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VIDEO ViViCentro – Under 17, Di Somma: “Ora i risultati diventano importanti: vogliamo i playoff”

VIDEO ViViCentro – Under 17, Di Somma: “Ora i risultati diventano importanti: vogliamo i playoff”

Un pareggio fondamentale che porta ad un passo dalla qualificazione ai playoff. Finisce 0-0 per l’Under 17 della Juve Stabia contro il Monopoli. Sono 4 sulla quarta dopo la vittoria della Paganese in trasferta contro la Sambenedettese. Ora testa ad Andria per la matematica qualificazione. Al termine del match abbiamo ascoltato mister Nunzio Di Somma.

a cura di Ciro Novellino

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VIDEO ViViCentro – Allievi regionali, Macone: “Bella vittoria nonostante le assenze: ho un gruppo forte”

Allievi regionali, Macone: “Bella vittoria nonostante le assenze: ho un gruppo forte”

C’erano tante defezioni, tra infortuni e calciatori ‘prestati’ alle altre categorie del settore, ma l’Under 16 di Macone batte la Juve Domizia con il risultato di 2-0 e, anche se fuori classifica, raggiunge il secondo posto in solitaria. I gol sono stati messi a segno da Marrone e Daniele. Al termine del match abbiamo ascoltato mister Macone.

dal nostro inviato a Casola, Ciro Novellino

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VIDEO ViViCentro – Under 15, Gaudino: “Contento per il gol, voglio ancora migliorare”

VIDEO ViViCentro – Under 15, Gaudino: “Contento per il gol, voglio ancora migliorare”

Una vittoria che porta ad un passo dal primo posto matematico. Vince 2-0 l’Under 15 della Juve Stabia e lo fa contro il Monopoli. Sono 6 i punti di vantaggio dalla Paganese che ha vinto in trasferta sul campo della Sambenedettese. I gol delle Vespe sono stati messi a segno da Gaudino nel primo tempo e Pulcino nella ripresa. Al termine del match abbiamo ascoltato Giovanni Gaudino.

dal nostro inviato a Casola, Ciro Novellino

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Il PD è nelle mani di Renzi ma, si chiede Geremicca, è ancora lui l’uomo per vincere?

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Matteo Renzi incassa la vittoria nei circoli e Federico Geremicca commenta: il partito è nelle mani di Renzi, “L’interrogativo è ora se sia ancora lui l’uomo con le maggiori possibilità di portare il Pd alla vittoria contro Grillo e Salvini”.

Il partito nelle mani del leader

È solo il primo round, in attesa che si esprimano i simpatizzanti e gli elettori del Partito democratico: ma dal voto degli iscritti nelle primarie per la scelta del nuovo segretario Pd, qualche indicazione non irrilevante è già arrivata. La prima – e più evidente – non può che riguardare il consenso fatto registrare da Matteo Renzi, valutabile (a conteggi quasi conclusi) in quasi il 70 per cento dei voti espressi nei circoli.

È opportuno partire da qui perché non bisogna dimenticare l’interrogativo che ha accompagnato l’avvio di questa campagna congressuale: riuscirà Renzi a superare il 50 per cento o stavolta, invece che nei gazebo, il segretario sarà eletto dall’Assemblea nazionale (con tutta l’incertezza conseguente)? L’interrogativo sembra risolto dalle indicazioni che arrivano dai circoli, con una percentuale che getta alle ortiche la critica più tagliente rivolta per anni a Renzi dalla ex minoranza Pd: è un corpo estraneo rispetto al partito, un usurpatore.

Il voto degli iscritti (del partito, cioè) ha fatto piazza pulita di un’accusa che, del resto, era sempre stata assai difficilmente dimostrabile.

Un’altra indicazione che dovrebbe far riflettere, viene dal buon risultato fatto registrare da Andrea Orlando: nonostante una «discesa in campo» preparata poco o nulla, il ministro della Giustizia raccoglie un consenso intorno al 25 per cento. Si tratta di un risultato di tutto rispetto che non solo fa di queste primarie delle primarie «vere», per dir così, ma suggerisce una riflessione non oziosa: come sarebbe andata se – invece di battere la via della scissione – Bersani, Speranza e gli altri leader che hanno abbandonato il Pd fossero rimasti nel partito per sostenere la sfida di Andrea Orlando?

Più o meno come previsto, invece, il risultato di Michele Emiliano, che aveva proprio nel voto degli iscritti il suo tallone d’Achille. Le previsioni, però, danno la sua percentuale in crescita quando la parola passerà ai gazebo, ma non si sfugge alla sensazione che il governatore della Puglia abbia pagato una campagna un po’ troppo «grillina» e segnata – soprattutto – dalla rivelazione di quegli sms relativi al caso-Consip, a molti sembrata un modo per «far fuori» il segretario del partito per «via giudiziaria».

Percentuale più, percentuale meno – insomma – la prima parte di queste primarie non ha fornito particolari sorprese. Per gli organizzatori, anzi, può esser considerato un successo il fatto stesso che vadano in archivio con un tasso polemico, al momento, assai contenuto. Non è cosa da poco, se si ripensa all’effetto-boomerang avuto da molte primarie in passato (da Napoli alla Liguria). È vero che manca ancora la prova dei gazebo: ma in questo primo round, almeno, di tessere false o gonfiate nei numeri si è parlato (e denunciato) entro livelli che potrebbero, in qualche modo, esser definiti fisiologici.

In attesa del 30 aprile e del voto ai gazebo, restano due interrogativi. Il primo riguarda Matteo Renzi e il fatto se sia ancora lui l’uomo con le maggiori possibilità di portare il Pd alla vittoria contro «Grillo e Salvini», per dirla come la sottosegretaria Boschi. Il secondo investe, invece, proprio le primarie, alle quali il Partito democratico cominciò a far ricorso in epoca di maggioritario per selezionare i propri candidati a ruoli e cariche istituzionali di fronte all’impossibilità per i cittadini di esprimere voti di preferenze.

Oggi, invece, nella discutibile corsa all’indietro avviata dopo il referendum del 4 dicembre, la stagione del maggioritario sembra destinata alla rottamazione, a tutto vantaggio di un ritorno al proporzionale e – appunto – alle preferenze. E così, non ci meraviglierebbe se anche le primarie finissero in soffitta: strumento talvolta dannoso e soprattutto inutile in un’era che sembra il futuro ma è null’altro che un mesto ritorno al passato.

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vivicentro/Il PD è nelle mani di Renzi ma, si chiede Geremicca, è ancora lui l’uomo per vincere?
lastampa/Il partito nelle mani del leader FEDERICO GEREMICCA

VIDEO ViViCentro – Under 15, Pulcino: “Voglio fare sempre più gol. Playoff? Dobbiamo fare bene”

VIDEO ViViCentro – Under 15, Pulcino: “Voglio fare sempre più gol. Playoff? Dobbiamo fare bene”

Una vittoria che porta ad un passo dal primo posto matematico. Vince 2-0 l’Under 15 della Juve Stabia e lo fa contro il Monopoli. Sono 6 i punti di vantaggio dalla Paganese che ha vinto in trasferta sul campo della Sambenedettese. I gol delle Vespe sono stati messi a segno da Gaudino nel primo tempo e Pulcino nella ripresa. Al termine del match abbiamo ascoltato Giacomo Pulcino.

dal nostro inviato a Casola, Ciro Novellino

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VIDEO ViViCentro – Under 15, Belmonte: “Siamo contenti, prepariamoci al meglio per i playoff”

VIDEO ViViCentro – Under 15, Belmonte: “Siamo contenti, prepariamoci al meglio per i playoff”

Una vittoria che porta ad un passo dal primo posto matematico. Vince 2-0 l’Under 15 della Juve Stabia e lo fa contro il Monopoli. Sono 6 i punti di vantaggio dalla Paganese che ha vinto in trasferta sul campo della Sambenedettese. I gol delle Vespe sono stati messi a segno da Gaudino nel primo tempo e Pulcino nella ripresa. Al termine del match abbiamo ascoltato mister Alfonso Belmonte.

dal nostro inviato a Casola, Ciro Novellino

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Renzi vince nei circoli Pd

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Matteo Renzi incassa la vittoria nei circoli: “Stavolta hanno capito, sono con me”, dice l’ex premier parlando con i suoi fedelissimi. Renzi è vicino al 69%, Andrea Orlando si avvicina al 25%, Michele Emiliano è tra il 6 e il 7%. Il partito è nelle mani di Renzi, commenta Federico Geremicca.“L’interrogativo è ora se sia ancora lui l’uomo con le maggiori possibilità di portare il Pd alla vittoria contro Grillo e Salvini”.

Renzi e la riconquista del Partito Democratico: “Stavolta hanno capito, sono con me”

Orlando e il rischio flop ai gazebo: Sotto i due milioni un male per tutti

ROMA – «Siamo riusciti a farci capire, comprendere e apprezzare dalla “Ditta”, in posti storicamente difficili come Bologna e Roma». Matteo Renzi coglie il senso politico di quanto successo ieri nella partita tutta interna al Pd e come al suo solito, nelle chiacchiere con i suoi colonnelli, guarda già oltre, ai gazebo del 30 aprile. «Ora dobbiamo riuscire in poco tempo a fare sapere agli italiani come partecipare a questa che è l’unica e vera festa della democrazia». Un’esortazione che svela quanto l’ex premier voglia impegnarsi per la riuscita dell’appuntamento per lui più importante nella logica di legittimazione della sua leadership, ma puntando sul nuovo corso di un gioco di squadra, senza sovraesporsi a senso unico. Del resto, nel giorno in cui per la prima volta può davvero dire di aver conquistato la «Ditta», con iscritti e dirigenti di ogni ordine e grado che lo acclamano come capo del partito, perfino nella Liguria di Orlando e nella Puglia di Emiliano, Renzi passa il tempo a twittare su Equitalia e le tasse tenendosi fuori dalle beghe congressuali. Il nuovo profilo, poche uscite tv, Martina in campo alla pari, continuerà a caratterizzare la sua campagna congressuale, che si chiuderà il 26 aprile con un duello su Sky costruito con luci e palco stile XFactor: una sola uscita che a sentire i suoi strateghi garantirà tre giorni di primo piano su giornali, siti e tv, in modo da costruire una specie di manifesto «per l’invito a votare, perchè la gente non sa ancora delle primarie».

Dalle Alpi alle Piramidi

A urne appena chiuse, i cellulari dei colonnelli renziani impegnati a sminare l’infido terreno del voto tra gli iscritti, sono già bollenti: e diffondono nel quartier generale una musica soave, dove il titolo dello spartito è «la paura di non prendere il 50% dei voti il 30 aprile alle primarie aperte oggi è svanita». Forse, visto che non c’è partita, va esorcizzata quella di primarie del 30 aprile con scarsa partecipazione, anche se a drammatizzare il rischio flop è Andrea Orlando, «sotto i due milioni di votanti sarebbe un problema enorme», avverte. Denunciando pure scarsa partecipazione tra gli iscritti. Ma a infiammare il clima facendo da traino alla partecipazione ci penserà Emiliano, che nelle previsioni «alzerà il tiro e dunque è meglio che sia in campo anche lui», tirano il fiato i renziani. Che nelle loro telefonate si scambiano le note dolenti per gli avversari del loro leader. «Emilia?» «Siamo al 64-65 per cento». «Dai e allora la storiella che i compagni della sinistra votavano Orlando è finita». «Vinciamo pure in Puglia dove stacchiamo Emiliano dieci punti, che perde pure nella Taranto dell’Ilva». «E qui a Roma Orlando prende una botta…E con lui Zingaretti, Bettini, tutti quelli lì». Con i cronisti i big faticano a contenere il trionfalismo: «Il dato è che tra gli iscritti Matteo stravince», esulta Guerini, quasi incredulo per i venti punti in più incassati nella base rispetto all’altra volta, quando Renzi prese il 46%.

Il test nella capitale  

Un risultato conquistato ovunque nelle grandi città. Perfino a Roma, quella che davvero preoccupava il leader Pd: avvertito dalle sue sonde capitoline che la capitale potesse essere espugnata dal Guardasigilli con l’aiuto di tutto il vecchio apparato ostile a Orfini. Eppure anche a Roma vince Renzi col 60%, anche se Orlando esulta per il suo miglior risultato, un 36% tondo, che avrebbe voluto prendere in tutta Italia per poter eguagliare Cuperlo del 2013. E invece Orlando si ritrova a duellare con Bersani e compagni, incolpandoli di aver portato via la sua base elettorale, «Speranza e co. tifano per Renzi». E loro lo accusano di aver attaccato Renzi solo in zona Cesarini.

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lastampa/Renzi e la riconquista del Partito Democratico: “Stavolta hanno capito, sono con me” CARLO BERTINI

Il cuore nero della Slovacchia

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L’inviata de La Stampa, Francesca Paci, racconta i neonazisti della Slovacchia. Abbiamo scelto questo Paese perché è nel Nord-Est dell’Europa che il populismo spesso coincide con gli estremisti di destra.

Tra i filo nazisti della Slovacchia: “Vinceremo noi, l’Europa sparirà”

Viaggio nel cuore del Paese dove l’estrema destra cresce nei consensi. Ronde anti immigrati e rabbia contro comunità rom e politici corrotti

BANSKA BYSTRICA (SLOVACCHIA) – La strada che allontana la Slovacchia dall’Europa è quella che da Bratislava corre verso Banska Bystrica attraversando Nitra, Vranov, Ziar nad Hronom, l’est rurale del Paese dove il partito popolare di estrema destra Slovacchia Nostra (LSNS) governa dal 2013 e dove alle elezioni parlamentari dello scorso marzo ha incassato la maggior parte di quell’oltre 8% con cui ha guadagnato i suoi primi 14 deputati. È un viaggio nel tempo, alle radici di un nazionalismo che oltre all’era pre-global rimpiange monsignor Tiso, il primo cattolicissimo presidente slovacco nonché il collaborazionista sotto cui furono deportati 70 mila ebrei. Alle spalle restano la capitale, le fabbriche di automobili straniere, l’agricoluta meccanizzata, la centrale nucleare di Mochovce: davanti c’e qualche ciminiera locale sopravvissuta al 900, tanti campanili, pile di alberi tagliati in barba all’ambientalismo che l’LSNS considera vezzo intellettuale al pari dell’«arte degenerata».

Cosa farebbero i durissimi, rispetto ai quali i bulgari del BnoShpka si considerano a sinistra, se a fine anno il loro leader Marian Kotebla fosse riconfermato governatore o se, come ipotizza il politologo Jaroslav Nad, alle prossime parlamentari arrivassero al 16% avvelenando di populismo tutti gli altri partiti? Ci risponde il numero due Milan Uhrik, 32 anni, studi di economia, camicia viola, l’unico che mastichi l’inglese e voglia parlare: «Non abbiamo fretta, non entreremo in nessuna coalizione, se tra due o tre tornate avremo la maggioranza e se l’UE esisterà ancora faremo un referendum per uscire e poi un altro contro i criminali dell’Allenza Atlantica». Nel 2014 il gia’ presidente regionale Kotebla espose al balcone del suo ufficio sulla bella piazza di Banska Bystrica lo striscione “Fuori dalla Nato, Yankee go home” e due anni dopo, sempre qui dove il monumento alla memoria dell’armata rossa affianca la statua della Madonna e la frequentatissima cattedrale, srotolò una grande bandiera russa accanto a quella slovacca. Non c’e traccia del vessillo europeo.

«Tutto e’ iniziato nei primi anni ’90 come controcultura giovanile, il rock, gli skinheads neri moltiplicatisi dopo la caduta del regime, ci sono ancora molti gruppi cosi ma Kotleba, dopo averci provato più volte cozzando contro la Costituzione, è riuscito a crearsi uno spazio politico che raccoglie varie sigle e risulta convincente per il 25% dei giovani», spiega l’esperto di estremismo ed ex consulente del ministero dell’interno Daniel Milo. Uhrik ignora le critiche del «sistema», giura che la simpatia per Tiso non c’entra con l’Olocausto ma è «devozione per il primo presidente slovacco», minimizza il passato da miliziani dei compagni di partito e liquida con un sorriso il fatto che tra i candidati non eletti dell’LSNS ci fosse il cantante della band Juden mort, morte agli ebrei.

L’identikit dell’elettorato di Kotebla è più complesso di quello della giovane famiglia con tre bambini a passeggio domenicale per Banska Bystrica che capisce solo il nome del governatore e fa un ok compiaciuto con la mano. Secondo i sondaggi il 70% ha meno di 40 anni, l’8% ce l’ha con i migranti e oltre l’80% compara il proprio stipendio da 600 euro al mese ai “corrotti” dei partiti mainstream. C’è in giro «un’insicurezza sociale e economica cronica», dice la sociologa Zuzana Kusá, che forse spiega anche quel 28% di nostalgici del socialismo e quel 40% desideroso di un leader forte (sebbene solo il 35% voglia uscire dalla UE di cui la Slovacchia e’ membro dal 2004).

«Due vettori danno linfa a questi nazi-fascisti, la rabbia contro quella parte di sistema corrotta che è passata indenne dagli anni ’30 al socialismo alla democrazia mantenendo tutti i suoi privilegi e il problema reale dei rom, il 10-15% della popolazione divenuto in tempo di crisi il paradigma dello straniero» nota lo studioso del radicalismo di destra Radovan Branik al PantaRehi di Bratislva, uno dei caffe della capitale che l’LSNS addita come l’alterego del popolo, la quintessenza dell’intellighenzia, l’abisso crescente tra città e provincia.

A Banska Bystrica, la capitale della regione in cui vive la maggior parte dei rom e la disoccupazione è al 18% (il doppio della media nazionale), le contraddizioni vengono al pettine. La citta’ e’ ordinata, pulita, accanto al museo dell’insurrezione slovacca ci sono le foto degli ebrei deportati: rom, in realtà non se ne vedono, ma sono ovunque nell’aria. «Non vogliamo migranti perché dobbiamo gia pensare ai rom, un corpo asociale che non vuole lavorare e vive facendo figli e prendendo sussidi», continua Uhrik, essenziale come il suo capo notoriamente allergico alle cravatte e poco attento alle belle parole. A Banska Bystrica ricordano Kotebla quando, ancora lontano dalla politica, faceva il buttafuori alla birreria Checova, dall’altro lato della piazza rispetto al palazzo della regione. Un anno fa hanno i capi dell’LSNS hanno lanciato le ronde sui treni per proteggere i connazionali «ignorati dalla polizia». Sarebbero fuorilegge adesso, ma Uhrik fa spallucce: «Non ci possono impedire di salire a bordo, portiamo la maglietta verde con il nostro simbolo e la gente è felice di vederci, avremo fatto 500 pattugliamenti in un anno».

Dal 2014 il tema dei migranti è esplosivo in Slovacchia e l’identità cristiana, già parecchio forte, si è accentuata per paura dell’islam. Ma le richieste di asilo sono una trentina l’anno e i musulmani meno di 5 mila senza neppure una moschea: una delle rarissime ragazze velate di Bratislava e’ stata attaccata sei volte nel 2016. «Abbiamo un grosso problema giovanile, un’altissima fuga di cervelli che lascia qui solo i piu chiusi di mente, il vento anti sistema galoppa e il 25% dei partiti in parlamento è già populista», ragiona il 26enne giornalista del quotidiano Sme Roman Kuprik, bravissimo analista del fenomeno che lavora anche per il periodico Spectator.

L’LSNS fornisce un’identità, conferma chi lo vota. Viliam, 22 anni, operaio, vorrebbe che le industrie straniere se ne andassero perche «sono qui solo per pagare meno la manodopera locale». Dagmar, 38 anni, impiegato alle poste, è un ex elettore deluso del partito socialdemocratico Smar. Ivan, 24 anni, ha paura che la ragazza sia molestata «dai rom o dai musulmani». Milan Uhrik li conosce tutti, seppure non direttamente, conosce il loro disagio: «Pare che quanto di peggio ti possa capitare oggi e’ essere uomo, bianco, eterosessuale. Adesso basta».

Cresceranno? I sondaggi suggeriscono di fare attenzione a quel 40% di astensionisti, l’orizzonte dei pionieri. E non tanto perché, com’è convinto Branik, «la Russia soffia sul fuoco dell’anello debole dell’est europeo». Un rapporto dei servizi segreti polacchi parla di soldi arrivati a Kotebla da Mosca, ma per ora di certo ci sono solo i fondi pubblici ottenuti con il governatorato prima e con le ultime elezioni, da cui l’LSNS ha avuto 5 milioni di euro. «Per la loro storia specifica, i giovani slovacchi non possono avere uno sfogo ribelle a sinistra e il bisogno di essere controcorrente, alternativi, imprevedibili, trova sbocco solo nella destra estrema», chiosa Tomas Nociar, docente di scienze politiche a Bratislava. Al cimitero Martinsky c’è la lapide di monsignor Tiso, una pietra nera con l’epitaffio in memoria dell’uomo «sacrificatosi tutta la vita per la patria» in cui corpo però è stato sepolto in un luogo segreto dopo l’impiccagione nel 1947: ci sono tanti fiori freschi, «ogni giorno ne portano di nuovi» dicono. Una corona recita «Avanti insieme», il simbolo e’ quello dell’LSNS.

vivicentro.it/politica
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last ampa/Tra i filo nazisti della Slovacchia: “Vinceremo noi, l’Europa sparirà” FRANCESCA PACI – INVIATA A BANSKA BYSTRICA (SLOVACCHIA)

Boschi replica ad Appendino: niente soldi, ”l’accordo con l’Anci sana tutto”

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Botta e risposta tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, e il sindaco di Torino, la pentastellata Chiara Appendino, sui 61 milioni che il capoluogo piemontese dovrebbe ricevere dal fondo perequativo Imu-Ici. “La richiesta non sarà esaudita”, ha anticipato l’esponente Pd nel corso dell’Intervista con Maria Latella su Sky Tg24, “la sindaca sa che il governo ha un confronto con il comune e che i 61 milioni non sono dovuti”.

Boschi gela Appendino: “Roma non deve più altri soldi ai Comuni sulla questione Imu”

Torino richiede 61 milioni di euro. Il sottosegretario: “L’accordo con l’Anci sana tutto”

TORINO – Altro che trattativa. Sarà battaglia, durissima. Chiara Appendino, la sindaca di Torino, vuole 61 milioni dal governo, frutto di una battaglia avviata nel 2013 dal suo predecessore Piero Fassino. Il governo non ci sente, e dopo settimane di melina – e giorni di silenzi, gli ultimi, seguiti alla dichiarazione di guerra pubblica della sindaca Cinquestelle – lo dice apertamente: «La sindaca sa bene che non sono dovuti», spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, intervistata da Maria Latella su Sky.

La contesa riguarda i mancati versamenti dello Stato ai Comuni nel passaggio dall’Ici all’Imu e poi ancora alla Tasi, al tempo dei governi Monti e Letta. Torino reclama circa 60 milioni, forte di due sentenze della giustizia amministrativa che ne riconoscono le ragioni ma senza stabilire quale sia la cifra dovuta. Appendino annuncia un nuovo ricorso, che verrà depositato in settimana, per ottenere l’esecuzione delle sentenze.

Per replicare all’offensiva di Torino, il governo Gentiloni sceglie il sottosegretario. Probabilmente non è un caso. Boschi nell’esecutivo ha mantenuto un ruolo centrale e resta il riferimento di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Da giorni il network dell’ex premier, «In cammino», ha cominciato a cannoneggiare la sindaca di Torino rilanciando le battaglie del Pd locale. Per di più tra Boschi e Appendino non corre buon sangue: un anno fa, in piena campagna elettorale – sempre su Sky e sempre con Maria Latella – l’allora ministro per le Riforme ingaggiò un corpo a corpo con l’allora candidata sindaco che contestava il progetto della Città della Salute, un piano da 600 milioni, in parte statali, per un polo ospedaliero e scientifico. Per Boschi modificarlo significava azzerare i fondi e ricominciare daccapo. Il Movimento 5 Stelle lo definì un ricatto ma alla fine, per non perdere il finanziamento, ha confermato il progetto.

Ora la partita è altrettanto delicata. I milioni che Torino reclama salverebbero il bilancio di Appendino dai tagli imposti a scuole paritarie, cultura e turismo, famiglie a basso reddito che non avranno più l’agevolazione sulla tassa rifiuti. Ma il governo non ha intenzione di intavolare una trattativa con Torino e con un sindaco in ascesa che a molti osservatori pare proiettato verso una vetrina nazionale. Non a caso Boschi butta la palla verso lidi più confortevoli, l’associazione dei Comuni guidata da un renziano come il sindaco di Bari, Antonio De Caro: «Torino, come altri, ha ottenuto le risorse stanziate in un accordo complessivo con l’Anci. Per Appendino valgono le stesse regole di tutti i suoi colleghi. E dire che Torino sia penalizzata, dopo che ha ricevuto i soldi per il metrò e le periferie, è falso».

Per la sindaca: «Il governo dovrebbe avere con le amministrazioni locali un rapporto istituzionale e non legato all’appartenenza politica». Tesi che Boschi boccia: «Non c’è alcuna questione politica in ballo. I funzionari governativi si sono incontrati più volte a Palazzo Chigi con quelli di Torino e si è registrata una diversa interpretazione tecnica della vicenda, tutto qui».

Annacquare le rivendicazioni di Torino nel calderone di qualche decina di altre città, però, è proprio ciò che la sindaca non vuole. L’avvocatura del Comune è già allertata, quella dello Stato anche.

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lastampa/Boschi gela Appendino: “Roma non deve più altri soldi ai Comuni sulla questione Imu” ANDREA ROSSI

VIDEO ViViCentro – Jorginho: “Possiamo raggiungere il secondo posto. Juve? Abbiamo creato tanto”

VIDEO ViViCentro – Jorginho: “Possiamo raggiungere il secondo posto. Juve? Abbiamo creato tanto”

Al termine del match giocato dal Napoli allo stadio San Paolo, contro la Juventus, ha parlato, in mixed zone, Jorginho, centrocampista della squadra guidata da Sarri.

dal nostro inviato, Ciro Novellino

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Jorginho: “Concesso quasi nulla alla Juve. Mercoledì proveremo ad alzare ancora i ritmi”

Il centrocampista azzurro Jorginho ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport nel post partita. Ecco quanto evidenziato:

“Siamo un po’ dispiaciuti per il pareggio. Meritavamo la vittoria ma il calcio è così. Prendiamo le cose buone che abbiamo fatto. Non abbiamo concesso quasi nulla alla Juve, in queste partite paghi anche il minimo. Mercoledì cercheremo di alzare ancora i ritmi anche se è difficile, loro difendono molto bene. A ritmi elevati possiamo mettere in difficoltà chiunque”.

Commento Ssc Napoli: “La Juventus non ha mai più tirato neppure un’occhiata nella porta di Rafael, ma è il calcio”

Napoli-Juventus termina con il risultato di 1-1, questo il commento della società partenopea tramite il proprio sito ufficiale:

“La settima meraviglia di Hamsik contro la Signora è la copertina di questo Napoli-Juve che finisce 1-1. Con gli azzurri che prima recuperano e poi per pochissimo non completano rimonta e sorpasso, meritando alla luce del gioco e delle occasioni, il successo. E’ andata proprio così. La Juventus riesce a segnare dopo pochi minuti, poi è solo Napoli. Il pareggio di Marek dopo un’ora è splendido e rinnova il tagliando del capitano azzurro che con questa rete infila il suo settimo gol alla Juve. Poi c’è il clamoroso palo di Mertens ed un assalto fino all’ultimo secondo, con la Juventus che non ha mai più tirato neppure un’occhiata nella porta di Rafael. Ma è il calcio. Finisce in pareggio e adesso c’è il secondo atto in Coppa Italia. Al San Paolo batteranno ancora 50mila cuori, per un mercoledì da leoni”.

Da sscnapoli.it

Sarri: “Abbiamo fatto una grande gara. Resta un po’ di rammarico per le occasioni create”

Maurizio Sarri ha parlato ai microfoni di Sky Sport nel post di Napoli-Juventus. Ecco quanto evidenziato:

 

Bisogna lavorare sui giocatori che abbiamo. Molte volte abbiamo preso gol quando abbiamo staccato la spina. La passività difensiva nel momento della gestione è un nostro problema.In fase offensiva riusciamo a creare tanto con una percentuale realizzativa discreta ma non straordinaria. Avere la supremazia territoriale contro la Juve è cosa difficile in Italia. Abbiamo fatto una grande gara, c’è un pizzico di rammarico perché le occasioni le abbiamo avute. Dispiaciuto per il pubblico, speriamo di ripagarlo mercoledì. Abbiamo messo sotto la Juventus, il risultato ci lascia un po’ di rabbia che ci deve caricare per mercoledì.

 

Siparietto con Higuain al termine? Gli ho detto che hanno avuto un bel culo, è chiaro che si stava scherzando. Ho sempre un bel rapporto con Gonzalo. Per 90 minuti è stato un avversario, dopo lo saluto volentieri. Stasera è stata una partita complicata per lui, si è dovuto abbassare molto. Mi sembra sempre il solito giocatore, come dicevo l’ anno scorso è il centravanti più forte del mondo.
Questa partita è finita, anche per me diventa più importante la prossima. Non penso che la squadra abbia approcciato male la gara, loro hanno fatto un’ azione importante che ci può stare. Con Mertens abbiamo delle determinate caratteristiche, magari qualcosa ci manca. Milik lo avrei messo anche stasera, si stava scaldando poi hanno avuti problemi Hamsik e Strinic che hanno chiesto il cambio”

Allegri a Sky: “Punto importante. Atteggiamento difensivo? In certe partite bisogna adattarsi”

Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, ha parlato ai microfoni di Sky Sport nel post di Napoli-Juventus. Ecco quanto evidenziato:

 

“Il punto di stasera è molto importante. La squadra è partita bene, una volta in vantaggio abbiamo subito la loro manovra. A livello difensivo è stata una partita importante, dopo il vantaggio potevamo essere più lucidi in fase offensiva. Ci sono dei momenti in cui devi adattarti alla gara, non puoi rischiare in questi casi. Higuain? Ha fatto una buona partita, qui ha giocato tre anni ed è un ragazzo molto sensibile.

 
Nel secondo tempo abbiamo fatto bene nei primissimi minuti, dopo non riuscivamo ad accelerare e ci siamo difesi. Giocare in velocità contro il Napoli può essere molto rischioso, è una squadra che riparte con grande intensità. Per noi è il risultato che fa la differenza. Sul loro gol Mertens ha fatto una grande giocata, finta di tirare e palla dentro. Tra le due sfide questa era la meno importante, tra tre giorni ci giochiamo la finale. I ragazzi avranno due giorni per allenarsi e ritrovare la giusta condizione. Lemina? Era in buona condizione, Cuadrado è arrivato giovedì sera. Non dimentichiamo che mercoledì si ritorna in campo. Mandzukic? In queste partite bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare per la squadra. Una grande squadra deve anche saper soffrire”.

De Laurentiis: “Una grande partita! Complimenti a tutti”

Un buon Napoli non riesce ad andare oltre il pari contro la Juventus. Il presidente Aurelio De Laurentiis si è voluto congratulare con la squadra tramite il proprio profilo Twitter:

 

“Complimenti a tutti. Una grande partita ! Forza Napoli Sempre”.

Hamsik a Sky: “Meritavamo di più, ora testa alla Coppa Italia”

Marek Hamsik è intervenuto ai microfoni di Sky Sport al termine della gara contro la Juve:

“Meritavamo qualcosa in più, abbiamo creato varie occasioni. Peccato perché loro hanno creato solo un’occasione e fatto gol. Forse è mancata un po’ di forza nel finale.
Secondo tempo? Mancano ancora 8 partite, c’è ancora tempo. Ora testa alla gara di Coppa Italia. Possiamo provare a ribaltare il risultato, sono fiducioso. Sarà importante non prendere gol”.

FOTO CLASSIFICA – Il Napoli non va oltre il pari, la Roma allunga a più 4

Napoli-Juventus termina con il risultato di 1-1. Gli azzurri si tengono il terzo posto in classifica, la Roma porta a quattro i punti di vantaggio. Alle spalle la Lazio insegue a meno quattro.

 

Napoli-Juventus 1-1, i voti di ViViCentro: Hamsik alza la cresta!

Questi i voti di ViViCentro

E’ terminato il primo dei due match tra Napoli e Juventus allo stadio San Paolo. Questi i voti di ViViCentro.it:

Rafael 5.5, Hysaj 6.5, Albiol 6.5, Koulibaly 6.5, Strinic 6.5; Allan 6, Jorginho 5, Hamsik 7; Callejon 6, Mertens 6.5, Insigne 7. A disp. Reina, Sepe, Maggio, Chiriches, Maksimovic, Ghoulam 6, Zielinski 6, Rog 6, Giaccherini, Pavoletti, Milik. All. Sarri 6

dal nostro inviato al San Paolo, Ciro Novellino

AKRAGAS vs SIRACUSA 1-0 I Leoni sbattono su Pane (Pizzo Dionisia)

Dallo Stadio “Esseneto” di Agrigento, Akragas e Siracusa si giocano un pezzo importante di Stagione. Gli uomini di Sottil sono in lotta per i play off , mentre gli uomini di Raffaele Di Napoli cercano punti ultili per la lotta alla salvezza.

Nei Leoni manca lo squalificato Marco Turati mentre i padroni di casa si aggrappano ai tanti giovani lanciati sul ring in questa stagione. Sottil mette in campo giocatori non molto di spicco e il campo bagnato mette i bastoni fra le ruote agli Aretusei. Malgrado gli innumerevoli tentativi dei Siracusani non riescono a segnare e a portare a casa la vittoria. Cazè da Silva lancia Cocuzza, che stoppa e con un pallonetto batte Santurro per il vantaggio dell’Akragas. Siamo al minuto 59 ed i padroni di casa provano a chiudere la partita colpendo anche due traverse. Il Siracusa si sveglia tardi e nel finale di gara sfiora due volte il pareggio ma il portiere Pane nega la gioia del goal al popolo dei Leoni

TABELLINO

AKRAGAS – SIRACUSA

MARCTORI: 59’ Cocuzza

AKRAGAS: Pane, Russo, Riggio, Cazè da Silva, Coppola, Palmiero, Sepe, Pezzella (88’ Rotulo), Cocuzza (82’ Mileto), Longo, Klaric.

A disp: Addario, Leveque, Caternicchia, Privitera, Sicurella, Tardo, Mazza, Amella, Sarcuto.

Allenatore: Raffaele Di Napoli

SIRACUSA: Santurro, Diakite, Catania, Scardina, Spinelli, Russo (De Silvestro), Valente (76’ Azzi) , Brumat, Palermo (80’ Persano), Pirrello, Cossentino.

A disp: Gagliardini, Dentice, Malerba, Longoni, Giordano, Toscano.

Allenatore: Gianluca Cristaldi

NOTE:

Ammoniti: Pirrello e Scardina (S)

Dionisia Pizzo

Mister Andrea Tedesco, l’arbitro è umano pareggio giusto

Al Romeo Menti di Castellammare è da poco finito il  derby tra la Juve Stabia e la Casertana terminato con il risultato di 2 – 2, in sala stampa si è presentato l’allenatore dei rossoblù Andrea Tedesco.

Queste sono state le sue parole:

Mister un parere su questa gara e sul pessimo arbitraggio?

Mi dispiace che tutto si concentri sul arbitraggio e comunque anche lui un essere umano e d’altronde si deve anche capire che le decisioni che vengono prese sono frutto di un pensiero sviluppatosi in una frazione di secondi, ma al di là di questo sono convinto che la Casertana abbia fatto un’ottima prestazione.

L’obbiettivo dalla salvezza è passato ai playoff?

Dobbiamo guardarci indietro perché la salvezza non è ancora aritmetica, la cosa fondamentale è non perdere concentrazione per portare a casa quanti più punti possibile, poi se riusciremo ad ottenere qualcosa di più ben venga.

Una Casertana molto equilibrata e oggi l’avete dimostrato con questo risultato, ma come reputa questo 2 a 2 meritato o meno?

A differenza della partita dell’andata c’è stata una Juve Stabia che ci ha creduto, però è stata una partita sudata fino all’ultimo. Posso dire un pareggio che ci ripaga dei tanti sforzi ma non totalmente, basti pensare che a fine partita tanti miei calciatori erano tristi in volto.

Cosa si aspetta dal match di mercoledì contro il Siracusa?

Andiamo a giocare a casa loro con la convinzione che nonostante le tante difficoltà che incontreremo, i miei ragazzi faranno sicuramente del loro meglio, così che i loro sacrifici possano essere ripagati non solo nello sport ma anche nella vita.