Censura Rai: Il Monologo di Scurati Accende un Vespaio Globale

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La censura Rai di TeleMeloni ha tentato di oscurare Scurati ma sono finiti per illuminare un acceso dibattito. La censura si è trasformata in un evento globale, mettendo in discussione la libertà di espressione in Italia.

Il tentativo di oscurare Scurati da parte della Rai di Meloni ha innescato un grande interesse pubblico!

Come i musicisti ambulanti che si preparano a suonare ma finiscono per essere ascoltati, l’ala politica di destra ha cercato di imporre una censura, ma è stata lei stessa oggetto di censura, in una delle mosse più controproducenti nella storia dei media italiani.

È accaduto quando i vertici Rai hanno negato la messa in onda del monologo di Antonio Scurati sul tema del 25 aprile.

Fino a questo momento, le decisioni discutibili ma contestualmente difendibili di Telemeloni includevano richieste strane come quella di oscurare un episodio di Peppa Pig con due mamme, la cancellazione di programmi come quello di Roberto Saviano, e le polemiche legate al festival di Sanremo, tanto per ricordarne solo alcune!

Tuttavia, ora, la situazione è radicalmente cambiata.

L’episodio della censura ha fatto sì che il monologo di Scurati acquisisse una risonanza globale, coinvolgendo anche coloro che normalmente non avrebbero seguito la trasmissione di Serena Bortone su Rai 3.

Questo ha scatenato un vivace dibattito sulla libertà di espressione e sulla memoria storica in Italia, oltre a conferire al monologo un’attenzione senza precedenti.

Invece di oscurare il monologo, la Rai e Meloni hanno involontariamente provocato una serie di reazioni controverse.

La Bortone ha letto il testo integrale del monologo in diretta come atto di sfida alla decisione censoria della Rai, e questo ha portato alla pubblicazione del testo su tutte le principali testate giornalistiche e al suo rilancio su tutte le reti televisive.

Eccovi il Testo del Monologo di Antonio Scurati censurato dalla RAI

“Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924. Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini.

L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere.

Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro”.

“Mussolini fu immediatamente informato. Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito.

Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania”.

“In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944”.

“Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati”.

“Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia?”

“Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via”.

“Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023)”.

Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra.

Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana”.

Il confronto con Meloni e il rifiuto di alcune parti da parte della Rai sono diventati, finalmente, argomenti di discussione su scala nazionale.

Ed era ora!


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