Ercolano: “Non si capiscono gli obiettivi ma il lavoro della società merita rispetto”

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Tonino Ercolano, tifoso storico della Juve Stabia, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso del programma “Il Pungiglione Stabiese” sul momento delle Vespe.

Le dichiarazioni di Tonino Ercolano sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViViCentro.it.

“In questo periodo non bisogna essere divisivi. Essere propositivi è la cosa migliore da fare anche se ci sono problemi. Devo essere molto polemico con la Rai Regione – aggiunge Ercolano – non solo per il mancato ricordo dell’annata a Castellammare di mister Di Marzio. Anche quando siamo andati in Serie B per vedere un servizio della Juve Stabia ce ne voleva. Esiste solo Napoli e Salerno. Castellammare viene boicottata sistematicamente.

Di Marzio è stato a Castellammare quando avevo 12-13 anni. Giocavo a pallacanestro e Di Marzio che frequentava casa mia e di mio zio si fissò con me che dovevo giocare a calcio. Feci un paio di allenamenti con la Juve Stabia – continua Ercolano – e rimasi negativamente impressionato dagli spogliatoi del vecchio Stadio S. Marco. Quando andai via da Castellammare mi chiamava continuamente per invogliarmi a giocare a calcio. Gianluca Di Marzio l’ho tenuto in braccio a quell’epoca.

I nuovi arrivati non li conosciamo a fondo tranne Ceccarelli che conosciamo bene dai tempi di Braglia anche se ebbe qualche problema proprio con lui. Quelli che non si capiscono – aggiunge Ercolano – sono gli obiettivi anche se il lavoro della società merita rispetto. Vi sono stati degli errori anche come comunicazione e azione che sono anche comprensibili. Ci sono stati episodi che hanno diviso la tifoseria. 

Mi dispiace molto che Rizzo sia andato via. Berardocco non è entrato nei meccanismi tattici ma bisogna capire ciò che vuole fare la Juve Stabia da grande.
Nell’epoca di Di Marzio arrivava per la prima volta a Castellammare Lusuardi che è stato un grande uomo prima che un signor giocatore ed è stato capitano a lungo della Juve Stabia.
A Castellammare – conclude Ercolano –  con tutti i nostri problemi dobbiamo creare un senso di comunità. Siamo tante piccole realtà che non possono arrivare a niente se non si uniscono”.


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