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“CAROL”. (Critica con trailer) Francesco Ciccio Capozzi

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New York, Natale 1952. Therese, giovane di belle speranze intellettuali, confusa sulle sue scelte di vita, sentimentali e non, ora precaria in un grande magazzino, incontra la bella, matura, infelice e distinta Carol. E’ travolgente amore a prima vista.

Il film (USA, 15) è tratto da un romanzo, del 52, della nota scrittrice americana Patricia Highsmith (1921-1995); costei ha avuto grande fortuna nel cinema. E’ più famosa per i suoi gialli che, come i report di “un’entomologa”, osservano “come dall’alto e con distacco” le ombre di cattiveria e di distruttività individuale e sociale, che si agitano nelle pieghe nascoste del sentire della cosiddetta “gente comune”. Però ha scritto anche opere come questa, in cui il mistery è solo di ricerca psicologica interiore: non c’è alcun elemento che non sia legato alle riflessioni sulle motivazioni delle due; e sulle loro implicazioni familiari, essendo Carol malmaritata e con una figlia, che anzi è minacciata di perdere. Da notare che il libro, fu pubblicato in quell’anno con un altro titolo, ma con lo pseudonimo di Claire Mogan. E’ evidente che gli editori posero problemi alla da poco affermata scrittrice di gialli per la pruderie della tematica dell’amore saffico. Ma il novel, molto ben scritto, continua ancor oggi ad avere successo, e la scrittrice lo ripubblicò col suo nome. Per la riuscita di questo film, è stato molto importante il lavoro della sceneggiatrice Phyllis Nagy, che, pur avendo all’attivo solo questo lavoro nel cinema, è nota per essere da tempo e con successo inserita e quotata nell’ambito tv. Il testo letterario , oltremodo introspettivo, è stato abilmente sceverato nei suoi nessi portanti. E’ stato essenzializzato sugli atti che portano in avanti la storia d’amore. In questo ha rispettato profondamente la sostanza narrativa del libro. Già i dialoghi letterari erano relativamente pochi: abbondavano invece quelle descrizioni “laterali” di contesto psicologico che, soprattutto a partire dalla sensibilità della giovane, davano il senso delle scelte di tutte due le donne; accompagnando il processo di “mise en abime”, ovvero dell’entrare nel profondo della passione. Il cui punto più alto è quel trafiggersi reciproco dello sguardo, pieno di passione, ma anche tenerezza e di completo e fiducioso abbandono nel darsi reciproco, nel corso della loro “prima notte di quiete”, quando portano a compimento totale il loro amore. Il regista, colto e ormai autore Todd Haynes, ha accompagnato questo percorso con una delicatezza espositiva straordinaria. Ha potuto svolgere un finissimo lavoro di analisi comportamentale, grazie anche al contributo fondamentale delle due attrici protagoniste: la esile, fresca, dubbiosa di sé, ma combattiva Rooney Mara e la esperta e consapevole di mondo e di vita, affascinante, generosa Cate Blanchett: la prima è un’attrice completa, premiata a Cannes 15; ma che ci ha già colpito nei panni “selvaggi” di Lisbeth di “Millennium” (ed. USA, 11) e altri film in camaleontiche sembianze. La Blanchett, australiana, è ormai una star di rilievo internazionale, candidata al Golden Globe 16. Ma la qualità della regia è anche nell’aver ricostruito una New York anni 50 di ineccepibile verità: che però è “falsa”, perché gli esterni sono tutti on location a Cincinnati. In questa scenografia, essenziale, ma che ha l’esattezza calviniana di un panorama dell’anima, ha avuto la collaborazione tecnico-artistica di una grande scenografa, Judy Beckler; e perfino i costumi hanno la concisa espressività dell’essere dei personaggi, curati da Sandy Powell. Che ha fatto ricorso con risparmiosa efficacia creativa, alla verità di abiti vintage. Un altro importante collaboratore, anzi il più importante, è il direttore della foto Edward Lachman. Questi è uno dei più apprezzabili e sperimentali fotografi americani: ha lavorato anche col cinema europeo e W. Wenders in particolare. Ha dispiegato una luce che da una parte “accarezzava” le attrici; ma dall’altra ha creato quella sorta di umbratilità polverosa che immaginiamo nelle foto di quegli anni. Ha ricreato una vera e propria atmosfera storica. Su questo compiuto scenario il regista ha messo in essere una versione moderna e originale del cinema di Douglas Sirk (il grande regista di mélò anni 50 e 60), come ha spesso dichiarato. Non è un copiare: ma mettere in scena una cifra originale di ricerca e approfondimenti sulle motivazioni profonde dei sentimenti, utilizzando un sentire che comunica aldilà del tempo.

LEONARDO SASSO: ”L’ISCHIA TORNA A CASA”

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Carissimi tifosi ed appassionati della maglia gialloblu. Possiamo dirlo ufficialmente, la società diramerà in serata un comunicato in tal proposito, l’Ischia torna ad Ischia. Ma non solo. Con la società oggi rappresentata in tutte le sue cariche sono state gettate le basi per far si che L’Ischia non viva altri momenti simili. La nostra delegazione composta da un generosissimo Aldo Marena, un grande tifoso gialloblu quale  Enrico Scotti ed il sottoscritto ha avuto modo di toccare tutti i temi del recente passato, e non solo recente grazie alla memoria storica di Enrico, e del prossimo futuro. 

In questo giorno in cui otteniamo di rivivere la nostra maglia il ringraziamento va a tutti gli ischitani che si sono adoperati in tal senso, al presidente Luigi Rapullino che si è dimostrato ancora una volta un gran signore rispettoso dei sentimenti degli isolani. Mi va però di spendere una parola positiva per Vicky Di Bello, per il dott. Senese che ci ha ospitati coadiuvati, e per tutti coloro che hanno partecipato in questa giornata. A parte gli impegni presi, e che saranno esplicitati nelle prossime ore, voglio rimarcare la richiesta avuta dal presidente Rapullino.

ENTUSIASMO DA PARTE NOSTRA ISOLANA.

Ci saranno importanti comunicazioni sulle prossime iniziative societarie per ridare spazio e vita al nostro tifo. La palla ora passa decisamente a noi ischitani. C’é una categoria prestigiosa da difendere ed un futuro da pianificare. Basta con i personalismi e con le prese di posizione, oggi come oggi, sterili ed infruttuose. Tutti allo stadio e nelle piazze per rinverdire e difendere i nostri colori senza steccati, senza riserve e con il massimo entusiasmo per supportare quei ragazzi che oggi difendono la maglia gialloblu.

I TIFOSI HANNO VINTO: ”L’ISCHIA TORNA AD ISCHIA”

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Dopo cinque mesi di lunga attesa, i tifosi hanno vinto e dalla settimana prossima la squadra tornerà ad allenarsi sull’isola.

Dopo i tanti incontri fatti con la società,si è arrivato finalmente alla stretta decisiva. La squadra ritornerà sul proprio territorio,e già dalla prossima partita in casa contro il Messina,magari potrà contare su un pubblico più caloroso.

Nella mattinata di ieri c’è stato il summit decisivo,tra la società e una delegazione di alcuni tifosi,allo studio del commercialista Senese. A rappresentare l’Ischia c’erano il presidente Luigi Rapullino,l’amministratore Vicky Di Bello,Lucio Pellone in qualità di socio e il direttore generale Mario Aiello. A rappresentare l’isola erano presenti tifosi storici come Aldo Marena,Leonardo Sasso e l’ex dirigente Enrico Scotti. Come si evince dal comunicato emesso dalla società:”L’incontro è stato assai proficuo,tendente a ricreare quell’entusiasmo che la società, la squadra e la piazza meritano. Si è discusso del ritorno della prima squadra sull’isola anche per gli allenamenti,oltre ad iniziative tendenti a supportare la società. L’incontro è stato aggiornato a domani pomeriggio (oggi). Insomma questa è una della prime vittorie non solo per i tifosi, ma per l’intera isola per raggiungere la salvezza e mantenere la categoria.

Marco Bocci dalla tv alla moda

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Dopo aver confermato la sua presenza all’89° edizione di Pitti Immagine Uomo a Firenze, con uno stand appositamente progettato per la nuova collezione A/I 2016-17, Patrizia Pepe annuncia Marco Bocci quale testimonial d’eccezione della sua linea maschile.

Questa preziosa partnership rappresenta un ulteriore e importante segnale” di quanto l’azienda “creda e investa con rinnovata energia nella sua linea uomo, scegliendo uno dei volti più noti e apprezzati del cinema italiano quale interprete ideale dello stile e dell’eleganza urbana che da sempre la valorizzano e contraddistinguono.

Il carisma, la versatilità, l’autenticità e la fisicità di Marco Bocci rispecchiano infatti i codici contemporanei del guardaroba Patrizia Pepe, dove l’incontro inedito tra spirito rock e classe formale si svela nella ricercatezza dei ricami metal, nelle ingannevoli sovrapposizioni e nel gioco delle micro-fantasie. Una proposta completa e versatile, dal giorno alla sera, che alterna i capispalla raffinati ai completi spezzati, rivisitando il total look maschile con il tocco inaspettato, distintivo e fortemente riconoscibile di Patrizia Pepe.

Tutte le fan di Marco Bocci saranno liete di sapere che sarà proprio lui il protagonista dello shooting fotografico che si terrà nei dintorni di Prato nei prossimi mesi. In questo modo, Patrizia Pepe intende riconfermare ancora una volta il profondo legame con la sua terra di appartenenza, la Toscana.

L’attore sarà ritratto dall’obiettivo di Adam Katz Sinding, giovane talento super seguito e accreditato, che partendo da Los Angeles in breve tempo ha saputo conquistare il panorama internazionale della fotografia fashion & street-style.

Marco Bocci e Adam Kats Sinding, una sinergia “straordinaria” tra l’Italian Style di Patrizia Pepe e la sua vocazione cosmopolita. Due nomi che si allineano perfettamente alla grande attenzione e passione dell’azienda per la dimensione digitale e per l’universo sempre più strategico dei social network.

Catia Schettini

 

ISCHIA, CHE TERREMOTO, DOPO LE DIMISSIONI DI MISTER BITETTO VICINO ALL’ADDIO ANCHE PATTI, MANCINO, FALL E ORLANDO

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Dopo le dimissioni di Mister Bitetto, che da quanto è emerso pare che non sia più contento della gestione societaria (soprattutto in questo periodo dove la rosa necessita di essere rinforzata in determinati reparti per puntare ad una salvezza diretta), la società ha deciso di attuare un ridimensionamento dei costi affidando la squadra al tecnico Antonio Porta, attualmente allenatore della Berretti

Sarà Porta, pertanto, a sedere sabato in panchina nella trasferta di Rieti contro la Lupa Castelli Romani.

Certo sembra anche l’addio di Nicola Mancino, al quale si aggiunge Patti che dovrebbe essere inserito in uno scambio con Sirigu dal Catanzaro.

In uscita proprio nelle ultime ore si registrano anche gli attaccanti Luca Orlando e Ameth Fall. Se da una parte si è vinta una lotta con la squadra che torna sull’isola ad allenarsi, sull’altra sponda c’è l’incubo della retrocessione.

E’ il terzo anno di fila che l’Ischia nel mese di gennaio si ritrova a lottare con queste problematiche. 

Il gol di Frosinone ha ridato entusiasmo a Gabbiadini

La Gazzetta dello Sport scrive su Manolo Gabbiadini: “Un’ulteriore spinta arriva dalla panchina, dove oltre a Mertens, siede anche Manolo Gabbiadini. Il gol di Frosinone gli ha restituito l’entusiasmo e, soprattutto, ha convinto Aurelio De Laurentiis a respingere le offerte che stanno pervenendo in società. «Gabbiadini non si muoverà da Napoli, non abbiamo nemmeno preso in considerazione la possibilità di cederlo», ha ribadito il presidente domenica sera. L’idea è quella di non squilibrare l’attuale organico, l’attacco è una garanzia e la continuità sotto rete è una delle certezze dell’allenatore. Almeno fino a giugno, dunque, nulla cambierà nel settore avanzato, mentre si attende l’alternativa a Hamsik, a centrocampo. Le ultime settimane lo hanno riproposto a grandi livelli, la mezzala slovacca ha ritrovato le motivazioni giuste per ritornare protagonista. Nelle ultime tre partite ha realizzato altrettante reti che hanno contribuito al primo posto”.

Ventura blocca la cessione di Maksimovic

Come riporta Tuttosport, Ventura ha bloccato la cessione di Maksimovic. Solo nel caso in cui Petrachi riuscisse a trovare un sostituto del serbo, allora le cose potrebbero davvero cambiare. Il Napoli è arrivato a mettere sul piatto una cifra di 21 milioni ed ha fatto sapere che la parte legata ai bonus potrebbe ancora aumentare, ma al momento è tutto in stand-by.

Sarri è un po’ Mazzarri come cultura del lavoro: ecco perchè

Il Corriere del Mezzogiorno scrive: “Sarri aveva incrociato gli emiliani terribili alla prima di campionato e aveva esordito con una sconfitta. […] Eppure c’è un allenatore che quando era sulla panchina di una «grande», ha avuto ragione del Sassuolo, rifilandogli in due partite (andata e ritorno) ben 14 gol. Walter Mazzarri sa come si ferma questa squadra, lo ha fatto tre volte alla guida dell’Inter, poco più di un anno fa. Sarri è un po’ Mazzarri come cultura del lavoro. E la gara di sabato può certificarlo”.

Frena la produzione industriale: a novembre contraccolpo dello 0,5%

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La variazione annua è positiva di 0,9 punti percentuali, trainata ancora dai mezzi di trasporto. Nella media dei primi undici mesi dell’anno la produzione è cresciuta dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

MILANO – Frena la produzione industriale nel finale dell’anno, tornando ad alimentare i dubbi sulla performance dell’economia italiana nel trimestre conclusivo del 2015. Secondo i dati dell’Istat, a novembre l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,5% rispetto a ottobre, dopo i rialzi dello 0,2 e dello 0,5 per cento nei due mesi precedenti. Nella media del trimestre settembre-novembre 2015 la produzione è cresciuta dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Lo rendo noto l’Istat, aggiungendo che corretta per gli effetti di calendario, la variazione annua è di un aumento in termini tendenziali dello 0,9% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di novembre 2014). Nella media dei primi undici mesi dell’anno la produzione è cresciuta dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’indice destagionalizzato, informa l’Istituto di statistica, presenta variazioni congiunturali mensili negative diffuse a tutti i principali comparti. Diminuiscono i beni di consumo (-1,3%), i beni strumentali (-0,8%), l’energia (-0,7%) e i beni intermedi (-0,4%). Se si guarda invece alla variazione annua, procedono in recupero i beni strumentali (+3,6%), dell’energia (+2,1%) e dei beni intermedi (+0,7%). L’unico tra i principali raggruppamenti d’industrie a registrare una variazione negativa è quello dei beni di consumo (-1,8%).

I comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto (+13,6%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+10,5%) e della fabbricazione di prodotti chimici (+5,2%). Le diminuzioni maggiori si rilevano nei settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5,1%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-4,9%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (-3,6%).

E’ Barba l’alternativa a Maksimovic. Blitz per Kramer…

La Gazzetta dello Sport scrive sul mercato in entrata del Napoli: “Così, aspettando che il Torino torni sui propri passi nella trattativa per il difensore serbo, si monitora anche Barba dell’Empoli. Il difensore è la priorità, il centrocampista un tassello per completare il mosaico. In nottata si è chiusa la tournée del Bayer Leverkusen negli States e ora che i tedeschi faranno ritorno in Europa si vedranno recapitare ufficialmente l’offerta per Kramer. Anzi sarebbe pronto un blitz di Giuntoli: 15 milioni sono stati stanziati, bisognerà capire se basteranno.  Quindi ecco che iniziano a spuntare tutti gli altri candidati. Pedro Obiang, ex Samp ora al West Ham, piace: giovane, di valore e già conoscitore del nostro campionato. Non costa tantissimo (gli inglesi lo hanno prelevato in estate per circa 6 milioni). Il problema è che ora gli Hammers lo stanno impiegando con continuità e portarlo via è diventato più difficile. Una storia simile a quella di Andrè Gomes del Valencia, promosso titolare proprio quando il Napoli lo aveva messo nel mirino”.

Milano, violenza sessuale come ritorsione verso il fidanzato: arrestato latinos della gang Ms13

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La ragazza è stata minacciata con una pistola. Lo stupro per punire il suo ragazzo che avrebbe venduto bicarbonato anziché cocaina.

L’ha minacciata con una pistola e l’ha violentata. I carabinieri l’hanno arrestato a Pero (Milano): è un salvadoregno di 24 anni con precedenti che fa parte della gang latina ‘Ms13’. La vittima è una 29enne milanese che sarebbe stata violentata come ritorsione per essere stato truffato dal fidanzato della ragazza, un piccolo spacciatore che gli avrebbe venduto bicarbonato al posto di cocaina.

Il 24enne – ricostruiscono le indagini – ha convocato il pusher per un chiarimento. Quando questi si è presentato all’appuntamento in auto con la sua  fidanzata, è stato costretto a guardare, mentre il salvadoregno si allontanava con la sua ragazza che è stata, appunto, costretta a un rapporto sessuale. La vittima, alcune ore dopo la violenza, si è presentata ai carabinieri per denunciare tutto: la violenza e la rapina del cellulare e di altri effetti personali.

Asse Carpi-Napoli, quattro azzurri verso il prestito

Come si legge sulla Gazzetta dello Sport potrebbe esserci un vero e proprio asse tra Napoli e Carpi: “Sono tanti i possibili affari in prestito tra i due club, in direzione Emilia. Saltato De Guzman (preferisce Swansea e Psv), c’è l’idea Rafael per la porta e Dezi per il centrocampo. Chiesto il difensore Luperto e il mediano Gnahoré (prelevato dalla Carrarese)”

El Kaddouri-Napoli, rinnovo fino al 2021 molto vicino

Come riferisce Tuttosport, Ventura ha espresso ufficialmente il desiderio di riavere alle sue dipendenze Omar El Kaddouri. Il Torino ha inoltrato al Napoli la seguente offerta: prestito oneroso fino a giugno per 800mila euro e riscatto a 5 milioni. La trattativa però sembrerebbe quasi impossibile perché El Kaddouri è ormai vicino al rinnovo con il club di De Laurentiis. Contratto fino al 2021 a 1 milione netto a stagione più bonus. Le trattative tra l’entourage del calciatore e il club di De Laurentiis sono in fase molto avanzata e potrebbero concludersi a breve.

La Juve mette i bastoni tra le ruote al Napoli sul mercato: ‘rubati’ due talenti

La Repubblica scrive di un possibile duello di mercato tra Juventus e Napoli, con la squadra bianconera che potrebbe mettere i bastoni tra le ruote alla società di De Laurentiis per quanto riguarda la sessione invernale dei trasferimenti: “C’è anche la Juventus, infatti, dietro alle impreviste difficoltà che sta incontrando il Napoli nel suo tentativo di rinforzarsi: per il presente e perfino in proiezione futura. Il club azzurro aveva adocchiato due giovani di belle speranze: Sensi (Cesena) e Trotta (Avellino). E la stessa resistenza di Cairo per lo stravalutato Maksimovic alimenta il dubbio di una sinergia torinese: già sperimentata con Ogbonna”.

Quarto, i dubbi dei pm. La sindaca di nuovo convocata in Procura

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Il prefetto chiede gli atti al pool anticamorra per valutare l’invio della commissione d’accesso

Non è ancora finita. Rosa Capuozzo  non ha convinto la pubblica accusa e la Direzione distrettuale antimafia torna a sentire, oggi pomeriggio, la sindaca di Quarto.

Intanto il prefetto di Napoli Gerarda Pantalone, come annunciato da Repubblica, ha chiesto per iscritto alla Procura gli atti depositati e quindi non più coperti da segreto, sui quali procedere alla valutazione degli elementi che potrebbero giustificare l’invio di una commissione d’accesso nel comune felgreo. Sono le stesse carte dalle quali ormai emerge con chiarezza che nel primo filone, quello del racket sulle pompe funebri, ci sono già almeno 13 persone indagate.

La Capuozzo si ripresenterà dunque nel palazzo di via Grimaldi alle 14. Per la sindaca di Quarto, è la sesta volta dinanzi agli inquirenti, sempre nella veste di testimone: ma stavolta a porre le domande sarà il procuratore aggiunto antimafia Giuseppe Borrelli, che coordina l’inchiesta del pm Henry John Woodcock.

Saranno verosimilmente affrontati ancora una volta, i nodi che riguardano il voto di scambio aggravato dalla finalità mafiosa, la tentata estorsione messa a segno ai danni del primo cittadino dal suo ex consigliere grillino Giovanni De Robbio, e i tentativi di infiltrazioni mafiose che sarebbero state portate con l’aiuto dell’imprenditore vicino al clan Polverino, Alfonso Cesarano.

Oltre tre ore di faccia a faccia non sono bastate evidentemente, martedì sera, alla Capuozzo, per colmare tutte le lacune della storia e fornire elementi utili al pm. Il primo cittadino, appena espulsa dal Movimento Cinque stelle, sarà poi, martedì prossimo, a Palazzo San Macuto per rispondere alla commissione parlamentare Antimafia.

Intanto la prefettura diretta da Gerarda Pantalone ha chiesto ai pm le carte dell’inchiesta nell’intento di verificare se sussistano i presupposti per insediare la commissione d’accesso nella città dove da venti anni nessun sindaco porta a termine un mandato: un comune già sciolto due volte per infiltrazioni camorristiche.

Ma è l’istruttoria della Procura, a tenere banco in queste ore. Perché, si chiedono i pm, la Capuozzo non ha denunciato le pressioni di De Robbio, il più votato dei grillini? E soprattutto, quando e come erano stati informati i vertici del Movimento di ciò che stava accadendo nell’unica amministrazione campana a guida pentastellata? Nel verbale di martedì, la sindaca ha sostenuto aver compreso solo in un secondo momento la portata intimidatoria delle azioni di De Robbio. Non ho denunciato, ha aggiunto, perché volevo tutelare il Comune. Capuozzo ha inoltre escluso di aver mai parlato direttamente con i leader di M5s di ricatti né delle amicizie pericolose di De Robbio, confermando così quanto affermato dal presidente della commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico e dal vice presidente della Camera Luigi Di Maio. Ma questa ricostruzione contrasta con altri elementi investigativi emersi dalle intercettazioni.

“Le conversazioni via whatsapp che ho avuto con Di Maio rappresentano unicamente la condivisione con i vertici del M5s delle difficoltà politiche che stavamo affrontando”, ha ribadito ieri la Capuozzo in una nota con la quale ribadisce stima al capogruppo Alessandro Nicolais, perquisito insieme a lei lunedì e sentito in Procura come teste.

“È una persona la cui onestà intellettuale e rettitudine morale non sono in contestazione. La decontestualizzazione delle conversazioni pubblicate può indurre in errore”, ha sottolineato il sindaco.

All’esame della Procura ci sono ora 13 nomi. I filoni sono tre: la tentata estorsione aggravata ai danni del sindaco, contestata a De Robbio e al geometra Giulio Intemerato. Il sostegno elettorale garantito a De Robbiodall’imprenditore Cesarano in cambio della possibilità di ottenere la convenzione con lo stadio comunale (ma il sindaco Capuozzo, dopo aver tolto la gestione alla squadra antiracket Nuova Quarto per la legalità, ha affidato l’impianto al Comune), vicenda in cui è indagato anche l’ex consigliere comunale del Pd Mario Ferro. E il racket delle pompe funebri. Proprio da qui, è partita l’indagine che ha scatenato il terremoto nei Cinque Stelle.

* dai nostri inviati DARIO DEL PORTO e CONCHITA SANNINO

Obama chiude sperando nel “triplete” GIANNI RIOTTA*

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Nel 1948 gli exit poll elettorali, condotti solo via telefono, allora gadget di lusso, previdero la vittoria del candidato repubblicano alla Casa Bianca, Dewey, sul presidente democratico uscente Truman. 

Contati i voti vinse invece il saggio Harry Truman, che si fece fotografare ridendo con la prima pagina del «Chicago Daily Tribune» dal titolone sballato «Dewey defeats Truman». La vittoria era la quinta di seguito dei democratici, dopo le quattro presidenze di F. D. Roosevelt e da allora il partito non è più riuscito a vincere le presidenziali per tre volte di fila. Johnson non si ricandida nel 1968, umiliato dal Vietnam, e da quell’anno fino al 1992, i democratici prevalgono solo una volta, nel 1976 con Carter. Gore, con il pasticcio del voto in Florida, non prolunga i due mandati di Bill Clinton, e dunque il sogno del presidente Barack Obama – che nella notte di martedì ha letto l’ultimo discorso sullo Stato dell’Unione – è far vincere l’ex segretario di Stato Hillary Clinton, ottenendo lo storico «triplete», il primo del XXI secolo, e la garanzia che la sua eredità, dalla riforma sanitaria all’accordo nucleare con l’Iran, non verrà smantellata.  

Era un Barack Obama lucido, maturo ma senza gli slanci 2008, quello di martedì. Non ha chiesto nulla al Congresso, controllato dai repubblicani, perché sa che nulla gli sarà concesso, e, per la prima volta, ha ammesso lo scacco che la Storia gli rimprovererà, non essere riuscito, in alcun modo, a ridurre il livore che ottunde il dibattito politico americano. Non voglio un paese che si colori sul volto simboli tribali – scriveva otto anni or sono Obama – siamo americani, non militanti. Con i capelli incanutiti dalla fatica di quello che John F. Kennedy chiamava «il più solitario lavoro al mondo», Obama riconosce la sconfitta «siamo più divisi che mai», dichiarando con umiltà che «sarebbero serviti i talenti di Lincoln o Roosevelt» per unire un paese diviso da crisi economica (la tecnologia distrugge posti di lavoro per gli operai, osserva Obama) e guerra delle identità. 

Senza nominare né i media, né il capofila dei candidati repubblicani, il populista Donald Trump, Obama si chiede come mai i giornalisti diano tanta attenzione alle voci stridule, e mette in guardia il paese: criminalizzare tutto l’Islam isola l’America, non la rende più forte. Né, ammonisce con amaro realismo il giovane Presidente che fece innamorare il mondo, gli Stati Uniti possono costruire libertà e democrazia dove non ci sono, «è l’amara lezione di Vietnam e Iraq». 

Il presidente ha concluso col calore da sermone della chiesa battista, che da qualche tempo accende la sua cerebrale prosa, «continuerò la battaglia da cittadino», richiamando le virtù civiche del votare, del partecipare, del dibattere insieme nella comunità, care all’America dei film di James Stewart, con Mister Smith che va a Washington, di Frank Capra, delle tavole domenicali del pittore Norman Rockwell, una democrazia popolare e condivisa, perduta nell’epoca delle lobby miliardarie e dei candidati loro robot. È la crociata, isolata, del senatore democratico Sanders, socialista del Vermont, che gli ultimissimi sondaggi danno in rimonta sulla Hillary Clinton nei primi caucuses, assemblee elettive, dell’Iowa e alle primarie in New Hampshire. Obama, con cautela, la premia, da «cittadino» si impegnerà contro i troppi soldi in politica. 

Nell’ultimo discorso, in sostanza, un Obama doc, valori, idee, ideali, ma senza piattaforma di contratto negoziale, per condividerli con l’opposizione e senza la spregiudicatezza del politico capace di trasformare le aspirazioni in leggi approvate a maggioranza. I pericoli indicati sono reali, ma ora sarà la Storia a giudicare il presidente Obama, in attesa di ascoltare la voce, prossima e sicura di sé vedrete, del Cittadino Barack. 

* Facebook riotta.it  / lastampa

CivitaNuova. MASSIMO GRAMELLINI*

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Con un’iniziativa senza precedenti, se non forse in qualche villaggio della savana governato da uno stregone particolarmente eccentrico, il sindaco cinquestelle di Civitavecchia ha chiesto al prefetto di sospendere tutti, ma proprio tutti, i consiglieri d’opposizione, rei di avere bloccato l’assegnazione di un appalto dove le ditte in lizza erano un po’ pochine: una. Si spera che il prefetto non assecondi le smanie del primo cittadino. Nel caso lo facesse, Civitavecchia sperimenterebbe l’ebbrezza di un consiglio comunale nelle grinfie del partito unico, con un sindaco fuori controllo che parla a un’aula mezza vuota. Fosse venuto in mente a Renzi, il grillino Di Battista ci avrebbe imbastito sopra un monologo della durata di due tempi regolamentari più recupero sulla deriva della democrazia.

Come era fin troppo prevedibile, il movimento di Grillo sta fallendo nella mancata selezione della classe dirigente. Se in Italia procedi con la pesca a strascico, non tiri su la Svezia, ma pur sempre l’Italia. Bisogna avere il coraggio di riconoscere che il governo dell’uomo qualunque è una boiata pazzesca. Che «uno vale uno» è una boiata pazzesca. Che eleggere il primo cazzone che ha cento amici su Facebook è una boiata pazzesca. Per fare politica ci vogliono persone che escano da una competizione dura dentro partiti strutturati. Ci vuole la Prima Repubblica, ma con una variante fondamentale, giustamente pretesa dai Cinquestelle: il limite dei due mandati, unico vero argine contro la corruzione. Mentre i partiti padronali e i movimenti di protesta sono solo un argine contro l’intelligenza.

*lastampa

Kramer ha detto sì al Napoli

Il Napoli prepara il blitz in Germania per Christoph Kramer: contatti avviati tra il direttore sportivo Cristiano Giuntoli ed il Bayer Leverkusen per fissare un appuntamento al termine della tournèe americana del club tedesco. Novità importante: c’è l’ok del giocatore, consapevole che un trasferimento in Italia può risultare determinante per il suo futuro. A convincerlo sono stati il primato in classifica degli azzurri e la possibilità, concreta, di lottare fino alla fine per lo Scudetto. Lo riferisce Sky Sport.

UFFICIALE – Zuniga in prestito al Bologna

La SSC Napoli, con una nota sul proprio sito, ufficializza la cessione di Juan Camilo Zuniga a titolo temporaneo al Bologna fino al 30 giugno 2016.

Al capolinea. Un patto scellerato LORENZO VIDINO*

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«Zero problemi con i vicini». Era questo il celebre motto con cui Erdogan e Davutoglu ridefinirono la politica estera turca allorché il loro partito, l’Akp, giunse al potere nel 2002.  

Sospinta dal boom economico e da un ritrovato fervore neo-ottomanista, la nuova Turchia si vedeva come una potenza regionale, in progressivo allontanamento da un’Europa che l’aveva respinta e volta a giocare un ruolo guida nel bacino mediorientale. E l’Occidente stesso, Washington in primis, vedeva gli «islamisti moderati» turchi come modelli per la regione e alleati affidabili.  

La realtà turca di oggi, dopo quasi quindici anni di strapotere dell’Akp, è tutt’altra cosa. Internamente, Erdogan, dopo aver coltivato un’immagine di moderato, ha chiaramente dimostrato forti tendenze autoritarie. Nemici politici, militari, giudici e critici vari sono stati eliminati con mezzi che vanno da investigazioni giudiziarie kafkiane alle minacce a, in certi casi, violenza pura. E’ indicativo in tal senso che «Reporters Senza Frontiere» metta la Turchia, Paese che imprigiona più giornalisti di Cina e Iran, al 148mo posto al mondo per libertà di stampa. Le politiche di Erdogan hanno anche portato ad una recrudescenza del terrorismo domestico, sia di matrice marxista-leninista (con vari attentati compiuti dal gruppo Dhkp-c) che curda (visto anche il fallimento dei colloqui di pace con il Pkk). 

Ma i recenti attentati di matrice jihadista in Turchia (di cui quello alla piazza Sultanahmet è solo l’ultimo di una lunga scia) dimostrano il totale fallimento della politica estera turca, in particolare dall’inizio delle Primavere Arabe. Dapprima Erdogan ha supportato il fallito progetto dei Fratelli Musulmani e delle loro emanazioni nella regione, provocando le ire della maggior parte dei regimi arabi. Ma è con l’inizio del conflitto siriano che la vera spirale turca ha inizio. Il supporto cieco per l’opposizione crea tensioni per Ankara non solo con il governo di Bashar al Assad, ma anche con l’Iraq e soprattutto l’Iran, il grande protettore di Damasco. Per non parlare di Mosca, il grande vicino del Nord con il quale le tensioni, in particolare dopo l’intervento russo in Siria, sono al massimo.  

Nonostante questi crescenti problemi, Ankara ha continuato a sostenere vari gruppi dell’opposizione siriana, incluse le più estremiste. I detrattori di Erdogan, curdi in primis, parlano di aperto supporto da parte dei servizi turchi all’Isis, con tanto di forniture di armi e intelligence. Prove provate in tal senso mancano. Ma è evidente che per anni la Turchia ha facilitato l’operato di vari gruppi islamisti operanti in Siria, da Jabhat al Nusra all’Isis stesso, consentendo loro di agire impunemente da entrambi i lati del confine turco-siriano. Che la Turchia sia il punto di passaggio in entrata e in uscita per le migliaia di foreign fighters europei (attentatori di Parigi inclusi) è risaputo. Come è ben noto che il governo turco abbia consentito scambi commerciali clandestini, quali quello del petrolio, che hanno permesso all’Isis di arricchirsi.  

Questa politica scellerata ha portato Ankara a scontrarsi non solo con le varie forze regionali, mutando la politica dello «zero problemi con i vicini» in quella del «molti problemi con tutti i vicini», ma anche con l’Europa e l’America. Tutto ciò ha comportato una scia di attentati di matrice jihadista che non pare fermarsi. Negli ultimi mesi, infatti, da quando la Turchia, nonostante le sue ambiguità, si è unita alla coalizione internazionale anti-Isis, il network di cellule e strutture di supporto creato dall’Isis in tutta la Turchia ha cominciato a mobilitarsi per compiere attacchi. Gli obiettivi svariano dall’opposizione curda a turisti stranieri (com’è accaduto ieri). Ma anche obiettivi militari, civili e politici turchi. La strategia di Erdogan pare aver avuto un effetto boomerang e, ora che il governo turco cerca di staccare il cordone che lo lega al jihadismo in salsa siriana che ha nutrito per anni, non ci si può aspettare altro che una risposta di sangue da parte dell’Isis.  

 

*Lorenzo Vidino è il direttore del Programma sull’Estremismo alla George Washington University  / lastampa