Home Blog Pagina 6566

Sanremo, Laura Pausini apre le danze: “Devo badare all’emozione, può giocare brutti scherzi”. ERNESTO ASSANTE*

0

Con l’ospite Pausini, reduce dai successi mondiali, parte domani la nuova edizione del festival. “È un palco difficile, in passato non ho cantato bene”.

SANREMO sta per tirare su il sipario: domani sera inizia la sessantaseiesima edizione del Festival. E sul palco dell’Ariston, dopo dieci anni di assenza, tornerà Laura Pausini. È per lei un periodo intenso, segnato dall’uscita, prima di Natale, dell’album Simili, dal successo negli Usa come conduttrice del talent show La banda e tra breve dall’inizio di un grande tour mondiale, che sarà in Italia a giugno, il 4 e il 5 allo Stadio San Siro di Milano, l’11 all’Olimpico di Roma (dove la Pausini avrà come “special guest” Biagio Antonacci) e il 18 all’Arena della Vittoria di Bari. Maprima c’è Sanremo.

Laura, ancora una volta si torna sul “luogo del delitto”: il Teatro Ariston…
«Lo so che può sembrare incredibile dopo tutto quello che ho fatto, ma Sanremo è ancora il palco che mi emoziona di più. Ancora oggi, quando passo in macchina da quelle parti e vedo il cartello con la scritta “Sanremo” mi batte il cuore più forte. Il Festival ha segnato il cambiamento più grande della mia vita, l’inizio di tutto con La solitudine. E l’emozione gioca brutti scherzi: sono andata due volte come ospite, una con la Carrà e una con Panariello, e non ho cantato bene. Quest’anno vado a festeggiare i 23 anni dalla prima volta, quella ragazzina lì la voglio salutare su quel palco e spero di poterlo fare in maniera speciale».

Di “speciale” c’è molto nel suo lavoro.
«Non riesco ad annoiarmi, perché ogni volta scopro qualcosa di nuovo. È sempre stato così: la musica è la mia prima passione e attraverso la musica ho scoperto libri, film, ma anche la televisione, o i social network, che amo seguire personalmente ».

È davvero lei che li segue?
«Si, mi dicono che dovrei farmi aiutare, che dovrei curare la parte marketing dei social, che per arrivare a un numero più grande di persone ci sono strategie che io ovviamente non conosco. Ma a me i social piacciono per il rapporto diretto con chi mi ascolta, mi piace sapere cosa pensa di me la gente, come mi vedono. Quindi lo faccio da me».

Com’è arrivata, invece, a fare la conduttrice televisiva?
«Il mondo della tv ho cominciato a prenderlo in considerazione a causa dei miei fan. Per tanti anni ho fatto le feste del mio fan club che erano una sorta di piccoli programmi televisivi in cui conducevo una specie di spettacolo, con premi, interviste con i ragazzi, anche con quelli che arrivavano dall’estero. Mi è piaciuto, serve anche quello a tenermi viva e a non rendere monotono il lavoro della musica, che non è monotona in sé, ma quello che c’è attorno, la promozione…».

E le interviste…
«Le interviste no, non sono tutte uguali, ci sono momenti in cui le domande ti costringono a ragionare su cose alle quali non hai pensato, o ti permettono di ascoltare punti di vista differenti. O di conoscere persone nuove».

Nel suo ultimo album ci sono canzoni che segnano un forte cambiamento nello stile…
«Si, soprattutto i pezzi scritti da Biagio Antonacci e da Giuliano Sangiorgi. Dopo Troppo tempo composta per me da Ivano Fossati molte cose sono cambiate. È stato lui a farmi capire che in quella canzone non dovevo modificare niente, non dovevo “adattarla” al mio stile».

Il cambiamento si rifletterà anche nel tour?
«Ho preparato due scalette diverse al computer, ma in entrambe la canzone di Giuliano, Sono solo nuvole, sarà uno dei punti focali. Quello chemi interessa è mettere insieme le mie due anime, quella matura e quella ragazzina, mettere in sintonia Beyoncé con Fossati. Non voglio un concerto che sia solo un “Best of”».

La sua crescita è anche sociale e politica. Si è spesa molto in favore delle unioni civili.
«Abbiamo un paese moderno che però fa fatica a trasformare in legge cose come questa. I nostri parlamentari dovrebbero rappresentare i cittadini e non le loro scelte sessuali, e tutti loro, seguendo la costituzione, dovrebbero rappresentare l’uguaglianza e la democrazia nel modo di vivere. E non è un fatto di moda, sono venti anni che ne parlo anche nei concerti. Credo che nessuno abbia spiegato bene di cosa stiamo parlando, non di religione, ma di diritti umani. E mi fa vergognare pensare che siano passate leggi certamente meno importanti di questa».

 

*larepubblica

ISCHIA, MORACCI: ”DEDICO QUESTO GOL A MIO PADRE CHE NON C’E PIU’”. (Simone Vicidomini)

0

ISCHIA. Una vera impresa dell’Ischia Isolaverde ,che ha sconfitto la corazzata Catania per 2-0, e torna alla vittoria dopo 97 giorni,l’ultima risale in quel di Andria sul risultato di 1-2. La squadra gialloblu ha dato prova di una grande prestazione in campo. Il migliore su tutti è stato il difensore Moracci. Giornata da incorniciare per lui,non solo guida la linea difensiva con ordine,ma realizza la rete del vantaggio con uno splendido calcio di punizione dalla lunga distanza che ha messo in discesa la partita. “La decisa la squadra. Tutti quanti la volevamo questa vittoria,perché c’è la meritavamo da tempo ed è arrivata. Il gol lì per lì non lo nemmeno visto,pensavo che il portiere l’avesse accompagnata fuori. Ci tenevo a dedicare questo gol a mio padre,che purtroppo è scomparso due anni fa. E il primo gol che realizzo da quando lui non c’è più”. Una vittoria meritata l’Ischia è scesa in campo con l’approccio giusto ,ha concesso davvero poco contro una squadra blasonata come il Catania. Una nota da evidenziare questa squadra nel secondo tempo non ha avuto lo stesso calo delle scorse partite,anzi ha mantenuto il campo trovando anche il gol del raddoppio. “Con l’arrivo di mister Di Costanzo e del prof. Argano il lavoro è cambiato. L’avevo fatto notare in passato,che c’èrano dei deficit. Non per colpa nostra,perché abbiamo sempre dato tutto in campo ma arrivati al 60’ eravamo stremati. Stiamo lavorando,la squadra ha gamba,riparte, è riusciamo a fare 70-80 minuti in campo ad un ottimo livello”. E’ un Ischia dalle due facce in difesa. Contro il Catania si è vista un ottima prestazione,difesa attenta e concentrata altre volte come a Martina Franca invece ci sono state delle piccole distrazioni. “Credo che siano dovuti agli episodi. La squadra anche a Martina ha fatto un’ottima partita. Il risultato contro il Catania è questo di non aver preso gol. Ripeto anche a Martina avevamo fatto un’ottima partita,però gli episodi sono quelli che ci hanno condannato un po’”. Un’Ischia che ha effettuato un ridimensionamento sul piano dei costi, in questa sessione di calciomercato. Sono andati via giocatori importanti,però sembra che mister Di Costanzo insieme al D.S Femiano sono stati bravi a costruire questa nuova Ischia,che non sembra a fatto essersi indebolita. “Quando si fanno tanti cambiamenti a gennaio,si può andare più su o più giù nel senso i può peggiorare o migliorare. La bravura è stata della società nel prendere mister Di Costanzo,che poi a sua volta ha preso giocatori che si sono integrati subito nel progetto come Gomes,Di Vicino,a breve avremo anche Blasi a disposizione. Sono tasselli che vanno a far parte del nostro progetto,di una squadra che da tutto in campo. Si può vincere o perdere,però quando dai una prova di carattere così è dura per gli altri avversari venire a vincere qui contro di noi,ma lo stesso vale in trasferta”.

Le foto di Paganese 4 – Juve Stabia 3

Guarda le foto realizzate dal nostro fotografo Emilio D’Averio, che ci racconta così la sconfitta della Juve Stabia con la Paganese.

Paganese JuveStabia 

Davanti a circa 500 spettatori presenti allo stadio “Marcello Torre” di Pagani,la Juve Stabia viene sconfitta dalla Paganese in una gara vietata ai deboli di cuore. Il risultato d 4-3 con le Vespe che falliscono due rigori nel secondo tempo e colpiscono un palo sono la fotocopia di quello che clamorosamente è successo in campo. Primo tempo regalato alla Paganese finito 4-1 per i padroni di casa, secondo tempo arrembante ma non sufficiente ad evitare la sconfitta. La classifica per la Juve Stabia ora diventa complicata con la zona Play Out distante soltanto un punto.

Oltre alle azioni del match abbiamo fotografato il pubblico sugli spalti, cerca la tua foto e richiedici l’originale per e-mail:redazione.sportiva@vivicentro.it

Clicca qui per vedere le foto

Il Pungiglione Stabiese: La Juve Stabia è sull’orlo del baratro!

DIRETTA

“Il Pungiglione Stabiese” programma webradio condotto da Mario Vollono andrà in onda oggi 08 febbraio alle ore 20:15.

In studio ci saranno Gianluca Apicella (Magazine Pragma) e Mario Miccio (ViViCentro.)

Parleremo della pesante sconfitta della Juve Stabia a Pagani, pesante non per il punteggio ma per la classifica e per quello che è accaduto in campo.

Interverrà telefonicamente alla puntata il D.S. della Juve Stabia Pasquale Logiudice.

Avremo come ospite telefonico Gianni Di Meglio e Morris Molinari ex difensori centrali della Juve Stabia.

Parleremo del prossimo derby con la Casertana con la nostra collega e amica di GoldwebTV e Ottochannel Serena Li Calzi.

Chiuderemo la puntata come di conseutudine parlando del settore giovanile della Juve Stabia.

Ci collegheremo telefonicamente con Alberico Turi direttore responsabile delle giovanili della Juve Stabia.

Avvisiamo i radioascoltatori che è possibile intervenire in diretta telefonica chiamando il numero 081.048.73.45 oppure inviando un messaggio Whatsapp al 338.94.05.888.

Gli ascoltatori possono inoltre scrivere, nel corso del programma, sul profilo facebook “Pungiglione Stabiese” per lasciare i loro messaggi e le loro domande.

“Il pungiglione stabiese” è la vostra casa. Intervenite in tanti! 

Vi ringraziamo per l’affetto e la stima che ci avete mostrato nel precedente campionato e speriamo di offrirvi una trasmissione sempre più bella e ricca di notizie.

Corbo: “Impreciso come i bontemponi nella sagra dell’uva…”

Antonio Corbo, editorialista di Repubblica, scrive sull’arbitro Doveri: “Verboso come sa essere un toscano di Volterra, impreciso come si immaginano i bontemponi laziali nella sagra dell’uva a Marino, quelli che sbagliano bevono e se ne infischiano. C’è un rigore su Callejon e fa cenno di continuare, segna un gol regolare ancora Callejon e lui guarda altrove, c’è un fallo e Doveri punisce Bianco, non Zaccardo che l’ha commesso, gli dicono che Bianco è già ammonito e lui persevera, lo espelle per doppio giallo, il Carpi subisce e mostra l’altra guancia, 10 contro 11, perché un arbitro così lo incontri una sola volta, due se sei proprio sfortunato, ma su Facebook conta 1693 “mi piace”, che voglia di conoscere i suoi 1693 ammiratori”.

Juve-Napoli, Sarri si prepara con insolenza al big-match

Il Napoli risponde alla Juve con l’ottava vittoria consecutiva in campionato – un record per i partenopei – e si prepara con “insolenza” alla grande sfida al vertice. “Non firmo per il pareggio”, dice Sarri. La grande sfida al vertice tra Napoli e Juventus si avvicina: se i bianconeri vincono per la 14esima volta consecutiva e si fanno minacciosi, i partenopei rispondono con l’ottavo successo di fila, 1-0 contro il Carpi. Per la squadra di Maurizio Sarri è un record: mai prima d’ora al Napoli era riuscita questa impresa. A Milano si direbbe ‘el segna semper lü’, ma a Napoli non servono giri di parole per sapere che ha segnato Gonzalo Higuaín. Ventiquattro partite, 24 gol. Più due assist. I risultati della squadra di Sarri parlano da soli: 32 partite giocate in tutte le competizioni, con 24 vittorie, 5 pareggi e solo 3 sconfitte; 78 i gol fatti e 23 quelli subiti. La vittoria contro il Carpi ha tenuto il Napoli a +2 sulla Juve in vetta alla classifica, e il record di vittorie regala un morale alto prima della grande sfida con i Bianconeri. “E’ un motivo di orgoglio per noi essere sopra la Juve, e siamo contenti di poterci cimentare in una battaglia di questo genere”, ha detto Sarri. “Se dovessimo pareggiare dopo una partita difficile sarebbe un buon risultato, sì, ma non firmo per il pareggio prima di scendere in campo. Voglio giocarmela. Abbiamo l’insolenza di voler andare a Torino per giocarcela sul campo”. Prepariamo i pop-corn.

uefa.com

Napoli, se non ora quando?

Sabato sera, allo Stadium, la resa dei conti per lo scudetto tra Juventus e Napoli. La Gazzetta dello Sport scrive: “Il Napoli di oggi, in vista della partitona, non può nascondersi dietro il pareggio come risultato «che andrebbe più che bene». Per mettere le mani sullo scudetto ha bisogno di un atto di forza a casa degli avversari, quel che riuscì quasi trent’anni fa al Napoli. Il Napoli sembra nelle condizioni di osare l’impossibile – se non ora quando? -, ma la Juventus resta la Juventus, il re leone della nostra foresta, tutti i napoletani sono autorizzati a compiere la cosiddetta #manovraSarri, gesto scaramantico in voga tra i twittaroli circumvesuviani”.

Higuain eguaglia Maradona, il Pipita getta la maschera

Sempre più sulle orme di Maradona, Gonzalo Higuain. Ieri pomeriggio il Pipita ha eguagliato ieri uno dei record di Maradona con la maglia del Napoli, ovvero andare a segno per la sesta partita consecutiva in campionato, come accaduto nel campionato 1987-1988. La Gazzetta dello Sport scrive: “i cinque giorni che precederanno il big match saranno certamente ricchi di adrenalina, Higuain giustamente prova a smorzare i toni affermando che non sarà la partita più importante della stagione. Sarà l’osservato principale da parte della difesa bianconera. A Higuain interessa solo il traguardo finale, il centravanti del Napoli getta definitivamente la maschera. Il suo unico obiettivo è mettere la firma in un capitolo importante della storia del Napoli, esattamente come fece Maradona alla fine degli anni Ottanta. Capocannoniere e scudetto, la doppietta nel mirino di Higuain non è riuscita nemmeno a Diego, che si aggiudicò il titolo di miglior marcatore della Serie A soltanto nel 1988 (15 reti per lui)”.

Doveri? Sconcertante direzione di gara…

La Repubblica stronca senza appello la prova dell’arbitro Doveri: “Sconcertante direzione di gara dei sei arbitri: una orchestra stonata e male assortita guidata in maniera disastrosa dal romano Doveri. Ne ha combinate di tutti i colori e i suoi cinque assistenti lo hanno aiutato a sbagliare. S’è arrabbiato un po’ pure il Carpi, ma i danni maggiori li ha subiti il Napoli, costretto a stringere i denti fino al gol numero 24 in campionato di Higuain, che ha fatto tirare al San Paolo un gran sospiro di sollievo”. Nel mirino ci sono, ovviamente, le decisioni sul gol annullato a Callejon, il rigore non fischiato sullo stesso spagnolo e l’espulsione di Bianco, quando nell’occasione il fallo è stato commesso da Zaccardo.

Hamsik: “Sabato ci guarderà tutto il mondo!”

Marek Hamsik, capitano del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni al proprio sito ufficiale: “E’ stato delizioso vincere l’ottava partita consecutiva, ma sarebbe ancora più bello continuare questo trend fino alla fine. E’ stato un match duro, ma non ci aspettavamo fosse facile: gli avversari si sono difesi molto, ci hanno lasciato pochi spazi. Siamo stati opprimenti, abbiamo avuto anche un gol che l’arbitro ha ritenuto fosse irregolare. Abbiamo saputo aspettare, sappiamo di non aver giocato al meglio ma abbiam conquistato i tre punti che erano la cosa più importante. Juventus-Napoli? Il match conta tantissimo per la nostra città e per i nostri tifosi, peccato che non possano essere allo stadio sabato sera. Abbiamo una settimana per preparare il duello di Torino, sappiamo che la Juventus è molto forte da affrontare nel proprio stadio: sarà un confronto diretto tra due dei club più forti d’Italia, ci guarderà tutto il mondo”.

Biglietti speciali e ricorsi al Tar per assistere a Juventus-Napoli

Secondo Il Mattino, i napoletani allo Juventus Stadium ci saranno. Biglietti sold out per lo Stadium, questo è certo, ma è anche vero che la prelazione premetteva ai possessori delle tessere J1897 o Premium Member di poter acquistare fino a 4 biglietti a patto che tutti siano J1897 o Premium Member e ci sono molti tifosi del Napoli che sono in possesso di queste card.  Resta il fatto che il prefetto di Torino, Paola Basilone, napoletana, ex vice capo della Polizia, ha scelto di chiudere il settore ospiti dello Stadium per motivi di ordine pubblico e di reciprocità in considerazione dell’analoga decisione presa all’andata al san Paolo. Contro la chiusura del settore ospiti dello stadium ha presentato ricorso al Tar l’avvocato Angelo Pisani. «Una disposizione palesemente illegittima e inaccettabile – dice – perché discriminatoria, lo specchio della resa di uno Stato che è incapace di garantire la sicurezza e buono solo a far pagare le tasse ai cittadini».

Fallisce il rimbalzo delle Borse, Piazza Affari scende sotto 17mila punti. RAFFAELE RICCIARDI*

0

Illusoria risalita in avvio di settimana, i listini Ue in preda alla debolezza. Ftse Mib ai livelli del giugno 2013. Il greggio Wti recupera quota 31 dollari, Tokyo chiude in rialzo anche grazie alla debolezza dello yen. Chiusi gli altri listini asiatici per il Capodanno. Wall Street ha perso 2mila miliardi da inizio anno e ora gli investitori tornano a credere in una politica più rigida da parte della Fed

MILANO – Ore 10:40. I listini europei falliscono il rimbalzo e tornano preda della debolezza, dopo un’ennesima settimana di passione. A poco serve il leggero recupero dei prezzi petroliferi, che pure inizialmente aveva dato l’abbrivio agli acquisti: il Wti torna sopra la soglia di 31 dollari al barile, mentre il Brent europeo si porta sopra 34 dollari in scia al colloquio tra i ministri di Arabia Saudita e Venezuela, che apre spiragli per una possibile intesa all’interno dell’Opec sulla stabilizzazione dei prezzi. Un percorso comunque lungo e faticoso, se si considera che per i maggiori trader indipendenti del mercato energetico, quelli di Vitol Group sentiti da Bloomberg, per la prossima decina d’anni ci aspettano prezzi bassi del petrolio, con una banda d’oscillazione che porterà la media intorno ai 50 dollari al barile.

Milano illude gli investitori con una partenza in rialzo, ma ben presto di indebolisce con gli altri listini Ue. Piazza Affari gira in rosso e peggiora rapidamente a -1,7%. Le banche – inizialmente trainanti – diventano volatili; il Ftse Mib si trova ormai sotto 17mila punti, ai livelli del giugno 2013. Tra i singoli titoli si mette in luce Engineering, sulla quale scatta l’Opa da parte dei fondi Nb Renaissance e Apax 8 a 66 euro per azione. Girano in negativo anche le altre Borse Ue: Londra cede l’1%, Francoforte l’1,8% come Parigi.

Con i mercati cinesi chiusi per le festività del Capodanno, i mercati si interrogano ancora sui dati del mercato del lavoro Usa, quanto mai contrastanti. E’ vero che i nuovi posti creati hanno deluso le attese, fermandosi a 151mila unità a gennaio, ma la disoccupazione è scesa sotto il 5% e i salari hanno mostrato una crescita sensibile nel raffronto annuo: gli operatori sono tornati a dar credito a un rialzo dei tassi da parte della Fed, messo in dubbio vista la debolezza del quadro economico e finanziario globale. Ora i future sui Fed Funds mostrano il 45% di chance di aumento del costo del denaro a dicembre, dal 38% precedente. “Senza le indicazioni della Cina, non ci sono fattori in base ai quali muoversi”, spiega lo strategist di Nomura, Masaaki Yamaguchi, all’agenzia Usa.

L’euro tratta in leggera flessione a 1,1141 dollari sulla scia dei dati sul mercato del lavoro Usa di venerdì scorso, che hanno frenato l’indebolimento del biglietto verde. Lo yen arretra a quota 117,39 sul dollaro e 130,77 sull’euro. Andamento in calo anche per lo spread fra Btp e Bund, che venerdì aveva chiuso a 126 punti, sui livelli massimi da agosto 2015. Il differenziale segna 123 punti con un rendimento dell’1,53%.

L’agenda macroeconomica di giornata si concentra sulla produzione industriale in Germania. In Spagna, il dato indica una discesa dello 0,2% a dicembre sul mese precedente e una risalita del 3,7% su anno. Per l’intero 2015 il dato è stato di una crescita del 3,2%. Da monitorare anche l’andamento della fiducia degli investitori nell’Eurozona, mentre negli Usa si guarda all’indice della Fed sul mercato del lavoro (gli appuntamenti della settimana). In mattinata, dal Giappone è arrivato un boom del surplus delle partite correnti del 2015, generato dal calo dei prezzi energetici: si tratta del primo aumento del surplus in 5 anni, per un valore pari a 16.641 miliardi di yen (126 miliardi di euro), in seguito alla flessione delle importazioni del 10,3%, e l’incremento dell’export, per un valore di 75.100 miliardi di yen (570 miliardi di euro). Il bilancio del Sol Levante si è legato ai prezzi petroliferi dal disastro di Fukushima, nel marzo 2011, con il conseguente stop alle centrali nucleari. Grazie alla repentina flessione dei prezzi del barile, quasi dimezzati nel corso del 2015, i costi per le importazioni di greggio hanno segnato un calo del 41%. A favorire il anche il deprezzamento dello yen nel comparto turismo, che ha spinto il numero di turisti a quota 19,7 milioni, un incremento di quasi il 50% rispetto all’anno precedente.

 La Borsa di Tokyo ha chiuso in netto rialzo: il Nikkei ha registrato un incremento dell’ 1.10%, pari a 184,71 punti, ed è finito a quota 17,004.30. La maggior parte degli altri listini asiatici è rimasta chiusa per il nuovo anno lunare, ma nel fine settimana è emerso che le riserve in valuta estera della Cina si sono ancora assottigliate ai minimi dal 2012, per far fronte alle instabilità del cambio e dei mercati finanziari.

Wall Street è reduce da una seduta pesante, complici le forti vendite sul comparto tecnologico. Il Dow Jones ha perso l’1,29%, l’S&P500 l’1,85% e il Nasdaq il 3,25%. Per il listino tecnologico, la settimana passata è andata in archivio con un ribasso di oltre cinque punti percentuali. Nel complesso, il benchmark S&P500 ha perso 2 mila miliardi di dollari in valore dall’inizio dell’anno: è il peggior avvio dal 2008. I mercati guardano ora all’audizione del presidente della Fed, Janet Yellen, mercoledì al Congresso Usa dopo gli ultimi dati sul lavoro. Torna intanto in calo il prezzo dell’oro: il metallo con consegna immediata cede lo 0,8% a 1164 dollari l’oncia dopo aver toccato 1174,6 dollari venerdì.

Under17 Lega Pro, Akragas-Juve Stabia 2-1: il tabellino del match

Una sconfitta che non ci voleva, la seconda consecutiva dopo quella interna con il Napoli. Una gara, per i ragazzi gialloblè, Under 17 Lega Pro, ancora una volta condizionata da un pessimo arbitraggio che ha indirizzato la gara. La Juve Stabia perde contro l’Akragas per 2-1 e, per questo risultato, anche la testa della classifica, occupata ora dell’Ischia vittorioso a Matera. In gol sono andati Rotulo al 17° del primo tempo per i padroni di casa, il pari arriva grazie a D’Angolo al 5° della ripresa, ma il 2-1 finale è di Mauceri al 33°. Espulso Bozzaotre nell’intervallo, ma anche D’Angolo nella ripresa.

Queste le formazioni:

AKRAGAS – Bracconeri, Caternicchia, D’Anna, Crapanzano, Napoli, Noto, Zarcone, Amarasco, Minacori, Rotulo, Mauceri. A disp. Ruvio, Di Giorgi, Scibetta, Savarino, Spadaro, Pannuzzo, Pennino, D’Anca, Sicurella. All. Rizzo.

 

JUVE STABIA – Riccio, Bisceglia, Ranieri, Imperato, Casella, Diomaiuta, Ceparano, Manna, Chirullo, D’Angolo, Matano. A disp. Pezzella, Sannino, Manzo, Maiorino, Ranieri, Mercatelli, Cucca, Bozzaotre, Esposito. All. Scarpa

Così gli adolescenti perduti di Napoli vivono come sicari adulti. E controllano la città. DARIO DEL PORTO

0

Inchiesta. Armi e munizioni arrivano dall’Est Europa o vengono rubate ai vigilantes. I criminali adolescenti le maneggiano come fossero sicari adulti.

 NAPOLI – È il rumore delle armi la colonna sonora dei ragazzi perduti di Napoli. I giovani boss che hanno deciso di prendersi il cuore della città ne hanno sempre una tra le mani. Non è solo uno strumento di morte, ma uno status symbol. Lo raccontano le microspie piazzate dalla procura nella casa degli eredi della storica famiglia Giuliano, i capi della cosiddetta “paranza dei bimbi”, come nel quartiere Forcella viene chiamato questo clan di giovanissimi. Le cimici captano continuamente lo stesso suono: lo “scarrellamento” di una pistola pronta all’uso: “A questo punto si sente il tipico rumore dell’abbattimento del cane di sul percussore”, annotano ripetutamente gli investigatori nell’informativa trasmessa ai pm anticamorra Francesco De Falco e Henry John Woodcock. E quando non le usano, parlano delle armi come se fossero abiti firmati.

  • LEGGI L’INCHIESTA INTEGRALE: Mitra, magnum e calibro 9: l’arsenale delle baby gang che tiene in scacco Napoli. DARIO DEL PORTO*
  • Franco Roberti: “Napoli, così una generazione di ventenni spietati ha rimpiazzato i boss”. DARIO DEL PORTO*
Napoli, Saviano: “Le pistole dei ragazzi invisibili e quelle vittime senza colpa”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*larepubblica

Mitra, magnum e calibro 9: l’arsenale delle baby gang che tiene in scacco Napoli. DARIO DEL PORTO*

0

Inchiesta. Armi e munizioni arrivano dall’Est Europa o vengono rubate ai vigilantes. I criminali adolescenti le maneggiano come fossero sicari adulti.

NAPOLI – È il rumore delle armi la colonna sonora dei ragazzi perduti di Napoli. I giovani boss che hanno deciso di prendersi il cuore della città ne hanno sempre una tra le mani. Non è solo uno strumento di morte, ma uno status symbol. Lo raccontano le microspie piazzate dalla procura nella casa degli eredi della storica famiglia Giuliano, i capi della cosiddetta “paranza dei bimbi”, come nel quartiere Forcella viene chiamato questo clan di giovanissimi.

Le cimici captano continuamente lo stesso suono: lo “scarrellamento” di una pistola pronta all’uso: “A questo punto si sente il tipico rumore dell’abbattimento del cane di sul percussore”, annotano ripetutamente gli investigatori nell’informativa trasmessa ai pm anticamorra Francesco De Falco e Henry John Woodcock. E quando non le usano, parlano delle armi come se fossero abiti firmati.

Napoli, Saviano: “Le pistole dei ragazzi invisibili e quelle vittime senza colpa” (VIDEO)

  • Franco Roberti: “Napoli, così una generazione di ventenni spietati ha rimpiazzato i boss”. DARIO DEL PORTO*

“Ma pensa che è nuova, nuova e imballata”, dice compiaciuto uno dei rampolli della famiglia Giuliano, Guglielmo, durante un colloquio intercettato alla fine di gennaio del 2014. Uno degli affiliati chiede se quella pistola è “la special 92”. E un altro giovane Giuliano, Toni, risponde da esperto del settore: “No, no, 92 F S, è la nuova. Fuori serie calibro 9 per 19. Le botte dentro vanno, la teniamo solo noi”. Per un bel pezzo il gruppo discute solo di pistole. Parlano di quella “con tredici botte”, scherzano sulla “357 cromata con il manico di gomma, quello là è secco e lungo… quello di Al Capone”.

Anche i numeri rilanciano l’allarme del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti sulla “spaventosa disponibilità di armi” delle nuove leve della camorra napoletana. Tra il primo luglio 2014 e il 30 giugno 2015, i carabinieri del comando provinciale di Napoli diretto dal generale Antonio De Vita hanno sequestrato 1265 fra armi da fuoco e armi bianche, più di 23 mila munizioni e quasi 10 mila chilogrammi di esplosivo. Un arsenale da guerra, cui vanno sommati i sequestri delle altre forze di polizia.

Le armi arrivano in città seguendo percorsi diversi, talvolta (ma non sempre) sovrapponibili a quelli di altri traffici illeciti come quelli di droga. In genere, ogni gruppo criminale ha i suoi fornitori. Alla fine degli anni ’90, pistole e mitra giungevano via mare, a bordo degli scafi che trasportavano sigarette di contrabbando. La rotta balcanica resta una di quelle privilegiate. Ma in tempi più recenti si è intensificata l’importazione di armi micidiali, compresi mitra kalashnikov e mitragliette Uzi, che viaggiano a bordo di tir o auto veloci dai paesi dell’Est europeo come la Repubblica Ceca e la Russia. Oggi il mercato illegale si alimenta anche con le pistole rapinate a dipendenti di istituti di vigilanza privata, spesso presi di mira dai banditi proprio con l’obiettivo di impossessarsi delle armi per poi rivenderle oppure utilizzarle in proprio.

E quando le armi finiscono nelle mani dei boss ragazzini, può davvero accedere di tutto. Per provarle, le gang spesso sparano dai tetti. Lo ha confermato un’indagine dei carabinieri che, agli inizi dello scorso mese di luglio, scoprirono in pieno centro, nella zona del Borgo Sant’Antonio Abate, un vero e proprio poligono di tiro sul terrazzo di un edificio: sparsi sul pavimento c’erano decine di bossoli, le antenne paraboliche circostanti erano crivellate di colpi, proiettili erano conficcati nei muri. Nascosta nel cortile c’era una busta con una pistola calibro 9 e 22 cartucce per fucile.

Ma può anche succedere che scendano direttamente in strada, dopo aver comprato un’arma nuova. Come la sera di Capodanno del 2013, quando due rampolli della “paranza” andarono in giro nei vicoli di Forcella per divertirsi un po’. “Mentre stavamo salendo dissi: spariamo in aria”, afferma il ragazzino di neppure vent’anni in uno dei dialoghi intercettati dell’inchiesta. E aggiunge: “Tirai una botta in petto a un nero, il nero cadde a venti metri, sul Volto Santo”. Le indagini della squadra mobile diretta da Fausto Lamparelli hanno verificato che, proprio quella sera, un immigrato indiano si fece medicare in ospedale dopo essere stato ferito in quella zona da un proiettile vagante. In un’altra intercettazione, alcuni indagati preparano un agguato e si consultano: “Me la puoi dare una 45?”, chiede uno. Un altro replica, ironico: “Tu salti in aria con la 45”. Un terzo interlocutore li rassicura: “Sparo con la Beretta, la 9 grossa… fa paura…”. Si capisce dunque cosa voleva dire la testimone di giustizia Antonietta Pacifico, che fu ferita alle gambe per essersi rifiutata di aprire una piazza di spaccio, quando mise a verbale: “Il sistema di Forcella non è più quello di una volta, di quando c’era Luigino Giuliano. Questi fanno il morto per 100 euro”. Ma forse si sbagliava: i ragazzi perduti di Napoli sono pronti a uccidere per nulla.

Matteo-Beppe nemici per vocazione FEDERICO GEREMICCA*

0

Primarie «made in Cina» contro primarie di «cinquanta persone mandate a fare clic». Dunque, di nuovo Cinque Stelle contro Pd. Anzi: di nuovo Grillo contro Renzi. Un duello lungo ormai 24 mesi, e del quale – al momento – non si intravede la conclusione. 

Leader contro leader, un classico per la politica italiana. Cambiano i protagonisti (in peggio, secondo alcuni), ma non il copione: ieri Berlusconi contro Prodi, e prima ancora Craxi contro Berlinguer. 

Oggi, il «comico» contro il «rottamatore»: sulle primarie, stavolta, ma certo non solo su quelle. 

Col declino lento, ma inesorabile di Silvio Berlusconi, un centrodestra ridotto allo stato gassoso e le difficoltà di Salvini nel costruirsi un profilo da leader, in campo ci sono – praticamente – solo loro due, Matteo e Beppe: due che, per tanti aspetti, sembrerebbero fatti per intendersi, e che invece non perdono occasione per polemizzare e attaccarsi ogni volta con un po’ di veleno in più. 

I Cinque Stelle che organizzano sit-in davanti alla banca di «papà Boschi» e il Pd che trasforma il caso-Quarto (piccolo comune del Napoletano) nella Waterloo dell’intero Movimento; Renzi che punta le sue fiches sulla legge sui diritti civili e Grillo che si alza dal tavolo nella mano decisiva. Sono solo gli ultimissimi fuochi di un duello senza quartiere: del quale pochi immaginano la fine, mentre molti ricordano l’inizio.  

Giusto febbraio di due anni fa, Renzi presidente incaricato di formare un governo, Grillo subito ad attaccarlo. Storico, a modo suo, l’incontro in streaming tra i due leader. Beppe all’attacco, Matteo ancor di più. Pochi minuti per incontrarsi e dirsi addio, con la frustata finale dell’allora presidente del Consiglio in pectore: «Beppe, esci da questo blog…». Da allora, mai nemmeno un armistizio, ma un duello combattuto in ogni luogo, con ogni arma e con ogni mezzo. 

Naturalmente, le ragioni della durissima contrapposizione che sta segnando l’intera legislatura non sono né caratteriali né passeggere: infatti, messo come è messo oggi il panorama politico (intendiamo le forze in campo e il loro peso), Renzi scorge in Grillo l’ultimo ostacolo all’assunzione di un potere ancor più pieno e Grillo vede in Renzi la novità dell’ultima ora capace di sbarrargli il passo verso successi elettorali ancor maggiori. 

Si tratta di valutazioni non errate, che determinano – però – la classica situazione nella quale (complice anche la nuova legge elettorale) patti e alleanze non sono possibili: e l’interminabile duello, dunque, non potrà che concludersi con uno sconfitto ed un vincitore. Il tempo e i luoghi nei quali si deciderà lo scontro sono ormai del tutto noti: il voto amministrativo di questa primavera, il referendum costituzionale del prossimo autunno e le elezioni politiche del 2018, o magari un anno prima. 

Se da qui ad allora – e la prima tappa è ormai vicinissima – il centrodestra non dovesse trovare un assetto e dei candidati convincenti, la sfida per la primazia (nelle città e per la guida del Paese) non potrà che essere tra Pd e M5S: dunque, tra Matteo e Beppe, più precisamente. E’ per questo che la guerra senza quartiere ingaggiata dai due leader è inevitabile, da un lato, e decisiva per il futuro del Paese, dall’altro. 

In questa sorta di scontro continuo ieri Renzi ha però segnato un punto: il suo candidato alle primarie milanesi, Giuseppe Sala, ha vinto la sfida conquistando sul campo i galloni di candidato-sindaco del centrosinistra. Non sappiamo quanti cinesi hanno votato per lui: ma con malizia qualcuno giura che sono stati di certo più dei 300 (italiani) che hanno scelto Patrizia Bedori come candidata del Movimento Cinque Stelle. Trecento in tutto, non trecento su diverse decine di migliaia.  

 

*lastampa

 
Alcuni diritti riservati

Droga, sfruttavano bambini-corrieri: decine di arresti per droga tra Napoli e Caserta

0

Le accuse: associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.

NAPOLI – Sfruttavano anche i bambini, per smistare e poi vendere droga nelle province di Napoli e Caserta. I carabinieri di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, stanno eseguendo numerosi di arresti tra le province di Caserta e Napoli, in particolare nel famigerato Parco Verde di Caivano, piazza di spaccio del Napoletano.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere e al regime degli arresti domiciliari è stata emessa dal gip del Tribunale di Napoli. Tutti i destinatari sono indagati per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, hashish e marijuana.

Il traffico di droga venuto alla luce partiva dalla provincia di Napoli, in particolare da Caivano, e, attraverso dei corrieri, giungeva a destinazione. Le sostanze stupefacenti venivano occultate su persone o in veicoli utilizzando minori per eludere i controlli.

ROMA 2 SAMPDORIA 1 |Terza vittoria consecutiva di Spalletti, la Champions è vicina

0

Roma- All’Olimpico la Roma affronta la Sampdoria per la 24esima giornata di campionato.

Spalletti conquista 3 punti importantissimi per agganciare la zona Champions. Dopo aver domato il primo tempo e metà del secondo, la Roma cede spazio all’avversaria che accorcia le distanze con un’autorete di Pjanic e tenta il colpaccio nei minuti di recupero con uno scatenato Cassano frenato da una traversa sul triplice fischio finale.

Primo tempo

Baricentro basso per la Roma, molto schiacciata all’indietro per i primi 10 minuti.

Il primo tiro in porta arriva dopo 7 minuti, El Shaarawy crossa per Zukanovic, tiro basso, Viviano devia in angolo. Dopo un minuto ci riprova in area Pjanic, di testa, palla che svirgola fuori alla destra del palo.

Al 10’ ammonito Barreto della Samp, entrato nella rosa all’ultimo per un infortunio di Moisander.

La Roma sale gradualmente aumentando il pressing.

Pericoloso contropiede di Muriel al 16’ ma arrivato in area, Maicon difende bene e lo costringe ad un tiro blando.

Al 20’ occasione per la Roma: El Shaarawy servito da Salah spreca sparando alto una palla d’oro. Un minuto dopo ci riprova Florenzi con la complicità di Maicon, ma fallisce il tentativo a due passi dal portiere.

Al 29’ c’è un tocco di mano di Barreto in area di rigore ma l’arbitro non lo fischia, tutto prosegue normalmente.

Al 34’ ammonito Zukanovic per fallo su Muriel.

La Roma continua a mantenere ritmi sostenuti senza però trovare il colpo vincente.

Al 38’ ammonito Correa per simulazione.

Al 45’, prima del fischio dell’half time, arriva il vantaggio della Roma.

Florenzi intercetta di testa un tiro secco di El Shaarawy in area di rigore, anticipa Salah ed è 1 a 0 per la Roma!

Roma 1 – Sampdoria 0

Secondo tempo

Primo cambio per Spalletti nella ripresa: entra Digne al posto di Zukanovic.

Al 49’ gol della Roma!!!!

Perotti, dopo una serie di rimpalli al limite dell’area, riceve un tiro al volo che piazza in rete alle spalle dell’incolpevole Viviano.

Roma 2 – Sampdoria 0.

Al 52’ Pjanic fallisce la tripletta giallorossa, sservito ancora da Salah, si avventa sulla palla facendo partire un gran tiro che finisce fuori di poco.

Al 55’ entra Quagliarella al posto di Muriel.

Al 57’ la Samp accorcia le distanze con un autogol di Pjanic che aveva tentato di deviare un tiro di Fernando da fuori area. Beffata la difesa giallorossa, imponente in area al momento dell’autorete.

Al 61’ ammonito Keita per fallo su Correa.

Riprende il pressing giallorosso in area avversaria, i doriani faticano ad avanzare. Intanto Montella mette dentro anche Alvarez al posto di Barreto.

All’83’ occasione d’oro per la Roma per chiudere la gara: Salah scambia con Dzeko, il neo entrato mette in mezzo per El Shaarawy che fa partire un destro micidiale, ma non inquadra la porta!

C’è tempo anche per Cassano che entra al posto di Correa, Montella crede nella possibilità di un pareggio ma la Samp non riesce ad avanzare in area giallorossa.

Spalletti manda a riposo il faraone tra gli applausi, Iago Falque terminerà gli ultimi minuti della gara.

All’87’ brivido per la Roma: Cassano vicinissimo al gol: scambio tra Quagliarella e Cassano, poi il 99 doriano arriva al tiro, bravissimo Szczesny a respingere la conclusione.

Tre i minuti di recupero. Finale incandescente, giallorossi sotto assedio: al 92’ la Samp insiste con una pericolosa ripartenza, Dodò calcia dal limite, ancora Szczsny chiamato in causa, blocca a terra. L’ultima occasione è tutta per la Samp: clamorosa traversa di Cassano che trova il legno con un sinistro a giro in area. Arriva il triplice fischio dell’arbitro, la Roma è salva!

FORMAZIONI

ROMA (3-4-1-2): Szczesny; Manolas, Rüdiger, Zukanovic; Maicon, Pjanic, Keita, El Shaarawy; Perotti; Florenzi, Salah.

All.Spalletti.

Allenatore: Spalletti.

SAMPDORIA (3-4-2-1):Viviano; Ranocchia, Silvestre, Barreto; Cassani, Fernando, Ivan, Dodo’; Soriano, Correa; Muriel.

Allenatore: Montella.

Arbitro: Celi di Bari

Spettatori: 28.301

Incasso: 818.687,00

Higuain: “andare avanti partita dopo partita” (Pasquale Ammora)

0

Gonzalo Higuain inarrestabile, con la rete di oggi al Carpi continua la sua striscia vincente: ormai sono 24 gol su altrettante partite.

Queste le sue dichiarazioni a fine gara ai microfoni di sky sport: 

“Come ho sempre detto bisogna ragionare partita dopo partita. Abbiamo un’ intera settimana per preparare al meglio la prossima sfida. Contento per il momento positivo ma bisogna continuare a lavorare duramente e con la giusta calma; manca tantissimo alla fine del campionato e non abbiamo vinto nulla. Con la Juve partita difficile, vengono da 14 vittorie consecutive. Ribadisco che dobbiamo continuare a lavorare con serenità per portare a casa i tre punti. Non so se la vittoria sarebbe decisiva ai fini del campionato ma sarebbe una grande soddisfazione.”

 

TRA COLOMBI E SPARVIERI QUEST’EUROPA NON DECOLLA

0

SI PERDE NELLA TRINCEA DEI SUOI NAZIONALISMI

Finché il vecchio continente resterà arroccato dietro le  frontiere degli stati che ne fanno parte,  difendendo i propri interessi nazionali, e considerando l’UE una struttura sovranazionale che non trova autentiche corrispondenze  con le esigenze  interne, non ci potranno essere passi in avanti per un progressivo trasferimento  delle sovranità alle istituzioni comunitarie. Resta pertanto un’organizzazione intergovernativa, di carattere economico e politico, le cui risoluzioni non possono avere la stessa efficacia di un governo unico federale: gli Stati Uniti d’Europa, appunto, se mai si riuscirà a realizzare il sogno dei padri fondatori della Comunità Europea; ma l’obiettivo non sembra dietro l’angolo.

Un’iniziativa per dare uno stimolo in tal senso agli altri paesi membri, è stata presa a settembre scorso proprio in Italia, insieme ai rappresentanti della Germania, Francia, Lussemburgo. Si è trattato di un appello destinato al parlamento europeo, per indurlo a rendere più sollecita l’integrazione, in un momento delicato, in cui troppi avvenimenti internazionali, di carattere economico e geopolitico, stanno creando notevoli difficoltà al vecchio continente. Anche i flussi migratori provenienti dai paesi in via di sviluppo, e dei profughi richiedenti asilo per ragioni di conflitto nei loro paesi, segnano emergenze che non possono essere affrontate con il relativismo che finora ha riguardato la gestione di queste emergenze, occorrerebbe maggiore potere decisionale all’Unione per soluzioni molto più efficienti.

Era stato proprio uno dei grandi protagonisti dell’ultima guerra – Winston Churchill, convinto, dopo quella terribile esperienza, che solo attraverso la salda unione degli stati europei, sarebbe stato possibile garantire la pace, ad auspicare con forza l’istituzione degli Stati Uniti d’Europa. Credevano fortemente al progetto anche Adenauer, Monnet; due figure di primo piano della politica italiana: De Gasperi e Spinelli, oltre agli altri importanti rappresentanti dei paesi della CEE, tutti instancabili sostenitori della spinta verso l’Unità economica e politica dell’Europa. E ovviamente non sono stati i soli. Trattato dopo trattato, si è arrivati, sia pure tra indecisioni e incertezze, all’assetto odierno, che resta comunque un cantiere sempre aperto, perenne  work in progress.

Ma la struttura attuale, anche se dotata di tutti gli organi che permettono all’Unione d’interagire a livello normativo su tutte le materie che abbiano per oggetto gli interessi dei paesi membri, nonostante sia stata adottata la moneta unica, con una Banca Centrale che consente di prendere risoluzioni nell’ambito della ‘monetary policy’, sul piano internazionale non ha la credibilità e il potere che dovrebbe avere. Questa condizione crea nodi e freni continui nella gestione della politica economica e nelle scelte delle istituzioni preposte a portarle avanti, sia per via delle intese difficili dovute all’attrito con gli interessi interni, sia per ovvie ragioni burocratiche di passaggio e applicazione delle deliberazione stesse. Ogni direttiva proveniente dall’UE, deve essere recepita e applicata nel territorio di ciascuno stato membro che ha inviato i suoi rappresentanti al parlamento europeo. Niente avviene, per ovvie ragioni, in modo diretto, e non sono rari gli attriti dovuti a interpretazioni a volte arbitrarie delle direttive, le contestazioni..

Ma forse i problemi dell’Unione Europea sono da ricercare nella libera interpretazione da parte della gente di questa struttura sovranazionale,  che non attrae, non unisce realmente i popoli, non esprime la convinzione che si giungerà davvero al capolinea di questo lungo percorso compiuto dall’Unione, ovvero la realizzazione di un’organizzazione politica federale, retta da un solo governo. Basterebbe una semplice lettura delle ultime consultazioni elettorali, che esprimono, se non un netto dichiarato dissenso, sicuramente disaffezione, e aree di voto che presentano forti spinte populiste e perfino xenofobe. Altro che desiderio di unità e omogeneità culturale e sociale.. Di fatto, queste tendenze antieuropeiste, diventano sempre più marcate e risolute, e si sa:  sono sempre stati i popoli a scrivere le pagine della loro storia, non sempre in modo pacifico, ma certo attraverso influenze e condizionamenti determinanti per gli sviluppi futuri e l’assetto del territorio. Sono troppi i venti che soffiano contro l’obiettivo di unire definitivamente il vecchio continente con un potere sovrano che rappresenti tutti i popoli che ne fanno parte. Anche i tumulti delle fazioni indipendentiste di alcune regioni interne, che chiedono a gran voce la totale autonomia dal governo centrale, rendono instabile l’Unione, la quale, anziché procedere verso l’Unità, tende a frammentarsi, ponendo al centro del bersaglio le differenze di carattere etnico-linguistico-culturali. E non è in discussione la protezione delle minoranze etniche, con tutte le prerogative e i pregi culturali che le caratterizzano. E’ semmai la smania di spezzare vincoli storici che durano millenni, ma per andare dove?

Neppure una Gran Bretagna che se ne sta con un piede dentro e uno fuori dall’Unione, contribuisce a rendere più spedito il processo verso il definitivo assetto federale dell’UE. Certo, se si fossero tenute vive le idee lungimiranti di Churchill, oggi le divisioni interne sarebbero state strappi di poco conto, piccoli incidenti di percorso che non avrebbero insidiato realmente la volontà comune di giungere al passo decisivo, fattibile già forse prima dell’inizio del terzo millennio.

L’Europa, vecchio continente che ha portato la sue radici culturali oltre oceano (con metodi discutibili), resta comunque, a prescindere dalla sua competitività in ambito economico, il centro di appartenenza, e l’origine di una grande Cultura; punto di riferimento fondamentale per il suo percorso storico. Da queste basi, non dalle divergenze ideologiche e nazionalistiche, si dovrebbe partire per costituire gli Stati Uniti d’Europa. Le fondamenta esistono già, basterebbe prenderne atto rinunciando ai propri nazionalismi, talvolta parossistici, per giungere alla fine di una strada, che i padri fondatori dell’Europa, tracciarono con spirito di vera fratellanza. E che i cittadini europei di oggi, stanno seminando di chiodi.