
La Lega Pro ha ufficializzato date o orari delle ultime tre giornate di campionato. Come ha imposto il Presidente Gravina, i match delle ultime tre giornate dovranno essere giocati tutti alla stessa ora e nello stesso giorno. Attraverso il sito ufficiale della Lega Pro, sono stati diramati gli orari e giorni delle partite. Nella 32^ giornata i gialloblu affronteranno in trasferta il Matera,allo stadio “XXI Settembre “. Il fischio d’inizio è previsto alle 15:00 di domenica 24 aprile. Nella trentatreesima giornata, gli isolani ospiteranno il Catanzaro allo stadio “Mazzella”: fischio d’inizio fissato alle 17:30 di sabato 30 aprile,dove disputeranno l’ultima partita della stagione tra le mura amiche, prima di disputare i play-out alla fine di maggio. Nell’ultima giornata, invece si giocherà sabato 7 maggio, i gialloblu saranno di scena in trasferta in calabria contro il Cosenza, con inizio alle ore 16:00. Di seguito il calendario completo delle ultime tre giornate di campionato di Lega Pro del girone C.
32^Giornata-Domenica 24 Aprile ore 15.00-
Akragas-Messina
Casertana-Fidelis Andria
Catania-Melfi
Catanzaro-Monopoli
Cosenza-Foggia
Juve Stabia-Lupa Castelli Romani
Lecce-Paganese
Martina Franca-Benevento
MATERA-ISCHIA ISOLAVERDE
33^Giornata-Sabato 30 Aprile ore 17.30-
Benevento-Lecce
Fidelis Andria-Cosenza
Foggia-Martina Franca
ISCHIA ISOLAVERDE-CATANZARO
Lupa Castelli Romani-Matera
Melfi-Akragas
Messina-Casertana
Monopoli-Juve Stabia
Paganese-Catania
34^Giornata-Sabato 7 Maggio ore 16.00-
Akragas-Benevento
Casertana-Paganese
Catania-Fidelis Andria
Catanzaro-Melfi
COSENZA-ISCHIA ISOLAVERDE
Juve Stabia-Foggia
Lecce-Lupa Castelli Romani
Martina Franca-Messina
Matera-Monopoli



























Viviamo in un momento storico caratterizzato dall’incertezza e della discontinuità. Oggi i lavori sono «tanti» ed è doveroso proteggere, oltre che i lavoratori dipendenti, anche quelli indipendenti caratterizzati da debolezza socio-economica. Confronto di discussione, che servirà a formulare ipotesi condivise di riforma del settore, mirando alla ripresa e a «produrre lavori di qualità», non dimenticando mai l’obbiettivo primario quella che io chiamo «antropologia positiva» che vuol dire innanzitutto avere fiducia nella persona e nelle sue proiezioni relazionali, dalla famiglia alle imprese ai corpi intermedi, e nella sua attitudine a potenziare l’autonomia capacità dell’altro. L’esatto opposto di quell’antropologia non evoluta delle organizzazioni Sindacali e, quindi, sulla malfidenza verso le persone che non la pensano come loro. Ereditiamo da loro uno stato pesante e invasivo che conosciamo e che vogliamo cambiare. La prima è quella relativa alla promozione del valore, anche economico, della vita dal concepimento alla morte naturale. Il riconoscimento, anche empirico, della ricchezza e dell’unicità della persona consente di individuarne l’attitudine alla socialità. E ciò conduce ad assegnare alla famiglia e a tutti i corpi intermedi il giusto rilievo per la coesione della società. Ciò comporta la realizzazione diffusa della pratica del principio di sussidiarietà secondo il quale lo Stato, le amministrazioni pubbliche centrali e locali, operano per sollecitare il libero gioco delle aggregazioni sociali. E ancor più nelle nuove condizioni prodotte dalla crisi, la crescita deve essere sostenuta non tanto dalla leva della spesa pubblica quanto dalla vitalità delle persone, delle famiglie, delle imprese, e delle forme associative. Si tratta insomma, di stimolare una sorta di rivoluzione nella tradizione quale risultato di comportamenti istituzionali, politici e sociali coerenti con la visione di «meno Stato, più società». È comunque la collaborazione tra governo e popolo, tra istituzioni e corpi intermedi, la fonte fondamentale dello sviluppo economico e civile del Paese. Liberare il lavoro significa esattamente liberare i lavori. Vale a dire, incoraggiare nelle imprese l’attitudine ad assumere e a produrre lavori di qualità. A cogliere ogni opportunità di crescita, ancorché incerta. A realizzare attraverso il metodo della sussidiarietà orizzontale e verticale, e quindi il flessibile incontro tra le parti sociali nei luoghi più prossimi ai rapporti di lavoro, le condizioni per «more jobs, better jobs». Il mio sogno che si arrivi presto ai fini del passaggio dallo Statuto dei lavoratori allo Statuto dei lavori, è capire l’idea ispiratrice. Vorrei che rivivesse lo Statuto dei lavoratori nella realtà che cambia. Una parte del nuovo Statuto, attinente ai diritti fondamentali della persona e del lavoro, deve restare ferma come norma inderogabile di Legge. Un’altra parte, attraverso la contrattazione collettiva, si adeguerà meglio alle diverse condizioni e situazioni, così da rendere più efficaci quelle tutele. Il vecchio Statuto, che pure quarant’anni fa il nostro Paese la visse come una grande conquista, è stato costruito per un’Italia che oggi non c’è più e per un’economia fordista, della grande fabbrica e delle produzioni seriali. Oggi i lavori sono «tanti» ed è doveroso proteggere, oltre che i lavoratori dipendenti, anche quelli indipendenti caratterizzati da debolezza socio-economica. Quell’accordo rappresenta senza dubbio una svolta, come a suo tempo avvenne per la scala mobile. Il referendum di giugno 2010, e quello di gennaio 2011, così come quello per l’accordo di S. Valentino del 1985, ha chiesto ai lavoratori di dare il proprio consenso a scelte difficili. E anche questa volta i lavoratori hanno scelto con lungimiranza. E segna una svolta nel metodo più che nei contenuti, che dipendono in larga misura dalle singole realtà aziendali locali. Ma il caso dei due referendum sono innovativi nel metodo e resterà come pietra miliare nelle relazioni industriali. Meno Stato più società. Come diceva il Prof. Marco Biagi, «non c’è incentivo finanziario che possa compensare un disincentivo regolatorio da norme o da contratti». Solo i lavoratori e le loro Organizzazioni possono determinare quella produttività che garantisce il ritorno dell’investimento. Insomma, se il Governo resiste, dovrebbe arrivare il tanto atteso nuovo Statuto dei lavori (dopo tanti rinvii il condizionale è d’obbligo). Avanti, avanti con le Riforme.



