Castellammare di Stabia: scuole chiuse il 2 dicembre per allerta meteo Castellammare di Stabia: scuole chiuse il 2 dicembre per allerta meteoriche Ritornare a Scuola stanchi, amareggiati e “mascherati”
Castellammare di Stabia: scuole chiuse il 2 dicembre per allerta meteo Castellammare di Stabia: scuole chiuse il 2 dicembre per allerta meteoriche Ritornare a Scuola stanchi, amareggiati e “mascherati”
Castellammare di Stabia: scuole chiuse il 2 dicembre per allerta meteo

Ritornare a Scuola stanchi, amareggiati e “mascherati”

Castellammare di Stabia: da un po’ di giorni molte ragazzi e ragazzi “mascherati” hanno ripreso la routine scolastica dimenticata da tempo.

Ritornare a Scuola stanchi, amareggiati e “mascherati”

E’ da alcuni giorni che ormai l’attività scolastica è ripresa, e capita intorno all’ora in cui è prevista “l’uscita da scuola ” di incrociare per strada, gruppi di ragazze e ragazzi, compagni di classe e di scuola che “mascherati” danno l’impressione di aver ripreso la loro “routine quotidiana”, abbandonata per quasi due anni.

La pandemia ha “costretto” alla DaD gli studenti di questa generazione, che forse “per la prima volta” avranno provato “noia” nel dover stare tante ore fissi sullo schermo per seguire le lezioni a distanza.

Anche gli Insegnanti hanno avuto le loro difficoltà: lavorare in Dad li ha costretti non solo a doversi adattare, ma anche a reinventare il proprio modo di insegnare per riuscire ad arrivare ai propri studenti oltrepassando lo schermo.

C’è qualcosa però per cui non si ha avuto tempo e modo per preoccuparsi: lo stato d’animo stanco e provato sia degli studenti che degli insegnati.

Camminando per strada, ho involontariamente ascoltato uno stralcio di conversazione tra due ragazze, probabilmente delle scuole superiori. Non più di dieci secondi… all’orecchio è arrivata la “considerazione” che la ragazza aveva della propria insegnante a seguito di una interrogazione andata non troppo bene.

Ascoltata “da fuori” aveva un sapore triste e amaro… Sia per la ragazza, che per l’insegnante, questi anni saranno stati durissimi.

Agli studenti è stato tolto, si dice, “la libertà e la spensieratezza degli anni più belli”… Sicuri?

Se “osiamo” guardarci indietro ai tempi della scuola, forse converremmo sul fatto che considerare gli anni della scuola come “gli anni più belli” è un po’ una esagerazione…

Fortunatamente la Vita è molto più “extra-ordinaria” di quello che si crede a quella età, motivo per cui diventa un sollievo, scoprire poi che esperienze meravigliose e incredibili accadono “più in là con gli anni”…
Ma questo gli studenti di oggi non possono saperlo, loro vivono il loro presente. Ed è giusto così.

C’è però un fatto, ed è che finalmente, lentamente c’è una ripresa, una ripartenza.

Si può ricominciare a progettare.

Ma cosa serve per fare progetti?

Servono i sogni, le ambizioni, la fantasia, tutte cose che gli Insegnanti quando ispirati, riescono ad accendere nell’animo degli studenti.

Abbandoniamo l’idea che la funzione primaria della Scuola sia quello di formare innanzitutto i lavoratori del domani, e concentriamoci soprattutto sul plasmare Uomini e Donne futuri cittadini Europei, abitanti del Mondo.

I report di questi anni hanno dimostrato quanto negativamente la pandemia abbia inficiato sullo stato mentale soprattutto degli adolescenti… Cosa può fare la Scuola, la società -oltre che il Sistema Sanitario– per aiutarli a sanare queste ferite?

Abbiamo bisogno di Bellezza, di Arte, di Musica e di Sport.
Paradossalmente chi lavora in questi ambiti rientra tra le categorie di lavoratori che più hanno sofferto nel corso della pandemia, eppure, ora come non mai c’è bisogno di questo.

D’altronde a cosa serve il Teatro, la musica, un libro? Aiutano ciascuno di noi a mettersi in contatto con la parte più profonda di sé, con il nostro io, quello capace di sognare e fare progetti anche quando sembra che l’orizzonte sia arido e deserto.

Mi torna in mente quindi il volto della studentessa incrociata per strada, a quanto avrà sofferto lo stare chiusa in casa senza poter avere un “suo spazio” dove raccogliersi e ascoltarsi per resistere a questo periodo, riuscendo invece con fiducia e speranza a mantenere l’attenzione sul suo futuro…

E all’insegnante, che pure avrà avuto le sue “più grandi” difficoltà nel cercare di arrivare a tutti i suoi studenti, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro, eppure ogni tanto “sbottare” perché -semplicemente- per poter comunicare e comunicarsi è necessario che ci sia la volontà di ascoltarsi reciprocamente ( e quando da una delle parti, non c’è la disponibilità a prestare attenzione, allora il messaggio non arriverà).

Questa pandemia ha reso evidente quanto la Politica abbia fallito miseramente nell’avere “cura” e attenzione rispetto allo stato mentale degli adolescenti-studenti…

Auguriamoci che memori di questi anni, la classe politica si ricordi di prestare attenzione alla Scuola, non considerandola più solo come la fucina della futura “classe di lavoratori”, ma come il luogo di crescita di giovani uomini e donne del domani.

Stéphanie Esposito Perna / Redazione Campania