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Hamsik, l’agente: “Sarà fantastico per Marek giocare con Maradona. Scudetto? Il prossimo anno si può”

A Radio Kiss Kiss Napoli, nel corso di ‘Radio Gol’, è intervenuto Juraj Venglos, agente di Marek Hamsik. Ecco quanto evidenziato:

“Sarebbe bello concludere la stagione al secondo posto, il Napoli lo meriterebbe. C’è anche la Roma, bisognerà attendere la fine del campionato. Mertens ha sempre dimostrato di essere un grande calciatore, quest’anno da punta centrale ha stupito tutti. Anche Milik ha dato il suo contributo alla squadra. Chiaramente ha caratteristiche diverse rispetto al belga, presto tornerà al top della forma. Il Napoli è molto forte, il prossimo anno potrebbe quello giusto per vincere lo scudetto. Servono un altro paio di innesti che possano dare il loro apporto per raggiungere l’ obbiettivo.
Maradona? Per Marek sarà un sogno giocare al suo fianco in occasione della festa per il trentennale del primo scudetto. Il suo record non è importante, in questo momento le priorità sono latre. Ritorno di Cavani? Sarebbe senza dubbio fantastico, tra i due c’ era una grande intesa. Non sono sicuro che torni così presto”.

Ssc Napoli, Lombardo: “Festa per il trentennale del primo scudetto a luglio. Impossibile farla a maggio con la stagione in corso”

Nicola Lombardo, direttore della comunicazione della SSC Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli. Ecco quanto evidenziato:

“Trent’anni sono una ricorrenza importante, sono un numero tondo ed è giusto ricordarli. Era complicato organizzare una festa il 10 maggio con la stagione in corso e con il Napoli impegnato nella lotta per il secondo posto. Sarri è un allenatore che non vuole perdere nemmeno un minuto del tempo a disposizione. Coinvolgere la squadra attuale non era possibile. De Laurentiis ha parlato con Maradona e ci stiamo muovendo per chiamare tutti i calciatori presenti in quella rosa e anche l’allenatore. Abbiamo pensato di organizzare la festa a ridosso della partenza per Dimaro. Non c’è ancora una data certa perché dipenderà dai preliminari di Champions o meno. Sarà un giorno tra il 2 e il 7 di luglio e si disputerà allo stadio San Paolo. Faremo le squadre mescolando i campioni di allora con quelli di oggi. Chiederemo qualche suggerimento ai tifosi, non mancheranno anche altre sorprese”.

Rapporto Mertens-Insigne, una sana rivalità!

Rapporto Mertens-Insigne, una sana rivalità!

La Gazzetta dello Sport scrive sul rapporto Insigne-Mertens: “La fascia sinistra è stata la loro zona di battaglia, dove si sono contesi il posto sia con Rafa Benitez sia con Maurizio Sarri. Una rivalità sana, che non ha mai avuto ripercussioni sul loro rapporto d’amicizia, mentre ne ha ridotto il rendimento: conseguenza di una delusione difficile da metabolizzare, quando si sono ritrovati in panchina ad aspettare che qualcosa cambiasse”.

Ferlaino su Maradona: “Quando quel barman a Barcellona mi disse che avevamo preso un bidone…”

Le sue parole

Corrado Ferlaino, ex presidente del Napoli, è intervenuto ai microfoni del Mattino, ecco un passaggio della sua intervista: “Ero al bar dell’Hotel Princesa Sofia di Barcellona in attesa. Il barman, che non mi conosceva, disse: ma lo sa che abbiamo venduto Maradona al Napoli? È un bidone, ha la pancia, beve, ingrassa e a Napoli non durerà più di un anno. Bevvi velocemente un whisky e mi toccai. Il barman mi mise un brivido addosso

La vittoria di Macron è anche una lezione per il nuovo Renzi

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Nella sua analisi del voto in Francia Marcello Sorgi scrive: “Nella vittoria di Macron c’è anche una lezione per il nuovo Renzi”.

Una lezione per il nuovo Renzi

Inutile negarlo: l’elezione di Macron crea qualche problema a Renzi, a dispetto delle somiglianze e della pretesa identificazione tra i due circolata anche nell’assemblea del Pd che lo ha riproclamato segretario.

Al momento, infatti, contano più le differenze: Macron è una novità assoluta nel panorama politico francese, europeo e presto mondiale; mentre Renzi, nuovo, lo è stato, e adesso non lo è più. Macron, come presidente eletto, si prepara a entrare all’Eliseo e a ricostruire l’asse con Berlino per determinare, anche a scapito dell’Italia, equilibri e scelte del Vecchio Continente; Renzi ha lasciato da poco Palazzo Chigi e la guida del Paese dopo la pesante sconfitta politica nel referendum del 4 dicembre. Cercherà di tornarci, è chiaro ma non è detto: specie se, come sembra, il sistema politico italiano ripiegherà verso il proporzionale e i governi formati in estenuanti trattative parlamentari, non più scelti nelle urne dagli elettori.

Si può discutere sul valore della novità in politica, specialmente in Paesi come Francia o Italia dove l’insoddisfazione dei cittadini verso i governi, le loro politiche e i vincoli imposti dalle istituzioni sovranazionali, mescolata alle paure del nostro tempo – percezione latente di insicurezza, terrorismo internazionale, invasione inarrestabile di immigrati, degrado delle periferie -, spingono i cittadini verso il fronte della protesta e nelle braccia di movimenti e partiti populisti e xenofobi, che hanno messo radici nelle antiche e consolidate democrazie europee.

Ma se ci si chiede se Macron ha vinto più perché è un giovane banchiere tecnocrate, riformista, europeista, né di destra né di sinistra, oppure perché, essendo nuovo, ha potuto rompere tutte le regole, scendere in campo contestando l’assetto politico della V Repubblica, i suoi partiti storici, socialista e gollista, cardini della stabilità e dell’alternanza, e sfidare apertamente la Le Pen in nome di questa rottura, è abbastanza chiaro che la seconda ipotesi è la più probabile. Dunque Macron ha vinto perché è nuovo, ma allo stesso tempo è esposto a tutte le insidie del nuovo: la politica 2.0, ridotta a marketing dei candidati e soggetta al mutevole umore degli elettori, disponibili istintivamente ai vantaggi promessi delle novità, ma non disposti a pagarne i prezzi, prima o poi necessari e ineludibili.

In questo senso, Renzi, per paradosso, ha qualcosa da insegnare a Macron e qualcosa da imparare da lui. Al presidente francese, che ha conseguito una doppia vittoria, facendosi eleggere da una larga maggioranza popolare e sconfiggendo Le Pen nell’occasione in cui era maggiormente accreditata di poter vincere, la storia del leader del Pd che aveva battuto Grillo 40 a 20 nelle europee del 2014 e lo ha visto incredibilmente rimontare, man mano che da presidente del Consiglio dispiegava il suo programma riformista, potrà fare da monito a non dar troppo facilmente per vinto il populismo, sempre in grado di rialzare la testa. Il segretario rieletto plebiscitariamente alla guida del suo partito potrà imparare da Macron che si vince avendo il coraggio delle proprie idee, non rinunciandoci e neppure imitando di tanto in tanto quelle degli avversari: insomma senza mettere, togliere e rimettere la bandiera stellata dell’Europa secondo le convenienze del momento, ma lasciandola lì a sventolare in tutta la sua bellezza. Inoltre Macron ha affrontato la sua avversaria senza cedimenti, dimostrando di saper discutere, convincere, prestare ascolto, e dotandosi di una squadra di consiglieri e tecnici validi e indipendenti, formatisi nel presente e nel passato (come quelli vicini a Strauss-Kahn), in molti casi privi di appartenenza politica e capaci di contraddirlo.

Così facendo, anche Renzi potrà capovolgere il suo destino e la stagione incerta che lo attende, malgrado il partito lo abbia rieletto con il voto di iscritti e elettori anziani, che si aspettano da lui che cambi tornando indietro, rinnegando una parte di se stesso e virando verso una politica più tradizionale. Renzi, invece, per vincere di nuovo, ha bisogno soltanto di tornare a essere Renzi.

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lastampa/Una lezione per il nuovo Renzi MARCELLO SORGI

Insigne, l’agente: “Con il Napoli abbiamo avuto garanzie nella valorizzazione della sua immagine”

Le sue parole

Antonio Ottaiano, agente di Lorenzo Insigne, è intervenuto ai microfoni del mattino.it: “Abbiamo trovato un accordo con il Napoli dal momento che crediamo fortemente anche nella valorizzazione dell’immagine di Lorenzo e da questo punto di vista abbiamo avuto delle garanzie circa l’utilizzo del volto del ragazzo anche nell’ambito di iniziative pubblicitarie. Maglia numero 10? Credo che quella maglia per ora sia sacra. Prima di poterla rivedere sulle spalle di un altro giocatore del Napoli bisognerà aspettare un’altra vittoria importante come quella firmata Maradona”.

La Juve Stabia stringe amicizia con i supportes del Paris Saint Germain

Ieri a sostenere la Juve Stabia al Romeo Menti contro il Taranto, c’erano anche i supporters del Paris Saint Germain, i K-Soce Team Paris, insieme agli amici Ultras Napoli Curva B.

Tra la tifoseria stabiese e quella francese sarebbe nato un sodalizio sabato scorso al San Paolo, in occasione della partita Napoli vs Cagliari a cui entrambe sono state invitate ad assistere dai partenopei.

Al termine dei 90 minuti, con l’entusiasmante vittoria degli azzurri (3-1) che li ha condotti al secondo posto in classifica, i sostenitori delle tre squadre hanno trascorso la serata insieme.

I gialloble hanno ricambiato l’ospitalità degli Ultras Napoli, invitandoli al Menti e hanno esteso la proposta ai francesi che senza esitazione hanno accettato.

E così ieri a Castellammare di Stabia, nell’ultima giornata di campionato regolamentare di Lega pro, hanno incitato alla vittoria le Vespe anche i tifosi del Napoli e quelli del Paris Saint Germain.
Dimostrando che la passione, come l’amicizia, può andare oltre qualsiasi categoria. #IlCalcioCheCiPiace

Reina rinnova, titolare anche nella prossima stagione: può arrivare Perin

Reina rinnova, titolare anche nella prossima stagione: può arrivare Perin

Contratto in scadenza 2018 per Pepe Reina. Il ruolo di portiere del Napoli è oggetto di una costante diatriba sul se e da chi debba essere sostituito. Il Mattino annuncia l’arrivo in città da parte di Quillon, suo agente, proprio per discutere i termini del rinnovo contrattuale. Il portiere spagnolo pare sarà titolare anche nella prossima stagione. Nel frattempo, come nome da affiancargli per la prossima stagione, rispunta Mattia Perin (infortunato) del Genoa.

Cavani: “Dopo Parigi potrei chiudere la carriera a Napoli”

Cavani: “Dopo Parigi potrei chiudere la carriera a Napoli”

Edinson Cavani, ai microfoni di Fox Sport, non ha escluso un clamoroso ritorno a Napoli“I luoghi dove sono cresciuto da piccolo mi mancano, non passa un giorno che non penso alla mia terra. Vorrei terminare la mia carriera a un livello alto, ma vorrei finire quando lo dirò io e non quando saranno altri a dirmelo. Dopo Parigi vedremo cosa può succedere, potrei anche passare per Napoli dove ho vissuto un bel periodo. Vedremo…”. 

Poi ricorda: “Quelli vissuti con la maglia azzurra sono stati momenti molto speciali, credo sia stato il periodo in cui tutte le cose sono cambiate veramente per me e il merito, come sempre dico, non è solo mio ma anche di Mazzarri che mi ha voluto là in primis, dei miei compagni che ho avuto là e della gente che mi ha fatto sentire un mito. Poi anche del lavoro che ho fatto per mettere tutto insieme e fare cose importanti. E’ normale che quando uno riceve tanto passa un periodo così bello nella vita e così, un giorno, vuole tornare là dove è stato bene. Se un giorno tornerò a Napoli mi piacerebbe tornarci in forma. Per quello dico che vedremo alla fine del mio attuale contratto che scade nel 2020”.

FOTO ViViCentro – Forlì ai playout, l’Ancona vince al Morgagni

FOTO ViViCentro – Forlì ai playout, l’Ancona vince al Morgagni
Nonostante la situazione societaria dell’ Ancona (i giocatori sono arrivati a Forlì con le proprie Auto) e l’ultimo posto in campionato i Dorici chiudono con una vittoria che condanna i Galletti ad affrontare il playout da terzultimi ed incontreranno il Fano che proprio oggi ha sorpassato il Forlì. Eppure, ad un certo punto il Forlì, con i risultati degli altri campi, se avesse battuto l’Ancona si sarebbe salvato senza la lotteria playout ed invece, prima un goal annullato a Succi per fuorigioco ed un salvataggio sulla riga, sempre su tiro di Succi, nn hanno permesso al Forlì di passare in vantaggio. La partita nel complesso ha regalato pochissime emozioni, a tratti anche noiosa con i Galletti più motivati ed un Ancona che fa la sua partita senza spingere mai ma al primo errore del Forlì, ad inizio ripresa Paolucci nn perdona e porta in vantaggio i Dorici a sorpresa. Il Forlì ci prova ed a 10’ dalla fine Ponsat si procura il rigore per provare a riprendere in mano la partita ma Succi si fa neutralizzare da Anacoura in giornata di grazia. Per i Galletti nn è proprio giornata e lo si capisce quando al 90’ il tiro di Cappellini, a tu per tu con Anacoura, finisce sul palo rimandando il verdetto della Salvezza al match con il Fano. Partita chiusa con entrambe le tifoserie che contestano le proprie squadre. Il Solito brutto esempio del calcio Italiano.
FORLI’ (4-5-1): Turrin; Baschirotto, Carini, Conson, Sereni; Alimi, Tonelli (26’st Capellini), Capellupo, Piccoli (18’st Tentoni), Bardelloni (18’st Ponsat); Succi. A disp: Semprini, Franchetti, Adobati, Di Rocco, Spinosa, Croci, Vesi, Parigi, Martina Rini. All. Bonacci (Gadda squalificato)
ANCONA (4-3-3): Anacoura; Di Dio, Daffara, Kostadinovic, Nicolao; Fraternali (21’st Mancini), Vitiello, Bambozzi; Bariti, Paolucci, Forgacs. A disp: Piangerelli, Bartoli, Bellucci, Zepponi. All. Ripa (De Patre squalificato)
ARBITRO: Ayroldi di Molfetta
MARCATORI: 13’st Paolucci
AMMONITI: Fraternali, Daffara
dal nostro inviato, Christian Mastalli

La fotogallery della gara Juve Stabia vs Taranto (1-0)

Juve Stabia vs Taranto

Guarda le foto di Juve Stabia vs Taranto realizzate dal nostro fotografo Giovanni Somma che ci racconta così la seconda vittoria casalinga (la terza consecutiva) del 2017 delle vespe con i ragazzi di Mister Ciullo.

La Juve Stabia vince la partita allo scadere con la conclusione di Marco Rosafio, incamera altri tre punti che non cambiamo la sostanza della classifica ma che forniscono entusiasmo in più in tutto l’ambiente in vista dei play off. Le Vespe scendono in campo con il modulo 4-2-3-1 e con uno spinto turn over che crea qualche difficoltà per tutta la partita sbloccata solo nei minuti finali in pieno recupero.
Juve Stabia: Bacci, Cancellotti, Camigliano, Allievi (20’ Morero), Giron, Salvi, Izzilo, Kanoutè Cutolo (70’ Rosafio),
Lisi (57’ Capodaglio), Paponi.

Allenatore: Guido Carboni

A disposizione: Russo, Liviero, Santacroce, Matute, Marotta, Manari, Esposito, Mastalli, Ripa.

Taranto: De Toni, Pambianchi, Nigro, Paolucci, Potenza, Balistrieri (77’ Magnaghi), Boccadamo, Maiorano, Emmausso (86′ Lo Sicco), Guadalupi, Magri.

Allenatore: Salvatore Ciullo

A disposizione: Contini, Sampietro, De Salve, Russo, Balzano, Viola, Pirrone, Cecconello

Arbitro: Marco Guarnieri di Empoli

Assistenti: Alessio Berti di Prato e Dario Garzelli di Livorno

Ammoniti: Guadalupi, De Toni (Ta)

Marcatori: M. Rosafio 92’+ (JS)

Spettatori: 1474 per un incasso di 7301,00

Al 92’ La Juve Stabia passa in vantaggio con Rosafio che approfitta di un’indecisione del portiere avversario che stecca l’intervento e di testa appoggia in rete per la gioia dei tifosi di casa.

La Juve Stabia termina la gara con una vittoria che non cambia la sostanza in classifica, ma aumenta l’entusiamo della piazza, ora testa ai play off. Dai risultati degli altri campi arriva la prima avversaria della Juve Stabia nei play off: il Catania.

La squadra etnea raccoglie un punto sul campo della Casertana e conquista sul filo di lana, grazie alla migliore differenza rete con la Fidelis Andria, la disputa degli spareggi play off.

Macron ora deve affrontare un compito epocale

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Nel suo editoriale su La Stampa, Cesare Martinetti spiega che Macron affronta un compito epocale:  “Dovrà rimettere insieme la Francia, riconciliare il suo Paese con l’Europa e l’Europa con se stessa”.

La riconquista della Bastiglia

Emmanuel Macron va all’Eliseo, 65 a 34, risultato netto. È il presidente più giovane, 39 anni, e ha ora un compito epocale: rimettere insieme la Francia che mai come ieri è parsa spaccata. E poi riconciliare il suo Paese con l’Europa e l’Europa con se stessa. Marine Le Pen ottiene un risultato storico, ma non basta. Il ballottaggio è spietato come una ghigliottina: uno vince l’altro perde. Ma c’è un terzo partito che esce dal risultato di ieri: 25 per cento di astenuti (record dal 1969 a oggi) e 12 per cento di schede bianche. Questo vuol dire che Macron è un presidente di minoranza nel Paese, l’eletto di una battaglia per difetto più che per scelta. E non sa ancora con quale maggioranza dovrà governare: tra un mese ci saranno le legislative e grande favorita è la destra repubblicana di Fillon e Sarkozy, gli sconfitti della presidenziale.

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È comunque la vittoria della Francia razionale e razionalista che nei lunghi, ultimi mesi dell’infelice presidenza socialista di François Hollande sembrava destinata ad essere sommersa dall’erede della Francia nera. Non è accaduto. Ed è una buona notizia anche per noi. La vittoria del Front National avrebbe innescato un domino imprevedibile, la caduta della Francia sarebbe stata più che simbolica. Una Bastiglia all’incontrario. Dopo Brexit, non ci sarà Frexit; dopo Trump non ci sarà Le Pen.

La storia dell’Europa può ricominciare e non può farlo senza il tandem franco-tedesco. Mai Angela Merkel si era tanto spesa sulle elezioni di un altro Paese. Ed è accaduto ben prima del ballottaggio: Emmanuel Macron era il candidato della cancelliera, sempre prudente, che nel 2012 aveva persino evitato accuratamente di farsi vedere con Nicolas Sarkozy. La riforma dell’Europa non può aspettare, si riparte dall’asse Parigi-Berlino. Il presidente della Commissione Juncker ha subito diffuso il suo messaggio: felice che i francesi abbiano scelto un avvenire europeo. Si schiarisce anche l’orizzonte tedesco in vista delle elezioni politiche dell’autunno, indipendentemente da chi vincerà, Merkel o il socialdemocratico Schulz. Da quando si è aperta la competizione tra loro, gli antieuropei dell’AfD hanno perso consensi e si sono spaccati. Quando li affrontano leader veri, com’è successo in Olanda (e prima in Austria), gli antisistema cedono. Nella vecchia Europa, per ora, va così.

In Francia la battaglia è stata diversa: un candidato giovane, senza partito, contro una candidata non nuovissima, ma con un vecchissimo partito. Macron con il suo movimento «En Marche!» ha certo compiuto un miracolo politico, favorito però dal crollo dei due storici rivali: socialisti e gollisti, caduti soprattutto per difetto dei loro fragili candidati. Macron è riuscito nella sintesi tra destra e sinistra: è un liberaldemocratico più che un socialdemocratico. Ha fatto le grandi scuole, SciencesPo ed Ena, poi ha lavorato alla banca Rotschild, è stato brevemente ministro dell’Economia, conosce la finanza e l’economia globale, ha fede nell’Europa e nei fondamenti della buona grammatica repubblicana, democratica ed universalistica francese.

Dopo essere stata per quasi un anno in testa a tutti i sondaggi Marine Le Pen non ha sfondato. Il suo risultato è considerevole ma nessuno aveva mai davvero previsto che potesse diventare presidente. Il dibattito tv di mercoledì scorso è stato catastrofico per lei: di fronte alla freddezza e competenza di Emmanuel Macron è caduta la maschera, la retorica è precipitata nel vuoto delle proposte, non ha saputo andare oltre slogan e confini dell’ultradestra. Se vogliamo dirla all’italiana, non ha saputo trasformarsi in un Grillo, è rimasta Salvini.

Per Emmanuel Macron è però decisivo saper parlare alla parte meno ideologica del suo elettorato, i nuovi poveri, le vittime a vario titolo della mondializzazione che hanno votato in maggioranza per il Front. Più difficile sarà per lui parlare a quel 19 per cento di elettori del rosso-verde Mélenchon che sono il grosso di astenuti e schede bianche.

Il nuovo, giovanissimo presidente ha però saputo sorridere e parlare con ottimismo. Erano anni che non accadeva in Francia. Non è poco: «Si apre una nuova pagina della nostra lunga storia: che sia quella della speranza e della fiducia ritrovata», ha detto ieri sera. E vale anche per noi.

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lastampa/La riconquista della Bastiglia CESARE MARTINETTI

VIDEO ViViCentro – Under 15, Juve Stabia-Parma: data e ora del match di ritorno, goditi il video inedito!

VIDEO ViViCentro – Under 15, Juve Stabia-Parma: data e ora del match di ritorno, goditi il video inedito!

Il match di andata degli ottavi di finale dei playoff categoria Under 15 tra Parma e Juve Stabia, come sapete, si è concluso con il risultato di 0-0. Una gara ben giocata su un terreno di gioco allenatto dalla forte pioggia. Un pari e tutto da giocarsi al Menti. La gara di ritorno, infatti, si giocherà alle ore 11 di sabato 13 maggio. Vi proponiamo un video inedito con le immagini dell’ingresso in campo delle squadre.

a cura di Ciro Novellino

Clicca sul player per vedere le immagini

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UFFICIALE – SSC Napoli: “Maradona in campo al San Paolo, esibizione con i campioni del primo scudetto”

UFFICIALE – SSC Napoli: “Maradona in campo al San Paolo, esibizione con i campioni del primo scudetto

Attraverso il proprio sito ufficiale, la SSC Napoli annuncia un evento in memoria dei 30 anni del primo scudetto azzurro della storia:

Il Napoli organizzerà una partita amichevole in una data da identificare tra il 2 e il 7 luglio per festeggiare il trentennale della conquista del primo scudetto del 10 maggio 1987.

All’incontro, che sarà disputato allo Stadio San Paolo con la partecipazione di tutti i calciatori di quella rosa che si renderanno disponibili, è stato invitato, naturalmente, anche Diego Armando Maradona.

Alla partita si uniranno anche i calciatori del Napoli di oggi. Saranno organizzate due squadre cercando di trovare il giusto mix tra ex campioni e campioni in attività. Non sarà semplice convincere una delle due squadre a rinunciare a Maradona, un’ipotesi è che Diego giochi un tempo con una squadra e uno con l’altra.

Si è deciso di organizzare la partita nella prima settimana di luglio per consentire a Sarri e ai suoi calciatori di prendere parte all’evento alla vigilia della partenza per Dimaro.

Una giornata straordinaria per celebrare e ripercorrere l’emozione di un indelebile trionfo che resterà per sempre nella memoria, nel cuore e nella meravigliosa storia azzurra.

Juve Stabia, Zhivko Atanasov si allena a parte: rientro vicino?

La Juve Stabia di mister Carboni, ieri pomeriggio al Menti, ha battuto 1-0 il Taranto dell’ex Ciullo nell’ultima gara della regular season prima dei play off nei quali, le vespe, affronteranno il Catania.

Rosafio allo scadere ha regalato i tre punti ai gialloblù e al triplice fischio c’è stato il saluto alla curva della Juve Stabia carica più che mai in vista degli spareggi promozione Ma dopo la partita, mentre Capodaglio e compagni rientravano negli spogliatoi, il bulgaro Zhivko Atanasov, fermo ai box da mesi, si è allenato insieme al preparatore atletico sul sintetico del Menti mentre gli spettatori si apprestavano ad uscire dallo stadio.

Qualche scatto e qualche esercizio per lo stopper convocato anche dalla sua Nazionale.

Probabilmente Carboni non l’ha rischiato per poter contare su di lui nelle difficili gare dei play off.

Atanasov corre, un rientro importante per la Juve Stabia…

Salvatore Sorrentino

COLLEGATA:

JUVESTABIA – EDITORIALE

Juve Stabia – Atanasov: da possibile meteora a titolare, la scalata del difensore bulgaro

 Živko Atanasov: il bulgaro che si è preso la difesa della Juve Stabia Nel calcio, come in ogni aspetto della vita, è meglio partire in sordina per crescere e…

EDITORIALE – Juve Stabia, abbiamo fatto tutto e tutto c’è da fare..

Archiviata la gara contro il Taranto, per la Juve Stabia è già tempo di concentrarsi sui playoff. Il match di ieri ha lasciato sensazioni positive per la truppa di Carboni; il trainer toscano ha avuto la certezza di poter contare su “seconde linee” in grado di affiancarsi ai titolari in caso di necessità.
Così Salvi ha mostrato muscoli e lucidità, Camigliano si è dimostrato efficace e concreto e Rosafio si è confermato un soldatino tutto corsa e senso del gol. Le Vespe si catapultano quindi al primo turno playoff contro il Catania; l’accesso agli spareggi promozione rappresenta il primo risultato di una stagione, per la Juve Stabia, simile alle montagne russe.

Tutto è iniziato a Catania, con una sconfitta alla prima di campionato che fece tuonare il Presidente Manniello, deluso dall’eccessivo disfattismo che pervadeva la piazza; punto forse più alto della stagione gialloblù è stato il match ancora con il Catania del 22 dicembre, con i siciliani asfaltati al Menti dagli uomini, all’epoca, di Fontana. A vedere l’accoppiamento playoff con gli occhi del Destino, era quasi inevitabile che le Vespe si andassero subito a giocare il proprio sogno ancora contro la squadra rossazzurra. Citando una delle hit più famose di Jovanotti, possiamo dire la Juve Stabia in questa stagione ha fatto tutto e tutto c’è da fare.

Le Vespe hanno fatto tutto, partendo male, ma scalando poi la classifica con vittorie e bel gioco, fino ad arrivare in prima posizione; a gennaio però il tracollo, con la Società che ha esonerato Fontana per affidare la squadra a Carboni; con il tecnico toscano i gialloblú hanno ritrovato tranquillità e sicurezza.
Tutto c’è da fare perché comincia una nuova stagione, quella dei playoff. Mai come quest’anno non basterà essere perfetti in una o due gare, ma per un intero mese, puntando a sopraffare le 27 squadre in lizza per la promozione.

A ben vedere la frase “abbiamo fatto tutto e tutto c’è da fare” rappresenta in generale tutta la gestione Manniello. Il Presidente più vincente della storia stabiese, partendo da una retrocessione, ha vinto, ha rivinto, si è confermato in Serie B per poi ricadere in Lega Pro. Ora ricomincia il percorso che Manniello conosce ormai bene, con quei quei playoff, tanto belli quanto amari per i tifosi stabiesi. Se, andando indietro con la mente, gli spareggi promozione evocano ricordi felici, con Molinari e Tarantino mattatori nel 2011, il precedente più recente fa ancora soffrire i tifosi stabiesi. Quel gol assurdamente annullato a Gomez evoca ancora fantasmi per i gialloblù e siamo certi che Ripa e Cancellotti, che a Bassano erano in campo, avranno tanta voglia di vendicare l’ingiustizia subita.

Sarà fondamentale affrontare i prossimi interminabili giorni in modo unito; l’impresa non è certo facile ma rifacendoci alle parole di un sognatore coi capelli bianchi “non succede ma se succede..”.

Raffaele Izzo

Roma, Pallotta: “Non potrei biasimare Spalletti se dovesse lasciarci, i media scrivono sciocchezze ogni giorno”

NOTIZIE AS ROMA – “È stato molto bello vedere tutti i tifosi applaudire Totti e la sua mostruosa classe, ma la squadra viene sempre prima di tutto. L’allenatore ha fatto il cambio giusto, perché stiamo combattendo per l’accesso alla Champions League. E comunque se avesse messo Totti gli ultimi cinque o sei minuti qualcuno avrebbe detto che non sarebbe stato rispettoso. Spalletti? Non potrei biasimarlo se dovesse lasciare la Roma, perché i media scrivono sciocchezze ogni settimana. Aspettate la fine della stagione perché avrò molto da dire, vi racconterò tutta la storia” ha chiosato Pallotta, riferendosi a Totti.

Con queste dichiarazioni rilasciate a Il Messaggero, il patron giallorosso ha detto la sua sull’ennesimo polverone sollevatosi ieri sera dopo Milan-Roma. Al 38′ del secondo tempo sul risultato di 3-1 in favore dei giallorossi, infatti, Spaletti aveva sostituito Dzeko con Bruno Peres anziché con Totti, negando al capitano la giusta ovazione del pubblico di San Siro alla sua ultima partita disputata in quello stadio. La cosa ha mandato di traverso la vittoria per 4-1 al popolo romanista, che ha messo il proprio allenatore alla gogna sui social. Spalletti ai microfoni di Sky è esploso ed oggi sono arrivate puntuali parole di solidarietà e sostegno per lui da parte del presidente. Il futuro di Spalletti sembra, dunque, sempre più lontano dalla capitale.

Claudia Demenica

Emmanuel Macron vince e chiama subito la Merkel

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La prima telefonata di Emmanuel Macron è con Angela Merkel: in agenda hanno il rilancio dell’asse franco-tedesco per un’Europa a due velocità. 

Merkel trova una sponda per una Ue a più velocità

La telefonata con la cancelliera: a Berlino la prima visita da presidente. La Germania vuole far ripartire e rafforzare l’asse franco-tedesco

BERLINO – II cambio di velocità del motore franco-tedesco verrà suggellato simbolicamente stasera a cena con l’arrivo a Berlino di François Hollande, che verrà accolto da Angela Merkel in cancelleria per la sua visita di congedo.

Il viaggio di Hollande segna la chiusura di un capitolo che, agli occhi della Germania, si è rivelato piuttosto deludente e l’apertura di una nuova fase. Violando una tradizionale regola che impone al governo tedesco di non prendere posizione a favore di un candidato in un’elezione all’estero, Berlino ha fatto fin troppo apertamente il tifo per Emmanuel Macron.

Una scelta – criticata da chi temeva potesse rivelarsi un assist a favore di Marine Le Pen – che ha una doppia ragione. Una «negativa»: il timore, cioè, di un’implosione del progetto europeo in caso di trionfo della leader del Front National. Non a caso le reazioni alla vittoria di Macron arrivate ieri dalle sponde della Sprea mettevano tutte l’accento sull’Europa. La prima a congratularsi è stata Merkel tramite il suo portavoce, Steffen Seibert: «È una vittoria per un’Europa forte e unita e per l’amicizia franco-tedesca». L’ha seguita a ruota Theresa May, che l’Europa la vuole lasciare e che ha bisogno di una Francia più malleabile o quantomeno dialogante sul processo Brexit. Hollande, infatti, in questi 12 mesi ha rappresentato il volto più arcigno della Ue.

Ma è Berlino attorno a cui ruota tutto. Il governo è compatto nel salutare entusiasticamente Macron. Il ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel parla di «buona giornata per la Francia! Ed è una buona giornata per l’Europa e per la Germania», si unisce al coro anche il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier: «Sono contento che la maggioranza degli elettori francesi abbia deciso a favore del cosmopolitismo, di un’Europa unita e di una cooperazione stretta e amichevole con la Germania». E poi c’è una ragione «positiva» per il tifo pro-Macron: la doppia speranza che possa fare le riforme necessarie per rimettere in moto la Francia – secondo partner commerciale della Germania dietro la Cina e davanti gli Usa – e dare uno scossone al motore franco-tedesco.

Una speranza riassunta al meglio nella telefonata che Merkel ha fatto ieri sera a Macron nella quale ha elogiato il suo impegno in campagna elettorale a favore di un’Unione europea unita e cosmopolita. Da mesi Merkel e Schäuble insistono sulla necessità per la Ue di cambiare passo, prendendo decisioni in modo più rapido e selezionando delle priorità su cui concentrarsi. Per l’Europa a più velocità Berlino spera insomma nella sponda francese. I temi non mancano, a partire da difesa e sicurezza. In realtà il successo di Macron, che giunge a quattro mesi dalle politiche tedesche, apre un fronte interno anche al governo federale. Se dalla Csu Hans Michelbach mette in guardia da aspettative eccessive, ricorda che Macron è rimasto vago su molte promesse e avverte che non è chiaro se riuscirà ad avere una maggioranza in parlamento per fare le riforme, il ministro socialdemocratico Gabriel preme sull’acceleratore: «Noi tedeschi siamo ora chiamati a sostenerlo, chi fa le riforme non può essere costretto al tempo stesso a seguire una linea rigorosa di austerity, in quanto ciò rende impossibile investire sulla crescita e produce meno posti di lavoro, non di più». Per questo, ha aggiunto, «adesso dobbiamo rinunciare alla nostra ortodossia di politica finanziaria, noi tedeschi dobbiamo lavorare coi francesi a un fondo d’investimento franco-tedesco. Ora la Germania deve assumersi responsabilità insieme alla Francia».

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vivicentro/Emmanuel Macron vince e chiama subito la Merkel
lastampa/Merkel trova una sponda per una Ue a più velocità ALESSANDRO ALVIANI – BERLINO

 

Ucciso il capo dell’Isis in Afghanistan. Sheikh Abdul Hasib Dead (DEBORA VELLA)

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Il capo del’Isis in Afghanistan, Abdul Hasib, è stato ucciso in un raid guidato dalle forze speciali afghane nella provincia orientale di Nangarhar al confine con il Pakistan. Lo ha reso noto il presidente afghano Ashraf Ghani che su Twitter afferma che il governo è ”fortemente impegnato per annientare i gruppi terroristici nel paese e garantire la sicurezza alla popolazione afghana”.

La conferma della morte di Abdul Hasib è giunta anche dall’esercito americano, e il comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, il generale John Nicholson, ha definito l’operazione ”un altro passo importante” della campagna per eliminare i terroristi nel paese. Eppure il 27 aprile scorso un portavoce del Pentagono ne aveva anticipato la notizia: ”Crediamo di avere ucciso Abdul Hasib, ma abbiamo aperto una inchiesta per esserne certi”.

L’annuncio* di oggi da parte dei servizi stampa del presidente afghano sembra aver fugato quell’incertezza.

LA NUOVA STRATEGIA

Lo scorso aprile il governo dell’Afghanistan aveva varato una ”nuova strategia” contro i militanti dell’Isis concentrati nella provincia orientale di Nangarhar, con l’obiettivo di eliminarli sulla base di specifiche istruzioni del capo dello stato e ”nuove direttive”. Da almeno due anni infatti i seguaci del ”Califfo” Abu Bakr al-Baghdadi stanno cercando di installare un loro quartier generale nei distretti di Nangarhar, e nel contempo hanno realizzato numerosi cruenti attentati.

Debora VELLA

Sheikh Abdul Hasib Dead (da twitter Jeff Seldin)

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Pescara: musica in ospedale

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2° Concerto dell’iniziativa “Musica in Ospedale”

Venerdì 12 Maggio 2017 – ore 16.30

Atrio antistante Unità Operativa Chirurgia Pediatrica del Presidio Ospedaliero di Pescara

Via Fonte Romana n. 8 – 2° piano

 

 

Venerdì 12 Maggio 2017 alle ore 16.30, presso l’Atrio antistante l’Unità Operativa di Chirurgia Pediatrica del Presidio Ospedaliero di Pescara, sito in Via Fonte Romana n. 8 – 2° piano, si terrà il secondo concerto dell’iniziativa “Musica in Ospedale”, un progetto sperimentale di umanizzazione dei luoghi di cura, mediante la musica da condividere con i pazienti/utenti ed il personale dipendente.

L’iniziativa può contribuire a migliorare il ruolo dell’Ospedale facendolo divenire non solo luogo di cura, ma anche di vita sociale, di integrazione, di cultura.