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Decreto sicurezza, scontro Orlando sindaco di Palermo e Salvini Ministro degli Interni

Nel Decreto sicurezza non si identificherebbe il permesso di soggiorno come un documento di riconoscimento che darebbe diritto d’iscrizione all’anagrafe e pertanto ai servizi correlati.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando sfida, politicamente e mediaticamente, Matteo Salvini e per quest’ultimo il Governo e il Parlamento nazionali, disapplicando e disconoscendo una legge approvata da Camera e Senato e firmata dal Presidente della Repubblica, dando ordine ai propri uffici comunali di non applicare alcune norme del decreto sicurezza che secondo il primo cittadino sono discriminatorie,

L’articolo in causa del decreto sicurezza è l’articolo 13, il quale identifica il permesso di soggiorno come un documento di riconoscimento ma non dà diritto all’iscrizione all’anagrafe come in passato. Di fatto, aggiunge il sindaco Leoluca Orlando, impedirebbe di concedere la residenza ai richiedenti asilo in possesso di un regolare permesso di soggiorno, cosa che di fatto escluderebbe i migranti da tutta una serie di prestazioni sociali, quali ai minori di frequentare scuole pubbliche o agli adulti di iscriversi al servizio sanitario nazionale.

Non si è fatta attendere la replica via Fb del ministro Matteo Salvini che ha scritto: [Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare “disobbedienza” sugli immigrati].

Anche altri sindaci di area centrosinistra o comunque avversi politicamente all’attuale Governo nazionale 5stelle-lega sono scesi in campo con Orlando. Luigi de Magistris a Napoli, Dario Nardella a Firenze e Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria, anche se nessuno di loro ha dato ordine ai propri uffici municipali di violare una legge dello Stato quale il decreto sicurezza.

In una successiva diretta, il Ministro Salvini ha ulteriormente controbattutto con un video a Leoluca Orlando e agli altri sindaci, dicendo “Ricordo a questi sindaci di sinistra che il Decreto Sicurezza, una legge di buon senso e civiltà, è stato approvato da Governo e Parlamento, e firmato dal Presidente della Repubblica. Prima dobbiamo pensare ai milioni di Italiani poveri e disoccupati, difendendoli dai troppi reati commessi da immigrati clandestini, poi salveremo anche il resto del mondo. Orlando vuole disobbedire? Non manderò l’esercito, ma ne risponderà legalmente”.

L’opinione.

Quando di mezzo ci sono poveri, bisognosi, avviliti e disperati, l’opinione diventa ardua ed è quasi impossibile prendere una posizione (non s’invidia di certo chi lo debba fare). E noi italiani eravamo famosi per tale caratteristica anche tra i gerarchi del Terzo Reich tanto che alla caduta di quest’ultimo molti suoi comandanti si misero dei bambini a seguito per attraversare immuni la Penisola fuggendo così in Medio oriente consapevoli che in maggioranza, noi italiani (e siciliani) quando vediamo persone in difficoltà soprattutto bimbi, diventiamo le persone più malleabili e disponibili sulla Terra. Ma una domanda si deve porre. Non però al Sindaco Orlando o ai suoi colleghi sopracitati poiché da queste pagine le legittime concezioni personali si rispettano sempre, salvo non siano sinonimo di corruzione, prevaricazione, violenza e criminalità. Bensì si vorrebbe chiedere a tutti i decennali e trasversali paladini sociali, moralisti, educatori, dispensatori di etica, solidarietà, legalità e civiltà, di centrodestra e centrosinistra: dov’erano nei noti anni passati quando i cittadini, quelli con i beni e le attività alla luce del sole, sono stati massacrati da stratasse, vessazioni giuridiche e balzelli vari e ancora tutt’oggi, per mantenere con leggi estorsive e quindi criminali (approvate da quei Parlamenti) decennali orde, palazzi, carrozzoni e privilegi, di politici, istituzionali, burocrati, baroni, parrucconi, ordini vari, media allineati, sindacati, ecc. e rispettive pletore di codazzi, squillo, mercenari, profittatori, raccomandati, nepotisti, mercanti di concittadini, corrotti, delinquenti, ecc.? Dov’erano quando decine, anzi centinaia di persone, disoccupati, piccoli e medi imprenditori, artigiani, commercianti, si sono addirittura suicidati per essere finiti nel tritacarne del sistema fallimentare, in mezzo ad una strada, senza più speranza e prospettive. Dov’erano quando conseguentemente i nostri ragazzi e tanti adulti hanno iniziato ad emigrare a migliaia in cerca di dignità lavorativa ed esistenziale ? Oggi molti italiani, quelli sopravvissuti alla macelleria politico-giuridica-pubblicana degli anni passati (e ancora forzosamente in corso) hanno legittimamente reagito con il voto, l’unica speranza, l’unico modo ancora per difendersi dall’assoggettamento (in Sicilia si dice mafiosità) politico-istituzionale-giuridico poiché altro modo non c’è. E più certo ipocrita sistema politico-istituzionale-giuridico cercherà di risovvertire arrivando subdolamente anche di innescare una guerra tra poveri, italiani e immigrati, per garantirsi il benessere e il potere alla stregua dei gerarchi nazisti o sovietici del passato e più la reazione degli elettori potrebbe essere orientata al contrario, come d’altronde indicano in linea di massima i sondaggi. La guerra tra poveri italiani e immigrati, dopo quella reciproca tra italiani, è stata ed è la peggiore ignominia politico-istituzionale-giuridica che abbia potuto partorire negli anni certa subdola Repubblica italiana per dividere e quindi pascolare e controllare meglio tutti i cittadini, sia italiani che immigrati, come fossimo buoi-umani per latte, carni e pelli.

Adduso Sebastiano

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