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Mattarella da Obama, insieme sconfiggeremo terrorismo (Video)

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Washington – Un incontro lungo 40 minuti più del previsto quello di ieri tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Barack Obama alla Casa Bianca, a testimonianza l’importanza dell’Italia come partner per gli Usa e dell’importanza dei temi in gioco.

“I legami tra Italia e Stati Uniti non potrebbero essere più stretti”, ha tenuto a sottolineare Obama al termine della riunione, la prima per Mattarella da capo dello Stato alla Casa Bianca dove è stato accompagnato dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Il presidente americano ha parlato di una “grande affinità, da subito” con Mattarella che come lui è stato professore di diritto costituzionale. “Come stretti alleati Nato e membri della campagna contro Isis – ha proseguito il comandante in capo – abbiamo discusso della situazione in Iraq e Siria e ho ringraziato il presidente per il forte contributo dell’Italia nell’addestramento delle forze di polizia…e per il cruciale ruolo che avrà l’Italia nella protezione della diga di Musul, una questione di estrema importanza per il popolo iracheno”.

Sul tavolo anche la Libia e lo sforzo comune per la creazione di un governo di unità nazionale senza il quale gli Stati Uniti hanno escluso la possibilità di un intervento militare.

Sulla crisi dei migranti, che Obama ha definito una “questione globale” e non solo europea, il presidente Usa ha illustrato a Mattarella la sua proposta, ancora allo stato embrionale, di affidare alla Nato un ruolo anche umanitario. Un tema con il quale discuterà anche con il premier italiano Matteo Renzi e con il presidente francese Francois Hollande mentre con la cancelliera Angela Merker ne ha già discusso. 

Mattarella, ringraziando Obama per l’invito , ha sottolineato come l’amicizia tra i due paesi che da 70 anni “sanno di poter contare l’uno sull’altro” consentirà di “superare le molte nuove sfide che si presenteranno e di sconfiggere i nemici della pace, della libertà e dei diritti umani”.

Contro il terrorismo e di fronte alla attuale tragedia dei rifugiati “è nel quadro transatlantico che possiamo sperare di avere successo – ha rimarcato Mattarella – e ovviamente l’Italia e gli Stati Uniti sono impegnati insieme”.

In vista delle prossime tappe dalla missione del capo dello Stato, a New York e a Houston, “sono sicuro che ovunque andrà – ha concluso Obama – riceverà la stessa calorosa accoglienza non solo per gli incredibili legami tra l’Italia e l’America ma anche per gli straordinari sacrifici compiuti dai nostri popoli per creare un mondo migliore”. 

Un’unica autorità per governare l’euro

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OGGI l’Europa si trova a un bivio. La crisi del debito non è del tutto terminata, e in molti Stati membri la disoccupazione rimane elevata. L’ascesa del terrorismo e l’ingente afflusso di profughi sono dei problemi che non potranno rimanere senza risposta. In Francia come in Germania, qualcuno può avere la percezione che la solidarietà europea, su questi due punti, sia carente. Altri arrivano addirittura a rimettere in discussione il progetto europeo, e le tendenze nazionaliste in diversi Stati membri si stanno accentuando. Tuttavia, come cittadini europei impegnati, noi siamo del parere che il futuro dell’Europa non possa poggiare su una rinazionalizzazione, ma al contrario debba passare attraverso un rafforzamento delle sue basi. Gli europei condividono valori forti, un modello sociale equo e una moneta solida. È questo il patrimonio su cui dobbiamo costruire. Premesso ciò, va detto che la crisi del debito sovrano ha scosso la fiducia nell’Unione economica e monetaria europea. Malgrado le differenti misure in atto per migliorare la stabilità della moneta unica, il quadro strutturale presenta insufficienze gravi. Non solo: la zona euro patisce la debolezza della crescita economica. Se è vero che la politica monetaria ha apportato sostegno all’economia della zona euro, è vero anche che non è in grado di generare una crescita duratura, dunque non costituisce l’argomento principale di questo editoriale. Sono necessare altre politiche economiche. Per rafforzare la prosperità e la stabilità della zona euro è necessario erigere tre pilastri economici: programmi di riforme strutturali nazionali portati avanti con determinazione, un’unione ambiziosa di finanziamenti e investimenti e una gestione migliore dell’economia.
Il fardello demografico. Programmi di riforme strutturali condotti con determinazione sono essenziali per rafforzare crescita e occupazione. Cominciamo dalla Francia: il funzionamento del mercato del lavoro necessita di miglioramenti e va affrontato il dualismo fra contratti a tempo determinato e indeterminato; al di là del credito di imposta per competitività e occupazione, sono necessarie altre misure per ridurre il costo degli impieghi non qualificati; il sistema di istruzione e formazione va riorganizzato per creare vie d’accesso al lavoro per i giovani, la promozione dell’apprendistato potrebbe rappresentare la via migliore. Sui mercati di beni e servizi, la concorrenza va rafforzata sopprimendo le barriere in entrata e in uscita, in particolare nei servizi. Sul debito pubblico, si dovrebbero proseguire gli sforzi intrapresi per raggiungere livelli più sostenibili: la disciplina di bilancio va rafforzata con una gestione più rigorosa delle spese.
Anche la Germania, a dispetto della situazione economica più favorevole, deve proseguire sulla strada delle riforme: le tendenze demografiche dovrebbero comportare una diminuzione della popolazione attiva, e l’afflusso di rifugiati a cui assistiamo non cambierà le cose in modo significativo. Il risultato sarà un rallentamento della crescita nel lungo periodo. Due sono le leve principali per agire: innalzare l’età di pensionamento, per allinearla all’aspettativa di vita, e accrescere il tasso di attività, in particolare incoraggiando più donne a prendere parte al mercato del lavoro. I servizi per l’infanzia e i servizi educativi vanno migliorati e sviluppati. Il sistema fiscale e di ridistribuzione tedesco può essere modificato per stimolare la ricerca di un impiego retribuito. È necessario varare misure decise per garantire ai rifugiati che resteranno nel Paese le conoscenze linguistiche e le competenze professionali necessarie per trovare lavoro. Inoltre, gli ostacoli all’aumento della produttività potrebbero essere eliminati riducendo le barriere in entrata, per esempio con la liberalizzazione e la deregolamentazione delle professioni, o con la rimozione dei vincoli alla creazione di un’impresa.
Un’insufficiente mobilizzazione del risparmio.
Oltre a riforme strutturali su scala nazionale, sono necessarie misure a livello europeo per rafforzare la crescita. La soppressione delle barriere esistenti alla creazione di un mercato comune nei servizi e nel digitale consentirebbe di moltiplicare i benefici prodotti dall’integrazione dei mercati dei beni.
La seconda tappa importante sulla strada del rafforzamento della zona euro riguarda l’implementazione di un programma ambizioso di “unione dei finanziamenti e degli investimenti”. Infatti, una delle sfide principali riguarda il paradosso di un risparmio abbondante che non viene sufficientemente mobilizzato per investimenti produttivi. L’Europa può fare di più per colmare il divario, l’emissione di azioni sembra l’evoluzione più promettente. In Europa il peso dell’emissione di azioni fra gli strumenti di finanziamento delle imprese è la metà che negli Stati Uniti, mentre il finanziamento attraverso il debito è il doppio. Questo è un problema, perché il finanziamento attraverso l’emissione di azioni è il modo migliore per condividere i rischi e le opportunità, e per sostenere l’innovazione. Per esempio, il mercato borsistico americano, caratterizzato da una forte integrazione, è in grado di ammortizzare il 40% di uno shock economico che interessa un singolo Stato, perché i guadagni e le perdite delle imprese vengono distribuiti fra i proprietari sull’insieme del territorio.
Condivisione di sovranità. Nella zona euro, questa forma di condivisione dei rischi è quasi inesistente. Avvicinarsi ai livelli Usa consentirebbe di diventare un’unione monetaria più solida. Il progetto della Commissione europea di creare una “unione dei mercati dei capitali” offre risposta ad alcuni problemi. Prese singolarmente, iniziative come “l’unione dei mercati dei capitali”, il piano Juncker per gli investimenti e il completamento dell’unione bancaria (una volta soddisfatte le condizioni preliminari) non sarebbero realmente significative, mentre sotto una forma più razionalizzata e ribattezzata “unione dei finanziamenti e degli investimenti” riuscirebbero, collettivamente, a canalizzare meglio il risparmio verso investimenti produttivi.
Infine, sulla politica economica e di bilancio, è necessario rafforzare la governance della zona euro. L’asimmetria fra sovranità nazionale e solidarietà comune costituisce una minaccia per la stabilità della nostra unione monetaria. Sfortunatamente, il quadro di coordinamento che era stato istituito come meccanismo di salvaguardia non è bastato a evitare il deterioramento delle finanze pubbliche e l’accumulo di squilibri economici, come ha dimostrato in particolare la crisi greca. Ci troviamo a un bivio e la domanda a cui rispondere ora è: come uscire da questa situazione subottimale? Una maggiore integrazione appare la soluzione più semplice per ripristinare la fiducia nell’euro, perché favorirebbe strategie comuni su finanze pubbliche e riforme e, di conseguenza, favorirebbe la crescita. A tal fine, sarebbe necessario che gli Stati membri della zona euro acconsentissero a una condivisione della sovranità e dei poteri a livello europeo, cosa che comporterebbe una più grande responsabilità democratica.
In questo nuovo contesto, la zona euro poggerebbe su una base istituzionale più solida, che dovrebbe fondarsi sull’idea centrale dell’integrazione monetaria europea, quella per cui l’Unione economica e monetaria apporta stabilità e crescita. Concepire il nuovo quadro è un compito che spetta ai leader politici, ma potrebbero partire, per esempio, dai seguenti elementi: un’amministrazione europea efficace e meno frammentata per costruire un Tesoro unico per la zona euro, con un consiglio di bilancio indipendente; un organo politico più forte per prendere le decisioni politiche, sotto il controllo del Parlamento. Queste nuove istituzioni consentirebbero di ristabilire l’equilibrio fra responsabilità e controllo.
Responsabilità e controllo. Tuttavia, se i governi e i Parlamenti della zona euro dovessero tirarsi indietro sulle implicazioni politiche di un’Unione vera e propria, l’unica opzione rimarrebbe un approccio decentralizzato fondato sulla responsabilità individuale e su regole più stringenti. In questo scenario, le regole di bilancio, già rafforzate, con il fiscal compact e il semestre europeo, dovrebbero essere completate. In questo sistema di maggiore responsabilità individuale, dovremmo assicurarci anche che il rischio, compreso quello legato alle esposizioni debitorie degli Stati, venga tenuto in considerazione da tutti gli operatori, non foss’altro che per ridurre la vulnerabilità delle banche in caso di turbolenze che interessano il debito sovrano.
Inoltre, sarebbe necessario esaminare come coinvolgere meglio gli investitori privati nei piani di salvataggio previsti nel quadro del Meccanismo europeo di stabilità, e come concepire un processo di ristrutturazione del debito sovrano che non metta a rischio la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso. Andare in questa direzione consentirebbe di conservare la sovranità nazionale in seno alla zona euro, con un livello di solidarietà conseguentemente più basso. È questa l’altra opzione nella direzione di un riequilibrio fra responsabilità e controllo.

* Jens Weidmann è presidente della Bundesbank, François Villeroy de Galhau è governatore della Banca di Francia
(Traduzione di Fabio Galimberti)
 

di JENS WEIDMANN e FRANCOIS VILLEROY DE GALHAU *

Insigne vuole convincere Conte, sta facendo di tutto!

Lorenzo Insigne ci spera, ma sa che non sarà facile: ha fatto fin qui 10 gol e 10 assist col Napoli eppure non sa se basteranno per conquistare la maglia della Nazionale per l’Europeo. L’edizione odierna del Corriere della Sera dedica un lungo focus al numero ventiquattro azzurro, anche in prospettiva Nazionale dove sta cercando di riconquistare la fiducia del ct: “il 7 ottobre chiese di lasciare il ritiro della Nazionale. Nemmeno al Mondiale brasiliano Insigne brillò per la sua capacità di fare gruppo, tuttavia non si può dire che adesso non stia facendo sul campo di tutto e di più per meritarsi il posto in Nazionale. E la pura sofferenza che Insigne esprime ogni volta che parla della maglia azzurra fa capire che forse la lezione è servita, che il napoletano è pronto a tornare a testa china in Nazionale. E che la sfida dello Stadium vale doppio”.

Svolta in Valsusa, il cantiere Tav apre alle visite guidate. MARIACHIARA GIACOSA*

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Virano: “E’ la nostra nuova sfida: chiunque potrà entrare e chiedere informazioni”. Ma è polemica

Svolta in Valsusa. I cantieri della Torino Lione saranno aperti al pubblico. Non solo per i gruppi di scolaresche o i parlamentari in ispezione, come è avvenuto finora, ma “per chiunque voglia vedere da vicino e avere informazioni su quest’opera”. Non solo aperti, ma allestiti, con proiezioni, materiale, installazioni “il cui appeal comunicativo non sia solo affidato alla vista del cantiere e dei lavori, ma sia l’occasione per trasmettere informazioni sul progetto e su ciò che si sta facendo in Europa e nel mondo”. E’ la sfida di Mario Virano, presidente di Telt, secondo cui la galleria della Maddalena, o la discenderia di Saint Martin La Porte, dove qualche esperimento in questo senso è già stato fatto, devono diventare “luoghi dove sia possibile parlare con la gente”.

Una svolta radicale per un’opera che ancora oggi mobilita in val di Susa centinaia di agenti per sorvegliare il cantiere ancora nel mirino del movimento “No Tav”. Ma l’ipotesi di cantiere trasparente e aperto non convince tutti. “In realtà è il contrario. E’ un’ area militarizzata, resa inaccessibile alla popolazione a colpi di ordinanze prefettizie”. Così Francesca Frediani, consigliere regionale M5S, interviene in merito all’annuncio di Virano. Frediani osserva che “non si possono ottenere nemmeno informazioni complete relative ai monitoraggi ambientali condotti dallo Spresal, dal momento che su alcuni documenti ufficiali vige il segreto istruttorio a causa di un’indagine in corso”. “Prima dell’arrivo delle ruspe – aggiunge – la località era davvero un bene comune sia sotto il profilo ambientale che sotto quello culturale” Ma Viranotira dritto. “Il concorso lanciato da Telt all’inizio dell’autunno per scegliere il nuovo logo dell’opera è partito dalla considerazione che uno dei primi atti del movimento contro la globalizzazione era stata la messa al bando dei loghi, considerati brand di società che conquistano le terre e ‘catturano’ i valori dove si insediano. Invece, Telt ha dimostrato che il logo siamo noi, sono i giovani, è un motivo di festa” .

Arancia meccanica nell’hinterland napoletano, presa banda di albanesi

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Vittime seviziate e minacciate di morte, denti cavati e percosse. I raid partivano da Caivano

Irruzione notturna in ville isolate, stile Arancia meccanica. Vittime seviziate. Botte, denti cavati, minacce di morte. Incursioni perfettamente organizzate. Sono i metodi che utilizzava la banda sgominata dai carabinieri della Compagnia di Casoria. La base della banda era Caivano, da lì partivano con potenti auto rubate e modificate, recuperavano le armi dai nascondigli e raggiungevano gli obiettivi nelle zone isolate delle province campane e lucane.

Nel corso delle indagini sono state registrate fughe rocambolesche, sparatorie, posti di blocco forzati e vetture speronate. Le investigazioni, coordinate dalla Procura della Repubblica Napoli Nord e condotte dai carabinieri della Compagnia di Casoria, hanno permesso l’emissione di misure cautelari nei confronti di tre persone, ritenute responsabili di diverse rapine in villa e componenti di un gruppo di rapinatori albanesi composto da otto persone.

Presa banda di albanesi, rapine in stile “Arancia meccanica”

Le vetture scelte dagli indagati per gli spostamenti sempre velocissime e di provenienza furtiva. Venivano poi modificate con l’installazione di un sistema rapido per la sostituzione delle targhe, inserendo quelle corrispondenti a veicoli rubati durante i colpi e quelle “pulite” durante i sopralluoghi per la selezione degli obiettivi da depredare.

Sarri si affida ai suoi pilastri: sempre presenti!

In campionato 24 gare su 24: cinque azzurri non sanno cosa sia il turn over e rappresentano i veri e propri pilastri di Maurizio Sarri. Sono Pepe Reina, Raul Albiol, Marek Hamsik, José Callejon e Gonzalo Higuain. Il Corriere dello Sport scrive: “c’è chi ha poteri forti, un fisico bestiale, uomini che sembrano non deambulino mai sull’orlo di una crisi di nervi (fisica, mica psicologica), gente come Reina e come Albiol che tante ne ha viste (e ne ha vinte) ed altrettante vuole scoprirne”, “Hamsik è diventato altro, s’è preso il Napoli, se l’è tenuto in spalla – per ciò che deve – ed ha rovistato quasi nell’intero campionato sin qui giocato“, su Callejon “ventiquattro su ventiquattro, restando a zonzo per i campi, ora a destra e ora in mezzo e ora a sinistra, ed «appena» («appena») 1753 minuti, però vissuti ad altissima velocità“, su Higuain “ha dovuto rinunciare soltanto a 150 minuti: è la bulimia degli attaccanti, dei bomber, di chi avverte che è in corso una magìa, un incantesimo e non vorrebbe spezzarlo mai, fosse anche un istante soltanto“. 

Scontro fra treni in Baviera: otto morti, più di 100 feriti

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L’incidente a 40 chilometri da Monaco. Più di cento i feriti. Molti vagoni sono usciti fuori dai binari e si sono capovolti

BERLINO – Scontro tra due treni in Baviera. Secondo le prime informazioni, ci sono diversi morti: probabilmente otto. Un centinaio di persone sarebbe rimasto ferito. Lo riferiscono i media locali, citando la polizia. L’incidente è avvenuto all’altezza di Bad Aibling, sulla linea tra Rosenheim e Holzkirchen, circa 60 chilometri a sud-est di Monaco. 

Alcuni vagoni di uno dei due treni sono finiti fuori dai binari e, secondo alcuni media locali, sono finiti in un depuratore. L’incidente ha avuto conseguenze anche su alcune auto che si sono rovesciate e la situazione è ancora molto confusa. Elicotteri e ambulanze sono sul posto.

Tutti i collegamenti ferroviari della zona sono bloccati.

“Al momento stiamo parlando di circa 100 persone ferite, un certo numero in modo grave, e di numerosi morti”, ha confermato il portavoce della polizia Martin Winkler. L’emittente Br24, che conferma il bilancio, riferisce di almeno 10 persone in gravi condizioni.

Piazza Affari tenta il rimbalzo ma lo spread Btp/Bund sale a 150 punti

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I mercati asiatici soffrono e il Nikkei crolla a -5,40%, soffrono tutti i titoli bancari

Avvio di seduta positivo per la Borsa di Milano. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib segna un rialzo dello 0,56% a 16.535 punti. In luce Bper (+1,46%) e Bpm (+1,92%), scivola Ferrari (-1,89%) mentre non fa prezzo Fca (-0,93% teorico). In territorio positivo anche le altre Borse europee ma con progressi modesti.

Spread apre ancora in rialzo – Lo spread tra Btp e Bund apre ancora in rialzo superando i 150 punti (154,2) portandosi sui livelli dell’estate 2015 con un rendimento all’1,74%. Il differenziale tra i Bonos spagnoli e il decennale tedesco si porta oltre 160 punti (161) con un tasso all’1,8%. Ieri lo spread aveva chiuso a 146 punti dopo un’apertura a 123.

Tokyo crolla a -5,40% –  Mercati asiatici in caduta sulla scia dei nuovi timori sull’andamento dell’economia globale che provocano un’ondata di vendite dei titoli bancari. L’indice giapponese Nikkei chiude a -5,40% a 16.085 punti. Sono in discesa le Borse anche nelle Filippine, in Indonesia, Thailandia e Nuova Zelanda. Le Borse cinesi sono chiuse per la festa del nuovo anno lunare. 

Wall Street: chiude in rosso ma in recupero
 – Alla fine in un tentativo di rally da parte dei titoli energetici, Wall Street è riuscita a recuperare un po’ di terreno, pur terminando la seduta in rosso dopo una giornata di forti cali. Il Dow Jones – che nel corso della seduta era arrivato a perdere fino a 401 punti – ha chiuso in ribasso di 177,92 punti, a -1,10% a quota 16027,05. Questo dopo una giornata molto difficile per Wall Street, una delle peggiori dal crollo di gennaio, a causa di tre motivi fondamentali: da un parte hanno pesato i timori sull’economia globale.

Un altro elemento che ha pesato sul cattivo andamento di Wall Street è stato il petrolio, che ieri ha chiuso in forte calo, a -3,9%, la performance peggiore dallo scorso 21 gennaio. Il terzo elemento di instabilità sono le attese del mercato per la testimonianza del numero uno della Fed Janet Yellen davanti al Congresso prevista per mercoledì e giovedì. Ma soprattutto si valuta anche la possibilità che la banca centrale americana alzi i tassi di interesse, dopo la storica decisione di dicembre.

tgcom24

Se i greci tirano la cinghia i nordici cercano sole e arte STEFANO STEFANINI*

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Nell’epoca di Ryanair, dei villaggi turistici tropicali e delle frontiere aperte di Schengen, più della metà degli italiani non mette piede fuori dal Bel Paese. Con un Canale da traversare e con documenti da esibire, quasi tre quarti dei britannici si affacciano regolarmente fuori dalle loro isole.  

Solo evasione dalla pioggia e dalle nebbie?  

Schengen è importante, e non soltanto per quanto costerebbe rinunciarvi in rallentamento di crescita e perdita di competitività. È, come l’euro, una prova tangibile che l’Europa c’è, a beneficio dei cittadini. Scopriamo però forti discrepanze nazionali nell’approfittarne. Con un colpo di spugna il Trattato ha cancellato le frontiere fisiche non quelle psicologiche e sociali, radicate nella vita di ogni giorno e nei comportamenti della gente comune.  

Cosa dicono queste cifre? Molte cose ovvie. I nordici (da sempre) viaggiano alla ricerca del sole. Ai lussemburghesi basta distrarsi per qualche decina di chilometri per ritrovarsi all’estero; sloveni, belgi, olandesi non stanno molto diversamente. Viaggiare costa. Con la consolazione di mare e isole in abbondanza, i greci hanno tirato drammaticamente la cinghia; portoghesi e spagnoli non molto meno. In Europa orientale il turismo all’estero è ancora un lusso che poco più di un terzo della popolazione può permettersi. 

Clima, geografia, reddito spiegano molto. Non tutto. Il 90% degli olandesi, norvegesi, svedesi, danesi, l’80% dei tedeschi e il 70% dei britannici rivelano anche una propensione al viaggio e alla scoperta che evidentemente altri paesi non avvertono. Vi confluiscono abitudini, culture, inconsci ricordi coloniali. Gli italiani sono più attaccati al bel suol natio, spiegano «viviamo nel Paese più bello del mondo» (non a lungo se non lo conserviamo tale…). I francesi, non certo di meno quanto a vanto nazionale, sono a metà strada (con una Francia oltremare che non conta come estero Polinesia e Martinica).  

Queste statistiche non colgono il fenomeno di chi, per affari, studio e lavoro, viaggia frequentemente: imprenditori, italiani in testa pronti a saltare in aereo dovunque si presentino opportunità, dal Pakistan al Paraguay; la generazione Erasmus; i giornalisti come quelli che scrivono su queste colonne, i militari in missione, i politici, i diplomatici, gli artisti, gli scienziati. Ma sono (siamo) una minoranza. Le medie nazionali di giorni all’estero (8,4 per l’Italia) sono rivelatrici.  

Minoranza numerosa ma sempre elitaria. Mancano qui dei dati, ma si può osservare una certa uniformità nella somma fra chi non viaggia mai e chi viaggia solo una volta all’anno: il numero di chi viaggia almeno due volte all’anno si aggira per tutti i paesi, certo per i quattro maggiori (Francia, Germania, Italia, UK), intorno al 70%.  

I comportamenti sono dunque significativamente più uniformi in queste minoranze che nelle intere popolazioni nazionali. E segnano la direzione di marcia, guardando alla generazione di Erasmus e dei social media. Il pericolo è però di sottovalutare le diversità che permangono nel restante 30% dei cittadini e di sottoporli ad un prematuro rullo compressore di uniformità regolamentari. Non meravigliamoci se rispondono con l’anti-europeismo. 

L’Europa contemporanea è fatta di differenze nazionali e culturali che vanno rispettate. Come dimostrano queste cifre, i comportamenti non si unificano, se non nelle medie statistiche.  

 
Alcuni diritti riservati.

Ecco come Sarri ha festeggiato il successo contro il Carpi

Come riferisce La Gazzetta dello Sport, Maurizio Sarri ha festeggiato con una abbondante cena la vittoria contro il Carpi. L’allenatore azzurro è uno che non mangia mai prima delle partite. Sarri ha passato un normale lunedì di lavoro nonostante la squadra non avesse allenamento. Ieri ha visto e rivisto tutte le partite della Juve, soprattuttoquello allo Stadium. Il tecnico non vuole lasciare nulla al caso. Mercoledì è prevista una doppia seduta d’allenamento.

Altro che divieto, i tifosi del Napoli saranno allo Juventus Stadium

La Repubblica scrive: “Questa è una partita speciale e non tutti i napoletani si sono arresi. Gli infiltrati (difficile quantificarli) non sono ultrà. I più sono residenti al nord, con parenti e amici (in prelazione ogni possessore delle card bianconere poteva comprare 4 tagliandi) disposti a dare asilo ai “nemici”. Altri si sono spinti oltre, arrivando in tempi non sospetti a sottoscrivere la tessera del tifoso della Juve. “Mi sono dato un pizzico sulla stomaco, però ne vale la pena”, si vantava ieri un anonimo, sui social. Su internet c’è però anche chi specula: offrendo a prezzi maggiorati i biglietti”

Attacco, difesa e ambiente: come arrivano Juventus e Napoli alla partita scudetto

Meno sei, poi si scenderà in campo e ogni statistica andrà in fumo. Intanto, però, ci affidiamo proprio ai numeri per comparare Juventus e Napoli: due compagini estremamente diverse, nella mentalità e gioco, che si vedranno l’uno contro l’altro, sabato, mentre Carlo Conti presenterà il suo nuovo Sanremo. Uno scontro nello scontro, tra chi vorrà vedersi il big match e chi la finale del festival. Ma questa è tutta una altra storia. Attacco, difesa e ambiente: ecco come arrivano Juve e Napoli alla partita scudetto. 

L’ATTACCO- Il miglior attacco contro il secondo. Higuain, 24 gol in 24 partite, vs Paulo Dybala, a 13 gol, ma dal talento infinito. 53 gol, quelli azzurri; 45, quelli bianconeri. Eccezionali. Per entrambi i club. Con gli azzurri a 9 reti più in là, ma con un Pipita in stato di grazia, in grado di segnare e far vincere le partite da solo. Dicono, generalmente, che a vincere lo scudetto sia la miglior difesa, accaduto 23 volte, ma succede, quasi sempre, che a trionfare, in realtà, sia il miglior attacco(24 volte). Un messaggio chiaro ai partenopei, ma anche ai bianconeri che possono contare su un pacchetto offensivo di tutto rispetto, con Dybala, Zaza, Morata e Manduzkic, al momento out per infortunio. 

LA DIFESA- Quella della Juventus non ha rivali: su 32 partite sono stati solamente 15 i gol subiti. Merito di uomini che si conoscono alla perfezioni e di un portiere, ancora il miglior al mondo, che non ha intenzione di abbassare la saracinesca. A tre o a 4 non importa: Allegri ha educato i propri ragazzi a scendere in campo in ogni modo e per ogni evenienza. Non spaventa quindi l’assenza di Chiellini. Dall’altra parte, il Napoli che, con l’inserimento di Pepe Reina, Hysaj, Chiriches e la rinascita di Albiol e Koulibaly, ha ripreso fiducia e consapevolezza dei propri mezzi. Sono solo 19, infatti, le reti subite dal portierone azzurro. Non male per una squadra che, soltanto l’anno scorso, ne ha subite 73. 

FATTORI AMBIENTALI- Sarà un clima disteso, quello dello Stadium, almeno per i tifosi bianconeri, abituati a vincere e consapevoli che questa è solo una partita. Faranno sentire, però, la loro voce, come consuetudine, per spingere la loro squadra fino alla fine. Diversa sarà la vigilia per i tifosi azzurri, ad un passo dalla storia. Lo scudetto è lì, che si vede, allora questa partita non è come tutte le altre. Non ci saranno a Torino, ma si faranno comunque sentire, aspettando la squadra al ritorno e facendo gruppi di ascolti davvero consistenti. 

Buona la prima dell’ “Amleto di Shakespeare”, il principe del dubbio

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La prima dell’ “Amleto di Shakespeare”, opera messa in scena questa sera al Sociale di Brescia da Ninni Bruschetta, si è conclusa con un buon successo di pubblico che ha omaggiato, con un lungo applauso, la notevole prova recitativa di Angelo Campolo (e di tutta la compagnia) che, nel ruolo di Amleto, il principe del dubbio, riesce a far partecipe il pubblico del suo intimo dolore e sgomento per la perdita del padre acuita dal disgusto verso la madre che, a pochi mesi dalla sua morte, ne sposa il fratello.

Una scenografia minimale fa da cornice a tutta l’opera permeata dal dinamismo di Angelo Campolo che ben riesce a dar corpo e anima alla figura di Amleto rendendocelo come se fosse un principe strafottente e, nel contempo, dolorosamente romantico che decide di essere folle pur essendo sempre padrone della propria follia.

Con Angelo Campolo (Amleto), si presentano ed alternano sulla scena Antonio Alveario (Polonio), Celeste Gugliandolo (Ofelia), Maria Sole Mansutti (Gertrude), Emmanuele Aita (Claudio), Giovanni Boncoddo (il fantasma), Maurizio Puglisi (il becchino), Lelio Naccari (Valtemand – Fortebraccio), Simone Corso (Marcello), Francesco Natoli (Orazio), Dario Delfino (Rosencranzt), Diego Delfino (Guildestern), Fabrizia Salibra (attrice regina), Luca D’Arrigo ( 1° attore prete), Stefano Cutrupi (Bernardo), Ivan Bertolani (Laerte), Michele Falica (Francisco – Osric) e con Riccardo Organti e tutti contribuiscono al continuo sfaldarsi della scena che subito si ricompone nell’ordito della notevole trascrizione scenica voluta da Bruschetta che, per scelta, ha voluto portare sul palco una lettura fedele dell’opera di Shakespeare senza perdere d’occhio la necessità di renderlo leggibile al pubblico d’oggi, pubblico che, a quanto abbiamo potuto constatare questa sera al Teatro Sociale, era tanto numeroso da riempire il Teatro in ogni ordine con anche una notevole presenza di giovani, e tutti hanno mostrato, con un interminabile applauso che ha richiamato al proscenio la compagnia per ben tre volte, di aver gradito la rappresentazione.

Domani sera si replica, sempre con inizio alle 20.30, e siamo certi che sarà replicato anche il successo di questa piacevole ed interessante serata.

Cristina Adriana Botis

Sportitalia- Giuntoli lavora per Emanuel Mammana: le ultime

Il calciomercato è ufficialmente finito: Cristiano Giuntoli, però, pare non essere d’accordo. Il direttore sporitivo, infatti, starebbe ancora super attivo, tra Italia e Sudamerica, in ricerca di nuovi campioni di aggiungere alla rosa, già ricca di grandi nomi. Secondo Sportitalia, infatti, gli azzurri sarebbero seguendo attentamente Emanuel Mammana, difensore del River Plate, che tanto piace anche a Fiorentina e Milan. Con i viola che, tuttavia, avrebbero mollato un po’ la presa visto l’oneroso cartellino. Sarebbero, infatti, 9 i milioni di euro necessari per portare a casa il ragazzo. 

Inter, Eder è sicuro: “Ci siamo anche noi per lo scudetto, Juve e Napoli avranno difficoltà”

C’è anche l’Inter nella lotta per lo scudetto. Eder, neo attaccante neroazzurro, ne è sicuro:  “Juventus e Napoli sono scappate e il distacco ora è di tanti punti, ma come loro hanno passato momenti difficili all’inizio mentre l’Inter volava adesso sta accadendo a noi e chissà che non possa ricapitare anche a loro. Quando ci sono così tanti punti disponibili bisogna crederci sempre. Dobbiamo allenarci bene e così il risultato arriva“. 

Il Napoli di Sarri è nella storia, superato il record di Bianchi. (Pasquale Ammora)

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Di sicuro ieri contro il Carpi non è andato di scena il miglior Napoli della stagione, la squadra non ha concesso nulla eppure non ha avuto la solita precisione in fase offensiva, complice l’ atteggiamento tattico degli avversari e alcune clamorose sviste arbitrali. Un partita statica che si sblocca solo al 69’ del secondo tempo quando Gonzalo Higuain trasforma un calcio di rigore per un abbraccio in area di rigore ai danni di Koulibaly.

Tanto basta per portare a casa i tre punti e centrare l’ottava vittoria consecutiva in campionato, record assoluto nella storia del club. Con lo splendido filotto Sarri si è tolto la soddisfazione di superare la striscia vincente di un certo Ottavio Bianchi, l’ allenatore che portò il primo Scudetto a Napoli. 

Una cavalcata straordinaria degli azzurri che dopo lo 0-0 contro la Roma in campionato hanno solo vinto. Dopo aver chiuso il 2015 con il sonoro 3-1 all’ Atalanta, il Napoli ha cominciato alla grande il 2016 battendo nell’ ordine Torino, Frosinone, Sassuolo, Sampdoria, Empoli ,Lazio e Carpi impostando il suo gioco straordinario in casa e in trasferta.

Un rendimento che risulta ancora più incredibile se si considerano i numeri spaventosi, primo fra tutti il dato relativo ai gol realizzati: 25 solo nelle ultime otto uscite. Sarri può essere soddisfato anche del reparto difensivo che col passare del tempo acquisisce sempre più compattezza, la porta di Reina è rimasta inviolata nelle ultime due partite.

Il Napoli della stagione 1987/88 invece riuscì a battere,tra gennaio e febbraio, in ordine Fiorentina, Sampdoria, Cesena, Ascoli, Pisa, Avellino e Pescara per poi fermarsi contro la Roma di Liedholm, altri tempi e altro calcio.

CAMPIONATO BERRETTI, ISCHIA: ”SOLO UN PAREGGIO CONTRO L’AQUILA, CHE PECCATO”

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Si allunga la serie positiva dell’Ischia ma nelle fila gialloblù serpeggia il rammarico perché c’erano buone possibilità di fare bottino pieno. Nelle prime battute l’Ischia si fa sorprendere dagli abruzzesi che finalizzano un’azione di rimessa, finalizzata da Faal. La risposta ischitana non si fa attendere. Belmonte riceve da Pistola, controlla e insacca a fil di palo. I ragazzi di Porta potrebbero ribaltare il risultato con D’Angelo ma il tiro a botta sicura viene respinto da un difensore. Poco dopo Agrillo, da posizione invitantissima, al volo sfiora il montante. Gli abruzzesi chiudono la prima frazione sulla difensiva, puntando esclusivamente al contropiede.Nel secondo tempo un fallo in area di Agrillo causa un calco di rigore che Pirrò trasforma, spiazzando D’Errico. Entra Borrelli che piazza un assist per D’Angelo: l’attaccante da sottomisura fa 2-2. L’Aquila colpisce una traversa con Pommelli. L’Ischia continua ad attaccare e a sua volta centra la trasversale con una bordata di Borrelli al volo da trenta metri. I gialloblù si fanno preferire. Al 35’ Di Bello serve Vincenzi che sciupa l’occasione per conquistare i tre punti. Termina con rammarico una gara che si poteva sicuramente vincere. Prossimo turno sabato al “Kennedy” contro il Teramo.

L’AQUILA-ISCHIA ISOLAVERDE 2-2

L’AQUILA: Funari, Cotturone, Sieno, Annesanti, Devonate Montel, Pommella, Nannini, Gubello, Faal, Pirrò, Ruggini. In panchina Lustrissimi, Di Crosta, Spatoloni, Pezzella, Fazzoli, Ciuffini, Donadio, Martinelli, Galeone. All. Laureti.

ISCHIA ISOLAVERDE: D’Errico, Petruccio (10’ s.t. Vorzillo), Pistola, De Palma, Todisco, Passariello (15’ s.t. Vincenzi), Di Bello G.M., Agrillo (5’ s.t. Borrelli), D’Angelo, Coppola, Belmonte. In panchina Cappa, Nocerino, Caracciolo, Gonzales. All. Porta.

ARBITRO: Di Giannantonio di Sulmona (ass. Rosso e Cortellessa di Sulmona).

MARCATORI: nel p.t. 2’ Faal, 20’ Belmonte; nel s.t. 2’ Pirrò(rig.), 7’ D’Angelo.

NOTE: ammoniti Pistola, Belmonte, Agrillo.

I risultati Girone C

  • L’Aquila-Ischia Isolaverde 2-2
  • Arezzo-Juve Stabia 3-0
  • Lupa Castelli Romani-Paganese 1-1
  • Pisa-Siena 2-1
  • Salernitana-Teramo 2-4
  • Pontedera-Tuttocuoio 4-2
  • Lupa Roma-V.Lanciano 3-0

Ha riposto Avellino.

CLASSIFICA Gir. C:

  1. Arezzo 47;
  2. Tuttocuoio 35;
  3. Teramo 34;
  4. L’Aquila* 31;
  5. Lupa Roma 30;
  6. Paganese 28;
  7. Juve Stabia 27;
  8. Pisa 26;
  9. Ischia Isolaverde e R.Siena 23;
  10. Lupa Castelli Romani* 19;
  11. V.Lanciano* 17;
  12. Pontedera 14;
  13. Salernitana 12;
  14. Avellino 2.

(* una gara in meno)

F.C. Crotone: “Siamo tranquilli e sereni”. Ecco il comunicato stampa, dove si annunciano querele

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Risveglio piuttosto turbolento in casa Crotone, dopo le notizie che erano state diffuse da alcuni giornali in mattinata, circa la richiesta presentata dalla Dda, al Tribunale di Catanzaro, inerenti il sequestro della squadra pitagorica, dal momento che la società calabrese, autentica rivelazione cadetta, rientrerebbe, sempre secondo queste fonti, nell’elenco dei beni sui quali l’antimafia calabrese vorrebbe apporre i sigilli.

Qualcuno, non ha perso tempo per strumentalizzare l’accaduto, ma ecco che è arrivata pronta e secca la risposta della società pitagorica, che, per bocca del suo addetto stampa da noi contattato telefonicamente, si è dichiarata “Assolutamente tranquilla e serena.”

Di seguito riportiamo il comunicato stampa comparso sul sito ufficiale della squadra rossoblù:

LE SENTENZE DANNO RAGIONE A RAFFAELE E GIOVANNI VRENNA, MA ALCUNI ARTICOLI INSISTONO NEL DIPINGERE TINTE FOSCHE.

In riferimento a tutti gli articoli di stampa apparsi negli ultimi giorni, il presidente Raffaele Vrenna e l’amministratore delegato Giovanni Vrenna intendono precisare:

“Con inaudita pervicacia è in atto un’aggressione mediatica che enfatizza, unilateralmente, un ricorso che la Procura ha interposto avverso un decreto del Tribunale di Crotone che si è occupato di una richiesta avanzata dalla Procura di Catanzaro, rigettandola. Ebbene gli estensori di alcuni articoli di stampa, oltre a dare al patrimonio dei fratelli Vrenna fantasiose quantificazioni (addirittura 800 milioni!?) o ad affermare falsamente che il Presidente del Crotone sarebbe stato arrestato (circostanze queste ultime che, poiché  false, saranno oggetto di valutazione in sede giudiziaria, visto che verranno perseguiti in sede civile e penale gli astiosi sprovveduti che si sono lasciati trascinare dall’impeto colpevolista che li ha travolti), continuano ad enfatizzare il ricorso della Procura e nel contempo banalizzare il doppio controllo giurisdizionale (da parte del Presidente del Tribunale -prima- e del Tribunale -dopo-) che, sulla richiesta della Procura, si è risolto in termini postivi, nel senso che è stato riconosciuto (si ribadisce) giurisdizionalmente che i fratelli Vrenna sono stati (e sono tutt’ora) vittime di angherie e vessazioni delinquenziali mafiose e non già conniventi. Parimenti, sempre in sede giudiziaria, è stata riconosciuta la legittimità del patrimonio (di gran lunga inferiore a quello surrettiziamente rappresentato). Ed allora ci si chiede perché un ricorso di parte (Procura della Repubblica) deve essere utilizzato per gettare deliberatamente discredito a livello nazionale su imprese sane, infangando anche la squadra di calcio che ha finora dimostrato di avere le carte in regola  per uno storico approdo nella massima serie. Senza voler fare voli pindarici e pensare a contorte e perverse macchinazioni, magari ipotizzando strumentali manipolazioni dettate da interessi specifici e mirati, non si può fare a meno di rimanere sbigottiti di fronte a prese di posizione giornalistiche che non appaiono propriamente libere e scevre da condizionamenti. Non deve sfuggire che il diritto di cronaca soggiace al limite della contingenza che comporta moderazione, misura e proporzione nelle modalità espressive. Non bisogna, quindi, mai trascendere in attacchi personali diretti a colpire la dignità e professionalità altrui. All’uopo ha rilievo non solo il contenuto dell’articolo, ma l’intero contesto espressivo in cui lo stesso si è inserito, compresi titoli e sottotitoli. Questi sono tutti degli elementi che rendono esplicito il significato di un articolo che può esser idoneo a fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi. Ecco perché la percezione visiva concorre quindi in maniera determinante ad attribuire un significato diffamatorio alla pubblicazione a mezzo stampa. E’ bene evidente, quindi, che la veste grafica ed i titoli utilizzati negli articoli di cui si discute sono fuorvianti. Ma di ciò si occuperanno il Giudice Penale e quello Civile già investiti dalle domande e denunce in tal senso avanzate dai fratelli Vrenna contro gli estensori, i Direttori e gli Editori delle testate giornalistiche interessati. Verrà nello stesso tempo avanzata una richiesta alla Procura della Repubblica, alla Procura Generale della Corte Di Appello, ed alla Procura Generale della Corte di Cassazione, al fine di verificare la legittimità di un utilizzo esterno di atti di parte che riguardano un procedimento in corso di trattazione”.     

                                                                                                                                                                   Raffaele e Giovanni Vrenna

Un comunicato stampa incisivo e che non lascia spazio ad ulteriori commenti. I meriti della squadra pitagorica, che sul campo sta dimostrando tutto il suo valore, sono sotto gli occhi di tutti. Se qualcuno vorrà battere la concorrenza dei calabresi, lo dovrà fare sul campo. Senza aspettarsi altro.

CHRISTIAN BARISANI

Simoni: “Juve-Napoli sarà una grande partita: fin qui si è giocato un campionato stupendo…”

Luigi Simoni ha parlato a Radio Gol: Ceccarini? “Persi la pazienza in quel caso, ma ormai è acqua passata. Oggi c’è maggiore regolarità nelle partite e non siamo più prigionieri di questi errori. La soggezione resta sempre, ma è normale. Non rovianiamo questo campionato. Il Napoli non sarà chiuso, ma si giocherà la gara anche a Torino. Una bella gara aperta, tutte e due vorranno vincere. Il Napoli è nel mio cuore e spero che possa farcela. E’ stato fin qui un campionato stupendo: la Juve ha fatto una gran rimonta, ma il Napoli gioca bene ed è continuo”.

Escalation di Femminicidi (Lo Piano – Santarossa)

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La mattanza sulle donne ha ripreso la sua triste escalation, in questi ultimi giorni 1 tentato omicidio e 2 portati a compimento, per non parlare di una decina di delitti gia’ consumati nel mese di Gennaio. 

Tanti femminicidi sono a sfondo passionale, la gelosia ne e’ una delle cause principali, ma cio’ che fa piu’ pensare e’ che nella maggior parte dei casi i femminicidi sono annunciati da una serie di avvertimenti abbastanza inquietanti. Raramente  avvengono per un raptus improvviso. 
 
Alcune donne sono state uccise dopo che avevano denunciato decine di volte coloro che sarebbere diventati i loro carnefici. Le Autorita’ competenti hanno fatto poco o nulla per salvare le loro vite, spesso le Leggi sono collegate ad una burocrazia assurda.
 
Le denunce, gli arresti domiciliari o cautelari in carcere, nella maggior parte dei casi non sono bastati ad impedire un delitto: quando una donna sa di essere in pericolo, ed ha il coraggio di denunziare, andrebbe non solo ascoltata, ma difesa e protetta fin quando le molestie non abbiano termine. 

 
Minacce verbali ,denigrazioni di ogni tipo, aggressioni fisiche, sono delle “campane a morto”, preludio di un possibile assassinio. 
 
Coloro che si macchiano di terribili delitti sono considerati dei mostri, lo sono ancora di piu’ quando agiscono nel pieno delle proprie facolta’ mentali. Colui che ha dato fuoco alla propria compagna all’ottavo mese di gravidanza, certamente lo e’ e non meriterebbe alcuna attenuante al momento in cui verra’ giudicato. Piu’ sono orrendi i delitti, piu’ si cerca di essere considerati folli, incapaci d’intendere e volere, tutte scuse per sfuggire all’ergastolo. 
 
Le Leggi bisogna che si adeguino ai tempi, chi molesta, chi tortura psicologicmente le proprie vittime, deve essere allontanato in compagnia di un braccialetto elettronico in qualche paese sperduto fra le montagne a rinfrescarsi le idee, sempre che ne abbia nel proprio cervello.
 
A che serve la giornata mondiale sulla violenza contro le donne, se non e’ supportata  dalle Istituzioni?
 
 Solo cosi’ si potrebbe sperare che queste barbarie abbiano una fine.