Riforme costituzionali, raggiunto alla Camera il quorum per la richiesta del referendum

Le opposizioni hanno raccolto 166 firme, superando la soglia di 1/5 dei deputati necessaria per richiedere formalmente la consultazione popolare sul ddl Boschi in merito alle Riforme Costituzionali

ROMA – Il 12 aprile la Camera ha dato il via libera alle Riforme costituzionali. Il ddl Boschi, che segna la fine del bicameralismo perfetto, è passato facilmente a Montecitorio nel suo voto finale: 361 voti favorevoli e 7 contrari. Saranno i cittadini a decidere sull’entrata in vigore della riforma: ora si può affermare con certezza che il referendum confermativo si terrà ad ottobre 2016. È stato raggiunto, infatti, a Montecitorio il quorum per richiedere formalmente la consultazione popolare. Le opposizioni (M5S-FI-Lega-Sinistra Italiana) hanno raccolto le firme di 166 deputati. Il quorum richiesto era di 126 membri, pari a 1/5 dell’assemblea di Montecitorio.

Un’altra raccolta di firme a sostegno della richiesta di referendum è stata promossa al Senato. Adesso gli uffici della Camera stanno procedendo alla certificazione delle firme. Subito dopo il proponente Danilo Toninelli (M5s) e i delegati Stefano Quaranta (Si), Cristian Invernizzi (Lega Nord) e Roberto Occhiuto (Forza Italia) andranno in Cassazione per depositare la richiesta.

SCHEDA – Come cambia la Carta

Va ricordato che quello sulle riforme sarà un referendum “confermativo”(detto anche costituzionale o sospensivo) nel quale si prescinde dal quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente se abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto, diversamente da quanto avviene nel referendum abrogativo. Dunque i cittadini saranno chiamati a votare tra due opzioni: confermare o non confermare le modifiche costituzionali del ddl Boschi. Non ci sarà quorum: questo significa che non c’è bisogno di una soglia minima di votanti. A vincere il referendum sarà semplicemente l’opzione più votata tra “sì” e “no” alla conferma della legge.

“Il referendum costituzionale di ottobre non sarà un giudizio di Dio sul governo”, ha detto il premier Matteo Renzi ieri sera al Tg1, perché “la domanda di ottobre chiede una cosa: volete cambiare la Costituzione rendendo il sistema più semplice?”. “Gli italiani – ha continuato il presidente del Consiglio – dovranno dire sì o no. Se noi saremo bravi a spiegare le nostre ragioni, avremo il consenso”. In caso contrario, “vado a casa”, ha ribadito Renzi.

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