GUARDIA DI FINANZA: DEVOLUTI 22.500 LT DI ALCOOL ETILICO ALLA PROTEZIONE CIVILE DI MILANO, AGLI OSPEDALI RIUNITI DI FOGGIA E ALL’ISTITUTO ZOOPROFILATTICO DI PUGLIA E BASILICATA PER LA PRODUZIONE DI DISINFETTANTI PER AMBIENTI OSPEDALIERI E LABORATORI CLINICI.
22.500 lt di alcool etilico devoluti, a varie strutture, dalla GdF
Il Comando Provinciale di Foggia, su autorizzazione della Procura della Repubblica di Foggia, e con la collaborazione dell’Agenzia delle dogane, ha ceduto alla Protezione Civile della Città Metropolitana di Milano, agli Ospedali Riuniti di Foggia e all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata, 22.500 litri di alcool etilico per la produzione in house di sanificanti che saranno messi a disposizione di laboratori clinici e strutture ospedaliere della città di Milano e della provincia di Foggia.
Si tratta di una seconda cessione di alcool etilico – la prima, di circa 10.000 litri di alcool, fu fatta ad aprile a favore dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e della ASL della Provincia di Foggia – che proviene dallo stesso maxi sequestro eseguito dai finanzieri della Compagnia di Manfredonia nel febbraio scorso durante un’operazione di polizia a contrasto del traffico illecito di prodotti alcolici immessi in consumo nel territorio italiano senza assolvere le imposte dovute (IVA e Accise).
Attesa la carenza sul mercato di alcool etilico e di prodotti a base alcolica per la sanificazione, che perdura dalle prime fasi dell’emergenza epidemiologica nazionale, è pervenuta al Comando Provinciale di Foggia, dalla Protezione Civile della Città metropolitana di Milano, dalla direzione farmaceutica degli Ospedali Riuniti di Foggia e dall’IZS di Puglia e Basilicata, la richiesta di potersi rifornire dell’alcool etilico in sequestro da destinare alla produzione di preparati galenici per la sanificazione degli ambienti ospedalieri e dei laboratori clinici degli Enti richiedenti.
Per incontrare le esigenze rappresentate, sono stati avviati contatti dapprima con l’Autorità giudiziaria (Procura della Repubblica di Foggia), che ha dissequestrato il prodotto e disposto la sua cessione, poi con l’Agenzia Dogane e Monopoli, investita per l’aspetto tributario, che ha rilasciato tre distinte autorizzazioni per il “trasferimento e successivo impiego di alcole etilico oggetto di sequestro giudiziario, per la produzione di soluzioni per la sanificazione degli ambienti ospedalieri” in esenzione di imposta, a beneficio dei seguenti Enti, per le rispettive quantità:
• Litri 19.500 alla Protezione Civile della Città metropolitana di Milano;
• Litri 2.000 agli Ospedali Riuniti di Foggia;
• Litri 1.000 all’IZS di Puglia e Basilicata.
I trasferimenti dell’alcool, dal luogo di giudiziale custodia sino agli Ospedali Riuniti di Foggia e ai laboratori dell’IZS di Puglia e Basilicata sono avvenuti sotto la scorta dei militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Manfredonia.
L’iniziativa riportata rappresenta l’ulteriore conferma di un’azione corale tra Procura della Repubblica di Foggia, Agenzia delle dogane e Guardia di Finanza che ha permesso di sopperire all’attuale carenza di alcool sul mercato e di venire incontro alle esigenze di chi in questi mesi di emergenza sanitaria ha operato in prima linea nelle strutture sanitarie del Paese; strutture che nell’interesse dell’intera collettività devono essere messe nelle condizioni ideali per poter operare in piena sicurezza sanitaria.
Webinar online sulla cannabis medica per la formazione e l’informazione dei pazienti e del personale sanitario.
Il dott. Gardarelli è esperto in Medicina Integrata e prescrive la Cannabis terapeutica in ottica integrata, considerando gli aspetti psicologici, neurologici, endocrinologici e immunitari della persona. Negli ultimi cinque anni ha partecipato a molteplici congressi su Fibromialgia, malattie reumatiche, oncologiche e neurologiche.
E’ Vicepresidente dell’Associazione Scientifica Fibromialgia e membro del Comitato scientifico del CFU-Italia odv (Comitato Fibromialgici Uniti). Sta completando il Master di II livello in Oncologia Integrata e Riabilitazione oncologica presso l’ Universita’ di Chieti-Pescara ed e’ Referente Terapie integrate ANDOS odv (Assoc. Naz. Donne Operate al Seno) di Ancona.
Nell’esperienza medica il dolore cronico rappresenta una tra le manifestazioni più importanti della malattia; inoltre, fra i sintomi, è quello che tende a minare maggiormente la qualità di vita. Giorno 8 Giugno alle ore 17:00 potete seguire la diretta dell’evento Cannabis Dolore Cronico E Sistema Nervoso sulla pagina facebook del Comitato Pazienti Cannabis Medica.
Webinar gratuito di presentazione: “Cannabis Terapeutica,Prescrizione,Preparazione e Utilizzo”
Giovedì 18 Giugno alle ore 20:oo si terrà un webinar gratuito di presentazione dei corsi di formazione per il personale Sanitario con relatori il Dott. Carlo Privitera, Medico Chirurgo, Specialista in Chirurgia Generale e d’Urgenza,ideatore del sistema di teleassistenza sanitaria Progetto MediCOmm. Da cinque anni si occupa esclusivamente di cannabis ad uso medico e ha una casistica di oltre 2000 Pazienti trattati e dal Dott. Matteo Mantovani Farmacista dal 2014, lavora presso la Farmacia San Carlo come responsabile di sviluppo e comunicazione di terapie innovative come Cannabis ad uso Medico per uso umano e veterinario, ormoni bioidentici per la terapia del benessere e preparati ad uso veterinario non reperibili in commercio.
Il corso, basato sull’esperienza decennale clinica e didattica dei relatori, fornirà utili strumenti a medici e farmacisti per la prescrizione, la formulazione e l’utilizzo terapeutico della cannabis nella pratica medica clinica. Verranno indicate quelle che sono le principali applicazioni terapeutiche dei fitocannabinoidi come ad ad esempio: dolore cronico, artrite reumatoide, patologie neurologiche, patologie gastrointestinali, fibromialgia e oncologia, con approfondimenti di casi clinici. Verranno inoltre fornite precise informazioni sulla legislazione vigente riguardante i preparati a base di cannabis, e le principali indicazioni di prescrivibilità. Un quadro chiaro ed esaustivo su quelle che sono le varietà di cannabis disponibili e quindi prescrivibili e loro differenze sia di preparazione (olii, resine e cartine di cannabis) che di somministrazione, completeranno il programma del corso.
La Celebrazione per l’Anniversario della fondazione dell’ Arma dei Carabinieri si è tenuta presso la storica sede Caserma “Salvo d’Acquisto”.
Giugno 2020 206° Anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri
A Napoli presso la Caserma “Salvo d’Acquisto”, storica sede del Comando Legione Carabinieri Campania, si è tenuta questa mattina la celebrazione del 206° annuale di fondazione dell’Arma dei Carabinieri.
Alle precedenti ore 09.00 è stato reso omaggio al Vice Brigadiere Salvo D’Acquisto, Medaglia d’Oro al Valor Militare “alla memoria”, le cui spoglie sono custodite nella Basilica di Santa Chiara e di cui quest’anno ricorre il centenario dalla nascita.
Presso il Sacrario della Legione Carabinieri Campania, in onore di tutti i Caduti dell’Arma dei Carabinieri, è stata deposta una corona di alloro alla presenza del Prefetto di Napoli Dott. Marco Valentini, del Generale di Divisione Adolfo Fischione, Comandante Interregionale Carabinieri “Ogaden”, del Generale di Divisione Maurizio Stefanizzi, Comandante della Legione Carabinieri Campania, del Generale di Brigata Canio Giuseppe La Gala Comandante Provinciale dei Carabinieri di Napoli e del Col. Emanuele De Santis Comandante del 10° Reggimento Carabinieri Campania.
A seguire, nella sede del Comando Legione Campania il Comandante Interregionale Carabinieri “Ogaden” Generale di Divisione Adolfo Fischione ha consegnato le onorificenze e le ricompense ai militari in servizio nella Legione Campania che si sono distinti in attività di servizio:
– Medaglia di Bronzo al Valor Civile al Maresciallo Capo Luigi DE SANTIS, al Brigadiere Capo Giulio CARLOMAGNO e al Vice Brigadiere Alfredo DI LANDA che in Provincia di Caserta, nel 2014, hanno tratto in salvo quattro persone durante l’incendio di un edificio, prima dell’esplosione di una bombola di GPL;
– Medaglia di bronzo al Valor Civile al Vicebrigadiere Francesco RUSSO che, nel 2014 in Provincia di Cosenza, ha tratto in salvo un’anziana donna colta da crisi di panico era rimasta bloccata nella propria abitazione, all’interno di un edificio interessato da un incendio;
– attestato di Pubblica Benemerenza al Merito Civile al Maresciallo Capo Massimo GRIMALDI e al Brigadiere Capo Agostino AMARANTE i quali, nel 2009 in Provincia di Napoli, hanno soccorso una donna incinta in procinto di partorire, aiutandola nelle fasi del parto.
Sono stati poi consegnati, ad alcuni militari, i significativi riconoscimenti dell’Istituzione, tributati anche dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri.
Encomio Solenne del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri a:
– un Appuntato Scelto Qualifica Speciale militare del 10° Reggimento Carabinieri Campania che, nel giugno del 2019 in Provincia di Caserta, libero dal servizio, ha soccorso e tratto in salvo una donna che si era poco prima data fuoco all’interno di un’autovettura;
– due Appuntati Scelti che, nel mese di dicembre 2018 in Provincia di Napoli, hanno tratto in salvo due minori rimasti chiusi all’interno in un’autovettura interessata da un incendio;Encomio Solenne del Comandante Interregionale Carabinieri “Ogaden” a:
– 19 militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli, i quali hanno condotto complesse indagini di polizia giudiziaria nei confronti di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti operante nella Provincia di Napoli ed in altro paese europeo, conclusesi con l’esecuzione di 51 provvedimenti restrittivi, 12 arresti in flagranza ed il sequestro di 188 Kg di Cocaina, 140 Kg di Hashish, nonché beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro;
– un Brigadiere Capo ed un Appuntato Scelto che, nel luglio del 2017 in Provincia di Napoli, hanno proceduto, a mani nude, alle operazioni di ricerca di dispersi a seguito del crollo di un’abitazione, estraendo dalle macerie i corpi senza vita di 8 persone tra cui due minorenni;
– due Appuntati Scelti addetti al Nucleo Operativo e Radiomobile di Compagnia distaccata della Provincia di Napoli che nel 2018, in Provincia di Napoli e di Latina, hanno condotto un’articolata indagine finalizzata alla ricerca e all’arresto di un pericoloso latitante.
Al termine il Gen. D. Fischione ha rivolto un pensiero commosso a tutti i Carabinieri del Comando Interregionale “Ogaden” caduti nell’adempimento del dovere, ricordando la sentita partecipazione, il giorno 4 giugno a Bari, alla cerimonia di consegna della Medaglia d’Oro al Valor Civile “alla memoria” al padre del Maresciallo Maggiore Vincenzo Carlo Di Gennaro, deceduto a Cagnano Varano (FG) il 13.04.2019 dopo essere stato attinto da colpi d’arma da fuoco sparati da un pericoloso pregiudicato. Ha espresso vicinanza ai familiari del Luogotenente Raffaele Palestra e del Brigadiere Capo Claudio Santoro deceduti a causa del Covid19 e a tutti i militari che hanno riportato lesioni in attività di servizio.
Nell’anno appena trascorso ed in particolare negli ultimi mesi, fortemente condizionati dalle esigenze di prevenzione e contenimento della diffusione del Covid19 che hanno visto limitare le quotidiane libertà della gente, l’Arma dei Carabinieri ha proseguito con immutato impegno nella propria capillare azione di controllo del territorio, fornendo rassicurazione e vicinanza alla popolazione, soprattutto alle persone più deboli e bisognose di supporto, come nel caso della convenzione sottoscritta tra l’Arma dei Carabinieri e le Poste Italiane per la consegna della pensione agli anziani.
Grande attenzione è stata rivolta alle vittime delle violenze di genere, per le quali, in adesione alla normativa sul c.d. “codice rosso”, sono stati stipulati numerosi protocolli operativi tra i Comandi Provinciali e le Procure della Repubblica del territorio nonché aumentato il numero delle “stanze di ascolto” presenti nelle caserme.
Molteplici sono state, inoltre, le attività di contrasto alla criminalità organizzata e di tipo predatorio, finalizzate a indebolire il controllo territoriale dei gruppi criminali e restituire alla popolazione la serenità e la possibilità di fruire a pieno dei diritti e delle libertà in un’ordinata convivenza civile.
Anche nell’anno appena trascorso, l’obiettivo dell’Istituzione continua a confermarsi quello di consolidare l’aspettativa di fiducia delle comunità, rispondendo quanto più in maniera aderente alla domanda di sicurezza, attraverso l’opera costante e silenziosa dei tanti Carabinieri che, presenti dalle grandi metropoli al più piccolo borgo d’Italia, contribuiscono a rendere concreta, rassicurante ed umana la presenza dello Stato.
Napoli (Pozzuoli): importanti interventi da parte degli agenti di Polizia della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Pozzuoli.
NAPOLI: agenti di Polizia eseguono fermi nelle giornate di ieri e stamattina
NAPOLI (POZZUOLI)- Gli agenti della Squadra Mobile e del commissariato di Pozzuoli stanno eseguendo un fermo del PM nei confronti del presunto autore del tentato omicidio avvenuto la scorsa notte a Pozzuoli.
Il fermato si era reso immediatamente irreperibile ed è stato rintracciato nella tarda serata.
Nella serata del 4 giugno 2020 invece, la Squadra Mobile ed il Commissariato di P.S. di Pozzuoli ha eseguito il provvedimento di fermo di indiziato di delitto disposto dalla Sezione IV “Fasce deboli” della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli a carico di VITONE Fabianogiuseppe, cl. 90, residente a Pozzuoli (NA), gravemente indiziato del reato di tentato omicidio aggravato commesso nei confronti della sua compagna non convivente.
Alle ore 3.00 circa del decorso 4 giugno, D.G. classe ’71, all’interno del proprio appartamento, è stata aggredita con pugni al capo, alla pancia e al volto, ed è stata colpita violentemente con un coltello a serramanico una volta all’addome e due volte al torace. L’autore si è introdotto furtivamente all’interno dell’abitazione per poi fuggire subito dopo.
All’arrivo del personale di Polizia la donna, in gravi condizioni, dopo aver riferito quanto accaduto, è stata trasportata in imminente pericolo di vita all’Ospedale Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli, operata due volte è tuttora ricoverata in prognosi riservata.
Alla luce degli elementi acquisiti, sussistendo gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo e considerate le esigenze cautelari, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto.
Le ricerche degli investigatori volte al rintraccio del Vitone – anche con l’ausilio di presidi tecnici- hanno consentito il rintraccio dell’indagato alle ore 21.00 circa presso l’abitazione di alcuni familiari.
Covid-19: Il ministro della salute Roberto Speranza, “La Battaglia non è ancora vinta. Serve prudenza”. Al via l’app per il tracciamento dei contatti.
“Non è ancora finita il virus Covid-19 circola, ma grazie alle cose che abbiamo fatto in queste settimane, grazie ai comportamenti degli italiani e alle misure del governo e delle regioni abbiamo un quadro epidemiologico sicuramente migliore”. Lo dichiara il Ministro della Salute, Roberto Speranza, nel giorno della riapertura dei confini regionali.
“Bisogna procedere con cautela e prudenza e le regole che abbiamo imparato in queste settimane dobbiamo continuare a seguirle perché sono la chiave per la battaglia contro il Covid-19. Il virus è ancora molto pericoloso. Noi abbiamo fatto scelte drastiche e gli uomini e le donne di questo paese hanno fatto sacrifici enormi.
È stato fatto un pezzo di strada importante ma la battaglia ancora non è vinta. Dobbiamo continuare a lavorare sulla prudenza fino a quando non ci sarà la scoperta di un vaccino che ci consentirà, finalmente, di vincere questa battaglia. Fino ad allora avremo bisogno della massima attenzione e cautela”, aggiunge Speranza.
Un milione e 150 mila di italiani hanno già scaricato Immuni,la app per il tracciamento dei contatti
“Un milione e 150 mila di italiani hanno già scaricato Immuni,la app per il tracciamento dei contatti, un risultato. Da Lunedì sarà a pieno regime nelle regioni pilota e dalla settimana successiva in tutta Italia”. Lo ha detto il commissario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri, in conferenza dalla Protezione Civile.
L’app Immuni, disponibile gratuitamente negli store di Apple e Google, è scaricabile dal primo giugno. Si tratta di un innovativo supporto tecnologico che si affianca alle iniziative già messe in campo dal Governo per limitare la diffusione del virus Covid-19. È stato sviluppato nel rispetto della normativa italiana e di quella europea sulla tutela della privacy.
A cominciare saranno da lunedì 8 giugno le Regioni Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia. Tutte le informazioni utili sul funzionamento del sistema sono disponibili sul sito immuni.italia.it. Nell’intero sistema dell’app non sono presenti né saranno registrati nominativi e altri elementi che possano ricondurre all’identità della persona positiva o di chi abbia avuto contatti con lei, bensì codici alfanumerici. L’impiego dell’applicazione, volontario, ha lo scopo di aumentare la sicurezza nella fase di ripresa delle attività.
Nel primo giorno dal lancio la app èstata scaricata da oltre 500mila italiani, risultando al primo posto della classifica delle applicazioni con più download sia su App store che su Google play. Lo ha reso noto il ministro per l’Innovazione, Paola Pisano. Il sistema è stato sviluppato anche grazie a un’approfondita interlocuzione con il Garante per la protezione dei dati personali e riservando massima attenzione alla privacy.
La pandemia si sconfigge soprattutto con i comportamenti individuali, lavandosi le mani, mantenendo le distanze di sicurezza e indossando la mascherina.
Arrestate dai Carabinieri 4 persone appartenenti al clan Mauro per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Napoli: Blitzz contro il Clan Mauro al Rione Sanità, 4 arresti
NAPOLI (RIONE SANITA’)- I Carabinieri della Compagnia di Napoli Stella hanno tratto in arresto, in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, 4 persone gravemente indiziate del reato di tentata estorsione aggravata, commesso nel febbraio 2019, dal metodo mafioso e dalla finalità di aver agito per agevolare le attività illecite del clan camorristico dei Mauro, attivo nella zona cosiddetta “Miracoli” della Sanità.
Le persone arrestate sono: Vincenzo Leonardo, di anni 24, Antonio Chiaro, di anni 26, Luca Di Vicino, di anni 38, Francesco Lamia, di anni 21.
Ci saranno certamente ulteriori sviluppi di questa vicenda. Resta una costante da ribadire: in ogni situazione, a fare la differenza è la scelta di comportamento da parte del singolo. Ciascuno di noi può fare la differenza nel bene e nel male. Ciascuno può scegliere di cambiare strada anche quando sembra troppo tardi.
La vita, come ha dimostrato e dimostra l’emergenza da Covid-19, è fragilissima, a renderla forte sono i comportamenti che scegliamo di assumere dinanzi a scelte importanti: è così che si può essere d’esempio per gli altri, è così che si può ispirare un cambiamento, un miglioramento.
Oggi nella sede del Comando Provinciale Carabinieri di Brescia, sarà celebrato il 206° annuale di fondazione dell’Arma dei Carabinieri. L’evento, tenuto conto della contingente situazione sanitaria, vedrà la sola presenza del Prefetto di Brescia, dott. Attilio VISCONTI e del Comandante Provinciale dell’Arma, Colonnello Gabriele IEMMA, che insieme deporranno una corona d’alloro al monumento ai caduti, posto all’interno del piazzale della caserma “Masotti”.
L’impegno dei Carabinieri, sul capoluogo e in tutta la provincia, nell’anno trascorso, è stato costantemente orientato alla forte, diversificata e legittima domanda di sicurezza proveniente dalle comunità. In tale ambito, il dispositivo dell’Arma, con la sua capillare organizzazione, ha visto ancora una volta il ruolo fondamentale delle STAZIONI Carabinieri, vero baluardo della legalità. Le funzioni svolte da questi reparti, infatti, non sono solo quelle – importantissime – di prevenzione e contrasto, ma soprattutto di insostituibile punto di riferimento per la collettività.
Massima è stata l’attenzione ad ogni forma di criminalità, in particolare quella predatoria, alla violenza di genere, ai reati in danno delle categorie vulnerabili. In questo contesto, oltre alle attività squisitamente di polizia, importantissimi sono stati i numerosi incontri svolti in tutta la provincia, dagli uomini e le donne del Comando Provinciale Carabinieri di Brescia, con gli anziani, nelle scuole, con le istituzioni e associazioni operanti per prevenire e contrastare ogni forma di violenza sulle donne. A questo delicatissimo settore in particolare, l’Arma ha dedicato un forte impegno e diverse centinaia gli interventi a vario titolo effettuati, in soccorso delle vittime e delle famiglie. Tra questi si evidenzia il brutale omicidio di una donna, commesso il 28 gennaio u.s. a Bedizzole, il cui autore, dopo una immediata e serrata attività investigativa, veniva individuato e fermato dai Carabinieri.
L’azione complessiva dei Carabinieri, su tutto il territorio, ha beneficiato del fondamentale apporto di tutti i Reparti Speciali presenti a Brescia: la Sezione Anticrimine del ROS, il Nucleo Antisofisticazione e Sanità, il Nucleo Operativo Ecologico, l’Ispettorato del Lavoro, il Gruppo Carabinieri Forestali.
Nella prima parte dell’anno, i Carabinieri della provincia di Brescia sono stati fortemente impegnati per l’emergenza da COVID-19. L’azione, sin dall’inizio, si è concretizzata in un’attività di Alta Vigilanza, volta si alla verifica del rispetto delle misure di contenimento ma anche al costante sostegno della popolazione, alla premurosa assistenza e protezione dei cittadini, duramente colpiti soprattutto in questa provincia, rafforzando il particolare legame che unisce i Carabinieri e i cittadini delle comunità a loro affidate.
Ogni giorno sono state svolte centinaia di pattuglie. Migliaia i controlli effettuati quotidianamente, con un fortissimo aumento della presenza sul territorio. I comandi dell’Arma, anche in questa delicatissima situazione, si sono confermati, un punto di riferimento costante per i cittadini e le diverse Istituzione, con i quali si è collaborato in un clima di assoluta serenità ed efficienza. Le Centrali Operative hanno risposto a centinaia di chiamate, dando consigli e indicazioni. Nel corso dell’emergenza, l’attività è stata improntata a quell’azione di rassicurazione sociale, di prossimità, di assidua informazione, di soccorso, che da sempre costituiscono il DNA dell’Arma. I Carabinieri hanno svolto numerosissimi interventi di questo genere, noti e meno noti* .
urgente trasporto di materiale sanitario, di vitale importanza per i presidi ospedalieri del territorio; consegna a domicilio di bombole di ossigeno per i malati in casa; distribuzione di pc, per consentire agli studenti l’insegnamento a distanza; ritiro delle pensioni in favore degli anziani; la consegna di uova di Pasqua per la sorpresa e la gioia del personale sanitario di una casa di cura, di un ospedale o gli ospiti di una casa famiglia; donazione di piccole radioline, a favore di anziani pazienti di una RSA, per ascoltare la Santa Messa, o di materiale sanitario indispensabile per l’attuale emergenza, a beneficio di un presidio ospedaliero.
Tra i tanti, un gesto nato spontaneamente dai Carabinieri di Gussago che, in silenzio, recependo una richiesta “di aiuto” lanciata sul web, hanno consegnato una scatola con dei doni e gomitoli di lana, ad una nonna che, sola e residente in altro comune, da tempo non vedeva figli e nipoti. Un gesto semplice, ma carico di significato e sensibilità.
L’azione dell’Arma nel suo complesso, in questa emergenza, è stata tutta orientata alla solidarietà, alla protezione, al sostegno delle comunità, in grande collaborazione con tutte le Istituzioni, cercando di risolvere criticità dovute alle difficoltà del momento e che hanno inciso sulla mobilità delle persone e su molte attività o solo per testimoniare condivisione e vicinanza.
In questa giornata, infine, i Carabinieri del Comando Provinciale di Brescia desiderano rivolgere un pensiero a tutti coloro che sono venuti a mancare in questi mesi, alle loro famiglie, ricordando con affetto il Maresciallo Maggiore Fabrizio GELMINI, già in servizio alla stazione di Pisogne (BS), anch’egli scomparso a causa del COVID.
“Un particolare ringraziamento, dicono, va anche al Prefetto di Brescia, dott. Attilio Visconti, per aver partecipato all’odierna cerimonia e per il costante sostegno”
Ricorre oggi il 206° annuale di fondazione dell’Arma dei Carabinieri, che quest’anno assume un significato ancora più profondo in quanto coincide con il centenario della concessione della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Bandiera di Guerra dell’Istituzione, per il valore dimostrato e il sangue versato durante il primo conflitto mondiale. Era il 5 giugno 1920 e da allora in questa data si celebra la Festa dell’Arma, nata come “Corpo dei Carabinieri reali” il 13 luglio del 1814.
Il Ministro della Difesa, On. Lorenzo Guerini, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Enzo Vecciarelli, il Comandante Generale, Gen C.A. Giovanni Nistri, e i Presidenti dell’Associazione Nazionale Carabinieri e dell’Opera Nazionale di Assistenza per Orfani dei Militari dell’Arma hanno onorato la ricorrenza rendendo omaggio questa mattina ai Caduti, con la deposizione di una corona d’alloro al Sacrario del Museo Storico dell’Arma.
Le misure di contenimento della pandemia non hanno consentito di prevedere la tradizionale cerimonia militare, ma come ha ricordato il Comandante Generale nel messaggio rivolto a tutti i carabinieri “la solennità ideale della ricorrenza è interamente riposta nella confermata adesione di tutti ai valori fondanti dell’Istituzione. Tali principi sono emblematicamente sottesi nella concessione, esattamente cento anni fa da oggi, della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare alla nostra gloriosa Bandiera e hanno ricevuto rinnovata attestazione nelle attività condotte durante l’emergenza sanitaria. Sin dal suo insorgere l’Arma tutta, dai minori livelli ordinativi in su e ovunque sul territorio nazionale, ha rappresentato la più immediata espressione della prossimità dello Stato ai cittadini, dimostrandosi ancora una volta concreta interprete di quel ruolo di rassicurazione, solidarietà e protezione che è patrimonio unanimemente riconosciuto della Sua storia”.
Un contributo prezioso quello offerto dai Carabinieri in questi difficili frangenti, al pari di quello nell’ordinario contrasto a ogni forma di criminalità, reso con abnegazione silenziosa, spesso mettendo a rischio la propria incolumità. Un pericolo reale, testimoniato dai tanti Caduti di ogni tempo, basti ricordare l’eroismo del Vice Brigadiere Salvo d’Acquisto, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, di cui il prossimo 17 ottobre ricorre il centenario della nascita, e l’esempio del Mar. Magg. Vincenzo Carlo Di Gennaro, ai cui famigliari ieri il Generale Nistri ha personalmente consegnato la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, e ultimi, in ordine di tempo, i Caduti App. Sc. Emanuele Anzini e Vice Brig. Mario Cerciello Rega.
Fin dalla sua nascita l’Arma dei Carabinieri è al fianco degli italiani per garantire loro sicurezza e prossimità attraverso la capillare diffusione sul territorio delle oltre 4500 Stazioni e Tenenze territoriali, alle quali si aggiungono le circa 1.000 Stazioni forestali, e contribuisce alla tutela di interessi collettivi attraverso l’impegno dei reparti specializzati. Per far ciò, ha spesso adeguato la propria struttura organizzativa, mantenendosi saldamente ancorata ai propri valori. In quest’opera di continuo rinnovamento cento anni fa nascevano la scuola Marescialli e Brigadieri di Firenze, i Battaglioni Mobili e la Banda musicale dell’Arma.
“La professionalità degli uomini e delle donne dell’Arma presenti in numerose aree del mondo, inquadrati in contingenti multinazionali e interforze a fianco dei colleghi di Esercito, Marina e Aeronautica” è stata sottolineata dal Capo di Stato Maggiore della Difesa nel suo messaggio augurale per la ricorrenza, evidenziando tra l’altro “lo straordinario impegno per favorire la pacifica convivenza tra i popoli e dare sostegno e migliori prospettive di vita in luoghi e terre remote”.
Il Ministro della Difesa ha invece posto l’attenzione sull’innata capacità dei carabinieri di essere, con garbo e discrezione, sempre vicini ai cittadini, che sanno di poter trovare in ciascun di loro un riferimento sicuro e una mano tesa nelle difficoltà. L’On. Guerini ha pertanto invitato le donne e gli uomini dell’Arma ad essere “fieri ed orgogliosi di questo rapporto privilegiato con gli italiani costruito in più di due secoli di vita, alimentato quotidianamente per garantire sicurezza, legalità e ordine.
Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con un messaggio indirizzato al Generale Nistri, ha rivolto l’augurio più fervido degli italiani a tutti i carabinieri, sottolineando la dedizione dimostrata in questo periodo particolarmente difficile che “ha confermato quel rapporto di naturale relazione e fiducia con la gente, garantendo la prossimità rassicurante dello Stato, solidarietà e concreta assistenza”. Lo spirito di sacrificio dei militari dell’Arma in favore delle comunità loro affidate è testimoniato anche dall’elevato numero di contagiati e di deceduti, ha proseguito il Capo dello Stato, che ha voluto esprimere la vicinanza e la riconoscenza della Repubblica ai Caduti di ogni tempo e ai loro familiari.
DOTTORESSA 59ENNE DI SARONNO ED IMPRENDITORE 49ENNE DI BARLASSINA (MB), ARRESTATI DA CARABINIERI E GUARDIA DI FINANZA, SU ORDINANZA DEL GIP DI BUSTO ARSIZIO (VA), CON L’ACCUSA DI PECULATO IN CONCORSO E, L’UOMO, DI AUTO RICICLAGGIO. (VIDEO)
Arrestati Dott.ssa di Saronno e imprenditore di Barlassina: peculato
SARONNO (VA) – RESPONSABILE DELLA FARMACIA OSPEDALIERA DEL NOSOCOMIO DI SARONNO, ACQUISTAVA PRESIDI MEDICI (INDISPENSABILI IL FUNZIONAMENTO DI APPARATI NECESSARI PER INTUBARE I PAZIENTI) PER CONTO DELL’OSPEDALE E, DOPO AVERLI SOTTRATTI FURTIVAMENTE, LI CONSEGNAVA AL TITOLARE DI UNA DITTA SPECIALIZZATA, CHE LI REIMMETTEVA NUOVAMENTE SUL MERCATO TRAENDONE PROFITTO.
Saronno (Va), 5 giugno 2020. Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Varese ed i Finanzieri della Compagnia della Guardia di Finanza di Saronno hanno eseguito un’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Busto Arsizio nei confronti di due persone, una 59enne del luogo, farmacista dirigente presso l’Ospedale di Saronno, ed un 49enne di Barlassina (MB), amministratore di una società specializzata nella vendita di dispositivi medici. Per entrambi il reato contestato è peculato in concorso. L’uomo dovrà rispondere anche di autoriciclaggio.
La misura cautelare, richiesta dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, scaturisce da un’indagine svolta dai militari dell’Arma di Varese, in collaborazione con le Fiamme Gialle saronnesi, che hanno valorizzato la segnalazione del quadro dirigenziale responsabile delle farmacie ospedaliere dell’ASST Valle Olona. L’Azienda Sanitaria, lo scorso mese di novembre, aveva rilevato una serie di ordinativi anomali partiti dalla farmacia ospedaliera di Saronno a firma della dirigente indagata.
Grazie alle attività investigative, accertamenti di natura tecnica, servizi di pedinamento e riscontri documentali, si è constatato che la dottoressa acquistava presidi medici facendoli apparire come ordini effettuati nell’interesse e per conto dell’ospedale addebitandone dunque i costi all’ente pubblico – mentre successivamente li consegnava all’imprenditore indagato, il quale a sua volta, attraverso la società, li rivendeva ad altri clienti, molto spesso altri ospedali pubblici, ignari della provenienza illecita.
L’indagata riusciva ad operare in modo incontrastato grazie alla discrezionalità di cui godeva in ragione dell’incarico, che le consentiva di disporre liberamente dei fondi dell’Ospedale di Saronno per acquistare materiale sanitario (lame e batterie per
laringoscopio) eccedente le necessità della struttura ospedaliera, al fine di consegnarlo al suo complice. Quest’ultimo, ricevuto il materiale all’esterno dell’ospedale – i servizi di pedinamento hanno accertato che la dottoressa riconsegnava all’imprenditore i dispositivi medicali, dopo averli opportunamente travasati in scatoloni “anonimi” – lo rivendeva attraverso la propria società con regolare fattura, così da reintrodurre nel circuito “legale” i beni in questione, provento del delitto di peculato.
Nel corso della mattinata gli indagati sono stati associati in carcere, come disposto dal G.I.P. che, nel valutare le esigenze cautelari, ha necessariamente tenuto in considerazione non solo il perseverare delle condotte criminose durante la crisi sanitaria dovuta alla diffusione del virus da Covid-19, ma anche della spregiudicatezza degli arrestati.
Le lame e le batterie per i laringoscopi, infatti, destinate al funzionamento di apparati indispensabili per intubare i pazienti, in alcune occasioni non venivano deliberatamente consegnate ai reparti di anestesia che ne avevano necessità, per essere invece restituite al titolare dell’azienda fornitrice che le rivendeva lucrando indebiti profitti da spartire con la donna.
Arrestati Dott.ssa di Saronno e imprenditore di Barlassina: peculato / Redazione Lombardia
Operazione “Molosso”: Decine di perquisizioni. 20 gli indagati, 5 le società coinvolte per gare truccate e corruzione nelle ASL Piemontesi. (VIDEO)
Operazione “Molosso”: gare truccate e corruzione delle ASL Piemontesi
“Turbativa d’asta e corruzione”. Queste le ipotesi di reato che ha visto nelle scorse ore la Guardia di Finanza di Torino perquisire una trentina di obiettivi tra ospedali, ASL, aziende e abitazioni private. Interrotto, di fatto, un “malcostume” diffuso, fatto di gare d’appalto truccate e di ipotesi di corruzione all’interno della sanità piemontese.
Le indagini, condotte dai Finanzieri del Gruppo Torino e coordinate dalla locale Procura della Repubblica, hanno portato al sequestro di molto materiale e copiosa documentazione a Torino e nelle province di Alessandria e Novara.
Gravi, secondo gli inquirenti, le ipotesi di reato a carico degli indagati con conseguenti danni patrimoniali ed economici all’intero Servizio sanitario nazionale, a vantaggio, in particolare, di un’azienda torinese e di una multinazionale veneta leader nel settore della fornitura di prodotti ed apparecchiature mediche.
Nel corso dell’operazione i Finanzieri hanno anche sequestrato in via preventiva conti correnti riconducibili a tangenti ricevute da parte di uno degli indagati di Torino Nel mirino della Procura e degli uomini del 1° Nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza torinese, anche alcune gare d’appalto sospette che potrebbero essere state preventivamente ed appositamente stilate per favorire la società multinazionale oggetto di indagine la quale, ad avvenuta aggiudicazione, avrebbe potuto beneficiare di milioni di euro per la fornitura di camici e divise per medici ed infermieri Piemontesi.
All’ospedale di Alessandria le indagini avrebbero portato ad individuare la corruzione di un coordinatore infermieristico membro della commissione per la gara d’appalto attenzionata per la fornitura di prodotti ed apparecchiature mediche chemioterapiche, favorendo una specifica società. L’operazione, denominata “Molosso”, vede attualmente indagati, a vario titolo dall’Autorità Giudiziaria torinese 19 persone e 5 società.
Abbiamo sentito il collega di Ascoli, Marco Amabili, nel corso della puntata di Juve Stabia Live Talk Show & Pungiglione Stabiese:
“Per fortuna a breve si riparte. L’Ascoli ripartirà in anticipo nel recupero con la Cremonese. Sarà una sfida salvezza sebbene i Lombardi siano una corazzata ben allenata da Bisoli, che da quando è arrivato ha fatto molto bene. La Cremonese sarà avvantaggiata dal punto di vista fisico perché l’Ascoli si allena insieme da pochissimo. Per entrambe sarà importante non perdere per non entrare nel vortice retrocessione. Per me questo non sarà calcio perché non è possibile giocare ogni tre giorni con un caldo assurdo. Sarà azzerato ogni valore e può accadere di tutto.
Anche sulla panchina marchigiana c’è stato un ribaltone in panchina con l’arrivo del tecnico spagnolo Abascal, promosso dalla primavera. Un tecnico giovanissimo ma che ha avuto già esperienze importanti e che ha stravinto il campionato con la primavera. Ha solo 31 anni ma sembra molto più esperto. Si è meritato la fiducia della società e ora non dovrà bruciare la sua chance.
L’esperienza di Stellone ad Ascoli è stata negativa e sicuramente ha influito il gol di Provedel con la Juve Stabia. Se i bianconeri avessero vinto, forse, sarebbe andata diversamente per il tecnico ex Frosinone. Lui ancora non ha digerito la rete siglata dal portiere delle vespe. Per il club è stata una stagione molto travagliata sotto tutti i punti di vista ma la piazza è calda ed ambiziosa e nelle ultime gare della stagione la squadra proverà a vincerne il più possibile.
Covid? Ha segnato tutti noi. Lascerà il segno nel mondo del calcio sicuramente. Le imprese dei presidenti sono state colpite e ora i presidenti avranno sicuramente difficoltà. Dal punto di vista economico mi aspetto un futuro difficile e molti club lavoreranno con i giovani e in quest’ottica si spiega anche la scelta di Abascal per l’Ascoli. La prossima stagione si cercherà di tagliare dove si può e di puntare sui giovani. Credo che questo discorso varrà per tanti club. “
I boss a Catania si mantenevano anche carrozze e calessi pregiati e arredamenti appariscenti. Un milione di euro i beni sequestrati.
Il Tribunale di Prevenzione di Catania, sulla base degli elementi investigativi raccolti dal gruppo di lavoro della Divisione Polizia Anticrimine e della Squadra mobile, in stretto raccordo con la Procura, confluiti nella richiesta firmata dal Questore e dal Procuratore, ha disposto il sequestro di prevenzione finalizzato alla confisca di beni per un milione di euro, sequestrati a due pluripregiudicati, Salvatore Amato, di 65 anni, e Francesco Scuderi, di 33 anni, detenuti in quanto condannati con sentenza definitiva per associazione mafiosa.
Il primo, detto “Turi Amato”, storico personaggio appartenente all’organizzazione mafiosa “Santapaola-Ercolano”, nella quale ha sempre rivestito ruoli apicali, anche grazie della parentela con la famiglia del boss Benedetto Santapaola, avendone sposato la cugina Grazia Santapaola (Sangue Blu della mafia). Amato, dedito prevalentemente al traffico di stupefacenti e alle estorsioni, è stato a lungo il responsabile del gruppo “Ottantapalmi”, operante nel quartiere San Cristoforo.
Il secondo, detto “U niculittu”, è genero di Salvatore Amato, già sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno e con diverse condanne definitive anche per traffico di sostanze stupefacenti. Le indagini patrimoniali, focalizzate nel periodo compreso tra il 1980 e il 2019, hanno permesso di accertare la sproporzione dei beni nella propria disponibilità rispetto alla capacità reddituale e del relativo nucleo familiare.
I beni sequestrati, tra i quali anche sette carrozze e calessi pregiati, sono composti da immobili, cui 5 appartamenti tutti in via Belfiore, 2 abitazioni in via Vetrano, ancora un appartamento in via Belfiore e un’area urbana in via Ferrera dove, un tempo, sorgeva una stalla, 2 motoveicoli e 5 autovetture di piccola/media cilindrata, una società di autonoleggio, la Nicu Car srl, e diversi rapporti finanziari, per un valore stimato in un milione di euro.
Un aspetto singolare risaltato nel corso delle operazioni, l’arredamento costoso e appariscente degli appartamenti sequestrati, oltre all’inconsueta presenza di sette carrozze e calessi di pregio che sono stati rinvenuti all’interno di alcuni locali oggetto del sequestro.
LOTTA ALLA EVASIONE: SCOPERTA FRODE FISCALE PER 1,6 MILIONI DI EURO NEL SETTORE DEL TESSILE IN VAL SERIANA (BG). DENUNCIATI 3 IMPRENDITORI CINESI. SEQUESTRATI CONTI CORRENTI, IMMOBILI, VEICOLI.
Lotta all’evasione: Scoperta frode fiscale in Val Seriana (BG)
I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bergamo hanno scoperto una frode fiscale realizzata da tre imprenditori cinesi operanti nel settore della lavorazione per conto terzi di prodotti tessili nel comune di Leffe (BG), in Val Seriana.
Le indagini sono scaturite da due verifiche fiscali avviate dai finanzieri della Tenenza di Clusone (BG) nei confronti di due ditte, succedutesi nel tempo, intestate a cittadini di origine cinese. Le attività ispettive hanno consentito di accertare che le due aziende, riconducibili al principale indagato, operavano evadendo completamente il Fisco, attraverso specifici espedienti.
In particolare, la prima ditta, intestata a prestanome risultato irreperibile, al fine di abbattere completamente il reddito imponibile ed azzerare le imposte da versare all’Erario ha contabilizzato fatture di acquisto riferite ad operazioni inesistenti emesse da una cd cartiera, una ditta creata ad hoc esclusivamente per emettere false fatture.
La seconda ditta, subentrata alla prima, intestata al principale artefice della frode scoperta, ha utilizzato un diverso meccanismo fraudolento per non pagare le tasse. Una volta eseguiti i lavori per conto di diverse aziende tessili della Val Seriana, ha emesso le relative fatture a prezzo pieno per poi annotarle in contabilità con importi nettamente inferiori, circa un decimo del reale, in modo da abbattere gli utili e le relative imposte da pagare.
Per rendere difficoltosa la ricostruzione dei reali volumi d’affari, gran parte dei documenti aziendali sono stati occultati o distrutti, pertanto i finanzieri hanno dovuto procedere a controlli incrociati per reperire le fatture ed interrogare diverse persone che hanno intrattenuto i rapporti economici con gli imprenditori indagati.
Complessivamente, nei periodi d’imposta dal 2015 al 2018 è stata quantificata una frode fiscale ai fini delle Imposte dirette e ai fini IVA di oltre 1 milione e 600 mila euro e imposte non versate per oltre 750 mila euro, al netto delle sanzioni.
Le indagini si sono concluse con la denuncia di 3 cittadini cinesi responsabili di aver presentato dichiarazioni dei redditi ed IVA fraudolente mediante annotazione di fatture false e di altri artifici contabili. Si tratta di X.L. di 55 anni, della moglie G.C. di 56 anni e di Q.L. di 35 anni, i primi due presenti in Italia da oltre 20 anni e ben radicati sul territorio, il terzo un prestanome risultato irreperibile.
Grazie alla frode posta in essere, gli imprenditori cinesi lavoravano da anni nel settore del tessile con prezzi assolutamente concorrenziali, considerato che operavano senza versare le tasse, potendo così offrire sul mercato prestazioni ad importi decisamente inferiori a quelli normalmente praticati dagli altri imprenditori.
Il Sostituto Procuratore della Repubblica di Bergamo, dott. Antonio PANSA, che ha coordinato le indagini, ha richiesto al G.I.P. il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche “per equivalente”, del profitto dei reati tributari commessi dagli indagati.
Il Giudice per le Indagini Preliminari – dott.ssa Federica GAUDINO – ritenuta fondata la richiesta, ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca della somma frutto della frode, 752.408,71 euro, corrispondente all’IRES e all’I.V.A. evase, da eseguire sulle somme di denaro esistenti su conti correnti, depositi, titoli, immobili e beni mobili registrati e/o altri diritti reali di proprietà o nella disponibilità degli indagati Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza di Clusone ha eseguito il provvedimento ponendo sotto sequestro 2 appartamenti di notevoli dimensioni, 2 garage, 2 veicoli e le somme presenti sui conti correnti, risultati nella disponibilità dei responsabili della frode. Il denaro è stato fatto confluire nel Fondo Unico di Giustizia (FUG) e rimarrà a disposizione dell’A.G. unitamente ai restanti beni sottoposti a sequestro.
Lotta all’evasione: Scoperta frode fiscale in Val Seriana (BG) / Redazione Lombardia
La Polizia di Stato di Palermo ha ricostruito l’organigramma, le dinamiche sul territorio ed i rapporti con altre compagini mafiose.
All’alba di oggi, circa 100 uomini della Squadra Mobile, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Palermo, con l’operazione ‘Padronanza’ hanno eseguito l’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal G.I.P. del locale Tribunale nei confronti di:
ALBAMONTE Girolamo, nato a Palermo il 03/10/1981 (carcere);
ALFANO SALVATORE, nato a Palermo il 12/02/1956 (carcere);
BONDI’ GIUSEPPE, nato a Palermo il 21/01/1981 (domiciliari);
CARELLA GIUSEPPE, nato a Palermo il 06/04/1970 (carcere);
DE LUCA ANGELO, nato a Palermo il 23/07/1984 (carcere);
DI FILIPPO FRANCESCO, nato a Palermo il 26/08/1978 (carcere);
LANNO VINCENZO, nato a Palermo il 30/06/1993 (carcere);
LA ROSA FRANCESCO PAOLO, nato a Palermo il 02/08/1965 (carcere);
PIRANIO BIAGIO, nato a Corleone il 04/02/1952 (carcere);
RUNFOLO VINCENZO, nato a Palermo il 01/05/1984 (domiciliari);
ZARCONE Nicolò, nato a Palermo il 11/06/1983 (carcere);
tutti indagati, a diverso titolo, per associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione aggravata, trasferimento fraudolento di valori aggravato ed altro.
Il provvedimento giunge al termine di una complessa attività d’indagine, diretta dal pool di magistrati coordinati dal Procuratore Aggiunto Salvatore DE LUCA, protrattasi per quasi due anni ed effettuata sul mandamento mafioso della Noce, con particolare riferimento alla famiglia di Cruillas.
Secondo l’ipotesi investigativa, confermata dal G.I.P., i fatti si possono riassumere come segue.
Una ristretta cerchia di sodali, guidata dall’anziano boss Giovanni NICOLETTI (deceduto nel febbraio di quest’anno) esercitava il controllo capillare della vasta porzione di territorio ricadente nell’area cittadina di Cruillas (il nome del quartiere è riferito a quello dei Cruillas, nobili originari della Catalogna, che si trasferì a Palermo nel XIII secolo al seguito del re Pietro III di Aragona),
Biagio PIRANIO, meccanico pressoché incensurato, rappresentava l’alter ego di NICOLETTI sul territorio, filtrando gli appuntamenti per il capo e gestendo la rete relazionale della famiglia mafiosa in modo da garantire la riservatezza delle comunicazioni.
PIRANIO, inoltre, curava per conto di NICOLETTI il settore della mediazione nelle transazioni immobiliari; sono stati, infatti, documentati diversi episodi di compravendita di terreni in cui acquirente e venditore hanno dovuto versare nelle casse dell’organizzazione mafiosa una somma di denaro a titolo di sensaleria.
La famiglia mafiosa era molto attiva anche nelle estorsioni e nella gestione delle scommesse abusive sulle piattaforme on line; delegato alla cura di questi affari, era Francesco DI FILIPPO, efficiente terminale operativo di NICOLETTI.
DI FILIPPO poteva contare su un gruppo di soldati spregiudicati e sempre pronti ad organizzare pestaggi e danneggiamenti.
Tra questi, DE LUCA Angelo e LANNO Vincenzo; il primo, su mandato di DI FILIPPO, si è anche reso responsabile di un incendio di un terreno a scopo intimidatorio mentre LANNO, in compagnia di DE LUCA, è stato fermato da personale della Squadra Mobile poco prima di compiere il pesante danneggiamento di una rivendita di auto.
A DI FILIPPO, inoltre, erano demandati i compiti di collegamento con gli esponenti delle altre famiglie mafiose. Tra gli incontri più rilevanti, possono citarsi quelli con Masino INZERILLO, capo del mandamento di Passo di Rigano, che ha più volte ricevuto DI FILIPPO per mediare il prezzo di alcune estorsioni. Per tale motivo, DI FILIPPO è stato tratto in arresto nello scorso mese di luglio durante l’operazione “New Connection”.
Giuseppe CARELLA era l’interfaccia economica di NICOLETTI sul territorio; tramite due ditte di costruzione, fittiziamente intestate ad Alfonso SIINO e oggi sottoposte a sequestro preventivo, CARELLA aveva conquistato una rilevante quota di mercato nel settore dell’edilizia.
Nel febbraio del 2018, con l’operazione “Game Over”, NICOLETTI è stato assoggettato a misura cautelare, determinando lo spostamento degli equilibri interni al mandamento verso la famiglia della Noce e, segnatamente, sulla persona di Salvatore ALFANO, uomo d’onore di quest’ultima famiglia, tornato in libertà nel novembre del 2015 dopo una lunga detenzione scaturita dall’indagine “Gotha”.
ALFANO, dopo la scarcerazione, ha mantenuto un profilo basso e riservato per un lungo periodofino a quando l’arresto di NICOLETTI e, pochi mesi dopo, di Giovanni MUSSO, all’epoca reggente della famiglia della Noce, lo hanno “obbligato” ad assumere la responsabilità di riorganizzare la compagine mafiosa, ponendosi quale punto di riferimento dell’intero mandamento.
A partire da quel momento, tra i mesi di giugno e dicembre 2018, ad ulteriore testimonianza della centralità del boss della Noce nelle dinamiche mafiose palermitane, sono stati documentati numerosi incontri tra lo stesso ALFANO e diversi personaggi di spicco di cosa nostra palermitana.
Tra i tanti, vale la pena di citare Settimo MINEO, capo del mandamento di Pagliarelli, Ignazio TRAINA, di Santa Maria di Gesù, Girolamo MONTI, di Borgo Vecchio, Salvatore MACHI’, di Brancaccio.
Si tratta di un momento storico di grande valenza strategica per l’organizzazione mafiosa; nel maggio del 2018, infatti, per la prima volta dopo decenni e proprio su iniziativa di Settimo MINEO, era tornata a riunirsi la commissione provinciale di cosa nostra.
Appare, pertanto, del tutto plausibile, anche alla luce delle successive acquisizioni tecniche, l’ipotesi che ALFANO sia stato in qualche modo coinvolto in quell’importante progetto riservato ai più autorevoli esponenti di cosa nostra palermitana.
Nel dicembre del 2018, l’operazione dei Carabinieri Cupola 2.0, con la quale sono stati tratti in arresto Settimo MINEO e numerosi altri protagonisti di quella vicenda, ha comportato una sovraesposizione mediatica di ALFANO che lo ha indotto a delegare la gestione dell’ordinaria amministrazione a Girolamo ALBAMONTE, riservandosi di intervenire nelle questioni più delicate.
È il caso, ad esempio, di una sconsiderata pretesa estorsiva avanzata da DI FILIPPO e DE LUCA, prontamente ridimensionata dal boss della Noce, in danno di un commerciante che era già a posto con l’organizzazione mafiosa.
9 misure cautelari a Lentini: associazione a delinquere, frode, corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa (video).
Su delega della Procura della Repubblica di Catania, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza della Città, in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.), hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania nei confronti di 9 persone (2 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 4 sottoposti alle misure cumulative dell’obbligo di presentazione alla P.G. e di dimora) indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione continuata e rivelazione di segreto d’ufficio nonché per concorso esterno in associazione di tipo mafioso.
I fatti delittuosi, perpetrati negli anni 2018 e 2019, sono essenzialmente connessi all’illecita conduzione della discarica di Lentini (SR), la più estesa della Sicilia, gestita dalla “SICULA TRASPORTI” nonché alle “pressioni” esercitate da esponenti del clan mafioso dei Nardo finalizzate ad ottenere l’affidamento di un chiosco presente all’interno dello stadio della squadra di calcio “SICULA LEONZIO” attualmente militante nel campionato professionistico di prima divisione.
Con il medesimo provvedimento, eseguito in data odierna dai Finanzieri del Nucleo P.E.F. di Catania (G.I.C.O.), è stato disposto, per le persone giuridiche ritenute responsabili, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti e di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio – tutti delitti perpetrati dai loro amministratori nell’interesse delle stesse – il sequestro preventivo (ai sensi dell’art.321 c.p.p., comma 1) di tutti i beni aziendali, quote e azioni sociali e la contestuale nomina di amministratori e custodi. La suddetta misura reale preventiva, afferente a un patrimonio societario complessivamente stimabile in circa 110 milioni di euro, precede la fase di contradditorio prevista dal D.Lgs.n.231/2001 (responsabilità amministrativa delle persone giuridiche) all’esito della quale il G.I.P. etneo determinerà l’eventuale nomina di un commissario giudiziale.
Le imprese destinatarie del sequestro preventivo sono le seguenti:
– “SICULA TRASPORTI S.R.L.” ora “SICULA TRASPORTI S.P.A.”, avente sede a Catania, in via Antonino Longo (Contrada San Giorgio), esercente l’attività di “trattamenti e smaltimenti di altri rifiuti non pericolosi” ovvero della gestione dei rifiuti solidi urbani (R.S.U.) ossia non riciclabili; l’impianto di trattamento meccanico biologico (T.M.B.) è situato nel territorio di Catania (Contrada San Giorgio) mentre le vasche di abbancamento sono situate nel confinante comune di Lentini in provincia d Siracusa; la società ha un fatturato annuo di circa 100 milioni di euro e oltre 120 dipendenti; – “SICULA COMPOST S.R.L.”, avente sede a Catania, in via Antonino Longo (Contrada San Giorgio), svolgente l’attività di “produzione di compost” ovvero produzione di fertilizzanti agricoli derivanti dall’utilizzazione e trasformazione di scarti vegetali e agroalimentari; la società, con circa 20 dipendenti, ha un fatturato di 3,6 milioni di euro; – “GESAC S.R.L.”, con sede a Catania in Contrada Coda Volpe, avente quale oggetto sociale l’estrazione di pomice e di altri minerali; la società, inserita nella filiera della lavorazione del R.S.U., forniva il materiale pietroso da cospargere (obbligatoriamente per legge) sulla “parte secca” del rifiuto, abbancato nelle vasche della discarica gestita dalla
“SICULA TRASPORTI”; essa ha un fatturato annuo medio di circa 2 milioni di euro e ha oltre 20 dipendenti.
Non destinataria della misura del sequestro preventivo ma persona giuridica indagata ai sensi del citato D.Lgs.n.231/2001 per la quale pende la richiesta di nomina di un commissario giudiziale è la:
– “EDILE SUD S.R.L.”, avente sede a Scordia (CT) ed esercente l’attività di gestione di un impianto di recupero, trasporto e produzione di rifiuti non pericolosi (rifiuti inerti) nel territorio di Lentini (SR); la società, con 18 dipendenti, ha un volume d’affari di circa un milione di euro.
Ulteriori misure cautelari reali eseguite dai Finanzieri etnei sono il sequestro preventivo di oltre 6 milioni di euro finalizzato alla confisca del profitto illecito originante:
– dal traffico illecito di rifiuti; sequestro effettuato nei confronti dell’amministratore e del socio, tra le altre, della “SICULA TRASPORTI”, soggetti di seguito generalizzati (Antonino e Salvatore LEONARDI); – da un rodato circuito corruttivo caratterizzato dalla dazione costante di tangenti in contanti per decine di migliaia di euro; sequestro effettuato a carico di un pubblico ufficiale corrotto sotto nominato (Vincenzo LIUZZO).
Per quanto concerne i soggetti destinatari delle misure personali, il principale indagato è Antonino LEONARDI (cl. 1963) noto come “Antonello”, quale amministratore di fatto della “SICULA TRASPORTI S.R.L.” e della “GESAC S.R.L.” nonché amministratore di diritto della “SICULA COMPOST S.R.L.” il quale è stato condotto in carcere.
Ristretto agli arresti domiciliari Salvatore LEONARDI (cl.1973), fratello di Antonino, in qualità di socio della “SICULA TRASPORTI S.R.L.” e della “GESAC S.R.L.”.
Sottoposti alle misure cumulative cautelari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e di dimora Pietro Francesco NICOTRA (cl.1984), quale responsabile dell’impianto di compostaggio di Grotte San Giorgio a Catania dal quale provenivano anche parte dei rifiuti poi conferiti illecitamente in discarica e Francesco ZAPPALA’ (cl.1968), nella sua qualità di responsabile dell’impianto di trattamento meccanico biologico dal quale originavano i rifiuti illecitamente conferiti “tal quale” in discarica.
NICOTRA e ZAPPALA’, unitamente ai fratelli Salvatore e Antonino LEONARDI, quest’ultimo quale capo e promotore, costituivano un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione reiterata di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e di frode in pubbliche forniture nonché alla pervasiva pratica corruttiva quale strumento utile a eludere i controlli e a ottenere dalle pubbliche amministrazioni competenti provvedimenti amministrativi favorevoli.
Destinatari delle misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e di dimora anche i fratelli Francesco (cl.1971) e Nicola GUERCIO (cl.1961) nella loro qualità di amministratori di diritto e di fatto della succitata “EDILE SUD S.R.L.”.
Appartenenti ad organi amministrativi pubblici di controllo, destinatari della misura degli arresti domiciliari, sono:
– Vincenzo LIUZZO (cl. 1963), pubblico ufficiale corrotto, quale dirigente di unità operativa semplice dell’ARPA Sicilia (sede territoriale Siracusa), addetto ai controlli e monitoraggi ambientali; – Salvatore PECORA (cl. 1957) quale incaricato di pubblico servizio, istruttore tecnico impiegato presso il Libero Consorzio Comunale di Siracusa addetto al controllo sulla gestione dei rifiuti.
Custodia cautelare in carcere, invece, per Filadelfo AMARINDO, detto “Delfo”, (cl.1952), quale dipendente della “SICULA TRASPORTI S.R.L.” e in quanto concorrente nell’associazione mafiosa denominata “NARDO”, affiliata a “Cosa Nostra” etnea, storicamente facente capo a NARDO Sebastiano e operativa su Lentini (SR).
Le rapide e approfondite investigazioni condotte dai Finanzieri del Nucleo P.E.F. di Catania (G.I.C.O.) e dallo S.C.I.C.O. sotto la direzione di questa Procura distrettuale sono state sviluppate attraverso l’esecuzione di intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti bancari, disamina della documentazione amministrativa afferente le autorizzazioni necessarie per la gestione degli impianti della famiglia LEONARDI nonché attraverso la messa a sistema degli elementi indiziari desunti dall’esecuzione di una consulenza tecnica disposta da quest’Ufficio in ragione di un accesso presso gli impianti “incriminati” operato dai Finanzieri nel febbraio del 2019. La consistente mole indiziaria così emergente permetteva di portare alla luce un perdurante e sistematico illecito smaltimento dei rifiuti solidi urbani provenienti da oltre 200 Comuni siciliani convenzionati con la “SICULA TRASPORTI”; un enorme quantitativo di rifiuti strutturalmente non più gestibile secondo le prescrizioni di legge che finiva in discarica senza subire alcun trattamento preliminare, un trattamento quest’ultimo essenziale per favorire l’individuazione dei materiali non ammissibili in discarica o dei rifiuti da destinare a operazioni di recupero. In altre parole, una gestione della discarica, dell’impianto T.M.B. e di compostaggio, da parte della famiglia LEONARDI, orientata all’esclusivo perseguimento di utili attraverso il mantenimento delle convenzioni con i Comuni pur non essendo gli impianti nelle condizioni di poter più adempiere alle prescrizioni fissate dalle stesse autorizzazioni amministrative.
Il sistema illecito orchestrato da Antonino LEONARDI si reggeva su due pilastri:
– la puntuale dazione di tangenti a soggetti ritenuti dal corruttore, al di là del ruolo assegnato dall’amministrazione di appartenenza, in grado di influenzare la concessione di autorizzazioni amministrative e di “pilotare”, preventivandoli, i prescritti controlli ambientali; – la fasulla rappresentazione della movimentazione dei rifiuti al fine di garantire un’apparente osservanza delle norme; una contabilità assolutamente non corrispondente alla reale entità e tipologia dei rifiuti conferiti in discarica e trattati nell’impianto di compostaggio.
Gli accertamenti tecnici operati direttamente presso le imprese gestite da “Antonello” LEONARDI permettevano di rilevare che sia ingenti quantitativi di R.S.U. (non sottoposti ai preventivi trattamenti di frantumazione, triturazione, successiva vagliatura e biostabilizzazione e, tra questi, anche la frazione “umida” che avrebbe dovuto essere destinata al recupero mediante compostaggio) quanto una consistente mole di materiale originata da un incompleto processo di compostaggio, venivano conferiti direttamente nella discarica lentinese, previa attribuzione fittizia di un codice che identifica i rifiuti derivanti da tritatura e vagliatura e, in alcuni casi, anche senza che i rifiuti fossero tracciati da alcun formulario.
Il sodalizio criminale che gestiva la “SICULA TRASPORTI” e le altre realtà aziendali collegate in filiera ammettevano in discarica per lo smaltimento finale, categorie di rifiuti che, per la loro stessa natura, non avevano i requisiti di ammissibilità necessari; rifiuti mai sottoposti anche ad un semplice esame visivo: in tal modo, i responsabili potevano accumulare, nel tempo, guadagni illeciti non spettanti anche in frode agli impegni assunti con i Comuni conferenti.
Si trattava, dunque, di rifiuti altamente putrescibili e quindi in grado di formare percolati e di produrre biogas creando così concreti presupposti per l’emissione diffuse di maleodoranze oltreché di gas serra. In alcune circostanze, veniva appurato che i percolati, liquidi che dovevano confluire sul fondo delle vasche e da qui stoccati in silos, erano sversati nel suolo e nelle acque circostanti.
Tra i rifiuti conferiti “tal quali” in discarica venivano rinvenuti frigoriferi interi (contenenti al loro interno ancora il poliuretano), pneumatici non ammissibili nella discarica lentinese, materassi non previamente lacerati, oggetti di plastica, metallo e carta recuperabili, pasti provenienti da mense ancora integri nonché rifiuti speciali sanitari.
Queste illecite modalità di conferimento di rifiuti in discarica determinavano anche un’evasione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi (art.3, Legge 549/1995) pari, per il 2018, a oltre 6,2 milioni di euro (a cui vanno aggiunti sanzioni e interessi). Il tributo, da versare trimestralmente alla Regione Siciliana dal gestore dell’impianto presso cui si effettua lo stoccaggio definitivo (nella sua qualità di sostituto d’imposta) è finalizzato a favorire la minore produzione di rifiuti e il recupero dagli stessi di materia prima e di energia. La tendenziale assenza di un trattamento preliminare al conferimento in discarica determina l’applicazione di un’aliquota per il tributo dovuto superiore a quella calcolata dai gestori della “SICULA TRASPORTI”.
L’impianto di compostaggio della “SICULA COMPOST”, a far data dal maggio 2018, iniziava a ricevere, presso la propria struttura, la “Frazione Umida” proveniente dalla “Raccolta Differenziata” svolta da diversi comuni siciliani, con i quali l’azienda aveva stipulato preventivi contratti di conferimento, in ragione dell’autorizzazione rilasciata dall’Assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di pubblica Utilità che avrebbe consentito alla “SICULA COMPOST” di ricevere presso la sua struttura un quantitativo massimo di 70 mila tonnellate annue. Ma l’impianto di compostaggio, a fronte di una potenzialità di lavorazione della “Frazione Umida” calcolata intorno alle 160/170 tonnellate giornaliere, ne riceva 250/270. Tale realtà nota ad Antonino LEONARDI e a Pietro NICOTRA determinava gli stessi a stabilire che delle 1.400 tonnellate di “rifiuto umido” che arrivavano settimanalmente in impianto, 400 dovevano essere “smaltite illecitamente” ovvero senza sottoporle ad alcun processo di recupero e veicolandole “tal quali” nella discarica di Lentini.
Oltre 30.000 tonnellate di rifiuti solidi inerti derivanti da lavori di scavo effettuati per la realizzazione di una nuova vasca nella discarica della “SICULA TRASPORTI” venivano smaltiti illecitamente nei terrenidi proprietà delle società di LEONARDI. Tale ulteriore fraudolenta gestione dei rifiuti era realizzabile con la compiacenza dei fratelli GUERCIO e della loro “EDILE SUD S.R.L.” la cui piattaforma risultava solo “cartolarmente”, attraverso la redazione di oltre 1.300 falsi formulari, luogo di destinazione dei succitati inerti.
Tale diffuso quadro di illegalità poteva perpetuarsi nel tempo in ragione del determinante contributo fornito da funzionari pubblici corrotti. Nello specifico, Vincenzo LIUZZO, dirigente ARPA di Siracusa (sezione controlli e monitoraggi ambientali), si recava mensilmente presso la discarica di LEONARDI per ricevere una mazzetta in contanti di 5.000 euro. La puntuale riscossione del profitto corruttivo, “il giorno 20 di ogni mese”, veniva documentato dai Finanzieri del G.I.C.O. dall’agosto 2018 al marzo 2019 e in una circostanza, dopo la ricezione dei contanti, anche riscontrata materialmente per effetto di un controllo su strada operato da una pattuglia della Compagnia Pronto Impiego di Catania. LIUZZO risultava aver totalmente asservito la sua pubblica funzione alle finalità utilitaristiche e personali perseguite da Antonino LEONARDI con il quale intratteneva un rapporto confidenziale in dispregio dell’imparzialità cui deve conformarsi ogni pubblico dipendente. LIUZZO, oltre a fornire suggerimenti a LEONARDI per una “redditizia” gestione ambientale dei suoi impianti, comunicava allo stesso in anticipo i controlli che l’ARPA Siracusa avrebbe effettuato presso gli stessi impianti così da consentire la predisposizione di tutti gli accorgimenti utili per non incorrere nell’accertamento di violazioni e abdicando così, il pubblico ufficiale, di fatto, ogni funzione di controllo. LIUZZO, inoltre, su richiesta di LEONARDI interveniva su un controllo in atto presso la cava dei fratelli GUERCIO operato da funzionari ARPA e del Libero Consorzio di Siracusa affinché i controllori pubblici non rilevassero irregolarità. Nello specifico, quest’ultimi venivano costretti a “non vedere” un macroscopico disallineamento tra la realtà documentata dai falsi formulari e quella emergente dal visivo riscontro: i rifiuti inerti, presenti in cava, erano nettamente inferiori rispetto a quelli contabilmente registrati perché smaltiti, come su evidenziato, nei terreni delle aziende di LEONARDI.
Da ultimo, LIUZZO, nel partecipare a conferenze di servizi aventi quali oggetto autorizzazioni amministrative richieste dall’imprenditore corruttore, assumeva posizioni e formulava interventi sempre in linea con i desiderata dei LEONARDI.
Altro funzionario pubblico a “libro paga” dei LEONARDI era Salvatore PECORA, il quale similmente a LIUZZO, era solito notiziare l’amministratore della “SICULA TRASPORTI” di tutti i controlli che sarebbero stati effettuati e curati dal Libero Consorzio Comunale di Siracusa; PECORA, inoltre, partecipava preliminarmente ai LEONARDI atti riservati del proprio ufficio prima che gli stessi fossero oggetto di deliberazione interna assumendo, a priori, posizioni congeniali alle illecite finalità imprenditoriali di LEONARDI.
Da ultimo, la meticolosa attività d’indagine portava alla luce anche una stabile e compiacente relazione finanziaria tra il gruppo imprenditoriale dei LEONARDI ed alcuni esponenti del clan NARDO (tra i quali Angelo RANDAZZO e Alfio SAMBASILE entrambi già condannati per 416 bis) ai quali Antonino LEONARDI faceva pervenire, durante le festività, somme in contanti di 5.000 euro tramite il suo collaboratore “Delfo” AMARINDO. Quest’ultimo forniva un rilevante supporto per la realizzazione dei progetti criminosi del clan NARDO, una collaborazione significativa manifestatasi attraverso plurime condotte, tra le quali anche quella di riportare agli affiliati della compagine mafiosa le indicazioni e le volontà del boss recluso Alfio SAMBASILE. “Delfo” AMARINDO rappresentava l’anello di congiunzione dei LEONARDI con il sodalizio lentinese e questo ruolo viene in luce quando è necessario decidere a chi assegnare la gestione di un punto di somministrazione di cibi e bevande nello Stadio di calcio della “SICULA LEONZIO”; è AMARINDO che viene incaricato da Antonello LEONARDI di veicolare il messaggio che il chiosco non sarebbe stato affidato a nessuno dei gruppi criminali pretendenti e che gli stessi sarebbero stati “ripagati” per il mancato introito con le dovute regalie. Antonino LEONARDI e suo figlio erano ben consapevoli, in quel frangente, quali rischi corressero nel concedere quell’attività a figure orbitanti negli ambienti di criminalità organizzata.
L’investigazione della Guardia di Finanza di Catania ha, dunque, fatto luce su un groviglio illecito d’interessi permeante la gestione della maggiore discarica siciliana così confermando come il delicato settore ambientale possa essere facile preda di rovinose pratiche corruttive oltreché di appetiti mafiosi.
Nell’ambito delle operazioni di controllo nelle stazioni della Campania oltre 230 agenti hanno identificato 2.365 persone, effettuato un arresto e quattro denunce.
Primo week-end di Giugno nelle stazioni della Campania
1 arrestato e 4 denunciati, 2.365 le persone identificate e oltre 230 gli agenti impegnati durante il primo weekend di giugno del Compartimento della Polizia Ferroviaria del Compartimento di Napoli, nell’ambito dei controlli nelle principali stazioni della Campania.
In particolare, un cittadino originario del Gambia, di 21 anni, è stato sorpreso e tratto in arresto mentre cedeva ad un giovane, nei pressi di Piazza Principe Umberto, una bustina di sostanza stupefacente, poi accertato essere hashish.
Lo straniero è stato immediatamente bloccato e condotto negli uffici di Polizia. Al termine delle formalità di rito, è stato tradotto presso le camere di sicurezza della Questura di Napoli in attesa di essere giudicato con rito direttissimo innanzi al Giudice Monocratico del tribunale di Napoli.
Alla Stazione di Napoli Centrale un giovane è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per oltraggio e resistenza a Pubblico Ufficiale e un altro uomo è stato denunciato per aver aggredito un dipendente delle Ferrovie dello Stato.
Mentre, nella stazione di Aversa, sono state denunciate due persone per inosservanza al foglio di via obbligatorio dal Comune di Aversa.
Continuano le attività di controllo con la rimodulazione dei servizi in relazione alle nuove disposizioni che non prevedono più le limitazioni di mobilità tra Regioni. Il dispositivo è integrato da videosorveglianza e si avvale della collaborazione del personale di Protezione Aziendale delle Ferrovie dello Stato Italiane.
Inoltre, ieri pomeriggio gli agenti del Distaccamento Polizia Stradale di Nola, reparto dipendente della Sezione Polizia Stradale di Napoli, sono intervenuti presso lo svincolo di Caivano della SS 7 Bis Variante per una persona appiedata.
I poliziotti hanno fermato un uomo anziano, con indosso un pigiama, che stava camminando tra la corsia di emergenza e quella di marcia ed hanno accertato che era in cura presso l’ospedale di Frattamaggiore che ne aveva già segnalato l’allontanamento.
Gli agenti hanno richiesto l’intervento del 118 per soccorrere la vittima che è stata ricondotta in ospedale.
Nel pomeriggio di martedì gli agenti sono intervenuti per denunciare un’attività illecita di parcheggiatori abusivi, individuate tre persone.
Polizia denuncia tre persone per attività di parcheggiatori abusivi
NAPOLI- Martedì pomeriggio gli agenti di Polizia del Commissariato Vicaria-Mercato, durante il servizio di controllo del territorio, hanno notato in piazza del Carmine una persona che stava svolgendo l’illecita attività di parcheggiatore abusivo e che, alla loro vista, ha tentato di allontanarsi.
I poliziotti hanno bloccato e denunciato l’uomo, G.M., 54enne napoletano con precedenti di polizia, e, contestualmente, gli hanno notificato un ordine di allontanamento.
Inoltre, gli agenti hanno riconosciuto in via P. Trinchera M.D., 50enne napoletano sottoposto alla misura cautelare della detenzione domiciliare, e lo hanno denunciato per evasione.
Infine, i poliziotti hanno controllato in piazza Garibaldi, all’esterno di un bar, G.D., 35enne napoletano sottoposto alla misura della sorveglianza speciale e lo hanno denunciato per violazione dei relativi obblighi.
Ieri pomeriggio, a Vasto la Polizia ha arrestato un uomo in possesso di 558 pasticche di sostanza psicotropa.
Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, durante il servizio di controllo del territorio, hanno notato in via Milano alcune persone che, alla loro vista, si sono allontanate velocemente.
I poliziotti hanno bloccato un uomo trovandolo in possesso di 558 compresse di benzodiazepine e della somma di 50 euro.
Identificato l’uomo risulta essere Lamin Conteh, 26enne del Gambia con precedenti di polizia e irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza psicotropa e denunciato per ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato.
Operazione Squadra Mobile di Napoli: in esecuzione un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque soggetti.
Squadra Mobile di Napoli in azione vs traffico e spaccio di stupefacenti
NAPOLI- Nella mattinata odierna, la Squadra Mobile di Napoli ha tratto in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare (in carcere ovvero agli arresti domiciliari) emessa dal G.I.P. di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, cinque soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso e porto abusivo di armi.
Le indagini, che si sono avvalse anche delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno documentato l’operatività di un gruppo criminale operante nei Comuni di Nola, Saviano e zone limitrofe e dedito all’approvvigionamento e distribuzione, a favore delle piazze di spaccio di droga della zona, di partite di stupefacenti.
Nel corso delle indagini sono emersi altresì alcuni episodi estorsivi ai danni di imprese aggiudicatarie di appalti pubblici nel Comune di Saviano (Na), impegnate in lavori per la riqualificazione dell’impianto fognario, per il rifacimento del manto stradale e per la gestione del servizio di raccolta di rifiuti.
Le attività di indagine hanno altresì permesso di sottoporre a sequestro armi nella disponibilità degli indagati ed, in un caso, di sventare un attentato incendiario ai danni di un operatore nel campo della ristorazione.
I soggetti gravemente indiziati sono:
D’ATRI Eugenio, nato a Napoli il 28.11.1983;
D’AVINO Giovanni, nato a Somma Vesuviana il 29.10.1958;
GIUGLIANO Carmine, nato a Nola (Na) 03.03.1959;
LIBERTI Giuseppe, nato a Nola (Na) l’08.09.1982;
NAPPI Domenico, nato a San Gennaro Vesuviano (Na) il 17.05.1984.
Per il giovane tecnico si parla di un ritorno sulla panchina gialloblù
Givova Scafati, Umberto Di Martino è il nuovo assistente allenatore
La Givova Scafati ha la panchina al completo. Infatti il club scafatese è orgoglioso di annunciare un gradito ritorno, quello di coach Umberto Di Martino, che ricoprirà l’incarico di assistente allenatore al fianco di coach Alessandro Finelli, con cui ha già lavorato nei mesi della sua permanenza sulla panchina scafatese durante la stagione agonistica 2014/2015 in serie A2.
Givova Scafati, chi è Umberto di Martino
Il giovane tecnico del 1986 ha mosso i suoi primi passi da allenatore nel settore giovanile della Givova Scafati (stagioni 2008-2010), incarico che ha conservato anche negli anni successivi quando ha svolto il ruolo di secondo assistente in serie A2 a coach Griccioli (stagioni 2010-2012), nonché, nella stagione 2012/2013 ai coach Di Carlo, Bartocci e Cavina. Nel corso di quest’ultima annata, ha poi conquistato la qualificazione alle Finali Nazionali Under 19 Elite con la Pro Loco Scafati. Nelle stagioni successive, sempre sulla panchina del PalaMangano, ha ricoperto l’incarico di primo assistente a coach Sorgentone (stagione 2013/2014, ), oltre ai coach Ponticiello, Putignano e Finelli (stagione 2014/2015), nonché a coach Perdichizzi (stagione 2015/2016) ed infine ai coach Zanchi, Markovski e di nuovo Perdichizzi (stagione 2016/2017).
L’ultimo anno al Planet Catanzaro
Dal 2017 al 2019 è stato invece capo allenatore della Enjoy Lamezia Basketball, guidando il team calabrese, nonostante una rosa giovane e senza particolari ambizioni, alla vittoria di due campionati consecutivi, quello di serie D prima e serie C Silver poi. Nell’ultima stagione, invece, è stato capo allenatore del Planet Catanzaro dove ha guidato la prima squadra in serie C Gold ed il gruppo under 18 eccellenza, qualificatosi, da primo classificato
Di Martino:”Non vedo l’ora di iniziare”
A tal proposito, riportiamo le dichiarazioni del nuovo assistente allenatore della Givova Scafati Umberto Di Martino: «Sono davvero molto contento di tornare a casa perché è questo che Scafati rappresenta per me. Devo ringraziare il patron Longobardi per la fiducia mostratami affidandomi questo ruolo che mi consentirà di affiancare coach Finelli con il quale ho avuto modo già di lavorare per poco tempo ma comunque molto bene. Aspetto con entusiasmo di ritornare al Palamangano e ritrovare amici e professionisti».
Sgominata dai carabinieri organizzazione criminale di matrice albanese con compiacenze rumene e italiane dedita allo sfruttamento della prostituzione ed al traffico di droga.
OPERAZIONE TELEPASS: Droga e prostituzione in Emilia, 9 indagati
TELEPASS così è stata appositamente denominata l’indagine condotta sotto il costante coordinamento della Procura reggiana, dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Castelnovo Monti, in quanto il capo dell’organizzazione, una donna albanese, negli spostamenti dalla provincia di Brescia dove vive a quella reggiana dove sfruttava la prostituzione di giovani connazionali, allorquando giungeva al casello autostradale era solita posizionarsi dietro mezzi muniti di telepass in modo da accodarsi e passare senza pagare il pedaggio.
Una complessa ed articolata attività investigativa quella avviata sin dal 2016 dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Castelnovo Monti nei confronti di un sodalizio criminale di matrice albanese con compiacenze rumene e italiane che ha consentito di ricostruire l’illecita attività di sfruttamento della prostituzione praticata da numerose albanesi in provincia di Reggio Emilia ed accertare anche a carico di alcuni degli indagati una parallela e altrettanta proficua illecita attività correlata al traffico di sostanze stupefacenti.
La Dr.ssa Giulia Stignani della Procura di Reggio Emilia, concordando con le risultanze investigative dei carabinieri, supportate da attività tecniche di intercettazione e da numerosi servizi di osservazione, controllo e pedinamento, ha richiesto ed ottenuto dal GIP del Tribunale di Reggio Emilia una misura misure cautelare in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di 9 indagati.
Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere (art. 416 C.P.) finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione e, in concorso tra loro e nell’unità del disegno criminoso, di una serie di singoli reati della stessa indole (artt. 3 e 4 L. n. 75/1958, c.d. “Merlin”) pluriaggravati dalla commissione verso una pluralità di soggetti e talvolta verso congiunti, nonché di innumerevoli reati concernenti lo spaccio e la cessione di sostanze stupefacenti (art. 73 c.1 D.P.R. n. 309/90), perpetrati nell’ambito delle attività di gestione e controllo del meretricio nella città di Reggio Emilia, in favore di prostitute e clienti.
Alle prime ore dell’altra mattina tra la Lombardia e l’Emilia Romagna i militari della Compagnia di Castelnovo ne’ Monti (RE) con il supporto di quelli della Compagnia di Brescia (BS) hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misure cautelari in questione rintracciando tra le province di Brescia e quella di Reggio Emilia 4 dei 9 indagati che sono stati tratti in arresto. Tra loro il capo dell’organizzazione ovvero la 35enne albanese Liljana SHOSHARI residente a Rezzato (BS) finita in carcere e l’autista delle lucciole che si preoccupava di accompagnare le meretrici sul posto di lavoro (dietro compenso in danaro o natura attraverso prestazione sessuale) Ludovico RATTA 61enne calabrese d’origine residente a Reggio Emilia finito ai domiciliari.
In carcere sono finiti anche la 38enne rumena Ionica PAUN residente a Rezzato (BS) prima collaboratrice del capo dell’organizzazione che aveva tra i comiti quello di controllare le ragazze, contribuendo anche alla ricerca delle postazioni dove farle lavorare riscuotendo dalle stesse parte dei ricavati dell’attività di prostituzione ed Emiljano OSMANI albanese 27enne in Italia senza fissa dimora e rintracciato nel bresciano che aveva il compito di controllare durante l’attività le ragazze sfruttate.
Proseguono le ricerche dei restanti 5 componenti della banda risultati allo stato irreperibili e attivamente ricercati nell’intero territorio nazionale in quanto colpiti dalla stessa ordinanza di custodia cautelare in carcere.
L’indagine iniziata nel 2006 scaturiva da un’attività investigativa antidroga avviata di iniziativa dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Castelnovo Monti su una fitta rete di spaccio di stupefacenti (nel corso della quale sono state arrestate 17 persone e sequestrate diversi etti di cocaina e anche una pistola) ) localizzato nei centri della Val d’Enza, in provincia di Reggio Emilia, a riscontro della quale nel gennaio 2017 veniva tratto in arresto un 36enne cittadino albanese, tra i cui contatti telefonici era presente quale fornitrice abituale di quantitativi di droga, una connazionale 32enne, risultata poi essere uno dei capi e organizzatori del sodalizio criminale.
La successiva attività tecnica, corroborata da numerosissimi servizi di osservazione e pedinamento, permetteva di ricostruire un quadro esaustivo delle attività criminali gestite dagli associati, consistenti in prevalenza sullo sfruttamento di dieci giovani donne provenienti dall’Est Europa, incentrato sul tratto di strada lungo la via Emilia a confine con la Provincia di Parma.
L’indagine, convenzionalmente denominata “TELEPASS”, si è successivamente ramificata disvelando anche le azioni delittuose di una serie di soggetti di nazionalità albanese dediti stabilmente alla commissione di furti e rapine in abitazione.