EDITORIALE Un Napoli sbadato si fa beffare sulla sirena da una modesta Udinese (1-1)

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Nel nostro editoriale post Udinese – Napoli (1-1) esprimiamo il nostro pensiero sull’andamento della gara tra i partenopei e i friulani.

Il Napoli trova il modo di non vincere neppure contro l’Udinese più mediocre degli ultimi 30 anni. Ciò che è peggio, è che invece, al contrario, trova il modo ancora di subire goal ( è successo in 13 partite su 13 della gestione Calzona) e ancora una volta di incassarlo nel finale di partita ( per la seconda volta consecutiva perché già successo settimana scorsa contro la Roma e per la terza volta in assoluto da quando il ct della Slovacchia è diventato pure allenatore del Napoli, se consideriamo che la medesima cosa accadde a Cagliari a fine Febbraio scorso).

Dati impetuosi che raccontano di un’ennesima partita indegna all’interno di una stagione parsa maledetta sin dalle prime battute e che sta terminando in maniera sempre più triste, di settimana in settimana.

LE BUONE NOTIZIE

La buona notizia, forse l’unica, è che questo strazio è ormai sul viale del tramonto: solo 3 partite separano il Napoli dalla fine del campionato e dell’intera stagione. Poi, sarà tempo di scelte. Dure, decise, ben strutturate. Perché questa squadra e questa piazza hanno bisogno di scosse d’adrenalina fortissime per recuperare l’oceano di entusiasmo giustamente conquistato nel post-Scudetto e depauperato da una gestione societaria – unita a singole performance di calciatori e allenatori – a dir poco sconcertante.

Dopo Udine, resta la sensazione che da salvare ci sia poco, forse pochissimo. Emergono con forza il pilastro Osihmen, che purtroppo per i supporters azzurri è ormai all’ultimo giro di curva della sua esperienza partenopea.

Emerge il colosso Lobotka, uno dei pochi fari in mezzo alle tenebre. Poi, qualcosina di interessante ma, almeno per ora, nulla di trascendentale. Il tecnico che sarà prossimamente chiamato sulla panchina del Napoli, insomma, dovrà fare un lavorone.

Ricostruire, lembo dopo lembo, una squadra sfasciata, disunita e smarrita, sia nell’idea di collettivo che nella singola identità di ciascun suo componente, fatta eccezione per pochissimi.

Arduo compito che dovrà essere condiviso col direttore sportivo e l’intera proprietà, unitamente alla scelte di inevitabile rifondazione da compiere sul mercato. Ma questa è un’altra storia.

I cui risvolti restano nel segreto, ma ancora per poco, pronti a disvelarsi – con ogni probabilità – già dal giorno successivo al termine di questa stagione.

EDITORIALE IL RACCONTO DELLA PARTITA TRA NAPOLI E UDINESE

Quanto alla partita, ha detto cose scontate, le stesse che andiamo ripetendo ormai da svariati mesi.

Un primo tempo esteticamente orribile, sia per demeriti del Napoli, che – soprattutto – per volere dell’Udinese. Una squadra che fa pena, ma mai quanto il suo pubblico.

Che si riconferma, quantomeno per una certa frangia, una platea da categorie inferiori per stile, educazione e civiltà. L’Udinese, dicevamo, veramente poca cosa.

Si arrocca con un unico blocco basso nella propria metà campo e se ne sta lì, rintanata e impaurita, chiudendo ogni linea di passaggio al Napoli.

Che, da par suo, tiene il pallone per la quasi totalità del tempo effettivo di gioco ma fa una fatica bestiale ad imbastire un’azione offensiva che sia degna d’esser definita tale. Un po’ per l’atteggiamento asfissiantemente remissivo dei friulani, un po’ perché agli azzurri mancano i movimenti giusti e la rapidità necessaria nella conduzione del pallone.

Insomma, con un Napoli che tiene palla sì ma a ritmi soporiferi, l’Udinese va semplicemente a nozze.

A rendere tanto più squallido lo spettacolo, ci pensano continui spezzettamenti di gioco, causati da tanti falli ostruzionistici che portano a palle inattive quasi tutte da dimenticare.

L’unica emozione degna di finire negli highlights è il ricordo delle Vittime del terremoto che colpì il Friuli esattamente 48 anni fa, il 6 Maggio 1976.

Lo 0-0, al termine della prima frazione, è nient’altro che una conseguenza del tutto logica di quanto in premessa.

IL SECONDO TEMPO

Dagli spogliatoi, sin dall’inizio della ripresa, sembra essere uscito fuori un Napoli un tantinello più aggressivo. Nulla di particolare, intendiamoci, ma quantomeno con un pizzico di convinzione in più.

Che è quanto basta per sbloccare la partita, dopo 6 minuti dall’inizio del secondo tempo, con uno stacco imperioso di Victor Osihmen su cioccolatino col piede “debole” firmato Matteo Politano. L’1-0 per il Napoli è cosa fatta. Ma neppure col vantaggio acquisito contro una squadra sfasata il Napoli riesce a impadronirsi della partita e a portarla in salvo.

Resta lì, la squadra azzurra, nella terra di mezzo. Come non fosse sufficientemente motivata né per azzannare il risultato né per andarlo a difendere. Fabio Cannavaro, chiamato a salvare l’Udinese, getta nella mischia Davis e Success, che comunque iniziano a creare qualche grattacapo in più.

Campanelli d’allarme che però non destano il Napoli, che pure l’aveva chiusa, all’80 esimo, con un destro splendido di Osihmen sul palo lungo dopo grande conduzione e corsa di Lobotka.

L’offside, millimetrico, tiene a galla l’Udinese e condanna il Napoli a un finale di incertezze. Sono gli azzurri a creare i presupposti più nitidi per il goal, ma non la chiudono. E così, da uno degli spioventi disperati del finale di partita, nasce il pari beffa di Success che, tanto per cambiare, era a secco di goal da un anno.

EDITORIALE: LE CONSIDERAZIONI FINALI SU UDINESE – NAPOLI

Da salvare è rimasto poco, forse pochissimo.

Perché questa squadra, del proprio bagaglio di conoscenze, sembra aver perso quasi tutto.

Persino la dignità di onorare sé stessa fino alla fine del campionato.

Persino la decenza di ribellarsi all’esatto contrario.

Che più o meno è quanto succede dall’inizio di questo anno infausto.

A Udine finisce 1-1, come un anno fa.

Stavolta non c’è nessun Tricolore da festeggiare.

Stavolta, balla solo l’Udinese.

A cui, un Napoli indecoroso, ha regalato ancora la speranza di non retrocedere.


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