Il Napoli fa pari contro il Lecce all’ultima stagionale – EDITORIALE

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Nel nostro editoriale post Napoli – Lecce (0-0) esprimiamo il nostro pensiero sull’andamento della gara tra i partenopei e i salentini.

E’ un raggiante sole di fine Maggio quello che accompagna Napoli e Lecce all’ultimo impegno stagionale per entrambe, nella cornice di uno stadio Maradona che comunque fa registrare un numero di presenze nient’affatto trascurabile, considerata la fallimentare annata dei campioni d’Italia uscenti.

Il Lecce, di mister Luca Gotti, ha ottenuto già da qualche settimana una strameritata salvezza aritmetica, frutto di un ottimo finale di campionato da quando, al timone dei salentini, si è avvicendato l’ex tecnico di Udinese e Spezia.

Il Napoli, la cui guida tecnica è affidata solo ancora per poche ore a Ciccio Calzona, potrebbe ancora clamorosamente coltivare un’ultima speranza di qualificarsi alla prossima Conference; piazzamento a cui potrebbe giungere battendo il Lecce e contemporaneamente sperando sia nella vittoria dell’Atalanta contro il Torino, sia nel successo della Fiorentina contro l’Olympiakos proprio nella finale del “meno prestigioso” torneo continentale per club.

Un incrocio che tutto sommato non appariva impossibile alla vigilia, ma che – per dare al Napoli l’Europa – doveva comunque prevedere come conditio sine qua non l’odierna conquista dei 3 punti contro i giallorossi di Puglia.

Il racconto della prima frazione di gara

Al pronti via, la sensazione – che poi si rivelerà ingannevole – è che il Napoli voglia approcciare con piglio deciso alla gara, occupando stabilmente la metà campo avversaria nei primi effettivi di gioco.

Tuttavia, l’illusione di vedere gli azzurri aggressivi e ben disposti in campo dura il tempo dei primi 10 minuti di partita perché, al primo affondo, il Lecce dimostra subito che non è venuto in Campania per una gita di fine anno: un filtrante tra le linee libera i presupposti per la conclusione di Dorgu, che colpisce il palo ed esce a Meret battuto.

L’episodio, anziché scuotere il Napoli, è come se lo avvilisse: col passare dei minuti, la manovra diventa sempre più lenta, scolastica e prevedibile. Le giocate, individuali e di collettivo, sempre più scontate e superficiali.

I ritmi, impressi alla gara, sempre più morbidi, compassati e sottotono.

L’atteggiamento delle due squadre

Insomma: Napoli-Lecce diventa il manifesto del passaggio, brutale, dalla grande bellezza alla grande sciagura, cui i tifosi azzurri hanno dovuto assistere in quest’annata senza senso. Neppure il doppio vantaggio dell’Atalanta sul Toro, acquisito già alla fine del primo tempo, riesce a dare agli azzurri quel brio, pur minimo, per tentare di acciuffare l’ultimo treno per l’Europa. E’ un brutto segnale. L’ennesimo. Anche se comunque onore e merito vanno riconosciuti al Lecce per aver disputato una partita applicata e seria, nella quale gli uomini di Gotti non si sono risparmiati di un centimetro e non hanno, giustamente, regalato nulla al Napoli, dando battaglia fino alla fine.

Il piano tattico dei pugliesi, da questo punto di vista, è presto detto: linee serate con blocco basso in fase di non possesso, a schermare, con l’arma del traffico, possibili imbucate del Napoli; buona dose di coraggio quando i salentini riescono ad aver palla tra i piedi, proponendo sempre tanti uomini nella metà campo avversaria, prim’ancora trovando spesso uscite pulite palla a terra che liberano spazi e inserimenti ben sincronizzati negli half-space.

Logica conseguenza di quanto riportato è che non deve fare troppa fatica il Lecce a contenere i confusionari attacchi del Napoli, anzi: quando agli uomini del Salento riesce di ripartire, i pericoli potenziali creati sono più di uno.

Sebbene il Napoli domini e continuerà a dominare sotto il profilo del possesso palla, si tratterà – per una volta ancora – di una conduzione del pallone sterile, snervante e soprattutto assai leggibile per gli avversari che – al tramonto del primo tempo – portano lo 0-0 negli spogliatoi e sono quasi loro i più pungenti in contropiede che i padroni di casa con i loro stucchevoli sofismi di campo.

Il secondo tempo

Il secondo tempo si apre con i primi due squilli del neo-entrato Ngonge e di Kvara; tre gli episodi degni d’esser menzionati: il palo di Cajuste, la traversa ancora di Ngonge e un quasi-goal di Olivera sventato all’ultimo da tackle provvidenziale di Baschirotto. Tre situazioni generate – soprattutto le prime due – più da giocate estemporanee che da manovre congeniate e/o fluide. Ai punti, considerate le occasioni create, il Napoli avrebbe meritato il vantaggio nella ripresa; goal che però non arriva e Lecce che continua a creare grattacapi di rimessa, restando concentrato e deciso a vender cara la pelle.

Manco l’ingresso in campo di Victor Osihmen, forse alla sua ultima in maglia azzurra, riesce a produrre un goal. Un golletto solo che avrebbe potuto significare, forse, Europa, ma che non arriverà.

Perché, in mezzo allo scenario tattico già prima esposto – che comunque resta piuttosto invariato anche nel secondo tempo – il Napoli crea occasioni solo con situazioni convergenti.

Di fatto, gli azzurri, si spengono minuto dopo minuto. E danno l’impressione – netta  – che tutta questa voglia d’andare in Conference proprio non ce l’abbiano.

La conclusione di Raspadori nel finale, dal limite dell’area di rigore, è l’ennesima fotografia della stagione: un tiro fiacco e senza mordente, che manda nel cestino l’ultima chiamata.

Quando Federico Dionisi della sezione de l’Aquila fischia tre volte, di tempo non ce n’è più per davvero. Il Napoli, che 12 mesi fa aveva compiuto il prodigio di stravincere incantando, bissa il miracolo riuscendo a finire decimo col tricolore sul petto.

Le considerazioni finali in ottica prossimo campionato

Che, dalla sera di domenica 26 Maggio 2024, si strappa definitivamente dalle casacche azzurre per finire su quelle meneghine dell’Internazionale di Milano.

Un anno fa erano fuochi d’artificio e festa senza fine, ora son rimasti solo i fischi, decisi e assordanti, che soffiano sulle teste abbassate dei giocatori alla fine della partita.

Dovrai ritrovarti e ricostruirti, Napoli.

Ma mentre più di un ex campione azzurro sembra aver pronte le valigie dell’addio, Aurelio – il depistatore – pare aver trovato l’uomo del rilancio.

VotAntonio, avrebbe detto il Principe de Curtis.

Ma questa è un’altra storia.


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