La bellezza e la crudeltà del calcio stanno tutte qui. Novanta minuti possono lasciare dentro contemporaneamente orgoglio e amarezza, soddisfazione e rimpianto. La Juve Stabia contro il Monza è riuscita a conquistare un pareggio che, soltanto qualche mese fa, sarebbe stato accolto quasi come un’impresa. Eppure il pubblico del Romeo Menti è tornato a casa con quel magone difficile da spiegare a chi non vive il calcio con il cuore in mano. Perché il problema non è stato il risultato finale, ma il modo in cui si è arrivati a quel 2-2 che lascia aperta la qualificazione ma consegna ai brianzoli un vantaggio pesantissimo in vista del ritorno.
I play off, d’altronde, sono un campionato a parte. Un torneo diverso, crudele, dove spesso non basta giocare bene o essere superiori per lunghi tratti della partita. Serve qualcosa in più. Serve concretezza, cinismo, resistenza mentale. E la Juve Stabia, per lunghi tratti della semifinale d’andata, ha dato la sensazione di poter mettere davvero alle corde una delle squadre più forti dell’intera Serie B.
Le vespe di Ignazio Abate sono piaciute eccome. Organizzate, coraggiose, aggressive nel pressing e capaci di esprimere un calcio di qualità. Per lunghi tratti il Monza è sembrato soffrire l’intensità gialloblù, quasi incapace di trovare le consuete geometrie. Non capita spesso di vedere i brianzoli costretti a rincorrere, né tantomeno messi dietro la lavagna sotto il profilo del gioco. E invece la Juve Stabia c’è riuscita ancora una volta, confermando quanto già fatto intravedere durante la stagione.
Poi però il calcio presenta il conto. Nel finale è venuta fuori la qualità degli avversari, ma anche la stanchezza accumulata da una squadra che ha speso tantissimo sul piano fisico e mentale. La benzina nel serbatoio è diminuita proprio nel momento decisivo e il Monza, con il peso tecnico della sua rosa, ne ha approfittato. Se a questo aggiungiamo una direzione arbitrale che ha lasciato più di qualche perplessità, soprattutto dopo il doppio vantaggio delle Vespe, allora aumentano inevitabilmente i rimpianti e i dispiaceri per una vittoria che sembrava davvero a portata di mano.
E adesso? Adesso servirà la madre di tutte le imprese. Proprio come accaduto a Modena, la Juve Stabia sarà chiamata a vincere in casa di un avversario costruito per il salto di categoria. È questo il paradosso affascinante e spietato dei play off: in campionato un pareggio al vecchio Brianteo sarebbe stato accolto con entusiasmo, mentre oggi quel risultato servirebbe soltanto al Monza per staccare il pass verso la finale.
Ma questa squadra ha dimostrato di essere viva, di avere personalità e soprattutto di non arrendersi davanti a nulla. La formazione di Abate sta bene fisicamente e mentalmente, e lo ha dimostrato contro una corazzata che raramente in stagione aveva subito così tanto. Per questo motivo, nonostante le difficoltà, Castellammare continua a crederci. Perché i sogni non si alimentano con la logica, ma con il coraggio.
Serve qualcosa in più, è vero. Serve un’altra impresa ai limiti dell’impossibile. Ma è proprio questo il significato dei play off promozione: salire sul ring delle grandi sfidando ogni pronostico. E per riuscirci bisogna avere l’ambizione di sognare in grande, anche quando tutto sembra andare nella direzione opposta.




