ passata l’immunità a Salvini per il caso Diciotti come era scontato che fosse ma, scontato non era il fatto che si è evidenziato: senza l’appoggio di Forza Italia e delle altre schegge di destra, Lega e M5S NON avrebbero raggiunto il quorunm, e questo è un primo spiraglio di luce per gli italiani soprattutto se, questa stessa luce, illuminerà anche sul lato sinistro dove permane il “facite ammuina” ed ognuno per conto suo.

3) Per la legge del contrappasso di questo governo, a seguito della vicenda similare a quella della Diciotti – mi riferisco alla Nave Jonio -, anche qui, come da copione, si ha che la nave è stata sequestrata e che Casarini risulta indagato anche per concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Lui si dice tranquillo ed afferma: “Vediamo se è più criminale chi salva vite o chi le respinge. […] Non ho violato nessuna legge”

4) Dulcis in fundo, grazie alla manovra economica di questo illuminato governo, dal primo aprile scatta il nuovo meccanismo di rivalutazione delle pensioni all’inflazione che taglia gli aumenti per i trattamenti di importo superiore ai 1.522 euro lordi al mese il che comporterà riduzioni per quasi sei milioni di pensioni e per questo Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil lanciano la mobilitazione: scenderanno in piazza sabato primo giugno con una manifestazione nazionale in piazza del Popolo a Roma.

E qui mi fermo, e non per mancanza di nefandezze portate avanti in questa Italia sempre più alla deriva in tutto e per tutto: economia, giustizia, umanità, cultura …. intelligenza.

Anzi no, visto che oggi è il 23 Marzo, che la memoria scarseggia e la storia rischia di ripresentarsi, richiamo un precedente mio editoriale a tema:

Politici in divisa - Mussolini e Salvini

EDITORIALI / Salvini a Di Maio come l’imbonitore al ragazzo: “fatti in là e lasciami lavorare”

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