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Cava De’ Tirreni, violenza contro moglie e figli: processo immediato per il 47enne

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Cava De’ Tirreni, violenza contro moglie e figli: processo immediato per il 47enne

Lesioni e maltrattamenti nei confronti della moglie e dei figli, è l’accusa rivolta a un uomo di 47enne di Cava de’ Tirreni. Molti gli elementi in mano alla Procura che ha deciso di mandarlo al processo immediato, senza il vaglio dell’udienza preliminare.

A testimoniare contro l’uomo sono stati i due figli, stanchi di vedere la loro madre vittima di violenza e abusi.
Il 47enne è stato allontanato dalla sua abitazione a novembre, quando la denuncia è arrivata alla Procura di Nocera Inferiore.

Il primogenito ha riferito ai carabinieri che spesso si ritrovava a difendere sua madre dal padre, per evitare che le violenze avessero un risvolto ancora più drammatico. L’uomo minacciava anche di uccidere la consorte con una pistola. La seconda figlia, invece, ha raccontato altri episodi di violenza pregressa e di liti scaturite per futili motivi.

La Procura ha ritenuto di avere tutti gli elementi necessari per evitare l’udienza preliminare e per mandare l’uomo subito al processo.

Spese a 5 Stelle: musica seducente a una grande fetta della società meridionale

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I 5 Stelle appaiono i più pronti a mettere le mani nelle casse del bilancio pubblico per spendere di più incuranti di deficit e debito. E questo suona come una musica molto seducente alle orecchie di una grande fetta della società meridionale.

Quelli che fanno vedere le Stelle agli elettori del Meridione

Il mio amico Paolo Macry si è chiesto sul Mattino(a proposito, auguri per la sua nuova avventura professionale) come mai i Cinquestelle siano più forti nei sondaggi al Sud che nel resto del Paese. Ma, forse in ossequio a una certa cultura indulgente nei confronti dei difetti meridionali che alligna sulle colonne della sua nuova casa editoriale, mi è sembrato dimenticare la più inconfessabile e la più rilevante di queste ragioni. E cioè il fatto che i Cinquestelle, seppure nell’orgia di populismi che caratterizzano i programmi di tutte le forze politiche in lizza alle elezioni, appaiono oggi i più pronti a mettere le mani nelle casse del bilancio pubblico per spendere di più, ancor di più, sempre di più, incuranti di deficit e debito. E questo suona come una musica molto seducente alle orecchie di una grande fetta della società meridionale che ha perso da tempo la speranza di potercela fare con le sue forze nella competizione del mercato globale, creando così ricchezza vera e per tutti.

E si è invece pigramente rassegnata all’idea che il suo benessere possa dipendere soltanto dai soldi pubblici, cioè dai soldi raccolti con le tasse dei cittadini, nell’illusione che questo generi un trasferimento di ricchezza dal Nord, dove il reddito è più elevato e dunque più tassato, al Sud, dove il reddito privato è più basso e l’evasione elevata. Eppure al mio amico sarebbe bastato aspettare il mattino dopo per leggere sullo stesso giornale una esaustiva intervista di Luigi Di Maio nella quale, per chiedere il voto dei meridionali, non si rinunciava a nessuno dei luoghi comuni dell’assistenzialismo di casa nostra.

Quando promette di spendere 17 miliardi l’anno per dare un salario a chi non lavora in cambio (che trovata!) di un po’ di formazione, quando garantisce così a ogni famiglia con due figli con più di 14 anni uno stipendio di 1.950 euro mensili, a chi credete che si rivolga Di Maio, se non alle coorti di cittadini meridionali i quali, non avendo un lavoro e un reddito o non avendolo regolare e trasparente, non avrebbero mai osato sperare in un salario garantito dallo Stato? Invece di creare lavoro, creare stipendi: non è forse questa la più massiccia operazione di assistenzialismo mai immaginata finora nella storia della Repubblica, fatta in nome dei poveri ma destinata ad aggravare le disuguaglianze perché punisce chi ha un’occupazione e premia chi sta nel sommerso e nel nero? E quando Di Maio annuncia la fine delle misure antievasione, volete che non piaccia da morire a tutti coloro che agiscono nell’illegalità o ai limiti della legge, sottraendo così risorse a chi nel Mezzogiorno le tasse le paga? E come pensa Di Maio di finanziare l’abolizione della riforma delle pensioni se non facendo più deficit e quindi accrescendo l’immane debito pubblico che già grava sui nostri figli, e su quelli meridionali ancor di più visto che la prospettiva di trovare un reddito è per loro più lontana e incerta?

Secondo un contatore messo in piedi dall’Istituto Bruno Leoni, il nostro debito sale al ritmo di 2.100 euro al secondo, ed è ormai superiore ai 2.253 miliardi di euro. Ciò nonostante la Stampa calcola che il programma dei Cinquestelle, se attuato, comporterà un aumento della spesa pubblica di circa 100 miliardi all’anno per almeno tre anni, da finanziare con aumento del deficit oltre il 3%. È dunque abbastanza scontato che le promesse pentastellate seducano chi produce di meno e lavora di meno, e dunque tendono a piacere di più al Mezzogiorno, nel quale sono purtroppo in tanti a credere che il finanziamento pubblico del sottosviluppo possa essere una soluzione, invece che un’ulteriore e forse definitiva marginalizzazione della nostra società.

L’esperienza storica ci dice, e nessuno di noi la conosce meglio di Macry, che l’uso del denaro pubblico al Mezzogiorno ha dannato ulteriormente i poveri impedendo uno sviluppo sano, e ha solo creato nuovi ceti parassitari; consegnando le leve di un potere discrezionale nelle mani di classi politiche e imprenditoriale predatorie. È dunque all’origine dei guai in cui ci troviamo. Invece che andar per stelle, cercando di trovare un accomodamento con la moda del momento, stavolta più che mai compito di élite e intellettuali dovrebbe perciò essere quello di avvertire i meridionali dei rischi di una nuova stagione di sperperi, che poi diventano automaticamente anche corruzione e malaffare, perché puoi scordarti lo slogan «onestà-onestà» quando il denaro dei contribuenti scorre a fiumi. Sarebbe solo l’ennesimo inganno, perpetrato stavolta senza neanche la dignità ideale e culturale che almeno avevano i protagonisti della Prima Repubblica.

vivicentro.it/OPINIONI
vivicentro/Spese a 5 Stelle: musica seducente a una grande fetta della società meridionale
corrieredellasera/Quelli che fanno vedere le Stelle agli elettori del Meridione ANTONIO POLITO

Koulibaly, l’agente accusa: “Cagliari-Juve? Le immagini sono sotto gli occhi di tutti”

Le sue parole

A Radio Kiss Kiss Napoli, è intervenuto l’agente di Kalidou Koulibaly, Bruno Satin: ”Felice della rete segnata e di aver contribuito alla vittoria. Peccato che la “fortuna” della Juve alla sera abbia contribuito come al solito a tenere i bianconeri in scia degli azzurri. La crescita di Kalidou? È al top negli ultimi mesi, è leader, di livello. Gli dicevo: ma perché vai a saltare di testa su calcio d’angolo a favore? Tanto non segni! E forse lui ha colto la sfida e fa goal… Ora trascina la squadra con personalità, nel modulo di Sarri ha un ruolo importante anche in impostazione. Kalidou è in Italia il difensore centrale più forte. Compagni e staff tecnico lo aiutano a dimostrare le sue qualità.  Il Napoli ha le carte in regola per portare lo Scudetto a casa. Il Var? Kalidou non fa fallo quando segna. Resta un miglioramento per il calcio, è la giusta direzione. Cagliari-Juve? Le immagini sono sotto gli occhi di tutti…”

FOTO ViViCentro – Napoli-Hellas Verona 2-0, il racconto in scatti del match

FOTO ViViCentro – Napoli-Hellas Verona 2-0, il racconto in scatti del match

Il Napoli batte l’Hellas Verona e resta in testa alla classifica, nonostante la vittoria con bufera della Juventus a Cagliari. Dallo striscione per Hamsik alla gioia dei gol e della vittoria finale. Questo il racconto in scatti di Giovanni Somma.

 

Coppa del Mondo under20, tripletta azzurra nel fioretto femminile: vince Serena Rossini

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Coppa del Mondo under20, tripletta azzurra nel fioretto femminile: vince Serena Rossini

Ad Udine un ottimo inizio per le italiane nella tappa del circuito del Mondo under20. Sul gradino più alto del podio si posiziona Serena Rossini, a seguire Marta Ricci, terza Lucia Tortellotti. Questo il comunicato dell’ufficio stampa della Federazione Italiana Scherma:

“UDINE – Inizia bene per l’Italia la due-giorni di Udine, tappa del circuito di Coppa del Mondo under20. La prima giornata al PalaBernes del capoluogo friulano regala all’Italia la tripletta azzurra nel fioretto femminile. A vincere è Serena Rossini che nel derby azzurro di finale supera Marta Ricci col punteggio di 15-10. Sale sul terzo gradino del podio invece Lucia Tortelotti, dopo essere stata superata da Serena Rossini in semifinale, anche in questo caso, per 15-10. Nell’altro match di semifinale, invece, Marta Ricci aveva avuto ragione della russa Victoria Yusova per 15-9
Ai quarti, Serena Rossini aveva sconfitto la tedesca Leonie Ebert per 15-12, Lucia Tortellotti aveva avuto la meglio sull’altra tedesca Posgay per 15-10, mentre Marta Ricci invece si era imposta per 15-3 sulla francese Constance Catarzi.

Rimane invece ai piedi del podio Elena Tangherlini, sconfitta nei quarti di finale dalla russa Victoria Yusova col punteggio di 15-9. Si erano fermate nel turno delle 16 invee Martina Favaretto, Lucrezia Cantarini, Serena Puglia, Lucrezia Grimaldi e Mila Maina.

Nella gara di spada maschile, vinta dal portacolori ceco Jabuk Jurka, i colori azzurri si sono fermati ai piedi del podio, con ben tre italiani usciti di scena nel tabellone dei quarti di finale.
Si tratta di Giacomo Gazzaniga, Luca Diliberto e Marco Balzano.
Il primo è stato fermato dal ceco poi vincitore finale della gara, col punteggio di 15-8. Luca Diliberto, invece, ha subìto la stoccata del 15-13 dal russo Egor Guzhiev, mentre l’ungherese Gergely Debnar ha avuto ragione per 15-7 di Marco Balzano.
Stop nel turno dei 16 per Giacomo Paolini e Daniel De Mola.

Domani, nella seconda ed ultima giornata di gare sulle pedane friulane, saranno protagoniste le prove di fioretto maschile e di spada femminile.
Risultati su Federscherma.it. Live Streaming, con il commento di Francesca Forno e le riprese di Corrado Terranova, a partire dalle 17.30 su Elevensports.it e Federscherma.it

COPPA DEL MONDO UNDER20 – FIORETTO FEMMINILE – Udine, 6 gennaio 2018
Finale
Rossini (ITA) b. Ricci (ITA) 15-10

Semifinali
Rossini (ITA) b. Tortelotti (ITA) 15-10
Ricci (ITA) b. Yusova (Rus) 15-9

Quarti
Rossini (ITA) b. Ebert (Ger) 15-12
Tortelotti (ITA) b. Posgay (Ger) 15-10
Ricci (ITA) b. Catarzi (Fra) 15-3
Yusova (Rus) b. Tangherlini (ITA) 15-9

Classifica (94): 1. Rossini (ITA), 2. Ricci (ITA), 3. Tortelotti (ITA), 3. Yusova (Rus), 5. Catarzi (Fra), 6. Tangherlini (ITA), 7. Ebert (Ger), 8. Posgay (Ger)
9. Favaretto (ITA), 13. Cantarini (ITA), 14. Maina (ITA), 15. Puglia (ITA), 16. Grimialdi (ITA), 23. Pacelli (ITA), 25. Memoli (ITA), 26. Candiani (ITA), 28. Petrignani (ITA), 34. Bertola (ITA), 48. Manzoli (ITA), 54. Pappone (ITA), 58. Amore (ITA), 61. Conti (ITA), 69. Borella (ITA), 73. Rossi (ITA), 79. Colombo (ITA).

COPPA DEL MONDO UNDER20 – SPADA MASCHILE – Udine, 6 gennaio 2018
Finale
Jurka (Cze) b. Andrasfi (Hun) 15-12

Semifinali
Jurka (Cze) b. Guzhiev (Rus) 15-4
Andrasfi (Hun) b. Debnar (Hun) 15-9

Quarti
Jurka (Cze) b. Gazzaniga (ITA) 15-8
Guzhiev (Rus) b. Diliberto (ITA) 15-13
Debnar (Hun) b. Balzano (ITA) 15-7
Andrasfi (Hun) b. Kolanczyk (Pol) 15-12

Classifica (188): 1. Jurka (Cze), 2. Andrasfi (Hun), 3. Debnar (Hun), 3. Guzhiev (Rus), 5. Gazzaniga (ITA), 6. Balzano (ITA), 7. Kolanczyk (Pol), 8. Diliberto (ITA).
11. Paolini (ITA), 12. De Mola (ITA), 17. Gaetani (ITA), 21. Cuomo (ITA), 23. Preziosi (ITA), 34. Marenco (ITA), 35. Di Veroli (itA), 36. Zancanella (ITA), 39. Cini (ITA), 44. Canzoneri (ITA), 45. Buzzacchino (ITA), 51. Cammarota (ITA), 51. Molluso (ITA), 72. Volpi (ITA), 85. Manzoni (ITA), 89. Magliano (ITA), 96. Guerra (ITA)”.

Venezuela e chavismo: dalla democrazia liberale alla devastazione

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Della democrazia liberale, il chavismo ha conservato le forme finché aveva vento in poppa, casse piene e maggioranza elettorale per cui poteva considerarsi non come un governo uguale agli altri, ma una revolución per redimere il Venezuela dal peccato sociale, insofferente perciò a ogni limite od ostacolo.

Il venezuela devastato dal chavismo

Diamanti, oro e metalli rari per pagare le medicine: la scelta del governo di Caracas di ricorrere alle materie prime preziose per fare fronte a 5 miliardi di dollari in debiti con le maggiori case farmaceutiche evidenzia il fallimento del Venezuela come Stato nazionale.

A venti anni dall’elezione di Hugo Chavez alla presidenza ed a cinque anni dalla successione di Nicolas Maduro, la «rivoluzione bolivariana» ha trasformato uno degli Stati più ricchi di petrolio del pianeta in uno spietato esempio di fallimento economico e politico. Il 2017 si è chiuso con debiti per 150 miliardi di dollari a fronte di riserve per appena 10 miliardi. Corruzione e nepotismo dilagante hanno dilapidato fiumi di danaro, reso inefficiente l’industria estrattiva e, complice il brusco calo del petrolio, ridotto alla povertà gran parte di una nazione che deve il 25 per cento dei Pil al greggio. Le importazioni sono scese da 66 miliardi di dollari del 2012 a 18 miliardi del 2016 con la conseguente scomparsa di prodotti stranieri e ciò ha determinato il parallelo boom del mercato nero gestito dai «bachaqueros», i trafficanti legati alle gang, che offrono nelle strade 9000 bolivares per 1 dollaro a fronte di un cambio ufficiale di 10 a 1. Le espropriazioni di aziende private inaugurate da Chavez e continuate da Maduro hanno portato ad oltre 500 le società pubbliche, in gran parte pesantemente indebitate, moltiplicando illegalità di ogni genere, violenza e povertà. Fino all’agghiacciante ammissione della Federazione farmaceutica sulla non disponibilità – sin dal 2016 – di almeno l’85 per cento delle medicine di base.

Questo è il motivo per cui negli ospedali mancano gli antibiotici, le garze e perfino il sapone mentre la mortalità è aumentata, negli ultimi 24 mesi, del 30 per cento per i neonati e del 65 per cento per le madri. Sebbene Maduro ed i suoi ministri continuino a negare tali numeri, basta mettere piede in Venezuela per accorgersi che la decomposizione del tessuto umano nazionale è oramai in stato avanzato con l’87 per cento della popolazione senza denaro a sufficienza per comprare il cibo necessario e il 30 per cento degli alunni malnutriti. Con una rapida successione di colpi di mano, elettorali e costituzionali, Maduro è riuscito a mantenere il controllo di questo Stato oramai fallito – in quanto incapace di garantire i diritti basilari dei cittadini – ed ora guarda alle elezioni presidenziali in programma quest’anno puntando a preservare il potere assoluto su ciò che resta del chavismo. Isolato dai vicini del Mercosur, messo alla porta dall’Organizzazione degli Stati americani e investito dalle sanzioni economiche dell’amministrazione Trump, Maduro ha voltato le spalle al Fmi trovando però sostegni politici ed aiuti economici a Pechino e Mosca. E’ stata la carta ideologica dell’avversione viscerale agli Usa, già giocata da Chavez per legarsi alla Cuba dei Castro ed all’Iran degli ayatollah, a consentire a Maduro di trovare 60 miliardi di dollari in crediti in Cina, di trasformare la russa Rosneft in un venditore del 13 per cento del proprio greggio, di ristrutturare 3 miliardi di dollari di debito grazie al Cremlino e di impegnarsi a diventare entro il 2025 il maggior importatore di armamenti «made in Russia». Ma neanche tali e tanti aiuti economico-finanziari giunti da Pechino e Mosca fino al termine del 2017 – in aggiunta al legame privilegiato con Cuba, Ecuador e Bolivia – hanno consentito a Maduro di poter avere le risorse necessarie per pagare i medicinali. Da qui la scelta estrema di offrire un baratto con diamanti, oro e metalli rari come il coltan – usato per costruire cellulari e playstation – ammettendo il collasso del «Bolivar Forte», la moneta creata nel 2008 togliendo tre zeri alla valuta precedente ma da allora precipitata del 97 per cento del valore. Il ministro della Sanità, Luis López, si definisce un «estremista anti-imperialista» e tenta di portare a termine il baratto ordinato da Maduro – e definito da Chavez in passato come una «meravigliosa esperienza» economica – attingendo alle riserve dei trafficanti senza scrupoli dell’Amazzonia. Ma anche il baratto tarda a concretizzarsi e così il 95 per cento delle medicine disponibili tre anni fa oggi non sono più sul mercato. Ciò significa che all’emergenza povertà, criminalità e carenza di democrazia si somma una crisi sanitaria che investe 30 milioni di venezuelani, inclusi oltre 200 mila nostri connazionali. E’ una tragedia di dimensioni epocali in una nazione di cultura europea ma della quale l’Unione Europea esita ad occuparsi in maniera concreta, dimostrando un ritardo, morale prima ancora che politico, nel soccorrere le vittime del chavismo.

Una commissione Regionale Antimafia che controlli la Pubblica Amministrazione

Dopo la mafia criminale, il peggiore male sociale che ha l’Italia (e la Sicilia) è risaputamente la Pubblica Amministrazione. Dallo Stato centrale, alle Regioni, Enti, Partecipate, Comuni, ecc. Un pianeta da sempre incontrollato e incontrollabile. Un mondo che ha di tutta evidenza e notoriamente la compiacenza di politici, sindacati, intellettuali ed eserciti di cittadini pronti a tutto pur di entrarvi.

Un sistema dove la corruzione culturale viene legalizzata attraverso leggi, sentenze e regolamentazioni (le LORO e solo per LORO). In cui da qualche decennio e sempre più in crescendo, per farsi mantenere si estorcono fiscalmente con mille balzelli gli altri concittadini, mistificando il tutto che pagare le tasse “è bello” e utile, quando poi intorno a noi non funziona nulla e tutto si abbandona e spreca.

Insomma ci sarebbe da scrivere un poema sul guasto etico, ma soprattutto sull’omertà (per opportunismo o timore)  e prepotenza, che regna notoriamente nella intoccabile e protetta Pubblica Amministrazione italiana.

Un esempio eloquente che dovremmo e potremmo verificare di persona ogni cittadino, è anche solo leggere nei siti dei nostri comuni le delibere sindacali, di giunta, di consiglio e le determine che ne seguono, sicché per chi può e vuole vedere, si comprende come regni il clientelismo, il voto di scambio, il favoritismo, il familismo, il concubinaggio, la spartizione, ecc. Il tutto poi pareggiato con le tasse dei cittadini. E non c’è alcun controllo esterno sui provvedimenti comunali che si prendono, poiché non c’è alcun Organo di vigilanza a cui questi atti, prima di essere dichiarati esecutivi, vengano sottoposti. Ci sono, ci sarebbero, dei controlli postumi, ma di solito a campione o su eventuale segnalazione di qualcuno (a proprio rischio e pericolo) all’Assessorato Enti locali, oppure alla Corte dei Conti, o infine alla Magistratura. Diverso sarebbe di certo, se ogni atto fosse sottoposto, preventivamente all’efficacia, al vaglio di un Organo specifico indipendente e organizzato.

E allora ben venga questa proposta del neo Governatore della Sicilia Musumeci, ovverosia che

 «La Regione ha bisogno di una nuova Commissione antimafia che sia animata da una normativa diversa» precisando ulteriormente «La legge che ha istituito la commissione Antimafia è del 1991. Abbiamo superato la fase de noviziato serve un ritocco alla legge, pur sapendo che la commissione regionale antimafia non può disporre dei poteri di polizia giudiziaria di cui dispongono le commissioni d’indagine del Parlamento nazionale» e ancora che occorre «un lavoro d’indagine nella pubblica amministrazione regionale. Tanto si può fare anche in termini di potenziamento delle unità lavorative a supporto del commissari deputati. La legge va rivista, va riformata. La commissione regionale antimafia, come dice la Corte Costituzionale, può essere di straordinario ausilio a quella nazionale antimafia. Io ne sono convinto e lavoreremo perché questa normativa che è del 1991 possa essere rivista e adeguata ad un mutato contesto generale sociale economico e culturale».

Glielo faranno fare ? Sarebbe infatti e risaputamente come volere insinuare il santa sontorum de “lamafiadelloStato” (il tema di un mio sito di circa vent’anni addietro).

Da parte di un cittadino come il sottoscritto, che conosce per esperienze in trincea quanto sia imputridita la Pubblica Amministrazione in Italia, con annessi e connessi, il mio plauso e il mio augurio è che si riesca ad istituire una Commissione, si spera seria, autonoma, onesta, trasparente, integerrima, competente ma incorruttibile, per il controllo sulla Pubblica Amministrazione siciliana. E che ciò divenga di esempio civile in tutta Italia.

Peraltro, prima di Musumeci, un’altra autorevole voce aveva sollevato un’analoga proposta. Il dott. Gratteri, Attuale Procuratore Capo di Catanzaro e noto magistrato in prima fila nella lotta alle mafie, particolarmente alla ndrangheta, aveva detto nel 2016 che:

“La riforma Bassanini è stata un grande, anche se involontario, favore alle mafie, perché  ha tolto il CORECO (Comitato Regionale di Controllo). Un sindaco solo davanti al mafioso che va lì e gli dice «No questa delibera deve passare.» il primo cittadino cosa risponde «Guarda che è inutile che la facciamo perché tanto il CORECO la boccia». Oggi non c’è nemmeno quello”. Ha dichiarato Gratteri in un’altra fase dell’incontro. “Quando il capomafia concorre a votare il sindaco, perché la cosa terribile per i politici solo le ultime 48 ore quando hanno paura di non essere eletti, fanno patti con il diavolo. Bisognerebbe incatenare i candidati gli ultimi tre giorni per non farli andare nelle case dei capimafia. – afferma il magistrato che prosegue – Oggi rispetto a venti anni fa sono loro che vanno a casa dei mafiosi a chiedere pacchetti di voti in cambio di appalti perché la mafia è più credibile di loro. Trenta quaranta anni fa era il contrario: era il boss che andava dal politico a chiedere il posto per la nuora, o di non far fare la leva al figlio”.

E che siamo a quasi un punto di non ritorno in queste problematiche e similari, è significativo che per qualsiasi cittadino (come pure lo scrivente) anche solo sfiorare questi temi può procurare la ritorsione di certi “insofferenti” dipendenti e rappresentanti della Pubblica Amministrazione, come anche di certi “contorni” nei comuni, enti, partecipate, ecc. Figurarsi quindi salendo di livello a cosa si può andare incontro. Pletore di interiormente prevaricatori se non anche psicopatici e insipienti, assunti, nominati, incaricati, eletti e (stra)pagati, senza neanche una ciclica verifica attitudinale e psicologica.

Ci vuole quindi anche la reale volontà politica per invertire questo decadimento nella Pubblica Amministrazione italiana. Ritengo dunque, che quanto nelle intenzioni del neo Governatore della Sicilia Musumeci possa essere, insieme ad altre vie, una concreta strada da percorrere.

Occorrerebbe tuttavia uno scatto di onestà intellettuale anche tra i Giudici, anzi in tutto il pianeta Giustizia italiano. Meno decennale reticenza e benvolere e quindi meno solidarietà giurisprudenziale verso la Pubblica Amministrazione. Altrimenti non si è Giudici credibili, ma solo altrettanti corresponsabili del più complessivo ipocrita, autarchico, ingordo, misantropo, arrogante, bugiardo, ricattatore, dilapidatore, avvilente, sprezzante, accidioso sistema pubblico-politico italiano.

Adduso Sebastiano

Ps: Non sono di destra, non sono di sinistra, neanche di centro e non sono neppure pentastellato. Se scrivo dell’idea o iniziativa di un politico, ma come anche di chiunque, oppure di un partito o anche un movimento, condividendone legittimamente quanto propone, cerco, mi sforzo, di farlo senza alcuna emotività concettuale o peggio, assillo cortigiano, ideologico, dottrinale, teorico, di categoria, corporativo, di appartenenza e sociopatico, avendo nei miei limiti terreni, cognitivi ed empirici, quale mera valutazione, l’interesse di noi cittadini.

note: con l’ausilio di info da meridionews

Incidente sulla “Dominziana”: auto si ribalta e si incendia. Traffico bloccato

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Incidente sulla “Dominziana”: auto si ribalta e si incendia. Traffico bloccato

Un brutto incidente si è verificato stamattina sulla SS 7 quarter “Dominziana”, in direzione Roma. Quattro automobili si sono scontrate, una si è capovolta e ha preso fuoco. Il traffico resta bloccato in attesa che venga rimosso il veicolo incendiato. A comunicarlo è l’Anas:

“Anas comunica che il traffico è provvisoriamente bloccato in direzione Roma sulla strada statale 7quater “Dominziana” al km 42,300, in località Giugliano in Campania (Napoli), a causa di un tamponamento che ha coinvolto 4 vetture. A seguito dell’incidente un’auto si è ribaltata e incendiata.

La circolazione sarà ripristinata il più presto possibile, al termine della rimozione del veicolo incendiato.

Anas raccomanda prudenza nella guida e ricorda che l`evoluzione della situazione del traffico in tempo reale è consultabile anche su tutti gli smartphone e i tablet, grazie all`applicazione “VAI” di Anas, disponibile gratuitamente in “App store” e in “Play store”. Inoltre si ricorda che il servizio clienti “Pronto Anas” è raggiungibile chiamando il numero verde gratuito, 800.841.148″.

Hamsik: “Match controllato dal primo minuto, che pazienza nel cercare il gol”

Le sue parole

Marek Hamsik, centrocampista e capitano del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni al proprio sito: “Abbiamo avuto un ottimo controllo del match sin dal primo minuto, le occasioni offensive sono arrivate ma non siamo stati in grado di mettere a segno un gol per molti minuti. Siamo stati pazienti, siamo andati alla ricerca del gol e alla fine ne abbiamo segnati due conquistando i tre punti. Adesso ci riposeremo un po’, e successivamente ricominceremo a prepararci per i prossimi match”.

Dramma ad Afragola: muore un bimbo di 5 anni. Oggi l’ultimo saluto

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Dramma ad Afragola: muore un bimbo di 5 anni. Oggi i funerali

Nella giornata di ieri la morte di un bambino di 5 anni ha colorato di nero la città di Afragola, in provincia di Napoli, facendo cadere nello sconforto l’intera popolazione. Le cause del decesso non sono state ancora rese pubbliche, ma si presume che sia stata una meningite fulminante a strappare il piccolo dall’affetto dei suoi cari, come riporta il MeridianoNews.

Saranno fatti ulteriori esami per chiarire la prematura morte. Intanto la comunità si unisce al dolore dei genitori e dei parenti tutti. Il bimbo frequentava la scuola Enrico De Nicola a Casalnuovo e viveva con la sua famiglia nella zona San Marco.

Oggi 7 gennaio ci sarà l’ultimo saluto al bambino nella Chiesa di San Marco Evangelista ad Afragola.

/Fonte: MeridianoNews

Alla casta perle, al popolo sberle!

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Alla “ casta ” tornano gli stipendi da nababbo ed al popolo tornano le stangate.

Con l’anno nuovo i cittadini, come inizio benaugurante, si sono ritrovati una raffica di aumenti. Che le varie Aziende e Società erogatrici di servizi si affrettano a chiamare “adeguamenti tariffari”, non certo aumenti. Per carità! Però la sostanza non cambia: pare che con i vari “adeguamenti” ogni famiglia media italiana dovrà esborsare appena 1.000 euro in più all’anno. E che, nel linguaggio “comune”, la gente “comune” si ostina a chiamare con l’unico termine  “comune” che amaramente conosce: aumenti! E sono in molte le aziende che hanno presentato diligentemente i loro aumenti-adeguamenti. Le autostrade con l’aumento dei pedaggi (media di aumento del 2,74%, con punte del 13,91%, come per la Milano Serravalle), il gas (aumento del 5%), l’elettricità (aumento del 5,3 %), e poi ancora aumento delle tariffe postali, dei servizi bancari, dei tiket sanitari.. Ciliegina sulla torta: i sacchetti biodegradabili per gli alimenti, per il costo di 3-5 centesimi cadauno. Che dal punto di vista economico sono il minimo ( si calcola un importo di 10 euro all’anno per famiglia) ma che dal punto di vista psicologico giocano pur’essi la loro parte. Ci eravamo attrezzati con le sporte robuste e riutilizzabili, avevamo abbandonato le buste di plastica che pagavamo ed adesso siamo punto e a capo! Non se ne può più. Anzi sembra che qualcuno si diverta, quasi, ad angariare il cittadino comune, che si sente sempre più trattato come un animale da soma, a cui continuano ad aumentare il carico, sempre più pesante. Il povero somaro o soccombe o si ribellerà prima o poi, e magari in malo modo…
Anche perché al cittadino-somaro non arrivano esempi di virtù e di morigeratezza, dal fronte di chi, senza ritegno, continua a caricarlo di pesi e gravami ma, al contrario, si vedono solo comportamenti di sfrontatezza senza ritegno, pur invocando la legalità.
Infatti, è di questi giorni la notizia che gli stipendi da nababbo dei burocrati regionali e dei due rami del Parlamento torneranno a crescere smisuratamente di colpo dal 1° gennaio di quest’anno. Perché il decreto Renzi n. 66 del 2014 (quello sulla spending review) aveva stabilito un tetto massimo di 240 mila euro annui per i manager e burocrati della pubblica amministrazione. Per giunta la Corte Costituzionale, investita dell’argomento, con la sentenza 124 del 2017 (redattore Silvana Sciarra), ha sdoganato il “tetto” di 240mila euro lordi annui per gli stipendi dei  dirigenti  pubblici in quanto «persegue finalità di contenimento e complessiva razionalizzazione della spesa, in una prospettiva di garanzia degli altri interessi generali coinvolti, in presenza di risorse limitate» ed inoltre precisa che il provvedimento «trascende la finalità di conseguire risparmi immediati e si inquadra in una prospettiva di lungo periodo». Ci pareva una sentenza saggia. Ma ci eravamo illusi. Camera e Senato per la loro gestione normativa invocano l’autodichia, una prassi paracostituzionale che li trasforma in una sorta di zona franca: le leggi valide per tutti i cittadini, all’interno del Parlamento non sono valide allo stesso modo. Per cui anche i dipendenti parlamentari non devono sottostare alle vigenti norme previdenziali. Loro il decreto Renzi lo avevano accettato volontariamente (bontà loro!) ma solo per tre anni. Che scadevano appunto al 31 dicembre appena trascorso. La regione Sicilia, tanto per non sbagliare, dal punto di vista normativo si è agganciata al Senato della Repubblica. Quel che fanno loro facciamo noi… E quindi già da questo primo gennaio, per dipendenti parlamentari (commessi, barbieri, archivisti, ecc) e burocrati regionali vari, la Befana ha anticipato il suo giro distribuendo uova d’oro. Solo per loro. Al resto dei cittadini bevande lassative, per spremerli sempre meglio.
Il cittadino percepisce un messaggio di palese ingiustizia sociale. Il risultato è che saltano i presupposti per il “contratto sociale”, di illuministica memoria, che danno la motivazione allo stare tutti insieme, riuniti in uno Stato di diritto. Che ci deve tutelare non angariare. Così continuando ne va della concordia sociale. Nessun partito che ne parla. Chi parla di sgravi fiscali e chi di tagli ai privilegi. Ma bisogna tornare ad una visone olistica della società, che tenti di comporre i vari egoismi in vista di un bene supremo, quello di tutti. Una volta si chiamava il bene comune. Ma adesso bisogna stare attenti a parlarne. Ti tacciano di buonismo…

Carmelo Toscano

Qualificazioni Europee Giovanili di pallavolo: un successo tecnico e boom di spettatori

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Qualificazioni Europee Giovanili di pallavolo: un successo tecnico e boom di spettatori

Si sono conclusi ieri i tornei di qualificazione europea giovanili di pallavolo. Ottimi i risultati tecnici ottenuti dagli azzurri e una soddisfazione in più è stata la massiccia presenza di tifosi ad assistere alle gare. Questo il comunicato stampa:

“Si sono conclusi in serata i tornei di qualificazione europea che hanno visto la nazionale Under 18 maschile e quella Under 17 femminile centrare l’importante qualificazione alle rassegne continentali di categoria. Oltre che dal punto di vista tecnico i due eventi, organizzati a Martina Franca e Bassano del Grappa, sono stati un successo anche sotto il profilo organizzativo.

Sia in Puglia che in Veneto in ogni giornata il pubblico è corso numeroso per assistere soprattutto le gare delle formazioni azzurre che hanno ripagato sul campo il tanto affetto dimostrato dalla gente.
Davvero notevoli i numeri dell’ultima serata: a Martina Franca si sono registrati addirittura 2000 spettatori, strapieno anche l’impianto di Bassano del Grappa con 1400 persone.
Dati ancora più significativi, considerando che nei gironi di qualificazione giovanili molto raramente si vedono tribune piene in ordine ogni di posto.

“Siamo davvero soddisfatti di aver iniziato l’anno in questa maniera – le parole del Presidente Cattaneo – Oltre alla doppia qualificazione abbiamo assistito ad uno spettacolo anche sulle tribune, neanche io avrei mai pensato di vedere così tanti spettatori per questi tornei giovanili. Mi fa poi piacere che questi risultati si siano raggiunti in due città così distanti, è un chiaro segnale di come la pallavolo sia radicata fortemente in tutta Italia. Ancora una volta la gente ha dimostrato la grande passione che nutre per la pallavolo e il forte attaccamento verso le nazionali azzurre”.

Eboli, favoritismi all’ospedale: scatta l’inchiesta penale

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Eboli, favoritismi all’ospedale: scatta l’inchiesta penale

Assunzioni pilotate all’ospedale di Eboli a favore dei parenti di alcuni sindacalisti. Il caso, avviato da un’inchiesta giornalistica fatta dal Mattino, giunge ora alla procura della Repubblica di Salerno.

L’accusa di favoritismo, rivolta ad alcuni sindacalisti per aver assunto nel nosocomio di Eboli mogli, figli, nipoti e parenti di ogni grado, è avvenuta un anno fa originando aspre polemiche nell’opinione pubblica. Il segretario provinciale della Fisi (il sindacato autonomo) chiese già allora le dimissioni per coloro coinvolti nello scandalo, ma nessuno si è fatto ancora da parte.

Dopo che gli articoli apparsi sul Mattino sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Salerno, la presunta “parentopoli” di Eboli è diventata oggetto di un’inchiesta penale.

A breve verranno ascoltati dai magistrati i vertici della Cns, la società cooperativa che si occupò dell’assunzione dei nuovi dipendenti. Seguiranno aggiornamenti.

Sconcerti: “Napoli perfetto con 13 giocatori, ma la Juve ne ha troppi di più”

Sconcerti: “Napoli perfetto con 13 giocatori, ma la Juve ne ha troppi di più”

Mario Sconcerti per l’edizione odierna del Corriere della Sera: Sono rimaste solo due squadre, le altre stanno cadendo una a una, stremate, come fossero improvvisamente a contatto di un limite invalicabile. Resta la Lazio a galleggiare nel suo strano, lucente campionato soffocato. Ci avesse creduto subito adesso sarebbe con Napoli e Juve. Lascia qualcosa la Juve nell’immagine, ha vinto e giocato non bene, ma è tanta, ha troppi giocatori più degli altri. Esce Dybala, leggero, pallido, deconcentrato, ed entra Douglas Costa che salta due uomini e dà la palla a Bernardeschi per il gol, altra riserva, altro titolare dovunque che alla Juve può solo aspettare. È questo che meraviglia, la piccola fatica che deve mettere la Juve in un campionato di squadre incomplete. Il Napoli è perfetto con tredici giocatori, l’Inter si cerca e si perde, la Roma è in confusione. La Juve ha tutto ma non si trova. È chiaro che vincere a Cagliari non è facile, tutti corrono tanto contro la Juve, ma c’è un peso nella squadra che non riesce a creare gravità. Forse è stanchezza, la stessa di tutti, ma l’Atalanta per esempio, la Lazio, lo stesso Napoli, si difendono con un gioco che la Juve non mostra. Manca qualcosa alla sua matematica e anche alla sua classifica. Forse siamo abituati male, forse cerchiamo troppo, ma è come se la Juve non avesse fino in fondo la voglia di raggiungersi. Troppi errori tecnici, troppe partite decise dai singoli, troppe difficoltà a rincorrere gli avversari. Si chiede molto perché la Juve è molto, è più degli altri, è la squadra vera, classica, completa. Una costruzione esatta e ridondante. Eppure fatica, direi quasi per la soddisfazione di Allegri che la vuole così, un po’ avara nell’attesa di un’invenzione. È sempre difficile capire se sia in estensione o all’inizio di un esaurimento. A che serve questa potenza se fatica a fare differenza? Comunque adesso è un altro campionato. Sono fuori tutte tranne due. C’è in più la Lazio, con Napoli e Juve l’altra squadra completa. Avrà adesso la forza di un grande acquisto, Felipe Anderson, uno che comprerebbero tutti e che la Lazio si ritrova guarito quasi in incognito. Il resto è ancora Atalanta, così bella da farti chiedere cosa potrebbe mancarle per arrivare in alto davvero. E un po’ di Milan, ieri veloce, a tratti gradevole, comunque squadra. Infine il Benevento che nessuno voleva in A perché sporcava l’ambiente con la sua debolezza. Ora almeno si sa che ci può stare.

Scontri Napoli-Verona, il bilancio: 5 agenti feriti, un tifoso del Napoli denunciato

Scontri Napoli-Verona, il bilancio: 5 agenti feriti, un tifoso del Napoli denunciato

NapoliVerona era considerata una partita a rischio e tale si è rivelata, perchè ieri si sono verificati violenti scontri tra un gruppo di oltre cento tifosi del Napoli, sbucati dalle Case Nuove in zona corso Arnaldo Lucci, e le forze dell’ordine. Lo riporta La Gazzetta dello Sport: “Gli incidenti sono durati oltre un quarto d’ora, ed il bilancio è parecchio serio: ci sono cinque feriti tra gli agenti che avevano preparato uno sbarramento proprio per evitare contatti tra le opposte fazioni. Sono state necessarie diverse cariche per respingere gli ultrà, che hanno inscenato un fitto lancio di pietre. Un tifoso del Napoli è stato denunciato a piede libero. Al San Paolo, invece, tre fragorose bombe carta sono state lanciate sul settore ospiti”.

Gazzetta esalta il Napoli: “E’ un rullo compressore, non concede niente”

Gazzetta esalta il Napoli: “E’ un rullo compressore, non concede niente”

Altro che Coppe, il campionato è tutta un’altra cosa secondo la Gazzetta dello Sport che analizza la giornata di Serie A: “Il Napoli è un rullo compressore, concede poco o nulla agli avversari. Così, anche il Verona s’è dovuto arrendere allo strapotere dell’avversario: 51 punti in 20 partite, un dato eccellente, meglio aveva fatto soltanto la Juventus (55) nella stagione 2013-14. Due a zero il risultato finale, ma avrebbe potuto avere un margine ancora più ampio se ci fosse stata maggiore determinazione negli ultimi 20 metri. La partita non ha avuto storia”.

Affare Verdi, De Laurentiis e Giuntoli vogliono parlargli

Affare Verdi, De Laurentiis e Giuntoli vogliono parlargli

Simone Verdi, attaccante esterno del Bologna ed obiettivo del Napoli sul mercato, vivrà una settimana intensa, come riporta Il Corriere dello Sport: “Bisognerà ascoltare se stesso dopo aver sentito ciò che ha detto Donadoni, ciò che ha chiesto Bigon, bisognerà spiegarlo a De Laurentiis e a Giuntoli che vorranno parlargli, dopo averlo fatto con il management del calciatore; è chiaramente combattuto: vorrebbe restare a Bologna altri sei mesi, ma sa bene che poi a giugno qualcosa potrebbe cambiare. Il Napoli non indietreggia, semmai avanza, e minacciosamente: lo farà solleticando il calciatore sottolineando un progetto e la centralità dei sogni che Verdi potrà vivere e condividere”.

 

Choc in Campania: madre e figlio ritrovati senza vita in casa

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Choc in Campania: madre e figlio ritrovati senza vita in casa

Madre e figlio sono stati trovati senza vita nella loro abitazione. Era da un po’ di giorni che i parenti non avevano più loro notizie, per cui hanno deciso di allertare le forze dell’ordine. Sono stati i carabinieri, infatti, a fare la sconvolgente scoperta, dopo che sono entranti nel loro appartamento in via Sott’Arco di Pietrastornina, in provincia di Avellino.

La madre, vedova, aveva 80 ed è stata ritrovata al piano terra dell’abitazione. Il figlio, invece, era in una stanza del piano superiore. Aveva 43 anni. I militari dell’arma non hanno riscontrato segni di violenza sui loro corpo.

Si tinge di giallo questo dramma familiare avvenuto nel piccolo paesino della provincia di Avellino. I carabinieri della stazione locale hanno dato il via alle indagini, dopo aver richiesto l’intervento del medico legale per i primi accertamenti sulle cause del decesso di madre e figlio. Seguiranno aggiornamenti.

Roma-Atalanta, Di Francesco: “Noi non possiamo essere questi”

NOTIZIE AS ROMA – Dopo la sconfitta casalinga contro l’Atalanta arrivata in questa prima giornata del girone di ritorno e che ha aperto ufficialmente la crisi dei giallorossi, Eusebio Di Francesco si è presentato ai microfon di Premium Sport e come sempre ha analizzato con molta lucidità la situazione della squadra. Queste le sue dichiarazioni:

“Siamo partiti bene, poi dopo 10’ ci siamo disuniti. La palla sembrava scottare e questo non deve succedere, perché dobbiamo sempre avere la forza di giocare. Il nostro primo tempo non mi è piaciuto e poi ultimamente facciamo fatica a segnare. Tutti noi dobbiamo recitare il ‘Mea culpa’, la Roma sta facendo dei passi indietro. Dobbiamo resettare tutto, dobbiamo ricaricarci per tornare a vedere la squadra che si era vista in precedenza. Non possiamo essere questi. Non solo dai leader, io mi aspetto tanto da tutti. Adesso dobbiamo stare zitti e lavorare, stiamo commettendo grossi errori e per ritrovarci servirà personalità. Il goal è arrivato grazie ad una giocata in verticale ed è quello che dobbiamo continuare a fare. Se si gioca in verticale si può sbagliare qualcosa o indovinare la giocata giusta, noi lo facciamo poco e probabilmente sono io a sbagliare”. C’è spazio anche per parlare di Radja Nainggolan: “Non è detto che con lui avremmo vinto, non abbiamo la controprova. Bisogna fare delle scelte, lui tornerà dalla prossima e ci darà una mano“.

Claudia Demenica

Visa blocca le carte prepagate Bitcoin per “condotte non consone”

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Visa ha bloccato le carte prepagate in Bitcoin e rompe l’accordo con Wavecrest per “condotte non consone”. E gli utenti restano a secco

Visa Europe ha bloccato le carte prepagate in Bitcoin. Molti utenti hanno registrato disservizi e non riescono a concludere operazioni. L’azienda ha confermato la notizia in una dichiarazione a The Next Web. Ha infatti rotto gli accordi con Wavecrest, la società con sede a Gibilterra che fa da emittente alle carte e rappresenta una scelta praticamente obbligata per gli utenti europei. A Wavecrest fanno infatti capo, tra gli altri, Bitwala, Cryptopay, Wirex e TenX. Cioè i servizi che permettono di depositare in bitcoin e pagare in euro o dollari.

“Da Wavecrest condotte non consone”

Visa Europe avrebbe sciolto la partnership con Wavecrest a causa di ripetute condotte “non consone” alle regole del gruppo. Gli accordi, scrive ancora Visa Eurpe, devono “sottostare alle regole e alle leggi” per poter preservare “l’integrità del sistema di pagamento Visa”.
In diversi messaggi sugli account Twitter, le società di gestione dei servizi hanno confermato il blocco. Bitwala ha parlato di “decisione improvvisa e senza preavviso” e ha convocato un “meeting di emergenza” per trovare una soluzione. Idem TenX. Cryptopay ha assicurato che i bitcoin sono comunque “al sicuro” e verranno sbloccati al più presto. Anche se non c’è modo di utilizzare le carte.

Unfortunately, our card issuer instructed us to cease all Cryptopay prepaid cards starting January 5th, 2018. All funds stored on cards are safe and will be returned to your Cryptopay accounts ASAP. Sorry for all the inconvenience caused, we’re working on the solution!

Secondo Visa non si tratta comunque di un divieto assoluto nei confronti delle prepagate per criptovalute ma solo di una rottura del rapporto con Wavecrest. “Sono in essere altri accordi in diverse giurisdizioni”. Lo stop di oggi “non colpisce” altri partner.

Following an announcement from our card issuer on behalf of Visa Europe, Bitwala cards are taken out of operation starting today. Our team is holding an emergency meeting to resolve the issue with the card holders best interest in mind and will make an update shortly.

I clienti stanno protestando con forza, anche perché non avrebbero avuto alcun preavviso. Un utente di Twitter chiede informazioni perché l’hotel dove si trova in vacanza ha rifiutato la sua carta e cancellato la sua prenotazione. Un altro dice di essere all’estero senza altra prepagata cui attingere.

agi / PAOLO FIORE