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Klaassen incarna il prototipo per il centrocampo del Napoli

I dettagli dal Corriere dello Sport

Uno degli obiettivi del Napoli di Aurelio De Laurentiis è sempre quello di andare a cercare sul mercato calciatori giovani che possano esplodere con la maglia azzurra: ad esempio, uno di questi potrebbe essere il centrocampista olandese dell’Ajax Davy Klaassen che già a gennaio è stato cercato dal direttore sportivo Cristiano Giuntoli. Klaassen “si è inventato centrocampista universale, fa le doppie fasi, ha autorevolezza in mezzo al campo e può rappresentare una forza. Incarna completamente la filosofia del Napoli”. Oltre a Klaassen, restano sul taccuino azzurro Andrè Gomes del Valencia e Ionita del Verona.

Strane le sostituzioni di Sarri dopo 5′: perchè non all’intervallo?

L’editoriale di Gianni Mura su La Repubblica dopo la sconfitta del Napoli

“Inter all’altezza di una partita che contava tantissimo, Napoli no. Pesa l’assenza di Higuain, ma ancora di più la presenza di Icardi. È lui a lasciare il segno, ma partendo in leggero fuorigioco, quando non sono passati 5’, con un elegante pallonetto. È ancora lui a servire il 2-0 a Brozovic, ed è sempre lui a mettere sul piede di Jovetic il possibile 3-0 (di testa salva Koulibaly sulla linea). Stretta di mano tra Mancini e Sarri prima del via, bene. Poi, la migliore Inter della stagione, con il finto 4-3-3 che tanto piace a Mancini. In realtà è un 4-4-1-1 in cui è fondamentale il movimento di Icardi, che non sbaglia un pallone, ma anche il lavoro a fisarmonica di Jovetic (prima consegna: disturbare Jorginho), di Perisic, di Brozovic. L’Inter lascia che il Napoli faccia il suo gioco, sempre quello ma a ritmi calanti, bloccandogli l’ingresso in area e obbligandolo al tiro da fuori. E qui, su Hamsik e Allan, è pronto alla deviazione Handanovic. Da dentro l’area, solo due conclusioni di Callejon, ma già sullo 0-2. I tecnici riservano una sorpresa per parte: Strinic e Jovetic. La vera sorpresa è però il rendimento dell’Inter. In blocco. D’Ambrosio non patisce Insigne prima e Mertens, un po’ più frizzante, poi. Medel ma pure Kondogbia fanno bene il lavoro di frangiflutti. Il Napoli non trova spazi ed è spesso in inferiorità numerica a centrocampo, dove solo Allan ha sprazzi di gioco. Da qui nasce la solitudine di Gabbiadini, che non trova la porta neanche su punizione. Non è Higuain né mai lo sarà, ha altre caratteristiche. In sostanza, vince chi ha l’attaccante più forte e sa sfruttarlo, alla buonora. Il Napoli è visibilmente stanco, paga il logorio inevitabile. Strane le sostituzioni di Sarri, dopo 5’ del secondo tempo. Strane perché si potevano decidere nell’intervallo, così suonano come bocciature: Insigne, con il ct in tribuna, non ha gradito, ma è pur vero che aveva combinato davvero pochissimo di buono. Se a questo aggiungiamo una brutta serata di tutta la difesa, era quasi impossibile per il Napoli non lasciarci le penne. L’Inter, famosa nel mondo per le sue distrazioni, ieri sera non è ricascata nelle brutte abitudini. Così il Napoli smette di sognare lo scudetto e l’Inter comincia a sognare il terzo posto, difficile ma non impossibile”

Seduta mattutina per gli azzurri: Sarri li ha divisi in due gruppi

Lo riporta il sito del club

Dopo la gara di San Siro il Napoli ha ripreso oggi gli allenamenti a Castelvolturno. Gli azzurri preparano il match con il Bologna di martedì per l’anticipo del turno infrasettimanale della 34esima giornata di Serie A.

Seduta mattutina per la squadra che si è divisa in due gruppi. Lavoro di scarico e corsa sul campo per chi ha giocato contro l’Inter, mentre gli altri uomini della rosa hanno svolto attivazione e partitina a campo ridotto. Domani allenamento pomeridiano.

Cori contro i Napoletani, multa salata per l’Inter

Lo riferisce l’Ansa

Multa di 15mila euro per l’Inter a causa dei “cori insultanti per motivi d’origine territoriale”. Il giudice sportivo ha sanzionato così il club nerazzurro dopo il match a san Siro con il Napoli: ammenda attenuta “per avere la società concretamente operato con le Forze dell’Ordine a fini preventivi e di vigilanza”. 3mila euro per il Napoli per “cori ingiuriosi” dei suoi tifosi contro l’arbitro. Tre i giocatori squalificati dopo i tre anticipi della 33/a giornata: Armando Izzo (Genoa) per doppia ammonizione, Riccardo Gagliolo (Carpi) e Geoffrey Kondogbia (Inter) per comportamento scorretto nei confronti di un avversario.

Inizia a vacillare la sicurezza del secondo posto?

I dettagli

Come racconta l’edizione odierna del Corriere dello Sport, negli occhi di De Laurentiis è racchiusa la rabbia di chi ne ha di cose da dire: “resta nell’aria l’idea che non sia il momento giusto, non con gli arbitri, non con i guardalinee, non con una giustizia che appare iniqua o che comunque, stavolta, lo è. Il caso-Irrati, la sentenza sul Pipita che toglie una giornata, una soltanto, poi il gol di Icardi: è un concentrato e De Laurentiis sta lì, con i propri pensieri. Il secondo kappaò consecutivo in trasferta comincia a far vacillare le sicurezze (apparenti) di potersi regalare la qualificazione diretta in Champions, un progetto non può prescindere da quella immissione di capitali, soprattutto è un velo di incertezza da scacciare via, perché il precedente insegna. Il Napoli vorrebbe evitare che si ripetesse quell’estate «diabolica», costata parecchio”.

Gazzetta: “Chi frigna vince di rado: è bastato un piccolo fuorigioco…”

La Gazzetta dello Sport analizza la sconfitta del Napoli a Milano

“Addio sogni di gloria, addio castelli in aria. Il Napoli scivola a San Siro e oggi la Juve, impegnata col Palermo, può volare a più nove e mettere le mani sul quinto scudetto di fila. D’ora in poi Maurizio Sarri dovrà guardarsi alle spalle, giocare per preservare l’accesso diretto alla Champions: sempre oggi la Roma può salire a meno tre dal secondo posto. E l’Inter? L’Inter ha trascorso la notte a meno tre dai giallorossi e casomai l’Atalanta bloccasse la Roma, il terzo posto tornerebbe per Mancini a portata di aggancio. Il Napoli, qui a Milano irrimediabilmente orfano di Higuain, ha perso di netto, ma in lontananza s’ode il coro delle proteste per la prima rete interista, viziata da fuorigioco. Un offside minimo, e però, offside, quanto basta per alimentare la nenia dei complotti e dei poteri forti. Fate pure, ma chi frigna vince di rado”.

De Laurentiis furibondo, i figli e la moglie lo hanno calmato

I dettagli

Il Mattino ci racconta della reazione furibonda di De Laurentiis all’ennesima topica arbitrale. Lo stesso quotidiano sottolinea come nemmeno l’evidente gol in fuorigioco di Icardi non visto dagli arbitri sia stato in grado di rompere il silenzio stampa del Napoli, avvolto così dal mutismo. Il Mattino però ci rivela un De Laurentiis che è letteralmente esploso, questa volta: “Al suo fianco in tribuna i figli Luigi ed Eduardo e la moglie Jacqueline hanno faticato a tenerlo seduto e a farlo calmare. Più volte si è rivolto a muso duro con alcuni collaboratori di Sarri seduti a poca distanza da lui. Poi avrebbe voluto manifestare il proprio dissenso nell’intervallo, ai microfoni di Mediaset. Un intoppo, legato alla gestione dei diritti televisivi (non è previsto che possa parlare un presidente tra il primo e il secondo tempo) ha evitato che De Laurentiis manifestasse apertamente il proprio dissenso. Poi ha cambiato idea. Ma è chiaro che chi lo ha visto lo ha descritto come una furia. Dalla tribuna di San Siro è andato via quando di minuti alla fine ne mancavano circa cinque”. 

De Laurentiis offre 8.5 mln al Pescara per un doppio colpo

Lo riferisce Gianluca Di Marzio

Una stagione da urlo, tra tanti gol e grandi prestazioni che hanno inevitabilmente acceso le luci del mercato attorno ai loro nomi. Stesso nome e stesso, grande interesse per i due Gianluca del Pescara, Lapadula e Caprari: sul tandem-gioiello che sta trascinando la squadra di Oddo verso i playoff del campionato di Serie B, infatti, c’è sempre la Juventus, forte di un’opzione ancora da esercitare e trasformare in acquisto. Ma non solo…

Anche Napoli e Genoa, infatti, hanno messo gli occhi sul duo d’attacco biancoazzurro: la società di De Laurentiis ha offerto 8,5 milioni per entrambi, ma le parti non hanno ancora chiuso definitivamente con nessuno dei possibili acquirenti. Su Lapadula occhio anche al Leicester, presente venerdì scorso all'”Adriatico” per seguire l’attaccante in un Pescara-Cesena deciso proprio da una perla in rovesciata del numero 10 di Oddo. Non solo Juve, dunque, per Lapadula e Caprari, sempre più al centro di un vortice di mercato destinato ad intrigare non poco.

ATALANTA ROMA 3-3| Il salvataggio del Capitano

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Atalanta Roma  3-3| Il salvataggio del Capitano

RomaPareggiotto a suon di gol allo stadio Atleti Azzurri, dove si affrontano Atalanta Roma in orario di pranzo domenicale. La gara è valida per la 33esima giornata di campionato.

Una partita bella e avvincente che si conclude con un giusto pareggio anche se la Roma ambiva al bottino pieno: missione impossibile con un’Atalanta che, dopo aver subito 2 gol, si è scatenata con Borriello & co. fino portarsi in vantaggio sui giallorossi. L’asso nella manica di Spalletti, prima di essere espulso, è stato Capitan Totti che, pochi minuti dopo il suo ingresso in campo, ha riportato la gara in equilibrio con un gol di esperienza. Peccato che per Dzeko oggi era la sua “giornata no”: tra errori clamorosi sotto porta e un rigore non fischiato, la Roma deve accontentarsi di un solo punto grazie al quale si allunga di 4 misure sull’Inter e dona una boccata di ossigeno al Napoli battuto ieri sera dall’inseguitrice nerazzurra.

Primo tempo

Nell’avvio di gara la Roma riesce ad avere un buon controllo del gioco, dopo il quarto d’ora aumenta il pressing e comincia a creare occasioni gol.

Al 16’ Dzeko sulla sinistra, serve una succulenta palla a Perotti che però spreca calciando alto sulla traversa.

La Roma insiste e al 22’ arriva il vantaggio giallorosso firmato da Digne: il francese, dopo uno scambio di palla con Perotti, riesce a filtrare il tiro vincente.

Atalanta Roma 0-1

Al 26’ arriva il raddoppio della Roma in contropiede. Assist di Salah per Nainngolan che non sbaglia e insacca alle spalle dell’incolpevole Sportiello.

Atalanta Roma 0-2

Arriva la reazione dell’Atalanta che al 33’ riapre il match con un bel gol di D’Alessandro.

Atalanta Roma 1-2

Prima sostituzione per Spalletti, Digne rimane infortunato dopo uno scontro, prova a resistere ma non ce la fa, entra Emerson. Intanto, ammonizione per Zukanovic per intervento falloso.

L’Atalanta è ancora più aggressiva, la Roma appare in difficoltà.

E infatti non tarda ad arrivare il pareggio: al 37’ , sugli sviluppi di un calcio d’angolo,  arriva la zuccata vincente di Borriello che conquista il pareggio. Colpevole Manolas che arriva in ritardo e lascia il tempo necessario all’ex romanista di coordinarsi per il colpo vincente.

Atalanta Roma 2-2.

Al 41’ un recidivo Dzeko nega alla Roma di chiudere l’half time in vantagio: si divora un gol a pochi passi dalla porta, dopo aver saltato il portiere!!!

Il bosniaco poi prova a farsi perdonare calciando sul filo del fuorigioco un gran tiro che viene straordinariamente respinto dal Sportiello

Secondo tempo

Nella ripresa l’Atalanta continua a mettere in difficoltà la Roma e si porta in vantaggio al 50’ con una doppietta di Borriello che, su cross di Gomez, batte ancora Szczesny! L’ex romanista viene ammonito per aver tolto la maglia durante l’esultazione.

Atalanta  Roma 3-2

La Roma prova a reagire, El Sharaawy entra al posto di Zukanovic ma è ancora l’Atalanta a creare pericoli ed occasioni gol, la situazione si è completamente ribaltata. Su una pericolosa ripartenza, al 61’ Borriello si divora il gol del 4 a 2.

Un preoccupato Spalletti, al 78’,  decide di mandare in campo Totti in  sostituzione di De Rossi che gli cede anche la fascia. Scelta che viene premiata perché il Capitano riporta linfa e vivacità in campo, apre alla speranza di nuove e pericolose azioni.

Sostituzione tra gli applausi per Borriello che cede il posto a Pinilla all’84’.

Nainggolan ha l’occasione del pareggio ma la palla supera di poco la traversa.

Un minuto dopo, confusione in area: la palla viene colpita da Perotti, Totti dalla destra si inserisce nel rimpallo e colpisce con esperienza ribadendo in rete! Pareggio della Roma!

Atalanta Roma 3-3

All’87’ Dzeko tutto solo lanciato a rete, viene fermato in area forse irregolarmente. Spalletti protesta per il mancato rigore, viene espulso.

Giallo per Raimondi (entrato al 75’ al posto di D’Alessandro) che ferma in ostruzione El Shaarawy.

La Roma spinge nei  5 minuti di recupero alla ricerca del gol della vittoria, ma sul gong finale rischia con una punizione dal limite guadagnata dall’Atalanta dopo il fallo e la conseguente ammonizione di Manolas.

La gara si chiude sul 3-3, un pareggio che tutto sommato calza a pennello per due squadre che hanno lottato fino all’ultimo alla conquista dei 3 punti.

FORMAZIONI

ATALANTASportiello; Masiello, Toloi, Paletta, Dramé; Freuler, Migliaccio, Kurtic; D’Alessandro, Borriello, Gomez.
A disp.: Radunovic, Stendardo, Djimsiti, Cherubin, Bellini, Brivio, Conti, Raimondi, Gagliardini, Turrin, Pinilla, Gakpé, Monachello.
All.: Reja.

ROMASzczesnyRuedigerManolas, Zukanovic (54′El Shaarawy), Digne   (34′ Emerson); De Rossi, FlorenziNainggolanSalahPerottiDzeko.

All.Spalletti.
Arbitro: Irrati di Pistoia

Marcatori: 22′ Digne, 26′ Nainggolan, 33′ D’Alessandro, 37′, 50′ Borriello, 84’ Totti.

Maria D’Auria.

Sidigas Scandone Avellino – Il derby è biancoverde!

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La Sidigas Scandone Avellino approfitta del passo falso di Cremona nell’anticipo di sabato e consolida il suo terzo posto grazie alla vittoria nel derby del PalaMaggio’.
Il match dell’ora di pranzo si è aperto tutto nel segno degli irpini che, sempre aggressivi e tonici, hanno saputo imprimere il proprio ritmo al match senza soffrire più di tanto. I padroni di casa bianconeri, grazie ad un sontuoso Jones da 25 pt e 10 rimbalzi, reggono il forte impatto e restano in gara almeno fino al quarto periodo sebbene sempre sotto nel punteggio. Anche Dario Hunt, autore di 21 rimbalzi e 17 punti, ha contribuito allo scatto di orgoglio dei padroni di casa che, tuttavia, sono letteralmente capitolati nell’ultimo quarto sotto i colpi di Green, Leunen e Ragland, cresciuto esponenzialmente fino a concludere il match con 24 punti, 6 rimbalzi e 6 assist. Uno dei derby campani più appassionanti degli ultimi anni si chiude con la vittoria di Avellino (14 nelle ultime 15 partite giocate, perso solo a Torino ndr) che, in un sol colpo fa suo il derby ed il terzo posto, con l’ambizione e la consapevolezza di poter puntare sempre più in alto, gara dopo gara.
vivicentro.it-sport-basket/ Sidigas Scandone Avellino – Il derby è biancoverde! (Mario Miccio)

NOTA sulla Società Sportiva Felice Scandone
Squadra di pallacanestro

La Società Sportiva Felice Scandone è una squadra di pallacanestro della città di Avellino. Denominata Sidigas Avellino per motivi di sponsorizzazione, disputa dalla stagione 2000-2001 la massima serie.

Anno di fondazione: 1948
Località: Avellino
Campo: Palasport Giacomo Del Mauro

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VIDEO – Comicon 2016, presentato lo spot ufficiale

E’ stato pubblicato pochi minuti fa, sul canale YouTube ufficiale e sulla pagina facebook di Napoli Comicon, il video dello spot ufficiale della manifestazione. Il filmato, prodotto da Unitalia e diretto dal regista Mauro Zingarelli, parte da una biglietteria dove due ragazzi fanno la fila per acquistare il tagliando di ingresso per il Comicon, ma c’è un solo biglietto a disposizione. Uno dei due lo porta via, ma l’altro non si rassegna e lo rincorre: nasce così un lungo inseguimento, con tante “sorprese” e cosplayer pronti a intervenire. Alla fine, fortunatamente, si scoprirà che entrambi i ragazzi potranno andare al Comicon e a farne le spese sarà il bigliettaio…

Ecco il video:

Papa Francesco: “Da Lesbo al Vaticano, piccolo gesto di accoglienza”

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                                              Papa Francesco con profughi

Lieto come tutti per l’atto di bontà di Papa Francesco ma, e ne sono dolente, non mi riesce di buttar giù un senso di amaro che mi ha pervaso mente, cuore, bocca.

Non mi riesce di NON chiedermi:

ma è mai possibile che tra i migliaia di profughi NON ci fossero famiglie di CATTOLICI doppiamente perseguitati proprio perché tali sono e proprio dai confedeli di quelli portati ad una esistenza migliore dal Papa?

QUESTO il pensiero e la domanda che mi ronza nella mente e che non mi riesce di ignorare ed allontanare da me e, per la quale, non riesco a non vedere il tutto come una mera e sgradevole operazione stile “marketing”. E questo mi fa star male! Mi rovina la gioia che comunque provo per delle famiglie aiutate a vivere da uomini e non più da bestie (anche se credo che ormai, nei paesi cosiddetti “civili”, siaono sempre in più le persone che, potendo, sceglierebbero una “vita da bestia” in certe famiglie dove gli animali sono coccolati e curati più di quanto magari, alcune delle stesse famiglie, fanno o farebbero con altri “uomini”; ma questo è già altro).

Stanislao Barretta

Ciò premesso, eccovi la news così come è stata riportata su larepubblica e, se qualcun altro gradisse esprimere le proprie sensazioni e valutazioni alla stessa, non ha da far altro che commentare l’articolo o scriverci una email inviandola a redazione@vivicentro.it:

Il pontefice di ritorno dalla Grecia con 12 profughi: “Capisco le paure ma l’Europa non costruisca muri. L’incontro con Sanders a Santa Marta? La politica non c’entra”

A BORDO DEL VOLO PAPALE MITILENE-ROMA – “I profughi in Vaticano? Non c’è alcuna speculazione politica. Il mio è un gesto umanitario, un’ispirazione venuta una settimana fa a un mio collaboratore, che me l’ha proposta. E io ho accettato subito”. Non aspetta nemmeno le domande in volo, Papa Francesco. Siamo appena decollati da Mitilene, isola di Lesbo, Grecia. Un viaggio lampo di 5 ore, ma durante il quale il Pontefice argentino ha visitato il campo profughi dove tanti siriani, afghani, cingalesi dovranno essere respinti per tornare in Turchia, attraversata con la speranza di concludere il loro viaggio in Europa.

Appena vede i giornalisti Jorge Bergoglio entra subito nell’argomento. La scelta di portare 12 migranti con sé, e di accoglierli in Vaticano, è una mossa umanitaria di straordinario significato. Il Papa non lo dice, ma la valenza anche politica di questa decisione la si misura già nelle prime dichiarazioni di plauso e di critica che arrivano da tutto il mondo. “Prima di tutto voglio ringraziarvi per questa giornata di lavoro. Per me è stato troppo forte, troppo forte…”. Si commuove Francesco. Poi comincia ad ascoltare le domande, e a rispondere a una per una rimanendo per quasi un’ora in piedi, mentre l’Airbus A320 dell’Alitalia vola in direzione di Roma.

Santità, ma l’accordo sui profughi siglato da Unione Europea e Turchia per lei può funzionare?
“Gli accordi tra la Grecia e la Turchia io non li conoscevo bene, li ho visti sui giornali. Loro, i profughi che stiamo accogliendo, vengono in regola, con un accordo raggiunto fra tre governi, Vaticano, Italia e Grecia. Con la collaborazione della Comunità di Sant’Egidio. E hanno il visto di ingresso. Ora Sant’Egidio troverà loro un posto di lavoro. Sono ospiti del Vaticano e si aggiungeranno alle due famiglie già ospitate dalle nostre parrocchie”.

Lei parla molto di accoglienza ma troppo poco di integrazione. Vedendo quello che sta accadendo in Europa, parecchie città con quartieri ghetto, e immigrati musulmani che fanno più fatica a integrarsi con valori occidentali, non sarebbe forse più utile privilegiare gli immigrati cristiani? Perché ha preso con sé tre famiglie musulmane?
“Non ho fatto una scelta tra cristiani e musulmani. Queste tre famiglie avevano le carte in regola e si poteva fare. C’erano due famiglie cristiane che non avevano i documenti in regola. Non è un privilegio, tutti sono figli di Dio. Ma è vero, oggi i ghetti esistono! E alcuni dei terroristi che hanno compiuto attentati sono figli e nipoti di persone nate in Europa. Che cosa è successo? Non c’è stata una politica d’integrazione. L’Europa deve riprendere questa capacità d’integrare, sono arrivate tante persone nomadi e ne hanno arricchito la cultura. C’è bisogno d’integrazione”.

Si parla di controlli e di rinforzi ai confini europei. Questa è la fine di Schengen e del sogno europeo?
“Non lo so, ma capisco i popoli che hanno una certa paura. Dobbiamo avere una grande responsabilità nell’accoglienza. Ho sempre detto che fare muri non è una soluzione, abbiamo visto il secolo scorso la caduta di uno. Non si risolve niente. Dobbiamo fare ponti, ma in modo intelligente, con il dialogo, l’integrazione. Io capisco un certo timore, ma chiudere le frontiere non risolve niente, perché quella chiusura alla lunga fa male al proprio popolo e l’Europa ha bisogno di politiche di accoglienza, integrazione, crescita, lavoro e riforma dell’economia. Tutte queste cose sono i ponti che ci porteranno a non fare muri”.

Perché lei non fa differenza tra chi fugge la guerra e chi fugge la fame? L’Europa può accogliere tutta la miseria del mondo?
“Tutti e due sono effetto dello sfruttamento. Sfruttamento della terra. Io inviterei i trafficanti di armi, quelli che le procurano ai gruppi in Siria per esempio, a passare una giornata nel campo profughi che ho appena visitato a Lesbo. Credo che per loro sarebbe salutare”.

Lei stamane ha detto che questo sarebbe stato un viaggio triste, commovente. Però qualcosa è cambiato: ora qui ci sono 12 persone. È un piccolo gesto di fronte a chi volta la testa dall’altra parte?
“Faccio un plagio e rispondo con una frase non mia. Avevano domandato a Madre Teresa di Calcutta: “perché tanto sforzo e tanto lavoro solo per accompagnare le persone a morire?” E lei: “è una goccia d’acqua nel mare, ma dopo questa goccia il mare non sarà lo stesso”. È un piccolo gesto ma uno di quei piccoli gesti che dobbiamo fare tutti noi, uomini e donne, per tendere la mano a chi ha bisogno “.

Questa mattina a Casa Santa Marta lei ha incontrato il candidato alla nomination democratica Bernie Sanders. Ha voluto entrare nella politica americana?
“Questa mattina mentre uscivo c’era lì il senatore Sanders, che era venuto al convegno sulla “Centesimus annus”. Lui sapeva che io uscivo a quell’ora e ha avuto la gentilezza di venirmi a salutare. Lui, insieme alla moglie, e un’altra coppia alloggiata a Santa Marta, come tutti i membri del convegno. Quando sono sceso l’ho salutato, una stretta di mano, niente di più. Questa si chiama “educazione”, non “immischiarsi in politica”. Se qualcuno pensa che dare un saluto sia immischiarsi in politica, gli raccomando di trovarsi uno psichiatra”.

vivicentro.it-cronaca / Papa Francesco: “Da Lesbo al Vaticano, piccolo gesto di accoglienza”. MARCO ANSALDO

Juve Stabia, adesso balla coi lupi!

La vittoria arrivata sull’isola di Ischia consegna alla Juve Stabia, con ogni probabilità, tre punti che chiudono il discorso salvezza e che consentono alle Vespe di guardare alle ultime partite in modo più sereno, ma ugualmente con l’obiettivo di fare più punti possibili.

Proprio la salvezza acquisita ad Ischia ed il prossimo match, casalingo, contro la Lupa Castelli Romani, ci fanno pensare al capolavoro cinematografico del 1990 “Balla coi lupi”, diretto, prodotto e interpretato da Kevin Costner. Non c’è modo migliore, per aggiungere l’ultimo tassello al mosaico salvezza, che farlo “ballando” al Menti con i Lupi di Frascati.

Se nella giornata di domenica quindi sarà possibile vedere il “remake” del film “Balla coi lupi”, il merito è del regista, Nunzio Zavettieri, tante volte criticato ma che è riuscito a condurre la sua squadra ad una salvezza assolutamente non scontata, per come si era evoluta la stagione dei gialloblù.

In un calcio dove le idee invecchiano facilmente, Zavettieri è stato astuto ad osservare sempre la sua squadra in funzione dell’avversario di turno e del momento della stagione, capendo l’importanza che il non perdere, quando vincere era una prospettiva non realizzabile, avrebbe avuto sulla classifica delle Vespe.

Come tutti i componenti della Società, anche Zavettieri forse ha avuto momenti in cui la lucidità è mancata e le scelte non sono state sempre giuste, ma il tecnico calabrese è riuscito a compattare il suo gruppo, anteponendo il bene della squadra sopra quello di chiunque altro, persino il suo. L’allenatore stabiese ha creato una squadra camaleontica, non schiava di un solo sistema di gioco ed in grado di adattarsi bene alle compagini avversarie, difendendosi bene per poi provare a pungere. Nelle ultime settimane tanti sono stati gli schieramenti tattici proposti da Zavettieri, tutti in funzione del bene della squadra.

Le considerazioni appena fatte sui moduli e sull’atteggiamento tattico, vanno allargante anche alla scelta degli uomini scesi in campo di settimana in settimana. Mister Zav ha formato un gruppo in cui tutti sono utili ma nessuno è indispensabile e dove regna la meritocrazia; chi è in grado di assicurare il maggiore rendimento, gioca.

Così in un momento non certo facile della stagione, in occasione del derby contro la Casertana, è stata riaffidata la maglia numero 1 a Russo, che ha assicurato un rendimento altissimo e non ha più lasciato il posto da titolare, se non per qualche problema fisico. Allo stesso modo Zavettieri ha ruotato gli attaccanti, prima Diop, poi Nicastro e poi Del Sante hanno tolto e messo la casacca da titolare a seconda delle caratteristiche delle difese da scardinare. Ancora, l’allenatore è stato bravo ad avanzare Cancellotti, lasciando il ruolo di terzino destro a Romeo, ed ottenendo così un terzino affidabile ed un esterno in grado sia di offendere che difendere. Anche ieri a Ischia, il tecnico ha avuto ragione; la scelta di Navratil al centro della difesa, inizialmente non facile da condividere, si è rivelata azzeccata, con il difensore ceco tra i migliori in campo tra le Vespe. Non dimentichiamo, poi, che alla vigilia della delicatissima partita casalinga contro il Messina, la scelta di Zavettieri di puntare su Favasuli, autore poi della doppietta dal dischetto, non era così scontata, in virtù di un Izzillo in rampa di lancio e pronto a dare il suo contributo.

Le scelte dell’allenatore ex Bari assumono ancora più rilevanza se analizzate tenendo anche in considerazione il momento difficile in cui sono arrivate, quando forse sarebbe stato più facile affidarsi alle proprie statiche certezze, anziché tentare di volta in volta soluzioni nuove.

Adesso si faccia l’ultimo sforzo per conquistare la salvezza matematica già in casa contro la Lupa Castelli Romani, con la speranza che al Menti ci siano molti più tifosi/spettatori a vedere un altro bel film del regista gialloblè!

Raffaele Izzo

Napoli, scontro su Al Pacino al Teatro Festival

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E’ polemica dopo il no del governatore De Luca ad Al Pacino, la star americana. Il direttore artistico Dragone: “Non mi arrendo alla politica”

Il giorno dopo il veto del presidente della Regione Vincenzo De Luca sulla partecipazione di Al Pacino al Napoli Teatro Festival, la Fondazione Campania dei Festival vive ore di incertezza. Ma il direttore artistico Franco Dragone, che sullo spettacolo di Al Pacino aveva puntato per un cambio di passo del Festival ed una forte visibilità internazionale, scioglie la riserva: “Resto a Napoli. Non lascio il Teatro Festival. Non mi arrendo alla politica. Rispetto la posizione di De Luca, ma resto per cambiare il Festival. Il clima è difficile anche per via della campagna elettorale. Capisco. Ma io non sono pazzo: non avrei speso 700 mila euro di soldi pubblici senza esser certo di un ritorno economico. Che i miei uffici avevano stimato in almeno 1 milione e mezzo (col 70 per cento di occupazione dell’Arena Flegrea). Soldi con i quali avremmo potuto aiutare ben 40 piccole compagnie”.

Con progetti che non si esauriscono nello spazio di un festival, “ma che durano negli anni”. Il direttore artistico tiene duro. “Mi avevano chiesto personalità internazionali ed io ho usato la mia notorietà per contattare Al Pacino. Ci saranno altri appuntamenti importanti, perchè Napoli e la Campania meritano un grandissimo Festival. Ma non si può ricominciare ogni anno daccapo. Se la cultura è un investimento, si deve pensare a lungo termine”.

Dragone è un fiume in piena. “Ma quando si decidono ad approvare il mio programma? È pronto da febbraio e la Fondazione ancora non lo ha varato. Siamo in grande ritardo”. Un ritardo legato alla scadenza del cda della Fondazione ed alla trascuratezza della politica che non lo ha subito rinnovato. “Le piccole compagnie ed i talenti locali sono nel mio programma: li farò collaborare e produrre con compagnie straniere, ed i loro spettacoli andranno all’estero. Non sono un politico, ma faccio un lavoro sociale: i teatri vuoti mi fanno male. Sono un dolore. Dobbiamo portare a teatro chi non ci va. Non posso accettare che si pensi che io avrei sprecato dei soldi. Quei soldi servivano a seminare, a costruire il futuro. Non a fare del Festival un fuoco d’artificio che stupisce. Ma non lascia nulla. Io voglio seminare. Per questo resto”.

Anche se stavolta ha avuto la meglio l’asse De Luca-Grispello. “Condivido la posizione di De Luca – dice Luigi Grispello – la Fondazione è una in house della Regione e dunque deve seguire gli indirizzi del presidente”. Secondo Grispello per avere Al Pacino si sarebbero spesi 1 milione e 200 mila euro. O di più, in caso di imprevisti. “Lo spettacolo si pagava da solo” ha ribadito Dragone. Che ora attende il cda convocato per il 21, ma non è detto che possa deliberare, perchè “la Regione non ha ancora nominato i sindaci”, spiega Grispello. Ritardi su ritardi.

vivicentro-sud-cronaca / larepubblica / Napoli, scontro su Al Pacino al Teatro Festival. BIANCA DE FAZIO

Post partita di Ischia vs Juve Stabia: I tifosi contro Iodice

Ischia vs Juve Stabia contestazione dei tifosi locali

Ischia vs Juve Stabia è un derby caratterizzato dalla contestazione di tifosi isolani stanchi di non essere rispettati dalla dirigenza della società sportiva di calcio. L’Ischia Isolaverde perde il derby contro la Juve Stabia e sale a cinque ischiasconfitte consecutive,un lampo di Diop nella ripresa condanna i gialloblu a restare alla penultima posizione in classifica. Al di là del risultato maturato in campo,al termine della partita, un gruppetto di tifosi gialloblu (poche persone rimaste a sostenere la squadra di calcio dell’isola campana),si sono diretti verso i cancelli dove si trovano le scale per accedere all’interno degli spogliatoi. I supporters hanno contestato duramente sia il presidente Luigi Rapullino e Marco Manna. Ma le forti contestazioni sono arrivate verso il segretario Pino Iodice,ormai noto alla piazza isolana. Una persona che dopo le dichiarazioni espresse la scorsa stagione nei confronti dell’isola d’Ischia, sembrava che dovesse lasciare la società a giugno ed invece arrivo la conferma. I tifosi non hanno mai digerito questa scelta della società,per lo più ieri nella partita contro la Juve Stabia Iodice si è accomodato in panchina, facendo scatenare l’ira dei tifosi,ma si presuppone non solo quelli presenti al “Mazzella”,ma anche quelli che non entrano più allo stadio a sostenere la squadra. Alla contestazione va aggiunto che i tifosi hanno chiesto che la squadra che vinca o perda debba lo stesso andare a salutare i supporters isolani sotto il proprio settore. Nonostante tutte le scelte sbagliate in questa stagione,mettendo anche quella famosa conferenza stampa al “Re Ferdinando” quando la squadra si diceva che finalmente tornava ad allenarsi sull’isola,ieri c’è stata la così detta ciliegina sulla torta,che racchiude un intera stagione di quello che hanno dovuto vivere i tifosi isolani . Un’isola che vive di turismo,ma con un amore e una passione forte per il calcio.

Caso Regeni, Il Cairo: “Importante sviluppo indagini. Italia allenti pressioni politiche”

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Le parole del portavoce del ministero degli Esteri egiziani, riportate dal sito del quotidiano egiziano Al Watan che non fornisce dettagli sulle nuove indagini sul caso Regeni: “Necessario vuotare il dossier delle influenze politiche e lasciarlo agli apparati di sicurezza competenti”

IL CAIRO, caso Regeni – Il portavoce del ministero degli Esteri egiziani, Ahmed Abou Zeid, ha affermato che c’è stato un “importante sviluppo negli ultimi due giorni” sul dossier di Giulio Regeni: lo scrive il sito del quotidiano egiziano Al Watansenza fornire dettagli su questo “sviluppo” investigativo ma precisando che il portavoce ha parlato ieri a una tv. Ahmed Abou Zeid “ha chiesto”, scrive il quotidiano, “alla parte italiana di allentare le pressioni politiche sul caso”.

Il portavoce ha indicato “che i contatti con la parte italiana continuano per svelare le circostanze della sua morte”, ha scritto ancora il giornale sintetizzando fuori di virgolette un intervento telefonico del portavoce alla tv Al-Hayat. “Abou Zeid ha aggiunto che è necessario vuotare questo dossier delle influenze politiche e lasciarlo agli apparati di sicurezza competenti”, riferisce ancora il sito.

LEGGI Bonino: “Basta depistaggi. Ora intervengano Europa e Usa”

Sul caso Regeni oggi anche Emma Bonino in un’intervista a Repubblica. “Io penso che il governo italiano debba far diventare un caso internazionale la crisi con l’Egitto. Sono del parere che non vada abbandonata la via giudiziaria sul caso Regeni, ma ormai è finalmente chiaro che c’è un ‘caso Egitto’ più ampio. L’Europa ha il dovere di occuparsene perché è una questione politica e di sicurezza di primo livello nel nostro Mediterraneo. E ne dobbiamo discutere con gli Stati Uniti”, ha detto l’ex ministro degli Esteri.

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Referendum trivelle, dalla lite sul gasdotto alle royalties: le altre partite in gioco

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                      Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia: Referendum trivelle

Referendum trivelle, il retroscena. Dall’esito della consultazione dipendono anche altre battaglie del presidente della Puglia Emiliano contro il governo, tutte giocate su ambiente e petrolio

Tubi, petrolio, gas e politica. È intorno alla questione ambientale che la Puglia si gioca in questo fine settimana una parte importante del suo futuro. Suo e del governatore, Michele Emiliano, ex magistrato, ex sindaco di Bari, capace di stringere alleanze trasversali nella campagna referendaria contro le trivelle. Se anche non si raggiungerà il quorum, una buona partecipazione al voto potrebbe lanciarlo definitivamente alla ribalta nazionale. Una robusta mano gliel’hanno data, involontariamente, i suoi ex colleghi della procura di Potenza scoperchiando il retrobottega di amicizie private che girava intorno al Mise e ai cantieri dell’oro nero. Ma non è sull’insediamento Total di Tempa Rossa, in Basilicata, che si gioca la parte più importante dello scontro ambientale pugliese. La vera posta in gioco è il Tap, il gasdotto che arriva dall’Arzebagian, approda in Albania e che per ragioni un po’ misteriose invece di percorrere la strada più breve e raggiungere la rete Snam a Brindisi, arriva su una spiaggia incantevole del Salento e finisce a Brindisi solo via terra percorrendo 55 chilometri in più. Perché? Per accondiscendere quali interessi?

“A chi appartengono i terreni intorno alla spiaggia di San Foca?”. È il pomeriggio dello scorso 18 febbraio. La domanda, in apparenza innocente, è del presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi. Michele Emiliano è in audizione per raccontare la sua verità sulla Puglia, l’ambiente e il Tap. Il governatore propone di modificare il tracciato del gasdotto arrivando direttamente a Brindisi dall’Albania: “Una strada più breve, dunque più conveniente, che ci consentirebbe di utilizzare il gas per le centrali Enel oggi alimentate a carbone”. Il governatore propone di far funzionare con quel gas anche l’acciaieria dell’Ilva di Taranto. “Proposte fuori tempo massimo”, replicano al Tap. E spiegano: “Il contratto ci impone di far funzionare il gasdotto entro il 2020. I tempi stringono. Se non cominciamo oggi con i cantieri, arriveremo in ritardo e dovremmo pagare le penali”.

Il governatore rilancia: “Se il governo ci ascolta, possiamo cambiare tracciato in sei mesi”. Il consorzio del gasdotto non si fida: “Chi ci garantisce che anche a Brindisi non nasca poi una protesta?”. “Da mesi facciamo anticamera per poter spiegare la nostra proposta al governo”, protesta Emiliano.

La verità è che dalla primavera 2015, quando in campagna elettorale ha cominciato la sua battaglia sul gasdotto e contro il collegamento dei pozzi lucani di Tempa Rossa alla raffineria di Taranto, il governatore pugliese è diventato una spina nel fianco per Renzi. Non che i problemi non ci fossero anche prima. Il famoso emendamento Guidi, quello che l’ex ministro del Mise inserisce nello Sblocca Italia dandone poi notizia al fidanzato Gianluca Gemelli, è del dicembre 2014. Serviva a superare l’opposizione del Comune di Taranto, contrario all’oleodotto che porterà il petrolio lucano alla raffineria pugliese. Solo mesi dopo sarebbe stato, quello di Tempa Rossa, uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Emiliano. Insieme alla guerra al tracciato del gasdotto. Una battaglia tra Bari e Roma, certo. Ma anche uno scontro dentro il Pd. Con la nutrita pattuglia dalemiana che attacca a testa bassa Emiliano. “Quella del trasferimento del tracciato del Tap a Brindisi è una sceneggiata che non si realizzerà”, profetizza già in autunno il deputato Fritz Massa. E a novembre il sottosegretario Claudio De Vincenti, proclama: “Il tracciato che arriva a San Foca è la soluzione migliore dal punto di vista ambientale”. Ma su tutta la vicenda i dalemiani sono al centro delle polemiche perché uno dei loro uomini di riferimento in Puglia è l’avvocato Roberto De Santis, già incaricato dalla Avelar del russo Viktor Verkslemberg di studiare l’approdo pugliese del Tap. Interessi in conflitto? E De Vincenti, accusato dalle intercettazioni di far parte della “cricca” che gestiva gli affari del Mise, non sta attraversando un periodo felice.

Se domenica l’esito del voto dovesse dare forza ai No Triv, Emiliano potrebbe passare all’incasso. Magari ottenendo per l’area di Taranto una parte delle royalties del petrolio di Tempa Rossa che oggi vanno solo alla Basilicata. Resta aperto l’interrogativo di Rosy Bindi. Di chi sono i terreni di San Foca? Chi incasserà i denari degli espropri? Al consorzio del gasdotto minimizzano: “I proprietari coinvolti – spiegano – sono circa 200 e otterranno una media di 10 mila euro ciascuno”. Poca cosa. Non è questa la posta in gioco del grande scontro sull’ambiente in Puglia. La battaglia è politica: riguarda il peso delle amministrazioni locali nelle decisioni sull’ambiente prese a livello centrale. L’indagine sul petrolio lucano ha riaperto la partita.

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F1, Rosberg domina anche il Gp Cina. Ferrari: dal disastro al trionfo

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Rosberg domina Doppio incidente al via per le Rosse che sprofondano inizalmente nelle retrovie, poi grande rimonta di Vettel che si piazza secondo e di Raikkonen (quinto). Sul podio Kvyat

SHANGHAI – Tre su tre: Rosberg domina anche il Gp di Cina e si assicura la terza vittoria stagionale, dando a questo punto una vera stangata al suo compagno di squadra, ancora una volta condannato a una gara da comprimario. E già perché a questo punto – anche se il campionato è ancora lunghissimo – Nico mette una seria ipoteca sulla leadership in casa Mercedes.

La cronaca giro per giro

Secondo – clamoroso – posto per Vettel e a concludere il podio Kvyat con una rinata Red Bull. Il “clamoroso” si riferisce al fatto che Sebastian al via si è schiantato con Raikkonen finendo così di colpo nelle retrovie e quindi è stato costretto a una bellissima rimonta. Nel contatto Kimi ha avuto la peggio visto che gli si è polverizzato il musetto, ma Vettel dopo la bandiera a scacchi gli ha chiesto scusa (anche se non aveva colpe), per poi andare a strigliare Kvyat accusato di aver innescato l’incidente.

In realtà qui si potrà discutere all’infinito perché da quello che abbiamo visto si è trattato solo di un incidente di gara, ma in quelle fasi così concitate è difficile stabilire colpe e ragioni.

Quarta posizione poi per la Red Bull di Ricciardo davanti alla Ferrari di Raikkonen e alla Williams di Massa. Settima la Mercedes di Hamilton che ha preceduto le due Toro Rosso di Verstappen e Sainz. Chiude in zona punti la Williams di Bottas. Dodicesima al traguardo la McLaren di Alonso davanti al compagno di squadra Button. Insomma se la McLaren è ancora nei guai la Red Bull invece sembra rinata. E già perché al via Ricciardo era riuscito perfino a  beffare Rosberg, andando con forza in testa. Peccato poi che la foratura l’abbia cacciato di colpo nelle retrovie, altrimenti Daniel oggi avrebbe potuto dare del filo da torcere anche a Nico.

Ed Hamilton? Per lui vero disastro: dopo essere partito ultimo per il noto problema al motore nelle prove, è stato troppo aggressivo nelle prima fasi della gara,  così ha semi distrutto la sua  monoposto (il musetto si è infilato sotto la macchina, rovinando il fondo) e alla fine ha dovuto subire attacchi di tutti e – quindi – accontentarsi solo del settimo posto.

vivicentro.it-sport-motori / larepubblica / F1, Rosberg domina anche il Gp Cina. Ferrari: dal disastro al trionfo. VINCENZO BORGOMEO

REFERENDUM – La politica renziana quando sbaglia e quando (ci) azzecca

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                                   Referendum : il quesito di Eugenio Scalfari
LImmigration compact merita consenso ma dovrebbe prevedere anche una polizia e un ministro dell’Interno europeo

IN QUESTI giorni il tema numero uno del nostro Paese è il referendum sulle trivelle e quello numero uno in Europa è la sua ri-nazionalizzazione.

Cominciamo dunque dal referendum in generale e in particolare delle trivelle: votare o astenersi? Qualcuno fa presente che la Costituzione vieta di fare propaganda per l’astensione (non vieta l’astensione) e non vieta di dichiarare alle singole persone di essersi astenuto così come non vieta di rivelare il proprio voto alle elezioni amministrative e politiche. Quel precetto costituzionale (cui non è seguita alcuna legge applicativa) è dunque praticamente inesistente.

È vero invece che l’affluenza ai referendum abrogativi, che prevedono un quorum del 50 più uno per cento dei cittadini con diritto di voto, è crollata a partire dalla fine del secolo scorso. E ancora più in questi ultimi anni. Questa minore affluenza del resto si verifica anche nelle elezioni dove ormai l’affluenza in tutti i Paesi democratici dell’Occidente oscilla intorno al 60 per cento degli aventi diritto; solo in casi rari arriva fino al 70 per cento ma non oltre.

Aggiungo a questa generale tendenza che ci sono referendum abrogativi su fatti specifici che riguardano soltanto abitanti di alcune zone del Paese mentre non interessano affatto a chi vive su territori diversi. Quello delle trivelle per esempio non riguarda chi vive in terre lontane dal mare e quindi del tutto disinteressate all’esito referendario. Non riguarda per esempio Piemonte e Lombardia.

E neppure gli abitanti dell’intera costa tirrenica visto che i giacimenti petroliferi sono stati individuati soltanto nella costa adriatica e ionica.

In queste condizioni sarebbe molto opportuno non estendere all’intero Paese questo tipo di referendum che ne riguardano soltanto una parte. Ci vorrebbe naturalmente una modifica o meglio una precisazione costituzionale che potrebbe perfino essere anticipata da un’opinione della nostra Consulta. Se invece i referendum del tipo di quello delle trivelle devono valere per tutti, è evidente che chi partecipa a quel voto lo fa per ragioni di politica generale che esulano del tutto dalla domanda referendaria. Si vuole incoraggiare oppure indebolire il leader di turno, Renzi in questo caso. E quindi si dà al referendum un significato ed una funzione del tutto diversa da quella che teoricamente gli è stata assegnata. È corretto tutto questo o è del tutto scorretto?

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A causa di quanto precede è evidente che esistono delle connessioni, senz’altro improprie, tra il referendum sulle trivelle e quello del prossimo ottobre sulla Costituzione. Segnalo a questo proposito, come ho già fatto più volte nelle scorse settimane, che il referendum costituzionale non prevede alcun quorum. Un’ipotesi provocatoria ma teoricamente legittima è che ad un referendum senza quorum potrebbero partecipare soltanto una ventina di persone e in questo caso accadrebbe che undici di loro rappresentano la maggioranza e impongono il risultato referendario a tutti gli altri. Di questo l’amico Crozza ha fatto una delle sue divertenti barzellette, ma barzelletta è fino a un certo punto. Potrebbero andare a votare venti milioni di persone e undici milioni imporrebbero la loro linea ai quarantasette e passa milioni di aventi diritto al voto.

Perché Renzi ha voluto questo referendum? Evidentemente perché, non essendo ancora legittimato nella sua funzione di leader dal corpo elettorale, il referendum del prossimo ottobre dovrebbe avere proprio questo compito ma è difficile pensare che effettivamente ce l’abbia visto che non è previsto alcun quorum. Naturalmente si può rispondere che è un referendum bandito dopo che le Camere hanno già votato la legge in questione. Ma il referendum confermativo dovrebbe avere un quorum, altrimenti che cosa legalizza? Assolutamente niente, sia che approvi la legge in questione e sia anche se la disapprovi.

Bisognerebbe dunque stabilire con la maggiore rapidità possibile che il referendum confermativo deve avere un quorum. Temo che non ve ne sia il tempo e mi chiedo se avrebbe quantomeno un effetto di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, una dichiarazione in proposito da parte della Corte Costituzionale o del suo presidente anche come opinione personale ma importante. Se vogliamo entrare nel contesto della legge in questione per il poco che conta dichiaro che io voterò “no” per vari motivi. Anzitutto il Senato viene privato di tutti i suoi poteri legislativi, salvo quelli che riguardano le leggi di natura costituzionale, i trattati o le direttive delle autorità europee e le leggi di pertinenze delle Regioni. Quanto al resto, il Senato di fatto è inesistente.

Questo risultato della legge in questione è comprensibile: in molti Stati europei una seconda Camera non c’è o non ha alcun potere se non consultivo o specifico su un numero limitato di materie. Quindi il sistema monocamerale è pienamente accettabile sempre che abbia un effettivo potere legislativo il che ci rinvia alla nuova legge elettorale. Così come è stata concepita e approvata quella legge non soddisfa affatto i requisiti oggettivi; il risultato politico sancisce dunque di fatto una schiacciante presenza del potere Esecutivo rispetto a quello Legislativo, sicché il capo del governo comanda da solo.

Ho più volte criticato questa situazione, ma poi mi sono arreso all’evidenza di una necessità che esiste da tempo nei principali Paesi europei: il Cancelliere tedesco, il Premier inglese, il Presidente della Repubblica francese comandano da soli e non da oggi. Del resto anche in Italia c’è stata molte volte questa situazione e non parlo affatto delle dittature che pure abbiamo conosciuto ma di un potere forte che abbia tuttavia contropoteri istituzionali e al suo fianco un’oligarchia. Attenzione: non un cerchio magico di collaboratori subalterni, ma una vera e propria oligarchia di personalità qualificate per preparazione politica e culturale che condividono insieme al leader la linea storico-politica lungo la quale il partito deve muoversi ma ne discutano le modalità di applicazione che sono di grande importanza e possono essere interpretate a suo modo da ciascuno di quelli che della classe dirigente del partito fanno parte.

Questo avvenne da De Gasperi in poi nella Democrazia cristiana e anche nel Partito comunista e in quello socialista. Cessò con l’arrivo in politica di Silvio Berlusconi e con il populismo che ne derivò fin da allora. Il vero compito di oggi dovrebbe essere quello di costruirla questa oligarchia, ma non mi pare di veder segnali che possano soddisfare a questo bisogno.

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In Europa è in corso la ri-nazionalizzazione. Sempre più evidente. Il segnale è il ritorno dei confini europei aboliti dal patto di Schengen. L’Austria ha compiuto l’ultima violazione di quel patto tanto più incomprensibile per un Paese lontano dal mare e assai poco ambito come destinazione dalla massiccia immigrazione in corsa verso l’Europa.

L’Austria è guidata da un partito progressista ed ha tra pochi giorni l’elezione del Presidente, un sondaggio molto significativo per constatare come si sta muovendo l’opinione pubblica di quel Paese. Per competere con un populismo xenofobo che si va affermando con molta forza, il governo progressista austriaco ha deciso di adottare la medesima politica del suo concorrente avversario, sicché accade che una politica di xenofobia reazionaria venga gestita adesso da un governo progressista. Del resto analoghe situazioni si sono già viste in Danimarca e in molti paesi dell’Est a cominciare dalla Polonia, dall’Ungheria e a quasi tutti i Paesi balcanici.

Anche l’Italia ha cavalcato per molti mesi il tema della nazionalizzazione che, oltre ad essere motivato dagli interessi nazionali, mantiene il potere sovrano dei ventotto Paesi membri dell’Unione ed è questo in realtà il vero motivo della ri-nazionalizzazione europea.

Da un paio di mesi tuttavia Matteo Renzi ha cambiato posizione, si è spostato su una linea europeista non a chiacchiere ma con concrete posizioni su temi molto qualificanti: primo tra tutti l’appoggio da lui dato alla creazione d’unministro del Tesoro unico dell’Eurozona, secondo la richiesta più volte formulata da Mario Draghi e da Renzi recepita con un documento comunicato ufficialmente a tutte le Autorità europee e discusso anche col Partito socialista europeo del quale il Pd è la componente più forte.

In questi ultimi giorni c’è stato un altro passo importante del governo italiano verso l’Europa. È stato chiamato “Immigration compact” e chiede che l’Europa assuma una vera e propria sovranità sulle questioni delle immigrazioni, quale che ne sia la provenienza e la destinazione. Un accordo che coinvolga tutti i Paesi dell’Unione europea sugli obiettivi e sulle risorse organizzative e finanziarie, non solo come è avvenuto (più in teoria che in pratica) con la Turchia per quanto riguarda gli immigrati provenienti dalla Siria, ma anche per quelli che arrivano dalle altre aree di crisi. In particolare dalla Libia dove ormai si concentra una crescente moltitudine di migranti provenienti dai Paesi sub-sahariani, in una fuga che comincia dall’Africa occidentale e si svolge nel deserto libico-algerino fino al Sudan, per risalire da questo viaggio già schiavizzata, in Egitto e soprattutto in Libia, per poi affrontare la traversata di mare e approdare sulle coste italiane.

L'”Immigration compact” prevede interventi ed anche forze specializzate per operare sui Paesi di origine e su quelli di transito, con aiuti per creare posti di lavoro e sostegno socioeconomico, con campi di accoglienza sulla costiera mediterranea per tutti quei migranti che non si è riusciti a fermare prima, evitando al massimo i “viaggi del mare”.

Una politica del genere merita consenso, ma per essere applicata dovrebbe anche prevedere la creazione di una polizia federale europea e di un ministro dell’Interno europeo che gestisca appunto la politica interna dell’Ue mettendo insieme i Servizi segreti, le informazioni, la lotta contro il terrorismo dell’Is. Si tratta di un tema non urgente ma urgentissimo. Renzi non ha ancora risposto a questa proposta che gli abbiamo fatto in queste pagine ma l'”Immigration compact” mi fa pensare che la risposta sarà positiva; varrebbe la pena che fosse data.

È vero che non sono obiettivi di rapida soluzione ma servono comunque a dare al nostro Paese una posizione della massima importanza e ne legittimano anche decisioni che in questo quadro non hanno affatto un aspetto di nazionalizzazione ma adottano con legittima autonomia alcune soluzioni che anticipano l’unità europea per la quale dobbiamo sempre più schierarci.

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C’è un terzo tema, forse il più importante di tutti ed è quello delle periferie nelle città del mondo intero.

Le città, le capitali politiche e storiche, si sono già estese e sempre più si estenderanno fin quasi a contenere gran parte della popolazione di quel paese. È così a New York, a Los Angeles, a Shanghai, a Pechino, a Nuova Delhi, a San Paolo del Brasile, a Londra, a Parigi e anche sull’asse Milano-Torino.

Ma l’urbanizzazione reca con sé la nascita delle periferie e il rapporto che hanno fra di loro e con il centro di quella città. Tra loro geograficamente comunicano poco, i loro insediamenti le pongono lontane l’una dall’altra e spesso molto diverse sono anche le provenienze di chi le abita e quindi i luoghi d’origine, le lingue e i dialetti che parlano.

Con il centro i rapporti possono essere per ragioni di lavoro, ancorché sia quasi sempre lavoro subalterno salvo poche eccezioni; ma di solito quei rapporti non esistono. Se guardate alle banlieue parigine e a quelle londinesi, vi accorgete che quegli insediamenti somigliano terribilmente ai ghetti, per responsabilità sia delle classi dirigenti che abitano il centro e sia degli stessi abitanti delle periferie che dei loro ghetti sono i padroni.

Questa situazione produce estraneità ma spesso anche rabbia sociale all’interno delle periferie e soprattutto nei confronti del centro. Quando questo avviene le varie periferie si uniscono e l’assalto al centro diventa generale.

Esiste però un problema di periferie che riguarda la gerarchia socio-politica di interi popoli. È sempre avvenuto nella storia del mondo da quando la nostra specie è nata. È sempre stata una specie migrante che naturalmente e proprio attraverso queste migrazioni ha cambiato modo d’essere, nascita di linguaggi, perfino connotati somatici e psichici che si sono via via evidenziati, ma la rapidità e l’intreccio attuale non è stato mai raggiunto prima ed è causato dalla globalizzazione ed anche dalla tecnologia. La mobilità coinvolge ormai tutto: merci, capitali finanziari, bisogni da soddisfare, diseguaglianze da colmare, mobilità e trasmigrazione continua dei popoli in tutte le direzioni.

Si direbbe, osservandone i movimenti e la predicazione che compie ogni giorno, che papa Francesco sia tra i più attenti testimoni di quanto avviene nel mondo e delle cause che hanno accentuato la mobilità dei popoli, le periferie del mondo, i fondamentalismi e la rabbia sociale che può essere diventata il terreno di coltura di potenziali terroristi, cellule ancora addormentate ma potenzialmente pronte ad attivarsi.

Uno degli antidoti è la religione unica che ha l’obiettivo di affratellare le diverse confessioni intorno all’unico Dio. L’esempio più recente è di ieri: il viaggio di Francesco a Lesbo e l’affratellamento non solo con la massa dei rifugiati in quell’isola ma l’incontro con il Primate ortodosso che insieme al Papa ha comunicato i rifugiati. La spinta verso l’affratellamento religioso è di grande importanza e se pensiamo alla carica esplosiva del fondamentalismo religioso ci rendiamo conto dell’importanza politica del suo contrario.

Fratellanza e libertà, è questo il vero obiettivo che dobbiamo far nostro.

La politica renziana quando sbaglia e quando (ci) azzecca. EUGENIO SCALFARI

Umanità Disperata

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Umanità Disperata Il fenomeno dell’immigrazione per mare e’ aumentato (vedi documentazione video) di pari passo con la chiusura delle frontiere degli Stati Europei, a seguito dell’adozione di un regime di visti particolarmente restrittivo nei confronti di Paesi poveri e martoriati da guerre.

In questi ultimi anni, un’ Umanità disperata e’ alla ricerca di un rifugio sicuro, lontano dagli orrori della guerra.

In Sicilia, i centri d’accoglienza sono al collasso, Prefetti, Sindaci, Protezione civile, Associazioni umanitarie, non sanno piu’ a che Santo votarsi, si cerca ogni possibile soluzione per offrire ai profughi un tetto, un pasto caldo.
Altre Nazioni pensano di risolvere il problema  innalzando a protezione dei loro confini barriere e chilometri di filo spinato, si sbagliano, la disperazione porta al coraggio, ne basta poco per superare ogni barriera.

Fra qualche giorno non si potra’ piu’ valicare il Brennero, le Autorita’ Austriache stanno provvedendo a chiudere il proprio confine, le rimostranze del nostro Governo contro questa decisione si sono dimostrate inefficaci, Renzi fa la voce grossa, ma sembra che nessuno lo ascolti.
In Italia continuano gli sbarchi, 7000 in questi ultimi 2 giorni, un flusso incontrollato di migranti che tendera’ ad aumentare quando le condizioni del mare saranno ottimali. I morti durante i naufragi sono gia’ migliaia, non si avranno mai dati certi sul loro numero,
I profughi sono persone che hanno visto e subito di tutto e ancora di piu’, le loro vicissitudini sono inenarrabili, non hanno niente da perdere, che differenza c’e’ tra morire sotto i bombardamenti, tra le rovine delle proprie case, essere decapitati dalla follia dei jihadisti o tra le onde del mare, per loro nessuna.
E’ vero, e’ iniziato il rimpatrio delle persone che non provenivano dai territori martoriati dalla guerra,bisognava fare un distinguo tra migranti economici e rifugiati politici; fra quelli economici ne sono stati espulsi solo poche decine, il problema di quelli politici continua a persistere nella sua gravita’.

Aver dato alla Turchia 7 Miliardi di euro per contenere il flusso migratorio non portera’ a risultati significativi, ne’ tantomeno dare eurobond agli Stati confinanti con i Paesi in guerra, risolvera’ il problema.

Nel Mondo si vive nel terrore di nuovi attentati, l’Isis ne rivendica uno su due, anche per questo i migranti bisognerebbe controllarli uno per uno, se si pensa che in mezzo a loro possano traghettare i terroristi. ma non e’ facile visto che la maggior parte di essi non ha documenti o quelli che potrebbero compiere degli attentati, posseggono sempre documenti falsi.
Papa Francesco ieri e’ stato a Lesbo, isola greca emblema dell’emergenza e ha riportato con se 12 profughi, saranno ospitati dalla Comunita’ di Sant’Egidio, forte e’ stato il suo grido di dolore inviato a tutte le Nazioni. Cosa risponderanno? penseranno sempre al proprio orticello, o capiranno che la vita umana e’ sacra e va difesa costi quel che costi?
Bisogna cercare delle soluzioni che siano degne per il genere umano, e’ una priorita’ assoluta verso cui nessuno puo’ tirarsi indietro. Speriamo che le parole di Papa Francesco non si perdano nell’etere dell’indifferenza.

vivicentro.it-opinione / Umanità Disperata (Lo Piano – Saint Red)

Video dell’ultimo soccorso. 

QUI troverai l’archivio degli articoli e dei video sui soccorsi della Guardia Costiera

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