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Papilloma virus, l’appello alla vaccinazione dagli oncologi Usa

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Papilloma virus, l’iniziativa dell’American Society of Clinical Oncology. In occasione della Giornata nazionale per la salute della donna sono previsti una serie di appuntamenti per una forma di prevenzione consigliata anche per gli uomini

E’ UNA BATTAGLIA per spingere sempre più persone a vaccinarsi contro il papilloma virus umano. Un appello dell‘American Society of Clinical Oncology (Asco) e pubblicata su Journal of Clinical Oncology, un endorsement che offre chiarimenti sulla vaccinazione e sulla sua capacità di prevenire milioni di morti per cancro, tramite un maggiore coinvolgimento degli oncologi.

La Giornata nazionale per la salute della donna.“L’implementazione dei vaccini contro le patologie HPV-correlate ha aperto uno straordinario ed innovativo scenario di prevenzione primaria”, commentano Luciano Mariani, ginecologo ed Aldo Venuti, virologo, coordinatori dell’HPV Unit degli IFO Regina Elena – San Gallicano di Roma, appartenenti al network Bollini Rosa, che aderiscono all’iniziativa Open Week di Onda in occasione della prima Giornata nazionale per la salute della donna con un open day previsto domani con punti informativi nell’atrio principale degli Istituti (domani 19 aprile e il 27 e 29 aprile anche all’Istituto Spallanzani di Roma). E’ possibile porre quesiti anche via mail all’indirizzo hpv.unit@ifo.it o in messaggio privato su Facebook: www.facebook.com/ReginaElenaSanGallicanoIFO .

L’infezione. “L’infezione da human papillomavirus – proseguono gli esperti  – è infatti considerato il più importante virus oncogeno per la specie umana, essendo la causa necessaria nel 100% dei cancri del collo dell’utero e coinvolto, con percentuali variabili, nella genesi del cancro della vulva, vagina, ano, pene ed una parte di quelli orofaringei. D’altra parte la dimensione numerica dei cancri HPV-correlati (almeno 600.000 ogni anno, nel mondo) e delle lesioni pre-tumorali che li precedono (di cui è impossibile stabilire l’entità) impone anche all’area dell’Oncologia Medica una forte presa di posizione a favore di questo presidio preventivo. Il ruolo chiave della vaccinazione è ribadito anche per quei tumori meno frequenti della cervice uterina, ma di cui non esiste alcuno screening efficace, così come per il sesso maschile”.

I benefici. “La comunità medico-scientifica – aggiunge Patrizia Vici, oncologo medico del Regina Elena di Roma – coinvolta nell’area dialettica della vaccinazione (applicazione, efficacia, sicurezza, tollerabilità) e nell’informazione all’utenza si è di volta in volta arricchita di nuove figure professionali: a partire dagli igienisti, seguiti dai ginecologi, dermatologi, pediatri, per coinvolgere infine gli otorinolaringoiatri ed i proctologi. Ciascuna specialità ha condiviso l’utilizzo del vaccino, mettendone in luce i benefici per la propria disciplina di appartenenza. Fornendo all’utenza corrette ed univoche informazioni mediche, si è favorito così (almeno nei Paesi più virtuosi) un’alta adesione ai programmi vaccinali, consentendo di avere già dei concreti risultati positivi”.

“La sinergia interdisciplinare – ribadiscono Mariani e Venuti – è quindi un presupposto imprescindibile al successo del programma vaccinale contro questa infezione e le conseguenze oncologiche pluridistrettuali che ne possono derivare. Il confronto su questo terreno con il mondo dell’Oncologia medica, come avviene nell’HPV-Unit degli IFO, può quindi generare una migliore comprensione dei fenomeni clinici legati all’HPV, ed una più efficace strategia multidisciplinare”.

Protegge anche i maschi. Diversi studi scientifici lo hanno ormai dimostrato: il vaccino per il papillomavirus (Hpv), offerto gratuitamente dal 2007 in Italia alle adolescenti durante l’11esimo anno di vita perché efficace nella prevenzione dei tumori del collo dell’utero, è uno strumento valido anche per proteggere i giovani maschi contro condilomi o verruche genitali, lesioni precancerose e rare forme di cancro.

Il nuovo piano vaccinale. La Conferenza Stato-Regioni ha approvato il nuovo piano vaccinale che prevede tra gliu altri anche il vaccino HPV per i maschi come succede in altri paesi del mondo. Ma c’è ancora attesa per il finanziamento di questo piano di vaccinazioni.

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CORRELATA:

L’HPV (papillomavirus) è associato a diverse patologie. Ecco 10 cose da sapere per proteggere la salute

10. Un ceppo non vale l’altro


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I ceppi di HPV più spesso associati a patologie sono il 6, l’11, il 16 e il 18.

9. Alcuni ceppi causano condilomi


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I ceppi 6 e 11 sono responsabili del 90% dei condilomi.

8. Sappiamo chi causa i tumori


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I ceppi 16 e 18 sono responsabili del 70% dei tumori del collo dell’utero. Inoltre possono causare altri tumori, ad esempio a vulva, vagina, ano, pene, testa-collo.

7. E’ un problema anche per gli uomini


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L’HPV può legarsi agli spermatozoi riducendone la motilità, e quindi può essere causa di infertilità.

6. La trasmissione avviene per via sessuale


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L’HPV si trasmette principalmente attraverso rapporti sessuali vaginali o anali non protetti.

5. Il sesso orale è meno rischioso


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La trasmissione dell’HPV attraverso rapporti sessuali orali o manuali è più rara.

4. Le infezioni sono molto frequenti


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Secondo le stime il 75% delle donne sessualmente attive entra in contatto con l’HPV nel corso della sua vita.

3. Le nostre difese sanno ucciderlo


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Nella maggior parte dei casi l’infezione da HPV è transitoria e il virus viene sconfitto dal sistema immunitario.

2. Prima si passa dalle lesioni precancerose


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Nel caso delle infezioni persistenti passano circa 5 anni prima che compaiano lesioni precancerose.

1. Il cancro compare dopo molto tempo


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Possono trascorrere anche 20-30 anni dall’infezione prima che si sviluppi un vero e proprio tumore.

/ deabyday.tv

M5s, parte la controffensiva a Renzi

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Di Maio, M5s: “Abbiamo premier e squadra di ministri ma nessun leader”
Il vicepresidente della Camera sul referendum: “Ennesimo terreno di scontro tra bande del Pd”. Nel pomeriggio assemblea congiunta a Montecitorio su mozione di sfiducia al governo

ROMA – Beppe Grillo torna in prima linea alla guida del Movimento e l’asse Milano-Roma si rafforza, anche se con un leggero spostamento del baricentro verso la Capitale: sono i primi effetti tangibili nel M5S dopo la morte di Gianroberto Casaleggio. Oggi, ad esempio, la candidata cinquestelle a Roma, Virginia Raggi, andrà a Milano per un incontro proprio con Davide Casaleggio, il figlio maggiore di Gianroberto che ha intenzione di portare avanti il progetto del padre. Nel pomeriggio, invece, deputati e senatori terranno una assemblea congiunta a Montecitorio su referendum e mozione di sfiducia al governo e per preparare l’incontro di mercoledì con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale.

Quella che comincia oggi si prospetta, dunque, come una settimana chiave per capire se e come sono cambiati i rapporti all’interno del M5S. E questa mattina Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, intervenendo a Montecitorio al convegno ‘Open democracy’, ha chiarito: “Tutti parlano di leader. Noi ci candideremo alle prossime elezioni e ci presenteremo con una squadra di ministri e un candidato presidente del Consiglio prima delle elezioni perché vogliamo giocare a carte scoperte però non c’è un leader perché questo movimentro sta puntando all’autogoverno, attraverso strumenti di democrazia diretta a partecipata. Il leader del M5S è il M5S stesso, che prenderà le sue decisioni attraverso la piattaforma Rousseau”.

A proposito del referendum, il componente del direttorio 5 stelle ha aggiunto: “Un referendum come quello celebrato ieri diventa, ed è diventato, l’ennesimo terreno di scontro tra bande del Pd. E quando i cittadini hanno capito che lì dentro non si discuteva di trivelle ma erano solo correnti le une contro le altre, hanno snobbato” il voto. Quando travolgi “la democrazia per guerre di potere interne alla fine ne risente la democrazia”.

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Isola di Kyushu, Giappone. Timore altre scosse: evacuati 250 mila abitanti

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                               Isola di Kyushu: stop a produzione in grandi aziende

Oltre 500 scosse da venerdì e sull’isola di Kyushu le autorità sono in allarme per le previsioni di nuovi terremoti. Toyota, Honda e Sony costrette a fermare gli stabilimenti locali: il crollo di strade e ponti ha causato il blocco degli approvvigionamenti. Il colosso dell’auto prevede una perdita di 30 miliardi di yen sui bilanci del trimestre

Circa 250.000 cittadini sono stati invitati a lasciare le loro case nella prefettura di Kumamoto nel timore di nuove scosse, dopo i due potenti terremoti che hanno colpito la settimana scorsa la regione meridionale dell’arcipelago, uccidendo almeno 42 persone. L’istituto di geofisica giapponese ha lanciato l’allarme sulla possibilità di nuove repliche nei prossimi giorni. Naoki kokawa, responsabile della Croce rossa, ha detto alla Bbc che sull’isola di Kyushu sono state inviate altre squadre di soccorso, che andranno ad affiancarsi ai 30mila uomini già al lavoro. Le scosse di terremoto di giovedì e venerdì, rispettivamente di magnitudo 6.4 e 7.3, hanno causato 42 vittime e il ferimento di oltre mille persone, di cui 208 gravi, e danni ingentissimi a edifici, strade, ponti ed al tessuto industriale locale.

Dal primo terremoto di giovedì sera, nella prefettura di Kumamoto, fino alle 11 di lunedì mattina, si sono susseguite almeno 500 scosse di assestamento nell’isola del Kyushu. Nella città di Kumamoto, che dà il nome all’omonima prefettura, ben 3 terremoti con una magnitudo superiore a 4 hanno avuto luogo tra la mezzanotte di domenica e la mattinata odierna.

Ancora più alta la frequenza all’interno della prefettura di Oita, con 5 scosse di assestamento di magnitudo 3 nella giornata di domenica. I meteorologi prevedono pioggia intermittente che potrebbe favorire la formazione di movimenti franosi in un territorio già provato dai recenti crolli delle principali arterie stradali e dagli smottamenti del terreno lungo i collegamenti di molti paesi all’interno. Il bilancio dei morti accertati è di 42 persone, mentre rispetto all’allarme di ieri mancano ancora all’appello 9 persone nel villaggio di Minamiaso, investito da uno smottamento con un fronte di chilometri. Dall’inizio del terremoto e prima del nuovo appello delle autorità, circa 105.000 persone sono state evacuate dalla prefettura di Kumamoto e 270.000 abitazioni hanno registrato l’interruzione dei servizi idrici.

Il terremoto ha pesato anche sull’andamento della borsa. Tokyo ha chiuso oggi con una perdita del 3,40% in parte dovuto al mancato accordo sul petrolio, ma dovuto decisamente anche alle ripercussioni del sisma sulle grandi aziende industriali quotate. La Toyota, ad esempio, sarà costretta a sospendere la produzione nella maggior parte degli stabilimenti in Giappone a causa della carenza di approvvigionamenti e nelle stesse condizioni sono diverse altre aziende nazionali che operano nel Kyushu.

La scelta obbligata del primo costruttore auto mondiale riflette la vulnerabilità dei produttori nipponici in caso di disastri naturali, e la difficoltà a prevedere interruzioni alla catena di distribuzione. Anche Honda sarà costretta a tenere chiusa fino a venerdì la fabbrica che assembla motociclette nella città di Kumamoto, così come la Sony, ancora impegnata a stimare i danni nello stabilimento che produce sensori nella prefettura di Kumamoto. Sony sarà tuttavia sarà in grado di riavviare le catene di montaggio nelle fabbriche di Nagasaki e Oita.

L’attuale blocco della produzione per Toyota in Giappone è il secondo dall’inizio di quest’anno, dopo quello reso necessario in seguito a un incendio di un’acciaieria in febbraio che ha provocato una flessione della produzione a livello globale, su base annualizzata, del 4% nei primi 4 mesi del 2016. Il numero delle auto costruite in Giappone quest’anno equivale a circa il 40% della produzione mondiale di Toyota, e di norma la metà dei veicoli prodotti nel paese d’origine viene esportato. L’azienda ha stimato che l’impatto economico del sisma peserà sui conti del trimestre in corso per 30 miliardi di yen (245 milioni di euro). Alla Borsa di Tokyo quest’oggi il titolo ha perso il 4,5%, la massima variazione percentuale in due mesi.

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Napoli prenditi la Champions: adesso dobbiamo ripartire subito

I dettagli

“Napoli prenditi la Champions! Adesso dobbiamo ripartire subito”. Il virgolettato su Il Corriere dello Sport lascia ben poche intepretazioni sulle parole dell’allenatore del Napoli Maurizio Sarri, che si è intrattenuto in un faccia a faccia con tutta la squadra: “Sarri chiede al Napoli, parlandogli, soltanto una risposta: conquistare il secondo posto, che vale oro. In quei venti minuti nei quali Sarri dialoga con la squadra, ci sono i toni giusti per scuoterla, per scovare l’energia utile per ritrovare – compiutamente – quel buon umore che nel pomeriggio un po’ viene restituito dal 3-3 di Bergamo”.

Attacco a Sarri: “Gli è andata bene fino a quando tutti i meccanismi…”

La Gazzetta dello Sport scrive sul Napoli

“La seconda sconfitta consecutiva in trasferta, dopo quella di Udine, ha evidenziato pure la prevedibilità di questa squadra, l’integralismo tattico di Maurizio Sarri, tra i protagonisti dei risultati ottenuti fin qui e di quel secondo posto che dovrà difendere in tutti i modi in questo finale di campionato. Ma la mancanza di alternative tattiche è anche uno dei suoi limiti. Dalla quarta giornata di campionato, ha impostato il suo Napoli col 4-3-3 e, da allora, non ha più cambiato. Gli è andata bene fino a quando tutti i meccanismi hanno funzionato, fino a quando la condizione fisica generale ha retto e fino a quando ha avuto a disposizione il Pipita. E’ bastato che la difesa avesse un calo, che il centrocampo perdesse il senso della qualità delle giocate e che la mano del giudice sportivo si abbattesse su Higuain, per ridimensionare il mondo Napoli. Il cambio di modulo è stato una rarità, non era mai accaduto prima, il maestro ha sempre provveduto a sostituire gli uomini, ma non ha mai cambiato la tattica. E a cinque giornate dal termine del campionato, risulta essere tra gli allenatori più integralisti della serie A. Soltanto Giampaolo (Empoli) e Di Francesco (Sassuolo) non hanno mai rinunciato al loro credo tattico. Mancini, invece, è stato tra i più attivi, cambiandolo ben 7 volte. Contano i risultati, certo. E il secondo posto è onorevole. Ma resta la grande rimonta della Juve e i limiti di questo Napoli che, ancora una volta, ha rotto in vista del traguardo”.

REFERENDUM SULLE TRIVELLE – Ora per Renzi arriva la prova più difficile

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Il premier dovrà rimettere mano alla strategia per il 2016, risulta divisiva sul complesso dell’elettorato, e perfino aggregante, sul versante opposto al suo

Dalle urne del referendum sulle trivelle arriva un segnale chiaro per Renzi: la consultazione è fallita, per mancato raggiungimento del quorum, e il premier può a ragion veduta cantar vittoria, avendola definita «una bufala» ed essendosi schierato apertamente per l’astensione. Il numero dei votanti, in maggioranza schierati per il «Sì», che in pratica era un «No» a Renzi, in nessuna provincia – tranne Matera – ha raggiunto il cinquanta per cento degli elettori necessario per rendere valido il voto, è rimasto lontano complessivamente anche dal quaranta per cento che gli organizzatori si erano assegnati come traguardo significativo della loro iniziativa, sebbene quattordici milioni e mezzo di persone che vanno a votare siano un dato politicamente non irrilevante.

LEGGI ANCHE Tutti i risultati del referendum sulle trivellazioni

Forse è presto per dire che tra Movimento 5 stelle, minoranza Pd, sinistra ambientalista e radicale, Lega e Fratelli d’Italia, tutti schierati contro l’astensione e per la riuscita del referendum, sebbene con posizioni di merito differenti, sia nato una sorta di fronte popolare, che partendo dalla sconfitta di ieri sera, punta a prendersi la rivincita nelle prossime amministrative, in vista delle quali la condizione dei candidati sindaci renziani nelle grandi città si fa giorno dopo giorno più difficile, o nel referendum costituzionale sulla riforma Boschi a ottobre.

Ma che gli avversari del presidente del Consiglio, dentro e fuori il Pd, ci proveranno ancora, è sicuro, anche se non è detto che riusciranno nel loro intento.

Il voto di ieri riflette infatti alcune caratteristiche contingenti: l’affluenza è stata più forte, ad esempio, nella Basilicata toccata (e sensibilizzata) dallo scandalo trivelle, e nella Puglia del governatore Emiliano, a tutti gli effetti capo dello schieramento trasversale antirenziano; non così in altre regioni, come la Campania, la Calabria e la Sicilia; e non parliamo di quelle non direttamente interessate al problema, ma chiamate lo stesso a pronunciarsi. Insomma un risultato deludente, seppure non del tutto negativo, per uno schieramento trasversale destinato a dividersi nel prossimo voto per i Comuni tra sinistra, destra e 5 stelle. Non sarà così facile rimetterlo insieme in autunno, dopo averlo smontato a giugno.

Al di là della soddisfazione espressa a caldo a tarda sera, anche in nome dei lavoratori che avrebbero perso il posto se il referendum fosse riuscito con la conseguente vittoria dei «Sì», Renzi dovrà dunque rimettere mano alla strategia per il 2016, prendendo atto che la sua narrazione è ancora mobilitante nel suo mondo di riferimento, ma risulta divisiva sul complesso dell’elettorato, e perfino aggregante, sul versante opposto al suo, e in vista di un’altra e più importante consultazione referendaria, senza quorum, in cui la somma dei voti dell’eterogeneo insieme dei suoi avversari potrebbe ritrovare consistenza e rivelarsi più rischiosa.

Inoltre la pur breve campagna per il referendum ha rivelato come, a causa di imprevisti, un appuntamento elettorale nato morto (nel senso che fino a pochi giorni prima dell’apertura dei seggi una larga parte degli elettori coinvolti apparivano freddi sul contenuto della consultazione) si sia rivitalizzato via via a causa dello scandalo esploso pochi giorni prima e delle reazioni, favorevoli alla partecipazione al voto, delle alte cariche istituzionali e di leader ed ex leader del Pd. Sollecitati, va detto, dalla stessa campagna astensionista del premier.

Resta il fatto che Renzi, alla fine, se l’è cavata anche stavolta, tirandosi fuori da una strettoia che non prometteva nulla di buono per lui. Di qui a giugno, e soprattutto di qui a ottobre, la strada sarà ancora in salita, con due incognite – migranti e situazione economica – che potrebbero di nuovo pesare sulle convinzioni degli elettori, più delle promesse di tagli di tasse o aiuti materiali che il premier continua a sfornare senza sosta. Da un lato l’annunciata (e contestata dal governo italiano) chiusura del Brennero, dall’altro la pressione crescente degli sbarchi di immigrati provenienti dalla Libia, potrebbero creare una nuova emergenza, assai difficile da gestire. Il resto potrebbe farlo il ristagno di un quadro economico che non reagisce (o reagisce appena appena) alle stimolazioni della Bce e alla spinta delle riforme economiche varate dall’esecutivo.

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Colloqui individuali per lavorare sulla testa dei giocatori

Raffaele Auriemma racconta l’atmosfera post Inter in casa Napoli su Tuttosport

“Il giorno dopo è anche quello della rassegnazione, definitiva, rispetto ad un epilogo già sospettato quando l’Udinese fermò la corsa del Napoli verso il primo posto. Il ko del Meazza ed il successo della Juve sul Palermo hanno portato a +9 il distacco tra le due formazioni: con soli 5 turni da disputarsi, è giusto mettere la parola fine sui sogni scudetto? Sì, ma senza deprimersi più di tanto. E’ stato questo il ragionamento che Sarri ha portato ieri mattina ai suoi calciatori, senza riunioni di sorta, ma con una serie di colloqui individuali e tendenti a ricordare che “il Napoli non aveva alcun obbligo di vincere lo scudetto”, anzi. I musi lunghi di quelli che hanno giocato sabato sera a San Siro erano ben evidenti ieri nella sala massaggi, con il tecnico ed il suo staff che hanno provato a stemperare il momento-no in una domenica mattina dal risveglio non certo felice dopo il rientro nella notte da Milano, ma resa meno amara dal pareggio a Bergamo della Roma”

Matita … Elettorale (potente arma propria, ma scaricata)

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Ieri, poteva essere la giornata giusta per il cambiamento, un’occasione forse irripetibile per dare, con un colpo di matita, il foglio di via ai petrolieri con tutte le loro trivelle, purtroppo il “quorum” non e’ stato raggiunto.

Renzi esulta, la sua gioia sembrava incontenibile, poco prima dello spoglio delle schede, erano quasi le 23.00, in un’improvvisata conferenza stampa, ha sparato a zero contro chi aveva osato appoggiare il referendum.
Ha fatto alcuni nomi, fra questi Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, lo ha definito uno sconfitto, poi ha “virtualmente” brindato con tutti i lavoratori dei centri petroliferi, per loro, a dire del Primo Ministro, e’ stato scongiurata la perdita del posto di lavoro. Strano che non abbia alzato il calice con i petrolieri, magari lo fara’ in un secondo momento, lontano da occhi indiscreti.
Renzi, dopo questa tornata elettorale, si sente pronto ad affrontare la sfida autunnale sara’ votata la Legge Boschi, e’ fermamente convinto di restare in sella per tutto il mandato elettorale.
Le opposizioni non si disperano, non considerano il voto di ieri come una sconfitta, hanno un seguito di 14 Milioni di Italiani, che non sono stati affatto “condizionati” dalle romanzine Renziane e dell’ex Presidente della Repubblica Napolitano.
Le loro esortazioni a non andare a votare sembravano un’escamotage per mantenere salde le poltrone dei loro proseliti, sia a Palazzo Madama che nelle aule del Parlamento.
Se un terzo della popolazione Italiana diserta le urne lo si deve alla politica truffaldina, ai politicanti senza scrupoli che “frequentano” piu’ le aule giudiziarie, che quelle di Camera e Senato. La gente e’ stanca dei sermoni, delle promesse lungimiranti, si e’ persa ogni fiducia nelle Istituzioni, non vuole piu’ sentire le dolci armonie dei politicanti, di coloro che si ricordano degli elettori solo al momento del voto,
Da oggi le trivelle ci faranno compagnia a tempo indeterminato , mettendo a serio rischio sia la fauna marina che l’equilibrio biologico del nostro mare, mentre i petrolieri potranno continuare a brindare con i nostri Ministri….cameriere Champagne!

vivicentro.it-opinione / Matita… Elettorale (Lo Piano – Saint Red)

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#LaRiscopertaDeiFatti- Hamsik, meno poeta più ingegnere: la squadra ci mette il cuore, tu la testa

La sostanza, per citare il noto giornalista, e scrittore, Travaglio è questa: I fatti separati dalle opinioni. Perché, fondamentalmente, senza fatti si può dimostrare tutto e il contrario di tutto mentre con i fatti no. L’intenzione sarebbe quella, essere quanto più sistematici possibili. Se è fatto giusto, chapeau, mentre se è fatto sbagliato, guai. E ci perdoni ancora Travaglio se utilizzeremo la sua idea per parlare di calcio, ma al popolino piace così.

Il fatto è che subire un gol al quarto minuto, irregolare per altro, non può che non condizionare il corso della partita.

Il fatto, però, è che non bisognava staccare la spina, un minuto dopo, ma continuare a giocare ed a crederci.

Il fatto è che in 90 minuti, contro questa Inter, il Napoli dell’andata ne avrebbe fatti tra i due e i tre. Con Higuain, senza Higuain.

Il fatto è che quattro punti in 5 partite sono un segnale chiaro: gli azzurri non ci sono più o, quantomeno, non sono più come prima.

Il fatto è che il non-mercato di gennaio di fa sentire: la rosa è troppo corta, il fiato manca e la Juve corre più veloce.

Il fatto buono, però, è che sono sempre loro, sempre un gruppo. Da Dimaro fino alla fine: sarebbe un peccato buttare tutto all’aria.

Il fatto è uno: martedì, contro il Bologna, sarà decisivo. Più di Roma, probabilmente. Bisogna giocare col cuore, dato che, adesso, le gambe non reggono più.

Il fatto è che Gabbiadini dovrà dimostrare di essere un campione e di aver ritrovato quella luce e quella fierezza che l’hanno contraddistinto nelle stagioni precedenti, sia con Mihajlovic che con Benitez.

Il fatto è che Pepe Reina dovrà ritornare ad essere decisivo, a far vincere la squadra, con parate fondamentali. A Milano è mancato anche lui. Sul secondo gol di Brozovic avrebbe potuto fare di più. La sufficienza, il portiere ce l’avrà sempre, perché indispensabile per la difesa azzurra, ma adesso tocca fare il salto di qualità. Il Napoli ha bisogno dei suoi miracoli.

Il fatto è che Hamsik deve dimostrare di essere cresciuto, una volta per tutte. A San Siro, il centrocampista ha giocato per soli 4 minuti. Poi il gol di Icardi e più nulla. Male, malissimo, per lui, capitano di questo gruppo. Che sia un talento è fuori discussione, ma adesso bisogna applicare concretamente ciò che si sa fare meglio. Più ingegnere meno poeta, insomma. La squadra ci metterà il cuore,  Marek la testa.

Il fatto è che ci vuole personalità. Che l’ansia ci sia è normale, ma guai a farsi immobilizzare da essa. La paura frena, ma il cuore deve battere necessariamente più forte, per non spegnere quella luce, che porta a creare le cose più belle. Quest’anno non sarà scudetto, ma ciò non toglie nulla ad una stagione praticamente perfetta. Il secondo posto è il giusto modo per concludere al meglio quest’anno.

 

 

 

Lapadula, il Napoli affonda il colpo decisivo!

Il capocannoniere del Pescara, Gianluca Lapadula, è sempre più nel mirino del Napoli

L’attaccante italo-peruviano, 26 anni, ha segnato finora 22 gol e potrebbe essere un uomo del mercato azzurro. Come riferisce Il Corriere dello Sport, ci sarebbe già una offerta del Napoli da ben 6 milioni di euro per il suo cartellino: Sebastiani e De Laurentiis si sono incontrati a marzo, ma i contatti tra i due sono frequenti sebbene il presidente del Pescara affermi che “al momento non c’è nulla di fatto o stabilito”. Nell’affare potrebbe rientrare anche Roberto Insigne, attualmente in prestito all’Avellino.

La rabbia di De Laurentiis è esplosa negli spogliatoi al fischio finale di Rocchi

La Repubblica scrive sul pareggio della Roma a Bergamo e sulla reazione post Inter di De Laurentiis

“Un bel sospiro di sollievo per Aurelio De Laurentiis, che aveva controllato a fatica la sua ira dopo il ko con l’Inter. Il presidente ce l’aveva soprattutto con Rocchi, colpevole di aver convalidato il gol in fuorigioco di Icardi. Un altro errore ai danni del Napoli, già penalizzato dalla maxi squalifica di Higuain e scottato per l’arbitraggio di Irrati a Udine. De Laurentiis era in vacanza alle Maldive, mentre gli azzurri perdevano lo scudetto e la testa in Friuli. Ma il suo ritorno sul ponte di comando non ha cambiato il corso degli eventi, in campo e fuori. La riduzione di una sola giornata della squalifica del Pipita è stata infatti una sconfitta politica, per il numero uno del club: che contava invece con la sua presenza di rabbonire i giudici della Corte d’Appello. Stessa storia a San Siro, dove la squadra di Sarri è stata di nuovo penalizzata sotto i suoi occhi. Comprensibile la sua rabbia, controllata a fatica già nell’intervallo e poi esplosa alla fine della gara, negli spogliatoi di San Siro. Passi per lo scudetto, su cui la Juve aveva già messo le mani da un paio di settimane. Ma il solo pensiero di compromettere pure la qualificazione diretta per la Champions ha fatto perdere di brutto le staffe ad Aurelio De Laurentiis: ai ferri corti con il Palazzo e arrabbiato in misura minore anche con la squadra”

Un gol di Blanc in Napoli-Lazio 3-0 del 1992

Il 18 aprile 2016

Il giorno 18 aprile il Napoli ha giocato undici partite, otto in serie A e tre in serie B, ottenendo sei vittorie e cinque pareggi, senza mai perdere.

Ricordiamo il 3-0 alla Lazio nella dodicesima di ritorno della serie A-1991/92

Questa è la formazione schierata da Claudio Ranieri:

Galli; Ferrara, Tarantino; Corradini, Alemao, Blanc, Pusceddu (76′ Filardi), De Agostini, Careca (83′ Padovano), Zola, Silenzi

I gol: 25′ Blanc, 57′ e 81′ Careca

Dopo ventotto giornate il Napoli era terzo in classifica alle spalle di Milan e Juventus. A fine torneo gli azzurri si piazzarono al quarto posto, scavalcati dal Torino.

Il gol che aprì le marcature contro la Lazio, prima della doppietta di Careca, porta la firma di Laurent Blanc. Il francese ha segnato 6 gol nelle sue 34 presenze in maglia azzurra, 31 in serie A e 3 in coppa Italia.

Una riflessione sull’esito del referendum

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Nessuno si illudeva, credo, di cambiare radicalmente lo stato delle cose presenti con un Sì espresso in cabina elettorale ad un referendum *.

Era un quesito referendario sul rinnovo delle concessioni petrolifere entro le 12 miglia marine. Le multinazionali degli idrocarburi avrebbero continuato a spadroneggiare ugualmente, forse con un po’ di certezze ed arroganza in meno.

Il capitalismo è un sistema economico di stampo ottocentesco dipendente dai combustibili fossili e solo una drastica rivoluzione potrebbe invertirne la rotta.

Il discorso è assai complesso e non si esaurisce con un articolo che leggono in pochi. Piuttosto, servirebbe ragionare sul perché il referendum di ieri sia fallito.

Ieri sera ho ascoltato in TV Renzi auto-celebrarsi per l’esito del referendum, senza ammettere che l’astensionismo non era un merito ascrivibile alla sua persona, anzi. In Italia, nelle ultime tornate elettorali, incluse le consultazioni amministrative, laddove la gente viene addirittura deportata ai seggi, si registra un tasso di astensione cronica che si aggira attorno al 40%. Per cui si deduce che lo scarto di un 25% (al massimo) si potrebbe accreditare al fronte del No.

Insomma, è una minoranza esigua. Eppure, il premier abusivo ha cantato vittoria per lo scampato pericolo. E così hanno esultato i suoi amici petrolieri.

Non c’è dubbio che pure la formula referendaria era assai limitata. Il tema era distante dalla gente (almeno così è apparso). È stata giocata la carta (temo vincente) dei posti di lavoro a rischio.

E via discorrendo. In sostanza, era un referendum amputato, cioè reso sterile.

Da oggi bisognerebbe incalzare sul serio il governo Renzi sulle questioni del lavoro e della precarietà, visti gli sproloqui a difesa dei posti di lavoro.

Invece, lo si asseconda sul suo terreno.

vivicentro.it-opinione / Una riflessione sull’esito del referendum (Lucio Garofalo)

Referendum

Il referendum (gerundivo del verbo latino refērre «riferisco», dalla locuzione ad referendum «[convocazione] per riferire») è un istituto giuridico elettorale

In virtù di esso si può richiedere ad un corpo elettorale il consenso o dissenso rispetto a una decisione riguardante singole questioni; si tratta dunque di uno strumento di democrazia diretta, che consente agli elettori di pronunciarsi senza nessun intermediario su un tema specifico oggetto di discussione.

I requisiti, la disciplina e le caratteristiche sono variamente disciplinati nei vari ordinamenti giuridici.

 

F1 GP Cina. Ennesima vittoria di Rosberg, disastro Ferrari alla partenza

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F1 GP Cina. Ennesima vittoria di Rosberg, disastro Ferrari alla partenza

 

Al semaforo verde un incidente tra le due rosse le rimanda alle retrovie, a seguire una gara in rimonta per riconquistare le posizioni perse. Secondo posto per Vettel e quinto per Raikkonen. Terzo posto per Kvyat.

Podio Shanghai F1 Cina
Podio Shanghai F1 Cina

Il GP di SHANGHAI regala la terza vittoria consecutiva a Rosberg che distacca significativamente il compagno di squadra Hamilton. Considerando comunque che il campionato è ancora molto lungo non si tratta di una vittoria di campionato ma di squadra interna.

Il secondo posto di Raikkonen è stata una conquista, il pilota tedesco infatti dopo pochi metri dal via si è scontrato con il compagno di squadra Raikkonen giungendo nelle posizioni retrostanti. Sia chiaro, la rimonta è stata da manuale, grandi prestazioni della Ferrari e sorpassi entusiasmanti. Nel contatto tra le due rosse Raikkonen ha riportato maggiori danni, il musetto anteriore letteralmente distrutto lo ha costretto al rientro anticipato ai box. Dopo il traguardo Vettel prima di salire sul podio ha innescato una polemica con Kvyat accusandolo di aver innescato l’incidente.

 

La quarta posizione è stata conquistata da Ricciardo su Red Bull, quinto posto per la Ferrari di Raikkonen, sesto per la Williams di Massa. Settimo posto per Hamilton con la Mercedes, ottavo Verstappen e nono Massa entrambi piloti della Toro Rosso. Decimo posto per Bottas su Williams.

Oggi si è visto un notevole balzo in avanti nelle prestazioni da parte della Red Bull che sembra voler ritornare ai vertici. Discorso inverso per la McLaren che stenta a farsi notare.

Il pilota della Red Bull, Ricciardo, ha anche tenuto per alcuni giri la prima posizione fino a quando una foratura l’ha spedito nelle retrovie. Di sicuro in condizioni ottimali avrebbe infastidito Rosberg.

 

Podio Shanghai F1 Cina
Podio Shanghai F1 Cina

Per Hamilton invece la gara è stata disastrosa. Partito dall’ultima posizione per il problema al motore riscontrato nelle prove, ha iniziato la gara con un temperamento aggressivo che lo ha portato al danneggiamento della monoposto (musetto anteriore in primis) e a subire numerosi sorpassi per poi accontentarsi della settima posizione.

 

APPUNTAMENTO ALLA PROSSIMA GARA IL PER IL 1 MAGGIO GP DI RUSSIA

 

Ordine d’arrivo

  1. Nico Rosberg (GER/Mercedes) in 1 h 38:53.891
  2. Sebastian Vettel (GER/Ferrari) a 37.776
  3. Daniil Kvyat (RUS/Red Bull-TAG Heuer) a 45.936
  4. Daniel Ricciardo (AUS/Red Bull-TAG Heuer) a 52.688
  5. Kimi Räikkönen (FIN/Ferrari) a 1:05.872
  6. Felipe Massa (BRA/Williams-Mercedes) a 1:15.511
  7. Lewis Hamilton (GBR/Mercedes) a 1:18.230
  8. Max Verstappen (NED/Toro Rosso-Ferrari) a 1:19.268
  9. Carlos Sainz Jr (ESP/Toro Rosso-Ferrari) a 1:24.127
  10. Valtteri Bottas (FIN/Williams-Mercedes) a 1:26.192

 

Classifica mondiale piloti

  1. Nico Rosberg (GER) 75 punti
  2. Lewis Hamilton (GBR) 39
  3. Daniel Ricciardo (AUS) 36
  4. Sebastian Vettel (GER) 33
  5. Kimi Räikkönen (FIN) 28
  6. Felipe Massa (BRA) 22
  7. Daniil Kvyat (RUS) 21
  1. Romain Grosjean (FRA) 18
  2. Max Verstappen (NED) 13
  3. Valtteri Bottas (FIN) 7
  4. Nico Hülkenberg (GER) 6
  5. Carlos Sainz Jr (ESP) 4
  6. Stoffel Vandoorne (BEL) 1

 

Classifica mondiale marche

  1. Mercedes-AMG 114 punti
  2. Ferrari 61
  3. Red Bull 57
  4. Williams 29
  5. Haas 18
  6. Toro Rosso 17
  7. Force India 6
  8. McLaren-Honda 1

 

Quanto è difficile dirsi addio, Totti e la Roma ai ferri corti

Lasciarsi male è spesso l’unico modo per dirsi addio. È tremendo, quasi insopportabile. Eppure, quando una storia finisce spesso succede proprio così. Sì, perché l’amore non può essere a senso unico ed è sufficiente che una sola delle parti abbia ormai deciso che siano arrivati i titoli di coda perché tutto vada in frantumi.

Oggi Francesco Totti ci ha riprovato. Il numero 10  ha dato al tecnico ed alla società l’ennesima dimostrazione di un amore incondizionato, segnando il suo trecentunesimo gol in maglia giallorossa ed evitando così la sconfitta della squadra. Un po’ come fa il fidanzato trattato a pesci in faccia che nonostante tutto cerca di riconquistarsi la considerazione della sua donna, il capitano è entrato al trentatreesimo minuto del secondo tempo ed ha acceso la luce: solo otto minuti dopo il suo ingresso, ha firmato il pareggio. Sta tentando ogni strada pur di vedersi il contratto rinnovato a fine stagione ed il mazzo di rose donato oggi a dirigenza ed allenatore non potrebbe essere più profumato. Spalletti, però, gli ha risposto picche a fine match: “Totti non ha salvato niente, la partita l’ha salvata la squadra. Lui ha calciato in porta come ha fatto anche l’altra volta ed ha dato un buon pallone, se ne dava 3 ne facevamo tre. Gliel’hanno preparata bene, lui questi tiri ce li ha nelle corde ed ha fatto un gran gol dandoci la possibilità di pareggiare la partita. Fa parte della squadra e fa il lavoro che deve fare tutta la squadra. Totti quel gol lo fa anche fra 3 anni e Dzeko soffre il dualismo che si è creato”. Queste sono le dure affermazioni del tecnico di Certaldo incalzato dai cronisti. Nulla da fare, insomma: i fiori sono stati presi e gettati direttamente nella pattumiera, con tanto di bigliettino. Pare che Spalletti abbia ricevuto una precisa indicazione niente di meno che dal presidente Jim Pallotta, il quale non sarebbe intenzionato a far proseguire la carriera di Totti da calciatore nella Roma neppure alla luce delle ultime prestazioni assai convincenti del capitano. È lo stesso Sabatini a rivelarlo con un tocco di rammarico. Lo strappo appare quindi insanabile e a Totti non resterebbe che rassegnarsi all’evidenza dei fatti.

ALTA TENSIONE Si sarebbe addirittura acceso un forte diverbio tra allenatore ed attaccante all’interno del tunnel che conduce agli spogliatoi dell’Atleti Azzurri d’Italia. Testimoni hanno riferito di un faccia a faccia tra i due in cui sarebbero volate parole grosse e addirittura si vocifera di uno scontro fisico. L’indiscrezione, tuttavia, è stata prontamente smentita dallo stesso Luciano Spalletti attraverso una nota diffusa sul sito ufficiale della società che recita: “Quanto leggo mi sorprende molto visto che, essendo stato espulso, non sono rientrato nel sottopassaggio con i calciatori. Ho atteso i giocatori nello spogliatoio e ovviamente ho avuto delle cose da dire visto che non ero contento di come è andata la partita. Smentisco nel modo più categorico che ci sia stata una lite o peggio ancora un confronto fisico con chiunque dei miei calciatori. Io non metto le mani addosso ai miei giocatori. Adesso basta perdere tempo, da domani al lavoro per la gara contro il Torino“. Spalletti sarebbe apparso visibilmente alterato a causa della deludente prestazione della sua squadra, che ha fallito l’opportunità di portarsi a soli tre punti di distacco dal Napoli con lo scontro diretto da disputare tra le mura amiche nel prossimo turno di campionato ed avrebbe strigliato i ragazzi dicendo: “sono dieci anni che fate figure di m…”.

 

Claudia Demenica

Allegri: “Scudetto? Il Napoli ha un calendario più semplice”

Ai microfoni di Rai Sport, il tecnico della Juventus, Massimiliano Allegri, ha dichiarato: “La società sta lavorando per il futuro, questo è un mercato importante. Sono consapevole della preoccupazione dei tifosi, come sono consapevole che la società lavora per tenere la squadra tra le prime otto in Champions. La Juventus è una delle squadre più forti che c’è in Europa. Questo è un gruppo di giocatori responsabili, dopo la sconfitta di ieri del Napoli non era facile giocare questa partita. Questa squadra può migliorare, ha un grande futuro e l’anno prossimo dobbiamo fare una grande Champions. Lo Scudetto lo può perdere solo la Juventus? Sì, perchè è in testa. Ma non bastavano 76 punti e non ne basteranno 79. Come calendario il Napoli ha una serie molto più semplice della nostra. Non ci resta che pensare solo a noi stessi”.

Callejon, che numeri: gioca la 153esima partita col Napoli e raggiunge Carnevale

Il sito ufficiale azzurro, quest’oggi, ha riportato le ultime statistiche, aggiornate, che vedono protagonista Josè Maria Callejon. L’attaccante spagnolo ha giocato, contro l’Inter, il match numero 153 con la maglia del Napoli, in particolare, 108 in serie A, 33 in Europa ed 11 in coppa Italia. L’ex Real ha raggiunto, nella speciale classifica delle presenze azzurre, al settantaseiesimo posto, Andrea Carnevale.

Reja: “Napoli? Non può sbagliare, cinque punti sulla Roma sono tanti”

Ai microfoni di Sky Sport, Edy Reja, ex allenatore del Napoli, ora all’Atalanta, ha dichiarato: “Abbiamo concesso qualcosa alla Roma, ma è normale, ma siamo stati bravi sulle ripartenze. La prestazione c’è stata e sono contento. Se ci avessimo creduto di più, potevamo anche vincere la gara. D’Alessandro e Borriello hanno fatto una grande gara, ma così anche gli altri. Sul 2-0 i ragazzi hanno fatto avuto una reazione eccezionale. Sono molto contento, stiamo tornando ai livelli del girone d’andata. Volata Champions? Il Napoli conserva 5 punti di vantaggio sulla Roma, sono tanti, ma non può più sbagliare”.

Giornate del lavoro giovanile a Castellammare

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Giornate del lavoro – Il Dott. Ugo Cinque presidente commissione 3 (lavoro e sviluppo economico e imprenditoria giovanile) del  Forum dei giovani  ha organizzato una due giorni sul mondo del lavoro al Palazzetto del Mare in via Bonito il 21 e 22 Aprile alle ore 10.30.
vivicentro.it-terza-pagina / Giornate del lavoro giovanile a Castellammare
Nella locandina sotto il programma dell’incontro
Giornate del lavoro

Soccorso di 33 migranti sull’isolotto di Vendicari (VIDEO)

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Soccorso di 33 migranti (13 uomini, 10 donne, 10 minori) tratti in salvo dalla Guardia Costiera sull’isolotto di Vendicari *, dinanzi alla costa di Noto, nel Siracusano, e successivamente condotti nel porto di Augusta. Il soccorso è stato effettuato nella notte tra ieri e oggi dall’equipaggio della motovedetta CP323 della Guardia Costiera di Siracusa, insieme al personale dell’Ufficio Locale Marittimo di Porto Palo.

vivicentro.it-isole-cronaca / Soccorso di 33 migranti sull’isolotto di Vendicari (VIDEO)

  • Isola Vendicari
    Isola di Vendicari è un’isola disabitata dell’Italia sita nel mar Ionio, in Sicilia.

Amministrativamente appartiene a Noto, comune italiano della provincia di Siracusa.

Si trova all’interno della riserva naturale orientata Oasi Faunistica di Vendicari. L’isola è oggi di elevatissimo valore faunistico e vegetazionale, malgrado in passato sia stata largamente utilizzata dall’uomo. Ospita i ruderi della casa del proprietario dell’antistante tonnara, Barone Modica Munafò, che qui si trasferiva ogni anno per tutta la durata della mattanza.
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